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Cinefili, spegnete youtube di Paolo Mereghetti Corriere della Sera – La Lettura, 17 giugno A Bologna torna il cinema ritrovato di Andrea Chimento www.ilsole24ore.com, 21 luglio A Bologna lezioni di cinema puro: l’azione, lo spettacolo di Peter von Bagh Il Manifesto – Alias, 23 giugno La grande illusione. Il film più odiato dal potere di Claudia Morgoglione La Repubblica – Domenica, 24 giugno Il grande cinema non invecchia di Gianni Canova Il Sole 24 Ore – Domenica, 24 giugno Alma, la musa che Hitchcock amò più delle bionde di Giuseppina Manin Corriere della Sera, 27 giugno I tormenti del ballerino. Manoscritto inedito di Chaplin di Claudia Morgoglione www.repubblica.it, 28 luglio A Bologna un Chaplin “inedito” www.tg1.rai.it, 28 luglio Descubierto un manuscrito de Charles Chaplin sobre una obra que jamàs realizò www.elpais.es, 28 luglio Un manuscrito inédito de Charles Chaplin es encontrado en Italia www.cnnmexico.com, 28 luglio Spunta un copione inedito di Chaplin su Nijinski di Rita Ricci La Repubblica, 29 giugno Chaplin inedito: quattro foto e un manoscritto Corriere della Sera, 29 giugno Chaplin. Un inedito sulla vita di Nijinsky di Franco Giubilei La Stampa, 29 giugno La danza inedita di Charlot di Chiara Affronte L’Unità, 29 giugno Un inedito soggetto di Chaplin illumina le “Luci della ribalta” di Giovanni Sallusti Il Giornale, 29 giugno “Il film che mi ha salvato (e rovinato) la vita” di Piero Negri Rolling Stones, luglio Die Zukunft der Vergangenheit di Lukas Foerster Die Tageszeitung, 3 luglio


“La civilizaciòn avanza a saltos: adelante y atràs” di Lucia Magi El Pais, 12 luglio Com’è grande Il Cinema Ritrovato di Bertolucci di Irene Bignardi La Repubblica – Il Venerdì, 6 luglio Chers fantômes du passé di Lucien Logette La Quinzaine Littéraire – 16 luglio


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Corriere della Sera La Lettura

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23-GIU-2012

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Dir. Resp.: Valentino Parlato

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Dir. Resp.: Valentino Parlato

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press unE 24/06/2012

CLAUDIA MORGOGLIONE

fine anni Trenta del Novecento la sua uscita provocò scandalo ovunque, lasciandosi dietro una scia di censure. Fu taglia. .-k .to e guardato con sospetto in patria, in quella Francia che poco dopo si sarebbe consegnata ai tedeschi con lavergo gna di Vichy. Fu odiato e bandito da Mussolini. Fu rubato dai nazisti e portato a Berlino, dove poi fu trafugato dai sovietici e nascosto a Mosca. Fu restituito a Parigi, come gesto di buona volontà, all'epoca della Guerra fredda, scambiato con un titolo della serie 007. Ma solo adesso, a ottantacinque anni dal debutto, La grande illusione —il capolavoro di Jean Renoir, padre di tutti i film a

la R ubblica

contenuto antimilitarista — sbarca in Italia nella versione "giusta": riportato al suo splendore autentico dal restauro, e col montaggio fedele al cento per cento all'originale. Un percorso e un destino travagliati, per una delle pellicole più amate e celebrate della storia del cinema: eversiva e scandalosanon perle frasi a effetto o le sequenze shock, ma per il pacifismo di cui è permeata. Intollerabile, nel Ventesimo secolo dominato dai totalitarismi, e in seguito dallo scontro ideologico tra Est e Ovest. E c'è dell'altro. Perché quel suo continuo passare di mano, quel suo nascondersi p er riapp arire sempre, quelviavai attraverso la Cortina di ferro, possono ess ere visti come una sfida. Come un mes saggio di speranza che ha letteralmente attraversato l'Europa, e che nemmeno

