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CELEBRAZIONI DEL MESE DI SETTEMBRE 1

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Ore 18.30:Rosario e Santa Messa Comunitaria

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S

Ore 19.30: Messa prefestiva

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XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO Duomo:Ore 8.00, 10.30,19.30: Messe comunitarie

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Ore 18.30: Rosario, Santa Messa Comunitaria e Adorazione Eucaristica

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NATIVITA’ DELLA BEATA V. MARIA Ore 18.30: Rosario e Santa Messa Comunitaria

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S

Ore 18.30: Rosario e Santa Messa Comunitaria

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D

XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO Duomo:ore 08.00, 10.30, 19,30: Messe comunitarie Parrocchia Santa Maria del Lacco: Festeggiamenti in onore della Natività della Beata Vergine Maria: ore 9.30—19.00 Sante Messe Comunitarie

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G

FESTA DELL’ ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE Ore 18.30: Rosario, Santa Messa Comunitaria e Adorazione Eucaristica

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V

BEATA VERGINE MARIA ADDOLORATA Ore 18.30: Rosario e Santa Messa Comunitaria

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S

Ore 19.00: Rosario e Santa Messa Prefestiva

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D

XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO Duomo: ore 08.00, 10.30, 19,30: Messe comunitarie Parrocchia San Pietro alla Costa e San Michele Arcangelo in Torello Solenni festeggiamenti in onore della B.V.M. Addolorata Ore 7.30: Messa Solenne presieduta sa S.E. mons. Orazio Soricelli Ore 10.30– 19.00: Messe comunitarie Ore 20.00 : Processione per le vie della contrada

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G

Ore 19.00: Rosario, Santa Messa Comunitaria e Adorazione Eucaristica

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S

Ore 19.00: Rosario e Santa Messa Prefestiva

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D

XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO Duomo: ore 08.00, 10.30, 19,30: Messe comunitarie

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SANTI COSMA E DAMIANO Duomo: ore 18.30: Rosario e Santa Messa Comunitaria Santuario dei Santi Cosma e Damiano: Ore 6.45 - 8.30 - 10. 00 - 11.30 - Sante Messe Ore 17.00 Santa Messa Ore 18.00 Processione dei Santi per la Contrada Ore 19.00 Messa solenne presieduta da S.E. mons. Orazio Soricelli

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Incontro per una chiesa viva

PAGINA 10

La presenza dei Santi Cosma e Damiano a Ravello

Vicende storiche dall’antica Chiesa al nuovo Santuario In occasione della festa in onore dei Santi martiri e medici anargiri Cosma e Damiano, il 26 settembre, ripercorriamo alla luce delle poche testimonianze documentarie che si è riusciti a raccogliere in breve tempo, il cammino nella storia dell’antica chiesa dedicata ai martiri di Cilicia e non più esistente perché inglobata nell’edificazione del nuovo santuario concluso negli anni Settanta del Novecento. Il primo documento risale al 1397 ed è conservato nella curia metropolitana di Amalfi; è una lettera inviata dal papa Bonifacio IX al vescovo di Tropea Paolo de Grifiis in data 14 settembre. Essa disponeva che il vescovo affidasse al chierico sipontino Antonio de Fusco, la chiesa parrocchiale di Santa Maria a Gradillo e l’altra chiesa senza cura d’anime, dei Santi Cosma e Damiano di Ravello. Nell’Archivio Vescovile di Ravello il primo documento pervenuto risale al 17 maggio 1402, scritto in gotica preumanistica. Esso ci dice che Martino Scatozza, vicario del vescovo di Ravello Ludovico Appenditano, prende possesso di alcuni beni lasciati per testamento di Francesco Vessichello, tra cui un oliveto sito nelle pertinenze di Ravello in località A la porta Dopnica (Domnica) e li vende alla chiesa dei Santi Cosma e Damiano.Lo stesso Martino Scatozza divenuto poi rettore della Chiesa dei Santi Cosma e Damiano compra in excambium nel 1426 alcuni beni tra cui un pezzo di oliveto sito in Ravello e di cui sono definiti i confini. Ai benefici dell’antica chiesa si aggiunge poi nel 1484 un ospizio di case sito in località alla porta De La Terra grazie alla vendita che Amata Iusta e suoi figli Nicola Tolentino e Luigi fanno a Giacomo di Giovanni Frezza rettore della chiesa dei Santi Cosma e Damiano. Nella visita pastorale del 1577 di mons. Paolo Fusco, la chiesa, di patronato della famiglia De Furno è “desolata e ruinata”. La devozione di questa famiglia ai Santi medici è testimoniata dalla presenza di un altare dedicato ai santi, di cui rimangono poche tracce, fatto edificare nella chiesa di San Matteo del Pendolo sotto il campanile. Tra il 1610 e il 1612 durante le visite pastorali indette da mons. Francesco Bennio, l’arcivescovo ordinò che la pila per l’acqua benedetta in marmo che dal 1604 si trovava all’esterno della chiesa, venisse trasferita all’interno e asseriva che i fedeli avevano una speciale devozione verso i Santi Cosma e Damiano . Nella seconda visita pastorale fatta eseguire dal vescovo Bernardino Panicola nel 1665 ad opera del suo vicario generale Antonio de Panicolis troviamo la chiesa dei Santi Cosma e Damiano come

