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mensile di cultura cinematografica

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A Riccione l’edizione estiva delle Giornate Professionali di Cinema Da quasi otto anni la Mediateca Pordenone di Cinemazero propone una ricca offerta formativa legata alla didattica degli audiovisivi rivolta alle scuole di ogni ordine e grado. Una grande opportunità per gli istituti della provincia che possono usufruire dei fondi del bando regionale.

Non è mai troppo presto… per il cinema muto In attesa dell'ambita esibizione per il trentennale de “Le Giornate del cinema muto” (1-8 ottobre 2011) debuttano i giovani musicisti del progetto “A colpi di note”, seguiti dalla lezione spettacolo del noto trombettista Marco Tamburini.

Tutto il cinema che vedremo!! Dalla Croisette allo schermo

Giugno

Anno nuovo, bando nuovo per le attività didattiche dell’audiovisivo

2011 numero 6 anno XXXI

Dal 4 al 6 luglio l’incontro del cinema per presentare i film della nuova stagione

In orbita con Gagarin Un film “visionario” per il 50° del primo volo nello spazio

Benigni a Bologna La mostra "Bob e Nico" a Palazzo Pepoli fino al 5 agosto spedizione in abbonamento postale L. 662/96 art. 2 comma 20/b filiale di pordenone - pubblicità inferiore al 45% contiene i.p. in caso di mancato recapito inviare al CMP/CPO di Pordenone per la restituzione al mittente previo pagamento resi


Dal 4 al 6 luglio l’incontro del cinema per presentare i film della nuova stagione

Editoriale

A Riccione l’edizione estiva delle Giornate Professionali di Cinema Torna quest’anno l’edizione estiva delle Giornate Professionali di Cinema che, per la prima volta, si svolgeranno a Riccione dal 4 al 6 luglio 2011, andando così ad aggiungersi all’ormai consolidata kermesse di dicembre. La manifestazione, promossa dalle associazioni di categoria ANEC, ANEM e ANICA, è il principale incontro dell’industria cinematografica nazionale, nel corso della quale vengono presentati in anteprima i film della prossima stagione. Sede ufficiale della manifestazione sarà il nuovissimo Palazzo dei Congressi, situato nel centro della città. Punto di forza della struttura, oltre ad una serie di spazi attrezzati, sale meeting e servizi, è la sala plenaria a pianta modulare, che può contenere fino a 1400 persone. Negli ultimi anni l’edizione estiva delle Giornate non si era più svolta, favorendo l’unico incontro invernale di Sorrento; ma il buon andamento del cinema italiano e il rinato interesse per momenti di confronto del mercato hanno spinto distributori ed esercenti a richiedere un altro appuntamento a ridosso del CinemaExpo di Amsterdam, in programma a fine giugno. Proprio prendendo a modello l’evento europeo, l’organizzazione delle Giornate ha studiato in questi mesi un format di ampio respiro dedicato a tutte le realtà che vogliano rapportarsi e interagire con il mondo della settima arte. Nuovo produttore ed organizzatore della manifestazione, grazie anche alla fiducia conferitagli dal Presidente dell’AGIS, Paolo Protti, è Remigio Truocchio, consulente organizzativo dell’ANEC, già alla guida di eventi e festival di cinema e direttore delle ultime tre edizioni delle Giornate Professionali di Sorrento. L’area espositiva – Trade Show – sarà gestita da Conference Service, azienda leader in ambito fieristico-organizzativo, già referente in anni passati per eventi quali COMPA e CineShow. L’edizione estiva delle Giornate crea così un nuovo appuntamento per gli addetti ai lavori, riservando una maggiore attenzione all’industria del cinema. Un’occasione importante sottolineata anche dal maggior risalto dedicato appunto alla sezione Trade Show, dove saranno presentate dalle aziende all’avanguardia nei vari settori le più innovative soluzioni e attrezzature per il cinema, insieme a prodotti e servizi di ultima generazione. Hanno già aderito al progetto molte case di distribuzione tra cui 01 / Rai Cinema, Medusa Film, Universal, Walt Disney, Eagle Pictures e Warner Bros, che saranno presenti a Riccione con le loro convention e tutte le novità della prossima stagione cinematografica. Ha inoltre confermato la propria adesione in qualità di partner / sponsor Preview Networks, società leader europea nella distribuzione di video promozionali su Web, Mobile e Connected TV, considerata ormai punto di riferimento dalla maggior parte delle distribuzioni italiane e internazionali per la veicolazione dei trailer in ambito web e sulle nuove piattaforme digitali (Mobile Apps, Internet TV, Video Podcast), che trova nelle “Giornate” un contesto quanto mai affine al loro ambito di competenza. Il sito ufficiale delle Giornate Professionali – www.giornatedicinema.it – è attivo da maggio.

in copertina: Brad Pitt nel The Tree of Life di Terence Malick vincitore della Palma d’Oro al 64mo Festival di Cannes

cinemazeronotizie mensile di informazione cinematografica Giugno 2011, n. 6 anno XXXI Direttore Responsabile Andrea Crozzoli Comitato di redazione Piero Colussi Riccardo Costantini Sabatino Landi Tommaso Lessio Silvia Moras Maurizio Solidoro Segretaria di redazione Sabrina Delle Fave Collaboratori Lorenzo Codelli Luciano De Giusti Elisabetta Pieretto Direzione, redazione, amministrazione P.zza della Motta, 2 33170 Pordenone, Tel. 0434.520404 Fax 0434.522603 e-mail: cinemazero@cinemazero.it http//www.cinemazero.it Progetto grafico Patrizio A. De Mattio [DM+B&Associati] - Pn Impaginazione Tommaso Lessio Composizione e Fotoliti Cinemazero - Pn Pellicole e Stampa Grafiche Risma Roveredo in Piano Abbonamenti Italia E. 10,00 Estero E. 14,00 Registrazione Tribunale di Pordenone N. 168 del 3/6/1981 Questo periodico è iscritto alla Unione Italiana Stampa Periodica


