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Progetto di comunicazione e promozione denominato “Progetto di comunicazione e promozione per la diffusione delle informazioni sui temi di Rete Ecologica” POR Campania 2000-2006, Asse I, Risorse misura 1.9, Azione B Progetto integrato PNCVD. Numero identificativo dell’intervento: S 11 PNCVD INV. DGR CAMPANIA n. 1502 del 29.07.2004

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Il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano Strumenti di pianificazione

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Indice

Introduzione Presentazione Obiettivi e contenuti dei piani per la gestione del Parco Piano di difesa del suolo e tutela delle acque Piano energetico Piano del Paesaggio Piano di gestione integrata della fascia costiera Piano di gestione dei beni in uso e di proprietà dell’Ente Parco Piano di gestione dei servizi per il turismo sostenibile Piano Pluriennale Economico e Sociale Piano di gestione del sito Unesco Sistema Informativo Territoriale

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Introduzione

Il Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano, istituito nel 1991 (art. 34 Legge n. 394/91), preserva un patrimonio di inestimabile valore, risultato delle millenarie ed armoniche interazioni tra ambienti naturali ed opera dell’uomo. Con i suoi 181.048 ettari di territorio protetto (321.000 considerando anche le “aree contigue”) occupa tutta la parte meridionale della Campania, ai confini con la Basilicata. Il territorio del Parco comprende 80 Comuni, con una popolazione al 2007 di circa 270 mila abitanti, ai quali devono aggiungersi i 15 comuni delle “aree contigue”, e si caratterizza per l’alternarsi di aree con un elevato grado di spopolamento e territori ad elevata antropizzazione; un vero e proprio “laboratorio vivente” dove sperimentare tutte quelle attività compatibili con l’ambiente, tese a dimostrare come sia possibile coniugare la conservazione della natura e della biodiversità con lo sviluppo sociale, culturale ed economico della comunità locale. L’Ente Parco, nato ufficialmente con il D.P.R. del 5.06.1995, in questi anni ha raggiunto prestigiosi riconoscimenti internazionali. Tra questi ricordiamo il “Green Globe” per il turismo, il diploma europeo sulla Biodiversità e, soprattutto, l’inserimento nella rete delle Riserve di Biosfera del programma MAB dell’UNESCO e l’inserimento, per la prima volta concesso ad un parco mediterraneo, nell’esclusiva lista del Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO, come “paesaggio culturale” di rilevanza mondiale. Di recente, inoltre, il Parco è stato individuato dalla Regione Campania quale soggetto attore di sviluppo integrato tra ambiente, turismo, agricoltura e cultura. In riferimento a tale ruolo, l’Ente ha messo a punto opportuni strumenti di pianificazione, gestione e governance, per rispondere adeguatamente alla sfida che la programmazione unitaria 2007-2013 pone. Si è proceduto, prioritariamente, ad una razionalizzazione della sua struttura interna, al fine di ottimizzare le risorse e garantire una più corretta individuazione dei centri di responsabilità e delle relative competenze. Il nuovo organigramma, approvato ad aprile 2008, prevede, tra l’altro, un’apposita struttura di gestione dei fondi europei 2007-2013. Sono stati, inoltre, valutati i risultati de “L’esperienza del Parco nel periodo programmatico 2000-2006” caratterizzati dal coordinamento e dalla gestione del Progetto Integrato “La Rete Ecologica per lo Sviluppo sostenibile locale”; è stata avviata una 5


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fase di ascolto del territorio per garantire la “Programmazione partecipata” delle opzioni di sviluppo dell’area; sono stati elaborati gli “SStrumenti di Pianificazione”, attuativi del Piano del Parco, caratterizzati da un’elevata complementarietà e innovazione, unitamente al Documento Strategico del Parco, base di riferimento per “La programmazione strategica 2007-2013”. Questa indispensabile attività di analisi, valutazione, concertazione e programmazione, necessaria per procedere con la massima consapevolezza nell’azione che accompagnerà l’Ente Parco nei prossimi anni, rappresenta il punto di partenza per affrontare la sfida della programmazione unitaria 2007-2013. Un’attività nell’ambito della quale il Parco intende contribuire ad innescare un nuovo modo di pensare, basato anche sul concetto di diversità bio-culturale. L’Ente ha l’ambizione di accompagnare l’inevitabile passaggio dall’attuale stato di instabilità e di crisi verso nuove forme di organizzazione, che non siano un nostalgico e improbabile ritorno al passato, ma, piuttosto, il ripristino dell’equilibrio e della flessibilità delle nostre economie, tecnologie ed istituzioni sociali, utilizzando razionalmente le attuali conoscenze scientifiche. In questo territorio, che ha potuto mantenere la propria identità, specificità e vocazione non avendo subito processi di forzata industrializzazione, possiamo non solo immaginare ma sperimentare azioni tese a salvaguardare l’ambiente e preservare la sapienza millenaria dell’uomo, possiamo contrastare quella idea di progresso che ci ha visto separati dalla natura e, addirittura, ci ha illuso di poterla dominare. Questo volume, sintetizza l’importante lavoro di pianificazione operativa messa in campo dall’Ente. Gli otto piani, realizzati dalla società Agriconsulting spa di Roma, sono caratterizzati da un’elevata complementarietà ed innovazione e riguardano le seguenti aree tematiche: la difesa del suolo e la tutela delle acque, la gestione integrata della fascia costiera, il paesaggio, lo sviluppo energetico del territorio, la gestione dei servizi per il turismo sostenibile, la gestione delle infrastrutture a valere sul Progetto Integrato Territoriale 2000-2006, la pianificazione pluriennale economica e sociale per la promozione delle attività compatibili, la gestione del sito Unesco “Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano con i siti archeologici di Paestum e Velia e la Certosa di Padula”. Il Vice Presidente Corrado Matera

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Presentazione Obiettivi e contenuti dei piani per la gestione del Parco

Lo sviluppo sostenibile del Parco, obiettivo dell’Ente Parco e delle politiche che interessano quest’area espresse dai diversi livelli istituzionali, trova il suo riferimento centrale in una coerente attività di gestione che dia attuazione al Piano del Parco, sviluppandone le ampie potenzialità che presenta. Tutte le esperienze virtuose di Parchi Nazionali a livello europeo dimostrano che è proprio l’aattività di gestione il perno del successo, la differenza che qualifica un Parco dall’altro e la scommessa che consente di proiettare il presente in un futuro di miglioramento della qualità dell’ambiente naturale e della vita delle popolazioni e di crescita dell’attrattività del parco. L’attenzione alla gestione nella prospettiva dello sviluppo sostenibile ha spinto l’Ente Parco a individuare strumenti attuativi del Piano del Parco che si caratterizzano per un’elevata complementarietà e innovazione [il Piano di settore per la difesa del suolo e la tutela delle acque, il Piano energetico, il Piano del paesaggio], oltre che a redigere il Piano di gestione integrata della fascia costiera, il Piano di gestione dei servizi per il turismo sostenibile, il Piano di gestione dei beni in uso e di proprietà dell’Ente Parco, il Piano pluriennale economico e sociale per lo sviluppo delle attività compatibili (art.14 ex L.394/91) promosso dalla Comunità del Parco, e il Piano di gestione del sito Unesco “Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano con i siti archeologici di Paestum e Velia e la Certosa di Padula”. Per la realizzazione dei Piani, a seguito di gara d’appalto, l’Ente Parco ha commissionato alla Agriconsulting SpA di Roma le attività previste dall’intervento denominato “ Assistenza Tecnica” (POR Campania 2000-2006 - asse I - risorse misura 1.9 - azione C - Progetto Integrato PNCVD - Numero identificativo dell’intervento S 10 PNCVD INV - DGR Campania n. 1502 del 29.07.2004). 7


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Gli 8 piani realizzati colgono complessivamente l’esigenza: ✓di eliminare gli elementi di rischio e di detrazione che persistono; ✓di mettere in valore il paesaggio che rappresenta – nella sua articolazione – la grande ricchezza di questo territorio; ✓di garantire una gestione appropriata del patrimonio dell’umanità e della costa, ambienti di particolare sensibilità, bellezza e capacità attrattiva; ✓di organizzare la rete infrastrutturale e patrimoPiano difesa suolo Piano del paesaggio Piano G.I.F.C. Piano servizi al turismo Piano infrastrutture Piano energetico Piano Gestione Sito Unesco P.P.E.S.

niale del Parco per consentire lo sviluppo di un’adeguata struttura di servizi di accoglienza e fruizione turistica; ✓di sperimentare forme innovative di risparmio, consumo e produzione dell’energia; ✓di programmare la gestione con decisioni operative efficaci. Gli 8 piani risultano fortemente interconnessi tra loro, individuando azioni tra loro complementari e sinergiche che diventano indispensabili una all’altra. 8


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Tali sinergie sono riscontrabili in ciascuno dei piani, i cui contenuti rimandano in parte a quelli di altri piani, integrandoli nella propria specificità tematica. Il carattere innovativo dei piani consiste nel loro riferimento non tanto e non solo a normative ed esperienze nazionali, ma ai più avanzati orientamenti e pratiche che si esprimono a livello internazionale ed europeo. Emblematici a questo proposito sono, in particolare, il Piano di gestione integrata della fascia costiera, del quale esistono ad oggi soltanto alcune esperienze e il Piano energetico, che affronta una delle principali emergenze dello sviluppo contemporaneo. Pertanto, questi piani rappresentano una sfida che l’Ente Parco ha deciso di intraprendere, inserendosi in una visibilità internazionale che comporta responsabilità alte, derivanti dai confronti e dalle verifiche che necessariamente si svilupperanno durante il processo di attuazione. Questa responsabilità, d’altra parte, è già stata assunta dal Parco del Cilento e Vallo di Diano dal momento in cui è stato inserito nella lista dei siti del patrimonio mondiale dell’Unesco, assurgendo a valore di tutta l’umanità alla cui conservazione e valorizzazione sono chiamati a concorrere le istituzioni e le organizzazioni non governative ai vari livelli, le popolazioni insediate, le attività economiche e i turisti. Fondamentale, a questo proposito, diventa l’aazione di informazione e di partecipazione che si deve sviluppare tra il Parco e le comunità interessate nelle diverse fasi di attuazione delle politiche e degli interventi espressi dai piani, così come l’attività di monitoraggio degli esiti della gestione nel tempo, sostenuta da un continuo aggiornamento del Sistema Informativo Territoriale. Un processo impegnativo di azioni, dunque, che accompagnerà il Parco negli anni prossimi, richiedendo coerenza e responsabilità, per mostrare il progressivo miglioramento della qualità degli ambienti e dei paesaggi congiunti alla riqualificazione culturale ed economica del territorio. Il Direttore Angelo De Vita

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Piano di difesa del suolo e tutela delle acque Il PDSTA è orientato a coordinare la sicurezza idrogeologica e la corretta gestione delle acque con la funzionalità ecologica, la tutela della biodiversità e la conservazione

Il Piano di settore per la difesa del suolo e la tutela delle acque (PDSTA), rappresenta uno strumento volto a definire – nell’ambito del quadro normativo e delle competenze dell’Ente Parco – le misure, gli interventi necessari e le strategie da intraprendere per coordinare la sicurezza idrogeologica e la corretta gestione delle acque con la funzionalità ecologica, la tutela della biodiversità e la conservazione della natura. Esso costituisce di fatto un piano integrato, che comprende anche la corretta gestione delle risorse idriche; risulta fortemente connesso con il Piano per la gestione integrata della fascia costiera e presenta possibili azioni di feedback con il Piano di gestione del Sito UNESCO e con il Piano del Paesaggio.

Il PDSTA è strumento di attuazione delle previsioni del Piano del Parco, attraverso il coordinamento con altri Enti, Autorità e Amministrazioni, titolari di competenze in materia

Nel territorio del Parco Nazionale Cilento e Vallo di Diano, la marcata vocazione al dissesto idrogeologico e la diffusa presenza di meccanismi collegati con il rischio idraulico sono riconducibili alla natura geologica e al conseguente assetto geomorfologico; a questi si aggiunge però l’antropizzazione del territorio, in particolare degli ambiti più critici, rappresentati dal reticolo idrografico e dalla fascia costiera. Inoltre, la perdita della capacità di manutenzione idraulica e di difesa dei suoli, basata su conoscenze e azioni condotte con tecniche tradizionali, costituisce spesso un fattore scatenante dei dissesti (frane, meccanismi di erosione accelerata, formazioni anomale degli eventi di piena). A tutto questo, si aggiungono i processi legati al “global warming”, con l’iinasprimento delle condizioni meteoclimatiche e l’aumento della frequenza dei fenomeni meteorologici “estremi”. Il Piano di settore per la difesa del suolo e la tutela delle acque è richiamato dall’articolo 4 delle Norme di Attuazione del Piano del Parco quale strumento di attuazione delle previsioni del Piano stesso, attraverso il coordinamento con altri Enti, Autorità e Amministrazioni, titolari di competenze consolidate. – In materia di difesa del suolo, la pianificazione di setto re è redatta a scala di bacino, con competenze attribuite alle Autorità di Bacino, due nel caso del Parco Naziona11


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Obiettivi del PDSTA sono: 1) recepire la pianificazione di settore gia’ licenziata; 2) armonizzare i diversi settori “pianificati”, mediando tra gli stessi e i valori del sistema naturale ai quali deve far riferimento il Parco.

le del Cilento e Vallo di Diano [Autorità di Bacino Interregionale del Fiume Sele e Autorità di Bacino Regionale in Sinistra Sele]. I documenti di pianificazione si trovano in diverse fasi del processo di adozione/approvazione/revisione/aggiornamento. In materia di tutela delle acque, la normativa attribuisce competenze alle Regioni e alle Autorità di Bacino. La Regione Campania ha adottato nel 2007 il Piano di Tutela delle Acque. In materia di gestione della risorsa idrica, il riferimento istituzionale è costituito dalla Autorità d’ambito (ATO), nel caso del Parco rappresentata dall’ATO 4 (Ente d’ambito Sele). Questa ha provveduto a predisporre il proprio Piano d’Ambito.

