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PUZZLE IL GIORNALE DI TUTTE LE SCUOLE

ANNO II - N. 1 ottobre 2013


EDITORIALE

INDICE

NON TUTTI QUI

PRIMOPIANO TESTIMONIANZA DA UN CAMPO PROFUGHI DELLA SYRIA.....................................................p.2

Timoteo Tiberi

Eccoci di nuovo qui. Con qualche modifica e qualche novità anche quest’anno Puzzle vi accompagnerà nelle lunghe ore di lezione che vi attendono. Ma c’è chi, a differenza nostra e della scuola italiana, non ce l’ha fatta a ripartire ed è rimasto indietro. Le scuole e le università greche, in particolare le più importanti del paese fra cui quella di Atene, che qualcuno ha, forse giustamente, definito madre della nostra cultura, sono cadute sotto i colpi dell’austerità e di un governo neoliberista e conservatore spalleggiato da movimenti neonazisti. A metà settembre sono Chiuse! (almeno per una settimana) Difronte al taglio di un terzo del personale amministrativo, più di 1700 persone, a cui si aggiungono 24.500 dipendenti pubblici (che saranno licenziati entro il il 2014), i rettori e i senati accademici hanno deciso la chiusura delle immatricolazioni e la sospensione dei corsi, attività di ricerca e servizi amministrativi. Le scuole superiori sono già da tempo chiuse a causa dei continui tagli al personale che porta ogni settimana i professori a scioperare. Quando poi non c’è uno sciopero degli insegnanti sono gli studenti a bloccare le scuole con le occupazioni. Professori e studenti chiedono a gran voce: fondi per l’istruzione pubblica e l’uscita dalle politiche di austerità che stanno portando il Paese sull’orlo della crisi sociale, che con il proliferare di movimenti neonazisti come Alba Dorata (di cui solo recentemente sono stati arresti i capi, dopo che pare avessero ordinato un omicidio), potrebbe trasformarsi in una guerra civile. Perché cominciare l’anno con questa notizia? Perché le misure adottate dal governo Samaras, volte a favorire l’istruzione privata per poter tagliare da quella pubblica, sono, a ben guardare, le stesse, solo che adottate in modo unitario, che, dalla riforma Moratti passando per quella Gelmini e poi per la legge Aprea (per fortuna bloccata), sono state portate avanti anche in Italia. Il decreto Carrozza sembra in controtendenza con queste riforme, ma forse è solo un contentino per evitare una nuova Grecia, e di sicuro non è una soluzione sufficiente ai gravi problemi del nostro sistema scolastico. Se anche i nostri governi continueranno sulla strada dell’austerità già battuta da Samaras le nostre università e le nostre scuole potrebbero chiudere, ma sta volta non sarà per neve, e non ci sarà da divertirsi.

A PIENA VOCE ACCUSATI DI PACIFISMO..................................p.3 FINALMENTE QUALCOSA DI (in)UTILE!...........p.4 RUBRICA / LIBRI ALL’ORIZZONTE....................p.4 RUBRICA / POETICA..........................................p.4 ANONIMO / Mengaroni PREGIUDIZIO FRUTTO D’IGNORANZA............p.5 D NON SA AMARE............................................p.5 IL RITORNO DEL DIZIONARIO F.E.C.C............p.5 SETTE RAGAZZI DEL MENGARONI: MISSIONE POLONIA..............................................................p.6 BERTA / Mamiani I FANTASMI DELL’AMORE................................p.7 BE DIFFERENT. BE YOURSELF.......................p.8 LA GUERRA SCONOSCIUTA............................p.9 CONTADINO A TE / Cecchi WWOOF: CONTADINI IN GIRO PER IL MONDO............................................................p.10 HALLOWEEN, PER SAPERNE DI PIU’.............p.10 EUREKA! / Bramante SIAMO SICURI CHE L’ABITO NON FA IL MONACO?......................................................p.11 TRA I BANCHI E NON... / Santa Marta ALBERGHIERO ON THE ROAD......................p.12 SCINTILLA / Marconi FOTOGRAFIE CHE HANNO CAMBIATO IL MONDO........................................................p.13 LA CRISI E LE SUE CONSEGUENZE............p.15 UN FUTURO APPROSSIMATIVO...................p.15 KURT, WERE YOU RIGHT?..............................p.15 l’IMMAGINARIO / Scuola del Libro IL SOVRAFFOLAMENTO DELLE CARCERI ITALIANE..........................................................p.16 RIFLESSIONI...................................................p.16 PILOT / JACQUELINE........................................p.17 RUBRICA / CITAZIONI.....................................p.17 BIZZARRE VERITA’ SUI TRAMONTI...............p.17 L’ESTASI LASCIA MACCHIE SUI PANTALONI.p.18 REDAZIONE E CONTATTI................................p.18

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PUZZLE MAGAZINE / OTTOBRE 2013

PRIMOPIANO TESTIMONIANZA DA UN CAMPO PROFUGHI DELLA SYRIA Matthias Canapini

Sono tornato dal campo profughi di Atma (Syria) da circa un mese, ma non c’è giorno che non ripensi a tutte

le persone incontrate durante il viaggio e alle condizioni disumane in cui vivono circa 26.000 persone …. Anziani, donne, uomini e bambini in fuga da un guerra atroce scoppiata quasi 3 anni fa e tutt’ora in corso. Mi sono unito ad un gruppo di volontari italiani che (quando i tempi della frontiera lo permettono) portano medicinali, vestiti e beni di prima necessità all’interno del campo profughi. Il secondo giorno dal nostro arrivo fortunatamente le circostanze erano buone … Siamo entrati clandestinamente in Syria passando per un “sentiero alternativo” che collega il confine turco al campo di Atma. Innumerevoli tende si arrampicano sul fianco di una collina, l’aria secca e polverosa ti investe mentre frotte di bambini ti guardano curiosi al di là del filo spinato che corre per 3 km lungo il lato nord del campo. Scortati da guardie armate, le quali erano per lo più ragazzini di circa 15 anni o miei coetanei, abbiamo visitato una piccola scuola in costruzione, un’infermeria da campo ed un piccolo locale adibito a cucina collettiva. Le provviste erano sufficienti per altri due giorni soltanto, dopodiché tutte le persone residenti nel campo sarebbero rimaste senza cibo fino a che una qualche ONG, locale o estera, non si sarebbe impegnata a portare altre provviste. I bambini ci offrivano costantemente acqua fresca, brocche di thè caldo o pannocchie; gli anziani invece, seduti all’ombra di un albero, ci invitavano dentro le loro tende per farci riparare dal caldo asfissiante. Le condizioni del campo, mano a mano che l’inverno si avvicina, peggioreranno sempre più. Le tende non sono adatte a riparare dal vento freddo che soffierà a breve su tutto il territorio ed il 90% delle famiglie, non avendo letti o coperte, è costretta a dormire per terra riparandosi con teloni o lamiere raccolte chissà dove. Queste persone racchiudono dei sentimenti, dei legami e delle storie che gli permettono di resistere ogni giorno alle avversità con una dignità indescrivibile. Secondo le associazioni presenti si parla di 2 milioni e mezzo di rifugiati siriani in cerca di protezione, assistenza e cure mediche; il 78% sono donne e bambini che si riversano nei campi profughi dei paesi limitrofi come Iraq,Giordania,Turchia e Libano. Ora, con queste poche righe, vorrei chiedere alla cittadinanza, a chiunque si senta di aiutare questo popolo, di guardare in soffitta, in vecchi armadi della casa, chiedere ad amici e conoscenti una mano per raccogliere aiuti umanitari. Non parlo di donazioni o altro, chiedo semplicemente di collaborare e trovare ad esempio: vestiti invernali per adulti e bambini, cibo in scatola, medicinali (anche cerotti o garze), pannolini, coperte e giochi per bambini. Anche organizzare mostre o dibattiti può risultare un ottimo aiuto. Per qualsiasi informazione o dubbio potete contattarmi: canapini.matthias@ gmail.com / fb: Matthias Canapini grazie a tutti per l’aiuto.

ph. Matthias Canapini

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Murmansk. Qui inizia il calvario giudiziario. Condannati a due mesi di custodia cautelare, ai ragazzi di Greenpeace (di cui un italiano: Cristian D’Alessandro) e ai due giornalisti freelance viA cura di Collettivo Spazio Bianco ene mossa l’accusa di pirateria per la quale rischiano fino a 15 anni di carcere. L’accusa risulta giuridicamente inverosimile secondo quanto decretato dal trattato internazionale sulla navigazione poiché per essere accusati di pirateria gli attivisti sarebbero dovuti essere in possesso di armi. “L’accusa di piraMattia Sanchioni - Coord. Greenpeace Gruppo Locale di Pesaro teria è rivolta a uomini e donne il cui unico crimine è quello di una coscienza. Questo è assolutamente scandaloso e Si può essere accusati di pacifismo? Non formalmente, ma avere mina alla base i principi della protesta pacifica. Assurdo qualiquando tutte le altre accuse crollano sulle loro labili fondamenficare gli attivisti come pirati, vogliono solo intimidirci e farci tata, quello che rimane è l’amara sensazione che non si stia cercere, ma non desisteremo.” così commenta Kumi Naidoo, diretcando un capo d’imputazione, ma piuttosto una scusa. Questore di Greenpeace International. Indebolite dalla forza di oltre to è quanto sta accadendo a 28 attivisti di Greenpeace e due un milione di persone che in tutto il mondo gridano l’innocenza giornalisti nei tribunali russi di Murmansk. Tutto è da ricondursi di quei piccoli eroi, le autorità russe passano al contrattacco. al 18 Settembre quando l’Arctic Sunrise, nave rompighiaccio di Non potendosi più saldamente e ciecamente appigliare al reato Greenpeace, si avvicina al perimetro di una piattaforma petrodi pirateria tentano con la detenzione di sostanze stupefacenti. lifera della Gazprom, una delle aziende estrattive più influenti e Sulla nave vengono infatti ritrovate sostanze che potrebbe bene inaffidabili della Russia, per condurre un’azione di protesta paessere confuse per droghe, ma ecco quanto dichiara Greencifica e creativa volta a chiedere la sospensione delle peace International: “Possiamo solo supporre che le trivellazioni in Artico che a causa dello scioglimento Link per firmare la autorità russe si stiano riferendo alle attrezzature sandei ghiacciai prossimo a raggiungere picchi di rilevanpetizione: itarie che le nostre navi sono obbligate a trasportare za storica, sta diventando facile preda per i cacciatori http://bit.ly/1flJ68h per legge. La nave è stata perquisita in ogni angolo di petrolio. L’azione assolutamente pacifica e improndagli ufficiali russi alcune settimane fa. Presumiamo tata solo ad ottenere una visibilità mediatica viene quindi che la dichiarazione di oggi sia stata fatta per distrarre brutalmente interrotta dall’arrivo delle autorità russe. Armati e l’attenzione dalla crescente indignazione globale per il protrarincappucciati i soldati intimidiscono gli attivisti puntando loro si della prigionia degli attivisti. Qualsiasi affermazione di aver armi da fuoco e sparando ben 11 colpi in prossimità dei gomtrovato droghe illegali è una calunnia, una montatura pura e moni mentre altri strattonano le funi di due attivisti che stavano semplice». La nave inoltre, prima di lasciare la Norvegia, come arrampicandosi sulla piattaforma ignorando deliberatamente la spiega sempre Greenpeace International, è stata perquisita con loro resa e disponibilità a scendere incondizionatamente. Menl’ausilio di cani antidroga sia perché lo prevede la legge sia per tre i due climber saranno arrestati immediatamente e condotti una forma di trasparenza interna all’associazione. E se ad oggi verso le prigioni russe di Murmansk, al resto dell’equipaggio sono ancora detenuti in celle condivise con criminali comuni (la aspetta ancora un giorno d’inferno. Pochi twitter ci informano legge russa vieta che due o più persone imputate per lo stesso che i militari stanno passando al setaccio la nave e che la porreato condividano una stessa cella), tra precarie condizioni igta dietro cui si sono rifugiati gli attivisti non resisterà a lungo, ieniche, scarsità di acqua potabile, senza alcuna possibilità di dopodiché, cala un freddo silenzio radio con la base operativa contatto con le loro famiglie, non possono che essere, a questo che fa gelare il sangue. Solo alcuni giorni dopo verrà reso noto punto, colpevoli di pacifismo. che la nave, sotto il comando russo, si sta dirigendo al porto di