Anno nuovo, bando nuovo per le attività didattiche dell’audiovisivo Una vera eccellenza per quando riguarda la didattica degli audiovisi non solo in provincia, ma anche a livello nazionale: è l'offerta formativa che da anni offre la Mediateca Pordenone di Cinemazero, accreditata dal Ministero dell'Istruzione. I numeri: 11 formatori (Silvia Moras, Andrea Princivalli, Davide Pettarini, Tommaso Ferronato, Paolo Dalla Mora, Nicole Murando, Emanuele Lozza, Giuliana Zigante, Stefano Lizier, Elisabetta Del Piero, Tommaso Urban), 35 scuole coinvolte di ogni ordine e grado per oltre 800 ore di didattica, 32 matinee con quasi 4000 spettatori. Senza contare i corsi gratuiti di aggiornamento per insegnanti e formatori, la partecipazione con laboratori rivolti a gruppi classe e pubblico ad eventi come la fiera BcomeBimbo, Pordenonelegge.it, l'ambizioso progetto “A colpi di note”, l'adesione a diversi progetti europei, il coordinamento di concorsi rivolti alle scuole come Scrivere di Cinema, Premio Alberto Farassino (unico concorso a livello nazionale di critica cinematografica rivolto alle scuole secondarie di secondo grado e Under 28, le cui premiazioni si collocano all'interno del ricco programma di Pordenonelegge.it), il Premio David, la collaborazione con Coop NordEst per il progetto “A scuola di Legalità”, i matinee “speciali” in occasione di eventi o ricorrenze come Le Giornate del Cinema Muto, la settimana Unesco per l'educazione alla sostenibilità in collaborazione con l'Arpa/LaREa FVG, la giornata mondiale per i diritti dei bambini realizzata con l'Unicef, la giornata della memoria, l'anniversario per i 150 dell'Unità d'Italia, gli incontri trasversali sulla legalità in occasione de “Le Voci dell'inchiesta” e la possibilità per gli insegnanti di avere un testo per approfondire la didattica DELL'audiovisivo (abbandonando la formula obsoleta di didattica CON l'audiovisivo), una guida per il suo utilizzo in classe, il catalogo tematico “ A scuola con il cinema” del Prof. Sabato Landi e la possibilità di prendere in prestito gratuitamente film e consultare volumi per incrementare il sussidio dell'immagine nel percorso scolastico. Imparare a guardare è un imperativo: siamo convinti che l'alfabetizzazione agli audiovisivi sia non solo una necessità imposta dai sistemi di comunicazione attuali, ma un vero e proprio mezzo di comunicazione con e tra le generazioni. L'immagine, in tutte le sue forme e declinazioni, è un sistema testuale che come tale costruisce un senso, sintattico e semantico, del quale siamo tutti, più o meno consapevolmente, traduttori-traditori affascinati. Sono i meccanismi della pubblicità, i dialoghi dei film, il tono della cronaca giornalistica a condurre sempre più spesso il nostro modo di parlare, i nostri esempi, le nostre figure retoriche... Alla paura e alla “tutela” è necessario sostituire la consapevolezza che anche questi dell'immagine sono sistemi di comunicazione umani e come tali conosciuti e ri-conoscibili al pari di altre forme testuali tradizionalmente inserite nei curricola scolastici; è necessario far emergere l'opportunità che questi nuovi sistemi testuali rappresentano nel campo delle applicazioni logiche ed espressive, nella diversa abilità, nel recupero motivazionale, nell'educazione emotiva e sentimentale... Con questa consapevolezza la Mediateca Pordenone di Cinemazero, attraverso i suoi formatori, propone in questa nuova veste tutta una serie di moduli didattici per le scuole di ogni ordine e grado. Sono incontri laboratoriali con obiettivi specifici, modulabili a seconda dell'età e delle competenze degli allievi coinvolti. Per le scuole della provincia c'è una grandissima possibilità per poter attivare questi laboratori: attingere ai fondi che ogni anno la regione stanzia per gli inMediateca Pordenone di Cinemazero terventi per lo sviluppo dell'ofPiazza della Motta, 2 - 33170 Pordenone ferta formativa. Il bando (consultabile sul sito della reTel. 0434. 520945 gione FVG) uscirà con grande mediateca@cinemazero.it probabilità all'inizio di luglio e scadrà la prima settimana di setReferente attività didattiche: tembre 2011, ma per qualsiasi inSilvia Moras formazione potete contattare silvia.moras@cinemazero.it direttamente la Mediateca.

Silvia Moras Cinema&Didattica

Da quasi otto anni la Mediateca Pordenone di Cinemazero propone una ricca offerta formativa legata alla didattica degli audiovisivi rivolta alle scuole di ogni ordine e grado. Una grande opportunità per gli istituti della provincia che possono usufruire dei fondi del bando regionale.

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In attesa dell'ambita esibizione per il trentennale de “Le Giornate del cinema muto” (1-8 ottobre 2011) debuttano i giovani musicisti del progetto “A colpi di note”, seguiti dalla lezione spettacolo del noto trombettista Marco Tamburini.

Silvia Moras

A colpi di note!

Non è mai troppo presto… per il cinema muto Quando iniziare a scoprire il cinema muto? E a rimusicarlo? Non è mai troppo presto! Debuttano lunedì 6 giugno 2011 alle 20.45 in Aula Magna a Cinemazero le orchestre di “A colpi di note”, speciale laboratorio dedicato alla valorizzazione dell'indissolubile legame tra musica e cinema che rientra nelle ricca offerta formativa delle attività didattiche dell'audiovisivo della Medicateca Pordenone di Cinemazero. Un approccio concreto e attivo a partire dall'esperienza musicale, che nel vissuto giovanile è il filo conduttore che orienta l'interpretazione della realtà, può contribuire a formare un pubblico più attento e consapevole. Il progetto si svolge in due fasi: una prima fase teorica che si articola in due momenti di analisi del linguaggio cinematografico applicate al cinema muto, così da poter fornire gli strumenti necessari per poter passare da una lettura critica del film ad una sua rielaborazione, e una seconda fase pratica, nel corso della quale il gruppo realizza l'accompagnamento musicale originale di una comica della durata di circa 20 minuti. Nelle ore di lezione gli alunni sono guidati, partendo dall'analisi di esempi di breve durata e di diverso genere cinematografico, a considerare le diverse possibilità di scelta nell'accostamento suono/immagine. Tale attività espressivo- creativa implica la realizzazione di operazioni cognitive, affettive, sociali e psicomotorie divergenti: dalla capacità di riprodurre con la pratica strumentale modelli musicali dati, alla capacità di offrire un contributo personale alla loro realizzazione, per giungere alla capacità di dare forma visiva alle idee musicali. Colonna portante del progetto l'orchestra della Scuola Media Centro Storico di Pordenone coordinata dalla Prof.ssa Maria Luisa Sogaro, veterana del progetto che si cimenterà nella rimusicazione di The Electric House con protagonista il poliedrico Buster Keaton e per la prima volta si esibiranno gli alunni di una scuola primaria. Come ricorda l'insegnante Sogaro: «La novità di quest'anno è la partecipazione al progetto “A colpi di note” (giunto alla sua quinta edizione) degli alunni della Scuola Primaria “Carlo Collodi” di Pordenone, guidati dal carissimo Romano Todesco. Dopo trent'anni d'insegnamento, infatti, mi sono convinta che per contrastare il dilagante inquinamento delle menti sia necessario proporre esperienze culturali significative fin dall'infanzia. Anche il gruppo della nostra scuola è quasi interamente rinnovato; solo quattro ragazzi hanno partecipato alla scorsa edizione. Tuttavia hanno idee molto chiare ed hanno scelto di rimusicare “The Electric House” di Buster Keaton. Abbiamo lavorato sulla struttura formale del film piuttosto che sui personaggi: nell'antefatto (la consegna dei diplomi) rivisitiamo il GAUDEAMUS IGITUR, nella presentazione della casa un FOXTROT di Ripp del 1921 e, per la vendetta dell'ingegnere, ecco il TANGO DELLA PAMPA (1929) della premiata ditta Cherubini - Bixio.». Le nuove leve, i giovanissimi musicisti della primaria “Carlo Collodi” (alunni delle classi IV e V), scuola appartenente al 1° circolo di Pordenone, muoveranno i primi passi nella rimusicazione del muto dando voce ad un piccolo capolavoro d'animazione Oh Teacher! (1927) di Walt Disney. Protagonista Oswald The Lucky Rabbit, noto personaggio degli anni venti, precursore del bel più conosciuto Mickey Mouse. L'esibizione delle scuole si chiuderà con… una sorpresa “corale” organizzata dai ragazzi della Scuola Media Centro Storico coordinati dalla Prof.ssa Patrizia Avon, per i trent'anni delle Giornate. La serata proseguirà con un'esibizione d'eccezione: la lezione-concerto di Marco Tamburini e Stefano OnoTamburini-tromba / live rati (Marco electronics_Stefano Onorati- pianoforte / synth /


