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Cooperazione Focus sugli adolescenti

Poste Italiane SPA - Sped. in abb. postale - D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/04 n. 46) Art. 1 comma 2, DLB Milano

N° 2 Anno XVII - Trimestrale del CIAI - Giugno 2011

India Bambini protagonisti

Centro studi Il valore del legame biologico

Centro Italiano Aiuti all’Infanzia


PRIMADITUTTO

Non c’è tre senza quattro A sud di Addis Abeba, in una zona denominata Gamo Gofa, ha preso il via da qualche anno il progetto “MySchool-A school for children”. Si tratta di una zona molto particolare, con villaggi disseminati su altipiani che raggiungono anche i 3000 metri. Una zona in cui non è facile vivere, tanto meno poter andare a scuola. Eppure proprio attraverso la scuola è possibile ostacolare un fenomeno che qui trova terreno fertile, lo sfruttamento del lavoro minorile. Dal giugno 2009 all’aprile 2011 CIAI ha già costruito 3 scuole (Bonke, Dita e Chencha) secondo gli standard forniti dal Ministero dell’Educazione; sono stati forniti anche tutti gli arredi e il materiale scolastico. E per il 2011 abbiamo in programma di raggiungere quota 4, con la scuola di Arbaminch Zuria. Ecco come ha raccontato la sua recente visita ad Arbaminch, Simona Molteni, responsabile della raccolta fondi CIAI. “È stato un viaggio molto emozionante – dice Simona – nel quale ho compreso il valore di questo progetto

e cosa significhi davvero realizzare un progetto educativo attraverso il Sostegno a distanza. Significa dare un’opportunità, soprattutto per chi vive nelle zone rurali dell’Etiopia”. Simona si è recata a Zute, a 3mila metri di altezza, dopo due ore e mezza di viaggio a bordo di una jeep su strade sterrate e difficili. “Lo spettacolo naturale è meraviglioso, con i banani che crescono sulla terra rossa – racconta Simona i bambini spuntavano da ogni parte, lungo il tragitto. La scuola realizzata da CIAI si trova proprio sul cucuzzolo di una montagna: i bambini della zona, circa 500, la frequentano con passione e ogni giorno - è bene ricordarlo - vanno a scuola a piedi, dopo ore di cammino”. Il progetto educativo è reso possibile grazie al Sostegno a distanza: “Senza l'intervento di CIAI, qui prima non c'era nulla – aggiunge - mi ha colpito il senso di ordine che regnava nel complesso scolastico, che si raggiungeva dopo aver percorso un vialetto alberato e dopo aver costeggiato un orto, utilizzato anche per attività educative”.

CIAI - Centro Italiano Aiuti all’Infanzia SEDE LEGALE Via Bordighera, 6 - 20142 Milano Tel. 02 848441 Fax 02 8467715 - info@ciai.it - www.ciai.it SEDI LOCALI LAZIO - Via Botero, 16/a - 00179 Roma Tel/Fax 06 7856225 - lazio@ciai.it PUGLIA - Via Lepanto, 48 - 70043 Monopoli (BA) Tel 080 746808 - Fax 080 742174 - puglia@ciai.it SARDEGNA - Via S. Lucifero, 41 - 09125 Cagliari Tel/Fax 070 7326933 - sardegna@ciai.it TOSCANA - Sede Cooperazione Toscana c/o CMSR Via della Madonna, 32 - 57123 Livorno Tel 058 6887350 - Fax 058 6882132 toscanacooper@ciai.it VENETO - Via A. Grazioso, 5 - 35133 Padova Tel/Fax 049 8077210 - veneto@ciai.it GRUPPI TERRITORIALI CATANIA - ciainuccia@virgilio.it Referente: Nuccia Vannucci Auteri GENOVA - mgrana@tin.it Referente: Michela Grana MONOPOLI - rubyfanizzi@libero.it Referente: Maria Luisa Fanizzi NAPOLI - fam.derosa@tin.it Referente: Anna Falciatore PADOVA - volontaripadova@gmail.com Referenti: Nico e Paola D’Angelo PESCARA - patriziasci@tiscali.it Referente: Patrizia Sciarra PRATO - pierluigi.bertolini@ultra.it Referente: Pierluigi Bertolini ROMA - fabrizia.sepe@fastwebnet.it Referente: Fabrizia Sepe TORINO - maurizio.zoe@tiscali.it Referente: Maurizio Zoè

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TRIESTE - luciotrieste@alice.it Referente: Lucio Mircovich

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CIAI BURKINA FASO - 01 bp 2789 Ouagadougou - Burkina Faso

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PUOI ATTIVARE UN SOSTEGNO A DISTANZA IN UNA DI QUESTE SCUOLE    

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CIAI CAMBOGIA - N. 2 St. 135 - P.O. Box 150 Phnom Penh - Cambodia CIAI COSTA D’AVORIO - Abidjan Cocody Riviera Palmerais Rosier Programme 3, Résidence Hibiscus, Villa 77 - 17 BP 229 Abidjan 17 - Côte d’Ivoire CIAI CINA - Bldg. 7 Apt. 2201 - MOMA Residential Compound - no.1, Xiang He Yuan Street Dongcheng District - Beijing CIAI ETIOPIA Yeka Kifle Ketema, Kebele 13/14, House No. 028, Addis Ababa - P.O. Box 2009 - Ethiopia CIAI VIETNAM - N.o 18, Lane 31/46, Xuan Dieu Street - Tay Ho District - Hanoi - Vietnam


L’EDITORIALE L’Albero Verde

Anno XVII - n. 2 - giugno 2011

In questo numero

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Primo piano

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Italia

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Cooperazione

Tutto ha un tempo. Il saluto di Valeria Dragone Un progetto per sostenere le famiglie

BENVENUTA, PRESIDENTE! Nel corso dell'ultima Assemblea dei Soci Valeria Rossi Dragone ha dato le dimissioni dalla carica di Presidente che ricopriva dal 1987. Nel salutarla per la prima volta dalle colonne di questo giornale con il titolo di “Presidente Onorario” offriamo volentieri in questo numero, lo spazio de L'Editoriale al nuovo Presidente, Paola Crestani. Da tutti noi i più sentiti auguri per una presidenza lunga e serena... come quella di Valeria. Buon lavoro, Paola. Donatella Ceralli

L’età ingrata. Focus sugli adolescenti

10 India I bambini protagonisti 12 India Dal Vietnam all’Italia in bici. Passaggio in Gujarat

Vietnam

13 “Imparare” cos’è l’adozione 14 Ha preso il via il progetto Cambogia

Mobile Clinic

16 Etiopia Imparare dai bambini

C

ome potrete leggere nelle anche onorata di poter continuare ad opepagine che seguono, da rare nel segno indicatomi da chi mi ha pochi mesi ho preso il “te- preceduto. Il mio impegno è quello di stimone” della presidenza continuare a difendere i diritti dei bamdi CIAI lasciatomi da Va- bini, a mettere sempre i bambini al cenleria Rossi Dragone che tro dell’operare di CIAI, a stare sempre

per 25 anni ha ricoperto questa carica.

dalla loro parte, ad ascoltare la loro voce,

È grazie alla determinazione con cui Vale- a lavorare per costruire per loro

un

ria in tutti questi anni ha sempre affron- mondo più giusto, che tenga conto dei ditato nuove sfide e alla lungimiranza con ritti di tutti e dove ognuno possa sentirsi cui ha voluto dotare CIAI di una effi- accolto per quello che è. ciente struttura organizzativa di cui fanno So di poter contare per questo compito

Burkina Faso

parte persone di grande professionalità e sull’aiuto di tantissime persone: tutto lo

villaggi rurali

motivazione che lavorano ogni giorno per staff italiano ed estero di CIAI, il nuovo

18 Un grande intervento nei 20 Un Paese a ferro e fuoco Costa d’Avorio

perseguire la Missione dell’associazione, Consiglio, l’Assemblea dei soci, i volonche oggi CIAI è una ong che opera in tari, i sostenitori, tutti quelli che non molti Paesi del mondo. Una organizza- sanno voltarsi dall’altra parte di fronte alla

Studi 22 Centro Fare cinema con i ragazzi

zione che consente a migliaia di bambini violazione dei diritti di un bambino. di vedere rispettati i loro diritti, che in 42 Perché la forza di CIAI sta nelle persone anni ha trovato in Italia una famiglia per che lo compongono e lo sostengono sono

24 Il legame biologico Centro Studi

Network

26 Volontari: chi, come, perché Fondi 28 Raccolta Aziende Amiche cercasi

più di 3.500 bambini e che non si stanca loro che, avendo deciso di schierarsi decidi diffondere una cultura dell’infanzia che samente dalla parte dei bambini, consenriconosca il bambino come persona e ne tono di “osare la speranza” di costruire “un difenda sempre la sua dignità ed i suoi di- mondo in cui ogni bambino possa creritti fondamentali.

scere e sviluppare le proprie potenzialità

È questa l’Associazione di cui quest’anno nel pieno godimento dei propri diritti e assumo la presidenza.

nella consapevolezza dei propri doveri”.

Lo faccio consapevole della grande re-

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News

sponsabilità che questo rappresenta ma

Paola Crestani 3


PRIMO PIANO

Tutto ha un TEMPO di Valeria Rossi Dragone na Missione, una Visione e dei Valori condivisi. In questi preziosi elementi si identifica il CIAI di oggi. Ad essi sono ispirate tutte le attività svolte nei diversi ambiti: educazione, salute, diritti delle categorie più svantaggiate, prime fra tutti i bambini, sviluppo. Ho sempre considerato il CIAI un tutt'uno, ma è indubbio che per realizzare la propria missione l'associazione si sia dovuta dotare di una struttura articolata. La cooperazione allo sviluppo per tutelare nel mondo i diritti dell'infanzia e delle categorie più a rischio come le donne; il centro studi per tutte le attività di promozione di tali diritti; la comunicazione e la raccolta fondi per far conoscere le attività e per reperire le energie necessarie a realizzare i progetti; l'adozione internazionale per trovare una famiglia a questi; senza dimenticare i cosiddetti ”servizi,” come l’amministrazione o la segreteria, indispensabili per il funzionamento dell’interno sistema. La Cooperazione allo sviluppo in questi anni sta vivendo continue trasformazioni. Il dibattito sulla reale efficacia degli aiuti; la presenza di giovani Ong locali in grado di accedere direttamente ai finanziatori internazionali; i problemi che sono alla base delle diseguaglianze e della violazione dei diritti hanno assunto una dimensione transnazionale e necessitano di una capacità d'intervento nuovo, basato sul rafforzamento delle reti internazionale. Nel recente rapporto sullo sviluppo umano (vedi L'Albero Verde n. 1/2011 pag 6, ndr) viene fortemente evidenziata l'importanza della centralità della persona in quanto vero e provato motore dello sviluppo. E' il generarsi di un soggetto nuovo, che sia disposto a mettersi in moto, ad assumersi le sue responsabilità, ad accettare la fatica del cambiamento, a crearsi nuove aspirazioni, disposto ad una

U

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Ripercorrere la storia della nostra associazione attraverso l’esperienza di una presidente rimasta in carica 24 anni. Che consegna con stima e affetto il “suo CIAI” alle nuove generazioni coesione sociale che sostenga la fiducia nella possibilità del cambiamento. I nostri più recenti progetti di Cooperazione si sono proprio orientati in questo senso: dal sostegno agli adolescenti dell'India alla cooperativa dei ragazzi del circo in Etiopia, dagli insegnanti coinvolti nel Child Friendly School alle donne dell'associazione AEM del Burkina Faso. Per non parlare del Sostegno a distanza, che ci consente di dare concretezza alla sensibilità di tante persone e di garantire un futuro migliore a tanti bambini. L’attenzione per il cosviluppo è insito nel nostro modo di agire, sempre orientato al lavorare “con” piuttosto che al lavorare “per”. La nascita di una Direzione Italia ha avuto il senso di ascoltare i bisogni più vicini e ha dato i primi risultati con l'attività del Centro Educativo Stadera di cui spesso abbiamo raccontato anche sulle pagine di questo giornale. Un progetto nato dall'analisi di un contesto sociale a noi “fisicamente” molto vicino e cresciuto attraverso il confronto con la scuola e le famiglie. Per rimanere in Italia, ricordiamo le molte attività del Centro Studi che opera nell’ambito della tutela dei diritti dei minori partecipando al Gruppo di lavoro per la

Convenzione sui diritti dell'Infanzia e dell’Adolescenza (CRC) e al Coordinamento Pidida. L’Educazione alla cittadinanza mondiale ha coinvolto bambini e ragazzi in diverse scuole e costituito un gruppo di adolescenti. Non mancano i diversi momenti di formazione per operatori, famiglie adottive e aspiranti all'adozione: seminari, conferenze, veri e propri corsi che si svolgono un po' in tutta Italia. E per sollecitare proprio nel nostro paese il dibattito sull'affidamento e l'adozione e sulle diverse problematicità da affrontare ci siamo sempre confrontati con le altre realtà associative, con i coordinamenti, con le istituzioni, organizzando noi stessi importanti convegni internazionali. Nell’adozione internazionale abbiamo continuato a mantenere fede, pur fra mille difficoltà, allo spirito originario che pone sempre e comunque al centro il bambino ricercando soluzioni che tengano conto del suo interesse prioritario, improntate alla trasparenza delle procedure. Ci troviamo oggi ad operare in una realtà profondamente mutata: la netta prevalenza di bambini con bisogni sempre più particolari (i cosiddetti “special needs”) ci impongono di essere ancora più vicino alle coppie, con attività di preparazione, accompagnamento e sostegno. Non mancano poi i rapporti istituzionali, impegnativi sia in Italia sai all'estero. Il passaggio Dopo più di 25 anni di presidenza ho deciso di passare il testimone; lo faccio con una grande serenità che mi deriva dalla profonda fiducia nelle persone che si sono rese disponibili a proseguire il cammino. Tutto ha un tempo: proprio partendo da questa convinzione sono giunta a questa scelta. C'è stato il tempo delle grandi sfide, il tempo dei pionieri, quando parlare di una genitorialità che irrideva ai tradizionali legami di sangue era da molti ritenuto un affronto. Il tempo della diversifica-


zione, quello che portò alla trasformazione Il nuovo CD del CIAI. Da sinistra, Piero Martinotti, Luciano Vannucci, Fabrizio Riccò, Alesdella nostra piccola associazione di fami- sandro Mele, Paola Crestani, Fabrizia Sepe, Paolo Limonta, Elisabetta Cucci e Maurizio Zoè. glie in una vera e propria Ong. E poi il tempo della crescita, dell’apertura di nuovi paesi, dell’accoglienza di nuove sfide. Pensando al CIAI di adesso provo la stessa sensazione che ho provato quando i miei “nuove leve”, secondo il suo parere ormai Al termine del mandato triennale, rinnovi figli, diventati grandi, si sono sposati. nelle cariche del CIAI. Valeria Dragone –pre- pronte a proseguire sul cammino segnato.

IL NUOVO CONSIGLIO

Il CIAI è stato ed è una “cosa buona”. In tutti questi anni l’ho difeso da falsi profeti ed eccessivi personalismi; sempre vigile, ho lasciato lavorare le stupende persone che l’hanno fatto diventare quello che oggi è. Le ringrazio tutte. Affido il CIAI al nuovo Consiglio direttivo; a tutte le persone che vi lavorano, in Italia e all’estero; all’Assemblea dei Soci e a tutti voi che dovete lasciarvi interrogare dalla presenza dei vostri figli e dall’esistenza dei bambini che sostenete in paesi lontani. A quanti di questi bambini ancora non vengono riconosciuti i diritti fondamentali? Per tutti loro il CIAI deve continuare ad esistere e ad operare. E per concludere, vorrei lasciarvi questa frase di uno dei monaci della comunità di Bose: “Davvero coltivare la memoria non significa rinvangare il passato, ma dissodare il futuro”.

