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numero 2 primavera/estate 2005

Michael Moore Discorso di accettazione del premio Oscar per il miglior documentario per «Bowling for Columbine», 2003 On behalf of our producers Kathleen Glynn and Michael Donovan from Canada, I’d like to thank the Academy for this. I have invited my fellow documentary nominees on the stage with us, and we would like to — they’re here in solidarity with me because we like nonfiction. We like nonfiction and we live in fictitious times. We live in the time where we have fictitious election results that elects a fictitious president. We live in a time where we have a man sending us to war for fictitious reasons. Whether it’s the fictition of duct tape or fictition of orange alerts we are against this war, Mr. Bush. Shame on you, Mr. Bush, shame on you. And any time you got the Pope and the Dixie Chicks against you, your time is up. Thank you very much. Jane Fonda Dicorso di accettazione del premio Oscar come migliore attrice per «Klute», 1972 There’s a great deal to say, but I’m not going to say it tonight.

Adua e le compagne • VIP, mio fratello superuomo • Reazione a catena • The Agronomist • The Corporation • Super Size Me • Capturing the Friedmans • Nuit et brouillard • La blessure • Mondovino • The Take • Dracula • Frankenstein • The Wolf Man • My Own Private Idaho • Strangers on a Train • La polizia ringrazia • Il giustiziere sfida la città • Quelli della calibro 38 • Mark il poliziotto • La polizia incrimina, la legge assolve • Squadra volante • Milano odia: la polizia non può sparare • Milano trema: la polizia vuole giustizia • Roma a mano armata • Roma violenta • Napoli violenta • Napoli si ribella • Liberi, armati e pericolosi • ... a tutte le auto della polizia ... • La banda del gobbo • Millions • A Dirty Shame • The Station Agent • Crustacés et coquillages • Inside Deep Throat


SOMMARIO

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SOMMARIO DEL PRIMO NUMERO VENEZIA CITTÀ APERTA Diario dalla sessantunesima Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia SCHEDE DETTAGLIATE SU: I Fratelli Dinamite • Predmestje • Milano calibro 9 • Confituur • Un mundo menos peor • Una de dos • Non si sevizia un paperino • Vera Drake • Le grand voyage • Tout un hiver sans feu • Melncholian kolme huonetta

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VIETATO FUMARE Il cinema da non perdere in sala Millions • A Dirty Shame • The Station Agent • Crustacés et Coquillages • Mysterious Skin • Inside Deep Throat

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NOTHING THAT MEETS THE EYE Patricia Highsmith e il cinema Strangers on a Train

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PIÙ BELLO DI COSÌ SI MUORE Breve introduzione al cinema di genere italiano

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LA POLIZIA INCRIMINA, LA LEGGE ASSOLVE IL POLIZIOTTESCO: cinema reazionario o nuovo western?

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FESTACOLOR Il cinema in casa My own Private Idaho • Adua e le compagne • Reazione a catena • Vip, mio fratello superuomo • Universal Monster Legacy Collection • I ragazzi del massacro • Milano calbro 9 • La mala ordina • Il boss • Killers vs. killers • Colpo in canna • I padroni della città • Gli amici di Nick Hezard • La seduzione • Avere vent’anni • La bestia uccide a sangue freddo • Uomini si nasche, poliziotti si muore • Liberi armati pericolosi

I GENERI DEL CINEMA 01 – La Blaxploitation: le eroine di Jack Hill e Pam Grier SCHEDE DETTAGLIATE SU Coffy • Foxy Brown FESTACOLOR – IL CINEMA IN CASA Bubba Ho-Tep Il cinema di Brian De Palma Il Billy Wilder dimenticato Mariano Laurenti e Sergio Martino Pagine 60 Pubblicazione: novembre 2004 Copyright thèrmos Per richiedere il primo numero scrivete a cinemino@thermos.org

NEO-NEO REALISMO Il cinema torna a raccontare la realtà — Otto opere nuove e meno nuove da vedere o rivedere The Agronomist • La blessure • The Take • Nuit et brouillard • The Corporation • Capturing the Friedmans • Mondovino • Super Size Me

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UOMINI DI CARTA Il cinema da leggere

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LE RASSEGNE DI CINEMINO

EDITORIALE

Rieccoci, dopo un ritardo non previsto. Da questo numero usciremo ogni quattro mesi, con l’obiettivo di arrivare a quattro uscite annuali in seguito. I riscontri al primo numero sono stati in generale positivi (grazie!) ma abbiamo ricevuto anche qualche critica. Ne abbiamo tenuto conto. Tanto per citarne una, c’è chi ci ha chiesto come mai non ci sono le recensioni dei film in sala (anche se nello scorso numero abbiamo parlato di molti film che nelle sale stanno arrivando ora). Non ci facciamo cogliere impreparati: da questo numero inizia la rubrica Vietato fumare, dove segnaliamo alcune pellicole in uscita e che sarebbe bene non perdere. Molti ci hanno poi chiesto cosa significhi il titolo Festacolor utilizzato per la rubrica dedicata al cinema in casa (è il nome di un proiettore per bambini prodotto dalla Herbert negli anni ’70) e c’è chi ci ha chiesto la ragione del nome Cinemino. Quando è nato, Cinemino organizzava proiezioni in luoghi molto piccoli, con la gente costretta a scoprirsi snodata per poter vedere lo schermo. L’origine del nome è semplicemente questa. Ora ci siamo affezionati ed è rimasto. Lasciamoci alle spalle il primo numero e parliamo di questo. Mentre la televisione attuale confonde realtà e «reality» (tentando di connumero 2 – primavera/estate 2005 fondere anche noi), la verità non fa più capolino nemmeno nell’informafranchi 5.50 zione. Ecco perché i documentari appaiono in maniera sempre più massicResponsabile cia sul grande schermo, ottenendo un successo considerevole. È vero che Roberto Rippa (roberto @thermos.org) il cinema, come dice anche Peter Greenaway, è al suo meglio quanto più è artificiale e, effettivamente, la realtà al cinema è comunque mediata dagli Segreteria autori, da come loro vedono le cose e da come scelgono di mostrarle a noi, Luisa De Dominicis è trattato e ritrattato fino ad apparire come il suo autore desidera. Resta il Ideazione e realizzazione grafica fatto che, mediazioni o meno, il cinema è tornato a raccontare con il suo Giorgio Chiappa (giorgio@iorio.ch) linguaggio l’attualità e pare farlo meglio di molti altri mezzi. Noi ne parliamo presentando alcune opere da vedere prossimamente o da recuperaIdeazione e realizzazione grafica sito internet re. Inauguriamo poi una rubrica dedicata all’ormai quasi completamente Donato Di Blasi scomparso, malgrado le recenti rivalutazioni (ma perché mai un film, per essere considerato, deve oggi piacere prima a Tarantino?), cinema italiano Hanno collaborato a questo numero di genere. Partiamo in questo numero dal cosiddetto poliziottesco, in voga Monica Aletti, Donato Di Blasi, Alberto Moretti nei primi anni ‘70 (ma tuttora largamente saccheggiato) e sintomatico di Un grazie particolare a un certo cinema artigianale che si è ormai perso, soffocato dalla televisioRe.set, Monica Aletti, ne. Ne tracciamo la storia sommaria e indichiamo quelli che, secondo noi, Emanuela e Franco De Sprito sono i titoli più rappresentativi. Poi trattiamo di Patricia Highsmith, scritPer informazioni, offerte di collaborazione, comtrice non allineata di gialli, e del suo – frequente – rapporto con il cinema. menti, critiche e per iscriversi alla mailing list di Concludiamo con diverse segnalazioni di DVD e libri da non perdere. cinemino scrivete a cinemino@thermos.org Purtroppo, la rete di vendita di Cinemino è ancora molto limitata, ci abbiamo provato ma è meno facile di quanto sembri. Se conoscete Potete sostenere cinemino facendo una sottoscrizione. Per informazioni, visitate la pagina librerie e edicole interessate, fatecelo sapere (o segnalate noi a loro) e prov«sottoscrizioni» del sito internet. vederemo a contattarle. Troverete la lista aggiornata dei punti vendita nel nostro sito (www.thermos.org/cinemino). cinemino è un progetto di Da parte nostra, vi invitiamo ancora a collaborare. InviateThèrmos Associazione Culturale Casella postale 4559, 6904 Lugano ci scritti, opinioni, recensioni, articoli attraverso il nostro indirizzo cinemino@thermos.org (cinemino@thermos.org), Cinemino vuole essere uno spazio aperto. Stiawww.thermos.org/cinemino mo anche iniziando ad allestire la biblioteca di Cinemino, con pubblicazioni sul cinema da poter prendere a prestito. Se volete aiutarci regalandoci Le fotografie utilizzate per questo numero sono state scaricate da Internet o sono immagini distrilibri o riviste sul cinema, che magari non leggete da tempo e non vi servono buite per la stampa. Chiunque potesse avvalersi più, contattateci. Grazie. Non dimenticate le nostre rassegne che si tengodel diritto d’autore è pregato di annunciarsi. Tutti i no, con ingresso gratuito, presso il club Living Room di Lugano di mercotesti contenuti in Cinemino sono coperti dal diritledì. Il programma è a pagina 65. to d’autore e ne è vietata la riproduzione, anche parziale, se non autorizzata esplicitamente. Arrivederci a fine settembre e buona lettura. 3


Mondovino

NEO-NEO REALISMO

Il cinema torna a raccontare la realtà — Otto opere nuove e meno nuove da vedere o rivedere di Roberto Rippa Non c’è dubbio che il documentario, da tempo prodotto destinato alla televisione, stia riappropriandosi delle sale cinematografiche. E non solo: lo sta facendo ottenendo incassi notevoli, occupando i primi posti delle classifiche dei film più visti. Il motivo non è difficile da ricercare: le grandi reti televisive mondiali, presenti ormai in ogni Paese (vedi Sky in Italia), saranno anche sinonimo di ricchezza nell’offerta ma non sono certo campionesse di obiettività visto che i loro proprietari, ben consapevoli del loro potere persuasivo presso il pubblico, le usano come vere e proprie armi di convinzione o dissuasione. Sempre più difficile dunque poter assistere a documentari, o a programmi di informazione in generale, che parlino in maniera spassionata di una persona o di un prodotto se questi sono inserzionisti della rete: potrebbero ritirare la loro pubblicità, con conseguenti perdite miliardarie. Del resto la televisione è ormai un’arma politica di enorme efficacia. Lo si può vedere in Italia, dove un ambizioso uomo d’affari dal passato non proprio adamantino diventato curiosamente capo del governo, è riuscito a convincere metà popolo delle malefatte del partito comunista in anni e anni di governo (quando il partito comunista in Italia è stato al governo unicamente nella prima legislatura dopo la proclamazione della Repubblica) o negli Stati Uniti, dove della guerra del Golfo e di quella in Irak si è visto fondamentalmente quello che le molte reti filo-governative volevano si vedesse, stranamente non la realtà. Il cinema torna ad essere quindi un luogo di libertà di espressione, un luogo in cui i condizionamenti del potere non riescono a giungere. Vero? non proprio: girare un film rimane, a dispetto della libertà concessa dalle tecnologie digitali, costoso e impegnativo. Il film di Michael Moore Fahrenheit 9/11, 1 che 1 il film, secondo Box Office Mojo, ha incassato all’ottobre 2004 più tentava di rompere le uova nel paniere del candidato alla seconda elezione Geordi 200 milioni di dollari. Celsius ge W. Bush mediante l’esposizione delle sue vere intenzioni e delle sue, non po41.11: the Truth Behind the Lies che, malefatte, ha causato una frattura tra le compagnie produttrici Disney, timoof Fahrenheit 9/11, film del 2004 di Kevin Knoblock che tenta di rirosa di perdere gli sgravi fiscali concessi proprio dal governo Bush, e la Miramax voltare le tesi dimostrate nel film dei fratelli Weinstein, ben consapevoli del potenziale economico della pellicola. di Moore, oltre ad essere stato Il film in questione non ha certo cambiato il destino dell’elezione, come avrebmassacrato dalla critica, ha incasbe voluto il suo autore (e noi con lui), ma certamente qualche coscienza l’avrà sato 93’000 dollari, non proprio un successo. smossa, se non nella già ben consapevole Europa, nei meno informati Stati Uniti. E sembra essere proprio Michael Moore ad avere dato la stura alla nuova on4

2 Michael Moore, negli Stati Uniti, è famoso anche per le serie televisive TV Nation (1994-1995) e The Awful Truth (1999), dove sbeffeggiava industrie del tabacco, assicurazioni e istituzioni con il suo caratteristico stile.

data di documentari che sono giunti o giungeranno sul grande schermo. Il suo Bowling for Columbine del 2002 è stato visto da milioni di persone in tutto il mondo, sia prima che dopo l’ottenimento del premio Oscar come migliore documentario, e ha avuto l’indiscutibile merito di raccontare l’America che Hollywood e i media in genere preferiscono tenere nascosta: quella un po’ becera, quella spaventata dalla regressione economica, quella tenuta schiava di bassi salari, nemmeno sufficienti per vivere, ignorante tanto da temere chiunque abbia una anche solo leggera parvenza di diversità. E altrettanto bene aveva fatto ancora prima con Roger & Me (1989), feroce documentario sulla crisi economica della cittadina di Flint nel Michigan, città natale di Moore, nel momento in cui la General Motors decide di chiudere una sua fabbrica, unica fonte di sostentamento dell’intera popolazione, per spostarla in Messico, dove la manodopera costa meno. Michael Moore è solo il capostipite 2 dell’attuale ondata di documentari che invade le sale. Le nuove tecnologie digitali, che per quanto costose lo sono immensamente meno rispetto al girare in pellicola, hanno infatti permesso potenzialmente a tutti di dare forma filmica a un’idea, anche solo per ottenere finanziamenti per realizzarla poi in modo più sofisticato. Questo fa sì che gli autori riescano talvolta a sfuggire al controllo delle grandi compagnie cinematografiche, spesso impegnate in ragionamenti di tipo esclusivamente utilitaristico. Naturalmente è sempre bene accantonare l’idea che un documentario realizzato per il cinema sia più obiettivo. Il cinema stesso, e sono gli autori e i critici più blasonati a ricordarlo, è e deve rimanere il luogo della finzione, dove ogni immagine montata è scelta accuratamente a dispetto di altre e ogni riga di testo è letta o recitata per un motivo preciso. Almeno in questi casi il condizionamento sarà quello ideologico personale e non altro. Abbiamo scelto di presentarvi alcune pellicole che sullo schermo sono già giunte, si accingono a farlo o che vanno assolutamente recuperate in DVD. I temi spaziano dalla moderna alimentazione alla politica, dalle lotte in atto tra grandi e meno grandi aziende vinicole all’olocausto. L’argomento non si esaurisce comunque qui: ci torneremo infatti già dal prossimo numero, anche in considerazione di un’iniziativa che Cinemino intende lanciare.

The Corporation

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THE AGRONOMIST Il ritratto di un uomo scomodo nella moderna Haiti Jonathan Demme è un regista anomalo: nato nella «factory» di Roger Corman (Caged Heat, 1974, con Pam Grier) e quindi autore di enormi successi hollywoodiani come The Silence of the Lambs (Il silenzio degli innocenti, 1991), Philadelphia (Id.,1993), Married to the Mob (Vedova ma non troppo, 1988), Something Wild (Qualcosa di travolgente, 1986) e del più recente rifacimento di The Manchurian Candidate (Id., 2004) è sempre riuscito a mantenere, a dispetto degli ultimi titoli citati e di un Oscar (per The Silence of the Lambs), un’aura da regista indipendente. Qui firma, curiosamente trattandosi di una biografia filmata, la sua opera probabilmente più personale. The Agronomist segue la vicenda di Jean Dominique (1931-2000), diplomato in agronomia e giornalista per scelta, un uomo coraggioso in un Paese in cui il coraggio di esprimere le proprie idee può costare la vita. Il film di Jonathan Demme lo mostra impegnato nel dire la sua verità da una radio di Haiti, l’unica non controllata dal potere. Risulta immediatamente chiaro – è solo questione di tempo – che il potere tenterà di farlo tacere nell’unico modo possibile: uccidendolo. Del resto, il dissenso non può essere tollerato in una nazione che nasconde i suoi meccanismi di potere dietro la segretezza più assoluta per salvaguardarli. Ciò che sorprende è piuttosto quanto a lungo Dominique sia riuscito a fare sentire la propria voce attraverso la sua Radio Haiti Inter. Parte fondamentale del suo successo dipende dal fatto che si esprimeva in creolo, la lingua del popolo, dei poveri, anziché in francese, la lingua dei padroni. Demme, che dell’arte e della cultura di Haiti si è fatto in più di un’occasione promotore, trova in Jean Dominique e in sua moglie, Michele Montas, soggetti che bene di prestano a raccontare l’agonia della lotta di Haiti. La pellicola si addentra in ore e ore di conversazioni filmate dal 1991 al 2000, anno in cui Dominique è stato ucciso. THE AGRONOMIST Il film ha inizio con la destituzione del presidente Jean-BeUSA, 2002 trand Aristide nel 1991 e segue i Dominique nel loro esilio a New Regia York, esilio che avrà fine con il ritorno di Aristide al potere. Si osserva Jonathan Demme come Dominique, inizialmente suo sostenitore, diventi critico nei suoi confronti. Montaggio Dominque appare come un uomo destinato a diventare un Lizi Gelber, Bevin Mcnamara eroe in quanto la sua natura non gli avrebbe permesso nulla di meno. Musica Gli studi in agronomia lo portano dapprima ad opporsi alle regole per Wyclef Jean, Jerry Wonda la riforma agraria, quindi apre un cinema a Port au Prince, presto chiuDuplessis so per volere del dittatore Papa Doc Duvalier in seguito alla proiezione di Nuit et Brouillard di Alain Resnais (il bellissimo documentario Prodotto da del regista francese sul nazismo, di cui trattiamo più avanti. Perché il Jonathan Demme, Peter Saraf, dittatore non lo abbia apprezzato non è difficile da immaginare). L’avBevin Mcnamara vento al potere del prete ribelle Aristide sembra promettere un netto Interpreti principali cambiamento nel Paese, ma presto anche lui si conforma ai metodi di Jean Dominique, Michele Montas coloro che ha rimpiazzato. In una sequenza del film, Dominique sfida Aristide con interrogativi precisi ottenendo in risposta la reiterazione Dove vederlo? dello stesso unico, incomprensibile concetto, come se, più che sfuggirNel bel DVD (etichetta New Line) le, egli non fosse in grado di capire le domande. I coniugi Dominique regione 1 in uscita il prossimo sono persone dotate di grande cordialità ed energia, tanto impegnati giugno 6

nella loro lotta da trascurare i rischi che corrono nel sostenerla. I loro discorsi al popolo, nella sua lingua, li espongono a più di un pericolo: in un Paese che ha le sue fondamenta nella menzogna, la verità è un esercizio che non può essere tollerato. Radio Haiti diventa obiettivo di aggressioni in più di un’occasione e la camera di Demme non trascura di riprendere i segni dei proiettili sui suoi muri esterni, testimonianze del tentativo di intimidire i sovversivi. La stazione radio continua la sua informale programmazione, fatta di musica, notizie locali e opinioni politiche fino a quando il governo la chiude. Il 3 aprile del 2000, Dominique viene ucciso a colpi di pistola all’uscita dell’emittente. Sapeva Jean Dominique che sarebbe stato ucciso? chi può dirlo, il Paese era in tumulto, e la condotta degli Stati Uniti ben poco ha fatto per evitarlo. La scelta più tranquilla per Dominique avrebbe potuto essere quella di ritornare in esilio a New York e da lì proseguire la lotta. Ma non lo fece. Il suo parlare chiaro lo mostra come un uomo ragionevole incapace di dire cose non ragionevoli. Un uomo coerente con i suoi principi. Una volta zittito nell’unico modo che una dittatura conosce, la morte, sua moglie Maria riprende a trasmettere dalla radio dicendo che non è morto, che il suo spirito è ancora vivo, ma il film rivela una Haiti capace di uccidere anche lo spirito. Demme sposta il suo punto di vista dal racconto della corruzione del potere a un inno alla gioia della libertà di espressione, alla forza di un uomo che ha amato il suo Paese fino a donare alla causa della libertà la sua stessa vita. Il documentario si conclude con una scena in cui Michèle Montas trasmette la registrazione dell’ultima trasmissione del marito. Ho avvicinato Jean Dominique nel 1991 per proporgli un documentario biografico come pretesto per conoscere meglio questo uomo soprendente che avevo incontrato un’unica volta in precedenza. Era in esilio ed annoiato e accettò. Diventammo amici. La sua vita così come la sua visione di una Haiti democratica vennero spazzati via dagli sconvolgimenti in atto nel suo Paese nel corso del seguente decennio. Questo film è un tributo a un grande uomo e ai suoi sogni irrealizzati. Jonathan Demme, 12 agosto 2003 Il film comprende sequenze tratte dal documentario su Jean-Bertrnd Aristide Haiti: Killing the Dream (1992, regia di Katharine Kean e Rudi Stern). La musica energica di Wyclef Jean e Jerry «Wonda» Duplessis contribuisce a mantenere un tono distaccato da rabbia e frustrazione. (rr) 7


HAITI: UNA BREVE CRONOLOGIA a cura di Donato Di Blasi

1492 1494

Cristoforo Colombo sbarca il 6 dicembre sull’isola che verrà chiamata Hispaniola. La popolazione di Hispaniola conta 3.352.300 abitanti. Nel giro di cinque anni dallo sbarco la popolazione di Hispaniola viene dimezzata. 1501–09 Durante il governatorato di Nicolàs de Ovando gli Indios lavorano in modo massacrante nelle miniere d’oro. 1510 La popolazione di Hispaniola conta 147.700 abitanti. 1550 La scoperta del Perù e del Messico attira i conquistatori che lasciano l’isola, la maggior parte della popolazione è ormai costituita da schiavi neri (circa 13’000). 1640 I pirati francesi si impadroniscono dell’isola della Tortuga. 1667 Fondazione, da parte dei francesi, della città di Port de la Paix. 1697 La Spagna cede alla Francia la parte occidentale dell’isola che viene chiamata Saint Dominique. 1700 Nel corso del XIII secolo imprenditori francesi incrementano l’importazione di schiavi. 1794 Abolizione della schiavitù da parte della Francia. 1795 Con il Trattato di Basilea, la Spagna cede alla Francia la parte orientale dell’isola. 1801 Toussaint Louverture, medico nero, viene nominato governatore di tutta la colonia. 1804 Indipendenza di Haiti dopo la vittoria degli ex schiavi contro le truppe francesi di Napoleone. 1825 Carlo X di Francia riconosce la sovranità di Haiti in cambio del pagamento di 90 milioni di franchi oro. 1822–44 Haiti occupa anche la parte orientale dell’isola (attuale Rep. Dominicana). 1915–34 Occupazione dell’isola da parte delle truppe americane. 1957 Francois Duvalier, detto «Papa Doc», s’impadronisce del potere con l’appoggio del l’esercito e degli Stati Uniti. 1964 Francois Duvalier si proclama Presidente a vita. E’ l’inizio di una delle dittature più feroci del continente americano. 1970 Negli anni ’70 circa 300 società americane impiantano ad Haiti piccole e medie manifatture. 1971 Alla morte di Duvalier il figlio, Jean Claude «Baby Doc» succede, 19enne, al padre e ne continua le gesta. 1986 Cacciata di Duvalier, che si rifugia in Francia, a seguito di sommosse popolari. 1990 Jean-Bertrand Aristide, il curato delle bidonvilles, è eletto presidente con quasi il 70% dei voti. La Chiesa ne condanna l’interventismo politico e lo esclude. 1991 Un sanguinoso colpo di Stato costringe Aristide a rifugiarsi neAttualmente l’80% della popolazione di Haiti gli Stati Uniti. vive sotto la soglia di povertà, l’analfabetismo 1994 Sotto la presidenza Clinton lo sbarco di truppe americane ristaè stimato intorno al 60% e più del 5% dei suoi bilisce Aristide nelle sue funzioni. abitanti sono affetti da AIDS. 1996 Alla fine del suo mandato Aristide è sostituito da un suo familiaPortale generale su Haiti re, Renè Preval. http://www.lanic.utexas.edu/la/cb/haiti 2000 Aristide viene rieletto in elezioni a dir poco irregolari e reinstaura la dittatura. Webzine specializzata sull’attualità haitiana 2003 Si scatena nell’isola la ribellione armata contro Aristide. http://www.wehaitians.com 2004 Il primo gennaio iniziano i festeggiameti per i duecento anni della Letteratura haitiana propria indipendenza. Il 29 febbraio i ribelli raggiungono Port au http://www.lehman.cuny.edu/ile.en.ile/haiti/ Prince e prendono il potere acclamati dalla popolazione. Il 17 marzo paroles.html il presidente provvisorio Gerard Latortue forma il nuovo governo. Il principale settimanale haitiano 2005 Il presidente Latortue ha promosso per quest’anno nuove elezioni. http://www.haitiprogres.com/index.html Agenzia stampa haitiana http://www.ahphaiti.org

