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RELAZIONE DEL SEGRETARIO GENERALE Salvatore Bullara al I° congresso territoriale della CISL Funzione Pubblica – FPS di Alessandria - Asti Novi Ligure (AL) Museo dei campionissimi, 30/1/2013

“Uniti, per difendere il Pubblico Impiego”


Buongiorno a tutti i congressisti e agli invitati. Quest’oggi per me è un grande motivo di gioia e d’orgoglio aprire il primo congresso territoriale della CISL Funzione Pubblica di Alessandria - Asti che vede la fusione di due importanti realtà sindacali piemontesi in un’unica grande organizzazione, pronta a confrontarsi con la nuova più grande realtà territoriale e a rispondere nel modo più appropriato ai bisogni dei propri associati. Oggi siamo qui parlare del futuro, di strategie e di mete, di progetti e di risultati, ma per fare ciò occorrerà anche voltarsi indietro e guardare al quadriennio appena trascorso, per capire se le mete passate sono state raggiunte e se le strategie adoperate hanno funzionato e così tracciare il percorso da fare insieme. Per fare ciò, per ricordarmi e ricordarci da dove partivamo quattro anni fa, e per stabilire quali ulteriori passi fare, ho ripreso in mano la relazione che avevo presentato al congresso provinciale della Funzione Pubblica di Asti in occasione della mia rielezione a Segretario Provinciale e che ripercorrerò con dei flash per non annoiarvi visto che di relazioni ce ne saranno ben due (mi scuso fin d’ora se in qualche passaggio, per forza di cose, dovrò fare riferimento alla sola realtà che ho conosciuto, quella astigiana).


SCENARIO NAZIONALE Se nel quadriennio precedente avevamo vissuto una stagione di ostilità crescente nei confronti dei dipendenti pubblici, passando dai “nullafacenti” del Senatore Ichino (PD), ai “fannulloni” dell’Onorevole Brunetta (PdL), con un incredibile “fil rouge” che attraversava tutto l’arco costituzionale, buono solo per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dalla mancanza di qualsivoglia strategia per il futuro del Paese, addossando le colpe del malessere economico alla Pubblica Amministrazione, questo ultimo quadriennio ha visto un sostanziale ristagno della situazione che, se è vero che non ha portato a ulteriori mortificazioni dei dipendenti pubblici, di fatto li ha danneggiati con il blocco di tutte le dinamiche contrattuali, La strategia del confronto ad oltranza perseguita dalla CISL FP ha rintuzzato tutti gli attacchi al Pubblico Impiego e ha dato i suoi frutti, riuscendo dapprima a bloccare gli effetti populistici e nefasti della riforma Brunetta e successivamente a convincere i Governi (e anche il Comune di Asti) della necessità di apportare nuove risorse alla contrattazione di secondo livello attraverso la destinazione alla contrattazione decentrata di parte dei proventi della riorganizzazione degli enti (art.16 L111/2011), ma il cammino da fare per sbloccare i contratti pubblici è ancora lungo e in larga parte, purtroppo, indipendente dalla nostra volontà e finanche dalla volontà politica del Governo, in quanto tanto dipenderà dall’andamento dei mercati finanziari.


La crisi economica che negli ultimi due anni è esplosa in tutta la sua violenza a livello mondiale non ha paragoni nella memoria attuale e secondo alcuni analisti, è seconda solo a quella, rovinosa, del ’29. In queste condizioni il blocco delle retribuzioni e del turn over del pubblico impiego vigente in Italia potrebbe apparire ben poca cosa rispetto ai sacrifici imposti ai dipendenti pubblici negli altri Paesi dell’Unione Europea e infatti ogni tanto qualche voce che invoca tagli di personale e di retribuzioni si leva ancora. E rischia anche di trovare qualcuno che la condivida! La CISL FP rivendica che la pubblica Amministrazione deve essere considerata come il “motore” del paese, un motore che se non gira blocca tutta la vettura e al quale pertanto va somministrato il carburante necessario e al quale va fatta costantemente la manutenzione perché solo attraverso una Pubblica Amministrazione efficiente e motivata si può uscire dalla crisi. Da anni sosteniamo che

occorre un ripensamento sulla figura del

dipendente pubblico, al quale vanno ridati dignità e rispetto. DIGNITA’! DIGNITA’! DIGNITA’!

questo è quello che chiediamo. E questo purtroppo è quello che è mancato alle nostre Istituzioni. Non siamo marziani e vediamo lo stato pietoso del Paese e delle nostre amministrazioni, e siamo anche pronti a fare la nostra parte, ma pretendiamo di essere trattati con dignità. Non è possibile immaginare una spending review fatta tutta sulle spalle dei dipendenti.


