Page 1

I NCONTRO PER UNA CHIESA VIVA

P AGINA 1

Per una Chiesa Viva A NNO XIII - N. 10 NOVEMBRE 2017 P ERIODICO WWW . CHIESARAVELLO . IT WWW . RAVELLOINFESTA . IT

DELLA COMUNITÀ ECCLESIALE DI RAVELLO WWW . MUSEODUOMORAVELLO . COM

L’attesa vigilante “Vorrei soffermarmi su quella dimensione della speranza che è l’attesa vigilante. Il tema della vigilanza è uno dei fili conduttori del Nuovo Testamento. Gesù predica ai suoi discepoli: «Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito» (Lc 12,35-36). In questo tempo che segue la risurrezione di Gesù, in cui si alternano in continuazione momenti sereni e altri angosciosi, i cristiani non si adagiano mai. Il Vangelo raccomanda di essere come dei servi che non vanno mai a dormire, finché il loro padrone non è rientrato. Questo mondo esige la nostra responsabilità, e noi ce la assumiamo tutta e con amore. Gesù vuole che la nostra esistenza sia laboriosa, che non abbassiamo mai la guardia, per accogliere con gratitudine e stupore ogni nuovo giorno donatoci da Dio. Ogni mattina è una pagina bianca che il cristiano comincia a scrivere con le opere di bene. Noi siamo già stati salvati dalla redenzione di Gesù, però ora attendiamo la piena manifestazione della sua signoria: quando finalmente Dio sarà tutto in tutti (cfr 1 Cor 15,28). Nulla è più certo, nella fede dei cristiani, di questo “appuntamento”, questo appuntamento con il Signore, quando Lui verrà. E quando questo giorno arriverà, noi cristiani vogliamo essere come quei servi che hanno passato la notte con i fianchi cinti e le lampade

accese: bisogna essere pronti per la salvezza che arriva, pronti all’incontro. Avete pensato, voi, come sarà quell’incontro con Gesù, quando Lui verrà? Ma, sarà un abbraccio, una gioia enorme, una grande gioia! Dobbiamo vivere in attesa di questo incontro! Il cristiano non è fatto per la noia; semmai per la pazienza. Sa che anche nella monotonia di certi giorni sempre uguali

è nascosto un mistero di grazia. Ci sono persone che con la perseveranza del loro amore diventano come pozzi che irrigano il deserto. Nulla avviene invano, e nessuna situazione in cui un cristiano si trova immerso è completamente refrattaria all’amore. Nessuna notte è così lunga da far dimenticare la gioia dell’aurora. E quanto più oscura è la notte, tanto più vicina è l’aurora. Se rimaniamo uniti a Gesù, il freddo dei momenti difficili non ci paralizza; e se anche il mondo intero predicasse contro la spe-

ranza, se dicesse che il futuro porterà solo nubi oscure, il cristiano sa che in quello stesso futuro c’è il ritorno di Cristo. Quando questo succederà, nessuno lo sa ma il pensiero che al termine della nostra storia c’è Gesù Misericordioso, basta per avere fiducia e non maledire la vita. Tutto verrà salvato. Tutto. Soffriremo, ci saranno momenti che suscitano rabbia e indignazione, ma la dolce e potente memoria di Cristo scaccerà la tentazione di pensare che questa vita è sbagliata. Dopo aver conosciuto Gesù, noi non possiamo far altro che scrutare la storia con fiducia e speranza. Gesù è come una casa, e noi ci siamo dentro, e dalle finestre di questa casa noi guardiamo il mondo. Perciò non ci richiudiamo in noi stessi, non rimpiangiamo con malinconia un passato che si presume dorato, ma guardiamo sempre avanti, a un futuro che non è solo opera delle nostre mani, ma che anzitutto è una preoccupazione costante della provvidenza di Dio. Tutto ciò che è opaco un giorno diventerà luce. E pensiamo che Dio non smentisce sé stesso. Mai. Dio non delude mai. La sua volontà nei nostri confronti non è nebulosa, ma è un progetto di salvezza ben delineato: «Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità» (1 Tm 2,4). Per cui non ci abbandoniamo al fluire degli eventi con pessimismo, come se la storia fosse un treno di cui si è perso il controllo. La rassegnazione non è una virtù cristiana.

Continua a pagina 2


I NCONTRO PER UNA CHIESA VIVA

P AGINA 2

Continua da pagina 1 Come non è da cristiani alzare le spalle o piegare la testa davanti a un destino che ci sembra ineluttabile. Chi reca speranza al mondo non è mai una persona remissiva. Gesù ci raccomanda di attenderlo senza stare con le mani in mano: «Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli» (Lc 12,37). Non c’è costruttore di pace che alla fine dei conti non abbia compromesso la sua pace personale, assumendo i problemi degli altri. La persona remissiva, non è un costruttore di pace ma è un pigro, uno che vuole stare comodo. Mentre il cristiano è costruttore di pace quando rischia, quando ha il coraggio di rischiare per portare il bene, il bene che Gesù ci ha donato, ci ha dato come un tesoro. In ogni giorno della nostra vita, ripetiamo quell’invocazione che i primi discepoli, nella loro lingua aramaica, esprimevano con le parole Marana tha, e che ritroviamo nell’ultimo versetto della Bibbia: «Vieni, Signore Gesù!» (Ap 22,20). È il ritornello di ogni esistenza cristiana: nel nostro mondo non abbiamo bisogno di altro se non di una carezza del Cristo. Che grazia se, nella preghiera, nei giorni difficili di questa vita, sentiamo la sua voce che risponde e ci rassicura: «Ecco, io vengo presto» (Ap 22,7)!”.

Papa Francesco Catechesi, 11 Ottobre 2017

“Forse non ci siamo mai chiesti quante volte la parola "Paradiso" ricorra nei Vangeli. Lo fa osservare il Papa: una sola volta, ma estremamente significativa. «Paradiso» è «una delle ultime parole di Gesù sulla Croce» ed è diretta al Buon ladrone, che ammettendo le proprie colpe e riconoscendo di avere meritato, a differenza di Gesù, la crocifissione, gli ha rivolto un'umilissima preghiera: «Ricordati di me quando entrerai nel Tuo Regno»”. Papa Francesco

Destinazione Paradiso “Il paradiso non è un luogo da favola, e nemmeno un giardino incantato. Il paradiso è l’abbraccio con Dio, Amore infinito, e ci entriamo grazie a Gesù, che è morto in croce per noi.” Queste parole bellissime papa Francesco le ha pronunciate mercoledì 25 ottobre 2017, nella sua catechesi conclusiva sul tema della speranza cristiana. Il Pontefice ha sviluppato la sua riflessione, dedicata proprio al tema del paradiso come “meta della nostra speranza”, attorno al dialogo tra Gesù e il “buon ladrone” (Luca 23,39-43). Come ha osservato Francesco, “paradiso” non solo è “una delle ultime parole pronunciate da Gesù sulla croce”, ma proprio qui, in questo dialogo, è anche l’unica volta che la parola compare nei vangeli. Sulla croce il Figlio di Dio “giunge all’estremo della sua incarnazione” e ha “l’ultimo appuntamento con un peccatore, per spalancare anche a lui le porte del suo Regno”, ha proseguito il Papa. Il “buon ladrone”, che in un testo apocrifo - gli “Atti di Pilato” - porta il nome di Disma, “non aveva opere di bene da far valere, non aveva niente, ma si affida a Gesù”, ha spiegato Francesco, che ha aggiunto: “è stata sufficiente quella parola di umile pentimento, per toccare il cuore di Gesù”. Proprio per questo motivo, ha suggerito il Pontefice, la figura del “buon ladrone” “ci ricorda la nostra vera condizione davanti a Dio”. Infatti, “siamo suoi figli” e “Lui è disarmato ogni volta che gli manifestiamo la nostalgia del suo amore”. “Nelle camere di tanti ospedali o nelle celle delle prigioni questo miracolo si ripete innumerevoli volte”, perché “non c’è persona, per quanto abbia vissuto

