Issuu on Google+

Anno I n°2, 15 dicembre - 15 gennaio 2011

Liberi di informare ben 20mila persone

La Redazione augura Buone Feste

Segnalaci: ingiustizie e abusi, notizie, commenti, eventi e spettacoli, inviaci i tuoi comunicati e le tue riflessioni a: calabria@cittaeregione.it

www.cittaeregione.it Pizzo Calabro - Vibo Valentia

come non le avete mai viste

ci trovi anche su Città & Regione

@cittaeregione

cittaeregione

Anno 2010 quasi 2011 e la città di Vibo Valentia si tiene stretta le sue barriere architettoniche

L’Editoriale

Ma quale sanità!? Cecilia De Marco calabria@cittaeregione.it

Promesse, promesse, tante promesse. Di una sanità migliore. Ospedali efficienti, alcuni da riconvertire per creare centri di eccellenza. Ed ancora, personale altamente specializzato, aumento dei posti letto, reparti puliti e pronti a soddisfare tutte le esigenze dei malati. Il commissariamento? No grazie, ce la caviamo da soli! Beh, certo, se prima riuscisContinua a pag. 2

Alessandro Restuccia

“ Ci sono situazioni che sembra non ci riguardino, davanti alle quali spesso è più facile chiudere gli occhi o girarsi con indifferenza dalla parte opposta. Sono successe ad altri (poverini!), non a noi, ai nostri familiari, ai nostri amici più cari, ma ad altri che non conosciamo e, quindi, “che ce ne frega?! Del resto che possiamo fare noi! Noi siamo “normali”. Con le nostre gambe possiamo andare dovunque, la nostra “normalità” ci apre tutte le porte! I parcheggi per i disabili: uno spreco(!); le corsie preferenziali: ingiuste(!); le pedane (antiestetiche!).

Nell’ Enciclica Evangelium Vitae del 25 marzo 1995, Giovanni Paolo II° ebbe a dire: “Di fronte a una persona umana nessuno ha il diritto di dire: ‘è un male che tu ci sia!’. Al contrario, di fronte a qualsiasi persona ciascuno deve dire: ‘è un bene che tu ci sia!’. E’ la certezza, assoluta ed incondizionata, che ‘la vita è sempre un bene” Tra i molteplici problemi che la città non vuole prendere in considerazione non bisogna tralasciare quello che a mio parere e’ signifiContinua a pag. 6

Perchè Tanta illegalità? Pino Paolillo

Uno dei settori in cui maggiormente si realizzano attività illegali in Italia, è certamente quello dell’ambiente. In Calabria in particolare si assiste ormai da decenni ad un’opera di sistematico saccheggio delle ricchezze del territorio, dalle coste ai monti, favorita spesso dalla connivenza e dalla complicità della classe politica che, a tutti i livelli, a cominciare dal più piccolo comune, non nega quasi mai a nessuno un’autorizzazione o un nulla osta , persino in zone che dovrebbero essere tutelate per la loro bellezza paesaggistica. Non crediamo di essere lontani dal vero quando sosteniamo anzi che i peggiori scempi, le più devastanti aggressioni al patrimonio ambientale della Regione sono avvenuti con tanto di autorizzazione da parte dei cosiddetti “uffici competenti”. Troppo spesso lo sfruttamento dell’ambiente diventa merce di scambio elettoContinua a pag. 10


Vibo Valentia

Ma quale sanità!?

Anno I n°2, 15 dicembre - 15 gennaio 2011

Vibo Valentia

e le barriere Architettoniche

Segue da copertina

2

simo a capire quanto, in decenni di mala gestione, abbiamo effettivamente speso, quanto profondo è il “buco nel bilancio”. Poi c’è il Piano di Rientro della nuova era politica “scopellitiana”: tutto da ora cambierà! La sanità non costituirà più un problema e allora. Stop ai viaggi della speranza. Stop al nepotismo nei primariati. Stop ai favoritismi clientelari, agli appalti truccati, alle fatture gonfiate. Stop alle malversazioni. La sanità vicina al cittadino! A Vibo, in particolare, un ospedale tutto nuovo, un po’ in periferia, ma che rappresenta il simbolo del cambiamento, destinato a mandare in pensione il tanto bistrattato “Jazzolino”. Cambio di rotta! Cambio di timonieri! Promesse, promesse, tante promesse. Ed intanto, notizia di questi giorni, l’Azienda Sanitaria Provinciale di Vibo Valentia verrà presto commissariata…..per infiltrazioni mafiose! Quale futuro per la sanità calabrese? Soprattutto chi si preoccuperà di coloro che, con la pensione minima, non possono permettersi di comprare le medicine perché devono pagare il ticket. Chi si farà carico di quelli che, affetti da gravi malattie sono ancora costretti ad andare al nord per essere curati. Chi farà in modo che le strisce per i diabetici non vengano centellinate, i posti letti non diminuiscano, le prenotazioni per visite o esami specialistici non siano più a lungo termine. Promesse, promesse, solo desolanti promesse. Nulla è cambiato!!!

Alessandro Restuccia Segue da copertina

cativo nell’indicare la crescita di una società e la sua maturazione civile e cioè l’abbattimento delle barriere architettoniche. Il perché di questa affermazione dovrebbe apparire evidente …..ma andiamo a ragionarci insieme.

Avere delle barriere architettoniche preclude la normale attività lavorativa, sociale, educativa e di svago di una non piccola parte della popolazione vibonese in quanto una scuola, un negozio, un albergo, un villaggio turistico, un ufficio che non possono essere raggiunti anche da un solo cittadino ne limitano costituzionalmente, ma, soprattutto umanamente, il suo essere parte di una società di persone che agisce e vive per il bene proprio e di conseguenza comune. Queste limitazioni non sono da riferirsi semplicemente ai soggetti diversamente abili ma anche alle madri con bambini piccoli o che usano passeggini senza dimenticare le persone anziane ma anche i giovani e gli adulti che si affannano nell’ aiutare le persone che si trovano nella necessità di dover raggiungere posti altrimenti a loro preclusi poiché inaccessibili. La vita di una comunità che vuole crescere, deve pensare anche a questi problemi che apparentemente possono sembrare scontati ma che la realtà mostra nella sua durezza. Avete mai provato ad andare insieme ad una persona diversamente abile al mare???

