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MENSILEIDENTITARIOPERLAGENTEDELSUD Editoriale di Marzo. Marzo è pazzo, quest’anno “festaiolo”!

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S’inizia con l’8 marzo “festa delle donne”, successivamente il 19 marzo “festa del papà”, poi il 21 “entra la primavera”. Tutto qui? Assolutamente

no. Infatti quest’anno tutta la “Settimana Santa” cade proprio nell’ultima settimana di marzo. Insomma un mese “mezzo Santo, e mezzo pagano”. Per noi invece, un altro mese è passato, e per il nostro mensile siamo alla terza esperienza editoriale (non considerando il numero 0). Questo che state leggendo, infatti è il terzo numero di “JeSOSUD”, sembra che il pargoletto viene su bene, una buona ossatura, pieno di vitalità e con tante cose da dire. Le difficoltà che si riscontrano sono tante, ad iniziare dalle spese gestionali, ma ogni mese si riesce a darlo in stampa e al pubblico. Oramai ci siamo e ci resteremo. Con i validissimi componenti della nostra Redazione, faremo il possibile per descrivere la “vera storia” che nel e dal 1860, distrusse il Regno delle Due Sicilie, la nostra Nazione Napolitana, rubando il benessere e il futuro nostro e dei nostri figli. (Ciro Colombrino)

JeSOSUD mensile anno II numero III marzo 2018 Quasi tutti vittime del Pesce d’Aprile: Salvatore Colombrino Lingua Napoletana patrimonio UNESCO: Ciro Colombrino Lacryma Christi del Vesuvio: Ciro Gallo Zeppola di San Giuseppe: Asia Colombrino Quarto Festival Teatro Scuola : Vincenzo Arena Il demone della sete: Marco Cerbone Il termine “brigante”: Roberta Vaia Un paese a due velocità: Alessandro Vidale Antonio Merone l’ultimo erede di Nino Taranto: Ciro Colombrino Napolinord,una storia positiva per i giovani del Sud: Marco Carlino Le attività ginniche dal R. di Napoli al R. d’Italia: Francesco del Piano Un UFO sul Monte Somma nel 1600: Francesco Vitale 2000 anni dopo le idi di marzo: Anna Maria Pedicini

COSTITUZIONE DEL REGNO DELLE DUE SICILIE

Ferdinando II Per la Grazia di Dio Re del Regno delle Due Sicilie ec. ec. ec. Visto l’atto Sovrano del 29 di gennaio 1848 col quale aderendo al voto unanime de’ Nostri amatissimi Popoli abbiamo di nostra piena, libera e spontanea volontà proIl quadrato magico di Pompei, ovvero il famoso critto- messo di stabilire in quegramma in latino più volte riprodotto nei secoli a venire, ap- sto Reame una Costituziopare per la prima volta proprio a Pompei, graffito in una stanza ne corrispondente alla civiltà de’ tempi, additandodella Casa di Paquio Proculo e su una colonna della Palestra Grande. Sul ne in pochi e rapidi cenni

suo significato sono state costruite molte teorie. Si tratta di cinque parole, di cinque lettere ciascuna opera rotas”, una “sator arepo tenet sotto l’altra in modo da formare un quadrato, che possono essere lette in qualsiasi direzione formando un palindromo. Le 25 lettere, scomposte e ricomposte, formano due volte l’espressione Pater Noster. Se si legge il quadrato a serpentina, inoltre, si ha “sator opera tenet – tenet opera sator”, cioè “il seminatore possiede le opere”, ovvero è il signore del creato. E ancora, l’incrocio delle due parole tenet disegna al centro del quadrato una croce perfetta: si tratterebbe di una raffigurazione cifrata dei primi cristiani, considerando che siamo prima del 79 d.C.. Meno di 50 anni dalla morte di Cristo! (Salvatore Colombrino)

Primati del Regno delle Due Sicilie: 1852. Primo Telegrafo Elettrico in Italia;

...dal 1860 fratelli di nessuno!

Una breve (ma non troppo) storia triste… In questo numero voglio raccontare una breve storia triste. Amara più che triste e che – come tutte le storie amare e tristi che si rispettino – non ha un lieto fine da rivelare ed è ambientata in un Paese depresso e in costante regressione politico/ culturale come l’Italia dell’anno duemila diciotto. In quel che fu il Belpaese, infatti, tra il mese di gennaio e quello di febbraio puntualmente, con l’avvicinarsi della fine dell’inverno e del picco di freddo che si abbatte sul territorio nazionale (e per fortuna solo per pochi giorni), si registrano indicibili difficoltà e criticità da Nord a Sud nella gestione dell’emergenza neve. (continua a pagina 2


continua da pagina 1 Si avete letto bene, emergenza neve! Incredibile ma vero, perché realmente non c’è limite alla vergogna e giustamente non ci facciamo mancare proprio niente in questa nostra società della tecnologia: abbiamo non solo treni che deragliano, terre avvelenate dai rifiuti tossici, corruzione record nelle istituzioni e criminalità organizzata, ma pure – due tre volte all’anno – il problema neve, e ci tocca quindi fare i conti con i danni che anche una spruzzatina imprevista può produrre. Stavolta è stato Burian ad abbattersi con violenza sulle nostre regioni e a ridicolizzare tante città, con dati preoccupanti puntualmente emersi – manco a dirlo – soprattutto al meridione. Lo scorso febbraio i fiocchi di neve non hanno risparmiato Napoli e la Campania con le imbiancate anche a bassa quota arrivate fino a pochi metri dal mare. Una rarità di certo, ma che ci ha ridicolizzato agli occhi del mondo intero una volta in più per quanto impreparate siano apparse tante amministrazioni comunali che hanno combattuto il fenomeno meteorologico come se si trattasse di una guerra agli alieni di Marte. Scuole chiuse, traffico cittadino il tilt, voli cancellati e treni mai partiti o rimasti fermi per ore rappresentano il bollettino dell’emergenza e del disagio. Com’è possibile, ci chiediamo, che al giorno d’oggi ci si debba ancora vergognare di una classe politica che non riesce ad offrire un minimo di risposte alla popolazione? Cosa abbiamo fatto di così male per averci meritato, soprattutto nel Mezzogiorno, questi signori che da decenni hanno ignorato la Questione Meridionale e le criticità del Sud e che non riescono a dare risposte concrete alle nostre domande? Restiamo basiti, anche in questo caso, di fronte a tanta indifferenza e pressappochismo non illudendoci in un pronto cambiamento di rotta restando scettici nel pensare ad un futuro migliore nel breve periodo per la collettività meridionale. Ma allo stesso tempo siamo stanchi di doverci rassegnare e di contare i fallimenti altrui, forse è arrivato il momento di agire e pretendere il rispetto dei nostri diritti! Solamente una reazione decisa collettiva e civile alle ingiustizie potrà sancire il risveglio culturale del meridione. Se deve ‘passare la nottata’ è bene che si cominci a pensare all’alba di domani e alle iniziative da intraprendere! Rimanere indifferenti non serve a nulla. Fine della storia triste! (Vincenzo Rea)

