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REVUE

DE

PRESSE

SEPTEMBRE 2019


lla ntine vifini e aeato

che segnano il passaggio di Bond in Italia) e alle condizioni meteo affatto idilliache, 007 nulla può fare. L’Arco Magno, il promontorio roccioso che incastona il mar Tirreno, era la location scelta per il set. Oggi quel promontorio sarà deserto: nessuna comparsa, nessuna macchina da presa, nessuna possibilità

A Matera Daniel Craig sarà per la quinta volta James Bond

hanno fatto breccia. Potrebbe aprirsi una strada per la ripresa di altri film. È questo il finale, quello migliore, che proietta speranza nella popolazione. “No time to die”, prodotto da Eon Productions per Metro-Goldwyn-Mayer e Universal Pictures, è in uscita ad aprile 2020.

Gazzetta deldoc,Sud Maura Guerrera Messinese a Marsiglia dal 2013 Sortie Lundì 23 Septembre 2019 L’album della messinese Maura Guerrera

oggi 70 anni

ri, Bruce The Boss!

oloso di un’esistenza dedicata al rock. Grande rmer unico, è più che un musicista: è un’icona

70 na la adria ioubalcidiele di orua, un msta aE ea èDaniel ve-

Un incontro tra culture realizzato con l’artista algerino Malik Ziad Marco Bonardelli

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Cultura Spettacoli

a consed’imbatdel naga en anae ittadina,

riun ò: la naelgoli la- sugien paesini sitati in beGuduzione, ate, be aprirararo-di altri olle migliola poponto en Non solo rockstar Bruce Springsteen in concerto e con Obama che gli ha conferito la “Medaglia della libertà” ogi-da Eon on- lavoratori anche se non ho mai lavora- Band entrano il suo vecchio amico Little successo riproducendo stilemi collautro-Goloni to in vita mia» confessa con la sua au- Steven Van Zandt, Roy Bittan e Max dati: i suoi fan sono abituati a svolte ctures, è toironia: Bruce si è formato nei locali Weinberg. Bruce vuole un suono che ri- impreviste, momenti di pausa, avvenMaura Messinese doc, a Marsiglia dalso-2013 ture in altri ambiti, dischi dolenti e cordi il Wall of Sound di Phil Spector: e dellaGuerrera scena musicale as- del Jersey Shore ne di Asbury Park degli anni ‘60. È lì, du- no session interminabili, estenuanti. Ma oscuri, prove acustiche. Ed è proprio la so- rante session che finivano all’alba, che le sliding doors girano per il verso giusto sua coerenza, la sua naturale empatia, lla ha imparato i fondamenti del mestie- e il risultato è “Born to Run”, uno dei di- la capacità di fare del rock’n’roll uno ue- re e soprattutto ha imparato a memo- schi più importanti della storia del rock. strumento di redenzione che lo hanno ew ria lo sterminato repertorio su cui ha Non è un caso che “Born To Run” sia an- reso un leader morale. C’è una cosa che ha accompagnato s è costruito parte della sua leggenda. La che il titolo della sua autobiografia. In uo- sua gioventù è corsa via tra sogni di realtà da quel momento non tutto sarà Springsteen in tutta la sua carriera: la ol- rock’n’roll e pochi soldi, in una situa- così facile. Neanche dopo l’esplosione di sua irresistibile capacità di performer, on- zione di naturale integrazione etnica “Born in the Usa”, l’album che gli conse- uno dei più grandi mai apparsi su un dai che è l’opposto dell’America di Trump gna lo status di superstar e una popola- palcoscenico. Non sbaglia chi dice che rità che ha raggiunto ormai i quattro an- il mondo si divide tra chi ha visto il tto e delle teorie sovraniste. Boss dal vivo e chi no: i suoi concerti soL’arrivo al successo non è stato facile: goli del mondo. ne, Bruce è un uomo inquieto incapace no leggenda, un rito laico della durata fi- una gavetta dura, l’esordio discografico a il nel 1973, dopo un provino con il leggen- di fare compromessi, di cavalcare il minima di tre ore abbondanti (in Italia ha superato quattro ore) in cui c’è m- dario John Hammond, l’etichetta di una comunione totale tra la platea e il du- «nuovo Dylan». Il contratto è per tre alcontadini siciliani – conLauna partiE Street Band è una delle più due non vendono bene. Si culture nza bum, i primiUn incontro tra Il 25 ottobre al cinema palco. colare attenzione per le tecniche di band della stoentusiasmanti backing ore arriva al 1975, l’ultima chance. Se l’al- il film “Western Stars” realizzato con l’a r t i sta dotata di un an- bum va male lo aspetta un futuro da emissione vocale eria, i contesti di suono ese- unico. Bruce ceE già lavora questo rito con la forza di chi sa All’orizzonte c’è un Ziad esi- promessa mancata. algerino Malik cuzione – partendolebra da questi suoni che il palcoscenico è l’unico posto in oll. solo concerto. Durante le registrazioni a un nuovo progetto per raggiungere altri stili meditercui si senta davvero al sicuro. E per chi cambia produttore, due membri della con la E Street Band Marco Bonardelli ranei, sia della tradizione l’ascolta èche cibo della per l’anima. dei band lo abbandonano, nella E Street