…. No?!!!!! Dovreste provare ….. spingere sulla sabbia una carrozzina perché non ci sono le passerelle sulla sabbia è un’ impresa da MACISTE!!!!….. senza le passerelle bisogna essere portati in braccio da una o più persone che devono stare attente a non fare male alla persona da accompagnare ma anche a loro stessi. Vogliamo parlare degli uffici?!!!! ….Andare in ufficio dove ci sono i gradini ed aspettare fuori al sole o sotto la pioggia che qualcuno venga a darti una mano per entrare o ad azionare i montascale che spesso sono fuori servizio????!!!! ….questo può esistere in un paese civile????? …. Andare in un negozio al cui ingresso vi è un “bel gradino”ed aspettare che una commessa ti porti fuori le cose che vuoi comprare davanti alle persone che passano in strada senza un minimo di privacy!!!! ….questo può esistere in un paese civile????? …. Alberghi con bagni piccoli, scuole non accessibili, locali privi di servizi igienici adeguati…..ed ancora. Marcia-

piedi stretti e senza rampe di accesso o con rampe fatte ad una pendenza tale da rendere impossibile la salita ….. marciapiedi transitabili, al centro dei quali vengono piantati alberi senza rispettare la parte percorribile e che riducono drasticamante lo spazio di passaggio … oppure cassonetti della spazzatura posizionati in modo da ostruire il passaggio!!!! ….per non parlare dei parcheggi selvaggi!!!!!! Ogni cosa dovrebbe essere messa al suo posto e certamente il senso civico di ognuno potrebbe risolvere tanti piccoli problemi della vita quotidiana che per persone meno fortunate di noi sono grandi ed insormontabili ostacoli a condurre un’ esistenza dignitosa e relativamente autonoma!!!! Ci sarebbe tanto altro da dire ma penso che queste poche righe siano sufficienti a stimolare in ognuno di noi una riflessione costruttiva, perché basterebbe essere un po’ meno miopi ed un po’ più altruisti per vivere tutti in mondo migliore!!!!!!!


Anno I n°2, 15 dicembre - 15 gennaio 2011

Vibo Valentia

La politica e le sue contraddizioni: il cdr divide? Angela Amato

La tutela dell’ambiente e della salute vengono prima di ogni altra cosa! Molto probabilmente ci avranno pensato in pochi, anzi crediamo siano stati davvero pochissimi. L’utilizzo del cdr (combustibile derivato dai rifiuti) nello stabilimento industriale della Italcementi di Vibo Marina continua a far discutere. La Provincia di Vibo Valentia ormai da mesi si è attivata per dare seguito al piano di gestione dei rifiuti solidi urbani, alcuni di questi però, potrebbero essere conservati in cdr. A scagliarsi contro l’utilizzo del combustibile sarebbero la minoranza di centrosinistra di Palazzo Luigi Razza, seguita da libere associazioni, semplici cittadini delle Marinate e sindacalisti di Cgil, Cisl e Uil. “Non è concepibile che una provincia grande quanto un quartiere di Napoli non riesca a pensare allo smaltimento dei rifiuti se non bruciandoli, il

combustile derivato dai rifiuti inquina ed è fortemente dannoso per la salute pubblica dei cittadini. L’invito è a riflettere attentamente prima di innescare una bomba su un territorio che presenta un ecosistema fragile e per vari versi compromesso”. Più o meno questo il senso degli interventi sulla stampa locale. A scagliarsi apertamente contro il sindaco della città, Nicola D’Agostino, la sua giunta e la stessa azienda cementiera, tutti i rappresentanti del Partito Democratico con in testa Francesco De Nisi, Presidente da oltre due anni e mezzo del Palazzo Provinciale ex Enel. Tuttavia, fu proprio lo stesso De Nisi assieme all’allora commissario per l’emergenza ambientale Goffredo Sottile e al sindaco di San Calogero, Nicola Brusio, con il Protocollo d’intesa firmato a Catanzaro Lido il 28 aprile del 2009, a volere la realizzazione di un impianto tecnologi-

co di trattamento dei rifiuti con annessa discarica di servizio e probabile produzione di cdr eventualmente da smaltire proprio nel cementificio di Vibo Marina. Ecco, cosa si leggeva nel documento: “ La Provincia si attiva a dare attuazione al Piano di gestione dei rifiuti, presentando l’istanza di autorizzazione per la realizzazione di un impianto tecnologico di trattamento Rsu della capacità nominale di 70mila tonnellate all’anno. Ad oggi i rifiuti del vibonese sono conferiti all’impianto Rsu di Lamezia Terme la cui discarica di servizio risulta, agli attuali ritmi di conferimento, massima all’esaurimento. Oltre a quanto previsto dal Piano gestione rifiuti 2007, nella provincia

di Vibo Valentia è operante un cementificio che potrebbe essere interessato ad utilizzare il Cdr prodotto nell’impianto di San Calogero”. Non avete letto male, nel documento firmato lo scorso anno anche dal Presidente De Nisi, si parla di produzione di cdr e si fa riferimento allo stabilimento di Vibo Marina della Italcementi per la sua utilizzazione. Al Comune il Pd è minoranza e per questo contrario all’uso del combustibile; alla Provincia è maggioranza e, in separate stanze, firma e sottoscrive Protocolli d’intesa che ne autorizzano il suo utilizzo.