A COLPI DI NOTE

LEZIONE-CONCERTO

Ingresso libero

A colpi di note! Silvia Moras

live electronics_) su Sangue e Arena (1922), un film di Fred Niblo, classico del muto ambientato in Spagna, con Rodolfo Valentino. Si tratta dell'anteprima di un progetto multimediale che fonde strumenti acustici e live/electronics, in un mondo di suoni e immagini con improvvisazioni in tempo reale che rendono l'affascinante pellicola di particolare interesse e attualità. Marco Tamburini, ideatore del progetto (Musiche e arrangiamenti originali di Marco Tamburini e Stefano Onorati) dice: «E' stato emozionante assaporare le immagini di questa d'altri tempi di questa suggestiva pellicola e tentare di valorizzarle, con melodie che, in questo caso, sono sgorgate ininterrottamente, dall'inizio alla fine del film, e perciò registrate al first take. Lavorare alla sonorizzazione di un capolavoro del muto vuol dire essere avvolti nel magico mondo di un'intesa che dev'essere perfetta tra attesa, magia, coesione e anima.» Marco Tamburini è un trombettista versatile ed eclettico che, oltre ad una carriera intensa e ormai ventennalè sulla scena jazz italiana, vanta diverse esperienze importanti anche in ambito classico e pop. Ha inciso otto dischi a proprio nome e ha all'attivo una serie di collaborazioni di grande rilievo, con artisti del calibro di Roberto Gatto, Danilo Rea, Stefano Bollani e Pietro Tonolo e, tra gli americani, Slide Hampton, Eddie Henderson, Paul Jeffrey, George Cables, Billy Hart, e Jimmy Cobb. In campo classico e pop con Luciano Pavarotti, Gorge Michael,Jovannotti, Laura Pausini, Irene Grandi, Raf e Vinicio Capossela. Stefano Onorati, pianista, è approdato al jazz dopo alcuni anni di studi classici, perfezionandosi sotto la guida di Enrico Pieranunzi e Stefano Battaglia. Ha condiviso il palco con molti grandi nomi del jazz italiano come Enrico Rava, Gianluigi Trovesi, Claudio Fasoli, Ettore Fioravanti, Maurizio Giammarco e Gianni Basso. Numerose sono anche le sue collaborazioni con grandi jazzisti americani, tra i quali Lee Konitz, Eddie Henderson, Tony Scott e James Newton. Ma le sorprese non sono finite perché la lezione concerto vedrà anche la partecipazione dell'Ensemble Trombe Portogruaro e degli stuLUNEDì 6 GIUGNO 2011 ORE 20.45 denti della Fondazione Santa Cecilia di PortoAula Magna C.S./Cinemazero, Pordenone gruaro. L'Ensemble è una realtà riconosciuta a livello nazionale, è reduce da un'intensa attività concertistica che ha visto come protagonista il loro ultimo lavoro "Music Show" e la The Electric House presentazione del secondo disco. Ha acquisito di Edward F. Cline, Buster Keaton (1922) nel tempo abilità nell'eseguire vari stili grazie Scuola Media Centro Storico, Pordenone, anche ai numerosi suggerimenti e consigli impartiti dai grandi Maestri nelle varie Mastercoordina Prof.ssa Maria Luisa Sogaro class svolte negli anni e fra questi l'incontro Oh Teacher! con il Grande Musicista ed amico Marco Tam(Oswald the Lucky Rabbit) di Walt Disney (1927) buri , con il quale hanno collaborato per la reaScuola Primaria “Carlo Collodi” lizzazione del progetto "Sangue e Arena". coordina Romano Todesco L'Ensamble ha avuto apprezzamenti favorevoli da numerosi artisti tra i quali:M. Maur, …Sorpresa Corale M.Stockhausen, M.Tamburini, MnozilBrass, Scuola Media Centro Storico, PordeLondon Brass,ecc.... none, coordina Patrizia Avon Un programma così ricco per contribuire a diffondere la passione per il cinema e la musica nelle scuole, formare spettatori ed, eventualmente, professionisti del domani, sperando di a cura di MARCO TAMBURINI poter attivare anche per i prossimi anni un lae STEFANO ONORATI boratorio propedeutico alla fruizione di una con la partecipazione de delle manifestazioni culturali più importanti a livello internazione, Le Giornate del Cinema L'Ensemble trombe Portogruaro Muto, ma anche è più semplicemente per inSangue e Arena fondere cultura, perché Non è mai troppo predi Fred Niblo (1922) sto!


Dalla Croisette allo schermo

Tutto il cinema che vedremo!!

Andrea Crozzoli

64mo Festival di Cannes

Tralasciando considerazioni sui premi (vedi riquadro qui sotto), molti dei quali anche discutibili, pensiamo che l’attenzione vada rivolta a quelle opere che, pur non presenti nel palmares, meritano essere tenute d’occhio. Robert De Niro, presidente di giuria a Cannes, ha lasciato il cinema italiano incredibilmente senza nemmeno un premio, anche minore, quando in gara c’erano l’ottimo Nanni Moretti con Habemus Papam e Paolo Sorrentino con This Must Be the Place. Moretti uscito a fine aprile ha avuto un ottimo riscontro in sala, mentre Sorrentino uscirà ad ottobre in Italia con This Must Be the Place, romanzo di formazione di una rock star a riposo. Sean Penn, look ispirato al rocker Robert Smith dei The Cure, interpreta Cheyenne, una cinquantenne rock star in disarmo, ormai ritiratosi dalle scene. Nonostante questo non si toglie però la maschera, vuole rimanere nascosto nel suo bozzolo e continua a truccarsi come se dovesse salire da un momento all’altro sul palco. Alla morte del padre Cheyenne sente il bisogno di continuare la ricerca che il suo genitore aveva intrapreso; quella di stanare un ex criminale nazista ora nascosto negli Stati Uniti che è stato il persecutore del padre nel campo di concentramento. Il viaggio di ricerca dell'ex criminale cambierà la vita di Cheyenne, diventerà un momento di crescita e di maturazione, dove niente sarà più come prima. This Must Be The Place, il cui titolo è tratto da una canzone dei Talking Heads, ha la colonna sonora composta da David Byrne, leader storico dei Talking Heads, che, oltre ad apparire nei panni di se stesso, ha scritto, su espressa richiesta di Paolo Sorrentino, vari pezzi per il film come se fossero stati composti da giovanissimi odierni rockettari. Grande interpretazione di Sean Penn, uno dei pochi Palma d'Oro attori ad aver ricevuto due premi Oscar (uno per MyTHE TREE OF LIFE stic River 2004 e uno per Milk nel 2009), che riesce a di Terrence MALICK dare, alla maschera di Cheyenne, quella misura e Gran Premio Ex-aequo credibilità che solo un grande interprete può infondere senza cadere mai nel grottesco o nel banale. BIR ZAMANLAR ANADOLU'DA Da tenere d’occhio quando uscirà a settembre anche di Nuri Bilge CEYLAN il finlandese più pazzo del cinema, ovvero Aki KauriLE GAMIN AU VÉLO smäki con l'atteso Le Havre, metaforico racconto in di Jean-Pierre e Luc DARDENNE forma di parabola sull'umana solidarietà fra poveri e diseredati. Lui è Premio alla regia un anziano autore Nicolas WINDING REFN letterario sottostiper DRIVE mato che, per vivere, fa il Premio alla sceneggiatura lustrascarpe a Le Joseph CEDAR Havre. Si chiama per HEARAT SHULAYIM Marcel Marx (un Premio miglior attrice cognome evocativo) e vive con la Kirsten DUNST in moglie in una diMELANCHOLIA di L. von TRIER gnitosa baracca Premio miglior attore nella periferia della Jean DUJARDIN in città portuale sulla Manica. Di fronte THE ARTIST di M.HAZANAVICIUS c'è la Gran BretaPremio ella Giuria gna e Londra, meta

