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I NCONTRO PER UNA CHIESA VIVA

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Per una Chiesa Viva A NNO XIV - N. 2 - EDIZIONE WWW . CHIESARAVELLO . IT

P ERIODICO DELLA WWW . RAVELLOINFESTA . IT

SPECIALE DEL

COMUNITÀ ECCLESIALE DI RAVELLO WWW . MUSEODUOMORAVELLO . COM


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11 febbraio 2018 Memorabile giornata Ravello ha vissuto una straordinaria e memorabile giornata domenica, 11 febbraio 2018, accogliendo don Angelo Mansi, nominato il 2 febbraio u.s., nuovo parroco della Parrocchia del Duomo dedicata a Santa Maria Assunta. Il cambiamento ai vertici della principale parrocchia ravellese, dopo 14 mesi di servizio pastorale svolto da don Nello Russo, va interpretato alla luce della fede, rifuggendo la tentazione indotta dalle umane interpretazioni prodotte dal superficiale chiacchiericcio che, come ha spesso denunciato papa Francesco, è una vera piaga delle comunità ecclesiali che, facendo leva solo su ragioni umane, ostacola il cammino spirituale della chiesa e la giusta interpretazione e comprensione delle mirabili opere di Dio nella storia. Occorre ricordare, infatti, che è stata proprio la nomina di don Michele Fusco, parroco di Santa Maria Assunta in Positano, a Vescovo di Sulmona-Valva, all’origine di questo trasferimento di parroci che ha coinvolto le parrocchie omonime della Città della moda e della Città della musica. Una nomina gratificante ovvero provvidenziale, quella di don Michele all’episcopato, è bene chiarirlo, perché conferma che l’Arcidiocesi di AmalfiCava, benché numericamente e geograficamente piccola, grazie alla guida sapiente e illuminata di pastori attenti, ha saputo donare alla Chiesa universale e in particolare alla Diocesi abruzzese un suo figlio, un suo sacerdote perché, con l’aiu-

to del Signore che lo ha chiamato all’Ordine episcopale, svolga il difficile e impegnativo ministero di Vescovo che, contrariamente a quanto si pensa, nel mondo contemporaneo è tutt’altro che un onore. Lo confermano i requisiti sempre più alti che il Papa attuale richiede ai responsabili delle Diocesi, in particolare a quelli di nuova nomina. Divenuto Vescovo don Michele Fusco, il nostro Arcivescovo, Mons. Soricelli, dopo attente valutazioni fatte col necessario discernimento che

sfugge alle logiche umane, ha ipotizzato il trasferimento di due parroci e, avendo ottenuto da loro il consenso, ha emanato il decreto. I due nuovi parroci hanno accolto con fede e gioia la volontà della Provvidenza di cui si è fatto interprete l’Arcivescovo della nostra Chiesa, Mons. Soricelli. Basta leggere qualche intervista per avere serena conferma di quanto ho affermato. E così le parrocchie principali di Positano e Ravello hanno vissuto in due giorni differenti e in celebrazioni distinte uno straordinario momento di Fede nel quale hanno ringraziato il Signore perché continua a mandare operai nel-

la sua vigna, non perché li cambia o li trasferisce. Non avendo potuto partecipare alla celebrazione positanese, mi limiterò a tracciare alcuni aspetti di quella ravellese, una festa che si è articolata in due momenti, come ha voluto precisare proprio il festeggiato, don Angelo. Non sarà solo la nuda cronaca, se vogliamo banale, di quello che è accaduto domenica, 11 febbraio, perché sentimenti di profonda stima e affetto mi legano al nuovo Parroco di Ravello al quale spetta il merito, non posso usare altro termine, di avermi con il suo esempio coinvolto a una più consapevole ed intensa esperienza cristiana nella parrocchia. Solo undici anni ci separano sul piano anagrafico, ma don Angelo è stato colui che, oltre ai miei genitori, ha segnato e tracciato il mio cammino di Fede lungo il quale il Signore ha posto don Peppino Imperato sen., padre Andrea Sorrentino e don Peppino Imperato iun, ai quali, come a don Angelo, sarò eternamente grato per quanto mi hanno insegnato e trasmesso con la loro umiltà, il loro esempio, il loro essere servi del Signore. Sorvolando sui ricordi di infanzia, mi piace richiamare alla memoria, a nome anche dei coscritti del 1966 o comunque dei nati fra il 1965 e il 1970, la bella esperienza che proprio con don Angelo, allora seminarista, abbiamo vissuto nel gruppo dedicato a san Domenico Savio, da lui fondato, attraverso gli


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incontri di formazione, le escursioni lungo le vie dei paesi della Costiera per vivere momenti di amicizia e di preghiera sotto la guida appassionata di questo giovane ravellese che, il 15 luglio 1980, pronunciò il suo sì definitivo al Signore e da quel giorno, sfido chiunque voglia asserire il contrario, non ha smesso un attimo di servire con ardente passione ed encomiabile zelo la Chiesa diocesana, sia come parroco di varie comunità e responsabile di vari Uffici della Curia, e, in particolare, di Vicario Episcopale della Pastorale come Mons. Soricelli ha ricordato nel momento in cui lo ha presentato alla Comunità ecclesiale e civile di Ravello. Confesso di aver più volte sperato in questi 38 anni che don Angelo tornasse nella sua Ravello, ma i tempi del Signore sono diversi dai nostri. Ora che la Provvidenza ha realizzato quella speranza, potrei recitare il “Nunc dimittis”. Battute a parte, credo di farmi interprete dei sentimenti di stima e affetto di tantissimi ravellesi che gioiscono nel Signore per il ritorno di don Angelo a Ravello. Un ravellese alla guida della principale parrocchia della Città della musica, un sacerdote di Ravello che riallaccia idealmente il filo con la storia di circa 90 anni di servizio alla parrocchia, a partire dal ministero pastorale di don Francesco Camera, sacerdote amalfitano totalmente integratosi nella comunità ravellese che ha servito con affabilità e rispetto fino al 1968; di Mons. Giuseppe Imperato sen. e di Mons. Giuseppe Imperato jun. che hanno reso la comunità di Ravello, mi si perdoni il campanilismo e i termini non proprio evangelici, un fiore all’occhiello dell’Arcidiocesi di Amalfi-Cava de‘ Tirreni. Essi hanno guidato il gregge loro affidato con la piena consapevolezza che nella Divina Costiera, caratterizzata da un costante sviluppo culturale e crocevia di popoli, la Città della musica, al pari di Amalfi e Positano, ha, soprattutto nel nostro tempo, un ruolo fondamentale