Hitler e Stalin sono riusciti a spegnere. È anche per questo che la visione dell'opera, tornata alla magia iniziale grazie al lavoro di cesello svolto dalla Cineteca di B o logna, suscita interesse: l'anteprima sarà mercoledì 27 al festival Il cinema ritrovato, in corso nel capoluogo emiliano. In attesa di una probabile, futura distribuzione nazionale. La prima e ultima volta nelle nostre sale uscì ne11947: ilvialibera della censura porta la firma dell'allora segretario Giulio Andreotti. Ambientato durante la Prima guerra mondiale, La grande illusione — scritto da Renoir insieme a Charles Spaak, padre di Catherine — ha come protagonista un divo francese come Jean Gabin, affiancato da Pierre Fresnay e da Eric von Stroheim. È la storia di un capitano d'aviazione e di un luogotenente francesi

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la R ubblica che vengono fatti prigionieri e portati in una fortezza, dove ritrovano l'aristocratico, rigido e cavalleresco ufficiale tedesco che aveva fatto abbattere il loro apparecchio. Risultato: un affresco fortissimo contro la brutalità dei conflitti, un inno all'umanità e all'amicizia che si dimostrano più forti delle barriere sia sociali che nazionali. Presentata alla Mostra di Venezia de11937,1a pellicola vince il premio "p er il miglior complesso artistico". Main quel cupo finale di decennio, segnato dall'avanzata inesorabile di Hitler, la censura è in agguato. Come conferma Gianluca Farinelli, il direttore della Cineteca di Bologna: «Già in Francia, al suo debutto nelle sale —racconta—l'opera esce tagliata: vengono espunti i riferimenti alle malattieveneree dei soldati. E comunqueviene criticata per un presunto atteggiamento collaborazionista. In Germania invece vengono censurate le connotazioni positive di uno dei personaggi, l'ebreo Rosenthal. Mussolini non si pone proprio il problema: lo vieta direttamente, come Tempi moderni di Chaplin». Poco dopo scoppia la guerra, Parigiviene invasa dai nazisti. E l'unica copia originale e in ottimo stato della pellicola scompare misteriosamente dal lab oratorio che la custodiva. «Qui non si è mai saputo cosa sia davvero successo — spiega Farinelli— ma certamente sono i tedeschi a portarla via: e non parliamo di un trasporto facile, tra immagini e sonoro sono una quarantina di casse con dentro le bobine. Che riappaiono — e questo lo sappiamo con sicurezza — a Berlino. Ed è un bene: quel laboratorio parigino viene bombardato, se fosse rimasta lì La grande illusione sarebbe stata distrutta». Intanto quelle casse così preziose, approdate nella capitale tedesca, ai tempi dell'occupazione vengono rubate dai sovietici e portate in un archivio a quaranta chilometri da Mo sca. Prova evidente, chios a Farinelli, «che entrambi i grandi tiranni, Hitler e Stalin, sono grandi cinefili». Nel 1958, ignaro di questi furti e convinto che l'originale sia stato distrutto dal bombardamento, Renoir fa uscire di nuovo in patria il suo capolavoro; utilizzando però delle copie non proprio perfette. Malgrado questi piccoli difetti, lo stile inarrivabile e il profondo umanesimo che lo pervadono influenzano tanti grandi cineasti: dallo Stanley Kubrick di Orizzonti di gloria (un vero e proprio omaggio) a Kurosawa, ai nostri Fellini a

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press unE

LI R ubblica

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Uffic ali e gentiluomini e storie narrate nella Grandri JEAN RENOIR

L

e ver eemdi• te r a c c ontate gu toelv ,, daerliarec chimtseeal cu so unpoasgt i s.vorluela lrl" pth q armìdellaGrande gatisliartbfolieotv stava aadnaae:e_-_ adaai rger al isflaai rd 0Pginn si:odn e. M i cs uapilai,cteaaivccnr are le linee tedesche e luiml h a più ° una volta la vita intervenendo tempestiva di mente contro ì caccia tedeschi. tut a ette volte, e le sue evasioni h stsotnooalb ea unacassett delle h storie della Goraicuni ande illusione ve s 12ni sun o o ritrovai e « mentre r gli.anni. 1_nafoto m ap l ii i C°an 9a o5 ,c hrel hv00is ítIlTi9 5 a staal. rdiddiideletilepnm ° a ereo rtoch,r , L'aereo lotare all'inizio de l c ed esu cui Cabine Fresnay si fanno abba tterma Eric von Stroheim doveva assomigliarvi olto. Poi c'era il Nieuport, l'apparecchio degli assi dell'aviazione E l'aereo che pilotava d Pínsard. Se insisto sull'autenticità dei fatti rac n tati nella Grande illusione è perché certecsoce:

