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impronte VOL. 07 NO. 02 Ottobre Novembre Dicembre 2013


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UNO STRANO CONNUBIO: I NUMERI E LA SEMANTICA VOL. 07 NO. 02 Ottobre Novembre Dicembre 2013

impronte PERIODICO TRIMESTRALE DELLA CONFEDERAZIONE ITALIANA SINDACATI LAVORATORI FPS COMUNE DI PADOVA

Numero 2/2013

Ottobre-Novembre-Dicembre DIR. RESPONSABILE: Patrizia Cavinato REDAZIONE: Mauro Barbieri Monica Cavinato Franco Zanon Ha collaborato: Sofia Simonato PROGETTO GRAFICO: Redazione CISL Comune di PD DIREZIONE E REDAZIONE Via Monte di Pietà, 3 35100 PADOVA Tel. e Fax. 0039 49 8205032 email: redazione@cislcomunepadova.it web: www.cislcomunepadova.it EDITORE: CISL FPS Comune di Padova Aut. Tribunale di Padova n. 2082 del 17/5/2007 Tutte le informazioni qui pubblicate possono essere liberamente riprese citando la fonte: IMPRONTE Periodico Trimestrale della Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori FPS Comune di Padova

di Patrizia Cavinato Ci sono parole che evocano nella mente di ognuno di noi oscuri presagi. Altre invece che suscitano ilarità generale; altre ancora stupore, dubbio, sconcerto, rabbia, etc. Altre invece non c’è verso che siano comprese e tanto meno metabolizzate, specie se aprono la porta a pseudo “rivoluzioni” che potrebbero (e il condizionale è d’obbligo) portare a qualche rinuncia. Dopo decenni in cui il “pubblico” si è trovato spesso e volentieri a mescolarsi con il “privato”, confondendo il chi e il quando, il come e il perché, in un connubio che definire amorale è poco, sono giunti gli anni della crisi economica, dell’affanno chiamato spread, in cui il “pubblico” è stato (e viene) demonizzato, assunto come simbolo di tutti i mali, causa principale del deficit del nostro paese. E allora, tra un bastone e l’altro, si è colpito nel mucchio, sollevando una coltre di polvere, per confondere gli animi, per far credere che gli asini volano, in buona sostanza per lasciare le cose come stanno a vantaggio sempre dei soliti “noti”. Tanti Don Fabrizio di Salina di Donnafugata messi assieme, uniti da uno spregiudicato progetto: il cambiamento nella continuità. Veniamo alle parole e al loro significato. Esistono tanti modi per risanare un bilancio pubblico disastrato e non occorre essere un grande economista per capirlo. Senza avventurarsi nei terreni impervi delle riforme complicate dagli esiti incerti e dalla gestione difficoltosa. Le leggi ci sono, forse anche troppe: vanno “SOLO” osservate. E in caso di inosservanza, la certezza del diritto impone che debba esserci la sacrosanta sanzione. Le leggi esistono e non per essere bypassate! Altrimenti si entra nel regno dei furbi, del “chi arriva per primo, meglio alloggia”. Come si può far ripartire l’economia in questo Paese? Come si può far funzionare meglio la macchina dello Stato? Serve la bacchetta magica di Amelia la fattucchiera o forse non è giunto il momento di dare spessore (e valore) alle parole e fare seguire alla semantica la fase della concretezza! Non è questa la sede per riaprire tutto il capitolo trito e ritrito della spending review. Permettetemi soltanto una riflessione sulla parola “riorganizzazione”. Parola assai utilizzata, spesso a sproposito,soprattutto ad uso e consumo di chi in realtà ha poca voglia di riorganizzazione. Perché essa presuppone un cambiamento radicale di marcia! Che non si può o non si ha voglia di fare. In questo numero di IMPRONTE tentiamo di parlarne, ancora una volta, per provare a creare qualche breccia, per riprendere le fila di un discorso, perché il pubblico è nostro, lo “stato siamo noi”, nell’unico significato possibile. Per dirla alla Pietro Calamandrei, perchè è necessario riscoprirsi partecipi di un comune destino e recuperare la coscienza morale dei Costituenti. Riorganizzazione non è solo questione di numeri, ma soprattutto di “risorse umane”, di lavoratori. E un sindacato serio non può esimersi dal mettere in primo piano il lavoratore. E’ giusto chiamarlo come si deve: il lavoratore. Perchè la nostra Costituzione parla di lavoratori e lavoro, di uomini e donne e non di “risorsa umana”. E anche qui la semantica può aprire strani (e ambigui) varchi, che purtroppo ci avvicinano troppo ad un’altra grande disciplina: la matematica! Le novità legislative degli ultimi anni hanno profondamente cambiato gli schemi della burocrazia tradizionale e del lavoro pubblico. Alcune fasi dei vari procedimenti, necessari per arrivare a fornire un servizio, scontano un elevato grado di complessità e soprattutto non sono standardizzate. Mancano delle linee guida, delle indicazioni pratiche che diano una certa affidabilità metodologica al procedimento e al lavoro da fare. Quello che purtroppo emerge è una diffusa disorganizzazione che risulta ancora più evidente quando vengono introdotte delle novità a livello legislativo. Per far funzionare gli ingranaggi dello stato, dell’ente locale, etc. è necessario portare il management, i dirigenti e tutto lo staff di vertice dell’amministrazione ad una presa di responsabilità. E qui si apre una voragine. Una nota dolente assai comune a molti settori del Pubblico. Dirigere significa pianificare, organizzare, avviare delle attività di controllo ed è esattamente quello che non viene fatto. Nè qui nè altrove. Ed ecco la sfida. Bisognerà capirne il perché, ed avere il coraggio di cambiare. Tutti assieme, dalla “testa” ai “piedi”, proprio perché “lo stato siamo noi”. Poi si tratterà di vedere quanti fra noi, come Tancredi a Angelica di gattopardesca memoria sapranno sfruttare il cambiamento diventandone partecipi! Nunc et in hora mortis nostrae. Amen Ai posteri l’ardua sentenza!


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Sommario Primo piano 4 Dalla parte dei lavoratori RIORGANIZZIAMO...CI

5 Ecco la “nostra” piattaforma Riorganizziamo i dirigenti

6 Digitalizzazione e formazione Agenda digitale-FormazioneFondi europei Le criticità

Società e diritti 8 La Parabola del cotechino 9

Lavoratori tedeschi

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Ci siamo anche noi 12 Il cielo stellato e la legge morale

Rubriche 13 Medicina Padova: nuova arma contro i tumori Un soffio nello smartphone per la nostra salute

13 Notizie da Palazzo 14 In pillole. Notizie flash

L’opinione a cura di Mauro Barbieri 15 I soldi e l’amicizia

senza medico fiscale Pensioni d’oro: scandalizzarsi è un “diritto”

Cultura ecologica

10 Giovani e futuro

16 Questione di .... umanità

Giovani che “si inventano”

C’è una buona notizia e una cattiva.

La buona notizia è che il popolo italiano è un paese di laboriose formichine, almeno nella stragrande maggioranza dei suoi abitanti; la cattiva invece è che il manipolo di cicale ha deciso che non è ancora giunto il momento di mettere da parte la cetra e smettere di cantare. Così, tra uno stornello e quello successivo, la casta continua a promettere di tagliare il superfluo, ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.

