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AIL S X E i e r a t Pan ggio ia Un v o Pea c Enri elusio P Rita Fusetti a ni r n e a v v Gio o Bona TV c P Enri zzi del tre a a I rag om The lievi d l Free e agli a utra oc ra ne v a lli L e e h n c i as ar t re m M a L te co o s p e c è .. k c Fran e NON a b n r o e l k c Vo a s p na k h t Wi

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lo o c Pic lia l e d si r a t e s vi a V i l r l e La tro d Te a GENNAIO - MARZO 2009


DELATRE N° 11

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Dela tre Rivista trimestrale di teatro a cura del

Piccolo Teatro della Versilia Via del Greco - 55047 Seravezza (Lu) www.piccoloteatroversilia.it info@piccoloteatroversilia.it Autorizzazione del Tribunale di Lucca N.875 Registro Periodici del 25/01/08

Proprietario

Claudia Sodini Direttore Responsabile Aronne Angelici Grafica ed impaginazione Claudia Sodini Collaborazione Serena Guardone Disegni Elena Buono Fotografie Gianni Di Gaddo giannidigaddo@hotmail.com (nel caso di foto di altri autori, questi saranno esplicitati) A questo numero hanno collaborato Federico Barsanti, Enrico Bonavera, Pietro Conti, Margherita Cortopassi, Milena Cupisti, Francesco di Giusto, Giovanni Fusetti, Valentina Gianni, Carolina Gonnelli, Francesca Lorenzoni, Stefano Magnolfi, Giulia Pescini, Zarina Rafiq, Alessandro Romboni, Vanessa Tonarelli.

Anno II - Numero 11.

Chi volesse inviare articoli, foto, materiale, dare suggerimenti o semplicemente contattarci può farlo inviando una e-mail a info@piccoloteatroversilia.it La rivista ha ottenuto il finanziamento da parte della Provincia di Lucca e della Fondazione Banca del Monte di Lucca per l’anno 2007 e 2008 grazie alla vincita del bando “Uno spazio per le idee 2007” e “Uno spazio per le idee 2008”.

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Al monento in cui scrivo, è sera, sto per mettere la sveglia alle 6 per essere, domattina alle 8, davanti al Teatro del Giglio dove mi incontrerò con gli altri 77 allievi che compongono lo spettacolo “Esisto ancora... per non dimenticare” (Evento voluto dalla Provincia di Lucca): saremo in scena alle 10 nel bellissimo teatro lucchese, davanti ad 850 ragazzi delle scuole. Sono le 23,23 del 26 gennaio, manca poco a ciò che oramai è conosciuto come il giorno della memoria. Allora mi interrogo su ciò che di noi è e sarà memoria. Non voglio divagare su una questione sociale tanto grande e importante, rimango ancorata alla nostra realtà teatrale: la memoria per noi, scuola di recitazione del PTV, per noi allievi, per noi attori, per noi pubblico e per noi che leggiamo queste righe...cos’è? E cosa sarà? Quanto di ciò che facciamo noi, e che per noi sarà memoria, potrà in futuro essere utile ad altri? Ricordo che nella brochure di EXSAIL, la nostra stagione teatrale, sta scritto: La Rassegna vuole offrire agli artisti e al pubblico che ne prenderanno parte un luogo teatrale del tutto particolare: atmosfere raccolte, intime, lontane dai clamori di grandi sale gremite o semivuote del Teatro delle grandi Compagnie Nazionali che vivono anche grazie agli incentivi statali e agli sponsor. EXSAIL, esilio. Il mondo degli artisti è un mondo di esiliati: la stagione è riservata a tutti coloro che credono nella cultura dello scambio. (F. Barsanti) Se penso al momento in cui la stagione è nata già devo tornare con la memoria a mesi fa, densi mesi di preparazione meticolosa. Tutto sarebbe dovuto andare alla perfezione, tutto il teatro sarebbe dovuto essere pieno ad ogni replica, tutto, tutto sarebbe stato e sarebbe dovuto essere perfetto. Uno sforzo collettivo di coloro che si proponevano di credere nel progetto “EXSAIL”. E così fino ad ora è stato: in un teatrino piccolo come il nostro, chi avrebbe mai pensato tutte le sere di fare tutto esaurito? E di far entrare 107 persone? E chi avrebbe pensato che il nostro piccolo palco sarebbe stato calcato da tanti artisti? E in un teatro così piccolo... quando mai accade di avere oltre 10 maschere per sera... che poi fanno anche da elettricisti o muratori o attori o allievi o altro


F. Barsanti svolge seminari in tutta Italia. Se sei interessato chiama il 3394336687 DELATRE N° 11

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all’occorrenza? Ma alla fine, ancora la domanda è la stessa: e di questi densi mesi, cosa rimane? Insomma, il vecchio gioco del teatro, sempre lo stesso, sempre che dura il tempo di uno spettacolo e poi... svanisce, come gli odori e i rumori di cui parla Pathé (Petrolini).

Ma la nostra stagione senza sponsor né contributi, il ricavato di ogni serata andrà all’artista, vorrebbe qualcosa di più. Vorrebbe accogliere. Non in senso pubblicitario e neppure numerico (più di 107 alla volta... non ci si sta proprio, anche se il mio consiglio è... venite! Un posto si trova). La stagione è riservata a tutti coloro che credono nella cultura dello scambio. È indubbio il patrimonio lasciato dagli spettacoli, (ognuno di noi ha condiviso il meraviglioso brindisi poetico alla Commedia dell’Arte di Enrico Bonavera...), è anche indubbio che la libera offerta sia stato il nostro modo di ripagare gli artisti: ma quando questo scambio è avvenuto... davvero tutto è finito? Cosa può fare e cosa può dare questa stagione al proprio pubblico perchè resista, perché il prossimo anno “esista ancora”? Come “non dimenticarla”? Forse è impossibile, ma ciò che è importante sottolineare è che la stagione teatrale è un granello di un percorso formato da una spiaggia di idee. Il PTV cresce costantemente e si alimenta con coloro che ne fanno parte, le idee e gli spunti per avanzare aumentano: ci si interroga giornalmente sui propri perché e sui relativi come. Il PTV, più in generale il teatro e qualsiasi, qualsiasi altra realtà della nostra vita è uno strumento nelle mani della società civile. Perché non venga dimenticato dobbiamo usarlo. Ultimamente Federico Barsanti ai propri allievi/attori/adulti/ragazzi/bambini ha chiesto delle lettere su cui scrivere proposte per poter “cambiare il mondo” sfruttando magari lo strumento che abbiamo, la nostra scuola (perfino agli 850 ragazzi del teatro del Giglio lo ha proposto... e al momento in cui scrivo 4 di loro hanno risposto... certo “non agire” è più facile). Qualcuno di voi sorriderà. Figuriamoci, sto sorridendo anch’io. Ma ciò che io chiedo, con questo articolo, è la stessa cosa. Mandateci, all’indirizzo della scuola info@piccoloteatroversilia.it, le vostre proposte per “cambiare il mondo”.

