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www.cimop.it Anno IV numero 5/6 - bimestrale - Poste Italiane Spa - Sped. in abb. post. art. 2, comma 20/c - L. 662/96 - Roma dicembre 2006

DOPO BRESCIA

Conferme e nuovi nomi per il mandato del prossimo triennio. Toni trionfali e qualche celebrazione per il Congresso dei numeri da record.

Da gennaio 2007 nuove regole sulla previdenza integrativa, già previste dal Dlgs 252/05, ma rilanciate dalla Finanziaria. Una condivisione d'intenti con il Governo che non può che colpirci favorevolmente (se non stupirci).


L’ESECUTIVO NAZIONALE CIMOP CIMOP – SEDE NAZIONALE: VIA CESARE PAVESE, 360 – 00144 ROMA – TEL. 06.500.40.63; FAX 06.502.21.90

PRESIDENTE ONORARIO Dott. BIANCO SPERANZA Via S. Maria Assunta, 28-C 24022 Alzano Lombardo (BG) Tel. 06 5004063 E-mail: presidente@cimop.it

SEGRETARIO NAZIONALE Dott. FAUSTO CAMPANOZZI Via Cardinale Mimmì, 15-A 70124 BARI Tel. 06 5004063 E-mail:segreterianazionale@cimop.it

PRESIDENTE NAZIONALE Dott. UMBERTO PIGNATIELLO DI MATTEO Via Martiri di Cefalonia, 4 24121 Bergamo Tel. 333 8483356 E-mail: lombardia@cimop.it

V. SEGRETARIO NORD ITALIA Dott. MARCO ALIBERTI Piazza Monastero, 21 10146 TORINO E-mail: italianord@cimop.it V. SEGRETARIO CENTRO ITALIA Dott. STEFANO NERI Via Roma Libera, 10

tel. 338 2634975 00153 ROMA E-mail: italiacentrale@cimop.it V. SEGRETARIO SUD ITALIA Dott. NICOLA CACCAVELLA Via Amoretta, 6 83100 AVELLINO TEL 0835 23204 E-mail: italiameridionale@cimop.it SEGRETARIO AMMINISTRATIVO Dott. LUCA PUTIGNANO Via Principe Amedeo, 7 70121 BARI Tel. 06 5004063 E-mail: amministrazione@cimop.it

L’ORGANIZZAZIONE REGIONALE DELLA CIMOP Si riportano di seguito i nominativi, gli indirizzi ed i numeri telefonici dei Segretari regionali della CIMOP, ai quali i medici interessati possono fare riferimento:

SEZIONE PIEMONTE Segretario Regionale: dott. RICCARDO IULIANI c/o ospedale Cottolengo, 9 – 10126 TORINO Tel. 336 549652 – E-mail: piemonteonorario@cimop.it SEZIONE LIGURIA Segretario Regionale: dott. LORENZO PAITA c/o Fondazione Don Gnocchi, v. Cisa, 9 – 19038 SARZANA (SP) - Tel. 335 7745985 – E-mail: liguria@cimop.it SEZIONE LOMBARDIA Segr. Reg.: dott.UMBERTO PIGNATIELLO DI MATTEO Via Martiri di Cefalonia, 4 – 24121 BERGAMO Tel. 333 8483356 – E-mail: presidente@cimop.it SEZIONE VENETO Segretario Regionale: dott. ANTONIO MAESTRI Via Olivi, 2 – 30173 MESTRE Tel. 06.5004063 – E-mail: veneto@cimop.it SEZIONE FRIULI VENEZIA GIULIA Segretario Regionale: dott. PETROS PAPANIKOLAU Via delle Ginestre, 12 – 33077 SACILE (PN) Tel. 0434 70946 – E-mail: friuli@cimop.it SEZIONE EMILIA ROMAGNA Segretario Regionale: dott. GIORDANO AMBIVERI C/o Casa di Cura S. Giacomo – Via San Bono, 56 29028 PONTE DELL’OLIO (PC) Tel. 0523.875117 – E-mail: emiliaromagna@cimop.it SEZIONE TOSCANA Segretario Regionale: dott. GIUSEPPE BONGIOVANNI Via Uguccione della Faggiola, 6 – 50126 FIRENZE Tel. 055.6811900 – E-mail: toscana@cimop.it

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SEZIONE LAZIO Segretario Regionale: dott. STEFANO NERI Via Roma Libera, 10 – 00153 ROMA Tel. 338/2634975 – E-mail: lazio@cimop.it SEZIONE ABRUZZO Segretario Regionale: dott. ALBERTO CERASOLI V.le Nettuno, 200 – 66023 FRANCAVILLA AL MARE (CH) Tel. 085.815420 – E-mail: abruzzo@cimop.it SEZIONE CAMPANIA Segretario Regionale: dott. PIETRO OTTOMANO Via P. Giannone, 33/a – 80141 NAPOLI Tel. 081 294488 – E-mail: campania@cimop.it SEZIONE PUGLIA Segretario Regionale: dott. SAVERIO CARABELLESE Via Lippolis, 19 – 70050 BARI-Santo Spirito Tel. 080.5303589 – E-mail: puglia@cimop.it SEZIONE CALABRIA Segretario Regionale: dott. FRANCESCO MARINO Via Vetticello, 334 – 87020 BELVEDERE MARITTIMO (CS) Tel. 0985. 82861 – E-mail: calabria@cimop.it SEZIONE SICILIA Segretario Regionale: dott. CARMELO MAIO Via Palermo, 435 – 98121 MESSINA Tel.328 8476638 – E-mail: sicilia@cimop.it SEZIONE SARDEGNA Segretario Regionale: dott. VITTORIO PINNA Via Enrico De Nicola, 27 – 09170 ORISTANO Tel. 0783.303003 – E-mail: sardegna@cimop.it


L’EDITORIALE di Fausto Campanozzi segretario nazionale della Cimop

Cari Colleghi, i lavori del Congresso Nazionale di Brescia si sono appena conclusi, e con esso ci siamo lasciati alle spalle i ritmi frenetici e le fatiche legate alla organizzazione di un evento che ci ha impegnato per tre giorni. Rimane la stanchezza, ma anche l'enorme soddisfazione di essere ancora una volta riusciti, ad interpretare lo spirito autentico del Congresso Nazionale, capace di alimentare il dibattito politico, il confronto tra i rappresentanti di differenti realtà, tra correnti di pensiero spesso diverse ed esperienze regionali talvolta molto difficili da comparare. Ancora una volta il Congresso della CIMOP ha rappresentato un insostituibile momento di dialettica e di aggregazione tra le varie anime del sindacato, che hanno finito poi per convergere in un unico progetto politico-sindacale, pienamente condiviso nelle analisi e nelle strategie. Mi ha colpito lo spessore degli interventi e la maturità dimostrata dai nostri delegati regionali, in particolare nel dibattito che ha fatto seguito alla Tavola Rotonda, cui hanno partecipato anche i rappresentanti delle Associazioni AIOP, ARIS e FDG, i rapQuesta Finanziaria presentanti delle Istituzioni Regionali, oltre ai rappresentanti degli Ordini dei ancora una volta, ci Medici. allontana dalla parità Altra nota estremamente positiva è rappresentata dalla partecipazione di tra pubblico e privato molti colleghi giovani, da poco dediti all'attività sindacale, che hanno mostrato molto entusiasmo ed interesse, e che rappresentano il futuro vero della CIMOP, quel cambio generazionale della dirigenza, che stiamo stimolando e favorendo anche attraverso l'organizzazione dei Corsi di Formazione sindacale. Un altro momento di estrema aggregazione e di coesione durante il Congresso, si è realizzato con il rinnovo dell'Esecutivo Nazionale, che con voto unanime ha visto, da un lato, riconfermare parte del vecchio Esecutivo, compreso chi scrive, dall'altro l'inserimento di volti nuovi, nell'ambito di un progetto assolutamente condiviso da tutti, in cui l'entusiasmo dei “giovani” si affianca all'esperienza e alle capacità dei “vecchi”. E mentre il Congresso è alle spalle, la politica non ci dà tregua, per cui siamo in attesa di verificare, dopo i molteplici emendamenti, quali siano realmente i riflessi di questa legge Finanziaria sulla sanità, in particolare per il settore della sanità privata accreditata. La prima impressione è che questa legge Finanziaria, almeno per quanto ci riguarda, abbia ben poco di finanziario, ma che tenti di attuare ancora una volta una vera e propria riforma strutturale, in maniera strisciante, allontanandoci nuovamente dalla parità pubblico-privato, condizione indispensabile al riconoscimento giuridico che noi medici pretendiamo, e cosa ancor più grave,

