Issuu on Google+


on si vede la fine di questo lungo periodo di grandi difficoltà che caratterizzano il momento economico e politico attuale. Quella che è entrata drammaticamente nel vivo e ci accompagna da tempo è una crisi che, a dispetto dei sacrifici fatti e di quelli messi in cantiere, non regredisce, angoscia le famiglie italiane che, colpite in modo concreto e pesante, sono state trascinate in una situazione di incertezza dai contorni surreali. Tutto questo è il sintomo dell’implosione del sistema capitalistico, che, diventato incontrollabile politicamente, ha travalicato il regime democratico e ha posto l’economia mondiale nelle mani di pochi potenti. A questo quadro generale già gravissimo avrebbe dovuto dare risposta la classe politica italiana, ma quella attuale, espressa nei partiti e di riflesso nel parlamento, si è rivelata del tutto inadeguata. Questa classe politica, che ci ha indebitato al limite del fallimento dello stato, incapace di trovare soluzioni alla crisi e di assumersi le responsabilità di andare a nuove elezioni, è stata costretta a lasciare nelle mani del Presidente della Repubblica una patata bollente raffreddata con le nostre lacrime e sangue dal governo Monti a cui va riconosciuto di aver recuperato una situazione gravissima e riportato un minimo di dignità a questa nazione che ormai si rappresentava nel mondo come una compagnia d’avanspettacolo. Noi non condividiamo molte delle scelte di questo governo e ci sconcerta il tentativo in atto da parte di molte forze politiche che, nel tentativo di mistificare la persistente incapacità di cogliere il nodo dei problemi e proporre soluzioni credibili alla crisi, provano a promuovere e prolungare l’attività di questo governo attribuendo a Monti una improbabile funzione politica che lo porti a candidarsi come capo di una coalizione di destra. A questo punto è tempo di prendere coscienza dell’evidente difficoltà di un sistema economico e politico nazionale e internazionale che si è rivelato fragile ed inadeguato, eccessivamente soggetto a fattori speculativi ed emotivi, quindi incoerente e manipolabile. Da qui deve ripartire il nostro impegno per uscire dall’impasse. Apriamo una discussione che porti il centrosinistra, innanzitutto a definire i suoi confini, ad elaborare un nuovo modello di organizzazione sociale ed economica più giusto e solidale, che tenda a richiudere il divario, ormai osceno, tra ricchi e poveri che questo stato di cose ha creato. E’ compito della politica portare a soluzione questi problemi, una politica da rigenerare, che ricominci a progettare il futuro, ad essere protagonista dei cambiamenti necessari a ricucire con la società un rapporto che si è lacerato negli anni; che promuova il rinnovamento dei quadri dirigenti, non in modo banalmente anagrafico, ma attraverso oggettive valutazioni dei meriti e dei fallimenti, in una dinamica che impedisca il consolidarsi di posizioni di potere e promuova la continua formazione di nuove classi dirigenti. La politica va gestita da chi quotidianamente registra e vive i disagi: per la mancanza del lavoro, per l’ inadeguatezza del trasporto pubblico, per la cattiva o insufficiente sanità pubblica, per i problemi della scuola, per lo scempio ambientale, cioè da chi è anche disponibile a fare sacrifici ma poi deve verificarne i frutti e goderne i benefici. Per questo, noi di Sinistra Ecologia e Libertà dobbiamo tendere alla partecipazione di tutti, singoli e associazioni. Vendola con le “fabbriche” ha creato spazi alternativi di partecipazione democratica non più fruibili nei partiti tradizionali. Successivamente ha raccolto in SEL gruppi di persone che con un certo anticipo hanno letto la fase di decomposizione della politica dei partiti tradizionali in Italia che ha condotto la nazione al disastro e sull’orlo del fallimento.


