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fotografia di Elisa Caldana

NOVITÀ

E 1,00

CAMPAGNA CINEMAZEROCARD 2012

mensile di cultura cinematografica

ci presenta

e anche ANDREA GIANNA LUCA SARA ALESSANDRA TOMMASO LIA AGNESE RICCARDO MARGHERITA SIMONE DEBORA CLAUDIO PINA NICOLETTA ENZO ROBERTA SERGIO MONICA MARIO ROMINA ALESSIO FRANCESCO PAOLA CARLO MAURA SILVANO ELENA FEDERICO ELISABETTA

FRANCA PIETROSABINA LEONARDOLISA GIORGIO DAVIDE TINA PIERPAOLO MICHELA ENRICO SONIA KATIA MARTINO LAURA CRISTIAN MARIKA PIERLUIGI ELEONORA VERONICA GIANNIEMILIA GIULIANOANGELA MASSIMILIANOWILMA MARIANNA BRUNA ARTURO FABIOLA GIUSEPPECAMILLA MANUELVALENTINA GIANMARIO VIOLA ALBERTO MAURO LORELLA MASSIMO FEDERICA ANTONIO LUCIO RENZO ERMINIA FILIPPOESTER DANIELEDANIELA MARCO NOVELLA

Siamo arrivati al Tipping Point

È in pieno svolgimento la corsa al digitale

Siate critici!

Al via Scrivere di cinema - Premio Alberto Farassino, 10a edizione

Callisto Cosulich: il coraggio della cinefilia

Il nuovo libro della collana "Lo schermo triestino" omaggia il grende critico

PRESENTA UN AMICO AL CINEMA, ENTRI GRATIS E GODI DEI VANTAGGI DELLA CINEMAZEROCARD

FilmMakers al Chiostro, corto è bello Indetto il bando di concorso della nona edizione

Marco Bellocchio: lo sguardo della coerenza

Dal 9/02 a Pordenone, Udine e Trieste la 14ma edizione de Lo Sguardo dei maestri

Berlin FilmFestSpiele 2012

Dal 9 al 19 febbraio il primo grande Festival cinematografico dell’anno

www.cinemazero.it

Der Khan von Berlin Evento alla 62ma Berlinale

12

Febbraio

LINO MARIOLINA GIUSEPPE EMANUELA DARIO GIULIETTA VITTORIO ANTONIETTA GIANCARLO

2012 numero 2 anno XXXII

SIMONETTA ALFONSO LUCIANA GABRIELE PATRIZIO SUSY PAOLO ELSA GIOVANNI

spedizione in abbonamento postale L. 662/96 art. 2 comma 20/b filiale di pordenone - pubblicità inferiore al 45% contiene i.p. in caso di mancato recapito inviare al CMP/CPO di Pordenone per la restituzione al mittente previo pagamento resi


Siate critici!

Il 23 dicembre scorso è stato il giorno in cui in Europa si è raggiunto il 50% degli schermi attivi in digitale. Siamo arrivati dunque al Tipping Point, alla svolta decisiva. I dati sulle installazioni digitali dicono, infatti, che al 23 dicembre 2011 risultavano essere 18.500 i proiettori digitali installati in Europa e più di 50.000 nel mondo. Questo significa che la conversione digitale ha superato in questo momento lo spartiacque, con più del 50% degli schermi mondiali digitalizzati e la conversione totale è prevista per la fine del 2015. In questo cambiamento epocale per l'esercizio cinematografico, come sempre accade, sono i grandi gruppi finanziari a muoversi per primi. La Cinestar, società leader tedesca, ha firmato un accordo che mira a covertire fino a 450 schermi in un periodo di due anni. Il gruppo Odeon & UCI Cinemas ha firmato a sua volta, un accordo per la fornitura di sistemi digitali in Germania, Austria e Italia, coprendo un totale di 65 siti e 661 schermi. Il gruppo francofono, del resto, aveva già installato sistemi digitali in 475 schermi nei tre mercati e completerà la conversione pressoché totale entro la fine del 2012. La Polonia, sempre molto attenta alle questioni culturali, ha un programma per sostenere i cinema (in particolare quelli d'essai) nella loro conversione alla tecnologia digitale, con l'obiettivo primario di promuovere i film polacchi. Del resto l'Unione Europea, come è stato annunciato nel nuovo programma della Commissione a sostegno dei settori culturali e creativi, ha proposto un bilancio di 1,8 miliardi di euro per il periodo 2014-2020 (con un aumento del 37% rispetto agli attuali livelli di spesa). Prendendo le mosse dalle esperienze e dai risultati positivi dei programmi Cultura e MEDIA, che promuovono i settori culturale e audiovisivo da più di vent'anni, il nuovo programma stanzierà circa 900 milioni di euro a sostegno del settore cinematografico e audiovisivo. Nella nostra penisola l’aumento degli schermi digitali è stato del +18,4% rispetto ad una media europea del +61,4%. Ma le maggiori difficoltà vengono registrate dalle piccole sale nel passaggio al digitale dove, pur diminuiti i costi legati alla tecnologia, rimangono comunque alti per gli esercenti i costi di conversione e di gestione del nuovo sistema. È chiaro che in questo contesto sono maggiormente penalizzate le piccole strutture che non possono comprare all’ingrosso e che non hanno la possibilità di sfruttare le economie di scala. Allo stesso tempo però i cinema d’essai saranno costretti a digitalizzarsi per non rischiare di rimanere fuori dal mercato nel momento in cui le grandi distribuzioni passeranno esclusivamente al digitale. Il serio rischio in Italia è, quindi, quello che la sala d’essai, vero presidio culturale che svolge un ruolo sociale determinante, venga penalizzata e con essa anche il cinema indipendente e di qualità che vede la sua sede naturale in quelle sale. Ma il dato più preoccupante, quello che lascia interdetti, in questa delicata fase di trasformazione del mercato, è il totale immobilismo delle Istituzioni pubbliche. Sembra mancare una visione prospettica per la salvaguardia sia di tutte le sale cinematografiche operanti sul territorio che della diffusione del cinema italiano d’autore. Meno sale uguale a meno presidi sociali e culturali e nel contempo il cinema italiano d’essai (e non solo quello) avrà meno sbocchi e più penalizzazioni. A questo punto istituire un tavolo di confronto su questi temi per trovare soluzioni percorribili, fra Regione Friuli Venezia Giulia, Anec-Agis e le associazioni (costituitesi in Cinema FVG) che in regione si occupano di cinema, diventa improrogabile. Prima che subentri lo sconforto, la rassegnazione o il fatalismo.