EXSAIL

Per non dimenticare... che non siamo soli. Per non dimenticare noi stessi. Per non finire EXSAIL. Esiliati.

Stagione Teatrale ‘08/’09

1a Edizione

Claudia

PTV Direttore Artistico Federico Barsanti

stagione senza sponsor né contributi, il ricavato di ogni serata andrà all’artista

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Durante le festività natalizie ho fatto, con Claudia Sodini, un viaggio di conoscenza in Palestina ed Israele, organizzato dalla vicepresidente del Parlamento Europeo Luisa Morgantini (www.luisamorgantini.net). Un viaggio sconvolgente. Illuminante. Terribile. Non starò qui a parlarvi delle sensazioni che ho provato mentre abbiamo visitato e ascoltato persone comuni, ex militari, politici, villaggi disastrati dove le persone vivono in condizioni oscene, Palestinesi, Israeliani, organizzazioni per la non violenza ecc ecc, sarebbe forse inutile e troppo personale. Quello che mi sento di dire si fa presto a dirlo e lo farò suddividendolo in 6 punti:

VIAGGIO IN PALESTINA ED ISRAELE: L’INGENUITÁ APPARENTE DEI MIEI PENSIERI. 1. Noi abitanti del pianeta Terra dobbiamo imparare a far valere i nostri diritti di cittadini di fronte ai politici e alla burocrazia, senza cadere nel tranello del “tanto sarà sempre come vogliono loro…”. La maleducazione e l’abuso della sottomissione sono una costante dell’essere umano, quindi bisogna ri-educarci a non far finta di niente di fronte agli abusi. 2. L’utopia è una via accessibile: solo chi deride le utopie si rivela per colui o coloro che non cambierebbero mai niente se non per proprio tornaconto, contribuendo a peggiorare le cose. 3. Il prossimo viaggio che si vuole intraprendere (anche se solo di una settimana) si deve provare ad andare in quei posti: è l’unico, ripeto l’unico modo per aiutare noi stessi e le persone che sono costrette a sopravvivere in condizioni vergognose. 4. Spegnere la televisione sempre più spesso e cominciare ad usare anche altri mezzi di informazione (internet, riviste specializzate alternative, ad esempio AltrEconomia): la televisione è per l’80% terrorismo. I media tradizionali ci raccontano quel che vogliono. 5. Il nostro PTV può fare qualcosa se lo vogliamo. Prossimamente vorrei riunire tutti coloro che sono interessati e raccontare la nostra esperienza proponendo alcune cose. Volere NON è potere. Volere deve passare attraverso lo sforzo e la continuità per diventare potere. 6. Dialogo= raggiungimento dell’obbiettivo. Scontro prolungato= dissapori, incancrenimento delle problematiche, violenza, morti. Durante il viaggio, guardando fuori dal finestrino dell’autobus, tra le decine di checkpoints, i controlli con mitra tenuti in spalla da ragazzini, il grande muro di cemento, ecc…mi ritornava alla mente ciò che Astrov in “Zio Vanja” di A. Cechov dice alla Balia: “Quelli che vivranno dopo di noi, fra due o trecento anni, e ai quali stiamo preparando la strada, ci saranno grati? Si ricorderanno di noi con una parola buona?” Voglio ringraziare senza trovare parole Luisa Morgantini che dedica la sua vita per la salvaguardia dei Diritti Internazionali e lo fa senza rimanere seduta dietro ad una scrivania, ma rischiando ogni volta di persona; Barbara Antonelli, assistente di Luisa Morgantini, specialissima per la sua gentilezza e pazienza durante l’esperienza Israelo-Palestinese. Inoltre Claudio Sodini e Angela Vannucchi grazie ai quali ho intrapreso questo viaggio che mi ha posto davanti ad uno specchio completamente nuovo e dal quale non potrò più prescindere. Federico Barsanti 4

Foto: Particolare del muro nei pressi di Gerusalemme.


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FREEDOM THEATRE

A tutti coloro che saranno interessati, il PTV darà GRATUITAMENTE una copia dvd del documentario:

ARNA’S CHILDREN Documentario vincitore al Tribeca Film Festival (USA), al Hot Docs Film Festival (Canada), al One World Film Festival (Repubblica Ceca) e al The Dutch Academy Award (Miglior documentario del 2004) COME AVERLO: Se siete interessati e se siete allievi della scuola o comunque potete raggiungere direttamente qualcuno della scuola mandate una email a info@piccoloteatroversilia.it, ci metteremo d’accordo per lo scambio. Se siete esterni alla scuola scrivete all’indirizzo e-mail e lasciate nome, cognome e indirizzo, il film sarà spedito per posta.

Su questo tema, nessun articolo poteva essere efficace. Capita spesso di sentire la frase “per me il teatro è vita”: in questo dvd, forse qualcuno vi può ritrovare il reale significato di questa frase.

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collera, frustrazione, stanchezza, pena, impotenza, umiliazione, sfida, disgusto e risentimento. (Suad Amiry - “Sharon e mia suocera” - Feltrinelli Editore)

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GIOVANNI FUSETTI

LA MASCHERA NEUTRA da uno spettacolo di Giovanni Fusetti

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Io appartengo ad una tradizione che vede nell’attore prima di tutto un corpo nello spazio, quindi la prima domanda quando inizio il mio lavoro è: che cosa porto io in scena col mio corpo prima di aprire la bocca? E difatti la maschera neutra ha la bocca che non si può aprire ed è una maschera intrinsecamente silenziosa. È rarissimo vedere uno spettacolo con la maschera neutra perché non è una maschera spettacolare, non è Arlecchino, Pantalone, il Capitano, le maschere della Commedia dell’Arte o le mezze maschere di altre tradizioni, bensì una maschera pedagogica, cioè una maschera che serve a insegnanti e allievi per esplorare il movimento teatrale. Ovunque, in qualsiasi continente, tradizione o epoca, incontriamo maschere. E questo come mai? Perché gli umani vogliono le maschere e diventare qualcun altro? La prima maschera di cui si ha notizia risale a ben dodicimila anni fa: in una caverna in Francia, la Grotta dei Tre Fratelli, è raffigurata una scena di caccia dove ci sono vari animali e due umani che indossano una maschera di cervo. L’ipotesi di un travestimento per cacciare non regge perché non sono presenti armi: poiché invece uno dei due ha in mano una specie di archetto musicale, è molto probabile che questi fosse uno sciamano e che stesse compiendo un rito estatico, in cui lo sciamano e la tribù andavano in estasi per incontrare l’orso, il lupo, l’aquila, il cervo e da loro ricevere messaggi o a loro chiedere qualcosa. Esistono ovunque riti in culture di caccia (ancora oggi i nativi americani chiedono all’animale