semplice beneficio della chiesa della Beata Maria de Lago insieme alle chiese di San Matteo e Sant’ Andrea de Pendulo. Da questa visita pastorale sappiamo inoltre che nella chiesa si conserva la statua dorata di San Cosma con reliquia. Per ordine del Vescovo però la statua è tenuta nel monastero della SS. Trinità e viene trasportata a San Cosma solo il giorno della festa. Nel 1710 nella visita di Mons. Giuseppe Maria Perimezzi la chiesa di S.Cosma è officiata sebbene unita a quella di San Matteo del Pendolo. Nella chiesa vi trovò 23 ex-voti d’argento, donati dai fedeli “ex-devotione pro gratis ab ipsis recepitis” e ordinò che la statua di S. Cosma, esistente nella chiesa del monastero della SS. Trinità, venisse ivi trasferita con due campane, l’una dell’orologio della cattedrale e l’altra di detto monastero. La statua venne restaurata nel 1756. Nell’Ottocento una descrizione dettagliata della piccola chiesa, chiamata dal Camera cappella di San Cosmo, è offerta dal canonico Luigi Mansi. Egli ci dice che la chiesa presenta un’unica navata coperta da una volta a botte in cui sono due altari: uno dedicato ai Santi Cosma e Damiano e l’altro a Sant’Onofrio, un santo eremita orientale il che rende più insistente l’ipotesi al momento non dimostrabile di un originario insediamento di tipo anacoretico. Proseguendo nella descrizione sappiamo di molti ex-voti collocati sul cornicione e della presenza di una sagrestia e di due stanzette senza arredi. Nel 1898 la famiglia Confalone rifece il pavimento della chiesa e ne diede testimonianza attraverso la collocazione all’ingresso di una targa in marmo. L’ingresso alla chiesetta era garantito da una lunga rampa di scale. Su un pianerottolo di questa rampa si apriva un arco con affreschi rappresentanti i due santi in una rigida posa frontale e bidimensionale di tradizione bizantina, risalenti con molta probabilità a molto prima del XIV – XV secolo, quando cioè iniziamo ad avere notizie della chiesa. Dalla sagrestia si dava voce attraverso una corda alle due campane poste su un campaniletto inserito nella roccia. Un suo rudere che ancor oggi si vede in alto sulla rupe è l’ultima traccia del passato. Salvatore Amato

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Incontro per una chiesa viva

P AGINA 8

6 AGOSTO: I NOSTRI CRESIMANDI RICEVONO IL SACRAMENTO DELLA CONFERMAZIONE Anche quest’anno, quindi, si è rinnovato nella nostra Parrocchia il dono che fortificò i discepoli nel giorno di Pentecoste. Il nostro auspicio e che si realizzi anche a Ravello sempre più l’azione vivificante dello Spirito Santo e che valga anche per noi ciò che l’evangelista Luca scrive negli atti: ”Apparvero loro lingue di fuoco che si dividevano e si posavano su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare il altre lingue, come lo Spirito dava loro il potere di esprimersi. (AT. 2,3-4)

