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PUZZLE IL GIORNALE DELLE SCUOLE

Una forma originale di Informazione

Anno II - N. 2 novembre 2013


EDITORIALE

INDICE

SI STA COME D’AUTUNNO SUGLI ALBERI LE FOGLIE.

PRIMOPIANO ABBASSARE GLI AFFITTI PER FERMARE GLI SFRATTI.....................................................p.2 A PIENA VOCE QUEST’ANNO I 100 GIORNI CE LI FAREMO DA SOLI!...........................................................p.3 PIATTAFORMA POLITICA RETE DISOCCUPAT* PRECAR* STUDENT*...............................................p.4 RUBRICA / LIBRI ALL’ORIZZONTE............................p.4 RUBRICA / POETICA.................................................p.4

C’E’ CHI PRECIPITA, CHI CADE E CHI RESISTE... Timoteo Tiberi

È

ripreso il periodo delle manifestazioni. L’autunno caldo studentesco, pronto ad esaurirsi in prossimità del natale o causa pioggia. Quest’anno la risposta degli studenti agli appelli delle associazioni che dicono di rappresentarli è stato scarsino, se pensiamo poi alla partecipazione dell’anno scorso, il confronto è amaro. Questo dato apre varie riflessioni. Prima di tutto è lecito chiedersi se queste associazioni rappresentano veramente gli studenti. La risposta la deve dare ognuno su ogni associazione, collettivo, sindacato. L’importante è prestare attenzione non alla manifestazione ma a tutto il resto dell’anno: si svegliano la settimana prima con post del tipo “scusate l’assenza, siamo tornati” o tutto l’anno lavorano anche senza manifestare per aiutare gli studenti con progetti CONCRETI? Il segreto è non fare di tutta un erba un fascio, ma scartare le erbacce (gli inutili rivoluzionari a chiamata, stagionali della politica, sindacalisti della domenica, creatori di slogan e distruttori di contenuti e spesso neanche più studenti) e anche i Fasci ( che ahimè stanno tornando). La seconda riflessione riguarda gli studenti e l’anno passato. Pesaro, inverno 2012, quasi tutte le scuole occupano o autogestiscono, scendono in piazza 1500 studenti; Pesaro, autunno 2013, quasi tutti occupano...il banco, scendono in piazza 300 studenti. Cosa hanno prodotto quelle occupazioni? Se non si è sviluppata una coscienza critica capace di andare oltre il problema imminente, capace di analizzare una situazione e capire che una manifestazione contro l’austerity, contro il precariato e conto la riforma-contentino Carrozza, ci riguarda e colpisce esattamente come la legge Aprea, che cosa è rimasto agli studenti delle notti dentro le scuole? La colpa va alle associazioni di rappresentanza che non hanno saputo spiegare bene come allora? O va a ogni studente che non vuole capire ma solo seguire la massa? A ogni studente che vede al protesta come occasione di divertimento e non di espressione? La colpa va a tutti, ma il danno resta. Per fortuna alcuni dei rappresentanti (mentre altri, grandi leader d’occupazione stavano a scuola, o peggio a casa) in piazza c’erano, o c’erano al Tavolo Studenti. E nell’indifferenza generale è nato anche il piano scuola 20132014 del tavolo: riappropriarsi degli spazi economici, in cui lo studente viene sfruttato, e trasformali in spazi si guadagno a favore dello studente e della scuola. Stiamo parlando del riprenderci, e auto-orgonizzarci le feste più importanti che riguardano lo studente (Woodschool era il campo di prova, ora tocca ai 100 giorni) sopra cui da troppi anni locali e privati lucrano indisturbati. Interrompere anche lo sfruttamento sui costi di libri e materiale di cartoleria, usando proprio quei soldi che ci torneranno dalle feste. Anche con un autunno spento, con sindacati studenteschi che riappaiono a intermittenza, con vecchi rappresentanti che abbandona prima di essere sostituiti ogni compito, i movimenti sani, quelli concreti, vanno avanti nell’interesse di tutti. Ma bisogna, studente, che ance tu te ne interessi. Che ti informi con i tuoi rappresentanti di cosa accade, di cosa vogliamo fare, che dai il tuo contributo. Altrimenti chissà? Magari a ottobre 2014 non ci arrivano neanche i movimenti sani, e ciò vorrebbe dire tornare indietro di tre anni in campo di politiche scolastiche.

ANONIMO / Mengaroni IL RITORNO DEL DIZIONARIO F.E.C.C....................p.5 MENGARONI CERCA PASTICCERI.........................p.6 ILLUSTRAZIONE ......................................................p.6 ILLUSTRAZIONE......................................................p.7 BERTA / Mamiani E SE LA RISATA NON FOSSE UN ATTO SCONTATO?.............................................................p.8 NO WOMAN NO CRY...............................................p.8 CONTADINO A TE / Cecchi ONCE UPON A LIKE.................................................p.9 APPUNTI PER UN DOCUMENTO SULLA SCUOLA PUBBLICA........................................................p.9 TEORIA DEL COMPLOTTO LUNARE......................p.10 EUREKA! / Bramante COSA E’ REALMENTE IMPOSSIBILE ALLA SCIENZA?...................................................p.11 SUDOKU...................................................p.11 INDOVINELLI............................................p.11 TRA I BANCHI E NON... / Santa Marta NOVITA’ CINEFORUM, “NOI SIAMO INFINITO”......p.12 RESISTENZA / Genga LETTERA DI PROTESTA DEL GENGA.................p.12 SCINTILLA / Marconi IPHONE 5s E 5c REALE PROGRESSO?.................p.13 DOVE FINISCE IL TIFO INIZIA LA VERGOGNA......p.13 I GIOVANI E LA POLITICA......................................p.14 FRANCUS SCOTT FITZGERALD...........................p.15 GIACINTO ...............................................................p.15 l’IMMAGINARIO / Scuola del Libro STASI...............................................................p.16 A PROPOSITO DE “LA VITA DI ADELE”.................p.16 STARNUTI LUMINOSI.............................................p.17 RUBRICA / AFORISMI.............................................p.17 NULLA CHE POSSA FUGGIRE..............................p.17 REDAZIONE E CONTATTI......................................p.18

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PUZZLE MAGAZINE / NOVEMBRE 2013

PRIMOPIANO ABBASSARE GLI AFFITTI PER FERMARE GLI SFRATTI Pino Longobardi - Unione Inquilini

Proposte di misure urgenti per affrontare il disagio abitativo. La situazione abitativa nel Paese ha raggiunto livelli di disagio non più accettabili. Con la fase acuta della crisi, particolarmente cruenta in questi mesi, si sta allargando a dismisura la fascia sociale colpita dalle difficoltà di accedere o poter continuare a mantenere un alloggio in locazione (in affitto). Gli elementi che descrivono molto bene questo allarme possono essere riassunti analizzando il numero e la tipologia dei provvedimenti di sfratto, delle richieste di un alloggio di edilizia pubblica e quelle per il contributo all’affitto. La morosità incolpevole oggi è la principale causa dei provvedimenti di sfratto, determinata essenzialmente da una forte divaricazione tra la capacità di redditto di chi cerca casa e i prezzi delle locazioni. La dimensione del problema è ampia, se non si interviene per invertire il trend nei prossimi tre anni saranno interessate altre 1200 famiglie, oltre le attuali. Tutti i giorni, in particolare nelle aree cittadine della nostra provincia, vi sono famiglie che rimangono senza alloggio e spesso senza più alcuna protezione. Tutta questa domanda debole sta consolidando l’impressionante numero delle richieste, ai comuni, di alloggi di edilizia residenziale pubblica ormai oltre le 700. Questo senza che i comuni siano in grado di poter offrire nessuna soluzione alloggiativa per mancanza di abitazioni e fondi per costruirne. Gli enti locali sono i destinatari anche delle domande di contributo del “Fondo di sostegno all’affitto” che però ha subito, con l’ultima legge di bilancio, il totale azzeramento. Queste situazioni delineano un quadro di forte sofferenza diretta e indiretta che colpisce nella nostra provincia centinaia di casi e a livello nazionale addirittura 5 milioni di famiglie e quasi 15 milioni di persone che rischiano di rimanere senza casa.

