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OPEN SPACE TECHNOLOGY Come mi salvo il LaVoro?

ISTANT REPORT Come mi salvo il lavoro? Insieme. Oggi. - OPEN SPACE

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TRICASE, 21 NOVEMBRE 2009 – Scuderie Palazzo Gallone

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Come mi salvo il lavoro? Insieme. Oggi. - OPEN SPACE

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Che cos’è l’Open Space Tecnology?

L’Open Space Technology (OST) è un metodo di lavoro basato sull’auto organizzazione e sulla capacità propositiva delle persone che partecipano all’evento. È uno “spazio aperto” che viene riempito dalle idee, proposte, visioni dei partecipanti. L’OST è stato ideato a metà degli anni ’80 da un esperto americano di sociologia dell’organizzazione, Harrison Owen, quando si rese conto che le persone che partecipavano ai convegni apprezzavano più di ogni altra cosa i coffee-break e i momenti informali di dibattito e incontro. E’ infatti durante questi momenti informali, non strutturati, che nascono i pensieri più produttivi, proprio perché le persone possono muoversi liberamente per comunicare con gli altri, per il tempo che ritengono necessario e sugli argomenti che li interessano veramente. Non ci sono relatori invitati a parlare né programmi predefiniti: i partecipanti creano l'agenda della giornata, propongono i temi di lavoro, e discutono le priorità. L’evento si basa su quatto principi e una legge:

Quatto principi e una legge

1. Chi partecipa è la persona giusta 2. Qualunque cosa succeda va bene 3. Quando si inizia, si inizia 4. Quando si finisce, si finisce.

La domanda dell’OST

La legge dei due piedi (two feet): “se ti accorgi che non stai né imparando né contribuendo alle attività, alzati e spostati in un luogo in cui puoi essere più produttivo”. La domanda di oggi è: Come mi salvo il lavoro? Insieme. Oggi. Questo è il rapporto istantaneo contenente i risultati del lavoro dei gruppi.

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L’Ost rafforza la rete dei soggetti locali attraverso la valorizzazione dell’auto-organizzazione, della creatività, della cooperazione,

collega le reti dei soggetti locali, coinvolge un numero elevato di gruppi di approfondimento in una scrittura collettiva sui temi affrontati, per disegnare priorità, modi e azioni sulla domanda aperta della giornata. Nessun relatore. Tutti partecipanti Non si può sapere prima quello che avviene durante l’evento. Ciò che si verifica ogni volta è la progressiva crescita nei partecipanti di una straordinaria creatività, la raccolta di esperienze e la costruzione di relazioni umane a tessuto. Fedele Congedo è il facilitatore di oggi.

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Perché abbiamo scelto l’OST per le politiche attive del lavoro? Perché le persone che lavorano sono una straordinaria risorsa. E insieme possono costruire tracciati, azioni, movimenti a partire dal loro saper fare. Chiunque arriverà sarà la persona giusta, perché sarà libera di essere insieme agli altri, di dire e proporre soluzioni diverse e interagenti, in tutte le declinazioni possibili. I gruppi possibili saranno reti libere, per provare pratiche e azioni. Perché è necessario un confronto non mediato. Più diretto e operativo, per un quadro strategico a più facce, fatto anche di azioni semplici e molto quotidiane, per i problemi che nascono e gravitano attorno al lavoro che si dissolve. Perché l’esserci è il fatto fondamentale, lo spazio della dignità umana e il fondamento della libertà. Insieme si può ragionare con risposte immediate, plurali e non definitive, alla crisi attuale degli operai dell’Adelchi. Perché le forme cooperative e di mutualità reciproca sono meccanismi efficaci. Se sono affidate ad una rete solida di relazioni. Tra gli operai e la società civile.