Oggi SEL è ancora un cantiere aperto, anche se è maturo il tempo perché esprima concretamente un progetto politico, valutando con attenzione il rivoluzionato scenario su cui dovrà esprimersi la politica italiana nel dopo Monti ad evitare che tutto ricominci come prima. Consapevoli che è pura follia immaginare di continuare a fare quello che si è sempre fatto aspettandosi risultati diversi dalla catastrofe attuale. Ma la priorità assoluta del nostro impegno, come più volte abbiamo sottolineato, è quella di partire dal nostro territorio. La città di Caserta vive uno dei momenti peggiori della sua storia politica, portata al fallimento amministrativo da una sequenza di amministrazioni che ha evidenziato una sostanziale inadeguatezza e subalternità al potere economico. L’attuale amministrazione gestisce un dissesto “pilotato” verso cui esprimiamo la nostra forte preoccupazione, dato che troppo spesso le emergenze sono state utilizzate per superare limiti e vincoli di legge e occultare manovre speculative e truffaldine. Certo partiamo da una condizione difficile non essendo rappresentati nelle istituzioni locali e nazionali, ma alcune iniziative sono state già messe in campo e vanno rilanciate: il tema dell’acqua pubblica, che ci ha visti impegnati in prima linea insieme ad associazioni e di cui si registrano risvolti positivi dalla recente sentenza del consiglio di stato; l’approvazione dell’istituzione del registro tumori, altro tema che abbiamo sollecitato con forza e che diventa anche strumento di misura dello scempio ambientale e comincia a mettere in evidenza qualche responsabilità. Abbiamo prodotto un documento prbogrammatico sui temi della città da cui elaborare il nostro percorso, per questo è necessario che tutti siano protagonisti. A questo scopo abbiamo lavorato per rendere operativa una sede, per mettere a disposizione anche un luogo fisico di incontro in cui è possibile confrontarsi con continuità e concretezza. Partirà da settembre anche la pubblicazione di un bollettino che registrerà idee e attività e ne consentirà la circolazione oltre i luoghi convenzionali, in uno spazio libero, rispettoso delle regole, aperto agli iscritti ed ai simpatizzanti di SEL, ma anche a chiunque voglia dibattere con noi, segnalare temi e porre questioni di interesse comune. E’ nostra intenzione riprendere il confronto con le altre forze che in città afferiscono ad un centrosinistra in divenire per dare un peso più incisivo all’opposizione casertana in consiglio comunale. In altre parole, noi pensiamo al nostro impegno considerando che non vi è una “buona politica” se non si riesce a rendere il cittadino protagonista e responsabile delle scelte determinanti per lo sviluppo della propria città e del proprio futuro, riscoprendo e riqualificando altresì la forza di una identità collettiva e di un “sentire comune”. Lorenzo Riviello


Ripartire dal lavoro La

gestione della crisi mondiale sta portando in Italia e in Europa un attacco senza precedenti ai diritti ed alle condizioni di vita dei lavoratori e delle masse popolari. Le ricette recessive imposte dalla BCE e dal FMI hanno l’effetto di una guerra con la conseguente distruzione di posti di lavoro e attività produttive. La furia privatizzatrice si accanisce sul salario diretto, indiretto e differito colpendo i Paesi in maniera diseguale. Tutto ciò ridefinisce le gerarchie di potere a livello mondiale e dentro la stessa Europa con la costante di impoverire paurosamente sia le popolazioni aggredite dai tecnici al governo sia quelle inginocchiate dalle guerre per il controllo delle fonti energetiche da essi stessi intraprese. In Italia, Monti e il suo Governo sono l’espressione più coerente di tali esigenze e applicano in maniera feroce le politiche neoliberiste. La riforma delle pensioni, del mercato del lavoro con l’abolizione dell’art.18, l’attacco al contratto collettivo nazionale, l’ulteriore taglio alla spesa sociale, l’inserimento del pareggio di bilancio in costituzione e l’approvazione del Fiscal Compact come della “spending review”, l’annuncio di vendita del patrimonio pubblico, rappresentano la versione concreta della visione generale. La finanziarizzazione liberista dell’economia ha agito come una droga. Per sopravvivere il capitale aveva bisogno di dosi sempre più massicce di liquidità, acquistando dalle banche centrali denaro a basso costo per poi lucrare rivendendolo a tassi usurai. Ma nella bisca, il gioco è sempre a somma zero: a fronte di chi vince, c’è sempre qualcun altro che perde. Chi ci ha rimesso le penne è stato anzitutto il lavoro salariato, che in tre decenni si è visto scippato di buona parte delle sue conquiste ed ha subito una drastica riduzione della quota di reddito sociale a sua disposizione; scippo compensato dall’elargizione di crediti che hanno trasformato buona parte dei lavoratori in debitori permanentemente sotto ricatto. La globalizzazione ha quindi indotto profonde trasformazioni nel corpo stesso delle società occidentali, sia in alto che in basso. In alto: la rendita, ovvero il capitale finanziario speculativo (denaro che si accresce senza passare per il ciclo produttivo di merci) ha preso il sopravvento su quello industriale; e in esso il vero “dominus” è diventato il settore bancario predatorio (banche d’affari); in seno alla classe capitalista sono diventati prevalenti i ceti parassitari che vivono di rendita; gli stati nazionali sono stati privati della loro sovranità politica; parlamenti e governi, espropriati delle loro prerogative, sono diventati passacarte; i partiti si sono trasformati in meri comitati d’affari, selettori dei funzionari al servizio dell’oligarchia. In basso i mutamenti non sono stati meno profondi. Il dato fondamentale è che al crollo del lavoro produttivo è corrisposta la crescita di quello improduttivo o direttamente parassitario. Il processo di deindustrializzazione e di smantellamento dei settori statali ha causato un vero e proprio sfaldamento del tessuto sociale. Scomparsi o quasi i grandi poli industriali, gran parte del lavoro è stato appaltato a piccole e medie aziende, dove i salari sono più bassi ed è molto più difficile per i lavoratori tutelare i propri interessi. Allo smembramento della vecchia classe operaia industriale è corrisposta la crescita dei settori impiegatizi, di mestieri del tutto nuovi, di lavori socialmente necessari ma spesso improduttivi. Il posto fisso ormai è stato in gran parte rimpiazzato dal lavoro precario e flessibile. Le conseguenze sono state devastanti: un disgregazione sociale senza precedenti causa prima dell’implosione dei