Se l’intesa e il coordinamento istituzionale appaiono sempre auspicabili, nel caso del PDSTA questi sono da ritenersi condizione imprescindibile, richiesta peraltro dallo stesso Ministero dell’Ambiente: gli attori sopra citati, impegnati nelle pianificazioni di settore relative ai temi della difesa del suolo, del risanamento e della tutela delle acque, della gestione e del corretto utilizzo del patrimonio idrico, devono necessariamente operare in sinergia con l’Ente Parco, titolare di specifiche conoscenze e competenze istituzionali con riferimento agli aspetti ambientali degli stessi temi. Il PDSTA si pone, dunque, in continuità e coerenza con il Piano del Parco che prevede che l’attività di pianificazione e di gestione esercitata dall’Ente Parco assuma tra le sue determinazioni quelle derivanti da altri Piani di Settore, arricchendole con specificazioni e ulteriori prescrizioni connesse alla tutela e alla valorizzazione del contesto ambientale. L’obiettivo generale che il Piano del Parco persegue attraverso il presente Piano di settore risulta coerente con il quadro fin qui esposto e può essere sintetizzato in due linee concettuali: 1. recepire al suo interno la pianificazione di settore gia’ licenziata; 2. operare un tentativo di armonizzazione tra i diversi settori “pianificati”, nonché di mediazione tra gli stessi e i valori del sistema naturale ai quali deve far riferimento il Parco. 12


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Il processo metodologico adottato per la redazione del PDSTA è stato attuato attraverso l’utilizzo e l’implementazione di strumenti informatici (GIS), tali da assecondare la dinamicità dei temi affrontati, ed ha previsto l’iindividuazione delle interazioni e delle criticità tra le pianificazioni di settore e quella del Parco (fase di analisi delle conoscenze e di verifiche di campo) e la successiva proposizione di linee di indirizzo o strategie, che il Parco può attuare (fase di sintesi e di proposizione), sempre alla ricerca della coerenza e della sostenibilità tra gli obiettivi propri della difesa del suolo e quelli della conservazione e valorizzazione delle risorse naturali del Parco. Figura 1 Processo di ricerca della coerenza tra gli obiettivi di difesa del suolo e quelli di conservazione e valorizzazione delle risorse naturali del Parco

Piano di attuazione (P.A.I. – P.T.A. – P.d'A.)

Pianificazione del Parco (PdP – Piani di settore)

INTERAZIONE E CRITICITÀ

LINEE GUIDA Specifiche e calibrate CONFRONTO

CORRETTA GESTIONE DEL TERRITORIO DA PARTE DI TUTTI GLI ATTORI

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Per ciò che attiene al tema della Difesa del Suolo, la principale fonte di criticità è costituita dalla presenza di un numero cospicuo di aree o situazioni riconosciute dalle due Autorità di Bacino a pericolosità significativa (elevata o molto elevata): esse interessano anche le aree a maggiore sensibilità ambientale del Parco, a confermare la marcata vocazione al dissesto idrogeologico e la diffusa presenza di meccanismi collegati con il rischio idraulico del territorio del Parco. Tabella 1 Numero di interazioni tra situazioni a pericolosità significativa e aree di elevato interesse ambientale (zone A1, A2 e B1 del Parco)

A1

A2

B1

Totale

P4 (pericolosità molto elevata)

116

18

236

370

P3 (pericolosità elevata)

82

21

477

580

Totale

198

39

713

950

Nell’ambito del Piano di settore, le indagini sono state realizzate a livello di bacini idrografici (principali e secondari), di territori comunali e di ambiti di paesaggio, stratificando le relative informazioni all’interno di una base dati relazionale fornita al Parco. L’analisi è stata particolarmente approfondita con riferimento alla zona costiera del Parco (cfr. anche il Piano per la gestione integrata della fascia costiera). Relativamente alle Acque, un’attenzione particolare è stata dedicata allo studio del reticolo idrografico del territorio del Parco, elemento strategico sia in chiave di difesa del suolo (in questo caso difesa idraulica) che di tutela delle acque, oltre che potenziale rete di connessioni ecologiche e fruitive dell’area protetta, sicuramente valorizzabile allo scopo di alleggerire la pressione turistica sulla zona costiera, indirizzando i flussi verso l’entroterra. Nell’ambito del PDSTA, oltre ai fiumi maggiori del Cilento (Alento, Lambro, Mingardo, Bussento, Calore) sono stati ritenuti 14


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Una corretta gestione delle criticità può avvenire attraverso l’applicazione integrata di Indirizzi, Manuali per le buone pratiche e Linee Guida, messe a punto specificatamente per il territorio del Parco.

Linee guida per il corretto utilizzo delle tecniche di ingegneria naturalistica

significativi anche i principali affluenti degli stessi (F. Faraone, Rio Casaletto, Torrente Bussentino, etc.), nonché i corsi d’acqua considerati minori per regime di portata, lunghezza dell’asta ed estensione del bacino, eppure di importanza strategica soprattutto in relazione alla fascia costiera del Parco (Rio Arena, Rio Lavis, T.te Fiumicello, T.te La Fiumarella, Vallone Fornaci, etc.). Tra le criticità maggiori, non può essere trascurata l’evidente diminuzione della qualità ambientale ed ecologica che interessa il tratto terminale dei corsi d’acqua analizzati, laddove le manomissioni aumentano di numero e di importanza. Altrettanto critici appaiono l’iinfrastrutturazione igienico-sanitaria (analizzata a livello di bacini e a livello comunale) e il mantenimento del deflusso minimo vitale dei corsi d’acqua, alcuni dei quali sono risultati completamente in secca nella stagione estiva del pur breve periodo di osservazione. Una corretta gestione di queste criticità, in relazione ai temi della difesa del suolo e della tutela delle acque può avvenire attraverso l’applicazione integrata di Indirizzi, Manuali per le buone pratiche e Linee Guida, messe a punto specificatamente per il territorio del Parco, e di seguito sintetizzate. Attraverso l’applicazione di tali indirizzi – meglio se integrati con quelli proposti negli altri Piani – sarà possibile produrre, in un arco temporale medio–breve, una sensibile diminuzione del numero e della magnitudo delle criticità individuate. La strategia d’azione proposta con il PDSTA comprende anche la messa in campo di azioni di riequilibrio sedimentario fiume – costa, necessariamente legate ad una visione territoriale di ampia scala, propria del raggio d’azione del Parco.

I Piani per l’Assetto Idrogeologico redatti dalle due Autorità di Bacino che interessano il territorio del Parco incentivano esplicitamente il ricorso a tecniche di Ingegneria Naturalistica. Le Linee Guida proposte dal PDSTA, oltre a rafforzare tale indicazione, propongono come obiettivo la coerenza e sostenibilità ecologica dei progetti, oltre che di tutte le fasi di realizzazione degli interventi (realizzazione dell’opera, manutenzione e monitoraggio dei risultati). A tale scopo vengono proposte indicazioni puntuali, espresse attraverso liste di controllo e criteri di valutazione, non ritenendo sufficiente il generico ricorso a tipologie di intervento previste dai differenti manuali o a schemi metodologici e/o codici deontologici.

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Strumenti di pianificazione Linee di indirizzo per il riequilibrio sedimentario fiume-costa

Le Linee di indirizzo sono orientate da un approccio integrato con il territorio, che considera la costa e l’entroterra parte di uno stesso sistema fisico. L’obiettivo da perseguire è favorire i meccanismi sedimentari di riequilibrio tra il fiume e la costa, al fine di giungere a un ripascimento naturale dei litorali sabbiosi. In quest’ottica, una più profonda conoscenza delle dinamiche dei bacini imbriferi, nonché dei processi naturali e antropici di trasformazione delle modalità di apporto e distribuzione dei sedimenti può fornire indirizzi utili alla gestione dei sistemi fiume-costa, consentendo di individuare azioni e interventi specifici per la mitigazione e il controllo dell’erosione costiera, a partire dalle cause e non curandone passivamente e transitoriamente gli effetti. Azioni prioritarie: ★ approfondimento del quadro conoscitivo ★ promozione della gestione ecologica degli invasi artificiali ★ revisione delle opere di sistemazione idraulica interferenti con il trasporto solido ★ verifica degli interventi di sistemazione idrogeologico-forestale.

Linee guida per la valutazione della compatibilità ecologica-ambientale degli interventi di difesa del suolo

Viene proposto uno schema metodologico da applicarsi alle differenti fasi del processo decisionale, ad ognuna delle quali corrisponde un livello di valutazione, a sua volta articolato in diversi step di analisi. Alla fine della valutazione di compatibilità, in caso di giudizio critico o dubbio di compatibilità ecologico-ambientale, sarà possibile considerare eventuali misure alternative e l’effettiva sostenibilità delle stesse, ripercorrendo la valutazione di compatibilità (attuazione di un processo iterativo del percorso di valutazione). LIVELLO 1: Pianificazione – Programmazione – Progettazione ★ STEP 1 - Istruzione del processo di valutazione ★ STEP 2 - Coerenza generale e amministrativa ★ STEP 3 - Compatibilità ecologico-ambientale LIVELLO 2: Realizzazione – funzionamento dell’opera (o dell’in tervento) ★ STEP 1 – Individuazione dei descrittori del progetto ★ STEP 2 – Valutazione preliminare del Progetto (Check List di controllo) ★ STEP 3 – Applicazione delle matrici di valutazione LIVELLO 3: Manutenzione – gestione di opere (o di interventi) ★ In questo caso il processo di valutazione può essere effettuato in un unico Step, articolato attraverso una check list di controllo.

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Strumenti di pianificazione Linee di indirizzo per l’attuazione della depurazione naturale

L’analisi del sistema depurativo (effettuata sulla base dei dati del PTA Regione Campania e del Piano d’Ambito ATO 4 Sele) evidenzia una marcata carenza e un’evidente difficoltà depurativa dell’intero territorio, con particolari criticità per il sistema insediativo costiero. Anche in tema di depurazione delle acque si rende assolutamente necessaria una visione sistemica: per questa ragione il PDSTA propone Linee di indirizzo, da coordinare necessariamente con la programmazione di infrastrutture igienico-sanitarie della quale sono titolari altri attori istituzionali. Azioni prioritarie: ★ promozione della depurazione decentralizzata, attraverso l’implementazione di trattamenti quanto possibile limitrofi all’utenza e la restituzione diffusa delle acque adeguatamente trattate; ★ sostegno all’attuazione di tecniche di depurazione naturale, attraverso la rinaturazione dei corsi d’acqua, la rinaturazione delle zone umide, la creazione di ecosistemi paranaturali negli ambiti riparali (o ad essi limitrofi).

Applicazione di Best Management Practices (BMP) per la tutela quali-quantitativa delle risorse idriche

Per la tutela quali-quantitativa delle risorse idriche è raccomandabile l’attuazione di interventi ascrivibili alle Best Management Practices (BMP) con le quali si intendono tutti quei sistemi che possono essere sviluppati: per ridurre i deflussi di pioggia; per contenere l’impatto inquinante delle acque di “prima pioggia”; per la prevenzione di meccanismi di dissesto; per la conservazione delle risorse idriche di alto pregio (reti idropotabili). Finalizzate alla tutela delle acque sia superficiali che sotterranee, le BMP possono trovare quindi applicazione sia nelle aree urbane e in quelle produttive (ove la prevenzione della diffusione di inquinanti e la sottrazione di ingenti volumi d’acqua alle reti fognanti costituiscono elementi fortemente positivi), che nelle aree a maggior vocazione naturalistica del Parco. Azioni prioritarie: ★ gestione delle acque meteoriche di dilavamento, attraverso la promozione (anche culturale) dell’introduzione di: sistemi vegetati ; sistemi filtranti; sistemi ad infiltrazione; sistemi di fitodepurazione; riutilizzo delle acque reflue ★ conservazione delle risorse idriche mediante il controllo delle perdite delle reti distributive; ★ rapida attivazione di un piano di monitoraggio e gestione sostenibile delle reti idriche attraverso: il monitoraggio della rete; il controllo della rete con tecniche acustiche (Geofoni, correlatori e noise logger); il controllo delle pressioni in rete; la rapidità e qualità delle riparazioni; la manutenzione programmata delle infrastrutture idriche. 17


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Strumenti di pianificazione Linee guida per la conservazione e la riqualificazione dei corsi d’acqua e delle altre zone umide del Parco

Le zone umide (che comprendono anche i corsi d’acqua) rappresentano ecosistemi ad altissimo grado di biodiversità, oggi gravemente minacciati, e in forte riduzione in tutto il mondo. La crescente consapevolezza delle molteplici e irrinunciabili funzioni svolte da questi ecosistemi sta guidando la realizzazione di azioni di conservazione degli habitat residui oltre che di ripristino, attraverso interventi di rinaturazione e di creazione di ecosistemi umidi artificiali. Le presenti Linee Guida perseguono dunque l’obiettivo di garantire la conservazione e/o il recupero delle diverse funzionalità del corso d’acqua e più in generale di una zona umida, come di seguito specificato. Funzionalità idraulica e idrogeologica Rendere ragionevolmente possibili e sicure l’esistenza umana e le attività antropiche e promuoverne lo sviluppo in termini di: ★ sicurezza idraulica ★ sicurezza idrogeologica ★ spazio per l’edificazione (ove ragionevole) ★ stabilità di alvei e coste (quanto ragionevole). Funzionalità ecologica e ambientale Disporre di un elevato valore ecologico-ambientale, sia in relazione al valore di esistenza che a quello delle funzioni ambientali indirette [naturalità, complessità, resilienza, funzionalità degli ecosistemi; eterogeneità fisica, biodiversità, rarità; attenuazione delle piene; abbattimento degli inquinanti; alimentazione e trasporto solido; patrimonio storico-culturale]. Funzionalità socio-economica Soddisfare gli usi economico-produttivi legati all’acqua, relativamente a: ★ approvvigionamenti idrici (civile, irriguo, industriale) ★ scarichi ★ navigazione ★ pesca e acquacoltura ★ produzione idroelettrica. Funzionalità fruitiva e ricreativa Soddisfare l’uso ricreativo e la fruizione attraverso attività quali: ★ pesca sportiva, ★ attività sportive (canoa, torrentismo, rafting ..) ★ visite, percorsi ★ altre attività ricreative (godimento della bellezza e piacevolezza del paesaggio, ecc.).