Si scrive finanza si legge politica Organo ufficiale d’informazione della Confederazione Italiana Medici Ospedalità Privata Periodico bimestrale

Direttore: Fausto Campanozzi Direttore responsabile: Raffaele Antonio Bernardini Vice direttore: Pietro Picerni Redattore capo: Luca Putignano Editore: Confederazione Italiana Medici Ospedalità Privata (C.I.M.O.P.) via C. Pavese, 360 - Roma Redazione: via C. Pavese, 360 - Roma Progetto grafico, videoimpaginazione e titolazione: Società Editrice Nicholaus via Dante 277/a 70122 Bari tel-fax 080 5275879 info@nicholaus.it Tipografia: Mediatipo srl - Via delle Margherite 26 - Z.I. 70026 Modugno - Bari Registrazione Trib. di Roma n. 531/2001 del 4/12/2001 In tipografia: 13 dicembre 2006

segue a pagina 12


FINANZIARIA 2006

PREVIDENZA/FONDO CAIMOP

Non chiamatela complementare!

Tutte le novità del Decreto Fiscale collegato alla Finanziaria in materia di previdenza e trattamento fine rapporto. Anticipato di un anno (come noi auspicavamo) il conferimento del Tfr. di Michele Venturo

decisivo che in Italia decolli la previdenza complementare; nonostante vari interventi legislativi il ruolo dei fondi pensione a capitalizzazione resta modesto. Uno sviluppo strutturale e su larga scala della previdenza complementare, a partire dalla contrattazione collettiva, contribuisce a fornire adeguate condizioni reddituali alle future generazioni di pensionati. Tale sviluppo passa accessoriamente per l'utilizzo volontario del flusso di contribuzioni ora accantonate per il trattamento di fine rapporto”. Quanto avete appena letto non è la sintesi di quello che scrissi sulle colonne del nostro “Notiziario” ben un anno fa, né tanto meno uno stralcio dell'intervento del presidente dell'Assoprevidenza Sergio Corbello sullo stesso “Notiziario”, ma nientemeno che il punto 7 degli obiettivi e linee di una revisione del sistema previdenziale a firma della Presidenza del Consiglio dei Ministri datato 26 settembre 2006. Caimop e Assoprevidenza l'avevano già detto (vedi inserti nelle pagine a seguire), appunto prima del Natale 2005, con un anno di anticipo. Ma questa condivisione d'intenti non può che colpirci favorevolmente (se non stupirci). Torniamo ai giorni nostri. Con il via libera del decreto fiscale collegato alla Finanziaria, perno della manovra finanzia-

“E'

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FINANZIARIA 2006 Il presidente del Consiglio Romano Prodi e, a sinistra, il presidente del fondo Caimop Michele Venturo

ria del Governo, alcune misure sono ormai definitive e tra queste una che riguarda la destinazione del trattamento di fine rapporto (Tfr) e la previdenza complementare. Per quanto riguarda quest'ultima una cosa è certa: dal 1 gennaio 2007 si parte con le nuove regole, regole già previste dal Dlgs 252/05, fatte salve le eventuali variazioni apportate dalla definitiva approvazione della legge finanziaria 2007. Se ricorderete, delle decisioni del Governo di un anno fa di una cosa in particolare ebbi a dolermi: “Non eguale entusiasmo suscita la decisione di far slittare l'entrata in vigore del provvedimento al primo gennaio del 2008, due anni più tardi. Non se ne comprende il motivo. I giovani lavoratori che dovranno andare in pensione, per forza di cose, con la combinazione dei due elementi previdenziali, obbligatoria e complementare, perdono due anni di contribuzione senza nessuna ragione evidente”. Un altro punto a favore del nostro modo di interpretare l'applicazione della previdenza complementare. Accantoniamo per un momento le esternazioni di soddisfazione e diamo un'occhiata nel dettaglio alle novità fiscali in materia di previdenza: vengono confermati i principi generali ispiratori della disciplina fiscale della previdenza complementare (principio del rinvio della tassazione del reddito accantonato per finalità previdenziali). Centrale è - e rimane il riconoscimento della deducibilità dei contributi destinati a previdenza complementare, con eliminazione del limite percentuale del 12% del reddito e mantenimento solo di quello in cifra assoluta di 5.164,57 .Fra le novità va altresì segnalato il superamento della disposizione che poneva quale condizione per la deducibilità dei contributi da parte dei lavoratori dipendenti cosiddetti “nuovi iscritti” il versamento di quote al fondo del TFR al fondo pensione

Per quanto concerne l'aspetto contributivo la novità certamente più rilevante è rappresentata dalla destinazione del TFR ai Fondi pensione. A partire dal 1 gennaio 2007 è previsto il conferimento del TFR maturando al fondo pensione. Tale conferimento può avvenire secondo modalità esplicite o modalità tacite: a) modalità esplicite: entro il 30 giugno 2007 o comunque entro 6 mesi dalla data di assunzione , il medico dipendente comunica per iscritto alla casa di cura a quale forma di previdenza complementare intende conferire il proprio TFR maturando b) modalità tacite: nel caso il medico dipendente nel periodo di tempo sopra indicato non comunichi alla casa di cura la forma di previdenza complementare cui intende destinare il proprio TFR maturando, la casa di cura trasferisce il TFR alla forma pensionistica collettiva prevista dagli accordi o contratti collettivi nazionali di lavoro, e cioè al Fondo Pensione CAIMOP.