A raccogliere il testimone è Paola Crestani, già vicepresidente del CIAI, affiancata da un nuovo Consiglio Direttivo. Questo il neo eletto Consiglio È stato senza Direttivo: Paola dubbio qualche Crestani, Presicosa di più di un dente; Piero “semplice” rinMartinotti, vice novo di cariche a Presidente; Maufine mandato. rizio Zoè, TesoAnche se la notiriere; Elisabetta zia era già nelCucci, Paolo Lil’aria le monta, Alessandimissioni di VaPaola Crestani, nominata Presidente, e Valeria dro Mele, leria Dragone Dragone, Presidente Onorario Fabrizio Riccò, dalla carica di Fabrizia Sepe e Presidente del Luciano Vannucci, Consiglieri. CIAI, che ricopriva da 24 anni, hanno colPaola Crestani, 49 anni, è stata per molti pito un po' tutti. Il clima è stato sereno e costruttivo: Valeria anni insegnante di matematica. ha spiegato i motivi della sua scelta dovuta Vive in provincia di Vicenza con il marito e tre figli. È in Consiglio Direttivo dal 1992 e sia ad impegni familiari sia alla volontà di vice presidente dal 2008. affidare la guida dell’associazione alle sidente “storica” dell’Ente- passa il testimone a Paola Crestani. E viene subito nominata Presidente Onorario

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ITALIA

La GIUNGLA educativa di Francesca Silva* urante l’anno scolastico in sentate alle famiglie a da loro condivise atcorso CIAI, in partnership traverso il “patto” siglato insieme agli opecon l’associazione Piccolo ratori che ha evidenziato l’impegno di tutti L’esperienza del Principe, ha realizzato a Mi- ad un lavoro comune per un percorso di progetto Mowgli: con lano il progetto “Mowgli, le crescita reciproca. famiglie raccontano la il contributo di Regione giungla educativa”, grazie al contributo di I volontari Regione Lombardia - ASL di Milano. Al fianco dei bambini nei laboratori teaLombardia avviato un Mowgli è un intervento di sostegno alle fa- trali, nelle attività creative, nello svolgimiglie per sostenerle nel proprio ruolo ge- mento dei compiti e in tutto le attività di sostegno alle famiglie nitoriale, per accompagnare i minori nel gioco hanno svolto un ruolo decisivo i voper prevenire il disagio percorso scolastico attraverso il sostegno lontari, ragazze e ragazzi che ponendosi educativo in un’ottica di prevenzione del di- come figure “intermedie” tra gli educatori minorile professionali e il gruppo dei bambini, sagio minorile. Il progetto ha preso vita all’interno di due hanno portato all’interno dei Centri passione, allegria e affetto. Centri diurni rivolti a bambini tra gli 8 e gli I Centri hanno rappresentato nell’arco del11 anni: il Centro Educativo Stadera l’anno un punto di riferimento importante (CIAI) e il Centro Piccolo Principe; i cenper le famiglie e i minori dei quarI N NO CIA Testo: i b tri sono accolti negli spazi di due scuole eleI ambin tieri nei quali si collocano; in pari del C Stader entro E mentari: la scuola “C. Battisti” nel quartiere a d ucativo ticolare la stretta collaborazione con Musica: Stadera e la scuola “Arcadia” nel quartiere da le scuole elementari, consolidata nel Vecchio “Samarcand a” di R ni Gratosoglio. oberto tempo, ha permesso di modellare gli Il progetto promuove la valorizzazione interventi proposti dai Centri seSiamo i bambini, dell’individualità all’interno di una dinaquelli de condo le esigenze e le necessità del terFacciam l CIAI mica di gruppo sia nell’attività con i o festa m ritorio. I Centri si presentano come a anche Noi ci in dei guai bambini che con le famiglie e gli insecontriam elemento di ricchezza nell’offerta foro qui pe gnanti. Le attività proposte all’interno Anche se r giocare mativa proposta dalle scuole e inoltre rici tocca La music un po’ la dei Centri privilegiano lo strumento a ci piac vorare coprono un ruolo fondamentale di e p e del gruppo per accompagnare i bamr ballare Un po’ d i sport n facilitatori nel rapporto tra famiglie e on fa ma bini nel percorso di crescita e sosteQuesto C i male scuola e in casi particolari tra famiglia e IAI è pro nerli sia sul piano didattico sia sul prio mera Anche se servizi sociali. viglioso all’inizio piano relazionale. Lo “sguardo” degli può sem La collaborazione con i servizi socio-terabrare no Oh oh operatori è teso sempre a valorizzare ioso al CIAI peutici ha permesso di facilitare la connesoh oh a Nanana l’individualità di ciascuno attral CIAI o … h oh al sione tra le famiglie e i servizi, ed ha CIAI verso la definizione e perseguiarricchito sia il lavoro dei servizi pubblici Dopo av mento del progetto educativo er fatto sia l’efficacia dei Centri. la meren Ecco com da individualizzato. Nella relazione incia la fa All’interno dei lavori del Tavolo Sociale di ccenda In quest con i genitori e con gli insegnanti o gruppo Zona 5 la partecipazione delle organizzaincontria Siamo tu la dimensione individuale rapmo gli a tti quant zioni promotrici del progetto Mowgli ha m ici i un po’ presenta il piano di confronto Stiamo in più felici consentito di creare importanti connessioni sieme pe principale con gli operatori dei r scherza per cant con le altre risorse del territorio e farsi porta re are o pe Centri. r studiar Questo è voce delle istanze delle famiglie nella proe l’inno de Tante sono le attività offerte l nostro Cosa asp gettazione e programmazione di nuovi incentro ettate ve quest’anno dai Centri all’innite qua terventi. dentro! terno del progetto Mowgli; Oh oh al CIAI oh oh a le proposte sono state preNanan *settore Cooperazione CIAI l CIA

D

a…

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I oh oh

al CIAI


I bambini dicono che… “Per me è un posto magnifico (il Centro Piccolo Principe) è solo che ci sono bambini che fanno gli sciocchini. Poi conosciamo nuovi bambini, ci divertiamo, giochiamo, parliamo e di venerdì facciamo i compiti” (Paolo) “Questo posto è importante perché ti aiutano a fare i compiti di venerdì e di mercoledì facciamo teatro e c’è un imitatore. Dopo possiamo conoscere nuovi compagni” (Francesca) “28 Novembre: il giorno che sono stato a questa scuola mi sono emozionato, era il mercoledì. Era il giorno che loro facevano il teatro e ho partecipato. Mi piace stare qua perché ho trovato alcuni amici e invece di fare i compiti a casa li faccio qua.” (Ayoub) “La cosa bella del Piccolo Principe sono gli educatori perché gli educatori ci fanno divertire” (Donato) “Per me è una felicità e fare i compiti” (Luca S.) “Qui mi sento bene perché ho conosciuto nuovi amici ed alcuni vengono nella stessa classe oppure altri nella stessa scuola, ma altri invece vengono da altre scuole quindi li ho conosciuti. A me piace stare qui“ (Ikhram) “A me piace molto questo posto perché mi aiutano per i compiti e per l’educazione” (Hamid) “Per me stare qui è molto importante perché ci fanno fare tante cose belle” (Nawal) “È bello perché conosco nuovi amici e lavoro insieme agli altri. Anche per divertirci“ (Luca C.)

Nelle foto: alcuni momenti in cui i bambini protagonisti del progetto Stadera hanno potuto avvicinarsi ad attività diverse. Per le loro famiglie e per quelle dei bambini seguiti dall’associazione Piccolo Principe è stato avviato un programma di sostegno.

Volontaria a Stadera Sono una volontaria presso il Centro Educativo Stadera e do una mano agli educatori che lavorano con i bambini della scuola in via Palmieri. All’inizio ero un pò titubante e preoccupata all’idea di lanciarmi in un’esperienza che temevo non poter riuscire a gestire correttamente o magari risultando inadeguata al mio ruolo o non accettata dai bambini. I timori sono spariti subito dopo averli conosciuti; sono stata coinvolta, accettata e la sensazione di far parte di una grande famiglia si è diffusa rapidamente in me nei vari pomeriggi trascorsi con loro.

Questa esperienza mi sta sempre di più facendo capire che la mia scelta iniziale era quella giusta; per me ogni risata, ogni abbraccio e, diciamoci la verità, qualche piccolo litigio è una conquista che ci ha portati avanti nel percorso di instaurare un legame di fiducia sempre più forte e solido con ognuno di loro. Il volontariato è un’esperienza che arricchisce, personalmente la consiglierei almeno una volta nell’arco di una vita. Isabel Pogany


COOPERAZIONE

L’età INGRATA

di Paolo Palmerini*

Troppo impegnati a difendere i diritti dei più piccoli spesso ci si dimentica di chi bambino non è più ma nemmeno adulto. Quest’anno agli adolescenti è dedicato anche il Rapporto Unicef erku Teru è un villaggio del sud dell’India, perso nell’entroterra della costa orientale. Qui, poco tempo fa, un gruppo di adolescenti partecipava ai doposcuola organizzati dal CIAI. Erano ragazzi tra i 13 e i 16 anni che sapevano quanto è prezioso il supporto che ricevevano e custodivano gelosamente ogni quaderno, ogni penna e lo zaino colorato ricevuto grazie al contributo di sostenitori italiani. Questi ragazzi ogni sera tornavano a casa quando le attività del centro doposcuola erano concluse, verso le 18.30. Non che fosse tardi, ma il sole dei tropici a quell’ora si è già posato e la strada dal centro a casa era tutta al buio. Nonostante il cammino fosse sicuro e l’ambiente protetto, le famiglie un giorno chiesero al capo villaggio di fare qualcosa e, dopo un po’ di attesa, apparve un lampione a rischiarare il cammino. Dopo pochi giorni però, una sassata chirurgica distrusse la recente installazione. Grande sorpresa nella comunità per un atto

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vandalico che non sembrava proprio appartenere a quei luoghi. Chi poteva mai aver distrutto il lampione che serviva a rischiarare il cammino dei ragazzi verso casa? Non senza imbarazzo, le famiglie scoprirono presto che a rompere il lampione erano stati proprio i loro ragazzi e non per vandalismo o una qualche forma di distruzione ma per un motivo apparentemente banale: per proteggere la propria intimità. Per quei ragazzi infatti, i dieci minuti di rientro verso casa erano l’occasione per ritrovarsi soli fra di loro e con la complicità del crepuscolo poter vivere l’intimità delle proprie amicizie. Non che lungo la strada succedesse granché, ma il fatto di stare soli tutti insieme era un’occasione per vivere ed esercitare la propria indipendenza. Quei ragazzi rivendicavano uno spazio di autonomia che nella propria vita quotidiana, in un’India dove bambini e bambine dopo i 10 anni non stanno più in classe insieme, non riuscivano a trovare. La questione fu risolta proponendo di in-

trodurre un educatore – non troppo amico, ma neanche troppo genitore – che accompagnasse i ragazzi a casa. La gravità dei problemi legati ai diritti dei bambini nella prima infanzia, può far rischiare di dimenticare, a volte, che nell’infanzia esiste anche una seconda fase nella quale le necessità e i bisogni si fanno più articolati. Questa è quella fase ricca di sfide ed opportunità che si chiama adolescenza. Per sottolineare quanto bisogno ci sia ancora di dedicare attenzione e sforzi alle specificità di questa fascia di popolazione mondiale, Unicef quest’anno ha dedicato il proprio report principale sullo stato dell’infanzia nel mondo ( Unicef, State of the World Children, 2011), proprio all’adolescenza. Dal documento pubblicato all’inizio del 2011 emerge un quadro complesso. Gli adolescenti spesso non sono abbastanza bambini perché ci si occupi ancora di loro, ma allo stesso tempo vivono l’essere speranza e proiezione per il futuro: “lo sviluppo socio economico delle nazioni dipende dalla capacità di valorizzare l’energia e i talenti delle giovani generazioni”. Secondo Unicef, il ruolo degli adolescenti è anche fondamentale nel consolidamento dei risultati, importanti ancorché non sufficienti, ottenuti negli ultimi cinque anni nel campo dell’educazione e della salute. Se è stato possibile migliorare l’accesso all’educazione di base in molti paesi, è importante assicurare che questo risultato non si perda passando ai gradi secondari dell’educazione dai quali oggi, globalmente, ancora 71 milioni di adolescenti sono esclusi. Occuparsi di prevenire la diffusione della pandemia dell’Aids tra gli adolescenti vuol dire prolungare gli effetti del lavoro fatto

Molti dei progetti che CIAI sostiene hanno come protagonisti gli adolescenti

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per sottrarre milioni di bambini alla mortalità infantile tra gli 0 e i 5 anni. I problemi dell’infanzia nell’adolescenza in molti casi si manifestano con intensità: la questione di genere, ad esempio, diventa un fattore di importanza cruciale e le ragazze risultano drammaticamente più esposte dei ragazzi a rischi di violenze e abusi. L’adolescenza infine interroga con particolare vigore la nostra capacità di dare concretezza agli obiettivi sulla partecipazione dei bambini. Unicef evidenzia la necessità di trovare uno spazio strutturato all’interno del dialogo istituzionale per dare voce ai più giovani. Spazio che potrà svilupparsi solo se gli attori più vicini all’infanzia sapranno creare e rafforzare delle opportunità concrete di partecipazione, identificando metodologie innovative e percorsi realizzabili.

*responsabile Settore Cooperazione CIAI

lenza e sono più soggette al rischio di infezioni da HIV. Il ciclo negativo che si inInvestire di più sugli adolescenti vorrebbe dire far crescere le società e inter- nesca è legato a tassi elevati di mortalità materna e di malnutrizione infantile. rompere cicli radicati di povertà e disuguaglianza. Ma nessuno pare pensarci Le raccomandazioni - È dunque chiaro che per consentire agli adolescenti di essere risorsa per il futuro dei rispettivi Il Rapporto Unicef 2011 ci dice che gli guardato 81 milioni di giovani. adolescenti sono circa 1 miliardo e Mortalità infantile - Il Rapporto, a ti- paesi in cui vivono, sono necessari investimenti mirati. Ecco 200mila nel mondo – di cui l'88% vive tolo di esempio, cita il caso del Brasile: le raccomandazioni in paesi in via di sviluppo – ma gli inve- tra il 1998 e il 2008 è stata salvata Unicef: stimenti su di loro fino ad oggi sono stati la vita a 26.000 bambini di - investire nell'istrudecisamente inferiori rispetto alla fascia meno di un anno – grazie a zione e nella forma0 – 10 anni. Per i bambini sono stati pro- vaccinazioni e varie terapie zione professionale dotti miglioramenti significativi, quali ad preventive – mentre, nello - promuovere leggi, esempio il calo del 33% nel tasso glo- stesso periodo 81.000 adolepolitiche e probale di mortalità sotto i cinque anni. Il scenti brasiliani tra i 15 e i 19 grammi a tutela dei mondo degli adolescenti, invece, è un anni sono stati uccisi, vittime di diritti degli adolegang e criminalità organizzata. altro pianeta. scenti, a garanzia Istruzione e lavoro - Più di 70 milioni di Nascere femmina - Per le bamdi servizi essenziali adolescenti in età di scuola media non la bine diventate adolescenti le pro- intensificare la frequentano e, a livello globale, le fem- spettive non sono ad oggi lotta contro la pomine sono ancora indietro rispetto ai soddisfacenti in molti paesi in via vertà e la disumaschi in termini di partecipazione alla di sviluppo: le adolescenti povere guaglianza scuola secondaria. È durante questo se- hanno circa il triplo di probabilità attraverso procondo decennio di vita che le disugua- di sposarsi prima dei 18 anni – i cogrammi specifici per i minori, per eviglianze e la povertà si manifestano più siddetti 'matrimoni precoci' e relatare il precoce ingresso nell'età adulta. duramente. Sul fronte occupazionale, tive gravidanze - rispetto alle loro coetamolto potrebbe essere migliorato per nee appartenenti alla famiglie più ricche. contrastare una situazione che preoc- In più hanno più probabilità di patire (f. m.) cupa ogni paese e che nel 2009 ha ri- forme di sfruttamento, di abuso e di vio-

PIÙ DI 10 MENO DI 19


BAMBINI protagonisti a cura di Donatella Ceralli

Nel progetto che CIAI porta avanti alle Isole Andamane è inserito un programma di Sostegno a distanza. Conosciamo meglio la particolare realtà in cui vivono questi bambini territori delle Isole Andamane e Nicobare (ANI) sono rappresentati da un gruppo di 572 isole situate nel Golfo del Bengala; solo 20 di esse sono abitate, per un totale di circa 360.000 persone. A causa della remota posizione geografica, sono sempre state ai margini degli interessi nazionali al punto tale che non vengono nemmeno incluse nelle statistiche nazionali. La maggior parte dei problemi che affliggono la popolazione locale (servizi fatiscenti, scarse infrastrutture e limitate opportunità di sviluppo sia economico che sociale) non sono mai stati seriamente affrontati dal governo indiano. Le Isole sono state inoltre una delle zone dell’India più colpite dallo tsunami del 2004, sia in termini di perdita di vite umane che di fonti di sussistenza. Ancora oggi un generale mancato rispetto dei diritti dell’infanzia e un accesso limitato ai servizi di base (quali educazione e servizi sanitari) sono purtroppo molto comuni nelle Isole. La situazione dell’infanzia L’isolamento geografico e sociale dal resto

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del Paese continua ad essere la principale fonte di problemi per gli abitanti delle Isole e, in particolare, per i bambini e i giovani fino ai 18 anni. In generale vi è poca attenzione alla protezione dei minori, persino da parte degli stessi genitori. Le punizioni corporali sono ancora ampiamente accettate dalla società. L'abuso di alcool e di fumo sono molto comuni nella popolazione e spesso ciò influenza negativamente anche i bambini. Le scuole hanno risorse molto limitate e sono spesso mal gestite: la carenza di infrastrutture, la scarsa applicazione degli obblighi nazionali come la distribuzione dei pasti quotidiani, la scarsa motivazione degli insegnanti, che spesso arrivano dal continente e non vedono l’ora di abbandonare le Isole, sono le cause principali di una scarsa qualità dell’insegnamento. Questo progetto vorrebbe contribuire a ridurre

l’alto tasso di abbandono scolastico. Il progetto In accordo con il partner locale, l’associazione Butterflies, il CIAI ha deciso di offrire ai bambini l’occasione di migliorare la propria istruzione e allo stesso tempo di essere coinvolti in prima persona nell’acquisizione e nella tutela dei propri diritti. Questo avviene attraverso la creazione di “Centri di sviluppo per i bambini” e di “Club dei bambini Butterflies”. I “Centri di sviluppo per i bambini”, costituiti in ogni villaggio dell’intervento, sono aperti tutti i giorni dalle 14.30 alle 18.30 e, con l’intento di stimolare la partecipazione attiva dei bambini, offrono, a seconda delle fasce di età, attività ricreative, supporto nello svolgimento dei compiti, corsi di sostegno, proposte formative per gli adolescenti, incontri editoriali per la pubblicazione del giornale dei bambini delle Isole e tante iniziative ancora. I “Club dei bambini”, a supporto del lavoro iniziato nei Centri di sviluppo, of-


PANCHAYAT e VEC “La vera India è quella dei villaggi non delle grandi città”, così diceva Gandhi. Dopo la Partizione che separò il Pakistan e il Bangladesh dall’India, se ne contavano ancora almeno 500.000. Ancora oggi in ogni villaggio indiano resiste il ruolo consultivo di un antico sistema tradizionale, il Panchayat, i cui membri sono eletti democraticamente dal villaggio ogni cinque anni e hanno la responsabilità dell’amministrazione locale. In ogni villaggio inoltre esistono dei Comitati di Villaggio per l’Educazione (VEC) che hanno lo scopo di monitorare l’attuazione locale dei programmi nazionali, la frequenza scolastica, la qualità dell’istruzione e le prestazioni complessive del sistema di istruzione. Molti membri del Panchayat e dei Comitati di Villaggio hanno ancora una conoscenza limitata circa le loro funzioni e responsabilità nei confronti dei bambini, ed è per questo che una parte degli obiettivi del progetto si rivolge alla loro sensibilizzazione sui diritti fondamentali dell’infanzia Nella foto qui sotto, la sede di uno dei Panchayat sulle Isole Andamane.