3


Anno I n°2, 15 dicembre - 15 gennaio 2011

Vibo Valentia

Futuro e Libertà apre le danze a Vibo Valentia

Alberto Russo

4

Lo scorso 4 dicembre, il partito legato al Presidente della Camera Gianfranco Fini, del quale ormai non si può non tener conto nel panorama nazionale, anche nel territorio vibonese, presso la sala congressi dell’Hotel 501, si mostra al pubblico in tutte le sue venature. Una convention coinvolgente, una partecipazione al di là delle aspettative, le presenze si sono attestate molto più che sulle 200 persone previste, un vero successo firmato dal gruppo vibonese di FLI: Maria Limardo, Tino Mazzitelli, Riccardo Giuliano, Ernesto Stella, Francesco Boscherino, e finalmente

anche due rappresentanti del settore giovanile in seno al comitato promotore nazionale Claudia Bulzomì e Alberto Russo. Due illustri ospiti hanno dato risposte concrete, dettato principi operativi e pratici anticipando l’ufficializzazione del partito vero e proprio che avverrà i prossimi 1415-16 gennaio 2011 a Milano. Si tratta dell’Onorevole Angela Napoli coordinatrice regionale, punta di diamante nella lotta alla criminalità in Italia e specie in Calabria, la quale ha, sin da subito, posto l’attenzione sulla situazione calabrese e sul futuro nelle sedi istituzio-

nali in cui si decidono le sorti del Paese. Nonché dell’Onorevole Roberto Menia, regista di tutto il movimento a livello nazionale, architetto delle linee di pensiero, che ha largamente esposto i retroscena poco conosciuti dei politici. Fiumi di applausi durante i centoquaranta minuti di durata dell’evento, magistralmente diretto dalla leader maxima di Futuro e Libertà nella provincia vibonese, l’avvocato Maria Limardo, che ha aperto gli interventi ponendo serie questioni politiche ai due ospiti, porgendo anche calorosi saluti agli altri esponenti politici presenti in

sala: il commissario provinciale dell’UDC; il sindaco di San Nicola da Crissa, Pasquale Fera, esponente del Partito Democratico. I giovani del partito hanno rappresentato una cornice emozionante proiettando prima degli interventi il manifesto dei valori di Futuro e Libertà letto a Bastia Umbra lo scorso 6 novembre. Alla fine della manifestazione l’inno di Mameli ha vibrato nei cuori di tutti i partecipanti, come forse da troppo tempo non succede.


Anno I n°2, 15 dicembre - 15 gennaio 2011

Vibo Valentia

SOS canile, cercasi disperatamente fondi!

escrementi dei cani a causa del mancato funzionamento della pompe di sollevamento, sarebbero stati riversati in una vicina scarpata. Molti, sono i volontari che operano per dare un aiuto concreto a risolvere dove possibile, i molteplici problemi che gravitano sul ricovero canino, facendosi carico delle sorti di cuccioli che vengono recuperati da cagnette abbandonate in pessime condizioni, oppure procedendo a metodi di sterilizzazione di felini che attirati dagli altri cani stazionavano perennemente all’esterno del canile. Angela Amato

Uno dei canili più importanti della Calabria è costretto a fare i conti con la ristrettezza dei fondi. La struttura, in località Aeroporto, sorge su una superficie di 4mila e 500 metri quadrati e fin dalla sua costruzione, circa dieci anni fa, è stata oggetto di numerosi atti intimidatori che hanno provocato la demolizione dei muri dei costruendi box. Sino ad allora, i cani venivano ospitati nella struttura di località “Cervo” di San Gregorio d’Ippona. Altri rifugi esistevano a Sant’Onofrio e a Santa Maria di Ricadi, mentre altre due strutture venivano gestite dai privati: una nei pressi del vecchio carcere, l’altra a Triparni, presa di mira da un incendio doloso che provocò la morte di numerosi cani. Il canile di località Areoporto, oggi, ospita quasi 200 cani, alcuni provenienti proprio dai precedenti canili e, comunque, il doppio di quanto potrebbe in realtà ospitarne in condizioni ottimali. Il numero, infatti, varia di giorno in giorno, sia per i continui arrivi, sia per le adozioni e i trasferimenti di cani vibonesi in altri canili della regione. Una denuncia è stata sollevata a carico della responsabile per abbandono di rifiuti liquidi: secondo i carabinieri gli

La sterilizzazione, che ha impedito la nascita di almeno 200 cuccioli, rappresenta l’unico vero rimedio per prevenire ed arginare il randagismo. Sempre più radicato nelle nostre zone, unitamente alla crescente piaga degli abbandoni, crea una situazione di continua emergenza per l’intera comunità ma anche per la vita di questi poveri animali, spesso protagonisti di tragiche fini. L’amministrazione di palazzo Luigi Razza stanzia giornalmente 75 centesimi a cane per 100 cani, ma visto che i cani ospitati sono quasi 200, la media scende a 35 centesimi al giorno per ogni cane. E con tali fondi davvero irrisori i volontari devono provvedere a tutto, senza considerare che lo spurgo delle fogne che costa 700 euro ad intervento, va effettuato diverse volte l’anno. Oggi l’auspicio è che la struttura di località Aeroporto venga messa nelle condizioni adeguate per far fronte alle sempre maggiori esigenze che il canile necessita. In attesa della costruzione di ulteriori box, si è fatta strada l’idea di un consorzio fra comuni per la realizzazione di un grande canile provinciale. La città di Pizzo attraverso il sindaco Fernando Nicotra si è detta disposta ad ospitare la nuova struttura. Ci auguriamo che venga presto trovata una soluzione!!!!

5


Anno I n°2, 15 dicembre - 15 gennaio 2011

A Mileto arriva il Soft Air

Mileto

Alberto Russo

Anche a Mileto arriva la febbre del Soft Air, il gioco nel quale gruppi di ragazzi simulano di vivere nella natura selvaggia o di combattere una guerra urbana, applicando delle vere e proprie tattiche militari, utilizzando armi elettriche che sparano palline da 6 millimetri e che impongono rigorose protezioni soprattutto per il viso negli scontri ravvicinati. Si tratta, tuttavia di un gioco assolutamente non violento, di stampo sportivo.

6

Nel comune normanno 21 giovani si sono da tempo appassionati a questo sport. Un’ iniziativa ammirevole che porta ancora una volta una ventata di novità nei centri periferici della Calabria. Abbiamo incontrato il vice presidente dell’associazione sportiva, Bruno Pititto, che ci ha aperto uno scenario brillante ed eccitante di questo sport, sempre più diffuso in Italia e tra i calabresi. Per fare le cose in grande e con serietà, i componenti, a partire dal presidente Simone Muzzopappa al segretario Marco Incolla, si sono federati sia con l’A.S.N.W.G., Associazione Sportiva Nazionale War Games, riconosciuta dal CONI sia con l’A.S.I..