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LA BLESSURE Il raro racconto in prima persona dei nuovi schiavi d’Europa, utili all’economia, invisibili alle autorità La ferita del titolo è quella che la PAF (Police de l’air et des frontières) procura alla giovane Blandine all’aeroporto Roissy-Charles De Gaulle mentre tenta di resistere al rimpatrio forzato a Kinshasa ma è anche quella di tutta una comunità, quella dei sans papiers (carne da sfruttare – in fondo aiutano l’economia con il loro lavoro non riconosciuto – senza che vengano concessi loro in cambio nemmeno i benché minimi diritti civili) in Francia (e, LA BLESSURE ovviamente, non solo), clandestini privati di ogni diritto, anche il più Belgio-Francia, 2004 elementare, di lavoro e di cittadinanza. Regia Blandine (Amadou Diallo-Jalloh) giunge all’aeroporto di PaNicolas Klotz rigi per ricongiungersi al marito Papi (Adam Doumbia). Malgrado la sua richiesta di essere accolta come richiedente l’asilo, viene sbattuta in Soggetto una cella con altri suoi connazionali e nulla può suo marito, che la cerca Elisabeth Perceval agli arrivi ottenendo risposte disinteressate e fuorvianti. Un impiegato Fotografia del Ministero degli Affari Esteri, colto da pietà, la salverà dalla situaHélène Louvart zione riuscendo a renderla libera di andare ad abitare in una casa occupata da altri richiedenti l’asilo e clandestini. Scioccata dall’accoglienza, Montaggio piegata dalla scarsità di cibo e mezzi di sostentamento in genere, BlanRose-Marie Lausson dine farà fatica anche solo a parlare, figuriamoci alzarsi dallo sporco Interpreti principali materasso su cui trascorre, depressa, il suo tempo. Adama Doumbia, Amadou Klotz, per raccontare la realtà di una comunità sempre più nuDiallo-Jalloh trita, si basa sul libro omonimo di Elisabeth Perceval. Le implacabili sequenze che gira sono filmate con camera fissa per evitare di manipolare Come vederlo? la violenza. «Il cinema ritrova la sua necessità, la televisione non mostra La blessure, prodotto dal dipartipiù nulla. Dissimula di continuo il mondo imponendo il suo commenmento fiction di Arte, è uscito il 6 to, la sua compassione. Corre solo verso ciò che le conviene: i soldi o le aprile in Francia. voci elettorali» (Nicolas Klotz, Première, aprile 2005, pag. 22). Per poter girare le immagini, Klotz ha sottoposto alle autorità Il libro su cui si basa è La blessure, di Elisabeth di Roissy un soggetto addolcito sì, ma privo di ambiguità. I suoi attori, Perceval, Arte Editions. allora tutti in una situazione di illegalità, qualcuno tra loro ha ottenuto Informazioni sulla situazione in Svizzera e in Ticino in seguito lo status di rifugiato politico, non recitano. Dietro a Blandihttp://www.senzavoce.ch ne e suo marito ci sono gli altri, tutti gli altri, a raccontare la loro condi(Movimento dei Senza Voce) zione di persone rese «invisibili» dalla loro non esistenza ufficiale. Attualità sui movimenti dei sans papiers in Vero e proprio schiaffo alla nostra società, il film continua Francia e Europa http://pajol.eu.org ben oltre le sue due ore e quaranta di durata. (rr) 9


ARGENTINA: BREVE CRONOLOGIA DI UN CROLLO

THE TAKE All’alba del clamoroso quanto previsto crollo economico dell’Argentina nel 2001, la classe media del Paese si ritrova in un paesaggio fantasma fatto di fabbriche abbandonate e disoccupazione di massa. Alla periferia di Buenos Aires, un gruppo composto da trenta ex operai di una fabbrica di parti meccaniche per automobili, la Forja San Martin. Martin, entrano nella fabbrica e la occupano. La Forja San Martin è fallita a causa del suo stesso proprietario, amico di Carlos Menem e poco attento ai bisogni sociali e salariali dei suoi operai, e tutto ciò che gli operai vogliono è far ripartire la produzione, ispirati dal successo delle analoghe iniziative nella fabbrica tessile Brukman e della fabbrica di ceramiche Zanon in Patagonia. Gli operai iniziano un braccio di ferro con banchieri, avvocati, giudici, creando una rete di mobilitazione tra il movimento degli occupanti. L’atto di riappropriarsi autonomamente del diritto al lavoro ha il valore di uno sconvolgimento alla struttura stessa della globalizzazione. Il regista e produttore Avi Lewis con sua moglie Naomi Klein, autrice del libro manifesto No Logo, portano gli spettatori all’interno di questa lotta, il cui fine ultimo è quello del recupero della dignità. Il documentario, dalla forma ingenua ma dal contenuto energico e pregnante, è stato presentato alla sessantunesima Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia. Non pare essere programmata una sua uscita in Svizzera. È disponibile in DVD solo in Canada (www.HelloCoolStuff.Com/TheTake). (rr) THE TAKE Canada, 2004 Regia Avi Lewis Scritto da Naomi Klein Fotografia Mark Ellam

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In Argentina 200 fabbriche sono state riprese dai loro operai. È incredibile. E questo fenomeno è stato quasi completamente ignorato dai media. Nessuno parla del fatto che i partiti di sinistra hanno preso il potere in America Latina, che il neoliberismo è stato rifiutato ovunque. (…) Guardate ciò che accade in Bolivia, in Venezuela, in Uruguay, Paesi dove si può parlare di presa del potere da parte del popolo. Naomi Klein

1946 Il generale Juan Domingo Perón viene eletto presidente. I suoi primi impegni sono quelli di favorire il controllo dell’economia interna a sfavore dell’apertura della stessa a capitali esteri. Anche la moglie del presidente, Eva Duarte de Perón (detta, come tutti sappiamo, Evita), è una figura molto popolare: si fa voce del popolo meno fortunato e lotta per il diritto al voto da parte delle donne. Lo otterranno nel 1947. 1955 Perón viene estromesso da un colpo di stato militare dopo avere scatenato l’ira dell’élite dei possidenti terrieri argentini. Viene costretto all’esilio in Spagna. 1973 In Argentina si tengono le prime elezioni libere dopo 10 anni. Il conseguente ritorno di Perón provoca un massacro all’aeroporto Ezeiza di Buenos Aires ad opera di esponenti della destra del Paese. 1974 Luglio Juan Domingo Peró muore e sua moglie gli succede alla guida del Paese. Il suo periodo al potere dura poco anche a causa dell’ascesa del potere politico delle forze armate e delle squadre della morte, che hanno come obiettivo principale attivisti, politici e scrittori della sinistra. 1976 Marzo Un nuovo colpo di stato militare stringe d’assedio il Paese. Nel corso dei seguenti sei anni, il governo militare uccide e fa sparire oltre 30’000 argentini, per lo più studenti e attivisti. Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) finanzia la giunta militare con prestiti di miliardi di dollari. Le regole economiche create per favorire lo sviluppo interno vengono annullate in favore dell’apertura del Paese agli investimenti esteri. 1983 I militari argentini devono fronteggiare una solenne sconfitta da parte degli Inglesi nella guerra per il controllo delle isole Falkland/Malvinas. Il regime militare, logorato da scandali e corruzione, perde il potere a causa delle sommosse popolari. Si prepara il terreno per una transizione graduale a regole democratiche. La nuova democrazia soffre il fardello di un debito pubblico pari a 45 miliardi di dollari, più di cinque volte superiore a quanto il debito ammontasse al momento dell’insediamento del regime militare nel 1976. 1989 Carlos Menem vince le elezioni presidenziali grazie a un programma di stampo peronista che ha come intento quello di ricostruire l’economia interna. Una volta insediatosi fa però una brusca svolta, da lui definita «un intervento chirurgico senza anestesia», aprendo al FMI, alla Banca Mondiale. Parte un progetto di privaPer saperne di più sulla situazione della dittatizzazioni e la deregolamentazione dei cambi, che porta il Peso ad tura militare argentina essere equiparato al dollaro. La disoccupazione passa dal 6% al – Garage Olimpo, 1999, regia di Marco Bechis, presentato da Cinemino nel gennaio 2004 18%. Il debito pubblico cresce costantemente, gli scandali politici all’interno della rassegna «Difficili convivenze si succedono a ritmo vertiginoso ma il FMI e la Banca Mondiale – il cinema del conflitto» e reperibile in DVD. continuano a prestare al Paese decine di miliardi di dollari. 1999 Fernando de La Rua viene eletto presidente grazie a una camPer saperne di più sul momento del crollo economico dell’Argentina nel 2001 e sulle pagna basata sulla lotta alla corruzione. Nel corso del suo breve reazioni allo stesso mandato, però, fa ben poco per ribaltare la fallimentare politica – Colectivo Situaciones (a cura di), economica di Menem. Piqueteros- La rivolta argentina contro il 2001 Ottobre La fabbrica di ceramiche Zanon, in Patagonia, viene ocneoliberismo, 2003, Ed. DeriveApprodi – Una de dos, 2004, regia di Alejo Taube cupata dai suoi operai licenziati. (vedi scheda su Cinemino numero 1, pag. 38) 18 dicembre Una fabbrica di capi di abbigliamento di Buenos Aires, la Brukman, viene abbandonata dai suoi proprietari e ocPetizione a sostegno degli operai della Zanon cupata dagli operai. http://www.hellocoolworld.com/thetake/ grassroots/action/urgent/index.htm 19 dicembre La situazione in Argentina esplode: dopo che le banColectivo Situaciones che hanno iniziato a negare l’accesso ai loro conti agli Argentini, http://www.situaciones.org/ scoppiano le rivolte. Negozi di alimentari vengono assaltati in Asociación Madres de Plaza de Mayo tutto il Paese in quanto la gente non ha soldi per acquistare cibo. http://www.madres.org/ Indymedia, sezione dedicata alle lotte dei Il presidente De la Rua istituisce il coprifuoco e dichiara lo stato lavoratori argentini d’assedio. Milioni di Argentini disobbediscono: Plaza de Mayo e http://argentina.indymedia.org/features/ le strade delle città sono invase dal popolo che canta «Que se vatrabajadores yan todos!». La polizia uccide più di 25 persone in tutto il Paese Il sito degli operai della Zanon http://www.obrerosdezanon.org/ ma le radici di una nuova resistenza sono già poste. 11


NUIT ET BROUILLARD un maestro della nouvelle vague al servizio della mai sopita tragedia del secolo scorso Non esiste nella storia del cinema un film che riesca a trattare il tema dell’Olocausto in modo più definitivo dell’opera di Alain Resnais e questo malgrado la sua breve durata, 32 minuti per l’esattezza, 32 minuti in cui ogni singola immagine ha una forza ineguagliabile. Alternando immagini dei campi di concentramento vuoti e già cadenti nel 1955 a immagini degli stessi in piena attività pochi anni prima, Resnais pare voler ragionare sulla continuità di quello stato, come se la situazione non avesse mai avuto fine. Resnais è un maestro assoluto nel creare una poetica visiva mostrandoci le immagini più attuali, in cui la morte e la disperazione si percepiscono ancora benissimo a dispetto del fatto che i luoghi sono deserti, per poi accoltellarci alle spalle con la visione delle vittime ancora prigioniere e, soprattutto, con sempre più pressanti domande cui è difficile rispondere ancora oggi, a distanza di decenni. Il regista utilizza lunghe e lente riprese per introdurci nell’ambientazione di tipo rurale del paesaggio più recente mentre una voce, quella del sopravvissuto Michel Bouquet, discute della progettazione dei campi, della loro costruzione e dell’evoluzione della loro cultura decisamente gerarchica. Guardie e comandanti vivono come aristocratici mentre i kapò, brutali criminali, gestiscono le attività, o meglio le vite, degli ospiti secondo regole che nulla hanno di umano. I comandanti ascoltano musica classica e gestiscono improvvisati bordelli le cui animatrici sono ospiti, già condannate, nutrite meglio di altre. E mentre trascorrono così le loro giornate, costruiscono camere a gas di spaventosa efficienza. L’unione tra immagini d’archivio in bianco e nero con immagini più recenti e a colori dei campi ormai deserti, Resnais sembra suggerire con quanta facilità siamo portati a rimuovere un orrore ancora presente. Le costruzioni, per quanto cadenti, sono ancora in piedi e la vita, nei dintorni, prosegue. Sarebbe facile usare questa come prova dell’elasticità dell’animo umano, capace di rimuovere per sopravvivere, ma Resnais NUIT E BROUILLARD evita l’approccio sentimentale al problema. La sua preoccupazione è Francia, 1955 unicamente quella relativa all’incapacità dell’uomo di imparare dalle proprie tragedie, di imparare qualcosa di fondamentale sulle regole che Regia stabiliscono i rapporti tra persone in questo mondo. Sembra quasi di Alain Resnais sentirlo chiedersi se i campi rappresentino oggi la memoria di una traTesti gedia che tocca ogni singolo essere umano o al contrario la sua banaJean Cayrol lizzazione. In un mondo in cui, processi di Nürenberg a parte, la questioMusiche originali ne delle responsabilità rimane tutta aperta, i genocidi sono continuati o Hanns Eisler ancora continuano in posti come la ex Yugoslavia, il Rwanda e la LibeFotografia ria e Dio solo sa in quanti altri senza che nemmeno lo si sappia. Ghislain Cloquet, Sacha Vierny Resnais non ci porta unicamente a inginocchiarci di fronte al dovuto e ovvio orrore per l’olocausto bensì ci inchioda – tutti, nessuno Montaggio escluso – alle nostre responsabilità, anche se quell’orrore non lo abbiaAlain Resnais (non accreditato) mo voluto né vissuto. Voce narrante Alain Resnais declinò inizialmente la proposta di realizzare Michel Bouquet quello che sarebbe stato il suo primo documentario, ma cambiò idea quando il sopravvissuto all’olocausto Jean Cayrol accettò di scrivere Come vederlo? il testo recitato dall’altro sopravvissuto Michel Bouquet ad accompaNell’ottimo DVD (etichetta Critegnare le immagini. rion Collection) regione 1 (titolo: Soprprende che la visione di questo film non faccia parte del Night and Fog). Extra: estratti di programma della scuola dell’obbligo, in quanto le domande che pone un’intervista audio con il regista, nuovo saggio di Phillip Lopate, sag- non si limitano all’evento storico bensì scavano nella profondità dell’animo umano. (rr) gio sul compositore Hanns Eisler. 12

Alain Resnais, nato nel 1922, influente regista appartenente alla «nouvelle vague» francese, gira il suo primo film amatoriale in 8 mm all’età di quattordici anni. Studia presso l’Institut des Hautes Etudes Cinématographiques di Parigi e inizia la sua carriera nel cinema con una serie di cortometraggi dedicati ad artisti (Van Gogh 1947, Gauguin e Guernica, entrambi del 1950) e realizzati nell’immediato doPer approfondire l’argomento, ci sentiamo di conpoguerra. Seguono Nuit et Brouillard e, nel 1958, Le Chant du Styrene, sigliarvi i seguenti libri: visione poetica di una fabbrica di plastica. – Giorgio Aganben Quel che resta di Auschwitz. L’archivio e il Il suo primo lungometraggio in 35mm, Hiroshima, mon amour, risale al testimone Bollati Boringhieri, Torino 1959. Il film, scritto da Marguerite Duras, narra dell’unione amorosa tra – Hanna Arendt un’attrice francese e un architetto giapponese, deviando totalmente dalla La banalità del male Feltrinelli, Milano struttura narrativa e temporale classica e unendo soluzioni provocatorie a Le origini del totalitarismo Edizioni di Comunità, Milano uno stile visuale sofisticato. – Etty Hillesum Segue L’année dernière à Marienbad (1961), in cui un uomo e una donna Diario 1941-1943 Adelphi, Milano si incontrano in un luogo di villeggiatura dove potrebbero o non potrebbeLettere 1942-1943 Adelphi, Milano ro essersi conosciuti, e avere avuto una storia, in passato. Il film, che esa– Imre Kertész Essere senza destino Feltrinelli, Milano mina la natura della memoria, risulta ancora capace di provocare reazioni Liquidazione Feltrinelli Milano discordanti. – Claude Lanzmann Le realtà politiche dell’Europa del XX secolo unitamente al tema del Shoah Bompiani, Milano tempo e del ricordo sono trattati in Muriel (1963) e La Guerre est finie Un vivo che passa, Auschwitz 1943 – Theresienstadt 1944 Cronopio, Napoli (1966). Providence (1977), primo film inglese del regista, tratta di uno – Primo Levi scrittore morente. Resnais torna nel 1980 con Mon oncle d’Amerique, in Se questo è un uomo Einaudi, Torino cui scruta le connessioni tra tre persone attraverso le teorie del biologo La tregua Einaudi, Torino francese Henri Laborit. Dopo alcune prove accolte meno bene negli anni I sommersi e i salvati Einaudi, Torino – Francesco Monicelli, Carlo Saletti ’80, Resnais torna agli antichi fasti con Smoking/No Smoking (1993), baIl racconto della catastrofe. Il cinema di fronte sato sulla commedia Intimal Exchanges di Alan Ayckbourn, e con On conad Auschwitz Cierre Edizioni, Verona naît la chanson (1997), in cui i rapporti tra i personaggi sono regolati nei – Wilhelm Reich dialoghi da estratti di canzoni francesi. Psicologia di massa del fascismo SugarCo, Milano Pas sur la bouche (2003) è a tutt’oggi il suo ultimo film. – Curato da Carlo Saletti Testimoni della catastrofe. Deposizioni di prigionieri del Sonderkommando ebraico di Auschwitz-Birkenau (1945) Ombre Corte, Verona – Simon Wiesenthal Il girasole. I limiti del perdono Garzanti, Milano – Annette Wieviorka Auschwitz spiegato a mia figlia Einaudi, Torino L’era del testimone Raffaello Cortina, Milano

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THE CORPORATION ossia come l’industria condiziona e regola la nostra vita senza che ce ne accorgiamo troppo Centocinquanta anni fa l’industria era un’entità relativamente priva di significato. Oggi è una presenza chiara, importante e invasiva nelle vite di tutti noi. Come la Chiesa, la monarchia, il partito comunista in altri tempi, le multinazionali sono l’istituzione dominante del nostro tempo. Ma la storia, si sa, umilia sempre le istituzioni dominanti. Tutto è stato spezzato, ridimensionato o assorbito in un ordine di tipo diverso ed è improbabile che possa essere l’industria a sfidare la storia. In questo documentario complesso, esaustivo e anche divertente, il co-regista Mark Achbar (già autore di Manufacturing Consent: Noam Chomsky and the Media) si unisce a Jennifer Abbott e allo scritTHE CORPORATION tore Joel Bakan nell’esaminare le ripercussioni del sempre crescente Canada, 2003 strapotere delle multinazionali sulla società. Basato sul libro di Bakan Regia The Corporation: the Pathological Pursuit of Profit and Power, il film Jennifer Abbott, Mark Achbar è «un’indagine critica e puntuale che invita i manager delle multinazionali, i guru della finanza, le spie industriali ad una sfida nel rivelare i Soggetto e testi giochi segreti delle aziende, le strategie segrete e i possibili sviluppi», Jennifer Abbott, Mark Achbar, come la produzione introduce il film alla stampa. Harold Crooks Ci sarebbe poco da aggiungere se non che il documentario Principali intervistati presenta molti aspetti sorprendenti ed è anche, a dispetto del tema che Jane Akre, Ray Anderson, non manca di creare numerose occasioni di malumore, divertente. La Maude Barlow, Chris Barrett, tesi di partenza è che se l’industria fosse una persona in carne ed ossa Noam Chomsky, Peter Drucker, sarebbe uno psicopatico, una persona pericolosissima e incapace di ferSamuel Epstein, Milton Freidman, marsi di fronte alle proprie malefatte. Naomi Klein, Susan E. Linn, Luke Non si tratta di un’ipotesi campata per aria: lo sviluppo delMcCabe, Robert Monks, Michael l’industria moderna, delle multinazionali, è stato incoraggiato da una Moore, Vandana Shiva, Steve bizzarra sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti che, nel 1986, Wilson ha deliberato che le «corporation» vanno considerate a tutti gli effetti come persone fisiche, persone in carne ed ossa, che devono quindi Musiche originali poter godere delle stesse protezioni di cui possiamo godere noi: il diLeonard J. Paul

ritto alla vita, alla libertà e al raggiungimento della felicità, nel loro caso della ricchezza. Chi vi scrive ha avuto la possibilità di tradurlo in italiano per la televisione e già su carta, senza il supporto delle immagini, era ovvio che si trattava di un documentario di grande forza ed efficacia. Produzione canadese creata per la televisione ma poi giunta – in forma ridotta – anche nelle sale, tratta dell’industria in diversi capitoli: passa dai devastanti effetti delle privatizzazioni (come quella dell’acquedotto di Cochabamba in Bolivia, che ha trasformato l’acqua corrente in un bene di lusso non più alla portata del popolo) ai rischi insiti nei brevetti in campo biotecnologico (una società americana è quasi riuscita, con uno strattagemma, a brevettare l’intera sequenza del genoma umano), dai moderni quartieri americani creati dalle grandi compagnie (l’incredibile cittadina vecchio stile messa in piedi dalla Disney) alla presenza di sponsor in ogni ambito della vita di tutti i giorni, non trascurando di parlare anche delle connivenze tra l’industria (IBM, Coca Cola) con la Germania nazista. Insomma, ci racconta come, da esseri umani pensanti, ci siamo ritrovati ad essere puri e semplici consumatori, prede facili delle grandi compagnie che altro non ci chiedono che consumare. E niente di più. Le testimonianze del già citato Michael Moore, dell’autrice del celebre No Logo Naomi Klein, dall’eminente professore Noam Chomsky, del fisico e attivista Vandana Shiva arricchiscono questo excursus, puntuale e molto ben documentato, nell’invasivo mondo delle «corporation», che si arrogano – ma fino a quando? – il diritto di decidere delle nostre vite. Non manca naturalmente l’altra parte, rappresentata, tra gli altri, da Sir Mark Moody Stuart, ex presidente della Royal Ducth Shell, da Irwing Wladawsky-Berger, vice presidente dell’Ibm, e da Carlton Brown, operatore di borsa che spiega quale enorme opportunità di guadagno costituisca il crollo delle torri gemelle. Loro difendono, è ovvio, il sistema di cui sono promotori e lo fanno cercando di fornirci certezze ma lasciandoci solo con un persistente brivido che ci corre lungo la schiena. (rr)

Fotografia Mark Achbar, Rolf Cutts, Jeff Koffman, Kirk Tougas Montaggio Jennifer Abbott Come vederlo? Nella sua versione integrale in DVD (Fandango), di prossima uscita, oppure nell’adattamento in quattro puntate proposto in aprile/maggio 2004 dalla TSI e visionabile sul sito del programma microMACRO (www.rtsi.ch/micromacro)

Il regista Mark Achbar

Premio del pubblico al Sundance nel 2004. 14

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Andrew Jarecki, il regista

Dove vederlo? Chi lo avesse perso il 23 febbraio presentato da Cinemino nell’ambito della rassegna Come sopravvivere in provincia, può recuperarlo grazie al DVD tedesco (con sottotitoli in tedesco e francese) o in quello americano (HBO Home Video), più ricco di extra (tra cui l’audio commento del regista, alcuni filmati non utilizzati nel montaggio finale, la vita di Jesse Friedman dopo il rilascio dal carcere) e con sottotitoli in francese, inglese e spagnolo. 16

CAPTURING THE FRIEDMANS Una famiglia come tante accusata di un reato non comune Capturing the Friedmans narra di una famiglia di Long Island, la cui tranquillità viene incrinata quando il capofamiglia Arnold Friedman viene arrestato nel 1987 insieme al figlio più piccolo Jesse con l’accusa di molestie sessuali su minori. Sfruttando l’abitudine dei Friedman di documentare la vita famigliare attraverso video amatoriali, il regista esordiente Andrew Jarecki si inserisce (e accompagna lo spettatore) nella loro esistenza quotidiana alla ricerca di indizi, riuscendo a trovare una quantità inaspettata di elementi surreali e curiose dinamiche interpersonali. Capturing the Friedmans è un documentario che turba, provoca un’alternanza di emozioni come rabbia, compassione, repulsione e divertimento e propone un ritratto fedele dell’America di oggi. È un documentario in cui l’unica cosa certa è l’isterismo collettivo, interno ed esterno alla famiglia, che fa perdere al caso ogni dimensione sensata. L’invasività della videocamera, una vera e propria intrusione sempre più presente con il trascorrere degli anni, offre la possibilità di vivere «in diretta» i momenti più intimi della famiglia (la preparazione al processo, le liti tra moglie e marito, la strenua convinzione dei figli in merito all’innocenza di padre e fratello) che si dipanano nel corso del tempo, mettendoci nell’inusuale condizione di assistere, non visti, alla vita quotidiana dei Friedman. Alla fine non è tanto importante sapere se Arnold e Jesse Friedman siano innocenti o meno, il documentario fomenta più dubbi di quanto dia certezze in tal senso, ma non è questo che Jarecki vuole raccontare. Il documentario vive essenzialmente dei film privati, che costituiscono più del 90% delle immagini. Il resto – l’intervento diretto del regista – non presenta troppi motivi di interesse con il suo linguaggio un po’ troppo elementare. Premio speciale della giuria al Sundance Festival del 2003 e candidato all’Oscar nel 2004 come migliore documentario, Capturing the Friedmans ha ottenuto diversi premi, tra cui quelli assegnati dal circolo dei critici di Seattle, Boston, San Francisco e New York. E’ stato inoltre premiato alla Mostra Internacional de Cinema São Paulo (2003), al Toronto Film Critics Association Awards (2003) e al Documenta Madrid – XX Festival Internacional de Documentales de Madrid (2004). (rr)