FINANZIARIA 2006

Quanto deve versare ciascuno di noi per avere una rendita integrativa degna di chiamarsi tale? Qual è il periodo di contribuzione sufficiente ad accumulare un capitale tale da garantire una vera pensione integrativa? Quale fetta della prestazione finale del Fondo Pensione è possibile prelevare in forma di capitale senza compromettere il valore della rendita vitalizia? Sono i dubbi che qualsiasi medico aderente al Fondo Pensione CAIMOP, soprattutto se prossimo alla pensione, non può non avere; ma anche chi proprio vicino al pensionamento ancora non è - e che, quindi, ha ancora meno certezza sul livello di copertura pensionistica offerta dallo Stato - è interessato a sapere se quanto sta versando al Fondo Pensione sarà sufficiente a garantirgli la pensione desiderata, adeguata alle proprie future esigen-

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ze di reddito. Sono questi i dubbi a cui vogliamo rispondere con questo intervento e, a tal fine, utilizzeremo un prospetto numerico esemplificativo, elaborato in collaborazione con Generali Vita. Gli strumenti a disposizione di ciascuno per costruirsi una pensione complementare sono molteplici e si differenziano anche sul piano fiscale. Esaminiamo più nel dettaglio le caratteristiche e i vantaggi dell'adesione ad un fondo pensione rispetto ad altri strumenti, anche di tipo assicurativo, presenti sul mercato. I Fondi Pensione permettono a chi vi aderisce di: - Distribuire il “sacrificio contributivo” in un periodo mediamente lungo, quello dell'intera vita lavorativa; - Approfittare della contribuzione del datore di lavoro, suddividendo quindi tra i due soggetti l'onere della contribuzione; è di tutta evidenza che chi non dovesse aderire al Fondo Pensione CAIMOP, preferen-

do magari una forma pensionistica individuale, perderebbe il contributo a carico del datore di lavoro; - Usufruire delle agevolazioni fiscali che il legislatore prevede per il risparmio previdenziale canalizzato attraverso i fondi pensione; - Realizzare una migliore valorizzazione del TFR. Si possono però verificare delle situazioni che possono delineare il rischio di una inadeguata prestazione previdenziale integrativa, quale ad esempio: - Un periodo di tempo a disposizione per contribuire al Fondo Pensione non sufficientemente ampio; - La necessità di contare su una pensione che consenta di mantenere un elevato livello di reddito, magari in considerazione di una situazione familiare particolare. A tale scopo, gli esempi riportati nella tabella, possono aiutare il singolo iscritto a modulare, ad esempio


PENSIONI

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INTEGRATIVE

domande ricorrenti

mediante versamenti supplementari di tipo volontario, la propria contribuzione al Fondo Pensione sulla base delle proprie esigenze previdenziali. La prestazione previdenziale può garantire una pensione vita natural durante non solo all'iscritto al Fondo, ma anche alla propria famiglia (coniuge, figli…) in caso di premorienza (reversibilità della prestazione previdenziale). In effetti la contribuzione al Fondo può essere subordinata non solo alla permanenza in vita dell'iscritto, ma anche della o delle persone che dallo stesso sono state indicate come “reversionarie”, cioè beneficiarie del trattamento di reversibilità della rendita al verificarsi della propria morte. Ne consegue, ovviamente in questo caso, a parità di rendita assicurata, un livello

di contribuzione superiore, dal momento che la probabilità per il Fondo di dover provvedere al pagamento della rendita è superiore rispetto a quella che coinvolge un solo soggetto. Dal punto di vista fiscale, il legislatore è intervenuto per agevolare il trattamento previsto per le rendite assicurative: durante la fase di accumulo dei contributi, i rendimenti derivanti dalla gestione sono soggetti a tassazione del 11%, mentre in fase di erogazione la rendita è esente da tassazione se non per la parte dovuta alla rivalutazione successiva; per rivalutazione successiva si intende l'incremento di valore della rendita, successivamente al primo anno di erogazione, dovuta al rendimento della gestione assicurativa e tassata al 12,5% come reddito da capitale.

FINANZIARIA 2006 REGIME FISCALE DELLE PRESTAZIONI: le prestazioni pensionistiche complementari erogate sia in forma di capitale sia in forma di rendita sono tassate con l'aliquota del 15% ridotta di una quota pari a 0,30 punti percentuali per ogni anno eccedente il quindicesimo anno di partecipazione a forme di previdenza complementare , con un limite massimo di riduzione di 6 punti percentuali. RISCATTO ANTICIPATO: ove vengano meno i requisiti di partecipazione alla forma pensionistica complementare (cessazione del rapporto di lavoro) il medico può chiedere: a) il riscatto parziale, nella misura del 50% della posizione individuale maturata, nei casi di cessazione dell'attività lavorativa che comporti l'inoccupazione per un periodo di tempo non inferiore a 12 mesi e non superiore a 48 mesi, ovvero in caso di ricorso da parte della casa di cura a procedure di mobilità, casa integrazione guadagni ordinaria o straordinaria. b) il riscatto totale della posizione individuale maturata per i casi di invalidità permanente che comporti la riduzione della capacità lavorativa a meno di un terzo ed a seguito di cessazione dell'attività lavorativa che comporti l'inoccupazione per un periodo di tempo superiore a 48 mesi. ANTICIPAZIONI: I medici iscritti al Fondo possono chiedere un'anticipazione della posizione individuale maturata: a) in qualsiasi momento, per un importo non superiore al 75%, per spese sanitarie a seguito di gravissime situazioni relative a sé, al coniuge ed ai figli per terapie ed interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche. b) decorsi 8 anni di iscrizione al Fondo, per un importo non superiore al 75% , per l'acquisto della prima casa di abitazione per sé o per i figli o per interventi di ristrutturazione della casa di abitazione. c) decorsi 8 anni di iscrizione al Fondo, per un importo non superiore al 30%, per ulteriori esigenze.


SI RIPARTE DA BRESCIA

Il 16° Congresso Nazionale CIMOP, riunitosi a Brescia per tre giorni (29 settembre - 1 ottobre) ha eletto il nuovo Esecutivo Nazionale, che guiderà il sindacato dei medici dell’ospedalità privata per i prossimi tre anni,

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riconfermando oltre al Segretario Nazionale Fausto Campanozzi (Bari) anche il Segretario Amministrativo, Luca Putignano (Bari), ed il vice Segretario per il centro Italia Stefano Neri (Roma).

Al loro primo mandato in Esecutivo Nazionale sono invece risultati eletti quale Presidente Umberto Pigniatiello Di Matteo (Bergamo) e quali vice Segretari Nazionali per il nord Marco Aliberti (Torino) e per il sud Nicola Caccavella (Napoli).


SI RIPARTE DA BRESCIA

Cimop, mai così forte mai così organizzata (anche sul territorio) Conferme e nuovi nomi per il mandato del prossimo triennio. Toni trionfali e qualche celebrazione per il Congresso dei numeri da record. Avviato il processo di decentramento regionale del sindacato. di Roberto Violante

Il 16° Congresso Nazionale CIMOP, riunitosi a Brescia per tre giorni (29 settembre - 1 ottobre) ha eletto il nuovo Esecutivo Nazionale riconfermando oltre al Segretario Nazionale Fausto Campanozzi (Bari) anche il Segretario Amministrativo, Luca Putignano (Bari), ed il vice Segretario per il centro Italia Stefano Neri (Roma). Al loro primo mandato in Esecutivo Nazionale sono invece risultati eletti quale Presidente Umberto Pigniatiello Di Matteo (Bergamo) e quali vice Segretari Nazionali per il nord Marco Aliberti (Torino) e per il sud Nicola Caccavella (Napoli). Questo congresso non poteva che avere il passo delle celebrazioni. Era il congresso del trentennale, si celebrava a Brescia, in una regione, la Lombardia, che ha brillato per l'impegno dei suoi associati e ha raggiunto lusinghieri traguardi, lusinghieri almeno quanto quelli snocciolati nella relazione del segretario uscente Campanozzi dinanzi alla platea dei convenuti. E a proposito di convenuti e ospitalità bisogna proprio dire