male, a cui resti solo la dispera-zione e sia proibita la grazia”, ha sottolineato il Papa. “Ogni volta che un uomo, facendo l’ultimo esame di coscienza della sua vita, scopre che gli ammanchi superano di parecchio le opere di bene, non deve scoraggiarsi, ma affidarsi alla misericordia di Dio”, che “è Padre” e aspetta “fino all’ultimo” il nostro ritorno. Quando il Figliol prodigo ritorna e incomincia a confessare le sue colpe, “il padre chiude la bocca con un abbraccio”, ha ricordato Francesco. “Questo è Dio: così ci ama!”, ha esclamato. “Dove c’è Gesù, c’è la misericordia e la felicità; senza di Lui c’è il freddo e la tenebra”, e perciò, come il buon ladrone, “nell’ora della morte, il cristiano ripete a Gesù: «Ricordati di me»”. Il Figlio di Dio “vuole portarci nel posto più bello che esiste” e nella casa del Padre “porterà anche tutto ciò che in noi ha ancora bisogno di riscatto”, cioè “le mancanze e gli sbagli di un’intera vita”, ha detto Francesco. “Se crediamo questo, la morte smette di farci paura, e possiamo anche sperare di partire da questo mondo in maniera serena, con tanta fiducia”, ha aggiunto il Papa, che poi, chiudendo in certo senso il cerchio, ha menzionato un’altra figura chiave del Vangelo di Luca, la quale appare all’inizio, ossia quella del “vecchio Simeone”. Come lui, ha suggerito il Papa, potremmo dire: “ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza” (2,29-30). Infatti, “chi ha conosciuto Gesù, non teme più nulla”.

G.I.


I NCONTRO PER UNA CHIESA VIVA

P AGINA 3

Devotio I cinque sensi nella liturgia I cinque sensi nella liturgia è il tema che guida il programma culturale della prima edizione di DEVOTIO tenutosi alla Fiera di Bologna nel padiglione n.33 dal 09 al 11 ottobre 2017 La scelta del Comitato Scientifico è quella di concentrare l'attenzione sugli aspetti di percezione sensoriale della Liturgia, definita dalla Costituzione dogmatica Sacrosanctum Concilium come "il culmine verso cui tende l'azione della Chiesa e, al tempo stesso, la fonte da cui promana tutta la sua energia". Nella Liturgia l'unione della comunità con Dio avviene attraverso una concatenazione di riti e di segni che sono resi possibili e partecipabili mediante la sensorialità con cui l'essere umano fa esperienza del mondo e delle relazioni. L'importanza di focalizzare il ruolo dei sensi nell'esperienza liturgica risulta fondamentale vista la velocizzazione delle azioni e la virtualizzazione delle relazioni che connota il contemporaneo; la proposta liturgica, infatti, può e deve riscoprire e proporre in tutta la sua bellezza quello spazio di esperienza che, pur essendo pienamente inserito nel tempo, permette di entrare nella dimensione dell'Eterno. Nella Liturgia terrena si partecipa alla Liturgia celeste, pregustando la bellezza della patria verso cui cammina il popolo cristiano; questo significa che tutta la sensorialità deve essere coinvolta in un'esperienza di incanto mediante il concertato coinvolgimento degli elementi costitutivi della spazialità e della ritualità. Non è, infatti, nella rincorsa dei linguaggi della contemporaneità che la Liturgia può esprimersi in pienezza, ma, invece, nell'indirizzare l'odierno verso quell'espressione di stupore

davanti alla bellezza senza tempo dell'eternità. Tatto, gusto, vista, udito e odorato sono direttamente stimolati dall'azione liturgica e attraverso le esperienze sensoriali è possibile vivere la partecipazione comunitaria e percepire la nostalgia della Patria Eterna. Durante i giorni dell’esposizioni di oggetti e servizi per il mondo religioso sono stati approfonditi in 6 mini convegni alcuni aspetti inerenti al tema dei cinque sensi nella liturgia. Lunedì 9 ottobre nell’incontro dal

titolo “I Cinque sensi nella liturgia e la celebrazione dei diversamente abili” si è parlato di come vivere la partecipazione comunitaria liturgica attraverso l’esperienza sensoriale e come può essere coinvolta una perdona diversamente abile, nel pomeriggio con il tema “Celebrare con la luce” si è discusso sull’utilizzo della luce quale simbolo e al servizio della liturgia. Martedì 10 ottobre ha visto protagonisti la devozione, la fede, e gli elementi che sollecitano i sensi alla ricerca di Dio da parte del popolo cristiano “Andare, vedere, toccare, ascoltare. La devozione popolare e la liturgia”. Si è poi continuato con un argomento di grande attualità “Arte contemporanea nella liturgia” in cui si è cercato di rispondere a molti interrogativi e portando all’attenzione il

percorso di riavvicinamento di giovani artisti con il mistero cristiano; le opere frutto di questo iter formativo saranno donate alle Diocesi terremotate. L’11 ottobre si è tenuto un mini convegno molto interessante dal titolo “Chiese cimiteriali e liturgia delle esequie nella pratica dei defunti” ottimo approfondimento sui significati propri delle esequie sia dal punto di vista antropologico, sia rituale alla luce della pratica di cremazione dei defunti, ora accolta anche dalla Chiesa Cattolica. Infine l’ultimo mini convegno “Comunicare l’arte. Liturgia e iconografia” che ha riguardato la comunicazione attraverso l’arte e la liturgia, che costituiscono un’occasione straordinaria per l’annuncio del Vangelo. La proposta culturale di Devotio si è completata con un’area mostra “I cinque sensi nella liturgia” nel quale sono stati proposti spunti di riflessione sui segni propri dello spazio liturgico e in cui sono state esposte le opere frutti dei “Percorsi di riavvicinamento: artisti contemporanei a confronto con il mistero cristiano” e un’opera a soggetto mariano appositamente realizzata dall’artista Marcello Mondazzi. La proposta culturale di DEVOTIO ha inteso cogliere l'occasione dell'incontro tra espositori di prodotti per il mondo religioso e un'utenza formata soprattutto da sacerdoti e operatori pastorali, per proporre spazi, momenti e itinerari capaci di dare un concreto apporto a una sempre maggiore presa di consapevolezza dell'importanza di richiamarsi a quella 'nobile bellezza' invocata dalla Sacrosanctum concilium nella predisposizione di spazi e oggetti per il culto. Don Nello Russo