INDIA frono ai bambini l’opportunità di riunirsi e di misurarsi direttamente nell’organizzazione di attività sportive e culturali. I genitori, attraverso incontri a loro destinati, vengono aiutati nell’assunzione del loro ruolo di educatori e sensibilizzati sull’importanza della tutela dei bambini e sulla difesa dei loro diritti. I membri dei Panchayat e dei “Comitati di Istruzione del Villaggio” (vedi box) vengono prima sensibilizzati circa i loro doveri e le loro responsabilità nella tutela dei diritti dell’infanzia e successivamente sostenuti nell’intraprendere le azioni necessarie affinché tali diritti possano essere garantiti. Questo progetto vede coinvolti diversi attori della società civile: bambini tra i 6 e i 18 anni di 26 villaggi diversi; genitori dei bambini; insegnanti, presidi e direttori delle scuole membri dei “Comitati di Villaggio per l’Educazione”; Membri delle istituzioni locali. In totale, si calcola che beneficeranno di questo progetto circa 4.430 persone, tra adulti e bambini. Per creare un ambiente a misura di bambino attraverso il sostegno alla partecipazione alla vita della comunità di appartenenza, i bambini partecipano alle

attività dei “Centri di sviluppo per i bambini” e dei “Club dei bambini Butterflies”; redigono e pubblicano il giornale bimestrale "ANI Children's Time"; organizzano degli eventi (giornata dell’AIDS, giornata anti-fumo, giornata dei bambini), per sensibilizzare la popolazione su alcune problematiche importanti. Il personale del progetto, in collaborazione con le scuole, controlla l’andamento scolastico dei bambini al fine di prevenire l’abbandono scolastico e migliorare il rendimento. Ai “Centri di sviluppo per i bambini” viene fornito materiale di cancelleria e materiale didattico per lo svolgimento delle attività. Gli adolescenti che hanno abbandonato la scuola possono frequentare dei corsi di sartoria. Vengono organizzati per i bambini e le famiglie degli eventi di sensibilizzazione su temi riguardanti la salute e l’alimentazione e lo stato di salute dei bambini viene costantemente monitorato attraverso visite mediche. Per migliorare il rapporto adultibambini vengono promosse e incoraggiate alternative positive di disciplina in alternativa alle punizioni corporali. Vengono organizzati incontri di sensibilizzazione sulle dipendenze da alcol, tabacco, etc.

SUMMER CAMP 2011 Da marzo a giugno è piena estate in India e il sole è caldissimo a maggio. Ma è anche il periodo delle vacanze: le scuole sono chiuse per circa sei-otto settimane da metà aprile, una tradizione antica che è iniziata durante il periodo coloniale quando gli inglesi lasciavano le città alla ricerca di luoghi più freschi: un periodo di tregua dal caldo soffocante. In ogni caso in India bambini e famiglie sono abituati a queste temperature, affrontano il caldo e vanno in vacanza. E così circa 100 bambini tra maschi e femmine sono stati portati dall'area di progetto

del CIAI nel distretto di Cuddalore (Tamil Nadu) fino a Chennai per una breve vacanza: un Summer Camp indimenticabile! Tra questi c’erano molti bambini sostenuti a distanza da sostenitori ita-

liani, tra i 10 e i 15 anni, ma non solo. Sono stati realizzati due Camp: quello dei ragazzi dal 1 al 5 maggio, e quello delle ragazze dal 5 all'8 maggio. Le giornata sono state pianificate con cura, per assicurare il divertimento a tutti i ragazzini e con programmi pensati per conoscere Chennai e i suoi dintorni. Sono state organizzate attività varie – giochi, canzoni e lavori manuali – ma anche momenti culturali e di svago. Nella giornata di ritorno

i bambini hanno visitato il famoso sito di templi Mammallapuram: tutti i bambini si sono divertiti! Dal Museo di Chennai, con le sue collezioni in bronzo, si è andati al Planetario; una pausa in spiaggia è stata apprezzata da tutti così come le visite ai parchi tra cui il Guindy dove i bambini hanno visto molte specie di serpenti. Il programma ha previsto la visita ai famosi templi di Lakshmi, votato alla Dea della Ricchezza, e di Velankanni, sulla spiaggia di Besant Nagar. Per pranzo tutti hanno gustato il pollo “biryani” e nel pomeriggio gelato al parco Tower. Girija Kumarbabu, ICCW Tamil Nadu 11


INDIA Dal Vietnam all’Italia in bicicletta

Passaggio in Gujarat el tardo pomeriggio del 17 febbraio sono arrivato ad Ahmedabad, nello stato indiano del Gujarat, dove mi aspettavano i signori Iqbal Baig e Ashish Mehta, rispettivamente manager e coordinatore di vari progetti umanitari e sociali finanziati dal CIAI. Dopo un breve incontro negli uffici della loro associazione, la Samerth Trust, abbiamo programmato le visite degli ostelli nei quattro villaggi di Gagoder, Balaser, Lodrani e Jatawada a circa 150 chilometri dalla città, decidendo di coprire questa distanza con la loro jeep, dove abbiamo caricato anche la mia bicicletta.

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Complimenti, Neelbagh! Valli Rammohan, che segue il progetto della Scuola di Neelbagh dell’associazione indiana Ashraya di cui CIAI è partner, ci ha scritto: “Siamo felici di comunicarvi che agli esami di fine anno scolastico i ragazzi della scuola di Neelbagh hanno ottenuto i migliori risultati in assoluto. Mai nessun altra scuola aveva raggiunto questi livelli di eccellenza. La nostra scuola è stata giudicata la migliore del distretto. Siamo orogliosi dei bambini e degli insegnanti. Naturalmente questi risultati non si sarebbero raggiunti senza la vostra collaborazione e il sostegno dei donatori del CIAI. Un grazie di cuore a tutti loro”. CIAI sostiene la scuola di Neelbagh da parecchi anni e attualmente sono 190 i Sostegni a distanza che consentono ad altrettanti bambini della zona di frequentare questa scuola. Strutture a misura di bambino, insegnanti preparati e motivati, programmi all’avanguardia, attività extrascolastiche che stimolano la creatività dei bambini: elementi che rendono la scuola di Neelbagh veramente straordinaria.

Abbiamo viaggiato in direzione ovest, verso il confine pakistano ed il grande Rann della regione del Kuthc, una vasta area desertica e desolata dove i cammelli, della razza dromedario, sono gli unici animali da soma che resistono senz'acqua e la vegetazione si riduce a rovi con spine lunghe quanto un dito mignolo. Con Ashish, un distinto signore indiano che ha abitato brevemente in Europa ed America e che con la sua cultura enciclopedica mi ha istruito su vari argomenti, il giorno successivo abbiamo raggiunto Gagoder. Qui si trova un campus dove sono alloggiati una quarantina di ragazzi e ragazze, figli di famiglie di poveri pastori nomadi che si spostano con le greggi di capre e pecore sempre alla ricerca di freschi pascoli. I progetti finanziati dal CIAI in quattro villaggi come questo, si rivolgono proprio ai bambini di queste popolazioni migranti che vengono ospitati in ostelli dove, oltre al vitto e all'alloggio, ricevono anche lezioni di igiene personale ed imparano a vivere in società. L'obbiettivo dell'iniziativa è quello di permettere ai bambini di frequentare la scuola locale, possibilità altrimenti preclusa se continuassero la loro tradizionale vita raminga. Sono studenti disciplinati e che hanno una gran voglia di imparare comprendendo perfettamente l'importanza dell'istruzione per emanciparsi dalla loro condizione di miseri pastori ed assicurarsi una vita migliore per loro e le generazioni successive. Nel villaggio di Jatawada, il più vicino al confine pakistano e dopo aver attraversato una striscia di deserto coperto da una spessa

di Matteo Tricarico coltre di candido sale bianco che acceca la vista riflettendo i raggi solari, ho passato alcune ore a giocare a calcio con i bambini scoprendo che questi non conoscono nemmeno i basilari rudimenti di questo nobile sport, che in altri paesi è una vera fede quasi religiosa, ma che nel Subcontinente è completamente rimpiazzato dal Cricket. Dopo aver espresso i miei più sinceri ringraziamenti per l'impeccabile ospitalità e per tutte le attenzioni di cui sono stato ricoperto durante i due giorni con Ashish, sono stato affidato alle amorevoli mani delle suore francescane del convento di Prem Nivas a Lodai che gestiscono una scuola con 600 studenti provenienti dalle limitrofe aree rurali. Di questi, circa 150 sono alloggiati nell'ostello supportato dal CIAI adiacente la scuola, tutti provenienti da comunità migranti e da famiglie povere che altrimenti non potrebbero permettersi alcuna istruzione. Suor Amala, la superiora, mi ha spiegato che da quando hanno cominciato questo progetto, sette anni or sono, il numero di bambini ospiti si è accresciuto continuamente riuscendo così a vincere l'avversione dei genitori che si rifiutavano di lasciar andare i figli. Ma, secondo la sorella, il maggior successo del progetto è la presenza di studentesse, che comunque non superano il 20% del numero totale, perché tradizionalmente le ragazze erano escluse da ogni forma di istruzione ritenuta non necessaria o, addirittura, dannosa per il sesso debole destinato ad essere esclusivamente rilegato alle attività domestiche e familiari. In mio


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onore, le pie donne hanno preparato uno spettacolino di danze eseguite dai bambini che, nei tre giorni in cui sono stato ospite, mi hanno chiamato “father” credendomi un padre missionario... È sempre una gioia vedere i sorrisi spontanei di questi ragazzi che, nonostante la loro miserabile condizione, esprimono una felicità che diventa contagiosa e che sono grati a chi gli offre le possibilità finanziarie di fare una vita migliore di quella dei loro genitori, portando cosi un avanzamento non solo per loro stessi ma per tutta la società.

In alto: il calcio non è lo sport preferito dai bambini indiani che amano il cricket. Ma Matteo ci ha provato lo stesso. Pag. a fianco: Matteo insieme alle suore con cui CIAI porta avanti il progetto Prem Nivas e durante l’incontro con i bambini

Il progetto “Dal Vietnam all'Italia in bicicletta per i diversabili”, organizzato dalla Travel for Aid e cominciato il 10 ottobre 2009, sta portando Matteo Tricarico a percorrere in bicicletta in solitaria la distanza di 30.000 chilometri dal Vietnam all'Italia con la finalità umanitaria di sensibilizzare ed informare l’opinione pubblica sul problema dell'infanzia disabile e proveniente da fasce ai margini della società, andando ad incontrare i bambini in istituti e scuole nei paesi attraversati. Il diario di viaggio, con video e fotografie, è pubblicato sul blog www.travelforaid.com

Lien è una ragazza vietnamita di soli vent’anni, assunta presso la sede CIAI di Hanoi, solo pochi mesi fa. Inizialmente era una semplice segretaria ma ben presto ha iniziato ad appassionarsi al nostro lavoro, a confrontarsi con i colleghi, a “cercare di capire”. Adesso fa molto di più che rispondere al telefono. Il tema “adozione” era un tema sensibile, che le procurava qualche imbarazzo. Ora sta crescendo sia umanamente che professionalmente. Brava Lien! Graziella Teti

“Imparare” cos’è l’adozione di Quan Thi Phuong Lien* Sono circa mille i bambini vietnamiti adottati all'estero ogni anno, rendendo così il Vietnam tra i 5 o 6 principali paesi di origine dei minori adottati: lo riporta il rapporto "Adozioni dal Vietnam" pubblicato recentemente da Unicef. Tuttavia mi sono resa conto di quanto sia mal compresa e percepita l’adozione internazionale: alcune persone la considerano un fatto negativo, altre sono troppo ottimiste ed entusiaste. Opinioni opposte che derivano fondamentalmente da esperienze diverse. L'adozione internazionale non è qualcosa di sbagliato: a volte tuttavia ho esitato a dire che sto lavorando nel settore delle adozioni, temendo di non riuscire a spiegare e far capire cosa sia l'adozione in realtà. In Vietnam, la gente ha forti pregiudizi sulle adozioni: è opinione diffusa che l’adozione sia qualcosa di simile al traffico di minori. Una delle nostre peggiori esperienze vissute da bambini era l'ossessione di essere rapiti e venduti all'estero: eravamo sempre in guardia da estranei che avrebbero potuto entrare in contatto con noi, dandoci caramelle e dicendo che erano amici dei nostri genitori. Da bambini non potevamo immaginare i pericoli e facilmente li avremmo seguiti e saremmo finiti in trappola. Avrebbero potuto portarci fuori dal confine, venderci a trafficanti e finire nel mercato del lavoro minorile, degli abusi sessuali o per il commercio di organi. Queste storie non erano solo dicerie: purtroppo tutto questo è accaduto ad alcuni bambini in Vietnam. Oggi, grazie all'intervento della polizia e delle autorità la situazione è lentamente migliorata. Tuttavia questi episodi hanno condizionato la popolazione per molto tempo e il tema del traffico di minori è ancora presente nel nostro Paese. Secondo gli ultimi dati disponibili dalle statistiche del Ministero della Pubblica Sicurezza, nel periodo tra il 1998 e il 2006, 5.746 persone tra bambini e donne sono state vittime di tratta solo nelle zone di confine. Di conseguenza, è difficile per molte persone credere nelle adozioni internazionali. Tutte

le circostanze in cui i bambini sono portati fuori del paese lasciano sconcertati. Un'altra esperienza particolarmente dolorosa è stata la notizia diffusa in merito a trafficanti di neonati e alle procedure poco chiare di alcune adozioni, di cui anche i giornali hanno parlato di recente. Se l'adozione è fatta nell’interesse dei bambini, perché si deve arrivare al traffico di minori? Perché c’è chi procura documenti falsi per consentire a un bambino di essere adottato? Io stesso sono stata condizionata dai pregiudizi ma ora ho capito molto chiaramente lo scopo delle adozioni: l'adozione internazionale permette a molti bambini abbandonati o vulnerabili che non hanno famiglia nel loro paese di vivere in una famiglia straniera nell’amore di due genitori. L'adozione all'estero è di per sé molto importante, ma è il modo in cui vengono realizzate che talvolta le fa percepire come negative. Dall’altro lato ci sono alcune persone troppo favorevoli alle adozioni internazionali: famiglie che vivono in povertà e che sognano migliori condizioni di vita per i loro figli. E così danno i loro figli a coppie straniere per le adozioni all'estero, nella speranza che possano crescere bene. In Vietnam la gente crede che "il sangue non è acqua". Ciò significa che il legame di sangue è sempre più forte dell’ adozione: ci si attende quindi che il bambino quando sarà grande tornerà a trovare la famiglia biologica e a sostenerla finanziariamente. Ecco perché, a mio avviso, abbiamo in Vietnam una missione importante, culturale: fare comprendere alle persone che l’adozione internazionale è un sistema di protezione del minore, da attuare solo quando sono esaurite tutte le possibilità per il bambino di rimanere nel suo paese, nella sua famiglia allargata o all’interno di una famiglia vietnamita. * sede CIAI Vietnam 13


CAMBOGIA

PROVE TECNICHE d’intervento Un progetto di assistenza sanitaria su un territorio come quello delle provincie di Mondulkiri e Ratanikiri richiede molta preparazione. Nulla può essere lasciato al caso ta terminando la stagione secca in Cambogia e sono in arrivo le piogge. L'acqua è benvenuta dopo il caldo secco, soprattutto per i campi e l'agricoltura. Siamo a Mondulkiri, terra collinare con pochi villaggi e una giungla estesa e densa. Nella stagione delle piogge l'accesso al cibo e ai centri per la salute può essere molto difficile per i contadini che vivono nelle aree più lontane. Le attività nei campi così come le attività giornaliere sono regolate secondo le stagioni. Anche noi cerchiamo di seguire questo andamento per rendere le attività di progetto più efficienti possibili. Stiamo testando la nostra prima Clinica mobile: richiede un po' di tempo, prepara-

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zione e persone dedicate, visto che abbiamo bisogno di monitorare l'intera provincia e i suoi centri per la salute con la nostra nuova 4x4, promuovere il progetto e le attività attraverso i responsabili dei centri medici e i capi villaggio, stabilire relazioni con i referenti locali per definire gli accordi e assicurare che le attività siano rilevanti per la comunità locale. Stiamo pianificando come poter servire l'intera provincia con la clinica mobile ogni settimana, con la consapevolezza che avremo aree difficili da raggiungere per le condizioni meteo. Il personale del progetto, oltre a me, è ora composto da una logista, Sitha, una infermiera, Piseth, nonché il nostro autista Sophiep e l'uomo delle pulizie Oungset.