nell’opera di evangelizzazione, che obbliga, senza pregiudizi, senza esclusioni, saper ascoltare, accogliere ed essere lampada che illumina quanti quotidianamente la visitano e ne ammirano le bellezze naturali e i tesori artistici che la rendono un vero e proprio scrigno. Non è quindi una comunità chiusa! Chiusa è la comunità che si considera una cittadella fortificata e inespugnabile, che rende inaccessibili i luoghi che appartengono alla comunità stessa e non al singolo; chiusa è la comunità il cui responsabi-

le ha paura dei laici; chiusa è la comunità nella quale i collaboratori, non i corresponsabili come don Angelo ha chiesto che vengano chiamati quanti si adopereranno nella Pastorale in questa nuova fase della storia della Chiesa di Ravello, agiscono di nascosto, all’insegna del mistero, magari per creare l’effetto sorpresa dell’ultimo minuto. Apparentemente aperta è quella comunità che vuole, a ragione o a torto, distruggere quanto è stato fatto, ma non costruisce nulla di nuovo; apparentemente aperta è quella comunità che rifiuta il dialogo ad intra e ad extra, il confronto con l’altro, la cul-

tura dell’altro che considera non una ricchezza, ma un pericolo; apparentemente aperta è quella comunità che si definisce o presume di essere” Chiesa in uscita”, espressione cara a papa Francesco, ma nei fatti si chiude nel suo perimetro, scompare o si limita al devozionismo per accontentare, pro bono pacis, i desiderata dei singoli, in barba alle norme liturgiche universali e diocesane. Infine è chiusa la comunità che vuole essere fontana per permettere a tutti di dissetarsi, ma di fatto blocca lo zampillo o si arroga il diritto di distribuire i bicchieri e decidere chi debba o meno bere. Don Angelo non torna in una comunità chiusa, ma in una comunità che da anni è attenta e aperta agli altri, che non ha mai rinunciato a proporre il meglio, ad offrire occasioni di crescita spirituale e culturale; una comunità che naturalmente deve fare ancora tanto, deve continuare a crescere, a maturare, sforzarsi di capire l’essenziale, ma certamente non chiusa. E’ lo stesso popolo di Dio che lo ha visto nascere e crescere, che direttamente o indirettamente lo ha aiutato a fare la scelta fondamentale della sua vita: consacrarsi e dedicarsi unicamente al Signore. Una comunità che, domenica, 11 febbraio, lo ha accolto e ha fatto festa. Una festa iniziata con la solenne concelebrazione delle 11.00, presieduta da Mons. Soricelli e conclusasi dopo la messa vespertina con il taglio della torta. Per la prima parte, ossia la messa mattutina, il Duomo si è riempito. Penso che, esclusi i funerali, per ritrovare un’affluenza simile occorra risalire alle celebrazioni del 27 luglio u.s.. Ravellesi, amalfitani, minoresi, positanesi e cetaresi si sono ritrovati uniti per vivere questo intenso momento di festa e di gioia. Certo mancava nella Basilica ex cattedrale qualche segno esteriore della festa; sull’altare non c’erano fiori, forse per richiamare alla mente l’imminente tempo quaresimale.

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Presenti le autorità civili e militari. Alle 11.00 il corteo processionale ha percorso la navata centrale. La presenza di quattro diaconi oltre a quella dei concelebranti ha chiarito subito non tanto l’importanza della celebrazione, ogni messa ha un valore immenso, ma l’affetto e la stima che tanti nutrono per don Angelo, non solo nel clero, ma anche e soprattutto nel laicato dell’Arcidiocesi di Amalfi-Cava de’Tirreni. Tra i diaconi il carissimo Antonio Esposito,cresciuto e formatosi alla scuola di don Angelo negli anni in cui il sacerdote ha servito la comunità di San Michele Arcangelo in Torre, a Minori, e anche Antonio Ansanelli, ravellese che svolge il suo ministero diaconale nell’Arcidiocesi di Napoli, che ha lasciato impegni familiari e pastorali per partecipare alla gioia di don Angelo al quale è legato da profonda amicizia. Chi partecipa il 27 luglio alla messa delle 12, generalmente affidata proprio a don Angelo, ricorderà che raramente il celebrante non è stato assistito da Antonio. Il coro del Duomo, diretto dal M° Giancarlo Amorelli, ha intonato” Tu es sacerdos” e poi “ Aprite le porte a Cristo”, contribuendo a creare il necessario clima di raccoglimento e preghiera. Dopo il saluto del celebrante, a Mons. Giuseppe Imperato jun., in sostituzione del Cancelliere Arcivescovile, è stata affidato il compito di dare lettura del Decreto con il quale Sua Ecc.za Orazio Soricelli ha disposto il trasferimento di don Angelo Mansi dalla Parrocchia di S. Michele Arcangelo in Vettica di Amalfi alla Parrocchia Santa Maria Assunta in Ravello. Un testo bellissimo, elegante per contenuto e stile, degno della perizia del Cancelliere della Curia di Amalfi, Mons. Riccardo Arpino. Un documento che mi auguro sia stato redatto anche in lingua latina. Non casuale, a mio giudizio, la scelta di far leggere il decreto di nomina a don

Peppino. Come ho detto in precedenza, il ritorno di don Angelo al suo paese natio riprende la tradizione di parroci ravellesi a guida della parrocchia del Duomo, l’ultimo dei quali è stato proprio Mons. Giuseppe Imperato jun. che ha avuto, tra i tanti, anche il merito di aver reso, non senza difficoltà, nell’arco del suo lungo ministero pastorale, la comunità ravellese aperta alle sfide continue che hanno coinvolto e coinvolgono la Chiesa e il mondo. Accanto alla formazione degli operatori pastorali, don Peppino ha legittimamente puntato anche sulla dimensione culturale che

non può essere estromessa dalla Pastorale. Da tale felice intuizione sono nati i Convegni di studi in occasione della Festa patronale, la collaborazione con enti culturali, le manifestazioni nelle Chiese, la tenace volontà di dotare la Chiesa Madre della Città della musica di un organo monumentale fondamentale per la dignità delle celebrazioni liturgiche e per la esecuzione di concerti di musica sacra, la disponibilità a concedere gratuitamente la Chiesa dell’Annunziata divenuta sede di benemerite associazioni culturali quali Ravello Nostra e la Società dei Concerti e anche del giornale on-line “Il Vescovado”. Insomma un’attenzione alla cultura e all’arte che hanno portato alla ribalta nazionale e internazionale anche la Chiesa di Ravello. Siamo persuasi che don Angelo raccoglierà questa eredità culturale e favorirne la continuità.