I NCONTRO PER UNA CHIESA VIVA

P AGINA 4

Francesco e sorella morte “Laudato si, mi Signore, per sora nostra Morte corporale, da la quale nullo omo vivente po' scampare. Guai a quelli che morranno ne le peccata mortali! Beati quelli che troverà ne le tue sanctissime voluntati, ca la morte seconda no li farrà male.” Così scrive Francesco sorprendendo come sempre per il suo modo originalissimo di vedere la realtà. Nessuno prima di lui aveva chiamato “sorella” la morte anzi, tutti l’avevano sempre considerata un evento ineluttabile e tragico sopravvenuta in seguito alla disobbedienza dell’uomo nel giardino dell’Eden, quasi una punizione divina! Nell’ immaginario collettivo dell’epoca la morte veniva raffigurata e descritta attraverso rappresentazioni drammatiche e tristi. Francesco invece, nel suo celebre Cantico, la accosta alle altre creature come le stelle, l'acqua, la terra, il cielo che vengono lodate e lodano Dio. Perché? Come è possibile considerarla così? Eppure, a ben rifletterci, non è così assurdo soprattutto se cambiamo prospettiva e guardiamo il mondo con quanto esso contiene come lo vedeva lui, Francesco, con gli occhi di un bambino stupito e fiducioso di fronte alla bontà del Padre che ci attende a braccia aperte alla fine del nostro pellegrinaggio in questa meravigliosa terra messa a disposizione nostra per Sua misericordia. Per Francesco la morte

corporale è dunque, solo la porta che dobbiamo attraversare per raggiungere la felicità eterna nell’incontro con Dio. La tragicità quindi, rimane solo se non avremo vissuto “ne le sue sanctissime voluntati” per cui la porta della felicità ci sarà preclusa. Inoltre, per Francesco la morte rappresentava l’e-

stremo atto di povertà dell’uomo che, piccola creatura, si abbandona al Tutto e ritorna nudo al suo Creatore, come nudo è venuto al mondo! In questo modo anche la morte diventa nostra sorella ed assume un significato

carico di armonia che si innesta in un progetto divino di amore per l’umana creatura. Non fa più paura, ma dischiude all’abbraccio più bello ciascuno di noi. Estremamente eloquente, quasi una traduzione in immagine del pensiero del nostro Santo è un affresco che si trova nel transetto destro della Basilica Inferiore di Assisi in cui è ritratto Francesco, in apparenza giovanissimo, in compagnia di uno scheletro coronato che rappresenta appunto la morte che è sì regina perché ha potere su ogni creatura ma è pure umile e povera (il corpo è in una posizione dimessa ed è ricoperto di stracci); il messaggio che emerge da questo ritratto è essenzialmente che la morte non è disperazione e neppure dissoluzione, non è colpa ma il necessario passo per raggiungere il paradiso . Non ci resta dunque che fare tesoro di questo messaggio francescano e sforzarci di vivere la nostra vita terrena orientati verso quella eterna. Solo così potremo andare incontro a nostra sora morte corporale e abbracciarla come il nostro Santo. Sr. Massimiliana Panza, OSC Monastero S. Chiara - Ravello


I NCONTRO PER UNA CHIESA VIVA

P AGINA 5

I GIORNATA MONDIALE DEI POVERI 19 novembre 2017

Non amiamo a parole ma con i fatti Il prossimo 19 novembre, Domenica XXXIII del Tempo Ordinario , si terrà la I Giornata Mondiale dei poveri, indetta da Papa Francesco. Nel messaggio del Santo Padre “Siamo chiamati a tendere la mano ai poveri”, di fronte all’estendersi “della povertà a grandi settori della società”, per cui “non si può restare inerti e tanto meno rassegnati”. Quel giorno, dopo la Messa a san Pietro, Francesco pranzerà con 500 poveri. La questione povertà deve diventare centrale, anche e soprattutto per i cristiani. Il Papa infatti, nel messaggio, scrive che “se vogliamo incontrare realmente Cristo, è necessario che ne tocchiamo il corpo in quello piagato dei poveri, come riscontro della comunione sacramentale ricevuta nell’Eucaristia”. Insomma, l’aiuto non può essere occasionale. Per il vero sviluppo ascoltare i poveri. Francesco mette in luce che “se desideriamo offrire il nostro contributo efficace per il cambiamento della storia, generando vero sviluppo, è necessario che ascoltiamo il grido dei poveri e ci impegniamo a sollevarli dalla loro condizione di emarginazione. Nello stesso tempo, ai poveri che vivono nelle nostre città e nelle nostre comunità ricordo di non perdere il senso della povertà evangelica che portano impresso nella loro vita”. Nella conferenza stampa, il presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione mons. Rino Fisichella, ha detto che “i poveri non sono un problema, sono una risorsa a cui attingere per accogliere e vivere l’essenza del Vangelo”. I mille volti della povertà C'è una "ricchezza sfacciata che si accumula nelle mani di pochi privilegiati". E allora il Papa scrive che la povertà “ci interpella ogni giorno con i suoi mille volti segnati dal dolore, dall’emarginazione, dal sopruso, dalla violenza, dalle torture e dalla prigionia, dalla guerra, dalla privazione

della libertà e della dignità, dall’ignoranza e dall’analfabetismo, dall’emergenza sanitaria e dalla mancanza di lavoro, dalle tratte e dalle schiavitù, dall’esilio e dalla miseria, dalla migrazione forzata. La povertà ha il volto di donne, di uomini e di bambini sfruttati per vili interessi, calpestati dalle logiche perverse del potere e del denaro”. Non restare inerti. Ed ancora: bisogna reagire "alla povertà che inibisce lo spirito di iniziativa di tanti giovani, impedendo loro di trovare un lavoro; alla povertà

che anestetizza il senso di responsabilità inducendo a preferire la delega e la ricerca di favoritismi; alla povertà che avvelena i pozzi della partecipazione e restringe gli spazi della professionalità umiliando così il merito di chi lavora e produce; a tutto questo occorre rispondere con una nuova visione della vita e della società". E’ questo uno scenario, di fronte al quale non si può “restare inerti e tanto meno rassegnati”. Serve un impegno corale contro la povertà. Il messaggio sottolinea che sono “benedette le mani che superano ogni barriera di cultura, di religione e di nazionalità versando olio di consolazione sulle piaghe dell’umanità". Mons. Fisichella ha aggiunto che non serve pensare "ai poveri solo come destinatari di una buona pratica di volontariato da fare una volte alla settimana, o tanto meno di gesti estemporanei di buona volontà per mettere in pace la coscienza. Queste esperienze – pur valide e

utili a sensibilizzare alle necessità di tanti fratelli e alle ingiustizie che spesso ne sono causa – dovrebbero introdurre a un vero incontro con i poveri e dare luogo a una condivisione che diventi stile di vita”. Anche la Chiesa deve agire. Il Papa quindi annuncia la Giornata Mondiale dei Poveri per il 19 novembre e invita “la Chiesa intera e gli uomini e le donne di buona volontà a tenere fisso lo sguardo, in questo giorno, su quanti tendono le loro mani gridando aiuto e chiedendo la nostra solidarietà. Sono nostri fratelli e sorelle, creati e amati dall’unico Padre celeste. Questa Giornata intende stimolare in primo luogo i credenti perché reagiscano alla cultura dello scarto e dello spreco, facendo propria la cultura dell’incontro”. Un invito a tutti ad aprire almeno in quel giorno la propria casa ai poveri. Mons. Fischella ha precisato che “sarà questa una giornata dove tutta la comunità cristiana dovrà essere capace di tendere la mano ai poveri, ai deboli, agli uomini e alle donne a cui viene troppo spesso calpestata la dignità. Il messaggio richiama all’espressione biblica della Prima Lettera di San Giovanni: ‘Non amiamo a parole, ma con i fatti’”. E il logo riflette il senso della giornata. “Sono due mani tese che si incontrano dove ognuna offre qualcosa. Due braccia che esprimono solidarietà e che provocano a non rimanere sulla soglia, ma ad andare incontro all’altro”, ha detto mons. Fisichella. Pregare assieme ai poveri. Ma l’impegno di tutti cristiani non deve finire qua. Nel messaggio è scritto che “a fondamento delle tante iniziative concrete che si potranno realizzare in questa Giornata ci sia sempre la preghiera. Non dimentichiamo che il Padre nostro è la preghiera dei poveri. La richiesta del pane, infatti, esprime l’affidamento a Dio per i bisogni primari della nostra vita”.

