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“In città nel momento in cui queste persone (profughi) escono dalla struttura sono già in mezzo ad una miriade di gente… qui invece forse… E soprattutto in città ci sono anche persone che son lì casualmente e che non abitano lì, quindi si rischia di non avere un rapporto molto continuativo. Invece qui in paese c’è la possibilità di dire: oggi sono diffidente, domani vedo come cammini e come ti muovi, ti osservo, ti guardo, capisco che forse non sei proprio una minaccia per me e magari provo ad avvicinarmi... se non avvicino direttamente te, avvicino chi ti segue, avvicino chi ti ha portato, e comincio magari con l’inglese a spiaccicare due parole, anche solo per curiosità” (Int. 9 - Servizi di welfare).

Un altro vantaggio sta nel fatto che, in contesto così piccolo in cui tutti si conoscono, si avrebbe un più ampio controllo sociale di tipo informale, dato da una normale propensione degli abitanti dei paesini a “controllare che tutto sia a posto”. “Secondo me è molto più adatto un ambiente piccolo, perché puoi seguire caso per caso e momento per momento, puoi anche gestire e controllare sostanzialmente. È un po’ il discorso dei nostri ragazzi: io son sicuro che se i miei nipoti commettono qualcosa, il giorno dopo o la sera stessa la voce è arrivata. In città non lo puoi scoprire” (Int. 1 Società civile).

Nel caso specifico della Val di Sole ci sono ulteriori elementi che contribuirebbero a fare della valle un contesto potenzialmente molto accogliente. Gli intervistati sono infatti concordi nel ritenere che, in linea di massima, i residenti hanno sempre dimostrato solidarietà nei confronti delle persone vulnerabili. I solandri vengono descritti come persone generose, disponibili, aperte nell’aiutare chi è in stato di bisogno; e tutto ciò si iscrive all’interno di una più generale “cultura dell’intervenire”. Altro fattore positivo starebbe nella numerosa presenza di organismi di volontariato e organizzazioni più o meno strutturate volte ad intervenire in casi di emergenza.

La componente religiosa Un elemento che è sembrato interessante indagare è stata la rilevanza della componente religiosa. L’obiettivo in questo caso è capire se il fatto di accogliere persone che professano un credo diverso da quello cristiano possa costituire un ostacolo in termini di integrazione all’interno del contesto della valle. Ipotizzando l’arrivo di persone musulmane, gli intervistati ritengono che il diverso credo religioso non rappresenterebbe una discriminante tra l’essere infosociale 49

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Rapporto immigrazione in Trentino 2016  
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