Occupazione a Fano

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A PIENA VOCE A cura di Collettivo Spazio Bianco

QUEST’ANNO I 100 GIORNI CE LI FAREMO DA SOLI! Tavolo Studenti

Pubblichiamo una discussione interna al Tav-

olo Studenti perché tutti possiate capire che spirito animi le nostre scelte e quanto crediamo nella possibilità di organizzare da soli le nostre vite. Rappresentante X: “Perché?” Responsabile Y: “Beh al di là dei problemi del solito locale (“non ha abbastanza posti a sedere”, “non ha bagni”, “è un buco”, “ha i gradoni”) tutto sta nel motivo etico-politico. I locali hanno sempre calato tutto dall’alto solo

per lucrare: fornendo un servizio scadente e sfruttando solo il fatto di esser gli unici a poterlo fare. Noi stiamo facendo tutto dal basso. Stanno scegliendo i rappresentanti. Abbassiamo i costi, facciamo tutto a Pesaro facendo lavorare aziende e locali del posto, invece di quelli della Romagna e abbiamo ricevuto i complimenti della Camera di Commercio per questo. Facciamo una cosa figa e facendo pure risparmiare tutti. Inoltre il guadagno, che non è il nostro scopo, verrà reinvestito in altri progetti da “Woodschool 2”, al materiale scolastico gratuito per il prossimo anno, all’au-

to-produzione dei libri di testo. Se non basta questo a convincerti ma preferisci spendere quasi fino a 8€ in più per andare a chiuderti in un buco buio, dove ci sarai solo tu, continuando ad alimentare un mercato basato sul tuo sfruttamento, non so che dire. Mi viene solo in mente che se prendi il pullman sono 15 euro in più.” Rappresentante X: “Sono commosso.... io sono il primo a crederci e se veramente vogliamo rompere gli schemi bisogna dare il 100% e io ci sono. “

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COLLETTIVO STUDENTESCO SPAZIO BIANCO Il collettivo è un aggregazione di studenti e studentesse sviluppatosi per dare una risposta alle accuse di passività dei giovani

SI RIUNISCE

per parlare, discutere, informare, informarsi e organizzare

martedi 26 novembre 2013 ore 15.00 presso il centro sociale di soria via rigoni 20

per info: FB Collettivo Spazio Bianco | collettivo.spaziobianco@hotmail.it | 331 1203348 |331 9398673 | 331 7896032

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PUZZLE MAGAZINE / NOVEMBRE 2013

PIATTAFORMA POLITICA DELLA RETE DISOCCUPAT* PRECAR* STUDENT* Dopo la manifestazione tenutasi a Pesaro il 18 ottobre, in cui per la prima volta in questa città sono emersi il disagio e la rabbia per una situazione di precarietà e di impoverimento sempre più diffuso, si è tenuta presso il CSA Oltrefrontiera il 19 ottobre un’assemblea di tutte le realtà sociali, sindacali e politiche di base che hanno partecipato alla manifestazione del 18 ottobre e che hanno dato vita ufficialmente alla Rete Precar*, Disoccupat*, Studenti-Sudentesse, Lavoratori/Lavoratrici. Scopo di questa Rete è quello di costituirsi come soggetto rivendicativo-conflittuale che federa diversi soggetti all’interno di una condivisione di bisogni e di rivendicazioni finalizzate alla costruzione di un’alternativa sociale che ponga le basi sui principi di anticapitalismo, antifascismo, antirazzismo e antisessismo. Questa Rete intende quindi mobilitarsi inizialmente in attività di inchiesta, controinformazione e vertenzialità su questioni strettamente legate alla dignità ed ai diritti individuali e collettivi: - diritto alla casa: reperimento di unità abitative per far fronte alla crisi degli alloggi ed agli sfratti, resistenza contro gli sgomberi da sfratto e contro il distacco delle utenze per morosità incolpevole; - diritto all’uso pubblico degli edifici pubblici: per la messa a disposizione a scopo abitativo e/o sociale-culturale degli edifici pubblici abbandonati o in disuso; - diritto allo studio per il riconoscimento dei bisogni degli studenti, per la riqualificazione dell’edilizia scolastica; - diritto alla mobilità: per il potenziamento dei trasporti pubblici locali, per un accesso facilitato per studenti e pendolari; - diritto all’uso e controllo pubblico dei beni comuni: per fermare ed invertire le logiche di privatizzazione del territorio e di valorizzazione della terra e delle acque a solo scopo di profitto privato; - diritto alla città: per il libero accesso agli spazi pubblici chiusi ed all’aperto per attività sociali collettive; - diritto alla trasparenza sulla gestione delle pubbliche finanze. La Rete intende inoltre - a fronte della crisi occupazionale e da reddito che sta colpendo la nostra provincia - promuovere forme di accesso e di sostegno al reddito attivando percorsi collettivi di mutuo appoggio e di solidarietà in collegamento con le realtà di autoproduzione del territorio. La Rete si riunirà ogni giovedì alle ore 21.00 presso il CSA Oltrefrontiera in assemblee tematiche stabilite settimanalmente. In piena condivisione con i movimenti che hanno dato vita alla manifestazione del 19 ottobre a Roma, la Rete in questi giorni ha già risposto concretamente all’emergenza abitativa con un’occupazione a Fano e un picchetto antisgombero. La Rete intende proseguire sulla rotta dell’azione solidale e diretta.

LIBRI ALL’ORIZZONTE

Rubrica di segnalazione a cura della Biblioteca San Giovanni:

PEARL JAM Ten (Epic, 1991)

Pubblicato negli Stati Uniti nel 1991, Ten è il primo album del gruppo grunge ed alternative rock Pearl Jam. Sono Stone Gossard e Jeff Ament, chitarra e basso già in Green River, Mother Love Bone e Temple Of The Dog, a fondare i Pearl Jam con la chitarra solista Mike McCready ed un cantante, Eddie Vedder, rubato alle spiagge californiane per il pantheon del “Seattle sound” anni Novanta. Che qui vuol dire hard rock caldo, fluido, catartico, tinto di blues e psichedelica, figlio dei moduli di Led Zeppelin, Hendrix, Doors revisionati con sensitività sciamanica. Nascono come classici istantanei le varie Once, Alive, Jeremy, Even Flow, Black. “Ten” è uno degli album più amati e importanti dell’intera scena grunge, e ha aperto le porte del circuito mainstream a decine di altri

POETICA

gruppi. Con il grunge, il pubblico riscopre la necessità ed il piacere di identificarsi con i propri idoli. I Pearl Jam, al contrario di tanti loro colleghi, sono ancora in circolazione, e con spirito cavalleresco degno d’altri tempi, continuano a raccontare (un po’ come Bruce Springsteen) le loro storie di comuni tragedie americane, forse senza l’urgenza degli esordi, ma sempre con invidiabile passione. Fonti: 24.000 dischi: guida a tutti i dischi degli artisti e gruppi più importanti a cura di Riccardo Bertoncelli e Cris Thellung; Zelig, 2006 Collocazione: M 781.66 240DI < http://www.ondarock.it/ >

LIBRI ALL’ORIZZONTE

I RAGAZZI CHE SI AMANO Jacques Prevert

Jacques Prevert (4 febbraio 1900/11 aprile 1977) è stato un poeta e sceneggiatore francese. Prevert può considerarsi un anarchico che sconfina con le sue parole nel regno della bestemmia e dell’ingiuria, ma la sua non è altro che la voce del cittadino che protesta.

I temi sono dunque quelli comuni come la collera istintiva contro chi comanda e fa le leggi, contro i finti moralisti, contro chi ama e vuole le guerre, contro chi giudica. Inoltre, ciò che esce con prepotenza è il concetto di amore come unica salvezza del mondo, un amore implorato, sofferto, libero, spontaneo, Rete disoccupat* precar* student* lavoratori/la- alla fine sempre ricercato. voratrici - Pesaro Urbino e-mail: reteprecaridisoccupati@gmail.com

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I ragazzi che si amano si baciano in piedi Contro le porte della notte E i passanti che passano li segnano a dito Ma i ragazzi che si amano Non ci sono per nessuno Ed è la loro ombra soltanto Che trema nella notte Stimolando la rabbia dei passanti La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno Essi sono altrove molto più lontano della notte Molto più in alto del giorno Nell’abbagliante splendore del loro primo amore

POETICA


l’ANONIMO

Illustrazione di Karina Vasiliu

Liceo Artistico F.Mengaroni

DIZIONARIO F.E.C.C. Zeruda

Polleg - Agg. Si usa per indicare qualcosa fatto in

totale tranquillità, calma, e senza alcun impegno. Es.: <Oh vez, serata polleg a casa mia?> <Ci stà!> SWAG – Agg. Qualcosa di uno stile unico, inconfondibile. Il termine viene applicato per far riferimento al modo appariscente in cui una persona si presenta. Es. <Bella vecchio, che camicia swag che c’hai stasera!> Dilagare – Ver. Tipicamente usato per indicare qualcosa che ha spaccato, che ha colpito tutti per la sua potenza. Es <Oh com’era l’ultimo Woodschool?!> <Ha dilagato di brutto vezz!> Scimmia - Nom. Avere la scimmia, avere la fissa su qualcosa, una voglia irrefrenabile di fare qualcosa, un pensiero fisso che ti fa dimenticare tutto il resto. Usato anche per indicare un certo grado di ebrezza provocata da alcol e droghe. Es. <Oh vez, cosa facciamo oggi?> <Io c’ho la scimmia di un giretto in panoramica, cosa dici?!>

SABATO 23 MERENDA AUTOGESTITA // CERCHIAMO NUOVI PASTICCERI // COMUNICATE IL VOSTRO NOME ALLA MAIL bakeofmengaroni@hotmail.it O SUL GRUPPO DELLA SCUOLA

