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FUORICLASSE FUORI CAMPO — VERGNANO FAMILY

Golf e cultura: Franco, Enrico e Carolina Vergnano fotografati al Circolo dei lettori di Torino.

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Tee e caffè La dinastia dell’espresso ha un record: giocano tutti. Dal patriarca al nipotino di tre anni. C’è persino la Family Cup: con 14 iscritti DI GIACOMO FASOLA — FOTO DI FREDI MARCARIN I PER STY L E GOL F

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FUORICLASSE FUORI CAMPO — VERGNANO FAMILY

Ogni anno, la truppa Vergnano si ritrova all’Open: «Grazie a un pass speciale, dedichiamo i quattro giorni di gara a pedinare i campioni»

Il golf dei Vergnano in tre foto: gli inizi a Punta Ala, le vacanze a St. Andrews, e Valderrama, il campo preferito di Franco.

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Metti insieme tre golfisti (padre, figlio e figlia) che lavorano nella stessa azienda. E falli parlare, più o meno a ruota libera, di campi e fatturato, produzione e vacanze con la sacca al seguito. Ecco che la chiacchierata con Franco, Enrico e Carolina Vergnano – terza e quarta generazione della famiglia sabauda del caffè – si fa interessante. Sì perché possono vantare un piccolo record, i Vergnano. Dalla mamma al cognato, dalla cugina ai nipotini, fino al piccolo Giovanni che ha tre anni, giocano tutti. Tanto che l’anno scorso hanno deciso di organizzare, a Cartagena in Spagna, la prima edizione della Family Cup: 14 partecipanti, «un’esperienza bellissima che diventerà un appuntamento fisso». La passione per il golf scoppia un’estate di tanti anni fa, a Punta Ala (Gr). Papà Franco e il primogenito, oggi 39enne responsabile commerciale dell’azienda, provano qualche colpo. Visto che non va affatto male, decidono di tesserarsi al Golf Club La Margherita di Carmagnola, in provincia di Torino: «Una sacca in due, alle sette di mattina eravamo già in campo» ricorda Enrico. E di coinvolgere nel nuovo sport tutta la famiglia. Ora le gerarchie sono chiare. Franco, 65 anni, amministratore delegato di Vergnano, comanda in azienda (con il fratello maggiore Carlo, presidente). Sul campo, invece, sono i figli a dettare la linea: Enrico vanta un invidiabile 4,8 di handicap, la sorella lo segue a ruota con 7,2. «Giochiamo insieme, altrimenti non giochiamo proprio» attacca Carolina, 32 anni, export manager, «ma loro non sono affatto cavalieri: pur di battermi, farebbero

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di tutto!». La giornata sul campo comincia sempre nello stesso modo, con la tazzina di caffè. E se il circolo serve un’altra marca, è pure meglio. Come dice (scherzando) papà Franco, il lavoro va fin troppo bene: «Nell’ultimo anno il fatturato è cresciuto del 14 per cento, da 60 a 68 milioni di euro. Il tempo per giocare è sempre meno, e infatti assieme ai ricavi è salito pure il mio handicap: da 8 a 13,1». Vergnano è la più antica azienda produttrice di caffè in Italia, fondata nel 1882 – ha da poco festeggiato i 130 anni di storia – e sempre gestita dalla famiglia. Una realtà in forte crescita, nonostante la crisi, grazie alla capacità di far coesistere tradizione e innovazione. Oggi Vergnano ha 110 dipendenti, è presente in oltre 60 Paesi e in 4.500 bar italiani. Dal 2004 il settore dell’export è cresciuto di oltre il 200 per cento, con l’entrata in nuovi mercati (dagli Stati Uniti alla Svezia) e la diffusione dei Coffee Shop brandizzati (oltre 50 locali, in 16 Paesi). Dal campo all’ufficio, e ritorno: perché ai Vergnano non piace mischiare green e lavoro. Spiega Carolina: «In questo siamo molto sabaudi, non abbiamo mai un secondo fine. Il golf è un piacere da vivere in famiglia, gli affari sono un’altra cosa. Solo una volta ho approfittato di un viaggio di business negli Stati Uniti per giocare: una settimana di lavoro e tre ore sul campo di Donald Trump…». Una volta l’anno, in deroga alla regola, sfidano i principali produttori italiani nella gara dei torrefattori. «Abbiamo già disputato 20 edizioni» dice Franco «una volta mi è capitato di giocare con Giuseppe Lavazza, a Monticello (Co). Mi sono impegnato così tanto che ho vinto il torneo».


