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senza dei richiedenti asilo nelle varie situazioni della vita pubblica possono avere un impatto significativo nel modificare la percezione del fenomeno spesso distorta e viziata da pregiudizi infondati.6 L’utilizzo degli spazi della comunità favorisce inoltre progetti meno assistenziali creando nuove opportunità e permettendo di uscire dall’unico rapporto spesso esistente tra operatore e richiedente asilo, che a volte si configura in termini di assistente e assistito. In un’ottica di reciprocità, infine, le relazioni di comunità trasformano la comunità in risorsa per l’accoglienza e l’accoglienza in risorsa per la comunità. Se da un lato infatti la comunità può essere risorsa per l’accoglienza e per il singolo, in quanto portatrice di conoscenze e opportunità che gli operatori spesso non possono offrire, dall’altro la realtà dell’accoglienza può essere risorsa della comunità partecipando attivamente insieme alle altre realtà presenti sul territorio. L’approccio del lavoro di comunità viene quindi utilizzato da un lato come opportunità per trovare nuove risorse per il benessere delle persone, dall’altro come strategia per restituire “peso e significato alle relazioni che rendono possibili la condivisione, l’inclusione sociale e la realizzazione del bene comune” (Raineri, 2012, p. 540). Con la consapevolezza, però, che usare la lente dell’approccio di comunità non deve portare a guardare nostalgicamente al passato, alla ricerca di forme comunitarie che non esistono più (Raineri, 2012; Ripamonti, 2006), così come non deve far dimenticare che la comunità non è solo un luogo sicuro, capace di offrire delle opportunità e risorse. Infatti può essere anche il luogo in cui più facilmente possono svilupparsi forme di “localismo di tipo difensivo, che concepisce il locale come un’istanza di protezione delle specificità del proprio territorio (culturali, etniche, linguistiche, economiche) dalle minacce portate dall’esterno” (Ripamonti, 2006, p. 1).

Il ruolo dell’operatrice e dell’operatore Nell’approccio del lavoro di comunità un ruolo decisivo viene ricoperto dagli operatori dell’accoglienza. Lavorare in quest’ottica però comporta un ampliamento e una modifica del loro ruolo inteso in senso tradizionale. Il punto di partenza è la comunità e non la realtà dell’accoglienza: per favorire l’integrazione degli ospiti nei territori, gli operatori lavorano con la comunità, partendo dai suoi bisogni e dalle sue risorse. È un modo di lavorare di lungo 6

Nel più ampio dibattito tra operatori, un tema che viene spesso sollevato è quello della capacità di riuscire a produrre una contronarrazione rispetto al tema dell’accoglienza. Come sottolinea Ripamonti, una delle caratteristiche del lavoro di comunità è di “dar voce alle narrative minoritarie. (…) Rompere il tacito consenso con cui gli attori di un contesto (paese, città, quartiere) accettano le convenzioni sociali in cui sono immersi. La forza della discriminazione, del pregiudizio e dello stereotipo si alimenta di questo velo conformistico ed è perciò importante stimolare la produzione di nuove metafore e narrative che siano in grado di rendere pensabili nuovi copioni e nuovi ruoli” (Ripamonti, 2006, p. 3).

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Rapporto immigrazione in Trentino 2016  
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