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termini di risorse – che possono differenziare un’accoglienza nello specifico contesto della Val di Sole rispetto ad un contesto cittadino.

La logistica dell’accoglienza Rispetto alla questione alloggiativa, la totalità dei soggetti intervistati concorda nel ritenere che sia da evitare l’ipotesi di concentrare in un’unica struttura l’intero gruppo di richiedenti protezione internazionale che – in un’ottica di distribuzione territoriale su tutta la Provincia – potrà essere assegnato alla Val di Sole. La soluzione migliore sarebbe quella di optare per un’“accoglienza diffusa”, dislocando i migranti in piccoli gruppi di due, tre o quattro persone per paese. Questa tesi viene sostenuta da alcune considerazioni. Innanzitutto i soggetti percepiscono i richiedenti protezione internazionale come persone che – al pari degli stranieri già insediati nel territorio di valle – avrebbero la tendenza a condurre una vita separata dalla comunità, a far gruppo tra loro e a non interessarsi alle occasioni di aggregazione e di scambio: distribuirli in maniera omogenea sul territorio potrebbe contrastare, in parte, questa loro propensione ad isolarsi e ad “auto-ghettizzarsi”. “Mi piace molto l’idea di accogliere dei piccoli numeri e di distribuirli un po’ nella Val di Sole. Di non fare dei grandi ammassamenti perché non portano a niente di positivo… perché poi le persone già tendono tra di loro… io vedo anche i gruppi del Marocco che ci sono in valle, tendono comunque loro ad unirsi… Perché tu cerchi sempre di coinvolgerli... però è inevitabile che hai le tue radici […]” (Int. 13 - Servizi di welfare).

L’ipotesi alloggiativa in grandi gruppi potrebbe inoltre incentivare comportamenti scorretti ed essere fonte di problemi nel rapporto migranti-società civile: vi è la convinzione, da parte dei soggetti sentiti, che l’inserimento dell’intero gruppo in un’unica struttura porterebbe al verificarsi di episodi spiacevoli. Ciò andrebbe ad influire sulla percezione della popolazione locale, che sarebbe portata ad assumere un atteggiamento di difesa dovuto al timore. “Se noi li ghettizziamo, mettendone 20 tutti in un edificio, è più facile che loro facciano qualche dispetto. Se prendiamo 20 persone e le mettiamo tutte in uno stabile, la gente ha un po’ di timore” (Int. 27 - Pubblica amministrazione).

A scoraggiare ulteriormente l’idea di concentrare i richiedenti protezione internazionale in un’unica sede, vi è la constatazione del fatto che in Val di Sole le strutture pubbliche che potrebbero essere adibite ad accogliere un gruppo di grandi dimensioni sono pochissime. Gli intervistati, facendo un’analisi som221

infosociale 49

Rapporto immigrazione in Trentino 2016  
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