Pubblicità

I giovani Miletesi dediti all’arte della guerra non hanno ancora effettuato tornei ufficiali, ma si confrontano ormai da molti mesi con altri gruppi sportivi in tutta la regione, ottenendo distinti risultati e distinguendosi per impegno e tecniche, anche se emettono vagiti da ancora poco tempo. Grandi sono i progetti che

si sono proposti di realizzare: creare una sede, punto di riferimento per i giovani che si vogliono avvicinare a questo sport, pubblicizzare maggiormente le loro attività. Per chi volesse contattare l’associazione esiste una pagina Facebook. Non ci rimane che fare un grande in bocca al lupo ai

soldati Miletesi che ripercorrono per immaginario collettivo, i vecchi guerrieri normanni, e siamo certi che con il loro entusiasmo e la fermezza giovanile riusciranno in grande imprese portando cucito sul petto e sulle loro divise il nome della cittadina Normanna.


Anno I n°2, 15 dicembre - 15 gennaio 2011

Natale a Pizzo

Presepe Angela Amato

Il Natale non è solo la festa dei cristiani che celebrano la venuta sulla terra del Salvatore, ma è una festa condivisa da tutti i popoli del mondo. Il Natale a Pizzo ha conservato lo spirito di sempre. Il pizzitano ama trascorrere e festeggiare in famiglia la nascita del Redentore nei modi più tradizionali, ritornando alle cose genuine di un tempo. L’atmosfera natalizia si respira per tutto il mese di dicembre, periodo in cui la chiesa solennizza parecchie feste con liturgie varie incorniciate dalle melodie di cerameji. Si inizia con la novena

dell’Immacolata, una delle tradizioni più belle, intatta nonostante il passare degli anni. Numerosi napitini accorrono al suono delle campane della graziosa chiesetta,

Pizzo

In passato si aspettava con ansia il loro arrivo raccomandandosi di stare all’erta per percepire in tempo la soave melodia, correndo a svegliare l’intera famiglia affinchè assaporasse quegli attimi emozionanti. In sintonia perfetta con il suono di cerameji, la banda musicale pizzitana, che sera dell’8 dicembre nel piazzale antistante la chiesetta da “Mmeculata”, danno vita ad un repertorio tutto natalizio, incantando

Monaceji in Piazza della Repubblica, per occupare uno dei banchi prima dell’inizio della Santa Messa, anticipata dai meravigliosi canti religiosi in dialetto. E che dire delle note, piene di mistero e magia, delle zampogne, in giro per le vie della città fin dalle prime luci del mattino.

la cittadinanza. Intanto, nelle case iniziano i preparativi per l’ addobbo dell’albero, arricchito da palline di qualsiasi forma e da sfavillanti lucine di mille colori che illuminano le grotte ed i ruscelletti del presepio, accuratamente allestito dal capo famiglia qualche mese

prima, e pronto per essere sfoggiato proprio il giorno dell’Immacolata. Un posto di tutto rispetto occupa la gastronomia. In passato si preferiva preparare di notte le tradizionali leccornie, ma al giorno d’oggi ogni momento è buono… …E allora via ad impastare zippuli, monaceji, chinuliji, pittapie e ravioli al vino cotto, che troneggiano sulla tavola imbandita per l’atteso cenone della vigilia. Tuttavia, per i pizzitani devoti, non è Natale senza a “Novina du Bambineju”, eseguita nella chiesa di San Sebastiano. In tanti gremiscono non solo i banchi, ma anche gli antichissimi stalli che circondano la navata centrale. Le note del vecchio mandolino di mastro Lino accompagnano i canti dialettali, fino a Natale. Anche tutto questo contribuisce a ravvivare lo spirito natalizio: le tradizioni sono l’orgoglio di un paese, la sua cultura, la sua storia.

7


Anno I n°2, 15 dicembre - 15 gennaio 2011

A Lamezia Terme inizia la stagione di prosa

Cecilia De Marco

8

calabria@cittaeregione.it

Da sabato 27 novembre 2010 al 13 marzo 2011, al Teatro Politeama di Lamezia Terme va in scena la prosa. Il direttore artistico Angela Dal Piaz ha messo insieme un cartellone molto raffinato: la commedia napoletana con “Eduardo:più unico che raro”, quattro atti unici di Eduardo De Filippo che vedrà protagonista Rocco Papaleo, Giovanni Esposito e la regia di Giancarlo Sepe, e “L’oro di Napoli”, tratto dal libro di Giuseppe

Marotta con le musiche di Nicola Piovani e la splendida Luisa Ranieri nel ruolo che fu di Sophia Loren. E poi Shakespeare con “Riccardo III° ” per la regia di Jurij Ferrini e “Un sogno nella notte dell’estate” diretto da Massimiliano Civica. Prima di Natale, il 20 e 21 dicembre 2010, spazio alla drammaturgia contemporanea con “L’Ebreo” di Gianni Clementi e due protagonisti d’eccezione, Ornella Muti e Pino Quartullo. Il filone drammatico proseguirà nel 2011 con “Die

Panne, ovvero la notte più bella della mia vita”, di Friedrich Durrenmatt, nella coinvolgente interpretazione di Gianmarco Tognazzi, “I pugni in tasca” di Marco Bellocchio con Ambra Angiolini e “L’inganno” di Anthony Shaffer con Glauco Mauri. A febbraio il teatro brillante di Gianfranco Jannuzzo e il suo “Girgenti amore mio”. Ultima chicca “Cirk. Il teatro del Circo” che, in esclusiva regionale, il 12 e 13 dicembre 2010, vedrà la collaborazione della compagnia Pantakin Circo Teatro

di cui fanno parte i più bravi artisti circensi, tra acrobati e giocolieri, del mondo diretti dal regista olandese Ted Keijser. L’iniziativa lametina è lodevole specie perchè rappresenta un efficace tentativo di avvicinare anche i giovani al teatro. 20 serate, di spettacolo e divertimento per fare cultura, per “coltivare l’animo umano”. Info: Comune di Lamezia Terme Ufficio Attività Culturali e di Spettacolo 0968.207339 - 0968.207278


Sociologia A cura di Alberto Russo

Sociologia........... in pillole “E’ piu’ facile Anno I n°2, 15 dicembre - 15 gennaio 2011

dividere un atomo che rompere un pregiudizio”.