A PIENA VOCE

ACCUSATI DI PACIFISMO

RACCOLTA BENI DI PRIMA NECESSITA’

Per aiutare i profughi Siriani, il Collettivo Spazio Bianco in collaborazione con l’associazione Pasqua in Siria realizzerà un raccolta di beni di prima necessità davanti a tutte le scuole di Pesaro, nei seguenti giorni in orario di uscita: Martedi 22 ottobre - Mengaroni + distaccamento Psicopedagogico Mercoledi 23 ottobre - Linguistico + Psicopedagogico + Cecchi Venerdi 26 ottobre - Bramante + Genga + Marconi + Classico Sabato 27 ottobre - Benelli + Santa Marta Che cosa raccogliamo? Farmaci, Latte in polvere, Cibo a lunga conservazione, Detergenti e Indumenti invernali. Per conoscere e avere informazioni sulle modalità di consegna cerca “PASQUA IN SIRIA” su Facebook

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PUZZLE MAGAZINE / OTTOBRE 2013

FINALMENTE QUALCOSA DI (in)UTILE! Collettivo Spazio Bianco

Da

qualche tempo, l’occhio attento se ne sarà accorto, sembra che a Pesaro ci sia un nuovo “movimento”. Spuntano, infatti, qua e là etichette e manifestasti inneggianti la lotta e la rivoluzione. Vabbè ma allora siamo di fronte a un collettivo, un CSA o un partito della vasta area della sinistra? No. Lotta Studentesca non è altro che la componente studentesca (Anche se a Pesaro il loro referente, la scuola l’ha abbandonata) di Forza Nuova, partito che, non potendo, per la Costituzione, pena lo scioglimento se non l’arresto, dichiarasi fascista si dice nazionalista. Il bello oltre il furto del gergo della sinistra che tanto disprezzano, usato evidentemente per adescare i più ingenui dei ragazzi (il loro rispetto per gli studenti è tale che su fb il loro presidente ha dichiarato “gli studenti non sanno quello che vogliono”), sono le loro idee e campagne per la scuola. Si va dal loro programma nazionale, di una sola pagina, dove l’unico punto (sue soltanto sei) non originale o copiato è quello per l’aumento dello sport a scuola, e dove emerge un’inspiegabile fastidio nell’antifascismo (ma loro non erano nazionalisti?) a azioni che resteranno indelebile nella memoria di tutti noi per la loro efficacia e capacità rivoluzionaria ricordiamo quando con FN hanno colorato la fontana di nero o quando (pare siano stati loro) pensando di spacciarsi per gli odiati comunisti hanno scritto “traditori del popolo” sulla sede del PD. Tutte cose troppo efficaci, rivoluzionarie e soprattutto utili, che stanno strette in queste poche righe di articolo. Ma il loro merito più grande è stata la proposta per risolvere il problema del Mamiani! Sappiamo tutti, penso, che la sede storica ha problemi di edilizia da alcuni anni e che ogni tanto qualcosa si rompe (o salta) e che con l’aumento delle iscrizioni e i lavori allo psico la scuola è stata spalmate su quattro sedi; e cosa fa LS? Risolva il vero problema, ritenuto INACCETTABILE!, il nome della scuola. Eh già! Pare che Mamiani fosse massone oltre che noto intellettuale e uomo politico impegnato da sempre nel campo dell’istruzione, e questo non va bene perciò bisogna cambiargli nome, anche se non si sono sbilanciati in proposte che possiamo solo immaginare. Il problema dei danni comunque lo risolverebbero comunque anche così, infatti non si potrebbe più dire che il Mamiani sta crollando, certo bisognerebbe stare attenti al nuovo Ciano o Graziani, al Turati o al Riccardi o il Gai, o perché no? Il Mussolini. (Ah no, scusate, questi sono fascisti, LS no).

LIBRI ALL’ORIZZONTE

Rubrica di segnalazione a cura della Biblioteca San Giovanni, i libri consigliati questo mese:

UN GIORNO QUESTO DOLORE TI SARA’ UTILE Peter Cameron. Adelphi, 2007

«Ho solo diciotto anni. Come faccio a sapere cosa vorrò nella vita?» La calda estate del 2003 è lunga e difficile per James che ha diciotto anni e qualche problema con la vita di relazione. Ama la solitudine, ama stare con i suoi pensieri, ama essere dimenticato. Naturalmente non gli è possibile: vive a Manhattan con la madre, gallerista d’arte appena tornata dalla sua terza luna di miele, e con la petulante sorella Gillian, più grande di tre anni. A tutto ciò si aggiunge il supplizio settimanale delle sedute dalla dottoressa Adler, la psicoanalista che lo tempesta di assurde domande. Il padre, eterno ragazzino alle prese con chirurgia estetica e giovani donne, è preoccupato dalla sua condotta. L’esperienza della scuola superiore appena conclusa è stata terribile, non si sente a suo agio con i ragazzi della sua età e non sopporta l’idea di andare all’università. Vuole persuadere i suoi genitori, divorziati ma pur sempre genitori confusamente responsabili, a lasciarlo libero di decidere. E’ convinto che gli studi universitari siano inutili per lui

che non ha ambizioni concrete ma un unico vero desiderio: ritirarsi in un’antica dimora del Midwest e immergersi nella lettura solitaria di Shakespeare e Trollope. La scelta che farà alla fine dell’estate, grazie anche all’amata nonna materna Nanette, potrà essere giusta o sbagliata, ma sarà un’azione finalmente intrapresa. Un giorno questo dolore ti sarà utile è un romanzo intelligente che, attraverso una forma lieve e accattivante, affronta temi importanti narrati attraverso la voce e i pensieri di un ragazzo di rara sensibilità, che cerca la sua personalissima strada per iniziare a vivere. (Collocazione: R CAMEP GIO)

LE EMOZIONI DIFETTOSE Laurie Halse Anderson. Giunti, 2011

Aspetto che tutti siano andati a

dormire, poi m’infilo le scarpe da ginnastica ed esco. Le file di case che costeggiano la strada sono le pareti di un labirinto da cui sto cercando di uscire. È come se il mio respiro provenisse da un altro corpo. Ho paura di aprire la bocca e dire qualcosa, perché potrei mettermi a urlare. Mi sento come

se mi avessero tagliato in tanti piccoli pezzi di Kate che sono tutti uguali a me, corrono come me, parlano come me, si comportano come dovrebbero, ma si sono persi in questo labirinto. Kate Malone frequenta l’ultimo anno di liceo ed è bravissima in chimica. Ha fatto domanda di ammissione all’università più importante del paese e, in attesa della lettera di risposta, corre a più non posso, di notte e di giorno. Corre per punirsi, per annullarsi, per non sentire l’ansia e la rabbia che le aggrovigliano lo stomaco e per fuggire da quel dolore che ha il nome di sua madre. La vita di Kate cambia improvvisamente quando la casa dei vicini va a fuoco ed è costretta ad avere a che fare con Teri Litch, compagna di scuola evitata da tutti per i suoi modi violenti. Un rapporto che cambierà per sempre il suo mondo e i suoi pensieri, portandola bruscamente alla realtà della vita e aprendole gli occhi su ciò che è davvero importante. Laurie Halse Anderson ci offre una nuova storia, semplice e pulita, che vede come sfondo il dolore e la realtà, e il coraggio di fermarsi per affrontarla a testa alta.

(Collocazione: GIOVADU ANDEL)

LIBRI ALL’ORIZZONTE POETICA

Afferro le sue mani

Parte la nuova rubrica di poesia che ogni mese

vuole regalarvi una poesia di poeti anche poco conosciuti, ma soprattutto vuole dare la possibilità a voi studenti di esprimere le proprie emozioni. Se ti è capitato di scrivere poesie, o vuoi anche solo suggericene una, e vuoi condividerle con gli altri inviacele all'indirizzo mai: collettivo.spaziobianco@hotmail.it

Afferro le sue mani e la stringo al mio petto. Tento di riempire le mie braccia della sua bellezza, di depredare con i baci il suo dolce sorriso, di bere i suoi bruni sguardi con i miei occhi. Ma dov’è? Chi può spremere l’azzurro dal cielo? Cerco di afferrare la bellezza; essa mi elude lasciando soltanto il corpo nelle mie mani. Stanco e frustrato mi ritraggo. Come può il corpo toccare il fiore che soltanto lo spirito riesce a sfiorare? Rabindranath Tagore

POETICA 4


l’ANONIMO Liceo Artistico F.Mengaroni

PREGIUDIZIO FRUTTO D’IGNORANZA Francesca Antolini

Avete mai provato ad immaginare cosa signifi-

ca nascere con una caratteristica molto speciale? E se questa particolarità ti costringesse a vivere nascosti nel terrore? Questo è il caso di tutti gli albini che per loro sfortuna nascono in Africa (nasce un albino su 1.000). Questa domanda sembra interessare pochi. Tra i mille pensieri in cui è immersa l’Africa, questo problema sembra quasi banale,ma non è così. Neanche il tempo di venire al mondo che vengono rifiutati. Molti bambini infatti vengono uccisi durante riti o cerimonie appena nati. In zone rurali della Tanzania, dove la povertà va a braccetto con la superstizione, non si tratta più di emarginazione bensì di omicidio. I loro organi vengono contrattati nei mercati clandestini, i loro arti, i loro occhi e capelli vengono usati dagli stregoni per creare pozioni con l’assurda credenza che possano scacciare il malocchio e le epidemie a chi le beva. Queste gravi violenze contro gli albini sono dovute all’ignoranza, alla superstizione e alla disperazione. Per fortuna in questi ultimi anni sono state fondate alcune organizzazioni per andare incontro alle persone dalla “pelle bianca”; si tratta di sensibilizzare le popolazioni locali coll’intento di far cader le vecchie credenze. A consolidare questa positiva tendenza sono intervenuti anche alcuni fotografi che attraverso i loro scatti sono riusciti a rendere speciale e piacevole una caratteristica che fino ad oggi era considerata bizzarra e spaventosa.