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PUZZLE MAGAZINE / NOVEMBRE 2013

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Illustrazione di Leluccioledinotte

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PUZZLE MAGAZINE / NOVEMBRE 2013

la BERTA

NO WOMAN NO CRY

Liceo T.Mamiani

Valentina Coli

E SE LA RISATA NON FOSSE UN ATTO SCONTATO? Alessandro Santori

L’atto di ridere è per definizione scientifica una reazione di carattere nervoso, per lo più un risposta emotiva che noi tendiamo ad associare ad uno stato d’ animo felice o perlomeno sereno. La risata però non si limita a questo, infatti con la risata si possono esprimere anche stati d’ animo opposti alla felicità e all’ allegria; come la tristezza o la rabbia ma in questo caso cambia il tipo di risata e diventa risata nervosa. La risata può anche essere stimolata da agenti esterni come il solletico o il gas esilarante. Ma parliamo di come viene scaturita una risata: per Freud il motto di spirito (come la barzelletta) costituisce una vera e propria opera d’arte e utilizza gli stessi meccanismi d’espressione del sogno, che consistono in varie fasi comprendenti il processo di condensazione (più parole vengono fuse in una sola). L’impiego duplice dello stesso materiale verbale (una singola espressione riesce ad esprimere cose diverse) e il doppio senso. In conseguenza di questi processi si ha la liberazione dei contenuti presenti nel nostro inconscio e lo sprigionamento dell’energia psichica che prima li bloccava (censura). E’ proprio la liberazione improvvisa di questa energia quella che, sempre secondo Freud, scatena la risata in chi ascolta una barzelletta. La risata viene anche utilizzata a scopi terapeutici, come si vede nel film “ Patch Adams”, la scienza che studia la risata in questi termini è la getologia; studia ed applica la risata e le emozioni positive in funzione di prevenzione, riabilitazione e formazione. L’operatore della gelotologia è il Clown Dottore. A livello di studio e ricerca, la gelotologia si è concentrata per lo più sulla pediatria e sulla diversabilità. La gelotologia trova le sue radici nella PNEI (PsicoNeuroEndocrinoImmunologia), branca della medicina che ha dimostrato la diretta correlazione tra le emozioni ed il sistema immunitario. Psicologi come Ronald E. Smith dell’Università di Washington hanno dimostrato che ridere riduce notevolmente lo stato d’ansia e migliora le capacità di reazione all’avversità. La risata, è anche un atto ambiguo, sottile, facilmente fraintendibile. Tramite un uso volontario della risata è possibile disorientare, suscitare emozioni, nella comunicazione è un’ arma potente e pericolosa. Ridete, ridete sempre perché ridere è un modo per esprimere la nostra essenza ed è ciò che accomuna ogni uomo.

E’

stato scritto tanto sul valore della donna, sulla sua intelligenza e sulla sua storia. Pensieri di grandi filosofi che non cambieranno mai nel tempo. Ma perché ha dovuto battersi tanto per riuscire ad ottenere ciò che ora ha? Fin dall’antichità il valore di una persona si basava sulle prestazioni fisiche, sull’abilità del combattimento e le donne, in questo arco di tempo, sono sempre rimaste in disparte. É da questa “debolezza” che abbiamo avuto il grande distacco tra uomo e donna. I primi a difendere la patria combattendo e loro a casa a badare ai figli. Senza diritti, trattate come serve solo perché meno forti. Eppure hanno sempre cercato di far valere i loro diritti, basta ricordare Giovanna D’Arco, eroina francese accusata di stregoneria e bruciata sul rogo per aver detto parole scomode. Ora per noi è facile parlare, siamo nate nel periodo giusto al momento giusto. Oddio, non proprio al momento giusto, ma comunque la lotta è già stata combattuta e chi ci è morto, per noi è solo un nome sui libri di storia. Anche se siamo donne è come se la cosa non ci riguardasse, perché ormai è così e non abbiamo potuto fare il confronto con ciò che era. Questa non è una scusa, è un pensiero che ci rende del tutto indifferenti verso il passato che vediamo solo come una materia scolastica. Entrando al liceo

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siamo poco più che bambine e sappiamo che quando ne usciremo saremo addirittura maggiorenni. Ma che cosa saremo al di fuori della scuola? A chi ci ispireremo, chi sogneremo di diventare? È questo il dramma dei nostri tempi, la mancanza di modelli. Alcuni ce ne sono, prendiamo ad esempio Madre Teresa di Calcutta, Nobel per la pace, Margherita Hack, famosa astronoma, ma ormai non vanno più di moda.“Cosa vuoi fare da grande tesoro?” “Voglio essere come Britney Spears!” . E intanto Anna Magnani si rivolta nella tomba. Ma ora è questo che entra nella mente delle ragazze, somigliare a Coco Chanel ed arrivare alle finali di Miss Italia. Per non parlare del lavoro. Che modelli sono quelli che vediamo in televisione? Dobbiamo essere “amiche” del politico di turno per guadagnare ed essere famose? Eppure ci sono tante donne che lavorano tutto il giorno, studiano, accudiscono i figli senza un marito che si meriterebbero davvero di essere considerate e invece vengono lasciate indietro perché sono un po’ in carne o perché non si sono rifatte una parte del corpo. La ragione è quella che ci ha permesso di arrivare alla pari dell’uomo ma, continuando così, rischiamo di perdere quanto guadagnato in tanto anni di storia. Il futuro delle donne è nelle nostre mani e solo noi possiamo renderlo meraviglioso.


CONTADINO A TE Istituto Tecnico Agrario A.Cecchi

ONCE UPON A LIKE Gabucci Marta

Quante

cose sono cambiate con l’andare delle generazioni? Ve li immaginate Renzo e Lucia di Manzoni che si conoscono sulla chat di Facebook e mettono un ‘mi piace’ nella foto l’uno dell’altra? Oppure Don Abbondio scrivere ‘Questo matrimonio non s’ha da fare’ come stato. Come se fosse possibile che La Lupa di Verga si fosse fatta conoscere su un sito d’incontri. Cosa direbbero i nostri antenati dei nostri corteggiamenti? Pensate a Mr. Darcy che manda la sua dichiarazione d’amore per messaggio privato a Elizabeth Bennett. Quanti di questi personaggi avrebbero resistito nel nostro mondo? E’ come una sorta di ‘Come d’incanto’: la principessa designata anni e anni fa, compare ai giorni nostri, nella nostra realtà. Una Cenerentola del duemilatredici. La purezza d’animo di una fanciulla di quel tempo, sarebbe vista come quella di una ‘verginella’. La facilità con cui la donna si concede è inversamente proporzionale a quella di Romeo e Giulietta. Se Manzoni avesse dovuto scrivere una storia d’amore del duemila, avrebbe sicuramente trasformato il suo tomo de ‘I Promessi Sposi’ in un libro lungo pressoché come ‘Il Piccolo Principe’ –con il dovuto rispetto nei confronti di Antoine de Saint-Exupéry. Basti paragonare l’intensità dell’amore dei libri di Federico Moccia con quelli scritti da Jane Austen. Dante avrebbe certamente decantato, su Youtube, le lodi di una qualsiasi ragazza incontrata sulla metrò, magari proprio di nome Beatrice. Ma avrebbe mai notato il colore degli abiti, o la lunghezza dei suddetti? Quanto tempo avrebbe passato Leopardi dietro a Silvia se fosse nato ai giorni nostri? Quante ore avrebbe passato davanti a quella finestra? Anzi, avrebbe passato ore a guardarla o avrebbe preferito buttarsi sul divano in malo modo a giocare a GTA V oppure a pubblicare frasi pessimistiche sulla sua Pagina di Facebook. Ma se invece, al posto di portare i grandi della letteratura ai giorni nostri, ci trasferissimo noi nei loro anni? Come avremmo trascorso le nostre giornate? Saremmo riusciti a mettere da parte il nostro orgoglio e chiedere la mano di una fanciulla al padre, all’età di vent’anni? Saremmo riusciti ad aspettare la maggiore età per entrare in società? Un tronista si sarebbe ritrovato a girare per Corte, magari in uno di quei grandi balli che si tenevano in qualsiasi stagione, con al seguito una dozzina di dolci fanciulle che altro non cercavano se non un accordo matrimoniale e si ritrovavano tutte in fila a mostrare il loro corpo come se fosse l’ unica possibilità di vittoria. Step potrebbe morire in nome dell’amore di Babi, avvelenandosi con l’arsenico? E Babi, potrebbe a sua volta togliersi la vita, non riuscendo a sopravvivere senza il suo amato? ‘Amor che nulla amato amar perdona’ oppure ‘Mi piace’? A voi la scelta.