Alessandro Guarasci Fonte: Avvenire


I NCONTRO PER UNA CHIESA VIVA

P AGINA 6

Messaggio della Delegazione Regionale Campania per la Giornata Mondiale dei Poveri Premessa. L'educazione alla povertà è un mestiere difficile: per chi lo insegna e per chi lo impara. Forse, per questo, il Maestro ha voluto riservare ai poveri la prima beatitudine. Non è vero che si nasce poveri. Si può nascere poeti, ma non poveri. Poveri si diventa. Come si diventa avvocati, tecnici, sacerdoti. Dopo una trafila di studi, cioè dopo lunghe fatiche ed estenuanti esercizi. Questa della povertà, insomma, è una carriera. E, per giunta, tra le più complesse. Suppone un noviziato severo. Richiede un tirocinio difficile. Tanto difficile, che il Signore Gesù si è voluto riservare direttamente l'insegnamento di questa disciplina. Nella seconda lettera che San Paolo scrisse ai cittadini di Corinto, al capitolo ottavo, cè un passaggio fortissimo: "Il Signore nostro Gesù Cristo, da ricco che era, si è fatto povero per voi". E' un testo splendido. Ha la cadenza di un diploma di laurea, conseguito a pieni voti, incorniciato con cura, e gelosamente custodito dal titolare, che se l'è portato con sé in tutte le trasferte come il documento più significativo della sua identità: "Le volpi hanno le loro tane, gli uccelli il nido; ma il figlio dell'uomo non ha dove posare il capo". Se l'è portata perfino nella trasferta suprema della croce, come la più inequivocabile tessera di riconoscimento della sua persona, se è vera quella intuizione di Dante che, parlando della povertà del Maestro, afferma: "Ella con Cristo salì sulla croce". Non c'è che dire: il Signore Gesù ha fatto una brillante carriera. E ce l'ha voluta insegnare. Perché la povertà si insegna e si apprende. Alla povertà ci si educa e ci si allena. E, a meno che uno non sia un talento naturale, l'apprendimento di essa esige regole precise, tempi molto lunghi, e, comunque, tappe ben delineate. Proviamo a delinearne sommariamente tre. 1)Povertà come annuncio. A chi vuole imparare la povertà, la prima cosa da insegnare è che la ricchezza è cosa buona. Non va demonizzata, semmai potremmo discutere su come la si

utilizza. Se la ricchezza della terra è buona, però, c'è una cosa ancora più buona: la ricchezza del Regno, di cui la prima è solo un pallidissimo segno. Ecco il punto. Ci vorrà fatica a farlo capire agli apprendisti. Ma è il nodo di tutto il problema. Farsi povero non deve significare disprezzo della ricchezza, ma dichiarazione solenne, fatta con i gesti del paradosso e perciò con la rinuncia, che il Signore è la ricchezza suprema. Analogamente, farsi povero significa accendere una freccia stradale per indicare ai viandanti distratti la dimensione "simbolica" della ricchezza, e far prendere coscienza a tutti della realtà significata che sta oltre. Significa, in ultima analisi, divenire parabola vi-

vente della "ulteriorità". In questo senso, la povertà, prima che rinuncia, è un annuncio. E' annuncio del Regno che verrà. 2) Povertà come rinuncia. E' la dimensione che, a prima vista, sembra accomunare la povertà cristiana a quella praticata da alcuni filosofi o da molte correnti religiose. Rinunciare alla ricchezza per essere più liberi. In realtà, però, c'è una sostanziale differenza tra la rinuncia cristiana e quella che, per intenderci, possiamo chiamare rinuncia filosofica. Quest’ultima interpreta i beni della terra come zavorra. Come palla al piede che frena la speditezza del passo. Come catena che, obbligandoti agli schemi della sorveglianza e alle cure ansiose della custodia, ti impedisce di volare. E' la povertà di Diogene, celebrata in una

serie infinita di aneddoti, intrisa di sarcasmi e di autocompiacimenti, di disprezzo e di saccenteria, di disgusti raffinati e di arie magisteriali. La botte è meglio di un palazzo, e il regalo più grande che il re possa fare è quello che si tolga davanti perché non impedisca la luce del sole. E' la gioia, quindi, che connota la rinuncia cristiana: non il riso. La testimonianza, non l'ostentazione. 3) Povertà come denuncia Di fronte alle ingiustizie del mondo, alla iniqua distribuzione delle ricchezze, alla diabolica intronizzazione del profitto sul gradino più alto della scala dei valori, il cristiano non può tacere. Come non può tacere dinanzi ai modelli dello spreco, del consumismo, dell'accaparramento ingordo, della dilapidazione delle risorse ambientali. Come non può tacere di fronte a certe egemonie economiche che schiavizzano i popoli, che riducono al lastrico intere nazioni, che provocano la morte per fame di cinquanta milioni di persone all'anno, mentre per la corsa alle armi, con incredibile oscenità, si impiegano capitali da capogiro. Ebbene, quale voce di protesta il cristiano può levare per denunciare queste “piovre” che il Santo Papa Giovanni Paolo II, nella "Sollicitudo rei socialis", ha avuto il coraggio di chiamare strutture di peccato? Quella della povertà! Anzitutto, la povertà intesa come condivisione della propria ricchezza. E' un'educazione che bisogna compiere, tornando anche ai paradossi degli antichi Padri della Chiesa: "Se hai due tuniche nell'armadio, una appartiene ai poveri". Non ci si può permettere i paradigmi dell'opulenza, mentre i teleschermi ti rovinano la digestione, esibendoti sotto gli occhi i misteri dolorosi di tanti fratelli crocifissi. Le carte patinate delle riviste, che riproducono le icone viventi delle nuove tragedie del Calvario, si rivolgeranno un giorno contro di noi come documenti di accusa, se non avremo spartito con gli altri le nostre ricchezze. La condivisione dei propri beni assumerà, così, il tono della solidarietà corta.