I premi del 64mo Festival di Cannes

POLISSE di MAÏWENN


64mo Festival di Cannes Andrea Crozzoli

finale di molti clandestini. Nonostante la polizia francese dia costantemente la caccia a questi “migranti” di colore, Marx ne accoglie uno in casa proteggendolo e cercando di farlo arrivare fino Londra. Con l'aiuto dei vicini organizza un concerto per raccogliere fondi per il ragazzo che tiene nascosto. Un concerto in pieno stile Kaurismäki, col maturo Little Bob, l'Elvis d'oltralpe, all'anagrafe Roberto Piazza, che canta assieme ad una band di coevi settantenni. Il film ha la grazia e la leggerezza del migliore Kaurismäki, una favola lieve su un tema pesante e serio, tutto condotto con umorismo malinconico unito a un messaggio di laica solidarietà umana, sostenuto da una perfetta ambientazione kaurismakiana. Una vicenda che avrebbe potuto svolgersi in qualsiasi paese europeo, «… con la sola eccezione dello Stato Vaticano… », come ha affermato a Cannes lo stesso regista. Altra uscita autunnale da tenere in considerazione è quella dell’ultimo Pedro Almodovar con La piel que abito dove il chirurgo plastico Antonio Banderas deve vendicare quello che lui pensa sia stato uno stupro perpetrato ai danni di sua figlia. In realtà il giovane si era appartato con lei consenziente, ma questo poco importa al vendicativo padre che mette in atto un piano a dir poco atroce. Anomalo thriller/melò, in bilico fra Buñuel e Hitchcock, fra Dario Argento e Mario Bava, senza tralasciare le atmosfere cronenberghiane de Inseparabili. Finalmente Pedro Almodovar, mescolando abilmente le carte, senza rifare sempre se stesso riesce a condurre in porto questa storia di perdite (Banderas perde la figlia, lo stupratore perde l'identità e la libertà, la cameriera perde la vita e così via) raccontata attraverso due lunghi flashback che ci spiegano il presente. Per usare le categorie coniate da Arbasino, quest’anno Lars von Trier è passato da quella di «venerato maestro» a quella di «solito stronzo» dopo le insensate dichiarazioni filonazi. Peccato, perchè alla fine le polemiche hanno oscurato il suo film Melancholia diviso in un prologo, affascinante momento di visionarietà con immagini al rallenti che mescolano quadri in stile Hieronymus Bosch e le protagoniste che vagano, fra pioggia di uccelli morti e liane che intrappolano gli abiti, al suono potente dell'Ouverture del Tristano e Isotta di Wagner; e due capitoli dedicati alle due sorelle Justine e Claire, interpretate rispettivamente da Kirsten Dunst e Charlotte Gainsbourg. Straordinarie le interpretazioni delle due attrici - Kirsten Dunst è stata anche premiata come miglior interprete femminile - “spremute” a dovere da un regista dai risvolti misogini come von Trier. Girato in digitale, con macchina a mano, senza però gli eccessi dei suoi precedenti, il film si sofferma sui meccanismi che scattano in un gruppo chiuso - Festen di Thomas Vinterberg su tutti - con gelosie, antipatie, rancori che implodono facendo vacillare tutto e tutti. Nonostante le dichiarazioni shock il film rimane una dei più belli e riusciti nella tormentata filmografia di von Trier. Chissà se mai vedremo in Italia l'altro Gran Premio andato al turco Nuri Bilge Ceylan per Bir Zamanlar Anadolu'da (C’era una volta in Anatolia), due ore e mezzo di pura poesia a metà strada tra cinema e l'arte. Ceylan aveva, già nel 2002. vinto il Gran Premio con Uzak (Lontano), altra opera di pura poesia in forma di film, e nel 2008 aveva anche bissato a Cannes col premio alla regia per Three Monkeys. Con il mercato dei film che diventa sempre più asfittico rischiamo di non vedere mai in Italia Bir Zamanlar Anadolu'da (C’era una volta in Anatolia) come non abbiamo mai visto, nel nostro paese, l’Orso d’Oro di Berlino 2010 assegnato al regista turco Semih Kaplanoglu per Bal (Miele), un film bellissimo, carico di poesia che fa parte di una famosa (all’estero) trilogia dedicata al piccolo Yusuf. Purtroppo sembra che il provincialismo in Italia sia un fenomeno che non salva nemmeno il settore cinema; un settore che, parlando per immagini, dovrebbe essere il più internazionale dei media.


