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GUBBIO Il portale web di informazione sull’attualità eugubina VENERDÌ 3 MAGGIO 2019 ANNO VII NUMERO 106

quindicinale d’informazione www.15giorni.it

INTRIGO FRANCESE ECCO IL RACCONTO DEI CERI A VILLERUPT, PICCOLO CENTRO AL CONFINE TRA FRANCIA E LUSSEMBURGO. VENNE ORGANIZZATA LA FESTA NEGLI ANNI ‘50. UNA STORIA DI EMIGRAZIONE E RISCATTO DI CUI SI CONOSCE POCO. IL SENTIMENTO DEGLI EUGUBINI HA SAPUTO SPESSO ABBATTERE LA NOSTALGIA DELLA TERRA LONTANA.

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COPERTINA

QUANDO IN FRANCIA CORREVANO I CERI DA UNO STUDIO PUBBLICATO DA JACQUELINE SPACCINI, LEGATO AL FENOMENO DELL’EMIGRAZIONE EUGUBINA IN LORENA NEGLI ANNI ‘50, EMERGONO NUOVI PARTICOLARI RELATIVI ALL’ORGANIZZAZIONE DELLA FESTA IN TERRITORIO FRANCESE, TRA PERMESSI NEGATI PER PAURA DI SCHIAMAZZI. LE POCHE FOTO AIUTANO A RICOSTRUIRE USI E COSTUMI DI UN TEMPO ORMAI LONTANO Non è importante il luogo, ma la sensazione che si prova nel fare determinate azioni. Vale in tutti i campi della vita e non fanno eccezioni i Ceri, che per gli eugubini rappresentano qualcosa che trascende qualsiasi inquadramento o interpretazione. Tanto che non mancano episodi nel tempo che hanno visto la festa protagonista anche lontano dai muri medievali eugubini. Distanze annullate da un sentimento di nostalgia che non passa, ma che può affievolirsi se solo si uniscono sentimenti e ricordi, gli stessi che hanno scritto pagine di storia eugubina lontane dalla terra natia. Accadde anche negli anni ’50 nella cittadina francese di Villerupt, luogo privilegiato di emigrazione da parte di una folta comunità umbra, e in particolar modo eugubina. Ricordi confusi che pure si mescolano a racconti e “leggende” che riaffiorano a distanza di decenni, riproposte nella consapevolezza di offrire una chiave di lettura differente rispetto a ciò che offre la modernità. LORENA “EUGUBINA” Per un eugubino che vive e lavora altrove, fossero anche migliaia i chilometri che lo separano da Gubbio, tornare a casa a maggio è cosa ormai abitudinaria. Non lo era certo nei primi anni ’50, quando in tanti salparono alla volta della Francia, del Lussemburgo o del Belgio per trovare una propria dimensione lavorativa, rifuggendo la miseria e le scorie lasciate in Italia dalla seconda Festa dei Ceri a Villerupt guerra mondia-

di ROBERTO BARBACCI

le. Trovarono impiego alcuni come operai, altri nelle miniere della zona. Non erano ben visti dai francesi, che consideravano gli italiani gente chiassosa e (spesso) rissosa. Stereotipi, si dirà. Quella comunità eugubina, però, aveva qualcosa in più da offrire alla terra che li ospitava. E ogni volta che arrivava maggio un mix di nostalgia l’assaliva, come un vento impetuoso. Pochi avevano la fortuna di tornare, per lo più avventurandosi in viaggi lunghi e pieni di incognite. E chi restava impiegò poco per decidere di riproporre la festa nei nuovi territori che li ospitavano. ABBATTERE LA NOSTALGIA Sono in verità pochi i documenti che attestano quanto avvenne nella prima metà degli anni ’50 a Villerupt, dove un manipolo di eugubini si fece carico di organizzare più edizioni della Festa dei Ceri in terra francese. Gran parte delle scarse testimonianze dell’epoca, in parte anche contraddittorie tra loro, le ha raccolte Jacqueline Spaccini nel libro “Tracce dell’emigrazione eugubina in Lorena nella Francia degli anni ‘50”, pubblicato a inizio 2019 e disponibile come e-book nei principali store online. L’opera riprende la discussione di una tesi legata a un Master in Tutela e Valorizzazione del Patrimonio Culturale italiano all’estero, eseguito presso l’Università di Parma. Jacquelin è nata a Villerupt nel 1958, figlia di Armando (detto Piero) Spaccini e Anna Maria Alunno. Il papà emigrò in Lorena alla fine del 1955, la mamma lo raggiunse nel 1957. Entrambi fecero ritorno a Gubbio negli anni ’60, ma i ricordi della piccola Spaccini si mescolano ai racconti familiari di quelle edizioni della festa in territorio francese. “È difficile ricostruire l’evento: non ci sono altre attestazioni che un pugno di fotografie e di dichiarazioni di quegli

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eugubini che possono ancora testimoniare la loro partecipazione alla circostanza in oggetto”, spiega l’autrice nel libro. “Cesare Bocci, che fu tra gli organizzatori dell’epoca, nonché decoratore dei Ceri, situa gli eventi tra il 1952 e il 1954. Disse che i francesi impedirono agli eugubini di poter organizzare la festa in piazza, perché all’epoca gli italiani venivano chiamati bagarreurs, cioè attaccabrighe o chiassosi. Per questo venne concesso il campo sportivo. Ma arrivarono numerose persone, per lo più eugubine, anche da Lussemburgo e Belgio”. PIÙ FORTI DELLE ETICHETTE La presenza di Armando Spaccini a Villerupt nel 1956 rappresenta una fonte sicura per far risalire almeno un’edizione dei Ceri in quella data. Probabilmente non il 15 maggio (che era un martedì), ma in un giorno festivo a ridosso. Di sicuro si sa che i Ceri vennero realizzati da Giuseppe Minelli (Peppe de Rocco), altro eugubino emigrato in Lorena. Scrive ancora Jacqueline Spaccini, citando il racconto di Cesare Bocci: “Avevamo fatto amicizia col capo della polizia locale, poiché giocavamo assieme a biliardo. Dietro la promessa mia e di altri eugubini circa il fatto che avremmo fatto i bravi ci venne conces-

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sa la possibilità di fare la festa. Venne un sacco di gente, tutta eugubina, da tutte le zone attorno. Andammo su una specie di montagnola chiamata La Butte de l’Usine e facemmo una grande festa, perché la nostalgia di casa era davvero troppo grande. Poi però andò a finire che come al solito alzammo un po’ il gomito e i poliziotti vennero con noi a bere e fare festa. Ci fu anche qualche discussione tra santubaldari, sangiorgiari e santantoniari, come sempre accade anche a Gubbio…”. Altri documenti, presenti nell’Archivio Diocesano, confermano l’organizzazione della festa nel 1953, come riportato su La Voce del 7 gennaio 1954 da Don Quirico Rughi, sacerdote eugubino di ritorno da un viaggio in Lussemburgo. La Festa dei Ceri in Lorena ebbe però vita breve: non si hanno più notizie di edizioni successive al 1957, e a differenza di altri luoghi di emigrazione eugubina (vedi Jessup) il legame è andato via via affievolendosi. Restano poche tracce fotografiche e la sensazione di un mondo lontano anni luce da quello attuale, dove la facilità nel diminuire distanze e tornare a casa finisce per rendere tante cose fin troppo scontate.

L’AUTRICE

OSPITALITÀ

JACQUELINE SPACCINI INNAMORATA DI GUBBIO

DELEGAZIONI IN ARRIVO DA TUTTO IL MONDO

Nata a Villerupt nel 1958, Jacqueline Spaccini è tornata in Italia pochi anni dopo e oggi vive e lavora a Roma, insegnante di Lingua e Letteratura Francese presso un liceo linguistico (è laureata in Lingue presso l’Università La Sapienza). Ha abitato anche in Francia, dove ha ottenuto il Master di 2° Livello in Didattica del Francese, e in Croazia dove ha conseguito il Dottorato in Letteratura Italiana e Storia dell’Arte. Quando può torna ben volentieri a Gubbio, e non soltanto nel periodo ceraiolo.

Committente MARTA MORBIDELLI

Molta della documentazione legata alle edizioni della Festa dei Ceri fuori dai confini eugubini si devono all’opera di ricerca e ricostruzione dell’Associazione Eugubini nel Mondo, che come da consolidata abitudine a ridosso della festa accoglierà i tanti ospiti provenienti da ogni parte del mondo. Si preannunciano delegazioni numerose da Jessup (oltre 120 persone), Thann (attesi circa 60 ospiti) e Livinnalongo, ma eugubini d’origine o d’adozione arriveranno da ogni parte del mondo.


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FESTA DEI CERI

I MURATORI SANNO STARE AL PASSO CON I TEMPI LE RIFLESSIONI DEL PRESIDENTE FABIO MARIANI NEI GIORNI IN CUI SI CELEBRANO I 400 ANNI DALL’INSEDIAMENTO DELLA CORPORAZIONE PRESSO L’EDIFICIO DI SAN FRANCESCO DELLA PACE, CON INVITI E AUSPICI IN VISTA DELLA FESTA Custodi di qualcosa in più di una normale tradizione. Una responsabilità che si avverte forte ogni anno che passa, nulla che possa però spaventare l’Università dei Muratori e il suo ruolo di ente depositario della Festa dei Ceri. Da quattro secoli custodi non solo dei valori e di quanto più caro possa esserci per ogni eugubino, ma anche della piccola Chiesa di San Francesco della Pace che grazie all’opera del sodalizio è parte viva delle attività legate non soltanto alla festa, ma più in generale alla vita della città. Un momento propizio per tracciare un bilancio di quanto fatto negli ultimi tempi, con un occhio sempre rivolto alla modernità. “Quello che il mondo oggi ci chiede - spiega il presidente Fabio Mariani - è di cercare di mantenere ciò che è tradizione ma di farlo in modo “vivo”, ovvero cercando di adattarlo e aggiornarlo ai tempi che corrono. Molti aspetti legati alla Festa dei Ceri si sono adattati agli usi contemporanei, ma quel che conta è saper riconoscere in ogni novità o cambiamento un vero e proprio continuum col passato. È importante mantenere un filo conduttore, e personalmente ritengo che oggi l’Università sia debitamente aiutata da tutte le componenti legate ai Ceri, che contribuiscono alla buona riuscita di un evento che deve sottostare giocoforza anche alle nuove disposizioni di legge”. L’ORA (GIUSTA) DEL PRANZO Il tema della sicurezza rimane preminente nell’analisi di Mariani: “Il “tavolo” legato alla festa funziona e al suo interno s’è creato un clima davvero costruttivo. Auspico che si possa mantenere questa collaborazione, di cui a beneficiarne è tutta la comunità eugubina. Tutti hanno compreso che c’è bisogno di darsi delle regole, ma tutti hanno colto in queste direttive l’esigenza di rispettare e adattare le norme ai propri usi e costumi”. Specificatamente ad aspetti legati al programma del 15 maggio, Mariani ci tiene a sottolinearne soprattutto uno: “Negli ultimi anni il pranzo dei ceraioli sotto gli arconi ha rappresentato a mio modo di vedere una nota stonata limitatamente alla tempistica. Non si può pensare di

di ROBERTO BARBACCI

arrivare alle 16, cioè all’ora in cui la Statua esce dalla Cattedrale per percorrere le via della città e raggiungere due ore dopo i Ceri in cima alla Calata dei Neri. Ritengo che entro le 15,45 si debbano concludere tutte le operazioni legate al pranzo, anche per consentire non solo ai ceraioli, ma anche a chi offre il proprio contribuito per conto dell’Università di avere il tempo necessario per prendere parte a quello che poi è il momento culminante dell’intera giornata. Ci sono degli orari e debbono essere rispettati. Soprattutto sarebbe bello vedere ceraioli di tutti e tre i Ceri condividere il momento del pranzo assieme, cosa che ormai non avviene più da anni”. PROGETTI IN DIVENIRE Di per sé il periodo di maggio per l’Università dei Muratori comporta un grande dispendio di energie per ciò che concerne le attività legate alla Festa dei Ceri. Ma nelle prossime settimane sono in programma anche altre iniziative, tra cui la realizzazione di due volumi: uno è legato alla riproduzione e allo studio di alcune tra le facciate di maggiore richiamo della città, inserito nell’ambito del progetto di collaborazione avviato con la Palestina, l’altro alla ricostruzione storica dei documenti comunali del XVI secolo. A breve verrà presentato anche un documento filmato che si lega sempre alle iniziative intavolate da tempo con l’area mediorientale, che prevedono peraltro nella mattinata di giovedì 9 maggio la firma del patto di amicizia tra i comuni di Gubbio e Betlemme (mercoledì 8 maggio verrà presentato l’intervento di custodia, tutela e recupero della basilica della Natività di Betlemme). A breve verrà inoltre annunciata la firma della convenzione con il Comune per i locali dell’Abbondanza: uno ospiterà il museo con le opere di Giuseppe Calzuola, l’altro sarà un laboratorio di ricerca e di promozione per giovani aspiranti scalpellini e muratori.