D NON SA AMARE Saeio

D non sapeva più amarla, erano ormai lontani i giorni in cui guardandola negli occhi sentiva un brivido lungo la schiena, come se di lì fosse pian piano scivolato un cubetto di ghiaccio che, entrato dal colletto, attraversa la camicia per uscire poi dal fondo e finire a terra calpestato dagli incuranti e frettolosi passanti. Si erano incontrati in un giorno grigio e piovoso, di lei l’avevano colpito particolarmente quei grandi occhi tristi e quelle labbra rosse. Aveva i capelli in disordine quella mattina ma lui non ci aveva fatto caso, pensò che fosse bellissima anche dentro quella maglietta decisamente grande per la sua esile figura. D non ci aveva mai creduto al colpo di fulmine, pensava fosse solo un’invenzione per stupidi romantici, ma quella mattina dovette ricredersi. Quando il suo sguardo aveva incrociato quello della ragazza dagli occhi tristi, D aveva provato una strana sensazione, come uno sfarfallio dentro la pancia, ma non ritenne che fosse fame; aveva mangiato troppo a colazione e non era ancora ora di pranzo. Il giorno che andarono a vivere insieme

D se lo ricordava bene. Avevano dipinto ogni stanza con un colore diverso, non avevano lasciato nulla al caso. Il divano rosso dell’Ikea era forse l’unica cosa che stonava in quella casa, ma a loro non importava più di tanto. Adesso che lo guardava da dietro il tavolo della cucina, D si accorse che effettivamente non c’entrava proprio nulla con il colore delle pareti e tanto meno con il tavolino di cristallo posto al centro della stanza. D rivolse lo sguardo verso la ragazza dagli occhi tristi e si accorse che il loro era diventato un rapporto abitudinario. Ormai non facevano neanche più l’amore, pensava ancora che fosse bellissima ma non bastava. Avevano entrambi capito che il bene non è sufficiente a tenere in equilibrio due persone sullo stesso filo e che prima o poi uno dei due sarebbe caduto a terra lasciando l’altro solo. D non sapeva più amarla, erano ormai lontani i giorni in cui guardandola negli occhi sentiva un brivido lungo la schiena, come se di lì fosse pian piano scivolato un cubetto di ghiaccio che, entrato dal colletto, attraversa la camicia per uscire poi dal fondo e finire a terra calpestato dagli incuranti e frettolosi passanti.

SEMBRA COSI GELIDO Staed

Sembra gelido ma non è, li immaginiamo tut-

ti biondi ma non è cosi, sempre con la vodka in mano... solo il venerdì (abbiamo visto cose che..) Siamo appena tornati dalla Polonia, sette ragazzi italiani ospitati da sette famiglie polacche. Abbiamo vissuto con loro e frequentato la stessa scuola per 6 giorni. LE differenze sono abissali sembra realmente di entrare in un liceo artistico a differenza del nostro rimasto negli anni 80’; ogni parete è decorata e tutti i lavori: dipinti, ritratti, fotografie e sculture, vengono esposti. Hanno a disposizione del materiale e aule speciali come la “camera oscura” o le aule di fotografia, i sotterranei con armadietti e una mensa che dispone di bar, che loro usano nelle due ricreazioni da 20 minuti. Non pranzano ma mangiano ogni volta che brontola il pancino, forse solo la sera si consuma un pasto caldo … forse. La colazione al contrario è molto importante: due panini con: burro e formaggio o burro, prosciutto, burro o burro, marmellata, burro o uovo e insalata e a volte anche carne e burro; tè e succhi every day (l’acqua per loro è insapore, non osano berla senza l’aggiunta di limone o arancia!!). Grazie all’inglese siamo riusciti, con i ragazzi polacchi, a comunicare e a creare un rapporto di amicizia che ancora oggi tornati a casa è ben stretto. Consiglio a tutti a fare esperienze di questo tipo, avere scambi con altri paesi allena la mente ad essere più elastica e si apprezzano i pregi del proprio Paese ma ci si può accorgere anche dei difetti che ha così da poterlo migliorare. A questo punto lancio un’ appello : Avremo uno scambio al contrario, i ragazzi polacchi verranno nella nostra scuola a Marzo e vorrei fossero accolti in una bellissima scuola quindi chiedo a tutti di impegnarsi a coinvolgere i prof e le classi per migliorare, se non tutti e due i plessi, almeno il Mengaroni: allestire piccole mostre e appendere i nostri migliori lavori e, chiedo troppo, dipingere ?!? vi supplico impegniamoci !!!

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PUZZLE MAGAZINE / OTTOBRE 2013

SETTE RAGAZZI DEL MENGARONI: MISSIONE POLONIA Dalila Montebelli

In questi ultimi anni si sta sempre più diffondendo il fenomeno del “gemellaggio” all’estero attuato dagli studenti di tutto il mondo. Consiste nel soggiornare con delle famiglie nella loro casa per capire le abitudini, i ritmi quotidiani, i cibi che consumano e il modo di essere e di fare fra la gente, del paese dove si va a stare per un periodo breve o lungo che sia. Io personalmente, quest’anno nel periodo di settembre, sono stata per una settimana a Tarnowskie Gory in Polonia, una piccola cittadina vicino Cracovia. Non ero da sola. Insieme a me c’erano sei miei coetanei di quarta, scelti tutti in base al comportamento, alla mentalità e alla propria abilità nel disegno e nell'indirizzo scolastico scelto. Ognuno di noi aveva l’incarico di presentare il liceo artistico Mengaroni nel progetto Comenius che coinvolge altri paesi: Spagna, Polonia, Turchia e Italia. Fra di noi c’erano: Francesca Antolini, Vittoria Tontini, Giulio Galli e Stefano Tamburni della sezione di Grafica; Vittoria Magi della sezione di Design e infine Erica Grottoli e Dalila Montebelli ( io) della sezione di moda, più i nostri professori che ci hanno accompagnato Roberta Cappelletti di inglese, Cinzia Paccaroni di progettazione moda, Isabella Galeazzi di Grafica, Alberto Sacco vicepreside e il nostro preside Francesco Leoni. La nostra avventura iniziò alle ore 15.00 del 21 settembre 2013. Siamo partiti tutti insieme da Pesaro per l’aeroporto di Bergamo Orio al Serio già sapendo di aver ben cinque ore di viaggio da fare. Così ognuno ha salutato, con già un po’ di nostalgia nel tono di voce, i propri genitori e qualche ragazza il proprio fidanzato e così salimmo nel pulmino. Non mi dilungo nel viaggio: è andato tutto bene ma la cosa importante è che abbiamo avuto del tempo per conoscerci meglio visto che fino ad allora c'era un'amicizia solo superficiale, nata fra i corridoi dove è difficile fare amicizia essendo in classi diverse. Saltiamo al giorno dopo in cui ognuno di noi ha conosciuto il proprio ospitante polacco; avevamo tutti un po’ paura: non sapevamo cosa e chi aspettarci. Nei mesi prima tutti ci eravamo preoccupati di contattarli o su facebook o per mail ma è molto diverso avere davanti una persona estranea con cui comunicare solo in inglese. Usciti dall’hotel abbiamo visto subito, nel parcheggio, un gruppo di ragazze e un ragazzo che ci hanno salutato e ci sono venuti incontro. Avevano uno sguardo premuroso e curioso verso di noi; ognuno si presentò e iniziammo subito a scherzare come se fossimo vecchi amici che si rincontrano dopo tanto tempo, si stabilì subito un feeling fra di noi e io mi sentivo molto bene insieme a loro … Così abbiamo girato per Cracovia fra musei e guide e poi ancora musei e guide, e infine musei e guide, nessuno ne poteva più. C’è lo stereotipo che

le persone dell’est o del nord Europa non siano molto accoglienti, si dice che abbiano un modo di fare molto freddo: è totalmente falso. Appena entrai in casa della famiglia polacca tutti si interessarono a me, alla mia vita in Italia, alla mia famiglia. Capii che sono persone molto cordiali e disponibili con una mente molto elastica al contrario di molti italiani. Nella settimana siamo andati tutti a scuola insieme ai ragazzi. Il pomeriggio era libero e loro in modo disinvolto si organizzavano per potarci ogni volta a vedere un posto diverso darci l’occasione di passare del tempo insieme e conoscere quella che è la realtà quotidiana dei ragazzi in Polonia. Parlando della scuola: loro hanno otto ore fra mattino e pomeriggio con la pausa pranzo e due ricreazioni ma hanno le ore da quarantacinque minuti . Non vanno di sabato e hanno il doppio delle nostre materie perché non scelgono un solo indirizzo ma li fanno tutti fino alla fine della scuola, in più hanno materie come pittura all’aria aperta, storia della Polonia e altre. Il loro liceo artistico sembrava un sogno, c’era proprio quell’atmosfera creativa per i corridoi, che erano pieni di quadri grandissimi fatti tutti dagli studenti di quell’anno o dello scorso. Nei laboratori ognuno riusciva a tirar fuori la sua personalità in quanto li lasciano liberi di esprimersi nel più facile dei modi con lavori molto intelligenti e di carattere manuale, particolarità che secondo me stiamo perdendo in Italia a causa di tagli e leggi che vanno a discapito della formazione scolastica degli studenti. Poi gli stessi ragazzi erano orgogliosi delle proprie creazioni prodotte durante l’anno, molte di queste erano esposte; non era semplicemente il fatto di prendere un buon voto ma di buttarsi completamente nella materia. Noi tutti ci siamo legati in modo davvero resistente a questi ragazzi, che sono persone molto intelligenti e sanno come si fa a stare nel mondo e nella scuola. Ci è dispiaciuto andare via da lì ma cerchiamo di tenerci in contatto su facebook per accoglierli nel migliore dei modi a marzo nella nostra Pesaro! È stato molto d’insegnamento vedere come loro vivono la scuola, è il futuro di tutti noi ed è bene che sia migliore. Ho cercato di capire

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le cose positive e le cose negative per poi, una volta tornata in Italia, migliorare la nostra realtà scolastica. Siamo noi che dobbiamo starci tutti i giorni per nove mesi di seguito, siamo noi l’essenza della scuola perché senza ragazzi sarebbe solo un bel palazzo privo di anima. Deve tornare il desiderio di stare insieme, l’interesse di produrre cose utili e che siano particolari. Lo stare a scuola non deve essere più visto come una perdita di tempo e un semplice motivo di studio ma come parte di se stessi. Ognuno deve essere fiero di chi è e di cosa vuole dire attraverso la sua arte e questa cosa deve incominciare ad essere premiata, basta parole!