Raffaele Amato Domenica 6 agosto la comunità parrocchiale ravellese ha celebrato nella solennità di Cristo Salvatore il sacramento della confermazione insieme ai cresimandi provenienti dalle varie parrocchie di Ravello e da alcuni centri vicini. La celebrazione liturgica, presieduta da S.E. Mons. Orazio Soricelli, ha visto la partecipazione della comunità che ha voluto invocare insieme al suo pastore il dono dello Spirito su questi cristiani che rinnovavano, attraverso il sacramento della confermazione, l’impegno ad operare fattivamente bella “vigna del Signore”. L’omelia dell’Arcivescovo ha ripreso appunto il tema della collaborazione di tutti nella vita pastorale, impegno che si traduce, grazie all’azione dello Spirito Santo, in progresso della comunione e dell’unità. Chi veramente mette a frutto i doni elargiti dallo Spirito Santo diviene “pietra viva” su cui si erge la Chiesa, diviene il sale della terra di ispirazione evangelica, diviene il vero discepolo di Cristo che qualifica la società in cui vive. L’imposizione delle mani e l’unzione col Sacro Crisma, da parte Mons. Soricelli e accompagnata dal canto “Veni Creator” ha rappresentato il momento in cui i cresimandi hanno realizzato il cammino iniziato con gli incontri di preparazione curati da Don Peppino e da Don Pietro e vivificati da intensi colloqui tenuti con i due sacerdoti nell’ultima settimana.

I Cresimati Esposito Martino Esposito Adriano Mansi Buonaventura Moretti Franca Del Verme Marcella Schiavo Vincenzo Mansi Mariano Leopardo Carmen Flora Villani Katia Grieco Giuseppe Amato Cappotto Angelo

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Incontro per una chiesa viva

P AGINA 6

Azione Cattolica La preghiera, sorgente della speranza “Nella preghiera il Signore ci accoglie con le nostre stanchezze e i nostri desideri, ci avvolge con la sua misericordia, ci restituisce la forza di continuare a vivere nell’amore e di ricominciare ogni giorno.”. Così il Progetto Formativo dell’Azione Cattolica, “Perché Cristo sia formato in voi”, sintetizza la vera essenza della speranza in Cristo Risorto, speranza nella gioia della luce dopo le ombre del dolore. Dopo la presentazione, apparsa sul numero di agosto del bollettino parrocchiale, del sussidio formativo del settore “adulti”, dove il concetto di speranza veniva illustrato nella sua intima unione con quelli di comunione e universalità che determinano in conseguenza l’apertura verso il prossimo, questa volta la speranza, tema del Convegno Ecclesiale di Verona, è vista come l’elemento che trova nella preghiera al Signore la linfa vitale per perpetuarsi nel quotidiano e rendersi realtà visibile per chi ci circonda. La preghiera, quindi, intesa come intimo colloquio con Dio, ci permette di vivere le nostre esperienze con un’ottica di universalità, con un anelito alla santità e soprattutto con la speranza, che può trasformarsi grazie alla fede in certezza, che ogni nostra azione può e deve conformarsi al disegno superiore che il Signore ha per l’umanità; con essa rinsaldiamo, infatti, un rapporto che, se è vivo, non può far a meno del dialogo quotidiano e profondo con il Creatore. Il Progetto Formativo di AC, che si rivolge in primis ad ogni aderente all’associazione, ma anche ad ogni cristiano della comunità parrocchiale, inserisce la preghiera nel capitolo dove si scrive degli impegni che i laici devono assumersi per “apprezzare le dimensioni interiori della vita” che assicurano pienezza all’esistenza, affinché la vita cristiana si distingua per la cura di leggere nelle azioni quotidiane il progetto di Dio su ognuno di noi. Questa capacità di lettura si acquista grazie all’ascolto della Parola, attraverso il silenzio che permette di riflettere, e con la preghiera che apre il nostro essere a Dio. Questi tre elementi vanno vissuti in modo prolungato almeno una volta durante il cammino annuale dell’associazione, quando a livello diocesano vengono organizzati gli esercizi spirituali, aperti a tutti coloro che vogliono fare l’esperienza di cre-