I NCONTRO PER UNA CHIESA VIVA

P AGINA 7

Ma c'è anche una solidarietà lunga che bisogna esprimere. Ed ecco la povertà intesa come condivisione della sofferenza altrui. E' la vera profezia, che si fa protesta, stimolo, proposta, progetto. Mai strumento per la crescita del proprio prestigio, o turpe occasione per scalate rampanti. Povertà che si fa martirio: tanto più credibile, quanto più si è disposti a pagare di persona. Come ha fatto Gesù Cristo, che non ha stipendiato dei salvatori, ma si è fatto lui stesso salvezza e, per farci ricchi, sì è fatto povero fino al lastrico dell'annientamento. L'educazione alla povertà è un mestiere difficile: per chi lo insegna e per chi lo impara. Forse è proprio per questo che il Maestro ha voluto riservare ai poveri, ai veri poveri, la prima beatitudine. In seguito ad un incontro con l’Associazione francese “Lazare” i cui appartenenti, da anni, condividono le proprie abitazioni con i clochard, Papa Francesco al numero 22 della Lettera Apostolica post – giubilare “Misericordia et Misera” ha avuto l’idea di istituire la “Giornata Mondiale dei Poveri” quale segno concreto di eredità dell’Anno Giubilare della Misericordia. Una Giornata che d’ora in poi verrà celebrata ogni anno in tutta la Chiesa nella XXXIII domenica del tempo ordinario, la domenica prima della festa di Cristo Re. Non possiamo più essere cristiani soltanto per tradizione: dobbiamo far entrare i poveri nelle nostre esistenze. La Chiesa di oggi deve lasciarsi toccare dai poveri: la gente che vive per strada interpella ciascun credente, e solo lasciandosi “toccare” da loro l’Europa potrà ritrovare le proprie radici cristiane, quelle stesse radici che, oggi, sembra avere smarrite. Incontrare i poveri vuol dire incontrare Cristo. Ed è aprendo la porta a loro che scopriamo quanto anche noi stessi siamo poveri, mettendoci così nelle condizioni per incontrare davvero Gesù. L’orizzonte adesso è già proiettato verso domenica 19 novembre 2017, quando per la prima volta la Giornata verrà celebrata ufficialmente. La cosa importante è che la Giornata coinvolga realmente ogni Chiesa locale. Che sia per tutti un appuntamento per riflettere sui poveri e pregare insieme a loro.

A Scala la Giornata diocesana per la Custodia del Creato Investimento nel futuro con i ragazzi delle scuole Sabato 14 ottobre si è svolta nella splendida cornice della Chiesa della SS. Annunziata di Minuta, a Scala, la XII Giornata diocesana per la Custodia del Creato con la partecipazione attiva dei bambini e ragazzi delle comunità parrocchiali di Scala e Ravello. La presenza di tanti giovani è una certezza di riuscita per un evento in cui la riflessione sulla difesa dell'ambiente si è mescolata alla preghiera. I bambini e i ragazzi, accompagnati dalle catechiste e da alcuni genitori, hanno da subito caratterizzato la manifestazione portan-

do i cartelloni che con i docenti di religione e le catechiste hanno creato per rendere concreta la riflessione sui temi ambientali in ottica cristiana affrontata a scuola o al catechismo. Grande bravura a questo proposito hanno dimostrato i relatori invitati ad adattare ad una platea di giovanissimi i loro interventi incentrati su una materia non proprio semplice come quella della difesa del territorio da attacchi subdoli che mettono a rischio l'integrità ambientale ma anche la sopravvivenza di chi vi abita. Ha aperto i lavori il direttore dell'Ufficio diocesano per la custodia del Creato, Andrea Giunchiglia, che ha sottolineato attraverso richiami al messaggio che il Santo Padre, Papa Francesco, ha inviato per la giornata mondiale come la difesa dell'ambiente per un cristiano rappresenti un dovere non solo verso gli uomini ma anche verso Dio che è autore della creazione e soprattutto come la sensibilità ambientale a cui il Papa ha

richiamato è la stessa che è stata lo slogan degli scout che seguendo il motto del loro fondatore, Baden-Powell, sanno di dover lasciare il mondo migliore di come lo hanno trovato. Il saluto delle istituzione è stato portato dal dott. Luigi Mansi, nella doppia veste di Sindaco di Scala e di Presidente della Comunità Montana, che ha ricordato soprattutto ai bambini e ai ragazzi come anche il nostro territorio, di cui lo scorso sabato è stato festeggiato il ventennale per l'inserimento nella World Heritage List dell'UNESCO, che riconosce la Costiera come Patrimonio dell'Umanità, abbia sofferto durante tutta l'estate del fenomeno doloso degli incendi che poi durante l'inverno determinano frane e cedimenti di materiali dalle montagne. L'intervento della dottoressa Elisabetta Fimiani, rappresentante del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, ha ricordato come la necessità di difendere il creato sia stata avvertita nel mondo ortodosso già ventotto anni fa e come la scelta del 1° settembre, data accolta anche dai cattolici, è collegata all'inizio dell'anno religioso e sociale nel mondo ortodosso. Ha concluso questa prima parte l'avvocato Cristofaro Senatore, direttore dell'Ufficio diocesano Lavoro, che ha stimolato i ragazzi sul significato di meta e obiettivo attraverso immagini che rimandano all'ambiente naturale per far capire l'importanza di un atteggiamento costante e consapevole per ottenere risultati in ambito ambientalista. Il momento centrale dell'evento è stata la preghiera, animata nel canto dal coro del Duomo di Scala che ha sostenuto la riflessione con canti ispirati alla figura del Santo patrono dei curatori dell'ambiente, Francesco.

Continua a pagina 8


I NCONTRO PER UNA CHIESA VIVA

P AGINA 8

Continua da pagina 7

Dopo l'introduzione dell'Arcivescovo Soricelli e la lettura di stralci dell'enciclica Laudati si' di Papa Francesco i ragazzi presenti accompagnati dalle catechiste Michela Fasanella e Rosanna Amato, in rappresentanza del gruppo catechistico di Scala e di quello di Ravello, hanno raccontato i loro cartelloni. I ragazzi di Scala hanno fatto un cartellone con diversi materiali per rappreentare il mondo su cui splende un sole di un giallo intenso, i ragazzi di Ravello, invece, hanno costruito una grande margherita al cui centro è rappresentata la mano di Dio a protezione di un campo dove volano uccelli e crescono alberi. La seconda parte dell'evento è stato occupata dall'intervento di Padre Enzo Fortunato, direttore del giornale e della sala stampa del Convento di Assisi, che ha sottolineato come nel caso dell'enciclica Laudato si' per la prima volta sia stato usato per un'enciclica il testo di una preghiera composta da un Santo e soprattutto come la difesa del creato passi per azioni concrete, che sono facilmente attuabili. Il frate francescano ha descritto la svolta ecologica del Convento di Assisi che ha scelto materiali riciclati per le indicazioni interne e un sistema di illuminazione a led per ridurre l'uso della corrente elettrica. Le conclusioni sono state fatte dall'Arcivescovo che ha richiamato l'attenzione di tutti, soprattutti dei più piccoli, sulla necessià di salvaguardare il creato in cui si concretizza l'amore di Dio e ha esortato a fare scelte importanti in questo senso attraverso un'educazione che renda sensibile alla custodia dell'ambiente che ci circonda. Una foto di gruppo ha chiuso il momento con l'impegno di dedicarsi all'ambiente non solo in occasione della Giornata di Custodia del Creato.