La scuola dove si avverano i SOGNI

di Paloma Martin*

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a Scuola d'Arte di Siem Reap ha iniziato la propria attività verso la fine degli anni '90. Da allora, i bambini vedono avverarsi i loro sogni: diventano dei veri artisti. Per comprendere l'importanza di questa scuola, dobbiamo prima conoscere un po' di storia della Cambogia. Nell'aprile 1975 il paese è stato ribattezzato “Kampuchea Democratica” (DK) e Pol Pot volle creare una società maoista di stile contadino. Pol Pot voleva far tornare al paese all'Anno Zero: uno dei tanti slogan rivoluzionari era infatti "Bruceremo l'erba vecchia e la nuova crescerà". L'idea alla base di “Anno Zero” è che tutta la cultura e le tradizioni di una società debbano essere completamente distrutte a favore della creazione di una nuova cultura rivoluzionaria. In tal modo la storia di una nazione o di un popolo prima di Anno Zero è irrilevante. In questo quadro gli insegnanti, gli artisti e gli intellettuali sono stati individuati e uccisi durante le purghe di Pol Pot. Oggi, molti cambogiani stanno lottando per valorizzare la loro cultura. Nella Scuola d'Arte di CIAI i bambini non imparano solo ad esprimersi attraverso l'arte, ma imparano anche cosa 14

di Caroline Broissand*

L'ala pediatrica all'interno dell'ospedale di riferimento - appena aperta a fianco la nostra sede a Sen Monorom, capoluogo della provincia - lavora a pieno ritmo e ospita un flusso giornaliero di pazienti. Le malattie diagnosticate spaziano dalla malaria a infezioni toraciche e gastro-intestinali. L'infermiera mi assicura che i pazienti sono stati trattati correttamente e che, come prevede il progetto, vengono sostenute le famiglie povere con integratori alimentari quotidiani. Stiamo aggiornando un database dei pazienti ammessi all'ala pediatrica. Abbiamo già acquistato le attrezzature mediche che mancavano in ospedale e sono stati recentemente installati una macchina a raggi X, macchine per l'anestesia, uno sterilizzatore ed alcuni monitor.

significhi essere cambogiani, all'interno della propria cultura. Non si tratta solo di apprendere una tecnica: è una scuola di vita. Gli studenti della Scuola d'Arte CIAI lavorano duramente per essere ciò che sono. Si svegliano molto presto. Normalmente fanno parte di una famiglia numerosa e vulnerabile, in cui un aiuto è sempre necessario. A volte, hanno bisogno anche di aiuto per i lavori agricoli o per piccole attività familiari per integrare il reddito familiare. Vanno alla scuola pubblica la mattina - frequentare la scuola pubblica è un requisito per entrare nella Scuola d'Arte CIAI - e nel pomeriggio, arrivano alla Scuola d'Arte e danno il meglio di loro stessi per continuare ad imparare. Malgrado la stanchezza a fine giornata, questi bambini sono fortunati. Entrare alla Scuola d'Arte del CIAI è un privilegio: i bambini devono superare un esame e un periodo di prova di un mese, valutati dal Ministero della Pubblica Istruzione e dal Ministero della Cultura. Questa scuola richiede disciplina e perseveranza. Come risultato, gli studenti hanno vinto due volte la Golden Cup, consegnata da Samdech Hun Sen, Primo Ministro del Governo Reale della Cambogia. Dice Ouk Sothea, direttore della Scuola d'Arte CIAI: "Il progetto ricopre un ruolo fondamentale per incoraggiare gli studenti poveri a frequentare la scuola pubblica. Questo progetto contribuisce a ridurre il tasso di abbandono dalla scuola pubblica. Inoltre, la Scuola d'Arte ha un ruolo chiave per il rilancio della cultura cambogiana. Ogni anno, il progetto produce


Alcune vedute dell’ospedale di Sen Monorom, “base” del progetto Mobile Clinic. L’ingresso, il reparto pediatrico, la stanza degenze e una delle prime pazienti in braccio alla nonna

La formazione di tutto il personale che dovrà occuparsi dei bambini è realizzata in collaborazione con il noto Hospital for Children (AHC) di Siem Reap. La formazione include lezioni quotidiane su vari argomenti teorico-pratici. I docenti impostano le lezioni e la formazione in base al personale permettendo di rispondere meglio alle esigenze dell'ospedale e della comunità. Ciò richiede una stretta comunicazione tra AHC e noi per assicurare la qualità delle sessioni.

Al momento le attività chirurgiche in ospedale sono ancora limitate proprio a causa della formazione inadeguata e della scarsità di personale: uno degli obiettivi di questo progetto è proprio quello di rafforzare le competenze e la fiducia del personale in modo che i piccoli interventi chirurgici possano essere effettuati qui. E per i casi più complessi, cioè per quei pazienti che non potranno essere operati a Sen Monorom, vi è la partneship con il Phnom Penh Children Surgical Centre (CSC); ad

molte risorse per la provincia di Siem Reap offrendo delle conoscenze e competenze nelle arti tradizionali Khmer. Sono orgoglioso di lavorare qui, nel rispetto dei diritti dei bambini”. La Scuola d'Arte CIAI è una realtà possibile grazie ai nostri sostenitori, che credono che educare i bambini sia qualcosa di più far di conto o leggere. È diventata una realtà grazie anche a tutti coloro che, come il signor Sothea, Vuthy e tutto il personale della scuola, giorno dopo giorno vanno a scuola e condividono con i loro studenti i problemi quotidiani che questi bambini devono affrontare. E, naturalmente, esiste perché ci sono insegnanti sopravvissuti al regime di Pol Pot e grazie a loro, si impegnano perché l’arte possa sopravvivere. Queste persone oggi dedicano la loro vita per trasmettere le loro conoscenze. Per loro non è solo un lavoro, l'insegnamento è una missione e un dovere verso le generazioni future. È un’esperienza incredibile vedere come alcuni artisti anziani riescano a dimenticare ciò che hanno sofferto in passato e a dedicarsi al futuro attraverso i loro studenti. "Conosco tutti i bambini in questa scuola e i problemi quotidiani che devono affrontare – dice Nguon Vuthy, assistente di progetto alla Scuola dal 2006 - Questa scuola dà loro la speranza, la speranza che i loro diritti saranno rispettati nella società che stiamo costruendo insieme".

*Responsabile sede CIAI - Cambogia

oggi abbiamo un paziente in attesa che proviene dalla comunità: è una ragazza con malformazioni alla gamba forse a causa di un'infezione o dell’esito di una polio, in lista per un intervento chirurgico correttivo in Ortopedia al CSC. Nel suo caso, la presenza della Mobil Clinic è stata fondamentale: vi terremo informati sull’esito dell’intervento. *Responsabile Progetto Mobile Clinic, CIAI Cambogia

Una testimonianza Mi chiamo Sang Sreipich, ho 16 anni e studio alla Hun Sen Siem Reap High School. Sono una delle studentesse diplomate alla Scuola d' Arte di CIAI. Ho imparato la danza tradizionale Khmer: sono molto felice di essere uno studente di questa scuola perché sono nato in una famiglia povera. La Scuola d'Arte mi ha aiutato a frequentare la scuola pubblica. Per esperienza posso dire di essere molto orgogliosa perché ho potuto promuovere l'arte tradizionale Khmer nelle scuole pubbliche per far conoscere il valore delle arti Khmer tramandate dai miei antenati. Dopo aver ottenuto il diploma, ho capito cosa significhi essere cambogiana e so di dover promuovere e salvaguardare la mia cultura. Nell'ottobre 2008 sono stata selezionata per partecipare alla “35a Nave per Southeast Asian Youth Program 2008. Sono andata nei paesi dell'ASEAN, l'associazione dei paesi del sud est asiatico. Non ho mai visto tante cose nella mia vita. Senza la scuola non potrei essere ciò che sono diventata oggi. Ora ricevo 160 dollari al mese per ogni mia performance: con questa somma posso mantenermi gli studi nella scuola pubblica e anche la mia famiglia. In futuro, mi piacerebbe diventare insegnante di danza popolare, perché questo lavoro mi offre l'opportunità di conservare la mia cultura.


ETIOPIA

Quando gli INSEGNANTI sono i BAMBINI di Riccardo Mioli*

i essere il primo “ferenji” a memoria d'uomo, il primo straniero bianco, a giungere fino al villaggio di Quile avevo cominciato a sospettarlo dopo aver dovuto saltare tra una roccia e l'altra per attraversare il fiume Titik'a, privo di ponti. E ancor più dopo aver camminato per oltre sei ore tra i ripidi sali e scendi delle montagne del Gamo, nella provincia di Arba Minch del sud dell'Etiopia, mentre imprecavo dentro di me contro l'altitudine, il sole e le onnipresenti mosche. Una volta sedutomi nella piazza antistante la baracca della kebele (l'unità governativa del villaggio), gran parte della popolazione si avvicina, sorpresa e curiosa allo stesso tempo, bambini in testa. Fossi stato Obama, in quanto di pelle nera e in ogni modo non riconoscibile in luoghi in cui televisione ed elettricità non sono mai arrivati, avrei probabilmente catturato molto meno interesse. Perché mai uno straniero è arrivato fin qui, tanto più dovendo giungere a piedi? Per una ricerca sulla migrazione e il traffico di bambini dagli altopiani di questa zona dell'Etiopia, gli spiegherà Birhanu, il community worker del CIAI di un villaggio qui

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vicino, nella lingua locale, il “gamogna”. Per ascoltare la storia di Azenash, ad esempio. Azenash ha 14 anni, forse anche un paio di più, ma chi può dirlo? Qui quasi nessuno sa di preciso la propria età. Frequenta quella che in Italia sarebbe la terza media. Si sveglia alle cinque del mattino per preparare la colazione e poi di corsa a scuola: 3 ore di sali e scendi a piedi ad andare, altrettante a tornare. Poi pulizie di capanna non la sua cameretta, che non c'è, ma la parte della capanna dove vivono, cagano e mangiano le vacche. E poi aiuto in cucina alla madre, altrimenti a letto senza enset, l'unico maledetto cibo che mangiano tutti i santi giorni, grazie a Dio. E di corsa a raccogliere la legna in modo da avere un po' di luminoso fuoco per poter studiare, energie permettendo, alla sera. Le va comunque meglio che a Cerinet: lui fa la prima media e di ore a piedi tra andare e tornare da scuola se ne fa otto. Poi va beh, se l'acqua portata da fratelli e sorelle che passano la giornata a lavorare nei campi come fa lui quando è a casa - la sera quando lui torna, è finita, beh allora se la deve andare a prendere scendendo giù nella gola tra le montagne, con una torcia, in fondo chilometro più chilometro meno, cosa volete che sia? E poi è un maschio, quindi

scampa le pulizie e l'aiuto in cucina, cosa volere di più dalla vita? Beh ecco, magari se proprio qualcosa di più si può volere, magari migrare. Migrare nei bassopiani, a portare 30-50 kg di mais sulle spalle, per 30 centesimi di euro al giorno, se sei grande abbastanza, altrimenti semplicemente un pasto alla bell'e meglio e qualche spicciolo. Perché sai com'è, se sei solo una/o dei sette-otto figli di una famiglia di agricoltori di terreni piccoli, inariditi e improduttivi, le scarpe di plastica che prima costavano 40 centesimi e ora costano quasi un euro come le compri? E le biro e i quaderni per la scuola (mica libri eh, che quelli tanto non li ha nessuno quassù)? E magari una maglietta che non ti faccia sembrare così tanto un bambino della campagna, più povero dei poveri? Una volta lì basta farsi sottomettere e trattare come animali dai padroni per qualche mese. E pregare Iddio (perché poi qua per la gran parte si è cristiani) di non beccare la malaria. A quel punto si può tornare a casa e far finta di niente, con una maglietta nuova e qualche moneta per tirare avanti con la scuola, cercando di rimettersi in pari. Perché la scuola una volta che sei stato a lavorare nei campi di mais e banane, tra sole e zanzare, lo capisci bene che è l'unica cosa A fianco, la comunità del villaggio ha accolto con affetto questo “uomo bianco” arrivato da lontano A sinistra, anche i più piccoli contribuiscono ai lavori domestici, raccogliendo lungo la strada legna per il fuoco In alto, qualunque posto va bene, per ripassare le lezioni

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Il Fekat Circus arriva in Italia

che forse può cambiarti la vita. Almeno finché i soldi non finiscono di nuovo, e torni a migrare temporaneamente. O finché non arrivi alla fine della terza media e a quel punto la scuola superiore più vicina, ammesso che tu abbia superato l'esame, sta davvero troppo lontano perché tu ci possa andare a piedi. E allora basta: ti metti a lavorare nei campi di casa tutto il giorno, come han fatto i tuoi genitori prima di te, ignari che, a forza di bambini e sfruttamento del terreno, da agricoltori relativamente ricchi sarebbero diventati poveri e affamati. Oppure migri definitivamente per giocarti le tue carte sporche di terra e di fame. O magari segui il consiglio di tuo padre che ti ricorda che sei una femmina e non potrai mai ottenere nulla, quindi è il caso che ti sbrighi a sposarti e a fare figli, magari otto o dieci, se questo è il volere di Dio. Alzenash ha un sogno per quando sarà più grande, dopo aver finito la scuola: essere come Teodoro II, imperatore d'Etiopia a metà '800, che voleva sviluppare il suo Paese modernizzandolo, unificandolo e liberandolo dalle ineguaglianze. Per favore non ditele che il buon Teodoro finì per passare tutto il suo tempo in guerra, cercando di espandere i suoi possedimenti e di preservare il trono, obliterando nel sangue i propositi di progresso. Alzenash tanto il sussidiario che parla di un Teodoro suicida e sconfitto dagli inglesi non lo avrà mai. Alzenash vorrebbe solo aiutare la sua comunità, finire lo sfruttamento nei campi e portare la scuola superiore nel villaggio, per dare ai suoi figli una vita migliore della sua. Perché qui? Per imparare da loro, bambini e ragazzini che sono insegnanti assai migliori dei libri di storia che non hanno. *antropologo

I nostri sostenitori e lettori li hanno certamente sentiti nominare molte volte. Ora avranno anche la possibilità di vederli in azione: da giugno ad agosto, otto ragazzi del Fekat Circus saranno in tournée nel nostro paese, partecipando a numerosi festival in oltre 40 località. Il Fekat Circus è stato creato nel 2004 da un gruppo di giovani etiopi con l'idea di trasmettere la loro passione circense ad altri giovani provenienti come loro dai quartieri più svantaggiati di Addis Ababa. Tutto ciò è stato possibile grazie all'appoggio del CIAI che ha sostenuto il progetto fornendo lo spazio e l’equipaggiamento necessario per gli allenamenti, corsi di perfezionamento e programmi di scambio. Nel corso del tempo il gruppo é cresciuto, ha acquisito diversi riconoscimenti dalle autorità locali ed ha formato una vera e propria compagnia. Lo spettacolo di arti circensi, musica e

danze, che porteranno in Italia si intitola “Makeda e l’acrobatica fuga dell’arca”. La vicenda della Regina di Saba (Makeda per gli etiopi), e della mitica Arca dell’Alleanza, trasportata circa 900 anni prima di Cristo da Israele in Etiopia, dove sarebbe tuttora, è lo spunto per costruire la trama di un viaggio fantastico, dove i virtuosistici numeri circensi di giocoleria, acrobatica e contorsionismo si alternano a danze e musiche tradizionali eseguite dal vivo. Per chi fosse interessato, il calendario della tournée è disponibile sul sito del CIAI www.ciai.it e del Fekat Circus: www.fekatcircus.com/news I ragazzi del Fekat Circus si recano regolarmente presso il reparto di pediatria dell’Ospedale principale di Addis Ababa. Per i bambini, e per i loro genitori, sono momenti di spensieratezza e serenità