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FESTA DEI CERI

MAGGIO FA SALIRE L’ATTESA (E LE MINACCE DEL METEO)

di ROBERTO BARBACCI

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CON IL TRADIZIONALE PRANZO DEL CERAIOLO ANZIANO CELEBRATO PRESSO GLI ARCONI LO SCORSO PRIMO MAGGIO È UFFICIALMENTE SCATTATO IL CONTO ALLA ROVESCIA IN VISTA DELLA FESTA. TANTI GLI APPUNTAMENTI LEGATI AL MONDO DELLE ASSOCIAZIONI

Da cosa si riconosce che è arrivato maggio? Semplice: basta dare uno sguardo al cielo, vederlo grigio con nuvole cariche di pioggia, e magari accorgersi che la temperatura mite che ha accompagnato buona parte delle settimane precedenti, di colpo, è sparita lasciando strada a un vento freddo e decisamente fastidioso. Meglio riderci su, insomma, perché la realtà in fondo è la stessa ogni anni che passa. Così il ritorno dei Ceri in città sarà scandito da una perturbazione di stampo invernale (debita è la premessa: al momento di andare in stampa mancano ancora 72 ore e gli scenari potrebbero mutare in fretta) che a qualcuno ha già fatto scomodare il paragone con la famosa prima domenica di maggio del 1956, con le foto che testimoniano la presenza della neve lungo gli stradoni. L’auspicio, qualora il freddo si rivelasse effettivamente pungente, è che il meteo possa quantomeno regalare un 15 maggio scevro da preoccupazioni: lo scorso anno le massime non superarono i 14 gradi, con pioggia a intermittenza durante tutto l’arco della giornata. Al solo pensiero tanti ceraioli preferirebbero cambiare argomento. L’OMAGGIO AGLI ANZIANI Come da abitudine il mese più atteso dagli eugubini si è aperto con un appuntamento sempre suggestivo e carico di valori: mercoledì 1° maggio è andato in scena il Pranzo del Ceraiolo Anziano, evento che vede coinvolte tutte le realtà legate alla festa che offrono ben volentieri il proprio contribuito (sia in termini eco-

nomici che logistici) per allestire il banchetto e rendere godibile il pranzo ai commensali. Un atto di riconoscenza e gratitudine nei confronti di quelle figure che in un modo o nell’altro hanno trasmesso alle nuove generazioni valori e sentimenti capaci di tramandare ulteriormente ai posteri l’ultra centenaria festa in onore di Sant’Ubaldo. Oltre 600 i ceraioli che hanno partecipato al pranzo, vissuto in un clima di allegria e all’insegna dei ricordi. APPUNTAMENTI Col ritorno dei Ceri in città, in programma domenica 5 maggio, si entra più che mai nel vivo delle celebrazioni. Non mancheranno anche quest’anno gli appuntamenti organizzati da associazioni locali come Spirit (sabato 4 maggio a partire dalle 9,30) e il Centro “Aldo Moro” (mercoledì 8 maggio), alla presenza di capitani e capodieci della prossima festa. Giornate intense per i capitani Fabio Tomassini e Ubaldo Stocchi, così come per i capodieci Pietro Menichetti, Luca Bedini e Lucio Sollevanti, quest’ultimo peraltro vittima di un inatteso fuori programma (ha contratto la varicella a poco meno di una ventina di giorni dal 15 maggio). Sabato 11 maggio, con ritrovo alle 7,20 a San Marziale, è previsto anche il pellegrinaggio mariano a San Girolamo con tutti i protagonisti La festa dei Ceri al Centro “Aldo Moro” della festa 2019.


MESSAGGIO ELETTORALE A PAGAMENTO


MESSAGGIO ELETTORALE A PAGAMENTO


POLITICA

SINDACO, CORSA TRA UOMINI NELLE LISTE 259 PER 24 POSTI ALLA SCOPERTA DI NUMERI E CANDIDATI. PASTICCIO DELLA LEGA: LISTA RIDOTTA DA 20 A 18 COMPONENTI PERCHÉ NON È STATA RISPETTATA LA NORMA SULLA PRESENZA DI UN-TERZO DI DONNE. NELLE LISTE DI GORACCI CI SONO ANCHE I SUOI FEDELISSIMI CAPPANNELLI E PANFILI, COINVOLTI CON LUI NEL PROCESSO TRUST Ci sono 6 candidati a sindaco, tutti uomini (caso abbastanza singolare): Marco Cardile (Pd), Filippo Farneti (“Gubbio in Comune” e “Farneti per Gubbio”), Orfeo Goracci (“Gubbio Rinasce Libera” e “Giovani Territorio Ambiente”), Marzio Presciutti Cinti (“Gubbio Rinasce Rilancia Riparte”, Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega), Rodolfo Rughi (5 Stelle) e Filippo Mario Stirati (“Liberi e Democratici”, “Scelgo Gubbio” e Psi). Sono sostenuti da 259 candidati (oltre un terzo donne) nelle 13 liste (avrebbero potuto essere 312 perché le norme prevedono 24 per ciascuna lista come numero massimale). C’è chi si presenta con il minimo sindacale di 16 candidati e chi propone nuclei familiari in blocco. I candidati inizialmente presentati erano 261, ma la Lega non ha rispettato la norma sulla presenza di un-terzo delle donne e la sottocomissione elettorale ha rimosso d’ufficio gli ultimi due uomini inseriti nella lista dei 20, ovvero Enrico Piergentili e Fabrizio Radicchi (inizialmente era stato prospettato un ricorso: poi i salviviani hanno rinunciato). GIUNTA STIRATI Gli assessori uscenti della Giunta Stirati sono tutti in corsa: il vicesindaco Rita Cecchetti, Alessia Tasso e Oderisi Nello Fiorucci stanno con la lista “Liberi e Democratici (LeD)”, Augusto Ancillotti e Giordano Mancini con “Scelgo Gubbio”, Lorena Anastasi e Gabriele Damiani con il Psi. Con “Scelgo Gubbio”, insieme ai consiglieri comunali uscenti Alessio Bazzurri, Giacomo Faramelli e Mattia Martinelli, ci sono Lucio Costantini, già presidente del comitato dell’Albero di Natale più grande del mondo, Enzo Panfili presidente locale del Centro Sportivo Italiano, Giovanna Uccellani presidenLa Sala Consiliare te dell’associazione Quartiere

di MASSIMO BOCCUCCI

di San Pietro e il professore di musica Giordano Palazzari. LE NOVITÀ Sono usciti i recordman dei mandati: non si sono infatti ricandidati Aldo Cacciamani (era arrivato a quota 8) e il presidente del Consiglio Comunale Giuseppe Biancarelli (si ferma a 5). Nei LeD ci sono il consigliere provinciale Stefano Ceccarelli (eletto con Sinistra Ecologia e Libertà nel 2014), Giovanni Manca e Giorgia Vergari che hanno traslocato dal Pd (Manca era il referente della Mozione Giachetti-Ascani e ha fatto parte della segreteria di Andrea Smacchi oltre che del comitato che avrebbe dovuto trattare con Stirati), Francesca Pinna, dirigente scolastico dell’istituto comprensivo di Gualdo Tadino. Nel Psi è approdato il consigliere comunale uscente Francesco Zaccagni (il padre Federico è stato vicesindaco socialista negli anni ’80), che inizialmente aveva aderito alla lista civica del Pd (se fosse andata con Stirati) dopo essere stato eletto nel 2014 con “Impegno per Gubbio”. Nel Pd ci sono il consigliere comunale Virna Venerucci e Raffaele Mazzacrelli impegnato nell’associazionismo. Forza Italia vede Francesco Gagliardi, capogruppo uscente del centrodestra. Con Farneti si sono schierati gli ex Pd Luca Barilari (consigliere comunale uscente), Luca Cuccarini, Mirko Casagrande (già segretario del partito) e l’avvocato Luigi Santioni già componente dell’unione comunale, oltre al consigliere uscente in quota LeD Gabriele Lepri. Con Goracci tornano gli ex assessori Graziano Cappannelli e Lucio Panfili (imputati con l’ex sindaco nel processo Trust), Maria Clara Pascolini, più Annamaria Girlanda e Michele Sarli entrambi assessori ai tempi di Paolo Barboni sindaco, Ermanno Bei Clementi, ex consigliere provinciale e già assessore della Comunità Montana “Alto Chiascio”, con una ventata ceraiola che porta Luca Alunno “Pepolo”, già Capodieci di San Giorgio nel 2012.

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POLITICA

MARIA LUISA D’ALESSANDRO: “GUBBIO SA PRESERVARE LA SUA IDENTITÀ”

di MASSIMO BOCCUCCI

INTERVISTA AL PREFETTO DI SASSARI CHE HA GUIDATO LA CITTÀ DA COMMISSARIO PER UN ANNO FINO AL MAGGIO 2014. AVEVA TROVATO UN CLIMA POLITICO PESANTE E GLI EFFETTI DELL’INCHIESTA TRUST SUI PRESUNTI ABUSI DI POTERE DI GORACCI. LEI HA PORTATO TRANQUILLITÀ E FIDUCIA MOSTRANDOSI SEMPRE DISPONIBILE E COSTRUTTIVA

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Maria Luisa D’Alessandro, oggi prefetto di Sassari, è stata dal 27 maggio 2013 per un anno commissario straordinario del Comune dopo la parentesi di Diego Guerrini sindaco per due anni. A Gubbio è arrivata in un momento difficile sul piano politico e per gli effetti dell’inchiesta giudiziaria Trust con gli arresti e gli indagati sui presunti abusi di potere del decennio Goracci. Ha trovato il Comune e la città sottosopra, ha cercato di portare tranquillità e fiducia ponendosi in modo costruttivo e disponibile in un tessuto sociale lacerato e appesantito da certe vicende che avevano profondamente danneggiato la vitalità e l’immagine della città. Come si trova a Sassari dopo l’esperienza a Fermo e Pompei? “A Sassari sono appena arrivata e non nascondo che sono felice di iniziare questa nuova avventura professionale e umana. Cambiare prospettiva, guardare le cose da altri punti di vista, ti consente di capire meglio la realtà, di fare sintesi. Ho notato grandi differenze tra le città nelle quali sono stata e devo dire che le persone, anzi le comunità di persone, fanno la differenza. Per me non è vero che tutto il mondo è paese. Ogni territorio è plasmato dall’anima della comunità che lo abita. Faber est suae quisque fortunae. Le comunità

laboriose, esattamente come le persone, costruiscono ogni giorno un tassello del mondo nel quale vivono. Chi ha idee, cultura, volontà ed onestà trova sempre un modo per fare la cosa giusta”. Cosa ha rappresentato Gubbio nel suo percorso umano e professionale? “Gubbio è una realtà unica, la sua comunità è profondamente unita, pur mantenendo una vivacità dialettica che fa supporre profonde divisioni, in realtà superficiali. È proprio questa una delle caratteristiche degli eugubini che più mi ha colpito: nel chiuso del mio ufficio, raccogliendo le confidenze dei cittadini, come spesso capita a chi amministra una città, ascoltavo, inaspettatamente, parole di sincera stima e ammirazione degli uni verso gli altri. Mi riferisco anche a gente che, in pubblico, manifestava idea opposte in maniera fin troppo vivace. Solitamente accade proprio il contrario: in pubblico si è più compiacenti, mentre in privato si innalza il livello dicritica. Questo per me vuol dire che la comunità eugubina si riconosce in valori condivisi, nei quali crede fermamente”. Quali ricordi si è portata dietro di Gubbio? “Ho vissuto una città di estrema bellezza, con un’architettura medioevale molto bene mantenuta e di grandissimo pregio, oggetto di un