Jesosud, conquista sempre più lettori, e noi, con non pochi sacrifici portiamo avanti il nostro progetto. Contiamo su ottimi collaboratori, che hanno condiviso sin dall’inizio la filosofia del recupero dell’identità Meridionale. La nostra scelta editoriale, sin dall’inizio, è stata quella di non riempire il giornale di troppa pubblicità, ma di lasciare molto spazio ai tanti contenuti culturali. Dunque, se ritieni che siamo meritevoli di quanto affermato, supporta Jesosud anche con poco, ogni contributo è per noi molto importante. Grazie!

zappingJeSOSUD

Ancora qualche altra generazione e la lingua “Napoletana” sarà dimenticata, grazie ad un sistema scolastico lacero. La lingua napoletana, da poco dichiarata lingua e patrimonio dell’UNESCO, e seconda lingua più diffusa nella penisola italica, rischia realmente di scomparire. Il Napolitano fu lingua nazionale, dunque parlata in tutti i territori del Regno delle Due Sicilie, al di qua del faro di Messina, mentre al di la del faro la lingua parlata era il “Siciliano”. Purtroppo dopo il 1860, con la perdita dell’identità, il “Napolitano”è stato sempre più degradato, e quasi messo alla porta da un sistema scolastico sterile e ottuso. Meravigliosa lingua riconosciuta dall’UNESCO e non dallo Stato Italiano, nonostante la meritoria e imponente opera dei grandi scrittori e compositori di musica napoletana classica. Si è pure tentato di dare linfa alla questione, infatti nella seduta del Consiglio Regionale della Regione Campania in data 14 ottobre 2008, fu approvato un disegno di legge d’iniziativa provinciale sotto titolo “Tutela e valorizzazione della lingua napoletana”, purtroppo oggi, a distanza di una decina di anni, si attende ancora di trovare un seguito, e con soluzioni adatte, anche scolastiche con qualche ora in più da associare ai programmi ufficiali, per dare ai più giovani la possibilità di imparare grammatica, ortografia e dizione corrette di una lingua italica più esportata e conosciuta al mondo. (Asia Colombrino)

Tutti o quasi siamo stati vittime di una burla il giorno del primo di Aprile. Ma da dove nasce questa tradizione, seguita in diversi paesi del mondo, di burlarsi con scherzi di varia natura anche molto sofisticati di ignare vittime? Troviamo tracce storiche in alcune festività quali l'Hilaria dell'antica Roma, celebrata il 25 marzo, e l'Holi induista, entrambe ricorrenze legate all'equinozio di primavera. Quindi la burla ha origini molto antiche e non è passata di moda, anzi con le nuove tecnologie è diventata più fruibile e facile da attuare, in primis con scherzi telefonici e candid camera. Uno scherzo passato alla storia è quello del biglietto per la cerimonia annuale del "lavaggio dei leoni" della Torre di Londra, scherzo ideato in occasione del 1º aprile 1857. Le origini invece del "pesce" d'aprile non sono note, anche se sono state proposte diverse teorie. (continua a pagina 6 C.S.)

Primati del Regno delle Due Sicilie:1852. Primo Telegrafo Elettrico in Italia

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teleoggiJeSOSUD

Il nostro Paese è un paese a due velocità,

Parlare di teatro nel vesuviano, è

da un lato il viaggio veloce a bordo delle confortevoli e rapide frecce che corrono a 300 km/h su e giù per lo stivale e dall’altro un viaggio "slow" alla scoperta del paese con i treni storici della Fondazione Fs Italiane. La Fondazione Fs Italiane nasce ufficialmente il 6 marzo 2013 e il suo scopo principale è tutelare e valorizzare tutto il patrimonio storico delle Ferrovie dello Stato Italiane. Importanti i numeri della Fondazione Fs: sono ben 302 i mezzi operativi, a settembre 2018 sarà consegnato il prestigioso Etr 250 “Arlecchino” elettrotreno di altri tempi, simbolo dell’Italia dell'eccellenza, altri 3 elettrotreni verranno ripristinati nei prossimi anni. Un grande contributo arriva dallo Stato grazie alla legge 128/2017 che difatti individua linee oggi prive di servizio viaggiatori regolare come linee da dedicare a treni turistici. Grazie all’iniziativa “Binari senza Tempo” sono ben 600 i km di linee riaperte ai viaggiatori (nella nostra Regione abbiamo la Benevento-Bosco Redole). La Regione Campania si conferma una delle regioni che in Italia ha investito maggiormente sul treno storico, nel 2017 sono state infatti 183 le corse che hanno trasportato ben 7132 viaggiatori. Ma quali sono i Treni Storici in Campania? I servizi sono numerosi, tutti di domenica: - il “Pietrarsa Express” collega la stazione di Napoli Centrale con il Museo Ferroviario Nazionale di Pietrarsa, vero e proprio “Luogo Sacro” della storia Ferroviaria Nazionale, ex opificio borbonico ora destinato a culla di un patrimonio di immenso valore; a bordo del treno storico si arriva proprio davanti al cancello del Museo che è una sicura attrazione per grandi e piccini. - il “Reggia Express” collega Napoli Centrale a Caserta, dove i viaggiatori hanno la possibilità di visitare la Reggia opera dei fratelli Vanvitelli dichiarata nel 1997 Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. -“Archeotreno” è uno dei treni storici con percorso più lungo. Si parte da Napoli Centrale, prima fermata Pompei; i viaggiatori hanno tempo per visitare gli scavi in tutta tranquillità risalendo poi sul treno storico alla volta di Paestum, altra visita e rientro a Napoli con il tre-