BURKINA FASO

NEI VILLAGGI RURALI o scorso 7 aprile ha preso ufficialmente il via a Sabou il progetto "Supporto alle strutture igienico-sanitarie delle famiglie rurali e rafforzamento delle capacità delle comunità locali per una gestione sostenibile del settore acqua e servizi igienico-sanitari nella regione del Plateau Central in Burkina Faso ". Alla riunione di lancio di questo progetto, che dovrebbe coprire 6 comuni della Provincia del Boulkiemdé (Sabou Thyou, Poa, Bingo, Kokologo e Sourgou) e 6 altri comuni dell'Altopiano, hanno partecipato i sindaci dei vari comuni interessati e i rappresentanti delle Direzioni Regionali per agricoltura, acqua e salute. Si tratta di un progetto che vede la partecipazione di diversi partner: oltre al CIAI, l'ong italiana LVIA, il Centro regionale per l'approvvigionamento idrico e servizi igienico-sanitari (CREPA) e la regione francese

L

Partner italiani e francesi uniti per realizzare un grande progetto finanziato dall’Unione Europea del Limousin. Finanziato dal 10° Fondo europeo di sviluppo dell'Unione europea, ha un budget complessivo di 1.946.844,67 euro per una durata di 42 mesi. Obiettivo del progetto è di aumentare l'accesso equo e sostenibile ai servizi igienico-sanitari delle famiglie nelle zone rurali. Secondo dati dell'OMS, il tasso di copertura nazionale per il risanamento in Burkina Faso non supererebbe l'11% e la situazione appare molto più critica nelle zone rurali del Paese. Il progetto mira ad aumentare questa percentuale, passando dalla media attuale del 6% al 40% in 150 villaggi di 12 comuni rurali interessati. Nella Regione del Boulkiemdé in cui CIAI coordinerà le attività di progetto, la strategia di intervento prevede che vengano avviate una serie di azioni che assicurino la sostenibilità del progetto stesso. Al di là della realizzazione di latrine (oltre 400 per comune), il progetto prevede anche l’organizzazione di corsi di forma-

Proteste e disordini in tutto il paese Il Burkina Faso, uno dei Paesi più poveri dell’Africa, ha vissuto tra aprile e maggio un periodo di crisi interna, influenzata anche dalla crisi post-elettorale in Costa d’Avorio. In aprile per circa una settimana i militari dell'esercito hanno dato vita a una rivolta per chiedere il regolare pagamento degli stipendi; per contro il presidente Blaise Campaoré, in carica dal 1987, ha sciolto il governo e nominato un nuovo comandante dell'esercito e imposto il coprifuoco. Il paese africano, considerato esempio di stabilità governativa, sta invece rivelando le sue fragilità: Campaoré, che negli ultimi anni ha mediato numerose crisi, ha proceduto a un rimpasto nel governo, nominando il nuovo Primo Ministro, Luc-Adolphe Tiao, ex ambasciatore in Francia, e il nuovo Capo di Stato Maggiore, Honoré Traoré, personaggio rispettato dai militari. Il paese, la cui economia è basata sul cotone, è tuttavia ancora in fibrillazione: le proteste, invece di placarsi, si sono riacutizzate. I disordini dalla capitale Ouagadougou si sono poi propagati in tutto il paese, tanto che lo stesso presidente è stato costretto a tornare per alcuni giorni nella sua città natale Ziniarè. Campaoré tuttavia gode di rispetto internazionale e non si esclude che la scelta di nominare Tiao primo ministro sia strumentale alla richiesta di un

di Fabrice Paré* zione e di sensibilizzazione rivolti ai soggetti locali interessati (dagli amministratori locali ai capo villaggio, dagli insegnanti ai membri dei consigli di villaggio. Il progetto prenderà il via dal Comune di Thyou, cui faranno seguito, nel secondo anno, i comuni di Sabou, Poa e Sourgou, per concludere, il terzo anno, con Bingo e Kokologo. La scelta di iniziare dal comune di Thyou non è del tutto casuale: il CIAI è già impegnato in molti villaggi di quest'area e si presenta quindi l'occasione di capitalizzare l’esperienza acquisita e la conoscenza delle realtà locali. Nonostante ciò, durante la riunione iniziale alcuni funzionari locali hanno sottolineato il fatto che nel 2012 si svolgeranno le elezioni e quindi gli interlocutori di oggi potrebbero non essere più gli stessi. Altre questioni altrettanto importanti sono state sollevate durante l'incontro, come quelle relative alla scelta del personale addetto all'animazione di villaggio e agli artigiani che saranno chiamati a costruire le latrine. La riunione si è però conclusa con grande soddisfazione da parte di tutti, nella speranza di potersi presto rivedere per valutare i primi risultati. *sede CIAI Burkina Faso

appoggio della Francia, di recente intervenuta nella crisi in Costa d'Avorio a favore del presidente Ouattara, tra l'altro di origini burkinabé. La popolazione civile non ha cessato le contestazioni, iniziate già a febbraio dopo che la polizia aveva fatto fuoco e ucciso alcuni studenti durante un corteo. Anche gli insegnanti sono scesi in piazza e hanno asserragliato il ministero dell'Educazione per chiedere un aumento degli stipendi e gli studenti hanno appoggiato la rivolta dei professori. La popolazione si è unita alle manifestazioni per contestare il governo e protestare contro il carovita: tra loro anche dipendenti della polizia, agricoltori e commercianti. Il lungo braccio di ferro con il governo è sfociato in scontri di piazza nella città di Gaoua ma alla fine sono state accolte le richieste del sindacato in merito agli aumenti degli stipendi. Anche i militari sono stati accontentati economicamente, ma è sul carovita che Campaoré non ha ancora risposte chiare. Le cause dell'impennata dei prezzi sono probabilmente da ricercare anche fuori dal Burkina Faso: il modello produttivo e commerciale penalizza oggi quasi tutti i paesi africani, costringendoli a produrre per l’esportazione e non per soddisfare le esigenze alimentari locali. a cura di Francesca Mineo


COSTA D’AVORIO

Un Paese a ferro e fuoco di Valery Assah*

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l recente conflitto armato che ha infiammato la Costa d'Avorio in questi primi mesi del 2011 ha origini lontane. Fin dal 2002, infatti, il Paese vive in una situazione di costante crisi socio-politica e militare e i fatti recenti ne sono la diretta conseguenza. Fatti che hanno causato centinaia di morti e migrazioni di massa dei civili in fuga dalle zone dei combattimenti. L’ovest della Costa d’Avorio è stata la zona più toccata dagli effetti del conflitto con massacri e combattimenti di forte intensità. Le Suore della Congregazione di Santa Maria Consolatrice, partner del CIAI nella regione, sono state testimoni e vittime di queste atrocità. Le suore gestivano il Centro Fabio a Blolequin, un istituto che accoglieva una quarantina di bambini dagli 0 ai 5 anni tutti orfani di madre o abbandonati. Quando è iniziata la guerra le Suore si sono ritrovate al centro di violenti scontri tra le diverse fazioni in un clima d’insicurezza generale in tutta la regione. A questo si è aggiunto un embargo su tutti i medicinali, imposto dall’UE alla Costa D’Avorio che ha comportato una mancanza progressiva di medicinali negli ospedali e nelle farmacie. Si sono aggiunti immancabilmente a questi problemi enormi difficoltà nel reperire alimenti e generi di prima necessità per i bambini. Queste condizioni estremamente difficili e insopportabili hanno costretto le suore e i bambini ad una fuga dalla città di Blolequin per trovare rifugio a Guiglo (60 km) presso un altro centro gestito dalla stessa Congregazione. Una fuga provvidenziale, visto che subito dopo il Centro Fabio è stato attaccato e saccheggiato. Il conflitto non ha tardato molto ad intensificarsi arrivando sino a Guiglo. In un clima di terrore, di penuria alimentare, di mancanza di medicinali e di cure adeguate, tre bambini sono deceduti a seguito di una febbre alta non curata. Fortunatamente quattro giorni più tardi, grazie all'intervento di una Ong internazionale che stava affrontando l’emergenza nella zona, bambini e Suore sono state evacuate nuovamente verso la città di Man dove hanno trovato un nuovo

rifugio nella missione Cattolica delle Suore di Nostra Signora dell’Incarnazione. Oggi, nonostante la cessazione dei combattimenti, i bambini vivono ancora in uno stato di precarietà alimentare e sanitaria. Sfortunatamente l’Ovest della Costa D’Avorio risulta essere la zona più insicura del Paese tant’è che anche le Ong note per gestire l’emergenza durante i conflitti hanno ora sospeso le loro attività nella regione per non mettere in pericolo i propri operatori; chi è riuscito a rimanere ed a operare lo fa con l’assistenza di scorte armate dell’ONU. In un contesto del genere, le nostre preoccupazioni sono grandi rispetto ai bambini del Centro Fabio e certamente molti altri che, divenuti orfani per i recenti accadimenti, non hanno a disposizione una struttura adatta ad accoglierli. Oggi con questa degradazione conseguenza della distruzione

I tragici eventi che hanno insanguinato il Paese nei mesi scorsi hanno avuto fra i principali scenari le regioni dell’ovest, in cui operavano i nostri partner e dei saccheggi, cosa ne sarà? Il nostro impegno è ora quello di riuscire a soccorrere i bambini che vivono in queste condizioni estremamente difficili e fornirgli il più velocemente possibile dei viveri, delle cure e dei medicinali al fine di evitare altri decessi. In un secondo tempo ci impegneremo a riabilitare nel più breve tempo possibile il Centro Fabio a Blolequin per consentire alle Suore di Santa Maria Consolatrice di riprendere in carico ed accogliere eventualmente nuovi bambini orfani ed aiutare quelli abbandonati a ricongiungersi alla propria famiglia. *Responsabile sede CIAI Costa d'Avorio

GLI AIUTI AI RIFUGIATI DEL SUD-EST La crisi post-elettorale e il conflitto armato che ne è scaturito ha portato degli effetti anche nel sud del Paese, nella regione delle Lagunes, dove la popolazione ha dovuto fuggire per rifugiarsi nella città di Alépé. Stimati in circa 2.000 persone, questi rifugiati hanno trovato accoglienza presso il CESDA (Centre d’Education Sanitaire des Sœurs Dorothée d’Alépé) gestito dalla Congregazione delle Suore Dorotee, partner CIAI nella regione. Successivamente i rifugiati sono stati collocati n diverse famiglie disposte ad ospitarli. Insieme alle Suore Dorotee, abbiamo avviato una rapida azione di aiuto umanitario per fornire viveri, abiti e medicinali ai rifugiati. La coordinazione e la supervisione sono state assicurate dallo staff locale CIAI che ha distribuito 700 kit alimentari e medicine per 384 famiglie (dopo averle registrate). Dopo 3 giorni di distribuzione i combattimenti si sono intensificati rendendo impossibile il proseguimento dell’azione. È stato dietro ordine delle autorità amministrative di Alépé che le distribuzioni, che esponevano il centro a rischio d'attacco, sono state sospese.

Oggi, con la cessazione dei combattimenti il numero dei rifugiati è considerevolmente aumentato e il numero di malati è proporzionalmente più alto rispetto a prima. Attendiamo con impazienza che le autorità amministrative locali ci autorizzino a riprendere la distribuzione e le cure mediche gratuite. Immaginiamo possiate comprendere l'impegno a cui saremo chiamati e la grande mobilitazione di risorse di vario genere che dovremo mettere in campo per evitare che le conseguenze della guerra siano ancora più drammatiche, trasformandosi in una catastrofe umanitaria. Ringraziamo tutti i sostenitori CIAI che ci hanno fatto pervenire il loro aiuto: in poco tempo abbiamo potuto contare su donazioni per 34.000 Euro che ci hanno consentito di affrontare prontamente l’emergenza. (v.a)

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LETTURE I Puffi Che ora è? (Nord-Sud edizioni, 8,90 €) Dai 4 anni Scoprire che cosa fanno i Puffi nelle diverse ore della giornata e imparare a leggere l’orologio. Ecco un libro utile e divertente per capire il significato della lancetta lunga e di quella corta e dei numeri del quadrante e mettere in relazione tutto questo alle attività delle 24 ore: un tempo per dormire, per giocare, per mangiare e per lavarsi i denti. La giornata descritta nel libro è quella della simpatica

di Francesca Capelli

tribù di omini azzurri, ma i passaggi cruciali non cambiano: alle 9, per esempio, Baby Puffo è già nel suo lettino e dorme come un angioletto. Nessuno guarda la tv, meglio giocare, passeggiare… Alle 10 anche i grandi vanno a dormire e a notte fonda solo una candela è ancora accesa nel villaggio. È quella di Puffo Poeta, ancora in piedi perché sta scrivendo una poesia dedicata alla Puffetta. Insomma, se c’è di mezzo l’amore si può anche fare uno strappo alla regola. Perché leggerlo: È colorato, di facile interpretazione e grazie all’orologio con le lancette mobili in

un angolo in alto a destra si trasforma in un libro gioco utile anche ai bambini che ancora non sanno leggere. Attenzione, proprio perché contiene parti staccabili non deve essere fatto usare a bambini di età inferiore ai tre anni. Come inizia: Ci sono molte cose che si possono fare in un giorno: andare a scuola, incontrare gli amici, vedere un film… Ma occorre essere puntuali! Ecco perché ci sono ovunque svegli e orologi, grandi e piccoli. Con l’aiuto dei Puffi, imparerai a leggere le ore. E sarà molto divertente!

giorno alla sua terra con una fama da grande guerriero. Perché leggerlo: Perché ha tutti gli ingredienti di un grande romanzo per adolescenti. L’avventura, È il 1933: il Texas è schiacciato dalla Grande De- l’amicizia, le esperienze che pressione. Richard Dale, un ragazzino di 15 anni fanno crescere, la necessità di che sogna di diventare scrittore, è ossessionato fare delle scelte, per quanto dall’idea di dare la caccia a un cinghiale selvatico dolorose. I personaggi ricorche terrorizza da anni le campagne intorno al dano quelli di Mark Twain fiume Sabine, e che neppure suo padre, cam(Tom Sawyer e Huckleberry pione di lotta, è mai riuscito a catturare. Si tratta Finn, per capirci), ma in di una bestia spaventosa, di proporzioni gigante- chiave più moderna, più vische, una creatura mitica, quasi soprannaturale. cina all’esperienza dei ragazzi Finché una notte il cinghiale attacca e diventa di oggi. concreto, non più una vaga leggenda. Richard si L’autore, Joe Lansdale, texano vede costretto ad accettare la sfida: non può ricome i suoi protagonisti, è valeggiare sul piano della forza fisica, ma posuno dei più importanti romanzieri americani consiede astuzia e coraggio. temporanei. Al suo fianco avrà Abraham, il suo migliore Come inizia: Accadde nel 1933 tra le paludi amico, un ragazzo nero che sogna di tornare un del fiume Sabine, nel Texas orientale. Quelli che Joe R. Lansdale L’ultima caccia (Fanucci, 158 pagine, 12 €) Da 13 anni

Francesca Ruggiu Traversi Tommy Scuro e il segreto di Villa Brivido (Einaudi, 98 pagine, 8 €) Da 8 anni Tommy non è entusiasta all’idea di passare le vacanze in campagna, a casa di un vecchio zio. Nemmeno quando i suoi genitori gli raccontano che lo zio è uno scrittore, scrive storie di fantasmi, e che la sua casa ha un nome che è tutto un programma: Villa Brivido. Al suo arrivo, Tom scopre che lo zio è davvero un tipo strano. Veste come un vampiro, malgrado i suoi libri non crede all’esistenza dei fantasmi e non fa mistero del fatto che i ragazzini lo infastidiscono. Ma se, come dice lo zio, i fantasmi non esistono,

che cosa sono quelle sagome evanescenti che compaiono in soffitta mentre lo zio è immerso nel suo lavoro? Che segreto nasconde la villa? Tommy è convinto che nemmeno Amelia e Oreste, cuoca e giardiniere che lavorano per zio Brivido, la raccontino giusta. Così inizia a indagare, con la sua nuova amica Pippina, e ne scoprirà delle belle… Perché leggerlo: Perché prende in giro le storie di fantasmi, senza farsi mancare colpi di scena. Perché ogni bambino dovrebbe avere uno zio misterioso che detesta i ragazzini e vive in una casa come Villa

Sul quadrante di un orologio ci sono due lancette: una corta e una lunga. La lancetta corta indica le ore: quando indica le 12, in cima al quadrante, può essere mezzanotte oppure mezzogiorno. Se c’è buio è mezzanotte. Se c’è luce è mezzogiorno.

ancora se lo ricordano, lo chiamano il Cinghiale del demonio. Fu anche l’anno in cui Richard Harold Dale diventò uomo all’età poi non così matura di quindici anni. So quello che dico perché probabilmente quell’anno e il Cinghiale del demonio me li ricordo meglio di chiunque altro. E ne ho ben donde. Sono io Richard Harold Dale e ne porto tutt’ora le cicatrici. Erano tempi duri quelli. Davvero duri. La Depressione infuriava e sopravvivere non era facile. Immagino che, sotto molti punti di vista, a noi gente di campagna e della paludi andasse meglio rispetto ai fighetti di città. Eravamo sempre stati poveri, e quando le cose si fecero difficili non ce ne accorgemmo quanto quelli che avevano lavori stabili e li persero.