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Strumenti di pianificazione Linee guida per la gestione naturalistica dei corsi d’acqua

Le Linee Guida fanno implicito riferimento alla costituzione di una fascia di rispetto lungo le rive dei fossi, nell’ambito della quale privati cittadini ed Enti pubblici dovranno condurre le azioni di gestione e gli interventi di ripristino dell’efficienza idraulica, coerenti con le funzioni ecologiche dei fossi, secondo le modalità operative di seguito elencate: ★ azioni di manutenzione ordinaria ★ risagomatura dell’alveo e delle rive ★ dragaggio con rimozione selettiva delle piante ★ sfalcio delle rive e degli argini ★ bonifica dei rifiuti ★ azioni di gestione straordinaria ★ risagomatura dell’alveo e ripristino delle sezioni idrauliche ★ formazione di pozze ★ creazione di banchine sommerse ★ creazione di trappole per il fango.

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Piano energetico

Scopo del Piano Energetico è definire le linee di indirizzo strategiche in materia energetica, in chiave di sviluppo sostenibile del territorio.

La pianificazione energetica locale è il principale strumento attraverso il quale gli Enti locali possono, alle diverse scale, programmare e indirizzare gli interventi, anche strutturali, in campo energetico nei propri territori, regolando e armonizzando le decisioni di livello nazionale, regionale e provinciale. In accordo con il principio di sussidiarietà, è infatti importante che le decisioni rilevanti per la gestione e il governo del territorio siano assunte dal decisore più vicino alle comunità alle quali compete l’attuazione dei provvedimenti normativi e amministrativi pianificati. Il Piano Energetico (PE) del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano è individuato quale Piano d’Azione del Piano del Parco, così come previsto dall’art. 4 delle Norme Tecniche di Attuazione. Scopo del Piano Energetico è quello di definire - a partire dal quadro conoscitivo del territorio e delle attività di ogni genere in esso svolte - le linee di indirizzo strategiche in materia energetica, orientate a guidare lo sviluppo sostenibile del territorio. Nel PE sono state considerate le scelte di pianificazione e programmazione energetica che l’Ente Parco potrà attuare, articolate in:

1) scelte di indirizzo, che non costituiscono esclusiva competenza dell’Ente Parco ma prevedono piuttosto la partecipazione di una molteplicità di attori opportunamente coinvolti in un “tavolo rete” per l’attuazione partecipata (Comunità montane, UNCEM, Comuni del Parco, Provincia di Salerno, Regione Campania, Associazioni di categoria, Associazioni dei consumatori, Associazioni ambientaliste e tutti i portatori di interessi diffusi che operano nel territorio del Parco). Obiettivo di tali scelte è delineare le possibili strategie da integrare nelle azioni locali; 2) scelte di pianificazione, direttamente riconducibili all’interno del Piano del Parco e tali da poter essere incluse nel Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Salerno; 3) scelte gestionali, riguardanti esclusivamente la gestione delle strutture e infrastrutture di diretta competenza dell’Ente Parco, delle Comunità montane, dei Comuni del Parco; 4) scelte progettuali, costituite da specifiche iniziative finalizzate alla concretizzazione di determinate scelte energetiche (micro-co-tri-generazione distribuita, “energia rinnovabile DOC” del Parco, eolico, bio-energie, produzione di biodiesel, attuazio21


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ne del conto energia per promuovere impianti fotovoltaici, trasporti sostenibili, edifici a basso consumo energetico, ecc…). Le AZIONI concrete individuate dal PE prevedono l’adozione di sistemi efficienti di conversione e uso dell’energia nelle attività produttive.

I tre ASSI PORTANTI del PE sono: 1) risparmio energetico e riduzione dell’uso delle fonti fossili; 2) uso razionale dell’energia (URE) ed efficienza energetica (EE); 3) uso delle fonti energetiche rinnovabili (FER).

Le azioni concrete individuate sono finalizzate a contribuire allo sviluppo sostenibile del territorio del Parco, attraverso l’adozione di sistemi efficienti di conversione e uso dell’energia nelle attività produttive, nel turismo, nell’agricoltura, nei servizi e nei sistemi residenziali. Le azioni dovranno inoltre promuovere una forte politica di risparmio energetico in tutti i settori, in particolare in quello edilizio, organizzando un coinvolgimento attivo di enti, imprese e cittadini. Infine, si ritiene necessaria la promozione di una diversificazione delle fonti energetiche (in particolare nel comparto elettrico) con la produzione decentrata, per un “Parco Carbon free”, a basso uso delle fonti fossili e a bassa emissione di gas serra. Il PE si articola seguendo tre assi portanti, cui tutte le azioni amministrative, i progetti di sviluppo e le azioni sul territorio dovrebbero ispirarsi, con l’obiettivo di fondo di riprodurre sul territorio locale le azioni per centrare gli obiettivi Europei del 20–20–20. I tre pilastri sui quali poggia il PE del Parco sono: 1. risparmio energetico e riduzione dell’uso delle fonti fossili; 2. uso razionale dell’energia (URE) ed efficienza energetica (EE); 3. uso delle fonti energetiche rinnovabili (FER). Le azioni di intervento individuate si inquadrano proprio nell’ambito dei tre assi portanti del piano. Al primo asse sono riconducibili tutti gli interventi finalizzati alla riduzione della domanda di energia da fonti fossili, o non rinnovabili di altro genere, da parte delle strutture dell’Ente Parco e degli Enti pubblici compresi nel Parco, con estensione alle strutture private e ai comuni limitrofi al Parco. Sono riconducibili invece al secondo asse le azioni di sostegno all’introduzione di apparecchiature e tecnologie ad alta efficienza, come ad esempio lampade fluorescenti a basso consumo, elettrodomestici di classe A, A+, A++, cogenerazione, uso delle pompe di calore, teleriscaldamento, uso di generatori a condensazione e frigoriferi ad assorbimento. Sono riconducibili a questo asse anche le azioni volte alla ridefinizione degli strumenti di pianificazione territoriale, allo scopo di introdurre in modo coerente ed efficace gli aspetti relativi al contenimento dei consumi di energia ed alla promozione delle fonti rinnovabili. 22


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Infine, al terzo asse appartengono tutte le azioni volte alla promozione e all’uso delle fonti di energia rinnovabili e quindi all’installazione di pannelli fotovoltaici, di impianti di mini-idro (ad esempio nella riqualificazione di mulini, masserie ed edifici che ricadono negli interventi del PIT), di mini eolico, all’utilizzo della biomassa in modo efficiente, del biogas e dei bio-combustibili. Sono da comprendere in tale categoria anche le azioni di informazione e formazione, di sensibilizzazione dei cittadini, delle scuole di ogni grado, scuole alberghiere e operatori delle strutture ricettive di ogni tipologia e di promozione di accordi volontari con le imprese situate nel territorio del Parco. Ricorrendo agli strumenti idonei di partecipazione sociale e di valorizzazione delle risorse umane potenzialmente disponibili, il Piano può generare occasioni crescenti di nuova imprenditoria e di lavoro. L’Ente Parco dovrebbe inoltre: ✓consolidare ricerca e impresa, facilitando il superamento delle barriere che ostacolano le nuove attività, ✓costruire una rete di assistenza tecnica e di marketing territoriale, ✓organizzare adeguati supporti finanziari, di concerto con la Regione Campania. Le azioni a questi fini suggerite dal PE sono quelle descritte nelle pagine seguenti.

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AZIONE 1 Creazione di un “tavolo rete” di concertazione nel territorio del Parco Nazionale Cilento e Vallo di Diano

Costruire uno strumento strategico di promozione, mediante l’istituzione di un “tavolo rete” di concertazione fra i Comuni del Parco, la Provincia di Salerno e la Regione Campania, le associazioni industriali e di categoria presenti sul territorio, i sindacati, l’Università e tutte le organizzazioni portatrici di interessi diffusi. Il “tavolo rete” dovrebbe favorire il confronto permanente, il coordinamento e la programmazione delle azioni concrete da attuare sul territorio, andando anche a individuare le risorse finanziarie, le forme operative ed organizzative più efficaci per il successo gli interventi.

AZIONE 2 Creazione di un Osservatorio sull’attuazione del PE

L’Ente Parco, al fine di verificare l’attuazione sul territorio degli interventi previsti dal PE e dagli altri strumenti di pianificazione, dovrà dotarsi di un sistema dinamico, in grado di seguire l’evolversi degli interventi sul territorio consentendo l’adeguamento delle azioni alle indicazioni provenienti da una verifica periodica sul conseguimento degli obiettivi del piano. L’osservatorio sul PE, con cadenza annuale, dovrebbe monitorare i consumi finali per settore e per ambito di Comunità Montana, i risultati attesi dagli specifici interventi programmati con i dati misurati, le emissioni di CO2 equivalente evitate, il rapporto fra investimenti e risparmi energetici raggiunti e l’occupazione indotta dagli interventi realizzati.

AZIONE 3 Promozione di accordi volontari

Importanti obiettivi di politica energetica, iniziative sull’efficienza energetica nei processi industriali/civili/agricoli, la promozione dell’uso delle energie rinnovabili, un sistema di mobilità sostenibile all’interno del Parco, o politiche a carattere settoriale/territoriale, possono essere attuate mediante accordi volontari tra aziende e/o enti locali finalizzati ad individuare le metodologie generali e le condizioni operative per avviare percorsi per vari progetti da realizzare sul territorio. Mediante gli accordi volontari si potranno definire dei pacchetti di progetti per razionalizzare il sistema energetico del Parco, in relazione alle risorse territoriali ed alle infrastrutture esistenti o da programmare.

AZIONE 4 Creazione di distretti agricoli e industrali energeticamente consapevoli

La chiusura dei cicli in agricoltura e nell’industria consentirebbe di lasciare il modello semplice (risorsa-rifiuto) passando a un riutilizzo virtuoso di tutte le tipologie di materia o energia a valle dei processi primari. Ciò consentirebbe un incremento dell’efficienza energetica nei flussi di materia, creando sinergia nei distretti. Ne seguirebbe una effettiva riduzione dell’impiego di risorse, di energia, di materie prime. Inoltre, emissioni di gas serra e inquinanti e la produzione di rifiuti risulterebbero fortemente ridotte.

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AZIONE 5 Istituzione dell’Agenzia Energetica del Parco

Attraverso progetti finanziati con fondi comunitari, potranno essere istituiti un’Agenzia per fornire assistenza tecnica e consulenza e uno sportello informativo in materia energetica per i Comuni del Parco e per i cittadini. Inoltre tale organismo potrebbe assistere l’Ente Parco nelle funzioni di rilascio nulla osta secondo le norme del Dlgs. 387/2003, nelle funzioni di attuazione, gestione, controllo e verifica della pianificazione energetica del Parco, della Provincia di Salerno e del Piano Energetico Regionale (PER) della Regione Campania. Le nuove competenze derivanti dalla liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica e del gas richiedono un’adeguata capacità d’intervento a livello locale per comuni, piccole aziende e cittadini.

AZIONE 6 Formazione di “Energy Manager” nel territorio del Parco

Occorre prevedere la formazione di esperti in pianificazione, progettazione di sistemi e gestione delle risorse energetiche per assolvere compiti di indirizzo, promozione e gestione. La formazione, promossa dal Parco, dall’Agenzia energetica del Parco e da operatori locali, con il supporto delle Università, dovrebbe focalizzarsi nella definizione di figure qualificate cui possono essere assegnati compiti di indirizzo e direzione degli interventi in materia energetica nei comuni e nelle aziende del Parco.

