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Presentazione

Il Rapporto CINFORMI 2016 esce in una fase in cui l’“immigrazione” mantiene una certa visibilità nel dibattito pubblico locale e nazionale, anche se è sempre meno chiaro di che cosa si stia effettivamente parlando. Nel lessico comune, la categoria di migranti – con tono meno benigno, profughi – viene prevalentemente associata ai richiedenti asilo o protezione internazionale, il cui numero è sensibilmente aumentato negli ultimi anni, anche in Trentino (pur mantenendosi nell’ordine del 3% delle presenze straniere in provincia). Si tratta di una denominazione appropriata, se è vero che rappresenta persone e famiglie emigrate da poco e potenzialmente ancora in transito, a contrario di gran parte delle persone e famiglie straniere residenti in provincia. Al tempo stesso, le condizioni e perfino la denominazione di queste ultime tendono a perdere visibilità rispetto al passato: l’emergenza, o quella che si considera tale, risiede altrove. Se cresce la percezione di normalità di buona parte delle presenze straniere, e quindi diminuiscono i rischi di stigmatizzazione, rimangono aperte molte questioni, riprese come di consueto da questo Rapporto. Una prima questione, puramente descrittiva, riguarda il trend evolutivo del fenomeno migratorio. Ad uno sguardo affrettato tra alcune prime pagine e home pages, l’immigrazione sembrerebbe di nuovo in forte crescita – cosa che, lo ripetiamo, vale esclusivamente per i richiedenti protezione internazionale, su numeri relativamente modesti, e con quote predefinite ed equamente ripartite su scala nazionale. Ad un primo sguardo alle statistiche che presentiamo, parrebbe vero l’opposto: il numero delle persone straniere presenti stabilmente in provincia, come segnalano tutti gli indicatori, è in relativo, lieve calo da due-tre anni. In realtà, il calo è reale nel senso statistico, ma anche giuridico, del termine: mentre calano i nuovi ingressi per motivi familiari (o, a maggior ragione, lavorativi), aumenta il numero di neocittadini italiani che fuoriescono dalle categorie già utilizzate per definirli, acquistano nuovi diritti e doveri, ma possono anche mantenere, specie tra le prime generazioni, alcune caratteristiche sociali che tendono a collegarsi alla condizione di stranieri. Il quadro che presentiamo è quindi più complesso che in passato, e richiede una trattazione precisa e ad ampio raggio, come quella che ci proponiamo di offrire. Partiamo, nell’Introduzione, da una disamina critica dei numeri attuali del fenomeno migratorio, “oltre Lampedusa”, alla luce della “divaricazione tra rappresentazione e realtà” che si avverte – non sempre, e non solo, per effetto di pregiudizi negativi o chiusure ideologiche a priori – nel senso comune sul tema. La “crisi”, a una lettura più accurata dei dati e dei fenomeni in corso, non riguarda tanto i rifugiati, quanto la capacità politica dei governi europei, 9

infosociale 49

Rapporto immigrazione in Trentino 2016  
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