“Siate critici” è il motto scelto per la decima edizione di Scrivere di cinema – Premio Alberto Farassino, il concorso nazionale di critica cinematografica per i giovani tra i 14 e i 28 anni, promosso da pordenonelegge.it, Cinemazero, il Sindacato Nazionale Critici Italiani, in collaborazione con MYmovies, che compie dieci anni tondi. Siate critici, ovvero diffidate delle apparenze, non accontentatevi, scavate a fondo. Come ha saputo fare Alberto Farassino, il critico cui il concorso è dedicato. L'idea alla base di Scrivere di cinema è molto semplice e parte da una duplice convinzione: la passione per il cinema si coltiva da piccoli e deve essere alimentata e stimolata costantemente affinché diventi prassi comune; non è vero che i ragazzi non amano il cinema e non è vero che molti di loro non amano scrivere. Anzi. La storia del concorso dimostra esattamente il contrario: in dieci anni di attività sono state scritte più di 7500 recensioni, coinvolgendo una community di quasi 10.000 critici in erba, provenienti da tutta Italia. Tra di loro qualcuno è emerso scegliendo la scrittura come professione, altri hanno semplicemente continuato ad andare al cinema con passione. In dieci anni di attività sono stati coinvolti molti critici, da Paolo Mereghetti a Gianni Canova, da Emanuela Martini a Roberto Nepoti, e alcuni di loro sono stati indissolubilmente legati al concorso formando la giuria ufficiale: Roberto Pugliese, Giorgio Placereani e Viola Farassino, giurati da sempre; Giancarlo Zappoli, Mauro Gervasini e Steve Della Casa, giurati da quando il concorso è entrato nel web, grazie a MYmovies, nel 2009. Quello è senza dubbio stato l'anno della svolta: da una media di 300 recensioni annue si è passati a 1800 ogni anno, senza mai scadere nella qualità degli elaborati. Più di tutto, Scrivere di cinema ha confermato uno spessore nazionale e una ricaduta pratica nell'universo della critica: dal 2009, infatti, i primi premi per le sezioni Under 28 e Triennio delle scuole superiori consistono in un contratto di collaborazione con MYmovies. Come dire: la giuria riconosce nel vincitore la capacità di una lettura critica associata a una abilità nella scrittura ed ecco che subito viene messo alla prova, perché fare il critico può essere anche un mestiere. La novità per questo 2012 riguarda la volontà di rafforzare sempre di più la community che ruota intorno al concorso: ogni mese verrà mandata una newsletter a tutti gli iscritti con consigli sulla scrittura, segnalazioni di film in sala, pubblicazioni in libreria, video in rete ad opera dei giurati così da fornire strumenti utili a maturare e affinare la capacità critica. Si comincia con il primo contributo fornito da Giancarlo Zappoli che Tutte le info sul concorso le trovate su mette a disposizione una http://scriveredicinema.mymovies.it serie di appunti e spunti utili a scrivere una buona recensione del film Scialla! di Francesco Bruni, scelto da Scrivere di cinema come film testimonial della decima edizione. Anche per questa edizione, accanto ai premi ufficiali per le tre sezioni di gara, le classi degli istituti superiori sono invitati a concorrere per la targa SNCCI e l'ambito Premio La Classe, a cui potranno partecipare le classi che seguiranno le matinée “question&answer” che si svolgeranno a Cinemazero tra febbraio e aprile prossimi.

cinemazeronotizie mensile di informazione cinematografica Febbraio 2012, n. 02 anno XXXII Direttore Responsabile Andrea Crozzoli Comitato di redazione Piero Colussi Riccardo Costantini Sabatino Landi Tommaso Lessio Silvia Moras Maurizio Solidoro Collaboratori Lorenzo Codelli Luciano De Giusti Elisabetta Pieretto Direzione, redazione, amministrazione P.zza della Motta, 2 33170 Pordenone, Tel. 0434.520404 Fax 0434.522603 e-mail: cinemazero@cinemazero.it http//www.cinemazero.it Progetto grafico Patrizio A. De Mattio [DM+B&Associati] - Pn Impaginazione Tommaso Lessio Composizione e Fotoliti Cinemazero - Pn Pellicole e Stampa Grafiche Risma Roveredo in Piano Abbonamenti Italia E. 10,00 Estero E. 14,00 Registrazione Tribunale di Pordenone N. 168 del 3/6/1981 Questo periodico è iscritto alla Unione Italiana Stampa Periodica

Elisabetta Pieretto

In copertina: Marco Bellocchio a Cinemazero nel maggio 2009 durante la presentazione del film Vincere (fotografia di Elisa Caldana)

Scrivere di cinema

Siamo arrivati al Tipping Point

foto Paolo Jacob ©

Al via Scrivere di cinema – Premio Alberto Farassino, 10a edizione

foto Paolo Jacob ©

Editoriale Andrea Crozzoli

È in pieno svolgimento la corsa al digitale


Callisto Cosulich: il coraggio della cinefilia

FilmMakers al Chiostro corto è bello!

Callisto Cosulich ha fatto la storia della critica cinematografica nazionale: nato 89 anni fa a Trieste, figlio dell’armatore Oscar Cosulich, fin da giovane ha deciso di non entrare nell’azienda di famiglia ma di seguire il suo sconfinato amore per il cinema, diventando uno dei critici e degli operatori culturali più importanti d’Italia. Restando, prima di tutto, un vero cinefilo, come sottolinea il titolo del primo volume che fa il punto sulla sua sconfinata pubblicistica: Il coraggio della cinefilia. Scrittura e impegno nell’opera di Callisto Cosulich, a cura di Elisa Grando e Massimiliano Spanu (Eut – Edizioni Università di Trieste). A tirare le fila del suo stile inconfondibile, da intellettuale a tutto tondo ma sempre mosso da spirito di servizio nei confronti degli spettatori, attento al contesto socioeconomico del film ma anche agli autori più marginali, sono undici saggisti, esperti di settore (Alberto Pezzotta, Lorenzo Pellizzari, Alessandro Mezzena Lona, Sergio Crechici, Alberto Crespi e Sergio Grmek Germani) e docenti universitari (Roy Menarini, Leonardo Gandini, Riccardo Costantini, Claudio Bisoni, Roberto Calabretto). La lunga carriera di Cosulich inizia già durante al Seconda Guerra Mondiale, come “movie officer” sulle navi dell’esercito italiano. Tornato nella sua Trieste, diventa un punto di riferimento per la settima arte in città: insieme a Tullio Kezich, fonda la Sezione Cinema del Circolo della Cultura e delle Arti e viene assunto come titolare della critica al Giornale di Trieste, dimostrando subito particolare attenzione per il cinema di genere e le cinematografie emergenti. È però a Roma, dove si trasferisce nel 1950, che s’immerge completamente nell’universo cinema: copre per quattro anni la carica di Segretario Generale della Federazione Italiana Circoli del Cinema (FICC), e collabora stabilmente con le più importanti riviste italiane di settore (Cinema, Cinema Nuovo, Cinema 60, Banco e Nero, Filmcritica), con il settimanale Italia Domani e il più provocatorio ABC, dove non solo si occupa delle due pagine dedicate al cinema, concependole come una sorta di piccola rivista specializzata, ma si cimenta anche come giornalista politico. Nel 1973 è Roberto Rossellini a caldeggiare la sua candidatura come critico del quotidiano Paese Sera: fra i due nasce un forte rapporto di amicizia e complicità intellettuale. Pur avendo compiuto 89 anni, la sua attività di critico continua a pieno ritmo: nell’ultima decade la firma di Cosulich è comparsa regolarmente sul settimanale Left e sul quotidiano Il Piccolo, e il critico triestino ha anche inaugurato nel 2010 una nuova rubrica su Film TV. Nonostante Cosulich abbia coperto 65 anni di storia del cinema, non perdendo mai di freschezza neppure confrontandosi con le nuove tematiche dell’animazione digitale o il film a tre dimensioni, il suo percorso critico non era mai stato analizzato nella sua interezza. Il volume propone una prima sistematizzazione della sua opera, ma raccoglie anche i ricordi del critico stesso e di amici celebri che hanno segnato la sua vita professionale ed emotiva, come i registi Carlo Lizzani e Franco Giraldi, o Renzo Rossellini, figlio di Roberto. E tra il corposo materiale raccolto, spuntano anche alcuni documenti autentici, riportati nell’apparato d’immagini, come le lettere inviate a Cosulich da Joris Ivens o Manoel De Oliveira, e persino una di Giulio Andreotti. O l’ultimo articolo autografo, rimasto incompleto, che Roberto Rossellini stava scrivendo proprio a Cosulich per Paese Sera il pomeriggio in cui morì. Il libro prosegue il progetto della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Trieste e del Trieste Film Festival “Lo schermo triestino”, ideato da Luciano De Giusti, che ha già prodotto altre tre monografie su protagonisti cruciali del cinema di provenienza giuliana: Franco Giraldi, lungo viaggio attraverso il cinema e Giacomo Gentilomo cineasta popolare, a cura di Luciano De Giusti, e Tullio Kezich, il mestiere della scrittura a cura di Riccardo Costantini e Federico Zecca, tutti editi da Kaplan.