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vivace e quotidiano scambio di idee dei cittadini tra di loro e con le istituzioni. Un amore viscerale di ogni eugubino verso la città, da ciascuno considerata di esclusiva proprietà. Un desiderio complesso di innovazione nella tradizione. In alcuni momenti più tradizione che innovazione. Una comunità che, comunque, non ha mai rinunciato alla cultura. Un luogo accogliente eppure capace di bastare a se stesso, come sa dimostrare nel giorno più importante, il 15 maggio”. Le maggiori risorse e limiti della città che lei ha guidato nel periodo del commissariamento? “Nel bilancio tra risorse e limiti, devo dire che le prime mi sono sembrate di gran lunga superiori, anche grazie alla capacità degli eugubini di cogliere il valore altissimo dei beni comuni e immateriali, per i quali essi sono disposti a molti sacrifici. Mi è sembrato di capire che la maggior parte della comunità desiderasse ardentemente preservare lo spirito della propria città e del proprio ambiente. Tale spirito trova una delle sue più generose espressioni nel fervente e diffuso associazionismo, nel tangibile sentimento di mutuo soccorso, tra le persone e spesso anche verso le Istituzioni. Tra i gruppi che danno forma alle espressioni più tangibili e riconoscibili dell’identità eugubina, mi vengono in mente gli straordinari alberaioli , costruttori dell’ albero più grande del mondo, che nel periodo di Natale illumina il cuore e la mente della gente, il presepe nel quartiere di San Martino o la straordinaria Via Crucis della frazione di Torre dei Calzorali, a cui ho assistito con sentimenti di profonda ammirazione, la Compagnia dei Campanari, che porto nel cuore e che fa vibrare gli animi nelle ricorrenze speciali, i donatori di sangue dell’Avis di Gubbio, le numerose associazioni legate al volontariato o le attivissime pro loco delle frazioni che costellano il vasto territorio eugubino”. Ha mantenuto rapporti con la comunità eugubina? “Ancora oggi, a distanza di cinque anni, ho scambi frequenti con gli amici eugubini. La tecnologia consente di mantenere facilmente i contatti con le persone con le quali si sono stabiliti rapporti di lavoro e poi di sincera amicizia. Penso a Beatrice Menichetti e Matteo Morelli, con i quali ho lavorato intensamente e quotidianamente per oltre un anno e all’amicizia che oggi coinvolge anche le nostre famiglie. Tra gli eugubini ricordo l’ingegnere Luigi Casagrande, il dottor Raoul Caldarelli, l’ingegnere Raffaele Santini, e poi il campanaro Loris Ghigi e tutti gli altri funzionari e impiegati del Comune. Ricordo, per tutti, la giovialità e la sorridente accoglien-

za di Mirko, Marco e Massimo, solo per rimanere nell’ambito del palazzo comunale in cui ho vissuto per tredici mesi con una media di dodici ore al giorno. Poi i tanti altri cittadini di Gubbio verso i quali provo grande simpatia e di cui ho spesso notizie”. Sta arrivando la Festa dei Ceri: lei, non eugubina, può raccontarla in poche battute? “La favolosa, millenaria Corsa dei Ceri, il 15 maggio, sintetizza meravigliosamente l’animo della comunità eugubina. Il senso dell’eternità della festa si manifesta immediatamente, alle prime luci dell’alba, quando tutti gli eugubini si incontrano al cimitero per rendere onore ai ceraioli defunti. I Ceri non dimenticano mai i propri figli che Il 15 maggio si riversano nelle strade indossando gli amatissimo colori. Sant’Ubaldo, San Giorgio e Sant’Antonio corrono uniti, a perdifiato, verso la stessa metà, con i medesimi sentimenti nel cuore, con la costante volontà di innalzarsi al di sopra delle umane vicende. Le ragazze con i mazzolini di fiori e i loro uomini che volano, dandosi spettacolari cambi in corsa, con i Santi sulle spalle. La comunità tutta invoca la protezione divina. Danze, convivi, colori: è tutto un inno alla vita, alla gioia, alla bellezza dello stare insieme e alla volontà di esprimere gratitudine”. Il destino le ha fatto incontrare due città amiche, legate da antiche tradizioni come i Ceri e la Faradda di li candareri”: cosa pensano a Sassari di Gubbio? “Durante la mia esperienza eugubina ho percepito il profondo legame che esiste tra Gubbio e Sassari, la grande partecipazione e la calorosa accoglienza delle due Comunità nelle rispettive feste. Ho scoperto, in quell’occasione, che esiste un rapporto di gemellaggio consolidato tra i Gremi e le comunità ceraiole e il ruolo di garante del patto di unione tra le due città svolto dall’Università dei Muratori. Non ho ancora avuto modo di incontrare ufficialmente il rappresentante della comunità gremiale, ma in un’occasione informale mi ha fatto grande piacere sentir dire che se non fosse per le difficoltà date dalla grande distanza, partirebbero ogni anno molti pullman verso Gubbio e la Festa dei Ceri. Storia, tradizione e forte identità si respirano in ugual misura avendo la fortuna di capitare a Gubbio e a Sassari, normale che esista un legame cosí profondo ed un fascino reciproco tra le comunità. Per quanto mi riguarda, anche a Sassari, in alcuni momenti, respiro aria di Gubbio, così come nelle strade di Gubbio ho riconosciuto Sassari”.

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VERSO IL VOTO In caso di condanna verrebbe impedito l’esercizio di funzioni pubbliche da parte degli eletti

OMBRE SULLE ELEZIONI TRA LA LEGGE SEVERINO E IL COMUNE PARTE CIVILE

In queste elezioni Comunali aleggia l’ombra della vicenda giudiziaria Trust, sulla quale c’è chi fa finta di niente e chi invece ritiene di dover riferire sulle udienze e analizza ogni risvolto perché sta segnando profondamente la storia della città. Il processo di primo grado in corso al tribunale di Perugia nei confronti di tre candidati - Orfeo Goracci, Graziano Cappannelli e Lucio Panfili - apre due aspetti delicati: i possibili effetti della Legge Severino, che rende impossibile l’esercizio funzioni pubbliche in caso di condanne, e nel caso del Comune di Gubbio una questione quanto meno delicata perché l’ente si è costituito parte civile al processo Trust

contro gli imputati (riguarda anche un dipendente comunale sotto processo che è stato promosso con incarico fiduciario con il Comune costituitosi parte civile nei suoi confronti: ci sarebbero esposti alla Procura della Repubblica di Perugia su questa vicenda). La situazione è davvero particolare ponendo Gubbio come una sorta di caso nazionale, tanto più in una città che affonda radici nella sinistra storica con rivendicazioni dell’orgoglio comunista. Si è assistito nel tempo a una demonizzazione dei politici, da parte della sinistra, pur se soltanto indagati che non dovrebbero essere candidabili né candidarsi.

LA RIFLESSIONE La campagna elettorale influenzata da tante vicende giudiziarie del passato e ancora in corso

VOTO DI SCAMBIO E INTERCETTAZIONI ATTENTI ALLE FACILI PROMESSE

Le vicende giudiziarie del passato e ancora in corso, così come quelle più recenti, sono una parte importante di questa campagna elettorale. Se ne parla molto, però soltanto dietro le quinte. I politici, i candidati della società civile, hanno una sorta di timore. Non è per una questione di stile, anche perché dietro le spalle se ne dicono di tutti i colori. È una sorta di timore. I politici come gli elettori sanno però che stavolta niente sarà più come prima: le vicende giudiziarie che hanno portato alla luce quello che taluni definiscono con eleganza semplicemente malcostume, di fronte alle intercettazioni al di là dell’epilogo di processi e inchieste, si ripercuotono sugli assetti politici e politico-amministrativi del futuro. Il voto di scambio, sebbene reato, è un modus operandi molto diffuso e sotto varie forme. La corruzione, l’abuso di potere e d’ufficio, le facili promesse

elettorali anche sul semplice lampione davanti casa (molto in voga) rischiano stavolta di aggirarsi come fantasma nelle stanze del potere. I moderni sistemi di investigazione - soprattutto le intercettazioni telefoniche e ambientali - sono un problema per chi pensa di alimentare il consenso con metodi ormai ben conosciuti. Esposti e denunce diventano sempre più una forma di legittima difesa di cittadini che si sentono vessati a scapito di altri favoriti e magari avvantaggiati. E i magistrati rappresentano un baluardo per difendersi dai soprusi di quei politici che in nome del voto popolare pensano di poter fare come gli pare, aggirando le leggi fino a piegarle agli interessi e pruriti personali di ogni genere. Oggi un elettore consapevole presta attenzione anche a questo per non cadere in tentazione. M.Boc.

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DIVIETI SAFETY (pubblica incolumità) NON SARÀ CONSENTITO L’ACCESSO ALLA PIAZZA: • • • • • • •

con passeggini e carrozzine con ombrelli di qualsiasi taglia, racchette da passeggio, cavalletti per macchine fotografiche, ecc. con animali di qualsiasi razza e taglia, sia al guinzaglio che in borsa con bottiglie/contenitori in vetro o metallo con biciclette, monopattini, droni, giocattoli e apparecchi a controllo remoto con caschi e/o borse portacaschi è vietato il posizionamento, anche perimetrale, di scalandrini, piccole scale, seggiole, sgabelli, ecc.

DIVIETI SECURITY (pubblica sicurezza) NON SARÀ CONSENTITO L’ACCESSO ALLA PIAZZA:

• con zainetti, borse, marsupi, contenitori per macchine fotografiche, ecc. • con oggetti aventi dimensioni voluminose quali, carrelli, borse frigo, valigie, trolley • con armi, coltelli, bastoni o strumenti di offesa, artifizi pirotecnici, ecc…

RACCOMANDAZIONI GENERALI • È bene evitare di portare in Piazza bambini di età inferiore a 12 anni • È sconsigliato accedere a soggetti cardiopatici o comunque affetti da patologie che sconsiglino la permanenza in luoghi affollati • È sconsigliato accedere alle donne in stato di gravidanza • È sconsigliato accedere a soggetti con difficoltà deambulatorie, anche temporanee • Saranno riservati ai portatori di HC, per quanto possibile e previa autorizzazione, appositi spazi. Si raccomanda pertanto di non accedere a luoghi diversi da quelli assegnati • Ricordare che durante la manifestazione risulterà molto problematico spostarsi all’interno della Piazza ed ancora di più uscirne • In caso di emergenza seguire le indicazioni diramate dall’ impianto di diffusione audio e dagli addetti presenti in piazza per una corretta evacuazione, raggiungendo l’uscita di sicurezza più vicina (segnalata da appositi pannelli) • È buona norma non portare al seguito oggetti di valore e prestare la massima attenzione alla custodia dei vostri documenti • È bene avere a portata di mano acqua, esclusivamente in contenitori di plastica

INFORMAZIONI UTILI • Per qualsiasi emergenza, sia di carattere sanitario che per localizzare soggetti – specie se minori – di cui avete perso contatto, potete rivolgervi o alle forze dell’ordine o al personale di ausilio presente in piazza • L’accesso alla Sala dell’Arengo sarà consentito ai soli ceraioli in divisa Per la vostra sicurezza ed incolumità, le forze dell’ordine eseguiranno prima della manifestazione scrupolosi controlli lungo le vie di accesso a Piazza Grande per garantire il rispetto dei divieti sopra indicati. Si confida nel senso civico e nella responsabilità di tutti per poter vivere ancora una volta insieme una delle più belle ed emozionanti feste d’Italia.