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SI RIPARTE DA BRESCIA IL DOPO CONGRESSO

Un plauso alla segreteria organizzativa La segreteria organizzativa dell'evento guidata dal responsabile amministrativo Luca Putignano splendidamente coadiuvato dai colleghi lombardi Carmela De Rango, Umberto Pignatiello e Giovanni Perrucchini, ha consentito di far convogliare nella sala convegni della Fondazione Poliambulanza (ottima la scelta logistica, ottima l'ospitalità rappresentata dal direttore generale Enrico Zampedri) relatori di rango e autorevoli. Nelle foto (pagina di

che quella offerta dalla Lombardia, in termini di organizzazione, strutture, alberghiere e congressuali e momenti conviviali è stata davvero brillante. Ma, come per ogni congresso che si rispetti, quello di Brescia è stato preceduto da una tavola rotonda dal tema attuale e intrigante: “Dalla Casa di Cura all'Ospedale privato: i medici, le risorse, il sistema”. Puntuale e dettagliata la relazione sul triennio Cimop del segretario Fausto Campanozzi. “E' indispensabile - ha detto tra l'altro Campanozzi - che le Regioni attuino una seria politica di programmazione, che porti alla definizione delle risorse finanziarie destinate all'Ospedalità Privata, ma è altrettanto indispensabile che in maniera chiara ed inequivo-

sinistra), Fausto Campanozzi con Francesco Marino. Sotto e a destra la segreteria organizzativa del congresso di Brescia; con Carmela De Rango (Cimop Lombardia), Emilio Zampedri (Poliambulanza).

cabile, nell'ambito di queste risorse, siano identificate le quote disponibili per il rinnovo dei contratti di lavoro, onde evitare che il personale tutto operi in un clima non sereno, dominato dall'incertezza, dalla precarietà e dalla insoddisfazione”. “Spetta al legislatore - ha detto ancora Campanozzi - il compito di definire, una volta per tutte, quel sistema di regole e di norme, solo attraverso le quali è possibile assicurare, agli operatori serenità e certezze e ai cittadini elevati standard di qualità e di assistenza, sia nel pubblico che nel privato.” “Ma è altrettanto vero che le parti sociali e gli imprenditori hanno il dovere di fare la loro parte per quanto possibile”.


SI RIPARTE DA BRESCIA editoriale da pag. 3

sembra relegare il nostro settore, ancora una volta, ad un ruolo residuale rispetto all'ospedalità pubblica. A tal proposito gridano ancora vendetta le affermazioni di un noto esponente politico, Segretario di un partito di questa maggioranza, durante una altrettanto nota trasmissione televisiva, secondo le quali “per sanare il buco della sanità italiana sarebbe sufficiente togliere le sovvenzioni alle strutture private”. Fortunatamente anche in questo Governo non tutti la pensano così e questo esempio è emblematico delle contraddizioni della politica attuale, al di là degli schieramenti, che per fini meramente elettorali mette insieme ideologie molto diverse e distanti l'una dall'altra. Un argomento a parte merita la riforma del Trattamento di Fine Rapporto (T.F.R.) la cui attuazione viene anticipata nei tempi da questa legge Finanziaria, e di cui si parlerà in maniera più dettagliata su questo numero. Con il nostro Fondo Pensione CAIMOP, abbiamo di gran lunga anticipato i tempi, facendoci trovare pronti a questo importante appuntamento, pertanto non posso che invitare tutti a destinare ad esso il TFR e a contattarci per eventuali dubbi e chiarimenti. Il nostro prossimo obbiettivo è il rinnovo del CCNL, e nonostante i tempi non siano molto favorevoli, abbiamo chiesto l'incontro per l'avvio della trattativa ed iniziato i lavori della commissione per la definizione della piattaforma contrattuale, che confidiamo di concludere entro il prossimo mese di marzo. A noi l'impegno, a voi il compito di darci maggiore forza attraverso l'iscrizione alla CIMOP.

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“Il solco è tracciato Ora avanti tutta sul riconoscimento del nostro ruolo”

“Il solco è tracciato, avanti con gli obiettivi sul riconoscimento del ruolo del medico. La CIMOP si rinnova nella continuità”. E' il commento a caldo di Fausto Campanozzi, Segretario Nazionale della CIMOP, dopo la sua riconferma alla guida del sindacato dei medici dell'Ospedalità Privata per il prossimo triennio. Ecco il testo integrale del suo intervento alla tavola rotonda. Nel salutare calorosamente tutti i presenti e gli illustri relatori, voglio ricordare che questa Tavola Rotonda si colloca nel programma previsto dai lavori del 16° Congresso Nazionale della CIMOP. Il Congresso Nazionale ha sempre rappresentato un momento importante, fortemente sentito, nella storia del nostro sindacato, poiché rappresenta la sede naturale dove si sviluppa la dialettica interna, si confrontano idee ed esperienze, si tracciano le linee politiche e le strategie che andranno a caratterizzare l'azione del sindacato nei tre anni successivi. Proprio per questo la riunione odierna, grazie alla presenza di politici e di tecnici esperti, non mancherà di fornire indicazioni e spunti, che arricchiranno il dibattito che si svilupperà, poi, in sede congressuale, tra le varie componenti del sindacato. La scelta di Brescia come sede congressuale trova la sua ragione in una serie


SI RIPARTE DA BRESCIA Il Governo all’Ospedalità Privata: “Più rispetto delle regole su assunzioni e stipendi dei medici” I lavori del Congresso di Brescia sono stati avviati con la proiezione dell'intervento del prof. Antonio Gaglione (nella foto), che salutando con affetto i colleghi della Cimop ha disegnato le linee programmatiche dell'azione del governo in merito ad alcune questioni che riguardano il rapporto pubblico-privato in sanità e della necessità di riaffermare un sistema delle regole. “Il Governo ha il compito di migliorare la Sanità pubblica ha detto Gaglione - ma non per questo non è nelle intenzioni del Governo di migliorare anche la Sanità privata. Vogliamo migliorare la Sanità, sia quella pubblica che quella privata. Non c'è nessun prezzo che quella privata debba pagare anzi, noi vogliamo semplicemente che funzioni meglio. Questo è nell'intento del Governo”. “Il governo - ha detto ancora Gaglione - chiederà all'ospedalità privata il rispetto delle regole sia per quanto concerne l'assunzione dei medici sia per quanto concerne il trattamento economico. Ci sono altre cose che noi chiediamo, e dobbiamo dire che la Sanità privata ha dimostrato grande capacità di adattamento, e sono le prestazioni d'eccellenza, l'alta specialità e doversi farsi carico anche dell'emergenza-urgenza.