AZIONE 7 Formazione di “Mobilità Manager” nel territorio del Parco

Occorre prevedere la formazione di esperti in pianificazione, progettazione di sistemi e gestione dei trasporti pubblici delle aziende private, per promuovere sistemi innovativi di trasporto di merci e persone nel territorio del Parco, con la finalità di diminuire le emissioni di gas serra ed inquinanti da traffico veicolare e promuovere nuove forme di trasporto (car pooling, car sharing). Infine il PE permette di individuare i vincoli amministrativi e territoriali e le potenzialità di sviluppo del settore delle fonti rinnovabili all’interno del territorio del Parco.

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Strumenti di pianificazione Il Piano del Paesaggio definisce le misure di salvaguardia, pianificazione e gestione dei paesaggi del Parco.

Piano del Paesaggio Il Piano del Paesaggio è un Piano d’Azione del Piano del Parco, ai sensi di quanto previsto all’articolo 4 delle Norme di Attuazione. Si tratta di uno strumento finalizzato a definire misure di salvaguardia, gestione e pianificazione dei paesaggi del Parco, in coerenza con il quadro di riferimento normativo e pianificatorio di livello nazionale e regionale. Il Piano del Paesaggio è stato sviluppato infatti: – in continuità con lo strumento di pianificazione paesaggistica regionale, le Linee Guida per il paesaggio del Piano Territoriale Regionale (PTR) Regione Campania; – in attuazione del Piano del Parco, della Convenzione Europea del Paesaggio, come previsto dalle Norme di Attuazione e del Codice dei beni culturali e del paesaggio successivamente approvato; – in relazione con gli altri strumenti predisposti: i Piani di Difesa del Suolo e di Gestione Integrata della fascia costiera, il Piano di Gestione del Sito UNESCO, nonché il Piano Pluriennale di Sviluppo Economico e Sociale.

Figura 2 Piano del Paesaggio: Carta dei sistemi storico-culturali

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Il riconoscimento del valore di patrimonio dell’Umanità del “paesaggio culturale” del Cilento e Vallo di Diano è stato considerato infatti un presupposto fondamentale nella lettura e nella valutazione del paesaggio del Parco, orientando le scelte del Piano.

La struttura del Piano Il Piano del Paesaggio è articolato in una prima parte di natu ra analitico-interpretativa e in una seconda parte di natura pro positiva. ★ Nella prima parte, attraverso un processo di elaborazione interdisciplinare che ha messo a confronto differenti letture del territorio del Parco (fisico-morfologiche, botanico-vegetazionali, storico-insediative, culturali), sono stati individuati 15 Ambiti di paesaggio, integralmente o parzialmente inclusi nel perimetro del Parco (Figura 3). Essi rappresentano una specificazione delle indicazioni del PTR e del Piano del Parco.

Figura 3 Piano del Paesaggio: Mappa degli Ambiti di Paesaggio

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Queste le denominazioni dei quindici Ambiti di Paesaggio: A Valle del Calore B Vallo di Diano C Chianello - Soprano D Monte Stella E Monte Vesalo F Piana dell’Alento G Monte Sacro H Monte Cervati Le Schede degli Ambiti di paesaggio contengono descrizioni scritte, grafiche e fotografiche, valutazioni e proposte.

Le proposte del Piano del Paesaggio sono formulate con riferimento a due livelli territoriali: - gli ambiti d paesaggio; - l’intero territorio del Parco.

Obiettivi di qualità paesistica; direttive e/o indirizzi

I Motola - Cocuzzo L Pisciotta M Monte Bulgheria N Monte Centaurino O Roccagloriosa P Forcella - Serralunga Q Monti Alburni

Per ciascun Ambito sono state compilate apposite Schede, che contengono descrizioni scritte, grafiche e fotografiche di dettaglio, nonché valutazioni e proposte, configurandosi quali strumenti fondamentali per la conoscenza e la gestione del paesaggio. Le Schede rappresentano una preziosa banca-dati del pae saggio del Parco, sistematica e omogenea su tutto il territorio dell’area protetta, funzionale a orientare le scelte dell’Ente nella direzione della gestione sostenibile del territorio e del paesaggio. ★ Nella seconda parte sono descritte le proposte del Piano del Paesaggio, di seguito sintetizzate, in parte riferite agli Ambiti di paesaggio, e quindi alle schede per Ambito, in parte all’intero territorio del Parco.

Per quanto concerne gli aspetti normativi, il Piano del Paesaggio si fonda sulle Norme di Attuazione del Piano del Parco, proponendo per esse alcune integrazioni. Il Piano del Paesaggio definisce le strategie da adottare per perseguire, alla scala dei diversi ambiti di paesaggio o di porzioni di questi, gli obiettivi di qualità paesistica. Le direttive sono volte a improntare l’azione politica e amministrativa dell’Ente Parco, mentre gli indirizzi orientano l’attività di altri soggetti, definendo alcuni contenuti necessari degli strumenti di pianificazione locale (in particolare di livello comunale). Il Piano del Paesaggio contiene misure specifiche per ambiti di paesaggio, orientate a salvaguardia, gestione e pianificazione dei paesaggi del Parco e espresse in forma di: programmi di valorizzazione (PV); programmi integrati d’intervento (PII); progetti d’intervento unitario (PIU). Per gli Ambiti costieri (M.Stella, Piana dell’Alento, Pisciottano, M.Bulgheria) sono state definite prescrizioni riferite alla pianificazione urbanistica locale. 29


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Le proposte per Ambiti di paesaggio Le proposte di livello generale Nell’ambito del Piano del Paesaggio vengono definiti Prescri zioni e Indirizzi generali che, in quanto riferiti a specifiche categorie di beni ed elementi diffusi sul territorio e a tutti gli strumenti di pianificazione urbanistica comunale, risultano “trasversali” a tutti gli Ambiti di Paesaggio. Alcune proposte di integrazione delle Norme di Attuazione del Piano del Parco derivano dal recepimento degli indirizzi delle Linee Guida per il Paesaggio del Piano Territoriale Regionale. Programmi integrati territoriali

Operano su tematiche e contesti territoriali “trasversali” agli Ambiti di Paesaggio, rappresentando il quadro di riferimento e di coerenza territoriale per alcune delle misure specifiche definite alla scala di ambito di paesaggio (programmi e progetti); possono essere interrelati tra loro. I Programmi sono strumenti operativi attraverso i quali l’Ente Parco può attuare ampie e organiche politiche di riqualificazione e valorizzazione paesaggistica.

Programma integrato “Riqualificazione delle fasce fluviali”

Definisce il quadro operativo di riferimento per lo sviluppo di un’organica “rete di progetti” di riqualificazione delle aste fluviali del Parco, che coniughi aspetti idraulici, idrogeologici, naturalistici, storico-culturali e fruitivi raccordando contributi del Piano di Difesa del Suolo e Tutela delle Acque e del Piano per la Gestione Integrata della fascia costiera.

Programma integrato “Riqualificazione della fascia costiera”

Definisce il quadro operativo di riferimento per lo sviluppo di un organico corpo di azioni e interventi per la riqualificazione della fascia costiera del Parco, in stretta relazione con le indicazioni del Piano per la Gestione Integrata della fascia costiera.

Programma integrato “Museo vivente: fruizione sociale e conocenza dei paesaggi culturali del Parco”

Il “Programma integrato” propone un sistema di fruizione sociale e di conoscenza basato su “circuiti d’interpretazione dei paesaggi cilentani”, che mettano in rete i siti che contribuiscono a ricostruire, testimoniare ed esaltare la memoria, la cultura, la vita, le tradizioni, le attività produttive, e in generale le 30


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relazioni fra ambiente naturale e attività antropica caratteristici del Cilento e Vallo di Diano, proponendone un’immagine unitaria. La rete della sentieristica è la struttura portante sulla quale si innestano i siti di interesse, tra i quali occupano una posizione di rilievo aree, beni e sistemi di beni che hanno contribuito in modo determinante al riconoscimento UNESCO. Il Programma Integrato, nel suo ampio schema di impianto, vuole raccordare, integrare e ottimizzare iniziative e risorse convergenti già attivate nelle pregresse attività di programmazione e progettazione sviluppate sul territorio del Parco. Figura 4 Piano del Paesaggio: Schema della rete fruitiva del Museo Vivente

Programma integrato “La risorsa paesaggio: sensibilizzazione, informazione e partecipazione”

In stretta correlazione con il Piano Pluriennale Economico e Sociale e con il Piano di gestione dei servizi per il turismo sostenibile, il Programma Integrato propone attività coordinate che favoriscano l’avvicinamento e la comprensione del paesaggio nelle sue molteplici dimensioni e valenze (da quella culturale a quella economica) da parte della cittadinanza, degli amministratori, dei visitatori. Viene posta particolare attenzione all’esperienza personale, quotidiana e straordinaria, del paesaggio. 31


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Piano di gestione integrata della fascia costiera Come in tutte le aree costiere europee, anche nel territorio del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano lo sviluppo accelerato di attività economiche (il turismo in particolare), determina conflitti e tensioni sociali tra i possibili usi della fascia costiera.

Figura 5 Processo di ampliamento di strutture turistiche esistenti: confronto 2005-2000

Il Piano di gestione integrata della fascia costiera si configura come processo di pianificazione orientato a TUTELARE gli ecosistemi e PROMUOVERE il benessere socio-economico delle zone costiere.

I forti conflitti ambientali concentrati lungo la zona costiera hanno già da tempo attirato l’attenzione dell’Unione Europea che, attraverso percorsi di confronto e consultazione, ha attivato la Strategia comunitaria di Gestione Integrata delle Zone Costiere (GIZC), successivamente sviluppata e affinata dal Protocollo ICAM della Convenzione di Barcellona (Gennaio 2008). Il Piano di gestione integrata della fascia costiera è ancora in via di sperimentazione (a livello nazionale e internazionale) e anche questa prima esperienza applicativa sul territorio del Parco ha confermato che la gestione integrata deve costituire un processo – e non solo un prodotto – dinamico, destinato a durare ed evolvere nel tempo. 33


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Strumenti di pianificazione Il Piano di gestione integrata della fascia costiera è uno STRUMENTO DI CO-ORDINAMENTO di soggetti, politiche e piani.

Lo SPESSORE DELLA FASCIA COSTIERA è la porzione di territorio rappresentativa dei fattori, delle relazioni e dei fenomeni che caratterizzano la costa, influenzandone lo sviluppo.

La tutela degli ecosistemi naturali è indubbiamente uno degli obiettivi principali della strategia, che si prefigge anche di promuovere il benessere economico e sociale delle zone costiere. La GIZC ha come presupposto fondamentale il coinvolgimento di tutti i responsabili delle politiche (locali, regionali, nazionali ed europee), nonché di tutti i soggetti che con le proprie attività influenzano le regioni costiere. Nel caso del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, l’applicazione di un sistema di gestione integrata può configurarsi quale strumento di coordinamento di diversi Piani, e in particolare di: Piano del paesaggio e Piano di gestione del sito Unesco, Piano della difesa del suolo e della tutela delle acque, Piano di gestione naturalistica, Piano di gestione dei servizi per il turismo sostenibile, Piano Pluriennale Economico e Sociale. Partendo dai principi fondamentali del Protocollo ICAM, il Piano di gestione integrata della fascia costiera è stato articolato al fine di: ★ definire/chiarire i criteri per individuare il vero “spessore“

della fascia costiera, ossia quella porzione di territorio che si ritiene fondamentale prendere in considerazione in quanto effettivamente rappresentativa dei fattori che caratterizzano la costa (componenti naturali terrestri e marine, sistemi insediativi e infrastrutturali), delle reciproche relazioni e dei fenomeni che ne influenzano la conservazione così come lo sviluppo. Questo spessore non è omogeneo: ai fini di un’efficace gestione integrata dovrebbe scaturire da un processo di analisi intersettoriale. A tal fine, il Piano opera il confronto di unità significative di indagine rispetto a quattro matrici fondamentali: a) geomorfologica/idrogeologica > bacini idrografici e unità fisiografiche; b) ambientale e storico paesistica > ambiti di paesaggio; c) urbanistico-insediativa > ambienti insediativi e aree di recupero ambientale; d) socio-economico e funzionale > sistemi turistici locali (itinerari e aree di interesse turistico e rete dei servizi). ★ definire – da un punto di vista intersettoriale e attraverso un approccio ecosistemico – i “macrocampi” di applicazione delle politiche di gestione integrata, significativi rispetto agli obiettivi fondamentali della gestione integrata e in particolare: – integrità degli ecosistemi propri della zona costiera (quindi in particolare zone umide, habitat marini, ambienti dunali), dei 34


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Strumenti di pianificazione Sono CAMPI DI APPLICAZIONE DELLA GESTIONE INTEGRATA : - l’integrità degli ecosistemi; - la prevenzione dei rischi; - la valorizzazione della zona costiera

caratteri geomorfologici e dei paesaggi costieri; – prevenzione dei rischi naturali (in particolare quelli che pregiudicano la sicurezza del territorio e le potenzialità d’uso); – valorizzazione della zona costiera come patrimonio/risorsa delle popolazioni che vi risiedono. Il Piano di gestione individua quindi 5 “temi/obiettivo”: 1. 2. 3. 4.