Brivido. Le vacanze sarebbero molto più interessanti. Come inizia: Il signor Livido Scuro, scrittore di storie di fantasmi, era seduto davanti al caminetto acceso. Era estate, ma la sua casa era comunque fredda, perché era vecchia e aveva soffitti altissimi, pavimenti in pietra e finestre piene di spifferi. E poi, Livido era magro e ossuto e stava quasi sempre fermo a scrivere, perciò gli si gelavano le ossa. Ora se ne stava immobile, con gli occhi fissi sulle fiamme crepitanti e una ruga che gli solcava la fronte, pensando al ragazzo che sarebbe arrivato il giorno seguente nella sua casa. Non era abituato ad avere a

che fare con i bambini Lui di bambini non ne aveva avuti e non si era mai nemmeno sposato, ma gli andava bene così. In quello stesso istante, Tommy scuro di dieci anni, preparava lo zaino nella cameretta della sua casa in città, tutto imbronciato. Quando ebbe finito si gettò sul letto a guardare il soffitto, pensando alla partenza del giorno dopo. Di lì a poco si udì bussare alla porta ed entrarono i suoi genitori. Il papà rimase sulla soglia, mentre la mamma si sedette sul letto, scompigliando i capelli scuri di Tommy. «Allora, non sei emozionato?», chiese con voce allega. «Domani finalmente conoscerai tuo zio Livido!».


Marisa Núñez – Oscar Villán La zebra Camilla (Kalandraka, 14 €) Da 5 anni Gherardo Colombo Marina Morpurgo Le regole raccontate ai bambini (Feltrinelli, 127 pagine, 12 €) Da 10 anni

Che cosa succede a una zebra che vive in un luogo molto ventoso? Rischia di perdere il mantello! E’ ciò che accade a Camilla, piccola zebra bianca e nera (come tutte le zebre), che non dà retta alla mamma che le dice di uscire di casa sempre con indosso calzoni e bretelle. Così, un giorno in cui il vento soffia particolarmente impetuoso, Camilla esce di casa senza ascoltare i consigli della mamma e per colpa delle raffiche perde le sette strisce nere e diventa una mula bianca! Ma grazie ad alcuni incontri fortunati, Camilla ritroverà le sue strisce. Beh, non proprio le stesse, ma altre più colorate… Perché leggerlo: È una storia delicata e ironica sul desiderio di autonomia di molti bambini e sul loro bisogno di mettersi alla prova, fare di testa propria, sperimentare. Ma sempre in un contesto protetto e con l’accompagnamento dell’adulto. Tratta anche il tema della solidarietà e della condivisione. Come inizia: Laggiù dove finisce il mondo, nel paese dove il vento fa il suo giro, viveva una piccola zebra di nome Camilla. In quel luogo il vento era così dispettoso che Camilla doveva stare molto attenta a non perdere il mantello. Sua madre le diceva sempre di non uscire di casa senza calzoni e bretelle, ma Camilla diventava ogni giorno più grande e le bretelle e i calzoni cominciavano a darle fastidio. Camilla sognava di rotolarsi nell’erba senza quei vestiti così stretti e fare capriole nei campi sospinta dal vento. Un giorno, Camilla uscì di casa senza seguire i consigli di sua madre e… Cosa accadde? Che per cola dei venti impetuosi smise di essere una zebra a strisce per trasformarsi in una specie di mula bianca con la maglietta a righe. Vedendosi così bianca e svestita Camilla scoppiò a piangere.

Lui è uno dei pubblico ministero (cioè un magistrato) in pensione. Lei una giornalista scrittrice per ragazzi. Insieme hanno scritto questo libro (illustrato da Ilaria Faccioli) che racconta ai bambini (ma questo è un libro da grandi, altro che bambini!) le regole su cui si basa la società, le leggi, la giustizia. La domanda è una di quelle da un milione di dollari: a cosa servono le regole? Non sarebbe meglio un mondo dove ognuno può fare come gli pare, senza dover obbedire a nessuno? Apparentemente sì. Invece no, perché è grazie alle leggi che abbiamo una società dove tutti sono liberi allo stesso modo e dove non prevalgono i più prepotenti, i più furbi o i più maneschi. Insomma, per vivere con gli altri le regole sono indispensabili. Eppure, queste regole non sono sempre uguali. Cambiano nel tempo, ma cambiano anche da un paese all’altro del mondo. Con coraggio, i due autori analizzano anche concetti complessi: come il diritto naturale, la differenza tra le leggi della religione e quelle stabilite dagli uomini attraverso la democrazia, la differenza tra cittadini e sudditi. Di passaggio in passaggio, di concetto in concetto, si arriva a parlare di legalità, di reati e punizioni, del faticoso cammino degli uomini verso una società orizzontale, quella cioè dove i diritti appartengono a tutti. Che non significa fare quello che si vuole, perché ci sono, appunto, le regole. Perché leggerlo: Perché spiega concetti difficili con parole semplici e dovrebbero leggerlo davvero tutti, ragazzi e adulti. Magari insieme, per parlarne e confrontarsi. E per riscoprire quel piccolo capolavoro del diritto che è la Costituzione italiana, dove si dice – tra l’altro – che tutti abbiamo pari dignità sociale e siamo uguali davanti alla legge e il nostro paese ripudia la guerra. La ammette soltanto come difesa, in caso di aggressione.

Come inizia: Vi piacerebbe vivere come vi pare? Senza dover obbedire a nessuno, senza rispettare nessuno divieto, facendo tutto quello che vi garba? Siete pronti a gridare «Sìììììììì»? Aspettate un attimo, prima di rispondere” Forse, dopo aver letto questo libro, cambierete idea. Intanto, seguiteci in un viaggio fantastico: una visita al Paese di Allegropoli. Allegropoli è un paese un po’ particolare. I suoi cittadini non rispettano le regole, perché a loro le regole non piacciono: le trovano fastidiose. Il signor Arrogantelli, proprietario del bar, sta parcheggiando la sua automobile sulle strisce pedonali: sa benissimo che in questo modo blocca lo scivolo del marciapiede e che le carrozzelle e i passeggini non potranno passare, ma non gliene importa nulla. Che si arrangino! Tanto il vigile di zona, il signor Distrattini, chiuderà certamente un occhio: beve tutte le mattine il caffé gratis nel bar del signor Arrogantelli, e in cambio finge di non vedere. 21


CENTRO STUDI

Con i nostri OCCHI

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uando il risultato di un lavoro è del tutto inaspettato, quando chi assume il ruolo di colui che educa si trova spiazzato di fronte alla forza prorompente che esce da chi si trova di fronte, quando la strada su cui si comincia a camminare diviene pian piano un percorso, ci si rende conto di quanto la pratica dell’educare effettivamente consenta di esprimere ciò che è dentro ad ognuno, quello che è in potenza e che ha solo bisogno di terra fertile per crescere e divenire altro. Questo e molto altro è stato per noi educatori l’esperienza del “corso di cinema” organizzato per il gruppo adolescenti del CIAI. Un’esperienza che avrebbe dovuto portare i ragazzi all’ideazione e realizzazione di un cortometraggio che avesse come filo conduttore il rispetto di sé e dell’altro e che invece si è pian piano definito

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nella cornice di una “docufiction” in cui i ragazzi, protagonisti di ogni fase, si sono raccontati, mettendosi in gioco come raramente prima avevano fatto, parlando di sé, della propria storia, dei propri sogni. Per realizzare “Con i nostri occhi” ci siamo rivolti a Mario Garofalo, regista della Scuola di Cinema dei bambini di Milano che, destreggiandosi tra ritardi, pause prolungate e tutto ciò che caratterizza un contesto informale quale è quello del nostro gruppo, ha capito che il desiderio dei ragazzi più fedeli alle attività non era tanto quello di raccontare storie di altri, di utilizzare il cinema come uno strumento con cui affrontare temi cari al CIAI, ma era invece quello di raccontare se stessi, utilizzando il cinema e la telecamera come canale attraverso il quale parlare di sé, far sentire la loro voce, parlare della propria storia, dell’adozione, del presente e del futuro. E così emergono domande, dubbi, in-

di Chiara Biffi e Maurizio Alaia*

quietudini, dolori nascosti, desideri di andare avanti perché “non si tocca fondo per poi toccare ancora fondo” ma sempre è possibile rialzarsi e stare meglio; perché i “nostri ragazzi”anche se con storie difficili alle spalle sono tutti in grado di guardare lontano e di pensare al futuro, riconoscendo le proprie difficoltà, l’amore che la famiglia ha saputo e sa dar loro, l’importanza di avere intorno a sé persone con cui poter condividere gioie e dolori, la possibilità di crescere nella ricchezza della differenza. Tutto questo nella costruzione della propria identità, fatta spesso di contrasti e piccole contraddizioni, di desideri di ritornare nel proprio paese d’origine per un’esperienza intima e personale. Ci siamo chiesti se fosse opportuno proseguire un lavoro che stava portando i ragazzi a scavare nei loro timori, imbarazzi, intimità ed abbiamo capito che certamente questo era quello che loro in quel momento desideravano, per il fatto di far


parte del gruppo ragazzi del CIAI, per il fatto che da noi è un po’ come sentirsi a casa, perché qui ci si sente liberi di raccontare una storia che forse altrove viene solo in parte portata in luce e perché il desiderio di molti dei ragazzi che in questo momento fanno parte del gruppo adolescenti è quello di condividere con i pari, quelli “veri”, la propria storia. Ci siamo anche chiesti come avremmo potuto utilizzare quanto prodotto, se e in che modo fosse opportuno mostrarlo ai genitori, cosa i ragazzi in effetti hanno voluto comunicare attraverso le immagini, le parole dette e non dette. Abbiamo guardato il film con i ragazzi e la loro reazione è stata di stupore. Stupore rispetto ad un prodotto che si aspettavano sarebbe stato molto più semplice e meno “professionale”, ma soprattutto stupore e in un certo

senso disorientamento, nel rivedersi e nel riconoscersi completamente nelle cose dette dagli altri e nei loro dubbi, nel sentirsi un po’ appartenenti ad un luogo e a una vita ed un po’ ad un’altra, nel desiderio di riscoprire da dove si viene, i luoghi in cui si è vissuto, la cultura da cui si proviene. E poi la voglia di pensare al domani e a quello che domani si può fare, costruendo una storia che è poi la storia di ognuno di loro e di noi. E’ la prima volta che ragazzi che hanno in comune l’esperienza dell’adozione si raccontano in modo così semplice e diretto, dicendo cose note a chi si occupa di adozione ma che diventano nuove, colorate e ricche nel momento in cui sono finalmente raccontate e rielaborate da chi le ha vissute. Tutto questo rispettando profondamente l’intimo di ognuno, maneg-

Fare cinema con i ragazzi

giando i racconti personali emersi da alcuni ragazzi con una cura talmente forte da decidere di non inserirli nel film, nella convinzione che condividere non significhi necessariamente spogliarsi, ma piuttosto rispettarsi. Abbiamo chiesto ai ragazzi che cosa avrebbero voluto fare di quel documento così bello ed emozionante e siamo in attesa di una risposta da parte loro. Certamente rivedersi senza imbarazzi, cercando di guardare gli altri prima che se stessi, è il modo migliore per poter entrare nelle immagini e nelle parole. Siamo certi che i ragazzi, con i loro occhi, vedranno cose che noi non siamo stati in grado di vedere e che proprio per questo sapranno dirci loro come utilizzare qualcosa di davvero grande. * educatori, gruppo adolescenti CIAI

di Mario Garofalo*

Quando il CIAI mi ha proposto di realizzare un corso con i suoi ragazzi e le sue ragazze adolescenti ho reagito con grande emozione. Il mio essere regista e docente di cinema mi porta ogni volta a incontrare esperienze e gruppi diversi per cercare di raccontare e raccontarsi attraverso immagini e suoni. Ma i ragazzi e le ragazze del CIAI hanno dentro di loro qualcosa di talmente forte e importante che difficile è stato all’inizio capire quale strada percorrere insieme. Poi, partendo dal tema del rispetto, ho capito insieme a loro che il primo rispetto da approfondire e di cui essere coscienti è proprio il rispetto di se stessi. E così ho avviato un lavoro che I ragazzi hanno utilizzato la telecamera per piano - il film Con i nostri occhi, di cui io affrontasse questioni legate a loro perparlare di loro stessi, della loro storia, del sono il curatore e in qualche modo il trasonalmente, alle loro passioni, alle loro presente e del futuro mite, ma che è profondamente loro e emozioni: in particolare ho chiesto loro che spero adesso possa servire, a chi lo di portarmi immagini e suoni legati alla felicità e alla rabbia che hanno dentro e che portano con sé ha realizzato, per guardarsi più da vicino “con rispetto di sé”, ed eventualmente, per offrirsi a un mondo di spettatori più nella loro vita di tutti i giorni. Il risultato bellissimo è stato che hanno aperto le loro porte con ampio, che – ne sono certo - saprà apprezzare la forza delle loro grande naturalezza, semplicità e – ci tengo a sottolinearlo – ma- immagini e delle loro parole. turità e consapevolezza, affrontando questioni grandi, di loro *regista, docente di cinema stessi, del loro passato e del loro presente. Così è nato - pian 23


CENTRO STUDI l Gruppo Adottivi Adulti del CIAI da diverso tempo si sta confrontando sull’importanza che riveste il legame biologico nella costruzione della propria identità e quanto questo possa influire nei rapporti con gli altri (dai genitori adottivi agli amici, al partner e nel rapporto con con i figli). Come spesso accade, ci sono all’interno pareri piuttosto diversi dovuti sia alla propria storia adottiva, sia all’età e ovviamente all’indole. Partendo da questo dibattito nato all’interno del Gruppo, su suggerimento di Marco Chistolini, si è deciso di aprire il confronto con chi, invece, ha una posizione chiara e precisa come l’associazione Astro Nascente, associazione no-profit che promuove il diritto a conoscere le proprie origini attraverso la ricerca della famiglia biologica e che ha costituito un sito internet in cui, attraverso una bacheca virtuale, tutti possono accedere gratuitamente a un registro di figli adottivi e genitori biologici (che loro definiscono naturali) con l’obiettivo di ritrovarsi. Così giovedì 31 marzo il Gruppo ha incontrato il presidente dell’associazione, Loris Coen Antonucci e una sua collega. È stato un incontro costruttivo e interessante, dove per la prima volta il Gruppo si è trovato a confrontarsi con una realtà culturale e storica dell’adozione molto diversa e inaspettata. Loris Coen Antonucci ha spiegato che l’associazione è nata dalla propria storia personale di adozione (nazionale). Lui, come la collega, è cresciuto in una famiglia adottiva dove, anche sullo stesso suggerimento degli operatori psicosociali dell’epoca, era sconsigliato parlare di adozione, tanto meno fuori dalla famiglia adottiva (questo era agevolato anche perché non c’era una diversità somaticamente evidente). Proprio questa restrizione, probabilmente, ha fatto nascere in loro il forte bisogno di conoscere le proprie origini e di ricevere delle risposte in merito al proprio abbandono. Da un progetto personale è diventato un progetto collettivo e hanno poi deciso di fondare l’associazione Astro Nascente, per dare a chiunque sia stato adottato la possibilità di ritrovare la famiglia biologica (e viceversa), e riempire per quanto possibile quel famoso “buco nero”.

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Il VALORE del LEGAME BIOLOGICO di Maria Forte*

C’è un’associazione che promuove il diritto dei figli adottivi a conoscere le proprie origini ricercando la famiglia biologica. Si chiama Astro Nascente e il Gruppo Adottivi Adulti ha voluto confrontarsi con il presidente A questo punto è stato inevitabile chiedersi “perché nasce questa esigenza di sapere chi sono i genitori biologici? Perché andare a cercare qualcuno che non ci ha voluto? È forse più importante il legame biologico del legame affettivo che si crea con la famiglia adottiva?...Ma quanto valore attribuiamo ‘noi adottivi’ al legame biologico?” Certamente il contesto culturale dell’adozione internazionale, in cui la diversità etnica è spesso evidente, ha facilitato la stessa famiglia adottiva a valorizzare le diversità, sia fisiche che culturali, e ad avere gli strumenti adeguati per aiutare il figlio adottivo a rielaborare la propria storia senza il timore di condividere paure ed emozioni (e a volte anche rabbia), cercando risposte rispetto alla storia pregressa, per viverla più serenamente.

