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MAURO LUCENTE

Disegnavo parole Raccolta poetica


Copyright © 2011 CIESSE Edizioni Design di copertina © 2011 CIESSE Edizioni Disegnavo parole di Mauro Lucente Tutti i diritti sono riservati. È vietata ogni riproduzione, anche parziale. Le richieste per la pubblicazione e/o l’utilizzo della presente opera o di parte di essa, in un contesto che non sia la sola lettura privata, devono essere inviate a: CIESSE Edizioni Servizi editoriali Via Conselvana 151/E 35020 Maserà di Padova (PD) Telefono 049 78979108/8862964 Fax 049 2108830 E-Mail redazione@ciessedizioni.it P.E.C. infocert@pec.ciessedizioni.it ISBN eBook 978-88-97277-91-0 Collana BLUE http://www.ciessedizioni.it Quest’opera è stata pubblicata dalla CIESSE Edizioni senza richiedere alcun contributo economico all’Autore.


“Uno specchio graffiato non riflette immagini: e questo è il silenzio della saggezza” Edgar Lee Masters

A chi ricordo A chi amo


BIOGRAFIA DELL’AUTORE Mauro Lucente è nato a Tradate il giorno della festa della donna nel marzo del 1969. Nascoste nella nebbia, in realtà sempre più rara, delle Prealpi le sue origini sono lontane, sono della Sila. Animo lieve e inquieto si perde fin troppo spesso nella sua indolenza e nelle pagine dei libri. Laureato con lode in Scienze Politiche alla Statale di Milano, conserva di quegli anni soprattutto la curiosità per gli ambiti più vari. Ama leggere e il cinema, che poi è vedere la stessa realtà in due differenti modi. E ama scrivere.


Prefazione “Leggere i versi di Mauro è come entrare in un vortice. Un vortice fatto di passioni, di angoscia, di emozioni… un vortice che nasce quieto per poi crescere, agitarsi fino a diventare, all’improvviso, un uragano che travolge, sommerge, appassiona, trascina, incanta, commuove, avvince. È raro trovare tanta intensità e sentire che ciò che leggi ti appartiene, è parte di te. Il suo è il linguaggio universale delle liriche immortali dei Grandi Eterni Poeti.” Silvia “È veramente difficile restare indifferenti alla musica che senti leggendo le parole che Mauro riesce a mettere su un pentagramma fatto di carta bianca…Sono emozioni, sensazioni, immagini Sue, ma in fondo anche nostre…” Ilenia “Spesso si dice che la poesia è un’arte, è una specie di dono di natura, come una connotazione fisica o un tratto caratteriale. Le parole, nella poesia, si uniscono insieme seguendo logiche sconosciute alla ragione e alla tecnica, stanno ognuna al suo posto come se fosse qualcosa di immanente, di imprescindibile, come se non potesse essere altrimenti. Si può imparare a scrivere bene, ma non si può imparare a scrivere poesie. Mauro non è solo capace di mettere insieme delle parole che producono un bel suono, lui è un poeta, perché riesce a trasformare quelle parole in


poesia. Racconta di luoghi, di esperienze vissute, di volti, di emozioni, di sensazioni che, prima di appartenere a chi si lascia travolgere dalla magia e dall’emozione che la lettura delle sue poesie procurano, appartengono a lui e così la poesia è lo strumento di cui si serve per conoscere se stesso. La poesia, per Mauro, è la sua stessa immagine riflessa allo specchio.” Loredana “Uno specchio graffiato non riflette immagini: e questo è il silenzio della saggezza": con questa citazione inizia questa raccolta di poesie. C'è però uno specchio che riflette il passaggio delle stagioni, la pioggia e la neve, il sole e la sabbia, le nuvole, la nebbia e il vento e i falò. Riflette il passaggio delle emozioni che si rincorrono. Ecco, emoziona leggere i versi di Mauro. Perchè è un poeta che racchiude le sue esperienze in piccoli disegni composti di parole. Perchè questi disegni, spesso, sono l'eco anche delle nostre attese, delle nostre gioie, dei nostri turbamenti. Sono specchio di Vita.” Elena “Io e Mauro ci conosciamo da una decina di anni. La prima parola che associo a lui quando ci penso è “lieve”. Abbiamo parlato di molte cose, di molti libri, di molte poesie, e la parola lieve è sempre stata parte di quello che Mauro cercava e che ora io ritrovo nelle sue composizioni. Queste poesie sono leggeri attimi di vita. Una visione soffice di emozioni forti. Un mondo di colori vivi sfumati dall’amore per la vita e


