Issuu on Google+

Per una Chiesa Viva Anno VI - N. 6 – Luglio 2010 P ERIODICO DELLA COMUNITÀ ECCLESIALE DI www. chiesaravello. it www. ravelloinfesta. it

RAVELLO

Senso e valore del Sacerdozio Comune dei fedeli L'Anno Sacerdotale che abbiamo avuto la grazia di vivere ci ha aiutato a riflettere sul mistero del sacerdozio cristiano, nelle sue due forme -il sacerdozio ordinato e il sacerdozio battesimale - e ha favorito anche la riscoperta del Sacerdozio comune, regale o battesimale che appartiene ad ogni battezzato, in forza del sacramento ricevuto così da capirne bene la loro comune rilevanza e la loro rispettiva specificità Nella provvidenziale occasione offertaci dal Santo Padre Benedetto XVI abbiamo contemplato la bellezza della vocazione presbiterale, e anche il dono grande che Dio Padre ha fatto al suo popolo: la partecipazione alla vita di Gesù, Sommo ed Eterno Sacerdote, fondamento dello stile di vita di ogni figlio di Dio. Il Concilio Vaticano II ha insegnato con chiarezza che Il Sacerdozio Ordinato e quello battesimale differiscono essenzialmente e non vanno in nessun modo assimilati. Alla luce di tale insegnamento, siamo in grado di comprendere meglio la bellezza del disegno di Dio nel quale le due forme di sacerdozio, come si distinguono tra loro senza possibilità di sconfinamenti, così al tempo stesso reciprocamente si integrano. Nella rivelazione mosaica Dio aveva affermato "Tu sei un popolo consacrato al Signore tuo Dio; il Signore tuo Dio ti ha scelto per essere un popolo privilegiato fra tutti i popoli che sono sulla terra" (Dt

7,6). Perciò "voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa" (Es 19,6). Erano soprattutto parole profetiche, che si sono poi perfettamente avverate nel Nuovo Israele, cioè nel popolo dei battezzati. Quella promessa divina ha potuto realizzarsi integralmente, allorché la lunga storia della salvezza è arrivata al suo culmine con l'avvento di Colui che dallo Spirito Santo è stato "consacrato con

l'unzione" come Gesù affermò di se stesso nella sinagoga di Nazaret (Lc 4,18), quando cessò l'epoca dei puri segni e si inaugurò l'epoca dei sacramenti,di cui la persona di Gesù di Nazaret costituisce il Sacramento primordiale. La comunità dei discepoli di Cristo, figli di Dio rinati "dall'acqua e dallo Spirito",essendo innestata mediante il battesimo in Cristo - il sacerdote della Nuova Alleanza, che nel santuario celeste è sempre in atto di offrire il sacrificio unico e pienamente sufficiente ( Eb 9,11-26) - ha acquisito una natura sacerdotale secondo

l’affermazione dell’Apocalisse: "Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, ha fatto di noi un regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre"( Ap 1,5-6). Questo è un sacerdozio che è di tutti i fedeli, presbiteri e laici, allo stesso titolo. San Paolo, inebriato dall'incanto di questa comune ricchezza che è regalata anche a noi dal Sacramento del Battesimo con l’unzione del Sacro Crisma, scrive: "Colui che ci conferma, noi insieme con voi, in Cristo, e ci ha conferito l'unzione, è il Dio che ci ha impresso il sigillo e ci ha dato la caparra dello Spirito nei nostri cuori" (2 Cor 1,2122). Credo che uno dei problemi più gravi della vita della Chiesa di sempre e particolarmente del nostro tempo sia la doverosa presa di coscienza della natura e dignità battesimale dei cristiani e del fondamentale ruolo e corresponsabilità dei fedeli nella Chiesa. In particolare, i fedeli sanno e sono stati istruiti che,soprattutto, la partecipazione attiva alla Liturgia di cui parla il Concilio, consiste nell’offerta di se stessi fatta al Padre con Cristo, in Cristo, per mezzo di Cristo? Sanno che canti, gesti … hanno questa finalità dal momento che come insegna Sant’Agostino,l’Eucaristia è il sacrificio di Cristo: di Cristo capo e membra?