Inizio del nuovo Anno Catechistico 2017-2018 Sabato 7 Ottobre alle ore 18 ,00 in Duomo , si è svolta la Celebrazione d’Inizio del nuovo anno Catechistico 20172018 . Momento di preghiera e di riflessione. Si è partiti dalla frase del Vangelo di Marco : “ Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio “ fino ad arrivare al Vangelo di Luca “ In quel tempo, gli Apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed

esso vi obbedirebbe. » ( Lc 17,5-6)” . Don Nello ha presieduto la Celebrazione e ci ha invitati, nell’Orazione, ad invocare lo Spirito perche ciascuno sappia ascoltare la Parola di Dio , la sappia accogliere , comprenderla e metterla in pratica , vivendo nell’Amore tutto ciò che il Signore vorrà insegnarci. Un impegno , dunque, sia da parte dei ragazzi che hanno promesso davanti all’Altare di partecipare con gioia ed entusiasmo agli incontri di catechesi che si terranno nel corso dell’anno pastorale, per conoscere sempre meglio Gesù ed il suo Vangelo, di non trascurare la preghiera e di essere sempre presenti all’Eucaristia Domenicale. Un impegno anche da parte delle mamme che hanno proMaria Carla Sorrentino messo di adoperarsi ad accompagnare i

loro figli nel nuovo cammino di fede , desiderando vivere con coerenza evangelica la responsabilità dell’ educazione cristiana dei figli per i quali hanno chiesto un tempo il Sacramento del Battesimo. Hanno promesso, infatti, di essere da esempio ai loro ragazzi partecipando assiduamente all’Eucaristia Domenicale e attraverso la preghiera quotidiana recitata in famiglia . Don Nello ha rassicurato che tutta la Comunità parrocchiale è con loro ed insieme ,con l’aiuto dello Spirito, dobbiamo interrogarci convertirci e diventare capaci di riscoprire “ il senso profondo del nostro credere.” Don Nello per dare maggiore significato agli impegni presi da ciascuno di noi: Sacerdote ( a nome di tutta la Comunità), fanciulli, mamme e catechiste ha preparato un vaso con della terra , in esso ha posto dei semi di lenticchie (simbolo della nostra fede) ha poi invitato tutti i presenti ad irrorare il terreno con l’Acqua Benedetta simbolo della Parola di Dio, della Peghiera e dei Sacramenti) affinchè quel seme possa germogliare e crescere robusto e forte . Anche nella Preghiera Conclusiva i fanciulli hanno chiesto a Gesù che attraverso la Sua Parola e dal calore della Sua Presenza nell’Eucaristia possa sempre aumentare la loro fede e la loro amicizia con Lui. E poiché ogni incontro con Gesù è sempre… festa , dopo la Celebrazione abbiamo vissuto un momento di allegria e fraternità e di … dolci , con la gioia nel cuore.

Giulia Schiavo


I NCONTRO PER UNA CHIESA VIVA

P AGINA 9

26 ottobre Festa del Beato Bonaventura “Il Beato Bonaventura fratello tra fratelli” è stato il tema dell’Ottavario predicato dal padre Gianfranco Grieco dal 19 al 25 ottobre. Queste le riflessioni dettate ogni sera alla presenza di una nutrita partecipazione di fedeli e di devoti: Gesù Cristo nostro fratello maggiore; La fraternità nella Chiesa delle origini; Francesco d’Assisi, costruttore di fraternità; La fraternità francescana; caratteristiche della fraternità francescana; Il Beato Bonaventura da Potenza, seminatore di fraternità; per un mondo più fraterno e più solidale; vivere da fratelli. In un mondo che registra un grande vuoto di fraternità Francesco d’Assisi e i suoi figli migliori, come il Beato hanno cercato di essere seminatori e testimoni di fraternità. I santi sono stati e continuano ad essere lievito di fraternità. Dalla fraternità umana a quella cristiana sino alla fraternità francescana c’è un cammino di compiere- ha rilevato padre Grieco - nel segno della solidarietà e del donarsi senza ritorno. Sono giunti in tanti da Melfi, da Santa Anastasia - due gruppi - e da Nocera Inferiore per onorare il Beato Bonaventura nei giorni dell’Ottavario e nel ”dies natalis “ del nostro Beato morto a Ravello il 26 ottobre 1711. I giorni della prolungata estate hanno anche reso possibile un pellegrinaggio che ha registrato momenti di svago e di conoscenza culturale di un mondo ecclesiale e francescano che ha segnato la storia della costiera dal 1226 – anno della morte di san Francesco - ad oggi. Nel giorno della solennità del Beato – 26 ottobre- i primi pellegrini ravellesi si sono dati appuntamento alla santa messa celebrata dal padre Francesco Capobianco, seguita la benedizione del pane nel ricordo del Beato che non ha man-

L’età dell’autonomia 11 - 14 anni

cato di fare della carità per i poveri e per gli ultimi la caratteristica della sua azione pastorale in tutto il territorio della costiera. Alle ore 11 la concelebrazione presieduta dal vicario provinciale padre Paolo Galante alla quale hanno partecipato i fedeli giunti da Melfi e da Santa Anastasia, guidati dai padri Giuseppe Cappello e Giacomo Verrengia. Al termine della concelebrazione il dottor Antonio Piccolo ha fatto dono della medagliaricordo della beatificazione del Beato coniata Roma per il 26 di novembre 1775, anno santo della redenzione, sotto il pontificato di Papa Pio VI, rinvenuta in un mercatino in terra di Francia .E’ toccato all’arcivescovo prelato di Pompei mons. Tommaso Caputo guidare prima la processione per le strade di Ravello e poi presiedere la solenne concelebrazione alla quale hanno partecipato il parroco di Ravello don Nello e don Raffaele della parrocchia del Lacco. La santa messa è stata allietata dai canti del coro del Duomo. Significativa, in mattinata, la presenza di mons. Giuseppe Imperato. All’ omelia l’arcivescovo Caputo ha legato l’esperienza spirituale di san Francesco d’Assisi e del Beato Bonaventura da Potenza al dettato di Gesù proposto da Matteo 7, 21-27:”Non chiunque mi dice:’ Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli. Ma chi farà la volontà del Padre mio che è nei cieli”. Da operatore di iniquità il cristiano deve trasformarsi in operatore di fraternità. La parola di Dio non và solo ascoltata, ma soprattutto vissuta e testimonia nata come hanno fatto frate Francesco e frate Bonaventura. Da questa scelta radicale di vita ci conosceranno discepoli e apostoli di Gesù.

La fase tra gli 11 ed i 14 anni è il momento in cui gli adolescenti cominciano la fase dell’autonomia. Vanno e tornano a scuola da soli, escono da soli con gli amici, le prime uscite serali lottando con i genitori sull’orario di rientro, le prime scelte autonome, lo sviluppo fisico. In questa fase di crescita la scuola ha un ruolo importante. Si comincia a fare i compiti da soli e gli insegnanti non ti coprono più come negli anni precedenti. In questa fase della crescita c’è chi è più precoce, chi invece ha bisogno di tempi più lunghi per cominciare a diventare autonomi. I genitori decidono giorno per giorno il tipo di supporto da dare ai figli in relazione alle loro attitudini, capacità, senso di responsabilità, che in ogni adolescente si sviluppano in modo e tempi diversi. La legge che impone agli studenti fino a 14 anni di essere prelevati a scuola dai genitori che tanto malumore ha scatenato nelle famiglie di tutta Italia va contro il processo di crescita di un adolescente. E’ giusto che la legge tuteli i diritti di un minore. Anche l’ONU ha ribadito con la Carta dei Diritti del Minore, riconosciuta ed accettata dalla maggior parte degli stati di tutto il mondo, che ci sono dei diritti inviolabili a cui gli adulti si devono attenere per rispettare il minore durante la sua crescita. Ma che uno stato si sostituisca alla scelta dei genitori di far tornare o meno il figlio da scuola a casa imponendo per legge l’accompagnamento da parte degli adulti non ha senso. Il senso di responsabilità di un genitore che decide come i figli debbano andare o tornare da scuola è un diritto di scelta che deve essere rispettato. Il libero arbitrio della famiglia su come crescere i figli, nel rispetto dei suoi diritti costituzionali, non può essere messo in discussione da una legge approvata da un parlamento che si è posto come priorità la tutela del minore ma senza tenere conto delle esigenze della vita quotidiana di una famiglia.