APPUNTI PER UN DOCUMENTO SULLA SCUOLA PUBBLICA Giulia Striglio

La scuola pubblica, colonna portante del futuro della società è ormai da un pezzo crollata a causa dei continui tagli da parte delle istituzioni politiche, arrancando a stento con i contributi volontari delle famiglie. Non siamo d’accordo con il fatto che ogni giorno noi studenti ci troviamo dentro strutture inadeguate alle nostre esigenze; sia dal punto di vista architettonico che dal punto di vista organizzativo. Le aule sono continuamente divise per mancanza di spazi riducendo l’area che ogni studente avrebbe diritto ad avere. Il diritto allo studio viene messo da parte ogni giorno in quanto gli studenti si devono adeguare agli orari degli autobus, penalizzando chi deve fare permessi di uscita anticipata o entrata posticipata. Si aggiunge inoltre il costo troppo elevato del biglietto il quale prevede sconti inadeguati per gli studenti. Gli abbonamenti vanno da un costo di euro 190 circa per la tratta urbana ad oltre euro 400 per la tratta Pesaro-Urbino. Siamo davanti ad un enorme costo senza parlare dall’abbonamento del treno per i pendolari. E’ inoltre scandaloso il fatto che non ci sia una completa trasparenza dei bilanci scolastici. Ci vengono presentati spesso in modo diverso da come sono realmente nascondendo quote, anche di grandi numeri, ai consigli d’istituto. È giusto avere una rete di confronto e lavoro tra studenti e proponiamo di creare anche in altre città, come è stato già fatto a Pesaro, un tavolo dove tutti i rappresentanti d’istituto del comune si vedono e propongono idee a misura di studente. È sempre giusto parlare di attualità. Questa viene molto trascurata nelle scuole, nei programmi scolastici non è presente e i professori si giustificano con la scusa che non hanno tempo per via degli argomenti corposi che devono spiegare durante l’anno. Sarebbe interessante organizzare incontri

sulla questione di genere; un tema trattato molto poco. Gli “Open school” sono il posto giusto per poterne parlare. Il materiale scolastico è probabilmente la spesa meno pesante ed è proprio per questo i venditori se ne approfittano vendendo quaderni e diari a prezzi spropositati. Per venire incontro al problema il collettivo Spazio Bianco ha ideato l’iniziativa “Il giusto taglio alla scuola”. Un’idea per ammortizzare i costi della scuola vendendo materiale da cartoleria al solo costo di produzione. Con lo stesso spirito, il Collettivo ha contattato un’equipe di professori i quali si impegnano a creare libri di testo adottabili. Se realizzati libri verranno pubblicati in PDF online gratuitamente; posso anche essere stampati per chi lo desidera pagando il prezzo della stampa. Difendiamo la nostra scuola. Rendiamola a misura nostra, rendiamola nostra. Facciamo sì che ci venga insegnato ciò che è giusto per noi e non quello che fa comodo a loro.

GRECI 9


PUZZLE MAGAZINE / NOVEMBRE 2013

TEORIA DEL COMPLOTTO LUNARE Virginia SchianinI

Siamo nell’aprile del 1968, quando il contro-

verso regista Stanley Kubrick, fa trasmettere in anteprima mondiale la sua nuova opera cinematografica “2001: Odissea nello spazio”, un lungo film ricco di effetti speciali straordinari per l’epoca, dove gli attori sembrano sfidare letteralmente la forza di gravità: ci sono astronauti che galleggiano nello spazio, persone che camminano a testa in giù e set che sembrano ruotare di 360 gradi. Il film non riscuote subito un grande successo e, prima di ricevere le numerose nomination agli oscar e successivi premi, non viene visto positivamente dai critici del tempo. Tuttavia, le straordinarie capacità di Kubrick incuriosirono collaboratori e lavoratori della NASA, che stavano lavorando al programma Apollo e volevano falsificare il primo sbarco lunare. Questa teoria complottista non è ancora accertata al cento per cento, ma tutt’oggi esistono scrittori, testimoni e giornalisti che sostengono che il primo atterraggio sulla Luna, quello compiuto da Neil Armstrong e Buzz Aldrin, trasmesso in diretta mondiale, nel 1969, è una farsa organizzata dalla NASA soltanto per dimostrare ancora una volta che gli americani erano i migliori in ogni campo. Avendo strabiliato con il suo film fantascientifico, si pensa, secondo alcune testimonianze, che il compito di girare le riprese del filmato fu dato a regista newyorkese nominato poco fa. Il primo ad effettuare ricerche e a rendere le sue teorie pubbliche sul falso allunaggio fu Bill Kaysing, con il suo primo libro intitolato “We never went to the moon” ( Non siamo mai andati sulla luna ), così gli si affiancarono presto diversi teorici del complotto. Kaysing sosteneva che le tecnologia degli anni sessanta, in America, non era abbastanza innovativa ed efficace per permettere simili traguardi spaziali, e questo potrebbe essere vero, dato che era risaputo che l’ Unione Sovietica riuscì per prima nell’ impresa, portandoci anche le prime fotografie del lato della luna che dalla terra non è visibile, con l’errore però, di non aver reso pubbliche le loro missioni. In questo modo l’ America poteva usare la televisione per dimostrare al mondo le sue migliori capacità. Il fatto che gli USA siano noti per i numerosi complotti in campo politico e scientifico fa aumentare il numero degli scettici riguardo ad un vero allunaggio. Ad ogni modo, la teoria del falso sbarco non è nata dal nulla, esistono varie dimostrazioni e prove che mettono in discussione le missioni Apollo, spiegate e illustrate oggi in molti libri, o in documentari e film. Prendiamo come primo esempio la bandiera fissata nel suolo lunare: nel video, si vede la bandiera svolazzare, come colpita da una leggera brezza, ma ri

cordiamo che sulla luna non esiste atmosfera, quindi, come poteva esistere un vento che la facesse muovere? Sempre riguardo alla bandiera, in alcune foto che potrete anche trovare su internet, con risoluzioni più basse, si vede chiaramente che la sua ombra non è visibile, anzi, non c’è proprio! Per esempio nella foto dell’ astronauta Buzz Aldrin che porge il saluto militare al suo stendardo si nota chiaramente l’ assenza dell’ ombra. In altre foto invece, si possono vedere alcune rocce, che sembrano presentare dei segni di riconoscimento, ovvero sembrano indicati da lettere ( come la famosa “roccia C”), come si usa fare durante le riprese cinematografiche per gli oggetti di scena. Esistono anche altre teorie spiegate dai complottisti, che invece sono facilmente smentibili, come il fatto che le ombre degli oggetti e dei due astronauti non sono perfettamente allineate e parallele pur essendoci unicamente

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il sole come fonte di luce, ma pensandoci bene è normale che una sola fonte di luce che colpisce oggetti in posizioni diverse, genera ombre che non si trovano in posizioni parallele. Esistono però fotografie dove alcune ombre, di oggetti perfettamente dritti ( come l’asta della bandiera ), presentano anomale incurvature il cui motivo è ancora ignoto. Se siete interessati ad argomenti come questo esistono numerose testimonianze e lavori sul complotto lunare, per cui sta a voi effettuare le vostre ricerche e decidere se credere o meno agli americani o ai complottisti. Personalmente, pensando ad altri avvenimenti simili nel corso della storia americana, mi trovo più dalla parte del complotto, e c’è anche da dire che per ora una delle testimoni più attendibili è la moglie di Stanley Kubrick, Christiane, che possiede le informazioni fornite dal regista, e starà a lei decidere di comunicarle al mondo intero, un giorno.


EUREKA! Istituto tecnico commerciale D.Bramante

COSA E’ REALMENTE IMPOSSIBILE ALLA SCIENZA?

Micho Kaku, rinomato fisico e una delle maggiori autorità impegnata nel tentativo di trovare una “teoria per tutto”, professore all’università di New York, ha studiato alcune delle “cose impossibili” per la scienza, stabilendo che alcune di esse sono decisamente realizzabili. Applicata la regola che, a meno che qualcosa non infranga una legge della scienza, “allora non solo sarà possibile, ma è certo che un giorno verrà realizzata”, ha suddiviso le ‘cose impossibili’, distinguendo tra quelle che rimarranno solamente nelle fiction e quelle che diventeranno certamente realtà nel futuro. Nella “Prima Categoria” si trovano le cose che verranno realizzate in pochi decenni o al massimo 100 anni, nella “Seconda Categoria” quelle che necessiteranno di centinaia o migliaia di anni, nella “Terza Categoria” quelle che sono realmente impossibili. *PRIMA CATEGORIA Il teletrasporto è possibile che venga raggiunto tramite particelle che si trasmettono a distanza di molte miglia; in modo simile, la telepatia sarà possibile attraverso dei macchinari che, potenziati, possono realmente leggere la mente umana e passare informazioni tramite elettrodi ad altri cervelli umani. “Il dono dell’invisibilità”, sarà realizzato tramite uno speciale macchi-

nario e gli alieni verranno scoperti in alcuni decenni con l’aumento della facoltà di analizzare l’universo. *SECONDA CATEGORIA I viaggi nel tempo appartengono a questa categoria per il fatto che la scienza ha difficoltà nella realizzazione: “quello che li rende difficili, è la quantità di energia che servirebbe e non è ancora chiaro il profilo fisico del fenomeno”, scrive il professore in New Scientist Magazine. Già le ricerche di Albert Einstein, Stephen Hawking e Kip Thorne hanno dimostrato che sarebbero possibili, ma nessuno ha ancora trovato il modo per tenere aperto un tunnel spazio temporale! Sarà realizzabile solo quando la nostra civiltà sarà molto più avanzata, esattamente come andare su universi paralleli o viaggiare a velocità maggiore di quella della luce. *TERZA CATEGORIA Gli unici due fenomeni veramente impossibili al momento, sembrano perciò essere macchine in moto perpetuo e prevedere il futuro, perché entrambe infrangono leggi fondamentali della fisica moderna!

