Issuu on Google+


[...] Sono ore che avanzi e non ti è chiaro se sei già in mezzo alla città o ancora fuori. Come un lago dalle rive basse che si perde in acquitrini, cosí Pentesilea si spande per miglia intorno in una zuppa di città diluita nella pianura: casamenti pallidi che si dànno le spalle in prati ispidi, tra steccati di tavole e tettoie di lamiera. [...] Se nascosta in qualche sacca o ruga di questo slabbrato circondario esista una Pentesilea riconoscibile e ricordabile da chi c’è stato, oppure se Pentesilea è solo periferia di se stessa e ha il suo centro in ogni luogo, hai rinunciato a capirlo. La domanda che adesso comincia a rodere nella tua testa è piú angosciosa: fuori da Pentesilea esiste un fuori? O per quanto ti allontani dalla città non fai che passare da un limbo all’altro e non arrivi a uscirne? da Italo Calvino, Le città invisibili, 1993

[...] io sono una piazza, non porto in nessun posto, io sono un posto. da Alessandro Baricco, City, 1999


Christian Massi

CentralitĂ  balneari

Riqualificazione dell’ex concimificio Montedison di Falconara Marittima


Abstract La tesi prende il via dalla volontà di identificare una possibile soluzione al consumo di suolo ed alla dispersione degli spazi urbanizzati lungo la costa adriatica, individuando in essi la causa della progressiva perdita di compattezza dei centri urbani preesistenti, con particolare riferimento al tratto costiero marchigiano. Sono le aree industriali dismesse, la frequenza con cui si manifestano lungo il litorale e di conseguenza il loro ruolo strategico, a determinare, in funzione di una loro riqualificazione, la “soluzione”. <<Le diverse città adriatiche sembrano essersi ormai fuse in un’unica città adriatica, che appare sempre più indistinta nei suoi materiali costitutivi e sostanzialmente livellatrice delle profonde differenze ereditate dalla storia>>1. In questo scenario le emergenze industriali in disuso si configurano dunque come pause, contrapposte alla fluidità della <<lunga conurbazione lineare della città medio-adriatica>>2 e che, per mezzo del salto di scala che esse determinano, assumono il ruolo strategico di nuove centralità. A questo proposito, con la definizione di Città stagionali3, si rileva come queste aree balneari, costruite negli anni ’60-70 , non presentano luoghi di aggregazione stabili nel corso dell’anno nonostante siano transitate e permeabili. L’opportunità, nel caso specifico, è rappresentata dalla prossimità dell’area alle maggiori infrastrutture per la mobilità; nonché alla costa ed alla campagna periurbana, potenziali infrastrutture verdi di collegamento intercomunale. Altresì la comprensione dei meccanismi produttivi sarà il ponte tra la genesi compositiva del complesso industriale e la sua rigenerazione morfologica e funzionale.

Barbieri P. (2008), a cura di, OP Adriatico 1, List, Barcellona-Trento. Bianchini C. (2002), “La città medio-adriatica”, articolo presente in: <<Meridiana>> n. 45. 3 Vespasiani S. (2014), Città stagionali. Rigenerazione urbana oltre il turismo, FrancoAngeli, Milano.

1

2

VII


Crediti fotografici: • • • • •

Le fotografie di pag. IX, 38 e 59, nonché altre utilizzate in ausilio al testo, sono tratte dal servizio fotografico di Federico Cerioni, http://www.federicocerioni.com/work/foto-video/fotografia-montedison-falconara (Consultazione: Novembre 2015). La fotografia di pag. 21 è tratta dal servizio fotografico di Olivo Barbieri, La città perfetta (il cui soggetto è la città adriatica), http://www.olivobarbieri.it/ (Consultazione: Giugno 2016) Le fotografie di pag. 72 e 81 sono tratte da Franco Fontana, Skyline, Contrasto, 2013 La quasi totalità delle foto storiche sono il risultato della ricerca archivistica condotta da Campana G. e Giacomini R. ed esposta nel loro testo: Il sito ex Montedison di Falconara: storia, situazione, prospettive di recupero, Comune, Falconara Marittima. Le fotografie datate 2013 fanno riferimento al rilievo fotografico condotto dallo studio Sardellini Marasca Architetti, presentato in Comune con data Febbraio 2015.

VIII


IX


X


Indice ABSTRACT QUADRO CONOSCITIVO

PROGETTO

1 | Nella conurbazione lineare della città medio-adriatica 1.1 Città adriatica e “Coalescenza territoriale” 1.2 Emergenze industriali e potenziale strategico 1.3 PSR delle Marche

13 16 20

2 | Contesto urbano e sito d’intervento 2.1 Emergenze industriali 2.2 Emergenze storiche 2.3 Emergenze naturali 2.4 PRG 2.5 Infrastrutture per la mobilità e localizzazione del sito

22 25 27 29 32

3 | Storia e ciclo produttivo 3.1 Storia dello stabilimento 3.2 Preesistenze 3.3 Ciclo di produzione e ricadute in campo compositivo-morfologico 3.4 Figure del progetto di recupero 3.5 Dismissione e stato di rovina

39 40 46 55 57

4 | Aspettative di trasformazione 4.1 Vincoli 4.2 Criticità: la bonifica 4.3 Proprietà, progetti ed approvazione comunale 4.4 SWOT. Strengths, Weaknesses, Opportunities, Threats

60 62 66 67

5 | Turismo liquido, dal turismo ai turismi 5.1 Turismo liquido e destagionalizzazione 5.2 La risorsa naturale come fonte di turismo 5.3 Nelle “Città stagionali”. Intervista a Silvia Vespasiani

73 74 76

6 | HUB, favorire le connessioni intercomunali 6.1 Connessioni longitudinali 6.2 Connessioni trasversali 6.3 Condensatore di turismi 7 | Dalla genesi compositiva degli spazi produttivi alla loro rigenerazione 7.1 Trasformazione del flusso di produzione in percorso pubblico di connessione 7.2 Camere di piombo

82 83 86 87 88

8 | Stato di rovina come vettore di progetto 8.1 Innesti ed esaltazione del preesistente 8.2 Lacune strategiche 8.3 Lasciare “vuoti”

89 92 94

9 | Elaborati di progetto 9.1 Tavola 0 9.2 Tavola 1 9.3 Tavola 2 9.4 Tavola 3 9.5 Tavola 4 9.6 Tavola 5 9.7 Tavola 6 9.8 Tavola 7 9.9 Tavola 8 9.10 Tavola 9 9.11 Tavola 10 9.12 Tavola 11

96 98 100 102 104 106 108 110 112 114 116 118

BIBLIOGRAFIA FONTI

120 122


A mio padre.


12


Quadro conoscitivo

1 | Nella conurbazione lineare della città medio-adriatica

1.1 Città adriatica e “Coalescenza territoriale” Il contesto urbano territoriale all’interno del quale l’area di progetto è inserita è quello che ormai per convenzione è definito “città adriatica”, descritta come una lunga conurbazione lineare che attraversa, <<con modi più o meno continui, cinque regioni: il Veneto, l’Emilia, le Marche, l’Abruzzo e il Molise>>.1 Per la costruzione di un quadro conoscitivo utile alla mia causa, l’analisi si focalizza sul tratto marchigiano. Le caratteristiche che hanno determinato una lettura unitaria, “al singolare”, dell’insieme delle diverse città adriatiche, sono in primo luogo la condivisione di un sistema naturale che le vede chiuse dal mare a nord-est ed interrotte dalle vallate trasversali “a pettine”. Così come per via di un sistema prettamente umano di infrastrutture per la mobilità(A14, SS16 e ferrovia) che ha rafforzato le connessioni fra queste aree urbanizzate. In particolare per quanto riguarda l’autostrada adriatica, per la quale la stipula della convenzione risale al 1962 (i lavori saranno terminati più di dieci anni dopo) ed ad oggi è considerata un’asse fondamentale, molto utilizzata tutto l’anno anche per percorsi relativamente brevi e che per questo viene definita <<[...] grande strada urbana a servizio della città adriatica>>(Bianchini, 2002). Non sono però solo queste le uniche caratteristiche che contribuiscono a dare unitarietà alle varie aree di urbano balneare, un’altra importante peculiarità è legata alla percezione che si ha di queste città: un’edilizia anonima e sparsa, costituitasi a partire dal boom economico del ‘50, con il solo fine di rispondere alle pressanti richieste del nuovo ceto medio per la realizzazione di una ricezione balneare che consentisse loro di godere delle ferie retribuite. È quindi identificabile il <<ripetersi di alcune “unità minime” di occupazione del suolo: la casa unifamiliare o bifamiliare, di solito isolata e con giardino; l’hotel di medie dimensioni [...]; villaggi [...] resorts>>2, con il comun denominatore di funzionare una stagione l’anno. Un punto di vista alternativo, slegato dal concetto di “città adriatica”, sul

Aree urbanizzate lungo la costa adriatica nord delle Marche.

Consequenzialità delle vallate trasversali, “a pettine”, lungo il tratto di costa.

13


Quadro conoscitivo

tema di queste realtà urbane costiere ed in generale delle città marchigiane è offerto dalle teorie del professore Antonio Calafati3. Le sue ricerche partono dallo studio di quelli che definisce i “cicli circadiani”4 e di come questi siano stati influenzati, ampliati, con l’avvento della motorizzazione privata. Ampliando le relazioni un tempo limitate dai confini comunali ed ora intercomunali. Questo processo di espansione determina il fenomeno definito di “coalescenza territoriale”5, descritta come causa generatrice di nuovi sistemi urbani, più grandi, frutto appunto dell’integrazione di più poli. Vengono così introdotte le undici “città in nuce” nelle Marche, come risultato di questi intensi legami intercomunali. In particolare il Comune di Falconara Marittima, in questa analisi, viene inglobato insieme all’adiacente comune di Montemarciano ed altri, all’interno del macro sistema urbano di Ancona. La critica conclusiva consiste nell’evidenziare come ad un processo di “coalescenza territoriale” non ne sia seguito uno di “coalescenza istituzionale”.12345

Coalescenza territoriale, diagramma da Calafati A., Mazzoni F. (2008), Città in nuce nelle

Marche, FrancoAngeli, Milano.

Bianchini C. (2002), “La città medio-adriatica”, articolo presente in: <<Meridiana>> n. 45. 2 Vespasiani S. (2014), Città stagionali. Rigenerazione urbana oltre il turismo, FrancoAngeli, Milano. 3 Con particolare riferimento ai due testi: Calafati A., Mazzoni F. (2008), a cura di, Città in nuce nelle Marche. Coalescenza territoriale e sviluppo economico, FrancoAngeli, Milano. Calafati A., (2009), a cura di, Economie in cerca di città. La questione urbana in Italia, Donzelli Editore, Roma. 4 Con il termine “cicli circadiani” l’autore intende quei <<[...] percorsi che ritmicamente, con una scansione temporale relativamente stabile [...] gli individui compiono nel territorio per entrare in possesso delle risorse>> che siano materiali o immateriali, come informazioni, rapporti sociali ecc. 5 Termine preso in prestito dalla fisica che descrive il fenomeno per il quale gocce di un liquido in prossimità tendono a fondersi in entità di dimensioni maggiori. 1

Le undici “città in nuce” marchigiane secondo Calafati da Calafati A., Mazzoni F. (2008), Città in nuce nelle Marche, FrancoAngeli, Milano.

14


Quadro conoscitivo

Coalescenza territoriale e Comuni centroidi

Vocazioni Comuni limitrofi

15


Quadro conoscitivo

1.2 Emergenze industriali e potenziale strategico Le aree storiche della centralità si scompongono, frammentano, disperdendosi al di fuori dei confini consolidati, procedendo verso un progressivo indebolimento dei centri urbani preesistenti. Peculiarità di quella che viene definita “città diffusa”, antitesi della “città compatta”, della quale invidia organizzazione ed economicità del sistema dei trasporti, nella fruizione della viabilità e delle infrastrutture. Lo scenario che si delinea, se confrontato con la diffusione delle aree industriali dismesse lungo la costa marchigiana, trova in esse un’opportunità, una possibile soluzione, delle potenziali nuove centralità. Argomentazione motivata essenzialmente in funzione delle caratteristiche comuni condivise da queste aree residuali1: Caratteristiche dimensionali estrinseche. Per via del salto di scala che determinano se confrontate con i tessuti edilizi adiacenti. Dimensionali intrinseche. In funzione della grande dimensione spaziale, strutturale, idonea ad accogliere funzioni pubbliche. Connettività. La peculiarità di queste aree che le vede connesse -in ragione del ruolo che possedevano in origine- alle principali infrastrutture per la mobilità e di conseguenza ad i principali centri urbani, nonché tra loro stesse. Queste caratteristiche sono le medesime che fanno di un’area urbana una centralità urbana, a seguito di una rigenerazione, attraverso processi e strategie diversificate, consapevoli delle disuguaglianze che rendono poco pragmatica se non inverosimile l’idea di poter enunciare la “ricetta” definitiva per una rigenerazione felice. L’opportunità è però quella di fare di queste aree -sempre a seconda dei casi- dei “condensatori” multifunzionali, più o meno grandi, in grado di servire il territorio a diverse scale, da quella intercomunale, fino alla nazionale.

Rielaborazione di diagramma da Corsaro E. (2009-2010), Dismissione: da anomalia a regola, Tesi di dottorato, Università di Camerino.

16


Quadro conoscitivo

17


Quadro conoscitivo

Idrografia della costa adriatica marchigiana.