NEWS


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PRIMO PIANO: la riorganizzazione

DALLA PARTE DEI LAVORATORI

RIORGANIZZIAMO...CI RIORGANIZZIAMO IL LAVORO Le novità legislative degli ultimi anni hanno profondamente cambiato gli schemi della burocrazia tradizionale e del lavoro pubblico. Numerosi e sempre più incisivi sono gli adempimenti (DURC ad esempio ma anche MEPA il mercato elettronico della P.A. l’utilizzo obbligatorio della PEC, la Direttiva europea 2011/7/ EU sui pagamenti a 30 giorni etc). Con l’introduzione di questi nuovi istituti è indispensabile rivedere gli standard di lavoro sino ad ora in uso e se necessario innovare. Serve una revisione delle varie fasi di lavoro con il l’obiettivo di migliorare l’organizzazione e la qualità delle prestazioni erogate a cittadini e imprese. Alcune fasi dei vari procedimenti, necessari per arrivare a fornire un servizio, scontano un elevato grado di complessità e soprattutto non sono standardizzate. Mancano delle linee guida, delle indicazioni pratiche che diano una certa affidabilità metodologica al procedimento e al lavoro da fare. Ogni settore si regola per proprio conto e talvolta si duplicano dei procedimenti che potrebbero essere svolti da un solo impiegato per tutto l’ente. Per esempio il DURC viene richiesto da ogni settore e magari la ditta è la stessa. La nostra analisi si sofferma su taluni aspetti amministrativi, comuni a molti procedimenti ma è solo una semplificazione perché l’analisi fatta su molti procedimenti mette in luce una certa disorganizzazione che risulta ancora più evidente quando vengono introdotte delle novità a livello legislativo. Quello che chiediamo è di poter lavorare in un contesto di lavoro ben organizzato. Ma per fare questo è necessario portare il management, i dirigenti e tutto lo staff di vertice dell’amministrazione ad una presa di responsabilità. I dirigenti non sono profumatamente pagati per fare gli impiegati, i correttori di bozze, a presenziare a riunioni fiume del tutto inconcludenti. Il dirigente pubblico è un manager dell’organizzazione, con la finalità di stimolare la produttività e il miglioramento della macchina amministrativa. Dirigere significa pianificare, organizzare, avviare delle attività di controllo ed è esattamente quello che non viene fatto. Manca una mente pensante, una struttura organizzativa che regoli i meccanismi di pianificazione e di controllo, i rapporti tra le unità organizzative e la corretta esecuzione delle attività. La gestione dei processi è un fattore manageriale di vitale importanza, molto è lasciato all’improvvisazione degli impiegati, manca un vero coordinamento tale per cui tutti si uniformano ad una direttiva. Devono essere ridotti al minimo gli spazi di discrezionalità questa è la mission di una buona amministrazione.

di Franco Zanon Questa in estrema sintesi il nostro obiettivo, portare l’amministrazione ad un tavolo di confronto per parlare di lavoro e soprattutto per riorganizzare il lavoro. Nelle pagine che seguono troverete alcuni spunti di approfondimento che vi invitiamo a leggere. L’invito rivolto a tutti è a dare il vostro contributo, anche in termini di critica ma soprattutto per aggiungere idee e proposte.

Ma soprattutto nella consapevolezza che non c’è futuro per nessuno se non insieme agli altri.


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ECCO la “nostra”

PIATTAFORMA

Un dato di fatto è l’assenza di un management strategico e di conseguenza manca anche il coordinamento con il management operativo. Non c’è una mente pensante, una struttura organizzativa che regoli i meccanismi di pianificazione e di controllo, i rapporti tra le unità organizzative e la corretta esecuzione delle attività. La gestione dei processi è un fattore manageriale di vitale importanza, molto è lasciato all’improvvisazione degli impiegati, manca un vero coordinamento tale per cui tutti si uniformano ad una direttiva. Servono delle linee guida elaborate da un “Nucleo strategico” che riveda le varie fasi di lavorazione ed elabori delle procedure/protocolli. Partendo da una revisione degli attuali processi di lavorazione per arrivare ad una un’affidabilità metodologica in termini di contenuto dei vari procedimenti. Il lavoratore verrebbe ad operare in un contesto più stabile, tale da generare fiducia nell’operatore e nei possibili fruitori, quali cittadini e imprese. Proponiamo la creazione di un “centro studi delle procedure” che rielabori le novità legislative e regolamentari per dare delle risposte certe agli uffici in tempi sufficientemente rapidi. Il punto di partenza è l’analisi del processo per poi codificare

SIAMO STUFI di lavorare male di avere responsabilità che non sono nostre di non vedere mai premiato il merito di vedere strapagati dirigenti che troppo spesso

non fanno il loro lavoro (non tutti intendiamoci)

per ciascuna procedura cosa si deve fare. È il segno di un profondo cambiamento nella cultura amministrativa nella gestione dell’ente locale. Un lavoro che cambia profondamente i propri connotati che deve innovare soprattutto dal lato delle procedure e dei protocolli ma che sconta l’innata incapacità al cambiamento.

RIORGANIZZIAMO I DIRIGENTI La mancanza di direttive nell’applicazione delle innovazioni legislative e di un coordinamento tra i vari processi e procedimenti, spesso comuni a più settori e uffici, sta dando origine a molta disorganizzazione. I dirigenti e l’area quadri costituiscono una risorsa tutt’ora sotto utilizzata ed è necessario: 1. Un consolidamento dell’orientamento all’utente e una rinnovata attenzione alla qualità e alla produttività; 2. La Creazione di reti interne per la condivisione delle competenze (e la devoluzione di funzioni ai livelli inferiori); La finalità di un intervento su ambiti relativi ai procedimenti deve delimitare una nuova visione del ruolo dei dirigenti, più focalizzata sulle decisioni relative alle questioni di indirizzo che sui dettagli. Gli sforzi sugli aspetti organizzativi sino ad ora non incidono sulle questioni chiave dell’organizzazione del lavoro. Le riorganizzazioni sino ad ora attuate sono sempre state caratterizzate da necessità contingenti e si sono limitate al mero accorpamento di settori e/o uffici. L’orientamento alla qualità e all’utente deve essere assunto come visione e missione fondamentale e tradotto in pratiche concrete nelle diverse aree dell’amministrazione. Vi sono alcune carenze in ambiti quali la gestione delle risorse umane,

i sistemi di contabilità e il management strategico. È indispensabile una revisione dell’organizzazione, a partire dal basso, dal lavoro, dai vari procedimenti amministrativi e tecnici, con il coinvolgimento di tutta l’organizzazione: il vertice politico, i dirigenti tutti i lavoratori. I compiti e le attribuzioni potranno essere affidati anche attraverso le modalità tipiche della contrattazione e non solo attraverso l’imposizione di ordini da eseguire. Un ulteriore obiettivo è l’incremento della professionalità del personale attraverso un arricchimento delle mansioni. Per l’area dirigenziale e pre – dirigenziale, invece, è necessario introdurre dei meccanismi di management per risultati, mediante degli indicatori di prestazione, da rilevare con periodicità e che tengano sotto controllo i risultati dei servizi, non limitandosi solo ad alcuni ambiti. Bisogna tenere conto che le performance degli enti locali, oltre ai consueti tagli e all’aumento delle aspettative della collettività, sono sotto la lente d’ingrandimento di un pubblico sempre più istruito e informato e da una stampa sempre più critica. Le nuove pressioni richiedono nuove risposte, la burocrazia deve diminuire e per contro dovrà aumentare la partecipazione anche con l’apporto dei lavoratori.


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PRIMO PIANO: la RIORGANIZZAZIONE

di Monica Cavinato

digitalizzazione e FORMAZIONE

AGENDA DIGITALE FORMAZIONE – FONDI EUROPEI L’organizzazione del lavoro è il cuore di un’azienda, sia essa pubblica che privata. La qualità dell’output è determinata in modo sostanziale dall’organizzazione. Il repentino cambiamento della realtà e della società che ci circonda impone una riflessione sull’organizzazione del lavoro per aggiornare strumenti e processi a nuove sfide e obiettivi. Un organizzazione interna che passi dalla logica dell’adempimento a quella del risultato, con il cittadino - utente al primo posto. Un cambiamento già in atto che fa emergere un atteggiamento contraddittorio nei

confronti delle novità: da un lato la spinta a procedere con urgenza dinanzi alle novità

legislative e dall’altro un ogni decisione e attività. senso di incertezza tendente Fondamentale diventa a procrastinare nel tempo l’attenzione ai processi. L’informatizzazione – digitalizzazione è un nodo fondamentale: gli strumenti informatici sono un supporto f o n d a m e n t a l e a l l ’o r g a n i z z a z i o n e del lavoro. Purtroppo la mancanza di investimenti e di un programma generale ha determinato una serie di criticità che dilatano i tempi di lavoro, non permette la semplificazione dei procedimenti anzi fa aumentare le duplicazioni. Un esempio applicativo LOTUS NOTES è un