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I GRUPPI DI LAVORO GRUPPO N°

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ZONA

TEMA

AUTOGESTIONE GLI IMPIANTI PRODUTTIVI SONO I NOSTRI

RIBATTITURA

TEMA

IL FUTURO DI ADELCHI NON È IL FUTURO DEGLI OPERAI

GIUNTERIA

TEMA

NUOVI CONCETTI DI SCARPA

TAGLIO

TEMA

RETI DI SOLIDARIETA' - RETI DI RIVOLUZIONE

TOMAIE

Chi ha proposto il tema: Emanuele Miraglia e Gianluca Nigro GRUPPO N°

2

ZONA

Chi ha proposto il tema: Boris Tremolizzo GRUPPO N°

3

ZONA

Chi ha proposto il tema: Stefano Cristante

GRUPPO N°

4

ZONA

Chi ha proposto il tema: Nicola Mattei, Massimo Elia, Adriano Ninotto

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PRIMA FASE – ore 14.00– 15.00 GRUPPO 1 - TOMAIE

AUTOGESTIONE – GLI IMPIANTI PRODUTTIVI SONO NOSTRI Hanno proposto il tema:

Emanuele Miraglia e Gianluca Nigro

Hanno Partecipato:

Emanuele Miraglia, Gianluca Nigro, Rocco Sciurti, Massimo Elia, Adriano Ninotto, Mattia Morelli, Simona Greco, Giovanni Sergi, Stefano Cristante, Gino Cirillo

Rocco Sciurti, operaio Adelchi Siamo pochi perché si ha paura del padrone. La cassa integrazione chiude la bocca agli operai. Il minor introito di 300 euro rispetto al salario viene recuperato con il lavoro nero. Sarebbe meglio se la cassa integrazione finisse ora. Nel 2000 ci siamo incatenati per richiedere il rinnovo contrattuale, ma su tremila operai, erano presenti in questa lotta solo dieci persone. Massimo Elia, operaio di Cuneo L’autogestione è un argomento secondario, la questione di fondo è modificare il sistema, in modo da non doversi chiedere più “come mi salvo il lavoro”. Bisogna scrivere delle regole sul come non si deve perdere il lavoro. Siamo chiamati a fare i dipendenti, non gli imprenditori. Loro privatizzano gli utili e socializzano le perdite. L’autogestione è un atto estremo ed ultimo, il primo passo è creare delle norme, perché queste cose non accadano. Anziché domandarsi come mi salvo il lavoro bisogna chiedersi come si fa perché questo non accada.

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Gianluca Nigro, cittadino di Lecce Il concetto di autogestione non è solo occupazione e gestione della fabbrica, ma anche conduzione di questa vertenza. Da esterno mi pare ci sia stato un enorme processo di delega, a sindacati e a istituzioni inadempienti. I lavoratori dovevano autogestirsi nel proporre soluzioni. Invece sono stati il magafono di altri interessi. Una delle variabili è il legame fra l’azienda e il territorio, tenuta da parte e sostituita da un processo burocratico di discussione sterile. E’ venuta fuori la debolezza dei sindacati. Il segretario di FIOM faceva un’analisi molto verosimile dei rapporti sindacali e di quello che è stato fatto. Nella scorsa assemblea al Comune hanno parlato pochi lavoratori e tantissime persone che non c’entravano nulla. Il lavoratore non è un elemento passivo, ma deve influire direttamente. Io non conosco le motivazioni specifiche ma provo ad immaginare una situazione analoga in altri territori. Un’impresa come Adelchi potrebbe sviluppare una situazione di ricatto sociale e politico, influire sul potere politico e sul destino della comunità. Gli operai sono vittime di questi processi. Massimo Elia, operaio di Cuneo In una situazione estrema se non ci sono persone vicine, si fa spazio qualcun'altro. C’è una commistione fra poteri forti, politici e sindacali. E' un vuoto che può essere occupato in modo negativo se non viene vissuto. Ma se è riempito da realtà locali, questo spazio può essere rete di coscienze. Nessuno ha più il coraggio di legare le situazioni per ricercare il nodo del problema. Mettiamo in rete un sistema di comunione riempiendo quegli spazi lasciati omertosamente vuoti. Utilizziamo la rete, internet. Rocco Sciurti, operaio Adelchi In un paese piccolo l’omertà è più forte perché la difficoltà è ricoperta dall’aiuto della famiglia e delle conoscenze.