ATTUALITÀ

VIA DELLA REPUBBLICA CAMBIA PER RILANCIARE IL CENTRO IDEE E PROGETTI PER ACCRESCERE L’APPEAL DELL’ACROPOLI: SI METTONO IN GIOCO I PRIVATI. DAL MAQUILLAGE ALLA MOBILITÀ SOSTENIBILE: QUALI SFIDE SI POSSONO AFFRONTARE E VINCERE Via della Repubblica vive di luce propria, pensando anche alla sostituzione dei vecchi corpi illuminanti con le lampade led nel progetto finanziato interamente dagli esercenti, gli abitanti della zona e l’associazione Quartiere di San Giuliano, con la collaborazione del Comune, sul progetto dell’ingegnere Matteo Costantini. Il centro storico si riqualifica, quando ci si riesce, anche e soprattutto per l’impegno dei privati, cittadini e imprenditori, commercianti e liberi professionisti che trovano risorse economiche da investire. Il programma di rilancio di via della Repubblica nell’analisi di Giorgio Ciarapica, Federico Lucci, Alessandro Murgia e Fabrizio Rosati. Che significato si può dare a questo maquillage? “Il risultato parla da sé: era una necessità improrogabile poiché via della Repubblica, oltre al degrado del fondo stradale, era buia nonostante la costante accensione delle vetrine dei negozi. È stato messo un piccolo tassello del mosaico che dovrebbe farla tornare ad essere il vero biglietto da visita della città”. Sempre più i privati si fanno carico di promuovere lavori pubblici sobbarcandosi i costi: è senso civico oppure l’unica soluzione per risolvere i problemi? “Se l’unica soluzione è che il privato promuova e finanzi il suo progetto, non è senso civico ma può essere interesse personale. Il nostro progetto è partito dalla condivisione e dalla volontà di far apparire bella una parte della città, al di là degli interessi commerciali. L’iter che abbiamo rispettato è figlio delle regole della democrazia: ideazione, condivisione fra tutti i soggetti, progettazione, discussione, acquisizione dei pareri favorevoli da parte degli enti e messa in opera del progetto. Allora sì che si può parlare di amore per la città”. Come se la passa il centro storico, compresa via della Repubblica? “Il centro storico non è solo commercio, sebbene l’aumentare delle strutture commerciali in periferia nel tempo lo abbiano indebolito, così come via della Repubblica non è solamente quattro commercianti contrari al tunnel. Il centro storico, eterogeneo e immenso per dimensioni,

di MASSIMO BOCCUCCI

è un’inesauribile risorsa di opportunità. Risente, tuttavia, della povertà dei servizi: non un bancomat nella parte alta della città e pochi servizi al cittadino se si escludono quelli comunali. Va ripensato senza false promesse e con il coinvolgimento di tutti”. Si possono adottare progetti realizzabili per incentivare la funzionalità e l’appeal del centro? “Si devono adottare. Non si può però dimenticare il residente dell’intero territorio comunale e non solo del centro. Per essere chiari: Gubbio, prima ancora di mostrarsi città dall’elevata vocazione turistica, deve essere una città a misura di residente con viabilità, arredo urbano, sicurezza, servizi efficienti e moderni”. È così complicato ripavimentare le vie e i vicoli? “Non dovrebbe esserlo, per una realtà che gode di opportunità turistiche notevolmente cresciute nell’ultimo periodo. Il mantenimento dello splendore del nostro centro storico dovrebbe essere la priorità, così come di altre zone e l’alibi del bilancio economico in negativo del Comune non potrà durare a lungo”. È una prospettiva il progetto “Risalire Gubbio” per il collegamento meccanizzato da piazza Quaranta Martiri agli ascensori di via Baldassini? “Potrebbe esserlo, ma non è una priorità. Il progetto iniziale presentato dall’Amministrazione Comunale era fin troppo invasivo e poco innovativo, forse per questo ha riscontrato il dissenso generale della comunità eugubina. Sarebbe opportuno rivalutare e progettare in maniera moderna l’abbattimento delle barriere naturali di una città come Gubbio, utilizzando intanto progetti già in essere come ‘Gubbio Facile’, la mappa ideata da Gianni Pauselli in collaborazione con il centro socio-riabilitativo “Aldo Moro”, il Comune, la Usl 1 e la cooperativa Asad, disponibile da anni all’ufficio turistico di via della Repubblica. Il nostro progetto rimane quello della mobilità sostenibile, minubus elettrici per esempio: una realtà che valorizzerebbe il contributo che il privato è disposto a offrire in tal senso. Crediamo che il privilegio di vivere Gubbio a cielo aperto sia un lusso che non può sfuggirci”.

RESTAURO Attuato da Ikuvium RC un intervento di consolidamento della parte lapidea con fondi del Comune

SPLENDE LA FONTANA IN VIA DANTE

È stato messo in atto un intervento di accurato consolidamento della parte lapidea della fontana simbolo di via Dante, finanziato dal Comune ed eseguito dalla ditta locale Ikuvium RC specializzata in restauri. L’intervento si è necessario dopo alcuni distaccamenti dell’ornato lapideo della fonte, tanto da richiedere che l’area prospiciente alla fontana venisse transennata. L’Amministrazione Comunale si è fatta carico del pronto intervento per restituire agli eugubini e ai turisti la piena godibilità del monumento composto dall’ottocentesco impianto lapideo e dall’affresco riconducibile alla bottega di Ottaviano Nelli. L’importanza storica, artistica e architettonica è stato il

motivo principale dell’intervento di restauro che risale al 2001-2002, su proposta e sostegno del Lions Club Gubbio, con l’aiuto economico della Fondazione Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana. La mancanza manutenzione, unita alla fragilità del materiale costruttivo costituito da pietra arenaria (palombino) molto sensibile agli agenti atmosferici, hanno portato il manufatto ad avere problemi di conservazione soprattutto per quanto riguarda l’affresco. Il Comune ha raccolto l’interesse e la disponibilità del Lions Club per verificare e ricercare ulteriori risorse esterne per permettere in futuro un intervento di restauro definitivo.

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ATTUALITÀ

“VI RACCONTO IL SISTEMA ILLEGITTIMO”: SILVESTRI AFFRONTA L’IMPUTATO GORACCI

di MASSIMO BOCCUCCI

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DEPOSIZIONE CHIAVE AL PROCESSO TRUST DELL’EX DIRIGENTE COMUNALE, OGGI IN PENSIONE, INIZIALMENTE UOMO DI FIDUCIA DELL’EX SINDACO, ORA RICANDIDATO. “MI HA SCARICATO E PUNITO QUANDO MI SONO OPPOSTO AGLI ATTI ILLECITI”, HA DETTO IL TESTIMONE CHE IN AULA SI È PRESENTATO CON DELIBERE, NORME DI LEGGE E REGOLAMENTI COMUNALI. TORNERÀ A DEPORRE IL 18 GIUGNO. PER L’ACCUSA È COLUI CHE HA VISTO PIÙ DA VICINO COME FUNZIONAVANO LE COSE. ATTIMI DI TENSIONE DURANTE L’ULTIMA UDIENZA. GLI ACCUSATI RIBADISCONO LA PROPRIA INNOCENZA

Sa tutto Gabriele Silvestri di come funzionava quello Il PM Mario Formisano che per l’accusa è il “sistema Goracci”, ovvero il modo di gestire il Comune che in sostanza secondo la Procura della Repubblica di Perugia - favoriva gli amici, andando oltre le regole e danneggiando gli altri, per coltivare il consenso elettorale e soddisfare le aspettative personali. Goracci e gli altri coinvolti nel processo Trust hanno sempre rigettato ogni accusa dichiarandosi estranei ai fatti e rivendicando la legittimità degli atti assunti. Silvestri era l’uomo di fiducia e il dirigente di punta, promosso sul campo dall’ex sindaco ora ricandidato a distanza di nove anni dopo aver lasciato l’incarico nel 2010 (un anno prima della scadenza del secondo mandato) per andare a fare il consigliere regionale e finire poi travolto dall’inchiesta giudiziaria con l’arresto il 14 febbraio 2012 e le accuse più pesanti di associazione a delinquere, concussione, abuso d’ufficio e di potere. Il dottor Silvestri, che è stato anche vicesegretario comunale e direttore della

Scuola eugubina di pubblica amministrazione (Sepa) per volontà di Goracci, è stato nelle grazie dell’ex leader di Rifondazione Comunista fino a un certo punto. LA DEPOSIZIONE Silvestri, che ha cominciato a deporre come testimone dell’accusa il 15 aprile scorso al tribunale di Perugia (proseguirà la prossima udienza fissata al 18 giugno), è partito proprio dai suoi rapporti con Goracci nel rispondere a precisa domanda del pubblico ministero Mario Formisano. L’ex dirigente, in pensione da una decina d’anni, ha dichiarato di essere stato all’inizio molto vicino a Goracci, al quale era legato - ha detto - da una sincera amicizia, ma di essere poi caduto in disgrazia per i suoi tentativi di impedire certe situazioni da lui definite “di illegittimità” che sotto diversi aspetti si registravano nell’ambito dell’apparato comunale. Silvestri ha rivelato di aver tentato di impedire che parte dei dipendenti comunali percepissero indennità non dovute, straordinari non effettuati, premi di produttività elargiti a pioggia (a tutti in egual misura) fatta

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salva la differenza per categorie professionali, in violazione - ha rimarcato - di precise regole contenute nella legge, nei regolamenti e nel Silvestri assieme a Goracci Contratto collettivo di lavoro. “Dopo quasi tre anni mi sono reso conto delle illegittimità nell’operare dell’insieme dell’apparato comunale che non si potevano tollerare e allora ho cominciato a prendere le distanze cadendo in disgrazia”, ha detto Silvestri che in aula è andato dritto alle pressioni del gruppo Goracci su Nadia Minelli per trasformare il profilo professionale di Nadia Ercoli, sorella dell’ex assessore Maria Cristina Ercoli, perché l’obiettivo “era farla diventare prima o poi responsabile dei vigili urbani”. Di fronte ai pareri negativi della stessa Minelli, così come di Silvestri e sostanzialmente anche dell’allora segretario comunale Francesco Grilli, la Giunta Goracci ha cominciato - ha riferito Silvestri - a pressare il Nucleo indipendente di valutazione (Niv) per penalizzare e quindi arrivare alla revoca dell’incarico della Minelli. Goracci - secondo quanto evidenziato da Silvestri - era arrivato al punto di prendere in considerazione la possibilità di aumentare i compensi al Niv (ricevendo un netto rifiuto) pur di rimuovere la Minelli, che ritenendosi vessata aveva nel frattempo citato in giudizio il Comune. Silvestri ha argomentato con documenti alla mano per sostenere come l’attività della Giunta Goracci fosse “illegittima e arbitraria”. In aula c’erano Goracci, Maria Cristina Ercoli, Graziano Cappannelli, Lucio Panfili, Paolo Cristiano e il funzionario comunale Lucia Cecili. NORME DI LEGGE Silvestri ha riferito di aver più volte richiamato Goracci e la sua Giunta al rispetto delle leggi, arrivando persino a scriverlo nei verbali delle deliberazioni, con particolare riferimento a quelle inerenti la concessione a soggetti privati, singoli o associazioni, di contributi in denaro e di beni pubblici (immobili e altro) a titolo gratuito. Questa attività, posta in essere a tutela dei pubblici interessi e al fine di evitare lo sperpero di soldi pubblici, venne invece - ha riferito Silvestri - malvista da Goracci e dai suoi, secondo Silvestri eviden-

temente timorosi di perdere in tal modo una parte di consenso elettorale. L’illegittimità dei contributi economici e della concessione gratuita degli immobili comunali - ha rimarcato Silvestri - venne anche scoperta ed evidenziata da un’ispezione dei Servizi Ispettivi della Ragioneria dello Stato effettuata in Comune nella primavera del 2008. Silvestri rivendica il fatto di essersi comportato nel rispetto della legge denunciando di essere trattato male e addirittura punito quando nel 2006, dopo la rielezione di Goracci, gli venne imposto di delegare una parte delle sue funzioni a Lucia Cecili, la quale non era neppure dirigente ma rientrava con Nadia Ercoli nel personalissimo “cerchio magico” goracciano. MINELLI VESSATA Silvestri, confermando le dichiarazioni dei precedenti testimoni del Nucleo indipendente di valutazione (Niv), ha affermato che la dipendente comunale Nadia Minelli venne vessata e penalizzata per essersi rifiutata da dirigente (nominata dallo stesso Goracci) di mutare il profilo professionale di Nadia Ercoli e, sentendosi lesa nei propri diritti, per avere osato fare causa al sindaco e all’Amministrazione Comunale. Silvestri ha evidenziato pure le fortissime pressioni fatte sul Nucleo indipendente di valutazione, composto da Pasquale Riccardo Fornaia, Alfredo Brofferio e il compagno di partito Aldo Sartori, al fine di penalizzare la Minelli per ridurle lo stipendio e addirittura revocarle l’incarico dirigenziale. Silvestri ha sostenuto le proprie tesi producendo atti deliberativi, norme di legge e regolamenti comunali con attimi di tensione, per l’atteggiamento di qualche imputato, ed esternazioni nervose e intemperanti che hanno indotto a intervenire il presidente del tribunale Mariella Roberti, tra richiami e minacce di esplusione dall’aula. Il 18 giugno altri elementi emergeranno, con Silvestri pronto a sottolineare ulteriori comportamenti dell’imputato Goracci e degli altri coinvolti nel processo Trust. Toccherà quindi alle difese contro-interrogare Silvestri.