dall’amore per l’amore. Chiudete gli occhi e lasciatevi incantare per un momento dalla bellezza di un tramonto; lasciate che il vento scorra sul vostro viso e assaporate il silenzio intorno a voi che crea una canzone dentro di voi. Lasciatevi trasportare per un istante da emozioni che a volte abbagliano e poi riscaldano. Lasciatevi trasportare dalla leggerezza della poesia.” Cinzia “Quando ti leggo riesco davvero a percepire l’odore del mare, a sentire il vento sul viso, a rimanere a bocca aperta di fronte a mille arcobaleni e…a provare angoscia all’arrivo delle nubi nere che li offuscano! Le tue parole vanno oltre, molto oltre, il semplice significato più immediato. Prendono forma concreta, ti fanno essere lì, in riva al mare, tra gli alberi, sull’orlo di un precipizio… Dovessi sceglierne una sola sarebbe quella dedicata a Marco Pantani, travolto dal delirio che lo circonda con la sua disperata, infinita, voglia di ritrovare se stesso…l’ho riletta mille volte…ed ogni volta mi piace un po’ di più!” Paola “Presentare uno scritto di Mauro è di sicuro impegnativo: in primo luogo perché Mauro è un’anima amica e poi perché è sempre difficile capire fino in fondo il messaggio che le sue parole nascondono. Se non avete la capacità di compassione, di entrare nel cuore e nell’essenza dei vostri simili, allora


difficilmente riuscirete ad apprezzare la dolcezza e la delicatezza con cui l’autore riesce ad esplorare, senza essere invasivo né invadente, le pieghe più nascoste della realtà evocata. In questa raccolta incontrerete persone, fatti, emozioni e tutto ciò che negli anni ha fatto capolino nella vita di Mauro, non soltanto in quella vissuta in prima persona, ma anche nella vita osservata, sentita o soltanto desiderata e mai finalmente raggiunta. Il non detto, il non toccato, il non goduto, il non sentito ma anche dolore, gioia, impotenza davanti ad eventi più grandi dell’uomo e del suo essere limitatamente terreno, tutto questo vive nelle poesie di Mauro che condivide forse poco il suo ricco mondo interiore nella quotidianità e per poterne dunque fruire bisogna leggere tra le sfumature di ciò che scrive. Quale migliore occasione allora di questa raccolta per arricchire il nostro angolo di osservazione della realtà, per poterla sbirciare attraverso lo sguardo attento di Mauro, che è capace di cogliere tutto sapendolo poi trasformare in un malinconico sorriso.” Maria Vittoria


S’insinua indolente la luce S’insinua indolente la luce, senza fretta, come ad ogni risveglio, vincendo ancora la tempesta del mattino. Sconfitte, s’allontanano le nubi, portandosi via i colori scuri, verso un’altra tempesta, lontana nel tempo. Tornano le orme dei gabbiani sulla spiaggia piccoli sentieri che s’incrociano e che presto svaniscono con le prime onde quiete. Riempiono con le loro grida solitarie il silenzio freddo del mattino. Mi svegliano i raggi del sole, e non ne era stata capace la tempesta con il suo vento. Senza tempo, lento e fragile, ti guardo e mi riempio di te mentre i tuoi seni, nascosti dai lunghi capelli neri, stropicciati dalle mie carezze della notte, danzano lievi al ritmo del tuo respiro, irrequieto, com’è il tuo cuore. Sono carezzati, senza arrossire, dal mio sguardo i tuoi seni e dai miei pensieri che seguono la musica del tuo amore. Giocano le nuvole lontane con la curva del tuo ventre scoperto lasciandomi intuire, con i loro giochi d’ombra,


i segreti del tuo corpo, che amo, ogni volta con meraviglia pensando che tu sia mia. E un sorriso mi riempie mentre addormentata senti il mio sguardo penetrare nei tuoi sogni. Conosci la mia tristezza, la mia malinconia, le hai imparate col tempo. Riempile, senza porti domande senza cercare inutili risposte, che forse neppure esistono. Riempi i miei sogni senza fretta, con le tue risate e le tue lacrime.