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GIOVANNI FUSETTI

FORSE NON TUTTI SANNO CHE Persona deriva dal greco πρόσωπον, prósōpon cioè maschera dell’attore, termine entrato in Italia tramite l’etrusco phersu.

il permesso di poterlo uccidere): nella tradizione greca troviamo le feste di Dioniso, in cui si celebrava l’animale simbolo della fertilità naturale, il capro itifallico, indossando Un’altra etimologia è da ricercare nel termi- maschere e abiti caprini. Dai rituali dionisiaci ha origine ne latino personare, (per-sonare: parlare at- la tragedia greca e anch’essa difatti era mascherata: tutti traverso). Ciò spiegherebbe perché il termi- gli attori indossavano il prosopon, “l’oggetto che si pone ne persona indicasse in origine la maschera davanti agli occhi”, maschere molto più grandi della facutilizzata dagli attori teatrali, che serviva a cia con grandi aperture all’altezza della bocca, che avevano dare all’attore le sembianze del personaggio la duplice funzione di amplificare visibilità e sonorità (in che interpretava, ma anche a permettere alla anfiteatro entravano fino a 20000 spettatori!). Terza funsua voce di andare sufficientemente lontano zione: in scena erano presenti solo uomini e le maschere erano loro utili per interpretare i ruoli femminili. per essere udita dagli spettatori. (fonte Wikipedia) Nel teatro romano la maschera trionfa e poi, ad un certo punto, cade in disgrazia. Infatti, mentre in culture dell’immanenza l’animale è una cosa sacra, nelle culture che hanno posto una gerarchia fra le cose del mondo, per esempio la cultura cristiana o l’induismo, l’animale è qualcosa di inferiore e pericoloso, simbolo degli istinti più bassi, e quindi la maschera è uno strumento demoniaco, assolutamente da proibire. Dunque, quando il cristianesimo divenne la religione ufficiale prima dell’impero romano e poi con l’epistemologia spirituale del nostro mondo europeo, la maschera divenne un oggetto che “porta l’uomo ai suoi istinti bestiali e lo demonizza”. Interessante è che, per far vedere al popolo quanto brutto e cattivo e infame e pericoloso fosse il diavolo, c’era bisogno di… attori: nelle Sacre Rappresentazioni erano gli attori che si prestavano ad interpretare i famosi diavolacci e, per fare questo, indossavano proprio delle maschere. Grazie a questo “trucco”, le maschere attraversarono tutto il Medioevo per arrivare alla Commedia dell’Arte nel 1500, il momento di massima fioritura della maschera. Goldoni, alla fine del Settecento, con l’obiettivo di riformare il teatro, chiuderà il gioco della Commedia all’Improvviso fissando testi e personaggi, e nell’Ottocento il teatro borghese trionferà con tutte le sue formalizzazioni: testo, costume, scenografia, il famoso realismo. In quell’epoca il corpo così trionfante nella Commedia dell’Arte, nel teatro antico, nei rituali etc., divenne per l’attore non più uno strumento, ma quasi un intralcio. Solo con le Avanguardie ai primi del Novecento arriviamo al fenomeno che ha portato all’emersione della maschera neutra. Siamo nella Francia degli anni ’10 e ’20. Jaques Copeau, un teatrante di successo che aveva girato il mondo con la sua compagnia, stanco dell’accademismo e interessato alla vitalità della maschera, prese baracca e burattini e portò i suoi allievi-attori in campagna, in Borgogna, affittò una villa per fare una ricerca con i suoi allievi e si pose una domanda fondamentale: come si formano degli attori 7


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GIOVANNI FUSETTI

a cura di Serena Guardone estratto dal testo dello spettacolo “LA MASCHERA NEUTRA: IL SISILENZIO DEL CORPO TEATRALE” di e con Giovanni Fusetti, presentato il 30 Novembre 2008 nell’ambito della rassegna EXSAIL.

Giovinetto di Mozia Museo Whitaker -Tp

Maschera Giapponese

1 In inglese shape-shifting, termine specifico per indicare l’atto di cambiare forma dello sciamano antico negli studi delle culture estatiche. 8

J. Lecoq - 1921-1999

perché siano pronti a prendere qualsiasi altra forma e a cambiare continuamente forma1 ? Questo interrogativo ci porta ad un’altra interessante tradizione, ossia agli studi di psicologia, all’”analisi dell’anima”, che ci ha rivelato delle cose fenomenali e a uno studioso in particolare, Karl Gustave Jung, uno dei padri della psicanalisi: ebbene, secondo la sua teoria, una psiche sana è una psiche che è abitata da molti archetipi, che chiamò… “maschere”. Noi siamo abitati da maschere e una persona sana è una persona che può giocare fluidamente con questi archetipi. Tutti abbiamo dentro di noi le maschere di re, mago, strega, meretrice, e via dicendo, e il problema non è averli tutti, bensì non usarli tutti o peggio usarne solo uno, sempre lo stesso. Un individuo sano è capace di giocare con tutti questi archetipi: e proprio questo era l’obiettivo pedagogico di Jaques Coupau, formare un attore in grado di essere al centro di una ruota in cui tutti i personaggi, i tipi, gli archetipi girano, pronto per prendere una qualsiasi forma e iniziare lo spettacolo. Il primo tentativo di maschera neutra fu chiamato “maschera nobile”, perché in essa si vedeva qualcosa di elegante; solo più tardi Jacques LeCoq, allievo di Jaques Coupau, riuscì a trovare la “maschera neutra” verso la fine degli anni ’40, ispirandosi, poiché non c’era questa maschera nella tradizione della Commedia dell’Arte, ad una maschera del teatro giapponese, la maschera del Giovinetto. Il Giovinetto, il Giovane, l’uomo in potenza: questo è il significato della maschera neutra: il centro della ruota, il punto di partenza, la potenzialità di essere qualsiasi cosa, la disponibilità a prendere qualsiasi forma.