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VIABILITÀ

LAVORI IN CORSO, IN PIAZZA COME NELLE VIE DI PERIFERIA

di MASSIMO BOCCUCCI

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FITTA AGENDA DI INTERVENTI, COME AVVIENE DI SOLITO NEL PERIODO DEI CERI E SOPRATTUTTO SOTTO ELEZIONI. IN ATTESA DI CHIUDERE IL CANTIERE DI VIA MATTEOTTI, ANNUNCIATI INTERVENTI TRA SANT’AGOSTINO E ZAPPACENERE

Il rito si rinnova: ci vogliono i Ceri e le elezioni per vedere la realizzazione di lavori pubblici di ogni genere, che i politici di turno assicurano essere già previsti e finanziati da tempo e guarda caso attuati proprio a ridosso del voto contando sulla benevolenza dei cittadini ormai abituati da decenni al sistema. In questi giorni si completa il lungo intervento all’altezza di largo di Porta Marmorea con la posa dell’asfalto in via Matteotti, che sotto Pasqua sembrava una strada della sperduta campagna, e la sistemazione della rotatoria che ha lasciato a desiderare fin dall’attivazione con i supporti biancorossi in plastica al posto di qualche ornamento che avrebbe reso l’impatto più consono a una città a vocazione turistica. Problemi e disagi si trascinano da mesi. “Questi lavori ci sono stati imposti dalla sentenza di un giudice - ha spiegato il sindaco Filippo Mario Stirati - e non erano più rinviabili. Questo intervento è destinato a risolvere in maniera definitiva il problema della raccolta acque della rete fognaria di una grossa parte della città che per anni ha aspettato un intervento risolutivo”. I RITROVAMENTI Non hanno condizionato più di tanto e per fortuna, rispetto alla situazione di via Perugina, i ritrovamenti storici nella zona con l’intervento tecnici e dirigenti del la Soprintendenza di Perugia. Sono

venuti alla luce i resti di un ponte di epoca medievale, tratti di costruzioni civili e altro, così come altri ritrovamenti anche di epoca romana più o meno dello stesso periodo di quelli emersi duVia Matteotti nelle scorse settimane rante i lavori di rifacimento di via Perugina che invece sono rimasti bloccati per lungo tempo. I disagi ci sono stati anche quando è stato attivato il cantiere in via Campo di Marte per i lavori legati alla rete idrica. Tutti gli interventi portati avanti contestualmente hanno amplificato le problematiche mettendo sotto accusa gli uffici tecnici comunali per la programmazione e gestione dei lavori. GLI ALTRI INTERVENTI L’assessore ai Lavori Pubblici, Alessia Tasso, ha comunicato l’agenda dei prossimi interventi, come la posa dell’asfalto dall’arco di Sant’Agostino al Crocifisso. I prossimi cantieri saranno quelli in via Frate Lupo-Zappacenere, via Ugo Foscolo zona del liceo “Mazzatinti”, strada del Riocchio parte del percorso francescano e ingresso Colonnata, via Tommaso d’Aquino e piazzette collegate.

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ATTUALITÀ

PIAN D’ASSINO A EST, SOLO PROMESSE È SPUNTATO UNO STRISCIONE POLEMICO NEL TRATTO DELLA MORTE VERSO BRANCA. LE FAMIGLIE DELLE VITTIME AMAREGGIATE PERCHÉ NON SONO STATE ADOTTATE MISURE DI SICUREZZA NÉ DETERRENTI PER CONTRASTARE L’ALTA VELOCITÀ. QUELLA STRADA, NATA GIÀ VECCHIA, È SEMPRE PIÙ PERICOLOSA no non finire mai e invece si riUno striscione impietoso: “Due velano delle trappole traendo in anni di promesse e di bugie”. inganno nel favorire la velocità L’hanno appeso al chilometro e il sorpasso facile. Quella stra12+800 della variante della Pian da è nata già vecchia, al tempo d’Assino. Quella frase durissidi Orfeo Goracci sindaco che ma sintetizza lo stato d’animo con il suo gruppo di governo di parenti e amici di Giancarlo (specie i Verdi) ha sempre reSpaziani e Valerio Tittarelli, spinto ogni ipotesi, anche per i due eugubini che il 22 aprile il nuovo progetto a ovest, con le 2017 hanno trovato la morte in quattro corsie. Nel 2006, poco un scontro frontale (tre giorni dopo l’inaugurazione, ci sono dopo venne indetto dal sindastati cinque ragazzi morti e la co Filippo Mario Stirati il lutto storia è continuata negli anni cittadino) e che nel secondo anFoto con lo striscione durane la manifestazione del 22 aprile scorso tra lutti e incidenti vari. Il veniversario della tragedia sono scovo Mario Ceccobelli l’ha definita più volte come una strada nata stati ricordati con una serie di iniziative. In quell’incidente ha perso già vecchia e aveva visto giusto fin dall’inizio. Soltanto la politica la vita anche Manuel Amadu, che stava tornando a casa dal lavoro. miope e ideologica di quegli anni - specie localmente dove l’orologio Il tributo di sangue ha riportato alla ribalta la sicurezza di un tratsi era fermato - non aveva capito. A questo punto, uno spartitraffito di strada già funestato da altri incidenti più o meno gravi. Sono co dimensionato, oppure come alternativa l’adozione di deterrenti state fatte tante promesse - sostengono i familiari delle vittime -, si é all’alta velocità, potrebbero essere provvedimenti praticabili in poco parlato di tutor, sorpassometri e segnaletica ma niente di concreto é tempo e con risorse economiche sostenibili. Ma a tutt’oggi non s’è stato attuato e intanto altre vite se ne sono andate”. visto nulla: né misure di sicurezza né deterrenti per tenere sotto NATA VECCHIA controllo la velocità. La pericolosità di quel tratto è all’ordine del giorno anche per la conformazione che trae in inganno, specie lungo i rettilinei che sembra-

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CULTURA

L’AVVOCATO GIORGIO GINI RIVIVE IN UN VICOLO IL COLLEGAMENTO TRA VIA XX SETTEMBRE E VIA MANTOVANI INTITOLATO ALLO STUDIOSO, GIORNALISTA E SCRITTORE INNAMORATO DEL CENTRO STORICO Tra via XX Settembre e via Mantovani c’è un vicolo di collegamento, suggestivo e raccolto, che ora porta il nome dell’indimenticabile avvocato Giorgio Gini. L’iniziativa è stata assunta dal Comune con il coinvolgimento del Lions Club che peraltro gli ha dedicato un riconoscimento destinato a quanti promuovono interventi di restauro degli edifici privati nel centro storico andati in degrado per lo scorrere del tempo e l’incuria. Il vicolo porta il suo nome a 23 anni dalla scomparsa, nel 1996. L’avvocato Gini amava particolarmente questo tratto nella parte alta della città, come testimonia anche Fernando Sebastiani, partner tecnico nel ciclo di trasmissioni di Trg che per 8 anni, dal 1988, hanno portato a conoscere meglio la città. Il professor Fernando Sebastiani ha conservato le 140 puntate che trovano risalto in un cofanetto donato alla biblioteca Sperelliana. L’avvocato Gini, che è stato anche ispettore onorario della Soprintendenza, studioso, giornalista e scrittore, ha dato vita

alle trasmissioni “Gubbio nascosta” (raccogliendo con entusiasmo l’idea lanciata da Massimo Boccucci, che inizialmente l’ha affiancato, e l’invito di Gianfrancesco Chiocci direttore dell’emittente), “Itinerari benedettini e francescani”, “Conci e sconci”, “Interni di monumentali palazzi eugubini”, “Itinerari ubaldiani” e “Spiccioli eugubini” che dà il titolo all’intera raccolta. RIFERIMENTO CULTURALE “Figura di indiscusso riferimento nel panorama culturale e sociale di Gubbio, narratore della città, chiamato come testimonial in tante trasmissioni televisive nazionali - ricorda il sindaco Filippo Mario Stirati - è stato capace di interpretare in maniera personalissima, con passione e intelligenza, le bellezze, le unicità della Città di Pietra e il fascino delle tradizioni, mettendo in evidenza con sagacia garbata, elegante e pungente, pregi e difetti, luci e ombre, con spirito critico ma sempre costruttivo. Battendosi per la sua conservazione, l’avvocato Gini ha lasciato un patrimonio di conoscenze e memorie di una Gubbio perduta, un’eredità preziosa di immagini e racconti, dalla quale attingere a piene mani per un affresco utile ad appassionati e studiosi”. M.Boc.

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DANZA Un’edizione di elevata qualità con numeri record per partecipanti (oltre 600 allievi) e presenze in città

IL FESTIVAL “RENATO FIUMICELLI” SEMPRE PIÙ VANTO DELLA CITTÀ

L’ennesimo successo di pubblico e critica, l’ennesiUN’ARMONIA DAVVERO SPECIALE ma edizione capace di regalare emozioni, spettacoE non sono mancati momenti particolarmente toclo e sensazioni che solo la danza riesce a trasmettecanti, tra cui spicca quello offerto dalla scuola di re. Quella del Festival “Renato Fiumicelli”, giunto Mestre, diretta dal prof. Carlo Zaia, habituè della alla 38esima edizione e rivelatosi una volta di più rassegna: che ha voluto portare sul palcoscenico evento d’elite nel panorama nazionale, apprezzato quattro allieve disabili che sulle carrozzine hanno soprattutto per la grande qualità della proposta ofinteragito con gli altri ballerini in un insieme armoferta. Tantissime scuole provenienti da ogni parte nico e carico di significati, in piena sintonia con i vad’Italia hanno colorato di coreografie il palco del lori del festival che porta avanti l’idea di una danza Teatro Comunale, con oltre 600 allievi che hanno Aurora Zaia Foto Panfili aperta a tutti e finalizzata alla crescita della persoavuto la possibilità di cimentarsi davanti a una platea attenta e na, non solo alla crescita tecnica. Sempre alla scuola di Mestre molto partecipata. Un festival, quello eugubino, che a dispetto appartiene Aurora Zaia, vincitrice della borsa di studio istituita del tempo che passa continua a raccogliere consensi grazie alla in ricordo del maestro Renato Fiumicelli, che ha catturato l’atformula di rassegna e non di concorso, finalizzata a far esibitenzione della giuria con un pezzo di danza classica “Variazioni re e confrontare insegnanti e scuole distanti geograficamente, di Medora” e un pezzo di danza contemporanea molto intenso. e spesso anche come interpretazione. I numeri dell’edizione Una menzione particolare è andata a due insegnanti, Franceandata in scena dal 30 marzo al 7 aprile parlano da soli: 32 sca Zavallone di Fabriano e Simona Crivelloni di Nettuno, per scuole, più di 600 allievi, 1000 e passa accompagnatori con una le coreografie e il livello di preparazione delle loro scuole. Una notevole ricaduta sulle strutture ricettive del territorio in un “pioggia” di borse di studio sono state infine distribuite a molti momento dell’anno ancora privo di attrattiva turistica. Oltre dei partecipanti, in collaborazione con la prof.ssa Daniela La all’aspetto legato alla danza, per Gubbio un’autentica occasioMacchia di Sambuceto, la prof.ssa Patrizia Paccarié di Nettuno ne di promozione. e il coreografo Vito Bisceglie di Lecce. R.Bar.