Occhi grandi su corpi piccini Sfioriscono veloci le immagini quando chiudiamo gli occhi. Ci rimane la bellezza dei ricordi di brevi istanti felici, tutto il resto sparisce nella memoria, nascosto senza che ci possa dare più fastidio. Dimentichiamo veloci quegli occhi puntati sui nostri, occhi grandi su corpi piccini, così fragili, che sembrano sempre sul punto di spezzarsi. Occhi che guardano lontano, colmi di speranza allegri e poi tristi in un attimo di una tristezza persa nel tempo. Occhi che ti passano attraverso, vanno oltre noi, mentre tu guardi piangendo un solo istante, ma già dimenticandone perché la tristezza non può offuscare la nostra facile felicità. Scorrono le immagini scuotendo appena un istante le nostre certezze, i nostri bisogni. Ma è tutto lontano,


appena istantanee di occhi tristi puntati su noi, non chiedono pietĂ  quegli occhi, hanno solo voglia di giocare anche loro come i nostri bambini. Hanno voglia di giocare insieme tutto un giorno e poi di addormentarsi vicini, tenendosi per mano. Milioni di esseri umani. Solo numeri. Per tutti. Non solo per i governi o le borse, ma anche per noi, non meno colpevoli. Milioni di persone che non dovrebbero essere piĂš di pedine o di figurine da scambiarsi nei giochi di passione e di potere. E tocca a me fare in modo che milioni di quegli occhi non siano morti invano.


Fiocchi di neve che danzano Piccoli fiocchi bianchi cadono disordinati, come in una folle danza o in un lieve rincorrersi di amanti innamorati che non potranno mai raggiungersi, se non quando la loro vita sarà ormai finita, quando non rimarrà nulla del loro danzare. Ma non per questo rinunciano a ballare infinite volte. Ombre leggere che riempiono il cielo illuminandolo di una nostalgia lieve, di una strana felicità che è già tristezza. Nel silenzio della loro danza affollano i tuoi occhi, e i tuoi pensieri, in un tempo senza età dove confondiamo gli anni e il tempo. Il presente coi ricordi, quando eri piccolo e tutto era un gioco, e ti mancano quegli attimi quando pensavi solo a un momento.


Lenta si trasforma in tristezza la tua felicità, senza rimpianti solo una tristezza lieve, che riempie i tuoi sogni fragili e incostanti, che affolla le tue parole appena sussurrate per paura di far male, che affolla la tua mente e danza con i tuoi pensieri come la neve che guardi cadere senza fretta perchÊ non vi è tempo. E noi siamo fiocchi di neve che danzano tra loro.


Quelle folli danze Senza pensieri ormai, mi lascio trasportare dal vento, lontano, senza una meta incapace di resistere alla sua forza, al sicuro nei suoi respiri protetto dal suo abbraccio. Invisibile e libero, l’aria sferzante sul viso. Non sono solo: accanto a me, silenziose compagne, innumerevoli foglie di mille colori. Premurose accarezzano la mia solitudine con la loro, nella nostra folle corsa senza respiro sfiorano i miei occhi chiusi, che han perso la loro fantasia, raccontando le loro storie antiche, cullano i miei sogni tristi con i sussurri che hanno raccolto nel tempo. Scacciano con parole senza tempo le pallide ombre


senza respiri che fievoli crescevano nei miei pensieri, le sottili lamine nere lente e continue che accecavano i miei occhi, le fitte ragnatele buie, senza luce che tessevano il mio cuore. Con le loro risate riempiono i silenzi. Leggere corrono al mio fianco trasportate da aliti di vento nei loro giochi senza senso solo per chi non li conosce. Insegnano una felicitĂ  lieve, senza tempo. Ed io da loro cerco di imparare quelle folli danze.