18


Quadro conoscitivo

Tra le emergenze industriali della costa marchigiana vanno in particolare evidenziati, oltre alla Ex Montedison di Falconara, i due concimifici di Porto Recanati e Porto Sant’Elpidio. Il primo, anch’esso Montecatini, mentre il secondo, la FIM, finanziato da Consorzi agrari (di Fermo, Ancona...). La Montecatini nello specifico rappresentava uno dei più grandi produttori di concimi italiani, dal cui monopolio gli agricoltori, attraverso la “Federconsorzi”, cercano di sottrarsi attraverso la costruzione di fabbriche cooperative (un esempio è la FIM). La loro dimensione, unita ad un efficiente sistema di trasporti (sorgono tutte e tre adiacenti al tracciato ferroviario adriatico ed alla Strada Statale 16), ne faceva dei punti di riferimento capaci di servire non solo localmente ma ad una scala più ampia, intercomunale, regionale, anche in forza della loro prossimità a corsi d’acqua importanti. Nel caso della Ex Montedison di Falconara Marittima nello specifico si ha una tangenza alle due arterie infrastrutturali così come una strategica vicinanza alla valle del fiume Esino, servita anche dal tracciato ferroviario e che permette la comunicazione, tra gli altri, dei comuni di Chiaravalle e Jesi. 1

1

Clément G. (2005), Manifesto del terzo paesaggio, Quodiblet, Fermo.

Ex concimifici sulla costa adriatica marchigiana.

Archeologie industriali nell’immediato intorno.

19


Quadro conoscitivo

1.3 PSR delle Marche <<La Commissione Europea con Decisione C(2015) 5345 del 28 luglio 2015 ha approvato il Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020 della Regione Marche>>1. Il nuovo PSR delle Marche 2014-2020 prevede 537,96 milioni di euro, destinati alla competitività dell’agricoltura marchigiana, con finanziamenti nel campo dell’agroalimentare in senso lato, non solo migliorando l’efficienza del sistema produttivo, l’ammodernamento strutturale e organizzativo delle aziende, ma soprattutto, scrive Roberto Bartolini <<Potenziare le conoscenze degli agricoltori sulle tematiche innovative offerte dai nuovi PSR e renderli consapevoli della necessità di una efficace e continuativa formazione per poter innescare processi innovativi nelle aziende agricole marchigiane>>2. Quest’ultimo punto, che rappresenta una delle sei priorità individuate dai referenti regionali verso le quali sono indirizzate le risorse finanziarie, apre la strada per la predisposizione di adeguate strutture atte alla ricezione di operatori ed imprenditori agricoli col fine di formare ed informare. Strutture multifunzionali che favoriscano la compresenza di attività congressuali, di promozione, esposizione e vendita; è vero che in questo senso esistono già centri fieristici come quello di Fermo o di Ancona, ma nessuno che abbia un rapporto diretto con la campagna urbana o periurbana, che metta a disposizione spazi dell’ “agri-urbano” o “peri-agricolo” per attività dimostrative, educative, culturali. Le sei priorità del nuovo PSR declinano a loro volta in misure e sottomisure, nelle quali si entra nel merito di questioni come la “Diversificazione in attività non agricole”, con particolare riferimento alla “Sottomisura a) Interventi per l’agriturismo”, che prevede il cofinanziamento di investimenti strutturali aziendali materiali ed immateriali destinati alla qualificazione dell’offerta turistica ed attività alternative: ricreative, riabilitative, sporti-

ve, oltre che didattiche e culturali3. 1 2 3

Articolo presente su: http://www.ilnuovoagricoltore.it/approvato-da-bruxelles-il-nuovo-psr-marche-ecco-le-linee-guida/. Ultima consultazione 27/05/2016 2 Misura 5.3.1.1.1. del Programma di Sviluppo Rurale della Regione Marche. 3 Un esempio è il progetto della Regione Marche, dell’Assessorato all’Agricoltura, in collaborazione con la Fondazione Montessori Chiaravalle: Modello Agrinido di Qualità. Descritto dall’Assessore all’Agricoltura della Regione Marche, Maura Malaspina, come un <<[..] servizio di conciliazione per le famiglie, una opportunità per l’alleanza educativa tra scuola, famiglia in ambito rurale>>. 1

Slogan del nuovo PSR 2014-2020 delle Marche.

20


Quadro conoscitivo

21


Quadro conoscitivo

2 | Contesto urbano e sito d’intervento

2.1 Emergenze industriali Saracini, area dove si concluderà il percorso del viadotto ferroviario>>. Ed è proprio l’Ex Caserma Saracini, l’ultimo complesso dismesso, area non industriale ma militare, ex centro di addestramento reclute, per la quale non sono ancora previsti interventi di recupero. Mentre la costa di Marina di Montemarciano ospita piccoli stabilimenti, tuttora in attività, come depositi bus e concessionarie.

Lo scenario della diffusione industriale nell’area che comprende i Comuni di Falconara Marittima e Montemarciano, di cui fa parte lo Stabilimento Ex-Montedison, vede una concentrazione delle aree produttive lungo il litorale e trasversalmente, risalendo il fiume Esino. Confermando quella che è una costante dell’intera costa medio-adriatica. In particolare va segnalata la presenza della raffineria API, nei confronti della quale il Comune, nel Piano Regolatore Generale, delinea come obbiettivo fondamentale la <<graduale dismissione e conseguente definitiva riconversione economico-produttiva e funzionale dell’area attualmente occupata dalla raffineria API in un’ottica di sviluppo sostenibile ed ecocompatibile e di riequilibrio dell’ambiente e del territorio>>. Nonostante la previsione di dismissione, attualmente lo stabilimento è in funzione e storicamente, come tutti gli stabilimenti di queste dimensioni (oltre 700.000 metri quadri), è stato il motore dell’economia di Falconara Marittima e dei Comuni limitrofi dagli anni ‘50. Nel sistema delle aree industriali locali esistono però anche realtà, come la Ex-Montedison, già dimesse, per le quali però sono state organizzate interessanti attività temporanee come spettacoli teatrali, nell’ottica dell’accumulazione di fondi per una futura rigenerazione. È il caso dell’Officina ferroviaria Squadra Rialzo, costruita nel 1902, primo complesso industriale sorto a Falconara Marittima, specializzato nelle grandi riparazioni sui carri merci ferroviari. L’intera area è interessata inoltre dal progetto di Bypass ferroviario, per il quale “il Messaggero”, nel Gennaio 2016 scriveva <<entro marzo saranno concluse le procedure di esproprio dei terreni e delle abitazioni nel quartiere di Villanova, già dal prossimo aprile potranno iniziare i lavori per l’arretramento della linea ferroviaria nel tratto che corre a pochi metri dalla raffineria Api [...] resta invece da trovare un accordo con il Comune di Falconara e l’Agenzia del Demanio per l’esproprio del terreno dell’ex caserma

Bypass ferroviario, immagine tratta da http://www.ilmessaggero.it/marche/bypass_ferroviario_di_falconara_ad_aprile_via_ai_lavori_da_174_milioni_di_euro-1511438.html Ultima consultazione 10/06/2016.

Raffineria API, foto tratta da http://www.gruppoapi.com/aziende/api-raffineria-di-ancona Ultima consultazione 10/06/2016.

Officina ferroviaria Squadra Rialzo, in occasione di evento temporaneo, 2006, foto tratta da http://xfalconara.blogspot.it/2012_12_01_archive.html Ultima consultazione 03/12/2015.

22


Quadro conoscitivo

1 2

1 | Raffineria API

2 | Ex Caserma Saracini 3 | Officina ferroviaria Squadra Rialzo

23

3


Quadro conoscitivo

Sono proprio queste storiche emergenze industriali (raffineria API ed Ex Montedison) ad aver determinato l’espansione dell’urbanizzato. Un’espansione importante, tanto che l’Atlante del Consumo del Suolo delle Marche del 2012, identifica Falconara Marittima come il Comune con la più alta densità edilizia della Provincia ed il quarto della Regione, con 10.90 ab/ettaro. In particolare dai diagrammi si evince come l’espansione più importante in termini di estensione superficiale è stata quella tra gli anni ‘50 e ‘80 del 900, periodo in cui sorge ed opera maggiormente la raffineria API.

Espansioni storiche dell’edificato di Falconara Marittima e Comuni limitrofi.

Popolazione residente e consumo di suolo, Comune di Falconara Marittima.

Consumo di suolo. Superficie edificata/Superficie comunale, Comune di Falconara Marittima.

24


Quadro conoscitivo

2.2 Emergenze storiche Il sistema delle emergenze storiche nell’immediato intorno dello stabilimento Ex-Montedison è caratterizzato da strutture che si collocano a metà strada fra emergenze industriali e potenziali manufatti di archeologia industriale, è il caso dei manufatti precedentemente citati, in particolare la Raffineria API e l’Officina ferroviaria Squadra Rialzo. Esistono inoltre complessi di interesse storico come il Castello di Rocca Priora, che viene fatto risalire al 1100, la cui importanza era sottolineata ancora allo scadere del XIX secolo dal fatto che la Strada Statale 16 (non ancora denominata tale) piegava in direzione del manufatto, e che solo nella prima metà del XX secolo il tracciato viene modificato; ciononostante la SS16 passa ancora tangente al Castello, tanto che il guidatore ha ancora la piena percezione del complesso storico al passaggio. Altro importante edificio storico è il cosiddetto Mandracchio, risalente al XV secolo, testimonianza dell’antica stazione di posta e cambio dei cavalli, anch’esso affacciato sulla SS16. A tale proposito risulta interessante citare la delibera del Consiglio Comunale n. 45 del 18/05/2016 “Protocollo d’Intesa tra il Comune di Falconara Marittima ed il Comune di Montemarciano per la riqualificazione delle aree di margine ed il recupero del sito ex Montedison”1. Il Comune di Montemarciano esprimeva, con il suddetto Protocollo, l’interesse che nell’ambito dello studio urbanistico riguardante il margine sud dell’abitato di Marina di Montemarciano venisse affrontato fra gli altri il seguente tema <<valorizzazione e funzionalizzazione del complesso edilizio storico detto il Mandracchio>>. In considerazione del sistema delle emergenze storiche è determinante evidenziare in definitiva il salto di scala che lo stabilimento Ex-Montedison determina se confrontato con gli altri complessi segnalati come “storici” dal PRG del Comune.

Castello di Rocca Priora, foto tratta da: www.ambiente.marche.it Ultima consultazione 10/06/2016.

Fonte: http://falconaramarittima.etrasparenza.it/pagina742_pianificazione-e-governo-del-territorio.html#c2_07 Ultima consultazione 10/06/2016 1

Emergenze storiche, estratto da PRG.

25

Mandracchio, fotografia scattata in data: 10/12/2015.


Quadro conoscitivo

26


Quadro conoscitivo

2.3 Emergenze naturali Si distinguono essenzialmente quattro macro emergenze naturali: - la spiaggia - i corsi d’acqua - la campagna periurbana - il Parco del Conero

tino le adiacenze eccezionali come un plus valore. È il caso della Ex-Montedison, potenziale condensatore di attività ricreative, di ristorazione, tali da renderla catalizzatore dei flussi da mare e sostituto d’eccezione degli stabilimenti balneari.

I corsi d’acqua

La spiaggia.

L’area di progetto, oltre ad essere delimitata a nord ed a sud rispettivamente da ferrovia e SS16, presenta un ulteriore “barriera” ad ovest, rappresentata dal fosso Rubiano, <<[...] un canale artificiale [...] corre parallelamente alla statale, per introdursi all’interno del sito ed è utilizzato per raccogliere le acque provenienti dai terreni coltivati>>(Campana, Giacomini, 2006). Fino al corso d’acqua maggiore, il fiume Esino, per il quale è previsto un progetto di parco, il Parco fluviale del fiume Esino. Il progetto in questo senso mette a sistema le aree della pianura alluvionale, alternando zone residuali, derivanti dall’abbandono di una precedente attività agricola, a zone dove la natura è assoggettata a funzioni ricreative; al tutto è garantita la fruizione attraverso un sistema di percorsi ciclo pedonali che dalla foce risalgono il fiume.

Il tratto di costa in prossimità dell’area risulta eroso dal moto ondoso che, in assenza di frangiflutti come invece previsto nella zona adiacente e anzi, forse proprio in forza di questo, è quasi completamente scomparso. Uno studio del Cam Bonifiche del 2003 evidenzia il fenomeno, scrivendo, con riferimento alle dighe foranee poste frontalmente al vicino tessuto edilizio di Rocca Mare: <<[...] la cui esistenza ha accentuato i processi erosivi nei tratti di costa non protetti, quali in particolare quello appartenente all’arenile antistante l’area dello stabilimento>>1. Questo, insieme alla difficile convivenza con la vicina raffineria API, hanno determinato un depauperamento del turismo balneare che, a differenza delle vicine Senigallia ed Ancona, ha evitato il saturarsi della costa di stabilimenti balneari; o meglio, forse è proprio in forza di questa scomoda vicinanza che il turismo balneare in queste aree non ha mai messo delle radici vere e proprie, considerando che la raffineria attiva la produzione negli anni ‘50, gli stessi del boom economico (da cui la diffusione del turismo balneare di massa e l’urbanizzazione delle aree costiere). <<La maggior parte della “litoralizzazione” delle coste italiane si compie nel ventennio ‘60-70 [...]>>2. L’opportunità che viene offerta da questa situazione di apparente svantaggio è quella di -in funzione della graduale dismissione API prevista da PRG- poter esplorare nuove forme di relazione con la spiaggia che non si fermino al turismo balneare ma indaghino funzioni complementari e sfrut-

“Il parco fluviale dell’Esino come parco urbano della città diffusa”. Studio di fattibilità.

27


Quadro conoscitivo

La campagna periurbana.

PRG, nei confronti dei quali prevede, nel primo caso l’incentivazione al riuso degli immobili, mentre nel secondo lo smantellamento.