A. Einstein

Alberto Russo

La discriminazione è un fenomeno che nasce dall’incontro tra diverse culture. Proprio da qui inizia, dapprima la riflessione tra l’esistenza di una sola cultura che abbia alla base il rispetto dei diritti umani ma che propone un’unica cultura uniformante e l’esistenza di più culture che riconosce le diversità culturali intese come espressione diversa del pensare umano. Tutto questo appartiene a un filone culturale denominato “Dibattito Franco Tedesco”, che contrappone l’ Illuminismo Francese al Romanticismo Tedesco. L’altra riflessione nasce dalla discriminazione e dal confronto fra culture: il comportamento e le possibilità di esito dedotte dall’ inserimento di un individuo in una diversa cultura, diversa da quella di origine, possono essere di tre tipi:  di assimilazione che comporta la negazione della propria

A. Einstein

cultura d’origine e l’acquisizione della cultura del paese ospitante; di acculturazione, per cui si mantiene sia la cultura d’origine, sia quella d’approdo che possono o meno influenzarsi a vicenda; di multiculturalismo: in questo caso la cultura di origine viene mantenuta e anzi viene riproposta nella comunità ospitante e accettata da quest’ultima. Qualora queste dinamiche non si applichino naturalmente nel vivere sociale siamo in presenza di discriminazione che spesso può sfociare nel razzismo, vedi

Rosarno o migliaia di altri casi che i mass media ci propongono. Al contrario, qualora tali dinamiche si attuino in maniera naturale o dolosa si ha un’ integrazione parziale o totale. Un esempio è dato da ciò che avviene durante le partite dei campionati inglesi in cui cittadini di nazionalità orientale indossano le maglie delle squadre inglese locali ed esultano per queste ultime.

Frasi Celebri

“Una donna in genere preferisce essere bella anziché intelligente perché in generale l’uomo medio ha la vista più sviluppata del cervello” Bill Laurence Gli uomini colti sono superiori agli uomini incolti nella stessa misura in cui i vivi sono superiori ai morti Aristotele

U saziu non canusci u diunu Detto dialettale

9


Regionale

Anno I n°2, 15 dicembre - 15 gennaio 2011

Perché tanta illeg

Pino Paolillo Segue da copertina

10

rale che assicura da un lato facili e immediati arricchimenti e dall’altro il mantenimento del potere politico, in uno scellerato circolo vizioso che divora territorio, sfregia il paesaggio, provoca disastri, riduce la qualità di vita dei cittadini. Faremmo un’analisi troppo riduttiva però se ci limitassimo, come sempre accade, ad addossare agli altri, in questo caso la classe politica, le colpe del dissesto ambientale della Calabria, evitando per opportunismo di puntare l’indice sul contesto generale, culturale prima di tutto, che non solo rende possibile la rapina del territorio e delle sue risorse, ma che addirittura ne rappresenta la base, l’origine e in cui quella rapina trova la sua giustificazione sociale. Perché se è vero che i cosiddetti politici favoriscono, anziché ostacolare, promuovono piuttosto che rifiutare i progetti di devastazione del territorio, è altrettanto vero che essi stessi sono l’espressione di chi li ha votati, i

quali, proprio per questo, pretendono in cambio di poter continuare a fare ciò che vogliono, senza impedimenti di sorta. Per capire il motivo di fondo della diffusione e della varietà dei reati e dei danni inferti all’ambiente in Calabria non si può prescindere da un’analisi storica e culturale sull’origine e sulla realtà del disinteresse, se non del vero e proprio disprezzo dei Calabresi nei confronti del proprio territorio, sulla mancanza cioè di senso civico e dello Stato, inteso nel suo significato più ampio di rispetto per il bene collettivo e delle regole. Secoli di isolamento geografico, dominazioni e colonizzazioni straniere, hanno impedito la nascita di un senso comune e hanno di converso favorito in Calabria l’affermazione di una cultura individualista e familista in cui gli unici valori a prevalere sono quelli dell’io e del gruppo familiare. E’ proprio questa la cultura

che si trasmette di padre in figlio attraverso i comportamenti quotidiani e i detti popolari che sintetizzano la visione calabrese della vita, tesa più alla difesa e all’affermazione di sé stessi e del proprio nucleo che al miglioramento o alla difesa della cosa comune. “Se brucia la casa del vicino porta acqua alla tua”, oppure “Fuori dalle mie tasche, a chi tocca tocca”, per non parlare dell’imperativo assoluto che in Calabria viene da secoli considerato come l’autentico elisir di lunga vita e che rac-

comanda di badare sempre ai …fatti propri. Nella filosofia di vita del calabrese dunque, dopo questo “Io ipertrofico”, vi è il nulla e l’ambiente non viene né difeso, né rispettato semplicemente perché non esiste, non viene vissuto se non per essere in qualche modo sfruttato e utilizzato per i propri scopi. I nostri boschi pieni di rifiuti dopo un pic-nic, le città ridotte il più delle volte ad un ammasso squallido e caotico di case non finite e strade


Regionale

Anno I n°2, 15 dicembre - 15 gennaio 2011

galità in Calabria? sporche e dissestate, le nostre coste divenute oramai il simbolo della cementificazione più selvaggia , sono solo alcuni esempi della concezione che abbiamo dell’ambiente: saccheggiarne le ricchezze e riempirlo di discariche. Siamo stati educati a difendere solo ciò che ci appartiene, i beni personali, e a distruggere o sfruttare a piacimento ciò che in teoria dovrebbe essere di tutti, ma che noi invece consideriamo come di nessuno.

Il disprezzo per le norme che dovrebbero tutelare il patrimonio paesaggistico e naturalistico della regione fa parte perciò di un più generale e radicato atteggiamento di rifiuto del calabrese nei confronti delle leggi dello Stato, delle regole del vivere civile, per cui là dove si costruiscono case abusive e si dà fuoco ai boschi, là dove si scaricano i liquami liberamente nei fiumi o sulla riva del mare, là dove si spara su specie protette o si avvelenano cani con polpette avvelenate, dove la raccolta differenziata è una favola, è sempre lì che nessuno usa la cintura in auto, che i nostri giovani scorrazzano in due

sul motorino senza casco, si lascia la macchina dove ci pare e piace, si strombazza con i clacson e si cerca di non pagare l’acqua o le tasse per i rifiuti.