scita spirituale. Questo percorso si compie, inoltre, secondo quanto scritto nel Progetto Formativo, nella celebrazione eucaristica domenicale, quando l’incontro con Dio non si realizza soltanto nelle parole e nei pensieri ma attraverso il sacrificio pasquale del Figlio. In questo contesto di maturità spirituale la messa assume il significato di un necessario completamento del dialogo intrapreso nell’intimità del proprio essere, completamento che deve viversi in comunione con la comunità in cui si opera, in comunione con i pastori che la guidano e a servizio dei fratelli; una celebrazione vissuta in questo modo arricchisce se stessi e gli altri perché c’è Chiesa lì dove c’è unità e condivisione. L’adulto di AC deve assumersi la responsabilità della crescita nella fede dei fratelli, deve riuscire a comunicare con la vita la gioia di credere, deve promuovere la leale collaborazione con i propri pastori perché la Chiesa particolare sia immagine di quella universale, deve, infine, voler incontrare Cristo nella celebrazione domenicale perché tutti comprendano che quella è la sorgente del nostro “ricominciare ogni giorno”. La preghiera, quindi, diventa momento importante nella vita di ognuno di noi, perché ci permette di trasformare ogni nostra azione; Carlo Carretto, testimone degli ideali di AC, diceva: “Il grado della nostra fede è il grado della nostra preghiera; la forza della nostra speranza è la forza della nostra preghiera; il calore della nostra carità è il calore della nostra preghiera…La speranza su cui poggia la mia preghiera sta nel fatto che è Lui che vuole la mia preghiera. Se vado all’appuntamento, è perché Lui è già lì ad attendermi”.

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L’AC parrocchiale Maria Carla Sorrentino


Incontro per una chiesa viva

P AGINA 4

Intervista del papa con le TV tedesche Pubblicata il 15 agosto 2006 Lo scorso 5 agosto, nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, ha avuto luogo la registrazione di un’intervista a Benedetto XVI in preparazione al suo prossimo viaggio apostolico in Germania (9-14 settembre 2006). L’intervista, concessa in lingua tedesca alle testate televisive Bayerischer Rundfunk (Ard), Zdf, Deutsche Welle e alla Radio Vaticana, è stata realizzata tecnicamente dalla Bayerischer Rundfunk. Santo Padre, a settembre lei visiterà la Germania, o più precisamente, naturalmente, la Baviera. «Il Papa ha nostalgia della sua patria», così hanno riferito i suoi collaboratori nel corso della preparazione. Quali temi vorrà in particolare toccare durante la visita; e il concetto di «patria» fa parte dei valori che lei vuole specialmente proporre? «Certamente. Il motivo della visita era proprio che io volevo vedere ancora una volta i luoghi, le persone presso cui sono cresciuto, che mi hanno segnato e hanno formato la mia vita; volevo ringraziare queste persone. E naturalmente volevo anche esprimere un messaggio che vada al di là della mia terra, come è coerente con il mio ministero. I temi me li sono lasciati indicare molto semplicemente dalle ricorrenze liturgiche. Il tema fondamentale è che noi dobbiamo riscoprire Dio e non un Dio qualsiasi, ma il Dio con un volto umano, poiché quando vediamo Gesù Cristo vediamo Dio. E a partire da questo dobbiamo trovare le vie per incontrarci a vicenda nella famiglia, fra le generazioni e poi anche fra le culture e i popoli, e le vie per la riconciliazione e la convivenza pacifica in questo mondo. Le vie che conducono verso il futuro non le troviamo se non riceviamo, per così dire, la luce dall’alto. Non ho quindi scelto dei temi molto specifici, ma è la liturgia che mi guida a esprimere il messaggio fondamentale della fede, che naturalmente si inserisce nell’attualità di oggi, in cui vogliamo anzitutto cercare la collaborazione dei popoli, e le vie possibili verso la riconciliazione e la pace». Come Papa, lei è responsabile per la Chiesa nel mondo intero. Ma naturalmente la sua visita fa rivolgere l’attenzione anche alla situazione dei cattolici in Germania. Ora, tutti gli osservatori concordano che l’atmosfera è buona, anche grazie alla sua elezione. Ma naturalmente i problemi antichi sono rimasti, solo per fare alcuni esempi: sempre meno praticanti, sempre meno battesimi, in genere sempre meno influsso sulla vita sociale. Come vede la situazione attuale della Chiesa cattolica in Germania? «Direi anzitutto che la Germania appartiene all’Occidente, anche se con una sua coloritura caratteristica, e nel mondo occidentale oggi viviamo un’ondata di nuovo drastico illuminismo o laicismo, comunque lo si voglia chiamare. Credere è diventato più difficile, poiché il mondo in cui ci troviamo è fatto completamente da noi stessi e in esso Dio, per così dire, non compare più direttamente. Non si beve alla fonte, ma da