Continua a pagina 2


I NCONTRO PER UNA CHIESA VIVA

P AGINA 2

SEGUE DALLA PRIMA Urge anche rammentare che il "sacerdozio del Cristo totale", non si esercita individualisticamente e non fonda prerogative o compiti ministeriali da esercitare all'interno della comunità ecclesiale; esso possiede invece una dignità altissima e ha un compito specifico nei confronti dell'umanità intera e dell'universo. E' la comunità tutta insieme a essere investita, per così dire, di una "funzione cosmica", appunto in virtù della sua consacrazione battesimale. Nel piano salvifico del Padre, in mezzo alla varietà delle genti "fra tutti i popoli che sono sulla terra", come era stato predetto c'è un sacerdozio comune e collettivo, incaricato di offrire a favore dell'intera famiglia umana l'unico sacrificio che redime, ripresentato sui nostri altari. Come ci ricorda la Preghiera eucaristica II tutti gli appartenenti alla santa Chiesa Cattolica devono nutrire grande riconoscenza verso il Signore del cielo e della terra, che nella celebrazione dell’Eucaristia li ammette,in virtù del loro battesimo, a compiere il servizio sacerdotale. Secondo il Vangelo di Matteo (Mt 28,19), questo stesso "regno di sacerdoti" è deputato altresì ad annunziare apertamente e gioiosamente il Vangelo a tutte le creature e a "proclamare davanti a tutti le opere meravigliose di colui che chiama tutti gli uomini dalle tenebre alla sua luce mirabile" (1 Pt 2,18), secondo la bella espressione dell'apostolo Pietro. A questo popolo sacerdotale compete anche di elevare a nome di tutti i figli di Adamo la liturgia di lode e l'implorazione di ogni misericordia e di ogni grazia, e di proporre infine a ogni raggruppamento umano e a ogni cultura il traguardo ideale della civiltà dell'amore. Ecco il senso e la rilevanza del sacerdozio che è proprio di tutti i battezzati.

Armando Santarelli : LA MONTAGNA DI DIO

La redazione del Periodico ha il piacere di pubblicare la recensione, apparsa sulla Civiltà Cattolica, dell’ultima apprezzata opera del nostro amico e collaboratore Dott. Armando Santarelli che è nato a Cerreto Laziale il 18 luglio 1956 e vive Gerano (Roma). Ha pubblicato “Le Cipolle e altri racconti” (Sovera), “Fisionomia dell’irriverenza” (La voce del Tempo) “Periferia della Specie” (Robin Edizioni) e lo studio “Avifauna dei Monti Ruffi”. Scrive per le riviste cattoliche “Tendopoli” e “Incontro per una Chiesa Viva” (Ravello) e per la rivista online “Fili d’aquilone”. ARMANDO SANTARELLI, La montagna di Dio. Un viaggio spirituale al Monte Athos, Soveria Mannelli (Cz), Rubbettino, 2009, 150, € 14,00. La montagna di Dio narra di un viaggio spirituale in uno dei luoghi più santi del pianeta, il Monte Athos. E così straordinario questo lembo di terra greca, popolato da circa 1.500 monaci, che spesso le testimonianze rese da chi lo visita danno l'impressio-ne che si stia descrivendo un luogo immaginario. Come mai? Perché il Monte Athos, 1'Agion Oros dell'Ortodossia, continua ad attrarre e affasci-nare pellegrini di tutto il mondo e di tutte le confessioni religiose? La risposta emerge con chiarezza dalle pagine di La montagna di Dio: l'Athos, che punta dritto verso Dio, è <<un mondo a rovescio per chi è abitua-to a rivolgere lo sguardo solo alle cose terrene»; una comunità monastica che non ama il compromesso, custode fedele di una tradizione e di una fede dalle radici millenarie. Poco o nulla è mutato, all'Agion Oros, dai tempi di sant' Atanasio, padre del cenobitismo athonita e fondatore, nell' anno 963, del primo monastero, Megisti Lavra. Modello di tutti gli altri monasteri, la Grande Don Giuseppe Imperato Lavra conserva intatto il suo aspetto di borgo medievale; come da tempo immemore, ci si desta alle tre del mattino per il messoniktikon, e in occasione delle agrypniai, le vigilie delle grandi feste religiose, si rimane in chiesa anche per dodici ore consecutive. Emblematico è il brano che riporta la risposta dell'igumeno Basilio di lviron alla domanda sull'utilità di rimanere in chiesa per tanto tempo. Ecco