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programma di gestione dei provvedimenti che non dialoga con il programma di contabilità. Il programma di contabilità CIVILIA, viceversa, sconta una certa vetustà e poca elasticità. Non semplifica il lavoro dell’operatore, i dati immessi vengono ripetuti più volte con un evidente diseconomia. La trasmissione dei provvedimenti di liquidazione al Settore Risorse Finanziarie avviene ancora manualmente con l’invio del documento cartaceo, mentre sarebbe auspicabile l’invio di documenti digitalizzati. Una ragione in più per dare all’amministrazione una decisa e rapida sterzata verso le nuove tecnologie, soprattutto in un momento economico in cui la parola d’ordine è spending review. Altro esempio è il Libre Office: l’installazione di tale pacchetto Office comporta un risparmio da parte dell’amministrazione in costo licenze ma la gestione dei files con tali applicazioni risulta lentissima: il salvataggio è talmente lento che per calcolare la reale convenienza bisognerebbe anche considerare le ore di lavoro perse in attesa. Altro esempio recente risulta essere la pec, il cui uso è diventato obbligatorio da parte della pubblica amministrazione nei rapporti con le imprese. La gestione degli invii e dei relativi allegati è molto lento e macchinoso. Come per altre situazioni sembra stiamo arrancando all’inseguimento delle novità che ci piovono addosso mentre in realtà bisognerebbe riuscire a fare una analisi dei bisogni che tenga conto delle necessità, delle esigenze di condivisione di dati e attività e poi stilare un programma di riqualificazione con obiettivi e finalità precisi. Le decrescenti risorse disponibili sono un dato di fatto, ma la programmazione delle attività porterebbe di certo ad un loro migliore utilizzo. Altro nodo critico è la formazione. In questo contesto va pianificata con attenzione anche l’attività di formazione perché risulta strettamente collegata all’organizzazione. I corsi dovranno essere strutturati non solo come mera informazione ma dovranno realmente INSEGNARE alcune abilità. Quindi non corsi generalisti ma tarati su tematiche specifiche. Corsi che poi abbiano anche una ricaduta pratica e che insegnino cosa si deve fare. L’input alla costruzione di un percorso di formazione dovrebbe arrivare dalla base, dai settori attraverso i responsabili della formazione ma anche dai singoli lavoratori oltre che dalle organizzazioni sindacali. L’output dovrebbe poi essere rielaborato da una struttura che provveda al planing delle varie attività redigendo un piano annuale. Un piano annuale che dovrebbe

comunque essere aggiornato in continuazione sulla base delle novità organizzative e legislative. Questa struttura strategica che dovrebbe anche programmare anche la formazione dei dirigenti e a seguire quella di tutti gli altri lavoratori. L’attività formativa dovrebbe anche essere una attività continua che il dirigente svolge e organizza nel proprio settore di appartenenza per i dipendenti a lui assegnati e in successione per altri settori in casi di argomenti trasversali.

La formazione del proprio personale è una attività che fa parte delle competenze del dirigente per il proprio settore di responsabilità e dovrebbe essere svolta periodicamente anche senza input esterni. La formazione in sede utilizzando formatori interni sarebbe poi una soluzione alla mancanza di fondi per la formazione. Risorse finanziarie che potrebbero essere reperite anche utilizzando meglio le opportunità messe a disposizione dalla comunità

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europea. Non vengono sfruttate al meglio le occasioni di finanziamento che l’unione europea periodicamente promuove. Un ufficio specializzato e ben organizzato, come presente in altre strutture, che si occupasse solo ed esclusivamente di coordinare la presentazione di progetti di finanziamento potrebbe ottenere buoni risultati ed aumentare le risorse a disposizione non solo per la formazione ma per tutto l’ente.

LE CRITICITA’ Le gare attraverso il mercato elettronico, l’uso obbligatorio della PEC etc. sono solo alcuni esempi di com’è cambiato il lavoro pubblico. Dinanzi a queste riforme l’amministrazione è stata spesso inerte, qualche rara circolare e nessuna direttiva. Ogni settore si è aggiustato alla meglio e per tentativi e in molti casi sono stati gli impiegati stessi ad arrangiarsi ogni qualvolta cambiavano le norme di riferimento. Ma per creare ex novo dei protocolli, delle procedure o anche soltanto per modificarli, per tutto questo ci dovrebbero essere dei dirigenti all’uopo preparati, che decodificano le norme e le armonizzano all’interno dell’ente. Tutto questo non è successo e gli esempi sono molti, per brevità ve ne elenchiamo solo alcuni: 1. DURC: manca tutt’ora un coordinamento che dia indicazioni pratiche e che informi con puntualità sulle continue variazioni/cambiamenti. Ogni settore lo chiede per proprio conto e spesso la ditta è la stessa. 2. MEPA: è in vigore da agosto 2012, tuttavia lo strumento non è ancora utilizzato in alcuni contesti. Manca l’informazione e anche in questo caso sono assenti indicazioni pratiche e di indirizzo. Andrebbe supportato con una formazione pratica per uniformare la prassi e per dare uno strumento concreto sul come operare. 3. Utilizzo obbligatorio PEC. All’apparenza sembra di semplice applicazione, tuttavia la pratica esecuzione potrebbe presentare delle

criticità. Un primo problema che si pone il lavoratore è cosa mandare via con la PEC e cosa no. La casella di posta elettronica è una per settore e pertanto vanno definiti gli atti che necessariamente vanno inviati con PEC rispetto a quelli che possono essere spediti con gli usuali canali (e-mail. Fax etc.). questo per evitare la solita valanga di lavoro inutile. 4. La marca da bollo nei contratti/ lettere d’ordine viene regolata in modo diverso nei vari settori creando più di un imbarazzo soprattutto laddove la ditta è sempre la stessa. 5. Anche sulla Direttiva europea 2011/7/EU contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali non è stata data alcuna indicazione pratica. Le responsabilità sono evidenti, mancano però gli strumenti per un efficace intervento. È il settore Risorse Finanziarie deputato all’emissione del mandato e deve necessariamente esserci un coordinamento con i Settori che operano con gli utenti/fornitori. Gli interessi moratori decorrono senza la necessaria costituzione in mora, deve essere definito un piano delle competenze - responsabilità. Serve un’attività di coordinamento tra il management perché le varie attività e la disponibilità finanziaria devono essere costantemente monitorate con la cassa.

un utente, dopo aver presentato la richiesta per ottenere una tipologia di contributo o la riduzione di una retta ad un settore debba poi ripresentare ad un altro settore un nuovo modello per ottenere altre agevolazioni. Questo è una altro problema di inefficace informatizzazione/digitalizzazione dell’apparato. Dovrebbe funzionare un unica banca dati comunale dove tutti i settori possono accedervi per verificare se la documentazione presentata è ancora valida. In tal caso si darebbe avvio al procedimento senza vessare ulteriormente l’utente chiedendo cose già in possesso dell’amministrazione. 7. Controllo e verifica delle dichiarazioni/autocertificazioni. A volte alcuni adempimenti sono sostituiti da autocertificazioni cui dovrebbe seguire un controllo, a campione. Ad esempio l’ISEE o le dichiarazioni rese per la richiesta di contributi o riduzioni ai vari settori. Ma anche le autocertificazioni previste in numerosi procedimenti. A volte la disciplina è abbastanza complessa ed è necessario il collegamento con banche dati dell’agenzia delle entrate, del catasto, avere ovviamente contatti con la Guardia di Finanza, etc.

8. Infine sul lavoro straordinario: va rielaborato il fabbisogno attraverso una puntuale analisi delle situazioni esistenti, delle priorità e delle necessità, ridistribuendo il monte ore 6. Modello ISEE, uno strumento tra le aree e tra i settori eliminando con usato oramai per molteplici contributi coraggio alcune rendite di posizione. che il comune concede agli utenti di svariati servizi. Non è ammissibile che


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societa’ e diritti: LAVORO E RIORGANIZZAZIONE

la PARABOLA

di Monica Cavinato

del

COTECHINO Un Mauro Bonaretti molto arrabbiato dietro a questa metafora cruda che, se ci strappa un sorriso per l’ambientazione dal salumiere, ci fa amaramente riflettere sul crescente iato tra legislatori e regolatori rispetto al Paese reale. Difficile non condividere la sua indignazione che faccio mia, pur nella ragionevole speranza che le tante e eccellenti professionalità che vivono e lavorano nelle nostre amministrazioni sapranno trovare, attraverso un coinvolgimento e un’alleanza virtuosa con imprese, cittadini, terzo settore e con la stessa politica (che altro non è che la funzione di rappresentanza di questi portatori di interessi), una sintesi tra l’attenzione alla legalità e il ritorno a una realtà fatta di bisogni concreti da soddisfare e di cose da fare tutti i giorni. Insieme. (Carlo Mochi Sismondi) Non si è mai visto curare la colesterolemia col cotechino. E invece la ricetta italiana per la nostra pubblica amministrazione è esattamente questa: un conclamato eccesso di lipidi (burocratici) che intasano le vie di scorrimento dei processi amministrativi viene affrontato attraverso la messa in circolo di ulteriori lipidi (burocratici). Così, la nostra amministrazione bulimica, mentre prende in erboristeria una pastiglia per la semplificazione, contemporaneamente si spara in vena compulsivamente siringhe di adempimenti sulla trasparenza, sull’anti corruzione, sulla pianificazione e controllo, aggravando ulteriormente la sua precaria salute. Mentre, fuori dai palazzi, il Paese brucia, dentro i palazzi ci si occupa del nulla. Si perde tempo con centinaia di adempimenti confusi, rituali, ossessivi, tesi a rendere conto di un numero imprecisato di richieste del legislatore, definite in modo frammentario e destinate a una pluralità di organi di controllo che saranno a loro volta sommersi da una marea di adempimenti e che inevitabilmente produrranno sanzioni e contenzioso con un ulteriore aggravio dell’attività