ciò che, già imbottigliato, ci viene offerto. Gli uomini si sono ricostruiti il mondo loro stessi, e trovare lui dietro a questo mondo è diventato difficile. Questo non è specifico della Germania, ma è qualcosa che si verifica in tutto il mondo, in particolare in quello occidentale. D’altra parte l’Occidente oggi viene toccato fortemente da altre culture, in cui l’elemento religioso originario è molto forte, e che sono inorridite per la freddezza che riscontrano in Occidente nei confronti di Dio. E questa presenza del sacro in altre culture, anche se velata in molte maniere, tocca nuovamente il mondo occidentale, tocca noi, che ci troviamo al crocevia di tante culture. E anche dal profondo dell’uomo in Occidente e in Germania sale sempre nuovamente la domanda di qualcosa "di più grande". Lo vediamo nella gioventù, nella quale c’è la ricerca di un "più": in certo modo il fenomeno religione – come si dice – ritorna, anche se si tratta di un movimento di ricerca spesso piuttosto indeterminato. Ma con tutto ciò la Chiesa è di nuovo presente, la fede si offre come risposta. E io penso che proprio questa visita, come già quella a Colonia, sia un’opportunità perché si veda che credere è bello, che la gioia di una grande comunità universale significa un sostegno, che dietro di essa c’è qualcosa di importante e che quindi insieme ai nuovi movimenti di ricerca vi sono anche nuovi sbocchi alla fede, che ci conducono gli uni verso gli altri e che sono anche positivi per la società nel suo insieme». Santo Padre, proprio un anno fa lei era a Colonia con i giovani, e credo che abbia anche sperimentato che la gioventù è straordinariamente pronta ad accogliere, e che lei personalmente è stato accolto molto bene. In questo prossimo viaggio lei porta forse anche un messaggio speciale per i giovani? «Io direi anzitutto: sono molto felice che vi siano giovani che vogliono stare insieme, che vogliono stare insieme nella fede, e che vogliono fare qualcosa di buono. La disponibilità al bene è molto forte nella gioventù, basti pensare alle molte forme di volontariato. L’impegno per offrire in prima persona un proprio contributo di fronte ai bisogni di questo mondo, è una cosa grande. Un primo impulso può essere quindi di incoraggiare in questo: andate avanti! Cercate le occasioni per fare il bene! Il mondo ha bisogno di questa volontà, ha bisogno di questo impegno! E poi forse una parola particolare sarebbe questa: il coraggio di decisioni definitive! Nella gioventù c’è molta generosità, ma di fronte al rischio di impegnarsi per una vita intera, sia nel matrimonio, sia nel sacerdozio, si prova paura. Il mondo è in movimento in modo drammatico. Continuamente. Posso già fin d’ora disporre della mia vita intera con tutti i suoi imprevedibili eventi futuri? Con una decisione definitiva non è forse che lego io stesso la mia libertà e che tolgo qualcosa alla mia flessibilità? Risvegliare il coraggio di osare decisioni definitive, che in realtà sono le sole che rendono possibile la crescita, il cammino in avanti e il raggiungi-