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Ecco “Spartenza” tra i canti siciliani e i ritmi berberi

L’album della messinese Maura Guerrera

Ecco “Spartenza” tra i canti siciliani e i ritmi berberi

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traordinario incontro tra due culture musicali del Mar Mediterraneo, “Spartenza”, album realizzato dalla messinese Maura Guerrera con l’algerino Malik Ziad – co-prodotto dalla Citè de la Musique di Marsiglia e dalla toscana RadiciMusic Records – è disponibile sulle principali piattaforme strea-

contemporaneità. Vera e propria ambasciatrice del nostro repertorio, l’artista alterna l’attività discografica e concertistica a quella divulgativa dei canti orali siciliani (nel maggio 2017 ha curato nella città francese la direzione artistica della Settimana Siciliana alla Cité de la Musique, che produce e sostiene tutti i suoi lavori). Interes-

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traordinario incontro tra due culture musicali del Mar Mediterraneo, “Spartenza”, album realizzato dalla messinese Maura Guerrera con l’algerino Malik Ziad – co-prodotto dalla Citè de la Musique di Marsiglia e dalla toscana RadiciMusic Records – è disponibile sulle principali piattaforme streaming e di vendita online. Il disco, nelle sue dieci tracce, affianca le ninne nanne contadine e i canti di lavoro della tradizione siciliana ai ritmi e alle melodie tipicamente berberi, in una fusione di sonorità vocali e strumentali che testimonia una forte affinità tra i due patrimoni artistici, tanto nelle melodie, quanto nell’intensità dei contenuti e delle emozioni. Ce lo conferma la stessa Guerrera: «I canti di donne registrati da una cantante in Algeria hanno le stesse tematiche dei canti contadini siciliani e del Sud italia. Il Mediterraneo è un grande territorio e lo stesso Malik riconosce i modi dei miei canti. La presenza araba e bizantina in Sicilia penso abbia influenzato anche la musica. Io e Malik parliamo lingue molto simili ed abbiamo avuto percorsi paralleli. Lui è nato e cresciuto in Algeria e vive in Francia, esattamente come me che sono nata e cresciuta in Sicilia e poi arrivata lì. Entrambi ci nutriamo della musica dei nostri antenati e per me la tradizione siciliana agropastorale è la musica berbera d'Algeria». I due artisti, infatti, sentono forte il senso delle loro radici e quello della separazione dalla terra d’origine, come testimonia il titolo dell’album. «“Spartenza” è questo essere divisi tra due terre – chiarisce Guerrera – ma anche il provare a diventare un ponte tra questi luoghi per rendere vivibile la scissione». Intensi i significati del disco, che porta la drammaticità di “Spartenza amara” e “Figghia mia riposa un pocu”, la delicatezza di “Muttetta” e “Figghia mia quantu si fina”, assieme alla malinconia di “Sta terra nun fa pi mia”; ma anche le ritmiche incalzanti di “Affacciti bbedda e sentimi cantari”e quelle in crescendo del brano apripista “Ramu vecchiu”. Inciso con la consulenza artistica di Manu Théron, leader della band folk Le Còr de la Plana, “Spartenza” rappresenta un nuovo capitolo dell’attività artistica della Guerrera, marsigliese d’adozione dal 2013, che da più di vent'anni studia i canti

contadini siciliani – con una particolare attenzione per le tecniche di emissione vocale e i contesti di esecuzione – partendo da questi suoni per raggiungere altri stili mediterranei, sia della tradizione che della contemporaneità. Vera e propria ambasciatrice del nostro repertorio, l’artista alterna l’attività discografica e concertistica a quella divulgativa dei canti orali siciliani (nel maggio 2017 ha curato nella città francese la direzione artistica della Settimana Siciliana alla Cité de la Musique, che produce e sostiene tutti i suoi lavori). Interessante il percorso di formazione, che parte dalla nostra regione nel 1996, anno in cui si avvicina alle tradizioni musicali siciliane, grazie all’incontro col pastore Nino Sergio, suonatore del doppio flauto di canna, col musicista Salvatore Vinci ed altri artisti che continuano a tramandare la musica tradizionale agropastorale dei Monti Peloritani. Contemporaneamente si appassiona allo studio del tamburello con Fabio Tricomi, e approfondisce la tec-