IL RITORNO DEL DIZIONARIO F.E.C.C Señor Araquiejo

Ombra - Qualcosa di indefinito che ti turba e che impedisce il regolare svolgimento della giornata. Es. <Oi, andiamo al campetto a fare due tiri?> <No vecchio, mi dispiace ma sono ombrato>. Sinonimi: preso male. Contrari: preso bene. Yolo - abbreviazione di ‘You Only Live Once’, in italiano ‘vivi una volta sola’. Viene usato abitualmente come scusa per le bravate che si fanno. Es. <Oh ma te ne sei andato senza pagare?!> <YOLO!>. Disagio - Serve per indicare il calare del livello morale di una situazione. Es. <Oh zio, mi hanno detto che Jack non viene> <Disaaagio!>. Sinonimi: scesa. Es. <Ehi vez, non mi va di farla grossa stasera> <Che scesa!> Ci stà - Si usa per esprimere la propria approvazione su qualcosa. Es. <Oh bel come ti sembra sta tipa?> <Ci stà!>. Può essere spesso accompagnato dall’espressione ‘Di brutto’ o pronunciato con accento differente. Es <Cìsta>. Kioss - esclamazione affermativa convinta Es. <Vez sabato elektro?> <KIOSSSS> può essere distorto grammaticalmente con aggiunta di “S”.


la BERTA Liceo T.Mamiani

I FANTASMI DELL’AMORE Danilo Sanchini

Quante volte abbiamo sentito la cele-

berrima frase “Finchè morte non ci separi”? E se questa frase non fosse vera? Se l’amore continuasse anche dopo la morte? Il sommo poeta Dante Alighieri, nel suo fantastico viaggio all’inferno, nel canto quinto, incontra i due personaggi che hanno reso famosa Gradara: Paolo e Francesca. “Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende, da lor ci fuor porte prese costui de la bella persona che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende. Amor, ch’a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m’abbandona. Amor condusse noi ad una morte. Caina attende chi a vita ci spense”. Dopo aver sentito queste parole, Dante, preso dall’emozione svenne: il vero amore non finisce mai. A Gradara, c’è chi sostiene di aver visto vagare Francesca senza pace per le stanze del castello, o sui merli delle mura a scrutare l’orizzonte in cerca del suo Paolo. Shakespeare disse: “l’amore guarda non con gli occhi ma con l’anima”; forse non esiste frase migliore per descrivere questa vicenda. A Campo Tures, in Alto Adige, si trova uno splendido castello incastonato tra la bellezza dei boschi e dei monti che lo circondano. Qui si narra di una donna, figlia del signore del castello, di nome Margarethe Von Taufers, la quale era innamorata del capo delle guardie. Malgrado i suoi parenti fossero del tutto contrari all’unione dei due giovani, il matrimonio venne programmato. Durante la cerimonia, tenutasi nella piccola cappella del castello, da una finestrella della chiesetta, una freccia, scagliata da un parente di lei, entrò sibilante nella stanzetta, ferendo a morte lo sposo. Con il cuore spezzato dal dolore, e con gli occhi lacrimanti, Margarethe si rinchiuse nella propria stanza. Da allora, si limitò ad accettare i pasti che gli lasciavano fuori dalla porta, poiché non uscì più di lì per sette lunghi anni. Solo una volta lasciò la stanza, ma solo per gettarsi dagli spalti del castello e morire nel desiderio di raggiungere il suo innamorato nell’aldilà. Da quel giorno, nella sua stanza, durante le ore più buie della notte, si avvertono strane presenze, e si sentano i pianti e i lamenti della giovane innamorata. Un’altra storia di

amore, nata nel castello di Monselice, in Veneto, dove si narra di Avalla, che innamoratasi di un certo Ezzelino, tradì il marito, che venuto a sapere dell’accaduto, la uccise. Avalla vagherebbe ancora per le stanze del castello in cerca del suo vero amore; chi sostiene di averla incontrata o fotografata la descrive come una donna di bassa statura e di carnagione bianchissima…proprio come era in vita. Nello stesso castello si consumò un’altra passione, quella di Jacopino da Carrara e della sua amante Giuditta. Jacopino, invece, fu rinchiuso per 12 anni in una cella, finchè non sopraggiunse la morte; anche Giuditta venne rinchiusa, la sua colpa era quella di essere la sua amante.Giuditta morì di fame e di sete. I corpi dei due amanti non furono mai ritrovati, ma Jacopino, dopo la sua morte, venne rivisto vagare senza meta, all’interno del castello. Spostiamoci ora nel castello di Bardi, vicino a Parma agli inizi del ‘400, periodo caratterizzato da guerre tra piccoli feudatari confinanti. È in uno dei pochi momenti di pace che il comandante della guarnigione del castello di Bardi, chiamato Moroello, si innamora della bella Soleste, figlia del castellano. Nonostante il padre di Soleste l’abbia promessa in sposa ad un feudatario vicino, i due giovani sono legati l’uno all’altra da un triste destino e da un amore sopravvissuto ai secoli. Moroello, dopo una delle

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tante battaglie, decide di indossare le insegne dell’esercito sconfitto, per disprezzare i nemici; così facendo,però, ingannò Soleste che, in attesa sugli spalti del castello, scambiò i soldati di ritorno per il nemico. Distrutta dal dolore, pensando che il suo amore fosse morto nella battaglia, si lancia dalle mura. Moroello, vedendola senza vita distesa sul suolo, decide di seguirne il destino, gettandosi dal mastio. Il comandante si dice si aggiri ancora per la fortezza. Due famosi ricercatori parapsicologi, Daniele Gullà e Michele Dinicastro, riuscirono ad immortalarlo grazie ad un rilevatore termico.Il nostro ultimo viaggio fa tappa al castello di Grottole, del quale oggi rimane solo un torrione. In una delle finestre della costruzione, durante le notti di luna piena di aprile e giugnio, appare il fantasma di Abufina; morta anch’essa per amore.Abufina era una dama di corte del conte di Chiarodimonte,ed era fidanzata di Slepino, guerriero agli ordini del signore locale, che stava combattendo in terre lontane. Una sera, mentre era alla finestra del torrione, gli arrivò un plico contenente il seguente messaggio: “Vieni, Abufina, vieni da me; io che uccido i nemici, me l’amore mi uccide; vieni, Abufina, vieni da me: insieme con te al castello di Grottole sol tornerò; fa presto, fa presto…” Abufina non esitò a partire per incontrare l’amato, così prese un cavallo e si mise al galoppo verso Slepino. Dopo pochi chilometri


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BE DIFFERENT. BE YOURSELF Valentina Coli

Noi copiamo. Ammettiamolo. E non mi sto riferendo solo alle versioni di greco e latino per le quali si può avere anche un po’ di comprensione, ma intendo le altre persone, i conoscenti che vediamo tutti i giorni ed i perfetti estranei che ci sfilano davanti. Copiamo il loro modo di vestire, di atteggiarsi, addirittura anche i loro comportamenti, finendo così per assomigliare a una persona che praticamente non conosciamo. Abbiamo voglia di distinguerci e di essere notati e ammirati dagli altri. Capita quindi di imitare modelli comuni utilizzando il sillogismo “loro sono fighi = mi comporto e vesto come loro = anche io sono figo”. E’ qui che ci si sbaglia. Questa voglia di distinguerci, di prevalere sugli altri, ci porta alla più completa omologazione. “Io sono diverso, voglio essere diverso, invece che andare in giro con la solita maglietta di marca che hanno tutti mi tingo i capelli di rosso e mi metto il dilatatore”, e che cosa si ottiene così? 10mila Rossi Malpelo con orecchie da Dumbo. Se poi uno prova davvero ad andare contro corrente viene additato come strano o disadattato e così anche lui è costretto dalla società e mettersi al pari con le varie tendenze del momento se non vuole essere preso in giro. E’ per questo che tutti gli adolescenti hanno paura di affermarsi, temono che l’intero branco gli si possa rivoltare contro, escludendoli e facendoli sentire diversi. Quante volte vi è capitato di arrivare a scuola e sentire un profumo dolciastro e incredibilmente persistente che

però, il cavallo inciampò, facendo cadere la giovane nel fiume Basento, dove annegò. Da allora, la sagoma della donna, non solo appare nel torrione, ma anche lo stesso fiume, pare sussurri il nome della sua vittima. Tutti queste storie, non hanno basi scientifiche su cui fondarsi, anche se esistono fenomeni anomali riconosciuti dalla stessa Scienza; sicuramente però, hanno in comune il più nobile dei sentimenti l’Amore…….. Abbiamo iniziato il nostro percorso con una frase di Dante, e con una sua frase finiremo il nostro viaggio: “L’Amore è più forte della vita e tanto vicino alla morte”.

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aleggia per i corridoi anche dopo che quello che se l’è spruzzato addosso è entrato in classe da mezz’ora? E risentirlo poi durante l’intervallo, nella rissa quotidiana davanti alla pizzettara? Qui i casi sono due. O tutti usano lo stesso shampoo o qualcuno ha fatto il bagno con una boccetta di un profumo da uomo che guarda caso si vende solo a Milano. Senza parlare poi di tutti i cellulari uguali, degli iphone 4, 4s, 4p, 4d e 4f (uno per ogni sottolivello energetico, mi sembra giusto) che poverini verranno abbandonati per seguire il nuovo 5, con la nuova applicazione che permette di cuocere un uovo al tegamino. Continuare ad aggiornarsi mettendosi sempre in pari con il nuovo modello in uscita è come sputare in faccia alla crisi, è come sputare sullo stipendio di 1000 € di un impiegato che non si sognerebbe mai di spendere tutta la sua paga o quasi per uno di questi apparecchi. Così facendo risultiamo tutti uguali, una massa di smidollati che si preoccupa di più per come gli stanno i capelli che per i veri problemi della società. Non abbiamo voglia di combattere, siamo troppo simili a tutti i modelli che ci vengono propinati dai mass media e finiamo per sembrare dei veri e propri zombie che non sanno guardare aldilà del loro piccolo schermo. Adeguandoci al comportamento del branco ritardiamo solo il momento in cui prenderemo finalmente consapevolezza della nostra personalità, il momento in cui matureremo.


LA GUERRA SCONOSCIUTA Ilaria Sartini

Esiste una guerra di cui pochi parlano.

Una guerra di cui ogni giorno siamo fautori e beneficiari allo stesso tempo. Una guerra che è troppo a Sud del mondo per essere conosciuta. E’ combattuta in Congo. <E dov’è il Congo?> <E’ in Africa, è lì che di solito si fanno le guerre, ovviamente>.“Si fanno” come se la cosa riguardasse solo quelle persone che da più di dieci anni vedono espropriarsi le proprie case e le proprie terre, vedono uccidere i propri figli e violentare donne e ragazze. E chi fa tutto ciò? Le grandi multinazionali occidentali, ovviamente. Il conflitto conta alcuni milioni di vittime. Il Congo (parliamo della Repubblica Democratica del Congo, capitale Kinshasa) ha un sottosuolo ricchissimo di materiali preziosi, tant’è che è stato definito “scandalo geologico”. Il più importante di questi materiali è il Coltan (più costoso del diamante), una sabbia grigiastra impiegata per costruire in particolare cellulari, PC e lavatrici di cui troviamo proprio in Congo l’80% delle risorse mondiali. Dato che sul mercato internazionale la domanda per PC e cellulari è aumentata incredibilmente negli ultimi anni, si è alzata anche la quantità di materiale da estrarre. Le principali miniere di coltan sono quasi tutte concentrate nella zona del Kivu, situata ad Est lungo il confine rwandese. Per la (voluta) instabilità del governo congolese questi colossi dell’industria vanno direttamente sul territorio e si prendono la zona che vogliono aiutati da azioni militari dei loro eserciti mercenari. In questo modo la popolazione è soggetta a violenze e abusi di ogni tipo e l’impatto ambientale è disastroso. Anche il coltan prima di starsene tranquillo nelle nostre mani ha la sua storia: dalle miniere congolesi viene trasportato in Kenya, Uganda e Rwanda per la raffinazione; poi arriva fino in Cina Thailandia e Malesia dove i pezzi vengono trasformati in componentistica elettronica ed assemblati. Dall’Estremo Oriente arrivano infine in America ed Europa per essere venduti dalle grandi multinazionali come Samsung, Apple, Intel, Nintendo e altre. Poco tempo fa però il Rwanda, stanco di fare solo da tramite col resto del mondo, ha invaso il Congo per prendersi di persona alcune miniere. Cose che capitano in una zona dove chilometri quadrati di terreno preziosissimo vengono presi come zainetti. Grandi imprese occiden-

tali gestiscono il trasporto del materiale in tutte le sue fasi come ad esempio la Bayer della quale anni fa fu denunciato che un’azienda da lei controllata gestiva il traffico direttamente con il fronte di guerriglia. Come se non bastasse questi eserciti mercenari combattono tra di loro per la supremazia delle aree più ricche. Inutile dire che questa situazione relega sempre di più la popolazione ad una situazione di violenza e povertà causata anche dalla presenza delle mafie in ogni zona non direttamente controllata dalle multinazionali. Nel Kivu ci sono 16 000 caschi blu dell’ONU che però, anziché evitare i massacri, sono andati ad aumentare la corruzione. 16 000 persone bene addestrate e armate, mandate da un’organizzazione che comprende moltissime nazioni in tutto il mondo potrebbero controllare un intero territorio, se solo lo volessero gli stati mandanti e se ci fosse una determinata “volontà politica” dietro di loro che li spinga. Barak Obama alla fine del suo primo mandato ha introdotto una normativa secondo la quale le imprese transnazionali dovevano certificare i luoghi di provenienza dei materiali impiegati e assicurarsi che questi non

