Issuu on Google+

Cultura 45

Corriere della Sera Venerdì 17 Maggio 2013

2.000

Gli ospiti che nelle cinque giornate del Salone del libro di Torino parteciperanno agli oltre 1.400 eventi organizzati nei quattro padiglioni del Lingotto Fiere (via Nizza, 280)

4.600

Le app scaricate. Tutti i programmi sono consultabili sulla nuova app ufficiale del Salone per smartphone e tablet, realizzata con Vodafone e scaricabile gratis da App Store e Google Play

Intervista Vittorio Bo traccia il bilancio di 10 anni e avverte: basta con finanziamenti a pioggia senza misurare i risultati

Un sogno possibile, cultura per tutti Festival affollati, un’impresa di successo. L’eccezione chiamata Codice di DINO MESSINA

Eventi

N

Al Lingotto Si è aperto ieri al Lingotto di Torino la XXVI edizione del Salone internazionale del libro. La manifestazione si chiuderà lunedì 20. Quest’anno il Paese ospite è il Cile, a 40 anni dal golpe di Pinochet e dalla morte di Pablo Neruda (foto Ansa / Alessandro Di Marco)

on puoi occuparti di cultura con successo, organizzare festival, pubblicare quarantotto libri all’anno, continuare a far profitto anche in momenti difficili se non hai lo spirito giocoso e ottimista di Vittorio Bo, sessant’anni in luglio, che questa sera festeggia al Circolo dei lettori di Torino i dieci anni di Codice. Gli chiediamo un’intervista al rientro di un lungo viaggio che lo ha portato prima a Dubai e Qatar e poi in Corea del Sud, e si presenta con un foglietto con annotate le date significative della sua vita. La nascita (1953 a Buenos Aires), la precoce morte del padre (1978, crack), l’arrivo dei figli: Marco (1982), Benedetto (1985), Lodovica (1990) avuti dalla moglie Federica. E le date del percorso pubblico: nel 1976 fonda la casa editrice Il Melangolo, nel ’78 lavora all’Ansaldo dopo la laurea in Filosofia, nel ’90 è direttore generale dell’Einaudi, una lunga stagione che dura una dozzina di anni. È nel 2002, dall’incontro con il sindaco di Genova Beppe Pericu che nasce l’idea di organizzare un festival della scienza perché la città ligure era stata designata nel 2004 capitale europea della Cultura. «L’unica condizione che posi a Pericu», ricorda Bo, «fu di anticipare di un anno. Dal 2003 è un appuntamento che si ripete ogni autunno, l’anno scorso i visitatori sono stati 235 mila. Quest’anno il tema conduttore sarà la bellezza». Determinanti sono stati gli incontri con

Vittorio Bo è nato a Buenos Aires nel 1953. Dieci anni fa ha dato vita a Codice edizioni

mentori straordinari: Giulio Einaudi (1990); il genetista Luca Cavalli Sforza (1996), con cui ha realizzato una delle più belle mostre scientifiche (Homo sapiens, che è anche un long seller del catalogo Codice) che sarà allestita anche negli Stati Uniti. Ma prima di tutti un grazie speciale va alle conversazioni con lo zio Carlo Bo («cugino primo di mio padre»), il grande critico letterario del Corriere che lo stimolava negli anni di apprendistato «con domande cui seguivano lunghi silenzi: sem-

bravano di dissenso e invece erano di approvazione». Di formazione umanistica, Vittorio Bo nei viaggi che faceva per conto dell’Einaudi rimase colpito dall’enorme quantità di letteratura scientifica sugli scaffali delle librerie anglosassoni e venne folgorato da una frase di Luca Cavalli Sforza, «non esiste problema complicato che non possa essere spiegato in maniera semplice». Così cominciò un ambizioso progetto editoriale che ha come pietra fondativa un to-