Caratteristica di questa zona semiperiferica è la presenza della campagna periurbana che si configura come una sorta di “secondo mare”, racchiudendo simbolicamente l’area all’interno di due grandi vuoti. Mentre su di un piano più pragmatico è considerabile come una seconda macro area nei confronti del quale lo sviluppo del progetto, come per la spiaggia, può aspirare a far divenire l’ex stabilimento industriale un catalizzatore. In questo caso la strategia fa affidamento sullo strumento del nuovo PSR 2014-2020 presentato nei precedenti capitoli, e sulla presenza attiva nell’area di aziende agricole, in particolare la grande Tenuta di Rocca Priora che fa capo all’omonimo Castello che ne rappresenta il fulcro simbolico. Così come la presenza di cascine ed allevamenti avicoli individuati dal

Il Parco del Conero. Nei vicini Comuni di Ancona, Camerano, Numana e Sirolo, a circa 15km di distanza, rappresenta un punto di riferimento regionale per la qualità delle sue spiaggie, dei suoi percorsi che si snodano fra i boschi, fino al monte Conero, da cui il nome del Parco.12

1 Campana G., Giacomini R. (2006), a cura di, Il sito ex Montedison di Falconara: storia, situazione, prospettive di recupero, Comune, Falconara Marittima. 2 Vespasiani S. (2014), Città stagionali. Rigenerazione urbana oltre il turismo, Fran-

coAngeli, Milano.

Reti ecologiche. Corsi d’acqua e attività agricole.

Parchi e aree rurali.

28


Quadro conoscitivo

2.4 PRG monte della ss16 è caratterizzata dalla trama ortogonale dei percorsi derivante dalle bonifiche agrarie del XVIII sec. Obiettivo strategico è la valorizzazione turistico-ricreativa e la riqualificazione ambientale dell’intero litorale nord, in stretta connessione con la progressiva realizzazione del Parco fluviale dell’Esino.1

Il Piano Regolatore Generale del 1999 di Falconara Marittima predispone in alcuni ambiti territoriali di particolare complessità che i piani attuativi del PRG siano preceduti dallo strumento del Progetto programma. Esso implica un’intesa preliminare pubblico-pubblico o pubblico-privato sia per la progettazione che per l’attuazione e la gestione degli interventi di trasformazione. Per tali aree, individuate come Aree a progetto unitario (Apu) sono delineati precisi caratteri ed obiettivi. L’area Ex-Montedison fa parte dell’APU3 e la Raffineria API dell’APU2. Entrando nel merito dell’APU3, queste sono le disposizioni che vengono riportate:

In generale il PRG’99, auspica un progressivo abbandono della crescita industriale di grande dimensione contenuta nel precedente piano del ’74, incentivando terziario, servizi ed un turismo integrato di tipo balneare e culturale. Viene evidenziata anche la necessità di salvaguardare il territorio non ancora urbanizzato, la campagna periurbana ed il corridoio fluviale dell’Esino. Privilegiando il recupero di aree ed immobili dismessi. 1

Il tratto di litorale compreso nell’area è soggetto a fenomeni erosivi che richiedono interventi urgenti e mirati per un lungo tratto di costa. L’area a

1

Rassegna Urbanistica Nazionale. Comune di Falconara Marittima (AN). Il Piano

Regolatore Generale del 1999. Venezia, 10-20 Novembre 2004.

Estratto del PRG ‘99.

APU3. Estratto VAS Comune di Falconara Marittima.

29


Quadro conoscitivo

Disposizioni da PRG delle aree comprese tra Ferrovia e SS16.

30


Quadro conoscitivo

Previsioni di piano(con riferimento a: Art31, NTA). Assonometria dello stato di fatto.

31


Quadro conoscitivo

2.5 Infrastrutture per la mobilità e localizzazione del sito Il Comune di Falconara Marittima è individuato dal Piano di inquadramento territoriale (Pit) delle Marche come “internodo centrale” per la compresenza delle tre principali attrezzature regionali per la mobilità: porto(di Ancona), aeroporto ed interporto. L’area nello specifico è ben connessa alle suddette infrastrutture, eccezion fatta per il porto di Ancona, che dista circa 15km. È direttamente connessa con la SS16, vicinissima alla stazione ferroviaria di Montemarciano e, grazie al nuovo casello autostradale, anche l’arrivo dall’autostrada adriatica A14 è molto agevolato. L’area di progetto è situata in un’“enclave”, determinata dalla chiusura a nord del tratto ferroviario, a sud della Strada Statale 16 ed ad ovest dal corso d’acqua che connette i canali dell’adiacente campagna periurbana al mare.

Il sito di progetto dalla A14 e SS16.

Il sito di progetto dalla Ferrovia.

Il sito di progetto dall’areoporto.

Ortofoto con la determinazione delle grandi infrastrutture per la mobilità: porto e aeroporto.

32


Quadro conoscitivo

33


Quadro conoscitivo

Figure ground. Falconara Marittima e Marina di Montemarciano

34


Quadro conoscitivo

35


Quadro conoscitivo

36


Quadro conoscitivo

Lâ&#x20AC;&#x2122;area di intervento in funzione dei tracciati di SS16, Ferrovia e delle adiacenti emergenze storiche e strategiche: il Mandracchio, il Castello di Rocca Priora e la Stazione ferroviaria di Montemarciano.

Ortofoto dello stabilimento in funzione delle tangenti: ferrovia e SS16.

Funzioni nellâ&#x20AC;&#x2122;immediato intorno.

37


Quadro conoscitivo

38


Quadro conoscitivo

3 | Storia e ciclo produttivo

3.1 Storia dello stabilimento • 1988 “Enichem-Agricoltura” acquisisce il controllo di “Fertilgest” per poi costituire con la “Montedison” il polo chimico “Enimont”. • 1990 Cessa definitivamente la produzione di concimi a Falconara. Inizia lo smantellamento di parte dei fabbricati. • 2004 Vincolo della Soprintendenza ai Beni culturali ed ambientali delle Marche. • 2013 Crollo del magazzino fosforiti. • 2014 Crollo parziale delle coperture in ferro e legno del magazzino perfosfato. 1

Vengono qui analizzati gli eventi principali che hanno segnato la storia dello stabilimento, ponendo l’accento su quelli che in particolare hanno determinato l’impianto così come si presenta attualmente ed i provvedimenti che influenzano le scelte di progetto, provvedimenti di tutela ed altri che determinano problematiche da risolvere. Il testo che si è rilevato fondamentale per la redazione di questa cronistoria è curato da Giuseppe Campana e Ruggero Giacomini, Il sito ex Montedison di Falconara: storia, situazione, prospettive di recupero 1. • 1919 La “Società Marchigiana” avvia la produzione di perfosfatato a Falconara Marittima. • 1928 La “Società Marchigiana” cessa l’esercizio . • 1929 La “Società Marchigiana” viene assorbita dalla “Montecatini”. • 1944 Causa guerra la fosforite non può arrivare per mare, il complesso subisce una trasformazione in grande deposito di viveri e materiali per gli alleati (BSD – Base Supply Depot del “Royal Army Service Corps”). • 1950 Ampliamento degli stabilimenti per adeguarsi al mercato. • 1966 La società diventa “Montecatini Edison”, poi “Montedison”. • 1970 La società è coinvolta dalla crisi generale dell’industria chimica, aumento del costo di lavoro e di materie prime. La produzione è concentrata in pochi impianti, uscendo dal mercato dei fosfatici ed entrando in quello degli azotati. • 1972 Terremoto: crollo dell’ala sud dell’edificio per la produzione dell’acido solforico. • 1975 Lo stabilimento è ceduto alla “Sir-Società interconsorziale romagnola” . • 1985 Lo stabilimento viene dato in uso alla “Fertilgest”.

1 Campana G., Giacomini R. (2006), a cura di, Il sito ex Montedison di Falconara: storia, situazione, prospettive di recupero, Comune, Falconara Marittima.

Foto storica tratta da Campana G., Giacomini R. (2006), a cura di, Il sito ex Montedison di Falconara: storia, situazione, prospettive di recupero, Comune, Falconara Marittima.

Foto storica tratta da Campana G., Giacomini R. (2006), a cura di, Il sito ex Montedison di Falconara: storia, situazione, prospettive di recupero, Comune, Falconara Marittima.

39


Quadro conoscitivo

3.2 Preesistenze Lo stabilimento può essere suddiviso in tre macro aree corrispondenti ai tre edifici principali, protagonisti della produzione: A, B e C, ed i tre edifici di dimensioni minori, ausiliari, che verranno denominati edifici D.

Complesso A. Funzionale alla produzione dell’acido solforico, è il più articolato in pianta ed in alzato, caratterizzato da una “foresta” di pilastri in cemento armato che ne costituisce la struttura portante, all’interno della quale erano giustapposte, serialmente, due file di 9 camere di piombo, così rivestite per essere resistenti agli agenti corrosivi. Esternamente l’edificio è tamponato da laterizi che alternano aperture ordinarie a gelosie in mattoni, col fine di garantire una maggiore ventilazione.

Fronte sud ovest dell’edificio A, tratta da Cerioni F., reportage fotografico in http://www. federicocerioni.com/portfolio/ex-stabilimento-montedison

Fronte sud ovest dell’edificio A, scattata in data 10/12/2015

40


Quadro conoscitivo

Fronte nord est di A, tratta da Cerioni F., reportage fotografico in http://www.federicocerioni.com/portfolio/ex-stabilimento-montedison

Interno di A, ala sud, tratta da Cerioni F., reportage fotografico in http://www.federicocerioni.com/portfolio/ex-stabilimento-montedison

Interno di A, ex sala forni, la luce filtrata mostra la trama â&#x20AC;&#x153;a nido dâ&#x20AC;&#x2122;apeâ&#x20AC;? dei laterizi, tratta da Cerioni F., reportage fotografico in http://www.federicocerioni.com/portfolio/ex-stabilimento-montedison

Fronte nord est di A, tratta da Campana G., Giacomini R. (2006), a cura di, Il sito ex Montedison di Falconara: storia, situazione, prospettive di recupero, Comune, Falconara Marittima.

41


Quadro conoscitivo

Complesso B. Articolato essenzialmente in due edifici distinti, il primo adibito a magazzino fosforiti, con pilastri in muratura e copertura a triplice doppia falda sostenuta da reticolari in legno1, ed il secondo con funzione di macinazione ed impasto continuo (dove essenzialmente venivano fatti reagire acido solforico e fosforiti), realizzato con telaio in cemento armato e tamponature in laterizio per le quale è adottato lo stesso linguaggio del manufatto A. Come già segnalato all’interno della cronistoria tutta la struttura di copertura è gradualmente crollata nel 2013.

Foto storica che evidenzia l’originaria rifinitura del reparto macinazione e impasto continuo, intonacata, tratta da Campana G., Giacomini R. (2006), a cura di, Il sito ex Montedison di Falconara: storia, situazione, prospettive di recupero, Comune, Falconara Marittima.

Magazzino fosforiti, 2013, precedente al crollo, tratta dal rilievo fotografico condotto dallo studio Sardellini Marasca architetti.

Complesso B, scattata il 10/12/2015.

42


Quadro conoscitivo

Complesso C. Magazzino perfosfato o magazzino dei prodotti finiti(concimi), che a seconda degli additivi che verranno aggiunti in quest’ultima fase si distingueranno in diverse tipologie di concimi. Telaio strutturale in cemento armato e tamponature in laterizio, come per i precedenti, dai quali si distingue per l’ampiezza delle luci e la conseguente spazialità interna, che risulta appunto dilatata: organizzata in due navate disimpegnate da tre “fasce” porticate longitudinali di distribuzione, poste a quote altimetriche differenti, piano terra e primo piano. Al piano superiore si accedeva anche per mezzo dei nastri trasportatori che, oltre che trasportare materiale, erano percorribili.

Magazzino prodotti finiti, rilievo fotografico, 2004.

Magazzino prodotti finiti, visibile la struttura di uno dei carriponte in metallo, 2013.

Fronte sud ovest complesso C, tratta da Campana G., Giacomini R. (2006), a cura di, Il sito ex Montedison di Falconara: storia, situazione, prospettive di recupero, Comune, Falconara

Magazzino prodotti finiti, scattata il 10/12/2015.

Marittima.

43


Quadro conoscitivo

Complesso D. Edifici ausiliari costituiti tutti da struttura in muratura portante ad eccezione dellâ&#x20AC;&#x2122;edificio adibito ad officine che è realizzato in cemento armato e tamponamenti in laterizio. Adibiti rispettivamente ad: amministrazione; officina, cabina elettrica, locali per fabbri e falegnami; spogliatoi e servizi.1

Considerate di particolare interesse per la tecnologia utilizzata, dalla Soprintendenza ai Beni culturali e ambientali delle Marche. Fu questa una delle maggiori motivazioni che convinsero dellâ&#x20AC;&#x2122;esigenza di un vincolo come bene di interesse di archeologia industriale.

1

Spogliatoi, mensa, infermeria, fotografia del 2013.

Amministrazione, uffici, fotografia del 2013.

Officina, cabina elettrica, locali per fabbri e falegnami, fotografia del 2013.

44


Quadro conoscitivo

45


Quadro conoscitivo

3.3 Ciclo di produzione e ricadute in campo compositivo-morfologico La determinazione del ciclo di produzione è interessante per le sue ricadute in campo compositivo, morfologico e conseguentemente in fase progettuale. È suddivisibile in tre diverse fasi, coincidenti con i tre complessi produttivi principali.

Produzione di acido solforico. All’interno del complesso A. Con l’ausilio della planimetria di ricostruzione storica della pagina precedente è possibile comprendere come, a partire dal lato sud, il materiale, in questo caso la pirite, veniva introdotta all’interno dell’edificio A attraverso un elevatore-tramoggia e, dall’alto, inserita all’interno degli otto forni disposti serialmente. Dall’arrostimento della pirite si ottengono biossido di zolfo, o anidride solforosa1, che viene poi di seguito immessa all’interno delle due torri di Glover, da cui partono due cicli, uno orario nell’ala sinistra dell’edificio ed uno antiorario nell’altra. In questi cicli c’è il passaggio seriale a partire dalla torre di Glover, all’interno delle camere di piombo disposte serialmente, nelle quali avvengono complesse reazioni tra differenti elementi chimici, fatti reagire con acqua spruzzata dall’alto. L’acido solforico così prodotto va, in parte a depositarsi alla base delle torri di Glover e delle camere di piombo ed in parte viene immagazzinato e rimesso in circolo dalle torri di Gay-Lussac, che terminano il ciclo.2 Tramite nastro trasportatore l’acido veniva poi portato all’interno dell’edificio B, sovrappassando il magazzino fosforiti, dove veniva fatto reagire con quest’ultimo nel reparto macinazione e impasto continuo.