All’omelia Mons. Soricelli ha ringraziato il predecessore del neo parroco per l’opera svolta nei quattordici mesi di ministero pastorale a Ravello, poi ha ricordato le tappe significative della vita sacerdotale di don Angelo al quale ha dato, da padre e pastore, delle indicazioni ben precise da tenere presenti per il nuovo corso che caratterizzerà l’attività pastorale nella Città della musica. La valorizzazione del laicato, l’attenzione all’Azione Cattolica, il dialogo e la collaborazione in particolare con i Francescani, la pastorale del turismo, sono stati alcuni dei punti che l’Arcivescovo ha raccomandato a don Angelo di curare con grande attenzione. Dopo l’omelia di Mons. Soricelli, ha avuto inizio il rito con il quale il nuovo parroco ha ufficialmente preso possesso della Parrocchia Santa Maria Assunta. In un clima di grande raccoglimento e se vogliamo carico di emozione, don Angelo ha rinnovato le promesse fatte al momento dell’ordinazione sacerdotale e proclamato il Simbolo apostolico. Dopo la breve ma intensa preghiera proclamata da Sua Eccellenza, il sacerdote ravellese ha asperso con l’acqua benedetta “il popolo di Dio” e venerato il santo altare. Tra gioia e commozione ha poi ricevuto dalle mani dell’Arcivescovo le chiavi del Tabernacolo. Uno scrosciante applauso ha concluso questo momento solenne nel corso del quale c’è stato l’abbraccio di don Angelo con il suo predecessore. La celebrazione è proseguita more solito animata dalla Corale del Duomo che per l’occasione, come aveva fatto in analoga situazione quattordici mesi prima, ha eseguito alcuni brani richiesti dal nuovo parroco. Prima della conclusione della Messa ci sono stati i saluti istituzionali del Sindaco di Ravello, avv. Salvatore Di Martino, e dell’ex parroco. Infine ha preso la parola don Angelo che ha tenuto un discorso che per molti aspetti mi ha ricordato quello pronun-


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ciato da Mons. Dionigi Tettamanzi, successore del Cardinale Martini, nel giorno in cui fece il suo ingresso solenne nell’ Arcidiocesi ambrosiana. Parole dette con il cuore bagnate dalle lacrime di una legittima commozione dalla quale in diversi momenti don Angelo si è lasciato prendere. Ma parole chiare che confermano, qualora fosse ancora necessario, la salda formazione teologica e pastorale del nuovo parroco, arricchita da anni di studi e di esperienza e soprattutto corroborata dall’affabilità e dalla consapevolezza che nella Chiesa non si può e non si deve essere navigatori solitari. Da qui anche l’invito ad essere corresponsabili e non collaboratori del parroco, a non considerare la Chiesa un palcoscenico, una Sanremo, visto che il sabato sera si era conclusa la kermesse della canzone italiana, per ottenere consensi e applausi. Significativo anche il ricordo di alcuni grandi momenti della sua vita e della sua vocazione che si possono considerare, per molti aspetti, sigillati dalla grazia Dio proprio nella Basilica ex Cattedrale e in altri luoghi della Parrocchia della quale da domenica, 11 febbraio 2018, per volere della Provvidenza, è divenuto responsabile. Don Angelo ci ha richiamato alla memoria gli anni in cui aiutava il papà Vincenzo, storico sacrista

del Duomo di Ravello, nella cura della Chiesa Madre; il legame fortissimo mai scisso con i Frati conventuali nella comune venerazione del Beato Bonaventura che il neo parroco ha indicato come suo modello; il ruolo dei suoi predecessori, in particolare don Peppino Imperato sen. che non gli aveva fatto mai mancare nulla e lo aveva sostenuto nella difficile e impegnativa scelta di consacrarsi al Signore. Don Angelo nel corso del saluto alla Comunità ha confidato, inoltre, che nei 38 anni di servizio in varie parrocchie diocesane ha mantenuto sempre la residenza nella Città della musica. Una prova ulteriore, anche sul piano civile, che conferma l’amore di questo ministro del Signore per la sua città che da domenica, 11 febbraio 2018, è chiamato a servire con la competenza e l’umiltà che lo caratterizzano. Chiusa la celebrazione del mattino, con la Messa vespertina è iniziata la seconda parte della festa che si è conclusa, come detto in precedenza, con il tradizionale taglio della torta e il brindisi nei locali della Pinacoteca del Duomo. Nel corso

della celebrazione di domenica sera, più raccolta, abbiamo avuto modo di apprezzare la capacità di don Angelo di coinvolgere l’assemblea all’incontro vivo con il Signore risorto. Significativa anche in questo secondo momento di preghiera la presenza di un altro diacono, Raffaele Mansi, padre di Francesca, la sfortunata giovane perita nell’alluvione ad Atrani del 2009 per la quale abbiamo pregato, di padre Bonaventura e padre Marcus, di

don Peppino jun. e di don Raffaele Ferrigno che avevano già preso parte alla celebrazione del mattino. E altrettanto significativi i due doni fatti dal superiore del Convento, padre Bonaventura Gargano: il primo, la chiave della stanza dove soggiornò san Massimiliano Kolbe, è da considerarsi un dono speciale per il nuovo parroco, come segno di gratitudine e stima per l’amore che don Angelo ha sempre nutrito per il Convento ravellese, nel quale potrà andare ogni volta che lo desidera; il secondo, la decisione di celebrare in Duomo tutti insieme la messa del Mercoledì delle ceneri, inizio del sacro tempo di Quaresima, è un dono alla Chiesa e alla porzione della Chiesa universale che è in Ravello. E’, speriamo, l’inizio di un cammino comune nuovo, auspicato da anni, che mira ad una unità pastorale che si manifesta anche e soprattutto attraverso un’unica grande celebrazione nei momenti principali dell’Anno liturgico. Che passo gigantesco rispetto all’ultima Vigilia di Natale! La celebrazione di Domenica sera che ha visto anche la partecipazione di alcuni ministranti della Cattedrale di Amalfi unitisi a quelli di Ravello per la solenne occasione si è conclusa in maniera veramente toccante. Per ragioni di tempo e anche per la legittima tensione nella messa del mattino era stato “dimenticato” il terzo padrone di casa, ossia san Pantaleone (il primo è il Signore, il secondo la Beata Vergine Maria Assunta in cielo). E così, al termine della messa vespertina, accompagnati dalle note dell’inno “Ravelli pignus optimum”, ci siamo recati in Cappella per venerare e rendere omaggio al santo Patrono. Ancora una volta nel corso di questa Domenica Straordinaria abbiamo ringraziato la Santissima Trinità che ha affidato Ravello ad un così grande Martire e dalla domenica, 11 febbraio 2018, anche ad un nuovo pastore.