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LETTERE IN REDAZIONE

“LA FESTA DEI CERI, UN FIUME VIVO CHE CI RICOLLEGA ALLE ORIGINI” Riceviamo e pubblichiamo un intervento dei CUSTODI DELLA BASILICA DI SANT’UBALDO

“La Tradizione non è trasmissione di cose o di parole, una collezione di cose morte. La Tradizione è il fiume vivo che ci collega alle origini, il fiume vivo nel quale sempre le origini sono presenti. Il grande fiume che ci conduce al porto dell’eternità”. Benedetto XVI Queste parole di Papa Benedetto XVI crediamo possano rappresentare molto bene il senso di ciò che è Tradizione in generale e anche, nello specifico, ciò che rappresenta la “nostra” Tradizione, legata alla Festa dei Ceri. Una festa che a Gubbio non è una Tradizione tra le tante ma è “LA Tradizione per eccellenza”, vincolo di appartenenza e segno di identificazione di tutto il popolo eugubino. Non una semplice “trasmissione di cose o di parole”, anche se ci sono delle “cose” e delle “parole” che vengono comunicate. La Festa dei Ceri non è, e non potrà essere mai, “una collezione di cose morte” per il semplice fatto che la sua caratteristica principale è la Vita: la Vita di S. Ubaldo che ogni anno rivitalizza in modo del tutto speciale Gubbio e i suoi cittadini in una festa popolare, di, con e per il popolo, che ha il sapore gioioso (Hilariter) della condivisione e della solidarietà nel nome del santo patrono della Pace e della Riconciliazione. Proprio perché la Tradizionale Festa dei Ceri è, prima di ogni altra cosa, vita vissuta, possiamo affermare con il Papa emerito che essa assomiglia a un fiume. E la caratteristica principale del fiume è proprio quella di essere un qualcosa di vivo, brulicante di ogni genere di pesci e con le sponde sempre verdi, e in costante movimento. E lo scorrere placido o anche tumultuoso del fiume, si sa, è all’origine di un acqua sempre fresca, limpida e pulita. Il fiume, però, nasce e prende avvio da una sorgente di montagna.

Senza questa sorgente iniziale il fiume non può esistere. Afferma Papa Benedetto XVI che “La Tradizione è il fiume vivo che ci collega alle origini, il fiume vivo nel quale sempre le origini sono presenti”. Fuor di metafora: il fiume navigabile e pieno di vita della Festa dei Ceri è collegato ad una sorgente da cui è nato e senza la quale non può sussistere autonomamente. Queste origini sorgive sono e dovranno essere sempre presenti come l’anima e il cuore della festa. Se, infatti, dimentichiamo da dove veniamo il rischio è quello di perdere di vista la nostra identità e un fiume senza foce non esiste, è un fiume morto. E un fiume morto è un rigagnolo che non scorre più. E l’acqua ferma imputridisce ed è destinata a marcire. La corsa del fiume, e con esso la vitalità e la freschezza dell’acqua, dipendono dal nostro attaccamento consapevole e responsabile alla sorgente. “La Festa dei Ceri è come un fiume vivo che ci collega alle origini, un fiume vivo nel quale sempre le origini sono presenti”: queste origini sono da rintracciare nel nostro patrono Ubaldo; nella sua vita, nei suoi insegnamenti e nella devozione del popolo eugubino al santo vescovo. È questa la sorgente da cui nasce e prende avvio la Festa dei Ceri. Ed è in compagnia di S. Ubaldo, anima e cuore della festa, che la città di Gubbio, in tutte le sue componenti, spera di raggiungere la meta agognata: il grande porto dell’eternità. Eternità dove Ubaldo, Giorgio e Antonio sono già approdati e da dove non cessano di indicarci il cammino. L’ascesa al monte Ingino con i Ceri il 15 maggio in fondo è una metafora di come, nella comunione dei santi, siamo chiamati a “salire” e a “ri-salire” alla sorgente della nostra devozione: la Basilica del Santo Patrono. Basilica che è, nello stesso tempo, origine dell’amore del popolo di Gubbio per S. Ubaldo e trampolino di lancio verso il porto dell’eternità dove ci aspetta il Padre in compagnia dei sui servi fedeli Ubaldo, Giorgio e Antonio. Buona Festa dei Ceri a tutti. Vi aspettiamo in Basilica!

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L’EVENTO

IL CAMPANONE, VOCE SENZA TEMPO IL RADUNO NAZIONALE DEI CAMPANARI DELLO SCORSO 24-25 APRILE HA SOLENNIZZATO I 250 ANNI DALLA FUSIONE DELLA GRANDE CAMPANA CIVICA

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Suona da secoli il Campanone. E sotto questo simbolo dell’acropoli si è celebrato, lo scorso 24 e 25 aprile in occasione dei 250 anni dalla fusione della campana civica, il cinquantanovesimo raduno nazionale dei suonatori di campane, per iniziativa della Compagnia dei Campanari. La manifestazione è stata un successo ed è stata resa possibile con la collaborazione di Eles Belfontali, presidente della Federazione nazionale suonatori campane. Le esibizioni risaltano i diversi stili di suonata delle varie parti d’Italia, vedi ambrosiano, bolognese, friulano, ligure, marchigiano e veronese, con la partecipazione di una delegazione dalla Gran Bretagna che per l’occasione ha presentato il sistema inglese. Nella serie dei concerti si è inserita la presentazione delle pubblicazioni “Le Campane di Gubbio” di Vincenzo Ambrogi e “La Fusione del Campanone di Gubbio 1769” di Fabrizio Cece con il video “Visto da vicino…” di Francesco Pelicci, e l’esibizione degli sbandieratori

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che quest’anno festeggiano il 50° anniversario della fondazione. Questa iniziativa ha rilanciato con forza la difesa del suono delle campane “a mano”, così caratteristico rispetto all’uniformità delle campane elettriche. LA STORIA Il Campanone risale al 30 ottobre 1769 quando il professor Giovanni Battista Donati di Aquila ne ha realizzata la fusione sotto gli Arconi del palazzo dei Consoli in via Baldassini. Pesa 19,66 quintali più il battaglio (più comunemente chiamato batoccolo) di 114 chili, con un diametro di 1,43 metri e l’altezza di 1,52. Intorno al campanone è impressa un’iscrizione in latino che, oltre a ricordare gli autori e la data di fusione, reca la preghiera “Il Signore nostro Gesù Cristo per intercessione della Santissima Concezione della Beata Maria Vergine e dei Santi Giovanni e Ubaldo liberi questa città dal flagello del terremoto, dal fulmine e dalla tempesta e da ogni male, Amen”.

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ESPOSIZIONE Una mostra presso la biblioteca Sperelliana dal 4 al 18 maggio ripercorre la storia di questa iniziativa

CERI, I CINQUANT’ANNI DELL’ANNULLO POSTALE

L’iniziativa del cinquantenario ha visto la collaborazione tra il “Maggio Eugubino” e l’indirizzo Artistico del Polo Liceale “Giuseppe Mazzatinti” coinvolgendo gli studenti, coordinati dall’insegnante di arti figurative, che hanno preso in esame gli annulli postali emessi in questi cinquant’anni, li hanno suddivisi per categorie omogenee e studiati, e poi hanno realizzato e proposto i loro bozzetti. Un iter di realizzazione lungo e ragionato, dai prototipi iniziali al lavoro di tipografia. “La Voce”, un lavoro di Mattia Stirati, è stato selezionato per illustrare l’annullo postale 2019. Mattia, con linee essenziali, ha unito due elementi dall’importante contenuto simbolico: Cero e Campanone con uno stile essenziale per un’immagine di forte impatto. La scelta coincide con il 250° anniversario della fusione del Campanone e per questo assume un rilevo ancora maggiore.

Viene solennizzato, con una mostra presso la biblioteca Sperelliana dal 4 al 18 maggio, il 50° annullo postale Festa dei Ceri 1970-2019, a cura dal circolo filatelico Perusia Collector con l’impegno personale del presidente Francesco Amelia che negli ultimi anni ha collaborato all’attività dell’associazione “Maggio Eugubino”. Il 50° annullo postale rappresenta un caso unico di continuità nel panorama filatelico. Era il 1970 quando la sezione filatelica del “Maggio Eugubino” pensò di celebrare con un timbro postale alcune importanti manifestazioni della città: Festa dei Ceri 15/5/1970, Palio dei Balestrieri 31/5/1970, Fiera dell’antiquariato 9/8/1970. Ebbene, una di quelle iniziative dei consiglieri e soci dell’epoca, guidati da Nazzareno Sollevanti, ha resistito nel tempo.

“STORIE DI GUBBIO” RACCONTA IL TERRITORIO lati e messi in rete, valorizzati e fatti conoscere, perché il patrimonio sopravvive solo se cresce nella conoscenza e nella cura della gente. “Storie di Gubbio” rappresenta questo tentativo e i quartieri cittadini e le tante attivissime pro-loco del territorio (Branca, Torre dei Calzolari, Colpalombo, Padule, Ponte d’Assi, Mocaiana e altri sodalizi) costituiscono dei sodalizi fondamentali per avvicinare i cittadini al loro ricchissimo patrimonio storico e culturale. Questo volume è il risultato della collaborazione fra Comune, associazioni del territorio e studiosi. Ed è pure un viatico per proseguire il progetto e per proporre nuovi dibattiti e nuovi appuntamenti nei quartieri e nelle frazioni.

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Il volume “Storie di Gubbio atti delle conferenze degli anni 2016-2017-2018” è un memorandum dettagliato sulla città. Negli ultimi anni si è assistito, un po’ dovunque, a un esponenziale incremento dell’interesse verso la storia locale. Nel contesto eugubino questo fenomeno raggiunge esiti davvero considerevoli per la vastità del territorio oltre che dei tanti e diversificati scenari, paesaggi e tradizioni che vi sono radicati. Quartieri, frazioni, località, vocaboli e ancora chiese, pievi, palazzi, castelli e torri rivendicano la propria storia con grande senso civico. E sono forze che se pure danno vita a tentativi di approfondimento e a progetti di ricerca spesso molto ambiziosi, vanno incana-

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LA ROCCA

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UNA DISTINZIONE FONDAMENTALE Tra i colpi inferti da Bergoglio alla dignità del papato forse il più violento è stato quello compiuto lo scorso 11 aprile, quando si è prostrato a baciare i piedi di alcuni politici del Sud Sudan, immortalato dalle telecamere che hanno ripreso tutta la scena. Come era facile prevedere, non sono mancati “cattolici adulti” (ovviamente d’accordo in questo con i più spietati nemici della Chiesa di Cristo) che hanno letto il gesto come un atto di umiltà. La vera saggezza cattolica ha sempre insegnato che per comprendere bene la realtà delle cose, senza cadere in pericolosi fraintendimenti, bisogna costantemente attenersi alla regola fondamentale del “distinguere frequentemente”. Purtroppo, oggi, in questa nostra epoca di degrado culturale, si è persa la capacità di cogliere quelle sottili sfumature e distinzioni che, spesso e volentieri, ci forniscono la giusta chiave di lettura della realtà. Quello che, sia Bergoglio sia coloro che hanno apprezzato il suo prostrarsi davanti a dei politici, non hanno capito è proprio la sottile distinzione fra un gesto di “umiltà” e uno di “umiliazione”. Privatamente un papa può anche compiere un gesto umile, ma non può assolutamente “umiliare” la dignità del papato.

SIMONE E PIETRO Una delle “distinzioni” fondamentali che oggi, nella drammatica crisi che investe il mondo cattolico, pastori e fedeli sembrano non essere più in grado di comprendere è quella che esiste, nel papato, tra “Simone e Pietro” (ovvero tra la persona privata del Papa - che richiama l’apostolo Simone prima che Cristo lo investisse del ruolo di “pietra della sua Chiesa” - e l’istituto giuridico del papato - significato proprio dal cambio del nome che, come Gesù ha fatto con Pietro, ogni eletto al soglio pontificio fa con se stesso). Non a caso, nel corso dei secoli, la Chiesa aveva elaborato un rigidissimo protocollo di regole, rituali e simboli per significare la grandissima dignità di Pietro e “nascondere” quanto più possibile (dietro quelle innumerevoli etichette e cerimonie) la persona di Simone. Chi veniva eletto papa, dimostrava la sua “umiltà” personale e privata, proprio nel sottomettersi a tutte le minuziose regole della Chiesa per esaltare la grandezza di Pietro e del papato voluto da Cristo e per nascondere la pochezza della persona del nuovo eletto. L’esatto contrario di quanto fa Bergoglio, che sceglie come vestirsi, quali scarpe indossare, dove abitare e come muoversi, fregandosene di Pietro e facendo emergere Simone.

a cura di LUIGI GIRLANDA UMILTÀ E NASCONDIMENTO I Papi santi e umili del passato sapevano ben distinguere tra “umiltà” personale e “umiliazione” della dignità del papato, tra la propria persona (Simone) e il ruolo di Papa (Pietro). Erano ben consapevoli che proprio la grandezza e magnificenza del papato era un sicuro “rifugio” e “nascondimento” per la propria umiltà personale. Un gesto umile, in effetti, ha come caratteristica principale la mancanza di pubblicità: non viene mai fatto a “favore di telecamera” (come quando Bergoglio bacia i piedi dei politici o “ferma casualmente” la sua auto per consolare qualche infelice). Solo nel secolo scorso ne abbiamo due esempi sublimi: san Pio X e Pio XII. Il primo volle soccorrere alle necessità dei poveri vendendo una meravigliosa croce pettorale (quella con cui viene sempre raffigurato). Prima di farlo, però, volle che ne fosse realizzata una copia perfetta, seppur di bassissimo costo, perché non voleva togliere al Papa uno dei segni della sua regalità. L’altro, Pio XII, durante la guerra, fece sacrifici enormi in privato (lasciando al gelo il palazzo apostolico e dormendo su un umilissimo giaciglio) per raccogliere fondi e aiutare i poveri. Simone al freddo, ma Pietro, in pubblico, onorato e rispettato. Quelli sì che erano papi cattolici...