MONDOVINO Globalizzazione e grandi famiglie del vino Non serve essere intenditori per apprezzare questo documentario che offre un esame particolareggiato dell’impatto della globalizzazione sulla produzione del vino. Girato in digitale in tre continenti da Jonathan Nossiter (autore di film – Sunday del 1999 – e documentari – Resident Alien, 1990, sulla vita dell’attore inglese Quentin Crisp – nonché sommelier diplomato), il film dà la parola agli esperti di ogni fase della produzione, dagli agricoltori agli importatori, sino ai sommelier, esplorando come le grandi aziende vinicole americane stiano condizionando i produttori europei acquistando vigneti e imponendo le loro regole produttive, ottenendo come risultato un prodotto sempre MONDOVINO più standardizzato e sempre meno frutto di una cultura antica. La culUSA, 2004 tura del vino, considerata un simbolo di civiltà e di stretto rapporto tra Regia, soggetto, fotografia e monuomo e natura, comprende processi sconosciuti ai più come la verifica taggio della composizione del terreno, della temperatura, dell’esposizione al Jonathan Nossiter sole, elementi che concorrono tutti a distinguere un vino da un altro e che rischiano di venire azzerati da produttori attenti unicamente al Con la partecipazione di profitto. È ovvio che, mentre Nossiter e i suoi interlocutori parlano Battista e Lina Columbu (prod. di di vino, i loro discorsi possono essere facilmente applicati a molti altri vino, Sardegna), Yvonne Hegoburu ambiti della cultura: dal cibo che mangiamo alla musica che ascoltiamo (prod. di vino, Jurançon, Francia), e al cinema che vediamo, ambiti che rischiano tutti di soffrire di una Michel Rolland (enologo, Bordeaux), standardizzazione. Aimé Guibert (proprietario, Francia), fam. Mondavi (azionari princiNon dobbiamo lasciarci incantare dalle chimere di un progresso che non pali della Robert Mondavi Winery, porta altro che rovina a sé stesso, alla natura e a tutti gli altri. Qui in SarNapa, California), fam. De Montille degna abbiamo una cultura millenaria. Dovremmo vivere in pace su que(prod. di vino, Volnay, Bourgogne), sta terra e c’è spazio anche per gli altri. Xavier de Eizaguirre (dir. marketing Battista Columbu, produttore della Malvasia di Bosa, Sardegna Château Mouton-Rotschild, Bordeaux), Neal Rosenthal (importatore Mondovino è diretto, fotografato e montato da Jonathan di vini, NYC), Michael Broadbent Nossiter, un americano che, figlio di un celebre corrispondente del (scrittore, Londra), Jean-Luc ThuneWashington Post e del New York Times, si trova a suo agio in culture vin (fondatore Château Valandraud diverse dalla sua. L’affascinante film, girato in modo piuttosto miniSt. Emilion, Francia), Jean-Charles male tra Stati Uniti, Francia, Italia, e America Latina, mescola piacere Boisset (dir. gruppo Boisset, Frane business, poesia e filosofia, nel raccontare un modo di vivere a ricia), fam. Frescobaldi (gestori Freschio di colonialismo. (rr) scobaldi Spa, Firenze), fam. Antinori (gestori Antinori Srl, Firenze), Salvatore Ferragamo (manager villaggio «Il borro», Il Borro, Toscana), James Suckling (critico del «Wine Spectator Magazine», Il Borro, Toscana), Massimo e Patrizia Vinci (cantinieri, Volterra, Toscana), Antonio Cabezas (prod. di vino, Cafayate). Come vederlo? Il film, secondo il distributore, sarà nelle sale italiane da maggio 17


1 fonte: Non mangiate questo libro Morgan Spurlock, editore Fandango, 2005

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SUPER SIZE ME Un documentario di «epiche porzioni» Visto il 9 aprile scorso su un banco di frutta e verdura in una via del centro di Lugano: ciliegie fr. 250/kg e carciofi fr. 4.50 l’uno. Ovviamente gli stessi prodotti della terra sono disponibili nei vari supermercati a un prezzo decisamente più contenuto, così come, però, a pochi passi di distanza dal suddetto banco, c’è la possibilità di avere un hamburger a fr. 2.–. Quindi la risposta alla domanda su come sia stato possibile il proliferare veloce del fast food sarà ovvia. Se poi aggiungiamo i cambiamenti intervenuti nel nostro ritmo di vita, sempre più frenetico, con la pessima abitudine del panino divorato di fronte al monitor del computer, il quadro sarà, più o meno, completo. E fino a quando con la verdura non sarà possibile trovare in omaggio un giocattolino colorato (anche su questi gravano grandi polemiche su provenienza e metodi di fabbricazione), anche con i bambini non ci sarà alternativa. Del resto sono proprio loro i destinatari di una pubblicità decisamente aggressiva e finalizzata al promovimento, sin dalla più tenera età, del culto del facile consumo. Se educati nel modo desiderato dall’economia di mercato, saranno proprio loro a garantire ricchezza e crescita inarrestabile alle multinazionali, e non solo quelle legate al mercato alimentare. Sugli effetti della diffusione della cultura del «cibo veloce» valga l’esempio della Cina, dove il tasso di obesità sta salendo in modo allarmante a causa dei mutamenti nelle abitudini alimentari portati dallo sviluppo economico, cui contribuisce anche la presenza dei 600 ristoranti McDonald’s aperti negli ultimi anni in tutto il Paese, cui se ne aggiungeranno altri 400 entro il 2008 1. È questo l’argomento trattato da Super Size Me, feroce documentario di Morgan Spurlock, via di mezzo tra Michael Moore e Jackass, in cui l’autore si immola in prima persona sull’altare della dimostrazione degli effetti di una dieta che si basi essenzialmente sull’assunzione per un mese di tre pasti al giorno presso McDonald’s. Il titolo si riferisce all’usanza introdotta dalla nota multinazionale del fast food di offrire ai clienti il menu gigante (il super size del titolo) per pochi soldi di differenza rispetto alla porzione normale, abitudine decaduta solo poco prima dell’uscita negli Stati Uniti di questo documentario. È difficile negare la forza dell’impatto visivo di questa vicenda rispetto alla parola stampata: vedere Spurlock vomitare l’intero menu a distanza di pochi giorni dall’inizio del suo esperimento vale più di mille pagine di dichiarazioni di eminenti oncologi che mettono in guardia sui pericoli di una dieta scorretta.

2 La Repubblica 8.04.2005, pag. 57

3 La Repubblica art. cit.

Super Size Me si basa sul semplice assunto descritto prima: 30 giorni di dieta a base di cibi MacDonald’s, 3 volte al giorno; non assumere alcun cibo o bevanda non compresa nei menu MacDonald’s (se il medico consigliava di assumere vitamine, Spurlock rifiutava in quanto queste non sono presenti nei menu); nessun menu gigante a meno che non venisse proposto dall’impiegato al banco; consumare ogni tipo di cibo offerto almeno una volta e, infine, nessuna attività fisica per allinearsi alle abitudini dell’americano medio, consumatore tipico di fast food. Lo spunto potrebbe sembrare ridicolo. Chi basa la propria dieta principalmente sul cibo offerto dalle catene di fast food? Probabilmente poche persone, però l’idea è meno assurda di quanto sembri e l’obesità, seconda causa di morte negli Stati Uniti dopo il fumo, si appresta a diventare la prima. Va inoltre considerata la mancanza di alternative in alcune parti degli Stati Uniti: in un Paese dove la refezione scolastica è spesso appaltata a privati, non è raro vedere un fast food all’interno delle scuole. Gli Stati Uniti, non è un mistero, sono il Paese più grasso al mondo con il poco invidiabile record di 127 milioni di persone sovvrappeso, 60 milioni di obesi e 9 milioni di obesi gravi 2. Nondimeno il fast food, obiettivo principale delle campagne pubblicitarie (1400 milioni di dollari l’anno di investimento contro i 2 spesi in campagne a favore del consumo di frutta e verdura) 3, è il cibo preferito dai bambini, coltivati sin dalla più tenera età in quanto saranno i consumatori del futuro. Il film è nato quasi per caso in un pomeriggio davanti alla TV. Spurlock stava tentando di smaltire gli effetti di una quantità immane di tacchino consumato per il pranzo del giorno del ringraziamento quando venne diffusa un’intervista a due ragazze intenzionate a denunciare la MacDonald’s per il fatto che, secondo loro, le aveva rese obese. Quella contro il fast food è la seconda grande lotta legale negli Stati Uniti dopo quella, di grande successo, contro l’industria delle sigarette. Una telefonata al direttore della fotografia Scott Ambrozy per esporgli l’idea di un documentario sull’argomento, la risposta di quest’ultimo

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SUPER SIZE ME USA, 2004 Regia e soggetto Morgan Spurlock Musiche originali Steve Horowitz Fotografia Scott Ambrozy Montaggio Stela Georgieva e Julie «Bob» Lombardi Dove vederlo? Al cinema o in DVD in inglese (extra: scene tagliate al montaggio, audio commento di Morgan Spurlock, intervista a Eric Schlosser, autore di Fast Food Nation e altro Per approfondire l’argomento – Eric Schlosser Fast Food Nation editore Il Saggiatore (collana Net), 2004 – Paolo P. Biancone L’economia delle imprese di fast food editore Università di Torino-Ist. Economiaaziendale, 2000

– «è un’ottima pessima idea!» – e il progetto è partito. Costato 65’000 dollari e giunto a sei milioni di incasso nelle prime tre settimane di presenza nelle sale solo negli Stati Uniti, Super Size Me non presenta alcun valore cinematografico, non ha alcunché di sofisticato né a livello di immagini né a livello di scrittura, ed è decisamente equiparabile ai servizi televisivi (da cui il regista proviene), ma trae giovamento dalla personalità ironica di Spurlock, cosa che lo rende godibile in ogni sua parte. Si avvale inoltre di interviste effettuate per strada e interventi di esperti, visite a scuole, incontri con avvocati impegnati in cause contro l’industria del fast food. Non manca il discorso su come la cultura popolare (i mass media) creino pressioni sui giovani in merito all’apparenza fisica. Alla fine dei 30 giorni, Spurlock avrà preso molto peso (10 chili circa), il suo colesterolo sarà alle stelle, avrà potenti mal di testa, sintomi di dipendenza, problemi cardiaci e la sua attività sessuale avrà subito una brusca interruzione. Molti di questi problemi – quelli al fegato soprattutto – saranno, secondo i medici che gli chiedono invano di smettere la dieta a base di zuccheri e grassi saturi, irreversibili. E i sintomi non appariranno dopo 30 giorni, bensì già a pochi dall’inizio dell’esperimento. McDonald’s, dal canto suo, ridurrà le porzioni e includerà frutta e verdura tagliata a pezzi nei suoi menu. Super Size Me è stato candidato al premio Oscar come migliore documentario nel 2005 ed è stato premiato al Sundance festival del 2004. (rr)

– Nel 1972 negli Stati Uniti sono stati spesi 3 miliardi di dollari in cibo. Oggi se ne spendono più di 110. – Ogni giorno un americano su quattro visita un fast food. – Negli Stati Uniti vengono mangiati circa un milione di animali ogni ora. – L’obesità si appresta ad essere la prima causa di morte negli Stati Uniti. – Un bambino su tre tra quelli nati nel 2000 svilupperà il diabete. – Un bambino americano medio assiste a più di 10’000 spot pubblicitari l’anno. – Il primo Ronald McDonald della storia, Willard Scott, venne licenziato in quanto grasso. – L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato l’obesità un’epidemia mondiale. – McDonald’s è il marchio di più di 30’000 ristoranti in oltre 100 Paesi dei sei continenti. – Gran parte dei dietologi consigliano di non mangiare fast food più di una volta al mese. – Gli americani consumano il 40% dei pasti fuori casa. – McDonald’s detiene il 43% dell’intero mercato del fast food americano. Fonte: www.supersizeme.com 20

vietato fumare

IL CINEMA DA NON PERDERE IN SALA

MILLIONS UK, 2004 Regia Danny Boyle Un sacco contenente più di 200’000 sterline cade da un vagone ferroviario durante Musiche originali un tentativo di rapina e vieJohn Murphy ne trovato da Damian, un bambino di sette anni che Fotografia colleziona santini e dei santi Anthony Dod Mantle sa tutto, soprattutto del suo Montaggio preferito San Francesco da Chris Gill Assisi cui si rivolge frequentemente e in modo amicheInterpreti principali vole. Mentre pensa, unitaAlexander Nathan Etel, Lewis mente al fratello Anthony Owen McGibbon, James Nesbitt, di due anni più vecchio, Daisy Donovan all’utilizzo che potrebbero Millions esce in Svizzera tra fine farne, iniziano con il distriaprile e inizio luglio buirne una parte e portando un gruppo di senza tetto a mangiare da Pizza Hut. Anthony pensa ai soldi come a un passaporto per il possesso e per una nuova vita (i due fratelli, orfani di madre, si sono appena trasferiti con il padre in un nuovo quartiere popolare di Liverpool dove non riescono ad ambientarsi), Damian invece pensa che debbano servire a migliorare le vite di persone più sfortunate. Il problema è che il tempo a loro il testo per il concorso disposizione stringe: in una settimana io lo aggiungerei qui l’Inghilterra abbandonerà la sterlina per passare all’euro e dopo sarebbe difficile per loro recarsi in una banca per farsi convertire una somma così ingente nella nuova valuta. Il passaggio all’euro avverrà la notte di natale e intanto anche i rapinatori sono sulle tracce dei soldi scomparsi. Dopo averne letta la trama, è bene ricordare che il film è diretto da Danny Soggetto e sceneggiatura Frank Cottrell Boyce

Boyle – suoi l’inquietante Shallow Grave (Piccoli omicidi tra amici, 1994), Trainspotting (1996), 28 Days Later (2002), The Beach (2000) – ed è scritto da Frank Cottrell Boyce – autore delle sceneggiature di Welcome to Sarajevo (1997), diretto da Michael Winterbottom, Hilary and Jackie (1998), e 24 Hour Party People (2002) – e va quindi abbandonata subito ogni tentazione di giudicarlo come un film che parla di bambini in maniera fiabesca, irreale o, peggio ancora, melensa: i bambini sono reali così come i problemi che devono fronteggiare quotidianamente. I santi sono mostrati da Boyle con la consueta, irresistibile irriverenza (Santa Chiara di Assisi, sigaretta alla mano, si autodefinisce la santa patrona della TV, mentre San Nicola aiuta Damian a dare una parte dei soldi a un gruppo di mormoni poveri che subito li spende in generi di «prima necessità» come un televisore digitale widescreen e in un massaggiatore per i piedi). Si tratta questo di un film di buoni sentimenti cui l’irriverenza del regista impedisce di trasformare il buonumore che se ne ricava in un sentimento stucchevole. (rr)

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Sylvia Stickles (Tracey Ullman), timorata di Dio che evita persino le avances del marito, lavora nel negozio A DIRTY SHAME di famiglia durante il giorno USA, 2004 e nel resto del tempo corre dietro alla sua popputa ed Regia, soggetto, sceneggiatura esibizionista figliola, che è John Waters costretta a tenere sotto chiaMusiche originali ve per evitare i suoi continui George S. Clinton attentati alla pubblica decenza. Quando viene colpiFotografia ta alla testa in un incidente, Steve Gainer Sylvia si ritrova a subire una Montaggio metamorfosi che la trasforJeffrey Wolf ma in un’irrefrenabile macchina del sesso, sotto l’inInterpreti principali fluenza di una setta guidata Tracey Ullman, Johnny Knoxville, dal guru Ray-Ray Perkins. Selma Blair, Chris Isaak, Suzanne John Waters – noto anche Shepherd come «The Duke of Puke», A Dirty Shame uscirà in Svizzera letteralmente «il Duca del tra fine maggio e inizio giugno vomito», già autore di Pink Flamingos (1972) Polyester (1981) Hairspray (1988) – nasconde dietro la premessa del film (quella della liberazione sessuale che può essere un percorso traumatico) un discorso molto chiaro sull’ipocrisia

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americana, non solo in materia di sesso, nonché uno tra i ritratti più puntuali della situazione attuale in cui le pur profonde differenze, non ultime quelle politiche, possono essere annullate grazie a (o a causa di) un evento semplice come un colpo in testa. Naturalmente il film può anche essere visto come una commedia curiosa che pare a tratti essere un catalogo di temi sessuali come la ninfomania, il Viagra, il Prozac, l’omofobia, il feticismo (un personaggio si eccita leccando pneumatici di automobili) e, non ultimo, la pubblicità subliminale. (rr)

THE STATION AGENT USA, 2004

«È curioso notare quanto la gente si interessi a me, visto che sono solo una persona Regia, soggetto e sceneggiatura semplice e noiosa». Si deThomas McCarthy finisce così Finbar McBriMusiche originali de, cui pare non interessare Stephen Trask niente altro che i treni, che siano modellini, treni veri o Fotografia libri sui treni. Finbar è un Oliver Bokerberg nano e questa sembra essere Montaggio l’unica cosa che susciti inteTom McArdle resse presso la gente. Non sorprende quindi la sua scelInterpreti principali ta di trasferirsi in un vecchio Peter Dinklage, Bobby Cannavale, deposito ferroviario di una Patricia Clarkson, Michelle Williams piccola cittadina del New Dopo una fugace apparizione nelJersey ereditato da un amico le sale della Svizzera francese, il anche lui pazzo per i treni. film non è ancora uscito nella SvizÈ un solitario, che non cerzera italiana. ca né vuole alcun contatto con i suoi vicini. Fa lunghe passeggiate da solo, calcola i passaggi dei treni con il suo orologio da taschino e nulla di più. Tutto ciò che desidera è stare lontano dalla società che non ha saputo fare null’altro che domande stupide o ancor più stupide battute sulla sua condizione di nano. Nel suo nuovo rifugio dalla società incontra suo malgrado Joe (Bobby Cannavale), un venditore di hot dog con una fame insaziabile per la con-

versazione e che non si preoccupa minimamente della possibilità che la gente non abbia voglia di ascoltarlo, e Olivia (Patricia Clarkson), un’artista che piange la scomparsa di suo figlio e che ancora non si è ripresa dalla separazione dal marito. The Station Agent è un film su tre persone che non hanno nulla in comune fino a quando il caso unisce le loro vite mostrando loro che anche l’isolamento è migliore se condiviso. Un film che delude ogni aspettativa di sentimentalismo gratuito o prevedibilità grazie a un’ironia e a un’assoluta mancanza di scontatezza rare. Il regista Thomas McCarthy ha scritto le parti avendo già in mente gli attori cui affidarle. Peter Dinklage, fino a qui relegato in parti di contorno (anche quando memorabili come nel bel film di Tom DiCillo del 1986 Living in Oblivion (Si Gira a Manhattan), dove il suo personaggio si lamentava del fatto che nel cinema i nani sono utilizzati solo in sequenze oniriche) offre una prova di grande bravura e non gli sono da meno Patricia Clarkson, la regina del cinema indipendente americano e Bobby Cannavale. (rr)

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CRUSTACES ET COQUILLAGES Francia, 2005

INSIDE DEEP THROAT Inside gola profonda, USA, 2005

Regia, soggetto, sceneggiatura Olivier Ducastel, Jacques Martineau

Regia, sceneggiatura Fenton Bailey, Randy Barbato Musiche originali Daniele Luppi, David Benjamin Steinberg

Musiche originali Philippe Miller Fotografia Matthieu Poirot-Delpech Montaggio Dominique Galliéni Interpreti principali Valeria Bruni-Tedeschi, Gilbert Melki, Jean-Marc Barr, Jacques Bonaffé Crustacés et coquillages è stato presentato in anteprima al PinkApple Film Festival di Zurigo il 5 maggio. Uscirà poi nelle sale a inizio giugno.

MYSTERIOUS SKIN USA, 2004 Regia, sceneggiatura, montaggio Gregg Araki Soggetto Scott Heim

È estate. Per la prima volta Marc porta sua moglie Béatrix e i loro due figli Laura e Charly nella casa sul mare dove trascorreva le sue vacanze da adolescente. Laura, 19 anni, attende con impazienza l’arrivo del suo ragazzo perché la porti altrove con la sua moto, Charly aspetta che arrivi Martin, il suo migliore amico che è innamorato, non contraccambiato, di lui. Béatrix è convinta che suo figlio sia omosessuale e ne parla con Marc, che ne rimane sconvolto. Quando arriverà Mathieu, l’amante di Béatrix, con l’intento di convincerla a lasciare il marito, le vacanze si riveleranno molto più movimentate del previsto. Olivier Ducastel e Jacques Martineau hanno diretto Drôle de Felix (2000), Jeanne et le garçon formidable (1998) e Ma vraie vie à Rouen (2002). (rr)

Musiche Harold Budd, Robin Guthrie Fotografia Steve Gainer Interpreti principali Brady Corbet, Jospeh GordonLevitt, Elisabeth Shue, Mary Lynn Raiskub.

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Di Mysterious Skin si è parlato nel primo numero di Cinemino (pagg. 14-15). Il film uscirà in Svizzera l’8 giugno.

Quando Gerard Damiano lavorava ancora con la moglie come parrucchiere per signora, aveva notato che il sesso Montaggio era il principale argomento William Grayburn, Jeremy Simdella sua clientela. Il suo fiumons to per gli affari gli suggerì Interpreti principali presto l’idea di trasformare Dennis Hopper (narratore) il sesso in un affare girando un film capace di attirare un Il film, già passato al Sundance Fepubblico diverso, compostival, uscirà nelle sale italiane il sto sia donne che da uomini, prossimo 27 maggio. anziché il solito plotone di spettatori guardoni in clandestinità. Nasce da questa semplice idea il fenomeno Deep Throat (Gola profonda, 1972), improvvisata commediola a luci rosse trasformatasi in fenomeno sociale capace di incassare 600 milioni di dollari 1 partendo da un costo di 25’000. Il film è 1 In realtà Damiano spiegò con estrema caucostruito come una commetela che, essendo gran parte delle sale a luci rosse di proprietà della mafia, probabilmente dia 2 e tratta di una donna il l’incasso del film non è quantificabile in quanto cui clitoride è posizionato in veniva ritirato dalle sale giornalmente da emisgola. L’assunto può far ridere sari della malavita. ma fu proprio il concetto di 2 Da notare la scena relativa al primo orgasmo della protagonista, che viene accompagnaorgasmo clitorideo, allora un to da immagini di esplosioni e razzi, come accatabù, a fare scatenare la cendrà in seguito in molti altri film. sura e a suscitare l’apprez3 Negli USA vengono prodotti annualmente zamento da parte dei movicirca 400 film per le sale e 11’000 film a luci rosse. 4 Citazione di una recensione dell’epoca ad menti femministi. opera del critico Roger Ebert. Punto di contatto tra la ci5 Linda Lovelace, nome d’arte di Linda Sunematografia a luci rosse e san Boreman, 1949-1992, aveva interpretato alquella ufficiale 3, la casa protri film a luci rosse prima di Deep Throat. Negli anni ’80 riemerse dall’oblio scrivendo un libro duttrice è la Universal, Inside autobiografico dal titolo «Ordeal» e impegnanDeep Throat racconta il pasdosi in campagne pubbliche atte a dimostrare saggio delle luci rosse dalla la pericolosità della pornografia. clandestinità alla grande fruizione, passaggio avvenuto proprio grazie al film di Damiano. Se prima per vedere un film porno la gente si avventurava nei bassifondi delle città, per Deep Throat si metteva in coda davanti alle sale non vergognandosi di dire di avere visto il film che pure Mike Nichols aveva consigliato

caldamente a Truman Capote 4 e che si diceva fosse stato visto anche da Jacqueline Kennedy. Il film, a dispetto del suo successo di pubblico e dei conseguenti notevoli incassi, non portò alcuna fortuna ai suoi principali fautori: né al regista Damiano, che non guadagnerà un soldo dall’operazione e continuerà poi la sua carriera nel cinema pornografico, né tantomeno alla protagonista Linda Lovelace 5, che dichiarò in seguito di essere stata costretta a partecipare al film da un marito, Chuck Traynor, violento e facile all’uso di armi da fuoco, per non citare il protagonista maschile, il poi famoso Harry Reems, che venne pagato 250 dollari per la sua partecipazione e poi, nel 1976, fu l’unico ad essere condannato per oscenità. Inside Deep Throat, che riassume un centinaio di interviste a tutte le persone coinvolte nel film nonché, tra i tanti altri, agli scrittori Erica Jong, Gore Vidal e Norman Mailer e ai registi Wes Craven e John Waters, non è un documentario morboso, le scene che hanno reso celebre il film ci sono, ma racconta molto bene, divertendo, come gli americani erano prima dell’esplosione del film nonché come il porno sia passato dalla clandestinità all’attuale fruizione di massa.. Randy Barbato e Fenton Bailey hanno realizzato insieme numerosi documentari per la televisione e per il grande schermo. Tra i tanti: Hidden Fuhrer: Debating the Enigma of Hitler’s Sexuality (2004) Out of the Closet, Off the Screen: The Life of William Haines (2001) e 101 Rent Boys (2000), che tratta della prostituzione maschile nella zona del Santa Monica Boulevard di Los Angeles. (rr)

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NOTHING THAT MEETS THE EYE Patricia Highsmith e il cinema di Roberto Rippa

Oscuri, ambigui e soprattutto destabilizzanti, i racconti di Patricia Highsmith esplorano spesso la psicologia della colpa, della doppia personalità e, in genere, di comportamenti anomali in un mondo che pare non avere una base morale solida. Non sorprende quindi che abbiano ispirato diversi registi, Hitchcock in primis, che li hanno spesso trovati particolarmente adatti alla trasposizione sul grande schermo. Abbiamo cercato di ripercorrere il rapporto tra Patricia Highsmith e il cinema, anche laddove il rapporto non è stato dichiarato dai registi, scoprendo alla fine che il risultato più efficace è stato proprio quello ottenuto da Hitchcock, grande esploratore della psiche umana, grazie a Strangers on a Train, primo romanzo della Highsmith ad essere trasposto sullo schermo. Patricia Highsmith nasce a Forth Worth, in Texas, da dove poi si trasferisce a New York. Non conosce suo padre fino all’età di 12 anni, il cognome Highsmith è quello del suo patrigno, e nemmeno con sua madre che, si dice, avrebbe voluto abortire quando era incinta di lei, i rapporti erano idilliaci. Crebbe con la nonna materna, una «scozzese dotata di senso pratico ma anche di un grande senso dell’umorismo», come ricordò anni dopo. A New York frequenta la Julia Richmond High School e la Columbia University, dove studia Inglese, Latino e Greco e dove si diploma nel 1942. Si racconta che, subito dopo l’università, abbia lavorato come soggettista per fumetti come Black Terror e Captain America. Sebbene sin dall’adolescenza dimostri un talento non comune nelle arti plastiche – dipinge e non smetterà di dedicarsi alla scultura –, la sua ambizione principale è quella di scrivere. Nel 1950, dopo avere svolto lavori in diversi campi, pubblica il suo primo romanzo, Strangers on a Train (Sconosciuti in treno), che racconta di un incontro casuale tra due uomini che non si conoscono ma che finiranno con il ritrovarsi entrambi invischiati in uno schema omicida ordito da uno dei due. Nel seguente The Blunderer del 1954 1, una donna muore accidentalmente e il vedovo viene sospettato dalla gente quando comincia a rendere visita a un uxoricida. In questo romanzo ritorna il tema dei due mondi distanti che per un caso si trovano a entrare in contatto, evento che rende labile il confine tra normale e anormale. Strangers on a Train viene adattato da Whitfield Cook e sceneggiato da Raymond Chandler e Czenzi Ormone per il film di Alfred Hitchcock, sempre alla ricerca di spunti interessanti da utilizzare come soggetti per le sue opere. Il romanzo verrà saccheggiato, in maniera non dichiarata, anni dopo da Robert Sparr per il suo mediocre Once You Kiss a Stranger (1969) ma non è l’unico film fortemente debitore al romanzo: Danny De Vito ne gira nel 1987 una versione densa di umorismo nero, Throw Momma from the Train (Getta la mamma dal treno) 2. Nel 1953, Patricia Highsmith pubblica, nascosta dietro lo pseudonimo Claire Morgan dopo che il suo editore l’aveva rifiutato, il romanzo The Price of Salt, che racconta dell’amore omosessuale che lega una donna sposata a una commessa. Il romanzo, che ottenne enorme successo, venne ripubblicato nel 1991 a suo nome e reintitolato Carol. Nei suoi romanzi l’omosessualità è spesso sottintesa, come in Strangers on a Train o esplicita, come in The Price of Salt o nel suo ultimo Small G: A Summer Idyll (1995) ambientato in un bar di Zurigo dove un numero di persone eterosessuali, omosessuali o bisessuali sono tutte innamorate delle persone sbagliate. Il personaggio più noto creato da Patricia Highsmith è certo quello di Tom Ripley, protagonista di The Talented Mr. Ripley del 1955, considerato uno tra i migliori racconti gialli di tutti i tempi. Ripley compare nel romanzo nella ve26