Ed è sempre qui che ci si ammazza fino alla settima generazione per una faida familiare o per un malinteso senso dell’onore. Perché un paese o una regione o è civile in tutto o non è civile; o si rispettano e si fanno rispettare tutte le leggi, oppure ognuno fa di testa sua e allora prevale l’arbitrio e la legge del più forte. La lotta all’illegalità ambientale in Calabria diventa allora solo un aspetto della più generale lotta all’illegalità diffusa e questa lotta non si vince, come in molti ipocritamente ancora auspicano, con un potenziamento delle caserme dei Carabinieri, perché in una regione in cui l’illegalità è diventata cultura che si trasmette di generazione in generazione, cioè modo di vivere, di Carabinieri ce ne vorrebbe uno per ogni calabrese (o quasi). Né risponde al vero la vecchia e abusata teoria secon-

do cui c’è mafia perché non c’è lavoro; semmai è vero proprio il contrario: non c’è lavoro perché c’è la mafia da un lato e la mentalità mafiosa dall’altro. C’è la mafia di chi impedisce di creare nuove occasioni di lavoro con l’imposizione delle tangenti e con i cantieri bruciati o fatti saltare in aria e c’è l’atteggiamento mafioso di chi cerca ogni occasione per non fare il proprio dovere , per “fregare”, quando può, lo stato o il datore di lavoro . E allora, se non cambia la mentalità secondo cui chi si arricchisce violando la legge è un uomo di rispetto, mentre chi lavora onestamente è un cretino, continueremo a far finta di invocare uno Stato dal quale in realtà ci piace restare lontani. Perché ci conviene. Perché fare quello che ci pare, mantenere questa regione in uno stato di anarchia permanete in cui ognuno si sente padrone di tutto e ritiene di poter fare tutto, senza dare conto a nessuno, diciamolo francamente, è comodo e, ripeto, conveniente. L’unica via di rinascita di questa regione passa dunque attraverso una vera rivoluzione culturale in cui i figli decidono di rifiutare la cultura dei padri se quella è la cultura dell’illegalità e della violenza da una parte o dell’omertà, della rassegnazione e dell’assuefazione al male, dall’altra. Ma perché ciò avvenga è necessario che i giovani prima di tutto prendano coscienza che la realtà in cui vivono è un inferno, che la loro vita merita altro che non di essere persa nella sala di un bar o

davanti ad un videogame. E’ necessario che si rendano conto che sarebbe meglio per loro e per i loro figli vivere in città e paesi più puliti e ordinati, con più verde e più strutture per stare insieme , piuttosto che nello squallore delle strade rattoppate. E’ necessario che si convincano che i turisti verranno se sapremo davvero rendere il nostro mare pulito piuttosto che una cloaca puzzolente da cui scappare, che i nostri parchi richiameranno visitatori se la smetteremo di tagliare, bruciare o insozzare i nostri boschi, se la smetteremo una buona volta per tutte di distruggere con il cemento l’unica ricchezza che ancora, ma non per molto, ci è rimasta: la bellezza della Natura. Questa regione avrà un futuro solo se chi ci vive saprà diventare testimone, nella vita di tutti i giorni, di onestà e di impegno nei confronti del nostro ambiente. Questa regione avrà un futuro solo se riusciremo a riconoscere tutto il brutto che ci circonda e che abbiamo prodotto e a lottare tutti insieme per salvare il bello che ancora resiste nell’ultimo tratto di costa, tra le acque limpide di un torrente, nella pioggia di polline che inonda i boschi a primavera.

11


Ambiente

Nuovo depuratore

Angela Amato

12

Acqua putrida e maleodorante, spiagge ricche di gabbiani e povere di bagnanti, mare sempre più simile ad una cloaca a cielo aperto; queste le tre immagini di stato di degrado e d’inquinamento ambientale che per intere estati hanno afflitto non solo le località di mete turistiche ma numerosi vacanzieri provenienti da diverse parti d’Italia. Sembrerebbe però, essere arrivati al capolinea di questo quadro desolante, con la realizzazione di un nuovo impianto di depurazione che comporterà notevoli benefici, sia in termini di riduzione di impatto ambientale, sia nella diminuzione delle emissioni di cattivi odori nell’atmosfera. I lavori per la costruzione della struttura sarebbero iniziati da tempo, stando infatti alle previsioni dell’impresa che li sta eseguendo, dovrebbero essere consegnati entro la fine dell’anno, se le condizioni metereologiche saranno benevole, in caso contrario slitterebbero a gennaio del prossimo

anno. Sono stati stanziati dalla Regione tre milioni e mezzo di euro per la realizzazione della piattaforma, sorta in territorio di Francavilla Angitola, comune quest’ultimo, che ha rischiato di perdere il finanziamento a causa della protesta degli abitanti di contrada Olivara e di alcuni consiglieri di minoranza, che non vedevano di buon occhio l’impianto di depurazione in zona, per cui l’iter procedurale per la costruzione della piattaforma

Anno I n°2, 15 dicembre - 15 gennaio 2011

fine dei riversamenti a mare

non è stato semplice, ma alla fine, in tempi accessibili si è riuscito a consegnare alla Regione un progetto esecutivo, dove venne individuato un diverso sito di origine in cui il nuovo impianto di depurazione sta sorgendo. Una cosa comunque è sicura per la prossima stagione estiva, il problema della depurazione delle acque, che finora ha rappresentato una barriera invalicabile, soprattutto per i proprietari di stabilimenti balneari o ristoranti,

dovrebbe volgere al termine. L’impianto raccoglierà i liquami dei comuni di Filadelfia, Francavilla Angitola e di parte di Pizzo, garantendo una situazione ambientale migliore delle precedenti, che hanno lasciato alquanto a desiderare.