SUDOKU

INDOVINELLI 1.

Fra due ore mancherebbe la metà del tempo per arrivare a mezzanotte, che resterebbe fra un’ora. Che ore sono?

2. Ci sono tre fratelli. A volte sono brutti, mentre altre volte sono belli. Il primo non c’è perché sta uscendo, il secondo non c’è perché sta venendo, c’è solo il terzo che è il più piccolo dei tre, ma quando manca lui nessuno degli altri due c’è. Chi sono? 3.

Io prima entro e poi apro. Chi sono?

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FRA I BANCHI E NON

PUZZLE MAGAZINE / NOVEMBRE 2013

NOVITA’ CINEFORUM, NOI SIAMO INFINITO

Istituto S.Marta e G.Branca

Marcello Del Canto

Il giorno sabato 9 novembre, dalle ore 11.30

alle 12.20, si è tenuta una riunione tra i rappresentanti di istituto, la professoressa Coli e il professor Piferi, e gli esponenti del cineclub Shining, che sostituirà il signor Loffreda per decidere la data della prossima assemblea d’istituto/cineforum, e valutare le eventuali proposte di questo gruppo. Shining è un’associazione culturale, affiliata all’UICC (Unione Italiani Circoli del Cinema), che nasce nel gennaio 2004. Negli anni si è consolidata come una realtà culturale alternativa in ambito cinematografico (e non solo), distinguendosi per le molteplici attività che includono festival (in particolare il mai dimenticato PesarHorrorFest), rassegne, cineforum per le scuole, incontri, monografie, e la frequentatissima arena estiva. Da questa riunione è emerso che l’associazi-

one a cui ci siamo affidati risulta essere molto preparata, aperta a tematiche e problematiche giovanili. Ha inoltre avuto un impatto positivo verso tutti i componenti della riunione, dando così l’impressione di potersici affidare in un prossimo futuro. Nella riunione il film che è stato designato è “Noi siamo infinito”, che tratta tematiche giovanili, non lontane da quelle dei ragazzi di oggi, a mio avviso molto coinvolgente. Il film racconta di un ragazzo molto intelligente, Charlie (Logan Lerman), ma allo stesso tempo timido e insicuro, che osserva il mondo intorno a sé tenendosi in disparte. Un giorno due carismatici ragazzi dell’ultimo anno, la bella Sam (Emma Watson) e il suo impavido fratellastro Patrick (Ezra Miller), lo prendono sotto la loro ala protettrice accompagnandolo

RESISTENZA ‘Istituto Tecnico per Geometri G.Genga

verso nuove amicizie, il primo amore, il primo bacio, le prime feste, le rappresentazioni del Rocky Horror Picture Show e la ricerca della colonna sonora perfetta della loro vita. Allo stesso tempo, il suo professore di inglese, il sig. Anderson (Paul Rudd), lo introduce al mondo della letteratura, facendo nascere in lui il sogno di diventare scrittore. Tuttavia, nonostante la felicità raggiunta, il dolore del suo passato, segnato dal recente suicidio del migliore amico Michael e dall’accidentale morte di una sua cara zia, tormenta ancora Charlie. Quando i suoi amici più grandi si preparano a lasciare il liceo per il college, l’equilibrio precario del ragazzo inizia a sgretolarsi, fino a palesare una dolorosa verità. Ci si augura che questo sia l’inizio di un ciclo lungo e produttivo.

LETTERA DI PROTESTA DEL GENGA Lorenzo Tinti

Pubblichiamo la lettera di uno studente del Genga rivola al presidente della provincia Matteo Ricci “Le scrivo da cittadino indignato davanti ad una situazione critica, una situazione surreale, una situazione imbarazzante ma soprattutto davanti ad un totale disinteresse da parte delle amministrazioni nei confronti di ciò che sta accadendo all’istituto tecnico per geometri GIROLAMO GENGA. Per l’ennesima volta ci siamo ritrovati, tutti noi studenti, a dover convivere con pozze d’acqua e vere e proprie cascate di pioggia all’interno dell’edificio scolastico. Conseguenza di progetti e manutenzioni errate, questo contesto bagnato è dannoso non solo al fabbricato ma all’istruzione dei ragazzi stessi, è nocivo all’efficienza dell’offerta formativa, è velenoso per la società che sarà! Molto, troppo poco è stato fatto e, con l’inizio dell’anno scolastico 2013-2014, siamo arrivati al capolinea! La situazione non è più sostenibile, personale ATA e professori passano la mattinata ad asciugare pavimenti bagnati da un’incalzante pioggia e a svuotare secchi riempiti da assillanti gocce, tutto ciò a sfavore di noi studenti, di noi cittadini, di noi persone non solo arrabbiate ma anche dispiaciute di fronte a questa inerzia amministrativa. La prego di porgere il suo sguardo sul problema e di mobilitare fondi a favore del campus e dell’ITG GENGA, ma, soprattutto, a favore della cultura! In attesa di una pronta risposta, Le porgo anticipatamente i nostri ringraziamenti. Cordiali saluti, Lorenzo Tinti”

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la SCINTILLA Liceo scientico musicale G.Marconi

IPHONE 5s E 5c REALE PROGRESSO? Francesco D’Angelo

È da ormai qualche settimana che l’azienda di Cu-

pertino, meglio conosciuta come Apple, ha presentato i suoi due nuovi device Iphone 5S e Iphone 5C. Siamo quindi di fronte a un reale progresso o è solo l’ennesimo smartphone super costoso con qualche novità? Analizziamo dal punto di vista tecnico le migliorie apportate tra l’Iphone 5 e Iphone 5S : partendo dall’esterno, l’iphone 5 aveva molto colpito per la scocca posteriore fatta in alluminio ionizzato che gli conferiva molta leggerezza, caratteristiche ereditate anche dal 5S ma nei colori grigio siderale, argento e per la prima volta oro. Il display è rimasto invariato, con una diagonale di 4 pollici, una risoluzione di 1136x640 pixel e una densità di 326 ppi (pixel per pollice). Entrando all’interno del nuovo dispositivo troviamo una delle novità più importanti, il processore. Infatti il cip A7 è il primo ad essere stato costruito per uno smartphone con architettura a 64-bit che gli conferisce prestazioni molto più elevate del suo predecessore A6 montato su iphone 5 solo però se anche le applicazioni usate sono a 64 bit, per questo Apple ha completamente riprogettato IOS per il nuovo iphone. Nei pressi del processore troviamo la fo tocam era che è stata migliorata, possiede sempre un sensore da 8 Megapixel ma ha dimensioni maggiori ed è dotata di un diaframma più ampio per ottenere immagini perfette e dai colori reali anche in condizioni di scarsa luminosità. C’è una novità anche per quanto riguarda l’acquisizione dei video, infatti su iphone 5S è possibile girare video in HD

a 720p e a 120 fps contro i 60 fps del precedente modello. Che cosa vuol dire questo? FPS significa letteralmente frame per secondo, ossia la frequenza di cattura dei fotogrammi che compongono un video in un secondo, questo permette di avere quindi un maggior numero di immagini al secondo, aumentando il dettaglio e la fluidità delle riprese. La batteria sembra essere leggermente migliorata, secondo i dati dovrebbe garantire 10 ore di conversazione in 3G rispetto alle precedenti 8 ore. Un’ulteriore novità introdotta da Apple è lo scanner di impronte digitali, integrato nel tasto centrale, il quale permette tramite un cristallo di zaffiro e un sensore capacitivo, di scattare una foto molto dettagliata dell’impronta digitale dell’utente e di usarla come password di accesso al dispositivo. Non so quanto questa tecnologia possa essere sicura, infatti diversi Hacker sono già riusciti a bypassare questa sicurezza con non troppe difficoltà. L’altro modello che è stato lanciato è il 5C. Questo è stato

più volte nominato come iphone “low cost” o “economico” anche se di economico non ha nulla visto il prezzo. Migliorie di questo iphone? A mio riguardo nessuna, hanno preso l’hardware dell’iphone 5 e l’hanno messo in una scocca di plastica, forse per dargli un aspetto più economico. Dopo aver descritto le più importanti novità di questi nuovi dispositivi è necessario parlare dei costi. L’iphone 5S ha un prezzo di partenza di 729 € ,eccessivo, vista soprattutto la concorrenza di Google che propone uno smartphone dalle ottime specifiche tecniche a partire da 350€. L’Iphone 5C ha prezzo di partenza di 629 €, anch’esso per me eccessivo, per un telefono di plastica. Il progresso c’è? Sono tecnologie già esistenti nel mondo dei computer solo rimpicciolite e messe alla portata di un telefono sta a voi decidere se è realmente un progresso o no nel momento in cui sceglierete di spendere o meno quei soldi.