parlare di Antonio Merone

l’ultimo erede di Nino Taranto. L’ attore Anastasiano, oggi quarantenne, inizia la carriera appena adolescente lavorando in una piccola parte nel “Presepe Vivente” della Compagnia teatrale “I Giocondi” di Luigi De Simone, e successivamante, dall’86 al 90 vive la “Scuola di Teatro” di Carmine Giordano di sant’Anastasia. Svolta decisiva quando entra nella “Compagnia dei Giovani” del “Teatro Sannazzaro” di Luisa Conte, restandoci per due stagioni. Poi il “Laboratorio Teatrale” con Saverio Mattei al Teatro Bruttini di Napoli. Infine nel 1993 fonda “La Compagnia Stabile” del Teatro Metropolitan di Sant’Anastasia, dunque, ad oggi “nozze d’argento”, anzi come lo stesso Antonio suggerisce “teatro d’argento” per la Compagnia Teatrale al Metropolitan, che ogni anno tra mille sacrifici e difficoltà, porta in scena opere teatrali dei grandi autori napoletani Eduardo Scarpetta, Eduardo De Filippo, solo per citarne alcuni, e Nino Taranto di cui è particolarmente legato. Cerchiamo di dare il meglio e di portare avanti il nome della Compagnia…“ringrazziann’ a Dio simm’ seguit’ ‘o pubblico ven’ semp’ volentieri”! Durante la chiacchierata ci ha fatto partecipe di due novità, la prima che a fine marzo uscirà un suo libro, un’ autobiografia curata da Francesco de Rosa dove Antonio si racconta dagli inizi ad oggi, attraverso testimonianze di noti attori di teatro. La seconda novità, ad aprile il nuovo spettacolo che aprirà la stagione teatrale 2018/19, con un testo di Petito “Don Pascà fa acqua ‘a pippa”, un remake di un suo vecchio successo di tanti anni fa Noi oggi su questa pagina non vogliamo scrive-

re altro di Antonio Merone, lasciamo al suo libro svelare i tanti aneddoti che saprà raccontare, e magari farci ritrovare tra il suo pubblico. Antonio lo abbiamo incontrato nel teatro Metropolitan poco prima che iniziassero le prove del suo prossimo spettacolo. Se ne stava seduto da solo nella platea d’un teatro completamente vuoto, e malapena illuminato, attore e interprete di “un teatro nel teatro” per un’immagine quasi irreale, quasi astratta. Quasi… “pe’ tutte ‘e vote ca for ‘o tiatro stu nomme e visto scritto e nun si trasut’…, mò, doppo tant’anne ca l’ate so venute e continuano a venì…, putiss fa’ pure ‘a fesseria e ‘nce trasì”(Ciro Colombrino)

no Storico.Tutti questi treni permettono di viaggiare a bordo di carrozze “Centoporte” del 1930 e “Corbellini” del 1948 trainate da locomotori E626 del 1928 e E646 del 1958. Tutto questo “materiale rotabile” è mantenuto in perfetta efficienza dalle maestranze di Trenitalia e di Fondazione Fs Italiane che periodicamente ne controllano le condizioni ed eseguono interventi per mantenerne lo stato di efficienza. Recentemente si è aggiunta una nuova meta: Pietrelcina, alla scoperta delle terre di Padre Pio con partenze da Napoli o Salerno a bordo delle automotrici turistiche Aln 663.Che dire quindi? Regalatevi una giornata immersa nel passato, un passato ricco di storia che merita di essere vissuto… Per maggiori informazioni e per il calendario dei viaggi visitare il sito

Primavera è il simbolo della gioventù, dell’amore, della rinascita. E’ una stagione bella e colorata, dove i colori si esaltano in caleidoscopici abbracci, dove la natura si risveglia dal torpore invernale. E’ l’inizio della vita, del teatro, della poesia, dell’arte. Ma è anche qualcosa di profondo, che va oltre la vita stessa, e poi per magia ritrovi in ogni cosa, in ogni cromatura dell’esistenza, quasi a premiare la vita stessa, laddove la speranza, non più sterile, feconda i pensieri. (Franco Ottaiano)

Minor numero di tasse fra tutti gli Stati italiani; Prima istituzione del sistema pensionistico in Italia (con ritenute del 2% sugli stipendi); Primati del Regno delle Due Sicilie: 1836. Prima Compagnia di Navigazione a vapore nel Mediterraneo;

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baccanaliaJeSOSUD

resistenzafuoricircuitoJeSOSUD

Lacryma Christi del Vesuvio: il viag-

Nell’ Auditorium Prof. Vincenzo D’Onofrio (Preside, docente e Presidente del Tea-

gio tra folklore e mitologia. Dal suo colore giallo paglierino o rosso rubino, l’intenso profumo di ginestre o frutta secca, il suo aroma fruttato e corposo, il Lacryma Christi del Vesuvio è uno dei vini più leggendari del partenopeo. Vari sono i miti che gli ruotano intorno, una delle storie forse più popolari, racconta dell’angelo caduto, Lucifero. Egli espulso dal paradiso, cadendo verso gli inferi ruba un lembo di cielo da dove si dice che nacque il golfo di Napoli. Sprofondando, infine, creando una voragine dà alla luce quello che si conosce come Vesuvio. Gesù, che in quel tempo era in viaggio, arrivò alle sue pendici per ammirarne le bellezze, e commosso da tanto splendore, pianse per i peccatori delle sue terre e dalle sue lacrime nacquero le prime piante di viti di Lacryma Christi.