«È essere divisi tra due terre, ma anche provare a diventare un ponte tra questi luoghi...» nica tipicamente messinese di questo strumento con Pietro Morabito. Successivamente la Guerrera intreprende gli studi alla Scuola popolare di musica del Testaccio di Roma, dove per due anni, grazie agli insegnamenti di Giovanna Marini, si accosta alla tecnica del canto contadino. Diverse e importanti le sue collaborazioni dal 1999 ad oggi in Italia e nel mondo, con musicisti del calibro di Lino Cannavacciuolo, Daniele Del Monaco, Pietrarsa e Mimmo Maglionico. Fondamentale anche il suo apporto al progetto “Canti e Incanti di Sicilia” con Giancarlo Parisi e Katia Pesti. Nel 2014 la nostra artista approda in Francia per studiare tecnica vocale con Martina A. Catella, musicista ed etnomusicologa, alla scuola Glotte-Trotters di Parigi. Dopo “Spartenza”, Maura Guerrera realizzerà nel mese di ottobre il progetto “A Vuci Longa”, prodotto dalla Citè de la Musique, dove coinvolgerà Oriana Civile, artista di Naso che come lei si dedica all’esecuzione e divulgazione del nostro patrimonio musicale. Un’importante iniziativa che renderà omaggio ai repertori polivocali dei contadini siciliani.


Zibeline Sortie du 25 Septembre 2019

Au premier trimestre, les femmes tiennent la barre. Les réjouissances, le bien nommé festival, ouvre en trois soirées une saison en cours de construction. Un premier rendez-vous avec le spectacle TraverSons, jazz en cépage qui réunit la pianiste Perrine Mansuy, le violoncelliste Éric Longsworth ainsi que Jean-Luc Di Fraya aux percussions et au chant (28 septembre). Ce concert commenté à destination de tous les publics se veut une expérience musicale quasi pédagogique pour apprendre et comprendre la part d’improvisation et d’écriture dans le jazz. Les ondes est une proposition d’une autre pianiste, Amandine Habib autour des œuvres de Couperin et Debussy (23 septembre). Une sélection de pièces qui s’entremêlent et se font écho, faisant fi des époques, pour ne garder que l’empreinte d’une poésie commune aux deux maîtres. Ambroisie et Hydromel entre terre et ciel scelle l’union poétique entre le ténor Marc Filograsso et la pianiste Marion Lotard. Des poèmes français et italiens mis en musique pour saisir la douceur de la langue, jouer avec hardiesse des modulations et faire résonner la beauté des mots (29 septembre). Au croisement de la Méditerranée et de l’Orient, l’ensemble À cordes et à cœur et la Cie Al Masîra donnent naissance à Aremu. Luth d’Istanbul, lyra grecque, oud, daf, derbouka et autres percussions s’accordent sur des chants d’amour, de nostalgie et de voyage, sublimés par la voix d’Anne Vassiltchikoff et les mouvements de la danseuse Virginie Recolin-Ghanem (4 octobre) À Lipari, dans la province de Messine dont est originaire la chanteuse, le terme A vuci longa désigne des chants paysans à plusieurs voix. C’est aussi le nom du nouveau projet de Maura Guerrera, membre des Dames de la Joliette et entourée pour l’occasion de plusieurs invités. Après Spartenza, création en duo avec Malik Ziad autour des rythmes exaltés d’Algérie et des chants paysans de Sicile, Guerrera s’intéresse plus particulièrement cette fois aux chants des femmes et aux formes de polivocalité dans la tradition rurale de l’île italienne (11 octobre). Interprète de renommée internationale spécialiste des musiques sacrées, Françoise Atlan vient présenter Entre la rose et le jasmin. Accompagnée de Nidhal Jaoua (qanun), Colin Heller (violon, mandolines, nyckelharpa) et de l’ensemble vocal féminin Bilbilikas, elle nous invite à un voyage à travers des œuvres poétiques et littéraires de grandes figures féminines qui ont marqué différentes époques des trois cultures monothéistes (7 novembre).


