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Altro punto critico del sistema è rappresentato dagli elevati tempi di attesa per le richieste di asilo: stando al decreto legislativo 142/2015,3 le Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale dovrebbero svolgere l’audizione entro 30 giorni dalla presentazione della domanda e decidere nei successivi tre giorni. Tuttavia, la stima della banca dati dello SPRAR, disegna un periodo di attesa molto più lungo, che mediamente si aggira sui 12 mesi. Questa situazione rallenta il turnover interno ai progetti e diminuisce la possibilità di fornire accoglienza a più beneficiari. Tra le problematiche irrisolte del sistema di accoglienza vanno infine ricomprese le politiche di integrazione di richiedenti asilo e rifugiati. Manca infatti un vero e proprio programma nazionale e questo comporta l’accentuarsi di difficoltà collegate a sanità, riconoscimento dei titoli di studio ed inserimento nel mondo del lavoro. La ricerca presentata in queste pagine rappresenta una sintesi di un lavoro condotto in Val di Sole nei primi sei mesi del 2016:4 partendo dalla constatazione di come questo territorio – nonostante le sollecitazioni5 – non presentasse ancora casi di accoglienza di persone richiedenti protezione internazionale, ho deciso di raccogliere le rappresentazioni, percezioni e convinzioni attinenti ad un’ipotetica futura accoglienza. A questo scopo ho rivolto l’indagine a persone con una buona conoscenza dei servizi e delle risorse presenti sul territorio e, nello specifico, a soggetti operanti in diversi ambiti istituzionali, sociali ed economici: funzionari delle pubbliche amministrazioni, professionisti dei servizi di welfare e rappresentanti della società civile. Il materiale è stato raccolto mediante 29 interviste semi-strutturate, focalizzate su due diversi items: da una parte l’accettazione sociale da parte degli abitanti della valle e dall’altra la gestione tecnico/pratica di un ipotetico futuro progetto di accoglienza. Nel primo caso gli intervistati sono stati invitati ad ipotizzare il tipo di reazioni che avrebbe potuto avere la popolazione anche facendo una differenziazione sulla base del genere, età, provenienza e credo religioso dei richiedenti protezione internazionale. Nel secondo, invece, hanno espresso idee più tecniche in merito all’esistenza di strutture sul territorio che potrebbero essere adibite ad accogliere, ai possibili modi di gestire l’integrazione lavorativa e, più in generale, ai fattori positivi e negativi – in 3

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Decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142, attuazione della Direttiva 2013/32/UE, “recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale” nonché della Direttiva 2013/33/UE “recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale”.

La sintesi fa riferimento alla tesi di laurea magistrale Verso l’integrazione dei richiedenti protezione internazionale: l’esperienza italiana e le prospettive per la Val di Sole, Università di Trento, Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale, A.A. 2015/2016. Ci si riferisce all’incontro istituzionale sull’accoglienza tenutosi in data 11 settembre 2015 presso la Comunità della Val di Sole durante il quale l’assessore alla Salute e alle politiche sociali Luca Zeni ha invitato i sindaci e i consiglieri a ragionare sull’ipotesi di accogliere un gruppo di richiedenti protezione internazionale in valle.

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Rapporto immigrazione in Trentino 2016  
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