Pillole Letterarie e Dintorni... a cura di ANNALISA BOCCUCCI

LA CADUTA, IL RACCONTO DEL DECLINO DEL FÜRHER UN AFFRESCO DI FORTE POTENZA DRAMMATICA DESCRIVE IL TERRORE E LA FOLLIA DEGLI ULTIMI GIORNI DI HITLER

Siamo nell’aprile del 1945, il secondo conflitto mondiale è ormai agli sgoccioli e l’ingresso dell’Armata Rossa a Berlino sta per porre la parola fine sul totalitarismo che ha impresso il suo marchio rivoluzionario di morte e sofferenza sulla storia del Novecento e sull’intero sistema culturale dell’Occidente. L’ideatore del folle progetto noto come “Soluzione Finale”, Adolf Hitler, è chiuso nel suo bunker, in attesa dell’arrivo dei Russi; indeciso, spaventato, confuso e in balia di una serie di frenetici e concitati eventi, cerca di ideare un’uscita di scena degna della sua fama. La Caduta è una pellicola del 2004 che racconta gli ultimi dieci giorni di vita di una delle figure cruciali della storia contemporanea, tentando di farci comprendere l’eccesso di follia che si traduce in spaventosa lucidità e capacità di calcolo che Hitler riesce a mostrare anche quando il piano accuratamente proposto e perpetrato in questi anni, si sta lentamente sgretolando tra le sue mani.

Il taglio che il regista Oliver Hirschbiegel sceglie di dare al suo lavoro, al di là delle critiche mosse all’eccesso di imparzialità e di purezza nell’analisi dei fatti, mostra la propria originalità a partire dalla scelta del narratore: il racconto dettagliato della caduta non è affidato a uno dei soldati della Wehrmacht e nemmeno ai suoi fedelissimi; la cronaca della fine ci viene consegnata da Traudl Junge, segretaria del Fürher morta nel 2002. La descrizione degli eventi è serrata, cupa, angosciante, quasi claustrofobica, infarcita di una mole di dettagli che rivela quell’attenzione maniacale, soffocante tipica della KammerspielFilm tedesca. L’attenzione dello spettatore viene catturata dalla gigantesca figura del protagonista, interpretato magistralmente da Bruno Ganz, uno degli attori più talentuosi che il grande cinema tedesco ci ha lasciato, mostrandoci l’essenza della complessità dello scontro tra il rigore e la follia, tra l’apollineo e il dionisiaco che continua a deformare, dalle origini alla caduta, la mente, il volto e i gesti del fondatore dell’ideologia nazista. Ed è il motivo per il quale, a distanza ancora di anni, si continua ad apprezzare quella performance.


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LAVORI La Famiglia dei Santantoniari ha ristrutturato l’edificio grazie anche al contributo della Fondazione Carisp

LA TERZA CAPPELLUCCIA È TORNATA A SPLENDERE

Ha ripreso l’antico splendore la Terza Cappelluccia sul monte Ingino, ristrutturata con l’impegno della Famiglia dei Santantoniari che l’ha acquisita dalla Diocesi nel 2017. Il luogo di culto, dedicato a San Michele Arcangelo, è stato ristrutturato con l’intervento iniziato a febbraio 2018 e realizzato grazie anche al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia. Dopo la prima fase dei lavori che hanno visto il recupero strutturale del tetto e il consolidamento delle fondazioni, c’è stata una seconda parte per le rifiniture interne ed esterne. “La Terza Cappelluccia - ha scritto la Famiglia dei Santantoniari - é un altro importante tassello che in qualche

maniera arricchisce anche la monumentalizzazione del percorso della Corsa dei Ceri oltre che restituisce alla sua dignità artistica l’opera disegnata da Luigi Del Moro”. L’edificio è stato costruito nella seconda metà del 1800, è poi parzialmente crollato nel primo Novecento e quindi è stato ulteriormente danneggiato durante la seconda guerra mondiale per essere ricostruito nella forma attuale. È una delle tre Cappellucce che si trovano lungo gli stradoni del monte Ingino, dedicate all’Annunciazione, a Santa Maria delle Grazie e appunto a San Michele, gestite dalle tre Famiglie ceraiole.

PREGHIERA Durante tutti i sabati di Pasqua il ritrovo è alle 7,30 a San Marziale. L’11 maggio capitani e capodieci

IL MESE DI MAGGIO A SAN GIROLAMO NEL SEGNO DEI PELLEGRINAGGI MARIANI

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Torna puntuale come ogni anno l’appuntamento con i pellegrinaggi mariani al monastero di San Girolamo, dedicato alla Madonna di Fatima. A partire da sabato 4 maggio e per tutto il periodo pasquale che conduce alla Pentecoste (in calendario domenica 9 giugno) i fedeli eugubini saliranno ogni sabato mattina da San Marziale recitando il Santo Rosario (ritrovo ore 7,30) per poi prendere parte alla celebrazione eucaristica nella cappella del monastero (ore 8) assieme alle suore Clarisse. Come consuetudine, una delle tappe è dedicata anche alla Festa dei Ceri: sabato 11 maggio

l’invito a partecipare viene esteso all’Università dei Muratori, ai Capitani e ai Capodieci dell’imminente edizione della festa. Tra gli appuntamenti del mese di maggio va ricordata anche la Festa della Madonna di Fatima, che la Chiesa celebra il 13 (alle 16,30 presso la cappella del monastero c’è la recita del rosario e a seguire la funzione eucaristica), così come la chiusura del mese mariano, che venerdì 31 maggio prevede un pellegrinaggio serale da San Marziale (ritrovo ore 21) cui seguirà un breve momento di preghiera.

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CICLISMO

CHE FATICA LA LIEGI! MA NE VALE LA PENA

di ROBERTO BARBACCI

TRA GLI OLTRE 9.000 CICLISTI CHE LO SCORSO 27 APRILE HANNO PRESO PARTE ALLA GRAN FONDO DELLA LIEGI-BASTOGNE-LIEGI C’ERANO ANCHE 5 EUGUBINI. HANNO TROVATO UN FREDDO BESTIALE VIVENDO UN’ESPERIENZA IRRIPETIBILE

Oltre 260 km immersi in quella che viene giustamente definita l’Università del Ciclismo. Che sa essere ancora più infida In posa sul muro di Huy quando il termometro rasenta lo zero, uno scenario cui in Belgio sono abituati ma che in parte ha colto di sorpresa gli oltre 9.000 partecipanti alla Gran Fondo della Liegi-Bastogne-Liegi. Tra loro anche cinque eugubini, i quali non hanno saputo resistere al fascino della Doyenne, una delle cinque classiche monumento del ciclismo, che lo scorso 28 aprile ha radunato lungo le strade la solita folla immensa di appassionati e semplici curiosi. Su quelle strade le due ruote sono un’autentica religione e l’atmosfera che si respira è quella delle grandi occasioni. Se ne sono accorti Fabrizio Cassetta, Matteo Morelli, Gabriele Tironzelli e Giancarlo Vispi del Velo Club Gubbio e Omar Santucci della Dieffe Bike Gubbio, che hanno deciso di affrontare una delle manifestazioni più iconiche e al tempo stesso sfiancanti del panorama delle gran fondo internazionali. Hanno montato le bici in un pulmino e si sono fatti 1.300 chilometri all’andata e altrettanti al ritorno per vivere una giornata

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diversa da tutte le altre, unendosi al plotone di cicloamatori in arrivo da ogni parte del mondo. E concedendosi pure una prova generale sul muro di Huy, arrivo della Freccia-Vallone. 4.000 METRI DI DISLIVELLO Ad attenderli hanno trovato il calore e l’affetto del popolo vallone, ma anche e soprattutto il freddo che ha reso la corsa decisamente più probante, tanto che in alcuni tratti la temperatura ha sfiorato lo zero. Un tempo infame, in linea però con quell’aurea di leggenda che avvolge le grandi classiche del Nord. Alcuni di loro avevano già sperimentato la durezza e la bellezza di altre gran fondo (su tutte quella del Giro del Fiandre), ma la Liegi ha rappresentato un ostacolo maggiore, sia per il meteo inclemente, sia per la difficoltà altimetrica del percorso (oltre 4.000 metri di dislivello), che ha ricalcato fedelmente quello che il giorno successivo ha portato poi alla vittoria del danese Jacop Fugslang con un attacco mirato ai 20 chilometri dall’arrivo (secondo Davide Formolo, ottavo Vincenzo Nibali). Coloro che l’hanno portata a termine hanno impiegato una decina di ore per giungere al traguardo, ma vedendo ripagati tutti gli sforzi con una soddisfazione che non ha eguali.

BASKET Superato lo scoglio Spoleto, per i ragazzi di coach Spogli arriva l’ostacolo più duro. Gara 1 sabato 4 maggio

L’EMI SFIDA L’ELLERA E SOGNA L’IMPRESA

Comunque vada sarà un successo. Perché l’Emi Basket Gubbio il suo percorso fino alla semifinale play-off l’ha messo a referto. La sfida con l’Ellera è di quelle (sulla carte) proibitive, ma nessuno in casa eugubina vuol mettere limiti alla provvidenza. Il bel successo sull’Atomika Spoleto, con due solide prestazioni casalinghe intervallate da un ko. al supplementare in trasferta, hanno ribadito una volta

di più la bontà del roster a disposizione di Stefano Spogli, che prosegue nel suo percorso di crescita mandando segnali confortanti. Con un pubblico che risponde presente ad ogni occasione (la Polivalente nei play-off è sempre gremita) e una società desiderosa di allargare i propri confini, pronta a immergersi nei camp estivi, forte anche di numeri in aumento legati al settore giovanile.