Riportiamo dalle memorie di Trostky l'aneddoto secondo il quale Lenin nel suo primo “consiglio dei ministri” fissò un limite massimo di due minuti per ciascun intervento. Forse proprio a questo provvedimento, molti anni dopo, si ispirò Tony Blair che impose ai suoi Lord discorsi scritti di massimo 75 parole. E che dire della maestosa incisività di Giulio Cesare con il suo impareggiabile “Veni, vidi, vici”? O del romanzo di una sola riga scritto (per gioco) da Stephen King: “The last man on Earth sat alone in a room. There was a knock at the door.” (L’ultimo uomo sulla Terra è chiuso nella sua stanza. Bussano.) Less is more. Questo è il concetto. La brevità, infatti, nei suoi molteplici aspetti, ha certamente caratterizzato l'età moderna in quasi tutti i campi: dall'architettura a partire dall'unità abitativa di Le Corbusier alla scrittura con lo stile asciutto e tagliente di Hemingway (“La prosa è architettura e questa non è l'età del barocco” … a proposito di scrittura e architettura) e i suoi seguaci. Se poi pensiamo agli odierni SMS e gli ormai famosi cinguettii di twitter dire 160 caratteri è già dire troppo. Ed anche nel campo che ci compete, il cinema, tra youtube, vimeo e video realizzati con telefoni cellulari ormai il cortometraggio o, meglio, le nuove forme brevi di comunicazione audiovisiva stanno guadagnandosi sempre maggior spazio anche grazie all'altissimo livello qualitativo che riescono a raggiungere. Certo, brevità non è sinonimo di bellezza, ne di per sé significa intelligenza o arguzia; nella concisione si può facilmente palesare il non aver troppo da dire o, peggio, il non sapere come dirlo. Ma quasi sempre la brevità è soprattutto una sfida. Prendiamo il cortometraggio: perchè se ne possa definire uno pienamente riuscito non basterà che questo ci racconti una storia essenziale ma dovrà al contempo raggiungere una certa profondità, senza perdersi in giravolte manieristiche e trucchi ad effetto che non siano subordinati alla sostanza del discorso. Insomma, l'autore di un cortometraggio (e di chiunque scelga la brevità) deve, per prima cosa, avere tutto ben chiaro in testa, sapere esattamente cosa dire per dirlo nel miglior modo possibile. FilmMakers al Chiostro è il festival di cinemazero dedicato al cortometraggio ed a tutte le forme brevi di comunicazione visiva; quest'anno giunge alla sua nona edizione ed anno dopo anno si è sempre più affermato nel panorama nazionale dei festival di cinema indipendente. Le categorie in concorso sono tre: cortometraggi, cortometraggi horror e videoanimazioni a cui si aggiungono le menzioni speciali per i migliori cortometraggi d'inchiesta, per quelli realizzati in assenza di budget e per quelli realizzati con telefono cellulare. La punta di diamante del festival è il Premio Qualità di Banca Friuladria riconoscimento speciale per la sezione video-animazioni che darà ai vincitori la possibilità di realizzare un nuovo lavoro in ambito artistico. Ma se FilmMakers rappresenta un'ottima vetrina per giovani registi essa è anche un'occasione unica per gli spettatori di vedere quanto di meglio offre il mondo sotterraneo delle produzioni indipendenti, dai cortometraggi canonici alle nuove sperimentazioni. Come consuetudine, inoltre, ad accompagnare le proiezioni ci saranno gli incontri con i registi, spettacoli musicali e multimediali, workshop e quant'altro. FilmMakers corona quindi tutta una serie di attività che cinemazero svolge per avvicinare i giovani (e non solo) al cinema cercando di crescere futuri spettatori consapevoli e non soltanto passivi, partendo dai corsi di alfabetizzazione audiovisiva proposti alle scuole e passando per i matinèe al cinema e l'attività della mediateca ed affiancandosi al concorso di critica cinematografica Scrivere di cinema – Premio Alberto Farassino. Lunedì 6 febbraio verrà annunciato ufficialmente il bando di concorso 2012 (visibile e scaricabile dal sito filmmakersalchiostro.blogspot.com) che si chiuderà il 19 maggio per lasciare spazio alla selezione dei lavori. Giovani autori di tutto il mondo fatevi avanti!

Cinema&Creatività

Indetto il bando di concorso della nona edizione

Tommaso Lessio

Cinema&Critica Elisa Grando

Il nuovo libro della collana "Lo schermo triestino" omaggia il grende critico


Dal 9/02 a Pordenone, Udine e Trieste la 14ma edizione de lo Sguardo dei Maestri

Giorgio Tinazzi

Lo sguardo dei maestri

Marco Bellocchio: lo sguardo della coerenza Lo sguardo dei maestri: ovvero come ci induce a vedere diversamente un autore. Da qui, provvisoriamente, si può partire. Perché la nozione di autore, che ha avuto e ha fortuna, rischia – fuori dal contesto in cui si è sviluppata – la tautologia o la consunzione delle parole d’ordine. Cercare allora di applicarla a Marco Bellocchio può aiutare a intendere quale sedimento vivo è rimasto. Perché la sua lunga carriera e la coerenza della sua opera ci permettono di fare emergere caratteristiche di fondo, la costanza nel diverso e lo stile come rischio. La diversità appare seguendo il percorso del regista: soggetti autonomi e derivazioni letterarie, confronto con i fatti e inclinazione metaforica, testimonianza e allusione, anticipazioni e sguardi retrospettivi, incursioni nei grumo del profondo fino a implicazioni autobiografiche e apertura alla storia. Eppure un filo rosso c’è, anzi più di uno, tra queste tendenze, ma anche tra “periodi” che parte della critica vorrebbe slegare se non distinguere. Questa costanza, ora evidente ora più sotto traccia, quella “capacità di non perdere mai il filo della propria immaginazione” (come dice Bellocchio nell’intervista fatta dai due curatori), non ha mai la stanchezza del ritorno inerte, perché lo sforzo è quello di tentare una ridiscussione, di confrontare temi e forme con il cambiamento, dentro e fuori si sarebbe tentati di affermare. Lo sfondo è quello del rapporto conflittuale, se non dello scontro, tra vecchio e nuovo, che non a caso è centrale anche per alcuni autori “di punta” delle generazione precedente. In Bellocchio diventa più particolarmente, in prima istanza, alterità fra normalità e trasgressione. In questo senso il film di esordio assume quasi i toni convulsi di un film manifesto, che avrà modo di decantarsi, in uno sforzo costante di collegare microstorie e macrostoria. Percorso, il suo, sinuoso, che Denis Brotto segue con acuta attenzione, da sguardo intenso all’esterno (anche all’utopia collettiva che girava coinvolgente) a un approdo, sia pure provvisorio, ad un emergente aspetto soggettivo e alla sua “parte oscura”. Nucleo forte della regolarità fittizia è quasi sempre la famiglia, e lo spazio (anche fisico) che occupa. L’ambiguità dei rapporti, il ruolo ambivalente, tra fotografia di Elena Tubaro © azione e reazione, delle figure femminili (analizzato da Farah Polato) è il terreno di verifica di un conflitto più generale. Significativamente, infatti, il tema del potere, centrale nella poetica bellocchiana, si estende da quel nucleo “privato” portante alle complesse articolazioni sociali; potremmo seguirne i segnali profondi andando proprio dal primo film all’ultimo, per ora, Vincere, passando attraverso quella vera e propria messa in scena costituita da Enrico IV. E sempre prendendo le mosse da quel nucleo fondante, contenitore autosufficiente votato a garantire l’apparenza e l’accettazione, ci è dato osservare il peso delle figure parentali, tra assenze determinanti e presenze condizionanti. Anche in questo caso Bellocchio sembra recepire esigenze presenti in autori della generazione precedente, ma le radicalizza, rendendole ancora più sintomatiche dei viluppi contorti presenti nei nostri rapporti intersoggettivi. Una matrice di significati, questa, con cui Bellocchio fa i conti; ma che lo