ne, soprattutto quelle che descrivono i rapporti fra francesi e tedeschi n gli ° li

chi didoggi possono destare Uin v certo rteo°smgporee: Non imentichiamoci che 14enìn non raHitler. Non c'erano i nazisti nelche p e'eo anche ì te noafrcidmetd r e schi siano esseri umani.qNeli ft9e1- 4> lo spiri to degli uomini non era s tato ancora inqui nato dalle i religioni oni totadtarie e dal razzismo. Ienun certo senso, la Prima guerra mondiale era a ncora una guerra dì gente oso uri aa guerra di gentiluomini i. ch nonia giustifica, d'accordo Perché nnlla ' e sii:fica il massacro. ' La grande illusione, insomma, msomm non una assi° n a storia dì aeroplani,per un e eg:u s 1°-lite. A farla diventar e nbu uant ono aPla pensato la realtà delle coseci narrate e a csi ce h aneggiatura nata grazie alla im pagabile colla'

boonazione r con Charles Sp ak a nii lega fed solo una profonda amicizia a cu al ano ell fr gli uo mini. Perché alla fine La grande graatnejea ilizluastiraa ne storia i gente come la st raziante r taoz ir iaandte r a che léa lla n j a t ae irln raq. uEe l .

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domande che si pone oggi il nostro mondo sangosciato somigliano molto a quelle che pa2d( , io stesso e tanti altri ci ponevamo ,quandoopreparavamo questo fil la sr agion e per cui ci è parso che m La gE rcau l nedsta è

tone sia ridiventato di bruciante attualità. e i l iu E Per questo abbiamo deciso di ripresentar -

''''

lo al. pubblico.

(Prologo del regista ne del 1958 della Grande per la riilleud illusion e] A RIPRODUZIONE RI5ERVATA

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Dir. Resp.: Ferruccio de Bortoli

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Dir. Resp.: Ferruccio de Bortoli

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CORRIERE DELLA SERA aneteca dl Bologna

Sul set Blaster Keaton e Charie Chaplin

Chaplin inedito: quattro foto e un manoscritto La Cineteca di Bologna scopre un manoscritto inedito di Charlie Chaplin. Il prezioso documento è frutto di dieci anni di lavoro della Cineteca sui documenti dell'artista per i 6o anni di Luci della ribalta, il film-testamento di Chaplin. Il manoscritto riporta gli appunti del grande attore e regista del cinema muto su un soggetto mai realizzato, ispirato al danzatore Vaclav Nijinsky. Lo scritto comincia così: «Il tema. principale di questo soggetto è il fatto che la carriera non è il compimento dei desideri dell'uomo, ma solo una strada che lo conduce al suo destino». Chaplin e Nijinsky si conobbero a Los Angeles quando il ballerino, in tournée con i leggendari Les Ballets Russes, fece visita ai Chaplin Studios, durante la. lavorazione di Easy Street. Vent'anni dopo Chaplin scrisse un film ispirato proprio a un grande danzatore: una pellicola che non fu mai realizzata e solo in parte finì in Luci della ribalta. Oltre allo scritto, sono state ritrovate quattro foto inedite che ritraggono Chaplin insieme a Raster Keaton, altra icona del muto americano: i due sono sul set di Luci della ribalta.

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Dir. Resp.: Mario Calabresi

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La danza inedita di Charlot Ritrovato dalla Cineteca di Bologna un soggetto ,u1 celebre ballerino Nijirisk'