Roberto Palumbo


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Presentazione del nuovo Parroco di S. E. Mons. Orazio Soricelli Carissimi, in questa seconda domenica di febbraio, dopo il trasferimento di don Nello Russo a Positano, sua parrocchia di origine, ho la gioia di presentarvi il nuovo parroco della parrocchia di Santa Maria Assunta in Ravello, nella persona di Don Angelo Mansi. Don Nello, succeduto a don Peppino Imperato, è stato con voi solo 14 mesi, ma con il suo carattere sereno e gioviale, ha conquistato la stima di molte persone ed ha lasciato un alone di simpatia. So che era vostro desiderio che rimanesse ancora con voi; ma i disegni del Signore sono stati diversi. Auguriamo buon lavoro a don Nello, che ieri sera ha già fatto l’ingresso nella parrocchia ed accogliamo don Angelo, che torna anche lui a casa, nella sua parrocchia di origine. Don Angelo, battezzato al Duomo di Ravello, dopo la maturità classica conseguita al liceo di Amalfi, ha scoperto la vocazione al sacerdozio ed ha frequentato per un biennio il Seminario di Salerno e poi il Seminario e la Facoltà Teologica di Capodimonte di Napoli conseguendo il titolo di Baccellierato in Sacra Teologia, ed infine ha frequentato la specializzazione in pastorale. Il 15 luglio 1980 è stato ordinato sacerdote nella Cattedrale di Amalfi, dall’Arcivescovo S. E. Mons. Alfredo Vozzi. Per dodici anni è stato parroco di San Michele Arcangelo di Minori; poi per sei anni parroco dell’unità pastorale di Lone - Pastena e Pogerola in Amalfi; per tre anni parroco di Santa Trofimena di Minori, infine per sedici anni parroco di San Michele di Vettica di Amalfi fino al presente. In questi anni è stato direttore dell’Ufficio Catechistico Diocesano, Direttore dell’Ufficio Diocesano per l’Insegnamento della Religione Cattolica, Assistente dell’Agesci di Minori, Canonico della Cattedrale, Vicario per la Pastorale e membro del Consiglio Presbiterale e Consiglio Pastorale Dioce-

sano. Carissimi, don Angelo è nel pieno della maturità e viene a voi con un consistente bagaglio spirituale, culturale e pastorale. Da diversi anni lavora con molta passione nella progettazione pastorale diocesana ed ha acquisito delle notevoli competenze in materia. Don Angelo viene a voi nel nome del Signore, viene come fratello, amico e padre, viene per annunciare la buona novella e contribuire alla crescita del Regno di Dio. Egli viene con grande entusiasmo, con santi propositi e tanti sogni pastorali. Accoglietelo con fede e con affetto; col-

laborate docilmente e responsabilmente con lui. Caro don Angelo, ti invito ad essere il moderatore del clero cittadino ed il coordinatore della pastorale. Raccomando ai sacerdoti diocesani ed ai frati del Convento di San Francesco, di lavorare insieme. Anche le monache del monastero, anche se ridotte nel numero, sono una ricchezza spirituale per la comunità ravellese. E voi, cari laici, non rimanete in disparte inoperosi, non state a guardare, fatevi avanti, siate protagonisti della vita della comunità. Nella Chiesa nessuno deve sentirsi forestiero o inutile. Non solo collaboratori, ma corresponsabili. Il vostro territorio possiede panorami invidiabili, un notevole patrimonio storico, artistico e culturale da custodire e da valorizzare. Ogni anno, Ravello è meta di numerosi visitatori provenienti da ogni continente.

La vostra Chiesa non sia solo un museo di vestigia del passato. Concretizzate insieme una Chiesa viva, bella, armoniosa, aperta, accogliente, missionaria, una Chiesa “in uscita”, così come suole dire Papa Francesco.Tutto quello che di bello e di buono è stato realizzato dai parroci e dalle precedenti generazioni, non deve andare perduto. Nessuno incomincia da zero. Ognuno porta un suo carisma, un suo dono particolare, una sua impronta. Tutti siamo operai nel campo o nella vigna dove il Signore è il solo padrone. Caro don Angelo, credo che non è necessario raccomandarti l’attuazione del piano pastorale diocesano improntato sulla Famiglia ed i Giovani e la costituzione di gruppi di famiglie, perché ne sei fermamente convinto. Cerca di avere un’attenzione particolare per la gioventù. Tieni a cuore la formazione degli operatori pastorali. Cura la catechesi e la spiritualità. Riprendi l’Azione Cattolica, dà slancio alla pastorale del turismo; rafforza la caritas, sii attento ai poveri, sii vicino ai malati e ai sofferenti, collabora con le istituzioni civili e culturali. Caro don Angelo, sii l’animatore spirituale ed il punto di riferimento di questa illustre e rinomata cittadina, della cultura e della musica. Non ti scoraggiare per le eventuali difficoltà che potrai trovare nel cammino e per le responsabilità che ti sono affidate; conta sull’aiuto che viene dall’alto, sulla preghiera, sull’affetto dei fedeli e sulla fiducia, la stima e la benevolenza del tuo vescovo. Mentre ti affidiamo alla celeste protezione della Beata Vergine Maria Assunta, della Madonna di Lourdes, e del medico e martire San Pantaleone di Nicomedia, auguriamo a te e alla tua comunità, un felice e prospero cammino, nel nome del Signore! Amen e auguri! Ravello, 11 febbraio 2018