Una delle versioni più antiche narra di un viaggio di Gesù da un eremita redento, che prima del congedo, vide trasformare l’acqua in vino. Però per arrivare alla realtà storica della nascita del Lacryma Christi, dobbiamo tornare indietro nel tempo, all’epoca dell’Antica Roma. Alcuni poeti latini, tra cui Sallustio e Plinio, accennarono alla viticoltura nei loro scritti, però famosa è la frase di Marziale, altro autore latino, che sosteneva che Bacco, riferendosi alle colline del Vesuvio, le amava più delle colline natie di Nisa (attualmente patrimonio dell’Unesco). Tante altre sono le storie, che hanno fatto viaggiare questo nettare tra folklore e mitologia, ma non sono solo i suoi racconti a farlo arrivare sulle nostre tavole, ma sono i suoi colori, i sapori, attualmente il Lacryma Christi continua ad inebriare gli appassionati di tutto il mondo con il suo gusto armonico e corposo, ma nonostante la sua storia secolare ha ricevuto la denominazione DOC solo nel 1983. Viene prodotto con vigneti autoctoni in quindici comuni della provincia di Napoli appartenenti al Parco Nazionale del Vesuvio, zona pedemontana votata alla viticoltura e si distinguono nelle tipologie: bianco, rosso, rosato e spumante. (Ciro Gallo)

Un dolce tipico della tradizione partenopea è quello della “zeppola di San Giuseppe”. La prima ricetta scritta fu quella di Ippolito Cavalcanti forse nel 1840 circa, successivamente elaborata dall’ideatore della sfogliatella Pintauro. Al semplice impasto di frumento si aggiungono le uova, lo strutto e gli aromi. Poi la tecnica si divide in “quella fritta” dapprima in olio bollente e poi nello strutto fuso, e quella cotta al forno. La forma a ciambella si ottiene con l’aiuto di una “sac a poche” e si forma un serpentello, dal latino serpula cioè zeppula e da qui il nome. Insomma la zeppola di San Giuseppe ha le sue origini nella notte dei tempi, e da qui numerose sono le leggende, una per tutte quella di “LIberalia” antichissima festa in onore della divinità del vino e del grano, che accadeva ogni 17 marzo. Bacco e il suo maestro Sileno si intrattenevano dove il vino abbondava, e la gente li omaggiava oltre con fiumi di vino, anche con frittelle di frumento per ringraziare le divinità del grano. Oggi, invece, le zeppole, guarnite di crema pasticcera e amarene, spolverizzate di zucchero, è un dono che ogni 19 marzo i figli fanno dono ai propri padri. (Asia Colombrino)

tro Pubblico Campano, scomparso nel 2015), all’interno del Liceo Classico Scientifico “Vittorio Imbriani” di Pomigliano d’Arco, dal 26 al 31 marzo dello scorso anno, si è realizzato il “Quarto Festival Teatro Scuola – Memorial Vincenzo D’Onofrio”. Si è rinverdita una kermesse teatrale delle progettualità didattico formative, sopita per ben diciassette anni: si è ripresa, mantenendone la caratura motivazionale e scolastica. Grazie alla sinergia tra varie Istituzioni e al lavoro attento e accorato della figlia del Professore, Maria D’Onofrio, è stato possibile realizzare tutto questo: uno spettacolo di apertura, il “1799” del drammaturgo napoletano Manlio Santanelli portato in scena da una compagnia di Ex alunni, la “Picciacciosempreconnoi”, un corso di scrittura teatrale tenuto dal Direttore della rivista Proscenio, Anita Curci, quattro workshop tematici con la partecipazione di importanti personalità del panorama artistico napoletano (Giorgio Rosa di Improteatro, Lara Sansone del Teatro Sannazaro, Vincenzo Borrelli del Centro Teatro Spazio, i docenti dell’Asylum Anteatro ai Vergini); un convegno ministeriale tenuto da esponenti del Teatro Pubblico Campano, dell’Università Suor Orsola Benincasa e di AGITA Teatro; dieci spettacoli teatrali di diverse scolaresche. L’Auditorium è, davvero, la casa di questo Festival Teatro Scuola: un’affermazione, questa, che non può, al momento, trovare repliche data la confluenza di eventi e di intenti legati all’unica direttrice della salvaguardia dell’operato didattico - teatrale del Professore Vincenzo D’Onofrio e delle progettualità ad esso collegate. Lo è, inoltre, perché è il luogo nel quale la memoria scolastica si compenetra con lo sforzo umano profuso dallo stesso Professore D’Onofrio per rendere questo Auditorium quanto più funzionale possibile e donarne una forma spettacolare (ahinoi, ancora incompleta) alla nuove generazioni: ci sono gli sforzi e c’è la passione; c’è la rinuncia ai propri e legittimi emolumenti pur di donare agli studenti (del Liceo Imbriani e della comunità pomiglianese) uno spazio dove la cultura (e non solo il Teatro) possano trovare un’adeguata fruizione. Si ritorna, così, a parlare di una volontà popolar – studentesca che, alcuni anni fa, ha consentito la posa della Stele commemorativa e l’intitolazione dell’Auditorium e che si è palesata nuovamente, in termini di contribuito economico e organizzativo, per la buona riuscita del Festival. Non si può prescindere da questo apporto sensibile visti i motivi affettivi e la compartecipazione su più fronti alla realizzazione della kermesse. E’ naturale che l’esperienza festivaliera è solo all’inizio di un percorso che deve prevedere delle nuove e più approfondite progettualità e delle partnership motivate e solide che sappiano, come primissima istanza, accogliere le motivazioni che hanno spinto alla rinascita di questa importante manifestazione. Il solco tracciato molti anni fa ha visto il rinverdire di quell’entusiasmo e di quella passione che sembra , oramai, accomunare più generazioni di docenti e studenti: il “Quarto Festival” è stato una rassegna di Teatro i cui protagonisti principali sono stati gli studenti, come attori e come spettatori, inseriti in un contesto che si propone come “completo”, non solo, dunque, artistico, ma laboratoriale nella sua accezione propositiva e lavorativa: uno spazio aperto di scambio di esperienze e conoscenze, di confronto tra diverse generazioni, di prova, di azione. Il Festival dello scorso anno è stato un banco di prova. (continua a pagina 6 V.A.)