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La danza inedita


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:nsieme a 4 ,s'oto (eccone due) ma vte 1 testo scr itto a ma jta èi nc.. .enuato sul celebre danzatore li film non fu realizzato ma rò «Luci della ribalta» CHIARA AFFRONTE BOLOGNA CHARLIE CHAPLIN E BUSTER KEATON IN BORGHESE PROVANO ALCUNE SCENE DI «LIMELIGHT» («LUCI DELLA RIBALTA»»), QUELLE IN CUI INTERPRETANO DUE VECCHI MIMI, COME SE FOSSERO IN UN FILM MUTO. Quattro scatti inediti emergono dagli scatoloni di documenti che l'Archivio Chaplin della Cineteca di 'Bologna cataloga, digitalizza e organizza. E, insieme a questi scatti preziosi, in cui i due non sono -vestiti in abiti di scena, si ritrova anche un soggetto del tutto inedito di un film a cui Chaplin stava lavorando, ma che non v enne mai realizzato. i cui temi, tuttavia, confluirono almeno in parte in Limelight: l'arte, la solitudine, la vecchiaia. Succede così che proprio a 60 anni dall'uscita di Luddella ribalta, mentre a Bologna è in corso la XXVI edizione del festival Ilcinenia ritrovato, c'è davvero di che festeggiare. Sono ormai diversi anni che alla Cineteca di Bologna è stato affidato il compito di digitalizzare e catalogare lo sterminato archivio Chaplin, oltre che il restauro delle sue opere. E così, negli ultimi mesi, lavorando tra i tanti documenti relativi a i Might, chiusi in numerose scatole, sono saltati fuori quasi contemporaneamente sia il manoscritto inedito, sia le fotografie.«La catalogazione e la digitalizzazione proseguono di pari passo-spiega Cecilia Cenciarelli, responsabile dell'Archivio Chaplin della Cineteca - e, in questo caso, come sempre accade quando pensiamo di avere sotto mano un inedito, ci rivolgiamo a numerosi esperti che da prima. di noi studiano l'artista, inprirrds. a i)avid Robinson (prestigiosa firma del Tinws e biografo ufficiale di Charles Chaplin, ai/i-) che ha confermato la scoperta". Il manoscritto non ha alcuna copia dattiloscritta: «Spesso Chaplin scriveva a mano e poi dettava. ad una sua segretaria». In questo caso, addirittura, «scrisse a matita, quindi ci siamo affidati ad un'esperta per la trascrizione, che non era semplice». Manca anche una datazione a queste 150 pagine: «Ma con Robinson l'abbiamo ricostruita intorno agli anni 30»». AI centro del soggetto c'è la dan-

za: «E evidente che Chaplin si sia ispirato a Vaclav Nijinsky, grande danzatore dei :Ballettes russes, al tempo del loro primo incontro ancor più famoso di lui". Si conobbero nel 1916. «La fascinazione tra i due fu immediata; Nijinsky era stato tfe giorni con Chaplin sul set di Easystreea osservava e non diceva. nulla, non sorrideva; un atteggiamento che mise il regista molto in ansia - racconta Cenciarelli -. Ma alla fine dei tre giorni il ballerino gli disse: "Lei è un genio, un ballerino nato!"». Tema forte è quello della vecchiaia, temuta da Chaplin che probabilmente viveva con ansia il decadimento della capacità artistica ma allo stesso tempo credeva - o sperava? che invecchiare significasse, anche per un artista, essere utile, insegnare, magari. «Una paura che evidentemente lo attanagliava anche quando vecchio non era, visto che al tempo della stesura del soggetto era appena 40cm-te", precisa Cenciarelli. Scrive Chaplin, tra i suoi intenti drammaturgici: «Mostrare il genio di un ballerino attraverso la danza.. Mostrare il suo senso di giustizia, la sua lealtà. nei confronti di un anziano membro della troupe che ha iniziato a bere perché è troppo vecchio per ballare». L'arte e l'alcol, altro spauracchio di Chaplin, visto che il padre ne mori. Esiste più di una stesura di questo progetto, perché «lui era solito inserire modifiche, cambiare i nomi, le figure». Ad un certo punto compare anche quella di un «an ziano costumista che beve". E poi quella di una giovane ballerina, di cui avrebbe potuto essere inter-prete Paulette Goddard, a quel tempo sua compagna. E con la figura della giovane ballerina che Chaplin può dare espressione all'altro aspetto della vecchiaia, quello della saggezza, e quindi al sentimento di preoccupazione dell'anziano verso la precarietà della carriera di una giovane. Difficile stabilire perché quel soggetto non sfociò in un film: «Forse Chaplin non era soddisfatto, a. volte lasciava perdere un progetto perché non era riuscito a trovare una coerenza in esso, 11 ritrova mento però è interessante per conoscere i suoi motivi di ispirazione, per scandagliare il suo esercizio di scrittura», spiega ancora Cenciarelli. Lime/ ig,,litha poi visto la luce 60 anni fa ed è diventato un capolavoro. Non si parlava più di danza: Chaplin scelse di raccontare la carriera di un comico._ «Però del film ha. interamente firmato le coreografie»', riferisce la responsabile dell'Archivio, Che aggiunge: Forse «non avrebbe potuto essere una figura di secondo piano...». La ricerca e il ritrovamento verranno raccontati oggi (alle 18) da Cenciarelli e Robinson al cinema i. umière di Bologna.