Erosione e tendenza recessiva della linea di costa; Stato quali-quantitativo delle risorse idriche; Naturalità e qualità ambientale e paesaggistica; Equilibri insediativio-funzionali e valorizzazione turistica sostenibile dei territori costieri; 5. Conoscenza e monitoraggio dello stato qualitativo e funzionale di beni, risorse e servizi I cinque temi sintetizzano i fattori più rappresentativi della funzionalità e della qualità complessiva del sistema costiero, per i quali risulta strategico assumere una visione e un sistema di gestione/controllo integrati. Di seguito si riporta, a titolo esemplificativo, la Scheda di sintesi relativa al Tema/obiettivo “Erosione e tendenza recessiva della linea di costa”.

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Strumenti di pianificazione Figura 6 Scheda di sintesi del Tema/obiettivo 01. Erosione e tendenza regressiva della linea di costa

Tema/obiettivo 01

Erosione e tendenza regressiva della linea di costa

Criticità

Riduzione dell'apporto sedimentario causata dalla creazione di invasi e sbarramenti e dalla cementificazione degli alvei Riduzione dell'apporto sedimentario per attività antropica nei bacini idrografici a causa di opere di sbarramento, artificializzazioni invasi, ecc. Interferenze sui processi sedimentari e sul funzionamento ecologico-ambientale delle opere per la difesa del suolo

Obiettivi di qualità

Riequilibrio dei sistemi fiume-costa e recupero apporto sedimentario naturale Sostenibilità della portualità turistica

Livelli e strumenti L1

Schede di individuazione e valutazione delle situazioni puntuali di criticità in ambito fluviale

L1

Schema metodologico per la valutazione della compatibilità ecologico-ambientale degli interventi di difesa del suolo

L2

Linee di indirizzo per il riequilibrio sedimentario fiume-costa

L2

Indirizzi per la portualità turistica sostenibile e linee guida per la realizzazione di campi ormeggi per la nautica

L2

Linee guida per la tutela quali-quantitativa delle risorse idriche

Rispetto ai cinque temi, e in coerenza con la sua natura di strumento di coordinamento, il Piano di gestione integrata: ★ opera un approfondimento specifico sulle problematiche connesse all’eerosione costiera, mostrando le evidenti (ma spesso trascurate) implicazioni con la corretta gestione delle componenti naturalistiche e delle attività antropiche; ★ costruisce un quadro sinottico che evidenzia i diversi livel li normativi/operativi che strutturano la parte propositiva dei diversi strumenti attuativi del Piano del Parco, esplicitando al tempo stesso i campi di integrazione.

Il corpo del Piano è costituito da Linee di indirizzo, Linee Guida e Codici di buona pratica, fortemente aderenti alla realtà locale; essi approfondiscono gli aspetti: ✓del riequilibrio sedimentario fiume-costa per la mitigazione dei fenomeni erosivi, 36


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✓dell’uso sostenibile delle spiagge, ✓della tutela delle risorse idriche e degli ambienti umidi dell’ambito costiero (comprendendo in tale contesto anche la qualità delle acque marino-costiere), ✓della tutela degli ecosistemi marino-costieri. Linee di indirizzo per il contrasto dell’erosione costiera

L’applicazione dei principi della Gestione Integrata alle problematiche dell’erosione costiera può consentire l’adozione di misure efficaci per conservare o ripristinare la capacità naturale della costa di adattarsi ai cambiamenti, inclusi quelli riconducibili al rischio di risalita del livello del mare. Il ricorso alle opere di protezione rigide (pennelli, scogliere, muri paraonde, ecc.) ha da tempo infatti evidenziato profonde criticità ed inadeguatezza. Ma anche tecniche apparentemente più morbide e compatibili, quali la realizzazione di barriere sommerse e/o semisommerse e lo stesso ripascimento delle spiagge (ripristino delle spiagge in erosione mediante rialimentazione artificiale, con sabbie prelevate da cave marine distanti anche centinaia di chilometri), cominciano a mostrare limiti evidenti e, come intuito già da tempo, ha di fatto viziato amministrazioni e imprenditori verso una soluzione “facile” e solo apparentemente naturale. Il ripascimento artificiale non è infatti indenne da forti contraddizioni ambientali con effetti sulle biocenosi marino-costiere, sulle attività antropiche (pesca in particolare) e sugli aspetti paesaggistici delle spiagge (spiagge bianche o dorate che mutano in modo devastante il proprio peculiare aspetto cromatico); in questo contesto deve essere considerato che anche le sabbie non costituiscono alla lunga una risorsa inesauribile. Azioni prioritarie:

★ approfondimento del quadro conoscitivo, in relazione speci-

★ ★ ★ ★ ★ ★

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fica alla valutazione del trasporto solido dei principali corsi d’acqua influenti l’alimentazione dei litorali: segnatamente Alento, Lambro e Mingardo; attuazione di interventi di riqualificazione fluviale; verifica degli interventi di sistemazione idrogeologico-forestale; nell’ambito dei diversi bacini imbriferi, gestione degli stock sedimentari; incremento della resilienza del sistema spiaggia-duna mediante l’attivazione delle pratiche ecologiche di gestione sostenibile delle spiagge; tutela e valorizzazione delle praterie di Posidonia oceanica; verifica della regolarità urbanistica e della legittimità di opere; promozione della gestione ecologica degli invasi artificiali.


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Attraverso le Linee di indirizzo per l’uso sostenibile delle spiagge del Parco è stato messo a punto un modello per la gestione e lo sviluppo sostenibile delle spiagge. Tutte le spiagge del Parco sono state indagate analiticamente sotto il profilo della vocazione naturalistica e di quella turistico-balneare; per la spiagge a forte connotazione naturalistica sono stati identificati specifici interventi di carattere ecologico, mentre per le spiagge ad elevata funzionalità balneare sono state individuate linee di intervento per la razionalizzazione delle presenze, il miglioramento della qualità e funzionalità dei servizi e delle strutture, il raggiungimento di elevati livelli di qualità ambientale e compatibilità ecologica.

Trentova Lago S. Maria di Castellabbate 1 S. Maria di Castellabbate 2 S. Maria di Castellabbate 3 S. Maria di Castellabbate 4 Baia Arena Nord Baia Arena Sud Agnone 1 Agnone 2 Agnone 3 Marina di Mezzatorre Acciaroli Pioppi Marina di Casal Velino 1 Marina di Casal Velino 2

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Miglioramento del livello di qualità ambientale e compatibilità ecologica

Miglioramento della qualità e funzionalità dei servizi e delle strutture

Implementazion di servizi e strutture di qualità

Interventi per la valorizzazione naturalistica e la sensibilizzazione ed educazione ambientale

Manutenzione ecologica della spiaggia, del retrospiaggia e delle opere di conservazione

Tutela delle banquettes di Posidonia oceanica

Utilizzo ecologico delle biomasse vegetali spiaggiate

Pulizia manuale e selettiva

Interventi di valorizzazione fruizionale

Controllo della vegetazione aliena (ad es. Carpobrotus)

Ricostituzione di formazioni vegetali

Interventi di ripristino ambientale con tecniche naturalistiche

Nome

Minimizzazione delle strutture fruizionali

Interventi di valorizzazione naturalistica

Razionalizzazione delle presenze

Figura 7 Indicazioni progettuali e di sviluppo sostenibile delle spiagge

Limitazione degli accessi

Linee di indirizzo per l’uso sostenibile delle spiagge del Parco


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Strumenti di pianificazione Linee di indirizzo per una portualità turistica sostenibile

Lungo la costa del Cilento (110 Km di sviluppo, tra Agropoli e Sapri) sono presenti 9 porti turistici: si tratta di strutture di differente capacità e attrezzatura, sufficienti per numero ma da migliorare dal punto di vista della funzionalità diportistica in termini di servizi tecnici e turistici, oltre che di qualità, anche percettiva. I rapidi processi di urbanizzazione e infrastrutturazione costiera, anche con scopi di difesa, hanno determinato l’attuale stato di alterazione del paesaggio e delle sue funzionalità naturali, prima tra tutte la capacità di risposta e di autoregolazione rispetto al fenomeno erosivo e all’azione distruttiva del mare. Le Linee di indirizzo per la pianificazione sostenibile del sistema di porti e approdi turistici della costa del Parco prevedono dunque : – l’incremento della capienza dei porti unicamente attraverso la razionalizzazione degli spazi interni; – la riqualificazione dell’offerta turistica attraverso il miglioramento dei servizi tecnici e di quelli fruitivi; – la “riconversione ecologica di porti, approdi e rade attraverso l’istituzione di servizi ecologici e l’applicazione di codici di buona pratica diportistica (barche ecologiche, ancoraggi ecologici, etc.).

Linee di indirizzo per la tutela delle acque marine in ambito costiero

Le linee di indirizzo operative sono state identificate nell’approfondimento del quadro conoscitivo per una pianificazione e progettazione responsabile, nel censimento di tutti gli scarichi a mare e delle condotte di scarico, nell’attuazione di interventi di riqualificazione fluviale, nello sviluppo e adeguamento del sistema depurativo con approccio integrato e riferimento alle tecniche naturali di depurazione e affinamento del trattamento tradizionale. Ove possibile, ad integrazione e sviluppo di alcune delle linee di indirizzo descritte, sono state associate linee guida e buone pratiche per la gestione integrata della zona costiera ed in particolare: – linee guida per la gestione ecologica degli spiaggiamenti vegetali; – linee guida per la realizzazione di campi ormeggio per la nautica; – linee guida per la tutela quali-quantitativa delle risorse idriche in ambito costiero; – buone pratiche per la realizzazione delle spiagge ecologiche.

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Piano di gestione dei beni in uso e di proprietà dell’Ente Parco Il Piano di gestione è orientato a individuare un’utile destinazione per i beni immobili nella disponibilità dell’Ente Parco.

Le proposte di utilizzo dei beni si concretizzano quali “supporti materiali” alla realizzazione delle reti di accoglienza e fruizione previste dal PPES del Parco.

Scopo principale del Piano di gestione dei beni in uso e di proprietà dell’Ente Parco è individuare un’utile destinazione d’uso per i beni immobili nella disponibilità dell’Ente Parco, indicando le modalità di realizzazione degli interventi. Il complesso immobiliare nella disponibilità del Parco è composto sia da immobili di proprietà, acquisiti soprattutto nella prima fase di vita dell’Ente, sia da altre unità concesse in comodato d’uso dai Comuni del territorio, in cambio dell’impegno alla ristrutturazione e/o alla manutenzione. La sua formazione corrisponde in primo luogo all’esigenza di delineare una strategia dell’Ente Parco, conferendo organicità alle azioni già intraprese o previste. L’insieme degli immobili in uso e di proprietà dell’Ente Parco costituisce un complesso estremamente eterogeneo: si tratta di 32 unità immobiliari dislocate nel territorio di 26 comuni, prevalentemente dell’area interna. Di queste unità, 9 sono aree naturali, 10 immobili risultano avere un motivo di pregio, mentre nei rimanenti casi si tratta di immobili “ordinari”. Con riguardo al titolo giuridico di godimento, 9 unità immobiliari sono di proprietà dell’ente parco e gli altri 23 sono in comodato d’uso. Quasi tutte le unità sono state interessate da progetti di recupero nell’ambito del PIT del Parco, ma con risultati solo parziali ai fini della valorizzazione e dell’effettiva utilizzazione del patrimonio immobiliare, essendo stati realizzati solo 19 dei 30 progetti presentati. La strategia individuata dal Piano di gestione prevede che le proposte di utilizzo dei beni si concretizzino quali “supporti materiali” alla realizzazione delle azioni di intervento del Piano Pluriennale Economico e Sociale (PPES), offrendo una localizzazione per lo svolgimento delle attività previste. Si tratta prevalentemente di uso di immobili a servizio della creazione di reti di accoglienza e fruizione, che completino l’offerta turistica del Parco Nazionale Cilento e Vallo di Diano e ne migliorino la qualità.

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Le schede progettuali elaborate nell’ambito del Piano di gestione e di seguito sintetizzate riportano: ✓ l’elenco degli immobili interessati; ✓ lo stato attuale delle unità immobiliari, così come verificato attraverso sopralluoghi e/o per interviste a funzionari dell’Ente Parco; ✓ le azioni del PPES di riferimento; ✓ le finalità e i contenuti dell’iniziativa; ✓ le modalità di attuazione (in riferimento agli aspetti operativi, gestionali ed economico-finanziari); ✓ l’individuazione dei soggetti da coinvolgere; ✓ i principali indicatori di attuazione; ✓ l’identificazione dei più rilevanti elementi utili ad una valutazione di prefattibilità dell’ipotesi progettuale. Le proposte di utilizzo sono così sintetizzabili: 1. Rete di strutture per l’accoglienza turistica (Borgo della Quarantana, comune di Cannalonga; Borgo di Pietracupa, Comune di Roccadaspide; Palazzo Santamaria, Comune di Teggiano; Ex asilo, Comune di Stio Cilento CEA, Frazione Gorga) 2. Rete dei piccoli attrattori culturali (Villa Matarazzo a Santa Maria di Castellabate, comune di Castellabate; Palazzo Ducale, comune di Laurino; Palazzo Marone, Comune di Monte San Giacomo; Ala municipio, comune di Rossigno; Palazzo Santamaria, Comune di Teggiano; Castello Giusso, Comune di Sicignano degli Alburni; Ex chiesa di San Giorgio, Comune di Novi Velia) 3. Rete dei centri didattico-scientifici (Centro Lontra, comune di Aquara; Ex edificio scolastico, Comune di Lustra; Osservatorio astronomico, Comune di Petina; Centro Rapaci, Comune di Sessa Cilento; Ex edificio scolastico CEA, Comune di Stio Cilento, frazione Gorga; Oasi didattico sperimentale, Comune di Piaggine, località Piesco); 4. Incubatori d’impresa per la crescita sostenibile (Edificio scolastico, Comune di Stio Cilento; Ex edificio scolastico, Località Pruno, Comune di Piaggine; Ex casa comunale, Comune di Castel San Lorenzo).