Tramoggia pirite, foto del 10/12/2015

Sala forni dall’alto, foto storica, 1990, tratta da Campana G., Giacomini R. (2006), a cura di, Il sito ex Montedison di Falconara: storia, situazione, prospettive di recupero, Comune, Falconara Marittima.

46


Quadro conoscitivo

Elevatore pirite e tramoggia, il primo fu smantellato nel â&#x20AC;&#x2DC;90. Foto storica, 1990, prima dello smantellamento. Tratta da Campana G., Giacomini R. (2006), a cura di, Il sito ex Montedison di Falconara: storia, situazione, prospettive di recupero, Comune, Falconara Marittima.

Diagrammi in pianta e sezione del ciclo di produzione di acido solforico (Campana, Giacomini, 2006).

47


Quadro conoscitivo

Trasversalità del magazzino fosforiti rispetto all’impianto longitudinale generale dell’intero complesso.

Magazzino perfosfato. All’interno del complesso C. Attraverso un nastro trasportatore che connette B a C, il perfosfato viene introdotto nel magazzino dei prodotti finiti, dei fertilizzanti appunto. Qui il perfosfato viene lasciato riposare o fatto reagire con additivi come urea e cloruro di potassio in diverse proporzioni per ottenere differenti tipi di fertilizzanti a seconda delle richieste del mercato. Il tragitto all’interno del nastro trasportatore sfocia al piano superiore del magazzino, la discesa del materiale avviene per mezzo di carriponte.

Interno di una camera di piombo, foto storica, 1990 (Campana, Giacomini, 2006).

Magazzino fosforiti, reparto macinazione e impasto continuo. All’interno del complesso B. Il primo ambiente, il magazzino, è costituito da copertura alta a triplice doppia falda, la morfologia del “contenitore”, come nel caso dei paraboloidi3, ha lo scopo di assecondare quella del contenuto.

Mentre all’interno del reparto macinazione e impasto continuo, la fosforite viene prima appunto macinata, poi fatta reagire con l’acido solforico. La fosforite proviene dai giacimenti di Algeria, Tunisia e Marocco, arriva in nave al porto di Ancona e in ferrovia allo stabilimento.

48


Quadro conoscitivo

Magazzino perfosfato, particolare della facciata con apertura dove originariamente passava il nastro trasportatore. Foto del 10/12/2015

Magazzino perfosfato, nastro trasportatore, foto storica, 1990.

Percorso di produzione. Negli schemi della pagina successiva viene esemplificato il percorso che portava al prodotto finale dei fertilizzanti, in ordine, dalla produzione dell’acido solforico in “A”, alla reazione di quest’ultimo con i fosforiti immagazzinati in “B”, fino al magazzino dei perfosfati (“C”), poi imballati e tramite i binari interni (o su gomma) spediti. Le materie prime fondamentali, fosforite e pirite, provenivano rispettivamente dall’Africa del nord e dalla Toscana. In un secondo momento la pirite arriverà poi da Spagna e Unione Sovietica. 1 23

Vista dall’alto dal punto di sbarco del nastro trasportatore, foto storica, 1990.

E ceneri, le quali, costituite di ossidi di ferro, vengono utilizzate dall’industria siderurgica. 2 Negli anni vennero aggiunti anche altri elementi per aumentare la produzione di acido solforico, come le torri di Petersen, dei grandi cilindri alti 16,5 metri e con diametro di 5,4 metri, che vennero però poi smantellati nel ‘90. 3 Esempio illustre è il paraboloide di Pier Luigi Nervi, ex deposito perfosfati per fertilizzanti Montecatini, a Porto Recanati. 1

Interno del nastro trasportatore, foto storica, 1990.

49


Quadro conoscitivo

A

B

C

50


Quadro conoscitivo

51


Quadro conoscitivo

52


Quadro conoscitivo

A’’

53


Quadro conoscitivo

54


Quadro conoscitivo

3.4 Figure del progetto di recupero Le analisi dirette, fotografiche, sugli elaborati di rilievo e storici, hanno condotto all’individuazione di alcune caratteristiche morfologiche “interessanti” che qui di seguito verranno descritte.

La grande sala ipostila. Nella pagina 38 viene illustrato l’interno dell’ala nord del complesso A, articolato in quattro file di pilastri che connettono il piano terra con le travi interpiano e di copertura. Sulle cui travi (del piano terra), erano poggiati i parallelepipedi costituenti le camere di piombo, costruite con armatura in ferro. Particolare del basamento dell’edificio A, fotografia da Cerioni F., reportage fotografico in http://www.federicocerioni.com/portfolio/ex-stabilimento-montedison

“Struttura basilicale”. Le navate.

Il basamento. Lo stesso edificio presenta una differenziazione nell’uso del mattone faccia a vista che amplifica la percezione di un basamento, nonostante la pilastrata di facciata sia continua fino a terra e non si interrompa al di sopra della “linea di demarcazione” tra fascia basamentale e resto dell’edificio. Questa differenziazione è dovuta alle dimensioni dei laterizi usati ed ad un diverso rapporto fra le proporzioni di laterizio e giunti di malta che, nel basamento, guadagnano più spazio a discapito dei mattoni. Tale distinzione evidenzia maggiormente l’impianto simmetrico del complesso e la presenza/assenza della grande lacuna.

I tre complessi hanno tutti una direzionalità longitudinale, ma l’edificio dove questo è maggiormente evidente è il magazzino dei perfosfati, il quale presenta una chiara scansione longitudinale che alterna le due navate ai tre spazi distributivi porticati su due livelli.

“Il nartece”. Altro elemento caratterizzante è il grande vano posto trasversalmente alle navate che determina l’elemento di testata ed al quale corrisponde in alzato una maggiore altezza rispetto al resto della fabbrica. Coronando la scansione longitudinale dell’impianto planimetrico “basilicale”.

“Il matroneo”. Inteso come il loggiato interno che, dal piano superiore, affaccia sulle navate; sono tre e sono presenti nell’ex magazzino dei perfosfati, descritti dalla sezione prospettica della pagina successiva.

55


Quadro conoscitivo

Esemplificazione della struttura del complesso C, sezione prospettica.

Bernd and Hilla Becher,
Zeche Germania, Dortmund, 1971.

Reticolo strutturale a vista. Altro elemento “unificante” è la denunciata struttura in cemento armato che caratterizza le facciate di tutti e tre gli edifici -seppur con dimensioni e proporzioni differenti- con un disegno reticolare, “a carabottino”, tamponato con laterizio.

Planimetria del magazzino perfosfati.

Elementi “unificanti”. Il nastro trasportatore. Le tre fabbriche protagoniste dalla produzione presentano, se lette come componenti di un unico grande complesso industriale, poche caratteristiche comuni in termini di articolazione e dimensioni. La lettura che si ha è di tre edifici autoreferenziali, esclusivamente votati al soddisfacimento della loro funzione all’interno del ciclo di produzione (caratteristica comune dei complessi industriali in generale); la loro “unione” è stabilita in funzione dei due nastri trasportatori che uniscono materialmente i tre edifici e del reticolo strutturale a vista che ordina tutti i fronti degli edifici.

56


Quadro conoscitivo

3.5 Dismissione e stato di rovina

Elevatore pirite. Struttura posta al fianco della tramoggia in cemento armato (che invece è tutt’ora presente in sito), con il compito di trasportare al piano superiore la pirite che veniva inserita alla sua base. Dalla sua sommità la pirite veniva quindi poi inserita all’interno dei forni, dall’alto.

Nel 1990, anno in cui cessa definitivamente la produzione di concimi a Falconara, inizia anche lo smantellamento di parte dei fabbricati. In particolare di quelle strutture appendici, aggiunte in seguito, che avevano il ruolo di aumentare la produzione, insieme a tutte quelle strutture leggere, tamponate con lamiere o eternit, che costituivano piccoli capanni per gli attrezzi o altro. Di tutte queste solo due strutture vengono segnalate, per dimensione e funzione.

Le torri di Petersen. Poste esternamente, sul fronte nord-ovest del complesso dell’acido solforico, con funzione di aumentarne la produzione. Di forma cilindrica, misuravano 16,5 metri di altezza e 5,4 di diametro. Elevatore pirite, a sinistra, foto storica, 1990, prima dello smantellamento (Campana, Giacomini, 2006).

Binari, ad oggi dismessi, che piegano in direzione delle fabbriche (sullo sfondo l’edificio A), entrando servivano il complesso per tutta la sua lunghezza rifornendo di materie prime e trasportando via i prodotti finiti. Fotografia del 10/12/2015

Torri di Petersen, foto storica, 1990, prima dello smantellamento (Campana, Giacomini, 2006).

57


Quadro conoscitivo

Le lacune.

differente rapporto di proporzione che intercorre tra ciò che è preesistente e scomparso, il quale auspica differenti approcci progettuali: la lacuna dell’edificio A può fare affidamento su di una porzione di preesistenza che supera il 50% del volume originale; mentre nel B si affronta il tema della “grande lacuna”, con riferimento al solo magazzino dei fosforiti che, di fatto, è integralmente scomparso, ad eccezione dei pilastri in muratura.

Qui di seguito è riportato l’abaco dei prospetti storici con segnalate in due toni di grigio, più chiaro e più scuro, rispettivamente: le strutture appendici ad oggi ancora presenti e, tutti i crolli avvenuti nel complesso (che si concentrano soprattutto negli anni 2013-14); non è evidenziato il grande crollo dell’edificio A(1972) perché già scomparso all’epoca del rilievo. È interessante evidenziare due diverse tipologie di lacuna, in funzione del

58


Quadro conoscitivo

59


Quadro conoscitivo

4 | Aspettative di trasformazione

4.1 Vincoli Vincolo della Soprintendenza. Risale al 25 marzo 2004 il provvedimento di vincolo della Soprintendenza ai Beni culturali e ambientali delle Marche, emesso dal Soprintendente Scoppola, che segnala l’Ex-Montedison per l’interesse di archeologia industriale che tale sito riveste. In particolare il vincolo viene posto per la riscontrata qualità tecnologica, costruttiva, con riferimento soprattutto alle strutture reticolari in legno di larice che sostenevano la copertura del magazzino dei fosforiti (crollate nel 2013); <<è possibile rileggervi una derivazione concettuale dalle strutture reticolari composite in ferro, caratteristica dell’architettura industriale dell’800>>1. Inoltre la Soprintendenza (da provvedimento) nei confronti degli edifici ausiliari D (destinati ad uffici e servizi) afferma anche: << [...] gli edifici lineari in muratura>> destinati ad uffici <<[...] pur non dotati di particolare pregio architettonico e piuttosto semplici morfologicamente e linguisticamente, possono essere meritevoli di conservazione, [...] per l’interessante loro assetto planivolumetrico ed urbanistico, testimonianza di una organizzazione aziendale di una qualche particolarità e rilevanza>>(Campana, Giacomini, 2006).

Magazzino fosforiti, 2013, precedente al crollo, tratta dal rilievo fotografico condotto dallo studio Sardellini Marasca.

Complesso direzionale D, uffici e amministrazione. Scattata il 29/03/2016

60


Quadro conoscitivo

Vincolo ambientale. L’area è interessata da diverse normative di controllo e tutela, come il Piano paesistico regionale ambientale (PPAR), per lo stabilimento; così come il vincolo paesaggistico di cui al Decreto Legislativo 490/1999 (ex legge Galasso 431/85) per l’arenile. Inoltre il sito è stato inserito nel 2006 tra i 57 di interesse nazionale per quanto riguarda l’inquinamento ambientale (SIN).1

Magazzino fosforiti, 2013, precedente al crollo, tratta dal rilievo fotografico condotto dallo studio Sardellini Marasca.

Campana G., Giacomini R. (2006), a cura di, Il sito ex Montedison di Falconara: storia, situazione, prospettive di recupero, Comune, Falconara Marittima. 1

61


Quadro conoscitivo

4.2 Criticità: la bonifica modello concettuale del sito, accertare l’eventuale presenza di rischi non tollerabili per i futuri bersagli e, nel caso, determinare i valori di concentrazione soglia di rischio (CSR) al di sopra dei quali sono necessari interventi di bonifica. [...] Lo step successivo all’approvazione dell’Analisi di Rischio è la messa a punto del progetto di bonifica nel quale verranno indicati gli interventi previsti sia per i rifiuti che per le matrici contaminate, laddove l’Analisi di Rischio ne rivelasse la necessità. [...] La presenza di metalli pesanti quali Arsenico, Piombo, Rame e Zinco nel suolo superficiale impone l’interruzione dei percorsi diretti (ingestione di suolo e contatto dermico con suolo).1

Il processo di bonifica ha inizio nel 2001, quando per un evento fortuito, la rottura della tubazione fognaria che corre parallelamente alla spiaggia, nel 2001, il Corpo forestale dello Stato preleva campioni di terreno al di sotto della tubazione, rilevando segni di contaminazione. L’analisi chimica viene effettuata presso il laboratorio dell’Arpam, riscontrando superamenti dei limiti di legge (D.M. 471/99) per alcuni inquinanti come arsenico, piombo, mercurio e rame. L’allora Sindaco falconarese Giancarlo Carletti intima alla Società Rocca Mare (proprietaria dell’arenile antistante lo stabilimento), di provvedere alla messa in sicurezza d’emergenza. Nel corso dello stesso anno vengono presentate dalla Società Rocca Mare, tre Relazioni Tecniche, arrivando alla conclusiva decisione di asportare il terreno inquinato dell’arenile, realizzato dalla Akron di Imola, smaltendolo poi in una discarica della provincia di Treviso (circa 790 tonnellate). Tra il 2002 ed il 2003 dopo una mappatura degli edifici del complesso per verificarne il degrado ed una valutazione del rischio di dispersione delle fibre di amianto, viene provveduto alla rimozione dagli edifici delle coperture di eternit e, su incarico dell’Agricola 92(proprietaria di circa 0,5 ettari degli 11,8 totali) il Cam Bonifiche procede alla rimozione di due serbatoi interrati ed alla <<[...] pulizia della sala forni, con raccolta dei rifiuti, analisi e smaltimento>>(Campana, Giacomini, 2006). Le informazioni specifiche più aggiornate sono riportate invece nel documento di “Stato delle attività (Prot. n. 38 del 12.06.2012)”, redatto dal Dipartimento di Scienze e Ingegneria della Materia, dell’Ambiente ed Urbanistica, dell’Università Politecnica delle Marche. Si riporta di seguito un passaggio di tale documento:

La normativa a cui si fa riferimento in un primo momento è il D. Lgs. 471/99; il Piano di Caratterizzazione (P.d.C.) fu presentato in conformità con le indicazioni dell’allora vigente Decreto Legislativo, con l’intento di definire lo stato di qualità dei terreni del sito. In un secondo momento, con l’entrata in vigore del D. Lgs. 152/06, la proprietà nello stesso anno chiede che l’iter di bonifica sia assoggettato alla nuova normativa. Viene definito il modello concettuale del sito (M.C.S.), attraverso la determinazione del modello stratigrafico del sottosuolo, l’origine degli agenti contaminanti ed i potenziali bersagli della contaminazione nel sito e nell’intorno.

