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La mostra "Bob e Nico" a Palazzo Pepoli fino al 5 agosto

Lorenzo Codelli

Bob e Nico in mostra

Benigni a Bologna 40 anni tondi! Fu infatti nel 1971 che l'Aretino Dissacratore esordì sulle scene a Prato con Una favola vera. Sfondò poi gli schermi nel 1977, con l'irruento Cioni Mario di Berlinguer ti voglio bene, e i teleschermi nel 1978 con il censuratissimo programma Vita da Cioni. Logico quindi che lo stesso regista che ce lo regalò con quel duplice e memorabile uppercutcioni, Giuseppe Bertolucci, sia lui a regalarci oggi - da presidente della Cineteca di Bologna - un'expo "sui cioneris" dedicata al Benigniaccio. Non aspettatevi nè una commemorazione museale nè una sintesi storica, attraversando i saloni e i corridoi imponenti di Palazzo Pepoli, uno spazio magnifico appena restaurato nel cuore della città commissariata. Già il titolo suona ilare e lirico: Bob e Nico, cioé lui e la sua lei, ovvero la esile, antimobbing comedienne Nicoletta Braschi, che gli tiene testa fin dai turbolenti tempi di Tu mi turbi (1983, esordio registico di Bob), in cui interpretò... la Madonna! Il percorso è suddiviso in 17 tappe d'una Via Cionis, ciascuna debordante di trovate visive e luministiche dovute allo scenografo Giancarlo Basili (ne elogiammo l'estro un anno fa su queste colonne parlando del Padiglione Italia da lui concepito all'Expo di Shanghai) e destinate indubbiamente a fare il giro del mondo. La testa a tutto tondo, rossa, verde e bianca, di Dante Alighieri compare dalle tenebre ("Mamma chi è?", chiede un bimbo schiacciato tra la folla dell'inaugurazione). Voilà un vasto prato di vere spighe gialle in cui si erge un cartello-spaventapasseri con la foto di Berlinguer, mentre alle pareti scorrono spezzoni di quel beffardo pamphlet politiconaïf. Forse ci manca solo un po' di puzza di sterco di stalla, come ci ricordiamo emanava abbondantemente dall'habitat caro al turpiloquante Cioni Mario. Da due oblò intravvediamo i resti d'una vecchia sala cinematografica di provincia, abbandonata e ormai sepolta dalla neve, mentre sullo schermo si proiettano per nessuno spettatore alcuni inaudibili trionfi benigneschi. Maxischermi incorniciati come degli antichi ritratti, appesi ovunque nell'antico antro nobiliare. Geniale la piramide con centinaia di cimeli di televisori "defunti", alcuni che trasmettono ancora a sprazzi le gloriose performances di Ben, dai tempi eroici de L'altra domenica (ricordate il critico cinematografico che non andava mai a vedere i film?) ai favolosi spettacoli in piazza Tuttodante ecc. Sul soffitto di questa installazione alla Nam June Paik vengono proiettati in stroboscopia flash coloratissimi e accecanti dal Pinocchio di Benigni. Nel buio penetriamo dentro la baracca di un lager nazista, truce e squallida, sul tavolaccio dorme la sceneggiatura annotata de La vita è bella. Una costante "babele sonora" ci segue, brechtianamente diluendo emozioni e risate. Due sale espongono poster, calzature, costumi, ammennicoli, frammenti di memorie familiari e professionali di Nico, l'imprescindibile metà. Omaggi gioiosi a Fellini, Chaplin, Paz, Ferreri, Piovani, Oscar, Blake, Arbore, Collodi, Cerami e tanti altri compagni di baldorie... Sì, i curatori della mostra ce lo rendono più che mai esplicito, nelle didascalie del percorso così come nel catalogo: in questi quarant'anni siamo passati dalle utopie berlingueriane abbracciate, stravolte e riavvolte dal Cioni-Benigni, agli attuali "peggiori anni della nostra vita". Eppure lui e lei continuano a irriderli, e a farci sbellicare, ogni volta che appaiono in pubblico. E questa mostra ce lo garantisce: sono già entrati nel Mito. Loro due, non le loro nemesi... La Toscana, di vergogna rossa, prepara forse qualche contromossa? PS. Gli introiti della mostra vanno in beneficenza a fa-

vore di IRST. Tra maggio e giugno eventi live e proiezioni senza tregua, in Piazza Maggiore, alla Cineteca di Bologna, nei teatri cittadini.

CinemazeroNotizie Giugno 2011  

mensile di cultura cinematografica

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