Jazz magazine Sortie du 29 Septembre 2019

JAZZ EN CEPAGE / TRAVERSONS - Perrine Mansuy Trio Dans le cadre de MPG 2019, année de la gastronomie, qui souligne le travail de cette filière, le concert du trio de la pianiste Perrine Mansuy ouvre le festival Les Réjouissances qui participe d’une volonté affirmée de rendre encore plus attractif le territoire de la Métropole. http://perrinemansuy.com/TraverSons.html Quinze jours après la venue de l’équipe de François Régis Gaudry ( On va déguster, le dimanche de 11h à 12h, sur France Inter, présentant en direct la cuisine marseillaise, depuis la BMVR de l’Alcazar), c’est au tour de la Cité de la Musique, en ce lieu extraordinairement insolite de la bastide de la Magalone, et de ses jardins (cachés) classiques, en face de l’Unité d’Habitation marseillaise du Corbusier, Bd Michelet, d’accueillir une série d’événements, organisés par MARSEILLE CONCERTS, alliant plaisirs gustatifs et musicaux. Un concept intéressant et original, puisqu’après une dégustation de vins bio de la cave de Baille, et de fromages (Kalou), le trio propose un concert commenté pour tous publics, amateurs de musiques et de gastronomie. La volonté pédagogique prend tout son sens ici, à la Cité de la musique, car le jazz, cette musique, devenue savante, du XXème siècle, n’est pas toujours bien comprise de nos jours. Construisant ce projet autour de commentaires avec l’aide du promoteur de spectacles vivants Crea gency, la pianiste souligne le rôle important de la transmission dans un parcours de musicien. Elle insiste sur l’improvisation capitale, sans trop s’attarder sur les différences entre improvisation et composition, sujet souvent débattu dans le jazz, prétexte à de nombreux malentendus. Perrine avoue des influences diverses qui traversent sa musique. Elle vient du jazz certes, avec un cheminement bien à elle, toujours un pas de côté. Ce qui se confirme volontiers quand on écoute ses compositions. J’ai eu la chance d’entendre l’un de ses premiers duos, il ya près de 20 ans, Verso, avec Valérie Pérez qui inventait littéralement une autre langue, chantée. Où le texte devenait élément de la partition musicale, autorisant un accès à d’autres voies sensorielles. Suite...


