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CARTOLINE DALL’INFERNO

DAVID

GROSSMAN

VOI CI CREDETE FORTI E ARROGANTI. LO SCRITTORE ISRAELIANO RACCONTA IL SUO NUOVO ROMANZO-POEMA, CADUTO FUORI DAL MONDO: DOVE NARRA IL DOLORE dal nostro inviato PAOLA ZANUTTINI


MILITARI ISRAELIANI PIANGONO AL FUNERALE DI UN COMMILITONE UCCISO. A SINISTRA, DAVID GROSSMAN, 54 ANNI. SOPRA, IL SUO NUOVO ROMANZO, DA OGGI IN LIBRERIA, CADUTO FUORI DAL MONDO (MONDADORI, PP. 192, EURO 18,50, TRADUZIONE DI ALESSANDRA SHOMRONI). LO SCRITTORE LO PRESENTERÀ IL 28 OTTOBRE A GENOVA (TEATRO ARCHIVOLTO), IL 30 A MODENA (FORUM MONZANI), IL 15 NOVEMBRE A TORINO (CIRCOLO DEI LETTORI) E IL 17 NOVEMBRE A MILANO (RASSEGNA BOOKCITY)

IN REALTÀ È SOLTANTO TERRORE E LA FOLLIA DEI GENITORI CHE PERDONO I FIGLI. E SPIEGA CHE COSA C’È DIETRO L’IMMAGINE CHE IL SUO PAESE DÀ AL MONDO


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CARTOLINE DALL’INFERNO

ERUSALEMME. Bisognereb- un giornalista zoppo? Si informa prima be fondare un club internazio- con l’ufficio stampa? O applica una drastinale di giornalisti che intervi- ca selezione naturale tipo no trekking, no stano David Grossman sul suo interview? Sul pianoro, ripreso il fiato, poultimo libro, bellissimo e terri- trei attaccare con qualche domanda prebile: Caduto fuori dal tempo. paratoria, che lui previene subito chiarenUn racconto a più voci in prosa e in versi do che in passeggiata non parla né del liche si immerge nel dolore più grande: il bro né di sé. «Piuttosto, mi dica qualcosa lutto per un figlio. Non solo il lutto dello di lei». Eccola, la selezione naturale. A uno scrittore, che nel 2006 ha perso Uri, ven- che racconta il dolore del mondo ed entra t’anni, nella terza guerra israelo-libanese, nei suoi personaggi come Zelig e Flaubert ma quello di tanti altri genitori che hanno non puoi spiattellare un curriculum vitae visto morire i loro bambini o i loro ragazzi da concorso. Però c’è il rischio di slittare per le cause più diverse e crudeli. Questo nell’intimismo. E il sospetto di stargli a club sarebbe una specie di circolo di redu- raccontare un po’ troppi fatti miei. Dopo il trekking, la merenda, che in reci, perché parlare di Caduto fuori dal tempo con Grossman è un’esperienza che non si altà è una cena. Nel villaggio arabo di Ein dimentica. Ho guardato su YouTube l’in- Rafa c’è un piccolo ristorante con il giarditervista che ha rilasciato in una biblioteca no, che si chiama Majda ed è tenuto da dell’Aia. L’opinionista che gli faceva le do- una coppia mista; lei israeliana e lui palemande era in evidente imbarazzo: cauto e stinese. All’ingresso, un cartello intima: turbato dalla prospettiva di affrontare una sorridete. Grossman si siede, guarda il pamateria privatissima e tagliente senza in- norama bello e pacifico e sospira: «Israele vadere la sua intimità o ferirlo. L’intervista potrebbe essere così, un paradiso». Ma conviene prepararsi alla discesa neera bella anche per questo, ma che fatica. E per Grossman dev’essere ancora più gli inferi perché questo è, Caduto fuori dal faticoso. Infatti l’ha presa alla larga, questa tempo. C’è l’Uomo che cammina, padre di intervista qui. Molto alla larga. Program- un giovane soldato morto da tempo, che ma: appuntamento alle 16 in un bar con una sera lascia la casa, la moglie, il brodo caldo sulla tavola, per andare belvedere dalle parti di Mevaslaggiù a cercare suo figlio. Coseret Zion, il sobborgo residenDavanti mincia a camminare in una citziale di Gerusalemme dove alla tragedia tà mitologica e senza tempo e, abita. Un caffè, e via a cammi- non ci sono di lì a poco, dietro a lui si forma nare (con le scarpe da ginna- parole. Non una processione dolente di mastica, ha raccomandato) nel sappiamo dri e padri che hanno perso i bosco dove tutte le mattine dire altro che: loro figli. Ognuno racconta la (sveglia alle 5.30) inizia la gior- non ho parole sua storia. Un compendio della nata sgambando con la moglie cultura occidentale: la Bibbia, Michal, psicologa, e il cane. Ma Erodoto, Antigone, Orfeo e Euprima c’è un problema: non ho lo zaino e non è dignitoso fare trekking ridice, Amleto, il pifferaio magico. Dalla con la borsetta. Non ho neanche le tasche, tragedia greca a La terra desolata. Grossman fa l’ordinazione e poi abbasmentre lui ne ha tante, così s’infila i miei soldi, il passaporto e il resto nelle sue. Un sa la voce. Si comincia: «Mia moglie sostiene che la poesia è più vicina al silenzio. amichevole gesto da camminatore. Annuncia che potremmo avvistare le Davanti a una tragedia non ci sono parole, gazzelle: all’alba le incontra quasi sempre. non sappiamo dire altro che: non ho paroCol sole del pomeriggio stanno più nasco- le. Di solito quando scrivo non pianifico coste, ma dietro un cespuglio balena una co- me sarà la forma, perché so che viene dal da e poi un sedere, di gazzella. Son soddi- contenuto, ma stavolta è stato subito chiasfazioni. Cominciamo la salita, niente di ro che la poesia è la lingua del mio dolore». Ci ha messo due anni a scriverlo e moche, però sarebbe interessante sapere come Grossman sceglie le attività di riscal- glie, figli e amici erano preoccupati. Gli damento pre-intervista: e se gli capitava chiedevano perché non si consentiva di