Anno I n°2, 15 dicembre - 15 gennaio 2011

Il Ponte dei Miracoli

Pino Paolillo

Il Governo dice che il ponte si farà e allora vediamo di fare un riepilogo della situazione , specie per ricordare alcuni dei miracoli di natura economico-ambientale-turisticosociale connessi all’opera. 1) Ponte come antidoto contro la disoccupazione del Sud. E infatti pare che le ditte interessate, tutte fornite di Certificato Antimafia di Origine Controllata, stiano aprendo degli uffici di collocamento per reclutare onesti lavoratori che si divideranno pacificamente le aree di intervento. 2) Ponte come volano turistico. Pare anche che i lavori per la corsia d’emergenza dell’autostrada, la cui conclusione era prevista per il 2003 (o 2005 ? O 2009 ?, non ricor-

do bene), subiranno stavolta una brusca accelerazione, per essere ultimati almeno entro il 2016 (ultime previsioni), così da permettere ai turisti di ammirare l’ottava meraviglia del mondo senza sfasciare l’auto per le buche o impiegare due ore per fare 100 chilometri. 3) Ponte come volano di sviluppo. Ormai è questione di tempo, ma i famosi cannoli siciliani arriveranno sulle nostre tavole freschi come il pane, mentre n’duja e provole silane varcheranno lo stretto in men che non si dica. E fin qui niente di nuovo sotto il ponte. Eppure di una cosa ci eravamo dimenticati . Eh sì, perché il Ponte, oltre al bene già detto, sarà un modello per tutti gli ingegneri del mondo, per tutte le nazioni del pianeta, “dalla Thailandia alla Nuova Zelanda”, da Terranova alla Terra

del Fuoco. Insomma, dopo la data fatidica in cui milioni di auto e Tir attraverseranno ogni giorno le mitiche sponde, saranno in molti ad ispirarsi al nostro ponte per congiungere finalmente, agli antipodi, lo stretto di Cook; Dover a Calais (visto il fallimento del tunnel sotto la Manica) e perché no, Valencia alle Baleari . Questo Ponte insomma è talmente speciale che al confronto tutto quello che in materia è stato finora realizzato, come i ponti dei film americani, sembra fatto con le costruzioni LEGO. Infatti già parecchie università straniere hanno deciso di sospendere i corsi di Ingegneria delle Grandi Infrastrutture in attesa che venga ultimato questo miracolo del Genio Italico che fu già di Michelangelo e del Brunelleschi. Continuare a parlare di ponti, a Yale come a Cambridge, senza pensare allo stretto, sarebbe come insegnare a comunicare con i segnali di fumo in un’epoca in cui il cellulare si regala alle feste di battesimo. E in Giappone? Tutto bloccato anche lì, naturalmente, in attesa di studiare il ponte più antisismico del mondo,

Ambiente

capace di resistere persino ad un terremoto (e conseguente maremoto) in grado di radere al suolo di nuovo Reggio e Messina. E Dio solo sa quanto sia utile, in casi del genere, avere una via di comunicazione intatta, se non altro per sgombrare i morti e le macerie. Anzi, dopo l’Abruzzo, è proprio l’occasione buona per verificare nuove tecniche antisismiche: bastano appena dodicimila miliardi delle vecchie lire. Gli scienziati assicurano inoltre che, in caso di forte vento, il ponte può oscillare fino a otto metri ! A me, sinceramente, viene la nausea per molto meno, ma se ai caselli regalano confezioni di Travelgum, magari uno ce la fa (se non finisce a mare con tutta l’auto). E allora Viva il Ponte sullo Stretto! Con l’augurio che ci faccia dimenticare gli ospedali fatiscenti e le finte fabbriche, i treni con le zecche, le strade e i paesi che si sbriciolano ad ogni acquazzone e l’ autostrada eternamente “ripezzata”. Quanto al terremoto siculocalabro prossimo venturo, prendiamo tutti esempio dal Capo del Governo: in fatto di scongiuri non lo batte nessuno.

13


Anno I n°2, 15 dicembre - 15 gennaio 2011

Settimana della Cultura Egiziana Cultura - Eventi

A dare il via, la settimana della cultura egiziana che ha fatto tappa a Vibo Valentia dal 5 all’11 dicembre. L’iniziativa, in realtà di carattere regionale, tant’è vero che sono state coinvolte anche Reggio Calabria e Cosenza, è servita per consentire all’intera Calabria importanti scambi culturali e favorire la realizzazione di progetti di cooperazione tra l’Egitto e la nostra Regione, attraverso la stipula di protocolli d’intesa. Vibo, in particolare, nella persona del sindaco Nicola

D’Agostino e dell’Assessore Nicolino la Gamba, ne ha firmati ben otto, tra cui spiccano quello relativo al settore culturale e della for-

mazione scolastica. Nell’ultima giornata lo storico incontro con l’Ambasciatore d’Egitto in Italia,

Asharaf Rashed e il Governatore della  Regione di Damietta, Fathi Elbaradie.

Premio Internazionale Lìmen Arte 14

Dall’11 dicembre al 23 gennaio 2011 la Camera di Commercio propone la seconda Edizione del Premio Internazionale Lìmen Arte con un padrino d’eccezione il Prof. Vittorio Sgarbi. L’evento, patrocinato dalla Regione, dalla Provincia e dal Comune di Vibo, nonché dalla Sovrintendenza per i Beni Storici, Artistici e Etnoantropologici della Calabria è caratterizzato dall’esposizione di 93 opere d’arte contemporanea, di eccellenti artisti nazionali ed internazionali che occuperanno le splendide sale del Palazzo Comunale Enrico Gagliardi. La mostra è divisa in cinque sezioni: “L’opzione monocromatica: dal tutto bianco al tutto nero” in cui sono esposte le opere di artisti come il pizzitano Angelo Savelli, la veneziana Maria Baldan, Teresa Noto, Elio Mazzella; “Artisti italiani”

una rassegna di ben diciotto opere; “Artisti stranieri” in cui sono racchiusi i lavori di undici artisti di diversa nazionalità, a dimostrazione che l’arte è anche integrazione e multiculturalità; le 23 particolari riproduzioni della sezione “Scultura” ed infine i venti “Calabresi emergenti”. Con il Premio Internazionale Lìmen Arte la Camera di Commercio – evidenzia la nota della Camera di Commercio- intende promuovere l’arte come risorsa per lo sviluppo della città e del territorio, coniugando aspetti culturali a quelli economici e produttivi, tanto più per lo stretto collegamento che vie-

ne attuato soprattutto con il mondo della scuola, coinvolto in una serie di iniziative connesse, che avranno luogo durante il periodo di durata della mostra”.

per ogni opera, in ciascuna delle sezioni. I diversi stili, irrompono davanti agli occhi, li pervadono, lasciando a bocca aperta: è la magia dell’arte!!!