Appena un attimo Un volo, un attimo solo senza neppure coscienza ormai, però un po’ mi dispiace forse vorrei assaporare quell’attimo. Chissà come sarà, ma è meglio così senza rimpianti, l’oblio dello stupore dell’ultima paura. Ma ormai è tardi sono già in volo. Quei passi sul cornicione, gli ultimi, con le mie ombre come compagne, senza respiro e non se ne vanno mai. Andatevene, lasciatemi in pace, almeno ora, ormai avete vinto lasciatemi in pace. Senza respiro, almeno mi sembra. Ma come è pesante il mio cuore, tante fitte ragnatele nere, senza luce, mi circondano sempre, continuano a pungermi. Pallide ombre senza respiri fievoli crescono nei miei pensieri,


sottili lamine nere accecano i miei occhi stanchi. Basta un attimo, un attimo solo, e tutto sparisce. Solo una cosa vi chiedo: un po’ di silenzio. Almeno ora. Non parlate di me, lasciatemi in pace, almeno ora. Cosa sapete voi di me, lasciatemi in pace. Cosa sapete del mio cuore, dei miei pensieri. Non sprecate parole solo per riempire tempo solo per stupire gli idioti. Appena un attimo, un attimo di silenzio. Da domani potrete tornare a riempire il silenzio.


Perchè si vedano le stelle Sorpreso, ti fermi a guardare un tramonto dimenticandoti, per un istante, tutto il resto, senza piÚ pensieri. Solo sorpreso dalla terribile bellezza. Brandelli di nuvole di sangue nel cielo, gigantesco dipinto di sole e di luce che ti appartiene da sempre, senza esser tuo. Colori che riempiono i tuoi occhi, che scacciano i pensieri, solo, senza movimento, appena un filo d'aria senza respirare e ti senti per un istante al centro del mondo, riconoscente per la bellezza che ti viene donata, per i colori, la musica che riempie i tuoi pensieri, per un attimo la tranquillità. Ma è un attimo appena, il dolore e la rabbia che riempiono


senza fine il mondo traboccano da ogni gesto esplodono e ti spaccano al testa, ti distraggono infine dal sole che si sta nascondendo lontano incurante della nostra follia. Allontanano i tuoi occhi dal volo folle delle farfalle lasciando svanire la tua gioia, effimera come sempre. E ti volti stanco verso di loro, e gli orrori dei loro gesti che rovinano per sempre la bellezza di un tramonto. Scomparso il sole, il cielo è abbastanza scuro perchÊ si vedano le stelle.


Ricordi Solo una raccolta di ricordi ormai, emozioni lievi, stinte come dopo mille giorni di pioggia che portano via tutto tranne i ricordi, mille lacrime che portano via tutto tranne le nostre lacrime. Compagne calde mentre guido silenzioso senza suoni e mi fermo sulla cima delle colline solo per sentire il vento. Mille voci che gridano nascoste tra i miei pensieri. Forse è il vento con le sue parole che racconta dei mille sogni delle mille persone che si sono sedute su quelle colline come me solo per sentirne il vento. E potersi riposare un attimo. E guardo il cielo, questa notte si sta facendo abbastanza scura perchÊ si vedano le stelle. Mille luci calde che si prendono cura di noi silenziose fedeli compagne della nostra solitudine


e dei nostri pensieri. Li illuminano sussurrando appena fragili parole. Sto coltivando la mia gioia o semplicemente la sto lasciando svanire, lentamente senza accorgertene pi첫 senza pi첫 lottare, senza pi첫 energie. Frammenti della tua voce dentro me ti aspettavo nel tempo lasciando passare i giorni in attesa di te.


Marco Pantani Solo verso il cielo spicchi di azzurro alzando gli occhi sono piÚ veloce delle nuvole, il verde ai miei fianchi l’odore della resina il respiro dei pini. Che pace. Folli corse pacche sulle spalle sorrisi grida soprannomi da eroe gente che si apre lasciandomi spazio il loro sogno si realizza. Il mio sogno la bicicletta nel cortile i sogni di un bambino. PerchÊ non posso tornare indietro? Protetto dal mio prato, dal mio mare. Rosa. Giallo. I colori del trionfo. Tutti attorno ebbri del mio successo mille domande inutili sempre uguali con le loro risposte scontate.


Sempre pi첫 solo tutti gridavano nessuno ascoltava i miei silenzi. Ero il loro successo, impazienti delle mie vittorie avidi delle mie sconfitte mille titoli mille soldi. La mia solitudine. Pallide ombre senza respiri fievoli crescono nei miei pensieri stanchi. Sottili lamine nere accecano i miei occhi stanchi. Fitte ragnatele buie, senza luce tessono il mio cuore stanco. Un velo triste pesante nera ombra senza speranza. Occasioni perdute scorrere del tempo senza rimpianti una vita senza nulla.


Disegnavo parole di Mauro Lucente