amministrativa non destinata a creare valore pubblico. Il livello delle attività interne (e dei costi) privi di incidenza nella catena del valore sta diventando impressionante. Non è certo questo il modo per migliorare il livello di fiducia tra istituzioni e cittadini, prerequisito per ogni adulta relazione di accountability o trustability. Si è chiamati a rendere conto di tutto e nel frattempo peggiorano i risultati: il Pil continua a perdere punti a ritmi impressionanti, il sistema produttivo si è ridotto di un quarto, la disoccupazione giovanile supera il 37%, la fiducia tra le persone è inferiore di dieci punti alla media OCSE, l’investimento in cultura (nel Paese che nella cultura dovrebbe avere il suo asset fondamentale) è il più basso d’Europa, l’investimento in istruzione il penultimo d’Europa dopo la Grecia, il calo dei redditi incide sulla fruizione dei servizi culturali ed educativi aprendo voragini sociali in termini di disuguaglianza (dati Istat), tutti gli indicatori di efficacia delle politiche pubbliche sono in peggioramento (dati Worldbank). Le analisi sulla cattiva qualità delle nostre politiche pubbliche convergono e sottolineano gli stessi argomenti. Anziché occuparci di questo disastro amministrativo e di mettere in condizioni le amministrazioni pubbliche di fare da argine a questioni gravissime, non troviamo di meglio che appesantire l’azione amministrativa chiedendo di produrre altre vagonate di adempimenti e controlli. E’ impressionante la confusione che viene fatta tra mezzi e fini: tra trasparenza e piani sulla

trasparenza, performances risorse e certamente inefficace e adempimenti per i piani dal punto di vista dell’impatto,

sulle performance, lotta alla corruzione e adempimenti per redigere piani anti corruzione. Stiamo scrivendo piani su piani per costruire un grattacielo di carta. L’osservazione del Presidente della Repubblica sui rischi del fanatismo moralizzatore distruttivo non si adattano solamente alla vita parlamentare, ma anche a quella amministrativa: come in Parlamento si discute del costo del caffè alla bouvette o delle retribuzioni dei barbieri della Camera mentre il Paese è in fiamme, altrettanto sta accadendo nella vita amministrativa delle pubbliche amministrazioni. L’esigenza di dare risposte mediatiche e simboliche (si pensi solo al vezzo della titolazione apodittica delle leggi) prevale rispetto alla concreta volontà di risolvere i problemi reali che sono sotto gli occhi di tutti. E poiché chi ha in mano il pallino della situazione non sa offrire altre risposte se non quella normativa, ci troviamo ad affrontare una straordinaria stagione dell’inutilità e dell’ipertrofia normativa, molto costosa in termini di assorbimento di attenzioni e

(sfiorando poi il ridicolo in alcuni casi, come quello dell’abolizione delle province privo di qualsiasi analisi di fattibilità e di deployment per l’implementazione). D’altro canto cosa ci si può aspettare? E’ davvero come affidare il ruolo di dietologo di un ospedale al nostro salumiere di fiducia: per curare la colesterolemia ben che vada proporrà un vasetto di ricotta, mal che vada (come accade ora) un bel cotechino. Molto difficilmente il salumiere proporrà una dieta a base di betaglucani e steroli vegetali. Eppure, imperterriti, noi continuiamo a subire le diete degli stessi salumieri. Salvo poi accorgerci, quando è troppo tardi, che quei salumieri sono vegani: loro infatti in un’amministrazione di servizio, con dei cittadini in carne ed ossa davanti, non hanno mai messo piede... * Mauro Bonaretti è Direttore Generale - Comune di Reggio Emilia e Presidente ANDIGEL


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lavoratori tedeschi SENZA medico fiscale (F. Zanon) I lavoratori tedeschi non hanno la visita fiscale non hanno cioè il medico fiscale che li controlla quando sono in malattia. Per loro è inconcepibile che un lavoratore si finga malato, un’ipotesi da non prendere neppure in considerazione. Sono allibiti per quanto succede in Italia, un sistema di controllo invasivo e coercitivo. In molti altri paesi non c’è la pagliacciata del medico fiscale che attesta solo la tua presenza a casa e nulla più. È un controllo che di fatto non serve a niente se non a fregare il lavoratore che non risponde al temuto campanello. È la solita finzione perché mai nessun medico fiscale contesterà la diagnosi del medico di base del lavoratore. E allora a che serve? In altri paesi per i primi giorni di malattia è sufficiente una autocertificazione. Probabilmente i lavoratori italiani vanno meno volentieri in ufficio o in fabbrica ma a leggere bene le statistiche, quel che è più interessante sono le motivazioni: in Germania, come in molti altri paesi evoluti, più dello stipendio, contano le qualità del capo. Se il direttore/dirigente sa dare i giusti impulsi si lavora con meno stress, si rende di più e si torna a casa soddisfatti. È il principio dei trainer a calcio: perché con uno si vince lo scudetto e con l’altro si rischia la retrocessione, anche se i giocatori sono gli stessi e giocano seguendo gli stessi schemi? Perché un mister preparato e capace sa dare lo stimolo giusto, la giusta motivazione. Perché per usare un aforisma stile Massimo Catalano nel programma in “Quelli della notte” è meglio lavorare in un ambiente sano e ben organizzato, con un capo che sa organizzare le varie fasi e che conosce le tue qualità e che perciò stesso ti valorizza piuttosto che stare in mezzo al casino con un capo che ti lascia tutto sul groppone e .... arrangiati. E che non ha nemmeno idea di quello che fai e sai fare semplicemente perché non conosce il tuo lavoro per il semplice motivo che sei tu a farne una parte al posto suo. Quale delle due sceglieresti?

Pensioni d’oro ai militari SCANDALIZZARSI E’ UN DIRITTO!

(P. Cav.) Nemmeno gli opliti spartani avevano un trattamento come quello che lo Stato italiano pensa di dare ai nostri militari, al termine della loro carriera. Nella ferrea disciplina spartana e nella grande considerazione che il sistema attribuiva alla formazione militare dei cittadini maschi della cittàstato greca, un individuo passava quasi tutto il tempo della sua vita un “caserma”: vi entrava a 7anni e ne era congedato a 60, dopo una vita militare sicuramente movimentata e intensa. Nell’Italia del 21esimo secolo, tra la crisi economica che sta massacrando letteralmente buona parte dei cittadini, tra esodati, precari e disoccupati, dal destino incerto e buio, cosa si pensa di fare per “riorganizzare” l’amministrazione dello Stato? Tagliare gli sprechi, eliminare i privilegi di caste e affini, tagliare le “pensioni troppo dorate”? Ovvio che no!

Troppo facile e a portata di mano la soluzione! Si costruiscono invece dei meccanismi perversi che consentono a dei “lavoratori privilegiati” di andare in quescienza a 50 anni con l’85% dello stipendio e pensione piena. Basta una parolina magica all’interno di una riforma in apparenza sensata: è “l’esenzione dal servizio” che compare nel testo della riforma delle forze armate voluta da Giampaolo Di

Paola, ex ministro del governo Monti, che prevede 35mila uomini in meno in dodici anni nelle forze armate. La ricetta potrebbe anche essere “sensata”: meno uomini, armi migliori e usate meglio, e quindi un risparmio di spesa. Ma nell’Italia gattopardesca dove ci sono fior di “mutamenti nella continuità” , in realtà quasi tutto resta a carico della spesa pubblica e quindi

delle nostre tasche, tramite tre canali: il passaggio del personale ad altro ministero, il prepensionamento e, soprattutto, l’«esenzione dal servizio». Ecco appunto lo scandalo che fa rovesciare lo stomaco di tutti, dipendenti pubblici e no: mentre un comune lavoratore deve penare le pene dell’inferno per andare in pensione e ci va con le scadenze tremende della Legge Forneo, per i militari dai 50 anni in poi (dieci anni prima del congedo) si può entrare in un magico limbo, lo «scivolo d’oro» appunto, grazie al quale si conserva l’ottantacinque per cento dello stipendio senza lavorare più nemmeno un solo giorno, con tanto di pensione piena. Fatta salva anche la possibilità di “arrotondare” la pensione facendo altri lavori (il reddito non si cumula). Questo bonus decennale per le forze armate in (libera) uscita verrà inserito nel codice dell’ordinamento militare a meno che Camera e Senato non affrontino in modo serio la questione.