+ Orazio Soricelli Arcivescovo


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Lode e onore a Te! Lode e onore, innanzitutto a Te, Trinità Santissima, nel cui nome – in questo luogo santo sono stato segnato il 17 Novembre 1955, giorno della mia consacrazione battesimale: in questo giorno, Padre che sei nei cieli, anche se in maniera inconscia Ti ho conosciuto per la prima volta, accompagnato da papà Vincenzo e da mia madre Antonia, esultanti nei primi giorni della loro esperienza di genitori; in questo giorno ho conosciuto Te, Gesù Cristo, l’Amato del Padre, il Pastore Bello e Buono che ti sei offerto di essermi Via, Verità e Vita per tutto il tempo della mia esistenza. In questo luogo santo, il 3 Giugno 1963, nel giorno della Prima Comunione, Ti sei offerto, anche a me, come Pane vivo disceso dal Cielo, mio unico Alimento di grazia durante tutto il mio percorso esistenziale. Gloria a Te, Spirito che soffia dai quattro venti, e che mai smetti di essere mia Forza e mio Ispiratore nel ministero presbiterale. A Te, Trinità Santissima, il mio ringraziamento per questo nuovo cammino pastorale che oggi mi viene assegnato, attraverso il ministero episcopale del mio Padre Arcivescovo Orazio. A Voi, Eccellenza, il mio ringraziamento per la continua fiducia che in questi anni mi state accordando per i tanti impegni pastorali a cui mi avete chiamato nella corresponsabilità e che oggi assommate a quello che stamattina mi pone come Parroco qui a Ravello. Voi mi avete promesso la preghiera: la accetto come Vostro dono incessante, perché i miei sforzi pastorali siano incessantemente rapportati al Cuore dell’Unico Pastore e Maestro della Chiesa, Gesù, il Signore. In questa chiesa, da giovane studente liceale, negli anni ’70 mi accompagnavo al mio papà

Vincenzo, che ha servito come sacrista questo luogo santo per 28 anni, e quante volte mi sono improvvisato cicerone, nella descrizione ai turisti delle bellezze artistiche in esso contenute. Ho imparato qui il senso dell’accoglienza anche verso chi parla una lingua diversa dalla nostra o proviene da un Paese diverso. Quante volte ho aiutato l’architetto della soprintendenza a mantenere appoggiato alle pareti il metro scorrevole

nella ripresa delle misure che servivano al progetto unitario di restauro di questo Duomo, dallo stile barocco a quello romanico. Quante volte ho aiutato il mio papà nei vari servizi per il decoro di questo luogo santo o in prossimità delle celebrazioni. Quante volte mi sono portato verso il Monastero di santa Chiara dalle Suore Clarisse per prelevare le ostie che servivano per la celebrazione eucaristica e che esse stesse preparavano con devozione e competenza.

Mai potrò dimenticare l’esperienza vissuta, sempre al seguito di mio padre, presso il Convento di San Francesco, negli anni ’60, quando – essendoci il collegio serafico dei fratini che qui a Ravello frequentavano la prima media – davo una mano nel pulire il refettorio dei fratini, nell’innaffiare i fiori del chiostro, nell’andare a fare la spesa dei generi alimentari, nel pranzare nella cucina del convento insieme al frate refettoriere, fra Donato, il quale vedendomi piccolo per poter lavare le stoviglie nel lavatoio alto della cucina, mi dava come rialzo lattine grandi di pomodori pelati, sulle quali montavo per poter svolgere il servizio: quanti piatti, quanti piatti ricordo di aver lavato … Quanti volti di Padri Conventuali che sono nei miei ricordi e che mi hanno trasmesso la semplicità francescana che ho lasciato sedimentare, almeno un po’, nella mia vita: Padre Andrea Sorrentino; padre Giovanni Ricciardi, Padre Beniamino Manzo, Padre Antonio Gallo, Padre Agostino Ciappetta, Padre Raffaele, Miele, Padre Alfonso Giuliani che in questa chiesa mi fece la Prima Comunione e tanti altri. Saluto fra Bonaventura, fra Marcus, Padre Francesco, gli attuali padri ai quali chiedo fin da oggi di affiancarmi nel mio compito di pastore e guida di questa chiesa ravellese. Il mio saluto al Beato Bonaventura da Potenza, mio maestro spirituale fin dall’infanzia, quando l’ho conosciuto leggendo tantissimo la sua biografia. Il mio pensiero va alle sorelle Clarisse che questa mattina compartecipano, dal loro luogo di clausura, questo momento di esultanza. Grazie, Sorelle, anche a voi per la vostra vicinanza spirituale e grazie per la preghiera che mai fate mancare presso il volto di Dio per noi Sacerdoti e per questa Parrocchia.

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Continua da pagina 7 Il mio pensiero va ai miei predecessori in questa parrocchia del centro di Ravello: don Francesco Camera che mi ha battezzato e che tante volte ho aiutato, accompagnandolo come ministrante nella benedizione delle case e delle famiglie; Don Peppino Imperato senior, il Parroco nel cui periodo ho avvertito la vocazione presbiterale e il quale non mi ha mai fatto mancare attenzione e affetto fraterno. A fine Maggio di quest’anno ricorre il 50° anniversario che don Peppino divenne Parroco del Duomo di Ravello e… 50 anni dopo tocca a me. Da lassù ne sono certo, mi sta pensando e mi benedice! Don Peppino junior che è stato mio insegnante di Religione nei tre anni della Scuola Media, qua a Ravello e che, carico di tanta esperienza di spiritualità mi è sempre prezioso con i suoi consigli e con la sua vicinanza. Anche a lui, che ha servito con passione questa parrocchia e, ora,con il suo compito di Vicario Parrocchiale gli chiedo vicinanza e compartecipazione. E poi il pensiero vola a Don Nello, mio immediato predecessore che, da ieri sera Parroco a Positano, ha servito questa Parrocchia per 14 mesi lasciando orme di giovialità e di servizio appassionato nei solchi. Caro Don Nello hai concelebrato con me a Vettica di Amalfi, il 29 Settembre 2002, il giorno dopo la tua ordinazione a Positano, nella mia Parrocchia a Vettica, alla Messa presieduta dal compianto card. Giovanni Cheli; abbia-

