Page 26

legittimazione agli occhi dei cittadini-elettori, rafforzando i controlli non sulla mobilità in generale (non sul turismo o sulla circolazione degli uomini d’affari), ma sull’immigrazione dall’estero di individui etichettati come poveri, e quindi minacciosi o bisognosi (Ambrosini, 2014). Un secondo argomento a sostegno delle politiche di chiusura è il timore del welfare shopping. Gli alieni, siano essi richiedenti asilo, cittadini neo-comunitari o semplicemente stranieri a basso reddito, rappresenterebbero una minaccia per gli affaticati sistemi di protezione sociale dei paesi avanzati, soprattutto in Europa. La protezione del Welfare State ha fornito storicamente uno dei più potenti fattori di legittimazione delle chiusure nei confronti dell’immigrazione straniera. Mentre i regimi di welfare sono costruzioni tipicamente nazionali e collegate alla cittadinanza, volte a garantire la lealtà politica e il consenso dei cittadini, l’insediamento di estranei o la loro domanda di protezione sotto la bandiera dei diritti umani, rappresentano elementi di contraddizione: degli estranei chiedono di accedere ai benefici propri dei cittadini, benefici incorporati nell’idea stessa di cittadinanza nazionale moderna. I diritti sociali cessano di essere i “diritti umani nella vita quotidiana”, come afferma una pubblicità dell’Unione europea, per diventare un privilegio da difendere contro chi non gode dello statuto di membro a pieno titolo della comunità dei cittadini. Le solenni dichiarazioni dei diritti dell’uomo, del bambino, della famiglia, nonché le convenzioni internazionali che vincolano i governi all’attuazione operativa di questi diritti, si trasformano in documenti imbarazzanti, da cercare di eludere o da applicare con circospezione, dopo estenuanti procedure di verifica e selezione dei candidati all’accesso. Poco importa che gli immigrati, in quanto prevalentemente soggetti in età attiva, siano contribuenti attivi del sistema di protezione sociale, soprattutto sulle voci più impegnative, pensioni e sanità. In tempi di crisi, se non lavorano, in quanto rifugiati accolti temporaneamente, madri casalinghe, minori o disoccupati, sono visti come un fardello insopportabile per le casse pubbliche; se lavorano, sono accusati di sottrarre preziosi posti di lavoro ai cittadini nazionali. La battaglia sul welfare si sta profilando come il terreno più contrastato del conflitto politico sull’immigrazione nel prossimo futuro: ha costituito uno degli argomenti più martellanti adottati dai vittoriosi sostenitori della Brexit. Segnali analoghi stanno comparendo sul continente, a partire dalla stessa Germania. Uno dei diritti fondamentali della costruzione europea, quello della mobilità interna dei cittadini, rischia di essere intaccato dalle paure di movimenti migratori di persone in cerca di tutele. Paure che fin qui, merita sottolinearlo, si sono rivelate infondate. Le crescenti chiusure nei confronti dei rifugiati rimandano a giustificazioni analoghe. L’idea di una comunità nazionale omogenea e sostanzialmente coesa di fronte a minacce esterne si estende poi alla sfera etica e culturale: la chiusura può essere motivata con un terzo ordine di ragioni, quelle della difesa dell’identità culturale della nazione. Gli alieni vengono visti come invasori infosociale 49

24

Rapporto immigrazione in Trentino 2016  
Advertisement