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la Repubblica

CRONACA

LUNEDÌ 11 MARZO 2013

TORINO

■ VI

Traumi, emozioni e vittorie Lo sport fa bene al cervello Una settimana di incontri al Circolo dei Lettori

S

I APRE oggi a Torino la “Settimana del cervello”. E’ un ciclo di conferenze e incontri per scoprire che cosa succede nella propria mente quando si guarda una partita di calcio o di tennis e, perché no, quando si sta facendo sport. Il primo dibattito “Oltre lo specchio: neuroni, movimento e altre meraviglie” oggi, alle 18, al Circolo dei Lettori, in via Bogino 9. Al centro di

docenti e studiosi, la capacità di apprendimento rapportata a una specifica attività fisica. L’incontro è curato dall’Università degli Studi di Torino. Domani (stessa ora, stessa location) sarà invece possibile scoprire i benefici per la mente dell’attività sportiva: uno è la formazione di nuovi neuroni. In cattedra, Luca Bonfanti, neurobiologo dell’Università di Torino. Il giorno

L’intervista

MARIACHIARA GIACOSA

G

IUSEPPE Vercelli insegna psicologia dello sport ed è stato psicologo ufficiale del Coni in tutte le ultime edizioni delle Olimpiadi: a Torino. Pechino, Vancouver e Londra. Giovedì, nelle ambito della Settimana del cervello, terrà un seminario sulla mente dei campioni. Professore, fare sport fa bene a corpo e cervello? «Lo sport è un laboratorio i cui effetti sono perfettamente misurabili, perché il risultato di una prestazione sportiva certifica molto bene la sua preparazione. Quindi sì, lo sport fa molto bene al cervello, perché lo allena ad affrontare le sfide». E' quello che fa un campione. Vero? «La mente del campione è un cocktail di meccanismi mentali utili per la prestazione sportiva. Dalle mie esperienze all'Università e durante i Giochi olimpici ho imparato una cosa:

INCIDENTE Il difensore Chivu gioca con un casco protettivo

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lo psicologo Vercelli parlerà delle mente dei campioni

“Ma stare davanti alla tivù provoca solo effetti negativi”

DOCENTE Giuseppe Vercelli psicologo ufficiale del Coni

MARIA ELENA SPAGNOLO

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IA Bagetti è una piccola via torinese, che costeggia la chiesa di Gesù Nazareno. Al numero 30 c’è un portone di legno che conduce all’ingresso laterale della parrocchia. Una delle prime ad arrivare qui, quest’anno, è stata Jodie Foster. Con lei c’erano Kate Winslet e Cristoph Waltz. Pochi giorni prima si era visto Sean Penn, con un’aria un po’ stralunata. Dopo sono apparsi George Clooney e Klint Eastowood, Valerio Mastandrea e Elio Germano. Non sono mancate le atmosfere parigine di Woody Allen e le storie di Teheran. Ogni settimana, sotto la chiesa di piazza Benefica, è il mondo che va in scena, con le sue luci e i suoi chiaroscuri. Qui, dalla metà degli anni Cinquanta, i sotterranei della chiesa sono stati trasformati in un cineteatro parrocchiale, l’Esedra. E proprio qui, nella sala da duecento posti, si ritrovano i soci del cineforum “Il pungolo”, associazione di “cultura cinematografica”. «Era il 1967 quando alcuni parrocchiani decisero di fondare un cineforum – spiega l’attuale presidente dell’associazione, Pietro Caccavo – da allora è stato sempre attivo. Quasi sempre al cinema Esedra, eccetto i dieci anni di chiusura della sala dopo la tragedia del cinema Statuto, dal 1983 al 1993. In quel periodo ci ritrovammo in altre sale torinesi. Da quando, dopo i lavori, l’Esedra è stato riaperto il cineforum è tornato qui». Come funziona? «All’inizio dell’anno ogni socio compra la tessera: con 50 euro ha diritto alla visione di tutti i film del programma, che quest’anno ad esempio sono 24. Sono io a sceglierli, selezionando tra i migliori titoli della stagione

dopo Adriano Chiò e Diego Garbossa si propongono con il tema: “Attenti alla testa: lo sport che può far male”: si parlerà dei traumi gravi. Il 14 marzo la conferenza riguarderà“La performance sportiva e il cervello: la mente dei campioni”. Ultimo incontro il 18 marzo:” Il cervello in maglia rosa”. 011/4326827. (e.d.b.)