mo in comune l’intitolazione delle parrocchie: la Madonna ci accompagni nella nostra nuova impresa pastorale. Bene… ora tocca a me. Vi state chiedendo: come sarà il nostro nuovo parroco? Come sarà questo parroco, nostro paesano? Cosa ha in mente? Cosa vuole fare? Una cosa è certa: non vengo nel mio nome ma, mandato dall’Arcivescovo, vengo nel nome del Signore. E’ il suo pensiero che voglio coniugare nella ferialità di questa terra ravellese; è la sua verità che voglio stemperare nell’animo di chi ne è alla ricerca; è la sua misericordia che desidero continuare a far fluire in chi si accosta ai suoi sacramenti, per far comprendere che a Dio piace tenere il suo

cuore appoggiato al cuore di chi confida in lui; è la sua Parola che mi urge donare a chi chiede luce per i suoi passi; è il colloquio con lui nella preghiera che desidero sempre più stabilire in voi, fratelli e sorelle, da oggi vincolati a me nello zelo pastorale che mi riporta nella mia terra di origine. Sono qua, quasi a voler saldare un debito verso la mia comunità cristiana di origine: da questa comunità sono stato educato nell’itinerario di iniziazione cristiana; in questa comunità ho imparato a sentirmi partecipe del cammino della Chiesa. Ci ritorno, dopo circa 37 anni, dopo aver svolto il mio ministero per 15 anni a Minori e per 22 Anni ad Amalfi: saluto con affetto e venerazione i miei fratelli e sorelle nella fede che provengono dalle comunità che ho servito in questi anni: da Minori centro, Torre, Villamena, Lone, Pastena Pogerola e Vettica. Una parte di me resta incollata a Voi, carissimi e carissime. Grazie per il bene che mi avete voluto mentre vi servivo nel ministero. Grazie particolare a te, Parrocchia di Vettica di Amalfi che in questi ultimi 16 anni hai saputo manifestarmi affetto, stima e vicinanza, nel comune percorso pastorale. Grazie a te, Chiesa di Ravello che oggi mi accogli esultante. Sei la mia ottava parrocchia nella quale mi appresto ad iniziare un nuovo cammino di grazia, sostenuti dalla ricchezza dell’amore trinitario. Con te, Chiesa di Ravello, desidero curare la passione per la cultura della prossimità e rifiutare la cultura dello scarto. La cultura della prossimità è


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l’humus proprio del Vangelo di Gesù Cristo e che deve fare di noi una Chiesa aperta, una Chiesa ove ognuno si sente accolto, una Chiesa in uscita e capace di raggiungere, come ammonisce Papa Francesco, le periferie esistenziali, ove ci sono quelli che si sentono trascurati, quelli che non hanno il coraggio di denunciare i loro disagi, le loro difficoltà. Una Chiesa capace non solo di dialogare con coloro che frequentano il perimetro della sacralità del tempio, ma capace anche di affiancarsi in coloro che hanno smesso di credere e reclamano il dono della speranza che è in noi: Gesù è la nostra speranza da decantare alle coscienze di tutti, anche dei turisti che vengono da noi non solo per collezionare momenti di distensione e di ammirazione artistica, ma anche per rinvenire nel sostrato della nostra cultura ravellese quella marcia in più che è proprio la nostra fede. Accanto a me non voglio collaboratori … non mi servirà la collaborazione, perché essa è qualcosa di transitorio. Non richiederò da voi la collaborazione perché essa è offensiva verso chi è chiamato a svolgere qualcosa solo se il Parroco ne ha bisogno. Non voglio collaborato-

ri! Voglio invece accanto a me persone corresponsabili che, in forza del Battesimo e dei carismi presenti nella vita di ciascuno, sappiano sentirsi partecipi appieno alla vita della Chiesa, per scegliere la logica dell’essenza a dispetto della logica dell’apparenza. Per nessuno la Parrocchia deve essere il palcoscenico di Sanremo o, per dirlo alla nostra, il palcoscenico dell’Auditorium: su questi palcoscenici si cerca la fama, l’applauso, il mettersi in mostra le proprie capacità. In parrocchia non si viene per questo: si viene per servire e non per essere applauditi; in parrocchia si viene per essere prossimi e non per cercare benemerenze. Come Gesù, con voi, diciamo: siamo qui, non per essere serviti, ma per servire! Chi non sceglie la dialettica del servizio, ma quella del plauso e dell’apparenza, mai potrà sentirsi tranquillo nella vita parrocchiale: si sentirà invidioso del compito svolto da un altro; soffrirà quando ci sono volti nuovi nella corresponsabilità … No! Il cammino della Chiesa è un cammino innervato nell’amore del Cristo che si è fatto servo di tutto e tutto in tutti! Grazie alle Autorità Civili, grazie a te fratello Salvatore, sindaco di questa Città (sappi

che pur essendo stato 37 anni fuori Ravello ho conservato la cittadinanza ravellese); grazie alle Autorità Militari. Grazie ai Sindaci presenti che vengono a congioire con noi per questa celebrazione del mio Ingresso. Permettete, Eccellenza, nel concludere questo messaggio ai fratelli e alle sorelle della Chiesa di Ravello che oggi mi viene consegnata di rubare un breve testo dell’omelia … un sogno che Voi avete proferito il 23 Settembre 2000, all’ingresso in Arcidiocesi: “Sogno una Chiesa viva, in cammino, non un’azienda tecnicizzata, burocratizzata ed efficientista, ma una Chiesa serva sull’esempio di Gesù servo. Una Chiesa attenta e aperta all’azione dello Spirito e ai segni dei tempi, una comunità innamorata di Cristo, permeata di carità missionaria, capace di volare in alto. Continueremo a mettere la famiglia al centro della pastorale e daremo spazio ai giovani, speranza della Chiesa. Non trascureremo nessuna categoria di persone”. Chiesa di Ravello, rompi gli ormeggi, prendi il largo, spiega le vele al vento dello Spirito con coraggio ed ottimismo; avventurati sul mare aperto per una nuova primavera missionaria!