Sveglia parlamentari!


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societa’ e diritti: GIOVANI E FUTURO

a cura di Sofia Simonato

giovani che si “inventano” (Sofia Simonato) I media non fanno altro che ricordarci quanto sia diventata utopica la speranza di trovare un lavoro a misura dei propri sogni. Il dato sulla disoccupazione giovanile per la fascia d’età che va dai 18 ai 24 anni è arrivato lo scorso luglio al 39,5 percento. La cosa fastidiosa è che a trent’anni spesso la situazione non migliora e molti giovani sono costretti ad abbandonare il sogno di farsi una famiglia. Ma c’è anche chi non si arrende e studia, investe e rischia cercando di costruirsi una vita sfruttando l’energia delle proprie passioni. Come hanno fatto Stefano e Francesco, due quasi-trentenni della provincia di Padova che un giorno hanno deciso di provare a investire la loro passione per la birra artigianale e trasformarla in un’impresa. Negli ultimi trent’anni in Italia, accanto alla radicata e intensa tradizione vinicola, si è molto sviluppato anche il settore birraio, al punto che il nostro paese è considerato oggi un vero e proprio fenomeno a livello internazionale. La storia di Birrificio Conense (da Cona, il Paese di origine) nasce un po’ per caso da una lunga storia di amicizia tra due ragazzi. Pochi anni fa Francesco Milani e Stefano Lunardi, hanno deciso di diventare homebrewers (ovvero produttori di birra artigianale in casa) e di farlo a modo loro. Dopo un periodo iniziale di studio, fatica, ricerca e tante prove, i due temerari perfezionano le ricette e iniziano a sporcarsi le mani. All’inizio le prime cotte nascevano nell’impianto casalingo rigorosamente all’aperto - per evitare sfasci di cucine e lavelli. I prodotti utilizzati, tutti rigorosamente naturali (dal luppolo coltivato nell’orto di casa - trattato contro gli afidi

La storia di due ragazzi che hanno fatto della loro passione un lavoro

con il mero utilizzo del sapone di Marsiglia -, al riutilizzo del lievito, gli esperimenti con di kiwi biologici per la sensazionale birra al kiwi e l’utilizzo di prodotti naturali per la pulizia degli strumenti utilizzati) sono in linea con la filosofia di rispetto dell’ambiente e di qualità del prodotto che il birrificio ha da sempre scelto di seguire. Le prove continuano e dai kit anonimi si passa alle ricette all grain, il tutto sempre con madri

isteriche al seguito preoccupate per le sorti della loro casa. Nel frattempo i due pionieri si danno ai seminari, partecipano ad incontri, concorsi e corsi di degustazione. Affinando le competenze si sperimentano nuove ricette e man mano che l’esperienza si consolida, i due amici hanno le prime soddisfazioni. Dall’agosto 2013 producono la loro birra “Modale” presso il Birrificio Artigianale Veneziano.

La filosofia dell’impresa, che è anche il punto forte del prodotto che Birrificio Conense offre, deriva dalla passione per la cultura Mod e la musica inglese degli anni Sessanta. La subcultura Mod, il cui logo identificativo è il simbolo della Royal Air Force, è sinonimo di predisposizione verso tutto ciò che è nuovo ed insolito e trova le sue origini nella spinta alla ribellione giovanile della societàinglese degli anni Sessanta. La birra del Birrificio Conense, in perfetto stile inglese, non a caso si chiama “MODALE”, da “Mod” e “Ale”, come viene comunemente chiamata la birra ad alta fermentazione. I giovani che facevano parte del movimento Mod seguivano uno stile curato, l’abbigliamento tipico era il parka, indossato per proteggere gli abiti eleganti portati sotto durante i vari spostamenti in moto. Sulla base dell’attrazione per lo stile italiano prese infatti piede tra i Mod l’utilizzo di scooter italiani (Vespe e Lambrette) come mezzo di trasporto. La cultura condivisa dai mod nasce soprattutto dalla musica e dall’interesse verso i nuovi generi afroamericani diffusi negli anni Sessanta (soul, ska, rhythm and blues), e la musica beat (come Beatles, Who, Small Faces, Kinks). La birra ModAle è la versione liquida di questa filosofia di vita: un ibrido tra due mondi diversi, una fusione tra lo stile inglese e la qualità italiana, tra la praticità di un parka e l’eleganza di un vestito di sartoria. Dalla passione per la musica e la ricercatezza nei dettagli nasce un concetto di birra che è una commistione tra stile e gusto, armonia e stravolgimento. Questo per dire che a volte l’importante è credere in se stessi e continuare a fare ricerca, studiare e a provare. Senza lasciarsi abbattere dalle circostanze o pensare che il mercato sia impenetrabile: i tempi cambiano, e i gusti delle persone anche. Basta saperli cogliere.


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societa’ e diritti: GIOVANI E FUTURO

MEDIUM

Il tempo delle parole

Fino a qualche anno fa, la scoperta del web per un/a ragazzo/a voleva dire poter usare i servizi di instant messaging, avere un proprio blog dove scrivere interminabili paturnie adolescenziali, e già tutto ciò sembrava qualcosa di incredibile e potentissimo. Ora è un po’ diverso. Twitter, Tumblr, Istangram: la generazione di blog che pullula al momento e che va tanto di moda è basata su brevi messaggi di 140 caratteri o a chi comunica condividendo immagini o gif. Più che blog, social network. Piazze -fatte di vetrine- virtuali. La scorsa generazione di blog era invece rivolta a chi ama scrivere. Un esercito di blogger che cresce in modo esponenziale ogni ora. In brevissimo tempo però la società che venera le immagini e l’immediatezza dei messaggi brevi ha aperto a molti un mondo nuovo e colorato fatto di foto vintage in cui tutto sembra bellissimo e in cui entrare è molto più facile che uscire. E dove il desiderio basilare è quello di essere visti, guardati, piaciuti e commentati. E fu così che tanti blog sono stati chiusi e persi per sempre nella stratosfera del web (come il buon vecchio Live Space messo a disposizione dal caro Messenger). Scrivere? C’è chi continua a farlo, e c’è chi ha creato uno spazio per premiare le parole, e ottenere la rivincita. I blogger non sono scomparsi e i blog crescono esponenzialmente ogni ora. Il popolo di chi ci scrive e chi legge sembra però non essere lo stesso. Sembra che i giovani, nel momento di socializzazione con la rete, siano più attratti da altre tipologie di spazi virtuali. Che ai ragazzi leggere piace poco non è proprio una grande scoperta. Basta pensare che secondo gli ultimi dati Istat sulla lettura in Italia è emerso che un italiano su due

La nuova piattaforma Medium è un’aggregatrice di blog dove il primo piano non è riservato alle immagini bensì alla qualità della scrittura. si dichiara “non lettore”, dove per lettore si intende chi legge almeno un libro all’anno. Così le audience si diversificano. Chi legge e chi guarda le immagini. Chi scrive e chi scatta foto. Chi fa entrambe. Internet permette di scegliere di che cosa servirsi. Si sceglie, e facendolo, inevitabilmente spesso si esclude. All’italiano su due che invece si dichiara “lettore” potrebbe interessare una notizia che arriva dagli Stati Uniti e che è stata ripresa e pubblicata dal settimanale Internazionale il 14 giugno scorso. L’articolo parla della nascita di “Medium”, un nuovo aggregatore di blog che punta alla qualità della scrittura. “Anche le immagini sono importanti, ma noi abbiamo preferito concentrarci sul testo.