1 il romanzo viene portato sullo schermo da Claude AutantLara nel 1963 con il titolo Le meurtrier. 2 Nel 1996 ne è stata realizzata una versione televisiva, dal titolo Once You Meet a Stranger, con Jacqueline Bisset nel ruolo di Sheila Gaines. 3 È in uscita negli Stati Uniti il film tratto da questo romanzo e diretto da Roger Spottiswoode. 4 Il film si intitola Le cri du hibou.

ste di ladro, ma prima di giungere alla fine è già un duplice omicida. Dalla storia è stato tratto un film da René Clément nel 1960, Plein Soleil, con il ruolo principale interpretato da Alain Delon. Ma Tom Ripley ha ispirato anche Wim Wenders, che ne fece il protagonista del suo Der amerikanische Freund (L’amico americano) nel 1977, con i volti di Dennis Hopper, nel ruolo del protagonista, Bruno Ganz e un’apparizione dei registi Samuel Fuller e Nicholas Ray. Tom Ripley torna al cinema nel 1999 nel mediocre The Talented Mr. Ripley (Il talento di Mr. Ripley) di Anthony Minghella. Qui, Ripley si impossessa dell’identità del giovane discendente di una ricca famiglia che si trova in Italia, dopo averlo ucciso per poter vivere la sua vita agiata. Ripley non uccide mai in modo premeditato, lo fa unicamente per potersi garantire un’esistenza ricca e comoda, fatta di ozio e lusso. La trama dei romanzi che lo vedono protagonista è sempre incentrata su come possa cavarsela a crimine compiuto. Ripley, oltre che essere protagonista del capostipite The Talented Mr. Ripley, appare anche nei seguiti Ripley Under Ground (1970), in cui si nasconde dietro l’identità di un pittore morto e uccide un collezionista d’arte, in Ripley’s Game del 1974, da cui Liliana Cavani trarrà un film nel 2002 con John Malkovic nel ruolo principale. Seguono The Boy Who Followed Ripley (1980), e Ripley Under Water del 19913, l’ultima avventura del personaggio, qui perseguitato da un sadico che conosce bene il suo passato. Un altro romanzo della Highsmith preso in prestito dal cinema è Deep Water del 1981, trasposto nel film Eaux profondes diretto da Michel Deville mentre è Claude Chabrol, il maestro della nouvelle vague, a portare sullo schermo The Cry of the Owl 4 nel 1987. Il sentimento di costante minaccia che si nasconde dietro ogni romanzo della scrittrice americana, il sentimento che vengano suggeriti idee e comportamenti estranei alla ragione comune, hanno procurato disagio in molti lettori. Una persona chiude uno dei suoi romanzi, o uno dei suoi altrettanto potenti brevi racconti, con la sensazione che il mondo è più pericoloso di quanto avesse pensato fino ad allora. Julian Symons, The New York Times, October 18, 1992 Patricia Highsmith, che vive gran parte della sua vita isolata, è stata insignita nel 1957 del premio «Grand Prix de Litterature Policiere» e nel 1964 di un Silver Dagger, attribuito dalla «British Crime Writers Association». Nel 1963, la Highsmith si trasferisce definitivamente in Europa, dapprima in Francia e quindi in Svizzera, più precisamente sui monti intorno a Locarno, dove morirà nel 1995. 27


STRANGERS ON A TRAIN USA, 1951 Delitto per delitto – L’altro uomo Regia Alfred Hitchcock

La trama Lo psicotico Bruno Anthony incontra su un treno il giocatore di tennis professionista Guy Haines. Guy vorrebbe Sceneggiatura intraprendere una carriera Raymond Chandler, Whitfield politica e, in attesa di otteneCook (adattamento) re il divorzio dalla sua prima Musiche moglie, ha una relazione con Dimitri Tiomkin la figlia di un senatore. Bruno vorrebbe uccidere suo Fotografia padre, unico nel riconoscere Robert Burks la sua malattia mentale e nel Montaggio desiderare per lui il ricovero William H. Ziegler in una clinica specializzata. Gli viene in mente un piano Interpreti tanto diabolico quanto apFarley Granger, Robert Walker, parentemente perfetto: lui Ruth Roman, Patricia Hitchcock, ucciderà la moglie di Guy Leo Carroll e altri e quest’ultimo, per ricambiare il favore, ucciderà suo padre. Il piano pare perfetto in quanto permetterebbe a entrambi di costruirsi un alibi inattaccabile per quanto riguarda l’omicidio della persona a loro vicina e nel contempo di non essere sospettati del delitto realmente commesso, mancando totalmente un legame con la vittima. Guy, malgrado le approfondite spiegazioni di Bruno, non lo prende sul serio, Soggetto Patricia Highsmith (dal suo romanzo omonimo)

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ma non tarderà ad accorgersi quanto Bruno sia invece risoluto nel mettere in atto il suo piano. Il film Del film esistono due versioni: quella uscita negli Stati Uniti e quella uscita in Inghilterra. In quest’ultima il primo incontro tra Bruno e Guy è più lungo e presenta in maniera piuttosto esplicita un’attrazione omo-erotica da parte di Bruno verso Guy. Il prologo venne eliminato dal regista nella versione uscita negli Stati Uniti per evitare di incorrere in guai con la rigida censura del tempo. Anche il finale differisce nelle due versioni (vedere la sezione dedicata alle curiosità sul film). Lo spunto dell’incubo è qui rappresentato da un incontro casuale tra due persone apparentemente molto comuni su un treno. Guy soccombe al fascino perverso e psicotico dello sconosciuto Bruno Anthony. Un’ora dopo il fortuito incontro, Bruno esclama: «ricorda che sono tuo amico, mi piaci, farei qualsiasi cosa per te». Si tratta di una promessa che dovrebbe far rabbrividire Guy il quale, invece, sottovaluta queste parole e la proposta di Bruno di uccidere l’ex moglie di Guy ottenendo in cambio il favore da parte di Guy di uccidere suo padre. Non tarderà ad accorgersi quanto queste parole fossero serie. Quello di un individuo normale che, per caso, si trova al centro di un intrigo diabolico è senz’altro uno dei temi tipici del cinema di Hitchcock ma è proprio in questo film che la tensione derivante dallo spunto trova la sua efficacia maggiore grazie a una caccia tra gatto e topo in cui, forzatamente, un solo uomo potrà sopravvivere. Non è casuale la scelta di Hitchcock di rappresentare la figura di Bruno non come un caso clinico bensì come

Romanzi e racconti portati sullo schermo Ripley Under Ground (2005, Roger Spottiswoode) romanzo omonimo, 1974 Found in the Street (2004, Terry Kinney) romanzo omonimo, 1986 Ripley’s Game (2002, Liliana Cavani) romanzo omonimo, 1974 The Talented Mr. Ripley (1999, Anthony Minghella) romanzo omonimo, 1955 Once You Meet a Stranger (1996, film TV) romanzo «Strangers on a Train», 1950 La rançon du chien (1996, film TV) Romanzo « A Dog’s Ransom », 1972 Trip nach Tunis (1993, Peter Goedel) Romanzo «The Tremor of Forgery», 1969 Les cadavres exquis de Patricia Highsmith (1990, serie TV), diversi racconti Chillers (1990, serie TV), diversi racconti The Day of Reckoning (1990, film TV, Samuel Fuller), soggetto originale The Stuff of Madness (1990, film TV), soggetto originale Der Geschichtenerzähler (1989, Rainer Boldt) racconto «The Story Teller», 1965 Le cri du hibou (1987, Claude Chabrol) romanzo «The Cry of the Owl», 1962 Der Schrei der Eule (1987, film TV) romanzo «The Cry of the Owl», 1962 Die Zwei Gesichter des Januar (1986, Wolfgang Storch e Gabriela Zerhau) romanzo «The Two Faces of January», 1964 Ediths Tagebuch (1984, Hans W. Geissendörfer) romanzo «Edith’s Diary», 1977 Tiefe Wasser (1983, film TV) romanzo «Deep Water», 1957 Eaux profondes (1981, Michel Deville) romanzo «Deep Water», 1957 Dites-lui que je l’aime (1977, Claude Miller) romanzo «This Sweet Sickness», 1960 Der Amerikanische Freund (1977, Wim Wenders) romanzo «Ripley’s Game», 1974 Once You Kiss a Stranger (1969, Robert Sparr) da «Strangers on a Train», 1950, non accreditato Le meurtrier (1963, Claude Autant-Lara) romanzo «The Blunderer», 1954 Plein soleil (1960, René Clément) romanzo «The Talented Mr Ripley», 1955 Strangers on a Train (1951, Alfred Hitchcock) dal romanzo omonimo, 1950 Studio One (1948, serie TV) , episodio «The Talented Mr. Ripley», romanzo omonimo, 1955

una persona intelligente il cui intelletto è al servizio di un progetto diabolico, in quanto la vertigine dei due diversi personaggi si sposta rapidamente su noi spettatori. Del resto Hitchcock non ha mai nascosto una regola precisa del suo cinema: più il personaggio negativo avrà tratti comuni, più sarà mediocre almeno nella forma, più capacità avrà di spaventare gli spettatori. Strangers on a Train, con i suoi dialoghi densi di cinismo e humour nero, è un classico Hitchcock che, a distanza di più di cinquant’anni, non ha perso il potere di fare balzare sulla poltrona lo spettatore. Si tratta di uno tra i suoi thriller più psicologici, inquietanti e dalla tensione più efficace, soprattutto in quanto sin dalle prime scene si può intuire cosa accadrà e ci si sente spinti verso una serie di congetture (e qui di scontato non c’è più nulla) sull’esito della vicenda.

Curiosità sul film – La consueta apparizione di Alfred Hitchcock, presente in quasi tutti i suoi film, avviene questa volta all’inizio. Lo si vede salire sul treno portando la custodia di un contrabbasso nel momento in cui Guy scende dallo stesso convoglio. – Nel film ha una parte la figlia del regista, Patricia Hitchcock, nel ruolo della sorella minore di Anne. – Hitchcock acquisì i diritti del romanzo di Patricia Highsmith in

modo anonimo per ottenere un prezzo ragionevole. Li pagò 7’500 dollari. – L’attore Robert Walker morì all’età di 33 anni, due mesi dopo l’uscita del film, per le controindicazioni di un medicinale prescrittogli. – La scena in cui un cascatore rotola sotto la giostra in movimento è stata realizzata senza fare ricorso a trucchi cinematografici. Lo stesso Hitchcock la definiva la scena più pericolosa mai girata sotto la sua direzione e che mai più avrebbe permesso la realizzazione di una sequenza tanto pericolosa. – La versione uscita negli Stati Uniti termina con una scena in cui Guy Haines e Anne Morton, mentre tornano a Washington in treno, vengono interrotti da un uomo che chiede a Guy se sia il famoso tennista, esattamente come Bruno all’inizio del film. Nella versione inglese questa scena è stata omessa. (rr)

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PIÙ BELLO DI COSÌ SI MUORE

BREVE INTRODUZIONE AL CINEMA DI GENERE ITALIANO di Roberto Rippa Il cinema di genere italiano, dove per genere si intende un cinema facilmente identificabile con un filone preciso, un cinema commerciale senza ambizioni che non siano quelle di intrattenere, ha costituito uno dei movimenti più felici dell’industria cinematografica italiana con le sue numerosissime produzioni che hanno dato lavoro a molti, nonché l’unico cinema italiano davvero esportato in tutto il mondo con grandi esiti commerciali. È fatto essenzialmente di pochi ingredienti: forte caratterizzazione, enorme professionalità e costi contenuti quanto basta per poter limitare il più possibile il rischio di perdite. Un tempo considerato unicamente come veicolo commerciale, viene oggi rivalutato dalla critica grazie anche all’apprezzamento dichiarato da alcuni, ottimi, registi americani (Martin Scorsese, Brian De Palma 1, Joe Dante e Quentin Tarantino, per fare solo qualche nome) ed europei. Non è un caso che nel 2004 alla sessantunesima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia la retrospettiva, dal titolo «Italian Kings of the Bs», fosse interamente dedicata proprio al cinema di genere italiano, ancora oggi capace di riaffiorare in opere altrui sottoforma di citazione quando non proprio di plagio. Se negli anni ’70 e ’80 venivano prodotti film come Friday the 13th (Venerdì 13, 1980, Sean S. Cunningham), vero e proprio plagio di Reazione a catena (1971) di Mario Bava, di cui riprende lo spunto 2 e soprattutto le atmosfere e gli efferati omicidi, oggi nel cinema di Tarantino la citazione si fa esplicita: ne è ulteriore testimonianza la musica composta da BixioFrizzi-Tempera per Sette note in nero (1977) di Lucio Fulci utilizzata in Kill Bill Vol. 1 e un certo gusto per l’atmosfera tipica dei film italiani dei primi anni ’70 3. Dal peplum (il genere mitologico) al western all’italiana, capace di rivelare il grande talento di Sergio Leone (ma anche quello dello sceneggiatore, non accreditato, Fernando Di Leo 4), dal «musicarello», i film musicali degli anni ’60 la cui esile trama traeva spunto dalle canzoni di successo dell’epoca 5, al giallo all’italiana (negli Stati Uniti denominato The Italian Giallo)6, citatissimo e copiatissimo, dall’horror al fantastico 7 e dal decamerotico 8 alla commedia scolastica (L’insegnante, La 1 Si vedono citazioni ben precise del cineliceale, entrambi del 1975, e tutte le loro, numerose, derivazioni)9, il cima italiano di genere in molte sue opere, basti nema di genere si basa su ingredienti molto precisi e sullo sfruttamento vedere Dressed to Kill (Vestito per uccidere, intensivo di sé medesimo. Esistono infatti l’epoca del giallo, quella del 1980), che già mette in scena un personaggio doppio alla Hitchcock, la cui scena dell’ascenwestern, quella del musicarello, ecc. sore sembra tolta di peso da un giallo italiaIn ognuna di esse, il genere in voga veniva sfruttato in modo no degli anni ’70. De Palma cita anche in Blow decisamente intensivo per un periodo relativamente breve fino al suo Out (1981) il cui assunto è lo stesso di Blow Up totale esaurimento. Era anche linfa per il cinema italiano in quanto ve(1966) di Michelangelo Antonioni: nel film di De Palma un fonico registra per caso un suono niva esportato in moltissimi Paesi nel mondo, fruttando ai produttori testimoniante un omicidio mentre nel film di ingenti somme di denaro, talvolta utili per poi produrre opere d’autore, Antonioni è un fotografo a riprendere per caso molto più care e dagli incassi non sempre certi. un omicidio. In entrambi i casi i protagonisti si Il genere muore del tutto essenzialmente per due motivi: lo accorgeranno solo in un secondo tempo dell’elemento registrato causalmente. sfruttamento intensivo descritto sopra e, soprattutto, per l’avvento della 2 In un campeggio chiuso gli ospiti vengono televisione commerciale, che entra in concorrenza con quella pubblica uccisi per mano di un maniaco. nel ruolo di produttrice cinematografica. Per essere portate sul piccolo 3 Tarantino stesso, a Venezia sempre preschermo, le storie necessitano di una certa morbidezza e dell’eliminasente alle proiezioni della retrospettiva dove non si è perso un film di Fernando Di Leo sperzione di alcuni estremismi tipici del cinema di genere (il giallo e l’horticandosi in lodi in suo favore, si è più di una ror, soprattutto, ma non scherzano neppure alcuni esempi del cinema volta pronunciato a favore del cinema di genewestern10). Dopo alcuni tentativi abortiti, la produzione si rivolge dunre italiano e ha addirittura proiettato la sua coque dapprima a film che, dopo il passaggio nelle sale, possano essere pia personale di Cosa avete fatto a Solange? (1972) di Massimo Dallamano. Ma Tarantino trasmessi senza problemi sul piccolo schermo 11 e in seguito si dedica cita spesso opere del passato: nella sua opedirettamente alla realizzazione di prodotti meramente televisivi, edulra prima Reservoir Dogs, i personaggi hanno corati12. Non sorprenda quindi che un regista dai gusti forti come Rugcome nome quello di un colore, esattamente gero Deodato (Uomini si nasce, poliziotti si muore 1976, La casa sperducome in The Taking of Pelham One Two Three 30

ta nel parco13 1980 e, soprattutto, Cannibal Holocaust14 sempre del 1980) oggi si ritrovi a dirigere una serie come Incantesimo di Raidue. Intanto, gli «artigiani» del cinema italiano, apprezzatissimi in tutto il mondo, si troveranno spesso a lavorare all’estero15 e i pur capaci registi (perfettamente capaci di unire talento e ragione commerciale, con tempi di lavorazione generalmente ben al di sotto degli standard), che si sono sempre mossi in bilico tra aspirazione e commercio si ritroveranno disoccupati o, è il caso di Aristide Massaccesi, alias Joe D’Amato, troveranno come fonte di sostentamento il porno. A partire da questo mese iniziamo un excursus nel cinema di genere che oggi, dopo anni di oblìo16, viene rivalutato da festival e da critici e autori cinematografici blasonati ed è oggetto di pubblicazioni colte. Poiché sarà impossibile offrire una panoramica esauriente delle pellicole di genere, presenteremo quelle che, a nostro parere, sono più rappresentative e sarà nostra premura indicare di volta in volta una bibliografia attraverso la quale approfondire l’argomento. Un capitolo a parte meritano i volti ricorrenti nel cinema di genere e i registi, che spesso hanno attraversato più generi, nonché gli autori delle colonne sonore. Ne parleremo alla fine della serie. Esistono diverse pubblicazioni sul cinema di genere italiano e le citeremo di volta in volta, scegliendo tra le migliori, a seconda dell’argomento trattato. Ci sono però anche due riviste italiane che trattano il tema con enorme competenza: sono il mensile Nocturno (che ogni mese si presenta in edicola con un dossier monotematico, vedi www.nocturno.it) e il periodico Cine 70 (www.coniglioeditore.it). (1974) di Joseph Sargent, ottimo thriller con Walter Matthau, Robert Shaw e Martin Balsam. 4 Fernando Di Leo è, non accreditato, cosceneggiatore di Per qualche dollaro in più (1965) di Leone. 5 Alcuni esempi: Nessuno mi può giudicare 1966, di Ettore Maria Fizzarotti, con Caterina Caselli commessa alla Standa, Cuore matto... matto da legare 1967, di Mario Amendola con Little Tony, Io bacio... tu baci 1961, di Piero Vivarelli con Mina, Jimmy Fontana e Tony Renis, e i più grandi successi del genere, quelli con Gianni Morandi protagonista: In ginocchio da te 1964, Non son degno di te 1965, entrambi di Ettore Maria Fizzarotti. È stata tentata, senza alcun successo, anche una ripresa del genere negli anni ’90 (Jolly Blu di Stefano Salvati con Max Pezzali, allora ancora 883). L’unica traccia dei musicarelli in tempi piu recenti sono i film con Nino D’Angelo degli anni ’80 (Popcorn e patatine, Il ragazzo della curva B, Uno scugnizzo a New York, Un jeans e una maglietta). 6 Il genere si chiama giallo in quanto prendeva il nome dal colore della copertina dei romanzi pubblicati settimanalmente da Mondadori. 7 Il genere fantastico spesso ricalca pellicole straniere di successo. Un esempio per tutti: L’isola degli uomini pesce 1979, di Sergio Martino, che emulava il successo de The Island of

Dr. Moreau 1977, diretto da Don Taylor. Roger Corman, che acquistò il film per la distribuzione americana, girò un prologo che si può vedere solo nella versione U.S.A.). L’ambientazione caraibica del film si deve unicamente alla Sardegna e alle campagne romane. 8 Il cinema che deriva dal successo della trilogia realizzata da Pier Paolo Pasolini comprendente Il Decamerone 1971, I racconti di Canterbury 1972 e Il fiore delle mille e una notte 1974. 9 Tutti i generi citati verranno trattati in capitoli nei prossimi numeri. 10 Un esempio per tutti: l’anomalo Se sei vivo spara 1967, western di Giulio Questi con Tomas Milian in cui un giovane Ray Lovelock viene stuprato da una banda di fuorilegge. La scena non è esplicita ma a quel tempo per generare scandalo era più che sufficiente il sottinteso. In un’altra scena del film vengono infilano le dita nella carne di un cadavere per estrarne le pallottole d’oro che lo hanno ucciso. 11 Mediaset, allora ancora Fininvest, produsse alcuni film supervisionati da Lucio Fulci (vedi Cinemino 1) e destinati al piccolo schermo, che però non andarono mai in onda in quanto ritenuti eccessivi per il pubblico televisivo. 12 Vedi Distretto di polizia o Il maresciallo Rocca. L’unico che presenta ancora elementi

del vecchio genere poliziottesco, pur sempre in modo edulcorato, è forse La squadra, in onda su Raitre. 13 La casa sperduta nel parco trae pesantemente ispirazione da The Last House on the Left 1972, violentissimo esordio cinematografico di Wes Craven. 14 Cannibal Holocaust, film bandito in molti Paesi del mondo a causa della sua violenza grafica, ha ispirato pesantemente, nello spunto e nello svolgimento, The Blair Witch Project (1999) di Daniel Myrick e Eduardo Sanchez. Ovviamente l’ispirazione (ma sarebbe più corretto parlare di plagio), non è dichiarata. 15 Chi sa che Carlo Rambaldi, creatore di E.T. nell’omonimo film di Steven Spielberg e responsabile degli effetti speciali di molto cinema nel mondo, ha ideato e realizzato effetti speciali anche per film come Perseo l’invincibile 1963, di Alberto De Martino, Una lucertola dalla pelle di donna (1971, di Lucio Fulci) e il già citato Reazione a catena (sempre 1971, di Mario Bava)? 16 Oblìo che non riguarda gli appassionati che non hanno mai smesso di ricercare i film in cassetta o DVD in tutti i Paesi del mondo (Giappone e Stati Uniti in primis), visto che i generi, all’estero, sono stati sempre apprezzati e pubblicati in edizioni spesso di grande prestigio.

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LA POLIZIA INCRIMINA, LA LEGGE ASSOLVE IL POLIZIOTTESCO: cinema reazionario o nuovo western? di Roberto Rippa

Accusati ai loro tempi di propagandare un’ideologia fascistoide, con i loro eroi che non esitano a farsi giustizia da soli, massacrati dalla critica ma presi d’assalto dal pubblico, i film legati al genere «poliziottesco» (così definito un po’ per spregio, e non è il nostro caso, al confronto del genere poliziesco classico e un po’ per sottolineare la centralità, nelle vicende raccontate, del personaggio dell’uomo dell’ordine tutto d’un pezzo), nascosti sino ad oggi sotto una leggera patina di imbarazzo1 e ora rivisti senza foghe ideologiche, si rivelano per quello che essenzialmente sono: la versione aggiornata del western all’italiana, con il suo eroe senza macchia e senza paura e molti cattivi da togliere dal suo cammino. Prova ne sia il fatto che i registi paiono più impegnati nel costruire scene di grande impatto visivo che a propagandare ideologie, anche se il tema ideologico è talvolta ancora visibile e comunque non sempre destrorso. I film traggono talvolta ispirazione dalla cronaca, che ripropongono riveduta e spettacolarizzata per metterla al servizio dell’eroe di turno. Alcuni tra loro hanno avuto il merito di saper raccontare l’Italia alle prese con un periodo buio della sua storia. Si parla di anni in cui la società civile era allo sbando, gli anni cosiddetti di piombo, in cui la malavita era padrona delle notti e si sentivano tutt’altro che occulte strategie della tensione. La gente aveva paura di uscire anche solo per andare al cinema e, paradossalmente, questi film ebbero il merito di riempire le sale cavalcando, sempre in termini puramente commerciali, l’ondata di paura ed esasperazione. L’assunto è quasi sempre lo stesso: il poliziotto si trova solo nel gestire la legge in quanto la giustizia, con le sue leggi permissive e lassiste, non gli lascia alternative (e qui si cavalca il sentimento demagogico popolare). Non sorprenda quindi che gli capiti, secondo un discorso molto poco educativo, di uccidere uno spietato criminale invece di portarlo in un carcere da cui non tarderebbe ad essere rilasciato a causa di leggi troppo blande nella gestione delle condanne. Il poliziottesco è un genere fortemente spettacolare, a dispetto della scarsità di mezzi, con le sue grandi scene di scazzottamento e gli spettacolari inseguimenti nel traffico delle città 2. I protagonisti ricorrono spesso: il cubano Tomas Milian 3, il francese Luc Merenda, gli italiani Maurizio Merli, Franco Nero nonché il divo dei fotoromanzi Franco Gasparri 4 la fanno da padroni.