La diminuzione della spesa pubblica va fatta ASSOLUTAMENTE, perché la nostra economia non è più in grado di reggere questo livello di spesa, ma quella che va ridotta è la spesa parassitaria e improduttiva delle consulenze e degli incarichi esterni (e malignamente potremmo anche osservare che a volte a queste si accompagnano anche vicende dai contorni giudiziari e risvolti penali…), è la spesa che deriva dalle concessioni e dai compromessi politici, non quella sul personale! In quest’ottica va spiegato chiaramente ai cittadini che qualsiasi ulteriore riduzione di personale si tradurrà in una riduzione dei servizi all’utenza A noi non interessa il colore di chi amministra e rispettiamo le scelte politiche, ma solo quando queste sono assunte con coscienza e presentate con chiarezza alla popolazione, non anche quando scaricano sul personale le inefficienze che derivano dall’incapacità progettuale politica.

PROPOSTE PER LA P.A. Se è vero quanto detto finora, appare logico dunque che il recupero di produttività delle Amministrazioni passi da un cambio radicale del modo di lavorare delle Pubbliche Amministrazioni e di concepire le funzioni del dipendente pubblico. Quattro anni fa la CISL FP intraprese un cammino che partendo dal protocollo d’intesa riuscì a portare alla firma i contratti pubblici. Oggi quel cammino deve proseguire, attraverso un ripensamento delle Pubbliche Amministrazioni e del loro modo di lavorare.


Comparto Autonomie Locali La riorganizzazione degli Enti Locali è un problema di attualità scottante la cui soluzione non può più attendere se è vero che almeno il 25% dei comuni italiani è in situazione di pre-dissesto e che tale percentuale è stimata per difetto perché non abbraccia tutti gli enti ma solo quelli da una certa dimensione in su. Purtroppo la classe politica italiana ha dimostrato anche in questa partita tutta la propria impreparazione a dirigere il Paese: - la legge che riformava le Province è nata pasticciata ed in un clima rissoso di tutti contro tutti, ma comunque sarebbe stato meglio di niente, se solo dopo non fosse stata ritirata passando la palla al prossimo Governo in attesa di “tempi migliori”; - l’associazionismo tra i Comuni è vero che è cosa buona e giusta, ma è una scelta obbligata e sulla quale siamo già in ritardo in quanto andava perseguita già anni fa. Nonostante ciò le amministrazioni comunali sembra più che stiano giocando a qualche forma di Risiko piuttosto che decidere delle sorti dei servizi delle proprie comunità, facendo e disfacendo convenzioni e comunità secondo le pulsioni politiche o personali del momento; - le Regioni hanno dimostrato la loro incapacità nel gestire le materie di loro competenza, e l’esempio più evidente è la sanità (ma di questo parlerò tra poco); - rimane la frammentazione delle competenze tra tanti (troppi!) livelli di governo, con confusione/sovrapposizione di competenze. Come se tutto ciò non costasse niente in termini economici e amministrativi! Altro che spending review.


Riordinare e riorganizzare si può e si deve, ma coinvolgendo le Organizzazioni

Sindacali

che

rappresentano

i

lavoratori

e

non

risparmiando solo sui dipendenti. Comparto Sanità Come ricordato quattro anni fa il Servizio Sanitario Nazionale non esiste più: adesso le regioni fanno (quasi) tutto da sole, e il risultato in Piemonte non è stato certamente esaltante: quest’anno lo abbiamo chiuso con i dipendenti delle ASL/ASO che hanno rischiato di non percepire la tredicesima, e se ci sono riusciti è solo perché non sono stati pagati i fornitori, tra i quali ad esempio anche i consorzi e le cooperative che gestiscono case di riposo, con il risultato che così il disagio si è spostato dalle tredicesime dei dipendenti pubblici a quelle dei dipendenti privati: una folle guerra tra poveri! Nel 2013 si spera che il problema non si ripresenti, ma se le federazioni sanitarie (e i risparmi che ne dovrebbero conseguire) non decollano, la prospettiva è quella di un commissariamento della sanità, con tutte le conseguenze del caso in termini di ricadute sul personale ASL/ASO e sulla popolazione. La necessità di una riorganizzazione della rete ospedaliera è una realtà che non possiamo nascondere e che non dobbiamo negare, lo dobbiamo anche a noi stessi perché una sanità riorganizzata è anche una sanità più efficiente. Quando ne abbiamo bisogno è preferibile un ospedale più lontano ma più specializzato che un ospedaletto periferico. Questo non vuol dire che i politici o i “tecnici” avranno carta bianca nello spostare o chiudere le strutture con buona pace del personale e dei pazienti perché su quello siamo disponibili a fare le barricate se necessario, ma che


occorre affrontare il problema alla radice per risolverlo, e lo dico qui di fronte ai delegati della sanità, al congresso della federazione con la coscienza che la CISL FP prima di predicarla verso gli altri l’ha fatta a casa propria se è vero che oggi di sue segreterie provinciali ne faremo una sola.