tradizionali vincoli comunitari e dei tessuti aggregativi, e il sopravvento di un’ideologia individualistica pervasiva, refrattaria ad ogni istanza solidale e collettiva. In tale quadro è irrimandabile in Italia la costruzione di un fronte politico e sociale in grado di indicare un’alternativa a partire da un’altra risposta alla crisi. Di fronte allo scempio prodotto dal modello sociale ed economico imperante a livello globale occorre che le forze della sinistra siano in grado di contrapporre un altro modello di sviluppo capace di valorizzare il lavoro come risorsa fondamentale e rispettoso dell’ambiente. In particolare, nel contesto attuale del nostro territorio le politiche per il lavoro non possono essere disgiunte da misure di welfare e di sostegno al reddito in grado di accompagnare i cittadini durante l’arco della vita formativa e professionale. Da questo punto di vista occorre spingere per una riforma del sistema di welfare locale, affinché nelle politiche di bilancio degli enti locali (comune e provincia) le principali priorità nei flussi di spesa pubblica vengano incentrate sulla necessità di trovare risposte ai nuovi bisogni che la contemporaneità fa emergere. A partire dalle nuove povertà, dalle politiche per il protagonismo delle giovani generazioni, di invecchiamento attivo, sulla non autosufficienza e sulle disabilità. In un sistema economico e occupazionale, come quello casertano, che è ormai sull’orlo dell’abisso, la qualificazione delle risorse umane è una priorità assoluta. Priorità che si persegue a partire dalla effettiva costruzione di un sistema formativo integrato, capace di coinvolgere tutti gli attori locali, a cominciare dalla scuola. È necessario, quindi, favorire un’adeguata formazione per un lavoro sicuro e una flessibilità virtuosa intesa non come precariato ma opportunità di svolgere lavori con garanzia di continuità, per una società positiva, dinamica e solidale. Una formazione capace di trasferire competenze concrete, utilizzabili in un mercato del lavoro sempre più complesso, per consentire ai giovani di poter competere anche in realtà economiche più avanzate. Serve salvaguardare un ruolo prioritario del pubblico nel campo dell’intermediazione fra domanda e offerta di lavoro. Il pubblico, infatti, può fare la differenza nell’accompagnare con specifici percorsi individuali l’aumento del potere contrattuale delle persone nel campo dell’offerta di lavoro. Al tempo stesso il dialogo costante e la sovrapposizione fra politiche attive per il lavoro e politiche di promozione e incentivazione delle imprese, producono effetti di sistema che migliorano l’incontro della domanda e dell’offerta di impiego. Tale campo appare un terreno strategico su cui lanciare la sfida all’insieme degli enti locali (Comune, Provincia e Regione) affinché convoglino risorse economiche e progettuali. Oggi siamo chiamati a dare senso alla nostra vita mettendo al centro il lavoro e la legalità che produce giustizia e pace sociale. La mafia e la camorra sulla necessità economica cercano di sostituirsi allo Stato e mettono radici. I lavoratori sanno essere solidali con chi un lavoro non l’ha ancora mai trovato, e con chi l’ha perso, a p5artire da tutte le vittime della finanza creativa che manda in fallimento le fabbriche producendo manovalanza per i traffici illegali. Non basta presidiare i territori a rischio, la lotta va fatta contro la precarietà, contro le false promesse e con l’aiuto delle istituzioni per incentivare lo sviluppo. Camminare insieme, tuttavia, vuol dire guardare nella sostanza la nostra realtà e chiederci perché il lavoro manca, e perché quello che c’è produce incidenti che violano la vita. Nonostante la sconfitta subita per effetto della crisi, in mancanza di una forte proposta alternativa, il capitalismo rischia di percorrere di nuovo la strada fittizia della speculazione finanziaria, di uno sviluppo senza lavoro. L’eclisse della ragione genera mostri. Se non si recupera il ruolo sociale fondamentale del lavoro non vi può essere una ripresa stabile ma solo una ripetizione di nuove profondissime crisi. Per questo oggi proponiamo, per ricostruire la sinistra politica e sociale, una riflessione comune capace di tracciare i nuovi percorsi di solidarietà e uguaglianza che consentano di far emergere nuovamente il mondo del lavoro come un soggetto collettivo autonomo, capace di progettare e conquistare, come ha fatto da oltre un secolo, un grande avanzamento sociale, democratico e di civiltà per tutti.