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La danza inedita di Charlet


press LinE 29/06/2012

il Giornale

Un inedito soggetto di Chaplin illumina le «Luci della ribalta» Giovanni Sallusti

n--

n inedito di Charles Spencer Chaplin è una notizia di per sé. Un inedito che sviscera il terreno preparatorio di Luci della ribalta, nel sessantesimo anniversario di quello che la vulgata vuole essere il «film testamento» chapliniano, è oggettivamente un evento. Oltre che il frutto di una ricerca decennale della Cineteca di Bologna condotta sul corpo dell'Archivio Chaplin, che verrà presentata ogginel cap oluogo emiliano per il festival «Il cinema ritrovato». Gli appunti manoscritti mettono a fuoco un soggetto che rimarrà incompiuto, ma che contribuirà a definire l' ossatura dell'opera del 1952, quella del leggendario duetto con il compare d'epopea del cinema muto, Buster Keaton. La traccia è modellata sulla vita del danzatore russoVaclavNij in slcy, che co-

Ispirato al danzatore Arijinsky influenzerà il film con Keaton nobb e il creatore di Charlot durante la lavorazione del film Easy stt eet, tra il 1916 e il 1917. Vent'anni dopo, Chaplin iniziò il lavorio per tradurre la vita del grande ballerino in pellicola. E ci teneva parecchio, il genio con la bombetta, tanto che dai manoscritti emergono più stesure dell'opera. Ma il nucleo narrativo presenta degli argomenti ricorrenti, che poi tracimeranno nella composizione del capolavoro del1952.La tensione trailballeri-

MAI VISTE Una delle foto inedite di Chaplin con Buster Keaton no e l'umanità che lo circonda, specie quella con una collega più giovane, sono tutti spunti che prenderanno forma

inLuci della ribalta, basta pensare

INCOMPIUTO II soggetto inedito

del film mai realizzato

alla scena-madre in cui l'anziano clown Calvero ha un attacco di cuore e muore dietro le quinte, mentre l'amata Terry fa il suo numero sul palco scenico. E le pennellate di Chaplin per dipingere il protagonista rimandano ai toni crepuscolari del film: «Il grande ge-

nio del balletto russo era una persona semplice, e timida, che si esprimeva con difficoltà, ed era di umili origini». Fino al piano drammaturgico, che evocala futura figura di Calvero: «Mostrare il genio di un b allerino attraverso la danza. Mostrare il suo senso di giustizia, la sua lealtà nei confronti di un anziano membro della troupe che ha iniziato a bere perché troppo vecchio per ballare». Insieme agli appunti, sono state rinvenute pure delle fotografie che ritraggono Chaplin e Keaton proprio sul set diL uci della ribalta. Con quell'opera, il registavolle anche dare aiuto concreto all' altra icona del cinema, il cui stile recitativo era stato messo in crisi dalla rivoluzione del sonoro. Il duetto in Luci della ribalta è l'unica apparizione insieme dei titani del muto, da cui l'evidente interesse storico delle fotografie ritrovate. «Il tema principale di questo soggetto è il fatto che la carriera non è il compimento dei desideri dell'uomo, ma solo una strada che conduce al suo destino», silegge nelle note. Il suo, quello di Calvero, quello del collega Keaton, in un rimpallo tra palcoscenico e vita su cui questa scoperta getta nuova luce.

Accesso illimitato agli eccessi In tour con i Rolling Stones

Lo mesta ,oggrno di Chapfin illinnina le d,nei della riklta •


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DIENSTAG, 3. JULI 2012  TAZ.DIE TAGESZEITUNG

Die Zukunft der Vergangenheit FILMFESTIVAL Eine Woche lang suspendiert das Kino den Alltagsbetrieb und wird

von seiner eigenen Geschichte überschwemmt: Il Cinema Ritrovato in Bologna

Aktualität des Archivs „Gardiens de phare“ ist einer jener Filme, über die man sich direkt nach dem Verlassen des Kinosaals unbedingt mit anderen Besuchern unterhalten möchte; schon, weil man sicher gehen möchte, dass die Bilder auch von anderen wahrgenommen wurden und nicht den eigenen Träumen entsprungen sind. Grémillons Film war eine der größten Entdeckungen des diesjährigen Il Cinema Ritrovato, eines Festivals, das von der Cineteca di Bologna ausgerichtet wird und sich