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ENRICO BONAVERA

PILLOLE DI COMMEDIA DELL’ARTE dal seminario di Enrico Bonavera - 12-13-14 dicembre 2008 CON IL VOLTO COPERTO COSA SUCCEDE? Che il corpo diviene fondamentale: i volti della commedia dell’arte ci chiedono quale corpo e quale fisicità appartiene loro. E non solo. Le maschere di commedia sono estremamente ‘chiassose’: tutte le volte che possono parlano…e sta all’attore scoprire come.

CHI SONO I PERSONAGGI IN MASCHERA DELLA COMMEDIA DELL’ARTE? Le maschere rappresentano 2 categorie sociali : i vecchi e i servi (non di casa o civili, ma rurali). Nei servitori (Zanni) la ‘deformità’ della postura fisica è data dalla provenienza campestre e contadina, dal loro rapporto col mondo animale; nel vecchio la deformità è creata dall’ età. Tempo e ruralità quindi, in commedia, trasformavano l’uomo in un essere posseduto da ‘energie’ quasi bestiali.

CHE MASCHERE SI USANO NELLA COMMEDIA DELL’ARTE? Le maschere utilizzate sono per lo più dimidiate, lasciano cioè la bocca visibile: sono fatte per parlare. Quindi la maschera è finta ma la bocca è vera. Vedere i denti sotto un volto finto…cosa significa? Chi c’è lì dietro? Chi vi si cela?

COSA CI VUOLE PER LAVORARE IN MASCHERA? ‘Far funzionare’ una maschera non è solo un problema di tecnica, ma di sensibilità, di ascolto. Allora, magicamente, il nostro volto viene dimenticato e la maschera assume una forza superiore al corpo che la indossa.

LA MASCHERA È SIMBOLO DELLA COMMEDIA DELL’ARTE? Lo è divenuta erroneamente perché la Commedia dell’Arte era fatta anche di molto altro: per esempio dall’incontro del mondo dei personaggi con la maschera con il mondo di quelli senza maschera. Se si va a vedere il rapporto numerico è paritetico. In commedia ci sono una decina di personaggi: 2 vecchi, 2 servitori e un carattere mobile (tutti in maschera) e dall’altra parte 4 innamorati e una serva senza maschera (tutti senza maschera). È quindi corretto dire che, se si studia la maschera, si studiano i ruoli buffoneschi della Commedia dell’Arte. a cura di Claudia Sodini 9


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VOCE AGLI ALLIEVI: ZARINA

VOCE AGLI ALLIEVI! Su queste pagine ognuno può parlare di teatro oppure no, parlarne male oppure no, parlare del PTV, di EXSAIL, di mondo o di vita, oppure no. Ovviamente ciascuno è responsabile delle proprie parole e soprattutto propone queste righe come opinione personale e non in veste di professionista del teatro o di altri campi (articoli di professionisti sono inseriti nella rivista in altre pagine, la differenza la noterete dal colore della sezione). Unica eccezione l’articolo di Zarina, allieva della scuola, ma attrice professionista.

Di seguito trovate la traduzione dell’articolo in inglese di Zarina Rafiq apparso su Delatre nel numero di Luglio-Settembre 2008.

Circa 15 anni fa ho trovato queste parole e da allora sono rimaste con me. In realtà sono solo un frammento: tutto ciò che ricordo di una frase detta da un attore francese itinerante all’inizio del 20-esimo secolo sulla vita dell’attore. Ne sono rimasta talmente colpita che ogni volta che la dico o penso o rileggo o scrivo, mi sento un’onda di benessere che mi scuote dentro.

Negli anni l’ho passata a coloro che potevano comprenderne il significato così come ora mi piacerebbe passarla a te che leggi queste mie righe. Puoi farne ciò che vuoi, magari qualcosa di diverso da ciò che ne ho fatto io, oppure nulla, forse irritarti, annoiarti, o semplicemente potrai chiederti come mai Zarina l’ha voluta condividere con te. Ma va così.

…with knapsak on back and from fear of one day arriving. …con uno zaino sullE SPALLE e con la paura che il giorno arrivi.

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Ok, l’idea dello “zaino” mi piace: saltimbanco, una vita di materiale semplicità, tutto ciò che ha l’attore è probabilmente nella borsa, legato al suo corpo. Se si pensa al fatto che l’attrezzo dell’attore è il suo corpo, nessun pennello o penna o strumento che il corpo porta, contiene, fa…, che l’espressione, l’arte avviene attraverso la propria forma, movimento, sensi… well that’s it. Ci siamo. Mi viene poi alla mente il “viaggio”. La metafora della vita come un viaggio di esperienza è un cliché… l’antico viaggio “fisico” del nomade è diventato “metafisico”, legato all’idea di potersi arricchire gradualmente. Quando un attore recita, entra nei panni degli altri, prova a vedere, dal punto di vista del personaggio, un aspetto della vita che è trattato nel testo. In un vecchio articolo di Serena con i ragazzi/bambini del PTV, Leonardo ha detto che teatro è per lui “vivere altre vite con passione”. Sì! È “con passione!”.


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Non è solo entrare nei panni, è una cosa più profonda. L’attore prova ad entrare cuore-mente-pelle-anima del personaggio. Mira ad esistere oltre se stesso, a vivere la vita vividamente tramite il personaggio per un tempo brevissimo, rapidi flash. È rivitalizzante e illuminante vedere la vita con questa nuova prospettiva. Quando l’attore entra in questi flash, va oltre e capisce un po’ di più sulla vita perché ha la possibilità di esistere in un nuovo luogo. Il nomade che è in lui è soddisfatto. Magari la maggiore rivelazione è che in quei flash l’attore impara qualcosa di se stesso. WHHOOOAAA!!! Stop. Go back. Explain. Ok questo è ciò che provo quando recito. Contemporaneamente essere quel personaggio e me stessa. Vedo la situazione come personaggio e allo stesso tempo posso monitorare la situazione essendo me. Non sono mai divenuta qualcun altro smettendo di essere me. Il recitare non è una forma di fuga da se stessi. L’opposto. Ti porta ad un faccia a faccia con te stesso. Allo stesso tempo entri sotto la pelle di qualcun altro. Esiste una dualità molto curiosa: quasi un pa-

VOCE AGLI ALLIEVI: ZARINA

radosso. L’attore possiede se stesso e l’altro - il personaggio - per l’eternità, possiede, nel presente della scena, il passato, il presente e il futuro del personaggio. Fare teatro permette di incoraggiare certi modi antiegocentrici di vedere la vita: si sviluppa la capacità di guardare oltre la propria esistenza. E quindi anche il quotidiano si arricchisce (e non solo per gli attori, ma anche per gli spettatori). Ma questo è possibile solo fino a che si ha curiosità: solo così si rimane su questa strada con la voglia di vedere la vita sotto altri punti di vista. Quando si perde la curiosità e la voglia per nuove esperienze è come se spegnessimo qualcosa rimanendo al buio, come in una forma di morte: ecco la paura of one day arriving, di quando finisce il viaggio. Well that’s it. Per questo mi garba. Non so se hai capito. Non è un concetto nuovo od originale o niente. Forse, semplicemente mi piace la combinazione di immagini e sentimenti che le parole mi danno. Ecco, tutto qui. Davvero.

