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la Repubblica

BIENNALE CRONACA DEMOCRAZIA

VENERDÌ 12 APRILE 2013

TORINO

■ VI IN/SEDIA/MENTI LUDICI

Il programma

Dalle 10 alle 18 in piazza Carlo Alberto cento sedie rosse per rivisitare i giochi tradizionali. E-MILE UTOPIA 250*

Alle 10 e alle 20.30 al Teatro Vittoria, lezione spettacolo sulla cittadinanza, dall’«Emile» di Rousseau, con Marinella

Belluati, Sara Minucci, Roberto Moisio, Franca Roncarolo. SOGNO DI UNA LINGUA PER TUTTI

Alle 10.30 al Carignano la promessa di una lingua universale con Gian Luigi Beccaria e Beppe Severgnini.

POVERI DI RELAZIONI

SPRECO ZERO

Alle 11 al Gobetti Alberto Salza incontra i ragazzi di Biennale Democrazia.

Alle 16 nell’aula magna dell’Istituto Avogadro Andrea Segrè affronta il tema della riduzione dei consumi.

DAR NELLA “BROCCA”

CITTÀ BAMBINE

Alle 16 al Carignano Carlo Ossola, introdotto da Cesare Martinetti, mette a confronto Machiavelli e Baldassarre Castiglione.

Alle 16.30 al Gobetti una città intelligente, ecologica e partecipata con Arnaldo Cecchini, Marco Rossi Doria e

Tante le donne alla rassegna, che chiedono un’edizione dedicata a un tema fondamentale Zagrebelsky: “La famiglia è un luogo chiuso, ma non si possono chiudere gli occhi”

Biennale rosa VERA SCHIAVAZZI

«A

BBIAMO voluto arrivare là dove un convegno non arriva. Sconvolte dall’ennesimo omicidio, abbiamo scritto questo spettacolo, dando a ogni donna che non può più parlare la voce di un’altra che salirà sul palco». Serena Dandini sbarca a Biennale Democrazia col suo «Ferite a morte», il lavoro teatrale contro il femminicidio, e subito nella saletta del Circolo dei Lettori si avvia un dialogo a più voci su un tema cruciale: è possibile parlare di democrazia senza parlare di diritti, parità, fine della violenza domestica? Gustavo Zagrebelsky si appassiona al dibattito, ne sottolinea le profonde radici culturali: «La famiglia è un luogo chiuso, quello che avviene all’interno delle sue mura sembra non riguardarci e non ci piace che lo Stato se ne occupi. Così facendo però si chiudono gli occhi sui diritti calpestati di troppi individui, le donne in particolare. Sembrerebbe ovvio dire che ci battiamo contro il femminicidio, ma i dati mostrano che ovvio non è». Dandini e Maura Misiti, la demografa e ricercatrice del Cnr che assieme all’autrice ha messo a punto il testo (e il libro con lo stesso titolo) hanno ricordato come sia impossibile, in Italia, perfino stabilire il numero esatto di donne uccise: «Non esiste un ufficio, una stanzetta, uno sgabuzzino dove qualcuno metta insieme i numeri, che così rischiano di apparire sempre diversi e di essere meno impressionanti e scandalosi». E indicano una via: mettere intorno a un tavolo chi si occupa da anni di prevenzione e di accoglienza in favore delle donne maltrattate, insegnare a tutti a riconoscere fin dal primo momenti i germogli della violenza, a respingerli e a denunciarli. Ma le botte, le persecuzioni, la morte sono solo una delle facce che la discriminazione di genere assume in Italia e nel mondo. E per accorgersene basta sfogliare le pagine del programma di Biennale, dove almeno un incontro su tre è intrecciato al problema: questa mattina alle 11, al Circolo dei Lettori, si parla di donne e lavoro, «una rivoluzione incompleta». A confronto ci saranno l’economista Daniela Del Boca e la sociologa Chiara Saraceno, coordinate da Tonia Mastrobuoni, nel tentativo di rispondere alla domanda «che cosa ha bloccato il percorso delle donne italiane negli ultimi anni e cosa differenzia l’Italia da altri paesi europei?». Anche il tema della politica, e il balzo, ancora insufficiente, appena compiuto dalla rappresentanza femminile in Parlamento (dal 21 al 31 per cento) è stato al centro del dibattito: «Sono favorevole alle quote rosa come inizio per garantire un’equa presenza dei generi — ha spiegato Zagrebelsky — Occorre far capire a tutti che si tratta di un doveroso risarcimento sociale nei confronti non di una “categoria” tra le tan-

La questione femminile sale in palcoscenico

L’ALTRA METÀ Serena Dandini e Ambra Angiolini, l’autrice e una delle interpreti di «Ferite a morte», questa sera al Regio