Un film “visionario” per il 50° del primo volo nello spazio

Riccardo Costantini

Yuri’s Night

In orbita con Gagarin Cosmonauti - Astronauti: 1-0. È il 12 aprile 1961. Una data storica, per l'umanità, per la scienza, per gli sviluppi della guerra fredda. Jurij Alekseevic Gagarin decolla verso lo spazio sconosciuto, in un viaggio di 108 minuti, che, nell'occasione del cinquantenario dell'impresa è stato ricreato in un film, First Orbit, per la regia di Christopher Riley, con la direzione della fotografia dell'italiano Paolo Nespoli. Grazie alla tecnologia della Stazione Spaziale Internazionale è stata ripercorsa l'orbita ellittica di Gagarin, restituendo al mondo uno sguardo che era stato da allora di un solo uomo, puramente individuale, inviolato, immaginato e sognato da tutti noi. Cosa curiosa, se si pensa che il cosmonauta proveniente dalla minuscola Klushino (un villaggio vicino a Smolesk nella regione di Oblast, allora Unione Sovietica, oggi Russia) portava nello spazio il messaggio universale della gloria comunista del popolo dei Soviet, come recitano i proclami (in inglese, con smaccato accento russo) diffusi via radio e che accompagnano il volo di Gagarin. Oggi, 50 anni dopo, grazie alla rete internet (www.youtube.com/firstorbit), davvero la missione Vostok 1 diventa di tutti, ed è emozionante sentire la voce del cosmonauta sovietico montata sulle immagini di repertorio del decollo e, ancor più su quelle che ricostruiscono il suo “sguardo sul mondo”. Colpisce il volto sereno di Gagarin, quando scende dallo strano pulmino che lo porta alla rampa di lancio, “affondato” nella sua tuta spaziale dalle dimensioni eccezionali, con in testa un casco che tanto sa di palombaro, sul quale campeggiano nette le note lettere cirilliche CCCP. La visiera scende sul volto, gli ultimi preparativi: ci si immedesima, ci si immerge negli occhi stupiti del “figlio della terra”, del mitico Yuri... Ci si emoziona nel realizzare che il suo sguardo è stato davvero il primo a posarsi su immagini che poi, con le molte successive spedizioni nello spazio e grazie ai satelliti, sarebbero diventate davvero patrimonio comune, parte del nostro bagaglio visivo. E, a risentirle, suonano davvero naif le parole che Gagarin dice stretto nella morsa fisica ANCHE A CINEMAZERO della sua capsula, delle accelerazioni UNA “YURI'S NIGHT”! devastanti del decollo, del destino tutto geopolitico e strategico che il suo volo FIRST ORBIT: UN FILM DA VEsta per compiere, affermando così DERE SU GRANDE SCHERMO forse con incoscienza di Gagarin - il primato dell'Unione Sovietica sugli Stati Uniti nella conquista dello spazio, diSe sei interessato a vedere il film mostrando una superiorità che in quel sul primo volo nello sazio di Gagarin al periodo di Guerra Fredda, porta con sé cinema, mandaci una mail a molti accenti bellici. Ascoltare il suo sincinemazero@cinemazero.it . tetico “andiamo!” (pojechali), mentre i razzi rombano sotto di lui, ce lo fa percepire tremendamente umano, proba(La proiezione verrà organizzata bilmente annichilito dall'idea del

al raggiungimento di 50 adesioni)


Yuri’s Night Riccardo Costantini

destino che lo aspetta. Il film riporta anche il messaggio che Gagarin lascia prima del decollo: “Nei prossimi minuti una navicella mi porterà negli spazi lontani dell'universo. Pochi istanti prima di partire: tutta la mia vita mi appare come un unico magnifico attimo. Tutto ciò che ho vissuto e visto è stato per questo momento”. La poesia e la semplicità di un uomo minuscolo davanti all'immensità dello spazio. “Ti auguriamo un buon viaggio” gli comunicano via radio poco dopo il decollo, e lui risponde “Grazie, arrivederci. Ci vediamo presto, cari amici. Arrivederci, a presto”. Chissà il terrore che lo pervadeva, l'idea di non essere in grado di tornare dalla sua famiglia, la prospettiva di ardere come un cerino all'uscita o all'ingresso dall'atmosfera... (tuttora si racconta delle voci via radio ascoltate e registrate dai fratelli torinesi Judica Cordiglia, nelle quali - si dice - si sentivano nettamente le parole disperate di cosmonauti russi martiri precedenti a Gagarin, persone e fatti di cui l'URSS non ha mai fatto ufficialmente menzione). Poi, il nodo si scioglie, la vista si libera e noi possiamo davvero volare con Gagarin: “Vedo la terra. Si distinguono i monti, la neve, i fiumi. Mi sento benissimo”. Le immagini sono struggenti, e le musiche composte per l'occasione da Philip Sheppard ci accompagnano con grazia in questa cavalcata che contempla la terra dall'alto. Con un altitudine massima di 302 km e minima di 175 km, descrivendo due orbite intorno alla Terra, viaggiando a 27400 km/h, Gagarin porta a termine con successo la sua missione, atterrando illeso nel luogo previsto, in territorio sovietico. Quello che il film ci restituisce (rendendo tremendamente reali gli onirici lunghi minuti finali di 2001: Odissea nello spazio) è anche la lunga notte che Gagarin si trova a fronteggiare, nel momento in cui passa alla parte della terra che giace nell'oscurità. Il sole sparisce gradatamente: “Vedo un arcobaleno sul bordo della superficie della terra. È magnifico”, dice Gagarin con la sua solita semplicità. Va da se che questa parte del film - nonostante lo spirito “filologico” ci appare oggi, a noi spettatori lontani dall'estetica (e dal ritmo visivo) dei cosmonauti, sicuramente lenta, o più semplicemente noiosa, e il ritorno alla luce è una liberazione, che ci ricorda il terrore degli antichi per la notte eterna, per la possibilità che il sole non possa sorgere di nuovo. Il sole dell'avvenire è tutto invece nelle parole pragmatiche di Gagarin, che, dopo essersi eiettato dalla capsula a pochi chilometri dal suolo, atterra in territorio sovietico sano e salvo; dirà poi: “quando mi videro con la mia tuta spaziale trascinando il paracadute quando camminavo, iniziarono a indietreggiare impauriti. Dissi loro di non spaventarsi, che ero un sovietico come loro, tornato dallo spazio e che dovevo trovare un telefono per chiamare Mosca”. Gagarin diventò un eroe nazionale e una leggenda: venne onorato e premiato con il grado di colonnello. Morì tragicamente il 27 marzo 1968, ironia del destino, prima di vedere gli astronauti americani - 8 anni dopo il suo volo - sbarcare sul suolo lunare. Fu durante un volo di routine di pilotaggio, si schiantò nei nei pressi di Mosca, con un piccolo caccia MiG-15. Lui, che aveva sfidato lo spazio celeste, che era rientrato dicendo che “no, Dio non c'era, non l'aveva incontrato”, moriva come un aviatore qualunque. Dopo la sua morte, il suo nome fu dato alla sua città natale, che tuttora si chiama così. E gli astronauti statunitensi? Quale gloria sullo schermo per loro? La risposta americana dal punto di vista cinematografico, fra le altre, è sicuramente Uomini Veri (The Right Stuff) di Philip Kaufman, film del 1983 tratto dal libro di Tom Wolfe, in cui la fanno da padrone l'ottima l'interpretazione di Sam Shepard nel ruolo del pilota Chuck Yeager (colui che il 14 ottobre 1947 superò per primo il muro del suono), e la colonna sonora di Bill Conti, che gli è valsa un premio Oscar. Da recuperare in DVD!