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VOCE AGLI ALLIEVI: VANESSA / ALESSANDRO

Il 15 Dicembre 2008 si tiene il saggio degli allievi del Corso di Educazione presso il teatro del Piccolo Teatro della Versilia: “Dove il mio ragazzo?” (spettacolo inserito nella rassegna EXSAIL). Vanessa, allieva del PTV, racconta la sua esperienza.

Panta rei

di Vanessa Tonarelli - Allieva storica del PTV

Non so perché, ma il pensiero che tutto scorra mi è di enorme conforto. Capita che, in questo momento di confusione assoluta della mia esistenza, torni come ogni volta a credere che il teatro sia la mia salvezza, l’unico luogo in cui veramente mi sento sempre felice,

anche quando Federico urla e sbraita, quando c’è il mondo che crolla intorno, il fiume in piena, il mega temporale fuori, il mio capo che mi licenzia e poi mi riprende e poi non si sa, un altro aereo che parte e che vorrei prendere disperatamente: insomma, a teatro passa tutto, via, via, via il quotidiano! Federico ad inizio anno ci comunica che si va in scena subito a dicembre! WOW! In un istante sono attraversata da un milione di pensieri, anche perché aggiunge che saremo noi a sceglierci i personaggi e i monologhi e i dialoghi. L’aveva detto che quest’anno avrebbe esaudito ogni nostro desiderio: beh! che dire? mi sembra proprio che mantenga la parola! Il momento della scelta è il mio preferito, mi sento piena di idee, di possibilità: il pensiero di avere carta bianca è molto emozionante e stimolante. Penso, penso e ripenso, mi diverto a coinvolgere gli amici,

Lo Sperimentalismo teatrale di Alessandro Romboni - Allievo del PTV da 4 anni

Questo articolo nasce durante una pausa a lezione di teatro, da un dibattito tra il Maestro Federico Barsanti e gli allievi. Per “Sperimentalismo Teatrale” io intendo un modo di fare teatro che rompe l’impostazione classica della rappresentazione. Per esempio, si può prendere il testo di Amleto e adattarlo ad un’epoca futurista, oppure smembrarne le parti, in breve riscriverlo… Questo ultimo tipo di sperimentalismo come riscrittura fu utilizzato in quasi tutte le sue opere da Carmelo Bene. La parola Sperimentale parla da sé; poiché significa tentare, osare, provare e anche e soprattutto creare. Creare che cosa però? Nuovi capolavori? Caos? Questo dipende dal giudizio del pubblico: è lui il vero padrone della scena. Senza pubblico lo spettacolo non esiste, e se esiste non vive, è morto. E poiché esso è composto da più individui di cultura, età, personalità diverse, si rischia il collasso delle idee: ognuno dice la sua, la verità sfuma. Solo quando la massa è d’accordo si possono definire capolavoro e schifezza. Quindi lo sperimentalismo dovrebbe tener conto anche del pubblico per creare prodotti nuovi ma pur sempre comprensibili e non rischiare l’astrattismo e il collasso. Infatti, il troppo astrattismo come in ogni forma artistica rischia l’incomprensione. Uno spettatore, anche se inesperto, quando ammira un Raffaello, un Michelangelo, un Leonardo da 12


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VOCE AGLI ALLIEVI: VANESSA / ALESSANDRO

a sfogliare libroni, a cercare dentro di me le sensazioni e, dopo lunga e travagliata riflessione, decido. Primo step raggiunto. Step numero due, altrettanto bello: passare dalle mani di Federico. Sì, perché Federico ha il potere di trasformare una zucca in una carrozza, proprio come la fata Madrina: lui, però, al posto delle zucche, trasforma noi attori “zucconi” (o mufloni!) in veicoli che trasmettono emozioni. Veramente incredibile! Step numero tre, le prove: c’è chi c’è, c’è chi non c’è, c’è chi sparisce, c’è chi non lo sa, una vera e propria agonia. Nel frattempo il mago Federico, sebbene afflitto da tutti questi contrattempi, crea! Ne esce un saggio che ha il vero e proprio sapore di uno spettacolo: penso a se fossimo stati tutti più assidui…vabbè, a volte siamo proprio strani a non approfittare di queste opportunità!

Step numero quattro, la sera dello spettacolo, dopo una prova generale da panico!!! Andiamo in scena. Federico dice il rosario anche se non è credente. Il mio cuore vacilla, sospiro, sospiro, si comincia. Applauso. Silenzio. Buio e luce e tutto scorre, panta rei, veloce, velocissimo; Federico ha fatto bene a dirci che abbiamo fatto pena, poco prima di andare in scena. E se non l’avesse fatto? Davvero!!! se non l’avesse fatto, che cosa sarebbe successo? Oddio, però che gioia che sento, che bello essere Nora e poi Stella e poi anche nel piccolo una ballerina, quante possibilità ci dà il teatro! Step numero cinque, un grande applauso, i riflettori si spengono, cade la maschera e tutto ricomincia da capo, mi sento svuotata, leggera, sento che Federico, con una pazienza infinita, ci regala ogni volta un po’ di magia, e... che dire infine? GRAZIE!

Vinci, potrà esprimere un giudizio sull’opera poiché troverà rappresentati dei soggetti che riesce a decodificare, e a riconoscere e a capire pur non conoscendo la storia o le caratteristiche tipologiche dello stile pittorico dell’artista. L’esperto vedrà qualcosa in più, ma entrambi potranno goderne la visione. Davanti ad una tela di Fontana, o Kandinsky, solo il conoscitore potrà apprezzarne la bellezza poiché oltre che dal piacere visivo la grandezza nasce dal concetto. Troppo sperimentalismo può creare una frattura tra i due poli, esperti e non, e un buono spettacolo dovrebbe tenerne conto. Quindi ben venga lo sperimentalismo, ma fatto con una certa etica e prudenza, altrimenti si rischia di creare spazzatura.