Domenico Tescione


Sicurezza e legalità, più fatti e meno dichiarazioni Questa estate, in una città avvilita dalla crisi economica e dalle ristrettezze imposte dalla situazione finanziaria del Comune, la città di Caserta ha assistito, un po’ perplessa, alle sortite di Del Gaudio sul tema della sicurezza e della legalità. Più che altro denunce, e pensiamo sia davvero singolare che un Sindaco, al quale le leggi riservano specifiche prerogative in materia di sicurezza e legalità nell’ambito comunale, continui ad operare come un semplice cittadino, limitandosi a condannare fenomeni che andrebbero invece affrontati. E’ tecnica collaudata in politica, infatti, quella di evidenziare in modo clamoroso sensibilità per problemi ai quali non si ha nessuna intenzione di mettere mano. Il tema della sicurezza dei cittadini, che appartiene a quello più ampio della legalità, è troppo importante per farlo passare con qualche battuta, come riempitivo sui giornali in coda alle ferie estive. E non è certo patrimonio delle destre, specie qui da noi, che spesso lo utilizzano in modo demagogico e populista. Le denunce sollevate dal Sindaco Del Gaudio parrebbero serie, se non rimanessero solo denuncia, perché il Sindaco è preposto alla soluzione dei problemi della città. Ci aspettiamo, quindi, da subito, che il rione Vanvitelli venga presidiato con continuità da pattuglie di vigili urbani, e ci aspettiamo che qualcuno dell’ amministrazione comunale, guardando oltre qualche minigonna in piazza Vanvitelli, noti come a partire proprio da piazza Vanvitelli cominci l’occupazione della città da parte dei parcheggiatori abusivi, un fenomeno che il Sindaco qualche mese fa aveva già dichiarato risolto, e che invece continua, con atteggiamenti sempre più minacciosi e intimidatori, come viene continuamente segnalato. Se la scelta dell’ amministrazione è quella di far rispettare i doveri ai cittadini, deve al contempo garantire agli stessi anche il godimento dei diritti. Non è convincente nè tranquillizzante, anzi è piuttosto squallido, vedere a piazza Pitesti, insieme alle giostrine desolatamente vuote, panchine divelte e incurie di ogni tipo, un’ auto dei vigili posta al centro della piazza che impedisce sì agli ambulanti di colore di portare le loro cianfrusaglie, ma di fatto anche ai cittadini di frequentare la piazza.” Anche le logiche nei confronti degli automobilisti, con le quali l’amministrazione cittadina ha approcciato il problema della ZTL, non hanno a comportamenti più corretti, sembrano avere solo l’obiettivo di fare cassa. La legalità e il rispetto delle regole, dalle nostre parti, sono problematiche troppo serie per liquidarle con dichiarazioni estemporanee alle quali non fanno quasi mai seguito fatti concreti”.