Lei è la bella Katiuscia

Lui è Franco Gasparri

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Il genere vero e proprio nasce da La polizia ringrazia 5, opera anomala nella filmografia di Steno 6, regista e sceneggiatore di commedie di enorme successo. La pellicola nasce dalla ritrovata collaborazione con lo sceneggiatore Lucio De Caro 7, già giornalista, e dal desiderio del regista di cimentarsi con un nuovo genere, lasciando da parte per un attimo la commedia, genere a lui congeniale sino ad allora e anche in seguito 8. Il film narra di una giustizia incapace di affrontare in modo efficace l’esplosione della delinquenza nella capitale. Il commissario Bertone (un grande Enrico Maria Salerno) si trova «costretto», nell’affrontare un pericoloso delinquente, a notare l’esistenza di un’anomima anticrimine, fascistissima organizzazione clandestina che uccide quelli che, secondo loro, sono i nemici dell’ordine, abbandonandone poi i cadaveri sotto manifesti che recano la scritta «aiutateci a mantenere Roma pulita». Nella sua personale indagine mirata a capire chi si nasconda alla testa di questa orLa polizia ringrazia, in polacco ganizzazione clandestina, viene aiutato da una giornalista (Mariangela Melato) garantista. Quando il criminale braccato lancerà una giovane rapita (Laura Belli) tra le ruote delle auto della polizia che lo inseguono, la storia si concluderà con la sua decisione di costituirsi per salvarsi dall’anonima anticrimine guidata dall’ex questore Stolfi (Cyril Cusack). A questo punto la giustizia pare trionfare: Bertone può occuparsi dell’applicazione della legge e decide di comunicarlo a Stolfi. Il finale però vedrà la sconfitta della polizia di fronte al potere eversivo. Il regista tornerà più o meno sul tema «polizia», ma in chiave di commedia, anni dopo con il film La poliziotta 9 (1974) in cui Mariangela Melato, integerrima rappresentante delle forze dell’ordine, scoperchia una serie di scandali che investono le autorità della piccola cittadina in cui opera per poi finire a lavorare in un’isoletta della Sicilia. La polizia ringrazia diede la stura, grazie al suo straordinario successo (oltre 700 milioni di lire, e si parla di più di trent’anni fa), a una nutritissima serie di pellicole, tutte girate nel periodo compreso tra il 1973 e il 1977, anno in cui il genere, causa saturazione, si esaurisce. 1 Mai come il genere cosiddetto «eros-svaIl «poliziottesco» rappresenta senza ombra di dubbio una stica», ispirato all’estetica di Salon Kitty (1976) di Tinto Brass, che narrava le vicende di una delle stagioni produttive più felici, in termini commerciali, del cinema casa d’appuntamenti sotto il regime nazista. Le italiano ed è anche il genere più saccheggiato, unitamente all’horror, dal piuttosto orride pellicole legate al genere (un cinema americano e di Hong Kong. titolo per tutti Lager Ssadis Kastrat Kommandantur – chissà cosa diavolo avranno voluto dire? – , demenziale operina del 1976 di Sergio Garrone), semplici veicoli per mostrare scene erotiche di dubbio gusto e torture di varia entità, appaiono indigeste ancora oggi, malgrado il successo ottenuto all’epoca, e difficilmente (giustamente per chi scrive) arriveranno ad essere oggetto di una rivalutazione. Nella nostra serie, il genere non verrà trattato. 2 Gli inseguimenti spesso venivano realizzati senza la preventiva autorizzazione delle questure, montando la camera su un’automobile o una moto lanciata a forte velocità nel regolare traffico cittadino. È capitato che in scene di rapina girate senza autorizzazione intervenisse la polizia che, convinta di trovarsi di fronte a un vero inseguimento tra colleghi e criminali, si lanciava a sua volta all’inseguimento, sparando alle gomme dei finti rapinatori. Lo racconta Sergio Martino nello speciale dedicato a Milano trema: la polizia vuole giustizia (1973).

3 La massiccia presenza nel poliziottesco, sia in ruoli di tutore dell’ordine che di spietato criminale, è precedente alla sua trasformazione in Nico Giraldi – Monnezza. 4 Franco Gasparri (1948-1999), allora promessa del cinema, ebbe la carriera stroncata da un incidente in moto che lo lasciò paralizzato. È morto nel 1999 a causa di problemi respiratori. 5 Ma si possono anche citare, come capostipiti del genere, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1969) del compianto Elio Petri per il personaggio del commissario nevrotico (naturalmente in seguito molto semplificato) e la saga dedicata all’ispettore Callahan (in italiano Callaghan) interpretato da Clint Eastwood a partire da Dirty Harry (1971) di Don Siegel.

6 Nome d’arte di Stefano Vanzina, 19151988, che proprio per firmare questo film utilizza per la prima volta il suo vero nome. 7 Come dichiarato dallo sceneggiatore stesso in Abbasso la celebrità, ed. Lindau, Torino, marzo 1999. 8 Tra le tante, citiamo Totò cerca casa (1949), Guardie e ladri (1951), Un americano a Roma (1955, grande successo di Alberto Sordi), La feldmarescialla (1967, musicarello con Rita Pavone e un giovane Mario Girotti, alias Terence Hill), La patata bollente (1979) e Il tango della gelosia (1980, con Monica Vitti e Diego Abatantuono). 9 Niente a che vedere con i suoi seguiti apocrifi con Edwige Fenech La poliziotta fa carriera (1975), La poliziotta della squadra del buoncostume (1979) e La poliziotta a New York (1981) tutti diretti da Michele Massimo Tarantini.

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ALCUNI TITOLI La polizia ringrazia, che semina gli elementi che troveranno sviluppo nei film a seguire, e ancora Il giustiziere sfida la città 1975, di Umberto Lenzi 10, in cui Tomas Milian interpreta il personaggio di Rambo 11, delinquente dal cuore tenero che aiuta la polizia a ritrovare un bambino rapito, Quelli della calibro 38 di Massimo Dallamano, con il commissario Vanni (Marcel Bozzuffi) a caccia dello spietato Marsigliese (Ivan Rassimov), Poliziotto sprint (1977) di Stelvio Massi, primo incontro tra il regista e Maurizio Merli, che darà grandi frutti in seguito, la trilogia di Mark il poliziotto (Mark il poliziotto 1975, Mark il poliziotto spara per primo 1975, e l’ultimo Mark colpisce ancora 1976) 12, La polizia incrimina, la legge assolve (1973) di Enzo G. Castellari (vedi nota 16) che già nel titolo rende chiaro l’assunto principe del genere, quello del poliziotto che non si trova a combattere solo contro la criminalità ma anche contro una legge lassista. Quindi Squadra volante (1973) di Stelvio Massi in cui Tomas Milian bracca l’odiato «marsigliese» (un perfetto Gastone Moschin), con il quale ha un importante conto in sospeso, in seguito a una rapina. LE CITTÀ Spesso presenti sin dai titoli 13, spesso le città non fungono solo da sfondo alle vicende bensì le permeano con le proprie caratteristiche culturali (ed è divertente notare come i registi vedano Milano da Roma (valga come esempio il fintissimo dialetto parlato dal bambino all’inizio di Milano odia: la polizia non può sparare di Lenzi). Oltretutto, il cambiare città significa poter godere di elementi scenografici diversi, utili soprattutto negli inseguimenti. Non da ultimo, il fatto di ambientare un film in una città grande significava portare al cinema un notevole numero di abitanti della città stessa. I film con il nome della città nel titolo iniziano spesso con una lunga ripresa delle sue strade più note sui titoli di testa. Presto assisteremo a una scena di violenza (aggressione, scippo, rapina) e da lì, semplice o meno che sia, la storia si svilupperà.

In Roma a mano armata di Umberto Lenzi (1976), il commissario Tanzi (Maurizio Merli) è un tutore dell’ordine senza macchia che quotidianamente affronta la delinquenza comune della capitale con l’obiettivo di restituire la città ai suoi spaventati cittadini. Mentre fronteggia una banda di giovani borghesi (chiaramente di destra) che stuprano una donna e ne malmenano il compagno apostrofandolo con l’insulto «proletario di merda», il commissario si ritrova a dare la caccia al feroce Moretto, alias «il Gobbo». In antitesi con i metodi di Tanzi, la giudice minorile interpretata da Maria Rosaria Omaggio, compagna del commissario, crede invece profondamente nel valore della rieducazione e nel reinserimento. Ovviamente, trattandosi di un poliziottesco, la donna avrà modo di rivedere le proprie posizioni quando si troverà, malmenata da una banda, chiusa nell’abitacolo di un’auto pronta ad essere schiacciata da una pressa in un parco di sfasciacarrozze. Napoli violenta (1976) di Umberto Lenzi, sceneggiato da Vincenzo Mannino, vede di nuovo protagonista, dopo Roma violenta 10 Il film contiene già, in nuce, gli elementi (1975) 14, il commissario Berti di Maurizio Merli, questa volta trasferito che distingueranno il commissario Giraldi dei a Napoli, dove lotterà contro il boss della mala «O’ generale» (Barry film girati da Bruno Corbucci. O’Sullivan). Enorme successo al botteghino: 59 milioni solo a Napoli 11 Tomas Milian aveva letto il libro First Blood, nei primi quattro giorni di programmazione. il cui protagonista si chiama Rambo e dal quale anni dopo venne tratto proprio il film Rambo Milano trema: la polizia vuole giustizia (1973) diretto da Sergio con Sylvester Stallone. Martino su sceneggiatura di Ernesto Gastaldi, mette in scena l’ispetto12 Il personaggio di Mark il poliziotto era inre Caneparo (Luc Merenda) che, radiato dalla polizia per i suoi metodi terpretato dall’attore di fotoromanzi Franco brutali, continua ad indagare da solo. Il personaggio principale non leGasparri che, in seguito a un incidente di moto, rimase paralizzato, evento che pose fine a una sina battute anticomuniste ma dovrà vedersela proprio con un editore promettente carriera nel genere. fascista in un film lascia intravvedere riferimenti al delitto Calabresi. 13 Alcuni titoli: I ragazzi della Roma violenCosì ne parlava il regista: «Sono stato tra i primi a fare un film sulla ta (1976) di Renato Savino, Roma, l’altra faccia polizia, un film che conteneva anche riferimenti all’attualità (...). Ma della violenza (1976) e Roma violenta (1975) entrambi di Franco Martinelli (nome d’arte di il valore politico di questi film è sempre abbastanza relativo, hanno Marino Girolami), i capolavori del genere Roma sempre una matrice qualunquista, di destra, cioè si vede il poliziotto, a mano armata e Napoli violenta, entrambi il commissario, che in uno stato democratico è molto limitato, non gli del 1976 e diretti da Umberto Lenzi, Napoli... vengono dati mezzi adeguati. E allora cerca di farsi giustizia da sé e ci serenata calibro 9 (1976) di Alfonso Brescia con Mario Merola, Napoli violenta (1976) di riesce» 15. Ottima sintesi, ma il film rimane godibilissimo per le scatenaUmberto Lenzi, Napoli si ribella (1977) di Mite scene di inseguimento e per la notevole quantità di piombo sparato. chele Massimo Tarantini, Napoli spara (1977) Napoli si ribella (girato da Michele Massimo Tarantini 16 e di Mario Caiano, Milano rovente (1973) e Miscritto da Dardano Sacchetti nel 1977, quando il genere è già in declilano odia: la polizia non può sparare (1974) entrambi di Umberto Lenzi, Milano trema: la no) vede il commissario Dario Mauri (Luc Merenda) avversare il viscipolizia vuole giustizia (1973) di Sergio Martino. do Domenico Laurenzi, boss con mire espansionistiche. Mauri viene Non mancano città meno sfruttate come Geaiutato dal maresciallo Capece, interpretato da Enzo Cannavale, qui nova (Genova a mano armata, 1976, di Mario impegnato a dare toni da commedia alla storia. Lanfranchi) o Torino (Torino violenta, sempre 1976, di Carlo Ausino). 14 Regia di Franco Martinelli (nome d’arte di Marino Girolami) su sceneggiatura sempre di Vincenzo Mannino. 15 Dichiarazione citata da Marco Giusti in Stracult, Frassinelli editore, agosto 2004, pagina 506. 16 Vedi anche nota 9. Michele Massimo Tarantini, noto per il suo impegno nella commediaccia, è il regista di La Liceale (1975), primo film scolastico di Gloria Guida.

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GLI ANOMALI Gli anomali lo sono per lo spunto o per lo svolgimento differenti, che destrutturano la logica fissa del genere per approdare a un tipo diverso di narrazione. La polizia accusa: il servizio segreto uccide (1975) – diretto da Sergio Martino, il regista che denota forse il legame più stretto con la realtà politica del tempo, e scritto dal duo Felisatti-Pittorru – narra di un golpe borghese finalizzato al rovesciamento dei vertici dello stato molto simile a quello legato allo scandalo Gladio, verifica35


tosi anni dopo. Il finale, amaro, evidenzierà lo stretto intreccio tra poteri politici ed esecutivi dello stato e eversori. Luc Merenda, che indaga su una strana serie di suicidi tra rappresentanti dei vertici militari, si trova impegnato anche nell’indagine sulla morte di un uomo apparentemente normale, se non fosse per il tenore di vita sospettosamente alto. Trovati alcuni nastri in casa di quest ultimo, dovrà ricostruire un’intricata vicenda in cui i servizi segreti 17 non fanno che seminare piste false. Altro caso atipico è Liberi, armati e pericolosi di Romolo Guerrieri 18. Realizzato partendo da una sceneggiatura di Fernando Di Leo basata a sua volta sul racconto di Giorgio Scerbanenco Bravi ragazzi bang bang, la narrazione è tutta dalla parte dei criminali, un trio di giovani borghesi che occupano le giornate rapinando per noia e che, a un certo punto, inizieranno a lasciare dietro di sé una lunga scia di sangue mentre vengono tallonati dal commissario Tomas Milian. Il film rappresenta anche il debutto al cinema, in un breve ma significativo ruolo, di un giovanissimo Diego Abatantuono. Anche Uomini si nasce, poliziotti si muore si basa su una sceneggiatura di Fernando Di Leo ma la sua atipicità consiste tutta nella presentazione di due giovani poliziotti eroi in negativo. I due (Ray Lovelock e lo scomparso Marc Porel), che appartengono a una squadra speciale semi-clandestina in cui la polizia opera ad armi pari contro la delinquenza, non esitano ad applicare una loro, personalissima, legge fatta di uccisioni disinvolte e di azioni decise in totale autonomia. Se nella sceneggiatura era presente un sospetto di omosessualità tra i due, nel film la componente sparisce per lasciare spazio a due figure di playboy impenitenti. Tagliata dalla censura la scena in cui Renato Salvatori strappa un occhio a un avversario e lo schiaccia sotto una scarpa. Visto l’enorme successo ottenuto, il regista si era messo all’opera per realizzarne un seguito ma i dissidi tra i due protagonisti fecero naufragare il progetto. ...a tutte le auto della polizia... (1975) di Mario Caiano, basato su un romanzo di Massimo Felisatti e Fabio Pittorru, anche sceneggiatori del film, narra del rapimento di una ragazza il cui cadavere verrà rinvenuto giorni dopo nel lago di Albano, presso Roma. Le indagini, condotte dal dottor Carraro (Enrico Maria Salerno) porteranno alla scoperta di un giro di minorenni costrette alla prostituzione. Certamente più giallo che poliziesco, con più indagine che azione, il film è godibile e offre interpretazioni di alto livello. Il poliziotto è marcio 1974, di Fernando Di Leo, primo suo film a non essere da lui controllato a livello di produzione e titolo scandalo che gli causa non pochi guai, narra di un agente corrotto fino al midollo, figlio di un ex maresciallo onestissimo e amante di alto lignaggio. Quando la mala si stufa di lui, gli uccide padre e amante scatenando la sua reazione. Milano odia: la polizia non può sparare (1974) di Umberto Lenzi devia leggermente dal poliziottesco, pur mantenendone l’iconografia, e si segnala per l’assoluto, folle, cinismo del protagonista. Tomas Milian, nel film Giulio Sacchi, definito «cagasotto» è in realtà un feroce assassino che non esita a fare uso della sua mitraglietta. Fa fuori la fidanzata (la bellissima Anita Strindberg, le prime tette finte del cinema italiano) buttandola nel lago di Como con la sua auto dopo averla usata per ottenere informazioni sulla figlia del suo facoltoso datore di lavoro (gli servono per organizzare il rapimento della ragazza), quindi uccide a uno a uno 36

i propri complici, rei di non assecondare fino in fondo la sua spietatezza. Riuscirà anche a farla franca con la giustizia, costringendo nel finale l’ispettore Grandi (Henry Silva, attore americano molto presente nel genere) a provvedere da solo alla sua eliminazione fisica. Il cittadino si ribella (1974) di Enzo G. Castellari riprende il tema già proposto da Night Wish (Il giustiziere della notte 1974, con Charles Bronson nel ruolo di un uomo che decide di farsi giustizia da solo nei confronti dei delinquenti che gli hanno ucciso la moglie) in una storia ambientata a Genova con protagonista Franco Nero nel ruolo dell’ingegner Antonelli. Poliziotti violenti (1976) di Michele Massimo Tarantini ripropone il tema del golpe di stato ad opera di un industriale fascista. Lo avversano il maggiore dell’esercito Altieri (Henry Silva) con il commissario Tosi (Antonio Sabàto). LE SAGHE DEL GOBBO E DEL MONNEZZA Occorre subito fare un po’ di ordine: il maresciallo Giraldi (quello delle «squadre», per intenderci. Poi diventerà investigatore privato) 19 e il Monnezza sono due personaggi diversi, creati da autori diversi e presenti in film diversi. Il Monnezza, il cui nome è Sergio Marazzi, è inventato dallo sceneggiatore Dardano Sacchetti per il film Il trucido e lo sbirro (1976) di Umberto Lenzi (qui il personaggio di Monnezza non è ancora definito con precisione ma l’immagine è già quella). Verrà poi utilizzato l’anno seguente per La 17 Lo sfuggente rappresentante dei servizi sebanda del trucido di Stelvio Massi. Contemporaneamente a Il trucido greti è interpretato da un Tomas Milian sempre e lo sbirro, Bruno Corbucci inizia la serie dedicata a Nico Giraldi con a suo agio, a differenza di molti suoi colleghi, sia nei ruoli di delinquente che in quelli di tutore Squadra antiscippo, primo di una lunga saga. Nel film, Tomas Milian dell’ordine. ha un’immagine assolutamente simile a quella usata per Monnezza (e 18 Nome d’arte di Romolo Girolami, appartegià ispirata al Serpico interpretato da Al Pacino nel film omonimo) e, nente a una nota famiglia cinematografica (il fracome se non bastasse, è sempre doppiato da Ferruccio Amendola. Da tello è il regista di commedie Marino e suo nipote è il regista Enzo G. Castellari, noto per alcune qui la confusione 20. In realtà, le pellicole appartenenti alla serie delle serie TV con Bud Spencer ma soprattutto per Quel maledetto treno blindato (‘77), di cui Tarantino ha dichiarato di voler girare un rifacimento, del western Keoma (‘76) e dei poliziotteschi Il cittadino si ribella (‘74), e La polizia incrimina, la legge assolve (‘73). 19 Squadra antiscippo (1976), Squadra antifurto (1977), Squadra antitruffa (1977), Squadra antimafia (1978), Squadra antigangsters (1979), Assassinio sul Tevere (1979) cui faranno seguito i film della serie «delitti»: Delitto a Porta Romana (1980), Delitto al ristorante cinese (1981), Delitto sull’autostrada (1982), Delitto in formula uno (1984) e lo scatenato Delitto al Blue Gay (1985), episodio conclusivo della serie. 20 La confusione viene ulteriormente ingenerata dal fatto che il film che nel 2005 riprende le gesta del commissario Giraldi (Il ritorno del Monnezza di Carlo Vanzina, con Claudio Amendola nel ruolo del figlio di Giraldi e Enzo Salvi in quello del figlio del personaggio interpretao negli originali da Bombolo, alias Franco Lechner) ha il nome Monnezza nel titolo. La concessione all’uso del nome è stata data dallo sceneggiatore Dardano Sacchetti, inventore del personaggio.

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Maurizio Merli

«squadre» sono decisamente orientate alla commedia, mentre la saga del Monnezza appartiene ancora saldamente al genere poliziottesco e di fatto il personaggio è contrastato di volta in volta dai commissari Satti, l’attore Claudio Cassinelli, e Ghini, Luc Merenda). Rispetto a Giraldi, inoltre, il Monnezza sta dall’altre parte della barricata: mentre il primo è un ex ladro diventato poliziotto che usa metodi e linguaggio disinvolti nella sua lotta alla criminalità, il Monnezza è un furbo delinquentello. Il primo film con Sergio Marazzi-Monnezza, si diceva, è Il trucido e lo sbirro 21 di Umberto Lenzi. Questi si trova a Regina Coeli per furto ma viene rilasciato per aiutare la polizia nelle indagini sul cattivo Henry Silva. Il seguente, La banda del Gobbo (1977), con Milian nel doppio ruolo dei due fratelli gemelli «il Gobbo» (feroce delinquente, nel film si chiama Vincenzo Marazzi) 22 e il Monnezza, vede quest’ultimo allearsi con il commissario Sarti (Pino Colizzi) nel braccare il fratello per evitargli di andare incontro a una brutta fine. Termina qui il sodalizio Lenzi-Milian a causa delle continue ingerenze dell’attore in ogni fase della lavorazione, dalla sceneggiatura al montaggio finale. Il film contiene una scena in cui Milian racconta una barzelletta in un night club. Lenzi trovava la scena inutile e lesiva del ritmo del film, mentre Milian riteneva ne costituisse un momento importante 23. Spesso è Roma a mano armata (in realtà costruito per Mauri21 La cui sceneggiatura è ad opera di Dardazio Merli) ad essere considerato come il vero precursore di La banda no Sacchetti, Elisa Briganti e del regista stesso. del Gobbo a causa della presenza, in entrambi, del personaggio del gob22 Il personaggio del Gobbo trae ispiraziobo di Tomas Milian. ne da una persona realmente esistita: secondo Lenzi si trattava di un inserviente del mattatoio In questi film il passaggio a toni più smaccatamente da comdi Massa Marittima – città da cui proviene il remedia non è ancora avvenuto e comunque la concessione a Milian da gista – che aveva rapporti con la piccola malaviparte del produttore Luciano Martino (sia Roma a mano armata che La ta locale. banda del gobbo sono prodotti da Luciano Martino per la Dania) del23 «Quando andai alla prima, a quella scena ci fu un urlo, un boato di ilarità. All’uscita tutti l’ultima parola sul montato uccide il sodalizio con Umberto Lenzi. Il gli spettatori di questa platea popolare che mi Gobbo e il Monnezza ufficiali muoiono qui. facevano: A Tomasse, anvedi che forza... li morLa serie dei delitti vedrà poi la componente poliziesca totalti...». (La citazione è riportata da Stracult, Marco mente asservita alla commedia. Giusti, editore Frassinelli, agosto 2004, pag. 76. 38

IL GENERE MUORE Saturato da troppe pellicole (molte eccessivamente simili tra loro) in un periodo di tempo assai ristretto, il genere conosce la disaffezione da parte del pubblico. Già Il commissario di ferro (1978) che ripropone il duo Massi-Merli non ottiene grande successo, e il poliziottesco spara quindi i suoi ultimi colpi innestandosi su altri generi. Da Corleone a Brooklyn 1979, diretto e scritto da Umberto Lenzi, manda Maurizio Merli al di là dell’oceano sulle tracce del temibile boss Mario Merola. È il preferito da Lenzi, che lo considera il più moderno tra i suoi film. Si tratta di una via di mezzo tra il film sulla mafia e il poliziottesco che non incontrò il favore del pubblico. Napoli... serenata calibro 9 (1978) di Alfonso Brescia da un soggetto di Ciro Ippolito (il responsabile di Arrapaho), sempre con Merola protagonista, mescola una vicenda più o meno poliziottesca a toni da sceneggiata napoletana (il sentimentalismo generale, ma qui le canzoni non ci sono): Merola è un boss potente e rispettato, ma alcuni malavitosi gli uccidono moglie e figlioletto proprio durante la prima comunione di quest’ultimo, scatenando la sua sete di vendetta. Segue Napoli... la camorra sfida, la città risponde (1979) sempre di Alfonso Brescia, sempre scritto da Ciro Ippolito e sempre interpretato da Merola. Qui la parentela con la sceneggiata è più dichiarata (ci sono anche le canzoni): Merola è un cittadino onesto costretto dalla camorra a pagare il pizzo. Quando gli picchiano il figlioletto, si scatena nella vendetta. Entrambi i film funzionano al botteghino, ma il genere è già morto. I PROTAGONISTI I volti maggiormente distintivi del genere sono quelli di Maurizio Merli, Tomas Milian, Luc Merenda, Enrico Maria Salerno. Maurizio Merli (Roma, 1940), dopo alcune prove con Lucio Fulci (Zanna bianca del 1972 e il suo seguito Zanna bianca alla riscossa 1974) e in alcuni decamerotici (uno per tutti: Decameron proibitissimo – Boccaccio mio statte zitto... 1972, di Marino Girolami), approda al poliziottesco con Roma violenta (1975) sempre di Girolami. Da qui diventerà uno tra i volti più identificati del genere. Non esattamente un campione di espressività, ma dotato di un certo carisma, si è distinto anche per le sue doti di atleta, che gli permettevano di fare a meno di controfigure. È scomparso a Roma il 10 marzo 1989. Il suo ultimo film è stato Tango blu (1987) di Alberto Bevilacqua. Luc Merenda (Parigi, 1942) debutta nel 1970 in OSS 117 prend des vacances di Pierre Kalfon e nel 1971 è già in Italia per La ragazza fuoristrada (1971) di Luigi Scattini. Il suo debutto nel poliziesco all’italiana ha luogo nel 1973 con Milano trema: la polizia vuole giustizia di Sergio Martino. Fisico atletico, che gli permette di girare senza controfigura, e mascella volitiva, ha il volto perfetto per la parte del poliziotto duro. Il suo ultimo film in Italia risale al 1989, quando interpretò ‘O re di Luc Merenda Luigi Magni. Abita a Parigi, dove si occupa di antiquariato. 39


Tomás Quintín Rodríguez

Enrico Maria Salerbno

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Tomas Milian (Tomás Quintín Rodríguez, 1933, La Avana, Cuba) è il più versatile tra gli attori che hanno fatto la stagione d’oro del poliziottesco. Debutta nel 1959 in La notte brava di Mauro Bolognini con cui lavorerà anche l’anno seguente in Il bell’Antonio. Recita, tra gli altri, per Visconti (l’episodio Il lavoro di Boccaccio ‘70 del 1962) e per Francesco Maselli (Gli indifferenti 1964), alternando cinema di genere a cinema d’autore. Volto noto già al tempo dello «spaghetti western» (come è definito negli USA il western all’italiana) grazie a film come La resa dei conti (1966, di Sergio Sollima), Se sei vivo spara (1967, di Giulio Questi) e Tepepa (1968, di Giulio Petroni), approda al poliziesco con Squadra Volante di Massi nel 1974. I ruoli con cui è più identificato dagli spettatori sono quelli di Monnezza, del Gobbo e di Nico Giraldi (in cui, nonostante fosse doppiato dal grande Ferruccio Amendola, aveva portato molto del suo, riuscendo a inventare maschere di grande effetto 24), ma Milian ha lavorato in più di cento film passando da registi come Antonioni, Cavani e Fulci, tra i molti altri. Conosciuto per il suo carattere non facilissimo, ha sempre voluto l’ultima parola sui suoi personaggi nel poliziottesco. Stabilitosi da tempo negli Stati Uniti, lo si è visto in Traffic di Steven Soderbergh (2000), Amistad di Spielberg (1997), Revenge di Tony Scott (1990) al fianco di Kevin Costner. Il suo prossimo film è The Lost City (2005) di Andy Garcia. Enrico Maria Salerno (Milano, 18 settembre 1926 – Roma, 18 settembre 1994) è uno tra i volti più noti del cinema e del teatro italiani. Ha debuttato sul grande schermo nel 1953 con La tratta delle bianche di Comencini e da lì ha alternato la presenza nel cinema d’autore a quella nel cinema commerciale. Ha lavorato in numerose produzioni televisive (l’ultima è Doris, una diva di regime diretto da Alfredo Giannetti nel 1993). Adatto, per la sua figura autorevole, ai ruoli di commissario, compare nel cinema poliziesco dal 1982 (La polizia ringrazia e, sempre nello stesso anno, in La violenza: quinto potere di Florestano Vancini). Seguono La polizia è al servizio del cittadino?, La polizia sta a guardare, No, il caso è felicemente risolto (tutti del 1973), Un uomo, una città, La città gioca d’azzardo (entrambi del 1974), La polizia interviene: ordine di uccidere e ...a tutte le auto della polizia... (1975).