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Dal momento che non tutti gli immobili presentano caratteristiche tali da renderne possibile l’inserimento in un’iniziativa progettuale che riguardi più localizzazioni con destinazioni simili o analoghe, per alcuni casi si è provveduto a identificare ulteriori forme di impiego, quali : ★ Museo paleontologico o centro di servizio per le visite

(Ex edificio scolastico, Comune di Magliano Vetere) ★ Sede del centro di formazione del PNCVD e/o del laboratorio

per lo sviluppo locale (Ex scuola materna, Comune di Torre Orsaia, Frazione Castel Ruggero; Palazzo Marone, a Monte San Giacomo) ★ Interventi di conservazione e valorizzazione

(Area della Molpa, Comune di Centola) ★ Area di fruizione escursionistica

dedicata alle antiche tradizioni dell’economia rurale (Territorio collinare, Comune di San Mauro la Bruca) ★ Rifugio

(Infrastrutture di Monte Carmelo, Comune di Sant’Arsenio; Rifugio montano, Comune di Corleto Monforte, località Corcomona) ★ Interventi di rifunzionalizzazione

(Palazzo Mainenti, Comune di Vallo della Lucania).

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Piano di gestione dei servizi per il turismo sostenibile Il Piano di gestione è orientato a individuare forme di gestione dei servizi che rendano sostenibile il turismo nel territorio del Parco.

Obiettivo prioritario del Piano di gestione dei servizi per il turismo sostenibile è individuare forme di gestione dei servizi al turismo che rendano effettivamente “sostenibile” il turismo nel territorio del Parco Nazionale Cilento e Vallo di Diano. Il concetto di sostenibilità del turismo al quale ci si è riferiti è quello espresso dalla Conferenza delle Nazioni Unite su Ambiente e Sviluppo (UNCED) del giugno 1992, dall’Agenda 21 e dalla UE nella Carta Europea per lo Sviluppo turistico sostenibile. Nell’ambito del Piano di gestione: ★ è stata svolta un’aanalisi dei riferimenti normativi, con particolare attenzione alla Legge 135/2001, che definisce i Sistemi Turistici Locali (STL) e gli strumenti per lo sviluppo del settore turistico, e alla Carta europea quale strumento operativo per la gestione sostenibile del turismo nelle aree protette; ★ è stata realizzata un’aanalisi di benchmarking, allo scopo di individuare modelli operativi di indirizzo e attuazione della sostenibilità del settore (in particolare la rete Pan Parks – WWF International); ★ sono stati individuati punti di forza e criticità del settore, sulla base dell’analisi quali-quantitativa delle informazioni ottenute da fonti statistiche ufficiali e da interviste a testimoni privilegiati: principali fattori di attrazione; servizi diretti ed indiretti; tendenze del mercato nazionale ed internazionale; situazione attuale della domanda e dell’offerta turistica nel territorio del Parco.

Lo squilibrio nell’offerta e nella domanda di servizi turistici tra costa e interno del Parco costituisce la principale criticità del settore.

La principale criticità del settore consiste in un forte squilibrio nell’offerta e nella domanda di servizi turistici tra costa e interno del Parco, che si traduce in una concentrazione spaziale e temporale dei flussi turistici nella zona costiera nei periodi estivi. Il turismo si caratterizza come balneare di ritorno o locale, basato sul “fai da te”; sfrutta soprattutto la presenza delle seconde case, con notevole sviluppo di un’economia stagionale e sommersa; non è attento agli aspetti qualitativi dell’accoglienza e dei servizi e tanto meno alla loro sostenibilità; vede, infine, una bassa presenza di stranieri e di turisti di fascia medio alta. L’offerta si caratterizza inoltre per scarsa qualità, scarsa integrazione tra servizi, scarso collegamento tra offerta costierabalenare e interna-naturalistico-culturale. 45


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Strumenti di pianificazione L’attuale offerta di servizi al turismo nel Parco si caratterizza per scarsa qualità, scarsa integrazione e scarso collegamento tra costa e interno.

La grande diversità culturale, naturalistica e paesaggistica, la presenza di poli di attrazione – le aree archeologiche e la Certosa di Padula –, il riconoscimento Unesco quale patrimonio dell’Umanità, la stessa posizione geografica e ricchezza naturalistica costituiscono invece opportunità uniche da mettere a sistema e qualificare per sostenere lo sviluppo del settore turistico. Il Piano di gestione, coerentemente con il Piano del Parco e con il Piano Pluriennale Economico e Sociale, persegue i seguenti obiettivi strategici: 1. ridurre il persistente squilibrio tra le aree costiere e le aree interne; 2. ridurre la stagionalità dei flussi turistici; 3. attirare segmenti nuovi della domanda, puntando su quelle componenti della domanda turistica che sono maggiormente sensibili alle tematiche; 4. migliorare l’efficienza delle imprese turistiche; 5. coinvolgere nelle attività turistiche tutti i soggetti presenti sul territorio e potenzialmente interessati, anche attraverso la definizione e messa a regime dei Sistemi Turistici Locali.

La grande diversità culturale, naturale e paesistica costituisce una straordinaria opportunità da mettere a sistema per sostenere e qualificare lo sviluppo del turismo.

Tali obiettivi sono declinati in proposte operative per l’organizzazione e la gestione in rete di alcuni servizi ritenuti essenziali per lo sviluppo del turismo sostenibile nel PNCVD. Le singole azioni proposte dal Piano di gestione sono illustrate nell’ambito di apposite schede nelle quali si indicano: finalità; descrizione dell’azione e delle modalità di organizzazione e gestione del/dei servizio/i; risultati attesi; soggetti coinvolti; indicatori di attuazione; priorità dell’azione. Le proposte del Piano di gestione vengono riepilogate nella Tabella 2, riportata alla pagina che segue.

Tabella 2 Proposte del Piano di gestione dei servizi per il turismo sostenibile: finalità e azioni 46


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Strumenti di pianificazione Finalità

Azioni

Breve descrizione

Creare e rafforzare reti materiali ed immateriali del Parco

1.1. Agenzia per l’organizzazione e il monitoraggio dei servizi per il turismo sostenibile

Soggetto super partes con funzione di coordinamento per la definizione dei STL, la messa a sistema e la qualificazione (disciplinari) dell’offerta locale, il controllo ed il monitoraggio

1.2. Agenzia di sviluppo e promozione del turismo sostenibile del Parco

Soggetto per la creazione e la promozione di pacchetti turistici sostenibili

1.3. Rete delle tecnologie ICT

Implementazione del portale del parco con servizi turistici (es booking) a sostegno della rete dell’offerta

1.4. Rete sentieristica

Censimento rete fruitiva, implementazione segnaletica, manutenzione periodica, informatizzazione e uso supporti GIS per la fruizione

1.5. Riorganizzazione del sistema degli eventi del Parco

Catalogazione e selezione degli eventi maggiormente radicati e rappresentativi; organizzazione di un calendario comune; individuazione di un sistema di regole comuni; azioni di promozione e comunicazione

1.6. Rete culturale e museale

Realizzazione e promozione di un sistema unitario di percorsi museali avvalentesi di servizi comuni (prenotazione, rete telematica, promozione ecc) e aventi un’immagine comune

1.7. Rete dei soggetti per la creazione e gestione dei STL del Parco

Coordinamento e collaborazione degli stakeholders per la realizzazione dei STL

Creare un’offerta turistica in segmenti di nicchia Rafforzare l’offerta su tutto il territorio Elevare la qualità dell’offerta turistica Implementare meccanismi di tutela per i turisti ed i fruitori del territorio Destagionalizzare i flussi turistici Ridurre il peso del turismo balneare

2.1. Offerta turistica di eccellenza

Creazione, coordinamento e promozione di una rete di strutture dell’accoglienza sul modello dei paradores spagnoli

2.2. Potenziamento dell’offerta turistica nelle aree interne

Messa a sistema dell’offerta con target turistico eco-sensibile. Integrazione tra segmenti dell’offerta. Comunicazione e marketing a cura di un’Agenzia ad hoc

Far conoscere il territorio del PNCVD ai segmenti di mercato Orientare nuovi segmenti di domanda turistica verso le aree interne Far conoscere alle popolazioni locali il territorio del Parco

3.1. Promozione interna del turismo sostenibile del Parco

Migliorare le competenze degli operatori in modo funzionale alle esigenze del turismo sostenibile Qualificare l’offerta dei servizi Rendere la popolazione un soggetto attivo dello sviluppo turistico sostenibile Innalzare il capitale sociale

4.1. Formazione agli operatori turistici

Introdurre meccanismi di efficienza nella gestione del territorio Migliorare l’integrazione fra turismo e agricoltura Migliorare la fruizione del territorio Migliorare l’organizzazione dei servizi turistici locali Migliorare la qualità della vita delle popolazioni locali Orientare il territorio alla sostenibilità del turismo

2.3. Marchio di qualità Mediante l’adozione di una “Carta per i servizi turistici sostenibili” dell’offerta turistica sostenibile si introducono standards e procedure per la concessione del marchio del Parco del Parco, controllo e monitoraggio della qualità con l'obiettivo ultimo della qualificazione/sostenibilità dell’offerta Creazione dell’immagine del parco, comunicazione e sensibilizzazione su tematiche di sostenibilità verso cittadini, operatori locali e visitatori

3.2. Promozione esterna Piano di promozione e comunicazione del parco verso del Parco Nazionale del Cilento target esterni (turisti, investitori, agenzie di viaggio, altri soggetti) e Vallo di Diano con particolare riferimento ai tour operator

4.2. Azioni di sensibilizzazione alla popolazione

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Piano Pluriennale Economico e Sociale Obiettivi del PPES sono la valorizzazione e lo sviluppo del capitale territoriale: l’insieme delle risorse materiali e immateriali del Parco.

Il primo aspetto strutturale dell’economia del Parco è il ritardo di sviluppo.

Quadro normativo e attuativo La legge quadro sulle aree protette (394/91, articolo 14) dispone che la Comunità del Parco predisponga un Piano Pluriennale Economico e Sociale (PPES), per la promozione delle attività compatibili. Tale Piano, nel quadro delle indicazioni strategiche o dei vincoli definiti nel Piano del Parco, indica modalità di azione concrete che possono contribuire allo sviluppo economico e sociale delle comunità locali, compatibilmente con le finalità di tutela e valorizzazione delle risorse ambientali. Allo scopo di assicurare la massima coerenza operativa tra strumenti e obiettivi, è previsto che il PPES sia aggiornato periodicamente. Nell’aggiornare il PPES elaborato nel 2000 sono stati assunti quali obiettivi fondamentali la valorizzazione e lo sviluppo del capitale territoriale, vale a dire dell’insieme delle risorse materiali e immateriali, e delle potenzialità del territorio del Parco Nazionale Cilento Vallo di Diano. Le strategie di piano individuate sono coerenti con gli obiettivi strategici e le priorità delineate nel Piano del Parco e declinate nel PPES redatto nel 2000. Esse tengono conto: (i) della evoluzione della situazione socio economica dei territori di interesse, (ii) delle esperienze compiute dal Parco dal 2000 in poi, nonché (iii) delle possibili risorse finanziarie esperibili per il conseguimento degli obiettivi.

Potenzialità e problemi dello sviluppo locale Sono stati indagati, attraverso analisi quali-quantitative, diversi aspetti che caratterizzano il territorio del Parco: quelli socio-demografici, economici e relativi al capitale umano e al patrimonio infrastrutturale. Un primo aspetto caratterizzante l’eeconomia del territorio del Parco è costituito da un complessivo ritardo di sviluppo e da una certa debolezza strutturale che interessa le varie componenti coinvolte nei processi di sviluppo locale: infrastrutture, capitale umano, efficienza delle istituzioni locali, organizzazione delle attività di produzione. Ne consegue un sistema economico poco dinamico e dipendente in varie forme dal contributo esterno: trasferimenti pubblici alle famiglie, pendolarismo, rimesse degli emigranti, flussi di spesa turistica. 49


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Strumenti di pianificazione Il secondo aspetto strutturale è l’eterogeneità territoriale del Parco

Il terzo aspetto strutturale è il fatto che il Parco è un insieme di sistemi di sviluppo locale

Anche a causa della sua estensione, il territorio del Parco è molto complesso ed eterogeneo, con marcate differenze tra aree interne e fascia costiera, e, nell’ambito delle aree interne, tra i comuni raggiunti dalle principali vie di comunicazione e i comuni più periferici. Questa eterogeneità di caratteristiche e di potenzialità nelle diverse zone costituisce, pertanto, un secondo aspetto strutturale dell’assetto socio-economico dell’area Parco e rappresenta al tempo stesso la sua ricchezza e la sua complessità. Il terzo aspetto strutturale è rappresentato dal fatto che il territorio del Parco non si configura come un sistema unitario, ma piuttosto come un insieme di diversi sistemi di sviluppo locale, il cui perimetro coincide in parte con le Comunità Montane. Per quanto riguarda gli aspetti demografici, è tuttora in atto un continuo trasferimento della popolazione verso le aree costiere e verso alcuni poli urbani dell’interno, che si riflette, inevitabilmente, in un progressivo invecchiamento della popolazione residente nelle aree interne, con il conseguente rischio di perdita d’identità e di conoscenza dei luoghi e dei saperi locali.