La fase attualmente in corso è la messa a punto dell’Analisi di Rischio sanitario-ambientale sito-specifica. Scopo dell’Analisi di Rischio è, definito il

Modello stratigrafico del sottosuolo.

62


Quadro conoscitivo

Il Piano di Caratterizzazione (P.d.C.) prevedeva l’esecuzione di 55 sondaggi, in fase di realizzazione del piano sono poi stati eseguiti ulteriori 4 sondaggi aggiuntivi per un totale di 59. Nei sondaggi sono stati prelevati 424 campioni di terreno. Per i seguenti contaminanti è stato riscontrato il superamento del limite di Concentrazione Soglia di Contaminazione (CSC):

necessari interventi di bonifica.

Rielaborazione da “Relazione tecnica dell’Università Politecnica delle Marche”

Ipotesi di bonifica. Gli inquinanti sui fabbricati (con struttura in calcestruzzo e tamponamenti

Caratterizzazione chimica delle acque. La campagna di caratterizzazione delle acque è avvenuta tra marzo ed aprile del 2006. Periodo in cui vengono campionati 23 piezometri. In totale vengono prelevati 53 campioni di acqua sotterranea. I risultati delle analisi di caratterizzazione hanno evidenziato superamenti delle CSC per i seguenti contaminanti: Antimonio, Cadmio, Ferro, Manganese, Nichel, Piombo, Selenio, Zinco, Fluoruri, Solfati e Tetracloroetilene. La presenza di ferro e manganese è di origine naturale, mentre la presenza di solfati è associata alla vicinanza al mare. Per antimonio, cadmio, nichel e zinco i superamenti sono molto modesti, invece la presenza di tetracloroetilene non ha relazioni con il ciclo produttivo svolto nel sito, la sua presenza è riconducibile ad una problematica di area vasta.

Non tutti i contaminanti di cui è stata riscontrata la presenza sono riconducibili alle attività produttive svolte nello stabilimento. Mentre viene confermato che <<[...] il superamento dei limiti per arsenico, piombo e rame, sono riconducibili a ceneri di pirite>>(Campana, Giacomini, 2006).

in laterizi) possono essere eliminati attraverso sabbiatura a secco o, lavaggio ad alta pressione. Con la necessità di dover poi trattare il fluido acquoso residuo inquinato. Mentre per quanto riguarda i suoli, in considerazione dell’estensione superficiale del sito una tecnica idonea è quella dell’Inertizzazione, attraverso l’uso di cementi idraulici, o altri materiali idonei a legare gli inquinanti in una matrice solida, con lo scopo di immobilizzare gli inquinanti e trasportarli in discarica come assimilabili (invece che come rifiuti pericolosi) ad un costo nettamente inferiore. Le operazioni di scavo dei volumi possono prevedere aree d’intervento irregolare ed aree dove la distribuzione degli inquinanti raggiunge il tetto di falda. In tale situazione può essere previsto l’utilizzo di wellpoints (siste-

Validazione dei dati di caratterizzazione. I risultati dell’attività di caratterizzazione dei terreni sono stati poi validati, come risulta dalla nota ARPAM Prot. 8569 del 5/3/2012.

Analisi di rischio. Viene poi accertata eventuale presenza di rischio e, nel caso, determinati i valori di Concentrazione Soglia di Rischio (CSR) al di sopra dei quali sono

63


Quadro conoscitivo

ma di drenaggio verticale della falda superficiale) per l’agottamento delle acque di falda al fine di permettere la rimozione di terreno e successivo ritombamento con il terreno prelevato e lavato. Per quanto riguarda gli idrocarburi un metodo valido è il Soil flushing, che ne consente l’estrazione dal terreno dopo averli trasferiti nella fase liquida. Il fluido di lavaggio è costituito da acqua arricchita con reagenti chimici in grado, per contatto con i terreni inquinati, di dissolvere l’inquinante nel liquido stesso, poi estratto ed opportunamente trattato con impianti mobili (nota negativa, il costo elevato). Per la bonifica delle acque possono prevedersi sistemi di trattamento attivi, come attività di emungimento e depurazione della falda, e di tipo passivo, come le barriere permeabili reattive, con il compito di trattenere eventuali tracce di contaminanti residue al termine delle operazioni di bonifica, realizzate parallelamente al litorale adriatico per l’eventuale protezione della risorsa idrica superficiale.2 3

1 23

Riferimenti normativi. Come è stato in parte anticipato i riferimenti normativi sono, in un primo momento, il D. Lgs. 471/99, mentre nel 2006 la proprietà chiederà che l’iter di bonifica sia assoggettato alla nuova normativa, dello stesso anno, il D. Lgs. 152/06. I limiti tabellari del 471 diventano le Concentrazioni Soglia di Contaminazione (CSC), al di sopra dei quali è necessaria una caratterizzazione del sito e analisi di rischio. Il superamento delle Concentrazioni Soglia di Rischio (CSR) richiede messa in sicurezza e bonifica. Ulteriore novità rispetto al 471 sta nella distinzione dei valori limite a seconda che la destinazione d’uso futura sia ad uso verde pubblico e privato o, ad uso commerciale ed industriale.

“Stato delle attività (Prot. n. 38 del 12.06.2012)”, Dipartimento di Scienze e Ingegneria della Materia, dell’Ambiente ed Urbanistica dell’Università Politecnica delle Marche. 2 APAT, La Bonifica dei siti contaminati da Piombo, Ing. A. Lamonaca 3 Progetto definitivo per la bonifica dell’area Ex-FIM. Impianti di trattamento dei suoli e delle acque sotteranee, Eco Elpidiense srl, direttore lavori Dott. A. Binotti, 2016 1

64


Quadro conoscitivo

Rielaborazione da: Analisi di Rischio Sanitario-Ambientale, relazione tecnica UniversitĂ  Politecnica delle Marche; Studio di caratterizzazione eseguito dal CAM Bonifiche.

65


Quadro conoscitivo

4.3 Proprietà, progetti ed approvazione comunale La proprietà.

• valorizzazione della risorsa spiaggia.1

L’area divide la sua proprietà essenzialmente in tre parti (almeno formalmente), proporzionalmente differenti: • La Ditta Rocca Mare srl, per l’arenile(tra la ferrovia e il demanio marittimo, mentre tra lo stabilimento e l’arenile la proprietà è dell’Ente Ferrovie dello stato). • Azienda agricola del Poggio di Pollarini Aldo e C. sas, per lo stabilimento, circa 11,29 ettari degli 11,80 totali. • Agricola 92 srl, per l’area degli uffici, 0,51 ettari. L’Azienda agricola del Poggio, condivide la sede legale con l’Agricola 92 ed ha lo stesso rappresentante legale della Rocca Mare (Aldo Pollarini).

Progetto presentato in Comune. È del 2014 il progetto preliminare presentato in Comune dallo studio Sardellini Marasca architetti in data 8 Agosto, gli utlimi aggiornamenti al progetto vengono fatti e consegnati nel Gennaio del 2016; promotore è la stessa proprietà, l’Immobiliare del Poggio srl, mentre sviluppatore la General Consulting srl. Riceve l’approvazione in fase preliminare di Comune e Soprintendenza.

Le fasi operative in cui è suddiviso sono due: prima la parte relativa allo stabilimento, poi le opere di completamento su lato mare. Il programma funzionale, in parte in linea con le disposizioni da PRG prevede un auditorium, centro espositivo e mostramercato, mentre un’importante criticità è la previsione, in variante, di un grande centro commerciale, che va a determinare l’aumento della cubatura esistente ed una vasta superfice adibita a parcheggi a raso.1

Accordi intercomunali.

Nel “Protocollo d’Intesa tra il Comune di Falconara Marittima e il Comune di Montemarciano per la riqualificazione delle aree di margine ed il recupero del sito ex Montedison” vengono elencate le tematiche fondamentali che i rispettivi strumenti urbanistici devono affrontare, in particolare si segnalano: • bonifica del sito inquinato ex Montedison; • valorizzazione turistica-ricreativa, commerciale, ed ambientale attraverso il recupero e riuso degli immobili dell’ex Montedison, quale polo territoriale di valenza sovra locale, escludendo la possibilità di inserimento della destinazione urbanistica residenziale e produttiva industriale; • valorizzazione e funzionalizzazione del complesso edilizio storico detto il Mandracchio; • individuazione di idonee connessioni viarie tra l’area ex Montedison e l’area dell’attuale stazione ferroviaria di Marina di Montemarciano; • creazione di una rete dei percorsi pedonali e ciclabili attraverso la valorizzazione delle connessioni tra i due Comuni;

Protocollo d’Intesa tra il Comune di Falconara Marittima e il Comune di Montemarciano per la riqualificazione delle aree di margine ed il recupero del sito ex Montedison.

1

Il sistema dei parcheggi nella previsione di progetto dello studio Sardellinni Marasca.

66


Quadro conoscitivo

4.4 SWOT. Strengths, Weaknesses, Opportunities, Threats. 1. Infrastrutture

Strengths

Weaknesses

Opportunities

Threats 67


Quadro conoscitivo

2. Valori ambientali

Strengths

Weaknesses

Opportunities

Threats 68


Quadro conoscitivo

3. Pianificazione

Strengths

Weaknesses

Opportunities

Threats 69


Quadro conoscitivo

4. Sistema turistico

Strengths

Weaknesses

Opportunities

Threats 70


Quadro conoscitivo

5. Caratteri architettonici

Strengths

Weaknesses

Opportunities

Threats 71


Quadro conoscitivo

<< [...] massa in costante crescita di turisti, una valanga che, alla ricerca perpetua del “carattere”, macina identità di successo fino a ridurle in polvere senza significato. >>

72

da Koolhaas R., La Città Generica, in Junkspace, 2001


Quadro conoscitivo

5 | Turismo liquido, dal turismo ai turismi

5.1 Turismo liquido e destagionalizzazione mentari al turismo, col fine di esaltarlo ed insieme di garantire la giusta multifunzionalità, complessità (frutto di contaminazioni), tipica del nostro tempo. Il tema della destagionalizzazione diventa in questo senso fondamentale, soprattutto per queste aree di urbano balneare che da sempre fanno dell’estate la loro unica ragion d’essere. Nell’articolo de Il Sole 24 Ore, “La parola-chiave è destagionalizzare”, del 5 Giugno 2012, la questione viene affrontata nel suo nucleo già dalle prime righe <<Tanti micro-eventi contribuiscono a trainare il turismo nel Sud Italia>>3. Sottolineando da subito le caratteristiche di pluralità trattate precedentemente, sottolineando tra le altre la Puglia per le sue iniziative, estive, che acquisiscono risonanza mondiale(La notte della Taranta), e non, come il concerto del Primo Maggio, che si delinea come alternativa (sempre più confermata dai numeri) al classico omonimo di Roma. 123

Facendo leva sulle teorie di Zygmunt Bauman, il “turismo liquido” viene definito da Ricard Pié Ninot (sulla copertina del suo testo omonimo) <<como encrucijada de un paisaje que batalla entre la disolución y la identidad...>>. La questione dibatte sul concetto di turismo, nell’accezione “contemporanea” del termine, tenendo quindi conto delle innovazioni nel campo dell’informazione e della mobilità che ne hanno determinato una significativa evoluzione di senso: <<ci sono mobilità infinite, fisiche, immaginative, virtuali, volontarie ed obbligate. La riflessione sulle tante “mobilità”, dunque, va oltre il turismo stesso e coinvolge tutte le pratiche sociali nel loro insieme>>1. Questo implica l’esigenza di allenare la mente a pensare il turismo “al plurale”, in funzione delle molteplici accezioni e definizioni che assume perché non più pensato come (a partire dagli ‘60-’70) una risposta univoca ad una richiesta di massa: il dolce far niente, alternato tra abbronzature e bagni come premio per una stagione lavorativa di fatiche; ma bensì come costituito da tutti quei turismi, di nicchia, che diventano non più solo riposo ma anche tentativo di espressione di una propria individualità. La pratica turistica diventa quindi espressione di se stessi, <<[...] el destino por tanto, empieza a verse desde la perspectiva del viajero, desde una visión poliédrica [...] Desde esta perspectiva el destino se va reconstruyendo a partir de las decisiones que toman los viajeros, maleando y adaptándolo a sus necesidades, convirtiéndolo en líquido>>2. Si delinea dunque la necessità di dover rispondere alle molteplici accezioni, e “stagioni” del turismo, magari puntando sulla riscoperta della “cultura dei luoghi” come fulcro per la progettazione di uno spazio turistico efficace; la quale per le Marche(come per gran parte delle regioni italiane) è fortemente legata all’ambiente naturale, rurale, alla cultura agroalimentare, artigianale. Favorendo la compresenza di tutte quelle funzioni, comple-

Vespasiani S. (2014), Città stagionali. Rigenerazione urbana oltre il turismo, FrancoAngeli, Milano. 2 Tratto da un articolo di Juan Sobejano, professore alla Escuela de Organización Industrial (EOI), “El concepto de identidad en el turismo líquido”, in http://www.blogtrw. com/2010/02/el-concepto-de-identidad-en-el-turismo-liquido/. (Ultima consultazione 01/06/2016) 3 Articolo de Il Sole 24 Ore, “La parola-chiave è destagionalizzare”, di Laura Dominici, 5 giugno 2012. 1

Multifunzionalità rurale.