Il Gruppo si è dimostrato piuttosto unanime nell’affermare che questo legame di sangue non è molto rilevante, soprattutto non più del legame affettivo. Per alcuni c’è sicuramente la curiosità di sapere chi sono i genitori biologici, sapere se si assomiglia di più alla madre o al padre biologico, ma certamente non per ristabilire con loro un legame genitoriale. “I genitori adottivi sono coloro che, anche se non ci hanno partorito, si sono presi cura di noi, ci sono sempre stati nel momento del bisogno e ci hanno insegnato ad affrontare la vita”; “con loro abbiamo e continuiamo a condividere pensieri, emozioni, la quotidianità, mentre i genitori biologici, nonostante abbiano lo stesso nostro sangue, sono comunque persone estranee a noi, a ciò che siamo stati, che siamo, facciamo e proviamo…non ci conoscono e non ci hanno insegnato niente”. Probabilmente per la maggior parte dei ragazzi del Gruppo, arrivati con l’adozione internazionale, è più importante cercare la propria identità etnica, infatti alcuni di loro hanno fatto il viaggio di ritorno al Paese natale per riscoprire le proprie origini culturali ed etniche: “è stato bello trovarsi in un Paese dove la maggior parte delle persone ti assomiglia …ti da per la prima volta un senso di appartenenza”. Per Astro Nascente, invece, questo legame biologico è molto importante, molto più del legame affettivo. Hanno infatti raccontato che una “figlia adottiva” qualche anno fa, tramite un annuncio pubblicato proprio


La famiglia adottiva sul loro sito, pensava di aver ritrovato la sorella biologica in quanto coincidevano sia dati storici sia fisici (infatti si trovavano molto simili fisicamente). Convinte di essere sorelle, hanno deciso di frequentarsi e nel corso del tempo si è così creata una forte amicizia e una certa complicità. Ad un certo punto, per sancire questo rapporto, hanno deciso di fare l’esame del dna e…sorpresa: hanno scoperto che non erano sorelle! Da quel momento, solo per il fatto di sapere di non essere dello stesso sangue, si sono sentite improvvisamente estranee, tanto da decidere di non portare più avanti l’amicizia così assiduamente come prima. Un altro elemento di criticità rilevato dal Gruppo nei confronti dell’associazione Astro Nascente è stato nella metodologia utilizzata: mettere a disposizione di chiunque (quindi anche di un minorenne che può accedere liberamente senza registrazione) dati sensibili e personali, spesso con indicazioni per un eventuale contatto, con nomi e cognomi anche di terzi, senza nessun filtro tra chi cerca e chi vuole essere trovato, è un fatto altamente pericoloso e poco responsabile. A volte, magari anche in buona fede, non sempre ci si rende conto delle implicazioni e conseguenze che un sito, di questo tipo, può avere nella storia dei figli adottivi, delle famiglie adottive e delle famiglie biologiche. Il Gruppo, infatti, ha manifestato l’importanza che potrebbe avere il sostegno psicologico e di accompagnamento per tutti i protagonisti di questa ricerca in quanto non è detto che gli incontri vadano sempre bene, anzi proprio perché non si conoscono le storie pregresse e le motivazioni che hanno portato all’adozione (magari per violenze, abusi, prostituzione …) è fondamentale che ci sia un professionista che filtri e prepari entrambi i soggetti, che esponga le implicazioni di questa ricerca delle origini, e che, se lo ritiene opportuno, anche sconsigli l’incontro. Si va a bussare ad una porta dove non si sa chi ti apre… e magari potrebbe esserci chi ti sbatte nuovamente la porta in faccia! La serata è stata molto costruttiva e importante per il Gruppo che, di fronte a una realtà così diversa si è dimostrato comunque aperto al confronto e soprattutto rispettoso delle diverse opinioni. *Centro studi

di Marina Raymondi*

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l nuovo libro di Marco Chistolini - "La famiglia adottiva. Come aiutarla e sostenerla" Franco Angeli editore- nasce come strumento per il lavoro psico-sociale ed educativo e di fatto si evolve in un testo che può interessare anche i genitori adottivi e tutti coloro che sono interessati all’adozione. In quest'ultimo lavoro editoriale di Chistolini - psicologo e responsabile scientifico CIAI - si possono trovare considerazioni di ampio respiro per nulla scontate anche se di un’apparente semplicità e di una logica disarmante, con un approccio innovativo e positivo ancorchè per nulla ottimistico ma anzi pienamente ancorato ai dati di realtà e suffragato dall’esperienza dell’operatore, da anni a fianco delle famiglie adottive. L’adozione è un evento che va a toccare valori e tematiche che in tutti noi sono radicati a livello profondo, scontrandosi con convinzioni personali e opinioni generali che non sono ancora del tutto superate. Il pensiero generalizzato sull’adozione che il contesto sociale rimanda alla famiglia adottiva inevitabilmente si ripercuote su pensieri e modalità di relazione che la famiglia stessa tende poi a mettere in atto. In questa cornice, non solo le competenze ma anche le convinzioni personali dell’operatore incaricato a sostenere la famiglia nel post adozione - sia esso dei servizi del territorio o dell’ente autorizzato -possono essere determinanti nella sostruzione della relazione e nel’efficacia dell’intervento, e così diventa importante che l’operatore stesso ne sia consapevole . Il presupposto offre quindi l’occasione per addentrarsi in una riflessione profonda e affascinante sull’adozione e sulla natura stessa di tale istituto, sul concetto di legame biologico e di sangue, sulla sterilità, sull’influenza delle aspettative, sul significato di abbandono, sulla dimensione del sapere e del capire e sul senso d’identità e di appartenenza etnica, spesso confusi da buona parte della letteratura. L’analisi - approfondita, ricca di rimandi bibliografici di carattere internazionale e di considerazioni sulla base delle più importante e recenti ricerche, italiane e straniere, sugli esiti dell’adozione - scorre incredibilmente via veloce e in maniera comprensibile, permettendo anche al lettore non esperto di approfondire una tematica così complessa con estrema facilità e crescente interesse L’aspetto concettuale si fonde infine con la progettualità operativa, suggerendo un’ampia varietà di interventi per il sostegno alla famiglia adottiva all’interno di un quadro in cui l’operatore psico-sociale viene invitato a lavorare in termini di risorsa - sia genitoriale che del bambino - non sottovalutando la capacità di resilienza dello stesso. Così come le relazioni negative sono in grado di produrre danni, quelle positive possono porvi rimedio, anche nei casi più complessi. Questo appare in sintesi l’approccio suggerito dall’autore nella convinzione, ampiamente suffragata dalla letteratura internazionale e dalla sua personale esperienza, che “l’adozione sia uno strumento di grandissima efficacia per garantire ai bambini una condizione di vita serena e soddisfacente”. *Responsabile Centro studi, Formazione ed Educazione

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Rappresentano per un’associazione uno straordinario patrimonio di cui tener conto. Ma non sono tutti uguali. Vediamo da vicino “quelli” del CIAI di Francesca Calza*

VOLONTARIO: chi, come e perché opo qualche anno di lavoro in questo settore, in Ong, più o meno grandi, posso dire di aver avuto la fortuna di conoscere diverse tipologie di volontari, portati da differenti motivazioni e spinte. Ho incontrato volontari legati alle associazioni per cause inerenti ad una malattia di un familiare, un parente, oppure per strettissima vicinanza alla missione, intesa poi come stile di vita; volontari per legame religioso o per militanza politica, per scelta o anche solo per caso. Per un giorno, un’ora, tutta la vita. È un mondo particolare questo, in cui viene richiesta e offerta una possibilità di fare un servizio, che ha un valore per l’associazione ma di più per chi mette a disposizione parte del suo tempo. In questi primi mesi, ho capito che il fare volontariato per il CIAI significa tradurre alcuni dei valori fondanti dell’associazione, come il principio di gratuità e di sensibilizzazione sulle tematiche legate all’infanzia. Infatti i volontari del CIAI sono molto spesso le stesse famiglie adottive, oppure le persone che hanno un sostegno a distanza e quindi partecipano già attivamente alla vita associativa, cosa che non

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accade in molti altri ambiti. Questo lo Tutti vengono accomunati dai due obiettrovo davvero un punto di forza. tivi: raccogliere fondi e fare sensibilizzazione ovvero diffondere la conoscenza del Ma di chi parliamo quando parliamo di CIAI e delle sue attività di solidarietà e volontari? I nostri volontari sono ben cooperazione; promuovere, organizzare e 1254; in parte si sono riuniti in gruppi tergestire iniziative atte al reperimento di ritoriali (ad oggi, 11), mentre altri costifondi per tali attività; partecipare alle inituiscono punti di riferimento sul territorio. ziative proposte dalla sede centrale. La restante parte (non pochi!) raccolgono L’elemento trasversale a questi obiettivi è la specifiche ed occasionali proposte di voformazione, che verrà strutturata e verterà lontariato dando disponibilità per le serate principalmente su nozioni base sulla cooteatrali, le piazze, i banchetti etc. Il CIAI si perazione e l’educazione alla mondialità. rivolge a loro in occasione di iniziative particolari con una proposta di volontariato Dove vogliamo andare? La direzione chiara, definita, concreta, alla portata di verso la quale vogliamo muovere il volontutti, mentre ai volontari dei Gruppi si ri- tariato del CIAI oggi consiste nel valorizchiede un sforzo maggiore in termini di zare l’unicità di ogni volontario e di ogni continuità e presenza sul territorio. gruppo, in modo da evidenziare gli elementi che lo contraddistinguono e conseIn generale, cosa cercano e cosa troguentemente contraddistinguono il CIAI vano? Sicuramente tutti cercano e trovano in quel territorio, nell’ottica di un ampliaun modo semplice, e pratico, di fare qualmento della base volontaria, del rafforzacosa per gli altri, un modo per rendersi mento dei gruppi locali attuali e utili nei confronti di una associazione che, dell’apertura di nuovi. in molti casi, è anche un ente che gli ha Attraverso le newsletter, il sito, le comunidato quella splendida opportunità di comcazioni mirate e le stesse colonne di questo pletare la propria famiglia. giornale cercheremo di mantenere aperto Per il CIAI, sono risorse preziose, interloun canale di comunicazione che ci concutori e portatori di interesse, artefici e desentirà di crescere insieme. stinatari di proposte e iniziative, sono consiglieri, soci, amici. *Settore Raccolta fondi CIAI


NETWORK EVENTO DI PIAZZA 2011 Anticipazioni sul Natale! Sappiamo che vi sembra presto per parlarne ma iniziate a prendere nota di questa data: 3 e 4 dicembre 2011. Si torna tutti insieme nelle piazze a distribuire il cioccolato per realizzare i sogni di tanti bambini. E’ l’appuntamento annuale più importante per la raccolta fondi, per stare insieme ma soprattutto per farci CIAI VENETO IN FESTA rendere conto di quanti siamo davvero Ci scrive Sara Guarda dalla sede CIAI Vein tutta Italia a soneto: stenere il CIAI! “Anche quest'anno le famiglie venete Basti pensare che lo hanno voluto salutare l'arrivo dell’estate scorso anno eravamo con una festa all'aperto. Organizzatori in 100 piazze con più della bellissima giornata sono stati “i di 800 volontari, per D’Angelo”, Paola Nico Gheeta e Raju, a cui una raccolta fondi totale di 106 mila euro. vanno tutti i nostri ringraziamenti. Grazie a Paola che ha festeggiato la presi- ...c’è solo da ripetere l’esperienza anzi, direi sempre migliorarla! denza, a Barbara sempre presente, alla Presto vi faremo conoscere tutte le noRos e ad Alessandra.” vità: vi anticipiamo già che ci saranno Nelle foto, due momenti della festa ancora le tavolette di cioccolato

(cacao del commercio equo e solidale) ma questa volta avranno una confezione veramente speciale: borsine colorate in materiale di recupero (zanzariere) realizzate da Smateria che

dà lavoro a gruppi di donne pagandole equamente e tutelando i loro diritti. Alcune di queste donne sono le mamme dei bambini che frequentano il Centro STS di Andong, alla periferia di Phnom Penh e quindi siamo doppiamente felici di poterle aiutare.

TOURNEE TEATRALI Da ottobre 2010 a maggio 2011 abbiamo seguito in tournée i seguenti testimonial del CIAI: Gianluca Guidi, Pamela Villoresi, Marco Columbro, Gianmarco Tognazzi e Bruno Armando. In ben 164 serate, con il supporto di circa 400 volontari, sono stati raccolti 96.000€. I fondi verranno destinati a diversi progetti, principalmente in Cambogia, Burkina Faso ed Etiopia.

Un simpatico gruppo di ragazzi di Lanciano (Chieti) ha dato vita lo scorso 8 maggio, ad un bellissimo spettacolo andato in scena al Teatro Fenaroli, “Alice nel Paese delle meraviglie”. Il ricavato della serata è stato destinato ai progetti del CIAI. Grazie a tutti loro

Questo risultato parla da solo: non possiamo che ringraziare di cuore i testimonial, i teatri che ci hanno accolti e, in ultimo ma non per ultimo, i nostri volontari che preparatissimi hanno allestito i banchetti e offerto candele e materiale informativo. Nella foto, Gianluca Guidi con Raffaella Macando e Tiziana Di Lorenzo, volontarie di Varese

per la generosità e l'entusiasmo. Nella foto, Gianluca Ciofani e Patrizia Sciarra del nostro Gruppo Territoriale di Pescara, insieme a Valentina Martino e Raffaele Di Nunzio, fra i più vivaci animatori della Compagnia teatrale.


RACCOLTA FONDI

Aziende Amiche CERCASI ono sempre di più le aziende, di ogni dimensione e comparto produttivo, impegnate in attività benefiche; ad esse si aggiungono le numerose fondazioni. Si chiama corporate fundraising. E’ una relazione, una partnership, nata per raccogliere fondi ma anche per creare un vero e proprio scambio. Un’azienda, infatti, può offrire ad un’associazione diversi elementi: fondi per i progetti ma anche servizi, visibilità, accesso ai dipendenti, comunicazione con i clienti, ospitalità per eventi, volontari e tanto altro. E l’azienda che cosa si aspetta da questa relazione? Migliorare la reputazione ma anche fidelizzare i consumatori, migliorare il clima interno, aumentare le vendita ma soprattutto compiere un gesto di responsabilità sociale.

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CIAI e le aziende
 Oggi la raccolta da aziende rappresenta per il CIAI il 15-18% delle entrate. E’ un buon risultato ma sarebbe importante poterlo incrementare. Non dobbiamo dimenticare che oggi la nostra associazione è dotata di una struttura e di professionalità tali da poter gestire un rapporto complesso come quello con un’azienda (ufficio comunicazione e raccolta fondi, rendicontazione progetti, relazioni esterne, ecc.). CIAI, al tempo stesso, si presenta come una realtà che può interessare alle aziende (serietà e trasparenza, rete di volontari attiva, database, strumenti di comunicazione interni ed esterni, progetti strutturati e ben rendicontati, ecc.). 
Insomma abbiamo gli strumenti e le potenzialità per crescere. Per farlo abbiamo bisogno anche del vostro aiuto. Le relazioni I manuali di Fund Raising insegnano che il punto di partenza per identificare delle aziende partner è il capitale relazionale interno all’associazione. Un socio o sostenitore che ha conoscenze dirette all'interno di un'azienda e lo segnala all'associazione permette di identificare subito l'interlocutore giusto e di "avere udienza". Spesso è proprio questo l’aspetto più difficile. In28

di Simona Molteni*

dividuare all’inSi chiama corporate fundraising ed è quello terno dell’azienda il referente migliore. che porta associazioni come la nostra a E farsi ascoltare. 
 Chi può aiutarci in collaborare attivamente con aziende di varie questo? dimensioni. Vi spieghiamo come potete Chi rappresenta il nostro capitale reaiutarci a svilupparlo lazionale? VOI!
 I soci, i sostenitori, le famiglie, i consiglieri, i dipendenti, i volontari...tutti voi lanum abbiamo contattato la Fondazione siete il nostro capitale sociale. E potete e ottenuto un finanziamento per un prodarci un grande aiuto a crescere. getto in Cambogia nel 2008-2009. Segnalateci un contatto all’interno del- Universo Sport: ha attivi numerosi sostel’azienda presso cui lavorate, la società gni a distanza con il CIAI da parecchi dove lavora un amico, un parente o un co- anni. Il contatto è arrivato attraverso una noscente. Tante sono le cose che possiamo nostra socia e volontaria. fare, a partire dai semplici biglietti di Na- Global Selection: ha finanziato nel 2010 tale per arrivare a collaborazione più com- un progetto in Burkina Faso. Contatto avplesse. viato grazie all’intervento di un nostro Ecco qualche esempio di ciò che abbiamo socio, sostenitore e volontario. fatto fino ad oggi grazie a qualcuno di voi. Archon Group: abbiamo avviato nel 2010 Barclays: grazie all’impegno di una nostra un’iniziativa di payroll living con i dipensocia volontaria, Barclays ha promosso denti. La relazione è nata grazie ad una un’attività di volontariato aziendale a fa- nostra sostenitrice. vore del CIAI in occasione dell’iniziativa Pasta Garofalo: grazie all’intervento di un di piazza natalizia. socio, Pasta Garofalo ha regalato 250 zanOgilvy & Mather: la collaborazione ormai zariere ad altrettante famiglie cambogiane. decennale con questa grande agenzia di In occasione del Salone del Gusto 2010 pubblicità che ha realizzato in maniera ha distribuito borse prodotte con matecompletamente gratuita tutte le nostre riali riciclati e confezionate da lavoratrici maggiori campagne è nata dalla cono- cambogiane equamente retribuite. scenza personale di una collega del CIAI. Schenker Italiana, Kodak, Terrae, Iantra Bennet: grazie ad un contatto di una diViaggi, Mac2Libri, Transcom, Studio Tecpendente, nel corso del 2010 un progetto nico Navale Romano, Ecofly, FISACCIAI in Burkina Faso è stato inserito nel CGIL: sono solo alcune delle aziende catalogo Raccolta Punti dei Supermercati segnalate da nostri soci, sostenitori, voBennet. lontari e amici che hanno collaborato con Fondazione ST e Fondazione Pistorio: il CIAI in occasione del Natale con bigrazie ad un consigliere, CIAI ha avviato glietti augurali, calendari, donazioni a un rapporto con la Fondazione ST e con progetto e così via. Fondazione Pistorio che dura ancora oggi Grazie a tutti coloro che si sono mobilitati e di cui hanno beneficiato diverse centiper dar vita a tutte queste collaborazioni. E naia di bambini. grazie a tutti coloro che da oggi si impeViridea: grazie all'interessamento di un gneranno a farlo! Avete un’idea o un consocio e sostenitore, da qualche anno ospita tatto? Chiamatemi (02 84844438) o i volontari del CIAI in 5 punti vendita in scrivetemi (simona.molteni@ciai.it). Inoccasione dell’iniziativa di piazza “Il ciocsieme riusciremo a fare la proposta giusta! colato che fa bene”. Fondazione Mediolanum: su suggerimento di una socia dipendente di Medio*Responsabile Raccolta fondi CIAI