E’ un crescendo di emozioni

Per la tua Pubblicità Su calabria@cittaeregione.it


Città e Regione Calabria

calabria@cittaeregione.it

Parola ai Lettori Lettera aperta al Signor Sindaco Al Presidente del Consiglio Comunale Ai Signori Assessori

Periodico mensile di cultura registrato presso il Tribunale di Velletri il 30.06.2009 n°14/09 Anno I 15 Dicembre - 15 gennaio 2011

00040 Pomezia (Roma) Italia Direttore Responsabile: Francesco De Marco direttore@cittaeregione.it Editore: Antonio Armenia Grafica: Simone Stoppioni Caporedattore Calabria Cecilia De Marco calabria@cittaeregione.it Locale e Regionale Angela Amato Ambiente Pino Paolillo Cultura Alberto Russo Si ringrazia per la collaborazione L’amico Alessandro Restuccia

Ai Signori Componenti del Consiglio comunale Città di Pizzo Illustrissimo Signor Sindaco, Presidente del Consiglio ed Illustrissimi Signori Assessori e Consiglieri, mancano all’incirca cinque mesi dall’inizio della nuova stagione turistico-commerciale in cui gli esercizi di Pizzo, centro e marina, cominceranno ad avere di nuovo a che fare con il periodo dell’anno in cui si ha il maggiore numero di clienti e consumatori favorito dal passeggio del week-end e dalla vita notturna della popolazione locale o turistica, sperando, ovviamente, che nel 2011 si riesca a recuperare il momento di crisi economica che anche Pizzo ha dovuto subire nell’ultima stagione. Gelaterie, ristoranti, pizzerie, botteghe commerciali e di artigianato contribuiranno ancora una volta a richiamare gente dalle località limitrofe e anche dalle altre città maggiori calabresi consentendo alla città di vivere grazie anche a quanto verrà speso dai vari visitatori e turisti che come ogni anno scelgono Pizzo come luogo di ritrovo, incontro e consumo. Tuttavia per esperienza lunga e diretta vorrei ricordare che la capacità della città di ricevere o ospitare gente non residente dipende da due fattori essenziali: dalla capacità di fare promozione turistica e di organizzare eventi e attività di animazione locale; e dalla capacità della città di essere facilmente accessibile per chi proviene da fuori muovendosi con mezzi privati individuali o collettivi e/o con mezzi pubblici Questo secondo aspetto è in effetti l’aspetto principale anche se spesso in passato si è partiti dal primo per poi chiedersi come affrontare il secondo. Infatti, come già saprete, se si attira gente nella nostra città organizzando spettacoli o promuovendo la visita al museo Murat o alla Chiesetta di Piedigrotta, per esempio, senza però pensare a come quella stessa gente potrà, una volta arrivata a Pizzo, lasciare in sosta diciamo per due-tre ore almeno la macchina allora si rischia che gran parte dello sforzo promozionale vada a finire perso. Anzi più l’attività di promozione avrà successo e peggio saranno le condizioni della città: caos, lamentele e soprattutto un passaparola di chi dirà “sono stato a Pizzo ma son dovuto tornare indietro perché non ho trovato dove parcheggiare”. Questa situazione genererà effetti negativi sull’immagine di Pizzo ma soprattutto perdita di guadagni per tutte le attività commerciali ed i pubblici esercizi che vivono proprio sul numero della gente che arriva a Pizzo e che, chi più e chi meno, qui spende per una pizza, una bibita con gli amici, un gelato seduto al tavolino di Piazza della Repubblica o della Marina, una cena in uno dei ristorantini tipici presenti un po’ dappertutto. Ecco perché con l’anticipo di 5 mesi sono a chiedere alle SS.LL. di voler immediatamente porre all’attenzione degli Uffici e del Consiglio la individuazione delle aree parcheggio che dovranno servire l’asse Corso Garibaldi-Piazza della Repubblica da una parte e l’area della Marina dall’altra e la definizione delle modalità organizzative e gestionali delle stesse oltre che le modalità di ingresso ed uscita delle autovetture private da e per le aree di interscambio. Ritengo fondamentale che si affronti il problema fin da subito e che vengano individuate interventi infrastrutturali e soluzioni organizzative già entro il prossimo mese di gennaio al fine di avere poi il tempo di realizzare quanto necessario per assicurare per l’inizio della stagione estiva adeguate possibilità di accoglienza per i visitatori ed i turisti oltre che per la normale clientela. In un precedente intervento avevo in particolare formulato delle proposte per la Marina al fine di poter sfruttare anche le aree situate prima della Seggiola cercando di conciliare gli afflussi veicolari con l’area pedonale. La stessa cosa vale per chi deve affluire su Piazza della Repubblica con riferimento ai parcheggi già esistenti.

Sito Internet:

www.cittaeregione.it Chiuso in Redazione in data: 15.12.2010

E’ per questo che chiedo, anche a nome degli altri commercianti ed esercenti, alle SS.LL. tutte, Sindaco, Assessori e Consiglieri di voler affrontare la problematiche e di voler approntare un adeguato piano per l’accessibilità alla Città e per i parcheggi che devono servire per il centro storico e la Marina, oltre che ogni altra ipotesi utile ad incrementare la capacità di ricezione ed i servizi di interscambio per la gente che viene da fuori. Ribadisco la mia disponibilità a collaborare con idee e proposte a questo piano ma confidiamo nella competenza e capacità delle nostre Strutture comunali e nella piena volontà delle SS.LL. di creare le migliori condizioni per favorire lo sviluppo delle attività commerciali della Città di Pizzo. Con piena fiducia Sinibaldo De Marco

inviaci le tue riflessioni a: calabria@cittaeregione.it

15



Città e Regione - edizione Calabria n.2