Comparto Amministrazioni centrali (Ministeri, Agenzie ed Enti Pubblici non Economici) La confusione generata dall’azione di un Governo tecnico in balia delle componenti politiche che prima lo hanno votato e poi a distanza circa di un anno lo hanno sconfessato ha intorbidito le acque non poco. La riforma delle Province, prima partita e poi stoppata (rinviata? Definitivamente cancellata? Solo il tempo ce lo dirà), comporterà inevitabilmente la revisione degli uffici delle amministrazioni centralizzate sul territorio ed inoltre la spending review e la revisione delle piante organiche stanno falciando gli uffici sub-provinciali. Il DPCM che in questi giorni individua le eccedenze di personale inoltre rischia di completare il quadro facendo collassare alcune amministrazioni come l’INPS, che non si capisce come possa diminuire di oltre 3000 unità proprio quando la domanda di prestazioni cresce e gli organici, vale la pena ricordarlo, sono già largamente inferiori ai corrispondenti Enti di previdenza stranieri (alla faccia dell’inefficienza italiana!). Quando la riforma delle Province ripartirà, ma oserei dire anche se non dovesse

ripartire,

bisognerà

riflettere

sull’organizzazione

delle

amministrazioni centralizzate sul territorio. I tempi delle aperture di uffici sulla base di richieste politiche sono passati definitivamente e adesso si fa caso solo alle disponibilità di cassa. Giusto? Sbagliato? Non entriamo nel


merito, se va garantita la presenza sul territorio quale presidio dello Stato o se invece occorre privilegiare altri aspetti di cassa ed efficienza dimensionale, ma se non vogliamo che a farne le spese siano solo i lavoratori, spostati come se fossero dei pacchi, dobbiamo pretendere di entrare anche in questo ragionamento e chiedere che i servizi vengano gestiti anche in modo associato, che vengano creati centri direzionali dove si possano concentrare gli uffici e le competenze, dove si possa risparmiare sulle spese generali senza diminuire ma anzi offrendo un servizio migliore all’utenza. Socio-assistenziale In quattro anni abbiamo letteralmente creato (dal nulla!) un sesto comparto contrattuale nell’astigiano, quello del c.d. “terzo settore”, e lo abbiamo fatto crescere fino a costituire quasi il 20% di tutta la federazione, quindi potremmo semplicemente dichiararci soddisfatti e prendere atto che l’obiettivo che ci eravamo prefissi quattro anni fa è stato pienamente raggiunto, e ancora una volta adagiarci sugli allori, ma noi preferiamo invece continuare a guardare avanti: il settore delle case di riposo e dei servizi alla persona, per le caratteristiche anagrafiche del nostro paese, nonostante la crisi economica attuale e i provvedimenti normativi conseguenti (vedi da ultimo la dgr 45 del 31 luglio…) è destinato ad un’ulteriore espansione, e il legame che unisce le strutture private alle istituzioni pubbliche e al sistema di welfare giustifica pienamente l’opportunità che questo comparto venga seguito dalla nostra federazione (per non parlare del fatto che non potremmo lasciare il destino dei nostri anziani e dei lavoratori di queste strutture nelle mani di altri che non possiedono il nostro bagaglio di conoscenze).


Ecco perché occorrerà fare diventare strutturale anche nella nuova federazione l’azione sindacale nel settore socio-assistenziale.

Sicurezza sul lavoro Negli anni scorsi abbiamo coltivato la cultura della sicurezza anche all’interno degli ambienti di lavoro pubblici. Per tale attività, dopo avere ricevuto in passato anche l’apprezzamento del Capo dello Stato, on. Giorgio Napolitano, non ci siamo riposati sugli allori e abbiamo proceduto, d’intesa con l’INAIL e l’USR, a periodici corsi d’aggiornamento per gli RLS, l’ultimo solo pochi mesi fa. Anche se per nostra fortuna gli ambiti lavorativi nei quali operiamo solitamente non ci espongono a rischi e infortuni come nei settori dell’industria, questo non può e non deve volere dire che si deve transigere sulla sicurezza, anche perché non dobbiamo dimenticare che larga parte del lavoro pubblico si svolge anche fuori dagli uffici o comunque non alle tradizionali scrivanie (basti pensare agli operai e cantonieri degli Enti Locali o al personale dei corpi delle Polizie locali, o ancora al personale di assistenza nelle strutture sanitarie e socio-assistenziali). La formazione professionale sulla sicurezza dunque dovrà essere un cavallo di battaglia della CISL FP, uno degli argomenti sui quali non abbassare mai la guardia.