Foto da sx: Dallo spettacolo “Esisto Ancora... per non dimenticare...” Pietà di Michelangelo - particolare Dallo spettacolo “La Vita è una pacchia” Wassily Kandinsky, Improvisation 31 (Sea Battle)

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PENSIERI SU EXSAIL

EXSAIL: i pensieri, le recensioni, le critiche, le proposte e tutto quello che gli allievi hanno da dire sulla 1a Stagione teatrale (e quindi storica!) organizzata dal Piccolo Teatro della Versilia. Come funziona? Immaginate una lavagna pulita in una stanza vuota... e un pennarello a vostra disposizione. Nessuno vi guarda: FORZA, SCRIVETE!

EXSAIL: Suonata. Rita Pelusio chiama sul palco uno spettatore. 23 Novembre 2008

Tutto esaurito, posti in piedi e a sedere.. anche per terra. Attori e allievi del PTV, frequentatori del Delatre e non, si sono raccolti nel piccolo teatro di Seravezza in un clima amichevole che ha favorito e a sua volta è stato favorito dalla coinvolgente rappresentazione della Pelusio... o meglio... di Teresa, la bambina che quasi per caso si trova su un palco e non resiste all’impulso di fare due chiacchiere col pubblico. Questo spettacolo, che ha la fisionomia di una chiacchierata tra amici, trova infatti il suo nutrimento principale nell’interazione con gli spettatori: in primis con i bambini, raggruppati ai piedi del palco, poi con un simpaticissimo e altrettanto imbarazzato Michele, senza dimenticarci della tanto acclamata signora Ponci! Un susseguirsi di sketch abilmente intessuti l’un l’altro, una tela disseminata di perle: cultura, attualità, ironia, satira e musica. Ogni episodio ha un suo carattere, un suo ritmo, un suo inizio e una sua fine, ma nel momento in cui dichiara di esser giunto al termine allunga armoniosamente un braccio verso il successivo, lo afferra, ci afferra, e, senza capire come, ci troviamo catapultati nella casa di una terribile nonna dalla parlata siciliana, affannati in una corsa disperata tra biscotti e detersivi oppure trascinati fra le nuvole da un sacchetto bianco. 14


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PENSIERI SU EXSAIL

La Pelusio parla della nostra contemporaneità con un sorriso che per quanto a volte possa essere amaro o ironico non cessa di essere un sorriso vero, comicità autentica, satira sana, teatro. Molte sono le denunce che, tra una nota e l’altra di quel pianoforte protagonista “mancato”, aleggiano nell’aria, ridono di soppiatto, sghignazzano come monelli ed esplodono platealmente. Con un gusto inconfondibile... il gusto di ridere! Margherita Cortopassi DELATRE: un piccolo grande luogo extra quotidiano… una stagione teatrale palpitante e colorata, che il teatro non lo mette solo in scena, ma lo Rappresenta, lo Trasmette, lo Vive nel significato più vero del termine. Arte è sinonimo di Emozione! Crediamo fortemente che, sin da piccoli, tutte le discipline EXSAIL: I Segreti di Arlecchino. artistiche siano un gioco con alto valore formativo e rapEnrico Bonavera. 14 Dicembre 2008 presentino un pretesto per abbattere le barriere dell’incomunicabilità, aiutando l’individuo a esprimersi, maturando così il rapporto con se EXSAIL: Tumbling Dice Night. Federico Barsanti. 11 Gennaio 2009 stessi e il mondo. Amiamo l’Arte in ogni sua forma e ogni volta riesce sempre a sorprenderci, emozionarci... una gioia immensa per la quale vale la pena vivere. Margherita Cortopassi & Giulia Pescini (Allieve del corso Propedeutico di Viareggio)

CHI NON HA MAI SOGNATO DI ESSERE UNA ROCK STAR ALZI LA MANO! Frydyryc Jager è un tributo e un tripudio! Tumbling dice night ha offerto la possibilità di ritrovare (o scoprire per la prima volta) uno dei gruppi che hanno contribuito a rendere la storia del rock una leggenda: I Rolling Stones! Valentina Gianni

Da un Pinocchio filosofo irriverente a un fotografo bambino all’ultimo viaggiatore bizzoso: tante sfaccettature per uno spettacolo in continua evoluzione... positiva! Milena Cupisti 15


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IL TEATRO DEI RAGAZZI

GLI SFONDONI DEGLI ARTISTI

Francesco Di Giusto (allievo del PTV da due anni): Per me fare teatro è una cosa importante, divertente e anche un po’ emozionante perché imparo tante cose diverse insieme ad altri ragazzi. Per esempio recitare poesie, fare i balletti, partecipare a diversi seminari e a diversi spettacoli, fare spettacoli, seminari ecc…. Il teatro è una bellissima esperienza perché mi lascia dei bellissimi ricordi, allegramente e con fantasia.

CRONACHE MARTINELLIANE a cura di Serena Guardone Gli allievi del corso ragazzi raccontano le loro impressioni sul seminario di cinque giorni che Francesco Martinelli (direttore della Scuola di Arti Sceniche di Corato) ha tenuto presso il PTV durante il mese di Novembre sulla Tragedia nella Grecia antica dal titolo “Il coro: la forza del bello”.

Cinque lunghe notti passate a pensare a cosa fossero il tempo e lo spazio e a quale legame potessero mai avere con noi attori. Cinque intensissimi giorni avvolti da una fitta pressione che parlando mi diceva: “Mi senti, vero? Ma non abbastanza, devo tormentarti ancora.” Cinque incontri al di fuori del quotidiano, dove era d’obbligo rispondere alle domande “senza sparare cazzate”, anche se la risposta non c’era o ne era chilometri lontano. Ogni gesto, ogni parola, ogni tentativo era sbagliato perché “frutto dell’istinto, dell’intuito e non del pensiero”. Sentivo il cervello fumare. E’ proprio vero che in testa abbiamo solo sporcizia? Non avevo nemmeno più idea di cosa e come pensare, mi sono trovata per la prima volta veramente in difficoltà e il non sapere come comportarmi mi bloccava. “E adesso come faccio?” “Cosa significa quello che ha detto?” “Cosa ci ha chiesto di fare esattamente?” “Ma lui conosce già le risposte che ci chiede?” Cinque giorni. Inoltre non riuscivo a dare una giusta definizione al rapporto fra noi allievi e lui maestro. Non riuscivo a capire se quel carattere così fermo e poco paziente appartenesse all’insegnante o alla persona. Non saprei spiegare con esattezza cosa ho imparato da questo stage anche se qualcosa dentro di me, come credo in tutti gli altri miei compagni, si è sicuramente mosso. I cori greci sono “qualcosa” di molto, molto impegnativo, sia per il fisico che per la mente. Per il resto ho ancora molta confusione. Cosa diamine è il tempo, gente? E lo spazio? Carolina Gonnelli, 16 anni A differenza di altre persone mi è molto garbato: mi ha fatto conoscere lati nuovi del teatro, tante differenze tra cose e termini specifici, mi ha fatto pensare prima di parlare, mi ha reso più autorevole: ora capisco cose che durante o appena finito il seminario non riuscivo a compren16 Per informazioni sui corsi ragazzi: 3290685985 / 3387716795 www.piccoloteatroversilia.it