] Vittorio Bo festeggia i dieci anni della sua casa editrice, Codice, questa sera, alle ore 21, al Circolo dei lettori di Torino in via Bogino 9. ] Molte le novità della casa editrice in cantiere. In autunno uscirà un graphic novel, «Cosmicomic. Gli uomini che scoprirono il Big Bang»: la vera storia della ricerca scientifica sull’origine dell’universo, raccontata per la prima volta come una coinvolgente spy-story a fumetti. L’opera è firmata dall’astrofisico Amedeo Balbi e dall’illustratore Rossano Piccioni

Il volume di Amato e Graziosi

I peccati di un Paese sempre affascinato da leader carismatici da uno dei nostri inviati ELISABETTA ROSASPINA TORINO — È un libro di storia, senz’altro. Di politica, anche. Di economia, certo. Opinabile in tutto, forse, tranne che nel ruolo della protagonista assoluta: «La demografia», asserisce il primo coautore, Giuliano Amato. Le grandi illusioni che danno il titolo al volume (Il Mulino) presentato ieri al Salone da Paolo Mieli e Michele Salvati, sono quelle di un’Italia invecchiata e impoverita, incapace di dimenticare i suoi, lontani, anni migliori. Scritto con Andrea Graziosi, studioso di Russia e Unione Sovietica, il saggio nasce da un dubbio almodovariano: «Che abbiamo fatto noi per meritarci questo?». Pochi figli, pare. Troppo pochi: «Settant’anni fa l’aspettativa di vita in Italia era di 40 anni, ora di 82 — osserva l’ex premier —. Quella società era fatta da molti giovani, che lavoravano, e dei cui contributi vivevano i pochi anziani. Un enorme tasso di energia veniva immesso nell’economia e il reddito nazionale si è decuplicato, fino a quando la curva demografica si è rovesciata e la società è invecchiata. Ma il Paese ha mantenuto le stesse aspettative che aveva quando la crescita appariva illimitata. Non rinuncia ai diritti acquisiti per legge, nemmeno se lo Stato, per garantirli, deve indebitarsi». Basta questo per spiegare la fine del sogno? E come mai in altri Paesi, come la Germania, alle Giuliano Amato (Ansa) prese con un dopoguerra ancora più duro, è andata diversamente? «Ragionando sull’Italia», sottotitolo del volume, si capisce che il caso nazionale ha le sue peculiarità: per esempio, evidenzia Graziosi, la patologica fascinazione italiana per i fenomeni carismatici. Dai leader del ’68 a Berlinguer, da Craxi a Berlusconi e, adesso, a Grillo, l’Italia continua a investire speranze nei suoi eroi e nelle loro promesse. Se il libro, come osserva Mieli, non assomiglia a nulla di quanto già scritto sui cruciali anni 70, e se è consigliabile, come dice Salvati, soprattutto ai lettori di sinistra, è certo che le sue conclusioni faranno discutere: «Nel pieno della più colossale crisi economica degli ultimi 200 anni — analizza Amato — la sinistra al governo prima in Spagna e poi in Francia, finisce trascinata su un terreno completamente nuovo: i matrimoni omosessuali, i testamenti biologici, gli embrioni». © RIPRODUZIONE RISERVATA

(sua l’immagine qui sopra). ] Tra gli altri titoli in uscita in autunno vale la pena ricordare il lavoro di Daniela Minerva e Silvio Monfardini, «Il bagnino e i samurai. La ricerca biomedica in Italia: un’occasione mancata»; e il romanzo-saggio di Giulio Tononi: «Phi. Un viaggio dal cervello all’anima». Un libro, in più punti ispirato alla «Divina Commedia», nel quale protagonista è Galileo Galilei.