Padre Gianfranco Grieco

Continua a pagina 10


I NCONTRO PER UNA CHIESA VIVA

P AGINA 10

Continua da pagina 9 Il genitore deve decidere in autonomia come crescere i propri figli. Lo stato sta attento che i minori crescono nel rispetto dei loro diritti. Ognuno ha il suo ruolo. Ma l’organizzazione della vita quotidiana di una famiglia non può essere oggetto di un’imposizione di legge. Chi ha tre figli che vanno in tre scuole diverse ed escono ad orari diversi, o anche alla stessa ora, non può essere presente contemporaneamente in tre posti diversi. Anche chi ne ha uno solo e lavora e non può assentarsi per motivi di lavoro non può perdere il lavoro perché lo stato lo obbliga ad andare a prendere il figlio a scuola. Il genitore insegna ai figli come diventare autonomi, come tornare a casa da scuola in sicurezza, come diventare responsabile. L’aiuto che un genitore può avere da un parente o da un amico per andare a prendere i figli a scuola non può essere imposto per legge. Che i dirigenti scolastici siano stati costretti a emanare circolari annullando le autorizzazioni già firmate dai genitori per il ritorno a casa da soli degli studenti non ha senso, ma anche a loro è stato imposto da una direttiva del ministero. La miopia della politica può avere ripercussioni disastrose sulla vita di una famiglia. Sicuramente in questi giorni si risolverà il problema con il parlamento che troverà una soluzione idonea. Ma questi sono segnali di come spesso la politica sia lontana dalla vita di tutti i giorni di chi combatte continuamente con soldi che non bastano mai, con anziani che hanno bisogno di più assistenza, di diversamente abili che hanno bisogno di aiuto, di un lavoro che non c’è per tutti, di chi ha a che fare con una burocrazia assurda che ti impone di aspettare mesi per una visita specialistica o di chi vive in zone dove ci sono stati terremoti o altre calamità e necessita di un supporto istituzionale. Lo stato deve affrontare tanti problemi perché siamo una comunità e ci aiutia-

mo. L’obbligo di frequenza scolastica è una questione di civiltà. L’obbligo alle famiglie di come gestire la vita di tutti i giorni diventa un abuso. E’ il momento che la politica si renda conto che è necessario più dialogo con le famiglie e le loro problematiche. All’interno della famiglia si sviluppano talenti e risorse umane che gestiranno le comunità di domani . La crescita sana di un adolescente è una risorsa per l’intera comunità. Lo stato ha tanti doveri a cui fare fronte. La tutela dei minori è sicuramente uno di questi. Il libero arbitrio delle famiglie su come organizzare la propria giornata è un principio altrettanto importante da tutelare. La scelta di un genitore di iscrivere i figli ad un corso di musica o di uscire e tornare da soli a casa che sia da scuola o da case di amici e parenti o altro è una scelta che non può essere imposta da nessun altro. Le opportunità di fare uno sport che educhi un minore ad una crescita basata sui principi etici che fanno parte della disciplina sportiva può contribuire positivamente ad un percorso educativo ma rimane anche questa una scelta del genitore quando i bambini sono più piccoli se fargli praticare o meno un’attività sportiva. I figli hanno attitudini o talenti o impedimenti che un genitore valuta in autonomia e questo va rispettato non certo imposto da qualcuno o perché lo fanno gli altri. La chiesa cattolica mette sempre al centro della discussione la famiglia, dandogli un’importanza fondamentale. La storia delle religioni è altrettanto piena di riferimenti alla famiglia. Se stessimo più attenti alla nostra storia sarebbe più facile comprendere l’importanza che la famiglia ha avuto nella crescita dei ragazzi e nelle conseguenze che le scelte dei genitori nella formazione culturale e sportiva dei propri figli siano sempre state il punto di partenza dello sviluppo di una società che si proietta nel futuro.

Marco Rossetto

Una autentica testimonianza di vita: Angela Ruocco Il 12 ottobre scorso Angela Ruocco ci ha lasciati per raggiungere quella meta in cui in tutta la sua vita ha sempre creduto e sperato. Angela è stata sempre un elemento del tessuto religioso ravellese, impegnata, responsabile e soprattutto desiderosa di fare e testimoniare. Ha vissuto l’esperienza del coro parrocchiale e dell’Azione Cattolica. Il coro era per lei un momento di pausa, di riposo dal lavoro ed, infatti, a conclusione degli impegni quotidiani, se erano state fissate le prove, non poteva mancare, portando quella sua capacità di coinvolgimento; per lei il coro era servizio e per questo si impegnava anche quando la malattia cominciava ad essere più invalidante. La sua esperienza nell’Azione Cattolica ha avuto la stessa matrice di servizio: pronta ad animare gli incontri per i più piccoli ma anche desiderosa di partecipare alle occasioni di formazione per crescere nella fede. Se occorreva partecipare ad un momento formativo non a Ravello, la si trovava sempre disponibile a venire perchè comprendeva che in certe realtà associative bisogna confrontarsi con le altre comunità parrocchiali. Ricordo un’esperienza fatta a Pellezzano con l’Azione Cattolica; lei mise a disposizione l’auto e partecipammo alla giornata di ritiro. Tornammo dall’incontro con tante idee ma soprattutto con la sua piena disponibilità a dare una mano per realizzarle. Quando è iniziata la malattia, Angela l’ha vissuta con la discrezione e la fede che la contraddistinguevano: mai un momento di cedimento quando la incontravi e chiedevi come andasse e poi sempre la solita disponibilità. Una disponibilità a fare che non era necessità di stare al centro dell’attenzione, come spesso può capitare quando si opera negli ambienti associativi, ma una disponibilità che era dono di sé e del proprio tempo, nell’ottica di una condivisione di certezze che le vicende della sua vita, insieme al percorso di fede compiuto, le avevano permesso di realizzare. Tutto questo l’ho capito ai suoi funerali, quando un cugino ha letto un suo pensiero per Angela. La perdita della mamma, quando lei era ancora piccola, l’essere accolta