Primati del Regno delle Due Sicilie: 1839. Prima Ferrovia Italiana, tratto Napoli-Portici;

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Le attività ginniche: dal Regno di Na-

Il demone della sete. La notte del 20 novembre 1836 a Napoli piovve a dirotto. Il terreno in molti punti franò e alcune strade sprofondarono sotto il peso dell'acqua. Verso le otto del mattino i forti boati del terremoto di Lagonegro (Potenza) svegliarono Partenope dal suo sonno irrequieto. Ma chi dormiva davvero? Da poco più di un mese il colera si era di nuovo abbattuto sulla città: il “morbo asiatico” stava assetando e disidratando le sue vittime con scariche copiose come quell'acqua piovana. L'epidemia esplose inizialmente nel popolarissimo quartiere di San Antonio Abate. Il giovane Re Ferdinando II allestì subito dei lazzaretti negli ambulatori e nelle caserme e dispose cure gratuite per tutti: la popolazione rispose a queste misure con sospetto e accusò gli stessi funzionari borbonici di aver diffuso il morbo. Le rivolte furono soffocate con grande violenza. Salvatore De Renzi, allora direttore dell'Ospedale Loreto, ideò una terapia ingegnosa: una bevanda a base di vino e polvere di platano orientale che effettivamente idratava e reintegrava il potassio perso. Il popolo, dal canto suo, ai dottori preferiva i santoni. Per proteggersi dal morbo iniziarono ad essere prescritte le acque “del Muraglione” di Castellammare e la “ferrata” di Santa Lucia; davvero ironico che le stesse “acque curative” furono poi dichiarate infette. Un opuscolo anonimo titolato “Non abbiate timore del cholera-morbus” dava semplici e fantasiose prescrizioni: «per difendervi dal contagio abbiate in bocca una pietruzza di canfora e sospendete al collo carne nuda (..) come terapia fate (..) frizioni di spirito di canfora sino a tanto che la soffocazione, il freddo glaciale e lo spossamento delle forze sieno cessati». Nel frattempo nella città del mare si moriva di sete. La tossinfezione colerica porta perdita continua di acqua e sali: una sete incoercibile tormenta la mente del malato mentre una grave deplezione elettrolitica ne strazia il corpo. Parole tecniche come acidosi metabolica, ipokaliemia e shock ipovolemico non riescono a descrivere appieno l'orrore di trovarsi dinanzi a un proprio caro ammalato: pelle raggrinzita, occhi infossati, febbre, nausea, vomito e crampi muscolari. Vederselo infine strappare

poli al Regno d’Italia. Nel Regno di Napoli le attività ginniche nella formazione scolastica non erano una priorità per lo sviluppo del bambino, che era invece basato sull’insegnamento delle materie umanistiche e scientifiche. Durante il breve regno di Giuseppe Bonaparte fu emanato un decreto che imponeva ai comuni di pagare un maestro per insegnare ai bambini a leggere e scrivere. Fu istituita anche la scuola media, dove all’insegnamento nozionistico erano affiancate anche materie ginniche come la scherma e il ballo. Anche l’Università fu riqualificata e le scuole nautiche furono ampliate. Gioacchino Murat continuò l’opera di riforma scolastica e fondò la Scuola di Applicazione di Ponti e Strade, la prima Scuola di Ingegneria d’Italia in ambito civile. Tuttavia tra gli Stati italiani del periodo preunitario, fu proprio il Regno delle Due Sicilie il primo a introdurre l’attività fisica tra le materie nel 1816. Nel 1838 il dottor Lorenzo Bruni scrisse nella sua “Ortopedia” che l’attività fisica era una metodica efficiente sia per la prevenzione sia per la correzione delle deformità ossee del fanciullo. Il dottore, nel suo studio sito al Vomero, curava le patologie della colonna vertebrale e il piede torto congenito. Considerava vantaggiose quelle discipline sportive che favorivano lo sviluppo bilaterale dei muscoli estensori, come: <<la marcia militare, l'esercizio del fucile, il salto, il ballo, la corsa, la lotta, la scherma, l'equitazione, il giuoco del volano, dell'anello e del pallone e l’arrampicata.>> Nel 1861, dopo l’annessione dell’ex Regno delle Due Sicilie al nuovo Regno d’Italia, l’educazione fisica fu resa obbligatoria con la Legge Casati. Questa legge, che rimase in vigore fino al 1923, prevedeva che l’insegnamento delle attività ginniche fosse facoltativo per le strutture universitarie ma obbligatorio per le scuole pubbliche. L’attività fisica era promossa affinché i giovani fossero preparati alle attività paramilitari in previsione di guerre già programmate. (continua a pagina 6 F.d.P.)

Il termine brigante è associato ad un malvivente che attenta alla vita e/o alla proprietà altrui. Nella storiografia italiana questo

dalle mani, goccia dopo goccia, senza poter fare nulla. Il Colera aveva già colpito Napoli ma stavolta la sua virulenza era massima; l'anno 1836 verrà ribattezzato “forte del colera” per gli oltre 14.000 morti partenopei e i circa 160.000 dell'intero Regno. Circa cinquant'anni dopo il romanzo “Il ventre di Napoli” della grande giornalista Matilde Serao si apre con un'altra epidemia di colera (1884). Sembra che nemmeno il risanamento riesca a salvare Napoli da questo morbo e qualcuno scriverà che “a Napoli il colera si beve”. Nel 1973 una partita di frutti di mare tunisini importò l'ultimo ceppo di Vibrio Cholerae che ha visitato la città. Sono trascorsi ormai quasi cinquant'anni e sembra che Napoli sia ora affetta da una nuova ma allo stesso tempo antichissima malattia: il demone dell'ignoranza. Per l'abbrutimento delle coscienze che sta straziando i nostri corpi, le nostre terre e il nostro Sud non c'è antibiotico che tenga. Esiste una sola cura: la cultura. L’ultimo a morire di colera, il 17 ottobre 1837, fu un certo Ciriaco Bianchino, 56 anni. E solo a fine autunno il morbo fu totalmente debellato. (Marco Cerbone)