mo di oltre mille pagine, La struttura della teoria dell’evoluzione di Stephen Jay Gould e un cammino di titoli brillanti come Immersi nelle storie. Il mestiere di raccontare nell’era di Internet di Frank Rose. Tra i prossimi titoli c’è un saggio dell’ex direttore di «Wired», Chris Anderson, La coda lunga e una serie di testi «politici», parte della nuova collana «Tempi Moderni» realizzata in collaborazione con Biennale democrazia. I titoli di maggior prestigio quest’anno usciranno tra pochi mesi: in autunno, Phi. Un viaggio dal cervello all’anima di Giulio Tononi e l’anno prossimo Superfici ed essenze di Douglas Hofstadter, l’autore di un libro che fece epoca una ventina di anni fa: Gödel, Escher, Bach. Titoli «alti» che si accompagnano alla divulgazione di qualità come il graphic novel di Amedeo Balbo e Rossano Piccioni, Cosmicomic. Gli uomini che scoprirono il Big Bang, o Cose di casa di Vittorio Marchis. In una prima fase, racconta Bo, «in catalogo avevamo soprattutto autori stranieri, oggi sono sempre prevalenti ma il rapporto si sta equilibrando, siamo a 65 contro 35». Accanto all’organizzazione di festival e mostre (ne ha in programma una su «Cervello e nutrizione» a Milano), alla conduzione della casa editrice, Vittorio Bo ha sviluppato anche una consulenza con grandi aziende per cui pubblica riviste come «Agorà» (Autostrade), «Hoxygen» (Enel), «Food for Health» (Barilla), in cui cerca di unire il marketing alla qualità seguendo l’esempio dell’ingegnere umanista Leonardo Sinisgalli, ideatore della rivista «Pirelli» e di «Civiltà delle macchine». La ricetta di Vittorio Bo per attraversare con profitto questi anni di transizione è riassumibile in una battuta: «Nella fabbrica della cultura bisogna creare le condizioni perché il retro del palcoscenico sia funzionante e lo spettacolo sia piacevole». I festival, sostiene Bo, «hanno avuto questo merito: abbattere il sistema precettivo e verticistico che ha sempre avuto la cultura in Italia. Oltre a far riscoprire la piazza come luogo tradizionale di incontro delle nostre belle città. Luoghi dove vengono fuori le nuove esigenze del pubblico in un rapporto fecondo con autori e organizzatori». Che cosa pensa infine Bo dell’idea lanciata in Francia di tassare gli smartphone per sostenere la cultura? «Che è ottima a patto che della cultura non si abbia un’idea effimera, ma la si intenda come servizio pubblico e si faccia come a Marsiglia, che in breve tempo ha aperto quattro musei. È doverosa infine una critica verso il modo di far cultura in Italia: bisogna davvero considerare conclusa la stagione dei finanziamenti a fondo perduto per progetti di cui non si verifica il successo. La cultura deve essere profittevole, dinamica e dialogica: i benefici per la comunità devono essere misurabili oggettivamente. Solo così potrà crescere quella fiducia che porta a un sistema di mecenatismo privato che negli Stati Uniti si è espresso in figure come Andrew Carnegie, creatore di ben 26 istituzioni». © RIPRODUZIONE RISERVATA

Incontri con il pubblico

Faccia a faccia con Giordano TORINO — Folto pubblico di giovani ieri al Salone per l’incontro «Scrittori dal mondo», una conversazione tra Paolo Giordano (nella foto) e Jérome Ferrari, vincitore del Premio Goncourt 2012 con il suo romanzo Il sermone sulla caduta di Roma (e/o). Sul palco anche un rappresentante di un gruppo di lettura composto da studenti, che ha proposto spunti e domande. Non sarà tuttavia il solo appuntamento con l’autore de La solitudine dei numeri primi: domenica 19 Giordano sarà in Sala 500 alle 18.30 per raccontare appunto la genesi del nuovo libro, Il corpo umano (Mondadori), mentre lunedì 20 parteciperà all’evento «Adotta uno scrittore»,12.30, con studenti e altri narratori come Andrea Bajani, Barbara Di Gregorio, Paola Soriga e Christian Raimo. (i.b.) © RIPRODUZIONE RISERVATA


Corriere della Sera 17 maggio - Un sogno possibile, cultura per tutti