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IL TEATRO DEI RAGAZZI

dere, capisco il distacco che teneva lui proprio per farci pensare cose, spronarci per pensare senza dire stronzate o meglio dirle ma convinti perché anche alle domande - che cosa è lo spazio o il tempo - penso che nessuno scoprirà mai la risposta, possiamo avvicinarci alla soluzione ma con precisione non lo sapremo mai. Ho vissuto il seminario serenamente perché è così che vanno vissute le cose, con tranquillità dove ognuno riesce a dare il meglio di sé. Stefano Magnolfi, 18 anni Cari lettori, io ho iniziato quest’anno a frequentare il corso di teatro, perciò ho deciso di partecipare allo stage ma non attivamente, bensì da uditrice, anche se per un solo giorno. Beh, diciamo che quell’unico giorno mi ha messo delle idee ben chiare in testa: non condivido il modo che ha Martinelli di insegnare e di porsi a dei ragazzi che hanno sentito pochissimo parlare di “Tragedia Greca”. Per primo si è presentato, poi ha detto che loro (gli alunni) e lui erano tutti uguali, tutti sullo stesso piano e poi si è contraddetto dicendo che loro sarebbero stati chiamati per nome e lui lo avrebbero dovuto chiamare “Maestro”. Io mi domando, se erano tutti uguali, perché loro lo dovevano chiamare “Maestro”??? Vabbè, in seguito è cominciata la parte pratica e molti non riuscivano a svolgere gli esercizi come lui chiedeva, anche perché quello che lui voleva si è capito solo alla fine. Successivamente sono iniziati gli esercizi specifici sul coro: Andrea avrebbe dovuto incitare i coreuti ad andare in battaglia, ma non gli veniva nulla da dire, così Martinelli si è alterato e ha detto che avrebbero dovuto fare tutti dieci flessioni, e ha detto anche che facendogli fare delle flessioni forse ad Andrea sarebbe venuto in mente qualcosa. Ecco, non voglio giudicare, ma secondo voi un ragionamento del genere ha un senso logico??? Io se fossi una maestra non cercherei mai di far imparare ad un ragazzo delle battute facendogli fare delle flessioni… comunque quello è il suo metodo… Dopo ha detto che dovevano correre per la stanza, e fin qui tutto bene. Poi li ha fatti fermare ed ha iniziato a chiedere un po’ a tutti “a cosa pensavi mentre correvi?” Alcuni ragazzi rispondevano che pensavano a correre, ma per lui questa risposta era sbagliata. Altri hanno detto che pensavano ad occupare bene lo spazio e lui allora ha chiesto “che cos’è lo spazio?” A questo punto nessuno sapeva più rispondere: o almeno, tutti tentavano di rispondere, ma per lui nessuna risposta andava bene… allora ha chiesto “cos’è il tempo?” e con questa domanda allora no che non li ha gettati nel panico! Tutte le risposte che davano erano sbagliate! Alla fine dello stage ci è stato detto che neanche Martinelli sapeva rispondere a queste domande e che fa gli stage perché è in cerca di risposte: allora io mi chiedo “Ma se neanche lui sa le risposte, come faceva a giudicare se quelle dei ragazzi erano giuste o sbagliate?” Tornata a casa, la sera, ho pensato a tutto quello che era successo. A lezione ne abbiamo riparlato assieme ai nostri insegnanti e sono venuta a conoscenza del fatto che Martinelli ha mandato in crisi e addirittura esasperato fino al pianto alcune persone, mentre altre si sono sentite come scartate, trattate come se fossero state invisibili, raccontano. Per tutto questo non condivido il modo di insegnare di Martinelli. Tutto sommato però penso che sarebbe bello e si imparerebbe molto a partecipare attivamente ad uno dei suoi stage, anche se sarebbe stressante. Molto stressante. Francesca Lorenzoni, 15 anni

Per informazioni sui corsi ragazzi: 3290685985 / 3387716795 www.piccoloteatroversilia.it

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Per avere informazioni su uno spettacolo del PTV chiama il 3394336687 DELATRE N° 11

ENRICO PEA

Inizia in primavera un progetto su Enrico Pea che il Prof. P. Conti e F. Barsanti con le fotografie di G. di Gaddo proporranno nelle scuole e nei comuni della Versilia .

Enrico Pea di Pietro Conti Il lavoro che presenteremo si propone un obiettivo molto ambizioso: ‘parlare’ con un morto. Il defunto è Enrico Pea. Cronologicamente è morto nell’estate di cinquanta anni fa, ma ovviamente non pensavamo certo a riferirci alla distanza temporale. Quella è evidente. Non stiamo parlando di Pea, uomo, di carne e psiche, ma del Pea scrittore. La morte di uno scrittore, la sua vera morte, succede quando nessuno lo legge più. La letteratura, i manuali sono dei cimiteri nei quali, spesso, i professori fungono da becchini. Ed allora ciò che noi vogliamo, il sottoscritto, Federico Barsanti con l’aiuto delle fotografie di Gianni di Gaddo è semplicemente e ambiziosamente, RESUSCITARE PEA. Col solo modo che c’è dato per tale operazione: leggerlo. Quando un autore come Pea cade nell’oblio, perfino nella terra da cui è nato e di cui ha trattato nella sua opera, la resurrezione appare veramente un’operazione ai limiti della stramberia. Ma noi siamo un po’ strambi! Chi conosce Pea? Qualche addetto, qualche studente in vena di tesi di laurea, ed infine gli “Studiosi” nelle ricorrenze che il Calendario ci offre (o impone sembrerebbe): centenario della nascita, cinquantenario della morte… Sentite che cosa scriveva uno studioso, Felice Del Beccaro, in occasione di un centenario nel 1981: “Celebrare il centenario della nascita di E. Pea potrà sembrare un’impresa destinata, se non proprio al fallimento, alla durata effimera di un affettuoso ricordo”; e continuava: “Ciò che ci preoccupa e di cui abbiamo ripetutamente scritto è la mancata diffusione della sua opera, la scarsità dei lettori e soprattutto di giovani lettori”. Oneste parole quelle del Del Beccaro, da sottoscriversi adesso, per un medesimo anniversario, ma forse in condizioni ancor più deprecabili. Insomma chi è per noi, oggi, Enrico Pea? Il nome di una scuola, il busto di un signore posto là dove il Serra incontra il Vezza (o viceversa), luogo topico da cui si origina il VERSILIA? Per noi tre Pea è innanzi tutto Moscardino: e ciò che intendiamo offrire al pubblico, ma soprattutto agli studenti, è una lettura appassionata di quello che è il CAPOLAVORO dello scrittore seravezzino. La formula da noi scelta è quella collaudata da una ventina di repliche dello spettacolo “Ser Durante”, dedicato alla Comedìa : una guida virgiliana (il sottoscritto) e un attore (Fede), la voce recitante. Una novità rispetto al Ser Durante è l’intervento determinante dell’immagine fotografica, la ricostruzione che Gianni ci offre di Moscardino: una interpretazione del Testo, uno scavo archeologico. Ci è sembrata una formula che restituisce a Pea la sua PROPRIA voce, la sua lingua (che è poi la nostra), dalla quale però stiamo perdendo velocemente i contatti: Chi sa cosa significa “SGUIVANO”? 18