porta anche a riflettere continuamente sulla sua riproponibilità e sui modi di manifestarla. Gli occhi, la bocca è in questo senso un film cruciale, quasi il regista volesse confrontarsi – per allontanarsene – con una stagione (sua ma non solo), culturale ma anche esistenziale, e con un modo di fare cinema. Perché, è quasi superfluo sottolinearlo, la rimessa in discussione riguarda anche la forma; non a caso parlavo sopra di stile come rischio. È indicativo il fatto che anche nell’intervista che compare in appendice a questo libro Bellocchio più volte parli di “storia”, cioè apparato funzionale, e di stile; in altre parole degli assi portanti del cinema, e del suo cinema, mostrare e raccontare. E nelle sue opere queste categorie espressive non compaiono come sicurezze ma come modalità sottoposte, anch’esse, a cambiamento. La capacità di stare in sintonia con i tempi vuole dire captarne i temi, stare attenti ai significati emergenti ma anche cercare forme adeguate. Lo stile, appunto. Mutato, con le nuove stagioni, l’atteggiamento di fondo ? Qualcuno ha sottolineato l’attenuarsi della iniziale rabbia bellocchiana, e lo stesso regista ha parlato per l’oggi, se ricordo bene, di ribellione tollerante. Non si tratta di un ripiegamento, però, perché rimane costante il bisogno di alterità; più mediato, se si vuole. E senza ottimismi di comodo, lo sforzo di liberazione è sempre difficile. La forza di aspettare, di cui parla Brotto non rinuncia, anzi, all’utopia; che dovrebbe spingere ancora a pensare alla diversità, forse a quella che Farah Polato definisce, ophulsianamente, felicità non allegra. Insofferenza, insomma, e modi di manifestarla. “Si ripropongono sempre le stesse cose, sono necessarie delle nuove forme, bisogna rappresentare la vita non come è ma come ci appare nel sogno”: le parole di Constantin nel Gabbiano suonano quasi come una dichiarazione di intenti del regista; non serve un cinema della realtà com’è, ma un cinema che tenda a entrare nelle zone difficili dell’esistenza, cercando una forma “immaginativa”. L’inquietudine del sogno, appunto. LO SGUARDO DEI MAESTRI - 14ma edizione primo appuntamento GIOVEDI 9 FEBBARIO 19.15 I PUGNI IN TASCA (1965, 107’, 35mm) 21.15 GLI OCCHI, LA BOCCA (1982, 101’, video) Ho fatto I pugni in tasca perché credevo fosse il tempo di una definizione professionale, di una prova. L’insoddisfazione di vedere sempre e soltanto le cose degli altri e l’impazienza di possedere quelle esperienze cinematografiche che sole permettono di dialettizzare il discorso, di opporsi continuamente a se stessi, mi hanno costretto, moralmente, a girare un film. […] M’interessava riconoscere un motivo tipico di un adolescente che, pur essendo abitualmente sconfitto, ed essendo complice della propria condizione, cerca sempre delle giustificazioni ad essa e crede di trovarle addebitando ai propri genitori, alla propria nascita, al proprio passato le ragioni della sua debolezza e infelicità. L’esperienza di Alessandro è piuttosto comune, chiunque, riferendo la propria adolescenza a quella di Alessandro può scoprire dei motivi comuni. Chi non ha immaginato almeno una volta nella propria vita di sopprimere la propria madre o perlomeno, irrealmente, di sopprimere di lei tutte quelle disarmonie inconciliabili con il proprio gusto? (Marco Bellocchio, Intervista di Adriano Aprà, Luigi Martelli, Maurizio Ponzi, Stefano Roncoroni, Filmcritica, n. 161, ottobre 1965)


Dal 9 al 19 febbraio il primo grande Festival cinematografico dell’anno

prima mondiale, ovvero cinque ritratti di detenuti in attesa di esecuzione in Texas: tra cui due condannati per triplice omicidio e Linda Carty, una delle 10 donne rinchiuse nel braccio della morte, colpevole di aver ucciso una madre per rapire il suo neonato. «Mi affascina osservare gli abissi più profondi dell'animo umano - ha affermato il regista - ovunque ci si volti, c'è un abisso.». Per uno di loro la condanna a morte è stata eseguita solo otto giorni dopo la conversazione con il regista. Nella stessa sezione il thriller Keyhole del canadese Guy Maddin con Jason Patric, Isabella Rossellini; una versione noir del mito di Ulisse, un gangster-movie con fantasmi come lo definisce lo stesso filmmaker canadese, già presentato a settembre al Toronto Film Festival. Dopo i premi conquistati l’anno scorso, per regia e sceneggiatura, doveva tornare al Lido e invece approda a Berlino La chispa de la vida di Álex de la Iglesia, un pamphlet caustico sul mondo dei mass-media dove un pubblicista disoccupato diventa improvvisamente un uomo fortunato quando si ritroverà con la testa conficcata su un ferro. La situazione attira subito media e giornalisti, che accorrono numerosi sul posto e lui sfrutterà tutto questo in suo favore. Sempre nella sezione Berlinale Special sarà presentato infine The Land Of Blood And Honey della regista glamour Angelina Jolie. Da non perdere poi, in anteprima mondiale, Marley del regista Kevin MacDonald, noto per il suo precedente L'ultimo re di Scozia con Forest Whitaker. Quando Martin Scorsese decise di non girare il film su Bob Marley, per il quale già aveva iniziato uno studio preliminare, onore e onere sono passati a Jonathan Demme che non si sa bene a che punto sia arrivato. Così a Berlino vedremo questo documentario, l’unico autorizzato dalla famiglia dell’artista, sul genio del reggae a 30 anni dalla scomparsa di Bob. Per i 100 anni dello studio Babelsberg (la Cinecittà tedesca), il direttore del festival Dieter Kosslick ha preparato Happy Birthday, Studio Babelsberg, uno speciale omaggio con dieci film girati nel corso del tempo negli studi tedeschi, uno per ogni decade. Il più antico e glorioso studio cinematografico (sorto 25 anni prima di Cinecittà) esordì nel 1912 con Der Totentanz (The Dance of the Dead) interpretato dalla star dell’epoca Asta Nielsen, ben conosciuta dai frequentatori delle Giornate del Cinema Muto. Rimase punto di riferimento fino allo scoppio della seconda guerra mondiale con capolavori come Der letzte Mann (1924) di Friedrich Wilhelm Murnau, The Blackguard (1924/25) di Alfred Hitchcock, Metropolis (1927) di Fritz Lang, Der blaue Engel (1929/30) di Josef von Sternberg. Dopo la lunga parentesi sotto la DDR, lo Studio Babelsberg, che ha scritto la storia del cinema e non solo, ha ripreso la sua attività a pieno ritmo con, fra gli altri, The Pianist (2002) di Roman Polanski, The Reader (2008) di Stephen Daldry, Inglourious Basterds (2009) di Quentin Tarantino e Anonymous (2011) di Roland Emmerich. Altro omaggio con retrospettiva, grazie alla scoperta in un archivio moscovita di 40 film fra muti e sonori, ad uno studio cinematografico è The Red Dream Factory per i 90 anni dalla fondazione della Mezhrabpom-Rus. Nel 1922 Moisei Aleinikov, produttore russo fin dai tempi dello zar e Willi Münzenberg, comunista weimeriano convinto, unirono le loro forze e fondarono lo studio Mezhrabpom-Rus (poi chiamato Mezhrabpom-Film), unico esempio di collaborazione cinematografica produttiva russo-tedesca, con base a Mosca e sede centrale a Berlino. Produssero oltre 600 film fino agli anni ‘40 quando Hitler, invadendo la Russia, pose fine al progetto. La retrospettiva, nell’ambito di un neonato rapporto di collaborazione, sarà riproposta in marzo a New York dal Museum of Modern Art (MoMA). Il 10 febbraio al Friedrichstadtpalast, con la partitura originale eseguita dal vivo dalla Berlin Radio Symphony Orchestra verrà presentato il capolavoro di Sergei Eisenstein Ottobre (1928). A Berlino ci sarà anche la quindicesima edizione del World Cinema Fund (WCF) che vedrà la giuria operare una selezione fra i 113 progetti provenienti da 38 paesi per assegnare complessivamente 210.000,00 euro per progetti da paesi emergenti come Africa, America Latina ecc.. Per la nona volta, invece, il festival, in collaborazione con il French-German Youth Office, promuove la sezione Perspektive Deutsches Kino che percorre i terreni del futuro del cinema con una giuria di filmmaker che non superano anagraficamente il quarto di secolo e che sarà inaugurata dal film documentario Man for a Day di Katarina Peters. Non mancherà nemmeno il decimo Berlinale Talent Campus con 4.000 filmmakers da 137 paesi e Ryuichi Sakamoto che discuteranno sul “cambiameno di prospettiva” nel cinema mondiale. Per ragioni di spazio non riusciamo a parliare dell’interessante sezione Panorama che scandaglia il cinema emergente o quello della sezione più raffinata e d’élite del glorioso Forum o della seguitissima sezione Teddy dedicata al cinema LGBT e tanto altro ancora.