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guarire. C’era già stato A un cerbiatto somiglia il mio amore, la storia di una donna che fugge da casa per non ricevere l’eventuale notizia della morte della figlio nell’ultima e rischiosa operazione militare: aveva iniziato a lavorarci quando Uri era andato sotto le armi, quasi per proteggerlo. E l’aveva terminato quando il destino si era compiuto. Lui dice che guarire significa distaccarsi, che non crede alle guarigioni troppo rapide. «Questa è la mia vita, stare nella vita non significa evitare il dolore che mi è toccato in sorte, anche se non è piacevole». Ma l’Uomo che cammina e il suo seguito vogliono imparare a separare la memoria dal dolore. E percorrono visioni che sono deliri, come se per uscire dal lutto o almeno per venirci a patti si debba passare per la follia. O inoltrarsi nel pensiero magico, nel desiderio irrazionale e consolatorio di far succedere cose che non possono succedere. Per esempio, rivedere i propri cari che non ci sono più, donare loro il proprio corpo e il proprio sangue, come nell’eucarestia (di cui l’ebreo Grossman sa poco o niente) perché ritrovino la vita, e il IL VENERDI DI REPUBBLICA


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A SINISTRA, IL PRIMO MINISTRO ISRAELIANO BENJAMIN NETANYAHU. SOPRA, DONNE ARABE PIANGONO AL FUNERALE DI UN MILITANTE DI HAMAS UCCISO

movimento, almeno per un attimo. Lo ammette: «Fare una cosa insignificante e inutile come girare in tondo fino a sfiancarsi oltrepassa ogni ragione logica. Ma anche perdere un figlio è contro ogni ragione logica e contro l’ordine naturale della cose. Uno dei pensieri più difficili da concepire è che la morte è ermetica, statica, definitiva: puoi fare tutto, ma non cambia. Quindi per reagire ci vuole qualcosa di altrettanto innaturale e inconcepibile». Grossman non vuole che questa sia la storia del suo dolore, ma del dolore di tanti e non solo in Israele. Difende fieramente la 26 OTTOBRE 2012

sua privacy, ma narra spericolate incursioni nella follia e nell’intimità più segreta, perché – dice – questa è la sua responsabilità. Di padre e scrittore. «Scrivo dei fatti della vita: se raggiungo certe sfumature dei sentimenti e riesco ad esprimerle non ho diritto di tenerle per me. Ci sono persone che, leggendo il libro, hanno trovato il modo di dare parola a emozioni taciute fino a quel momento». Però, trasferendo in altre lingue quelle parole, si è manifestato qualche problema: in sessione con i suoi traduttori in un fantastico centro tedesco, una specie di tempio delle traduzioni, ha scoperto con stupore che molta parte del mondo non sta a sottilizzare fra un lutto e un altro: non esiste, come in Israele, un termine specifico per il lutto di un figlio. Arrivano cose buonissime dai nomi difficili: in arabo e in ebraico. Due nazioni in guerra che su questa tavola fanno pace. E oltre il giardino? «La realtà è che è difficile cambiare, e Israele oggi non sembra avere l’energia per farlo. I coloni hanno creato una situazione irreversibile che impedisce una pace stabile e un confine solido con la