La mostra "Bob e Nico" a Palazzo Pepoli fino al 5 agosto

Lorenzo Codelli

Bob e Nico in mostra

Benigni a Bologna 40 anni tondi! Fu infatti nel 1971 che l'Aretino Dissacratore esordì sulle scene a Prato con Una favola vera. Sfondò poi gli schermi nel 1977, con l'irruento Cioni Mario di Berlinguer ti voglio bene, e i teleschermi nel 1978 con il censuratissimo programma Vita da Cioni. Logico quindi che lo stesso regista che ce lo regalò con quel duplice e memorabile uppercutcioni, Giuseppe Bertolucci, sia lui a regalarci oggi - da presidente della Cineteca di Bologna - un'expo "sui cioneris" dedicata al Benigniaccio. Non aspettatevi nè una commemorazione museale nè una sintesi storica, attraversando i saloni e i corridoi imponenti di Palazzo Pepoli, uno spazio magnifico appena restaurato nel cuore della città commissariata. Già il titolo suona ilare e lirico: Bob e Nico, cioé lui e la sua lei, ovvero la esile, antimobbing comedienne Nicoletta Braschi, che gli tiene testa fin dai turbolenti tempi di Tu mi turbi (1983, esordio registico di Bob), in cui interpretò... la Madonna! Il percorso è suddiviso in 17 tappe d'una Via Cionis, ciascuna debordante di trovate visive e luministiche dovute allo scenografo Giancarlo Basili (ne elogiammo l'estro un anno fa su queste colonne parlando del Padiglione Italia da lui concepito all'Expo di Shanghai) e destinate indubbiamente a fare il giro del mondo. La testa a tutto tondo, rossa, verde e bianca, di Dante Alighieri compare dalle tenebre ("Mamma chi è?", chiede un bimbo schiacciato tra la folla dell'inaugurazione). Voilà un vasto prato di vere spighe gialle in cui si erge un cartello-spaventapasseri con la foto di Berlinguer, mentre alle pareti scorrono spezzoni di quel beffardo pamphlet politiconaïf. Forse ci manca solo un po' di puzza di sterco di stalla, come ci ricordiamo emanava abbondantemente dall'habitat caro al turpiloquante Cioni Mario. Da due oblò intravvediamo i resti d'una vecchia sala cinematografica di provincia, abbandonata e ormai sepolta dalla neve, mentre sullo schermo si proiettano per nessuno spettatore alcuni inaudibili trionfi benigneschi. Maxischermi incorniciati come degli antichi ritratti, appesi ovunque nell'antico antro nobiliare. Geniale la piramide con centinaia di cimeli di televisori "defunti", alcuni che trasmettono ancora a sprazzi le gloriose performances di Ben, dai tempi eroici de L'altra domenica (ricordate il critico cinematografico che non andava mai a vedere i film?) ai favolosi spettacoli in piazza Tuttodante ecc. Sul soffitto di questa installazione alla Nam June Paik vengono proiettati in stroboscopia flash coloratissimi e accecanti dal Pinocchio di Benigni. Nel buio penetriamo dentro la baracca di un lager nazista, truce e squallida, sul tavolaccio dorme la sceneggiatura annotata de La vita è bella. Una costante "babele sonora" ci segue, brechtianamente diluendo emozioni e risate. Due sale espongono poster, calzature, costumi, ammennicoli, frammenti di memorie familiari e professionali di Nico, l'imprescindibile metà. Omaggi gioiosi a Fellini, Chaplin, Paz, Ferreri, Piovani, Oscar, Blake, Arbore, Collodi, Cerami e tanti altri compagni di baldorie... Sì, i curatori della mostra ce lo rendono più che mai esplicito, nelle didascalie del percorso così come nel catalogo: in questi quarant'anni siamo passati dalle utopie berlingueriane abbracciate, stravolte e riavvolte dal Cioni-Benigni, agli attuali "peggiori anni della nostra vita". Eppure lui e lei continuano a irriderli, e a farci sbellicare, ogni volta che appaiono in pubblico. E questa mostra ce lo garantisce: sono già entrati nel Mito. Loro due, non le loro nemesi... La Toscana, di vergogna rossa, prepara forse qualche contromossa? PS. Gli introiti della mostra vanno in beneficenza a fa-

vore di IRST. Tra maggio e giugno eventi live e proiezioni senza tregua, in Piazza Maggiore, alla Cineteca di Bologna, nei teatri cittadini.


BELLARIA FILM FESTIVAL

TERRAÈ - OFFICINA DELLA SOSTENIBILITÀ Pordenone, fino al 12 giugno 2011 Il primo evento pubblico che dà a cittadini e visitatori la possibilità di reperire informazioni sui temi specifici di carattere energetico - ambientale – economico - sociale. Finalizzato a far entrare in diretto contatto il cittadino con l'Ente Locale e i professionisti di settore e ideato nella consapevolezza che l'utilizzo critico delle risorse e l'attenzione per l'ambiente possano essere per il cittadino e per le Amministrazioni Pubbliche importanti opportunità per aumentare la qualità del vivere e per contribuire ad una migliore gestione del bilancio economico delle famiglie. Il visitatore di Terraè – officina della sostenibilità potrà incontrare gli espositori in Piazza XX Settembre a Pordenone, nelle giornate di sabato 4 e domenica 5 giugno 2011. Inoltre cittadini e professionisti di settore potranno partecipare gratuitamente a numerosi corsi e conferenze che insegneranno ad adottare stili di vita sostenibili. Info: www.terra-e.it

MAREMETRAGGIO Trieste, dall’1 al 9 luglio 2011 Dall’ 1 al 9 luglio a Trieste si rinnova l’appuntamento con il festival Maremetraggio, giunto ormai alla sua dodicesima edizione e sempre più noto a livello nazionale e internazionale. Anche nel 2011 il festival proporrà nove giorni dedicati alle nuove promesse del cinema italiano e internazionale: in proiezione i migliori cortometraggi europei e le opere prime più significative del panorama cinematografico italiano. Alle proiezioni verranno affiancate conferenze e incontri con attori e registi, eventi speciali, approfondimenti, cocktail e happening con i protagonisti della cinematografia italiana e straniera. Per la Sezione Maremetraggio in gara una selezione di corti vincitori, nel 2010, dei più prestigiosi festival a livello internazionale, che si rimetteranno alle decisioni di una giuria che assegnerà, al migliore tra i migliori, un premio di 10.000 euro. Ma saranno tanti i riconoscimenti assegnati per questa sezione: il premio Lotus Production al miglior regista italiano; al miglior cortometraggio di animazione; al miglior regista; al miglior montaggio italiano; il premio del pubblico; il premio ad un attore o attrice emergente e molti altri in fase di definizione. La Sezione Ippocampo presenterà invece le opere prime italiane di lungometraggio, privilegiando i film che non sono riusciti ad entrare nelle sale per mancanza di distribuzione. Numerosi i riconoscimenti previsti: il premio per la migliore opera prima; per il migliore attore e la migliore attrice; il premio della critica; il premio coraggio; il premio ad un attore o attrice emergente; il premio del pubblico. Info: www.maremetraggio.com