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vengano da zone di guerra o in mano alle mafie. Ed è proprio questo che bisogna fare per tentare di contrastare al meno un po’ un conflitto basato su ideologie colonialiste e liberaliste! Dobbiamo boicottare quelle industrie che utilizzano il coltan insanguinato da questa guerra con un consumo responsabile e critico. Responsabilizzare il nostro consumo significa sfruttare al meglio ciò che compriamo e riciclarlo. Attivare la nostra criticità giudicando un prodotto anche per il profilo etico di chi lo costruisce e il luogo da cui proviene (è difficile, ma se ce la facciamo con la verdura perché non farlo anche con cellulari e portatili). Organizzare poi reti sindacali globali e chiedere conto alle multinazionali per tutti i reati che stanno commettendo contro l’essere umano e l’ambiente. Dopo questo articolo probabilmente la guerra vi sembrerà ancora troppo lontana da voi, ma spero che almeno ricorderete che quell’aggeggio che prendete ogni due minuti per vedere se c’è una notifica su Facebook o un messaggio su What’sApp, è causa ed effetto di un massacro abbastanza grande da stare sul palmo della mano.


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CONTADINO A TE Istituto Tecnico Agrario A.Cecchi

WWOOF: CONTADINI IN GIRO PER IL MONDO Giulia Striglio

Conoscete wwoof? Se ne avete mai sentito parlare, beh, molto male… Il suo acronimo inglese “World-Wide Opportunities on Organic Farms” è un’associazione nata negli anni 70’ e ti da la possibilità di viaggiare in tutti i paesi del mondo offrendo lavoro in fattoria in cambio di vitto e alloggio; come una sorta di volontariato. Ti iscrivi nella pagina dello stato in cui vorresti andare e loro ti danno una lista di fattorie; scegli quella che ti piace di più (magari preferisci quella con i maiali piuttosto che quella con il grano) ti metti d’accordo con loro tramite i contatti che sono presenti nel profilo della fattoria e concordi direttamente con loro quanto tempo vuoi stare e quando vuoi partire. E’ un’esperienza di cui avevo sentito parlare e che mi aveva subito colpita, così decisi di provare. Mi sono messa in contatto con le fattorie irlandesi per avere la possibilità di migliorare il mio inglese molto scolastico. Sono partita quest’estate purtroppo solo per due settimane per mancanza di tempo. Arrivai in fattoria la sera a Gubaveeney che in irlandese vuol dire bocca della montagna. Mi avevano dato alloggio in una roulotte, ma non tutti hanno le stesse modalità di ospitalità; magari c’è chi ti offre una stanza o chi ti chiede di portarti la tenda. Lì ho incontrato altri ragazzi che stavano facendo la mia stessa esperienza: una tedesca e un’altra italiana di Trieste, mentre nella fattoria vicino c’era un francese. Ero affascinata ed un po’ irritata da come sappiano bene l’inglese i ragazzi degli altri paesi in quanto il loro insegnamento è dato per tutto il loro percorso scolastico da madre lingua. Nonostante ciò mi sono fatta coraggio e mi sono impegnata nel cercare di capire i loro discorsi commettendo frequentemente fraintendimenti di parole molto imbarazzanti. Durante il giorno lavoravamo in fattoria, c’erano tanti lavori da fare che variano di fattoria in fattoria a seconda di cosa si occupano. Di solito portavo a spasso l’asino e i cani per le campagne dell’Irlanda, tagliavo la legna e andavo a raccoglierla con il trattore, accudivo le piante nelle serre e nell’orto, creavo e ripulivo i fossetti per il drenaggio dell’acqua, accudivo galline e anatre e tante altre cose. Ho imparato tantissimo da loro: nei momenti liberi mi hanno insegnato a fare i cestini e a produrre erbe da te. Oltre ai momenti liberi avevo anche il weekend che potevo utilizzare per andare a visitare altri posti facendo semplicement-

e l’autostop o utilizzando la loro bicicletta. Alcuni, come nel mio caso, chiedono anche di aiutare nei lavori in casa ad esempio sparecchiare. Al momento di tornare a casa sono stati così gentili da regalarmi un pò di patate, erbe da te e il cestino da me prodotto da mettere in valigia e riportare in Italia. E’ stata un’esperienza che ripeterò sicuramente magari anche in altri paesi e vi invito fortemente a provare.

HALLOWEEN, PER SAPERNE DI PIU’ Virginia Schianini

Dopo

tre lunghi mesi di caldo asfissiante possiamo di certo confermare di essere tornati all’atteso, almeno per me, mese più mistico dell’anno: Ottobre. Proprio così, è durante questo mese che gli antichi popoli celtici (specialmente in Irlanda, ma anche Scozia e Galles ) si preparavano a superare sani e salvi la terribile notte di “All Hallows Eve” ( Notte di Ognissanti ), e forse meglio nota per voi come notte di Halloween. E’ proprio così che, intorno ai primi anni dopo Cristo nei paesi anglosassoni, gli abitanti dei villaggi erano soliti chiamare l’ultima notte dell’anno, poichè secondo il loro calendario, l’anno si chiudeva proprio il 31 Ottobre, con la fine della stagione calda. Ebbene essi credevano che durante le ore notturne di quel giorno, gli spiriti erranti entrassero nelle case per trovarsi un buon corpo che ospitasse la loro anima fino alla fine dell’anno successivo; così le famiglie rendevano le loro case inospitali, spegnendo le candele e nascondendo i viveri, inoltre si preparavano travestimenti abbastanza spaventosi da poter allontanare questi spiriti maligni. Ci sono alcuni simboli tipici della festa di Halloween, usati tutt’oggi, che risalgono proprio a quell’epoca, come la lanterna di zucca, famosa per la leggenda di Jack O’Lantern. Jack era un uomo subdolo e noto malfattore, tanto furbo da esser riuscito ad ingannare perfino Satana proprio il giorno del 31, dopo averlo sfidato a salire su un albero, sul cui apice aveva inciso una croce. Satana sarebbe rimasto intrappolato tra i rami e così venne fatto un patto: Jack avrebbe liberato il Diavolo, se solo lui avesse promesso di non indurlo mai più in tentazione, e così fu. Alla sua morte, Jack fu rifiutato dal Paradiso per la sua cattiva condotta, ma anche dall’ Inferno per essersi preso gioco del Diavolo, che per pena, gli

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donò una piccola fiaccola infernale, per poter vagare con un po’ di luce nel buio e nelle tenebre per l’eternità. Jack utilizzò una rapa scavata per proteggere la piccola fiaccola, ora sostituita dalla zucca, più reperibile e facile da svuotare. Si diceva poi, che ogni notte del 31 Ottobre, da qualche parte si poteva avvistare Jack, ancora vagante alla ricerca di un posto tranquillo dove passare l’eternità. Con il passare dei secoli, fino ad arrivare ai nostri giorni, Halloween è diventata una tipica festa da passare con gli amici, partecipando a feste, travestendosi o andando a fare il classico “Dolcetto o Scherzetto”. Purtroppo, però, in molti paesi, come Francia, Russia, Germania, e anche in Italia, ancora oggi la chiesa lotta imperterrita contro questa festività, considerandola una delle cause che avvicinano sempre più persone al paganesimo, che viene spesso associato ( ignorantemente ) al satanismo. Questo forse perchè nel paganesimo il 31 di ottobre viene celebrato il Samhain, nel quale, prima che il cristianesimo si diffondesse, oltre a festeggiare la fine dell’anno, i druidi e le sacerdotesse ( che poi diventarono le più note e torturate streghe ) omaggiavano gli spiriti con danze e fuochi; ed è per questo una celebrazione ricca di spiritualità, che non ha nulla a che fare con le sette sataniche. Pensate che nei paesi europei nominati precedentemente, ancora oggi in molte scuole viene proibito il festeggiamento di Halloween, se non viene fatto a scopo puramente educativo. Forse è per questo che oggi questa festa si è rivestita di un significato molto più commerciale diventando così più adatta a bambini e ragazzi ed è appunto per questo che ho pensato di informare, per chi ancora non ne fosse al corrente, delle origini mistiche di questo All Hallows Eve. Detto ciò spero che possiate passare un felice Halloween, e per chi crede in qualcosa di più profondo per questo giorno, un felice Samhain ;) .


EUREKA!

SIAMO SICURI CHE L’ABITO NON FA IL MONACO?