Scritto da Claudia Di Lillo per

Home › Attualità › Caserta

SALA PEPPINO IMPASTATO: SPAZIO DI AGGREGAZIONE SOCIALE Caserta - Il Circolo cittadino di Sinistra Ecologia e Libertà ha voluto dedicare la sala a questo personaggio perché anche noi oggi, come lui allora, ci troviamo a fare i conti con un periodo difficile... 27 settembre 2012 6:49

di Claudia Di Lillo La casa delle associazioni situata in via G.M Bosco può, da oggi, vantare una sala in più, quella dedicata alla memoria di Peppino Impastato, martire della lotta alla mafia. Il perché di questa dedica è presto detto: Peppino Impastato fece al suo tempo una scelta a dir poco impossibile, si ribellò alla mafia a costo di rinnegare le proprie origini familiari che erano appunto mafiose; lottò in nome di un’attività politico culturale antimafiosa, denunciò senza paura i delitti e gli affari dei mafiosi di Cinisi, e tutto ciò gli costò la vita. Il Circolo cittadino di Sinistra Ecologia e Libertà ha voluto dedicare la sala a questo personaggio perché anche noi oggi, come lui allora, ci troviamo a fare i conti con un periodo difficile, e come lui dobbiamo vincere la paura e lottare per un ideale comune. È difficile fare politica, è difficile coinvolgere il popolo ed è per questo che la sala Peppino Impastato nasce e apre le sue porte a tutti: per offrire uno spazio di aggregazione democratica alla cittadinanza, un posto dove sia possibile avere dibattiti, esprimere idee, confrontarsi, un luogo che sia un punto di riferimento per una partecipazione attiva dei cittadini. Il coordinatore cittadino Lorenzo Riviello tiene a precisare come non si tratti di una struttura usuale: in primo luogo siamo di fronte ad una sede di partito posta in una casa delle associazioni e in secondo luogo non c’è la figura di segretario politico ma quella di coordinatore delle attività. Attività a cui tutti possono prendere parte. “L’obiettivo - dichiara Riviello – è proprio quello di rigenerare la politica affinché possa progettare un nuovo futuro, e riconciliarsi con la società che non crede più in essa. Questa aggregazione politica, sociale e culturale nasce per creare un nuovo modello sociale che dia dignità alla politica”. Il segretario provinciale Pietro di Sarno interviene ponendo l’accento su un tema importante: la difficoltà di fare politica oggi.“L’impegno di ogni giorno, quello di sopravvivere, pagare le bollette, mettere un piatto in tavola ci toglie la libertà di dedicarci all’impegno politico. I cittadini immersi nei loro problemi sono lontani e il disinteresse generale aiuta l’illegalità, ma noi non ci arrendiamo e la sinistra accetta la sfida, e se non riusciremo a portare a casa tutto, qualcosa otterremo, magari la legge sul lavoro, magari la battaglia per l’articolo 18, magari un futuro per questi giovani”. Peppino Impastato con la sua vita stroncata troppo presto ma vissuta in nome di un ideale, è un riferimento per i giovani di ieri ma anche per quelli di oggi che vivono con un lavoro incerto, con poca fiducia nel futuro e pur tuttavia non si arrendono.