Domani accadrà ovvero se non si va non si vede

Bellaria Igea Marina, dal 2 al 5 giugno 2011 Osama Bin Laden, la situazione in Medio Oriente, gli effetti del consumismo e del nucleare sulla nostra società e sull’ambiente. Questi i temi del Panorama Internazionale di Bellaria, rassegna che propone sei tra i più premiati documentari (internazionali) degli ultimi due anni provenienti da USA, Svezia, Israele, Regno Unito, Danimarca e Corea del Sud. “Questa rassegna è pensata per il pubblico” dichiara il neo direttore del festival Tabio Toncelli “vogliamo portare a Bellaria film importanti che hanno vinto riconoscimenti prestigiosi ai più grandi festival internazionali ma che da noi si sono visti pochissimo e non sono mai arrivati nelle sale. Film spettacolari, divertenti, a volte scioccanti, tutti di grande intrattenimento e attualità”. Una della tante novità della 29a Edizione sarà il Bellaria DocLab. I nuovi linguaggi del reale. Workshop dedicati a documentaristi e professionisti sui nuovi linguaggi del cinema documentario esploreranno le nuove tecnologie di ripresa con le Canon 5D e 7D, l’applicazione del 3D, la viralità del web ma anche il web documentario e il documentario storico e l’uso del nuovo Final Cut. I seminari, cui ci si dovrà iscrivere preventivamente (Tel. 0541.343891 e cell. 345.7581823) saranno tenuti da tecnici ed esperti e, nel caso del workshop sulla viralità, da tre dei più grandi underground digger italiani. Info: www.bellariafilmfestival.org


i film del mese

di Robert Redford. Con James McAvoy, Robin Wright Penn, Kevin Kline, Evan Rachel Wood, Justin Long. Or.: USA 2010. Dur.: 122'

(Titolo originale Shekarchi) di Rafi Pitts. Con Rafi Pitts, Mitra Hajjar, Naser Madahi, Malek Jahan Khazai, Ali Nicksaulat. Or.: Iran 2010. Dur.: 90'

ROBERT REDFORD RACCONTA L'ASSASSINIO DI ABRAMO LINCOLN

THE CONSPIRATOR DI ROBERT REDFORD Il film racconta la storia di Mary Surratt, l'unica donna ad essere accusata di cospirazione nell'assassinio di Abramo Lincoln e per questo divenuta la prima donna ad essere condannata all'impiccagione dal Governo federale degli Stati Uniti d'America. Il film è interpretato da un nutrito cast che comprende Robin Wright, James McAvoy, Justin Long, Evan Rachel Wood, Tom Wilkinson, Kevin Kline, Toby Kebbell e molti altri. Per l'assassinio di Abramo Lincoln sono stati arrestati ed accusati di aver cospirato per uccidere il Presidente, il Vice Presidente ed il segretario di Stato, sette uomini ed una donna. L'unica donna accusata, Mary Surrat di 42 anni possiede una pensione dove John Wilkes Booth e gli altri si incontravano e pianificavano i simultanei attacchi. Sullo sfondo della Washington dopo la guerra civile, l'avvocato nuovo di zecca Frederick Aiken, un'eroe dell'Unione di 28 anni, riluttante accetta di difendere la Surratt al tribunale militare. Aiken realizza che la sua cliente potrebbe essere innocente ed è stata usata come esca e ostaggio per catturare l'unico cospiratore che è riuscito a scappare la gigantesca caccia all'uomo: suo figlio. The Conspirator è il primo film prodotto dalla The American Film Company, compagnia fondata nel 2008. Con un budget di 20 milioni di dollari, le riprese hanno avuto luogo da ottobre a dicembre 2009 a Savannah, Georgia. Presentato in anteprima mondiale l'11 settembre 2010 al Toronto International Film Festival, il film è stato distribuito nelle sale cinematografiche statunitensi il 15 aprile 2011.

UN CACCIATORE ESCLUSO DAL MONDO DIVIENE UN MONITO PER L'IRAN CONTEMPORANEO

THE HUNTER - IL CACCIATORE DI RAFI PITTS Appena uscito di prigione, Ali pensa solo a recuperare il tempo perduto assieme alla moglie e alla figlia di sei anni. I turni di notte come guardiano presso una fabbrica di automobili gli impediscono di essere costantemente presente, ma Ali cerca comunque di fare il possibile per stare accanto alla famiglia. Nei momenti in cui loro sono fuori, attraversa a piedi tutta Teheran per andare a cacciare nei boschi della periferia. Un giorno, di ritorno da una di queste battute di caccia, Ali torna a casa e non trova più né la moglie né la figlia. Quando si rivolge alle autorità per denunciare la scomparsa, viene a sapere di un brutale incidente avvenuto fra la polizia e alcuni manifestanti. Shekarchi comincia e nasce da un'immagine, da una celebre fotografia scattata nel giorno del primo anniversario della fine della Rivoluzione iraniana. I titoli di testa passano su di uno sfondo indiscernibile, che solo il movimento dell'inquadratura finale ci rivela come il dettaglio di un ritratto dei pasdaran khomeiniani che calpestano a bordo di motociclette una gigantesca bandiera degli Stati Uniti. Le implicazioni politiche della storia vengono già quindi predisposte in apertura, ma il procedimento con cui vengono affrontate non è né diretto, né metaforico. Come per la fotografia iniziale, Rafi Pitts cerca di cogliere il momento politico da dei particolari, dei dettagli, che solo una volta colti nel loro insieme danno un'immagine della società iraniana odierna. Che sia per scelta formale o per non incorrere in problemi con la censura, Pitts parte così da una storia di ordinaria follia disseminata di alcuni elementi disorientanti che cercano di rendere un contesto generale. Il suo cacciatore è un outsider in cerca di stabilità che si improvvisa cecchino dopo aver perso moglie e figlia e non aver trovato ascolto da parte delle forze dell'ordine. Ma la tragedia apparentemente endogena di Ali è in realtà il riflesso di un visibile fermento popolare che preme al di sotto degli organi di potere. Pitts sceglie di raccontare questo stato di agitazione per contrasti, come quello più evidente fra la natura inospitale dei boschi e il paesaggio meccanico e iperurbanizzato di Teheran,


(Tit. or.: Les Femmes du 6ème ètage) di Philippe Le Guay. Con Fabrice Luchini, Sandrine Kiberlain, Natalia Verbeke, Carmen Maura, Lola Dueñas. Or.: Francia 2011. Dur.: 106'

di William Monahan. Con Keira Knightley, Colin Farrell, Jamie Campbell Bower, Anna Friel, Ray Winstone. Or.: USA, Gran Bretagna 2010. Dur.: 103'

UNA COMMEDIA CHE OFFRE UN RITRATTO DEL PERBENISMO DEGLI ANNI SESSANTA

LE DONNE DEL 6° PIANO DI PHILIPPE LE GUAY Parigi, 1960. Jean-Louis Jobert conduce la sua piatta vita di esperto finanziario vivendo con la moglie Suzanne e ricevendo ogni tanto la visita dei due figli mandati a studiare in collegio. Nella soffitta (definirla mansarda costituirebbe un eufemismo) vive un gruppo di donne spagnole spesso maltrattate dalla portinaia. Jean-Louis non si cura di loro fino a quando la vecchia governante non si licenzia per divergenze con Suzanne. Viene assunta la nipote di una delle iberiche, Maria, appena arrivata da Burgos. Jean-Louis comincia ad interessarsi a lei e, per traslato, alla vita delle sue compatriote che decide di aiutare nelle loro difficoltà quotidiane. Il cinema francese ha, tra le qualità che anche i più ostinati detrattori non possono non riconoscergli, quella di saper portare sullo schermo commedie la cui apparente leggerezza si rivela tale da farle apprezzare dal pubblico più vasto ma che, osservate con attenzione, si rivelano più significative di quanto non appaia a un primo sguardo superficiale. Quando poi si hanno a disposizione lo sguardo e il sorriso di un attore come Fabrice Luchini il gioco risulta ancora più facile. Perché non sono moltissimi gli attori che, come lui, sanno offrire con un rapido cambio di espressione la sensazione di una vita spesa nella più banale delle routine nel momento in cui intravede la possibilità di un cambiamento radicale. Basti ricordare, tra i film giunti in Italia, Confidenze troppo intime di Patrice Leconte. Sullo sfondo di questa storia di progressiva conoscenza reciproca (che nasce da un bisogno di condividere piccoli sprazzi di ordinaria umanità fra culture diverse e solo successivamente si trasforma in amore) si muove la Storia. Quella di una Spagna da cui si fugge perché il franchismo domina e quella di una Francia gollista in cui si può divorziare ma in cui regna il più ammorbante dei conformismi in ambito borghese. Osservate Sandrine Kiberlain nei suoi completi e perfino nelle sue camicie da notte sempre ispirate a un decoro formale in cui l'apparenza finisce con il costituire l'unica sostanza e avrete un ritratto perfetto di un'epoca a cui il tanto vituperato '68 avrebbe almeno dato una scossa.