62mo FilmFestSpiele

È il primo grande festival cinematografico generalista dell’anno ed è anche quello che si svolge in una grande capitale come Berlino con oltre quattro milioni e mezzo di abitanti. Lo scorso anno hanno staccato ben trecentomila biglietti, in dieci giorni di festival, fra gli innumerevoli cinema dove si svolge il FilmFestSpiele, giunto quest’anno alla 62ma edizione. Diretto dall’attivissimo Dieter Kosslick, il Festival ha sposato, giustamente, anche la causa ecologica, ossia una particolare attenzione alle emissioni di CO2, stipulando una convenzione con Entega, provider tedesco di “green electricity”, che fornisce energia elettrica “verde” per tutto il periodo del festival. Ma non basta, Kosslick ha anche firmato una convenzione con la Deutsche Bahn, le ferrovie tedesche, per biglietti particolarmente scontati nel periodo 7/19 febbraio per recarsi alla Berlinale in treno contribuendo così ulteriormente a limitare le emissioni di CO2. Dove la Berlinale non si pone limiti è nella presentazione di nuove pellicole. Nella sezione principale, quella del concorso, tra gli altri, per l’Italia troviamo il docu-fiction Cesare deve morire di Paolo e Vittorio Taviani (nelle sale italiane il 2 marzo distribuito da Nanni Moretti e la sua Sacher Distribuzione). I due registi seguono i laboratori teatrali realizzati dentro il carcere, dalle prove alla messa in scena finale del Giulio Cesare, ma anche le vite dei detenuti nelle loro celle. La pellicola è stata girata nella sezione di alta sicurezza del carcere di Rebibbia di Roma ed ha come attori i suoi detenuti, dei quali alcuni segnati dalla “fine pena mai���. Tra gli altri titoli del concorso troviamo l’attesa anteprima mondiale di Captive del regista filippino Brillante Mendoza con Isabelle Huppert nei panni di una missionaria straniera coinvolta nel rapimento di ostaggi di nazionalità straniere dal gruppo filippino Abu Sayyaf. Per Mendoza sarà la prima volta a Berlino, dopo esser stato presente negli ultimi anni sia a Cannes (Premio alle regia per Kinatay) che a Venezia. Altra anteprima mondiale in competizione è Dictado (Childish Games) dello spagnolo Antonio Chavarrías. La storia, che ricorda sotto certi aspetti Orphan di Jaume Collet-Serra, è scritta dallo stesso regista e racconta di un uomo che un giorno riceve una visita da un caro amico, che non vedeva dall’adoloscenza, che sembra profondamente turbato e che insiste nel fargli incontrare la figlia. Quella stessa notte però l’amico si toglie la vita. L’altro decide di prendersi cura della piccola e di accoglierla in casa. Ma qualcosa in quella bambina, qualcosa di oscuro, lentamente inghiottirà la vita della coppia. Aveva visto bene il TorinoFilmLab che aveva sostenuto nel 2009 il progetto assegnandogli un Production Award di 180 mila euro, ora Kebun binatang (Postcards From The Zoo) di Edwin in anteprima mondiale a Berlino è il primo film indonesiano mai selezionato in concorso e narra la storia di una piccola che aveva appena 3 anni quando fu abbandonata e lasciata sola in uno zoo, dove venne allevata da un addestratore di giraffe. Il giardino zoologico è l'unico mondo che conosce da sempre ma, un giorno, incontra un affascinante mago e scopre l'amore e ancora l'ultima giornata di Satché, il quale sa che morirà la sera stessa In concorso ci saranno anche Aujourd'hui del cineasta franco-senegalese Alain Gomis, Barbara del tedesco Christian Petzold, Gnade di Matthias Glasner, Jayne Mansfield’s Car di Billy Bob Thornton, L Enfant d en Haut di Ursula Meier, Metéora di Spiros Stathoulopoulos, Tabu di Miguel Gomes, Csak a Szél (Just The Wind) di Benedek Fliegauf e Was bleibt di Hans-Christian Schmid. Fuori concorso invece il nuovo film del regista cinese Zhang Yimou, tratto dal libro The 13 Women of Nanjing di Yan Geling, Jin líng Shí San Chai (The Flowers Of War) con Christian Bale dove si racconta, nel corso della guerra tra Cina e Giappone, l’occupazione di Nanchino con le molte atrocità, stupri, saccheggi, incendi e l'uccisione di prigionieri di guerra e civili con più di 300.000 vittime. Quei giorni vengono rievocati attraverso la vicenda di John Miller (Bale) impresario di pompe funebri che decide di fingersi prete e di offrire protezione a un gruppo di giovani donne cinesi finite nelle mire dei soldati giapponesi. Realizzato e prodotto in Cina, con riprese durate 4 anni e costate 600 milioni di Yuan (70 milioni di euro) è il film più costoso nella storia della cinema in Cina. Sempre fuori concorso anche Extremely Loud And Incredibly Close (Molto forte, incredibilmente vicino) dello statunitense Stephen Daldry (Billy Elliot, The Hours, The Reader) con Tom Hanks, Sandra Bullock, Max von Sydow, ovvero la storia di un giovane che trova una chiave che apparteneva al padre morto negli attentati dell'11 settembre. Inizia così a cercare il lucchetto che possa essere aperto da quella chiave. Nella sezione Berlinale Special dopo l’avvincente Cave of Forgotten Dreams dello scorso anno, Werner Herzog presenta Death Row, in ante-

Andrea Crozzoli

Andrea Crozzoli

62mo FilmFestSpiele

Berlin FilmFestSpiele 2012


Evento alla 62ma Berlinale

Il sessantaduenne Festival tedesco prepara in pompa magna un’accoglienza da Gran Khan al megadivo bollywoodiano Shah Rukh Khan. Alla sua terza visita ufficiale, SRK verrà a presentare, in ante-ultima (essendo uscito a metà dicembre in India e in mezzo mondo), il suo filmone d’azione Don 2 -The King Is Back. Un lancio colossale in India, un milione di spettatori nelle prime due settimane. Coprodotto con partner tedeschi e per buonissima parte girato in esterni e interni nella tentacolare metropoli di Menschen am Sonntag. Location così spettacolari che l’ente turistico berlinese ha pensato bene di stampare una guida apposita: “Don in Berlin City Map” (http://www.visitberlin.de/en/article/film-locations?tid=4353&parent=4347). Non mancate di usarla onde ripercorrere dal vero le peripezie di questo incrocio tra il Padrino, James Bond e il Pirata Johnny Depp. Un intrigo internazionale del “tramoso” Don che prende l’avvio nelle torride giungle e fetide prigioni malesi, e che la “labbrosa” Priyanka Chopra, nei panni di un’improbabile superagente, tenta di sventare. Battute e doppi sensi degni della coppia Kathryn HepburnSpencer Tracy infiammano lei e lui, mentre il regista Farhan Akhtar preme al massimo sull’acceleratore, tra inseguimenti e sparatorie. Apice divertente, la sequenza del ballo all’opera in cui il protagonista si “maschera” assumendo il volto e il corpo d’un altro, diversissimo superdivo, Hritik Roshan. Avendo visto Don 2 proiettato in una copia 3D di scadente qualità, approviamo la scelta della Berlinale di proporlo solo in 2D. Questo sequel di Don (2006) è anche, secondo le migliori tradizioni masala-hindi, un remake esplicito del celebre Don che Amitabh Bachchan interpretò nel lontano 1976. Meno sofisticato e più muscolare di “Big B” Bachchan, Shah Rukh Khan da qualche anno è divenuto il simbolo per antonomasia dell’espansione irruenta del proprio Paese. Non incarna più insomma l’ideale del “ritorno in Patria” da parte della diaspora indiana così come aveva fatto nel bellissimo film Swades (Una luce dal passato, 2004, trasmesso da Rai1) di Ashutosh Gowariker. Anzi, si accanisce a dimostrare, in un’intervista su Film Fare: “Perché noi non dovremmo fare film buoni come quelli di Hollywood? Facciamo molti più film degli americani. Mi preoccupa molto che il pubblico indiano preferisca spendere per vedere i film hollywoodiani. Son finiti i tempi che noi non avevamo i soldi. La Warner Bros si è impiantata qui, la Reliance indiana ha una quota di maggioranza nella Dreamworks. Investiamo assieme, facciamo film migliori”. Migliori o meglio holly-bolly? Né Don 2, né il suo precedente (di soli due mesi!) Ra.One - un polpettone fantascientifico rozzo e costosissimo -, né il suo larmoyant My Name Is Khan hanno granché in comune con l’India contemporanea e i suoi problemi. A parte la gran voglia di esportazione, globalizzazione, germanizzazione, berlinizzazione. Ribadisce modestamente Shah Rukh Khan: “Milioni di persone mi amano. Questo è semplicemente divismo. Non sono una star, una megastar o una superstar. Sono un feeling a cui non potete resistere”.