Costituiamo un comitato permanente per l’istituzione della Corte di Appello e DDA a Caserta e riprenderci le sezioni distaccate soppresse Io penso che Caserta non debba arrendersi nel continuare a chiedere con forza il proprio diritto ad essere sede di un presidio giudiziario autonomo, che sia il Tribunale o la Corte di Appello con annessa DDA ,poiché, a mio avviso, il testo del decreto legislativo 7 settembre 2012, n. 155 di revisione delle circoscrizioni giudiziarie (cd. ''taglia-tribunalini) che dà attuazione alla delega al Governo, attribuita dalla legge per la stabilizzazione finanziaria n. 148 del 2011, non è che uno dei tanti inutili e dannosi passaggi storici vissuti dal sistema giustizia.,durante i quali nessuna forza politica, istituzionale o forense casertana è stata in grado o non ha voluto cogliere l’occasione di istituire nel capoluogo ,quantomeno la corte di appello e la DDA ,né ha saputo segnalare efficienze o disfunzioni del servizio giustizia in sé. Questa riflessione, non va giudicata una pura questione di fantasticheria o di utopia o di repliche già dette e non realizzate. Questa volta, il dato è più allarmante e, smentitemi se sbaglio,poiché,con la Sev erino, la roccaforte forense di smcv è messa alle corde. Paradossalmente, proprio la difesa a oltranza del tribunale sammaritano a d unico baluardo giuridico in terra di lavoro, rappresenta un vero boomerang, con il rischio reale , che, a causa del loro egoismo professionale e della poca lungimiranza, non avendo mai voluto sostenere l’idea di un secondo tribunale o di corte di appello con annessa DDA e quant’altro, in terra di lavoro e particolarmente a Caserta , e considerando che ,Aversa farà parte integrante del neo istituendo tribunale di Napoli nord, il tribunale di SMCV sarà trasformato in un semplice satellite del polo giudiziario napoletano . A supporto di queste brevi righe di premessa , sintetizzo le diverse occasioni di numerose riforme della giustizia, con le quali Caserta ha perso il treno di un presidio giudiziario autonomo: Abbiamo vissuta la stagione del Pretore quale giudice monocratico a cui era affidata la giurisdizione in materia civile e penale oltre ad importanti compiti di natura amministrativa Poi è intervenuta la Legge n. 30 del 1989 che abolisce le Preture mandamentali e istituisce la Pretura circondariale dalla quale per alcune funzioni dipendevano le altre Preture definite come sezioni distaccate. Quindi ,ulteriore riforma con Il decreto legislativo 19 febbraio 1998n. 51 che ha disposto la soppressione di tale Organo sostituendolo con il giudice unico di Tribunale. Operativo a far data dal 2 giugno 1999 per tutti i processi civili e dal 2 gennaio2000 per tutti i processi


penali, il quale decide in composizione monocratica, escluse alcune ipotesi in cui è tassativamente prevista la composizione collegiale. Infine, per deflazionare il carico dei Tribunali maggiori dalle cause di minore entità si è passati ad una rivisitazione del giudice di pace, già organo abolito e sostituito con il conciliatore che, per molti anni, rimarrà uno dei pochi magistrati onorari esistenti nell'ordinamento italiano, insieme al vice pretore onorario. Ebbene,il lettore sia lui un cittadino qualunque o un addetto ai lavori,si chiederà se questo continuo stillicidio di cambiamenti sia valso positivamente sul piano economico,sociale e processuale al servizio giustizia. Non a caso , come luogo comune, si è solito udire:stavamo meglio con le vecchie preture. A mio avviso,nell’ambito della nostra provincia, osservo un dispendio di danaro pubblico spaventoso per i vari supporti strutturali (fitti decennali e milionari di edifici privati ),peggioramento nel rapporto utente e sistema, anche a causa della lentezza e inefficienza nella digitalizzazione del servizio pubblico in esame; infine,arroganza, becera e distruttiva resistenza campanilistica,non solo riguardante l’istituzione di un presidio giudiziario autonomo nel capoluogo, ma addirittura nel respingere di fatto l’istituzione della Corte di Appello o DDA in terra di lavoro,(Caserta). Questa è la verità di questi anni di lotta!!!tutto è stato incentrato sul solo potenziamento del tribunale ormai , invecchiato, svuotato e depauperato delle sue competenze territoriali e dei tanti magistrati che arrivano e come !!, ma purtroppo, vanno via subito portando con sè le esperienze professionali acquisite in questo territorio martoriato dai criminali camorristi. C’era da aspettarselo , che nell’ambito della cd. Spending Review,la Severino tagliasse non solo tutte le sez ioni distaccate, ma lo stesso unico tribunale di terra lavoro, ritenuto, evidentemente, inutile e dispendioso. E’ quindi necessario, in questa fase di ulteriore cambiamento della geografia giudiziaria Severiniana approfittare ,recuperare e martellare sulla richiesta della corte di appello a Caserta ,poiché di per sé , verrebbe ridiscussa la destinazione di Aversa presso Napoli nord e ricreato il giusto rapporto tra territorio di alta intensità criminale e adeguati supporti strutturali (corte di appello e dda)processuali (corte di appello e dda )capaci di resistere e contrastare l’escalation malavitoso in terra di lavoro . In conclusione, se si ritiene di fare un'unica battaglia,per convincere la Severino a ripristinare le sezioni distaccate e ad istituire la corte di appello e DDA a Caserta, costruiamo un comitato permanente di lotta civile per gli obiettivi pocanzi citati -Tutti possono aderirvi( partiti, istituzioni, amministratori ,cittadini, parrocchie ecc ) ci daremo un programma e un calendario di iniziative,ma nelle more di tutto ciò,invito ognuno ad inviare simbolicamente alla Severino ,a mezzo fax o on-line o Posta elettronica una copia del certificato elettorale con la scritta in calce :ridateci le sezioni distaccate e istituite la corte di appello a Caserta,diversamente non voteremo alle prossime elezioni. L’adesione al comitato è illimitata, ovvero fino all’ottenimento del risultato prefissato. I recapiti di adesione sono i seguenti Mario.cozzolino1953@alice.it Mario.cozzolino01giustizia.it Tel fax 0823 792350 3922200579 Mario Cozzolino – Comitato pro tribunale corte di appello e DDA a Caserta Aderente SEL Caserta