RILETTURA RIUSCITA DI V IALEDEL TRAMONTO

DAL SAPORE QUASI GODARDIANO

LONDON BOULEVARD DI WILLIAM MONAHAN Mitchell è appena uscito di prigione dove ha scontato tre anni per aggressione aggravata. Non ha alcuna intenzione di tornarci ma i suoi ex compagni del mondo del crimine fanno di tutto perché riprenda le vecchie imprese. C’è però un’occasione che potrebbe tenerlo lontano dai guai. Riceve infatti l’incarico di proteggere una giovane attrice, Charlotte, che, al top del successo e con un marito tanto ricco quanto distante, ha deciso di lasciare il mondo del cinema. I paparazzi stazionano in massa dinanzi alla sua porta così come un boss del crimine, Gant, e i suoi accoliti assediano Mitchell. William Monahan, vincitore di un Oscar per la sceneggiatura

i film del mese

oppure quello fra la presenza sottile ma incalzante di un movimento di dissidenza e un sistema di comunicazione che trasmette solo la retorica populista delle forze governanti o le immagini di vecchi film o di innocenti pubblicità. Rispetto alla funzionalità della prima parte, che presenta il personaggio in modo frammentario enfatizzandone la dissociazione rispetto all'ambiente circostante, la seconda parte ambientata nel bosco risulta meno incisiva, mettendo da parte i sottili riferimenti politici per i più classici temi della fuga e dell'inversione di ruoli fra preda e cacciatore. Ma il passaggio segna anche inequivocabilmente il cambio di direzione che Pitts vuole dare al suo racconto: dal richiamo al monito, dal realismo alla sciagura, dalla giungla urbana alla legge della giungla.


i film del mese

di The Departed scrive e dirige un film che riassume i pregi e i difetti dell’opera prima di uno sceneggiatore di qualità. Si sente cioè nella sua scrittura il bisogno (quasi l’impellente necessità) di riferimenti ‘alti’. A partire dal titolo che esplicitamente ci rimanda a quel Sunset Boulevard (per noi italiani Viale del tramonto) di cui ricalca in parte il plot di base e proseguendo con una citazione da Rilke dal sapore quasi godardiano. Monahan però non vuole girare un film d’essai anche se ha la consapevolezza di avere a disposizione un attore come Colin Farrell capace quando vuole (e ce lo ha dimostrato ad esempio in In Bruges) di trasformare con uno sguardo in tralice un crime movie in un percorso esistenziale più complesso di quanto la stessa sceneggiatura non preveda. Perché lo script di Monahan ripropone tipologie narrative già viste ma lo fa immergendole in un clima di ineluttabilità dettata da un fato che ne trasforma il segno sullo sfondo di una Londra fotografata in modo originale. Nel boss abusato e spietato sottolineato dall’invadente fisicità di Ray Winstone o nell’ex attore che ritrova un proprio ruolo nel momento in cui impugna una pistola, affidato alla rabbia implosa di David Thewlis, sa di trovare i propri punti di forza. Così come è consapevole (e lo è anche l’attrice) del ruolo affidato a Keira Knightley. Su questa sorta di vampira nevrotica che si rinchiude nella penombra di una casa per sfuggire alla luce dei flash dei fotografi il film sembra inizialmente voler costruire buona parte delle proprie chance. Progressivamente invece il personaggio si riduce a quello che la stessa Charlotte affermerà in relazione alla presenza delle attrici in un film: far risaltare le doti del protagonista maschile. Sarà Farrell a dominare la scena in un ruolo distante anni luce dall’Alexander di stoniana memoria e forse proprio per questo tra i più riusciti. (Titolo originale Juusan-nin no shikaku) di Takashi Miike. Con Kôji Yakusho, Yusuke Iseya, Tsuyoshi Ihara, Takayuki Yamada, Sosuke Takaoka. Or: Giappone, Gran Bretagna 2010. Dur.: 100'

IL PERFETTO FILM (MODERNO) DI SAMURAI

13 ASSASSINI DI TAKASHI MIIKE Erano anni che Takashi Miike lavorava al suo jidai geki – equivalente nipponico del genere "cappa e spada", sovente ambientato nel periodo Tokugawa - con una cura maniacale per il dettaglio che ben conosce chi ama l'autore di Gozu. Quando Miike decide di indossare i panni "seri" (evento che capita assai di rado, visto che ogni anno gira un paio di eccessi camp, horror oppure trasposizioni di manga), per di più cimentandosi con il remake di un maestro – ieri Graveyard of Honor di Fukasaku Kinji, oggi Thirteen Assassins di Eiichi Kudo (1963) – l'iconoclasta della macchina da presa diviene modernizzatore, con immenso rispetto, della tradizione; e il capolavoro è nell'aria. Ogni inquadratura di 13 Assassins sembra il frutto di un lungo e meticoloso lavoro di ricerca del frame perfetto: dolly quando è il caso di utilizzarli, primi piani e controcampi fluidi e mai gratuiti, scene corali coreografate all'esatto punto di incontro tra la tradizione jidai geki e il western di Peckinpah. Con aggiunta di un dinamismo tutto contemporaneo, che emerge prepotentemente nelle gesta dell'assassino "scemo" o nella sequenza in cui il virtuoso dei ronin utilizza una dozzina di katana per sconfiggere gli uomini dell'empio Naritsugu; proprio il villain incarna la summa del Male secondo il Takashi Miikepensiero, perversa macchina sadomasochista di distruzione (come in una riedizione del Kakihara di Ichi the Killer) che in fondo anela ad affrontare e poi abbracciare l'estremo dolore della morte. L'assurda carneficina di innocenti causata dalle manie di Naritsugu non può che preludere al tramonto di una società basata sul rispetto cieco delle gerarchie e del diritto di nascita, introducendo il Giappone all'età moderna. Nella parte dello ieratico leader degli assassini, invece, un Koji Yakusho per cui gli aggettivi da sprecare sono esauriti. In totale, un Miike come non se ne vedevano da tempo e forse come non si sperava di vederne più.


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CinemazeroNotizie Giugno 2011  

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