di motivazioni: - innanzitutto rappresenta il giusto riconoscimento per i colleghi della Sezione Lombarda della CIMOP, che da molti anni operano con molto entusiasmo sul territorio ed hanno ottenuto risultati più che lusinghieri, in particolare nelle province di Bergamo e Brescia. La Sezione Lombardia, più di ogni altra, è cresciuta negli ultimi anni, riuscendo a trasferire ai medici delle case di cura la cultura del sindacato, il senso di appartenenza ad esso, la dedizione al proprio lavoro, filtrata attraverso la consapevolezza del proprio ruolo e della propria dignità professionale; - in secondo luogo la Lombardia, tra le Regioni italiane, è quella che, nel-

l'ambito dell'autonomia concessale dalle leggi, ha avuto il coraggio di dotarsi di un Servizio Sanitario Regionale capace di porre al centro del sistema, nei fatti, e non soltanto a parole, l'interesse prioritario della tutela della salute dei cittadini, superando da un canto il demagogico dualismo tra pubblico e privato, e privilegiando dall'altro la qualità e l'efficienza dell'assistenza sanitaria e delle prestazioni erogate. Un modello, questo, molto vicino a quello proposto dal nostro sindacato; - per ultimo, ma non certamente per importanza, in questa scelta hanno giocato un ruolo determinante anche motivazioni più propriamente di carattere affettivo: è una attestazione di

grande stima ed affetto da parte della CIMOP nei confronti del proprio Presidente che, per sua scelta, dopo tanti anni lascia questo incarico. Il mio amico Bianco Speranza, per oltre vent'anni, è stato il vero motore propulsivo del sindacato qui in Lombardia, un vulcano di iniziative, capace di coinvolgere con entusiasmo i colleghi, che nel corso degli anni lo hanno affiancato nell'avventura del sindacato, molti dei quali oggi costituiscono, oltre che i quadri regionali, anche una buona parte dell'ossatura del Consiglio Direttivo Nazionale della CIMOP. Ed ora cercheremo di entrare nel tema della Tavola Rotonda, che è “Dalla Casa di Cura all'Ospedale: i


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medici, le risorse, il sistema”. Questo tema offre un campo di discussione molto vasto, forse anche un po' provocatorio. Ma nello stesso tempo stimolante. Un tema che induce a fare delle riflessioni, ma obbliga anche a porre delle questioni, motivo per cui approfitteremo della qualificata presenza dei relatori, ai quali va il mio ringraziamento per la grande disponibilità dimostrata, per affrontare l'argomento attraverso la lente d'ingrandimento delle differenti componenti del sistema: il governo, le Istituzioni pubbliche, quelle private, i medici. Mi dispiace molto che a causa di impegni istituzionali sopraggiunti, il Sotto-segretario al Ministero della Salute, non possa partecipare direttamente al dibattito, perché viene meno una parte determinante nel confronto dialettico, però è altrettanto vero che nell'intervento di saluto, che abbiamo visto proiettato poc'anzi, il Prof. Gaglione avanza alcune considerazioni, che in alcuni passaggi sembrano delle vere e proprie anticipazioni sul progetto che il Ministro Turco ha in

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mente nella riorganizzazione della Sanità, e che sicuramente non mancheranno di farci discutere. Per la verità a me piace molto la denominazione di Ospedale Privato, anche se credo che le Case di Cura ancora non possano utilizzarla dal punto di vista giuridico. Mi piace perché il termine Ospedale Privato sintetizza in due sole parole il processo di profonda trasformazione culturale e di crescita che, nel corso degli anni, ha attraversato tutto il settore dell'assistenza ospedaliera privata. Bisogna ricordare che agli albori la Case di Cura private si configuravano come organizzazioni sanitarie di tipo ospedaliero che molto spesso presentavano due volti: - la clinica privata, di proprietà del Prof. Tal dei Tali, docente universitario e medico luminare, che operava in quella struttura quasi esclusivamente per interessi economici, utilizzando il più delle volte lo stesso personale che costituiva la sua equipe nell'ospedale pubblico, creando ovviamente confusione di ruoli e di interessi tra

pubblico e privato. Come non ricordare il pregiato cammeo che ci ha offerto negli anni settanta l'indimenticabile Albertone nazionale, Alberto Sordi, con la sua interpretazione del Prof. Guido Tersilli. Uno spietato scenario, attraverso la satira, della sanità italiana di quegli anni, con un ruolo di primo piano per l'Ospedale Pubblico e la Casa di Cura Privata. - L'altro volto delle case di cura era rappresentato da quelle religiose, gestite per lo più da suore, caratterizzate da scarse risorse finanziarie, che trovavano la ragione della propria esistenza nella carità e nell'assistenza ai malati, senza alcuno scopo di lucro. Nella seconda metà degli anni settanta, con l'avvento delle Autonomie Regionali, e con l'introduzione della prima Legge di Riforma Sanitaria (come dimenticare la Legge 833/78) c'è il primo tentativo da parte delle Istituzioni di Governo di riconoscere il ruolo della sanità privata ospedaliera nell'ambito del Servizio Sanitario Nazionale. E questo riconoscimento si realizza


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Il presidente Speranza diventa “past”: “La nostra è una sanità in evoluzione”

Il segretario Campanozzi insieme al neo presidente onorario Bianco Speranza. Nella pagina di sinistra, la platea del congresso di Brescia applaude al termine della relazione di Campanozzi.

attraverso il processo di convenzionamento delle strutture sanitarie private. E' in quegli anni che comincia realmente la trasformazione culturale all'interno del settore ospedaliero privato. Da una parte la gestione delle case di cura passa gradualmente dal medico proprietario, all'imprenditore di professione che introduce criteri gestionali, strategie e meccanismi propri del

Emozionato commiato del Presidente Nazionale uscente Bianco Speranza, che lascia il ruolo attivo, ma non la partecipazione all'attività sindacale della CIMOP quale Presidente Onorario, così come proposto dal riconfermato Segretario Nazionale Fausto Campanozzi. “La mia è stata una esperienza significativa - ha detto Speranza - che mi ha arricchito dal lato umano e professionale. Ricorderò sempre le tante soddisfazioni, ma anche le amarezze provate di fronte all'esito non ancora positivo di alcune battaglie”. “Tanti aspetti problematici - ha proseguito Speranza - sono stati migliorati o risolti da quando, tanti anni fa, sono entrato nella CIMOP. Ne voglio ricordare alcuni: l'incremento delle sezioni regionali, con il conseguente aumento degli iscritti; i miglioramenti economici dei CCNL; la modifica del nostro statuto, che ha trasformato la struttura organizzativa di tipo federale in sindacato unitario; i dialoghi avviati con la associazioni impegnate nella sanità pubblica, in particolare con la CIMO e la CISL; l'avvio dei corsi di ECM; il progetto formativo per dirigente sindacale e la nuova veste editoriale del nostro bollettino, che ritengo indispensabile per la nostra visibilità e per diffondere presso i colleghi il nostro impegno nell'affrontare i nodi critici che ci riguardano. Tutto ciò è stato possibile grazie alla fattiva collaborazione del consiglio nazionale, dell'esecutivo e delle segreterie regionali. “La nostra sanità - ha concluso - è in continua evoluzione e trasformazione e il nuovo corso politico non fa presagire nulla di buono per il comparto privato”.

settore industriale. Dall'altra il convenzionamento vincola comunque le case di cura al rispetto di alcune norme, quali l'assunzione di personale, l'applicazione dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro, oltre a vincoli di natura strutturale e tecnologica. Agli inizi degli anni ottanta, la pletora di medici sfornati dalle Università e il blocco dei concorsi nell' ospedale

pubblico, favoriscono l'inserimento di questi nelle case di cura, per lo più con rapporti di lavoro di natura libero professionale. I medici cominciano, però, a rendersi conto che la casa di cura non è più il luogo dove “parcheggiare” in attesa di una sistemazione stabile e definitiva nel comparto pubblico. Pertanto iniziano ad aumentare le loro aspettative per quanto concerne