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Massimo Elia La rete può ribaltare lo stato di omertà, perché le forze si sommano e si aprono. Non bisogna rifugiarsi nel provincialismo e nei problemi locali. Io voglio mettere in contatto le diverse azioni, Nord, Sud, Tricase, Torino. Bisogna rispondere uniti e insieme. Adriano Ninotto, operaio di cuneo Forse c'è un problema di mentalità. Bisogna lottare. Forse da noi la mentalità è diversa. Gli operai sono i primi che devono battersi. Emanuele Miraglia, PRC Penso che un sistema corrotto debba essere scardinato lentamente. Gli slogan degli studenti che ho visto stamattina, che inneggiavano all’unità fra studenti e lavoratori, non li ho visti neanche a Bologna. L’unità può mettere in discussione il sistema. Ho lanciato la questione: gli impianti sono di nostra proprietà. Mi chiedo che cosa facciamo domani. Domani non possiamo stare in piazza a fare lo stesso presidio perché le forze diminuiranno. Occorre difendere gli impianti. Bloccarne lo smantellamento, anche attraverso le istituzioni. Dopo aver discusso della difesa degli impianti si può parlare di autogestione. Questa può essere una cooperativa. Senza Adelchi. L’attesa di un altro imprenditore oppure la nazionalizzazione sotto il controllo dei lavoratori. Rocco Sciurti, cittadino Difendere gli impianti e impedire che possano essere portati altrove. Non ci sono vie d’uscite.

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Stefano Cristante, Docente Università di Lecce Sono abbastanza d’accordo con quanto ha detto Emanuele. La questione è abbastanza plausibile. Per fare il prodotto ci sono le competenze, e se si parte da questo la domanda sul perché gli operai non partecipano è di facile risoluzione. Ci sono paure di lunga durata e nel momento in cui si accende la cassa integrazione ciascuno pensa per sè. Ma quando questa finirà ci sarà solo il lavoro nero. In una fase nuova che possiamo chiamare spirito di autogestione possiamo avviare una raccolta di firme. Lotta dura significa rischiare, ma firmare significa cercare di raggiungere chi oggi non è presente. Qualora gli impianti fossero affidati momentaneamente in gestione agli operai potrebbero riavviare la produzione? Quanti sono i manager in Adelchi? Rocco Sciurti Quattro o cinque. Stefano Cristante Le funzioni che svolgono sono puramente direttive o anche strategiche? Rocco Sciurti Strategiche. Stefano Cristante Se ci fosse la possibilità di ragionare con la Facoltà di Ingegneria per fare un piano, al fine di garantire che gli impianti non siano smantellati... Se non si produce più, la disoccupazione di massa è garantita. Occorre chiedere che gli impianti rimangano produttivi per due mesi. Possiamo chiedere a manager ed economisti dell’università. Riuscireste a convincere gli operai?

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Nelle aziende del nord, dove le rivolte operaie hanno avuto successo, c’era un obiettivo. Occorre sapere se esiste la possibilità di un nuovo piano produttivo. Se ci sono nuovi imprenditori locali che possono fare questo o anche nazionali. Se tutte le risposte fossero no, ci potrebbero essere operai associati a tecnici. Quando sarà finito il momento della lotta sui tetti, di dominio mediatico regionale, bisognerà mettere in moto non solo la rete nazionale, ma anche una rete locale. A Lecce ci sono una ventina di persone disposte a fare tre assemblee per ragionare su tutte le fasi. A Bari ce ne sono altre dieci. Si potrebbe fare così un’assemblea per formulare una proposta, invitando anche il segretario della CGIL. Gianluca Nigro Quello che dice Stefano è fondamentale, la tenuta fisica dei luoghi è fondamentale, per mantenere i macchinari bisogna presidiarli. Dopodiché si potrebbe stimare il costo di una produzione iniziale di lancio e costruire reti di solidarietà sul piano nazionale. La commercializzazione deve essere accompagnata da reti di solidarietà. Si potrebbe creare una cassa di resistenza, raccogliendo somme in giro per l’Italia. E’ un tentativo, ma è un presupposto in cui le persone devono credere per rimettere in moto la produzione. Il mercato ci sarebbe, ma ci sono degli anelli che vengono a mancare. Possiamo collettivamente ricostruirli? La fabbrica se ne deve occupare, ma ci sono anche strumenti giuridici, come il commissariamento. Simona Greco, cittadina Non ci lasceranno i macchinari. Gino Cirillo, cittadino Dal punto di vista giuridico non è una novità, la Repubblica Italiana potrebbe anche arrivare all’allontanamento degli operai. In Argentina si è giunti a questo nel 2001, non un secolo fa. Lì è iniziata la