DOVE FINISCE IL TIFO INIZIA LA VERGOGNA. Teobaldo Bianchini

Il

titolo può riassumere tutto come può riassumere niente. Mi sono permesso di inserire “vergogna” ma la parola finale potete sostituirla con quella che più vi aggrada anche se io non ne ho trovate di migliori. L’articolo che sto scrivendo riguarda la partita “disputata” tra Salernitana e Nocerina di Lega Pro. Nella settimana che precede la partita i tifosi della squadra ospite hanno più volte minacciato i giocatori dichiarandoli “indegni ed ingrati” della maglia che vestivano. La motivazione? Giocare in uno stadio chiuso ai tifosi per inagibilità anziché giocare da un’altra parte.. e già, perché una squadra che gioca il lega Pro può permetterselo. Suvvia. Sta di fatto che la gara è iniziata con mezz’ora di ritardo e nei primi 20 minuti di partita è successo l’impossibile. Tre giocatori della Nocerina, per paura, hanno chiesto la sostituzione, altri 5 hanno SIMULATO infortuni gravi tanto da chiamare la barella ed infine uno striscione in aria “Rispetto per

Nocera e per gli Ultras” ma qui il rispetto centra poco. Il denaro, il divertimento, non contano. Sfido chi legge a dire “io avrei giocato tranquillamente come se nulla fosse”. Sono onesto, io probabilmente avrei chiesto di non convocarmi direttamente a rischio del mio posto in squadra. La vita vale più di un calcio ad un pallone. L’arbitro si è visto costretto a concludere la partita ma ciò non è bastato per placare gli animi dei tifosi che anzi, si sono sentiti presi in giro, tanto da chiedere il rimborso e da lanciare decine e decine di bottigliette d’acqua piene e ben chiuse (ma i tappi non si dovrebbero rimuovere per sicurezza?) mentre i calciatori rientravano negli spogliatoi. Il fatto ha destato notevole scandalo alchè Lotito, presidente della Lazio e della Salernitana è voluto intervenire di persona affermando che, nonostante Parlamentari, Ministri e Questori abbiano chiesto lo spostamento della partita, gli organi (che si dicono capaci) che gestiscono il mondo del

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PUZZLE MAGAZINE / NOVEMBRE 2013

I GIOVANI E LA POLITICA Carlo Frenquellucci

Tutti

stufi della politica, la nostra mala politica, famosa nel mondo, derisa all’estero e odiata nel nostro Paese. Stanchi di seguire le solite vicende, i soliti scandali, i teatrini, le dichiarazioni. Ci abbiamo fatto l’abitudine, noi giovani soprattutto, e ci sentiamo estranei ad una politica che è finalizzata prima di tutto al guadagno e all’interesse personale. È tutto un meccanismo monotono, noioso, che fa rassegnare all’idea che: imbroglioni sono e imbroglioni resteranno, i nostri politici; ed è vero secondo me, che nel castello di scuse che si sono costruiti intorno non ce ne sia rimasto uno tra i quasi mille fra Deputati e Senatori a cui importi ancora del bene comune. Lo capisco, è normale, lo so che “l’uomo è egoista”, ma il problema è che qui in Italia i politici non si vergognano proprio più di nulla! Hanno abbastanza esperienza da aver capito che pos-

sono fare quello che vogliono. Non hanno più il pudore che li potrebbe fermare sull’atto di sfigurare davanti a milioni di possibili elettori e all’opinione del mondo intero. Solo qua succede che Brunetta scortato dagli anti sommossa urla sfacciatamente alla folla inferocita “piazza straordinaria!”. Solo qua credo succede che politici si accordino con le mafie e le grandi imprese lucrando sulla vita di migliaia di persone, come sta succedendo ora con l’Ilva a Taranto e con le discariche abusive in Campania. I vecchi, i nuovi, i più e i meno potenti partiti, stanno man mano speculando, imbrogliando sperperando e truffando quanto più possibile, e noi glielo permettiamo. Non si curano loro dello schifo in cui ci hanno portato in campo economico, culturale ma soprattutto sociale, e del fatto che il nostro grande Paese di una volta si trova

anno dopo anno sempre più a pezzi. La nostra classe politica continua ad auto giudicarsi, a bisticciare come bambini viziati e saccenti e a dire che le cose non vanno bene, però la situazione rimane statica da anni: la Destra e la Sinistra, l’ alto e il basso, tutti a parlare e a non concludere. I decreti non vengono approvati, ogni tanto si cambiano qua e là un po’ di nomi alle tasse, ai finanziamenti ai partiti e alle leggi e se ne trovano di più originali, si seguono le regole dettate da mamma Merkel per far quadrare i conti, ma mai un passo avanti per migliorare le cose sul serio, piano piano, come stanno facendo gli altri paesi in “crisi”, mai una vera svolta che cambia le cose in meglio. Siamo disposti ancora per quanto a rimanere subordinati ad una politica che non fa il nostro interesse ma il proprio?

calcio italiano (FIGC e compagnia) hanno detto che la partita si sarebbe giocata UGUALMENTE. Nasce ora il dubbio sul titolo. Ok, gli ultrà esagerano sempre e spesso da tifo passano a violenza, da cori si passa a razzismo, da amore si passa ad odio ma la federazione? Cosa fa per porre fine a tutto ciò? Guardate la serie A. Cori razzisti (dalla prima giornata) da parte della Juventus contro il Napoli ed ogni volta 5.000 euro, 10.000 euro di multa, curva chiusa che riapre con la richiesta d’appello.. sono tanti 5.000 euro per una squadra che fa 1 milione di incassi solo con i biglietti a partita, da risentirne, da prendere precauzioni. Forse il titolo era da cambiare, forse sarebbe stato meglio scrivere: “Dove inizia il menefreghismo inizia la vergogna”. Perché la parola fine la mette solo, e nemmeno sempre, l’arbitro con i tre fischi altrimenti è una parola utopica nel mondo del calcio.

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FRANCUS SCOTT FITZGERALD: LA GIOIA DI OGNI LETTORE E IL MITO DI OGNI SCRITTORE Andrea Gasperini

Quando mi siedo davanti al mio computer per

scrivere un articolo spesso non riesco mai a decidere su cosa scrivere. Troppe idee, troppi argomenti che stuzzicano la mia fantasia, ma non sempre il tema che poi scelgo è realmente quello che avrei voluto inizialmente. Così questa volta mi sono soffermato a riflettere sul perchè mi piace scrivere e quali sentimenti mi provoca farlo. Ovviamente la scrittura è strettamente legata alla lettura, poichè, per quanto ognuno di noi possa anche scrivere solo per se stesso, in realtà è sempre un desiderio di comunicare agli altri, anche il più insignificante dei pensieri, che ci spinge a spendere del tempo davanti al pc o sopra un diario di pelle. Nel mio caso questa passione, questo interesse, decidete voi come chiamarlo, è in gran parte dovuto alla lettura delle opere di uno dei più grandi scrittori americani di sempre, come ben avrete capito dal titolo, mi riferisco a F.S.Fitzgerald. Molti di voi lo conosceranno per avere scritto “Il grande Gatsby”, libro di assoluta bellezza, oppure verrete adesso a conoscenza che è anche l’autore de “Il curioso caso di Benjamin Button”, ma con questo articolo vorrei solamente sfruttare qualche riga di questo giornale per invitarvi a leggere anche altri suoi libri. Non mi dilungo troppo in dati e informazioni che voi come me potrete trovare tranquillamente su Wikipedia, ma mi piacerebbe descrivervi maggiormente le atmosfere che si possono vivere fra le righe dei suoi capolavori, su quel senso di smarrimento e di totale mancanza di certezze e senso della vita che ci coglie quando prendiamo fra le mani “Belli e Dannati”; oppure sulla continua ricerca di sè stessi, di una verità tipicamente legata all’età della più profonda giovinezza palesemente visibile in “Di qua dal paradiso”. Amory Blaine, Anthony Patch, Jay Gatsby sono tre dei protagonisti dei suoi libri e sono tutti avvolti da un alone di mistero, una perenne introspezione psicologica che nel primo caso sfocia in una benevola aspettativa del futuro, nel secondo invece la cruda realtà della vita borghese della America di quegli anni lo trascina in un tunnel di alcol e sofferenza che ne giustifica il titolo (Belli e Dannati) mentre Jay Gatsby è l’emblema del sogno americano, tormentato, dall’identità spesso poco chiara ma capace di ammaliare la deliziosa Daisy. Sono spesso ragazzi ricchi o comunque non preoccupati dal lavoro o dal doversi mantenere, ma den-