Künste. Zu ihren Mitgliedern zählt auch Liao Yiwu

Szene aus Jean Grémillons Drama über ein Ehepaar „Le ciel est à vous“ Foto: Il Cinema Ritrovato

spezialisiert hat auf historische Filmprogramme. Filme aus den letzten drei Jahrzehnten werden nur in Ausnahmefällen vorgeführt, die Spannbreite reicht von der frühen Stummfilmzeit – eine Programmschiene präsentierte das Kino des Jahres 1912 – bis zu den Kinematografien der sechziger und siebziger Jahre. Was das Festival allerdings durchaus interessiert, ist die Aktualität der Archivarbeit: Jahr für Jahr präsentieren Restauratoren

Mit dem Hochglanzfetischismus der HighDefinition-Gegenwart ist und bleibt ein materialbewusster Umgang mit Filmgeschichte radikal inkompatibel

aus aller Welt ihre aufwändigsten Projekte und geben einen Eindruck von der Zukunft der Vergangenheit des Kinos. Auch die wird, daran ließ das diesjährige Festival keine Zweifel, weitgehend dem digitalen Bild gehören. Wer jedoch in Bologna die kraftvoll pulsierenden Farben einer alten Zelluloidkopie von John Boormans New-HollywoodMeisterwerk „Point Blank“ gesehen hat, der wird sich wünschen, die Zukunft möge sich noch eine ganze Weile gedulden – oder zumindest der Historizität des materiellen Gegenstands Film, in den sich noch bis vor Kurzem mit jeder einzelnen Projektion Gebrauchsspuren eingetragen haben, auf die eine oder andere Art Rechnung tragen. Nicht so sehr mit der Digitalisierung selbst, aber umso mehr mit dem Hochglanzfetischismus der High-Definition-Gegenwart ist und bleibt ein materialbewusster Umgang mit Filmgeschichte radikal inkompatibel.

Verschroben und schön

Szene aus „Gardiens de phare“ von Jean Grémillon Foto: Il Cinema Ritrovato

Als kleines, dreitägiges Liebhaberfestival hatte das Cinema Ritrovato 1986 begonnen, seit ungefähr zehn Jahren befindet es sich im Zustand der ständigen Expansion: mehr Kinosäle, mehr internationale Gäste, mehr Filmreihen, mehr Filme. Und gleichzeitig weniger Wiederholungen: Oft genug muss man sich zwischen zwei Raritäten entscheiden, was man einmal verpasst, kommt nicht wieder – manches, zumindest in analoger Form, vielleicht tatsächlich: nie wieder. Auch der gerade für ein filmhistorisches Festival erstaunlich sorglose Umgang mit dem Material sorgte für einige Verstimmung:

Kaum eine Vorführung ging ohne kleine oder größere technische Pannen über die Bühne. Dennoch bleibt das Cinema Ritrovato unvergleichlich und unersetzbar. Dieses Jahr war der Stummfilmpionierin Lois Weber ein Programm gewidmet, ein anderes Filmen, die die Weltwirtschaftskrise 1929 reflektieren; den Hollywood-Routinier Raoul Walsh konnte man ebenso entdecken wie japanische Filme aus den frühen Dreißigern. Und eben Jean Grémillon, einen hervorragenden Stilisten und Meister aller Tonarten: Zwölf Filme wurden in Bologna vorgeführt, kurze Dokumentarfilme aus den Zwanzigern, klassisches Starkino aus den Dreißigern („Geule d’amour“, mit Jean Gabin als Frauenheld), verschrobene Melodramen aus den Vierzigern („Pattes planches“). „Le ciel est à vous“ von 1944, den schönsten der in Bologna vorgeführten Tonfilme Grémillons, kann man als humanistisches Komplementärwerk zur expressionistischen Opferfantasie „Gardiens de phare“ nehmen: ein zartes Drama im realistischen Stil über ein Ehepaar, dessen Liebe in der gemeinsamen Begeisterung für die Luftfahrt ein weiteres Medium findet. Damit Thérèse Gauthier den Weltrekord im Langstreckenflug aufstellen kann, setzen die beiden, gegen die Vernunft und gegen die Gesellschaft, die gemeinsame materielle Existenz und sie schließlich auch sogar ihr Leben aufs Spiel. Grémillon interessiert sich bei alldem nicht für Liebestod-Pathos, sondern nur für die rührende Hilflosigkeit zweier Menschen, die ihren eigenen Gefühlen schutzlos ausgeliefert sind.