Turismo e attività agro-silvo-pastorali sono settori economici importanti per l’avvio di uno sviluppo endogeno sostenibile

D’altro canto l’area del Parco presenta una dotazione di risorse naturali, storiche ed archeologiche, oltre che un’ampia varietà di attività antropiche tradizionali ed innovative, che costituiscono una ricchezza straordinaria da tutelare e valorizzare. Si tratta di un patrimonio culturale e naturale estremamente variegato, che è andato consolidandosi e trasformandosi nel tempo grazie alla secolare interazione uomo-natura-ambiente, della quale il paesaggio culturale del Parco è testimonianza evidente. Alcuni settori economici sono particolarmente importanti per l’avvio di un processo di sviluppo endogeno sostenibile, primi fra tutti il turismo e le attività agro-silvo-pastorali. Significativi episodi di specializzazione produttiva, anche in comparti diversi dall’agricoltura, segnalano una potenziale vitalità economica ed imprenditoriale sia nel settore terziario sia nel settore industriale (trasformazione alimentare, pelletteria, servizi turistici strutturati, ecc.). Di contro, le nuove opportunità di sviluppo offerte dal settore turistico – e in particolare del turismo balneare – hanno comportato uno sviluppo caotico della fascia costiera con problemi di congestionamento e di sovrasfruttamento delle risorse soprattutto nei mesi estivi, ai quali conseguono: (i) una crescente sottoutilizzazione del patrimonio abitativo, (ii) un aumento dei costi di manutenzione, di ristrutturazione e restauro, (iii) effetti cumulativi di abbandono e devitalizzazione dei centri storici delle aree 50


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interne, a causa della delocalizzazione di servizi pubblici e privati (esercizi commerciali, scuole, uffici pubblici ecc.). Le attività produttive appaiono inoltre caratterizzate da una sostanziale dicotomia; da una parte si rileva un’ampia diversificazione produttiva per comparti e settori lungo la fascia costiera e nei comuni del Vallo di Diano più prossimi all’asse dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria; dall’altra parte, i comuni dell’interno sono caratterizzati dalla presenza di poche o pochissime tipologie di attività produttive, che si riducono, in alcuni casi, ai servizi essenziali. Figura 8 Aree economiche omogenee del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano

Attraverso l’uso di opportuni metodi statistici è stato possibile restituire una lettura integrata del territorio, i risultati della quale sono stati sintetizzati suddividendo il territorio del Parco in aree economiche omogenee (vedi Figura 8): il gruppo Aree gravitazionali include i comuni che costituiscono i poli urbani di gravitazione locale, in ragione della struttura produttiva e socio demografica più complessa e sviluppata; il gruppo Fascia costiera è omogeneo dal punto di vista geografico ed economico ed è caratterizzato dallo sviluppo del settore turistico; il gruppo Campagna parzialmente industrializzata comprende i comuni a maggiore incidenza del settore manifatturiero e agricolo; infine, il quarto gruppo, del Cilento interno o Cuore del Parco, comprende i comuni dell’entroterra caratterizzati da un perdurante processo di spopolamento e da una matrice produttiva ridotta. Uno dei problemi principali di questi comuni è rappresentato dalla carenza di servizi alla popolazione. 51


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Strumenti di pianificazione Il PPES prevede la costruzione di un sistema a rete tra attori e attrattori, attribuendo al turismo il ruolo di settore trainante.

4 obiettivi strategici nel PPES: 1. miglioramento dei "fattori endogeni" dello sviluppo 2. sviluppo di forme diffuse di piccola imprenditorialità 3. promozione dei settori a basso impatto ambientale e del terziario avanzato 4. riduzione degli squilibri e del disagio sociale

Strategie per il breve periodo Nel nuovo documento di PPES viene data attuazione all’idea di costruire un “sistema” a rete tra gli attori e gli attrattori presenti nel territorio del Parco, attribuendo al settore dei servizi, e in particolare allo sviluppo del turismo, un ruolo trainante nei processi di sviluppo sostenibile, specie nelle aree interne del Parco. Il PPES indica le modalità per l’effettiva ed efficace realizzazione, nel breve periodo, del concetto di “mettere in rete” le risorse materiali (dal patrimonio naturale, archeologico ed architettonico, alle infrastrutture, alle strutture di accoglienza, fino alle produzioni tipiche locali) e immateriali (le risorse umane, l’identità locale, la progettualità, i saperi tradizionali, le risorse imprenditoriali giovanili) delle quali il Parco, nella sua complessità, è ricco. In coerenza con le indicazioni del Piano del Parco, il PPES individua quattro obiettivi strategici di sistema per lo sviluppo sostenibile: 1. il miglioramento qualitativo e quantitativo, della dotazione di “fattori endogeni” dello sviluppo, che si articola in azioni per: Formazione del capitale umano, Promozione dell’efficienza delle istituzioni, Formazione del capitale sociale; 2. lo sviluppo e la valorizzazione di forme diffuse di piccola imprenditorialità che si articola in azioni per: Sostenere lo sviluppo delle piccole imprese; Promuovere la nascita di piccola imprenditorialità nei settori ecocompatibili; 3. la promozione dei settori innovativi a basso impatto ambientale e dei servizi del terziario avanzato, che si articola in azioni per: Incentivare l’innovazione nei settori ecocompatibili, Fornire alle imprese servizi reali innovativi; 4. la riduzione degli squilibri territoriali, economici e strutturali e del disagio sociale, che si articola in azioni per: Ridurre gli squilibri tra zone interne ed aree costiere; Creare funzioni urbane anche nelle aree interne.

Figura 9. Le proposte del PPES 52


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Strumenti di pianificazione Obiettivi specifici

OS1 Miglioramento A qualitativo quantitativo, Formazione dei "fattori endogeni" del capitale umano dello sviluppo

Azioni del PPES

1. Corsi di formazione ed aggiornamento mestieri tradizionali 2. Formazione ambientale 3. Formazione ed aggiornamento delle professionalità turistiche 4. Attività di stage presso altre realtà produttive e/o Parchi 5. “Territorio e capitale umano: formazione per la valorizzazione”: alta formazione nel campo dei modelli di monitoraggio e di gestione dei beni culturali ed ambientali 6. Seminari internazionali tematici

B Promozione dell’efficienza delle istituzioni

1. Creazioni di reti tra enti locali per la condivisione di informazioni e la gestione di servizi (Rete Civica) 2. Formazione del personale della Pubblica Amministrazione

C Formazione del capitale sociale

1. Marchio: Park for all 2. Azioni di gemellaggio - Twin Lands 3. Gruppi di Acquisto Locale 4. Laboratori di sviluppo locale

OS2 Promozione dello sviluppo e valorizzazione di forme diffuse di piccola imprenditorialità

A Sostenere lo sviluppo delle piccole imprese

OS4 Riduzione degli squilibri territoriali, economici e strutturali e del disagio sociale

2. Riqualificazione delle risorse umane: Progetto Tandem 3. Il Marchio del Parco: Un premio per la qualità

B Promuovere la nascita della piccola imprenditorialità nei settori ecocompatibili OS3 Promozione dei settori innovativi a basso impatto ambientale e dei servizi del terziario avanzato

1. Sostegno organizzativo per le piccole e piccolissime imprese

1. Assistenza e tutoraggio per lo start up PMI. 2. Business plan di incubatori d’impresa 3. Microcredito: Un’opportunità per tutti

1. Parco broker dell’innovazione A Incentivare l’innovazione nei settori 2. Promozione di aree industriali virtuali ecocompatibili B Fornire alle imprese servizi reali innovativi

1. Sostegno ad attività di commercializzazione e pubblicizzazione in rete 2. Servizi del terziario avanzato

1. Rilancio del Patto contro l’abusivismo A Operare per la riduzione degli squilibri tra zone 2. Assistenza per la riqualificazione del patrimonio edilizio nelle aree interne interne ed aree costiere 3. Rete dell’offerta turistica nelle aree interne 4. Sito WEB del Parco 5. Ospitalità diffusa 6. VPA - Valorizzazione della produzione agricola B 1. Forme innovative di informazioni ed offerta di servizi Operare per la creazione di funzioni urbane 2. Definizione di macro aree funzionali anche nelle aree interne 53


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Strumenti di pianificazione 3 Progetti strategici nel PPES: A. Turismo sostenibile B. Soft Energy C. Tutela e valorizzazione del paesaggio e dell’ambiente

Progetti pivot come segni del cambiamento Il PPES individua 3 progetti strategici dedicati al turismo, all’energia, e all’ambiente e paesaggio: ciascuno di essi è organizzato in azioni, la realizzazione delle quali contribuisce alla costruzione di sistemi a rete, in coerenza con l’idea di “Città del Parco”. Le schede progettuali poste in appendice al PPES descrivono progetti strategici e azioni dando indicazioni sulle modalità di attuazione e di gestione degli interventi. Vengono inoltre specificati i risultati attesi e gli indicatori di attuazione, in base ai quali valutare nel tempo il grado di realizzazione e l’efficacia di progetti, consentendo adeguamenti alle possibili, nuove, esigenze. A) Il progetto per il turismo sostenibile, mira a favorire il riequilibrio tra costa e aree interne, attraverso la realizzazione di reti di accoglienza che puntano ad intercettare il segmento medio-alto della domanda turistica: una rete di ospitalità d’eccellenza (sul modello dei paradores spagnoli), una rete dell’ospitalità diffusa (albergo diffuso), una dell’agriturismo e del turismo rurale, una di turismo sociale. Un’attenzione specifica è riservata alle reti museali, dei poli didattici e scientifici, dei siti naturalistici, dei punti parco, allo scopo di accompagnare il visitatore alla scoperta delle ricchezze del Parco puntando sui valori tradizionali senza rinunciare alle nuove tecnologie (mobilità sostenibile, incubatori d’impresa, alta formazione e affiancamento, e assistenza a privati e istituzioni per la gestione – blue angels). B) Accogliendo le istanze a fronteggiare il cambiamento climatico globale, il Parco si dota di un Progetto di Soft Energy volto al risparmio energetico, alla promozione dell’uso razionale dell’energia e dell’efficienza energetica, alla promozione dell’uso di fonti rinnovabili. Le azioni previste contribuiscono a: ✓ridurre la domanda di fonti fossili; ✓contenere i consumi delle imprese, delle istituzioni, ma anche delle famiglie e in generale della cittadinanza; ✓mettere a punto strategie di sensibilizzazione e informazione indirizzate alle imprese, alle istituzioni e alle famiglie. Mutuando le indicazioni del Piano energetico, si punta: all’installazione di impianti fotovoltaici in rete o isolati, di impianti solari termici (soprattutto nel settore alberghiero ed in edifici ad uso collettivo), di impianti di mini eolico e mini-idro, di impianti a biomasse e cogenerazione; allo sviluppo della mobilità sostenibile (con l’attivazione della figura del mobility manager). Tutte queste iniziative sono attivabili anche da parte di soggetti privati con costi contenuti. In particolare è previsto che l’En54


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te attivi nelle proprie strutture progetti pilota a scopo sperimentale, dimostrativo, didattico. C) In coerenza con quanto definito dal Piano del Paesaggio e dal Piano di gestione del Sito Unesco, il terzo Progetto del PPES riguarda la tutela e la valorizzazione del paesaggio e dell’ambiente, prevedendo la costituzione e la gestione di itinerari per la valorizzazione delle varie componenti dell’offerta del Parco (il cosiddetto Museo vivente). Una parte del progetto è dedicata al recupero e alla tutela di alcune spiagge, nonché alla depurazione di alcune aste fluviali, sulla base delle indicazioni fornite dai Piani di Difesa del Suolo e di Gestione Integrata della fascia costiera.

Altre proposte Ulteriori proposte riguardano: ✓la promozione dell’offerta turistica del Parco, allo scopo di intercettare anche il mercato extralocale; ✓la comunicazione/sensibilizzazione mirata sia ai visitatori, sia alla popolazione locale, allo scopo di coinvolgerli nella gestione sostenibile del Parco, consolidando l’immagine unitaria dell’area protetta; ✓la formazione del personale della Pubblica Amministrazione e degli operatori privati, allo scopo di incrementare il grado di consapevolezza dell’operare in un’area protetta e fornire strumenti conoscitivi adeguati; ✓l’iintegrazione dell’offerta locale e la sua qualificazione, allo scopo di coinvolgere tutti i soggetti operanti nei vari segmenti produttivi. Uno spazio particolare è dedicato infine alle Linee Guida per la governance del Parco; esse delineano un modello operativo da seguire per stimolare e gestire al meglio i processi partecipativi dei portatori d’interesse, allo scopo di migliorare l’efficacia delle scelte di pianificazione, facendo tesoro dell’esperienza passata.