aro e in antitesi miseria non sono il loro problema ma anzi finiscono per diventare il motivo di critica dell’autore. Riconoscersi alla nostra età in questi personaggi altamente letterari ma non troppo da non essere considerati estranei alla realtà è praticamente una conseguenza dello stile avvolgente e immaginifico di Fitzgerald. “Sognava sempre di diventare, mai di essere”, una delle frasi più significative a mio parere di “Di qua dal Paradiso”, suo romanzo d’esordio, riassume alla perfezione le sensazioni provocate durante la lettura. Fitzgerald è infatti in grado di trasportarci in una dimensione dove con spiccata vena poetica e romantica analizza la realtà della speranza e la crudeltà del disagio, in un continuo fluttuare di situazioni miste di felicità giovanile e paura del presente che non sempre è rassicurante. Il futuro, il desiderio, trovare sè stessi, la propria via, il proprio posto nella società, il contrasto fra successo e fallimento sono tutti temi ricorrenti e qui voglio citarvi un esempio di pregevole arte letteraria: “Ho pensato spesso che, se non avessi ottenuto quello che volevo, le cose avrebbero potuto andare diversamente per me. Avrei potuto trovare qualcosa nel mio cervello e divertirmi a metterlo in circolazione. Avrei potuto accontentarmi di questo e avere qualche piccola vanità soddisfatta dal successo. Credo che a un certo momento avrei potuto avere qualunque cosa io desiderassi, nei limiti del ragionevole, ma quella è stata l’unica cosa che abbia mai voluto con fervore. E Dio! Questo mi ha insegnato che non si può avere niente, assolutamente niente. Perchè il desiderio inganna. Il desiderio è come un raggio di sole che guizza qua e là in una stanza. Si ferma e illumina un oggetto insignificante, e noi poveri sciocchi cerchiamo di afferrarlo: ma quando lo afferriamo il sole si sposta su qualcos’altro e la parte insignificante resta ma lo splendore che l’ha resa desiderabile è scomparso....”. Le sue opere sono però anche molto legate alla società americana dei primi decenni del ventesimo secolo e non rimangono solamente dei meravigliosi pensieri sulla gioventù e l’avvenire ma senza paura affrontano le difficoltà della vita. I personaggi dei libri di Fitzgerald sono molteplici, si va da scrittori a intellettuali di qualsivoglia tipo, ci sono ricchi misteriosi come Gatsby, donne affascinanti e al contempo deboli come Daisy e Gloria, sempre sognatori ma costretti a dover affrontare le insidie della vita, ubriaconi e gente di un certo lignaggio sociale. Ma basta non mi voglio dilungare troppo a descrivere lo stile delle sue opere e della sua scrittura, lo scopo dell’articolo è consigliare a tutti quelli, che come me sono appassionati di letteratura, uno scrittore che con la sua opera ha influenzato tantissimi autori: fra tutti Murakami Haruki, autore giapponese che in “Norwegian Wood” non nasconde affatto l’affinità che sente con Fitzgerald, e devo dire che è stata una bellissima coincidenza notare come anche Haruki sentisse e provasse le mie stesse sensazioni a riguardo dell’opera del Grande Fitzgerald. Non è nulla di magico, è solo il potere ammaliatore che appartiene all’arte della scrittura e certamente Francis Scott Fitzgerald ne è stato in pieno possesso.

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GIACINTO Arturo Agostinelli

Sonetto

in endecasillabi schema delle rime ABAB CDCD EFG EFG Mieterono alme l'armi di Achille pur oltre l'ora di sua dipartita, fu il lor possesso a generar scintille ch'ai vincitori infin costò una vita. "Ai, Telamonio, che infantil capriccio portotti a sì miserevole fine." Di rosso sangue intriso, dal terriccio un fiore sorse dalle sue rovine. E come in altro tempo e in altro caso, nell'ora in cui Febo colpì Giacinto a causa di Zefiro e, del suo amore, pianse la morte chino sul Parnaso, sbocciò a placare un cruccio non già estinto; purpureo cenotafio di dolore.


l’IMMAGINARIO Liceo Artistico Scuola del Libro

STASI Stasi nella foresta.

Un esausto sospiro di ghiaccio novembrino percorse gli invalicabili sentieri tra gli alberi, un leggero sbuffo inconsistente di freddo secco che cristallizzò la rugiada diamantina, pietra sugli steli scuri del sottobosco. Da qualche parte, dentro, nel cuore della foresta, un uccellò cominciò a cantare. A parte questo ed il vento, non vi era altro. Stasi nella foresta. Silenzio, nella grande metropoli, non un suono vagante tra gli imponenti grattacieli di madre natura. I rami più alti, spogli, graffiavano un cielo perfetto. Una tale quiete là dentro, quasi che il tempo non avesse consistenza od importanza. L’intera esistenza della foresta era cristallizzata nell’inverno. Poi venne Ann. Incantata dalle meraviglie della foresta, uscì dal sentiero e si inoltrò tra gli alberi immobili. Camminava piano, come un sussurro, leggera nello sguardo che posava su ogni tronco ed ogni stelo, un’osservatrice dotata del buonsenso che era il silenzio. Infine, dopo che fu passato del tempo (quanto?), Ann, si accorse che non sarebbe più riuscita a trovare la strada del ritorno. Persa, la ragazza vagò tra gli alberi improvvisamente macchiati da una vena minacciosa, con quei rami rachitici che sembravano tanto formare fisionomie di volti urlanti stampanti nel celeste ghiaccio del cielo di novembre.

Non osò chiedere aiuto, non volle rompere il silenzio sacro della foresta. Guidata da una falsa speranza, ella si convinse che un luogo così puro e magnifico non avrebbe potuto ucciderla. Le avrebbe fatto ritrovare la strada. E così, Ann continuò a vagare nella foresta, e man mano che camminava, sempre più tesa e meno affine a continuare ad aggrapparsi a quella falsa speranza che la aveva mandata avanti per tutto quel tempo (quanto?) si accorse di un suono muoversi tutto intorno a lei, un suono che viveva negli alberi, nel terreno e nell’aria attorno ad essa. Un battito, ritmico, pulito e potente. Dapprima come un sussurro incoerente, crebbe d’intensità man mano che Ann camminava. Quel battito... un cuore. Ann si muoveva inconsapevole, verso il cuore della foresta. Camminava ancora, forse. Era passato del tempo (quanto?) e andava tutto bene. Ma aveva cominciato a sentire qualcosa. Una sensazione che era cioccolata, calda e densa, che le aveva abbracciato tutta la gamba destra. Era comparsa da cinque minuti, o forse erano cinque minuti che se ne era resa conto. Divenne fastidiosa, presto insopportabile. Ann cominciò, inconsapevole, a grattarsi la gamba. Furiosa. Il battito c’era ancora, eccome, di una potenza straordinaria. Era ovunque. Mentre Ann cercava di grattarsi via quella cioccolata dalla gamba, lo percepiva dentro il petto, premere voglioso contro le costole, vivo e magnifico. E sbagliato. Un’altra sensazione che la sorprese, lasciandola interdetta. Sbagliato. Cosa poteva esserci di sbagliato in quel suono così puro, Ann non riusciva a capire, e ciò la spaventò. Intanto, la sensazione alla gamba era diventata pian piano più fredda, ed ora era ghiaccio. Non era più calda

Urb

ino

e densa, ma maligna, dolorosa, un freddo spillo gelato che trapassava la sua tenera vergine carne. Si sentì violentata, volle fermarsi un momento, perché la sensazione che ora era un dolore era tornata a stuprarla iniettandole nella gamba centinaia di spilli e la aveva fatta vacillare e gemere. Si appoggiò ad un albero. Respirò. Venne di nuovo, e la getto a terra, quel dolore bastardo. Il contatto con la neve che aveva visto e creduto così soffice e tenue, come un delizioso mare di ovatta, le mozzò il fiato. Era REALE. Sentì il cuore agitarsi e cominciare ad urlare dentro il petto, lo sentì correre dentro di se, su per la gola, tentava di uscire. Provò a gridargli di tornare al suo posto, ma si accorse di non avere fiato a disposizione. Cercò l’aria, la bramò, e non trovandola, la bramò ancora di più. Non la trovò. La gamba mandava scariche di orrore. E il battito, eccolo, adesso lo sentiva, era diabolico. Luciferino. La violentava, la soffocava. Passò qualche istante, un lungo immobile dilatato istante in cui Ann ancora cercò l’aria di cui tanto aveva bisogno. Non la trovò, e alzando gli occhi al cielo azzurro, lo vide diventare bianco, e poi lo vide colare su di lei, cancellando gli alberi ed il terreno, investendola, colmandola, uccidendola. La trovarono dopo una settimana. Suo padre, che l’aveva cercata per una settimana, da quando non era tornata dalla sua solita passeggiata lungo il sentiero la aveva rivenuta sotto un albero nel cuore della foresta. Era bianca, le ciglia incrostate di ghiaccio, le labbra dischiuse e cianotiche, gli occhi vacui e rotondi, spalancati, degli specchi, riflettenti il celeste perfetto del cielo di novembre.