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crisi mondiale. Come mai nonostante questo non succede nulla? I padroni sono agevolati: non c'e abbastanza movimento per contrastarli. La CGIL avrebbe dovuto rilanciare la rete a livello generale per tutte le categorie. Non è la mancanza di commesse: siamo di fronte ad una maggiore richiesta di produzione. Perché l’Adelchi chiude? Perché la produzione in Albania costa meno che in Italia. La produzione fa si che i poveri si vendano. Massimo Elia Senza progetto e senza strategie non si va avanti. Ci vuole un coordinamento. E' necessario appoggiarsi a fonti esterne. Bisogna crederci. Per questo è necessario un obiettivo. La strategia per la lotta futura dovrà essere chiara. Io sono pronto alla lotta, che cosa facciamo? Se tu mi dici a cosa mi porterà la lotta, io la faccio. Se i tempi sono stabiliti in maniera condivisa con tutti gli operai allora si va avanti. Nella nostra lotta i sindacati non erano mai d’accordo su nulla. Gianluca Nigro Qui ho sentito dire da tutti che l’Adelchi andava molto bene. L’elemento del costo del lavoro ha inciso poco. Il maggior profitto ha portato l’imprenditore a quella scelta, non l’insostenibilità del costo del lavoro. Gino Cirillo Non è un problema di maggiori profitti, è un problema di eccedenza. abbassare i costi.

L’imprenditore è costretto ad

Emanuele Miraglia. Uniamo le due visioni. E' una questione di sovraproduzione.

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AUTOGESTIONE – GLI IMPIANTI PRODUTTIVI SONO NOSTRI IN SINTESI,COME MI SALVO IL LAVORO? − − − − − − − − − − −

con la fine della cassa integrazione con la scrittura delle regole sul come non si deve perdere il lavoro con un'autogestione che sia conduzione diretta della vertenza legando l’azienda al territorio passando dalla debolezza dei sindacati all'influenza diretta del lavoratore usando questa situazione estrema come spazio per la rete di coscienze costruendo in rete un sistema di comunione riempiendo quegli spazi lasciati omertosamente vuoti proteggendo gli impianti, bloccandone lo smantellamento, anche attraverso le istituzioni con una cooperativa, senza Adelchi con un altro imprenditore o con la nazionalizzazione sotto il controllo dei lavoratori

con il supporto di manager e di economisti dell'università: assemblee operative per la stima dei costi iniziali di lancio, per le fasi e per le proposte

con la diffusione del prodotto attraverso reti di solidarietà sul scala nazionale

La rete ribalta lo stato di omertà, perché le forze si sommano e si aprono

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GRUPPO 2: RIBATTITURA

IL FUTURO DI ADELCHI NON E' IL FUTURO DEGLI OPERAI Ha proposto il tema: Hanno Partecipato:

Boris Tremolizzo Boris Tremolizzo, Lucia Grano, Ilaria Florio, Eugenia Carluccio, Loredana De Donno, Antonio Nesca, Pantaleo Grazio, Valeria Cirillo

A piu' voci Nei giorni precedenti sono state fatte tre proposte: 1) una cooperativa di operai finanziata dalle istituzioni, che lavora con commesse delle istituzioni 2) una cooperativa a capitale pubblico, che assorbe gli operai e che non è detto che continui a fare scarpe 3) aziende nel nord disposte ad investire nel settore. Potenziare il know-how e utilizzare le risorse umane che vogliono continuare a lavorare nel settore. L'ipotesi di una cooperativa di operai che lavorano in conto terzi, per grossi marchi e su commesse delle istituzioni, richiederebbe il monitoraggio regionale. Punti di forza di una cooperativa a capitale pubblico o mista: - risparmio da parte dello Stato degli oneri della cassa integrazione - professionalità. Una cooperativa che rimane nel calzaturiero richiede un avvio di attività produttiva conto terzi e un 20% del prodotto riservato a un marchio proprio innovativo. Particolare attenzione dovrà essere riservata al processo di creazione e produzione del marchio, collaborando con l’Università. Come mi salvo il lavoro? Insieme. Oggi. - OPEN SPACE

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SECONDA FASE – ore 15.00– 16.00 GRUPPO 3 - GIUNTERIA