I NCONTRO PER UNA CHIESA VIVA

P AGINA 11

dagli zii, il vivere un’esperienza di dolore e di generosità allo stesso tempo devono aver formato il suo carattere all’apertura verso il prossimo. La famiglia per Angela andava al di là dei legami di sangue; l’amicizia era la base su cui costruire altri legami, duraturi come quelli familiari e soprattutto forti. Il suo saluto ti raggiungeva ovunque ed è per questo che a tanti manca incontrarla quando si recava al lavoro. Il lavoro era per lei l’altro momento in cui realizzarsi, in cui donarsi e, proprio per le capacità che aveva, in cui aprirsi agli ospiti che accoglieva con la solarità e la gentilezza di cui era dotata. La fede l’ha sostenuta, una fede coltivata, una fede fortificata nel dolore e aumentata nella gioia di un cammino cercato e intrapreso con grande forza di testimonianza. Grazie a questa fede Angela, provata dalla sofferenza, ha saputo testimoniarla soprattutto nell’ultimo e drammatico periodo della sua esistenza. Ora riposa nel Cristo che ha saputo amare e testimoniare, non più toccata dal dolore ma piena della gioia senza fine che si raggiunge nella patria del cielo.

carissima mamma, e dietro di te c'erano 2 sorelline piccole. Con amore e perseveranza, hai fatto da mamma alle tue sorelle minori. Ricordo che, quando ero un ragazzo, vi accogliemmo nella nostra casa con la mia mamma a non farvi mancare l'affetto che avevate perso con la morte della vostra amatissima madre. A volte, la vita ci riserva un destino ama-

Maria Carla Sorrentino

ro! Ma io penso che tu con la tua forza di volontà hai saputo far fronte a tutto questo, fino a quando questo male incurabile ti ha colpito. Mi ricordo proprio che due settimane fa ci eravamo sentiti, e tu con grande voglia di vivere mi dicesti "vedrai cugino, riuscirò a superare anche questo, come ho superato l'operazione brillantemente, anche questo va nel dimenticatoio". Ma tu lo dicevi solo per dare coraggio e speranza a noi e di aver fede nel buon DIO. Ero ragazzo quando persi una sorellina appena nata... e arrabbiandomi con mia mamma gli dissi che non era giusto che una bambina così piccola dovesse morire, e mia mamma con sapienza e amore di madre, mi disse che quella bambina non serviva sulla Terra, ma da Dio. Anche quando persi mio nonno, gli feci la stessa domanda, e lei disse che il nonno aveva finito i giorni su questa Terra e serviva a costruire un mondo migliore lassù; e queste parole mi hanno scolpito

Il commovente saluto del cugino Leo: Ciao Angela! Ciao Angela, dopo tanta sofferenza è arrivato il giorno che nessuno di noi si aspettava... Quasi tre anni sono passati da quando ti fu' diagnosticata la tua malattia. Tutti pensavamo che fosse una passeggiata, un semplice malore passeggero...ma non è stato così. Tu fin dall'inizio, sapevi del tuo male, però come tutti con la tua speranza e la tua fede che ti ha sempre accompagnato per tutta fa vita fino a questo giorno, hai saputo con le tue preghiere e col credere in DIO arrivare fino alla fine. Non ti è mai mancata fa fede. Tu da piccola avevi già dovuto all'età di 9 anni, soffrire per fa perdita della tua

nella memoria e mi hanno accompagnato tutta la vita nel credere che un DIO esiste. Adesso tutti noi siamo raccolti intorno alla tua bara dove dentro giace una ragazza col volto sorridente, e che sta dicendo che "io c'è l'ho fatta a raggiungere il paradiso, soprattutto la mia mamma e il-mio carissimo papà". Angela, finisco qui queste poche righe dicendoti CIAO ANGELA. CIAO ANGELA. CIAO ANGELA.

Tuo cugino Leo

Ciao Angelina Se n'è andata in punta di piedi, un po' come aveva vissuto la sua vita. Alla fine Angelina Ruocco non ce l'ha fatta, sconfitta da quel male tremendo con cui orami conviveva e che per sempre ha spento il suo sorriso. Donna determinata, piena di vita, ma al tempo stesso amorevole, dalla profonda fede in Dio, aveva soltanto 59 anni Angelina e da 24 lavorava presso l'hotel Rufolo. Un atto di fede il suo, quello di una credente e lavoratrice senza eguali che aveva sempre una buona parola e un sorriso per tutti: colleghi, amici, concittadini. Aveva degli occhioni che trasmettevano da subito la bontà d'animo di Angelina della quale ho sempre notato una somiglianza singolare con Marge Simpson non soltanto per simpatia. E' stata una di quelle persone che ha creduto in una società migliore, che partecipava ai momenti pubblici e soprattutto amava il proprio paese. I funerali si sono celebrati in Duomo venerdì pomeriggio, mentre tutta l'attenzione era rivolta all'arrivo di Silvio Berlusconi. Mi perdonerà Angelina se sono stato assente nell'ultimo saluto, ma di sicuro il suo ricordo resterà vivo in me e in tutte le persone che ne hanno apprezzato le qualità.

Emiliano Amato “Il Vescovado”, 15 ottobre 2017


P AGINA 12

I NCONTRO PER UNA CHIESA VIVA

CELEBRAZIONI DEL MESE DI NOVEMBRE Domenica 5 – 12 – 19 – 26 novembre Celebrazione della Santissima Eucaristia ore 09.00 – 11.00 Celebrazione del Santo Rosario ore 18.00 Celebrazione della Santissima Eucaristia ore 18.30 Giovedì 9 -16 -23 novembre Celebrazione del Santo Rosario ore 17.30 Celebrazione della Santissima Eucaristia ore 18.00 Esposizione del Santissimo Sacramento per l’Adorazione silenziosa ore 18.30 Celebrazione dei Vespri e Solenne Benedizione Eucaristica ore 18.45 Lunedì 6 novembre DUOMO Lectio Biblica sul Vangelo di Marco ore 18.30 Venerdì 10 novembre San Trifone Sabato 11 novembre San Martino di Tours Mercoledì 15 novembre II TAPPA DEL CONVEGNO ECCLESIALE DIOCESANO “UNA CHIESA IN ASCOLTO” SCALA Monastero delle Redentoriste: Incontro ore 19.00 Venerdì 24 novembre CHIESA DI SAN GIOVANNI DEL TORO Celebrazione del Santo Rosario ore 17.30 Celebrazione della Santissima Eucaristia ore 18.00 Lunedì 27 novembre MEMORIA MENSILE DI SAN PANTALEONE Celebrazione della Santissima Eucaristia ore 9.00 Esposizione del Santissimo Sacramento per l’Adorazione silenziosa ore 9.30 Celebrazione dell’Angelus ore 12.00 Celebrazione della Coroncina alla Divina Misericordia ore 15.00 Canto del Rosario Eucaristico ore 17.30 Celebrazione dei Vespri ore 18.00 e solenne Benedizione Eucaristica. Martedì 21 novembre Presentazione della B.V. Maria - Giornata per le Claustrali Venerdì 25 novembre Santa Caterina d’Alessandria Martedì 28 novembre INIZIO DELLA NOVENA IN PREPARAZIONE ALLA SOLENNITA’ DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE Santo Rosario e Novena alla Beata Vergine Immacolata ore 17.30 Santissima Eucaristia ore 18.00 con canto del Tota Pulchra e offerta dell’incenso alla Beata Vergine Immacolata Giovedì 30 novembre SOLENNITA’ DI SANT’ANDREA APOSTOLO AMALFI Cattedrale: Pontificale per la solennità di S. Andrea, presieduto da S. Em. il Cardinale Agostino Vallini ore 10.00.

Incontro novembre 2017