Istituto tecnico commerciale D.Bramante

Il

detto “l’abito non fa il monaco” è sempre meno usato in questi tempi. Guardiamoci attorno, chi non ha pregiudizi su una persona che ha modi di fare o modi di essere fuori dal comune? Sembra proprio che un piercing, un tatuaggio o un’acconciatura diversa dalle altre, facciano di una persona un essere diverso. Può ciò condizionare l’essere di una persona? Può ciò, fare di una persona ciò che è internamente? No, forse non vale la pena soffermarsi sull’aspetto, quando si possono benissimo conoscere persone fantastiche, persone che sono meglio di gente in giacca e cravatta, persone che meritano tanto. Ma noi cosa spiegheremo ai nostri figli? Con che ideali gli aiuteremo a crescere? Forse, dovremmo insegnarli questo detto sempre meno usato, dovremmo fargli capire che ciò che si vede addosso ad una persona non indica ciò che si deve pensare a primo impatto, magari indica il suo modo di essere, il suo modo di es-

porsi, ma di certo non fa di lui una persona terribile o diversa. I tatuaggi, ad esempio, a volte. fanno si che la pelle di una persona racconti, mostri delle storie, faccia capire alla gente il suo passato, diciamo che sono una forma d’arte. Allora chiediamoci: può la società imporre tutti questi limiti? Non è possibile, ognuno, al contrario, deve esprimersi nella maniera che vuole, raccontarsi ed esporsi a suo modo, nei limiti ma senza limiti, libero di essere se stesso, libero di far capire alla gente che l’abito non fa il monaco. Ognuno deve poter mostrare agli altri il proprio stile senza porsi problemi sulla visione che essi avranno di lui, e purtroppo questo detto non riguarda solo il vestiario o piercing e tatuaggi, moltissime volte riguarda anche la propria posizione economica e sociale. Si provi a pensare a un personaggio di rango elevato: è sempre ben visto o, per lo meno, si ha un’idea positiva di lui; questa mentalità è la mentalità di

GIOCHI Sudoku

Medio

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una persona con una visione limitata, e spesso e volentieri sono proprio queste stesse persone ad avercela. A questo punto viene da porsi la domanda; perché se una persona è vestita elegante o ha un lavoro prestigioso deve essere una persona migliore di una a cui piace vestire nel proprio modo o che svolge un lavoro modesto? Ma che poi qual è il concetto di eleganza? Ognuno ha una sua visione, un suo modo di essere elegante. La maggior parte delle persone ha un pensiero conformista su ciò, quindi è proprio quella parte che si vuole distinguere a doverci rimettere, passando da grezzo, maleducato ecc… Ma chi è un “anticonformista” penserà la stessa cosa di queste persone che nutrono pregiudizi inappropriati? All’inizio avrà un atteggiamento distaccato, ma, a differenza loro, ce l’avrà non perché sono vestiti diversamente ma perché pensa che abbiano pregiudizi.


FRA I BANCHI E NON Istituto S.Marta e G.Branca

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ALBERGHIERO ON THE ROAD!

RAGAZZI IN STRADA ALL’ALBERGHIERO: BISOGNA FARE QUACOSA! Marcello Del Canto

ph. di Ivan Fratenale Cesaroni del 6/10/13

Alberghiero S. Marta Pesaro: questa

è la situazione degli studenti in attesa dell’autobus che parte da Pesaro e arriva al Pincio di Fano alle ore 13.20 (orario di uscita). I seguito alla chiusura del distributore di carburante di qualche anno fa, a causa del costante pericolo di caduta massi dal monte Ardizio ,e alla recinzione messa per tenere lontani dal luogo le persone, gli studenti, come si vede

nell’immagine sovrastante, sono costretti ad attendere i mezzi pubblici ad un palmo dalle automobili che transitano su Strada Delle Marche. Questa situazione, oltre ad essere pericolosa per gli studenti è anche motivo di disagio per gli automobilisti che sono costretti a rallentare, o ad arrestare la marcia, per paura di investire qualche studente. Bisogna fare qualcosa affinché gli studenti possano aspettare

l’autobus in sicurezza, senza intralciare il traffico. Una soluzione potrebbe essere quella di richiedere al comune di spostare la recinzione e di permettere ai ragazzi di aspettare più lontano dal ciglio della strada cosicchè, avendo più spazio, potrebbero disporsi più uniformemente senza sparpagliarsi sulla strada.

LAVORO MISSIONE IMPOSSIBILE ?!

giovedì 21 Novembre 2013 - ore 17,00 Cercasi esperienza lavorativa in tempi precari... PERCORSI, OPPORTUNITÀ, PROSPETTIVE NEL MONDO DEL LAVORO Biblioteca San Giovanni (Sala 7) Via Passeri, 102 - Pesaro - INGRESSO LIBERO (nuova normativa sui tirocini, informazioni sulle opportunità lavorative e formative all’estero) Flavio Nucci Politiche del lavoro, Servizio Formazione Progiovedì 31 Ottobre 2013 – ore 17,00 fessionale e Politiche per l’occupazione - Provincia di Pesaro Personal branding e social network: modalità utili per e Urbino Sabina Carrozzo Referente Eures per la Provincia la ricerca del lavoro di Pesaro e Urbino Laura Pierfelici Associazione culturale Adriano Gasparri - Chief Marketing Officer Vicolocorto di Pesaro giovedì 7 Novembre 2013 – ore 17,00 giovedì 5 Dicembre 2013 – ore 17,00 Esperienze di studio all’estero: confronto con Lo studio e il lavoro: gli ingredienti per fare una buona esperti e testimonianze dirette scelta Alfredo Venturi referente di Intercultura della Gianluca Antoni - Psicologo, Psicoterapeuta, Scrittore Provincia di Pesaro Urbino Agli studenti partecipanti, su richiesta, verrà rilasciato un attestato per l’attribuzione di crediti formativi. Info: InformaGiovani tel. 0721 - 387.775 Biblioteca San Giovanni Tel. 0721 - 387.772

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FOTOGRAFIE CHE HANNO CAMBIATO IL MONDO

la SCINTILLA Liceo scientico musicale G.Marconi

Matteo Mazzanti

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Kevin Carter: Il bambino affamato e l’avvoltoio, 1993 - A Scattata in Sudan, questa foto rappresenta un avvoltoio che aspetta impazientemente il suo prossimo pasto: un bambino africano che sta morendo di fame. Carter vinse il premio Pulitzer nel 1994 grazie a questa fotografia, che rappresenta in maniera semplice ma molto efficace tutta la durezza della vita in Africa. Una durezza tale che portò lo stesso giornalista al suicidio all’età di 33 anni. La sua ultima nota recava frasi come: “Sono depresso... Sono perseguitato dalle vivide memorie di uccisioni, cadaveri, rabbia e dolore... Di bambini feriti o che muoiono di fame, di folli uomini che provano gioia ad usare il grilletto, spesso poliziotti...” Renee Byer, A mother’s journey, 2007 - B Renee Byer vinse il Pulitzer nel 2007 grazie ad una serie di fotografie riguardanti Cyndie e Derek, rispettivamente madre e figlio. Derek era un malato terminale di cancro. Nonostante tutto Cyndie, la madre, ha combattuto duramente per far vivere al figlio una vita normale e felice, per quanto possibile. Nella fotografia che ho deciso di prendere in considerazione viene messo bene in evidenza l’amore che c’è tra i due, che va sicuramente al di là di un amore comune tra madre e figlio. Infatti altre fotografie mostrano Derek mentre guida un’automobile seduto sulle gambe della madre, oppure i due intenti a giocare con delle bombolette. Le foto sono molto commoventi: guardatevele tutte. Eugene Richards: Il soldato ferito, 2008 - C L’album “War is Personal” di Eugene Richards mostra tutta la sofferenza che ha portato la guerra in Iraq. Nella foto mostrata qui a sinistra viene mostrato un soldato che riabbraccia la madre dopo essere tornato dalla guerra.

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L’uomo è stato colpito da una granata mentre si trovava all’interno di un veicolo. La granata ha ucciso un uomo e si è presa il 40% del cervello del soldato. Un altro uomo mostratoci da Richards è stato colpito nella colonna vertebrale da un proiettile, ed è ora condannato a vivere su una sedia a rotelle, senza contare tutti i danni psicologici a lui causati. Malcolm Browne: Il monaco che brucia, 1963 - D Questa foto, che fa anche da copertina al famosissimo CD “Rage Against the Machine” dell’omonimo gruppo, rappresenta il monaco buddista Thich Quang Duc mentre si brucia vivo per protestare contro le persecuzioni verso i buddisti da parte del governo Sud Vietnamita. Questa fotografia ha portato il giornalista e fotografo americano Malcolm Browne a vincere il premio Pulitzer nello stesso anno. Mike Wells, Il missionario e il bambino, 1980 - F la fotografia ci mostra un missionario che sorregge la mano di un bambino ugandese. L’aspro contrasto tra le due persone serve a ricordarci la differenza tra il benessere di un paese sviluppato e uno in via di sviluppo. Mike Wells ha scattato questa foto per mostrare a che livello possa arrivare la fame in Africa. US Air Force: Funghi atomico di Hiroshima e Nagasaki, 1945 - G (foto di Hiroshima) Tutti noi conosciamo i fatti riguardanti le esplosioni nucleari di Hiroshima e Nagasaki, avvenute rispettivamente il 6 e il 9 Agosto 1945. Le esplosioni (a sinistra quella di Hiroshima; a destra quella di Nagasaki) hanno ucciso nei primi quattro mesi dalle 90.000 alle 160.000 persone a Hiroshima; dalle 60.000 alle 80.000 a Nagasaki. Circa metà di tali morti sono state registrate nel solo primo giorno.


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Nick Ut: Attacco con il napalm in Vietnam, 1972 - H Anche Nick Ut vinse il premio Pulitzer grazie a questa fotografia scattata nel 1972. Nella foto sono rappresentati dei bambini vietnamiti colpiti duramente da un attacco al napalm attuato dagli americani. Al centro è Phan Thi Kim Phùc, una bambina di 9 anni, che fu gravemente ustionata e rimase in coma per 6 mesi in seguito all’attacco americano. Le cure per la bambina durarono anni e vennero completate solamente anni dopo in Germania. Oggi Phan è farmacista e ambasciatrice di pace per l’UNESCO.

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John Paul Filo: Protesta alla Kent State University, 1970 - I Ecco un’altra fotografia che vinse il premio Pulitzer. Viene qui rappresentata una donna esasperata che urla sopra il corpo esanime di uno studente ucciso dai proiettili della Guardia Nazionale dell’Ohio. I colpi furono sparati verso studenti che manifestavano (e non) contro l’annuncio della campagna in Cambogia da parte dell’allora presidente Nixon. La sparatoria provocò uno sciopero generale, che fece chiudere centinaia di università e scuole superiori, dal momento che il numero degli scioperanti raggiunse i 4 milioni.

Tutte queste fotografie hanno aperto gli occhi a molte generazioni precedenti alla nostra, e spero che riproponendole qui possa fare la stessa cosa con tutti noi, così come hanno già fatto con me. Su Internet potete trovare maggiori informazioni su ogni vicenda descritta qui sopra, e vi invito vivamente a farlo.

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LA CRISI E LE SUE CONSEGUENZE Gabriele Spadoni e Federico Sonet

2008: inizio della crisi nel nostro paese. 2013: ancora non siamo riusciti a estirpare questa zecca che ci succhia il sangue da ormai sei anni. E non solo in Italia. Ci sono paesi messi peggio di noi: prendiamo per esempio la Grecia, di cui tutti abbiamo sentito parlare, ormai lì l’Euro non ha più valore; oppure il Portogallo, in cui le pensioni e gli stipendi sono diminuiti di 500 e più euro, e si potrebbe dire che si lotta ogni giorno per portare cibo alle famiglie. In Italia il caso è meno grave, ma in tutte le parti del Paese le persone continuano ad emigrare in Germania, Francia, Svizzera e persino in Angola, paese africano emergente, perché qui ora mai non c’è più lavoro. Il maggior esempio di questo fatto è la cosiddetta “fuga di cervelli“, molti dei nostri migliori giovani lasciano l‘Italia per trovare opportunità di impiego all‘estero. Ma non solo nelle regioni Sud, infatti, ci sono le conseguenze della crisi anche nel Nord, ad esempio, molte ditte fallimentari sono state comprate da cinesi o indiani, i quali vengono da paesi emergenti e si aggiudicano le nostre migliori fabbriche ad un prezzo veramente ridotto all’osso dalle varie aste a cui nessuno ha partecipato. Ad ogni asta il prezzo è sceso sempre di più fino a diventare misero: un caso molto vicino a noi è quello della Berloni, il marchio è stato acquisito dalla holding di Taiwan Hcg, e solo il 6% delle azioni va alla famiglia Berloni. I politici, ovviamente, pensano ad altro, e una delle poche soluzioni che sono state proposte è stata quella di uscire dall’Euro; cosa che potrebbe aumentare le esportazioni, ma ci costringerebbe a dichiarare bancarotta a tutti gli stati d’Europa inoltre la Lira verrebbe svalutata tantissimo. Le conseguenze della crisi sono molte, i primi ad essere colpiti sono le famiglie e i cittadini italiani, e quindi le ditte e le aziende, e la catene prosegue all’infinito. Ormai per uscire dalla crisi servirebbe un vero e proprio miracolo, sperando sempre che non peggiori, anzi migliori.