NUOVI CONCETTI DI SCARPA Ha proposto il tema:

Stefano Cristante

Hanno Partecipato:

Stefano Cristante, Simona Greco, Loredana De Donno, Gianfranco Bramato, Vito De Marco, Antonio Nesca, Rocco Panico, Gino Cirillo, Lucia Grano, Iaria Florio, Gianluca Nigro, Donata Bologna, Adriano Ninotto, Nicola Matei, Massimo Elia, Mattia Morelli, Emanuele Miraglia, Enea Branca

Stefano Cristante, docente Università di Lecce La funzione dell’oggetto scarpa è fondamentale, Due punti di vista. C’è una funzione legata alla salute: uno stare nel mondo che desta grandi interessi. E c'è un secondo ordine di problemi: le scarpe sono un oggetto di identità e di estetica. Tutte queste aziende che si somigliano hanno soddisfatto queste due forme funzionali? Sono scarpe dignitose e decorose, ma non c’è stato uno studio di punta: sono medi prodotti. Si potrebbe con i vostri impianti sviluppare una produzione diversa, coinvolgendo una parte della popolazione salentina, per un prodotto sociale, di convergenza delle intelligenze plurali. Come l’università può essere dentro questa sfida? Si può fare un lavoro di nicchia dedicato ai problemi della salute?

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Antonio Nesca, operaio Abbiamo fatto scarpe di ogni livello, di qualità per grandi aziende. Donata Bologna, creativa Oltre alla cura del prodotto, occorre curare un nome forte. Le persone si muovono su questo piano identitario. Giovanni Sergi, operaio Gli operai non hanno avuto un rapporto con la scelta tecnica del prodotto. Emanuele Miraglia, PRC Un’esperienza italiana: Pomigliano D’Arco. Stavano chiudendo anche un grande centro di ricerca: i lavoratori hanno creato insieme lo sviluppo, contattando Legambiente, collegandosi con le università nella lotta e nelle proposte: siamo più bravi dell’imprenditori, allargandoci alla società, nella lotta e nell’innovazione. Chiediamo una nazionalizzazione della produzione con un nuovo sistema, innovativo, di forte sviluppo, di tutela dell’ambiente e della cultura locale. Trovare studenti e ricercatori. Provare un allargamento del fronte e della richiesta. In Sud America, c'è stata l'esperianza di un impresa di valvole per pozzi petroliferi: è un caso di nazionalizzazione e di nuclei di società nuove. E’ una discussione sociale, che coinvolge il lavoro pratico e mentale. Mattia Morelli L’importanza per il territorio: creare un marchio aggregato ad un'idea dell’etica e di società, per una catena alternativa di vendita e di diffusione: una rete italiana fondata sulla solidarietà, creata dai

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lavoratori per salvare il lavoro. Uno slogan di vendita. Il polo universitario, per la generazione di un piano strategico: il mondo della manualità e dell’esperienza e il mondo della ricerca. Vito De marco, operaio Investire sui macchinari per prodotti di qualità, con la cassa integrazione utilizzata per la formazione e l’aggiornamento delle maestranze. Che questo non sia un periodo morto. Boris Tremolizzo Prima ci siamo chiesti se senza Adelchi c’è la possibilità di lavorare ancora. Un nuovo tipo di scarpa: sarà Adelchi a farla, o una cooperativa di operai. Occorre entrare nella pianificazione strategica, nei finanziamenti: ci sono quelli regionali stanziati per le aree di crisi. Una cooperativa di operai: deve avere un assetto manageriale per camminare, con professionalità multiple. Gli operai non possono essere soli nella gestione: è un lancio senza paracadute. 700 operai sono un investimento ad alto rischio, che comunque deve cercare le commesse. Una cooperativa con una forma di tutela garantita, con una presenza delle istituzioni nell’assetto societario, per un paracadute finanziario. Il pubblico deve tutelare gli operai. Anche su una nuova idea, si devono ottenere commesse strategiche, con un’ipotesi medio-alta. Ma un’azienda non può svilupparsi solo su questo. Il sistema creativo avviato insieme agli operai, con una cautela produttiva: un marchio pilota, amplificabile nel tempo, a tutela dei futuri sviluppi. Una scarpa prodotta dal territorio. Loredana De Donno Si possono pensare azioni e strategie. Prima occorre un'assemblea, senza sindacati, di soli lavoratori, con una valutazione scritta: cosa fare a fine mese, facendo democraticamente una scelta immediata. Come mi salvo il lavoro? Insieme. Oggi. - OPEN SPACE