termine viene utilizzato per riferirsi ai banditi presenti nel Mezzogiorno dal 1860 e gli anni seguenti. ll Brigantaggio in realtà è un fenomeno molto complesso, tanto da potersi scrivere interi trattati, e ne sono stati scritti, specie da chi vince la guerra, tanto da accreditare il brigantaggio ad un fenomeno meramente meridionale e delinquenziale. Nel 1860 con il pretesto di creare il Regno d’Italia, il Regno delle Due Sicilie fu invaso e saccheggiato praticamente da due eserciti. L’esercito Garibaldino, nel quale vi erano confluiti una grossa quantità di stranieri e di avanzi di galera scampati alle rispettive pene (anche condanne a morte). Costoro razziarono a suon di violenze ed eccidi, svuotando le casse delle banche, dei comuni, delle chiese, dei conventi e della popolazione. Con l'unificazione l'apparato economico industriale meridionale fu smantellato in pochi anni. Vennero smontate intere fabbriche per rimontarle al Nord. Un esempio lampante fu lo stabilimento di Pietrarsa, uno dei migliori d’Europa, tanto che anche i Savoia in tempi non sospetti fecero delle commesse di locomotive, e non solo. L’esercito Borbonico, nonostante il tradimento di alcuni generali, non si arrese e tenne testa agli invasori fino alla disfatta del 1861 a Gaeta. E proprio in questo scenario, e dalle contestazioni della popolazione, successivamente vietate dall’esercito Savoia, ebbero a formarsi gli animi dei “nuovi briganti”, che in parte si associarono ai “briganti” (nei prossimi articoli avremo modo di parlare dei “nuovi briganti” e dei “briganti”) per contrastare i soprusi e le violenze subite. Una volta svuotato dei beni del Meridione, in special modo i beni Siciliani, i territori invasi furono lasciati nel “libero arbitrio” dei signorotti, e proprio da questi si generò un altro fenomeno, quello della mafia. (Roberta Vaia)

Primati del Regno delle Due Sicilie: 1840. Prima fabbrica metalmeccanica d’Italia per numero di operai;

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Il Festival è divenuto uno spazio di accoglienza, uno spazio di sapere, uno spazio artistico, uno spazio didattico. Si è, forse, ancora deficitari dal punto di vista della creazione di una rete di scuole e di competenze in grado di affrontare nuove sfide ma, al contempo, si resta fiduciosi che, in futuro, nuove strategie e nuove forze possano aiutare gli organizzatori a rendere questo evento quanto più spaziante, in termini geografici, e quanto più ricco, in termini di contenuto. Il “Quinto Festival – Memorial Vincenzo D’Onofrio”, sulla scia della continuità, che si svolgerà quest’anno dal 25 al 29 marzo 2018, si porrà si stessi obiettivi della rassegna precedente per ottenere un ulteriore ed importante riscontro circa l'obiettivo temerario di soddisfare l' interdipendenza di teatro ed educazione. Quest’ anno ci sanno otto scuole ed altri quattro workshop. Si confronteranno in quattro giornate tematiche: teatro dal testo letterario, teatro dal classico, teatro dalla tradizione, teatro dell’innovazione e della sperimentazione. E’ stata la possibilità di concentrare in una sei giorni, in un periodo scandito dalla data del 27 marzo, “Giornata mondiale del Teatro”, quanto di meglio e di più aderente possibile si potesse compiere in nome di una modalità di impegno scolastico votato alla didattica e reso spettacolare attraverso la messa in scena. (Vincenzo Arena)

Dicesi panuozzo. Ma il suo nome è il “pagnuttiello”, così come lo chiama Angelo Forte, suo fondatore e creatore, ultimo erede di una dinastia di r i - storatori. Alle pendici del Monte Somma, a Sant’Anastasia precisamente, il proprietario del ristorante “The Wind Rose”, già “La Rosa Dei Venti”, ha sperimentato e creato un panino diverso, gustoso e innovativo nel modo della preparazione. Acqua, sale e farina e 24 ore di lievitazione, ecco il segreto del "pagnuttiello": un elaborato processo di preparazione e lievitazione che alla fine dà i suoi ottimi risultati. Un impasto alla “vecchia maniera”, classico, rigorosamente fatto a mano dallo stesso Angelo, assistito, in cucina, in modo sapiente dalla moglie. Angelo, nel suo "The Wind Rose", coniuga tradizione e semplicità con la costante voglia di innovare e rinnovare se stesso e il ricco menu' del ristorante puntando sulla qualità dei prodotti, ma con un occhio sempre attento ai prezzi, più che accessibili a tutti. Angelo punta soprattutto sulla qualità dei suoi prodotti: per i salumi sceglie Cillo di Airola, in provincia di Benevento, e per la mozzarella, anche quella di bufala, il caseificio Beneduce.Nel menu' di Angelo troviamo anche un'mpia scelta di carni, dalla Chianina alla Marchigiana al gustosissimo suino nero, decisamente da provare. Come variante del pagnuttiello Angelo propone panini di ogni specie, da quelli classici a quelli al sesamo e per i piu' esigenti la baguette ai cereali. Buona la gamma di birre presenti a cominciare dalla Forst in tre diverse varianti: la versione Weiss, chiara, molto “beverina” e leggera, di gradazione bassa, moderatamente amara; Sixtus, vellutata con sentore di malto, doppio in questo caso, decisamente di gradazione più alta; Heller Bock, più fruttata e di gradazione piu' alta. "The Wind Rose": classico-tradizionale-innovativo! Un locale di qualità che ha il giusto potenziale per dare un contributo fattivo allo sviluppo della zona vesuviana. (Francesco Di Marzo) Utilizza il coupon sotto per assaggiare ‘o pagnuttiello in omaggio mezza pinta di birra, coupon valido dal 1 al 22 aprile 2018 (ndr)

continua da pagina 2 Una delle più remote riguarderebbe il beato Bertrando di San Genesio, patriarca di Aquileia dal 1334 al 1350, il quale avrebbe liberato miracolosamente un papa soffocato in gola da una spina di pesce; per gratitudine il pontefice avrebbe decretato che ad Aquileia, il primo aprile, non si mangiasse pesce. Un'altra teoria tra le più accreditate colloca la nascita della tradizione nella Francia del XVI secolo. In origine, prima dell'adozione del Calendario Gregoriano nel 1582, in Europa era usanza celebrare il Capodanno tra il 25 marzo e il 1º aprile, occasione in cui venivano scambiati pacchi dono. La riforma di papa Gregorio XIII spostò la festività indietro al 1º gennaio, motivo per cui sembra sia nata la tradizione di consegnare dei pacchi regalo vuoti in corrispondenza del 1º di aprile, volendo scherzosamente simboleggiare la festività ormai obsoleta. Il nome che venne dato alla strana usanza fu poisson d'Avril, per l'appunto "pesce d'aprile". Un'altra ipotesi vede protagoniste le prime pesche primaverili del passato. Spesso accadeva che i pescatori, non trovando pesci sui fondali nei primi giorni di aprile, tornassero in porto a mani vuote e per questo motivo erano oggetto di ilarità e scherno da parte dei compaesani. Alcuni studiosi hanno inoltre ipotizzato come origine del pesce d'aprile l'età classica, e, in particolare, hanno intravisto alcune possibili comunanze con l'usanza attuale sia nel mito di Proserpina (che dopo essere stata rapita da Plutone viene cercata invano dalla madre, ingannata da una ninfa), sia nella festa pagana dei Veneralia (dedicata a Venere Verticordia e alla Fortuna Virile) che si teneva il 1º aprile. Allora non ci resta che preparare il prossimo scherzo, mi raccomando però, bonariamente... (Salvatore Colombrino fonti storiche Wikipedia)