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gli aspetti economici, ma anche per quanto attiene la crescita professionale e la stabilità lavorativa. Queste aspettative diventano vere e proprie rivendicazioni quando a cavallo tra gli anni ottanta e novanta vengono introdotte le incompatibilità, a seguito delle quali i medici possono avere un unico rapporto di lavoro con il Servizio Sanitario Nazionale, e quindi l'obbligo di optare tra il lavoro in casa di cura e altri incarichi (medicina di base, specialistica ambulatoriale, ecc.) In quell'epoca i medici dipendenti a tempo pieno erano pochi, poiché il tempo definito offriva vantaggi sia ai medici che alle amministrazioni delle case di cura (doppio lavoro da una parte, minor costo del medico, maggiore possibilità di indotto per via degli

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incarichi esterni, dall'altra). Quindi le incompatibilità, con l'obbligo di legge di rinunciare ad uno degli incarichi, inducono il medico che intende optare per il lavoro in Casa di Cura a chiedere il passaggio al tempo pieno. Per i medici ospedalieri pubblici, costretti a rinunciare ad altri incarichi, il passaggio al tempo pieno è un diritto, per noi no, ed in linea di massima le case di cura offrono resistenza a queste richieste. Comunque nel corso degli anni e dei rinnovi contrattuali, consentitemi anche per merito della CIMOP, il rapporto tra medici a tempo definito e medici a tempo pieno è andato man mano modificandosi, fino ad invertirsi a favore di questi ultimi ( attualmente meno del 30% i primi, poco più del

70% i secondi). Persiste, purtroppo, ancora elevato il ricorso ai rapporti di lavoro di tipo libero-professionale, o atipici come si usa dire oggi, che talvolta mascherano veri e propri rapporti di dipendenza. Le successive leggi di riforma sanitaria 502, 517, e per ultima la 229 del 1999 o Bindi ter, come dir si voglia, sono storia recente e cambiano completamente il volto dell'Ospedalità Privata attraverso il processo di accreditamento delle Istituzioni Sanitarie (pubbliche e private questa volta) nel Servizio Sanitario Nazionale, l'introduzione di un nuovo modello di remunerazione delle prestazioni, non più a giornate di degenza, ma per mezzo dei drg.. Gli ospedali diventano “Aziende” con modelli gestionali di tipo privatistico.


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I VOLTI DI BRESCIA

Più che di una riforma si tratta di una rivoluzione, che impone al pubblico e al privato di rapportarsi in maniera completamente diversa rispetto al passato, con meccanismi di competizione e di integrazione, ma li pone anche in una condizione di assoluta equiparazione. Il ministro Bindi nel 1999 va oltre le incompatibilità, introducendo il cosiddetto rapporto esclusivo con il Servizio Sanitario Nazionale, che chiude definitivamente le porte della Casa di Cura ai medici del pubblico, Universitari compresi. In definitiva viene sancito il principio secondo cui la Casa di Cura accreditata e l'Ospedale Pubblico rappresentano, nell'ambito del S.S.N., due aspetti diversi dell'assistenza ospedaliera, complementari e nello stesso

tempo in competizione tra loro, che devono confrontarsi attraverso proprie risorse umane, organizzazione e tecnologie. Le regole di questo confronto ed il loro rispetto rappresentano l'elemento che pone i due comparti in una condizione di equiparazione. Credo di non aver commesso errori nel raccontarvi la cronistoria degli eventi, e se ciò è accaduto spero che si tratti di errori trascurabili. Forse noi della CIMOP un errore, però, l'abbiamo commesso: abbiamo creduto che i principi sanciti dalle leggi potessero trovare poi concreta applicazione nella realtà. Così non è stato. I medici delle case di cura, nonostante i principi legislativi appena enunciati, sono ancora alla ricerca di un pro-

Da sinistra a destra, pagina di sinistra: Marco Aliberti, Giordano Ambiveri, Giuseppe Bongiovanni, Pietro Picerni, Nicola Caccavella, Giuseppe Carini, Pietro Ottomanno, Saverio Carabellese, Michele Venturo. Renzo Rossi, Francesco Falsani, Stefano Neri, Riccardo Iuliani, Nicola Rossini, Alberto Manin. Da sinistra a destra, pagina di destra: Francesco Marino, Gianluca Mercuri, Carmelo tatì, Giuseppe Musolino, Antonio Occhioni, Giovanni Perrucchini, Umberto Pignatiello Di Matteo, Bruno Platto, Carmela De Rango, Luca Putignano, Patrizio Sportelli, Valentina Civisca, Carmine Vitale, Emilio Zampedri, Vittorio Casamassima.


SI RIPARTE DA BRESCIA Il segretario amministrativo della Cimop Luca Putignano con Silvio Riboldazzi e Enrico Mambretti. Sotto, l’arrivo della delegazione alla Poliambulanza.

prio ruolo, che permetta loro il riconoscimento dei titoli di carriera alla stessa stregua dei colleghi ospedalieri pubblici. E a tal proposito voglio raccogliere la proposta (o forse la provocazione) del Prof. Gaglione quando si riferisce alla possibile ricerca di modalità concorsuali finalizzate, se o ben capito, all'assunzione dei medici nelle strutture private accreditate. Non male come proposta, se di proposta si tratta. Sicuramente meritevole di approfondimento. Anche perché una soluzione di questo tipo, se percorribile, rimuoverebbe, una volta per tutte, l'ostacolo del cosiddetto concorso al nostro riconoscimento giuridico, alibi molto spesso sbandierato dai sindacati medici pubblici. Ma, tornando alle regole, vi è un'altra profonda differenza, almeno per quanto riguarda i medici, tra l'Ospedale e la Casa di Cura. AIOP, ARIS e Fondazione Don Gnocchi dichiarano che nelle case di

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cura loro associate lavorano circa 16.000 medici, di cui 6.000 a rapporto di dipendenza e 10.000 a rapporto libero professionale. Dei 10.000 medici a rapporto libero professionale, solo una minima parte lo è per propria scelta, la maggior parte, come dimostrano le centinaia di lettere che giungono alla redazione

del nostro giornale, subisce questo tipo di rapporto, vivendo una condizione di mortificazione professionale, oltre che economica, e di insoddisfazione per il proprio lavoro, che ritiene precario e talvolta ai limiti dello sfruttamento. Questa situazione non è minimamente riscontrabile nell'Ospedale Pubblico che, almeno per i medici, ha ben altri costi di personale. Pertanto, in un rinnovato sistema di regole, a nostro avviso, si rende necessaria una chiara definizione delle piante organiche dei medici, dei profili professionali e dei percorsi di carriera interna, della valutazione dei titoli, che noi vorremmo assimilati nell'ospedale pubblico ed in quello privato. E' da qui che partono le vere regole del confronto tra pubblico e privato, dalla reale equiparazione dei due