Palestina. Si crea uno Stato binazionale che di fatto non lo è: gli israeliani non permetteranno ai palestinesi di essere uguali. Sarà uno Stato di apartheid terribile per tutti. E non credo che Netanyahu e Abu Mazen abbiano serie intenzioni di negoziare la pace. Perché non hanno il coraggio di imporre ai rispettivi elettori le rinunce che il trattato di pace comporta». Un po’ più a Est c’è l’Iran che, fino a pochi giorni fa, Netanyahu minacciava di bombardare, mentre Ahmadinejad continua a ripetere che Israele va eliminato. «Viviamo nella paura di non poter esistere più. La terra ci trema sempre sotto i piedi. Nei vostri media appariamo forti e arroganti, ma in realtà siamo terrificati. Adesso siamo sei milioni, con un milione e mezzo di bambini iscritti a scuola: gli stessi numeri della Shoah. Ogni dieci anni c’è una nuova fonte di angoscia, oggi è l’Iran che – chiamatela pure paranoia – potrebbe dotarsi di armi atomiche. Io non voglio un Iran con l’atomica, ma non voglio nemmeno che Israele lo attacchi. Servirebbe solo a crearci un nemico eterno». 25


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Si sentono degli scoppi, sono fuochi d’artificio. Quanto si può diventare paranoici in un Paese così esplosivo, dove tutti i giovani, maschi e femmine, esclusi gli ebrei ortodossi (che non credono nella nazione degli uomini, ma solo in quella di Dio) si fanno tre anni di servizio militare? Grossman risponde che il modo in cui i ragazzi affrontano e superano la leva dipende dalla personalità, dalle famiglie. «Ma ho letto le testimonianze di alcuni giovani soldati: dicono che quando traversi la Linea verde diventi Dio. Dai ordini a gente che ha il doppio della tua età, puoi umiliarla, deriderla. È difficile rimanere umani in una situazione tanto disumana. Qui c’è il terrore, ma anche l’orgoglio, ferito o ipertrofico: mai più umiliazione, mai più dipendere dagli altri. Netanyahu considera Obama un’anima bella che crede nella razionalità del nemico, mentre noi, da Netanyahu 4000 anni, siamo considera in contatto con i Obama più crudeli e brutaun’anima bella li aspetti della nache crede nella razionalità tura e dell’uomo. Nella Bibbia ci del nemico chiamiamo il popolo dell’eternità, tutto il resto è temporaneo. Noi abbiamo visto l’ascesa e il declino degli Assiri, i Babilonesi, i Greci, i Romani, i Turchi. Questo è un pensiero che fa molta presa sulle menti più deboli». Mantenere salde le menti dev’essere un bel problema da queste parti. Ma non è insidiosa anche tutta l’empatia di Grossman, che si accampa per anni nell’anima dei suoi personaggi e si sforza di guardare la realtà perfino Con gli occhi del nemico, come nel titolo di un suo saggio? «No, per niente. È una forma di opposizione, quando vivi in un clima che ti nega il diritto all’empatia». Mentre mi riporta in centro, l’empatia deve avere un cedimento. A Gerusalemme gli ebrei ortodossi sono sempre più numerosi, si vedono anche tantissimi ragazzi coi capelli attorcigliati nei cernecchi: David Grossman fa una smorfia amara. «Sono i più guerrafondai di tutti, ma loro in guerra non ci vanno». PAOLA ZANUTTINI

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CARTOLINE DALL’INFERNO

LA GUERRA E PACE DEGLI SCRITTORI

PALESTINESI

QUASI SCONOSCIUTI (MA EDITI) DA NOI, GLI AUTORI ARABI CHE VIVONO DALL’ALTRA PARTE DEL MURO RACCONTANO LA STESSE STORIE DEI PIÙ FAMOSI ISRAELIANI. STESSO DOLORE, MA UN’ALTRA PROSPETTIVA di ANTONIO STEFFENONI

AMALLAH. Spazio, tempo e memoria. Se fossi costretto a sintetizzare, con tre sole parole, il significato del mio viaggio in Palestina e degli incontri che, qui, ho avuto con importanti scrittori del posto, userei proprio queste: spazio, tempo e memoria. Perché ognuna di esse, qui,

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appare diversa da come la si era immaginata, venendo dall’Italia. Tutti, credo, sappiamo che quello della Palestina e dei suoi controversi rapporti con lo Stato di Israele è un problema che ha al proprio centro lo spazio (la terra) e la memoria di episodi lontani nel tempo (l’Olocausto, la proclamazione dello Stato di Israele nel ‘48, ecc). Bene, appena IL VENERDI DI REPUBBLICA

Venerdì di Repubblica  

Speciale su david Grossman

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