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COSA È STATO E COSA SARÁ

Cosa è stato... • Seminari: FRANCESCO MARTINELLI dal 29 Ottobre al 2 Novembre - Il coro: la forza del bello GIOVANNI FUSETTI 28 - 29 - 30 novembre - La maschera neutra ENRICO BONAVERA 12 -13 -14 dicembre - “I tipi” nelle maschere • Spettacoli Il Piccolo Teatro della Versilia al FESTIVAL DEI TEATRI DELL’EST: * Lunedì 3 Novembre ore 21 presso l’Auditorium dell’Università della Tuscia ANTINOMIA DEL MAGGIORDOMO a cura del Centro Universitario Teatrale La Torre (VT), del Piccolo Teatro della Versilia (Seravezza - Lu), della Scuola delle Arti e della Comunicazione (Corato - Ba). Con Federico Barsanti, Francesco Martinelli. Regia Rolando Macrini * Martedì 4 Novembre ore 18 presso l’Auditorium dell’Università della Tuscia FRYDYRYC YAGER IN CONCERTO a cura del Piccolo Teatro della Versilia (Seravezza - Lu) Diretto e interpretato da Federico Barsanti. Exile Produzioni. *Nell’ambito delle manifestazioni del Giorno della Memoria: Martedì 27 Gennaio ore 10,15 presso il Teatro del Giglio (Lu) Martedì 27 Gennaio ore 21 presso il Teatro Jenco (Viareggio - Lu) ESISTO ANCORA... per non dimenticare composto e diretto da Federico Barsanti. Vincitore del Premio Internazionale Romateatrofestival 2007. Omaggio alle vittime di TUTTE le guerre. EXSAIL – Stagione teatrale del Piccolo Teatro della Versilia. 1° Edizione: SAB 22 e DOM 23 NOVEMBRE ore 21 con Rita Pelusio (Mi) “SUONATA” Regia L. Domenicali DOM 30 NOVEMBRE ore 21 di e con Giovanni Fusetti (Pd) “LA MASCHERA NEUTRA: IL SILENZIO DEL CORPO TEATRALE” DOM 14 DICEMBRE ore 21 di e con E. Bonavera (Ge) “I SEGRETI DI ARLECCHINO” LUN 15 DICEMBRE ore 21 Uscita in pubblico della Scuola di recitazione del PTV DOVE IL MIO RAGAZZO? Regia F. Barsanti SAB 20 e DOM 21 DICEMBRE, SAB 10, SAB 17 e DOM 18 GENNAIO, Compagnia Stabile del Piccolo Teatro della Versilia. Con la partecipazione di Simone Pucci. “LE DISAVVENTURE DI PINOCCHIO” Regia F. Barsanti DOM 11 GENNAIO Compagnia Stabile del Piccolo Teatro della Versilia. Con la partecipazione di Simone Pucci e Milena Cupisti. “LETTURA ANIMATA DI FAVOLE”. DOM 11 GENNAIO di e con Federico Barsanti. “TUMBLING DICE NIGHT – Un concerto dei Rolling Stones come non l’avete mai visto”.

Per le attività della scuola di recitazione si ringrazia

... e cosa sarà... vedi quarta di copertina 19


I PROSSIMI APPUNTAMENTI DEL PICCOLO TEATRO DELLA VERSILIA Direttore Artistico: Federico Barsanti

EXSAIL

1a Edizione

Stagione Teatrale ‘08/’09 stagione senza sponsor né contributi, il ricavato di ogni serata andrà all’artista

Teatro Delatre Via del Greco - Seravezza (Lu)

PICCOLO TEATRO DELLA VERSILIA

Exile Produzioni

• SAB 7 e DOM 8 FEBBRAIO Ore 18 PTV. V. Gianni, R. Panichi, S. Pucci, C. Sodini “LE DISAVVENTURE DI PINOCCHIO” Regia F. Barsanti • DOM 22 FEBBRAIO Ore 21 PTV. F. Barsanti e P. Conti. Musiche dal vivo di A. Verdecchia. “SER DURANTE” Regia F. Barsanti • DOM 24 MAGGIO Ore 21 di e con E. Guerrini “ORTI INSORTI”

ALTRI EVENTI • GIO 12 FEBBRAIO

• SAB 14 FEBBRAIO Ore 10

• MER 4 MARZO Ore 10

TEATRO JENCO - VIAREGGIO (Lu)

TEATRO JENCO - VIAREGGIO (Lu)

TEATRO COMUNALE - PIETRASANTA (LU)

LA SCUOLA VA A TEATRO 2a edizione a.s. 2008/2009. Rassegna organizzata da Coquelicoteatro. PTV. F. Barsanti e P. Conti.

Evento organizzato da AMNESTY INTERNATIONAL

* PTV. V. Gianni, R. Panichi, S. Pucci, C. Sodini “LE DISAVVENTURE DI PINOCCHIO” Regia F. Barsanti

“SER DURANTE” Regia F. Barsanti

con gli allievi e gli attori del PTV

“ESISTO ANCORA... per non dimenticare” Regia F. Barsanti

* PTV. F. Barsanti e P. Conti. “SER DURANTE” Regia F. Barsanti

• in via di definzione Università della Tuscia - Vt

INFO: 3387716795 info@piccoloteatroversilia.it www.piccoloteatroversilia.it N°

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GENNAIO - MARZO 2009

Delatre - Numero 11  

L a r i v i s t a d e l P i c c o l o T e a t r o d e l l a V e r s i l i a

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