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Strumenti di pianificazione

Piano di gestione del sito Unesco Il “Parco Nazionale Cilento e Vallo di Diano con i siti archeologici di Paestum, Velia e Certosa di Padula” è un Sito UNESCO “Misto”, naturale e culturale.

La gestione del sito UNESCO è un processo che prende avvio dal riconoscimento del valore universale del territorio cilentano, evidenziato nel Dossier di Candidatura UNESCO. Il “Parco Nazionale Cilento e Vallo di Diano con i siti archeologici di Paestum, Velia e Certosa di Padula” è stato riconosciuto “Sito Misto”, naturale e culturale: qui il paesaggio culturale rappresenta una perfetta sintesi del rapporto tra storia e natura.

Il Piano di gestione è uno strumento di “compendio” di azioni e risorse già attivate sul territorio, coerenti con le finalità di tutela e valorizzazione del patrimonio naturale e culturale del Sito.

Il Piano di gestione è volto alla conservazione e valorizzazione di tale patrimonio, nelle sue manifestazioni tangibili e intangibili, implicando il coinvolgimento di numerosi Enti e soggetti istituzionalmente competenti su tutte le tipologie di beni interessate (storico, archeologico, naturalistico, paesaggistico). Il Piano si propone di razionalizzare il sistema di gestione esistente, integrando, ove opportuno, programmi e progetti in atto o in corso di definizione. L’UNESCO non ha proposto né un modello rigido di Piano né una definizione stringente per lo stesso, nell’idea che ogni realtà nazionale e locale individuasse la configurazione più idonea per il Piano di gestione, alla luce della normativa vigente e delle situazioni specifiche. Il Piano di gestione per il Sito “Parco Nazionale Cilento e Vallo di Diano con i siti archeologici di Paestum, Velia e Certosa di Padula” è stato sviluppato con riferimento al modello individuato dal MIBAC Ufficio UNESCO, adeguandolo allo specifico contesto istituzionale, normativo, pianificatorio e programmatico; la presenza dell’area protetta ha garantito la coerenza degli strumenti di gestione esistenti (Piano del Parco, PPES, Piani Attuativi e vari strumenti di gestione) con le finalità di tutela e valorizzazione richieste dall’UNESCO. Il Piano di gestione è configurato, dunque, come uno strumento di “compendio” di azioni e risorse già attivate o da attivare sul territorio, raccordo di contributi provenienti da tutti gli strumenti di pianificazione e gestione a disposizione del Parco, compresi quelli trattati nel presente testo.

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La struttura del Piano di Gestione Il Piano di gestione è articolato in: Il Piano della conoscenza si basa sulla sistematizzazione dei dati disponibili

1. Piano della conoscenza > basato sull’analisi dei molteplici dati e documenti di studio e pianificazione riguardanti il territorio del Parco; tali informazioni hanno contribuito alla costruzione di inventari testuali, numerici e cartografici (delle risorse culturali a naturali; degli strumenti di pianificazione e gestione; delle tutele e dei vincoli vigenti sul Sito; degli strumenti di programmazione; delle iniziative di comunicazione, formazione e promozione; delle risorse finanziarie) integrati con il Sistema Informativo Territoriale (SIT) del Parco. La sistematizzazione dei dati disponibili è risultata funzionale e necessaria allo sviluppo dell’intero Piano di Gestione, fino alle attività di monitoraggio. A seguito delle indagini svolte e della costruzione di un organico quadro di conoscenza, attraverso un’analisi di carattere multidisciplinare sono stati definiti obiettivi, azioni e progetti per i Piani di Conservazione e Tutela e di Valorizzazione culturale ed economica descritti di seguito.

Il Piano di tutela si basa su proposte di tutela e riqualificazione del patrimonio naturale e culturale del Sito

2. Piano di tutela e conservazione > raccordandosi con il Piano del Paesaggio e il Piano Pluriennale Economico e Sociale, il Piano di gestione del sito Unesco individua inoltre progetti volti alla tutela e alla riqualificazione del patrimonio naturale e culturale del Sito. In considerazione della mancata attuazione e/o scarsa efficacia dei numerosi strumenti di pianificazione e tutela insistenti sul Sito, il Piano di gestione propone azioni che favoriscono il coordinamento e il dialogo tra Enti competenti e soggetti gestori, allo scopo di costruire obiettivi e strumenti operativi condivisi fondati sul comune riconoscimento della centralità del paesaggio culturale nel modello di sviluppo sostenibile che il territorio cilentano deve perseguire.

Il Piano di valorizzazione culturale ed economica si basa sull’integrazione tra aspetti di promozione dell’offerta turistica e di sviluppo socioeconomico

3. Piano di valorizzazione culturale ed economica > in considerazione delle risultanze delle analisi, il Piano propone di integrare gli aspetti legati alla qualificazione, integrazione e promozione dell’offerta turistica collegata al paesaggio culturale e naturalistico, con gli aspetti più strettamente legati allo sviluppo economico e sociale dei territori del Parco. Il Piano di valorizzazione è strettamente interconnesso con il PPES del Parco; di seguito se ne riporta il quadro operativo complessivo.

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Strumenti di pianificazione Assi strategici

Assi progettuali

Azioni

1. Valorizzazione e integrazione dell’offerta turistica legata al paesaggio culturale e naturale per lo sviluppo locale nel sito UNESCO

A Reti degli elementi di pregio

2. Aree naturali e sentieristca (scheda progetto)

1. Il museo vivente (scheda progetto)

3. Sistema dei musei minori (scheda progetto) 4. Rete didattico scientifica (scheda progetto) B Reti di accoglienza

1. Ospitalità di eccellenza (scheda progetto) 2. Ospitalità diffusa (scheda progetto) 3. Turismo sociale 4. Agriturismo e turismo rurale 5. Albergo diffuso

C Reti di servizio

1. Rete dei “punti Parco” 2. Mobilità sostenibile (scheda progetto) 3. Rete delle tecnologie ICT

D Qualificazione dell’offerta

4. Realizzazione di filiere brevi 5. Il marchio del Parco. Un premio per la qualità (scheda progetto) 6. Energie pulite

2. Promozione, sensibilizzazione, partecipazione, formazione sul valore del paesaggio culturale

A Marketing e comunicazione territoriale esterna

1. Portale del Parco 2. Pacchetti turistici 3. Immagine ed identità del Parco 4. Comunicazione e marketing territoriale (scheda progetto) 5. Formazione e sensibilizzazione dei visitatori al turismo sostenibile

B Sensibilizzazione e comunicazione territoriale interna

1.Campagne di sensibilizzazione e formazione alla popolazione sulla sostenibilità 2. Corsi di formazione ed aggiornamento dei mestieri tradizionali (scheda progetto) 3. Formazione ed aggiornamento degli operatori 4. Formazione del personale della Pubblica Amministrazione 5. Seminari e workshop internazionali tematici 6. Laboratori di sviluppo locale 7. Rilancio del Patto contro l’abusivismo

Figura 10 Piano di Gestione del Sito UNESCO: Quadro operativo del Piano di valorizzazione culturale ed economica

4. Controllo e monitoraggio del Piano di Gestione > il monitoraggio, e in particolare la valutazione della qualità paesaggistica del Sito, si avvale di specifici strumenti di controllo, anche inseriti in circuiti sovralocali e/o europei (Osservatori) e di strumenti già predisposti nell’ambito della “gestione ordinaria” del Parco (Valutazione dello stato di conservazione degli Ambiti di paesaggio – indice ILC del Piano del Paesaggio; monitoraggio dello stato paesaggistico e ambientale delle aste fluviali – censimento delle aree di degrado del Piano di Difesa del Suolo e Tutela delle Acque ). 59


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Il Piano propone infine modalità attuative delle azioni previste. In considerazione della complessità del Sito e della sua vastità, queste richiedono uno sforzo di particolare entità, nonché un dialogo intenso tra i diversi Enti competenti e i vari soggetti coinvolti, che potranno essere condotti e proficuamente sviluppati proprio sulla base del Piano di gestione, per sua natura aperto a modifiche e impostato su un approccio “adattativo”, di miglioramento continuo. Figura 11 Piano di Gestione del Sito UNESCO Schema della struttura del Piano

Percorso metodologico

Prima definizione degli obiettivi generali e delle strategie

Costruzione dei piani di azione

◆ Piano di conoscenza ◆ Piano di tutela e conservazione ◆ Piano di valorizzazione economica ◆ Piano di promozione e formazione e comunicazione

Definizione dei progetti strategici

AGGIORNAMENTODEL PIANO DI GESTIONE

Analisi socio-economica e tecnico-pianificatoria

MONITORAGGIO DEL PIANO DI GESTIONE

Analisi conoscitiva del patrimonio

Verifica e definizione dei progetti strategici. Attuazione e monitoraggio dei singoli interventi

Il piano di gestione deve essere articolato in diversi piani di azione: 1. Piano della conoscenza 2. Piano della tutela e conservazione 3. Piano della valorizzazione del patrimonio culturale 4. Piano della valorizzazione economica 5. Piano della promozione, formazione e della comunicazione Il Piano di Gestione definisce un modello efficace di gestione delle risorse di carattere storico, culturale e ambientale, in grado di orientare le scelte della pianificazione urbanistica ed economica dell'area, che si esplica nella individuazione di corretti indirizzi di conoscenza, conservazione e valorizzazione orientati verso lo sviluppo delle risorse caratterizzanti il territorio. 60


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Sistema Informativo Territoriale Il Sistema Informativo Territoriale (SIT) del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano e del Sito UNESCO rappresenta per l’Ente Parco uno strumento di supporto indispensabile e di facile utilizzo nell’attività quotidiana di gestione, protezione e pianificazione del territorio cilentano. Il SIT del Parco permette inoltre di innescare un flusso di scambio di informazioni da e verso altri importanti Sistemi Informativi di livello nazionale, come il SITAP (Sistema Informativo Ambientale e Paesaggistico – Ministero per i Beni Culturali) e il PCN (Portale Cartografico Nazionale – Ministero dell’Ambiente) o di livello regionale, come lo Sportello Cartografico della Regione Campania. Il SIT è un’infrastruttura dedicata alla gestione di dati [ambientali, culturali, socio economici, infrastrutturali, etc.] che hanno la caratteristica di essere georiferiti, vale a dire dotati di coordinate geografiche reali; attraverso il SIT è dunque possibile l’accesso immediato e simultaneo alle molteplici informazioni territoriali, caratteristica necessaria per garantire l’approccio multidisciplinare e coordinato fondamentale nelle attività di pianificazione. Il SIT del Parco è stato implementato secondo le specifiche della Direttiva comunitaria INSPIRE recepita dall’Intesa Gis (Intesa tra Stato, Regioni ed Enti Locali sui Sistemi Informativi Geografici), in modo tale da rendere i dati in esso contenuti omogenei e interscambiabili a livello comunitario. Il Sistema Informativo, gestito mediante i più moderni e sviluppati applicativi G.I.S. (Geographic Information System) disponibili in commercio, si basa su una Banca Dati georeferenziata organizzata in varie categorie tematiche: basi cartografiche, dati naturalistici, infrastrutture, insediamenti, limiti amministrativi, paesaggio, pianificazione, storico culturale, turistico, uso del suolo, sito UNESCO, vincolistica. I dati che popolano la Banca Dati sono frutto di attività di implementazione dei dati esistenti presso l’Ente Parco e altri enti territoriali, nonché delle nuove elaborazioni effettuate direttamente in ambiente GIS (Geographic Information System), nell’ambito della redazione dei Piani descritti nella pubblicazione. Il SIT, con le sue applicazioni e la sua Banca Dati, oltre che provvedere alle semplici necessità di produzione cartografica dell’Ente Parco è in grado di affrontare con moderne tecniche informatizzate le diverse problematiche di carattere pianificato rio e di tutela del territorio. 61


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Peculiarità del SIT, oltre al contenuto della Banca Dati, sono le ortofoto prodotte dalla Regione Campania in scala 1:5000 rese disponibili in formato altamente compresso, così da ottimizzarne la fruibilità. Le ortofoto, che coprono l’intero territorio del Parco, sono uno strumento dettagliato e aggiornato per monitorare e quindi pianificare l’attività di tutela.

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Strumenti di pianificazione Il contenuto della presente pubblicazione è stato curato da Agriconsulting spa

Strumenti di sviluppo & governance 2 Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano Strumenti di pianificazione Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano Piazza Santa Caterina, 8 84078 Vallo della Lucania Info: Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano Ufficio Comunicazione Tel. +39.0974.719911 Fax +39.0974.7199217 www.cilentoediano.it Progetto editoriale a cura di Union Contact srl Via Messina, 15 00198 Roma Tel +39 06 44243571 Fax +39 06 44250286 www.unioncontact.it

Progetto di comunicazione e promozione denominato “Progetto di comunicazione e promozione per la diffusione delle informazioni sui temi di Rete Ecologica” POR Campania 2000-2006, Asse I, Risorse misura 1.9, Azione B Progetto integrato PNCVD. Numero identificativo dell’intervento: S 11 PNCVD INV. DGR CAMPANIA n. 1502 del 29.07.2004

Concept grafico Michele Spera Disegni Fabiano Spera Fotografie Agriconsulting spa, Nerio Baratta, Archivio fotografico del Parco Stampato per i tipi della Union Printing spa a Roma nel marzo 2009

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