Di corsa, con la Costa d’Avorio nel cuore Gli amici del programma radiofonico Caterpillar, in onda ogni po- erano solo 13,5. Forse ho pagato il passaggio da 44 a 48 anni: stavolta ho smesso di correre e iniziato a marciare già dal terzo km! meriggio su RadioRai2 hanno sostenuto CIAI nella Milano City Ciononostante sono riuscito ad arrivare al cambio con Solibello con Marathon sia nel corso delle trasmissioni che formando una squasoli 2 minuti di ritardo sul tempo previsto. Peccato che dietro di me dra per la staffetta. Ecco il racconto entusiasta degli atleti che, con fossero rimasti solo 6 (sei) degli oltre mille e cento frazionisti. Rila squadra “CIAI la Radio”, hanno così sostenuto il progetto in peto: non fate questo a casa vostra, allenatevi! Costa d’Avorio. Caterpillar questa volta ha sensibilizzato gli ascoltatori su Vi siete divertiti? raccontateci la vostra esperienza di un conflitto dimenticato, la Costa d'Avorio: che impresatleti per il CIAI sioni avete avuto dal lavoro del CIAI nel paese? Da molto tempo cercavamo qualcuno che potesse dare un senso alla nostra voglia di fare una mezza follia. A Caterpillar raccontiamo C'è stata una incredibile coincidenza temporale, perché questa giocosa iniziativa è coincisa con la guerra civile che spesso le imprese di navigatori, rematori, corriha portato al cambio di regime in Costa d'Avorio. dori, motociclisti estremi che percorrono oceani o Nei giorni subito prima e subito dopo la marastrade in tutto il mondo, e finalmente abbiamo tona abbiamo conosciuto e sentito in onda più potuto essere protagonisti in prima persona di volte Valery, il corrispondente ivoriano del CIAI, una piccola impresa. Il CIAI ci ha dato questa opche nei momenti più drammatici del conflitto è portunità, permettendoci di non vergognarci per stato costretto a barricarsi negli uffici del CIAI ad la nostra performance collettiva, visto che tutto Abidjan con tutta la famiglia di dodici persone. veniva fatto a fin di bene. La cosa divertente è Pensava che fosse più sicuro stare lì, ma il pache il CIAI ha messo in campo svariate staffette: lazzo di Gbagbo, il vecchio presidente, era a una delle migliori, per la performance di Merihun poche centinaia di metri quindi si è trovato quasi Crespi e una delle peggiori: la nostra. Vorremmo nel cuore degli scontri. Non poteva uscire a prenanche ricordare il ruolo giocato da Fabrizio Cosi, Marco Ardemagni dere cibo perché la città era percorsa da bande di Podista da Marte, maratoneta generosissimo e criminali e i negozi erano comunque chiusi. Per fundraiser per le iniziative di charity della maratona: lo avevamo sentito spesso in onda a Caterpillar, stavolta ci ha fortuna siamo quasi sempre riusciti a rimanere in contatto con lui tirato dentro in pieno. La staffetta di Caterpillar era composta da un via telefono e via Skype: l'abbiamo sentito in onda più volte e poi rappresentante di ognuna delle componenti del programma: Filippo abbiamo festeggiato insieme, sempre a Caterpillar, la vittoria del presidente legittimo Ouattara. Sappiamo che il problema di trovarsi Solibello, un conduttore, Marco Ardemagni un inviato/autore, Finel centro del conflitto ha toccato anche la comunità di bambini lippo Rossi, un redattore e Silvia Tomaselli, una ascoltatrice. nell'Ovest del paese supportata dal CIAI e le suore che si prendeMarco Ardemagni è partito per primo: raccontaci la tua vano cura di loro. Sapevamo da Valery che nella fuga dal teatro teoria infallibile del “correre in purezza” (risponde Marco) Avevo lanciato questa tecnica, assolutamente della guerra civile e nella successiva fase il gruppo aveva avuto sconsigliabile, nel 2007. Correre "in purezza" significa correre enormi difficoltà, anche solo a comunicare con la capitale, figurarsi senza il minimo allenamento nei giorni e mesi precedenti. Allora, per ricevere fondi e materiale. Poi abbiamo appreso con dolore nel 2007, avevo ipotizzato di correre tutta la maratona, confidando della morte di tre di questi bambini. Il nostro rispetto e la nostra in un passato da mezzofondista (con risultati penosi già da giovane, stima per chi opera in queste condizioni estreme, e qui ci riferiamo peraltro). Nel 2007 me l'ero cavata discretamente fino al dodicea tutto il CIAI, è infinita e da qui in avanti non smetteremo di supsimo km poi ero crollato e avevo proseguito in un misto tra corsa e portare il CIAI. Un ringraziamento finale a Donatella, Daniela, Franmarcia fino al km 35 dove mi ero poi ritirato tra le pernacchie, rima- cesca e a tutte le persone che quotidianamente portano avanti le nendo inabile alla deambulazione per giorni. Questa volta è andata attività del CIAI. ancora peggio, anche se i km da percorrere come primo frazionista (intervista raccolta da francesca mineo)

Grazie marziani! Martedì 24 maggio al Centro Educativo Stadera si sono inaugurati gli spazi del Centro ristrutturati grazie alla raccolta fondi partita dal gruppo Podisti da Marte con la corsa da loro organizzata il 5 marzo. L'inaugurazione è avvenuta alla presenza dei bambini del centro con cui i "marziani" si sono sfidati in giochi e gare. Ancora grazie a tutti i Podisti da Marte. Nelle foto, Laura Amisano e Carlo Bosani e il presidente Fabrizio Cosi. 29


NEWS per cento (si tratta di circa 1,2 milioni di etiopi), fermandosi a un 2,4 nei centri urbani (dove il Dimezzare la diffusione del virus dell'Aids in Etio- livello di formazione e istruzione è più alto) e raggiungendo un 7,7 nelle zone rurali (dove pia quadruplicando la distribuzione di preservativi e prolungando le cure gratuite per i malati. E' ignoranza e credenze popolari frenano bruscamente cure e prevenzione). L'obiettivo del gol'ambizioso piano del governo di Addis Abeba verno ora è intensificare la strada intrapresa che intende raggiungere questi risultati in soli cinque anni. Un programma non facile, ma possi- arrivando ad abbattere la soglia dei malati all’1 per cento. Per riuscirci il governo dell'Etiopia ha bile: basti pensare che secondo i dati del miniprevisto di estendere il trattamento farmacolostero della Salute nel 2001, quando si è dato il gico dall’attuale 60 per cento della popolavia al primo piano anti-Aids, la popolazione afzione, all'85, coinvolgendo così altri 400mila fetta dal virus era circa il 25 per cento, sopratmalati. (AGIAFRO) tutto giovani. Oggi la media è calata sotto il 3 Etiopia

africani, specializzati sui diritti dei minori, una in particolare fa riferimento alle adozioni interSi è svolto ad Addis Abeba in Etiopia, lo scorso nazionali: si chiede al comitato di adottare in mese di marzo, il quarto Forum sulla “Carta afri- toto la Carta africana dei bambini (ACC), così cana sui diritti e il benessere del bambino”. Il da poter privilegiare misure alternative di proForum rappresenta un punto di riferimento e un tezione dell'infanzia, quali le adozioni internamomento di confronto tra esperti nell'ottica di zionali. Un’altra raccomandazione invita gli migliorare, attraverso programmi e piani specifici, Stati del continente “ad applicare correttala tutela dei diritti dei bambini in Africa. All'inmente le leggi e le politiche per l’infanzia, imcontro hanno partecipato attivisti e addetti ai la- plementandole sui temi della tutela dei diritti vori provenienti da 23 paesi africani. Tra le per i bambini con disabilità”. raccomandazioni rivolte al Comitato di esperti (Better Care Network) Africa

Burkina faso Sabato 14 maggio, a Ouagadougou migliaia di donne hanno risposto all’appello di diverse Ong e con una marcia pacifica di 1 km hanno denunciato violenze e rapine, richiamando la società del Burkina Faso ad una cultura di pace, condizione sine qua non per costruire uno stato di diritto. Nella crisi che scuote il Burkina Faso dal febbraio ultimo scorso, sono le donne ad aver pagato il

“Le donne reggono il mondo. Intuizioni femminili per cambiare l'economia” a cura di Elena Sisti e Beatrice Costa (Altreconomia Edizioni, 12 €) Le donne reggono il mondo: un bel titolo per ricordare che, in tutte le società, le donne lavorano più degli uomini, si fanno carico del “welfare domestico quotidiano”, gestiscono l’economia e il denaro con più lungimiranza, in situazioni di crisi, in casa o nella propria azienda. E tutto questo ha una ricaduta sociale notevole, con effetti tangibili sia all'interno dei nuclei familiari che nella società.

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maggior prezzo dei crimini connessi con la situazione: oltre a violenze e rapine, rincaro della vita ed ingiustizie sociali. Hortense Louguè, coordinatrice di una delle associazioni, ha letto l’appello per la pace di donne e ragazze del Burkina Faso, che si conclude con queste parole: “Agiamo insieme perché l’amore e la pace vere germinino nei cuori di uomini e donne di questo paese, affinché il nostro caro Burkina Faso ritrovi pace, giustizia, equità e coesione sociale”.

Eppure in tutto il mondo le donne guadagnano meno e sono meno rappresentate nelle istituzioni e nei consigli d’amministrazione delle imprese. Il volume raccoglie dodici diversi punti di vista, tutti al femminile per dare voce alle intuizioni di esperte e studiose. Il loro racconto è di un’altra economia, fatta non solo di profitti, ma di relazioni e di attenzione alle prossime generazioni: dal welfare al lavoro,

Onu Far sì che entro il 2015 più nessun bambino nasca con l’Hiv: è l’obiettivo di un piano approvato durante un vertice a New York ospitato dall’Assemblea generale dell’Onu a 30 anni dalla scoperta del virus all’origine dell’Aids. Secondo le stime dell'Unaids, nel 2009 i bambini nati con l’Hiv sono stati circa 370.000, in grande maggioranza originari dell’area sub-sahariana. Nello stesso anno le donne incinta morte a causa di Aids sarebbero state tra le 42.000 e le 60.000. Grazie a risorse maggiori e a una migliore formazione del personale medico, il programma intende garantire alle donne incinta l’accesso a medicinali sia per la prevenzione che per la cura. Secondo i calcoli delle Nazioni Unite, a livello mondiale l’Aids continua a uccidere ogni anno un milione e 800.000 persone nonostante i progressi ottenuti di recente in paesi tradizionalmente molto colpiti come Sudafrica, Zambia, Zimbabwe ed Etiopia. (Misna) Cambogia Secondo quanto pubblicato dalla CAI - Commissione adozioni internazionali, lo scorso 6 maggio il Ministero degli Affari Esteri cambogiano ha prorogato la sospensione e quindi deciso di rinviare l'accoglimento di nuove domande di adozioni internazionali al 1° aprile 2012. La riapertura delle procedure di adozione internazionale era stata inizialmente prevista per il mese di marzo 2011, data in cui è entrata in vigore la nuova legge sulle adozione internazionali, ratificata nel dicembre 2009 . Secondo le autorità cambogiane, il ritardo mira a consolidare l'adeguamento delle procedure alla nuova legge.

dalla tutela dei diritti alle città a misura di bambino. Perché sono determinanti anche le donne che 'non lavorano', contribuendo all'economia e al benessere comune.

Le autrici: Elena Sisti si occupa di ricerca economica, sviluppo e sostenibilità; Beatrice Costa si occupa di ricerca su diritti delle donne e politiche di genere.


CORSI E SEMINARI

L’Albero Verde

L’elenco dettagliato sul sito www.ciai.it, Formazione/Educazione

Direttore Responsabile Donatella Ceralli - donatella.ceralli@ciai.it

PER COPPIE IN ATTESA DI ADOZIONE

Hanno collaborato: Maurizio Alaia, Valery Assah, Chiara Biffi, Caroline Broissand, Francesca Calza, Francesca Capelli, Paola Crestani, Valeria Dragone, Maria Forte, Mario Garofalo, Girija Kumarbabu, Paloma Martin, Francesca Mineo, Riccardo Mioli, Simona Molteni, Paolo Palmerini, Fabrice Paré, Quan Thi Phuong Lien, Isabel Pogany, Marina Raymondi, Francesca Silva, GraziellaTeti, Matteo Tricarico

Le parole del corpo Il linguaggio non verbale degli affetti e delle emozioni tra bambini e adulti CIAI Padova 21-22-23 Ottobre; CIAI Roma 11-12-13 Novembre Relatori Maria Teresa Persico, psicomotricista; Giovanna Riva, psicologa, supervisore scientifico del progetto. Entrambi i relatori sono consulenti CIAI. Iscrizioni Compilare il modulo scaricabile dal sito www.ciai.it; inviarlo a: lazio@ciai.it o al fax 06/7856225; veneto@ciai.it fax 049/8077210 PER GLI OPERATORI SOCIALI Al termine dei corsi sarà rilasciato un certificato di partecipazione. È previsto accreditamento ECM per psicologi. Sarà richiesto l’accreditamento all’Ordine degli assistenti sociali.

Foto: Archivio CIAI, Silvia Badalotti, David Ellis, Riccardo Mioli, Loris Palentini, J. Gracey Stinson, Marco Sartori (copertina)

Formazione e supervisione per l'adozione Riflessioni teorico-metodologiche di carattere generale sul tema della valutazione dell’idoneità per le coppie e il post-adozione. CIAI Milano Settembre - Dicembre (5 giornate) Docente Marco Chistolini, psicologo e psicoterapeuta, responsabile scientifico CIAI Iscrizioni Compilare il modulo scaricabile dal sito www.ciai.it; inviarlo entro il 12 settembre a centrostudi@ciai.it o fax 02/8467715

Fotolito e stampa: Studio Poliartes - Via Cesare Saldini, 30 - 20133 Milano

Conoscere e sostenere la famiglia adottiva CIAI Monopoli 20-21 Ottobre Docente Marco Chistolini, psicologo e psicoterapeuta, responsabile scientifico CIAI Iscrizioni Compilare il modulo scaricabile dal sito www.ciai.it; inviarlo entro il 6 ottobre via mail a puglia@ciai.it o fax 02/8467715

Periodicità: Trimestrale- Spedizione in Abbonamento Postale - Milano - Registrazione n. 432 del 29/07/1994 Tribunale di Milano

L’adolescenza dei figli adottivi CIAI Roma ottobre (3 giornate) Docenti Marco Chistolini, psicologo e psicoterapeuta, Responsabile scientifico CIAI; Alessan dra Santona, psicologa e psicoterapeuta, ricercatrice presso l’Università di Milano Bicocca, coordinatore CIAI Roma; Giusy Valvo, psicologa e psicoterapeuta familiare, consulente CIAI Iscrizioni Compilare la scheda scaricabile dal sito www.ciai.it; inviarla a lazio@ciai.it o fax 06/7856225.

Chi va & Chi viene Burkina Faso Con la fine di giugno termina il suo mandato presso la sede di Ouagadougou, Sergio Vezzola a cui facciamo molti auguri per il suo futuro professionale. Viene sostituito nella carica di Country Representative da Daouda Ouattara. A marzo Jean Patrick Pierre Masquelier ha iniziato a collaborare con CIAI: seguirà un progetto di 42 mesi finanziato dall’UE nella Provincia del Boulkiemdé È iniziata a maggio la collaborazione di Mario Civettini, che ha assunto la carica di Coordinatore del Progetto Approccio Integrato per la lotta all’Aids pediatrico in Burkina Faso.

India Paola Scelzi è la nuova Project manager presso l'ufficio di Pondicherry. Si occuperà della gestione dei progetti in Gujarat e alle Isole Andamane e di eventuali nuove progettazioni. Italia Un nuovo ingresso nel settore cooperazione presso la sede di Milano. Si chiama Simona D'Angelo (foto) e sarà progettista per il desk India.

Spedizione: Studio Poliartes - Via Cesare Saldini, 30 20133 Milano Redazione: CIAI, Via Bordighera, 6 - 20142 Milano

Edizione: CIAI Centro Italiano Aiuti all’Infanzia Via Bordighera, 6 - 20142 Milano

COME SOSTENERE I PROGETTI Se vuoi avere informazioni sui progetti, chiama il numero

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IL NOME DEL PROGETTO

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L'Abero Verde luglio 2011  

Periodico di aggiornamento sui progetti di cooperazione del CIAI

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