continua da pagina 5 L’attività fisica era promossa affinché i giovani fossero preparati alle attività paramilitari in previsione di guerre già programmate. Gli sport praticati nelle sedi universitarie erano: la lotta libera e greco romana, il sollevamento pesi, la ginnastica, l’equitazione, il tiro con l’arco e le armi da fuoco. L’Università di Napoli divenne, grazie al ministro De Sanctis, la Terza Università in Europa e si avviava a diventare la prima. Il Regno d’Italia, però, iniziò a lesinare sui finanziamenti e depredò dirigenti, studenti e strutture napoletane, a favore delle nascenti Università in Piemonte e Lombardia. Le attività sportive a Napoli, ormai abbandonate dal governo centrale, iniziarono ad evolversi in maniera autogestita e autonoma anche grazie alla presenza della Scuola Militare della Nunziatella, a Pizzofalcone, e della Scuola Napoletana di Cavalleria. Agli inizi del 1900 le discipline sportive si arricchirono del giuoco del calcio e del rugby. Nel 1904 fu fondata la prima società calcistica a Napoli, il Neaples Foot-Ball Club e, nel 1911, l’Unione Sportiva Internazionale Napoli. Fu poi Giorgio Ascarelli a unire la due società e a fondare, il 1 agosto 1926, la Società Sportiva Calcio Napoli. (Francesco del Piano)

Primati del Regno delle Due Sicilie: 1841. Primo sistema a fari lenticolari a luce costante in Italia;

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Napolinord: una storia positiva

per i giovani del Sud! Napolinord è il primo romanzo di Vincenzo Rea, Direttore Responsabile di JeSOSUD, che racconta le vicende della camorra che esercitano il fascino su un ragazzino, Ernesto. La camorra che è spiata da lontano da quel ragazzino, che cresce. Ernesto adulto, quindi, che vuole toccarla con mano. Non per farne parte, ne è disgustato, ma per capirla, per testimoniarla. Da giornalista “senza giornale”, e un grande sogno di affermarsi nel settore che ama, parte per Scampia. Un vero e proprio viaggio, quello, anche se Ernesto vive a pochi chilometri da lì. La realtà della droga, i clan che si fanno guerra, la desolazione del quartiere martoriato dalla malavita. Fino ad un colloquio faccia a faccia con un capoclan. Un camorrista, uno vero. Parallelamente, poi, la vita privata di Ernesto. Quella di tutti i giorni, quella difficile, specie in una Napoli che non offre lavoro. Il lavoro alienante del call center, che tanto suggerisce di farla finita con tutto. Con i sogni, con il giornalismo. Mentre gli affetti personali, gli amici, la fidanzata, la famiglia gli girano intorno. Ciascun pezzo della vita di Ernesto fa parte di una corsa verso i sogni, una corsa verso obiettivi sempre meno raggiungibili. Eppure Ernesto non ha la forza, quella giusta, per mollare. E allora scrive un libro, quello della sua vita. Fatta di fregature, di delusioni, di ambizioni. E lo ritrova che fa capolino da uno scaffale di una biblioteca. E la sua vita torna al punto in cui è partita, ma più avvincente, agguerrita che mai. (Marco Carlino).

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Un UFO sul Monte Somma nel 1600. Tempo fa collaborai con la rivista “IlCIttadino” esordendo così: in un tempo su questo nostro territorio, accadde un evento molto prima dell’Ufocrash di Roswell in New Messico. Sul complesso del Monte Somma/Vesuvio, allocato dove oggi si trovano i territori di Sant’Anastasia e Pollena Trocchia, i contadini e la cittadinanza del luogo e dell’epoca, assistettero ad un qualcosa di stupefacente, un bagliore seguito da un’esplosione da brivido, parliamo del 1600 circa. Quando accorsero sul luogo indicato, trovarono un enorme disco semicoperto dal terriccio, e cinque corpi senza vita di esseri non terrestri, sbalzati fuori da quella misteriosa costruzione volante. Da Napoli arrivarono autorità civili e militari, costoro armati, credendo di sedare una rivolta. Ma tutti rimasero impauriti e al contempo sbalorditi. Il reggente e le truppe presero visione ed ascoltarono le varie testimonianze dei villici, ed occultarono il disco e gli extraterrestri ormai periti, in attesa di poterli successivamente recuperare e studiarli. Purtroppo pochi giorni dopo, nel 1631, avvenne

Informazioni sul libro enzorea_80@libero.it l’eruzione del Vesuvio, che coprì sotto tonnellate di magma il tutto, cancellandone il ricordo. Come possiamo sapere se ciò sia vero? Questa storia, raccontatami da una donna anziana, che a sua volta raccontatale da un’altra anziana del luogo, appresa a sua volta dal padre che la raccontava il suo bisnonno. Insomma una storia tramandata da generazioni in generazioni oralmente fino ad arrivare ai giorni nostri. Secondo me, una storia degna di fede, che vale la pena raccontare ai lettori del giornale, ed esordire nella redazione di JeSOSUD. Arrivederci al prossimo numero, dove incontreremo altri misteri e altri mondi. Questa è la ZONAX (Francesco Vitale)

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2000 anni dopo le idi di Marzo...