I COMPRIMARI Nel cinema di genere, i secondi ruoli sono spesso appannaggio di ottimi caratteristi 25, di grandi attori di cinema e di teatro italiani (Glauco Onorato, Giancarlo Sbragia, Mariangela Melato, Gastone Moschin, Adolfo Celi, ...) e di attori americani in declino di popolarità a casa loro ma ancora utili per favorire le vendite all’estero (Joseph Cotten 26, Lee J. Cobb 27, Richard Conte 28 e il molto presente e dall’inconfondibile volto Henry Silva 29). Spesso i secondi ruoli hanno il merito di elevare il livello recitativo delle pellicole, non in tutti i casi punto forte dei protagonisti. LA PUBBLICITÀ OCCULTA Quella della pubblicità occulta, ma nemmeno tanto, è un segno distintivo del cinema di genere italiano: mani che rigirano acrobaticamente e lungamente pacchetti di sigarette perché se ne legga chiaramente la marca, bottiglie con l’etichetta rigorosamente rivolta alla camera, manifesti e targhe pubblicitarie di bibite (ah, l’acqua minerale Pejo...) sullo sfondo delle scene, voci che decantano virtù e proprietà di digestivi che escono dalle radio. Esilarante il componimento quasi poetico, di grande lirismo, a favore di una nota pellicceria che una commessa fa nelle scene iniziali di Squadra volante.

24 Racconta Lenzi che Milian era solito ispirarsi alle espressioni verbali e facciali delle maestranze romane per costruire i suoi personaggi. 25 Attori specializzati nell’interpretazione, in ruoli generalmente non di primo piano, di una maschera precisa, riconoscibile e ricorrente nella loro carriera. Ne ricordiamo in questa occasione giusto due, ma torneremo sull’argomento: Mario Carotenuto e Enzo Cannavale. 26 Joseph Cotten (1905-1994) ha interpretato un centinaio di film. Il suo debutto è avvenuto in Citizen Kane (Quarto potere, 1941) di Orson Welles. 27 Lee J. Cobb (1911-1976) ha interpretato il suo ultimo ruolo in Italia in Gli amici di Nick Hezard (1976) di Fernando Di Leo. 28 Richard Conte (1910-1975), già Emilio Barzini in The Godfather (Il padrino, 1972) di Francis Ford Coppola, è apparso in numerose produzioni italiane tra cui Il boss (1973) di Fernando Di Leo. 29 Henry Silva, dalla particolare faccia da duro, è apparso in The Manchurian Candidate (Va e uccidi, 1962) di John Frankenheimer. Molto attivo nel cinema italiano, anche lui è nel cast di Il boss. Il suo ultimo film è Ghost Dog – The Way of the Samurai (1999) di Jim Jarmusch. 30 Candidato al premio Oscar nel 1964 per la colonna sonora de Il vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini, otterrà il premio trent’anni dopo grazie a Il postino di Michael Radfrod.

LE COLONNE SONORE I prolifici Guido e Maurizio De Angelis, Franco Micalizzi (La Banda del gobbo, Il giustiziere sfida la città, Napoli violenta), Stelvio Cipriani (Poliziotto sprint, Torino violenta), Ennio Morricone (Milano odia: la polizia non può sparare), Luciano Michelini (La polizia accusa: il servizio segreto uccide), Luis Enriquez Bacalov 30 (La polizia è al servizio del cittadino?, Il poliziotto è marcio), Bruno Canfora (Il trucido e lo sbirro, La banda del trucido) sono solo alcuni tra gli autori delle bellissime colonne sonore del genere (grandi atmosfere lounge unite a puro funky all’italiana). Molto apprezzate, come già i film, all’estero, se ne possono trovare alcuni esempi nella raccolta Beretta 70 pubblicata in Germania dalla Crippled Dick Hot Wax (www.crippled.de), nelle diverse raccolte Easy Tempo (http://hexacord-america.com/) o in diverse raccolte di musica lounge. Richard Conte

Henry Silva testimonial per una nota marca di whisky

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I FILM La polizia ringrazia (1972) regia: Stefano Vanzina / sceneggiatura: Stefano Vanzina, Lucio De Caro / fotografia: Riccardo Pallottini / musiche: Stelvio Cipriani / montaggio: Roberto Perpignani / produzione: Roberto Infascelli per Primex Italiana (Roma) e Dieter Gassler Film Produktion (München) / interpreti principali: Enrico Maria Salerno, Mariangela Melato, Mario Adorf, Franco Fabrizi, Cyril Cusack / DVD: Nocturno Cinema (Italia) Roma a mano armata (1976) regia: Umberto Lenzi / sceneggiatura: Dardano Sacchetti / fotografia: Federico Zanni / musiche: Franco Micalizzi / montaggio: Daniele Alabiso / produzione: Luciano Martino, Mino Loy per Dania, Medusa Distribuzione / interpreti principali: Tomas Milian, Maurizio Merli, Giampiero Albertini, Arthur Kennedy, Maria Rosaria Omaggio / DVD: No Shame (Italia) La banda del Gobbo (1977) regia e sceneggiatura: Umberto Lenzi / collaborazione ai dialoghi: Tomas Milian / fotografia: Federico Zanni / musiche: Franco Micalizzi / montaggio: Eugenio Alabiso / produzione: Luciano Martino per Dania, Medusa Distribuzione / interpreti principali: Tomas Milian, Pino Colizzi, Isa Danieli, Guido Leontini / DVD: Federal Video (Italia) Il giustiziere sfida la città (1975) regia: Umberto Lenzi / sceneggiatura: Vincent Mann [Vincenzo Mannino] / fotografia: Federico Zanni / musiche: Franco Micalizzi / montaggio: Daniele Alabiso / produzione: Luciano Martino per Dania / interpreti principali: Tomas Milian, Joseph Cotten, Silvano Tranquilli, Evelyn Stewart [Ida Galli], Guido Alberti / DVD: No Shame (Italia) Quelli della calibro 38 (1976) regia: Massimo Dallamano / soggetto e sceneggiatura: Massimo Dallamano, Franco Bottari, Marco Guglielmi, Ettore Sanzò / fotografia: Gabor Pogany / musiche: Stelvio Cipriani / montaggio: Antonio Siciliano / interpreti principali: Marcel Bozzuffi, Ivan Rassimov, Carole André, Riccardo Salvino / produzione: Paolo Infascelli per European Inc. Poliziotto sprint (1977) regia: Stelvio Massi / soggetto e sceneggiatura: Gino Capone / fotografia: Riccardo Pallottini, Franco Delli Colli / musiche: Stelvio Cipriani / montaggio: Mauro Bonanni / produzione: Giovanni Di Clemente per Cleminternazionale / interpreti principali: Maurizio Merli, Giancarlo Sbragia, Angelo Infanti, Lilli Carati [Ileana Caravati], Glauco Onorato Mark il poliziotto (1975) regia: Stelvio Massi / soggetto: Dardano Sacchetti / sceneggiatura: Adriano Bolzoni, Dardano Sacchetti, Raniero di Giovambattista, Marcello Gatti / fotografia: Federico Zanni / musiche: Adriano Fabi / montaggio: Mauro Bonanni / produzione: P.A.C. / interpreti principali: Franco Gasparri, Lee J. Cobb, Sara Sperati, Giampiero Albertini, Giorgio Albertazzi / DVD: Cecchi Gori (Italia) Mark il poliziotto spara per primo (1975) regia: Stelvio Massi / sceneggiatura: Teodoro Agrimi, Dardano Sacchetti, Raniero di Giovambattista, Stelvio Massi / fotografia: Federico Zanni / musiche: Adriano Fabi / montaggio: Mauro Bonanni / produzione: P.A.C. / interpreti principali: Franco Gasparri, Lee J. Cobb, Ely Galleani, Massimo Girotti, Nino Benvenuti / DVD: Cecchi Gori (Italia), giugno 2005 42

Mark colpisce ancora (1976) regia: Stelvio Massi / soggetto: Lucio De Caro / sceneggiatura: Dardano Sacchetti / fotografia: Mario Vulpiani / musiche: Stelvio Cipriani / montaggio: Mauro Bonanni / produzione: P.A.C. / interpreti principali: Franco Gasparri, John Saxon, Marcella Michelangeli, Giampiero Albertini, John Steiner La polizia incrimina, la legge assolve (1973) regia: Enzo G. Castellari (Enzo Girolami) / soggetto: Maurizio Amati / sceneggiatura: Tito Carpi, Enzo G. Castellari, Gianfranco Clerici, Leonardo Martin / fotografia: Alejandro Ulloa / mus: Guido e Maurizio De Angelis / montaggio: Vincenzo Tomassi / produzione: Edmondo Amati per Fida Cinematografica / interpreti principali: Franco Nero, James Withmore, Fernando Rey, Delia Boccardo, Luigi Diberti, Duilio Del Prete Squadra volante (1973) regia: Stelvio Massi / soggetto: Dardano Sacchetti / sceneggiatura: Dardano Sacchetti, Adriano Bolzoni, Franco Barberi, Stelvio Massi / fotografia: Sergio Rubini / musiche: Stelvio Cipriani / montaggio: Mauro Bonanni / produzione: C.B.A. / interpreti principali: Tomas Milian, Gastone Moschin, Stefania Casini, Mario Carotenuto, Ray (Raymond) Lovelock / DVD: Alan Young (Italia) Milano odia: la polizia non può sparare (1974) regia: Umberto Lenzi / s., sceneggiatura: Ernesto Gastaldi / fotografia: Federico Zanni / musiche: Ennio Morricone / montaggio: Daniele Alabiso / produzione: Luciano Martino per Dania / interpreti principali: Tomas Milian, Henry Silva, Laura Belli, Gino Santercole, Anita Strindberg, Ray [Raymond] Lovelock / DVD: Alan Young (Italia) in cofanetto con Milano trema – la polizia vuole giustizia. Napoli violenta (1976) regia: Umberto Lenzi / soggetto e sceneggiatura: Vincenzo Mannino / fotografia: Fausto Zuccoli, Sebastiano Celeste / musiche: Franco Micalizzi / montaggio: Vincenzo Tomassi / produzione: Sergio Borrelli per Pan European Production Pictures / interpreti principali: Maurizio Merli, John Saxon, Barry Bibliografia consigliata Sullivan, Elio Zamuto, Grazia Maria Spina – Nocturno #5/6 (febbraio 1998) Roma violenta (1975) – Nocturno #18 (aprile 2001) regia: Franco Martinelli (Marino Girolami) / soggetto e sceneggiatura: VinDossier «Anni di piombo» – Nocturno #14 (settembre 2003) cenzo Mannino / fotografia: Fausto Zuccoli / musiche: Guido e Maurizio De Dossier «Calibro 9» Angelis / montaggio: Vincenzo Tomassi / produzione: Fabrizio De Angelis – Umberto Lenzi voll. 1, 2, 3 per Flaminia / interpreti principali: Maurizio Merli, Richard Conte, Silvano (Nocturno libri, 1996) Tranquilli, Ray (Raymond) Lovelock, John Steiner – Enzo G. Castellari voll. 1 e 2 (Nocturno libri, 1996) Milano trema: la polizia vuole giustizia (1973) – Cine 70, numero 1 regia: Sergio Martino / soggetto e sceneggiatura: Ernesto Gastaldi / fotoartt. «Stelvio Massi ricorda Maurizio Merli», grafia: Giancarlo Ferrando / musiche: Guido e Maurizio De Angelis / mon«Lo chiamavano Bombolo – vita e spettacolo taggio: Eugenio Alabiso / produzione: Luciano Martino per Dania / Interdel comico romano» – Cine 70, numero 2 preti principali: Luc Merenda, Richard Conte, Silvano Tranquilli, Martine art. «Intervista a Mario Caiano» Brochard / DVD: Alan Young (Italia) in cofanetto con Milano odia: la polizia non può sparare. Siti web Napoli si ribella (1977) www.pollanetsquad.it (sito per i devoti al poliziesco all’italiana) regia: Michele Massimo Tarantini, Dardano Sacchetti / sceneggiatura: Dardawww.gentedirispetto.com no Sacchetti, Michele Massimo Tarantini / fotografia: Sergio Rubini / musiche: (forum con spazio dedicato al cinema polizieFranco Campanino / montaggio: Alberto Moriani / produzione: Luciano Martisco all’italiana) no per Dania / interpreti principali: Luc Merenda, Enzo Cannavale, Adolfo Lawww.nocturno.it (sito ufficiale della rivista Nocturno) stretti, Claudio Gora, Marianne Comtel / DVD.: Alan Young Pictures (Italia) 43


La polizia accusa: il servizio segreto uccide (1974) regia: Sergio Martino / soggetto: Fabio Pittorru, Massimo Felisatti / sceneggiatura: Fabio Pittorru, Massimo Felisatti, Sergio Martino, Gianfranco Couyoumdjan / fotografia: Giancarlo Ferrando / musiche: Luciano Michelini / montaggio: Eugenio Alabiso / produzione: Luciano Martino per Dania / interpreti principali: Luc Merenda, Mel Ferrer, Tomas Milian, Delia Boccardo, Michele Gammino / DVD: No Shame (Italia) Liberi, armati e pericolosi (1976) regia: Romolo Guerrieri (Romolo Girolami) / soggetto: Fernando Di Leo da Giorgio Scerbanenco / sceneggiatura: Fernando Di Leo, Nico Ducci / fotografia: Erico Menczer / musiche: Gianfranco Plenizio, Enrico Pierannunzi / montaggio: Antonio Siciliano / produzione: Marcello Partini, Ermanno Curti per per C.p.C. Città di Milano, Staco Film / interpreti principali: Stefano Patrizi, Max Delys, Benjamin Lev, Tomas Milian, Eleonora Giorgi / DVD: Raro Video (Italia) Uomini si nasce, poliziotti si muore (1976) regia: Ruggero Deodato / soggetto: Fernando Di Leo, Alberto Marras, Vincenzo Salvioni / fotografia: Guglielmo Mancori / musiche: Ubaldo Continiello / montaggio: Gianfranco Simoncelli / produzione: Alberto Marras per C.p.C. Città di Milano / interpreti principali: Ray Lovelock, Marc Porel, Silvia Dionisio, Renato Salvatori, Adolfo Celi / DVD: Raro Video (Italia) ...a tutte le auto della polizia... (1975) regia: Mario Caiano / soggetto: dal romanzo «Violenza a Roma» di Massimo Felisatti / sceneggiatura: Massimo Felisatti, Fabio Pittorru / fotografia: Pier Luigi Santi / musiche: Lallo Gori / montaggio: Margherita Santangelo / produzione: Renato Angiolini per Capitol, Jarama Film / interpreti principali: Antonio Sabàto, Luciana Paluzzi, Gabriele Ferzetti, Enrico Maria Salerno, Elio Zamuto, Bedy Moratti / DVD: Alan Young (Italia) Il poliziotto è marcio ( 1973) regia e sceneggiatura: Fernando Di Leo / soggetto: Sergio Donati / fotografia: Franco Villa / musiche: Luis Enriquez Bacalov / montaggio: Amedeo Giomini / produzione: Galliano Juso, Ettore Rosboch per Cinemaster / interpreti principali: Luc Merenda, Richard Conte, Delia Boccardo, Raymond Pellegrin, Salvo Randone Il trucido e lo sbirro (1976) regia: Umberto Lenzi / sceneggiatura: Dardano Sacchetti, Elisa Briganti, Umberto Lenzi / fotografia: Luigi Kuveiller, Nino Celeste / musiche: Bruno Canfora / montaggio: Eugenio Alabiso / produzione: Ugo Tucci, Claudio Mancini per SGM Film / interpreti principali: Tomas Milian, Claudio Cassinelli, Nicoletta Machiavelli, Robert Hundar, Henry Silva / DVD: AVO (Italia) La banda del trucido (1977) regia: Stelvio Massi / soggetto: Elisa Briganti / sceneggiatura: Elisa Briganti, Dardano Sacchetti, Stelvio Massi / collaborazione ai dialoghi: Tomas Milian / fotografia: Franco Delli Colli / musiche: Bruno Canfora / montaggio: Mauro Bonanni / produzione: Gianfranco Couyoumdjan per Flora Film / interpreti principali: Tomas Milian, Luc Merenda, Elio Zamuto, Katia Christine, Franco Citti Il commissario di ferro (1978) regia: Stelvio Massi / s., sceneggiatura: Roberto Gianviti / fotografia: Sergio Rubini / musiche: Lallo Gori / montaggio: Mauro Bonanni / produzione: Roberto Bessi e Renato Angiolini per Belma Cinematografica / interpreti principali: Maurizio Merli, Janet Agren, Ettore Manni, Chris Avram / DVD: AVO (Italia) 44

Il CINEMA IN CASA a cura di Roberto Rippa Finalmente viene pubblicato in DVD questo film scomparso da anni. L’editore è l’etichetta Criterion Collection, una tra le migliori in circolazione in quanto a cura delle sue pubblicazioni e delle scelte per il suo catalogo. River Phoenix e Keanu Reeves interpretano il ruolo di due marchette: Mike Waters, sensibile e affetto da narcolessia, che sogna la madre che lo ha abbandonato, e MY OWN PRIVATE IDAHO Scott Favor, figlio del sindaco USA, 1991 di Portland e oggetto del desiderio di Mike. Regia e sceneggiatura Gus Van Sant, gira My Own Gus Van Sant Private Idaho quando ancora Soggetto ispirato da Henry IV di è inebriato dal grande succesWilliam Shakespeare so del suo Drugstore Cowboy (1989). Si tratta questo di un Musiche originali Bill Stafford classico «road movie» che meFotografia scola Andy Warhol e William John C. Campbell, Eric Alan EdShakespeare. River Phoenix, wards in un’interpretazione che gli valse numerosi riconoscimenMontaggio Curtis Clayton ti, è Mike Waters, un giovaInterpreti principali ne sofferente di narcolessia, River Phoenix, Keanu Reeves, malattia che induce un sonJames Russo, William Richert, no profondo in situazioni di Chiara Caselli, Flea, Udo Kier stress. Il suo unico amico è Scott Favor (Keanu Reeves), marchetta come lui, che ha rifiutato i privilegi che gli deriverebbero dall’essere il figlio del sindaco di Portland per vivere per la strada. Scott trascina Mike in un viaggio aleatorio alla ricerca della madre di quest ultimo e di uno spazio loro, qualcosa che possa chiamarsi casa. Capolavoro visivo, storia di un amore non corrisposto e di una vita ai margini. Van Sant gira il suo film donandogli una struttura non usuale e alcune cose funzionano (l’uso del colore a sottolineare gli stati d’animo, le copertine animate delle riviste porno, l’ interpretazione di River Phoenix, la colonna sonora composta da classici folk, l’uso della camera a mano) e qualcosa meno (l’ingenuità dell’omaggio centrale a Enrico IV). Sono molti i motivi di interesse che meriterebbero una menzione ma, per dirla in modo semplice, My Own Private Idaho è un classico del cinema americano contemporaneo che necessitereb-

be più di una visione per apprezzarne pienamente le qualità artistiche, di intrattenimento del film. Gus Van Sant (1952) è regista, tra gli altri, di Even Cowgirls Get the Blues (1993), di To Die For (1995), che ha rivelato Nicole Kidman come attrice poliedrica, dell’orrendo Good Will Hunting (1997), unico esempio di allineamento a Hollywood che difatti lo ha premiato con una candidatura all’Oscar, di un curioso rifacimento di Psycho (1998) di Hitchcock (di cui rigira in maniera precisa ogni scena a colori), e dei bellissimi Gerry (2002) e Elephant (2003). Al prossimo festival di Cannes verrà presentato il suo nuovo, film Last Days, in cui Michael Pitt interpreta il ruolo di un musicista fortemente ispirato a Kurt Cobain. DVD regione 1 Origine U.S.A. Etichetta Criterion Collection Formato video 1,78:1 (il regista ha supervisionato il transfer digitale del film da pellicola 35mm) Formato audio inglese (Dolby Digital 5.1), inglese (Dolby Digital Stereo) Sottotitoli inglese Extra conversazione audio tra i registi Gus Van Sant e Todd Haynes, documentario The Making of My Own Private Idaho, video intervista con il critico Paul Arthur sull’ispirazione di Shakespeare nel film, video conversazione tra il produttore Laurie Parker e Rain Phoenix, sorella del giovane River (1970-1993), libro di 64 pagine contenente saggi di JT LeRoy e del critico Amy Taubin, un articolo del 1991 di Lance Loud, ristampe di interviste con Van Sant, Phoenix, e Reeves. Giudizio buon film, ottimo trattamento digitale, extra molto buoni. 45


In spasmodica attesa che venga pubblicato il bellissimo Io la conoscevo bene del 1965, in cui una bravissima Stefania Sandrelli interpreta la parte di una giovane svampita che si trasferisce a Roma sperando di diventare attrice, MeADUA E LE COMPAGNE dusa pubblica nella sua collaItalia, 1960 na Cinema Forever Adua e le compagne (1960), altro capoRegia Antonio Pietrangeli lavoro del mai abbastanza ceSoggetto lebrato Antonio Pietrangeli. Ruggero Maccari, Antonio PietranIn questo racconto tardo geli, Ettore Scola neorealista, Adua, Lolita, Milly e Marilina sono quatSceneggiatura tro prostitute che, in seguito Ruggero Maccari, Antonio Pietranalla chiusura delle case chiugeli, Tullio Pinelli, Ettore Scola se sancita dalla legge Merlin, Musiche originali decidono di aprire una tratPiero Piccioni toria fuori città. Lo scopo è quello di crearsi dapprima un Fotografia Armando Nannuzzi lavoro onesto e un’immagine Montaggio Eraldo Da Roma rispettabile per poi, una volta consolidata la copertura, Interpreti principali utilizzare il locale per eserciSimone Signoret, Gina Rovere, tare la loro antica professioEmmanuelle Riva, Sandra Milo, ne, aiutate in questo intento Marcello Mastroianni, Gianrico da un loro ex cliente, il losco Tedeschi, Claudio Gora Ercoli. Adua e le sue compagne iniziano con successo il lavoro in trattoria e con esso una nuova vita, certo più soddisfacente di quella di prima, ma presto Ercoli chiede loro di soddisfare l’accordo preso. Le ragazze però, go-

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duta la rispettabilità che consegue al nuovo lavoro, non sono più disposte a tornare sugli antichi passi. Stranamente non molto conosciuta dal grande pubblico, questa pellicola presenta le interpretazioni di grande valore di Simone Signoret, Emmanuelle Riva, Gina Rovere e Sandra Milo, qui in un inedita pettinatura scura. Presta il volto all’infame Ercoli Claudio Gora e partecipano al film Marcello Mastroianni, Gianrico Tedeschi, Ivo Garrani e Valeria Fabrizi. La fotografia è di Armando Nannuzzi, vincitore di diversi Nastri d’argento, due per il lavoro fatto per Luchino Visconti in Ludwig (1972) e Vaghe stelle dell’Orsa... (1965). Il film venne presentato alla XXI Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nel 1960. DVD regione 2 Origine Italia Etichetta Medusa (collana «Cinema Forever») Formato video 1,66:1 Formato audio italiano (Dolby Digital 1.0 – mono) Sottotitoli italiano per non udenti Extra presentazione del critico Maurizio Porro, documentario Prima e dopo il restauro, documentario, galleria fotografica Giudizio film imperdibile in un’ottima versione digitale. Buoni i contenuti extra.