Siamo consapevoli del successo di Tumblr, ma medium è ispirato ad altri elementi”, ha detto il fondatore, Evan Williams. Per ora Medium è ancora in versione beta e si può accedere tramite invito. La home page del sito è composta dai post consigliati dagli editor e dagli utenti su qualsiasi argomento: consigli pratici, opinioni, recensioni, storie personali, discussioni sul giornalismo e tutto il resto. Al momento, per postare bisogna essere invitati, ma è possibile lasciare commenti. Il blog nasce negli Stati Uniti e per ora non esiste una versione italiana, il che significa che la maggior parte dei post sono in lingua inglese. Aprendo il sito, sulla sinistra compare un’immagine con il nome della pagina e

una sorta di slogan: ”A better place to read and write things that matter” che spiega di che cosa si tratta, ovvero di “un posto migliore dove leggere e scrivere cose che contano”. Sempre nel sito vengono spiegati i tre caposaldi che hanno generato l’idea: Medium ti permette di concentrarti sulla parole, è collaborativo (nel senso che è costruito come una rete e consente ai blogger di lavorare insieme) e ti aiuta a trovare la tua audience. Un altro elemento che contraddistingue medium dalla concorrenza è il suo impegno a valorizzare i post migliori, non solo i più letti, attraverso una combinazione di analisi editoriali e algoritmiche che rende possibile la diffusione dei post in base alla loro qualità. Al momento Medium ha attirato utenti di alto profilo perché è considerato ancora una piattaforma nuova ed esclusiva. In realtà il blog non è nato a questo scopo ma per essere una fonte di ispirazione per tante persone, spingendole a condividere le proprie idee. Non si possono prevedere ancora le conseguenze di questo tentativo di rivincita delle parole. Se i social dove si condividono più pensieri che foto prenderanno il sopravvento o se invece rimarranno stanze in cui si incontra in modo esclusivo chi ha deciso di entrare. Certo però, è bello pensare che il web offra spazi per interazioni e scambi più “umani” con il tempo e la profondità che serve. E che si superi questa idea che qualche foto instagrammata accompagnata da qualche citazione di dubbia provenienza possa sostituire l’universo di sfumature che ognuno si porta dentro.


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ci siamo anche noi il cielo stellato e la legge morale (Patrizia Cavinato) Ci sono piccole bimbe che vendono la loro adolescenza per pochi spiccioli, che si immolano sull’altare del Dio denaro, attratte da false luce e da altrettanto ingannevoli traguardi. Ci sono altre anime giovani e fragili che cercano di porre fine alla loro esistenza perchè vittime di scherno e prese in giro dei coetanei. I piccoli non sono più piccoli, o lo sono per troppo poco tempo. Tutto corre alla velocità della luce, la nostra giornata, gli affetti più cari, le nostre vite, e perfino l’infanzia dei nostri bambini. Tutto brucia, tutto si consuma senza che ognuno di noi abbia il tempo di accorgersene. Soprattutto in tempi come questi, psicologi e scrittori si interrogano sul perché sempre più minorenni si vendano, o precipitino in fondo a baratri profondi (depressione). Puntano il dito contro noi genitori, contro tutti i genitori in toto e come contraddirli? Grande responsabilità di ciò che avviene è proprio delle famiglie, dei genitori e non importa se sia il papà o la mamma. I genitori spesso sono assenti, ciechi, distratti, o nella peggiore delle ipotesi, predatori in prima persona. Tutto corre ad una velocità anomala, e questo impedisce che ci si fermi: per accorgersi di come vivono e crescono i nostri figli, di come spesso bullismo, anaffettività, consumismo esasperato, assenza di valori, la fanno da padroni. I fenomeni “social” sono molto in voga in questi ultimi anni e nei social tutto viene messo in piazza, amplificato, luoghi purtroppo dove le differenze di genere vengono esasperate, dove maschi e femmine si assegnano parti ben definite: la donna che si lascia predare e l’uomo che si fa predatore o “pappone”. Dove il gioco sconfina nella pura cattiveria verso i coetanei, e fenomeno di questi ultimi tempi, nella sessualità scissa dall’affettività. Come si è arrivati a questo? Ma è proprio vero che i maggiori responsabili sono i genitori, le famiglie? Non credo sia proprio così. Purtroppo queste sono anche le conseguenze di una radicale trasformazione dei costumi avvenuta in Italia

negli ultimi vent’anni, trasformazione che ha portato ad un degrado sociale, politico, umano e incarnato da una serie infinita di messaggi ingannevoli diffusi da diverse tipologie di massmedia. I ragazzi sono cresciuti e stanno crescendo circondati da input precisi sul sesso, lo strapotere del denaro, il disvalore del corpo delle donne. Non abbiamo insegnato loro a scegliere, in tempi di crisi abbiamo detto loro di non dire mai di no perché, chissà, si potrebbe perdere un’occasione per il successo o il denaro facile. E’ un sistema di disvalori che ha permeato tutto quello che ci circonda e in apparenza di difficile estirpazione. Riformare radicalmente questo sistema è difficile, ma non impossibile. A conclusione della sua Critica della ragion pratica, Kant scrisse che «due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione ... : il cielo stellato sopra di me, e la legge morale dentro di me». E qui entriamo in gioco noi genitori. Bisogna avere il coraggio di andare controcorrente, di incoraggiare i nostri figli ad esplorare sentieri diversi da quelli più battuti dalla stragranda maggioranza dei loro coetanei, strade che devono portare alla riscoperta dei valori più semplici, ora più che mai necessari, come l’amicizia, il rispetto, l’accettazione del diverso, la sana affettività, etc. E in questo lento procedere bisogna essere con loro, al loro fianco, noi per primi a dare l’esempio, a dire di NO quando questo significa lottare contro forze ostili. C’è bisogno di tempo e pazienza. E un rovesciamento delle priorità, rinunciando a quello che fino a questo momento ci è sembrato così indispensabile, ma che in realtà non lo è affatto. Per cambiare i nostri figli dobbiamo cambiare noi per primi e mutare completamente la nostra prospettiva: alla solitudine, alla filosofia dell’individuo al centro di tutto, al denaro sopra ogni cosa, dobbiamo porre i valori più profondi del nostro essere individui senzienti. Il viaggio che ci attende è dall’io al noi non il contrario.


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PADOVA. NUOVA ARMA CONTRO I TUMORI

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UN SOFFIO NELLO SMARTPHONE PER LA NOSTRA SALUTE

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ore lineare “Variant Unique” (intensity Modulated Radiation Therapy),

B

una nuova tecnologia di radioterapia, la più recente evoluzione del

professori Giovanni Neri e Nicola Donato. Il progetto prevede la realizzazio-

trattamento delle neoplasie. Il sistema ha la grande caratteristica di

ne di un sistema di analisi integrato in uno smartphone, che permetterà di

“attaccare” con la giusta dose di radiazione solo la parte colpita dal tu-

analizzare lo stato di salute. Alcuni markers presenti nell’espirato possono

more, lasciando intatti i tessuti sani circostanti. L’acceleratore lineare è

fornire, infatti, informazioni utili per la diagnosi di molte malattie come il

in grado di erogare trenta trattamenti al giorno.

diabete, le infiammazione dei polmoni, disfunzioni epatiche.

a novembre l’Istituto Oncologico Veneto di Padova (IOV) dispone di una nuova tecnologia per combatterein modo più efficace il tumore. Di cosa parliamo? Di un accelereta-

asterà soffiare su un dispositivo elettronico installato sul nostro smartphone per sapere in tempo reale in che condizioni di salute siamo. E’ un sistema in fase di messa a punto (forse operativo tra

4 anni) da un gruppo di ricercatori dell’Università di Messina, guidato dai

notizie da “PALAZZO “ SUSCETTIBILITA’ VS

SENSIBILITA’ La persona dotata di Suscettibilità fa rima con emerga prepotentemente (e degli sviluppi futuri. Chi è suscettibile, anche sensibilità, quella “vera” e sensibilità, ma spesso violentemente).

e volentieri non vanno in sintonia. Sono una lo specchio “distorto” dell’altra. La suscettibilità è un tratto comune degli esseri umani, uno stato che spesso determina liti che sfociano in situazioni di malessere interiore. La sensibilità è un dono raro fatto di intelligenza e di affettività matura che non si acquisisce con lo studio, anche se lo si può affinare con l’esperienza. Ci aspettiamo che il prossimo sia sensibile e invece vediamo che è suscettibile. Così, una bella mattina d’autunno, scopriamo che anche qualche

dirigente, nel suo piccolo, si arrabbia e

lascia che la sua suscettibilità

Ogni collega avrà avuto modo di leggere nei giorni scorsi su un paio di quotidiani quello che una semplice, lecita (e comprensibile) manifestazione di dissenso ha provocato. Galeotto fu un foglio A4 che ricordava sibillino come l’Amministrazione avesse erogato puntualmente la produttività alla dirigenza (anche se del 2012) e non quella della maggioranza dei dipendenti, come da accordo sottoscritto solo poche settimane prima. La reazione violenta ed esagerata che ne è seguita e posta in essere dal dirigente in questione lascia spazio a pochi commenti e probabilmente a molti strascichi. Permetteteci soltanto alcune piccole precisazioni, in attesa

quando ha torto, ha la convinzione di pensare, agire e sentire giustamente. Quando questa emozione irrazionale si manifesta, purtroppo, oscura gli occhi della saggezza. Per quanto possano sussistere buone ragioni per sentirsi adirati, riuscire a controllarsi significa comunque saper dominare se stessi. Se un individuo suscettibile non controlla le proprie emozioni, perdendo così la lucidità e l’obiettività qualità che permettono di affrontare ogni più piccola situazione lavorativa - ci spiegate come fa a coordinare e guidare razionalmente altri esseri umani che da lui dipendono?

non distorta, possiede una ricchezza in più, che la mette in grado di cogliere aspetti del reale i quali sfuggono ad altri, alimentando così incessantemente la propria profonda umanità. Non è forse anche questo che viene chiesto a chi si candida a guidare i delicati ingranaggi della macchina dello Stato? Il benessere lavorativo (e quindi una maggiore produttività) non passa anche attraverso questi meccanismi? Cambiare la P.A. è possibile: ma forse è opportuno partire proprio dai vertici! Magari si risparmierebbe tempo e (soprattutto) denaro.