UNTERM STRICH Aus Protest gegen die neuen Tarife der Verwertungsgesellschaft Gema haben rund 600 Clubs und Diskotheken am Samstag um 23.55 Uhr für fünf Minuten die Musik abgedreht, um vor den möglichen Konsequenzen der Tarifreform zu warnen, die ab 1. 1. 2013 in Kraft treten soll. Aufgrund der Erhöhungen von durchschnittlich 400 bis 600 Prozent befürchten Musikveranstalter ein Clubsterben in Deutschland. Nachdem

Der Diskurs kommt in die Stadt WEITBLICK Köln kriegt eine neue Akademie der

VON LUKAS FOERSTER

Ein Schriftzug schiebt sich quer über das Bild: „Die Pflicht“. Der Leuchtturmwärter Bréhan rafft sich auf und geleitet ein von Wind und Wellen gebeuteltes Schiff sicher in den Hafen mithilfe desselben Scheinwerfers, der seinem Sohn vorher zuerst den Verstand und dann das Leben gekostet hatte. Wenn Bréhan vom Film, in einer Art kinematografisch-religiösen Intervention, zur Ordnung gerufen wird, dann hat man im Kinosaal eine tour de force sondergleichen hinter sich: „Gardiens de phare“ aus dem Jahr 1928, ein später Stummfilm des französischen Meisterregisseurs Jean Grémillon, ist ein ekstatischer Film über das Licht und die Psychose; und also auch ein Film über das Kino. Der Leuchtturm des Films wirft sein Licht nicht nur aufs Meer, in erster Linie verwandelt er das Innere des Turms in eine rhythmisch illuminierte Höhle. Mehrmals richtet sich die Kamera auf die Lichtquelle selbst und auf die diese umkreisenden rotierenden Blenden – der Film nähert sich der reinen Abstraktion an, als deren Rückseite sich eine Familientragödie entfaltet. Andere Spuren in diesem geheimnisvollen Film führen zu einem tollwütigen Hund, zu einem frenetischen Volkstanz und zu drei Frauen, die in einem Haus am sicheren Ufer warten und mal ängstlich, mal sehnsuchtsvoll auf den Leuchtturm blicken.

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im Abgeordnetenhaus bereits ein Dringlichkeitsantrag, der Maß und Transparenz bei den Gema-Tarifen fordert, von allen Fraktionen unterzeichnet wurde, fordert nun auch der Chef der Berliner Senatskanzlei Björn Böhning in einem Brief an die Gema ein Überdenken der Pläne und bezahlbare Gebührensätze für die Musikszene. Selbst Bundesfamilienministerin Kristina Schröder zeigt sich im Gespräch mit der Passauer Neuen Presse

besorgt um die Clubkultur: „Die Einnahmeverluste durch illegale Kopien dürfen nicht zulasten von bezahlbaren Freizeitangeboten für Jugendliche wettgemacht werden.“ In der Öffentlichkeit argumentieren Sprecher der Gema fortwährend mit dem Vergleich zu Italien und Frankreich, wo es schon lange üblich sei, dass rund 10 Prozent der Eintrittseinnahmen für Musikrechte abgegeben werden. Allerdings übersteigen die neuen Gema-Ta-

rife 10 Prozent bei Weitem. In einem Schiedsverfahren vor dem Deutschen Patent- und Markenamt wird die Rechtmäßigkeit der Tarifreform derzeit geprüft. Bei einer Onlinepetition gegen die Gema-Tarife haben bereits 200.000 Menschen unterzeichnet. Das Welterbe-Komitee der Unesco hat das Markgräfliche Opernhaus Bayreuth in die Liste einzigartiger Schätze der Menschheit aufgenommen.