Grande regista e direttore della fotografia, Mario Bava ha diretto alcuni tra i thriller e gli horror più curiosi (e saccheggiati, soprattutto dal cinema statunitense) del cinema italiano. Anche questo Reazione a caREAZIONE A CATENA tena (noto negli USA come Italia, 1971 Bay of Blood) non è affatto il prodotto convenzionale che Regia e fotografia parrebbe a una prima, diMario Bava stratta, occhiata. Le sue morSoggetto ti efferate e ripetute hanno Franco Barberi, Dardano Sacchetti luogo in un film in cui l’uso del colore e dei suoni tradiSceneggiatura sce una perfetta conoscenza Mario Bava, Filippo Ottoni, dei meccanismi della paura. Giuseppe Zaccariello Lasciato libero da una sceMusiche neggiatura priva di eccessiStelvio Cipriani vo rigore, Bava costruisce un’opera che mescola Eros e Montaggio Tanathos ed è completamenCarlo Reali to libero, a livello visivo, nel Interpreti principali costruire scene di una efficace Luigi Pistilli, Caludine Auger, violenza cui è tanto debitore Claudio Camaso, Leopoldo Trieste, il cinema americano di geneLaura Betti re (basti vedere il primo episodio di Friday 13th – Venerdì 13, di Sean S.Cunningham – girato ben nove anni dopo, per capire quale sia stata la fonte di ispirazione, sia a livello di trama che per la rappresentazione grafica degli omicidi). Nato da una sceneggiatura di Dardano Sacchetti dal titolo Così imparano a fare i cattivi, poi mutato dal produttore Zaccariello in Ecologia del delitto solo perché il tema dell’ecologia era allora molto discusso, viene pubblicato con il titolo voluto dal regista. Tra gli interpreti, Claudine Auger, l’appena scomparsa Laura Betti, Claudio Camuso, fratello di Gian Maria Volontè e morto suicida poco dopo avere partecipato al film. Appaiono brevemente anche Nicoletta Elmi, la

bambina dai capelli rossi presente di frequente nell’horror italiano anni ’70 e ’80 (da Profondo rosso di Dario Argento a Chi l’ha vista morire di Aldo Lado) e che approderà nel 1987 all’orrida serie televisiva I ragazzi della 3 C al fianco di Renato Cestiè, altro bambino prodigio poi scomparso, qui nel ruolo di suo fratello. La Raro Video, in collaborazione con Nocturno Cinema, pubblica nella collana «Horror Club» la versione integrale del film. L’audio (mono 1.0) è buono così come il video, a dispetto di qualche spuntinatura qui e là. DVD Regione 2 Origine Italia Etichetta Raro Video (collana «Horror Club») Formato video 1,85:1 Formato audio italiano – mono, inglese – mono Sottotitoli inglese su audio italiano Extra documentario L’arte del delitto (con la partecipazione del regista Lamberto Bava, figlio di Mario), trailer originale. Giudizio film buono, anche per considerare quanto sia stato saccheggiato nel tempo, trattamento digitale molto buono, extra curati e interessanti

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Non credo esistano dubbi sul fatto che Bruno Bozzetto sia stato e rimanga uno dei nomi più importanti dell’animazione a livello mondiale. Prova VIP, MIO FRATELLO ne siano alcune recenti opere SUPERUOMO (quelle prodotte dalla Pixar in Italia, 1968 testa) che lo omaggiano. Dotate di un tratto estremaRegia mente personale e di un umoBruno Bozzetto rismo peculiare, le sue opere Direzione artistica e scenografie dedicate alle avventure del Giovanni Mulazzani Signor Rossi (Le vacanze del signor Rossi, Il Signor Rossi Direzione disegni e animazione cerca la felicità, I sogni del siGuido Manuli gnor Rossi, tutte del 1976, Gli Soggetto sport del signor Rossi, 1975, Bruno Bozzetto Il signor Rossi al mare, 1964, e Il signor Rossi va a sciare, Sceneggiatura 1963. Molti tra questi sono Bruno Bozzetto, Attilio Giovannini, pubblicati in DVD in GerGuido Manuli mania), nonché i capolavori Effetti speciali Allegro non troppo (1977) e Luciano Marzetti West and Soda (1965) sono noti in tutto il mondo e riMontaggio mangono ben saldi nei ricorLuciano Marzetti di di più generazioni. Musica composta e diretta da In VIP, mio fratello superuoFranco Godi mo, la stirpe dei Vip, composta da valenti superuomini, ha come ultimi discendenti Minivip e Supervip. Mentre quest ultimo non tradisce la nomea della stirpe, Mini-

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vip (doppiato da Oreste Lionello, abituale voce italiana di Woody Allen) è piccolo, debole e sofferente di un forte complesso di inferiorità. Quando i due superuomini entrano in conflitto con una temibile organizzazione criminale guidata da una donna, sarà per Minivip l’occasione di farsi valere. Il film viene pubblicato in seguito a un restauro che gli ha restituito i colori e le luci originali, accompagnato da extra di grande valore. Bellissime le musiche di Franco Godi, grande musicista, autore delle musiche dei caroselli più noti degli anni ’60 e ’70 e oggi produttore degli «Articolo 31». DVD regione 2 Origine Italia Etichetta San Paolo Formato video fullscreen Formato audio italiano (Dolby Digital 5.1) Sottotitoli italiano per non udenti, inglese Extra materiale promozionale, i bozzetti del film, storyboard, fumetti, dietro le quinte della durata di poco meno di un’ora, biografia di Bruno Bozzetto e altro. Giudizio ottimo film, da recuperare da chi non lo avesse mai visto, trattamento digitale molto buono, extra ottimi.

UNIVERSAL MONSTER LEGACY COLLECTION (6 DVD) Bel cofanetto proposto dalla Universal, casa produttrice originale dei film in questione, che presenta tre titoli sui mostri prodotti dalla Universal, ottimamente restaurati, e i loro seguiti ufficiali. La confezione comprende 3 busti colorati a mano. Frankenstein: The Legacy Collection Tratto dal romanzo omonimo di Mary Shelley pubblicato nel 1918, Frankenstein narra di un giovane studente di medicina che ambisce a creare l’essere perfetto componendolo con parti tratte da diversi corpi e alla fine crea una sorta di mostro che non riesce a controllare. La prima opera cinematografica ispirata al romanzo di Mary Shelley è l’omonimo Frankenstein del 1910, cortometraggio muto di 16 minuti diretto da J. Searle Dawley (1877-1949). Qui il risultato dell’esperimento del dottor Frankenstein, fedele a quello dell’opera letteraria, è un essere mostruoso che a fine film ingaggerà una lotta con il suo creatore nel corso della quale si dissolverà in un finale astratto, fedele alla mancanza di scientificità del romanzo della Shelley, diversamente dalle numerose opere dedicate a Frankenstein e alla sua creatura che verranno girate negli anni a venire. Il cortometraggio di J. Searle Dawley (ritrovato ma non ancora accessibile al pubblico) venne prodotto dalla Edison Manufacturing Company di Thomas A. Edison, famosissimo inventore cui viene attribuita la creazione della lampadina (che in realtà aveva solo perfezionato, all’epoca del suo intervento le lampadine erano molto costose, emettevano cattivo odore e avevano una durata scarsissima) e, tra le altre cose, del fonografo. Edison, tra il 1895 e il 1903, produsse anche numerosi cortometraggi, girati principalmente per mettere alla prova i macchinari da lui inventati. Uno tra i primi, della durata di un secondo e mezzo, mostra un uomo che starnutisce. A questo primo film sul dottor Frankenstein e la sua creatura fa seguito (dopo Life Without a Soul del 1915, lungometraggio diretto da Joseph W. Smiley e l’italiano Il mostro di Frankenstein diretto nel 1920 da Eugenio Testa) l’opera diretta nel 1931 da James Whale. Ancora più esplicito dei precedenti nel trattare il tema dell’uomo che

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1 Estratto dall’articolo scritto da Cinemino e pubblicato in versione integrale nel numero di marzo 2005 della rivista «Cerca e trova Magazine» pagg. 43-44.

tenta di superare la sua paura e la sua soggezione nei confronti della capacità della donna di dare la vita, il «Frankenstein» di Whale non si sottrae nel mettere in scena il fallimento del velleitario intento. In questo capitolo della lunga saga (nei cui crediti la fonte viene attribuita non a Mary Shelley bensì alla «signora Percy B. Shelley», dal nome del marito), Frankenstein non esita a lasciare la sua promessa sposa per vivere il sogno di distruggere la vita per ricrearla e per realizzarlo per dedicarsi al disseppellimento di salme e al trafugamento di cervelli dal laboratorio universitario in cui lavora per assemblare le varie parti in una creatura che prenderà vita in una notte di tempesta. La cosa interessante di questa rilettura è che i veri mostri appaiono le persone normali mentre il mostro putativo non sembra altro che un essere tormentato e incompreso e il film non nasconde certo la dicotomia, anzi: nel cimitero dove Henry Frankenstein e il suo assistente Frizi trafugano salme non c’è una croce o una statua che sia diritta, come a suggerire l’ingresso in un mondo, quello degli umani, obliquo. Lo stesso castello di Frankenstein, con i suoi muri che paiono incombere sulle persone e le ombre distorte, sembra suggerire la notte della ragione (quella che, appunto, genera mostri). La creatura, interpretata dall’indimenticato Boris Karloff (che l’anno seguente vestirà i panni della mummia in The Mummy di Karl Freund), è un essere triste, maltrattato e incompreso nella sua ricerca di affetto ed è evidente la simpatia che il regista prova per lui a totale discapito degli altri personaggi. Il Frankenstein di Whale rimane insuperato nel mettere in scena la vicenda del dottore e della sua creatura e questo a dispetto dei numerosi film che l’hanno seguito (il più noto tra i quali è certamente quello del 1994 diretto da Kenneth Branagh con Robert De Niro nei panni della creatura). L’età della vecchiaia di James Whale (1889-1957), regista anche di Show Boat (1936) e di due versioni di The Invisible Man (1933 e 1966), è stata narrata nel 1998 dal regista Bill Condon in Gods and Monsters (DVD MGM), premio Oscar per la migliore sceneggiatura. Il DVD contiene inoltre The Bride of Frankenstein (1935, sempre di James Whale), Son of Frankenstein (1939, di Rowland V. Lee), The Ghost of Frankenstein (1942) e House of Frankenstein (1944, entrambi di Erle W. Kenton).1 Dracula: The Legacy Collection Sebbene siano state numerose le versioni per lo schermo della classica favola scritta da Bram Stoker, nessuna è in grado di reggere il confronto con l’originale Dracula diretto da Tod Browning (regista, poi, del classico Freaks nel 1932). Il ritratto che Bela Lugosi offre del conte transilvano costituisce un classico non solo del genere bensì della storia del cinema. Il DVD presenta il film originale accompagnato dalla versione spagnola (che venne girata da George Melford contemporaneamente alla versione originale, sugli stessi set ma con attori differenti), da Dracula’s Daughter (1936. di Lambert Hillyer), Son of Dracula (1943, di Robert Siodmak) e House of Dracula (1945, di Erle C. Kenton).

Tod Browning

The Wolf Man: The Legacy Collection Altro mostro classico dello schermo, The Wolf Man (interpretato da Lon Chaney junior) è un uomo normale trasformato in seguito all’incontro 50

con un divinatore. Il film, diretto nel 1941 da George Waggner, presenta un’atmosfera da incubo unita a una colonna sonora memorabile. Il DVD contiene inoltre Frankenstein Meets the Wolf Man (1943, di Roy William Neill), She-Wolf of London (1946, di Jean Yarbrough) e Werewolf of London (1935, di Stuart Walker). DVD regione 1 Origine U.S.A. Etichetta Universal Formato video Standard 1.33:1 (bianco e nero) Formati audio inglese (Dolby Digital Stereo), inglese (Dolby Digital Mono), spagnolo (Dolby Digital Stereo) Sottotitoli inglese, francese, spagnolo Extra Dracula – Stephen Sommers, regista di Van Helsing conduce un dietro le quinte che spiega come Dracula abbia ispirato il suo film; – colonna sonora nuova composta da Phillip Glass ed eseguita dal Kronos Quartet su una colonna audio alternativa all’originale; – introduzione alla versione spagnola di Dracula dell’attrice Lupita Tovar; – The Road to Dracula, documentario originale sulla lavorazione del film; – Commento audio, su colonna audio alternativa, dello storico del cinema David J. Skal; – galleria fotografica; – trailer originale. Extra Frankenstein – Stephen Sommers, regista di Van Helsing conduce un dietro le quinte che spiega come Frankenstein abbia ispirato il suo film; – documentario originale The Frankenstein Files: How Hollywood Made a Monster; – documentario originale She’s Alive!: Creating the bride of Frankenstein; – commenti audio degli storici del cinema Rudy Behlmer (per Frankenstein) e Scott McQueen (per Bride of Frankenstein) su colonna audio alternativa; – cortometraggio Boo!; – trailer originali più trailer rieditati nel 1931, 1938 e 1950; – Frankenstein e Bride of Frankenstein: galleria fotografica. Extra The Wolf Man – Stephen Sommers, regista di Van Helsing conduce un dietro le quinte che spiega come i film sul personaggio dell’uomo lupo abbiano ispirato il suo film; – documentario originale Monster By Moonlight; – commento audio delllo storico del cinema Tom Weaver su colonna audio alternativa. Giudizio ottimo da tutti i punti di vista. Nota del cofanetto esiste anche l’edizione italiana, che è molto più costosa di quella qui presentata. Esiste poi un cofanetto con 13 DVD comprendente anche The Phantom of the Opera, Creature from the Black Lagoon, The Mummy e The Invisible Man. 51


FERNANDO DI LEO IN DVD Ne abbiamo parlato in modo estensivo nello scorso numero, in occasione della presentazione di alcuni suoi film alla sessantunesima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e ora molti film dello scomparso regista di San Ferdinando di Puglia (1932-2003) sono stati pubblicati da Raro Video nello splendore del digitale e arricchiti di esclusivi e interessanti contenuti extra curati dalla rivista Nocturno Cinema, principale fautrice della riscoperta del regista. Vi indichiamo i titoli apparsi sino ad oggi. Per maggiori informazioni: www.rarovideo.com

I RAGAZZI DEL MASSACRO 1969, Italia, 95 minuti, colore Regia e soggetto Fernando Di Leo (da Giorgio Scerbanenco) Sceneggiatura Fernando Di Leo, Nino Marino, Andrea Maggiore Fotografia Franco Villa Montaggio Amedeo Giomini Musiche Silvano Spadaccino Interpreti principali Pier Paolo Capponi, Susan Scott, Michel Bardinet, Marzio Margine, Renato Lupi Produzione Daunia ‘70 A I ragazzi del massacro, del 1969, si riconosce il merito di avere dato il via alla grande stagione dei noir di Fernando di Leo. Comincia da questo film quella che lo stesso regista ha definito una «comunione di anime» con lo scrittore Giorgio Scerbanenco, la cui opera letteraria, a carattere giallo-poliziesco, fornì a più riprese spunti e suggestioni al suo cinema. I ragazzi del massacro ha alle spalle l’omonimo romanzo dello scrittore ma il rapporto tra libro e film, alla fine dei conti, è minimo: Nieves Navarro, alias Susan Scott Di Leo è interessato a portare alla luce una realtà sociale sommersa, il problema della droga e della delinquenza minorile, allora ignorati dai media. La forma della narrazione è scabra, essenziale, elegantemente cruda (è passata alla storia la sequenza iniziale, in cui la maestra di un corso serale viene seviziata dai suoi allievi, pregna di una violenza mai esibita e per questo tanto più intensa e insostenibile), con tagli espressionistici che già parlano di un regista incredibilmente dotato, oltre che di un autore dalle idee chiarissime. Molti dei ragazzi che interpretarono i giovani disadattati che il commissario Lamberti mette sotto inchiesta per l’omicidio della loro insegnante avevano anche nella realtà problemi con la giustizia (e si ricordano perquisizioni e arresti avvenuti sul set da parte della polizia). La trama A Milano, la giovane insegnante di una scuola serale viene brutalizzata e uccisa dai suoi allievi durante una lezione. Il commissario Duca Lamberti, cui viene affidata l’indagine e che ha fama di duro, mette sotto torchio i ragazzi, scoprendo che ciascuno di essi conduce suo malgrado una vita ai margini della legalità. Guadagnatosi la fiducia di uno di essi, Lamberti si convince che il delitto nasconde una seconda e più terribile responsabilità.

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DVD Versione orig. italiana con sottotitoli opzionabili in inglese e versione inglese Extra Documentario Quei bravi ragazzi, documentario Fernando di Leo alla Cinemathèque Française, galleria fotografica, biografia e filmografia del regista Giudizio da vedere assolutamente

MILANO CALIBRO 9 1972, Italia, 93 minuti, colore Regia Fernando Di Leo Soggetto Fernando Di Leo (da Giorgio Scerbanenco) Sceneggiatura Fernando Di Leo Fotografia Franco Villa Musiche Luis Enrique Bacalov Montaggio Amedeo Giomini Interpreti principali Gastone Moschin, Barbara Bouchet, Mario Adorf, Lionel Stander, Philippe Leroy, Luigi Pistilli Produzione Daunia ‘70 Production Raro esempio di noir italiano, trae ispirazione da un racconto della raccolta I centodelitti dello scomparso scrittore russo trapiantato in Italia Giorgio Scerbanenco, ma viene sensibilmente rimaneggiato in fase di scrittura dal regista. Parte della cosiddetta Trilogia del milieu (composta, oltre che da questo film, da La mala ordina e Il boss), mescola con sapienza i tipici elementi del noir a un discorso sociologico e offre le ottime interpretazioni di Gastone Moschin, nel suo primo ruolo drammatico, di Mario Adorf, Lionel Stander e di una giovanissima, cattivissima, Barbara Bouchet. La trama Milano: Ugo Piazza, ex bandito appena rilasciato dal carcere di San Vittore, trova ad attenderlo i suoi vecchi compari, guidati dallo spietato Rocco Musco, al soldo di un boss chiamato «l’Americano». Costoro sono convinti che Ugo abbia rubato al boss trecentomila dollari prima di venire arrestato e non lo mollano un istante in attesa che egli compia un passo falso. Ugo è anche nel mirino di un commissario di polizia che vorrebbe incastrare, col suo aiuto, l’Americano. DVD doppio 1972, Italia, 97 minuti, colore Versione originale italiana con sottotitoli opzionabili in inglese e versione inglese Extra documentario Calibro 9, documentario Fernando di Leo: la morale del genere, documentario Scerbanenco noir, galleria fotografica con testimonianza di Gastone Moschin, biografia e filmografia del regista Giudizio da vedere assolutamente

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LA MALA ORDINA 1972, Italia, 93 minuti, colore Regia Fernando Di Leo Soggetto e sceneggiatura Fernando Di Leo (da Giorgio Scerbanenco), Augusto Finocchi, Ingo Hermess Fotografia Franco Villa Musiche Armando Trovajoli Montaggio Amedeo Giomini Interpreti principali Mario Adorf, Henry Silva, Woody Strode, Adolfo Celi, Francesca Romana Coluzzi, Luciana Paluzzi Produzione Daunia ‘70 / Hermes Synchron Secondo capitolo della Trilogia del milieu. Il rapporto genetico con gli scritti di Giorgio Scerbanenco è, in questo caso, più chiaro che in Milano calibro 9. Anzi, proprio dal racconto Milano by calibro 9, che aveva dato il titolo al precedente film, di Leo trae spunto per la trama, che vede il piccolo macrò milanese Luca Canali finire, senza colpa, nella ragnatela di un regolamento di conti tra i pezzi grossi dell’Organizzazione. Da rilevare che la presente edizione digitale del film ce lo presenta per la prima volta in versione completa, con circa dieci minuti di girato in più rispetto a tutte le edizioni finora viste in home-video. La trama Luca Canali è un piccolo sfruttatore che esercita a Milano. Incastrato da un boss locale, Don Vito Tressoldi, il quale scarica sulle sue spalle la responsabilità del furto di un ingente carico di droga, Canali deve vedersela con due killer americani che l’Organizzazione ha spedito in Italia da New York perché lo puniscano in maniera esemplare. L’uomo non reagisce fintanto che non lo colpiscono negli affetti più cari. Poi si trasforma in una belva. DVDVersione orig. italiana con sottotitoli opzionabili in inglese e versione inglese Extra documentario Alle origini della Mala, biografia e filmografia del regista, galleria fotografica Giudizio Da vedere assolutamente

IL BOSS + KILLER VS. KILLERS 1973, Italia, 105 minuti, colore Regia Fernando Di Leo Soggetto dal libro Il mafioso di Peter McCurtin Sceneggiatura Fernando di Leo Fotografia Franco Villa Musiche Luis Enriquez Bacalov Montaggio Amedeo Giomini Interpreti principali Henry Silva, Richard Conte, Gianni Garko, Antonia Santilli, Pier Paolo Capponi Produzione Production Daunia ‘70 54

Terzo capitolo dell’ideale trilogia sulla delinquenza organizzata, iniziata con Milano calibro 9 e proseguita con La mala ordina, Il boss esplora l’universo mafioso partendo dal best-seller omonimo dello scrittore americano Peter McCurtin. Il libro è tuttavia poco più di uno spunto, perché di Leo immerge le dinamiche della trama nella realtà storica italiana di quegli anni, realizzando, oltre che un film di ineguagliata compattezza narrativa, un atto d’accusa dei meccanismi mafiosi – dalle connivenze con la politica a quelle con la polizia e con le alte sfere ecclesiastiche – che non ha paragoni nel cosiddetto cinema di impegno civile del periodo. Le sferzate, peraltro, non caddero a vuoto e la produzione venne querelata da un allora Ministro del Governo che si riconobbe alluso nel ritratto – oltre che nel nome – di un affiliato a Cosa Nostra. Cupo, nichilista, chiuso a morsa nella raffigurazione di una città, Palermo, fatta di una notte perenne, Il boss è una sorta di punto di non ritorno nella cinematografia dileiana e probabilmente il suo film più sentito e disperato. Per quanto l’arte di Di Leo abbia dovuto scontrarsi con drammatiche limitazioni economico-logistiche, la pellicola ha le caratteristiche di un buon prodotto di consumo, ricca di azione ed efficace nella definizione di alcuni personaggi, a cominciare proprio da Silva, che dà vita a un sicario silenzioso e gelido il cui nome, Sterling, è un omaggio a Sterling Hayden, protagonista del classico di Huston. Killer vs. Killers, mai uscito nelle sale (il regista dichiara che il produttore, per evitare di spendere in assicurazioni, non gli fece attribuire la nazionalità, cosa che impedì al film di uscire nelle sale), soffre eccessivamente delle scarse risorse investite. Il tocco del maestro si sente ancora ma il film è davvero troppo povero. Ultimo film di Fernando Di Leo. La trama Un killer agli ordini del boss mafioso Don Corrasco decima la famiglia rivale degli Attardi compiendo una strage in un cinema. I pochi scampati rapiscono la figlia del padrino di Lanzetta, don Giuseppe Daniello, chiedendo che quest’ultimo venga loro consegnato. Lanzetta, Corrasco e Daniello concertano un piano per contrattaccare... DVD doppio 1973, Italia, 105 minuti, colore Versione originale italiana con sottotitoli opzionabili in inglese e versione inglese Extra documentario Storie di mafia, biografia e filmografia del regista Giudizio Il boss da vedere / Killer Vs. Killers non fondamentale. Solo per filologi

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COLPO IN CANNA 1974, Italia, 92 minuti, colore Regia Fernando di Leo Soggetto e Sceneggiatura Fernando di Leo Fotografia Roberto Gerardi Musiche Luis Enriquez Bacalov Montaggio Amedeo Giomini Cast Ursula Andress, Marc Porel, Woody Strode, Isabella Biagini , Lino Banfi, Aldo Giuffré, Maurizio Arena, Sergio Ammirata, Gennaro Ombra, Carla Brait, Renato Baldini, Loris Bazzocchi Produzione Cineproduzioni Daunia ‘70

Ursula, fotografata sul set da Angelo Frontoni

Già durante la fase della trilogia del milieu, Fernando di Leo aveva elaborato con Enzo Dell’Aquila una sceneggiatura in cui il registro noir si sposava con una rappresentazione dell’universo della malavita più leggero e brillante. Da questi presupposti era quindi nato il copione di Colpo in canna, una sorta di giocoso remake in chiave gangsteristica di Per un pugno di dollari, del quale riproponeva la struttura narrativa di base: due bande in lotta tra loro nel cui conflitto un terzo elemento si innesta per trarne profitto. La cosa che più interessava di Leo era appunto questo terzo elemento, rappresentato da una figura femminile (il ruolo andò a Ursula Andress) caratterizzata nello stesso modo in cui normalmente venivano disegnati i protagonisti maschili: in grado cioè di comportarsi in ogni circostanza con la disinvoltura di un uomo, nelle varie azioni in cui si trovava coinvolta così come nella vita sentimentale e sessuale. Un personaggio assolutamente libero ed emancipato, all’avanguardia rispetto agli stereotipi sociali e ai modelli cinematografici in voga. Colpo in canna, girato a Napoli, rappresentò il primo capitolo di una ideale trilogia nero-brillante che di Leo sarebbe poi passato a completare con Gli amici di Nick Hezard (1975) e I padroni della città (1976).