Lo spettacolo

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Alle 21 al Regio “Ferite a morte” con un solo uomo, Samuel dei Subsonica

La Spoon River del femminicidio porta in scena Ambra e Camusso

L

A SPOON River del femminicidio darà voce a 24 donne che non ci sono più. «Ferite a morte», lo spettacolo scritto e diretto da Serena Dandini, andrà in scena questa sera al Teatro Regio alle 21, prodotto per l’occasione da Biennale Democrazia e col sostegno di Eni, Fondazione per la scuola della Compagnia di San Paolo, NovaCoop Piemonte, Legacoop, Unipol e Cna. Sul palco si alterneranno attrici d’eccezione, alcune torinesi, come Chiara Saraceno,

te, ma della metà dei cittadini che fin qui non hanno avuto uguali opportunità di accesso alle cariche elettive». E un caldo appello è arrivato dalle donne presenti perché, dopo la firma già decisa dal governo Monti alla convenzione internazionale contro la violenza sulle donne (più nota col nome di «nomore», www.nomoreviolenza.it) il prossimo governo passi a ratificare il documento e così a renderne operativi i contenuti che parlano di prevenzione e di contrasto al femminicidio. Insomma, anche a giudicare dalla presenza delle donne nel pubblico di Biennale, un po’ più di metà si direbbe a occhio nudo, i tempi sembrano maturi per portare la questione femminile al centro del dibattito pubblico. E dunque anche di Biennale Democrazia.

Germana Pasquero, Assunta Confente e Giovanna Zucconi, altre che già hanno recitato nella pièce in altre città, come Ambra Angiolini, Susanna Camusso, Lella Costa, Nadia Urbinati, Isabella Ragonese e Alba Rohrwacher. Un unico uomo, il cantante dei Subsonica,

Samuel. «Ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti non è affatto casuale» è il «sottotitolo» della serata. Mentre nel resto d’Italia, là dove il lavoro è già stato rappresentato, si sono raccolti fondi per la rete dei centri antiviolenza, a Tori-

no l’ingresso al Regio sarà gratuito: come per gli altri appuntamenti di Biennale Democrazia i tagliandi per accedere saranno distribuiti a partire da un’ora prima (dunque alle 20) davanti all’ingresso, e l’accesso alla sala non sarà garantito a chi si presenta a spettacolo ini-

ziato. «Ferite a morte» è nato nel 2012, sull’onda dello choc emotivo che l’autrice e i suoi collaboratori avevano maturato dopo l’ennesima uccisione di una donna, la diciassettenne morta a Palermo per mano dell’ex fidanzato della sorella. Una donna ogni due/tre giorni muore in Italia nello stesso modo, quasi sempre uccisa da un uomo al quale era legata da rapporti di parentela o di affetto. Info www.feriteamorte.it (v.sch.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

Nel pomeriggio al Circolo dei Lettori l’originale seminario su manga e anime

Da Lady Oscar a Ufo Robot ecco le utopie del “sol levante” FABIOLA PALMERI

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NIME e manga, ovvero animazione e fumetti giapponesi spiegati, raccontati e analizzati nel seminario «Altrimondi», alle 18 al Circolo dei Lettori. Perché? «Ad esempio perché nei manga e nei cartoni animati giapponesi vengono rappresentate, rivisitate e sognate le grandi utopie della storia occidentale», fa notare Fabrizio Modina. Designer, collezionista, esperto di animazione nipponica, è uno dei relatori del workshop. «Il tema di quest’anno sono le utopie e la Rivoluzione francese lo è stata. La conosciutissima eroina Lady Oscar, personaggio principale del manga di Riyoko Ikeda, offre un ottimo spunto per analizzarla». Asuka Ozumi, italo-giapponese, traduttrice per la casa editrice Bd, è tra i partecipanti. «L’Italia è al secondo posto in Europa per vendite di manga», dice

Asuka, che già a sei anni leggeva «Doraemon» famosissimo gatto robot venuto dallo spazio disegnato da Fujimoto e Akibo, mentre guardava alla televisione italiana anime come «Georgie», tratto dallo shojo (per ragazze) manga di Yumiko Igarashi. «Mi diverte molto lavorare traducendo manga e grazie a queste innumerevoli storie fantastiche riesco a rimanere in contatto con le giovani generazioni», prosegue. In Italia il pubblico dei lettori è diviso per tipologie di manga, così come in Giappone? Secondo Asuka Ozumi, «qui da noi il pubblico è molto più eterogeneo: i manga femminili sono meno letti e quelli in origine pensati per i ragazzi vengono molto apprezzati anche dalle ragazze. Pensiamo al successo planetario di Naruto (Masashi Kishimoto) e di One Piece (Eiichiro Oda): un ninja e un pirata che fanno sognare mondi e situazioni migliori». © RIPRODUZIONE RISERVATA


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