Une musique pédagogique? Un spectacle qui se veut en tous les cas, “ludique, simple, accessible, acoustique”. “Ludidactique” en somme, pour utiliser un mot valise. Prenons un exemple précis que la pianiste développe : le choix d’une note dont elle va changer la couleur, selon l’harmonie choisie. Les notes sonnent différemment ainsi, et la mélodie qui en résulte en est transformée, même en restant dans une gamme majeure. Le trio va donner, autour de certains extraits musicaux, quelques clés du langage musical du jazz, insistant notamment sur l’improvisation et la liberté qu’elle procure aux musiciens de jazz, en fait, à tous ceux qui s’essayent à cette pratique, quelle que soit leur formation. Et ceci est important car, quand la pianiste présente ses acolytes, elle insiste sur leur origine musicale, souvent éloignée du jazz. Mais à eux trois, ils créent un jazz actuel, libre, selon les goûts et le parcours des membres du trio. Jean Luc di Fraya, par exemple, percussionniste et vocaliste marseillais vient du rock, du funk, de la soul, adore chanter (nous en aurons une démonstration dans une de ces impros qui jalonnent ses concerts). Il met en place le rythme, installant dans l’espace une “clave” (clé) que l’on peut jouer ou pas. Le tempo, la métrique donnent la pulse. Perrine explique, avec des extraits, comment on joue à trois temps (“Padam, padam”), à 4 temps ( “Billie Jean”) voire 5 temps avec des mesures de 5/4 (évidemment le tube mondial de 1959 de Dave Brubeck avec Paul Desmond “Take 5” dans l’album du quartet Time out). Ce qui donne au violoncelliste d’origine canadienne, installé dans la Drôme, Eric Longsworth, la possibilité de présenter une autre de ses compos, en 7/8, lui qui n’hésite pas à jouer des tangos valses. Avec ces métriques différentes, on l’entend et le voit même, c’est le mouvement de la musique qui est changé. S’il vient du classique avec un détour par le folk, cela s’entend aussi quand il joue. Il apporte une « touche » nord américaine, sait aussi colorer l’ensemble de nuances romanesques, souvent élégiaques. Ou quand il utilise l’archet à grands traits, à la Philip Glass, dans l’une de ses improvisations qui débutent une composition. Le programme de ce concert original est donc varié, avec des compositions mises ainsi en lumière du Rainbow Shell, sorti sur le label limougeot de JM Leygonie, Laborie, en 2016,avec le même trio, augmenté du guitariste Rémy Decrouy, du chanteur Mathias Haug, inspiré par la poétesse, novelliste voyageuse néo-zélandaise, Katherine Mansfield. Je reconnais “Danse avec le vent” qui annonce à sa façon le tout dernier album de la pianiste, sorti hier sur Laborie, présenté cette semaine au Studio parisien de l’Ermitage (20ème) à l’occasion du festival ERMI’JAZZ, avec la formation née en 2017, Les Quatre Vents ( Mansuy/Leloil/Fenichel/Pasqua); il y a aussi “Tomettes et plafond haut” créé lors de l’installation à Marseille de la pianiste dans ce type d’appartement spécifique de la cité phocéenne. Elle est influencée, on le sent, par des images, souvent très concrètes, des émotions ressenties au contact de la nature. Jusqu’à sa “Ending Melody”, intimiste et frémissante qui résume sa collection de coquillages, une “dream pop” de chansons venus de l’enfance, avec un piano au fond de la mer, comme dans le film de Jane Campion La leçon de piano. Je ne connaissais pas, enfin, cette “curiosité” inspirée aussi par le cinéma, “Xanadu”, tout droit sorti de Citizen Kane, le chef d’oeuvre baroque d’ Orson Welles, servi par la musique de Bernard Hermann. Soit une vision de cette maison étrange, inquiétante avec des bruits au piano préparé, utilisant tout l’instrument de façon résolument percussive, pour rendre audible cette maison qui résonne. Avec le public, enchanté, nous quittons enfin la voûte étoilée et feuillue du lieu, dans la douce nuit encore estivale de la fin septembre. Si vous vous intéressez à l’univers de Perrine Mansuy, allez (ré)écouter les albums plus anciens Mandragore & Noyau de pêche (Ajmi) ou encore Vertigo Songs. En attendant le nouveau CD Laborie, sorti ces jours derniers.


Zibeline Sortie du 30 Septembre 2019

Marseille Concerts proposait dans l’écrin de la cour symétrique de La Magalone son Festival Les Réjouissances, dégustations culinaires et œnologiques à la clé mais aussi, et surtout une série éclectique de concerts de haut-vol avec en ouverture le spectacle au titre aussi riche de sens qu’énigmatique : « TraverSons ». Aux côtés de la pianiste de jazz Perrine Mansuy, deux « acolytes » de longue date, le violoncelliste Éric Longsworth et le percussionniste (et chanteur) Jean-Luc Di Fraya. Les trois musiciens ne se contentèrent pas de présenter une succession d’œuvres en rivalisant de virtuosité, mais initièrent avec une fine intelligence le public aux arcanes du jazz, décomposant les divers tempi, les assortissant d’exemples choisis… Le ton de la conversation, du partage, complice et espiègle accorde au spectateur une familiarité nouvelle avec les œuvres interprétées et avec quel brio ! Jeu clair et délié de la pianiste, profond et étonnamment proche parfois du son d’instruments à vent, du violoncelliste, imperturbable et imaginatif des percussions… Jean-Luc Di Fraya se transformant à l’occasion en chanteur flamenquiste plongé dans les entrailles du piano dont il extrait de nouveaux sons percussifs, dialoguant avec ceux émis par l’action des touches du clavier : un bonheur de fantaisie virtuose ! « Composer de la musique, c’est comme pour un très bon plat, il faut de bons ingrédients, sourit Perrine Mansuy : une belle mélodie, un habillage d’harmoniques aux couleurs justes et variées et du liant, autrement dit, un rythme ». Les auditeurs sont alors invités à donner quatre notes qui deviennent mélodie après quelques tâtonnements pour l’assemblage, auquel on ajoute trois couleurs, Jean-Luc trouve le rythme… cela suffit à la naissance de la magie ! Le concert s’achève sur l’onirique Ending Melody et reprend en bis le sublime Rainbow Shell (qui a donné le titre de leur album). Fabuleux ! La Magalone, Marseille, 28 septembre


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Revue de presse Septembre 2019  

Revue de presse Septembre 2019  

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