UN FUTURO APPROSSIMATIVO Carlo Frenquellucci

Dire che sono contro il sistema sarebbe troppo mainstream, banale. Dire che sono insoddisfatto del mondo e della società in cui vivo mi sembrerebbe ancor più retorico e ancor più banale. Dico che sono scoraggiato, tutto qui. Naturalmente mi piacerebbe migliorare le cose, ma posso solo partire dal basso, dilettarmi in un pezzo di pagina di un giornalino che probabilmente verrà saltata volontariamente o meno; posso limitarmi a partecipare a piccole manifestazioni, iniziative, o semplici dibattiti. Sono giovane, non posso pensare di

arrendermi già adesso, me lo impongo; anche se vedo tanti di noi, me compreso, così disinteressati alla propria vita che mi viene da stupirmi ogni volta: sembra che la mentalità comune sia quella del: ‘divertiamoci un vallo finché siamo in tempo” e poi dico ok , bello, ci sto!... E poi però? Cosa faremo dopo? Quando avremo superato la nostra privilegiata posizione di studenti superiori? Credo che ogni tanto qualcuno se lo debba chiedere, seriamente: qualcuno che si domandi come sarà quando finirà il tempo de ‘ilsabatoseranondormo’. È di questo che si tratta secondo me. Credo che il fatto di vivere in un paese ancora un po’ (almeno per adesso) democratico e capitalista ci dia la possibilità di immaginare quello che potremmo diventare, di programmare in tempo qualsiasi sogno, magari irrealizzabile. Sarà forse perché sono piccolo o ingenuo, inesperto, ma pensare tutto questo ogni volta mi fa sentire veramente in un paese libero; si pensi ad una donna Congolese o Araba, mi chiedo quante possibilità abbia in meno rispetto a ragazzi come noi. Quante nostre energie sprecate e loro energie vane. Quanti di noi fra pochi anni si troveranno senza lavoro e quante donne Congolesi o Arabe avranno speso fino all’ultima goccia del loro sudore per provare a raggiungere una situazione di benessere, la stessa situazione che noi ragazzi, che oggi pensiamo a Facebook, potremmo permetterci prestabilendoci degli obbiettivi. È questo il divertente, almeno per noi: poter pensare che, per esempio, esercitandoci nel disegno, potremmo trasformarci un giorno nel più grande illustratore del periodo, oppure, che so, provando a fare i compiti e a studiare, pensare di laurearci per bene per fare un lavoro che ci piace in un modo o nell’altro. Naturale resta il fatto che chi ha un milioncino, messo da parte dal papi notaio, abbia tante possibilità in più di diventare avvocato, ma… chi crede più di vivere in un mondo giusto?

KURT, WERE YOU RIGHT?

vita e riflessioni sull’enigmatica figura dell’icona grunge. Stefano Michele Morelli

Tutto ciò che riesco a pensare in questo mo-

mento è di “essere in debito per sempre nei confronti del tuo prezioso consiglio “. Per cercare di colmare questo piccolo buco allora non mi rimane che scrivere e ringraziare un mito come te, Kurt Cobain, frontman dei Nirvana, che proprio mito alla fin fine non volevi diventare, anzi. Perché riuscire a enfatizzare ogni inquietudine e forma di ribalta, dovute un po’ agli eccessi in droghe, un po’ al rifiuto di quella società che lo vedeva come il profeta affermato di una nuova dottrina (il grunge), non è da tutti. Cobain è riuscito nell’impresa di esprimere le incertezze giovanili, che colpiscono due adolescenti su due, dando voce al moto rivoluzionario che condiziona noi ragazzi, e di adottare una visione diversa della vita non basata sullo stereotipo della felicità e della pace interiore (il cosiddetto Nirvana per l’appunto) ma sull’irrefrenabile voglia di distruggere la cultu-

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ra mainstream americana, degli anni ottanta e novanta, facendola adattare alle sue prerogative. Come? Sicuramente trasmettendo un messaggio di solidarietà verso le gravi problematiche sociali ed umane della nostra società, primo fra tutti lo stupro, evidenziandone gli aspetti più raccapriccianti nelle celeberrime canzoni “Polly” e “Raped me”. Ma se da un lato è stata la globalizzazione in sé e per sé a far arrivare sulla cresta dell’onda il trio di Aberdeen, dall’altro ha provocato in Kurt l’incapacità di intraprendere il cammino di rock star, di guida spirituale nei confronti di giovani che vedevano in lui la possibilità di fuggire dal supplizio della quotidianità e di riuscire, una volta per tutte, a pensare con la propria testa. In una delle sue ultime interviste, Cobain aveva infatti dichiarato: “Ho incontrato molte menti in grado di memorizzare e tradurre un enorme numero di informazioni, ma che non hanno un briciolo di saggezza o di passione”. Ma le passioni troppo intense, come possono essere quelle amorose, unite a una forte sensibilità, ad una personalità tendente all’isolamento e a tante incertezze sul futuro, possono giocarti un brutto scherzo e farti cadere in un irrimediabile depressione, che sfocia, poi, quasi inevitabilmente, nell’uso di sostanze. La dipendenza da eroina distrusse fisicamente il cantante dei Nirvana, che, poche ore dopo aver partecipato al famoso Saturday Night Live e una settimana prima che Nevermind raggiungesse il numero uno nelle classifiche, andò in overdose. Solo quando la moglie lo trovò alle 7:00 del mattino sdraiato sul pavimento di casa sua e lo risvegliò con una secchiata d’acqua sulla faccia e pugni nello stomaco, capì che era giunto il momento di disintossicarsi. Ma il grosso ormai era stato fatto e “In Utero”, l’ultimo album capolavoro che riporta alle vecchie origini i Nirvana, è il presagio di una morte quasi annunciata dai testi di “Dumb” (“Il mio cuore è spezzato, ma ho della colla, aiutami a sniffarla e ripararlo con te”), Hheart shaped box” (“taglia la mia acconciatura da angelo e toglimi il respiro da neonato”) e “Serve the servants” (“La rabbia dei giovani ha pagato bene. Ora sono annoiato e vecchio. Il sottoscritto giudica i giudici più di quanto hanno venduto”). Kurt si uccise il 5 Aprile del 1994, all’età di 27 anni, ponendo fine ad una vita che ha bruciato in fretta, ma per lo meno non si è spenta lentamente. Certo il suicidio non è un gesto per il quale provare rammarico e compassione, Tanto meno da apprezzare; poiché, se una band decide che è arrivato il momento di farla finita, vuoi e non vuoi per motivi personali o principalmente perchè non si possiedono più l’energia e la grinta, che ti spronano a suonare fino a notte fonda, basta semplicemente sciogliersi o rifugiarsi in una casa nella campagna toscana, come ha fatto il cantante dei Police, Sting (che suona in concerto!). Sta di fatto che la morte della rockstar, nel bene o nel male, ha chiuso uno dei capitoli più significativi della storia della musica ed è riuscita a far tramutare in leggenda un semplice ribelle dai capelli d’oro. So Were you right Kurt? We don’t know mate, we don’t know.


l’IMMAGINARIO Liceo Artistico Scuola del Libro

IL SOVRAFFOLAMENTO DELLE CARCERI ITALIANE La

rapida crescita della popolazione penitenziaria interessa ormai da più di un decennio la maggior parte delle democrazie mondiali. Tra queste, l’Italia ha registrato un notevole aumento della popolazione detenuta soprattutto a causa delle recenti ondate migratorie, infatti, il nostro Paese è diventato una delle mete preferite dagli immigrati o per la loro definitiva stabilizzazione sul nostro territorio o semplicemente come sosta intermedia per raggiungere altre destinazioni in Europa. L’Italia si colloca in terza posizione per il tasso di sovraffollamento e questo dato preoccupa notevolmente, in quanto questo problema sociale è uno dei più gravi del nostro Paese. Mentre in tutta Europa ci si interroga sulle criticità del sistema penitenziario e si adottano misure per risolvere il problema del

sovraffollamento, l’Italia si distingue per la scarsità di idee e di progetti e per la mancanza di una unità politica capace di trovare una reale soluzione. Tuttavia bisogna riconoscere che, soprattutto negli ultimi anni, esponenti del mondo sociale, politico e legislativo si sono prodigati nel proporre e sostenere soluzioni reali, efficaci e umane per questo drammatico problema. Purtroppo la risposta a queste proposte da parte del governo e della pubblica amministrazione è sempre stata carente e il problema viene continuamente accantonato. La criticità è dimostrata anche dal fatto che la Corte europea dei Diritti dell’uomo, in seguito al ricorso di un detenuto, ha analizzato la situazione penitenziaria italiana e ha condannato il Belpaese per “tortura”, in quanto ha ritenuto il sovraffollamento delle carceri come una pratica inumana e degradante. Infatti il contesto che si è generato ha contribuito al peggioramento delle condizioni igienico – sanitarie, nonché all’aumento di casi di autolesionismo. La Corte ha stabilito che “il sovraffollamento delle carceri, di fatto, si traduce in un ostacolo all’attuazione del percorso rieducativo dei detenuti e, più in generale, alla realizzazione dei loro diritti fondamentali e, segnatamente, del diritto alla salute”. Purtroppo, il carcere,

Urb

ino

considerato e gestito solamente come luogo ove si paga il tributo alla società per i crimini commessi, fa in modo che l’individuo perda, oltre alla libertà, anche il diritto ad essere comunque considerato e trattato come essere umano. Quello del sovraffollamento delle carceri è un problema serio di non facile soluzione. Al momento sono state proposte soluzioni alternative alla carcerazione riguardanti precise tipologie di detenuti (donne, bambini, malati oncologici, etc) ma una riflessione va fatta per il trentamila detenuti in attesa di giudizio, molti dei quali non subiranno carcerazione o verranno scarcerati per scadenza dei termini di carcerazione preventiva. Del resto il problema del sovraffollamento delle carceri in Italia è direttamente collegato alla lentezza della giustizia in Italia e spesso si rilasciano velocemente responsabili di crimini gravi, mentre si lasciano languire nelle carceri i colpevoli di reati molto più lievi, che potrebbero usufruire di soluzioni alternative. Il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni (F. M. Dostoevskij). E noi siamo davvero una società civilizzata?