INCONTRI CON IL CINEMA DI TONINO GUERRA Pordenone, auditorium galleria PARCO, 2 febbraio 2012

Ultimo appuntamento “cinematografico” in occasione della mostra “Tonino Guerra. Diario di un poeta” (Galleria d’arte moderna e contemporanea di Pordenone “A. Pizzinato”). Giovedì 2 febbraio, infatti, verrà proiettato il documentario di Nevio Casadio Tonino Guerra. L’Ulisse di campagna. Personalità tra le più significative della cultura contemporanea, soprattutto nel mondo del cinema, in questo documentario Tonino Guerra appare come un artista a tutto tondo, presentando personalmente i suoi lavori di Poeta, Narratore, Scultore. In questa lunga ed intensa intervista il Maestro ripercorre le tappe della sua vita: dall'infanzia a Sant'arcangelo di Romagna, agli inizi nel cinema, fino all'incontro con i più grandi registi italiani - De Sica, Monicelli, i fratelli Taviani, Rosi, Fellini - al suo sodalizio con Tarkovskij con cui ha realizzato il film Nostalghia, alla collaborazione con Wenders e Angelopoulos, con il quale nel 1998 ha vinto la Palma d'oro al Festival di Cannes per il film L'eternità e un giorno. La proiezione, che vede la collaborazione di Cinemazero, inizierà alle ore 20.15 presso l’auditorium della galleria e l’ingresso è libero. Info: www.artemodernapordenone.it

JURI DAL DAN TRIO + FRANCESCO BEARZATTI Pordenone, Teatro Don Bosco - sabato 4 febbraio, ore 21.00

Il concerto è l'occasione per la presentazione ufficiale dell'ultimo CD prodotto dal titolo “Solitudini”. Se nel precedente disco "Trilogia di un Viaggiatore" (Artesuono) il tema portante era il viaggio di Dosti Kudret, personaggio immaginario creato dallo stesso Juri Dal Dan, il nuovo lavoro ha come soggetto “Le solitudini”. Essere soli per indole in balia della propria sensibilità e delle proprie nevrosi: tutte le composizioni sono ispirate a questa tematica, il loro intento è quello di fare emergere gli aspetti poetici, contraddittori e bizzarri di questa condizione, di sottolineare a volte il bisogno di solitudine come condizione necessaria per la sopravvivenza di un universo sensibile che ci rende ancora umani. Una minuscola inquadratura sulla nuova decadenza, un bisogno quasi disperato di sentirsi ancora vivi. Info: Odeia, tel. 0434.1830094

I MARTEDÌ DI FRIUALDRIA - GLI AUTORI

Pordenone, ridotto del Teatro Verdi, 28 febbraio ore 18.00

A margine della mostra sul “Millenovecentoundici. Le arti in Friuli e Veneto. 100 anni fa” in corso di svolgimento a Palazzo Cossetti fino al 2 aprile 2012, la banca Friuladria organizza al Ridotto del Teatro Verdi di Pordenone un ciclo di incontri sui temi dell’arte, del cinema, della letteratura, della musica e dell’ambiente urbano. Filo conduttore la qualità espressa dalla città con i diversi linguaggi. L’incontro di martedì 28 febbraio dedicato agli “autori” vedrà protagonisti due scrittori, Tiziano Scarpa e Mauro Covacich, che hanno accettato la sfida di raccontare l’arte attraverso due date: il 1911 e il 2011. Scegliendo, in modo anticonformista e fuori da qualunque discorso paludato o d’accademia, opere esemplari venute alla luce a un secolo di distanza, illustreranno il percorso inquieto dell’arte contemporanea. Ingresso libero. Info: www.friuladria.it

IL DIRITTO D'AUTORE NELLA SOCIETÀ DELL'INFORMAZIONE

Oristano, Centro Servizi Culturali UNLA - lunedì 13 Febbraio

I Centri Servizi Culturali U.N.L.A. di Macomer e di Oristano e il Servizio beni librari, biblioteca e archivio storico regionali della Regione Sardegna, in collaborazione con l'Associazione Videoteche Mediateche italiane, organizzano un seminario di formazione e aggiornamento gratuito intitolato Il diritto d'autore nella società dell'informazione. Biblioteche, mediateche, cineteche e proprietà intellettuale. La giornata formativa focalizzerà in particolare le tematiche relative: all'uso ed al prestito del materiale audiovisivo nelle biblioteche e mediateche; all'utilizzo di materiali fotografici e materiali digitali nei siti delle biblioteche o delle amministrazioni; alla realizzazione di archivi con materiali di privati (pellicole, foto, registrazioni audio e video, etc.). Il seminario è destinato a operatori di biblioteche, mediateche, cineteche, operatori culturali e docenti e sarà tenuto dall’avvocato Andrea Sirotti Gaudenzi. Info: www.avimediateche.it

Domani accadrà ovvero se non si va non si vede

Lorenzo Codelli

Nuovi Divi

Der Khan von Berlin


Un film di Jasmila Zbanic. Con Zrinka Cvitesic, Leon Lucev, Ermin Bravo, Mirjana Karanovic, Marija Kohn. Titolo originale Na putu. Durata 100 min. - BosniaHerzegovina, Austria, Germania, Croazia 2010.

Un film di Martin Scorsese. Con Ben Kingsley, Sacha Baron Cohen, Asa Butterfield, Chloe Moretz, Ray Winstone. Durata 125 min. - USA 2011.

BISIO E SIANI SI SPOSTANO AL NORD

omaggi al cinema e soprattutto a quello di Méliès: «Dentro a questa storia c'è Dickens, Truffaut, Méliès - ha detto Selznick, rampollo di una delle più antiche famiglie del cinema hollywoodiano – ma anche Jules Verne e Jean Vigo».