Es ist eigentlich eine Anmaßung, zu Beginn des 21. Jahrhunderts eine Akademie zu gründen. Doch was wäre, wenn eine solche Institution nicht den homogen-elitären Kulturbegriff des Nationalstaats, sondern gerade die Diversität der gegenwärtigen Gesellschaft abzubilden und künstlerisch fruchtbar zu machen versucht? Am Wochenende fand in Köln die Gründungsversammlung der „Akademie der Künste der Welt“ (AdKW) statt. Unter der Leitung von Generalsekretärin Sigrid Gareis trafen sich die ersten dreizehn Mitglieder, um das neue Namensungetüm aufs Gleis zu setzen. Zu den Mitgliedern gehören unter anderem der Träger des Friedenspreises des deutschen Buchhandels Liao Yiwu, die indische Dokumentarfilmerin Madhusree Dutta, der samoanische Choreograf Lemi Ponifasio, die deutsche Künstlerin Rosemarie Trockel oder die israelische Kuratorin Galit Eilat. Spannende Namen, doch warum eine Akademie? Die Idee geht auf den Autor und Orientalisten Navid Kermani zurück. Angeregt durch seine Arbeit am Berliner Haus der Kulturen der Welt, machte er 2007 dem früheren Kölner Oberbürgermeister Fritz Schramma den Vorschlag, ein ähnliches Institut am Rhein einzurichten. Es folgte das übliche diskursive Gezerre, bis schließlich ein sogenannter Initiativkreis um Kermani, den Soziologen Mark Terkessidis, den Ethnologen Erwin Orywal und den Kulturpolitiker Jürgen Nord ein Konzept entwickelte. Zu den Aufgaben der AdKW gehört es demnach, die intellektuell träge Stadt künstlerisch und diskursiv stärker in einem globalen Netzwerk zu verorten, das kulturelle Angebot vielfältiger zu machen und zugleich an die demografische Entwicklung mit weit über 30 Prozent migrantenstämmigen Kölnern anzupassen. Dafür verfügt die AdKW über vier Säulen: Ihr werden künftig insgesamt 40 international re-

nommierte Künstler angehören, die Projekte entwickeln sollen. Ein Artists-in-Residence-Programm lädt Stipendiaten für bis zu einem Jahr an den Rhein ein. Es soll Best-Practice-Projekte außereuropäischer Kunst geben, die von Künstlern aus aller Welt vorgeschlagen werden können. Und es wird eine Akademie mit Kölner Jugendlichen geben, die eigene Vorhaben realisieren können. All diese Projekte sollen in Zusammenarbeit mit Kulturinstitutionen der Stadt entstehen. Trotz schlanker Organisationsstruktur der AdKW ohne eigene Ausstellungsräume ist zu bezweifeln, ob das Budget von 1,2 Millionen Euro dafür ausreicht.

Der politische Akzent Ermutigend war bei der öffentlichen Vorstellung der AkademieMitglieder der deutlich politische Akzent. Nicht nur Galit Eilat oder Madhusree Dutta hielten sich mit Kritik an ihren Ländern nicht zurück. Es war vor allem Liao Yiwu, der mit einer Mischung aus Humor und politischer Unnachgiebigkeit Position bezog. Unter Hinweis auf den Film „Das Leben der Anderen“ hob er die deutschen Erfahrungen mit totalitären Staaten hervor. Er selbst habe durch die Kulturevolution keine Chance zu einer normalen Ausbildung gehabt. Als Akademiemitglied sieht es Yiwu, der seit kurzem in Berlin lebt, als seine Aufgabe, „ein anderes, ein realeres Gesicht von China zeigen“. Dieses Gesicht spiegele sich vor allem bei kritischen Künstlern des Untergrunds. Und so schlug er als weiteres Akademiemitglied die Autorin und Journalistin Tsering Woeser vor, die seit Jahren die Tibetpolitik Chinas kritisiert. Mit der Akademie und der Berufung Liao Yiwus ist Köln in wirtschaftlich schwieriger Zeit sicherlich ein Coup gelungen. Ob die angekündigte Niederschwelligkeit programmatisch werden kann oder sich letztlich doch ein narzisstischer Kunst-Elitismus durchsetzt, bleibt zu beobachten. HANS-CHRISTOPH ZIMMERMANN

BERICHTIGUNG Vielen gilt David Lynchs TV-Serie „Twin Peaks“ als am hellsten leuchtender Stern am Mystery-Himmel. Mit den weiteren Serien verdunkelte sich das Krimi-Universum. Der übliche Lauf? Für David Duchovny, der in „Akte X“ den Fox Mulder gab, lief es andersherum: Er spielte schon in „Twin Peaks“. Zu Stardom aber kam er erst mit der Folgeserie.

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