La trama Nora, un’affascinante hostess, consegna al boss Silvera una misteriosa lettera contenente una minaccia di morte. Braccata dai delinquenti ma potendo confidare sull’aiuto di un lesto acrobata, con il quale intreccia anche una relazione, Nora finisce per trovarsi al centro di una guerra tra due bande rivali che si sta consumando sullo sfondo di Napoli. Con determinazione e molto sangue freddo, oltre che con l’astuzia, Nora riuscirà a giocare tutti quanti, polizia compresa. DVD Versione orig. italiana con sottotitoli opzionabili in inglese e versione inglese Extra documentario Fernando di Leo: la parodia del genere, trailer originali, biografia e filmografia del regista Giudizio solo per appassionati

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I PADRONI DELLA CITTÀ 1976, Italia, 92 minuti, colore Regia e Soggetto Fernando di Leo Sceneggiatura Fernando di Leo, Peter Berling Fotografia Erico Menczer Musiche Luis Enriquez Bacalov Montaggio Amedeo Giomini Cast Jack Palance, Al Cliver, Harry Bauer, Gisela Hahn Produzione Cineproduzioni Daunia 70 La trama Tony è al servizio di un piccolo boss romano per il quale si occupa del recupero crediti. Fatta la conoscenza di Ric, decide di spalleggiarlo per fregare insieme un malavitoso americano, detto «Lo sfregiato», che monopolizza tutte le attività illecite della città. In realtà, Ric è mosso da ragioni personali e intende vendicarsi dello Sfregiato perché costui, anni prima, aveva ammazzato a tradimento suo padre dopo una rapina. La guerra sarà senza esclusione di colpi. Per giudicare la perizia del regista, anche qui a fronte di scarsi mezzi, basta vedere i minuti finali del film (una lunga sequenza di inseguimenti, vera e propria caccia gatto-topo, in uno spazio unico, l’ex mattatoio di Roma), grande esempio di ritmo. Vittorio Caprioli, nel ruolo del delinquente vecchia maniera, vale il film. DVD Versione originale italiana con sottotitoli opzionabili in inglese e versione inglese Extra documentario Città violenta, biografia e filmografia del regista Giudizio da vedere

GLI AMICI DI NICK HEZARD 1976, Italia, 93 minuti, colore Regia Fernando di Leo Soggetto e Sceneggiatura Alberto Silvestri Fotografia Roberto Gerardi Musiche Luis Enriquez Bacalov Montaggio Amedeo Giomini Cast Luc Merenda, Lee J. Cobb, Luciana Paluzzi Produzione CPC Città di Milano Quasi interamente girato a Lugano (divertenti gli inseguimenti a piedi girati in zone distantissime tra loro, come chi conosce Lugano sa perfettamente, ma sullo schermo assolutamente conseguenti), prende spunto da The Sting (La stangata, 1973, di George Roy Hill), grande successo dell’epoca. La scarsità di mezzi e la mediocrità interpretativa del protagonista Luc Merenda costrinsero a rimaneggiare la sceneggiatura in fase di lavorazione per adattarla alla contingenza, causando – come dichiara lo stesso regista – un impoverimento del film. 57


AVERE VENT’ANNI 1978, Italia, colore

La trama Nick Hezard, rampollo di una famiglia di abili truffatori, intende vendicare l’uccisione di un amico per mano del crudele Robert Clark e dei suoi altrettanto crudeli scagnozzi. Architetta così una complicatissima «stangata» ai danni dell’avversario e con l’aiuto della madre, del padre e dei loro vecchi compari, deruba astutamente Clark e poi lo convince di essere il maggior sospettato dell’omicidio di una ragazza. DVD In italiano senza sottotitoli Extra documentario La morale del genere preceduto dalla presentazione dello stesso a Venezia, biografia e filmografia del regista Giudizio per i curiosi

LA SEDUZIONE 1973, Italia, 99 minuti, colore Regia Fernando di Leo Soggetto dal romanzo Graziella di Ercole Patti Sceneggiatura Luisa Montagnana, E. Patti, Marino Onorati Fotografia Franco Villa Musiche Luis Enriquez Bacalov Cast Lisa Gastoni, Maurice Ronet, Jenny Tamburi Produzione Cineproduzioni Daunia 70 Girato sulla scia dello straordinario successo di Malizia (anch’esso del 1973) di Salvatore Samperi, il film vede una madre e la giovane figlia contendersi le attenzioni dello stesso uomo. Inizialmente il ruolo della figlia avrebbe dovuto essere interpretato da una giovanissima Ornella Muti ma alla Gastoni, quando la vide, prese lo «sturbo» (per dirla alla romana) in quanto troppo più giovane e bella rispetto a lei. Le venne preferita quindi Jenny Tamburi (alias Lucia Della Robbia), oggi attiva nel casting cinamtografico. La trama Tornato a Catania dopo un lungo periodo di permanenza in Francia, Giuseppe, un giornalista, reincontra la donna alla quale era stato legato da un’intensa passione molti anni prima. Caterina, ora vedova, vive con la figlia sedicenne Graziella, ma l’antica fiamma non ci mette molto a riaccendersi. Tornato ad essere l’amante della donna, Giuseppe comincia ad essere oggetto di attenzioni anche da parte di Graziella, che finisce fatalmente per irretirlo. DVD Versione originale italiana con sottotitoli opzionabili in inglese Extra documentario Appunti di erotismo, scene tagliate. biografia e filmografia del regista Giudizio da vedere

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Tina e Lia , amiche per la pelle

Avere vent’anni (il titolo fa riferimento alla celebre frase di apertura del libro Aden Arabia, di Paul Nizan: «Avevo vent’anni. Non permetterò mai a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita»), fu girato da Fernando di Leo a metà del 1978. La sceneggiatura, scritta dallo stesso di Leo, risaliva però a diversi anni prima e nasceva dalla volontà di ritrarre nuovi tipi femminili che si erano affermati, con psicologie e stili di comportamento rivoluzionari, nella società dopo il 1968. Tramite di questo discorso sono due giovani girovaghe, Tina e Lia – rispettivamente interpretate da Lilli Carati e Gloria Guida, attrici di grande presa popolare all’epoca – che dalla provincia italiana giungono a Roma aggregandosi a una «comune» e illudendosi di poter vivere all’insegna della totale libertà, soprattutto sessuale, senza freni o limiti di sorta. La loro esistenza finisce però per naufragare contro la più cruda e feroce delle realtà. Il film, che si mantiene per buona parte su un registro di commedia, è infatti contraddistinto da un epilogo terribile e sanguinario, in cui le due ragazze incontrano la morte per mano di un gruppo di balordi. Questo sbocco imprevedibile (e talmente violento che durante le riprese le stesse attrici andarono incontro a svenimenti) sconcertò il pubblico e i distributori: il film venne quasi subito ritirato dalla programmazione, tagliato, rimontato e quindi rimesso nelle sale con un nuovo finale «consolatorio». Altri rimaneggiamenti furono in seguito operati per le versioni home video. Di Leo aveva scritto anche una sorta di seguito ideale del film, sempre con la Guida e la Carati protagoniste, ma ambientato nel 1940: Quello che volevano sapere due ragazze perbene, mai portato sullo schermo. La trama Tina e Lia sono due ragazze girovaghe che vivono la propria vita con estrema disinvoltura, nei comportamenti e nei costumi sessuali. A Roma, finiscono per trovare alloggio presso una comune gestita da uno strano individuo, detto «Il nazariota» (il grande Vittorio Caprioli, habitué del cinema di Di Leo), all’interno della quale intrecciano relazioni erotico-sentimentali con gli altri stravaganti ospiti. Ma alla loro solare esistenza il destino tenderà un micidiale tranello. DVD doppio contenente la versione originale e quella rimontata dal produttore Versione integrale (94 minuti) in italiano con sottotitoli opzionabili in inglese Versione tagliata (81 minuti) in italiano ed inglese con sottotitoli opzionabili in italiano sull’inglese Extra documentario Vent’anni per un massacro, filmografia e note, galleria fotografica con testimonianze di Fernando di Leo Giudizio solo per filologi

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LA BESTIA UCCIDE A SANGUE FREDDO 1971, Italia, 93 minuti, colore Regia Fernando di Leo Soggetto e sceneggiatura Fernando di Leo, Nino Latino Fotografia Franco Villa Musiche Silvano Spadaccino Montaggio Amedeo Giomini Cast Klaus Kinski, Margaret Lee, Rosalba Neri, Jane Garret, John Karlsen, Monica Stroebel, John Ely, Giulio Baraghini, Fernando Cerulli, Gioia Desideri, Marco Mariani, Sandro Rossi Produzione Daunia ‘70 Sub sub Dario Argento scritto con il fratello Nino (che si nasconde dietro lo pseudonimo Nino Latino), diretto su commissione e pochissimo amato dallo stesso regista. In una clinica per malati mentali (quasi solo donne e quasi tutte affette da ninfomania) avvengono violenti delitti (strano, alle pareti sono appese armi medievali. In una clinica per persone con disturbi mentali!). Svolgimento un po’ svogliato e finale incongruente. La versione girata per l’estero accentua le scene erotiche spingendosi ai limiti dell’hard. La trama In una clinica per donne affette da problemi legati alla sfera sessuale, un ignoto maniaco si aggira silenziosamente, spiando le pazienti prima di ucciderle con i sistemi più cruenti. I sospetti si appuntano sul direttore dell’istituto, che ha una tresca con una delle ricoverate, ma anche il comportamento delle altre ospiti lascia spazio al dubbio che a uccidere possa essere una di loro. La polizia decide così di tendere una trappola al killer. DVD Versione originale italiana con sottotitoli opzionabili in inglese e versione inglese Extra documentario Le memorie di Lady Frankenstein (intervista a Rosalba Neri), documentario Il manicomio della paura, biografia e filmografia del regista Giudizio film meno che mediocre. Merita l’acquisto da parte dei filologi solo per i documentari presente negli extra, ma nulla di più.

Di seguito riportiamo due titoli, tra i tanti solo scritti per il cinema da Fernando Di Leo. UOMINI SI NASCE, POLIZIOTTI SI MUORE 1976, Italia, 91 minuti, colore Regia Ruggero Deodato Soggetto e sceneggiatura Fernando Di Leo, Alberto Marras, Vincenzo Salviani Fotografia Guglielmo Mancori Musiche Ubaldo Continiello Montaggio Gianfranco Simoncelli Interpreti principali Ray Lovelock, Marc Porel, Adolfo Celi, Silvia Dionisio Uomini si nasce, poliziotti si muore si distingue, tra i polizieschi all’italiana di quel periodo, come il più violento e anticonvenzionale. Il merito è in eguale misura della regia di Ruggero Deodato, particolarmente versato nel raccontare vicende a tinte forti (suo è il famoso e pluricensurato Cannibal Holocaust), e della sceneggiatura scritta da Fernando di Leo. Soprattutto la definizione psicologica e comportamentale dei due poliziotti protagonisti, appartenenti a una brigata anticrimine che ha completa libertà d’azione nella lotta contro la delinquenza, è inedita: Alfredo (Marc Porel) e Antonio (Ray Lovelock) non esitano ad ammazzare a sangue freddo i criminali cui danno la caccia, mantenendo anche nelle situazioni più truci un atteggiamento cinico e scanzonato. Il soggetto originale accentuava anche una componente di latente omosessualità tra i due, che nel film risulta invece offuscata: Alfredo e Antonio vengono piuttosto fatti agire come playboy impenitenti. A causa dell’estrema violenza, alcune scene furono eliminate dalla censura – nella più efferata, Renato Salvatori strappava un occhio a un avversario e lo schiacciava sotto la scarpa – ma anche con questi tagli il film ottenne un divieto ai minori di 18 anni. Il pubblico comunque mostrò di gradire l’atipicità dell’operazione e Deodato si era già messo al lavoro per scrivere un seguito con gli stessi protagonisti, Porel e Lovelock, che poi saltò a causa dei dissidi tra i due attori. La trama Alfredo e Antonio fanno parte di una brigata speciale della polizia che combatte la malavita ad armi pari; liberi da qualsiasi vincolo legale e con licenza di uccidere, i due agiscono in maniera disinvolta, «coperti» dal loro burbero capo. Le cose si complicano quando Alfredo e Antonio si trovano a dover fronteggiare un biscazziere, il ferocissimo Roberto Pasquini, che opera a Roma. DVD versione orig. italiana con sottotitoli opzionabili in inglese e versione inglese Extra documentario Poliziotti violenti, spot tv di Ruggero Deodato commentati dal regista stesso e da Manlio Gomarasca, biografia e filmografia del regista Giudizio da vedere

Rosalba Neri

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UOMINI DI CARTA Il cinema da leggere

LIBERI ARMATI E PERICOLOSI 1979, Italia, 92 minuti, colore Regia Romolo Guerrieri (Romolo Girolami) Soggetto Fernando Di Leo Sceneggiatura Fernando Di Leo, Nico Ducci Fotografia Erico Menczer Musiche Gianfranco Plenizio, Enrico Pierannunzi Montaggio Antonio Siciliano Interpreti principali Tomas Milian, Eleonora Giorgi, Stefano Patrizi, Diego Abatantuono Produzione CPC Città di Milano / Staco Come il resto della produzione poliziesca di Romolo Guerrieri, anche Liberi, armati, pericolosi ha le caratteristiche di un esperimento a margine rispetto al genere che in quel momento furoreggiava. Non solo la centralità dell’azione è occupata dai criminali anziché dalle forze dell’ordine, ma si prendono le mosse da un soggetto che ha radici letterarie, il racconto di Giorgio Scerbanenco Bravi ragazzi bang bang, e che viene elaborato con il contributo di Fernando di Leo, ulteriore garanzia di un approccio atipico, fortemente socializzato, con la materia poliziesca. Guerrieri, naturalmente, non perde di vista il lato spettacolare, però la sua rappresentazione delle gesta delinquenziali di alcuni rampolli dell’alta borghesia, che rapinano e uccidono solo come antidoto alla noia, diventa stimolo a una riflessione, non banale, sulla realtà di quei giorni. In qualche modo, Guerrieri si riallaccia a una tradizione allora vecchia di almeno un decennio, alla cronaca criminale raccontata da Carlo Lizzani in Banditi a Milano ed è strana coincidenza, infatti, che il personaggio del commissario interpretato da Tomas Milian in Liberi armati, pericolosi abbia una spiccata somiglianza con quello che lo stesso attore aveva tratteggiato nel film di Lizzani. Il cast gioca buone carte, tutte o quasi di volti giovani: Stefano Patrizi era ormai affiliato ai ruoli del giovane dall’aspetto perbene ma dall’animo corrotto (nel poliziesco lo ricordiamo pariolino stupratore in Roma a mano armata di Umberto Lenzi), mentre i suoi due compari, Benjamin Lev e Max Delys (Ritornano quelli della calibro 38), avevano la faccia giusta per la parte e tanto bastava. Una segnalazione anche per Eleonora Giorgi, che in quel periodo cercava di praticare strade alternative rispetto al cinema sexy in cui era stata costretta, e per Diego Abatantuono, allora debuttante sul grande schermo.

Autore Sergej M. Ejzenstein (Sergei M. Eisenstein), a cura di C. Concina, traduzione di S. Pomati Editore SE, 2005, 176 pagine Collana Testi e documenti

La trama Max, Gio’ e «il biondo» sono rampolli della buona borghesia milanese, che come rimedio alla noia e all’ozio non trovano di meglio che assalire a mano armata banche e supermercati. Le loro bravate si trasformano presto in atti di sanguinosa criminalità e i tre si lasciano dietro una scia di violenza e di morte. Quando la polizia comincia a braccarli, disperati e con una ragazza presa in ostaggio al seguito, i banditi tentano la fuga attraverso le campagne del pavese.

Autore Fabio Melelli Editore Provincia di Perugia – Assessorato alla Comunicazione Collana Segmenti di Comunicazione Pubblica Per informazioni http://www.provincia.perugia.it cinema@provincia.perugia.it / telefono 0039-075.368.11

DVD Versione orig. italiana con sottotitoli opzionabili in inglese e versione inglese Extra documentario Ragazzi fuori, biografia e filmografia del regista Giudizio da vedere 62

Charlie Chaplin Iniziato da Sergej M. Ejzenstejn nel 1937, Charlie the Kid, qui presentato con altri due brevi testi del grande regista su Charlie Chaplin, avrebbe dovuto far parte di un libro incompiuto, Metodo, insieme a studi sulla fruizione dell’opera d’arte, sul cinema di David W. Griffith e sul «grande artista e maestro» Walt Disney, saggio, quest’ultimo, edito da SE nel 2004. Il saggio è un omaggio a Chaplin, che Ejzenstejn ebbe modo di conoscere nella sua sfortunata esperienza cinematografica in America nel 1930, e verso cui il regista nutrì per l’intera vita un affetto profondo e una stima senza confini. Sergej M. Ejzenstejn (1898-1948), alias Sergei M. Eisenstein, è il maestro del cinema autore, tra gli altri di Stachka (Sciopero, 1925), Bronenosets Potyomkin (La corrazzata Potemkin, 1927) e Ivan Groznyy (Ivan il terribile, 1945). (rr)

Sequenze di pubblica amministrazione nel cinema italiano «Noio... volevan... savoir... l’indiriss...» è uno dei momenti più esilaranti del film Totò, Peppino e... la malafemmina con cui nel, 1956, gli indimenticabili interpreti ottennero uno strepitoso successo di pubblico. Totò, in trasferta a Milano, si rivolge così ad un vigile urbano per farsi capire «all’estero». È una delle tante gag che, nell’arco di sessanta anni, vedono tra i protagonisti del cinema italiano personaggi direttamente o indirettamente coinvolti con la pubblica amministrazione che, di volta in volta, può vestire i panni di un impiegato ottuso, di un medico disonesto, di un politico corrotto o avere il volto di un carabiniere eroico come Salvo D’Acquisto, di un magistrato, di un soldato. La farsa e il dramma, il comico e il grottesco si intrecciano, spesso si fondono e presentano un panorama della pubblica amministrazione tratteggiato più di ombre che di luci. Sequenze di pubblica amministrazione nel cinema italiano, senza alcuna pretesa di essere esaustivo rispetto a un filone cinematografico ricchissimo di spunti e situazioni, offre da un lato l’occasione di una prima documentazione sull’argomento che abbraccia il periodo dal dopoguerra ad oggi e, dall’altro, la possibilità di richiamare alla mente intere pellicole, o episodi di esse, che fanno parte del bagaglio culturale di un popolo, quello italiano, che evidentemente nei confronti della pubblica amministrazione trova, nel bene e nel male, un interlocutore costante, un inevitabile punto di riferimento. (rr)

La fabbrica del riso Chi è lo sceneggiatore? Che importanza ha nella costruzione del film? Come si è evoluta negli anni la sua figura? A chi appartiene la paternità del film? Perché la sceneggiatura è la parte più sfuggente del film anche se la più visibile? Questo libro intende dare qualche risposta a queste domande, dando voce in prima persona ai protagonisti, con 63


LE RASSEGNE DI CINEMINO

un’attenzione maggiore al cinema comico e di commedia prodotto in Italia dalla nascita del cinema sonoro. Seguendo i ricordi personali e ricostruendo le filmografie di ognuno, si ricostruiscono i rapporti del cinema con contesti storici, sociali e culturali sempre diversi, si spiegano le relazioni con letteratura, teatro, televisione e giornali umoristici, si rievocano attori, registi, produttori e sceneggiatori che sfilano nella memoria dei protagonisti come su uno schermo cinematografico. Il risultato è una piccola storia del cinema italiano raccontata dall’interno. Il libro contiene ben 32 interviste a 32 sceneggiatori diversi: Age; Giorgio Arlorio; Nicola Badalucco; Suso Cecchi D’Amico; Sabatino Ciuffini; Marcello Coscia; Piero De Bernardi; Ennio De Concini; Sergio Donati; Franco Ferrini; Jaja Fiastri; Marcello Fondato; Ernesto Gastaldi; Ottavio Jemma; Roberto Leoni; Ugo Liberatore; Luigi Magni; Luciano Martino; Tullio Pinelli; Pipolo; Ugo Pirro; Francesco Scardamaglia; Furio Scarpelli; Vittorio Sindoni; Laura Toscano; Enrico Vaime; Enrico Vanzina; Dino Verde; Franco Verucci; Vittorio Vighi; Luciano Vincenzoni; Lina Wertmüller. (rr) Autore Andrea Pergolari Editore Un mondo a parte, 2004, 520 pagine – euro 24 per informazioni www.unmondoaparte.it Il Terrorista dei generi La prima biografia su Lucio Fulci (alias Lucille Folon, Louis Fuller, H. Simon Kittay), regista di genere che le strutture di ogni genere che ha attraversato le ha minate dall’interno, è il risultato di un meticoloso lavoro di ricerca durato circa sette anni messo su carta dai due massimi esperti del regista, Paolo Albiero e Giacomo Cacciatore. Sceneggiatore all’epoca del suo apprendistato con Steno e Corbucci, Fulci ha scritto per Totò (L’Uomo la bestia e la virtù, Totò all’inferno, Totò nella luna, Totò, Peppino e la Dolce Vita) e Sordi (Ci troviamo in galleria, Un giorno in pretura, Un americano a Roma, Piccola posta), ha creato il «musicarello» portando sul grande schermo Celentano e Mina (Urlatori alla sbarra, Uno strano tipo), ha inventato come coppia per il grande schermo Franchi e Ingrassia, ha realizzato splendidi gialli nei primi `70 (Una lucertola dalla pelle di donna, Sette note in nero, Non si sevizia un paperino), commedie di costume e erotiche (All’onorevole piacciono le donne, La pretora) drammi storici (Beatrice Cenci), western (I 4 dell’apocalisse, Sella d’argento), la ormai famosa in tutto il mondo trilogia dell’orrore (Paura nella città dei morti viventi, ...e tu vivrai nel terrore – l’aldilà, Quella villa accanto al cimitero) e il citatissimo Zombi 2, seguito apocrifo del film di George Romero. Si tratta questo di un volume imprenscindibile per tutti gli appassionati del regista romano, maestro di molti registi di tutto il mondo. Attraverso 400 pagine, i due autori ci svelano retroscena, aneddoti, con l’ausilio di interviste, foto, dettagliatissime schede sui film e recensioni dell’epoca. L’introduzione di Antonella Fulci ci fa capire che nulla di piu’ preciso ed esauriente potra’ essere scritto per comprendere la fisionomia multiforme della carriera del padre. Per maggiori informazioni su Lucio Fulci, vedere il primo numero di Cinemino, pagg. 40-41. (rr) Autori Paolo Albiero e Giacomo Cacciatore Editore Un mondo a parte, 2004, 400 pagine, euro 32 per informazioni www.unmondoaparte.it 64

Mercoledì 20 aprile 2005 ore 21.00, Living Room, Lugano, ingresso gratuito ALL OR NOTHING Tutto o niente, UK, 2002 Regia, soggetto, sceneggiatura Mike Leigh Interpreti principali Timothy Spall, Kathryn Hunter, Lesley Manville, Alison Garland Versione originale inglese con sottotitoli in italiano

Mercoledì 27 aprile 2005 Living Room, Lugano, ingresso gratuito COFFEE AND CIGARETTES USA, 2003 Regia, soggetto e sceneggiatura Jim Jarmusch Musiche originali Richard Berry, Tom Waits Fotografia Tom DiCillo, Frederick Elmes, Ellen Kuras, Robby Müller Montaggio Jim Jarmusch, Terry Katz, Melody London, Jay Rabinowitz Interpreti principali Roberto Benigni, Cinqué Lee, Steve Buscemi, Iggy Pop, Tom Waits, Cate Blanchett, Meg White, Jack White, Steve Coogan, Alfred Molina, RZA, Bill Murray Versione originale con sottotitoli in italiano

Mercoledì 18 maggio 2005 Living Room, Lugano, ingresso gratuito SWEET SIXTEEN UK, 2002 Regia Ken Loach Soggetto Paul Laverty, Ken Loach Musiche originali George Fenton Fotografia Barry Ackroyd Montaggio Jonathan Morris Interpreti principali Martin Comptons, William Ruane, Annmarie Fulton, Michelle Abercromby Versione originale con sottotitoli in italiano I titoli già passati Tillsammans, Lucas Moodysson, Svezia, 2000 Elephant, Gus Van Sant, USA, 2003 Capturing the Friedmans, Andrew Jarecki, USA, 2003 Wild Side, Sébastien Lishfitz, Francia, 2004 65


LE RASSEGNE DEL PASSATO

ROMAN POLANSKI, trilogia degli appartamenti (2004) Le locataire, Francia, 1976 Rosemary’s Baby, USA, 1968 Repulsion, Gran Bretagna, 1965 DIFFICILI CONVIVENZE, IL CINEMA DEL CONFLITTO (2003-2004) Beyrouth Al Gharbiyya, Ziad Doueiri, Libano, 1998 Günese Yolcüluk, Yesim Ustaoglu, Turchia, 1999 Lumumba, Raoul Peck, Francia-Haiti, 2000 Garage Olimpo, Marco Bechis, Italia-Argentina, 1999 Cidade de deus, Fernando Meirlles, Katia Lund, Brasile, 2002 Yossi & Jagger, Eytan Fox, Israele, 2002 I cento passi, Marco Tullio Giordana, Italia, 2000 Hidden Agenda, Ken Loach, Gran Bretagna, 1990 11’09’’01, diversi, 2001 Lamerica, Gianni Amelio, Italia, 1994

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FRANCOIS TRUFFAUT, l’enfant sauvage (2003-2004) Vivement dimanche !, Francia, 1983 La femme d’à côtè, Francia, 1981 L’homme qui aimait les femmes, Francia, 1977 L’argent de poche, Francia, 1976 L’histoire d’Adèle H., Francia, 1975 Les quatre cents coups, Francia, 1959 JIM JARMUSCH, personaggi in cerca d’America (2003) Ghost Dog, USA, 1999 Dead Man, USA, 1995 Mystery Train, USA, 1989 Stranger than Paradise, USA, 1983 LE CITTÀ VISIBILI (2005-2006) Bab-El-Oued City, Merzak Allouache, Algeria, 1994 Salesman, Albert e David Maysles, USA, 1969 4 TATI (2005) Jour de fête, Francia, 1953 Les vacances de M. Hulot, Francia, 1953 Mon oncle, Francia, 1958 Playtime, Francia, 1967

BEING PETER SELLERS, il volto dietro le maschere (2005) The Ladykillers, Alexander Mckendrick, UK, 1955 Lolita, Stanley Kubrick, USA-UK, 1962 The World of Henry Orient, George Roy Hill, USA, 1964 The Party, Blake Edwards, USA, 1968 What’s New Pussycat?, Clive Donner, USA, 1965 Caccia alla volpe, Vittorio De Sica, Italia, 1966 Being There, Hal Ashby, USA, 1979 The Peter Seller’s Story – As He Filmed It, UK, 2004 VETRINA SU VENEZIA 61 (2005-2006) 5x2, François Ozon, Francia, 2004 Vera Drake, Mike Leigh, UK, 2004 (programma in allestimento)

L’ingresso alle rassegne organizzate da CINEMINO sono gratuite. Le locandine di CINEMINO sono create da Donato Di Blasi. 67


Cinemino #02 - primavera/estate 2005  

Numero dedicato al ritorno del cinema documentario

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