BENVENUTI AL NORD DI LUCA MINIERO

Diretto sempre dal regista napoletano Luca Miniero, il sequel del fortunato Benvenuti al Sud conferma il cast del primo episodio aggiungengovi alcune interessanti new entry. Tra queste si segnala Paolo Rossi, nel ruolo di un imprenditore senza scrupoli. Il sequel secondo Miniero - era quasi "obbligatorio", se non altro perché serviva a "completare il tema, mostrando l'altra faccia del dualismo nazionale". Le riprese coinvolgono Castellabate (location principale del successo dello scorso gennaio), Milano e un piccolo paese del Nord Italia. Sono passati circa due anni. I nostri amici, Alberto e Mattia, sono in crisi con le rispettive mogli. Mattia (Alessandro Siani), il solito irresponsabile, vive con la moglie Maria (Valentina Lodovini) e il figlio Edinson a casa della madre, lavora poco e proprio non riesce a pronunciare la parola “mutuo”. Per questo Maria lo lascia, costringendolo a mille sceneggiate per riconquistarla. Fallito ogni tentativo, Mattia suo malgrado finirà a lavorare a Milano, incastrato dall’ingenuità dei suoi amici che lo affidano alle cure di Alberto. L'impatto del napoletano con la città sarà terribile: partito con un giubbotto fendinebbia il povero Mattia finirà col rovinare la sua vita e quella dell’amico Alberto. Ma, piano piano, i pregiudizi inizieranno a sciogliersi… (mymovies.it)

TUTTI

Con Claude Msawbaa, Layla Hakim, Nadine Labaki, Yvonne Maalouf, Antoinette Noufaily. Drammatico, durata 110 min. - Francia, Libano, Egitto, Italia 2011

I MONDI DELL’INTEGRALISMO

IL SENTIERO DI JASMILA ZBANIC

Sarajevo. Luna fa la hostess mentre il suo compagno Amar opera come controllore di volo all'aeroporto. I due stanno cercando di avere un figlio e sono anche disposti a ricorrere all'inseminazione artificiale. Amar viene però sospeso dal lavoro perchè sorpreso con alcolici in servizio. Per caso incontra un ex commilitone divenuto musulmano integralista. Gli viene offerto un lavoro come insegnante di computer in una comunità musulmana che vive isolata dalla città. Da quel momento i percorsi di Amar e Luna iniziano a dividersi. Jasmila Zbanić torna sugli schermi a Berlino dopo aver vinto l'Orso d'Oro con Il segreto di Esma. Rimanendo fedele al suo interesse nei confronti dell'universo femminile questa volta il suo film si configura come una drammatica messa in guardia nei confronti dell'integralismo islamico. Il tema è scottante e il rischio di cadere nelle generalizzazioni di stampo razzistico non è indifferente. Zbanić sgombra il campo da discorsi legati al terrorismo e focalizza l'attenzione sulle dinamiche di relazione uomo-donna. L'equilibrio di coppia che hanno trovato sembra poter reggere ai problemi, anche a quelli causati da una scarsa fertilità di lui. Non reggerà pero al bisogno di sicurezze che la giovane donna sa trovare in se stessa e che Amar si troverà offerto dal gruppo fondamentalista pronto a rispondere ad ogni sua domanda grazie a un'interpretazione parziale del Corano. (mymovies.it)

Un film di Lynne Ramsay. Con Tilda Swinton, Ezra Miller, John C. Reilly, Jasper Newell, Rocky Duer. Titolo originale We Need to Talk About Kevin. Durata 110 min. - Gran Bretagna, USA 2011.

IL NUOVO CINEMA DI UN “VECCHIO” MAESTRO

HUGO CABRET DI MARTIN SCORSESE

Un 3D che lascia di stucco: il genio di Martin Scorsese si cimenta per la prima volta con una storia per bambini, ed è «come scoprire il cinema nuovamente». Il primo film di Scorsese in 3D è tratto dal romanzo illustrato “La straordinaria invenzione di Hugo Cabret” di Brian Selznick, vincitore del prestigioso Randolph Caldecott Medal nel 2008. Siamo a Parigi nel 1930. Il film racconta la storia magica e misteriosa dell’orfano Hugo (Asa Butterfield) che vive nella stazione e sogna di riparare l’automa lasciatogli dal padre prima di morire. Un giorno, viene sorpreso a rubare nella bottega di un giocattolaio, che si rivela in realtà essere l’illusionista e regista George Méliès (Kingsley), figura leggendaria della nascita del cinema. Nel negozio Hugo incontra anche la giovane Isabelle (Chloë Grace Moretz), che nasconde una sorpresa… Dopo aver lavorato assieme in Shutter Island torna Ben Kingsley nell'affascinante ruolo di George Méliès, commerciante di giocattoli e dolciumi per professione e precursore del cinema fantastico per passione. Atmosfere steampunk, riferimenti alla storia del disegno e del cinematografo,

Un film di Marco Tullio Giordana. Con Valerio Mastandrea, Pierfrancesco Favino, Laura Chiatti, Luigi Lo Cascio, Fabrizio Gifuni. Italia 2012.

UNA COMMEDIA AL FEMMINILE CONTRO L'INTEGRALISMO

E ORA DOVE ANDIAMO? DI NADINE LABAKI

In un paese in una zona montuosa del Medioriente la piccolo comunità è divisa tra musulmani e cattolici. Se gli uomini sono spesso pronti alla rissa tra opposte fazioni le donne, tra cui spiccano le figure di Amale, Takla, Yvonne, Afaf e Saydeh sono invece solidali nel cercare di distogliere mariti e figli dal desiderio di trasformare i pregiudizi in violenza. Non tralasciano alcun mezzo in questa loro missione, ivi compreso far piangere sangue a una statua della Madonna o far arrivare in paese delle ballerine da avanspettacolo dell'Europa dell'Est affinché i maschi siano attratti da loro più che dal ricorso alle armi. Si arriva però, nonostante tutto, a un punto di tensione tale in cui ogni tentativo di pacificazione sembra ormai inutile. Dopo averci deliziato con una beirutiana depilazione al profumo di caramello, Nadine Labaki lascia la città per tornare ad affrontare con stile diverso ma con intatta (se non addirittura maggiore) efficacia il tema che sembra maggiormente starle a cuore: la convivenza tra esseri umani che professano una religiosità diversa. In questo film, che si apre con una coreografia cimiteriale di grande effetto, Labaki svaria dalla commedia al dramma non negandosi neppure sprazzi di musical.

TILDA SWINTON IN UN'INTERPRETAZIONE TRAGICA E POTENTE

...E ORA PARLIAMO DI KEVIN DI LYNNE RAMSAY

Eva ha messo da parte le sue ambizioni professionali e il suo amore per New York per crescere Kevin in provincia e in tranquillità, ma il rapporto tra madre e figlio è sempre stato complicato, fin dal principio. Da neonato non smetteva mai di piangere, da bambino non parlava, poi non ha mai fatto altro che disobbedire. Tutto contro la madre, per provocarla e addolorarla. A 16 anni, infine, Kevin ha premeditato e commesso il peggio: una strage, a scuola. Due anni dopo, Eva ripercorre i ricordi, in cerca delle proprie mancanze, delle proprie responsabilità e di un perché. Per il suo terzo film, la regista Lynne Ramsay ha trovato ispirazione nel controverso romanzo di Lionel Shriver, ovvero di un'altra donna, nonostante il nome. D'altronde al centro del dramma ci sono alcune tra le domande che più scuotono l'identità femminile: come gestire la responsabilità della maternità, per esempio, il suo essere, da un preciso momento in poi, per sempre e nonostante tutto. E il cuore del film è sicuramente nella storia d'amore tra madre e figlio, un amore-odio, pieno di ambiguità e di non detti, fatto non si sa bene se di troppa remissione, di eroica resistenza o di incontrollabile destino. Lo porta in superficie Tilda Swinton, con la rigidità che è corazza del personaggio, in verità esploso dentro, ma anche con una varietà di emozioni ben impressionanti. Non la si vedeva così convincente dalla prova di Michael Clayton. (...) Con ... E ora parliamo di Kevin, il colpo arriva dritto allo stomaco, perfettamente assestato, come tirato con l'arco da un professionista.