Don Angelo Mansi


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Saluto di Don Nello Russo Cara comunità Ravellese in tutte le tue componenti, civili ed ecclesiali, serviti nello spirito della preghiera unanime e della comunione è stato un onore grandissimo, questo saluto è solo un arrivederci perché siete parte integrante del mio ministero sacerdotale. Al mio ingresso ricordavo questa città come “giardino incantato” e in questo giardino incantato, mio desiderio era quello che tutti potessero trovare la “fontana del villaggio” alla quale tutti potessero abbeverarsi. Caro don Angelo l’augurio da confratello è di sperimentare come è stato per me la bellezza di questa gente che cerca questa fonte con speranza e che tu possa continuare a far sgorgare questa sorgente di salvezza a nome di Dio e della Chiesa universale . La parrocchia casa tra le case possa essere sempre aperta a tutti, la casa di tutti. La parrocchia sia sempre questa fontana che in tutte le componenti della vita ecclesiale possa soddisfare tutti coloro che hanno sete di Dio, fonte di ogni speranza. Il Signore ci chiama a seminare a piene mani ovunque senza calcoli umani, a volte è pur vero che questi calcoli umani pensano di aver sepolto e spazzato via il bene, ma non sanno che il seme morendo porta molto frutto. La tua Ravello ti accolga con la consapevolezza che vieni nel nome del Signore per servire e guidare come il Pastore dei pastori e Maestro dei maestri Gesù nostro Signore e le sue pecorelle. I miei migliori auspici per il tuo ministero pastorale in Ravello, interceda per te il medico e martire Pantaleone patrono di questa comunità. La Vergine Assunta in Cielo titolare di questa gloriosa Basilica Minore - che quest’anno ricorda i suoi 100 anni d’istituzione pontificia - ti aiuti a vivere nella gioia il dono ricevuto della vocazione a servizio di Dio e del Suo popolo Santo.

Bentornato a casa! La cronaca del giornale on-line “Il Vescovado”

«Accanto a me non voglio collaboratori, non mi servirà la collaborazione perché è qualcosa di transitorio. Non richiederò da voi la collaborazione perché è offensiva verso chi è chiamato a svolgere qualcosa solo se il parroco ne ha bisogno. Voglio, invece, accanto a me, persone corresponsabili». È senza dubbio questo il cuore del messaggio con cui Don Angelo Antonio Mansi stamani si è presentato alla sua comunità ecclesiale da guida della parrocchia di Santa Maria Assunta di Ravello. In un Duomo gremito non soltanto di ravellesi ma di tanti amalfitani e minoresi legati da cari ricordi alle esperienze pregresse di Don Angelo, il sacerdote ravellese ha parlato in maniera chiara e decisa alla sua gente, alla sua nuova famiglia che in realtà è la stessa lasciata 37 anni fa subito dopo l'ordinazione sacerdotale. «Persone corresponsabili - ha specificato - che sappiano sentirsi partecipi appieno alla vita della Chiesa per scegliere la logica dell'essenza a dispetto della logica dell'apparenza. Per nessuno la parrocchia deve essere il palcoscenico di Sanremo o del nostro auditorium. Su questi palcoscenici si cerca la fama, l'applauso, di mettere in mostra le proprie capacità. In parrocchia non si viene per questo: si

viene per servire e non per essere applauditi. In parrocchia si viene per essere prossimi e non per cercare benemerenze». Don Angelo inizia il suo cammino senza troppi giri di parole, usando chiarezza per restituire fiducia nella Chiesa di Ravello, per un'apertura totale, sull'esperienza del suo predecessore Don Nello Russo, congedatosi tra gli attestati di stima dei presenti, con in testa il sindaco Salvatore Di Martino (video integrale in basso). «Chi non sceglie la dialettica del servizio ma quella del plauso e dell'apparenza, mai potrà sentirsi tranquillo nella vita parrocchiale. Si sentirà invidioso del compito svolto da un altro. Soffrirà quando ci sono volti nuovi che si vogliono affiancare nella corresponsabilità» ha ribadito il neo parroco che ha aggiunto: «Non vengo nel mio nome ma, mandato dall'Arcivescovo, vengo nel nome del Signore: è il suo pensiero che voglio coniugare nella filialità di questa terra ravellese, è la sua verità che voglio stemperare nell'animo di chi ne è alla ricerca» questi i sentimenti che animano Don Angelo nella sua nuova missione che comincia, come ha detto l'arcivescovo Soricelli, nel pieno della sua maturità, a 62 anni. «È la


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sua misericordia (del Signore ndr) che voglio continuare a far fruire a chi si accosta ai Sacramenti per far comprendere a tutti che a Dio piace tenere il cuore appoggiato al cuore di chi confida in Lui. È la sua parola che mi urge donare a chi chiede luce per i suoi passi. È il colloquio con lui nella preghiera che intendo sempre più stabilire in voi sorelle e fratelli ravellesi da oggi vincolati a me nello zelo

volontà Divina, lo ha riportato a casa. Dopo il rito della consegna della chiave del Duomo, ha ringraziato davvero tutti: dai sui predecessori a Don Giuseppe Imperato junior a don Raffaele Ferrigno, alla famiglia francescana, alla sua famiglia. Presenti il fratello Pantaleone, con moglie e figlia e l'avvocato Salvatore Sammarco, padrino di battesimo di Don Angelo, giunto per l'occasione dal Cile.

pastorale che mi riporta nella mia terra d'origine. Sono qua quasi a saldare un debito verso la mia comunità cristiana di origine. Da questa comunità sono stato educato nell'itinerario di iniziazione cristiana, in questa comunità ho imparato a sentirmi partecipe del cammino della Chiesa. Ritorno dopo 37 anni». Rivolgendosi al primo cittadino, con orgoglio gli rivela: «Sappi che pur essendo stato 37 anni lontano da Ravello e potrai controllarlo ho conservato sulla carta d'identità la cittadinanza ravellese» guadagnando l'applauso dell'uditorio. Uomo di profonda cultura - svolge il ruolo di Vicario Episcopale per la Pastorale -, Don Angelo ha ceduto più volte alla commozione, come quando ha ricordato il suo percorso di fede proprio nel Duomo di Ravello, alla scuola rigorosa di Don Giuseppe Imperato senior, mentre il padre Vincenzo serviva la Chiesa Madre da sacrista. Il sacerdote cresciuto in via dell'Annunziata, a pochi passi dal bel campanile, ha ricordato le tappe fondamentali del suo cammino che oggi, per la