IL ‘Fosso’ col quartiere attorno “La 167 ha sete di vivibilità, per questo mi impegno sin da adesso affinché l’area possa rinascere”. Fu la promessa elettorale che l’attuale sindaco di Caserta fece durante la sua campagna. La stessa che fecero le altre amministrazioni che lo hanno preceduto. Si dirà che certi impegni sono stati disattesi causa dissesto delle casse comunali, come se Del Gaudio, da decenni frequentatore di quei palazzi, non conoscesse la situazione finanziaria del Comune di Caserta, e la difficoltà a mettere mano in modo radicale al decoro urbano e civile della nostra città. Fatto sta che oggi questo enorme agglomerato urbano alle porte sud della città, abitato da più di 6mila persone, sviluppatosi, o inviluppatosi, attorno al ben tristemente noto ‘fosso’, residuo di un abbozzato centro direzionale, e rimasto oggi a fare bella mostra con le sue immondizie, i ratti, i randagi e gli sbandati, è in uno stato assolutamente indecoroso. Già a suo tempo abbiamo ricordato a Del Gaudio le sue promesse disattese, e a parte la convocazione di un fantomatico e non ben individuato ‘Comitato della 167’, lo stesso non ha mosso un dito né dato un segnale di impegno istituzionale per quest’area. Il degrado di questo quartiere risulta poi accentuato dalla mancata presenza di vigili urbani e presidi delle forze dell’ordine, laddove sarebbe necessario per il traffico caotico, gli episodi di vandalismo giovanile e il poco senso civico che spesso si accompagna alle situazioni di degrado urbano. Non ci aspettiamo miracoli, ma che almeno, con quello che si ha, e con quello che si potrebbe avere, invece di pensare a nuovi e speculativi progetti edilizi, si metta mano al ripristino di condizioni civili di vivibilità urbana, proprio a cominciare da quei quartieri dove il senso di abbandono e negligenza istituzionale appare più lampante e ingiustificabile.

Claudio carli


La federazione provinciale e il coordinamento cittadino di Sinistra Ecologia e Libertà si stringe al dolore che ha colpito la famiglia Pignataro. Con la scomparsa del compagno Mario Pignataro muore un pezzo della politica casertana e provinciale. Ha sempre condotto le sue battaglie nel Pci, in prima linea, con passione e dedizione. Credo che noi tutti che intendiamo fare politica, quella vera, quella con la “P” maiuscola, dobbiamo prendere Mario Pignataro come punto di riferimento e carpire dai suoi scritti e dalla sua storia l’essenza dell’essere di sinistra. Occorre ritornare a credere in quei valori che hanno ispirato compagni come Pignataro, e che ormai, visto anche l’andamento qualunquista e personalistico di molti esponenti cittadini e provinciali, sembra ormai perso.

Peppe Spiezia.



Bollettino informativo Circolo 'Pablo Neruda' SEL Caserta