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CALCIO A 5

LEO C’HA PRESO GUSTO E PUNTA ALLA DOPPIETTA ARGENTINA, RESPONSABILE DELLA DIVISIONE FUTSAL A FONTANELLE, DOPO AVER VINTO IL TITOLO REGIONALE CON L’UNDER 17 VUOL RIPETERSI CON L’UNDER 15 PER PROVARE POI A ENTRARE NELLE FINAL EIGHT SCUDETTO. E ANCHE IL SETTORE FEMMINILE VANTA NUMERI IN COSTANTE ASCESA Una fucina di talenti innamorati pazzi del futsal. Che a Gubbio, almeno per ciò che riguarda il mondo giovanile, ha trovato casa a Fontanelle, con un manipolo di ragazzi abituati ormai a muoversi all’interL’Under 15 al Torneo Città di Gubbio no del rettangolo di gioco che predilige la tecnica e la velocità di esecuzione alla potenza e alla stazza fisica. All’estero, soprattutto in Spagna e Sudamerica, lo hanno capito da un pezzo: allenarsi negli spazi stretti, specie in tenera età, produce vantaggi enormi nello sviluppo di un giocatore, dei cui benefici ne trarrà giovamento anche in età adulta. Per questo Fontanelle ha assunto un ruolo guida, come testimoniato dai risultati ottenuti in ambito regionale e dalle partecipazioni alle fasi finali nazionali. Una divisione, quella del calcio a 5, quest’anno diretta e curata in prima persona da Leonardo Argentina, che con l’Under 17 (o Allievi, se preferite) ha conquistato il titolo regionale chiudendo imbattuto il torneo, arrivando a ottenere con il gruppo dei 2003 il terzo successo regionale in altrettante stagioni. “È un lavoro che parte da lontano – spiega il tecnico – e che continua a produrre grandi risultati. Non guardo solo all’aspetto dei numeri, ma soprattutto alla crescita e allo sviluppo tecnico dei ragazzi. Questa nidiata è cresciuta apprezzando le qualità del futsal e a diLa formazione di futsal Femminile stanza di tempo continua

di ROBERTO BARBACCI

a progredire. L’esperienza della fase nazionale (prima gara il 12 maggio in casa dell’Orione Avezzano, poi arriverà a Gubbio il SeniL’Under 17 campione regionale gallia: la prima del girone a 3 andrà a Cesena per la final eight scudetto) sarà un ulteriore arricchimento personale, oltre che calcistico”. Un obiettivo che Leo spera di raggiungere anche con l’Under 15 (Giovanissimi), che dopo aver superato la prima fase a gironi s’è imposta nella fase Gold, pronta a giocarsi la finale regionale dove affronterà il prossimo 10 maggio una tra Norcia e Atletico Gubbio. “Questo gruppo di ragazzi ha meno esperienza, ma uguale voglia di misurarsi con avversari di indubbia caratura. Per loro sarà un banco di prova importante, e mi auguro che sappiano interpretarlo nel miglior modo possibile”. Ad accompagnare il tecnico in questo percorso un altro eugubino, vale a dire Federico Mariotti, tecnico della Rappresentativa Regionale Giovanissimi. “Un grande conoscitore del futsal. Mi ha avuto da giocatore, ma probabilmente ha saputo tirar fuori il meglio di me accompagnandomi in questa avventura da allenatore”. IL ROSA CHE AVANZA Della galassia futsal fa parte anche la divisione femminile, con Argentina che ha guidato le ragazze di Fontanelle nella prima avventura regionale: “Giochiamo con un gruppo composto da atlete più piccole rispetto alle rivali, avendo in rosa prevalentemente classe 2005, 2006 e via di seguito, mentre molte avversarie annoverano anche classe 2001 e 2002. Dall’estate 2017 a oggi, quindi in poco più di un anno e mezzo, abbiamo fatto passi da gigante con oltre 25 tesserate e un movimento in costante crescita”. E col mondiale alle porte il trend è destinato a salire.

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L’ULTIMA CORSA DI RINGOTTINA

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IL LEGNO DI MANGANELLI S’intitola “Up and Down” l’ultima realizzazione di Teodolo Manganelli, architetto e scrittore eugubino, da anni residente a Milano. L’ha presentata ad amici e parenti a Gubbio nei giorni scorsi: realizzata in collaborazione con Piero e Pompeo Poggi, consiste in un oggetto multiuso in legno.

NUMERI UTILI Centralino Comunale Centralino Osp. Branca Pronto Soccorso Numero Verde Farmacie Guardia Medica Sez. Croce Rossa Gubbio Soccorso Misericordia Gubbio Carabinieri Vigili del Fuoco Vigili Urbani Cimitero Civico IAT Servizio Taxi Carabinieri Forestali Guardia di Finanza Centrale ENEL Canile Curia Vescovile ACI Soccorso Stradale

075.92371 075.9270801 075.9270744 800.829058 075.9239468 075.9273500 075.9277779 340.3859797 075.9235700 075.9273722 075.9273770 075.9237690 075.9220693 075.9273800 075.9272585 075.9273789 800.900.800 075.9274963 075.9273980 075.9220795 333.5224537

Era una bandiera Federico Berettini. “Ringottina” è sempre stato riconosciuto come un simbolo rossoblù Ringo Berettini Gavirati particolarmente amato, protagonista e anche capitano tra gli anni Sessanta e Settanta. Se n’è andato nella notte del 28 aprile scorso, colto da un malore improvviso che non gli ha lasciato scampo. “Ringo” aveva 71 anni e si ricordano i suoi esordi con il Gubbio fin da giovanissimo, vivendo stagioni indimenticabili tra le quali spicca quella del 1968-1969 con la promozione in Serie D, la fascia di capitano al braccio e l’ex interista Gustavo Fiorini in panchina. Aveva maturato esperienze anche nell’allora Serie C con il Montevarchi. “Con Ringottina se ne va davvero un pezzo di storia non solo del calcio eugubino - ha scritto la società in una nota ma anche del quartiere di San Martino di cui è sempre stato espressione per la sincerità del carattere, la generosità e la profonda bontà”. La società ha espresso il cordoglio verso familiari, amici ed ex compagni di squadra che l’hanno sempre considerato un punto di riferimento. Tanti messaggi anche sui social: “La dimostrazione di ciò che sei stato in vita, sta nella grande e numerosa presenza di chi non è voluto mancare per salutarti l’ultima volta. E non ti nascondo che quando Don Giuliano ti ha ricordato per la statura, come scattante e imprendibile centrocampista del Gubbio, amato da tutti per essere stato tra i protagonisti degli straordinari successi di quel ciclo di grandi uomini, inevitabilmente le lacrime hanno avuto la meglio. Su di me, sui presenti e suoi tuoi compagni di squadra di allora tutti presenti. Eravate davvero uno per tutti e tutti per uno. Fieri ed orgogliosi di te Ringo!”.

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Società Editrice Infopress srl Mail redazione@15giorni.it Direttore Commerciale: Giancarlo Barbacci Tel. 339.5744413 Mail giancarlo.barbacci@libero.it Direttore Editoriale Massimo Boccucci Direttore Responsabile Roberto Barbacci Collaboratori: Annalisa Boccucci, Luigi Girlanda Stampa: Dimensione Grafica snc - Spello (PG) Chiuso in redazione: Giovedì 2 Maggio 2019 Aut. Tribunale di Perugia n. 21 dell’11 ottobre 2013

Il prossimo numero sarà in distribuzione da

SABATO 18 MAGGIO 2019


L’UNICA ALTERNATIVA PER IL VERO CAMBIAMENTO

Pensieri e Azioni di persone che credono possibile costruire un futuro concreto per la città e il suo territorio Viviamo in una situazione paradossale, dove la crisi ha falciato gran parte di quel tessuto economico cittadino che rendeva Gubbio una culla dove vivere felicemente. Ora la realtà dei fatti è estremamente diversa: aziende e attività commerciali che chiudono, persone che cercano lavoro e costrette ad emigrare fuori comune, promozione del territorio e dei suoi prodotti quasi assente, solo per fare alcune citazioni. Inoltre, si sono ripresentati i soliti schemi politici pronti a scaricare le proprie colpe sugli altri, come se a governare la nostra città non fossero stati sempre loro. Pur consapevoli che impegnarsi in politica è cosa folle, ci siamo rimboccati le maniche perché crediamo che sia possibile un futuro diverso per Gubbio da quello che altrimenti ci aspetta. Persone comuni, lavoratori, si sono ritrovati intorno alla figura di FILIPPO FARNETI per costruire insieme un progetto reale, fattibile e che dia prospettive positive per il nostro comune e per noi cittadini. Vogliamo, prima di ogni altra cosa, dare il nostro contributo per riportare il dibattito politico ad un livello di serenità e trasparenza che da troppi anni manca nella nostra lacerata comunità. Gubbio deve tornare a respirare, deve liberarsi da questa cappa asfissiante che la imprigiona e deve liberare le tante energie e talenti di cui dispone. Basta con l’aria pesante delle divisioni tra amici e nemici, anziché del confronto, anche serrato, tra avversari politici che si rispettano e si ascoltano reciprocamente. Basta però con l’aria fritta di tante inaugurazioni e occasioni di vuota retorica, che non incidono sulla vera emergenza che in fondo è una sola: IL LAVORO. Occorre avere il coraggio di affrontare le questioni più spinose, quelle che un Comune autonomamente può affrontare; mentre per quelle più complesse, pensare in grande, attivando sinergie con Enti vicini e con realtà anche lontane, ma affini, cui ispirarsi. Di seguito riportiamo alcune delle nostre idee ed azioni che caratterizzano la nostra prospettiva di governo. 1) Città e Territorio. I due grandi motori della nostra comunità devono essere messi in condizione di girare sempre meglio. Il centro storico deve trovare il giusto equilibrio tra residenzialità da tutelare e turismo di qualità da incentivare, andando incontro alle sperienze emozionali che i turisti ricercano. Non vogliamo che i varchi rendano ancora più stagnante la nostra realtà. Importanti Comuni vicini hanno problemi simili e suggestive complementarietà: insieme a loro possiamo fare sistema e dare vita ad iniziative di livello nazionale, per cogliere fette di mercato sempre più grandi. Il territorio sarà curato e valorizzato attraverso una manutenzione ordinaria ciclica e programmata nel tempo con la partecipazione dei residenti, per evitare innutili sprechi; occorre progettare un sistema di videosorveglianza nei luoghi più sensibili per tutelare legalità e sicurezza. 2) Industria e attività produttive. Una comunità che voglia essere prospera anche in futuro non deve vivere nell’equivoco di una dannosa e fuorviante contrapposizione tra turismo e impresa: servono entrambe ed entrambe devono essere ascoltate, tutelate e sviluppate in modo sostenibile, creando una rete che porti lavoro e benessere diffuso.

3) Agricoltura biologica. Il nostro territorio, con la scarsa densità abitativa e la bellezza dei luoghi, si presta magnificamente per incentivare attività agricole di pregio, complementari ad un’offerta turistica enogastronomica di standard medio-alto, che vada incontro alle nuove esigenze di un turismo giovane e alla ricerca di esperienze concrete, da abbinare al bisogno di vivere il quotidiano dei luoghi. Esperienze e competenze di comuni limitrofi, potrebbero essere di supporto per attrarre attività economiche Eco compatibili. Non mancheremo, a nostro vantaggio, di rimarcare con fermezza agli enti sovra comunali che siamo contro l’incenerimento dei rifiuti, andando invece a potenziare virtuose economie circolari. 4) Attività edilizie. Ricucire il tessuto urbano ed extraurbano con semplificazioni burocratiche per spingere ad investire sulle vecchie costruzioni e sulla loro riqualificazione energetica. Una parte significativa dei tanti risparmi fermi, investiti in borsa e strumenti finanziari, potrebbe dare un doppio ritorno sia in termine di lavoro per le aziende, sia in termini di decoro con aumento del valore immobiliare. Il privato deve essere incentivato ad investire sui beni di cui è proprietario per il bene di se stesso e della bellezza dei luoghi. 5) Pubblica Amministrazione. Deve finire questa sostanziale paralisi degli uffici pubblici mediante modifica di atteggiamenti, cui troppo spesso assistiamo. I dipendenti pubblici devono essere messi nelle migliori condizioni per servire la città con apparati informatici e luoghi di lavoro salubri, ma allo stesso tempo l’ideologia di lavoro deve essere volta alla responsabilità che il lavoro della pubblica amministrazione è al servizio del cittadino e come tale occorre massima celerità nelle procedure e istanze che vengono presentate. 6) Energie rinnovabili. Va verificata e approfondita la possibilità di individuare una o più aree compatibili con il nostro territorio dove favorire la produzione di energia rinnovabile, che in futuro sarà sempre più prodotta in maniera diffusa. Stiamo infatti assistendo in questi ultimi anni ad un trend sempre più importante che vede le rinnovabili come alternativa ecologica e sbocco lavorativo. 7) Trasparenza. Cittadini informati sono alla base della democrazia e della scelta delle guide migliori per la loro comunità. Solo cittadini bene informati possono scegliere bene, nel segreto dell’urna. Vogliamo liberare le energie e le persone con un’azione chiara e trasparente, perché solo le persone libere possono scegliere e vogliamo che la comunità ci scelga liberamente. Per attuare il nostro programma volto alla costruzione di un futuro concreto per Gubbio chiediamo un voto deciso per FARNETI SINDACO e le sue liste. Consapevoli comunque che molti cittadini candidati nelle varie liste hanno collegamenti familiari e amicali, crediamo che sia importante anche una riflessione sul voto disgiunto, scegliendo il nostro progetto con FARNETI SINDACO da portare avanti insieme.

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Committente MARTA MORBIDELLI


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15 Giorni - Numero 106 - 3 Maggio 2019  

Arriva un altro mese di maggio, quello prediletto da ogni eugubino, e nell'aria si avverte già un profumo diverso dal solito (e anche una te...

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