73


Quadro conoscitivo

5.2 La risorsa naturale come fonte di turismo al naturale, rurale nello specifico, in un ottica però non di passiva osservazione bensì di comprensione della pratica agricola e della cultura enogastronomica in maniera attiva. Un esempio è l’attività agrituristica, che mette insieme ricezione, cultura del “mangiare sano” ed in generale il soddisfare la domanda di quei turisti interessati a vivere per qualche giorno “l’esilio” dalla città per immergersi nella campagna. Considerata attività tipicamente italiana, fa leva sull’inestimabile patrimonio enogastronomico del Paese. Interessanti in questo senso anche tutte quelle funzioni che ricercano un ruolo di complementarità come attività espositive e di vendità dei prodotti, di cui un esempio è la mostra mercato.

Lo stabilimento Ex-Montedison è inserito in quello che per certi versi può essere considerato un “vuoto”, se a determinare i “pieni” sono i tessuti edilizi che si dispongono intorno ad esso. Questo “vuoto” è determinato principalmente dalla presenza del mare da un lato e dalla campagna periurbana dall’altro. Nell’ottica di pensare al progetto come strettamente legato a ciò che lo circonda (a meno che l’intento di progetto non sia quello di escludere l’esterno per la necessità di avere spazi introversi) non si può prescindere dall’esaminare le risorse naturali presenti ed il loro rapporto con la funzione ricreativa.

L’ecoturismo.

1 2

<<L’ecoturismo origina dal desiderio umano di luoghi naturali intatti e di un rapporto diretto con l’ambiente>>1. L’opportunità in questo senso è di garantire la massima fruibilità di quelle aree naturali che possiedono caratteristiche di attrattività intrinseche, escludendo interventi miranti se non per fornire i mezzi per raggiungerle nel modo più diretto possibile. Favorendo quel turismo legato appunto ad attività come l’escursionismo o in generale all’osservazione passiva. Nello specifico nell’area si fa riferimento al vicino Parco Fluviale del fiume Esino, in corso di realizzazione, ed al più lontano Parco del Conero di Ancona, al quale viene assegnato l’ “Oscar dell’ecoturismo 2016” dalla Legambiente2.

Turismo rurale.

Definizione da Enciclopedia Treccani, http://www.treccani.it/enciclopedia/tag/ ecoturismo/ (Ultima consultazione 15/04/2016). 2 Il riconoscimento viene conferito al Parco regionale naturale del Conero (insieme ad altri 8 parchi), la scelta è motivata così: << Per la qualificazione del sistema turistico ottenuta grazie al processo di acquisizione della Carta europea del turismo sostenibile che ha portato allo sviluppo di eccellenze e buone pratiche di sostenibilità nel territorio del parco>>. Articolo tratto da http://www.legambiente.it/contenuti/comunicati/legambiente-assegna-gli-oscar-dell-ecoturismo-2016 (Ultima consultazione 15/04/2016). 1

L’ex funzione di concimificio si presta simbolicamente, come suggestione, per cercare con le nuove funzioni di ricreare quel sistema di connessioni fra lo stabilimento ed i territori della ruralità, cui prestava servizio con i suoi prodotti originariamente. Anche questa tipologia di turismo (il turismo rurale) è strettamente legata

74


Quadro conoscitivo

Tavola del progetto di sistema del Parco fluviale del fiume Esino. Localizzazione delle aziende aderenti allâ&#x20AC;&#x2122;accordo agro-ambientale dâ&#x20AC;&#x2122;area.

Parco regionale naturale del Conero.

Posizione strategica del comune di Falconara Marittima, enti balneari.

Tavola del progetto di sistema del Parco fluviale del fiume Esino. Sistema dei percorsi pedonali e ciclabili.

Il sistema dei parchi, insieme allâ&#x20AC;&#x2122;alternarsi sulla costa delle aree adibite con stabilimenti balneari.

Le emergenze enogastronomiche, in particolare segnalati i marchi DOC e DOCG.

75

Aree termali diffuse sulla superficie regionale.


Quadro conoscitivo

5.3 Nelle “Città stagionali”: scenari, pratiche e linee di intervento. Intervista a Silvia Vespasiani. Silvia Vespasiani, architetto e dottore di ricerca, attualmente lavora presso il Settore Viabilità-Infrastrutture-Urbanistica della Provincia di Fermo. Al suo attivo ha diverse pubblicazioni, tra cui: Città stagionali. Rigenerazione urbana oltre il turismo, FrancoAngeli, Milano (2014); “Ciudades estacionales frente al mar” in Territorios del Turismo, UdG (2014); “Architettura per vacanze e dinamiche di rigenerazione urbana” in Di Campli A. e Gabbianelli A. (a cura di) Il progetto dello spazio turistico. Forme del radicamento e strategie dell’effimero, GotoEco, Gorizia (2016). La sua attività di ricerca indaga le trasformazioni dei contesti insediativi costieri, nello specifico del medio Adriatico, e le dinamiche di rigenerazione urbana connesse al turismo.

trattiva turistica attraverso la risistemazione del “lungomare” e degli spazi aperti vicino alla spiaggia esclusivamente come aree di completamento all’uso residenziale turistico. In sostanza, nella maggior parte dei casi queste azioni sono circoscritte e si localizzano nello spazio pubblico di “facciata” per aumentate la visibilità, l’accoglienza e la permanenza dei turisti. Nel secondo caso, invece, ci troviamo a dover affrontare il tema, più ampio e complesso, della rigenerazione di queste aree particolari. Sono brani di costruito realizzati seguendo pochi parametri che potremmo definire “antiurbani” (massima vicinanza alla spiaggia, nessun servizio collettivo, circolazione affidata al mezzo privato, prevalenza dei pieni con scarsa presenza di spazio pubblico organizzato; hotel e seconde case inutilizzate per diversi mesi all’anno, assenza di uffici, officine, municipi, scuole, ospedali, servizi pubblici, cimiteri) per cui la sfida è quella di inventare nuove città a partire da queste condizioni materiali che già esistono. Ciò significa, in primo luogo, interrogarsi inevitabilmente sul senso attuale dello spazio pubblico, quale la sua dimensione urbana, quale il suo ruolo all’interno dei tanti e mutati panorami sociali, di cosa necessita e, soprattutto, come si crea nello spazio già costruito. Poter approfondire tali tematiche all’interno di un percorso progettuale risulterebbe davvero molto interessante. In secondo luogo, occorre riflettere sul fatto che ci sono vari aspetti che caratterizzano queste aree rendendole disponibili e pronte ad emanciparsi rispetto al discorso consolidato sulle “Zone turistiche”. Dobbiamo pensare, per esempio, che i luoghi costruiti per il turismo necessariamen te cambiano, non rimangono invariati per lungo tempo, né possono tornare ad una condizione antecedente. A ben vedere, possiamo sostenere che le

Christian Massi | Vorrei iniziare chiedendole, nello scenario della massiva edificazione della costa medio adriatica degli anni ’50-’70, che ha visto la saturazione del litorale con prevalenza di seconde case e strutture alberghiere, il recupero della dimensione dello spazio pubblico, dello scambio, può influire positivamente sulla “destagionalizzazione” di queste realtà costiere? Silvia Vespasiani | Se la finalità degli interventi è la “destagionalizzazione” occorre, in primo luogo, distinguere se l’obiettivo della “destagionalizzazione” è quello di allungare i tempi dell’attrattiva turistica oppure se è quello del recupero di tali zone per una rigenerazione urbana più allargata, in cui ovviamente il turismo non è escluso, ma non è più l’attività economica prevalente. Nel primo caso ci troviamo a ripercorrere le strategie utilizzate negli anni ’90 da quasi tutte le località balneari in decadenza, ossia rinnovare l’at-

76


Quadro conoscitivo

“città stagionali” offrano alle discipline che operano con volontà di cambiamento la possibilità di sperimentare nuovi approcci ed almeno due opportunità complementari: ricomporre i pezzi del lascito materiale del turismo balneare di massa per offrire nuove forme di abitare alle istanze contemporanee (non solo turistiche); rinnovare e riformulare il carattere più sperimentale del progetto urbano per innescare diversi motori di rigenerazione degli spazi. In tal senso, lo spazio aperto pubblico e quello collettivo diventano i luoghi dove poter favorire nuove convivenze modificando gli spazi perché essi diventino attrattori e catalizzatori di innovazione. Dunque, possiamo intendere le azioni rivolte allo spazio aperto urbano come sfide per la “destagionalizzazione” intesa come capacità di abitare in modo diverso quello che già c’è e quindi rigenerare le aree turistiche costiere.

Altro aspetto su cui vorrei porre l’accento è la modalità un po’ troppo generica con cui spesso si affronta il tema del recupero di questi “resti”. I complessi industriali dismessi che sorgono lungo la costa si trovano quasi sempre dentro la fascia di rispetto di 300m dalla battigia prevista dai Piani Paesaggistici Regionali; in altre parole, ci troviamo in una situazione di rendita di posizione molto alta e quindi di particolare attrattiva per gli investitori (nonostante le problematiche della bonifica di cui parlavo prima), ma sono anche spazi molto sensibili dove forse sarebbe meglio “sottrarre” piuttosto che “aggiungere”. Con questo non voglio dire che non devono essere presi in considerazione, anzi, e qui vado al terzo punto, c’è proprio bisogno di prenderli in carico, per dirla nel gergo medico, ma è necessario uscire dal solito pensiero qualunquista che li vede tutti uguali. Questi edifici sono opifici costruiti per esigenze particolari di lavoro e non si inseriscono in contesti territoriali con le stesse problematiche, con le medesime esigenze e relative capacità di investimento, pertanto ogni caso deve essere pensato come specifico con tutte le sue peculiarità (di inquinamento, di volume recuperabile, di capacità di adattamento, ecc). Credo che l’architettura e l’urbanistica, che concorrono insieme alla realizzazione dei progetti urbani, non possano più permettersi di generare idee inattuabili o non commisurate alla realtà specifica. Certo, in linea teorica, e soprattutto lungo la fascia costiera adriatica, si può concepire una rete costituita dai tanti edifici industriali dismessi come diversi poli catalizzatori di sinergie, soprattutto dove la dimensione policentrica degli insediamenti preesistenti prevale. Vedrei molto utile, ad esempio, ripensare questi spazi non solo come attrattori, bensì come scambiatori, HUB, connessioni tra mare e collina, nuove interfacce tra le attività dell’ambito

C.M. | Quanto la dismissione dei grandi complessi industriali sparsi per il litorale può favorire un ripensamento di queste aree come nuove centralità, in forza anche del salto di scala che determinano e della generale e progressiva perdita di compattezza dei centri urbani preesistenti? S.V. |Riguardo a tale problematica mi preoccupano almeno tre aspetti. Il primo è quello ambientale in senso ampio poiché non sempre è possibile bonificare il terreno interessato dalla riconversione e spesso neanche la struttura industriale rimasta; i tempi delle procedure sono lunghissimi per cui i progetti, per quanto qualitativi ed equilibrati, diventano obsoleti e viziati a causa delle “forzature” necessarie per recuperare gli investimenti spesi ancora prima di iniziare l’opera di riqualificazione architettonica e dell’area (e parliamo di cifre esorbitanti).

77


Quadro conoscitivo

rurale (che sia agricolo o naturale) e quelle della dispersione urbana. Ma questi spazi possono essere ripensati anche svincolati da una condizione di policentrismo a favore di una visione più attinente ad ogni singolo contesto. Forse, dal ripensamento di questi spazi in tal senso, si potrebbe aprire la strada per riformulare una nuova geografia delle relazioni tra territori e tra paesaggi , tra agri-urbano e peri-agricolo, soprattutto per dare impulso concreto e pertinente ad una nuova fase del progetto dell’abitare che possa essere espressione del cambiamento che stiamo vivendo.

nizzazione dello spazio e della qualità dell’architettura. Oggi possiamo ben vedere le carenze delle aree turistiche, soprattutto quando queste rimangono disabitate per lunghi periodi. Pensiamo, ad esempio, a Milano Marittima, Lido delle Nazioni, Rosolina Mare: ciò che più risalta è l’assenza di funzioni urbane e di servizi collettivi. Non ci sono scuole, ospedali e nemmeno cimiteri. Possono sembrare “città” solo in apparenza, per la presenza di edifici residenziali. E’ auspicabile un ripensamento di questi tratti di costa, per esempio come riserve di volumi abitabili e di spazi urbanizzati per inserire nuove funzioni pubbliche, anche complementari alla pratica turistica che occupa in prevalenza seconde case. Ma la questione che mi poni è complessa, soprattutto su proprietà ed aree prevalentemente private. Richiede soluzioni flessibili, non univoche.