RIFLESSIONI Samuele Canestrari

L’ultima discussione tenuta con M verte- famiglia alle più disparate forme di gov-

va su una nota disciplinare, a parer suo ingiusta. Egli mi ha esposto le proprie giustificazioni, confutando animatamente le decisioni e le motivazioni del professore nel richiamarlo in forma scritta. A questo dialogo è seguito un lungo momento di riflessione da parte mia rivolto soprattutto alla libertà, presa, a mio avviso, illecitamente, di mettere in discussione ogni cosa, situazione o atteggiamento. Premesso che non sono a favore di gerarchie di alcun tipo, ognuno vale uno, per lo meno fino a prova contraria, mi fermerei un momento a riflettere su questa, ormai comune, “sindrome del mal contento generale”. Allargando un po’ gli orizzonti del discorso, quante volte si è sentito questo, quello, il mondo, la politica e chi più ne ha più ne metta, fa schifo? Tante. Troppe secondo me, tanto che pano piano si sono trasformate nella colonna sonora della quotidianità. Focalizziamoci un momento sulle accuse. Si attaccano, nella maggior parte dei casi, i piani alti della società ( con società intendo qualsiasi genere di istituzione, dalla

erno) accusandoli di essere ingiusta, repressiva, corrotta, ma sinceramente, chi ha fatto mai qualcosa? Mi spiego meglio: pendiamo in esame la nota, M si è lamentato solamente in seguito all’annotazione sul registro, un cittadino, per dirne un’altra, si la menta nella maggior parte dei casi quando viene tassato maggiormente. Ciò che voglio far intendere è che è semplice lamentarsi, è semplice far notare ciò che non quadra, la difficoltà sopraggiunge quando bisogna trovare un’ alternativa, lì allora si comincia a mollare. Non ci si può lamentare se non si prova, almeno, a migliorare, non ci si può scagliare contro una società di cui noi siamo gli artefici. Si, perché accettando sempre tutto abbiamo costruito una fortezza di-

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etro la quale le ingiustizie si fanno scudo difendendosi egregiamente dai nostri attacchi; ma non perché essi siano deboli, ma perché ormai le ingiustizie sono talmente radicate che è difficile estirparle. Difficile, non impossibile. Con questo articolo non sto incitando al non ribellarsi, anzi, al contrario esorto tutti, e ripeto tutti, ad alzare la voce, ma non quando ciò per il quale protestiamo ci tocca come singolo, ma prima, per evitarlo, per sradicarlo ancor prima che nasca, per non piangere sempre sul latte versato perché è così che si arriva alla felicità, raggiungendo un benessere non individuale ma collettivo in cui tutti hanno lottato per ottenerlo e in cui tutti ne hanno diritto; perché tutti ne hanno diritto, almeno un pochino.


CITAZIONI

JACQUELINE 1

Ciascuno di noi vive nell’immaginazione altre vite, alimentate dai testi letterari e dai media. Per loro tramite tenta di porre rimedio alla limitatezza della propria esistenza. Remo Bodei

Maria Chiara Ligis

L’immaginazione al potere. Ma quale immaginazione accetterà di restarvi? Ennio Flaiano Il codardo è uno che prevede il futuro. Il coraggioso è privo d’ogni immaginazione. Charles Bukowski L’immaginazione è il primo fonte della felicità umana. Quanto più questa regnerà nell’uomo, tanto più l’uomo sarà felice. Giacomo Leopardi.

Ho scritto una storia per non dimenti-

care, Jacqueline è la mia storia. La mia Jacqueline, Erano i tempi in cui ridevamo insieme, i tempi in cui bastava guardarsi negli occhi, la mia Jackie era una piccola luce comparsa nel buio, e ogni volta il buio cessava di esistere. La sua risata… la rimembro ancora vicina, quasi presente, qui adesso. E ricordo un giorno di cinque anni fa: “Domani è il mio compleanno. Come passa il tempo…magari esiste un modo che non conosciamo per fermarlo, non credi anche tu Clare?” …E poi se n’è andata…scomparsa, e con lei è scomparsa quella risata, la risata che tanto amavo sentire quando aprivo l’uscio di casa e lei c’era. Era lì con me. Continua...

BIZZARRE VERITA’ SUI TRAMONTI Fabio Chessa

La bellezza dei tramonti sul mare ormai

un concetto immortale per gli innamorati, una visuale ormai resa nota da film, poesie, canzoni e dipinti; l’incanto e il romantico fascino dei tramonti pare essere intramontabile. Scusate, non avrei dovuto fare questo gioco di parole così pessimo e ridicolo. Sappiate però che per me la bellezza del tramonto sta racchiusa nel fatto che ciò che osserviamo, mentre diciamo frasi smielate sul vero Amore tenendoci per mano come nelle storielle più pittoresche, in realtà non è l’effettivo Sole. Quando la nostra stella è prossima all’orizzonte accade che i raggi solari, per via della rifrazione che si verifica nel passaggio dal vuoto dello spazio alla

nostra atmosfera, subiscono un’inclinazione. Avrete tutti presente il cucchiaino che se immerso in un bicchiere pare inclinato, ciò accade per via della differente densità di acqua e aria: ecco questa è la rifrazione. Immaginate che i raggi solari siano un gigantesco cucchiaino, che l’atmosfera terrestre sia l’acqua mentre il vuoto rappresenta l’aria all’esterno del bicchiere, la luce per via del passaggio da un ambiente privo di densità ( il vuoto ) ad uno colmo di molecole ( l’aria ) è vittima di questo cambiamento di direzione, e “[..], per la nostra caratteristica di situare gli oggetti sul diretto prolungamento del raggio luminoso che perviene al nostro occhio, l’astro ci appare sempre

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un po’ più in alto di quanto non sia, l’effetto diviene tanto più importante quanto più si è prossimi al tramonto.” (A. Frova, “Perchè accade ciò che accade”, Rizzoli ). Quindi i raggi solari arrivano ai nostri occhi anche quando il Sole è situato sotto l’orizzonte e ciò che vediamo viene definito come “miraggio superiore” perché l’oggetto reale è sotto mentre ciò che vediamo è sopra. Se avessimo modo di togliere in un secondo tutta l’atmosfera ci accorgeremmo che il Sole non è dove pensavamo che fosse. Sarebbe però anche un peccato per quelli che si trovano dall’altra parte del globo, che senza atmosfera verrebbero inceneriti dal Sole.


PUZZLE MAGAZINE / OTTOBRE 2013

L’ESTASI LASCIA MACCHIE SUI PANTALONI Michele Giagoni

Tutti noi, prima o poi, abbiamo una pri-

ma volta. Io, per esempio, ricordo ancora la mia; cioè, intendiamoci, non la ricordo particolarmente nell’ambiente che mi circondava o in ciò che succedeva in quel periodo, ma rimembro che una volta finito pensai mi fosse capitata la cosa più bella del mondo. Avevo sui 8/9 anni (o comunque ancora non avevo concluso quel fantastico ed odioso periodo delle scuole elementari) un pomeriggio mi ritrovai seduto al tavolo della cucina, l’unica presenza in casa era quella di mia sorella, in camera nostra. Ad un certo punto, probabilmente annoiato dagli insuperabili compiti, la mia mano, alimentata da uno spirito animalesco che (ahimè) permane, si insidio nei miei pantaloni e... magia avvenne. Ora immaginate un bambinetto bianco cadaverico, con la frangetta, arrossito dalla curiosità, con un’imponente tavolo di cristallo e acciaio che lo copre quasi completamente: era la prima volta che mi masturbavo. Naturalmente con gli anni e l’arrivo dell’adolescenza la mia passione per l’auto erotismo non poteva che crescere, ma proprio quando il “gioco” mi stava per annoiare la natura ha rilasciato in esclusiva un nuovo DLC: l’eiaculazione. Devo ammettere che ciò arrivo anche piuttosto tardi, ma non importava, ora avevo un obbiettivo per finire il livello! Mentre attorno a me i miei amichetti si interessavano di hobby vari e sport io sperimentavo cose nuove, passando da “seghe birichine” (che consistono nello stimolarsi l’ano con un dito durante l’atto) a “la mano estranea” (sedersi sul proprio braccio per creare l’illusione che sia qualcun’altro a prendersi cura del “piccolo lord”). Ora penserete che io sia un depravato che non vede mai la luce del sole, ma l’unica differenza tra me e il 90% dei maschi là fuori è che io non mi vergogno di condividere la verità di una pratica troppo sottovalutata e malvista, che oserei definire terapeutica. Inoltre, con la stupenda novità del pc in camera, potevo scegliere tra seghe con porno (avendo a disposizione la videoteca infinita: Internet) e seghe ad immaginazione (le

mie favorite, poichè il coinvolgimento di creare mentalmente storielle erotiche con protagoniste persone a me care mi donava un’esperienza mistica e nuova ogni volta). Tutto scorre al meglio, anche ora, mentre i miei amichetti sono passati dagli hobby alle fidanzate io scopro ogni giorno nuove posizioni e nuove pornostar di nicchia, mentre loro perdono uno ad uno la verginità io causo infiammazioni al piccolo lord e vengo accusato di essere erotomane. Certe volte penso che dovrei smettere, che esagero. Ci sono stati periodi di astinenza, rotti puntualmente nei bagni sudici della scuola, rimproverando me stesso per quanto fossi caduto in

basso. Altre volte faccio scommesse con me stesso, per vedere quanto la mia dipendenza si stia aggravando. Soprattutto durante il weekend, nella mia mentalità previdente (e pervertita), cerco di non cadere in tentazione, nella speranza di “eruttare” più violentemente nel caso fortuito in cui qualche tipa, finalmente, si conceda a me (o meglio al Mr. Hyde che le usanze adolescenziali praticate nel weekend fanno di me). Concludendo “io ho scelto di non scegliere la vita, ho scelto qualcos’altro”: la masturbazione, ma ho imparato che l’estasi acuta di un momento lascia macchie sui pantaloni.

GOO

REDAZIONE CENTRALE: Timoteo Tiberi, Ilaria Sartini. PRIMO PIANO: Matthias Canapini. A PIENA VOCE: Mattia Sanchioni, Collettivo Spazio Bianco, Biblioteca San giovanni. ANONIMO - MENGARONI: FrancescaAntolini, Saeio, Stead, Dalila Montebelli, SenòrAraquiejo. BERTA- MAMIANI: Danilo Sanchini, Valentina Coli, Ilaria Sartini. CONTADINO A TE - CECCHI: Giulia Striglio, Virginia Schianini. FRA I BANCHI E NON - SANTA MARTA: Marcello Del Canto SCINTILLA - MARCONI: Matteo Mazzanti, Gabriele Spadoni, Federico Sonet, Carlo Frenquellucci, Stefano Michele Morelli ISA - SCUOLA DEL LIBRI: Samuele Canestrari, Maria Chiara Ligis, Fabio Chessa, Michele Giangoni. COPERTINA: Camilla Cesarini. IMPAGINAZIONE: Alvise Tassell. RINGRAZIAMENTI: GIULIANO TACCHI E LO STAFF ATS1, PASSAPAROLA, INFORMAGIOVANI, BIBLIOTECA SAN GIOVANNI. Per info e contatti: collettivo.spazibianco@hotmail.it / Facebook: Puzzle Magazine Facebook: Collettivo Spazio Bianco / www.magazinepuzzle.blogspot.it

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PUZZLE | OTTOBRE 2013  

Puzzle magazine | Ottobre 2013 | Il giornale di tutte le scuole

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