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NUOVI CONCETTI DI SCARPA IN SINTESI,COME MI SALVO IL LAVORO? − sviluppando una produzione diversa, sul registro della funzione, dell'identità, dell'estetica, coinvolgendo una parte della popolazione salentina, per un prodotto sociale, di convergenza delle intelligenze plurali, generando un prodotto anche per i problemi della salute − allargandoci alla società, nella lotta e nell’innovazione − con la nazionalizzazione della produzione, a tutela dell’ambiente e della cultura locale − guardando la fabbrica come nucleo di società nuova − creando un marchio pilota, cauto e amplificabile, aggregato ad un'idea di etica e di società − con uno slogan di vendita: Mi salvo il Lavoro, una rete italiana fondata sulla solidarietà, creata dai lavoratori − assieme al polo universitario, per la generazione di un piano strategico: una fusione della manualità e dellaricerca − la cassa integrazione utilizzata per la formazione e l’aggiornamento delle maestranze − entrando nella pianificazione strategica dei territori − accedendo ai finanziamenti regionali per le aree di crisi − con una cooperativa di operai tutelata: con le istituzioni nell’assetto societario − con un'assemblea senza sindacati e di soli lavoratori, su cosa fare a fine mese

Le idee personali sono legate a tutti i lavoratori, sono dentro un contenitore collettivo.

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TERZA FASE – ore 16.00– 17.00 GRUPPO 4 - TAGLIO

RETI DI SOLIDARIETA', RETI DI RIVOLUZIONE Hanno proposto il tema:

Nicola Mattei, Massimo Elia, Adriano Ninotto

Hanno Partecipato:

Adriano Ninotto, Nicola Mattei, Massimo Elia, Stefano Cristante, Simona Greco, Loredana De Donno, Gianfranco Bramato, Vito De Marco, Antonio Nesca, Rocco Panico, Gino Cirillo, Lucia Grano, Iaria Florio, Gianluca Nigro, Donata Bologna, Mattia Morelli, Emanuele Miraglia, Enea Branca, Luigi Musio, Lorenzo Lemme, Martha Chen, Romina Cancelli, Vito Esposito, Palmiro Vicenti

Massimo Elia Perché rete di rivoluzione. La rivoluzione degli ultimi anni: lo smantellamento sociale dei diritti del lavoratore. Una rivoluzione sulla rivoluzione. Come ricostruire i diritti è la chiave di volta. Rivoluzione di pensiero, per riportare il lavoro al centro delle lotte, insieme ad un unico problema, l’avvenuto smantellamento dei diritti. Mettiamo la rivoluzione in rete, su internet, con azioni comuni a livello nazionale. Per le situazioni locali: cooperative e azioni specifiche. Insieme e in vari territori stiamo parlando della stessa cosa: di delocalizzazioni e di abbandono di aziende che restano vuote. Riportiamo le cosa all’origine, con una lotta comune per riconquistare la chiave di pensiero. Siamo stati martellati in ogni modo. Viviamo passivamente e ai margini.

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Torniamo indietro: cominciamo le lotte per riportare al centro la dignità delle persone, dal passivismo all'attivismo, dei nostri padri. Emanuele Miraglia Un aggancio all’attivismo. La differenza fra la solidarietà passiva e quella attiva. Rifondazione Comunista organizza Brigate di Solidarietà, come in Abruzzo e nei Gruppi di Acquisto Popolare: acquisti diretti dall’imprenditori, con vendita al prezzo di produzione, con un allargamento dei GAP agli altri. E’ un salto di qualità per tutti, per allargare e stringere rapporti umani: è una difesa e una lotta, una mutualità attiva. Una cassa di resistenza parallela, a gestione democratica, alimentata dalla società civile: la rete nazionale dei lavoratori, per la diffusione delle conoscenze. Nel caso di autoproduzione, ci sono nuovi tipi di commercio. La Zanon portava le piastrelle in giro. E’ creazione di un mondo nuovo. Su questo dobbiamo avere una visione globale. La difesa del posto di lavoro vuol dire tutto: rapporti sociali, affettivi e collettivi. Gino Cirillo, Associazione Linea 5 Porto il saluto dell’Associazione Linea5, contro la cultura del Neo Liberismo. Anche a Molfetta le sentenze cominciano a raccontare. Cominciano ad emergere questioni più ampie. La solidarietà va ai lavoratori dell’Adelchi, che non hanno forse piena consapevolezza della scala del problema. Quando non si riesce a delocalizzare si risparmia sulle condizioni di lavoro e sulla sicurezza. Questa lotta ha gli stessi elementi di altre mille lotte. Gianluca Nigro Una cosa da costruire: la rivendicazione di un territorio d’area vasta. Coinvolgere le intelligenze di un tessuto intero, di un circuito generale e fitto, per un’altra idea di sviluppo.