TORNA L’IMPIETOSO SGUARDO DI MARCO TULLIO GIORDANA

ROMANZO DI UNA STRAGE DI MARCO TULLIO GIORDANA

Un film sulla strage di Piazza Fontana diretto da Marco Tullio Giordana, autore di storie di cronaca come I cento passi e La meglio gioventù. Il film, basato su una minuziosa ricostruzione dei fatti, racconta tutto ciò che avvenne dopo la famosa bomba esplosa alla Banca Nazionale dell’Agricoltura di piazza Fontana a Milano, il 12 dicembre 1969. Figure centrali sono quelle dell’anarchico Giuseppe Pinelli (Pierfrancesco Favino) che precipitò dal quarto piano della questura di Milano in circostanze mai veramente chiarite, e del commissario della Squadra politica Luigi Calabresi (Valerio Mastandrea) al quale fu addebitata la responsabilità morale del terribile episodio. Luigi Calabresi proseguì per proprio conto le inda-

i film del mese

i film del mese

Con Claudio Bisio, Alessandro Siani, Angela Finocchiaro, Valentina Lodovini, Nando Paone. Commedia, - Italia 2012


i film del mese

gini sulla bomba di piazza Fontana finché non venne assassinato nel 1972. (Doppioschermo.it) "Affronteremo temi difficili come la morte di Giuseppe Pinelli e del Commissario Luigi Calabresi", dice il produttore Riccardo Tozzi. "L'enorme lavoro d'indagine e giornalistico che è stato svolto in questi quarant'anni ha fatto chiarezza su molti punti oscuri. Con Rulli e Petraglia ci lavoriamo da circa cinque anni. Il nostro intento è raccontare l'indicibile, cioè una di quelle verità fondamentali che in genere in Italia vengono coperte da altro". (Mymovies.it) Con Jeremy Irvine, Peter Mullan, Emily Watson, David Thewlis, Benedict Cumberbatch. USA 2011.

GUERRA

DI SENTIMENTI PER L’ULTIMO FILM DI

WAR HORSE DI STEVEN SPIELBERG

SPIELBERG

Steven Spielberg dirige War Horse, film in costume basato sul romanzo omonimo di Michael Morpurgo che racconta la storia del giovane Albert che parte per le trincee della seconda guerra mondiale per tentare di ricongiungersi con il suo cavallo, Joey, che è stato venduto alla cavalleria francese. Il protagonista, Albert, è interpretato dall'attore Jeremy Irvine, uno sconosciuto che al suo attivo ha solamente dei lavori per il teatro e la partecipazione allo show del canale britannico di Disney Channel, Life Bites. Nel 1914, Joey, un bellissimo puledro con una croce distintiva sul naso, è venduto all'esercito e viene portato in mezzo alla guerra sul fronte occidentale. Con il suo ufficiale avanza verso il nemico, testimoniando l'orrore delle battaglie in Francia. Ma anche nella desolazione della trincea, Joey tocca il coraggio dei soldati intorno a lui ed è in grado di trovare il calore e la speranza. Ma il suo cuore duole per Albert, il figlio del contadino che ha lasciato. Rivedrà mai il suo vero padrone?

Con Marcia Gay Harden, Stephen Lang, Peter Gallagher, Ellen Burstyn, Toby Regbo. Durata 98 min. - USA, Italia 2011.

Un film di Alexander Payne. Con George Clooney, Shailene Woodley, Beau Bridges, Robert Forster, Judy Greer. Titolo originale The Descendants. Durata 110 min. - USA 2011.

SECONDO

FILM AMERICANO DI

FAENZA

UN GIORNO QUESTO DOLORE TI SARÀ UTILE

DI ROBERTO FAENZA James Sveck ha diciassette anni e nessuna voglia di essere raggiunto. Figlio di genitori separati e fratello minore di una sorella maggiore invaghitasi di un professore di teoria del linguaggio, James rifugge il mondo e comunica soltanto con Nanette, nonna di buon senso e di buon cuore, e Miró, un cagnetto nero che si crede umano. Deciso a non frequentare l'università e ad acquistare una vecchia casa nel Midwest in cui leggere libri e lavorare il legno per il resto della vita, il ragazzo è incalzato da mamma e papà che lo vogliono cool e realizzato. Come il celebre Holden di Salinger, James ha pochi anni e poca stima per quel mondo adulto che vede approssimarsi con la sua arrogante apparenza. Come Holden, ancora, è sospeso tra ‘un'infanzia schifa' e le ‘cose da matti' dei grandi, tra le panchine di Washington Square e i laghetti di Central Park. Trasposizione del romanzo omonimo di Peter Cameron Un giorno questo dolore ti sarà utile è il secondo film americano di Roberto Faenza, che guarda agli adolescenti della solidissima tradizione letteraria statunitense e realizza il ritratto di un ragazzo complesso, profondo e curioso che ha il volto e la sensibilità di Toby Regbo.

LINEARE

UMANITÀ DI UNA FAMIGLIA IN CRISI

PARADISO AMARO DI ALEXANDER PAYNE

La moglie di Matt King, Elizabeth, ha appena avuto un incidente che l'ha gettata in coma, e non si riprenderà più. Non resta che staccare le macchine che la tengono ancora in vita. Da anni troppo concentrato sul suo lavoro, l'uomo si ritrova con due figlie che ormai non conosce più, la più grande delle quali, Alexandra, è sulla via della ribellione più spinta. Il dolore di Matt per la tragedia subita si trasforma in frustrazione quando scopre che sua moglie aveva una relazione extraconiugale, e stava per chiedere il divorzio. Il marito tradito e disperato si lancia allora alla ricerca dell'amante della sua sfortunata consorte… Spesso l'ironia, il sarcasmo e le situazioni più assurde arrivano proprio nei momenti in cui l'animo umano è maggiormente esposto al dolore. Questo ci mostra con perizia e sensibilità il suo nuovo lungometraggio, costruito su persone assolutamente comuni che nella difficoltà perdono le loro certezze ma si sforzano di ritrovare un nuovo equilibrio, simile nella sostanza ma costruito su basi molto più solide di quello trovato in passato.

LA SCUOLA AL CINEMA

prenotazione obbligatoria allo 0434.520945 (Mediateca) LE PROIEZIONI VERRANNO INTRODOTTE DA UN FORMATORE DI CINEMAZERO; AD OGNI DOCENTE VERRÀ L’INGRESSO PER GLI STUDENTI È DI 4,00 EURO. PER ACCEDERE ALLE PROIEZIONI È INDISPENSABILE PRENOTARE TELEFONANDO ALLO 0434/520945. FORNITO MATERIALE DIDATTICO DI APPROFONDIMENTO.

LA KRYPTONITE NELLA BORSA un film di Ivan Cotroneo con Valeria Golino, Cristiana Capotondi, Luca Zingaretti, Libero de Rienzo. Italia 2011 (98’) Mercoledì 22 febbraio 2012, ore 11.10 Cinemazero, Pordenone Giovedì 23 febbraio 2012, ore 09.10 Cinema Zancanaro, Sacile a seguire incontro con il regista IVAN COTRONEO Napoli, 1973. Peppino è il più giovane membro della famiglia Sansone. Neanche dieci anni, l'onta di una forte miopia giovanile e un'ammirazione per lo strambo cugino che crede di essere Superman. In seguito alla sua morte, il piccolo Peppino comincia a immaginarne la presenza, e di questo supereroe fantasma dal naso aquilino e dal forte accento napoletano fa il suo unico amico fidato. Quando la madre Rosaria entra in depressione dopo aver scoperto che il marito la tradisce, sarà infatti lui, più che i due zii giovani e incoscienti o i tre piccoli pulcini donati dal padre fedifrago, a insegnargli come trovare il proprio posto nel mondo. Ivan Cotroneo. Nato a Napoli nel 1968, si è diplomato in sceneggiatura presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Tra le sceneggiature cinematografiche a cui ha collaborato ricordiamo Mine vaganti di Ferzan Ozpetek per cui ha ricevuto il Globo d'Oro, Io sono l'amore di Luca Guadagnino, La prima linea di Renato De Maria e L'uomo che ama di Maria Sole Tognazzi. Autore e sceneggiatore televisivo, ha ideato la fortunata serie Tutti pazzi per amore. Ha pubblicato per Bompiani quattro romanzi: Il re del mondo (2003); Cronaca di un disamore (2005); La kryptonite nella borsa (2007); Un bacio (2011). E' il traduttore per l'Italia delle opere di Hanif Kureishi e Michael Cunningham.

TOTÒ

FA N S C LU B

PORDENONE

“LE PARODIE”

Totò, peppino e la dolce vita

regia di sergio corbucci, 1961, 89 min. Venerdì 24 febbraio 2012 - ore 19.30 Mediateca Pordenone di Cinemazero Piazza della Motta, Pordenone con il patrocinio del Comune

INGRESSO LIBERO

di Pordenone


febbraio 2012 cinemazeronotizie