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Pagina 2 Continua dalla prima Nel diario della pellegrina Egeria si racconta che il 14 settembre del 335 una folla considerevole di curiosi, di pellegrini, di clero, di prelati, accorsi da tutte le province dell’impero si riunirono a Gerusalemme per la Dedicazione del magnifico santuario restaurato dall’imperatore Costantino nel luogo stesso dove il Signore aveva sofferto ed era stato sepolto. Il 14 settembre del 335 una folla considerevole di curiosi, di pellegrini, di monaci, di clero, di prelati, accorsi da tutte le province dell'Impero, si riunivano a Gerusalemme per la Dedicazione del magnifico santuario restaurato dall'imperatore Costantino nel luogo stesso dove il Signore aveva sofferto ed era stato sepolto. L'anniversario continuò ad essere celebrato con non minore splendore negli anni seguenti. La pellegrina Egeria, venuta a Gerusalemme, al tramonto del IV secolo, ci riferisce che più di 50 vescovi assistevano ogni anno alla solennità del 14 settembre. La Dedicazione aveva rito pari alla Pasqua e all'Epifania e si protraeva per otto giorni con immenso concorso di pellegrini. Altri elementi si aggiunsero in seguito alla festa anniversaria della Dedicazione. Primo fu il ricordo dell'antica festa giudaica dei Tabernacoli, che coronava le fatiche della vendemmia. Si credeva che fosse celebrata il 14 settembre e la festa cristiana della Dedicazione doveva prenderne il posto. La pellegrina Egeria racconta che, a Gerusalemme si ricordava il «ritrovamento» della croce di Gesù e che dal secolo IV al ricordo dell’inaugurazione delle basiliche, si unisce il 14 settembre la festa del ritrovamento del legno sacro della Croce. Una cerimonia liturgica detta elevazione o esaltazione (hypsosis) della Croce ricordava tutti gli anni la fortunata scoperta. Il luogo in cui la Croce era stata innalzata era considerato centro del mondo e per questo un sacerdote alzava il legno sacro della Croce verso le quattro diverse parti del mondo. I pellegrini, a ricordo della cerimonia, si portavano a casa una minuscola ampolla contenente dell'olio, che era stata posta a contatto del legno della Croce. La cerimonia prese un'importanza sempre più grande e avvenne che nel VI secolo il ricordo del rinvenimento della Croce e la Dedicazione avvenuta sul Golgota passarono in secondo piano. I frammenti del sacro legno furono distribuiti nel mondo e con i frammenti si diffuse nelle Chiese cristiane la cerimonia della Esaltazione. Costantinopoli adottò la festa nel 612, sotto l'imperatore Eraclio e Roma l'ebbe nel corso del secolo VII. Sotto papa Sergio († 701) al Laterano il 14 settembre si ripeteva l'adorazione della Croce del Venerdì Santo e gli antichi Sacramentari hanno conservato un'orazione ad crucem salutandam in uso in tale cerimonia. Il rito durò poco e scomparì dagli usi romani, ma l'orazione restò nelle raccolte di orazioni private. Ai nostri tempi l'adorazione della Croce il 14 settembre si fa ormai solo nei monasteri e in poche chiese. A Roma questa festa si celebrò, dal VI secolo sino al 1960, il 3 maggio; dopo che papa Sergio I (687-701) portò, da Costantinopoli a Roma, una reliquia della croce ebbe più solennità il 14 settembre, data rimasta nel nuovo calendario. A questo anniversario si aggiunse poi il ricordo della vittoria di Eraclio sui Persiani (628), ai quali l’imperatore strappò le reliquie della Croce, che furono solennemente riportate a Gerusalemme. La liturgia della croce ha grande spazio e solennità nei riti orientali; gli orientali anche oggi celebrano la Croce con una solennità paragonabile a quella i Pasqua. Nel Calendario e Messale romano abbiamo due momenti intensi attorno alla santa croce: l’adorazione del venerdì santo nell’ambito della celebrazione della Passione del Signore dove, per l’adorazione, il Messale propone anche un magnifico inno di Venanzio Fortunato, scrittore cristiano del sec. VI che celebra il trionfo della croce. Noi innalziamo lo sguardo alla croce su cui è intronizzato ed esaltato il nostro Salvatore come il popolo di Israele, morso da serpenti velenosi, elevava lo