VIAGGIO NELLE ASSOCIAZIONI/48

lo sport è una metafora perfetta. I meccanismi mentali che rendono vincente una prestazione sportiva sono trasversali: valgono per lo sport, ma anche ad esempio per la musica. Le componenti della prestazione sono sempre le stesse». Quali sono? «Sono cinque e si raccolgono nell'acronimo «sfera». S sta per sincronia, ovvero la connessione tra il corpo e la mente. F sta per forza o per punti di forza: il campione che si esprime al meglio è quello che si concentra sui suoi punti di forza e non su quelli di debolezza. La E signifi-

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In una prestazione vincente ci sono cinque componenti che bisogna dosare

ca energia, che bisogna saper dosare, per non usarne né troppa, né troppo poca. Poi c'è la R di ritmo, che determina la qualità dell'azione, l'armonia tra i movimenti e tra i pensieri e l'azione. Infine la A, ovvero l'attivazione di quei motori che dan-

no intenzione e significato alle azioni. Se io ho voglia di fare una cosa e sono motivato, con tutta probabilità il risultato finale sarà migliore rispetto alla stessa azione fatta senza determinazione». Un convegno della settimana è dedicato alle reazioni del cervello quando si guarda lo sport. Quali sono? «Guardare lo sport provoca una cascata ormonale, si scatenano endofine che suscitano nella mente immagini, ricordi e emozioni di vario tipo. Essere spettatori di un evento sportivo, a cui si dà un particolare si-

Conta più di 500 soci il cineforum fondato nel 1967 a Cit Turin Le proiezioni nella sala sotto la chiesa di piazza Benefica

Pungolo, la magia del cinema di qualità “Però senza dibattito” La scheda NOME Associazione cinecircolo Il Pungolo Due

SOCI 500

PRESIDENTE Pietro Caccavo SITI INTERNET www.pungolodue.it

Il presidente Caccavo: “Una sola regola: né film troppo specializzati né troppo semplici”

DA DISCUTERE Una scena di Diaz, una delle proposte di quest’anno. A sinistra: Pietro Caccavo, presidente dell’associazione

gnificato, crea un coinvolgimento empatico. E non c'è poi una grande differenza tra guardare un gesto atletico di altissimo livello e un'opera d'arte. Il cervello reagisce nello stesso modo». Quindi anche questo fa bene? «Può addirittura avere un valore terapeutico, educativo e direi anche evolutivo. Faccio un esempio che conosco da vicino: guardare le Olimpiadi fa bene». Nessuna controindicazione? «Di per se no, nessuna. A meno che non si voglia parlare delle dinamiche che emergono ad esempio nelle tifoserie violente, ma è un discorso del tutto diverso. Vedere tanto sport non può fare danni». Anche se si è davanti alla televisione? «In quel caso qualche danno sì, perché ci sono effetti di saturazione ed è come stare davanti a un videogioco tutto il giorno». © RIPRODUZIONE RISERVATA

dell’anno scorso». Giornalista, specializzato in teatro e cinema, Pietro Caccavo è responsabile anche del programma artistico dell’’Esedra. «Scelgo film di qualità, quelli che vorrei vedere come spettatore, cercando di tenere in conto le esigenze di tutti: non noiosi o troppo specializzati, ma nemmeno troppo semplici e popolari, fini a se stessi. Ci sono quindi i film imperdibili della stagione precedente con anche qualche chicca: quest’anno c’è l’argentino “Cosa piove dal cielo?”». Tanti i film noti in programma quest’anno, da “The artist” a “Carnage”, a “Diaz”, a “Cesare deve morire”. «I soci sono circa 500, e arrivano non solo dal quartiere. Apprezzano la passione per il cinema, e anche la convenienza perché no. C’è qualche giovane, ma l’età media è sui 50 anni.» Tre le proiezioni per ogni film, che cambia ogni settimana. «L’associazione, che si basa sulle tessere dei soci, noleggia i film ogni settimana. Stiamo cercando di attrezzarci adesso per il futuro passaggio al digitale». Dal 67 ad oggi, il Pungolo (che nel frattempo per un cambiamento di statuto ha cambiato il suo nome in Il pungolo 2) ha visto tante stagioni cinematografiche: «Tanti appassionati di cinema sono passati da qui. Un nome? Il fondatore Baldo Vallero, presidente per molti anni prima di me. O Steve della Casa. Da una costola del Pungolo nacque Movie Club, che poi diede vita al Torino Film Festival». E dopo i film? «Non c’è la discussione, distribuiamo una scheda critica all’inizio. Spesso però i soci si fermano a parlare qui, davanti all’ingresso, o sotto gli alberi di piazza Benefica. Il cinema rimane un fenomeno collettivo» © RIPRODUZIONE RISERVATA


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