C.M. | In tema di aree costiere sorge spontanea ed immediata l’associazione al turismo balneare, la domanda è, può essere verosimile un ripensamento di questi tratti di costa con funzione differente dal turismo balneare o che comunque indaghi funzioni complementari? O le logiche economiche sono in questo senso ancora coercitive come negli anni delle speculazioni? S.V. | Se consideriamo le logiche economiche sappiamo bene che diventano spesso impositive perché tutto il territorio che noi viviamo risulta gerarchizzato e l’ambito economico che riguarda l’edilizia ruota ancora, da almeno sessant’anni, intorno alla famosissima rendita di posizione. E’ noto, infatti, che il fenomeno turistico della vacanza estiva conquista parti del sistema economico dell’Italia già dagli anni ’60; l’emergere delle ampie prospettive di investimento economico relazionate con il balneare da un lato diviene il presupposto per sostenere iniziative, azioni ed investimenti tesi alla “valorizzazione turistica” di molti territori, dall’altro caratterizza il profilo del rapporto tra pratica turistica e settore delle costruzioni che si delinea con la prevalenza delle funzioni economiche su quelle dell’orga-

C.M. | In un periodo storico caratterizzato da una pluralità quasi disorientante di mobilità, turismi, nella sempre crescente diminuzione delle distanze fra luoghi fisici e culture, può la riscoperta della “cultura dei luoghi” rappresentare il fulcro per una progettazione felice? S.V. | Nel libro Città Stagionali ho dedicato un capitolo alle “Città per non residenti” proprio perché credo che le nuove pratiche di mobilità ci consentano di intercettare le più attuali modalità di utilizzo dello spazio abitato. Ciò ci consente di intendere il turista come uno tra i tanti soggetti sociali che abitano in condizioni di spostamento il territorio/città, cioè un city user che percorre le due categorie di spazio tradizionali del pubblico e del privato (a cui si associano il tempo libero e la residenza) in una forma di disponibilità e di usi che non rimandano a quelli convenzionali.

78


Quadro conoscitivo

In quest’ottica, possiamo riconsiderare la prospettiva del discorso urbano secondo un approccio diverso. Se pensiamo alle città del XIX secolo le configuriamo come città densamente costruite e densamente abitate in cui avevano luogo numerosi rapporti comunicativi; in queste città le tre dimensioni della densità urbana (fisica, cioè il rapporto tra lo spazio costruito e la superficie della città; demografica, ossia il numero di abitanti per quantità di superficie; sociale, misurata con la frequenza con cui avvengono i contatti) erano strettamente associate. Al contrario, oggi non c’è più coincidenza fattuale tra lo spessore fisico, demografico e sociale, pertanto ormai non c’è più ragione di parlare di abitanti e di turisti in senso distinto. I nuovi abitanti vivono, lavorano e consumano spostandosi nell’ambito di una conurbazione allargata e dando vita a traiettorie di mobilità più estese, diversificate, extracomunali. Attraverso questo tipo di riflessione diventa palese come il concetto tradizionale di relazione compatta tra luogo, architettura ed abitanti si esaurisca in favore di una dislocazione disgiunta degli spazi che compongono l’abitare. Così come in altre parti del mondo, anche in Europa la popolazione tende a concentrarsi in sistemi urbani messi in connessione non solo dal pendolarismo, ma anche da relazioni più intricate di scambio e di controllo. Guido Martinotti in diversi scritti riconosce la complessità delle nuove conurbazioni e ne dà una definizione come espansioni fisiche di città e come insediamenti allargati che, però, costituiscono entità diverse, o “meta-città”, le cui forme del tutto nuove in molti casi non coincidono con quelle delle rispettive aree metropolitane.

Anche se alla loro entità non corrisponde un nuovo tipo di unità politica, tuttavia esse esistono al di là dei confini amministrativi tradizionali (locali, regionali, statali). In definitiva, la nuova morfologia sociale che “abita” si basa principalmente su nuovi utenti che vivono in transito tra le varie parti del territorio che costituiscono le nuove mappe. Potremmo anche dire che la penetrazione di un alto tasso di mobilità nella sfera del quotidiano ci pone in contatto con tantissimi luoghi e con altrettanti spazi diversificati, e questi entrano a far parte della nostra cultura. Non sempre si tratta di una “riscoperta”, più spesso è una forma necessaria di adattamento. La progettazione dovrebbe accompagnare e suggerire queste nuove relazioni con i luoghi del nostro quotidiano, anche se questi non fanno ancora parte della nostra “cultura”. C.M. | Cultura dei luoghi che, nel caso specifico di Falconara Marittima, come per molte altre città costiere marchigiane, è in buona parte rappresentata dalla “invadenza” della campagna periurbana. Come può quest’ultima, secondo lei, influenzare la riqualificazione di queste aree? In relazione anche all’interessante dialettica che si pone spesso in atto tra litorale e campagna, per la loro vicinanza, spesso mediata dalla presenza di complessi industriali. S.V. | Progettare gli ambiti territoriali ed urbani significa porre attenzione su molteplici aspetti, non ultimo quello dei diritti da garantire nella trasformazione della città esistente. Nel periodo in cui la città cresceva, oggetto e problema dei piani regolatori del Novecento, il diritto a quote inderogabili di verde, parcheggi e attrezzature pubbliche ha rappresenta-

79


Quadro conoscitivo

to una conquista della cultura urbanistica. Da quel momento, in Italia, i piani regolatori dei comuni (o piani direttori, programmi urbani, insomma ciò che scaturisce dall’urbanistica di settore) sono legati al DM 1444 del 1968 con il quale si impone una distribuzione delle “zone omogenee” all’interno di ogni confine amministrativo. Gli standard urbanistici sono, certo, un progresso culturale e sociale da difendere, ma ormai hanno bisogno di essere adeguati alla prospettiva di miglioramento delle città che auspichiamo. In altre parole, quella conquista va resa funzionale alla città ed all’intero territorio da riqualificare perché alla misura quantitativa occorre affiancare parametri qualitativi e prestazionali utili a generare nuovo valore pubblico, a garantire la funzionalità eco-sistemica degli ambienti favorevoli allo svolgimento delle attività umane e di lavoro, a rispondere alle nuove situazioni di sovrapposizione o di prossimità di usi. E’ necessario allargare l’ambito di riflessione a tutto il territorio, non rimanere chiusi dentro ai limiti delle aree che fino ad ora sono state definite urbane, perché le nuove dotazioni pubbliche sono le reti ecologiche che ospitano la mobilità lenta e permettono la riproduzione di biodiversità, le opere di bonifica, quelle di difesa dei suoli, i servizi dell’abitare sociale, la produzione energetica, gli spazi che servono liberi per gestire le emergenze, quelli che servono per l’aria e l’acqua, per la riforestazione e per l’agricoltura di città, ecc. Questa nuova visione del territorio - paesaggio, che va oltre i perimetri quantitativi chiusi tradizionali, può aiutarci nel progetto della riqualificazione degli spazi abitati e delle aree sottoutilizzate perché ci consente un’apertura intellettuale e scientifica tutta da sperimentare.

Detto questo, penso che sia ragionevole individuare nelle aree “né urbane e né rurali” o in quelle situazioni di attrito in cui si avvicinano e si sovrappongono usi diversificati, una linea evolutiva di successive “alterazioni” dello stato attuale (che convenzionalmente potremmo chiamare progetti) perché è proprio in queste parti urbanizzate che incontriamo le condizioni più contemporanee, dove possiamo intervenire con lucidità per far evolvere i concetti di equilibrio del territorio, di perequazione, di sussidiarietà, di valorizzazione del già costruito e del già esistente.

80


Progetto

6 | HUB, favorire le connessioni intercomunali

6.1 Connessioni longitudinali L’ipotesi di progetto prevede, come presa di coscienza delle strette relazioni intercomunali descritte da Calafati1, di configurarsi come un Hub ricreativo-culturale. Favorendo le connessioni pubbliche preesistenti, come il tratto ferroviario adriatico, rendendo l’interscambio fra la stazione di Montemarciano e la statale ancora più performante attraverso la previsione di un parcheggio scambiatore ed un diretto collegamento fra questo e la stazione. E’ inoltre prevista la creazione di nuovi tracciati ciclopedonali di connessione tra l’area ed il Parco fluviale dell’Esino (ed attraverso questo dei comuni dell’interno) e, tramite il recupero della spiaggia (con la giustapposizione di dighe foranee anche nella zona antistante lo stabilimento), viene completato il collegamento tra il tessuto edilizio residenziale di Rocca Mare e quello di Marina di Montemarciano, oltre che favorire il dialogo diretto con le emergenze storiche: Castello di Rocca Priora e Mandracchio.1

Recupero del tratto di costa eroso

Parcheggio scambiatore

1 Calafati A., Mazzoni F. (2008), a cura di, Città in nuce nelle Marche. Coalescenza territoriale e sviluppo economico, FrancoAngeli, Milano.

HUB. Favorire connessioni intercomunali

82


Progetto

6.2 Connessioni trasversali Il sito è caratterizzato dall’essere “chiuso” all’interno di una sorta di enclave determinata dalle infrastrutture per la mobilità: SS16 e ferrovia. La necessità di garantire la massima accessibilità e di rafforzare le potenzialità di catalizzatore dell’area implica la previsione di strategie atte a superare le due “barriere” infrastrutturali.

Connessioni funzionali. La strategia prevede la non saturazione della spiaggia con strutture come stabilimenti balneari, al contrario l’intenzione è di lasciarla totalmente libera(ad eccezione di poche aree attrezzabili con attività sportive e altro), prevedendo attività di ristoro, retail e sport all’interno dell’ ex concimificio nel tentativo di “forzare” i flussi da mare. Allo stesso modo verso campagna, in questo senso il programma prevede la presenza di funzioni complementari a quelle agricole, come mostra mercato e sala congressi, quest’ultima nell’ottica di quanto descritto nel PSR: garantire continuata formazione ed informazione di operatori ed imprenditori agricoli.

Connessioni fisiche e percettive. Il progetto prevede la realizzazione di due sottopassi verso mare e uno verso la campagna periurbana. Dal punto di vista percettivo le relazioni trasversali sono rafforzate dalla previsione di un sistema idrico che sfrutta l’esistenza della delimitazione a nord-ovest del fosso Rubiano che, superando la statale, si innerva nella campagna periurbana. La “continuazione” di questi corsi d’acqua all’interno dell’area, incentivata dall’uso della vegetazione, vuole garantire la percezione di permeabilità fra le tre macro aree, obbiettivo di progetto. Sistema dell’acqua. Connessioni delle tre macro aree

Ruolo di cerniera dell’ex magazzino fosforiti. Trasversalità

Amplificare connessioni trasversali. Attrattività verso mare

83

Attrattività verso campagna periurbana


Progetto

84


Progetto

85


Progetto

6.3 Condensatore di turismi L’area fa della multifunzionalità in campo ricreativo-culturale il suo fulcro. Come rappresentato nella prospettiva della pagina precedente (sull’esempio del Basket Bar di Utrecht degli NL Architects) vengono individuate delle zone strategiche in cui condensare attività con potenziale attrattivo da mare e da campagna periurbana. Nel tentativo di superare la rigida definizione di un turismo monotematico (balneare), in funzione di molteplici attività che fondono il ricreativo (sport, musica, eventi) al culturale in senso lato (cultura enogastronomica soprattutto), con l’obbiettivo fondamentale della destagionalizzazione.

Offerta turistica ampia per contrastare la stagionalità

Nodo per itinerari del tempo libero. Scambiatore

Multifunzionalità del settore turistico

86


Progetto

7 | Dalla genesi compositiva degli spazi produttivi alla loro rigenerazione

7.1 Trasformazione del flusso di produzione in percorso pubblico di connessione Le analisi storiche hanno rivelato la presenza di una direttrice che regolava, connetteva, l’intero complesso. Un asse longitudinale con direzione nord-sud, partendo dalla produzione dell’acido solforico fino al magazzino dei prodotti finiti. Il flusso del materiale di produzione diventa, nell’ipotesi di progetto, un lungo attraversamento completamente pubblico; garantendo la fruizione dell’intera area, nell’ottica di favorire le contaminazioni tra differenti attività facenti tutte capo alla macro funzione turistico-ricreativa. È inoltre inteso alla scala urbana come asse centrale di connessione tra la stazione di Marina di Montemarciano, il parcheggio scambiatore ed il tracciato ciclopedonale che permette il collegamento con il Parco fluviale dell’Esino.

Spina centrale di collegamento e nuclei principali del programma

Trasformazione del flusso di produzione in percorso pubblico di connessione

87


Progetto

7.2 Camere di piombo La struttura più articolata tra le presenti è quella dell’ex complesso dell’acido solforico. Anche in questo caso la comprensione dell’antico funzionamento produttivo di questi spazi è stata determinante per chiarirne la vocazione d’uso. La volumetria delle ex camere di piombo, smantellate, viene rielaborata con funzione espositiva (mostra mercato). Permettendo, tra gli interstizi dei parallelepipedi, la percezione dell’intera struttura da cielo a terra, senza negare (occludendo lo spazio con dei solai intermedi) l’originaria tendenza alla verticalità di questo grande ambiente; gli unici solai intermedi saranno i percorsi che permetteranno la fruizione dei diversi volumi alle diverse altezze. La volumetria “frammentata” è anche l’opportunità di garantire due diversi itinerari espositivi: uno interno ai volumi (relativo alla mostra mercato vera e propria, ed ad esposizioni temporanee) ed uno negli interstizi fra questi ultimi (con l’esposizione permanente della storia del complesso industriale).

Assonometria esplosa. Ala sinistra dell’ex complesso dell’acido solforico, predisposto a centro espositivo (mostra mercato). “Tagliato” dal percorso pubblico al piano terra.

88


Progetto

8 | Stato di rovina come vettore di progetto

8.1 Innesti ed esaltazione del preesistente Gli input progettuali derivano tanto dall’analisi storica quanto da quella dello stato di fatto, spesso coincidente con uno stato di rovina, per via delle condizioni di abbandono in cui versano questi residui industriali. Un esempio è il disvelamento di alcune strutture, un tempo nascoste da rifiniture esterne, che suggeriscono la definizione di una strategia compositiva per innesti : l’obbiettivo è l’esaltazione dell’impianto longitudinale dell’intero complesso, intervenendo puntualmente, con la ricostruzione di alcuni volumi e l’intervento sulla finitura esterna di altri, con il denominatore comune del materiale di rivestimento che sarà appunto il legno. Enfatizzando, oltre all’impianto longitudinale, anche la maglia strutturale a vista, tra le cui verticali saranno “innestati” i volumi. Una caratteristica di questi “innesti” sarà il profilo a doppia falda archetipico, con riferimenti all’architettura vernacolare dell’area: i trabocchi(simili a palafitte, con funzione non abitativa ma esclusivamente di pesca). A livello strategico, la scelta di evidenziare i volumi, posti ad una quota altimetrica maggiore, ha l’obbiettivo di amplificare le potenzialità di landmark del complesso.