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A più voci, idee e azioni − Spostare temporaneamente la nostra voce nei luoghi che possono innovare il processo, per esempio davanti all’Università di Lecce, per agganciarci a quello che ci interessa e collegarci agli studenti. Raccontare queste cose agli studenti e trasferirle in un libro. Raccontare la storia dell’Adelchi. I giornalisti saranno costretti a prenderne atto. Chiediamo uno spazio di discussione al Rettore dell’Università di Lecce. − Organizzare un laboratorio aperto dell’innovazione della scarpa: mostrare il saper fare. Chiamare l'innovazione, esperti del Politecnico di Milano. Per un laboratorio anche breve dove sono coinvolti gli operai e gli snodi creativi. Ci sono persone che sono disposte a lavorare insieme. Come nell’Urbanistica Partecipata. Per un confronto fra le varie produzioni: quelle di Tricase e quelle delle dislocazioni. Valutare collettivamente le differenze. Ascoltare la voce del design. Collegare le conoscenze e gli esperti, ragionando con gli operai. − Portare la questione Adelchi dentro la pianificazione strategica, dentro la programmazione d’Area Vasta collegando i ragionamenti al partenariato sociale. − Per la comunicazione e il rapporto con la città: non si riesce a coinvolgere la cittadinanza e l’insieme stesso degli operai. Occorrono gruppi coordinati a cassa di risonanza, microgruppi diffusi per collegare tutte le strategie. − Generare coinvolgimenti, con intrattenimenti e occasioni di incontro. − Costruire un gruppo di lavoro strategico, per correlare le azioni: il laboratorio aperto dell'innovazione, l’area vasta, l’università, generando una vetrina della storia e della produzione. A Cuneo, quando si è fatta la prima assemblea si è deciso democraticamente di incaricare 3 persone per rappresentare i lavoratori: veri fulcri di coordinamento: una per le strategie della lotta, una per i rapporti con l’azienda, una per le relazioni con l’esterno.

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RETI DI SOLIDARIETA', RETI DI RIVOLUZIONE IN SINTESI,COME MI SALVO IL LAVORO? − − − − − − − − − − − − − −

con una rivoluzione che è ricostruzione dei diritti con una rivoluzione in rete, su internet, con azioni locali e comuni a livello nazionale riportando al centro la dignità delle persone con la soliderietà attiva: Brigate della Solidarietà e Gruppi di Acquisto Popolare aperti allargando e stringendo rapporti umani con una cassa di resistenza parallela, a gestione democratica alimentata dalla società civile: la rete nazionale dei lavoratori con nuovi tipi di commercio a visione globale: la difesa del posto di lavoro vuol dire tutto: rapporti sociali, affettivi e collettivi portando la voce nei luoghi di innovazione, nell'Università raccontando agli studenti, scrivendo un libro con un laboratorio aperto dell’innovazione della scarpa accedendo alla pianificazione strategica di Area Vasta con gruppi coordinati a cassa di risonanza e microgruppi diffusi con intrattenimenti e con occasioni di incontro con un gruppo di lavoro strategico per correlare le azioni