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in pillole: notizie flash di Monica Cavinato e Franco Zanon COMUNICAZIONE AGLI INTERNAUTI

ATTENZIONE Siamo OFF LINE con il nostro sito internet www.cislcomunepadova.it. Un attacco hacker ha creato problemi alle nostre pagine web. Stiamo lavorando per ritornare ON LINE velocemente ma passerà del tempo perché coglieremo l’occasione per modificare la veste grafica del sito e renderlo ancora più facile da consultare. Nel frattempo i nostri contatti sono i seguenti: CAVINATO MONICA Settore Amministrativo LL.PP. e Appalti Tel. 0498204416 – 3395298890 cavinatom@comune.padova.it

ZANON FRANCO Settore Attività Culturali Tel. 0498204505 zanonf@comune.padova.it

TREVISAN SERGIO Settore Servizi Scolastici Tel. 0498204013 trevisans@comune.padova.it

CENGHIARO MASSIMO Settore Decentramento Tel. 0498205065 cenghiarom@comune.padova.it

CECCHINATO MARTA Settore OO.II. e AA.GG. Tel. 0498205250 cecchinatoma@comune.padova.it

MARETTO ANTONIO Settore Polizia Municipale Tel. 0498205104 marettoa@comune.padova.it

ZANAGA GIORGIO Settore Provveditorato Tel. 0498204919 zanagag@comune.padova.it

SALDO IMU DICEMBRE: CAF IN ALLARME A prescindere da altre incognite che aleggiano sulla seconda rata Imu 2013, i Caf sono di nuovo in allarme per la gestione dell’assistenza ai contribuenti. Il DL 102/2013 infatti ha previsto un ulteriore slittamento della deliberazione del Bilancio da parte dei Comuni al 30 novembre e la pubblicazione delle delibere di approvazione delle aliquote e delle detrazioni oltre che dei regolamenti dell’IMU nel sito istituzionale del Comune entro il 9 dicembre 2013. Inoltre, è stata introdotta la possibilità di equiparare all’abitazione principale gli immobili concessi in comodato a parenti in linea retta entro il primo grado, con criteri e modalità definiti a livello comunale. Ad oggi i Caf hanno acquisito 4602 delibere pubblicate sui siti istituzionali dei Comuni, pari al 56% del totale, ma rimangono evidentemente “provvisorie” in quanto i Comuni hanno ancora facoltà di rivederle entro il 30 novembre, in base anche al Bilancio di previsione. “Ancora una volta si fissano le scadenze senza fare i conti con quella fondamentale per i contribuenti: il 16 dicembre - dichiara Valeriano Canepari della Consulta dei Caf - tra il 9 dicembre e il 16 dicembre, in sei giorni lavorativi,dovremmo: reperire nei siti di ognuno degli oltre 8000 singoli Comuni la delibera (complicando ulteriormente l’acquisizione rispetto alla pubblicazione di tutte le delibere sul sito del Ministero dell’Economia e delle Finanze come lo scorso anno), esaminare le aliquote fissate, le detrazioni e i regolamenti per verificare le scelte adottate in particolare sull’equiparazione dgli immobili in comodato, predisporre le procedure di calcolo, i modelli di pagamento e fornirli ai contribuenti cha hanno dato mandato ai Caf in tempo utile per effettuare il versamento entro il 16 e non incorrere in sanzioni”. Al netto dell’incognita sulla prima casa, sono oltre 4 milioni di contribuenti che il sistema dei Caf ha assistito per il versamento della prima rata IMU e che quindi sicuramente si rivolgeranno ai Caf per il saldo di dicembre. Due le possibili soluzioni avan-

zate dalla Consulta dei Caf: 1) un emendamento che dovrebbe essere recepito in un D.L. successivo alla conversione in legge del D.L. 102/2013, che consuderi il pagamento “tempestivo” quindi non sanzionabile in virtù dell’applicazione del principio di “non colpevolezza per obiettive condizioni di incertezza” - se questo viene effettuato entro il 7 febbraio 2014. In questo modo si potrebbero tutelare i contribuenti senza modificare gli effetti del gettito che rimarrebbe per competenza dell’anno 2013. 2) Seconda ipotesi - già uitilizzata in passato in casi simili - è quella di consentire che il pagamento venga effettuato prendendo a riferimento le aliquote e i regolamenti in vigore nell’anno 2012, rinviando ad un successivo momento il calcolo dell’imposta effettivamente dovuta in base alle deliberazioni dei Comuni per l’anno 2013. T ale soluzione può portare, in taluni casi, ad effettuare versamenti di imposta in eccesso con la conseguente necessità di procedere a successiva istanza di rimborso.

RENDIMENTO ENERGETICO Attestazione di Prestazione Energetica degli edifici (APE), Decreto legge 63/2013, che descrive e fornisce raccomandazioni per il miglioramento dell’efficienza energetica. E’ obbligatorio per tutte le nuove locazioni e per le vendite di immobili. Nelle locazioni è necessario che l’attestato venga allegato e richiamato nel contratto con inserimento della clausola nella quale il conduttore dichiara di aver ricevuto informazioni e i documenti inerenti la prestazione energetica. Ha validità 10 anni salvo aggiornamenti o controlli.

INTERVENTI EDILIZI Decreto del FARE (DL 21/6/13 n. 69) a) Ridotti i vincoli per chi RISTRUTTURA con demolizione e ricostruzione, che devono rispettare solo la volumetria; b) Gestione delle pratiche relative all’edilizia più facili e veloci tramite il SUE , lo Sportello Unico per l’Edilizia e la presentazione di istanza di acquisizione de gli atti di assenso; c) Introduzione della Segnalazione Certificata di Inizio Attività SCIA in sostituzione del permesso di costruire , nei casi di interventi considerati non consistenti. d) E’ possibile richiedere il certificato di agibilità anche per singole porzioni di fabbricati; e) Non sarà più necessario presentare il DURC in quanto sarà acquisito automaticamente dall’ufficio.

DETRAZIONI FISCALI Decreto legge 63/2013 a) Proroga al 31/12/2013 per la detrazione del 65% per interventi di efficienza energetica; b) Proroga al 31/12/2014 per la detrazione del 65% per interventi di efficienza energetica effettuate sui condomini sulle parti comuni; c) Proroga al 31/12/2013 per la detrazione del 50% per interventi di ristrutturazione e manutenzione straordinaria; d) Fino al 31/12/2013 detrazione del 50% per l’acquisto dell’arredamento (mobili) di immobili oggetti di lavori che beneficiano dell’agevolazione fiscale fino ad un massimo di spesa di 10 mila euro. PER INFORMAZIONI RIVOLGITI ALLA SEDE SICET CISL Via del Carmine, 3 - Tel. 049 8220611


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L’OPINIONE: a cura di mauro barbieri