FRANCO VERGNANO CARICA: amministratore delegato ETÀ: 65 anni HANDICAP: 13,1 CIRCOLO: Golf Torino CAMPO PREFERITO: Valderrama Golf Club


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ENRICO VERGNANO CARICA: responsabile commerciale ETÀ: 39 anni HANDICAP: 4,8 CIRCOLO: Golf Club Chieri CAMPO PREFERITO: Gleneagles

CAROLINA VERGNANO CARICA: export manager ETÀ: 31 anni HANDICAP: 7,2 CIRCOLO: Golf Club Chieri CAMPO PREFERITO: Pebble Beach

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Il miglior golfista in famiglia è Enrico, che da giovane accarezzava l’idea di diventare professionista mentre ora deve accontentarsi di qualche ora di gioco quando accompagna i figli a lezione (la passione per il golf dei Vergnano è già arrivata alla terza generazione). Dice di sé: «Sono regolare, mai avuto problemi col gioco lungo mentre il putt mi dà qualche impaccio in più. Per oltre vent’anni ho usato gli stessi ferri: Spalding Tour Edition. Poi, l’anno scorso, li ho cambiati con dei Mizuno di nuova generazione e mi si è aperto un mondo…». Peccato che ora, quando sbaglia un colpo, non può più dare la colpa all’attrezzatura. Carolina supera agevolmente i 200 metri col drive ma è carente nel gioco corto. «Dal tee vado alla grande, posso anche non scendere in campo per qualche mese che parte via liscio. Dal ferro 8 in giù, invece, faccio fatica. Ci sto lavorando. Teoricamente, ogni martedì avrei una lezione durante la pausa pranzo: mezz’ora io, mezz’ora mio marito. Purtroppo, spesso capita che faccia tutta l’ora lui…». Mentre papà Franco, secondo i figli, è un giocatore competitivo e un po’ nervoso. Un esempio? Da qualche tempo si è trasferito al Circolo Golf Torino, dove le buche a disposizione sono 36, perché non sopportava più il gioco lento dei soci de La Margherita. Dal canto suo, l’a.d. si definisce rassegnato: «Una volta sul green me la cavo. Ma con gli anni che passano, e i dolori alla schiena, il problema è arrivarci». Altro appuntamento fisso dei Vergnano, oltre alla Family Cup, è il British Open, che la truppa cerca di seguire ogni anno. «Nell’ultima edizione avevamo un pass speciale» racconta Carolina «e per quattro giorni abbiamo pedinato Tiger Woods: è l’idolo mio e dei ragazzi, per giocare con lui mi butterei dalla finestra». L’argomento viaggi con sacca al seguito scatena un vivace dibattito. Papà Franco non dimentica il campo di Valderrama e l’atmosfera che si respira a St. Andrews, dove vorrebbe tornare il prima possibile. Enrico, estimatore del Portogallo, bacchetta i circoli italiani: «All’estero il turista è coccolato, qui da noi il servizio è inferiore. L’anno scorso però sono stato in Sicilia, al Verdura, e devo dire che mi sono trovato molto bene». Carolina vola più basso, e cerca qualcuno che la porti a Saturnia (Gr). Su una cosa, però, sono tutti d’accordo: «Prima riuscivamo a viaggiare, e giocare, molto di più. Ora lavoriamo troppo!».


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