Le reti solidali sono rivoluzionarie, le rivoluzioni sono reti di solidarietà

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Chi ha partecipato all'OST cognome

nome

identità

città

email

DE DONNO

LOREDANA

Impiegata Adelchi

Maglie

l.dedonno@live.it

DE MASI

FRANCESCA

Cittadina

Corsano

foketta90@tiscali.it

CHIARELLO

LUCIA

Cittadina

Corsano

lucychiat_12@hotmail.it

CALABRESE

ANTONIO

Cittadino

Corsano

antonrosta_95@hotmail.it

CIRILLO

VALERIA

Cittadina

Giovinazzo

valeriacirillo@hotmail.it

FLORIO

ILARIA

Cittadino

Lecce

ilflo@hotmail.it

NICOLARDI

TONIA

Cittadina operaia

Castiglione

PANICO

ROCCO

Cittadino operaio

Tricase

MARRA

SILVANA

Tricase

CIRILLO

LUIGI

DE FRANCESCO

GIOVANNI

Cittadina operaia Associazione Linea5 Associazione Salento che fare

ELIA

MASSIMO

Professionista

Cuneo

NINOTTO

ADRIANO

Cittadino operaio

Cuneo

MATTEI

NICOLA

Cittadino

Cuneo

Molfetta

ginocirillo@hotmail.it

Tiggiano

salentochefare@tiscali.it

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mattei.nicola@gmail.com

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MIRAGLIA

EMANUELE

P.R.C.

Castrano

emanuele86mir@hotmail.it

NESCA

ANTONIO

Cittadino operaio

RIZZULI

MASSIMILIANO

Associazione

Tricase Torre Paduli

massimorizzuli@libero.it

MARROCCO

LEONARDO

Cittadino

Cannole

NIGRO

GIANLUCA

Cittadino

Lecce

glnigro@gmail.com

GRANO

LUCIA

Cittadina

Lecce

luciagrano@yahoo.it

GRECO

SIMONA

Otranto

pitomiss@gmail.com

CRISTANTE

STEFANO

Cittadino Docente Università di Lecce

Lecce

stefano.cristante@gmail.com

TREMOLIZZO

BORIS

P.R.C.

Cannole

boris75@hotmail.it

CARLUCCIO

Cittadino

Vaste

eugeniacarluccio@hotmail.com

CARLUCCIO

EUGENIA ANTONIO SAMUELE

Cittadino

Vaste

acarluc2@hotmail.it

GRAZIO

PANTALEO

Cittadino

Andranno

SERGI

GIOVANNI

Cittadino

Gagliano

BRAMATO

GIANFRANCO

Cittadino operaio

Tricase

DE MARCO

VITO

Cittadino operaio

Tricase

CHEN

MARTHA

Cittadina

Roma

MINUTELLA

ANTONIO

Cittadino

Tricase

VINCENTI

PALMIRO

Cittadino operaio

Specchia

Come mi salvo il lavoro? Insieme. Oggi. - OPEN SPACE

marthamei@libero.it

TECHNOLOGY

TRICASE, 21 NOVEMBRE 2009 – Scuderie Palazzo Gallone

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ESPOSITO

VITO

Cittadino operaio

Specchia

RUBERTO

GIUSEPPE

Cittadino

Tricase

NICOLARDI

PIERO

Cittadino

Tricase

SIMONE

LUCA

Cittadino operaio

Ruffano

MUSIO

LUIGI

Cittadino operaio

Tricase

BOTRUGNO

DONATO

Cittadino operaio

Castiglione

SCIURTI

ROCCO

Cittadino

CASSANO

ANNARITA

Cittadina operaia

Tricase Acquarica del Capo

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simone.luca71@alice.it

TECHNOLOGY

TRICASE, 21 NOVEMBRE 2009 – Scuderie Palazzo Gallone

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Crediti Promotore Partito della Rifondazione Comunista – Federazione Provinciale Salento

Organizzazione e conduzione evento Città Fertile: Fedele Congedo, Cirino Carluccio, Francesca Cofano, Fabio Dell'Erba, Angelo Distante

Supporto logistico e organizzativo Partito della Rifondazione Comunista – Federazione Provinciale Salento Città Fertile Donata Bologna Martha Chen Lorena Vasquez

Si ringraziano gli Operai Adelchi del Presidio di piazza Pisanelli – TRICASE

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Come mi salvo il lavoro? Insieme. Oggi. - OPEN SPACE

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OST Come mi salvo il lavoro - istant report  

L'instant report dell'OST - Lavoratorio Adelchi, a cura di Città Fertile

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