Una Chiesa capace di dialogare con tutti.«Grazie a te, Chiesa di Ravello, che oggi mi accogli esultante. Con te desidero curare la passione per la cultura della prossimità e rifiutare la cultura dello scarto. La cultura della prossimità è l'humus proprio del vangelo di Gesù Cristo che deve fare di noi una Chiesa aperta, in cui ognuno si sente accolto, una Chiesa infinita, capace di raggiungere, come ammonisce papa Francesco, le periferie esistenziali, dove ci sono quelli che si sentono trascurati, quelli che non hanno il coraggio di denunciare i loro disagi e le loro difficoltà. Una Chiesa capace non solo di dialogare con coloro che frequentano il perimetro sacro del tempio, ma capace anche di affiancarsi a coloro che hanno smesso di credere e reclamano il dono della speranza. Gesù è la nostra speranza, da decantare alle coscienze di tutti, anche dei turisti che vengono da noi non solo per collezionare momenti di distensione e di ammirazione artistica, ma anche per

rinvenire, nel sostrato della nostra cultura ravellese, quella marcia in più che è proprio la nostra fede». I have a dream. Il nuovo parroco ripropone, facendolo proprio, il messaggio che nel 2000 l'arcivescovo Soricelli trasmise nel Duomo di Amalfi all'atto del suo insediamento: «Sogno una Chiesa viva in cammino, non un'azienda tecnicizzata, burocratizzata ed efficientista, sogno una Chiesa serva sull'esempio di Gesù servo. Una Chiesa attenta, aperta all'azione dello Spirito e all'azione dei tempi. Una comunità innamorata di Cristo, permeata di carità missionaria capace di volare in alto. Continueremo a mettere la famiglia al centro della pastorale e daremo spazio ai giovani, speranza della Chiesa e non trascureremo nessuna categoria di persone». Tenero e commovente l'auspicio di Don Angelo per la sua Ravello, dedicandolo ai bambini, la speranza di questa Città. Chiede vicino a lui due fanciulli ravellesi, tiene le mani sulle loro piccole spalle e parafrasando alcune parole del brano trionfatore al festival di Sanremo "Non mi avete fatto niente" di Ermal Meta e Fabrizio Moro, dice: «Il sorriso dei bambini solleverà il mondo. Aiutatemi a dare ai bambini un esempio di testimonianza: se ci vedono grintosi (rivolgendosi a genitori, formatori e cateschisti) con Gesù, come i leoni e le leonesse del nostro ambone al vangelo, anche i bambini cresceranno forti, ravellesi forti, perché c'è Gesù Cristo». Poi l'ultimo appello: «Chiesa di Ravello, rompi gli ormeggi, prendi il largo, spiega le vele al vento dello Spirito, con coraggio e ottimismo. Avventurati sul mare aperto, per una nuova primavera missionaria. Amen». Al termine della celebrazione Don Angelo raccoglie l'abbraccio sincero della sua comunità emozionata, speranzosa ma anche fiduciosa in un nuovo cammino di Chiesa viva e aperta. Buon cammino Don Angelo, bentornato a casa.

Emiliano Amato


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Credete al Vangelo

“Convertitevi e credete al Vangelo” sono le parole pronunciate dal sacerdote nell’atto di porre la cenere sul nostro capo il Mercoledì delle Ceneri, o che risuonano comunque all’inizio della Quaresima. Che cosa significa “credere al Vangelo”? È una sfida che dobbiamo affrontare noi cristiani in questo tempo di indifferenza e di superfi-cialità, dentro una cultura che ha idealizzato il benessere fisico e materiale a scapito dei valori spirituali e degli stessi valori umani della giustizia, della pace, della solidarietà. Significa innanzitutto accogliere il Signore Gesù, sentirlo presente nella nostra vita, cercare la relazione con lui attraverso la preghiera, coltivando l’interiorità, i pensieri e i sentimenti. A un uomo che mi confessava il disordine con cui aveva vissuto e la difficoltà a pren-derne le distanze, anche per il coinvolgimento di altre persone, sug-gerivo di dire a se stesso e agli altri: ho ritrovato l’amore del Signore e non voglio più perderlo, barattarlo, tradirlo per ciò che non conta e non appaga. Significa poi far spazio alla sua Parola,

meditando se ci è possibile le letture che la Liturgia propone ogni giorno, o leggendo qualche com-mento ormai presente anche nella stampa cattolica, in internet, per mezzo di qualche “applicazione”. Dicevo ad un giovane, diventato schiavo del suo smartphone e delle devianze cui facilmente lo indu-ceva, che era possibile usarlo in modo intelligente e addirittura “spirituale”, date le molteplici offerte di comunicazione religiosa che sono presenti anche nel mondo virtuale. Significa ancora prendersi cura di qualche persona che si trova in difficoltà, tra i nostri cari o tra le persone che la provvidenza ci mette accanto. L’apostolo Paolo ci invita soddisfare prontamente qualsiasi debito eventualmente contratto, ma afferma che ce n’è uno che non potremo mai soddisfare pienamente, ed è quello “dell’amore vicendevole”. Era assai provata quella donna che mi raccontava i torti subiti, l’amarezza dell’insensibilità e dell’ingratitudine, il peso dell’acredine che si era accumulata in lei; non mi restava che sugge-rirle il segreto evangelico perché potesse ritro-

vare la sua pace: cominci col perdonare e vedrà fiorire la gioia nel terreno dissodato dalla sofferenza. Significa anche proteggere e conservare l’ambiente, la nostra “casa comune”, come la chiama Papa Francesco, accostarci ad essa con stupore e meraviglia, con il linguaggio della fraternità e della bellezza, non con quello del dominio, dello sfruttamento e del consumi-smo. Siamo chiamati alla custodia del creato, averne cura è parte essenziale dell’esperienza c r i s t i a n a . “Dimentichiamo che noi stessi siamo terra”, leggiamo in Laudato si’, e quindi la cura comincia da noi stessi, dal voler bene al nostro corpo cercando la salute non sol-tanto quando siamo affetti da qualche malattia, ma ancor prima di contrarla, educandoci a un’etica della sobrietà, alla capacità di gode-re con poco, al ritorno alla semplicità. Significa infine attrezzarci di una regola per le nostre convinzioni e le nostre scelte, in modo da non essere in balia delle mode o dei poteri forti, che ci condizionano per squallide motivazioni commerciali ed economiche. Nei colloqui spirituali insisto molto sulla neces-sità di una coscienza formata, che si confronta costantemente con la legge del Signore, quella iscritta nella natura e quella trasmessa dalla Rivelazione e dalla Tradizione; solo così si diventa capaci di coerenza nei comportamenti, di serietà nell’elaborazione del pensie-ro, di progettualità costruttiva. Preghiera, digiuno e carità. Gli impegni quaresimali, lungi dall’essere superati, ricentrano ancora la nostra vita e la nostra realtà su ciò che ci costruisce in pienezza.

Incontro numero speciale 2018  
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