DAL SINDACATO

A tutti gli iscritti Cimop

Si comunica a tutti gli iscritti Cimop che la Ras ha esercitato il diritto di recesso da tale polizza stante l’eccessiva onerosità dovuta ai numerosi sinistri denunciati. Pertanto tale polizza risulta essere sospesa come efficacia già dal 13 novembre 2006. L’alternativa a questa polizza è attualmente allo studio degli organi direttivi Cimop al fine di valutare con gli organi periferici la possibilità di riaccendere una polizza alle nuove condizioni di mercato, purchè non eccessivamente onerosa per gli iscritti. comparti, non solo dal punto di vista strutturale o delle tecnologie messe in campo, ma anche delle professionalità impiegate, i medici per primi, altrimenti di confronto leale non si potrà mai parlare. E' altrettanto vero che le Case di Cura hanno il dovere di adeguarsi ai requisiti previsti dalle norme di accreditamento ed hanno il dovere di rinnovare i contratti di lavoro del personale, il che comporta a volte l'impiego di notevoli investimenti economici, senza che vi sia la certezza di finanziamento da parte delle regioni. Quindi è indispensabile che le Regioni attuino una seria politica di programmazione, che porti alla defini-

zione delle risorse finanziarie destinate all'Ospedalità Privata, ma è altrettanto indispensabile che in maniera chiara ed inequivocabile, nell'ambito di queste risorse, siano identificate le quote disponibili per il rinnovo dei contratti di lavoro, onde evitare che il personale tutto operi in un clima non sereno, dominato dall'incertezza, dalla precarietà e dalla insoddisfazione. Cosa alla quale stiamo assistendo oggi con la penosa vicenda del personale non medico, che lavora quotidianamente al nostro fianco e a cui va tutta la nostra solidarietà, che non riesce a vedere rispettato il contratto di lavoro per quanto riguarda l'applicazione del secondo biennio economi-

co. In conclusione, quindi, spetta al legislatore il compito di definire, una volta per tutte quel sistema di regole e di norme, solo attraverso le quali è possibile assicurare, agli operatori serenità e certezze e ai cittadini elevati standard di qualità e di assistenza, sia nel pubblico che nel privato. Ma è altrettanto vero che le parti sociali e gli imprenditori hanno il dovere di fare la loro parte per quanto possibile. Non sottraggo altro tempo agli interventi che seguiranno e vi ringrazio per la pazienza che avete avuto e per l'attenzione che avete prestato. Fausto Campanozzi


WWW.CIMOP.IT

Pietro Picerni Vice direttore Notiziario Cimop

Una comunità virtuale per i medici dell’ospedalità privata

Il sindacato è fatto di tante realtà. Ritengo sia utile, se non addirittura indispensabile, avere una finestra che ci consenta di poter lanciare uno sguardo su ciò che accade nelle altre Regioni d’Italia.

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Cari Colleghi, come preannunciato al congresso di Brescia, finalmente stiamo per dare vita ad un nuovo servizio sul nostro sito. A breve partiranno una serie di pagine regionali, in cui la vita sindacale delle nostre periferie potrà emergere ed avere un suo spazio. Perché, si chiederà qualcuno, creare delle pagine regionali? Perché il sindacato è fatto di tante realtà. Ritengo sia utile, se non addirittura indispensabile, avere una finestra che ci consenta di poter lanciare uno sguardo su ciò che accade nelle altre Regioni. Non dappertutto viviamo gli stessi problemi e non sempre con le stesse modalità. Capire quali sono le diversità che quotidianamente viviamo può essere uno stimolo ed un aiuto per migliorare la nostra realtà. Vi invito tutti, per-

tanto, a collaborare. E' vero, molti di noi si interessano del sindacato solo in prossimità di eventi di portata ampia quale può essere l'imminenza di un rinnovo contrattuale ed allora consultano il sito o il notiziario per carpire quanto sarà l'aumento in busta paga. Negli altri periodi un'occhiata distratta (o magari neanche quella!) al Notiziario che arriva con la posta insieme con altre decine di periodici e riviste mediche. Il sito? Mah, forse qualche puntatina, giocherellando con il mouse tra un e-mail e l'altra. O forse in questo periodo in cui si discute tanto di finanziaria e di TFR (ma che sarà mai questo TFR? vuoi vedere che magari trovo qualche notizia sul sito?) …..! A qualcuno questa potrà sembrare un'analisi un po' cinica ed irriverente, purtroppo la realtà non è molto dissimile da quanto appena esposto. E con questo, credetemi, non voglio minimamente esprimere giudizi apocalittici sulla nostra categoria rinfacciandole una scarsa partecipazione. Sono piuttosto convinto che la comunicazione vada adeguatamente stimolata, in modo da catturare l'interesse. Quando uso parole tipo la nostra categoria, o più semplicemente noi, mi riferisco ad una comunità virtuale, pur tuttavia realmente esistente, cioè ai medici che operano nell'ambito dell'ospedalità privata. E' ovvio che si


tratta di una comunità astratta, nel senso che il filo comu- quista. Vi ricordo che sul sito trovate delle news d'agenzia ne che ci lega è solo il tipo ed il contesto dell'attività lavo- e un'aggiornata rassegna stampa con tutte le notizie di rativa che svolgiamo. Perché mai dovremmo sentirci una interesse medico pubblicate dai quotidiani e dai periodici comunità? Perché abbiamo interessi in comune, è ovvio! di maggior peso della nostra stampa nazionale. Basta un E sono proprio questi interessi che ci spingono ad unirci clic del vostro mouse ed avete a portata di mano notizie (per ottenere un aumento salariale, per scioperare, per selezionate (che in caso contrario dovreste faticosamente organizzare una manifestazione, per ottenere un ricono- ricercare spulciando tra un articolo e l'altro) che vi terranscimento, etc.) e che fanno di noi una no costantemente aggiornati. Ma se comunità. Dunque, facciamoli emergepreferite dare un'occhiata di persona a re, rendiamoli argomenti di discussione, le notizie pubblicate dal Corriere Ci stiamo adoperando tutte portiamoli a conoscenza del più vasto della Sera, o da la Repubblica, o da il pubblico possibile e sono certo che perché tutto ciò diventi Sole 24 ore, o, perché no, dall'ANSA, sempre più persone saranno coinvolte. non avete che da spostarvi sulla colonpossibile, spetta a E quale luogo migliore d'incontro abbiana di destra e cliccare. Se poi sono le mo se non la realtà virtuale che ci viene ciascuno approfittare di notizie del vostro sindacato quelle che offerta dalla comunicazione mediata da v'interessano, nella colonna centrale questa occasione ed computer? E' per questo motivo che trovate tutte le notizie relative agli evenentrare a far parte abbiamo un sito della CIMOP, per poterti più recenti con il relativo commento. ci incontrare, discutere, confrontare, attiva della comunità. Non avete voglia di leggere e preferite chiedere ed ottenere aiuto quando vedere le notizie come in un telegiornanecessario, proporre suggerimenti, le? Basta spostarsi nella sezione video esprimere opinioni, pubblicizzare eventi formativi e quan- e vi potrete gustare il reportage dell'ultimo congresso to altro possa venirci in mente. E' una risorsa enorme ed nazionale di Brescia, ottimamente curato da Roberto ancora poco sfruttata. Dobbiamo fare in modo da rendere Violante, o magari rivedervi quello di Taormina. Troppo operative tutte queste potenzialità. Noi del comitato di impegnativo? Allora forse potreste dare un'occhiata alla redazione ci stiamo adoperando perché tutto ciò diventi Photo Gallery, in cui potete dare uno sguardo alle istantapossibile, spetta a ciascuno approfittare di questa occa- nee dei vostri colleghi della CIMOP di tutta Italia. Non sione ed entrare a far parte attiva della comunità. Non siete ancora iscritti alla CIMOP, ma la cosa vi sta tentansono richiesti grandi sforzi o conoscenze informatiche. Per do? Non avete che da cliccare sulla scheda di adesione, cominciare basterebbe che ognuno facesse diventare il riempire il modulo on-line e spedirlo. Questo e molto di più sito della CIMOP la propria home page. Ciò basterebbe a lo potete già trovare sul sito, non avete da far altro che colstabilire il contatto preliminare, ma sarebbe già una con- legarvi. Vi aspetto.