Giovani, stranieri e proselitismo Parlare di giovani e di politiche di proselitismo nel Pubblico Impiego fa quasi sorridere visto che l’età media dei dipendenti è più vicina ai 50 che ai 40, ma non per questo negli anni scorsi ci siamo scoraggiati e abbiamo puntato sul “ponte” tra lo studio ed il mondo del lavoro, promuovendo incontri con i laureandi di scienze infermieristiche e i frequentanti i corsi OSS oppure facendo fare degli stage in sindacato ai ragazzi delle scuole superiori, in modo che i giovani possano realmente conoscere le attività del sindacato e l’impegno degli operatori, consci che solo attraverso l’esempio nella quotidiana attività ci si può guadagnare la fiducia dei lavoratori e dei futuri lavoratori. Anche queste attività dovranno essere rese strutturali e non più il frutto di qualche felice intuizione personale, attraverso la stipula di appositi protocolli e convenzioni con le istituzioni scolastiche e formative che favoriscano l’incontro tra le giovani leve e la CISL FP. Anche gli stranieri dovranno essere al centro della nostra attenzione: nell’astigiano gli associati nati all’estero sono la bellezza di 121, ovvero il 10% del totale, e provengono da trenta nazioni diverse. Diversamente da altre sigle sindacali per cui gli stranieri sono magari solo un bacino d’utenza che offre ampi margini di crescita, noi vediamo negli stranieri una delle fasce sociali più bisognosa di assistenza sindacale e pertanto ci candidiamo per offrire anche a loro i servizi della CISL, con l’aggiunta (rispetto ad altre sigle sindacali) del rispetto e del calore umano che ci caratterizza in tale attività.


Rapporti con UST e categorie La collaborazione con la Confederazione è stata intensa su tutte le tematiche riguardanti le PP.AA. nelle quali di volta in volta l’organizzazione è stata chiamata ad esprimersi, ed i rapporti, già eccellenti, sono diventati ancora più stretti, coscienti che il perno e la forza della CISL FP sono l’essere una federazione che si muove all’interno di un sistema confederale. Il livello di collaborazione con la Confederazione dovrà essere tenuto alto, anche in futuro, per avere risposte pronte nell’eventualità che possano verificarsi, magari a causa di un territorio adesso molto più vasto, altre vicende come quelle che hanno tristemente interessato l’amministrazione comunale di Alessandria e, non potrà e non dovrà limitarsi ad iniziative slegate nel tempo ed estemporanee, sia pure utili e necessarie , ma dovrà essere strutturale. Con le altre categorie (scuola in primis, ma anche FNS, CISL medici, FIR, FNP, e da ultimo anche la Fisascat) abbiamo lavorato in sinergia ben prima che si ventilasse l’ipotesi di fusione tra le categorie, così come i rapporti con il patronato INAS e le associazioni SICET e Adiconsum, ma anche

l’ANOLF

e

ANTEAS,

dovranno

continuare

ad

essere

adeguatamente valorizzati e resi organici, in considerazione del fatto che costituiscono un reale valore aggiunto per i nostri associati, e tramite loro potremo organizzare momenti di formazione sia per il primo accostamento alle tematiche sindacali e del lavoro che per il passaggio dalla nostra categoria a quella dei pensionati (traguardo al quale tutti aspiriamo).


Conclusioni I quattro anni appena trascorsi sono stati pesanti come macigni, ma li abbiamo attraversati indenni. I quattro anni futuri si prospettano ancora più complessi, per il fatto che le problematiche che ci troveremo ad affrontare sono inedite e la situazione economica del Paese drammatica. Vorrei dirvi che anche io “ho fatto un sogno…”, ma non è così, perché io invece sono animato non da un sogno ma da due certezze: - la prima, che quando la CISL FP s’impegna non lo fa per scherzo e quando c’è da riformare e razionalizzare lo fa per prima dando l’esempio a tutti che è possibile predicare e razzolare bene; - la seconda, che tutto quanto è stato realizzato finora è stato reso possibile dall’impegno che abbiamo profuso nella nostra attività quotidiana e dalla fiducia che ci siamo guadagnati dagli iscritti di questa grande Federazione (che in questo momento idealmente ringrazio per tale onore) e che voi qui oggi rappresentate. Sono certo che, dalle ceneri delle due segreterie provinciali unite per difendere il Pubblico Impiego, una nuova segreteria territoriale rinascerà più bella e più superba che pria. Grazie. Viva la CISL FP!

relazione  

http://www.fpsasti.cisl.it/images/Documenti_liberi/relazione.pdf