JeSOSUD mensile identitario per la gente del SUD Anno II numero III marzo 2018 Redazione viale Erica 8, 80048 Sant’Anastasia (Napoli) Registrazione Tribunale di Nola n. 06/17 del 03/08/2017 Editore: AnastasiaTV Direttore Editoriale: Ciro Colombrino Direttore Responsabile: Vincenzo Rea Redazione: Salvatore Colombrino, Ciro Gallo, Anna Maria Pedicini, Roberta Vaia, Di Marzo Francesco, In questo numero: Vincenzo Arena, Marco Cerbone, Francesco Del Piano, Francesco Vitale, Alessandro Vidale Fotografia: Asia Colombrino Modelling: Gaetano Zito Segreteria e coordinamento: Franco Ottaiano Progetto grafico: Officina SUD Stampa: AMC Boscoreale Vietata la riproduzione degli articoli senza il consenso dell’editore jesosud@gmail.com linea diretta 3382795707 eventuali donazioni per supportare questo mensile Postepay 5333 1710 1624 6163 Ciro Colombrino Siamo presenti su facebook youtube istagramm

JesoSud nasce nel momento un cui l'Italia si e' desta. Sarà un caso, sarà una coincidenza, ma noi che volevamo ridestare gli animi e le coscienze ora abbiamo un motivo in più per farlo: abbiamo la volontà di cambiamento del popolo! In tutto questo bailame degli ultimi tempi questo è l'unico dato certo emerso dalle urne. Non importa chi ha vinto, ma importa perchè ha vinto. Il Popolo con questo voto ha voltato le spalle a tutto quello che è stato l'assetto politico/partitico dell'ultimo cinquantennio e non solo. In tutta Italia quella matita ha decretato la fine di un'era in cui l'amico dell'amico era privilegiato e dove la segnalazione aveva preso il posto della competenza. Ma noi non siamo abitanti di questa Italia. Noi siamo abitanti di questo dimenticato Sud dove si parla al popolo solo in tempo di elezione per raggranellare quelche voto. In questo nuovo assetto Politico noi Sud che tassello occuperemo? Dall'unità d'Italia ad oggi abbiamo "subito" il potente di turno, ora il potente di turno deve calare il capo davanti al popolo. Ma questo Popolo e' pronto per ricominciare? E soprattutto ripartire da dove? Dalla storia dobbiamo trarre insegnamenti, dalla storia dobbiamo porre le basi solide del nuovo futuro. E noi di JesoSud continueremo ad informare il Popolo...perchè la conoscenza rende liberi! (Anna Maria Pedicini)

Primati del Regno delle Due Sicilie: 1845. Primo Osservatorio meteorologico d’Italia;

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‘O ccirapuorc’. Più che un antico mestiere sembra uno scioglilingua.

Invece ‘o ccirapuorc’ è “colui che uccide il maiale”. Oggi, le leggi severe sulla macellazione degli animali, hanno fatto scomparire questo mestiere. Un tempo di non molto tempo fa, nelle masserie delle nostre cittadine, i contadini avevano le sana abitudine di crescere ‘o puorco. Lo si acquistava piccolino alle fiere, e lo si cresceva facendolo mangiare gli avanzi alimentari, anche del vicinato. Generalmente il maiale veniva macellato tra metà novembre e i primi giorni di dicembre, e già a Natale si potevano portare in tavola le prelibatezze dell’animale. Di regola la macellazione del maiale era affidata ad un uomo, appunto ‘o ccirapuorc’, che si presentava all’alba munito degli attrezzi del mestiere coltelli affilatissimi, di varie dimensioni, e quasi sempre avvolti in panni di tela. Lui li srotolava su di una panca, verificava il filo, sceglieva quello più adatto “‘a sferra piccerella”, e lo metteva nel fodero appeso alla cintura. Poi, con l’aiuto degli uomini presenti, prendevano ‘o puorc’ dal “casariello”, e tra le urla dell’animale, e le urla di chi cercava di legarlo e appenderlo, ‘o ccirapuorc’ faceva il suo lavoro. Da un lato alcune donne preparavano dei pentoloni di acqua bollente, e una volta che il maiale era morto dissanguato, veniva appoggiato su di una panca bassa e rasato dei peli. Successivamente veniva eviscerato e

spaccato in due mezzenne. Poi dopo qualche giorno, l’opera più importante do ccirapuorc’ era quello di “sfasciare” , ossia selezionare e tagliare la carne, preparare i salumi e i prosciutti. Alla conclusione di tutte queste operazioni, si festeggiava. Costatelle, salsicce, sanguinaccio, e pane casareccio, accompagnati da un buon vino, era il paradiso del momento. (J)

Non fu Garibaldi a fare l’Unità d’Italia, ma gli Inglesi! A partire dal 1948 la Gran Bretagna fece ingenti prestiti ai Savoia, e contemporaneamente descrivevano Ferdinando II, e successivamente Francesco II (alla morte di Ferdinando II) come sovrani tiranni da spodestare. Anche perché i Borboni, non si erano mai sottomessi al dominio Inglese, arrivando a concertare con i russi un eventuale base navale nel Mediterraneo. Non di meno la Francia, che mirava a mettere un francese nelle Due Sicilie. Insomma le due potenze, con mire diverse appoggiarono l’Unità D’Italia. Alla fine gli Inglesi corruppero alcuni generali Borbonici e da qui l’invasione del Regno delle Due Sicilie. Possiamo affermare che l’estorta Unità d’Italia fu pianificata dagli Inglesi e non da Garibaldi. (J) “Giovedì 15 agosto 1861. Ieri mattina all’alba giustizia fu fatta contro Pontelandolfo e Casalduni. Essi bruciano ancora” Questo messaggio inviato al generale Cialdini dal suo luogotenente Negri in risposta all’ordine ricevuto dallo stesso Cialdini “Di Pontelandolfo e Casalduni non rimanga pietra su pietra”. I due piccoli centri furono totalmente rasi al suolo. Le case furono date alle fiamme, lasciando circa 3.000 persone senza dimora. Continue fucilazioni sommarie, il numero di vittime è tuttora incerto, ma di sicuro l’eccidio pesava in migliaia di vittime. Furono violentate e uccise anche le donne, gli anziani e i bambini. L'esercito dei Savoia (bersaglieri e carabinieri) saccheggiarono tutti i beni, chi non morì fucilato fu arso vivo all'interno delle abitazioni dei due paesi. Con queste vigliacche operazioni, i continui saccheggi e le violenze perpetrate ai danni di una popolazione inerme, si tentava di unificare un’Italia che nessuno voleva. (J)

Primati del Regno delle Due Sicilie: 1860. Prima Flotta Mercantile e Militare d’Italia;

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Jesosud numero 3 marzo 2018  
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