L’APPROFONDIMENTO

Patti chiari? Non troppo Giudizio sospeso, molti punti ancora oscuri Raffaele Bernardini Direttore responsabile Notiziario Cimop

E' realmente difficile capire dove finisce la “filosofia” del Patto e dove cominciano le indicazioni e le iniziative che da esso si rilevano.

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leggere attentamente il Patto per la salute, sottoscritto il 28 settembre scorso tra il governo, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, si rileva che nella parte delle premesse vi sono ben 24 “visto” ed una “presa d' atto” per arrivare finalmente alle norme di tale Patto che riguardano le disponibilità finanziarie per il Servizio sanitario nazionale, i livelli essenziali di assistenza (LEA), il concorso transitorio dello Stato alle regioni “in difficoltà economico-finanziarie e le tematiche di particolare rilievo per il Servizio sanitario nazionale. Ciascuna di tali norme prevede tutta una serie di punti programmatici e di indicazioni, idonei a disegnare un nuovo assetto organizzativo e gestionale della sanità, ma finalizzato essenzialmente a razionalizzare e controllare la spesa sanitaria, anche in riferimento agli obblighi comunitari ed ai relativi obiettivi di finanza pubblica per il rientro nei parametri di Maastricht. Per raggiungere detti obiettivi era ed è indispensabile il concorso delle regioni, le quali -come è noto- hanno le competenze organizzative e gestionali dell' assistenza sanitaria. Malgrado la posizione di rispetto nelle graduatorie internazionali sulla tutela della salute, ottenuta dal nostro sistema sanitario, il documento suindicato ammette che esso presenta “seri ele-

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menti di criticità”, quali l' inappropriatezza di alcune prestazioni, l' utilizzo improprio di ricoveri ospedalieri e dei Pronto Soccorso, la organizzazione burocratica della medicina di base, la carenza di servizi di assistenza domiciliare integrata, le lunghe liste di attesa, l' ingiustificato livello della spesa farmaceutica in alcune regioni, l' insufficiente qualità dei servizi sanitari in alcune regioni.. Il Patto per la salute intende contenere e limitare tali criticità, mantenendo e migliorando qualità ed efficacia dei servizi sanitari ed al tempo stesso controllare la spesa sanitaria nell' ambito dei vincoli della finanza pubblica. E' peraltro realmente difficile capire dove finisce la “filosofia” del Patto e dove cominciano le indicazioni e le iniziative che da esso si rilevano, in quanto è da ritenere che il Patto in parola ha senso soltanto se alla “filosofia” fanno seguito in concreto progetti di effettiva razionalizzazione e miglioramento dei servizi, che possano determinare un normale andamento della spesa sanitaria. E comunque si parla nel documento di promuovere, in base alla “capacità programmatoria ed organizzativa delle regioni, azioni incisive di miglioramento dell' efficienza e dell' appropriatezza delle prestazioni”, che consentano di accrescere , nell' ambito delle risorse disponibili, la qualità e l' efficacia dei


servizi, assicurandone una “ loro più equilibrata fruizione su tutto il territorio nazionale.” Mentre il Patto per la salute prevede una revisione straordinaria dei livelli essenziali di assistenza, che -come è noto- includono prestazioni e servizi da erogare ai cittadini a carico totale e/o parziale del Servizio sanitario nazionale, nelle regioni che hanno “sforato” il loro bilancio sanitario si profilano “piani di rientro della spesa” con tagli di posti-letto pubblici e privati, riduzioni tariffarie, controlli sulle prescrizioni farmaceutiche, introduzione di ticket, ma anche aumento dell' addizionale regionale Irpef a carico dei cittadini. Peraltro non è dato prevedere quale applicazione pratica potranno avere le norme del Patto da parte delle regioni e quali risultati si potranno dunque ottenere a favore di una regolazione della spesa sanitaria. Teoricamente le regioni hanno condiviso ed approvato il Patto, lo hanno sottoscritto, ma praticamente alla fine ogni regione si comporta a modo suo, in completa autonomia operativa, così come è avvenuto in alcune regioni in materia di LEA e delle procedure di accreditamento delle strutture sanitarie. Non è dato neppure sapere quale concreto significato abbia il punto del documento nel quale si afferma che “ si conviene di sviluppare nuove ulteriori iniziative per favorire la definizione e diffusione di lineeguida e protocolli per la razionalizzazione dei percorsi di diagnosi e cura.” E si parla anche di rivedere le capacità organizzative, ed anche innovative, interne alle strutture ospedaliere “ finalizzate alla maggiore integrazione delle attività ed al raggiungimento di maggiori livelli di efficienza.” C' è anche una sezione del Patto dedicata al rapporto pubblico, in base al quale con una intesa tra Stato e regioni devono essere definiti indirizzi per l' applicazione di principi e norme fondamentali desumibili dalla vigente legislazione nazionale in materia di relazioni con le Istituzioni sanitarie private, favorendo strategie di coinvolgimento di tali Istituzioni negli obiettivi programmatori pubblici, di

partecipazione alle politiche di qualità ed appropriatezza, di controllo dei volumi e della spesa. Con la suddetta intesa si promuoveranno le opportune iniziative per supportare normativamente le politiche sanitarie regionali per quel che attiene eventuali carenze di normazione di principi e per iniziative di eventuale messa a punto della metodologia di remunerazione delle prestazioni. Si precisa poi che dal 1° gennaio 2008 dovranno cessare i transitori accreditamenti delle strutture private già convenzionate, non confermati da accreditamenti provvisori o definitivi. Viene individuata nel 1° gennaio 2010 la data a partire dalla quale cesseranno gli accreditamenti provvisori delle strutture private non confermati dagli accreditamenti definitivi ed inoltre viene individuata nel 1° gennaio 2008 la data a partire dalla quale non potranno più essere concessi accreditamenti in assenza di un provvedimento regionale di ricognizione e conseguente determinazione, ai sensi dell' art. 8/quater , comma 8, del decreto legislativo 30 dicembre 1992 nr. 502 e successive modificazioni ed integrazioni. Per le regioni impegnate nei “piani di rientro” le suddette date del 1°gennaio 2008 sono anticipate al 1° luglio 2007 per le regioni nelle quali entro il 31 maggio 2007 non si sia provveduto ad adottare od aggiornare, adeguandoli alle finalità del Patto per la salute, i provvedimenti di cui all' art. 8/quinquies, commi 1 e 2, del decreto legislativo nr. 502 / 1992. Siamo in pieno “ermetismo” burocratico ed è difficile veramente capire o interpretare certe indicazioni formali precisate nel Patto. Certamente sarà il tempo a fare chiarezza ed a far capire come verrà applicato questo Patto per la salute, che dovrebb' essere, nel pensiero del governo e delle regioni, una specie di rimodulazione del Servizio sanitario nazionale, un' altra riforma dopo quelle legislative pregresse e largamente non appplicate. E dunque non è possibile dare un “voto” al Patto in questione. C' è solo da chiudere con uno slogan: “se son rose fioriranno…” Insomma staremo a vedere…

Siamo in pieno “ermetismo” burocratico ed è difficile veramente capire o interpretare certe indicazioni formali precisate nel Patto. Sarà il tempo a fare maggiore chiarezza.



Notiziario Cimop dicembre 2006