Ex magazzino perfosfato. Stato di rovina che disvela la struttura lignea. 2013, prima del crollo.

Finitura esterna.

In secondo piano edificio macinazione e impasto continuo, rivestito con intonachino chiaro, 1955 (Campana, Giacomini, 2006).

Foto storiche mostrano l’originaria finitura di gran parte degli edifici costituenti il complesso, la quale annullava, con un intonachino chiaro, la differenza cromatica tra struttura (cemento armato) e tamponatura (laterizio). In forza di questo e di esempi illustri come gli Ex Seccatoi del Tabacco di Città di Castello (ospitanti la Collezione Burri), è prevista la rifinitura esterna con una leggera scialbatura (in calce color beige) dell’intero complesso, ad eccezione degli elementi “di innesto”. Con l’intento di enfatizzare l’unitarietà del complesso ed il rilievo in facciata determinato dal telaio strutturale a vista.

Un trabocco. La costa della provincia di Ancona è caratterizzata dalla diffusione di strutture simili, utilizzate per la pesca.

89


Progetto

90


Progetto

91


Progetto

8.2 Lacune strategiche i pilastri in muratura preesistenti), idealizzando la giustapposizione della superiore struttura in legno lamellare sul basamento preesistente che, al contrario, resta staticamente scarico. La struttura in legno lamellare superiore (che ospita le attività sportive) sarà costituita da un sistema di montanti e traversi, senza tamponature, per permettere la vista panoramica verso mare degli sportivi e la possibilità agli esterni di osservare il gioco. La tecnologia fatta di singoli elementi strutturali è un rimando alla precedente struttura a travi reticolari in legno. L’ampia spazialità interna, soprattutto in alzato, è studiata in funzione delle attività sportive che deve ospitare ed in richiamo alla spazialità originaria, descritta così: <<[...] lo spazio interno possiede un carattere di austera e funzionalistica monumentalità originale ed unica>>(Campana, Giacomini, 2006).

Lo stato di fatto dell’ex stabilimento industriale evidenzia due grandi lacune. Che introduce due modi differenti di approcciare la lacuna, in funzione dei due differenti rapporti proporzionali tra volumetria preesistente e scomparsa.

Lacuna A. Nel primo caso, del complesso dell’acido solforico (complesso A), più del 50% della volumetria non è andata perduta, il che permette un confronto più diretto fra la preesistenza e l’addizione che, con la volontà di non pregiudicare la percezione dell’impianto longitudinale (e simmetrico) del complesso, prevede l’allineamento delle orizzontali e delle verticali del telaio strutturale in facciata, realizzate però con materiali differenti: struttura a secco in legno lamellare e tamponature in legno di larice.

Lacuna B. L’ex magazzino dei fosforiti (complesso B) invece presenta la totale scomparsa della volumetria, di cui sono rimasti a testimonianza esclusivamente i pilastri in muratura. A seguito dello studio della preesistenza storica scomparsa e del suo ruolo all’interno del ciclo di produzione, non viene proposta una ricostruzione analogica ma una sua rielaborazione morfologica in funzione, più che delle sue proporzioni originarie (che prevedevano una forte inclinazione delle falde di copertura), della sua posizione planimetrica all’interno dell’area, del suo impianto trasversale (opposto all’impianto longitudinale di tutti gli altri edifici costituenti il complesso) e della sua scansione che vede la sovrapposizione di basamento in muratura e copertura in legno. In particolare in funzione di quest’ultimo punto viene prevista la “smaterializzazione” del nuovo volume basamentale (in vetro ed arretrato, attraverso uno sbalzo del volume superiore, dal perimetro esterno in cui sono posizionati

92


Progetto

Lacuna dell’ex complesso dell’acido solforico (A).

Lacuna dell’ex magazzino fosforiti (B).

93


Progetto

8.3 Lasciare “vuoti” Altro esempio in cui lo stato di rovina suggerisce nuove interpretazioni, nuove percezioni dell’esistente, è il caso dell’ex magazzino dei perfosfati. L’invasione della natura porta con se la suggestione di uno spazio lasciato a corte. Garantendo la permeabilità trasversale dell’edificio con la maggiore estensione in lunghezza (circa 200 metri) ed articolando i graduali passaggi tra spazi pubblici e semi-pubblici, ponendo in sequenza rispettivamente: foyer e auditorium da un lato ed ingresso e zona spa dall’altro. Anche in testata (fronte sud-est), l’arretramento della facciata, permette che le prime campate non vengano interamente chiuse ma lasciate a temperatura esterna, coperte, e predisposte per attività sportive in funzione della vicina collocazione del sottopasso di connessione con la spiaggia.

Sezione prospettica delle corti dell’ex magazzino perfosfato.

Vista interna ex magazzino perfosfato, stato attuale, fotografia del 10/12/2016.

Processo di “arretreamento” del fronte sud-est dell’ex magazzino perfosfato. Predisposizione di attività sportive in adiacenza al sottopasso verso mare.

94


Progetto

95

9 | Elaborati di progetto


Progetto

9.1 Tavola 0

96


Progetto

97


Progetto

9.2 Tavola 1

98


Progetto

99


Progetto

9.3 Tavola 2

100


Progetto

101


Progetto

9.4 Tavola 3

102


Progetto

103


Progetto

9.5 Tavola 4

104


Progetto

105


Progetto

9.6 Tavola 5

106


Progetto

107


Progetto

9.7 Tavola 6

108


Progetto

109


Progetto

9.8 Tavola 7

110


Progetto

111


Progetto

9.9 Tavola 8

112


Progetto

113


Progetto

9.10 Tavola 9

114


Progetto

115


Progetto

9.11 Tavola 10

116


Progetto

117


Progetto

9.12 Tavola 11

118


Progetto

119


Bibliografia

Bibliografia

LIBRI

Archeologia industriale Battisti E. (2001), Archeologia industriale. Architettura, lavoro, tecnologia, economia e la vera rivoluzione industriale, Jaca Book , Milano. Bondonio A., Callegari G., Franco C., Gibello L. (2005), a cura di, Stop & Go, il riuso delle aree industriali dismesse in Italia, trenta casi studio, Alinea editrice, Firenze. Chiapparino F. (2011), a cura di, Il patrimonio industriale delle Marche, Crace, Città di Castello. Cultura progettuale Bauman Z. (2000), La solitudine del cittadino globale, Feltrinelli, Milano. Calvino I. (1993), Le città invisibili, Palomar S.r.l. e Arnoldo Mondadori Editore S.p.a., Milano. Hertzberger H. (2009), Lessons for Students in Architecture, 010 Publishers, Rotterdam. Koolhaas R. (2001), Junkspace. Per un ripensamento radicale dello spazio urbano, Quodlibet, Macerata. Zanirato C. (1999), Architettura al limite, Alinea editrice, Bologna. Zumthor P. (2007), Atmosfere. Ambienti architettonici. Le cose che ci circondano, Mondadori Electa, Milano. Inquadramento territoriale

Ascione E., Insolera I. (1970), a cura di, Coste d’Italia, da Trieste al Gargano, Gruppo ENI, Milano. Barbieri P. (2008), a cura di, OP Adriatico 1, List, Barcellona-Trento. Barbieri P. (2009), a cura di, Hyperadriatica OP-2, Actar, Barcellona-Trento. Calafati A., Mazzoni F. (2008), a cura di, Città in nuce nelle Marche. Coalescenza territoriale e sviluppo economico, FrancoAngeli, Milano. Calafati A., (2009), a cura di, Economie in cerca di città. La questione urbana in Italia, Donzelli Editore, Roma. Vespasiani S. (2014), Città stagionali. Rigenerazione urbana oltre il turismo, FrancoAngeli, Milano.

Paesaggio

Clément G. (2005), Manifesto del terzo paesaggio, Quodiblet, Fermo. Donadieu P. (2006), Campagne urbane, Donzelli, Roma. Lamonaca A. (2007), La bonifica di siti contaminati da piombo, APAT, Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e dei Servizi Tecnici. Sito di progetto Campana G., Giacomini R. (2006), a cura di, Il sito ex Montedison di Falconara: storia, situazione, prospettive di recupero, Comune, Falconara Marittima.

Turismo

Coccia L. (2012), a cura di, Architettura e turismo, FrancoAngeli, Milano. Ninot R. P., Jiménez C. J. R. (2013), Turismo líquido, Universidad Politécnica de Cataluña, Barcellona.

120


Bibliografia

TESI E PROGETTI

Bonifica

Direttore lavori Dott. Binotti A. (2016), Progetto definitivo per la bonifica dell’area Ex-FIM. Impianti di trattamento dei suoli e delle acque sotteranee, Eco Elpidiense srl.

Inquadramento territoriale Corsaro E. (2009-2010), Dismissione: da anomalia a regola, Tesi di dottorato, Università di Camerino. Riferimenti progettuali Fondazione Burri, Ex Seccatoi del Tabacco, Città di Castello.

STS S.p.a., Latz+Partner, Studio Cappato, Gerd Pfarrè, Ugo Marano, Studio Pession Associato, Ex Area Spina 3 – Parco Dora, Torino. Andrea Oliva, Tecnopolo Ricerca Ex-Officine Reggiane, Reggio Emilia. Maryann Thompson Architects, Easton Architects, Brooklyn Bridge Park, New York. Mansilla y Tuñón Arquitectos, Museo de Bellas Artes, Castellón. NL Architects, Basket bar, Utrecht. Sito di progetto Sardellini Marasca Architetti (2014), Recupero area Ex Montedison. Parco integrato turistico commerciale “Le scogliere”. Centro fieristico “Le arche”, Falconara Marittima.

Turismo

Serra S. (2010-2011), Architettura e urbanità del turismo. Il caso di Cagliari, Tesi di dottorato, Università degli studi di Cagliari. Bovara A. (2004-2006), Architettura instabile. Spiaggia e costruzione di spazio collettivo, Tesi di dottorato, Università di Camerino.

ARTICOLI

Inquadramento territoriale Bianchini C. (2002), “La città medio-adriatica”, articolo presente in: <<Meridiana>> n. 45. Inquadramento urbano

Rassegna Urbanistica Nazionale. Comune di Falconara Marittima (AN). Il Piano Regolatore Generale del 1999. Venezia, 10-20 Novembre 2004.

121


Fonti

Fonti

CARTOGRAFICHE Rilievo estratto da Sardellini Marasca Architetti (2014), Recupero area Ex Montedison. Parco integrato turistico commerciale “Le scogliere”. Centro fieristico “Le arche”, Falconara Marittima. Elaborati tecnici relativi al ciclo produttivo e planimetrie storiche, da Campana G., Giacomini R. (2006), a cura di, Il sito ex Montedison di Falconara: storia, situazione, prospettive di recupero, Comune, Falconara Marittima. ICONOGRAFICHE Immagini tratte da: Barbieri P. (2008), a cura di, OP Adriatico 1, List, Barcellona-Trento. Calafati A., Mazzoni F. (2008), a cura di, Città in nuce nelle Marche. Coalescenza territoriale e sviluppo economico, FrancoAngeli, Milano. Campana G., Giacomini R. (2006), a cura di, Il sito ex Montedison di Falconara: storia, situazione, prospettive di recupero, Comune, Falconara Marittima. Cerioni F., reportage fotografico in http://www.federicocerioni.com/portfolio/ex-stabilimento-montedison Documento di sintesi dell’analisi di inquinamento dei suoli nella Perizia Biancani (2001) in https://www.documentcloud.org/documents/1112752-perizia-2002-sulla-ex-montedison-di-falconara.html Sardellini Marasca Architetti (2014), Recupero area Ex Montedison. Parco integrato turistico commerciale “Le scogliere”. Centro fieristico “Le arche”, Falconara Marittima. WEB (Ultima consultazione: Giugno 2016) http://www.falconaraonline.it/ Informazioni ufficiali e dati inerenti i temi di turismo, cultura, eventi e commercio del Comune di Falconara Marittima.

http://www.comune.falconara-marittima.an.it Banca dati

http://falconaramarittima.etrasparenza.it/pagina742_pianificazione-e-governo-del-territorio.html#c2_07 Banca dati pianificazione urbana e progetti presentati in Comune.

http://www.anconanotizie.it/24485/falconara-marittima-emanato-il-divieto-di-balneazione-per-il-litorale-sud Articolo inerente le criticità legate alle contaminazioni.

http://85.33.228.212:8080/PRGis/disk_PRGw.html Prg online del Comune di Falconara Marittima.

http://www.ambiente.marche.it Informazioni sul territorio regionale dal punto di vista ambientale; pianificazioni territoriali.

http://www.italia.it/it/scopri-litalia/marche.html Informazioni culturali (arte, enogastronomia ecc) sulla regione Marche.

http://agricoltura.regione.marche.it/Home/AreeGenerali/ProgrammadiSviluppoRurale20142020.aspx Dati circa il Programma di Sviluppo Rurale 2014/20 delle Marche (PSR 14/20).

http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Luogo/Uffici/Struttura-organizzativa/visualizza_asset.html_1999341105.html Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.

122


Fonti

http://www.olivobarbieri.it/ Sito ufficiale del fotografo Olivo Barbieri.

http://www.francofontanaphotographer.com/ Sito ufficiale del fotografo Franco Fontana.

ORALI Intervista a Silvia Vespasiani, autrice di “Città stagionali. Rigenerazione urbana oltre il turismo.” V. Nizzo, Musei e parchi archeologici: una sfida per il futuro tra partecipazione e condivisione, Convegno: Il futuro dei musei tra patrimonio e innovazione, Ferrara 7 Aprile 2016.

123


Allegati

124


Centralità Balneari - Graduation Project