A PROPOSITO DE “LA VITA DI ADELE” Marianna Paci

Titolo originale: “La Vie d’Adèle - Chapitres 1

& 2” Genere: Drammatico Durata: 171 minuti Regista: Abdellatif Kechiche Intorno al IX secolo d.C. sorge la figura del monaco, cioè di colui che fugge dalla società per raggiungere una stabilità interiore, per avere un contatto più intimo con Dio; uno “stato di solitudine” volontario, ricercato che ha conseguenze catartiche, purificative. Nella “Vita di Adele” invece, si discute degli effetti

catastrofici che la solitudine provoca nell’era digitale. Principalmente ci viene presentata Adele nelle vesti di una adolescente qualsiasi; l’unica cosa a contraddistinguerla è una travolgente passione che nutre per la letteratura. Con l’avanzare del film però trapela un sentimento di acuta solitudine che la differenzia in maniera assoluta dalle sue coetanee. Per non sentirsi ulteriormente abbandonata a sé stessa, Adele arriva perfino a mutare il suo orien-

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tamento sessuale. Tranne alcuni momenti in cui il regista franco-tunisino reso celebre dal film “Cous-Cous”, tende troppo a sottolineare gli atti sessuali consumati da Emma e Adele, per il restante della storia l’orientamento sessuale di Adele fa solo da cornice. Infatti gli argomenti cardine sono angosce valide per l’uomo di ogni tempo: la solitudine, la mancanza di rispetto, l’assidua ricerca della felicità.


STARNUTI LUMINOSI Fabio Chessa

Ti è mai successo di starnutire non appena

passavi da un luogo in ombra ad uno soleggiato o mentre venivi colpito da una luce intensa? È un fenomeno che mi ha sempre incuriosito sin da piccolino, quando ero pienamente convinto di essere “allergico alla luce solare” ma non è nulla di tutto ciò. Se ti capita significa che rientri nel 25 % di persone che soffrono di starnuto riflesso fotico, noto sin dai tempi di Aristotele, convinto erroneamente che dipendesse dal calore sul naso. Questa sindrome prende anche il nome di fotoptarmosi o in maniera molto ironica e assai eloquente, Sindrome ACHOO ( Autosomal dominant Compelling Helio-Ophthalmic Outburst). Alcuni dei nostri riflessi sono involontari, come lo starnuto che dipende dal nervo trigemino (significa tripla origine) e la restrizione o dilatazione della pupilla che sono causate dal nervo ottico; però a coloro che soffrono di questa bizzarra sindrome accade che i due nervi sopraelencati si accavallino in maniera anomala (pare ci sia una predisposizione genetica, dunque ci si nasce) e quando l’occhio viene colpito da una forte luce manda un segnale, tramite il nervo ottico, al cervello, il quale però è convinto che lo stimolo arrivi dal naso e reagisce con lo starnuto. Perché? Semplice, è convinto che il fastidio provenga dal naso e per farlo cessare vuole “starnutire fuori la luce”. Forse adesso che sai questa cosa e ne sei vittima ti senti un po’ stupido e ti consideri “sbagliato dentro”, comunque sia non è nul-

la di grave infatti la sindrome non presenta aspetti pericolosi . Se vuoi fermare uno starnuto che senti arrivare (con quelli improvvisi è difficile) ti basta prendere delicatamente e senza troppa energia la parte del naso sopra la punta e poi allungarla come se volessi rimuoverti il naso, occhio però, lo starnuto è un riflesso del corpo molto violento che abitual-

NULLA CHE POSSA FUGGIRE

AFORISMI Argomento: Tentazione Tutto è tentazione per chi la teme. Jean de La Bruyère, I caratteri, 1688. Posso resistere a tutto tranne che alla tentazione. Oscar Wilde, Il ventaglio di lady Windermere, 1892. L’unico modo di liberarsi di una tentazione è cedervi. Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray, 1891. La tentazione comune a tutte le intelligenze: il cinismo. Albert Camus, Taccuini, 1935/59 (postumo 1962/89). L’ultima tentazione è il tradimento più grande: fare la cosa giusta per la ragione sbagliata. 
 Thomas Stearns Eliot, Assassinio nella cattedrale, 1935.

AFORISMI

mente tende ad espellere aria dal corpo ad una velocità di 160 km/h, è dunque consigliabile non bloccare uno starnuto in corso poiché potrebbe generare danni seri all’organismo: non consentendo all’energia e alla pressione di venir fuori potresti perdere l’udito o causare ingenti danni ai vasi sanguigni della testa.

Michele Giagoni

Sono

sommerso nel fervore, poichè, come tutti saprete, il 21 Novembre uscirà l’attesissimo e divertentissimo “Fuga di Cervelli”. Esordio alla regia del buon Paolo Ruffini e remake di quel gran indimenticabile filmone spagnolo che è stato “Fuga de cerebros”. Ma, se solo con questa piccola introduzione siete venuti nelle mutande, sappiate che il cast a disposizione del “Ruffo” vi lascerà coi calli sulla minchia. Nella scuderia troviamo il top degli attori italiani: il conosciutissimo duo Luca Peracino e Andrea Pisani (maestri assoluti della comicità nostrana), lo stesso Ruffini (poiché: “già che faccio un film ne approfitto per recitarci anche”) e per finire due amabilissime e simpaticissime star di YouTube: Frank Matano e Guglielmo Scilla, detto Willwoosh dai più Hipster (Che abbiamo già visto sul grande schermo in capolavori del calibro di “10 Regole per farla innamorare”). Il film, che si aggiudicherà un posto immortale nella storia del cinema, presenta una trama ricca e piena di valori. Il “Ruffo” si avvale abilmente del buon Scilla che, con il suo fascino raggiante, attirerà nelle sale da proiezione schiere di ragazzine, che si masturbano guardando i suoi

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sketch esilaranti in parrucca. Parallelamente troviamo quel grande esponente della comicità fine e ricercata di Frank Matano, il suo compito è attirare i ragazzini che idolatrano un personaggio che si è costruito su scoregge e scherzi telefonici mai ripetitivi e con vocine adorabili. Ora parlando “seriamente”, la cosa preoccupante è che in un paese come l’Italia questo film sbancherà veramente ai botteghini, questo tipo di comicità bassa e demenziale è quella che più si avvicina al cittadino medio. Questo prodotto, a solo scopo di lucro, mi potrebbe far rimpiangere “i mai ripetitivi” cinepanettoni. A parte una trama che pure un bambino delle elementari potrebbe congegnare (lui ama lei, lei se ne sbatte, gli amici mettono in atto piani stupidi per conquistarla) il film si appoggia ad un cast a dir poco cancerogeno che ha alzato l’hype alle stelle. Prendi persone vendute ed in vista nate su youtube, una trama mediocre e gag ridicole: avrai una calamita per pubblico. Questo è lo specchio dell’Italia, e pensare che abbiamo avuto artisti del calibro di Fellini. Quindi godiamoci “Fuga di cervelli” ma in questo caso... non c’è nulla che possa fuggire.


PUZZLE MAGAZINE / NOVEMBRE 2013

REDAZIONE CENTRALE: Timoteo Tiberi, Ilaria Sartini. PRIMO PIANO: Pino Longobardi. A PIENA VOCE: Tavolo Studenti, Biblioteca San Giovanni. ANONIMO - MENGARONI: Zeruda, Karina Vasijiu, Leluccioledinotte. BERTA - MAMIANI: Alessandro Santori, Valentina Coli CONTADINO A TE CECCHI: Marta Gabucci, Giulia Striglio, Virginia Schianini. FRA I BANCHI E NON - SANTA MARTA: Marcello Del Canto. RESISTENZA - GENGA: Lorenzo Tinti. SCINTILLA - MARCONI: Francesco D’angelo, Teobaldo Bianchini, Carlo Frenquellucci, Andrea Gasperini, Arturo Agostinelli. L’IMMAGINARIO - SCUOLA DEL LIBRI: Marianna Paci, Fabio Chessa, Michele Giagoni. COPERTINA: Camilla Cesarini. IMPAGINAZIONE: Alvise Tassell. RINGRAZIAMENTI: GIULIANO TACCHI E LO STAFF ATS1, PASSAPAROLA, INFORMAGIOVANI, BIBLIOTECA SAN GIOVANNI. Per info e contatti: collettivo.spazibianco@hotmail.it / Facebook: Puzzle Magazine Facebook: Collettivo Spazio Bianco / www.magazinepuzzle.blogspot.it

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