Incontro per una chiesa viva sguardo al serpente innalzato da Mosè, figura del Signore Crocifisso, per rimanere in vita. La festa del 14 settembre riprende la ricchezza di quella adorazione e celebra la potenza di salvezza della santa croce. Noi innalziamo lo sguardo alla croce su cui è intronizzato ed esaltato il nostro Salvatore come il popolo di Israele, morso da serpenti velenosi, elevava lo sguardo al serpente innalzato da Mosè, figura del Signore Crocifisso, per rimanere in vita. Nella contemplazione della croce e del Crocifisso noi dovremmo ricordare che Egli era là per noi e con noi! È come dire che la croce è il nostro destino, non solo perché siamo da essa redenti e da essa segnati nel battesimo ma perché siamo battezzati, cioè immersi nella morte del Signore e crocifissi con lui, chiamati ad essere sacrificio spirituale come tutta l’umanità sino al termine della storia. La nostra vita di cristiani crismati, segnati cioè dalla santa unzione dello Spirito è per vivere la croce di Gesù nel nostro corpo, in parole più semplici per vivere l’amore. Anche la festa di Maria ai piedi della croce, all’indomani, non è che la primizia della verità di quanto detto. Oh! Quante feste per me! direbbe Gregorio di Nazianzo, il teologo. La liturgia della croce ha grande spazio e solennità nei riti orientali, nel Calendario e Messale romano abbiamo due momenti intensi attorno alla santa croce: l’adorazione del venerdì santo nell’ambito della celebrazione della Passione del Signore dove, per l’adorazione, il Messale propone anche un magnifico inno di Venanzio Fortunato, scrittore cristiano del sec. VI che celebra il trionfo della croce. La festa del 14 settembre riprende la ricchezza di quella adorazione e celebra la potenza di salvezza della santa croce. La Chiesa celebra in questo giorno il trionfo della Croce che è segno e strumento della nostra salvezza. «Nell’albero della Croce tu (o Dio) hai stabilito la salvezza dell’uomo, perché donde sorgeva la morte di là risorgesse la vita, e chi dall’albero traeva vittoria, dall’albero venisse sconfitto, per Cristo nostro Signore» (prefazio). L’uso liturgico che vuole la Croce presso l’altare quando si celebra la Messa, rappresenta un richiamo alla figura biblica del serpente di rame che Mosè innalzò nel deserto: guardandolo gli Ebrei, morsicati dai serpenti erano guariti. Giovanni nel racconto della Passione dovette aver presente il profondo simbolismo di questo avvenimento dell’Esodo (cf prima lettura), e la profezia di Zaccaria, quando scrive: «Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto » (Zc 12,10; Gv 19,37). Il simbolo della croce ha sacralizzato per secoli ogni angolo della terra e ogni manifestazione sociale e privata. Oggi rischia di essere spazzato via o peggio strumentalizzato da una moda consumistica. Tuttavia rimane sempre un simbolo che fa volgere lo sguardo a tutti i «crocifissi» di sempre: i poveri, gli ammalati, i vecchi, gli sfruttati, i bambini subnormali, ecc. Essi sono i più degni di essere collocati nel «vivo» delle nostre messe. A noi, figli del «benessere», verrà la salvezza tramite loro, per i quali è sempre valida la parola del Vangelo: «Avevo fame... avevo sete... ero forestiero... ero nudo... ero malato...» (Mt 25).

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Don Giuseppe Imperato

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INCONTRO SETTEMBRE 2006  

ANNO2 NUMERO 9

INCONTRO SETTEMBRE 2006  

ANNO2 NUMERO 9

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