I SOLDI e L’AMICIZIA

Ho avuto l’opportunità di seguire in diretta il dibattito parlamentare alla Camera dei Deputati dove il Ministro Cancellieri ha illustrato le sue motivazioni e fornito le spiegazioni per respingere la richiesta di dimissioni a seguito delle intercettazioni telefoniche relative ad un suo presunto illecito interessamento per la concessione degli arresti domiciliari per Giulia Ligresti.(in carcere con altri di famiglia, nota ai più per il chiaro e cristallino esempio dato negli anni nei rapporti coi poteri e coi soldi pubblici) Le motivazioni addotte non mi sono piaciute sulla bocca di un Ministro e il dibattito che ne è seguito le ha ulteriormente rese amare e indigeste. Per il Ministro si era trattato di un, forse incauto, atto di “umanità” che non ha intaccato nè influito sul corretto iter della pratica e che pertanto non raffigurava illeciti di sorta. I sostenitori del Governo hanno accettato tale linea e hanno respinto le dimissioni. Governo salvo, Ministro pure! C’è stato chi comunque, ha tentato, da buon servitore, di dire che l’atto umanitario che si stava per assolvere in questa occasione non era dissimile da quello messo in atto a favore della ormai famosa “Ruby rubacuori” con ben diverse conseguenze giudiziarie per l’altrettanto famoso protagonista di quella

vicenda. Già questo accostamento dichiarato apertamente nell’aula parlamentare avrebbe dovuto far dichiarare al Ministro inaccettabili i voti a sostegno della sua riconferma provenienti da quella parte politica; ma quello che mi ha indignato profondamente è l’atteggiamento autoreferenziale e auto assolutorio che, anche in questa occasione ha messo in atto la nostra classe politica che si è dimostrata ancora una volta non all’altezza e non in grado di dare quell’esempio alto che dovremmo aspettarci da parte di chi si candida ad guidare un Paese con “EQUITA’ e GIUSTIZIA”! Il nostro Ministro ha orgogliosamente dichiarato che si è “speso” per altre centinaia di casi simili a quello oggetto di reprimenda… e ha rivendicato di ritenere moralmente corretto e doveroso questo suo comportamento! A prima vista si fa fatica a darle torto… e forse è l’atteggiamento corretto e doveroso del funzionario di Stato che, ricevuta una segnalazione, deve solertemente attivarsi per verificare che tutto sia conforme alle norme a garanzia dell’imparzialità della Amministrazione pubblica soprattutto a garanzia dei diritti dei più

deboli. Ma, forse perché abituata ad agire così da una vita, correttamente spesa a servizio dello Stato, il nostro Ministro ha “dimenticato” il diverso ruolo che stava ricoprendo. Mi si potrebbe obiettare che “nemo ad impossibilia tenetur”, e che quindi anche nella nuova veste ministeriale, non poteva che continuare ad occuparsi di amministrare la giustizia in base alle “segnalazioni” che arrivavano alla sua scrivania, mancando i presupposti per incidere con maggiore profondità sul sistema. Ed è a questo punto che la mia indignazione diventa massima! Questo è un governo che non poteva permettersi le dimissioni del suo Ministro della Giustizia, e allora, quel Ministro ha sprecato una ottima occasione “politica” per fare un salto di qualità e mettersi correttamente a servizio del Paese:! A mio modesto avviso doveva condizionare pubblicamente la sua permanenza al Ministero non all’accoglienza delle istituzionalmente deboli, anche se formalmente corrette, motivazioni portate a giustificazione del suo operato, ma nell’obbligare il Parlamento a dare seguito a riforme vere e strutturali e in tempi certi della Giustizia e del sistema giudiziario per eliminare la stortura, tutta italiana, di decine di migliaia

di persone in carcere ancora in attesa di giudizio come lei stessa ha illustrato alle Camere. Altrimenti non di Giustizia stiamo parlando, ma di sistema malato che risponde in modo diverso a chi capita di incapparvi in base alle protezioni, possibilità economiche o amicizie che è in grado di attivare. Allora, provocatoriamente, rivolgo un appello al nostro attuale riconfermato Ministro della Giustizia: dalle sue parole, che ho sentito comunque accorate e sincere, ho ricavato l’impressione di una persona dall’animo grande che nella sua vita e attività pubblica di servitore dello Stato ha coltivato l’onestà e il rigore morale: forse non può o non Le lasciano fare di più dentro questo attuale panorama politico per migliorare la situazione della Giustizia in questo Paese… allora, metta pubblicamente a disposizione il suo numero di cellulare perché tutti almeno possano utilizzare il “sistema italiano” per “difendersi” dalla “Giustizia”. Potemmo essere così tutti ufficialmente in grado di operare secondo il noto proverbio che qui in Veneto suona così: “schei e amicissia i orba la giustissia” (soldi e amicizia accecano la giustizia!)


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Nel mondo non ci sono che due razze, diceva la mia nonna, quella di chi ha e quella di chi non ha

di Patrizia Cavinato

(Miguel De Cervantes) Quando non troviamo le parole per esprimere quello che sentiamo dentro, fortunatamente ci soccorrono le immagini. Per quello che è difficile dire, per quello che è già stato detto e spesso poco compreso. Un’immagine spesso condensa mille sensazioni. Una donna al tramonto cammina sulla battigia di una spiaggia come tante. Un giorno come tanti. Il suo è un camminare lento, meditato, quasi faticoso. Porta con sé i suoi tesori: sulla schiena il suo piccolo, sulla testa e tra le braccia, la mercanzia da vendere. Si guarda intorno e chissà quali pensieri le attraversano la mente. Per un momento i nostri sguardi si incrociano: il mio si posa sul fagotto che porta con eleganza e amore dietro alla schiena; il suo sembra offrirmi un piccolo frammento della sua terra. “Poco price” - dice sottovoce. “Belli braccialetti” - ripete come un mantra. Dal fagotto dietro alle sue spalle spuntano tante treccine lucide e nere come l’ebano; due profondi e struggenti occhi scuri mi scrutano incuriositi. Sbirciano il mondo, osservano le sue sfumature cercando le dolci sensazioni di un bastoncino di zucchero colorato. Si incrociano i sorrisi. “Si è svegliato da poco” - mi dice la signora della spiaggia. E per un momento la lingua è unica. Mi piacerebbe fermarla, farle moltissime domande, fare una carezza a quelle bellissime treccine che spuntano dal fagotto. Sono una inguaribile curiosa, ma quello che mi spinge va ben oltre la mera curiosità. Vorrei capire, sbrogliare la matassa, attraversare confini silenziosi, superare il “non detto”. Ma sono ferma, persa anch’io in un labirinto di suggestioni, provando un grande disagio intimo. E’ un muto e silenzioso dialogo da donna a donna, da mamma a mamma, tra un destino più fortunato e uno sicuramente meno fortunato. Donna e immigrata, forse irregolare. Una delle tante che cercano respiro nei paesi “ricchi”, o meglio, in paesi “meno poveri”. Foto di Patrizia Cavinato

questione di... umanita’

Pensieri autunnali in ordine sparso

Benvenuti nell’era della globalizzazione selvaggia, che da ridisegnato i contorni di un mondo sempre più vicino e “connesso”. Si parla di “integrazione”, di “ius soli”, di cittadinanza, di razza, confondendo i termini e dimenticando, forse volutamente, che apparteniamo tutti ad un’unica umanità. Le polemiche gonfiano le pagine dei giornali e attribuiscono ai termini un valore risolutivo. Il “dire” prende il posto del “fare”, pensando che una sola e magica parola possa risolvere tutto. Abbiamo relegato all’oblio quel sentimento etico di rispetto della specie umana, in tutte le sue forme; in un momento di grave crisi economica internazionale nessuno di noi ha compreso che l’uscita dal tunnel è possibile soltanto lavorando tutti assieme, collaborando, uno accanto all’altro, affrontando le difficoltà, integrando chi arriva da altre realtà, senza pretendere di “omologare”. L’integrazione non ha niente a che fare con il luogo di nascita: è una fusione che avviene, o anche non avviene, tra un popolo e un altro. Spesso non avviene. In Inghilterra, in Francia, e anche nelle democrazie nordiche vi sono figli di immigrati addirittura di seconda generazione, tutti «cittadini» da tempo, che non si sentono per niente francesi o inglesi. Ma questo ha veramente importanza? Oggi specialmente i giovani si muovono da una parte all’altra del globo, in cerca di fortuna, e più probabilmente vanno in cerca di una nuova identità. Che vada oltre ad ogni schizofrenica divisione etnica, geografica, religiosa o politica. Le nuove generazioni si spostano per superare queste barriere precostituite, ritornando forse ai principi e ai valori più legati al significato della parola stessa “umanità”. E questo è un bene. Un passo verso un “new world”. Quanto ci vorrà, nessuno lo sa. Anni, decenni, generazioni, e forse noi non ne vedremo la fine. Ma il cambiamento è già in atto.

IMPRONTE CISL 2013 n. 2  

Periodico trimestrale della Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori-FPS Comune di Padova