le parole icastiche di Basilio: «Ci chiedono che senso ha partecipare per lunghe ore, ogni notte, alla stessa liturgia. Rispondo: che cosa fa il feto nell'utero di sua madre? Non fa nulla, ma poiché vive nell'utero materno, cresce. Anche noi viviamo dentro l'utero della nostra madre. E ci rendiamo conto che le rela-zioni che ci legano alla Chiesa sono relazioni organiche». Abbandonandosi alla mistica atmosfera dell' Athos, l'A. ne lascia parlare la storia millenaria attraverso monaci «che paiono icone animate», eremiti che abitano «lo spazio ridottissimo tra la roccia e 1'abisso», venerabili ieronda che irridono la tecnica perché all' Athos «è la tradizio-ne a comandare». Intense e avvincenti sono le pagine dedicate all'Eremos, il deserto verticale athonita, luogo estremo, lunare, vertiginoso. Come migliaia di anni fa, le sue umili capanne ospitano i monaci che hanno scelto di vivere in assoluta reclusione, gli asceti che pregano incessantemente per attingere l'hesychia, la quiete interiore, il riposo dell'anima in Cristo. Il l ibro non elude gli aspetti più controversi e discussi del Monte Athos, come l'antichissimo e rigoroso divieto di ingresso alle donne. Una restrizione senz'altro ingiusta dal punto di vista giuridico, perché viola il principio di uguaglianza tra i sessi, ma Che asseconda la secolare tradizione ascetica di un luogo che «continua a trarre la' sua . forza, e la sua ragione di esistere, dalla non conformità alle regole del mondo». Tuttavia precisa l'A., non bisogna pensare Athos come al blocco monolitico di un tempo. L’Athos si avvia a diventare uno dei luoghi dove domina la conversione e l'apertura dei cuori a Dio, la preghiera '. e la partecipazione alla liturgia comune. Non solo: al Monte Athos, come in altre oasi dello spirito, si vedono sempre più di frequente persone che dichiarano di non avere fede. Non è difficile comprenderne il motivo: il misticismo di luoghi santi come l'Athos costringe anche atei e agnostici a pensare, a contemplare, a uscire dal cerchio chiuso della vita egocentrica per incontrare, il mistero e la grandezza di Dio.

G. Sale (La Civiltà Cattolica, a.160 n.3827)


I NCONTRO PER UNA CHIESA VIVA

P AGINA 3

I SANTI GIORGIO ED EUSTACHIO Milites Christi in terra amalfitana (Ravello 23-24 luglio 2010) Nel complesso e multiforme santorale della Chiesa Amalfitana, il culto rivolto ai modelli di santità militare trovò un’ampia diffusione, attestata sin dai secoli dell’Altomedioevo. È ciò perché nelle aree romaniche, ma anche nei territori interni del meridione d’Italia, l’influenza dei culti di origine greco-bizantina avevano trovato un terreno assai fertile per il loro sviluppo, al punto che S. Michele Arcangelo fu particolarmente caro alla casta militare longobarda che ne vedeva la trasfigurazione cristiana del loro antico dio guerriero Wotan. Proprio il culto dell’archistratega risultò uno dei più diffusi nei territori dell’antico ducato medievale di Amalfi, attraverso la dedicazione di chiese, monasteri ed ospedali a partire dal X secolo. Insieme al culto micaelico la documentazione superstite, così come le testimonianze artistiche e architettoniche, dimostrano l’esistenza di una devozione particolare per altri santi del mondo militare quali Teodoro, Demetrio, Sebastiano, Pancrazio, Felice, Fedele, Giorgio ed Eustachio. A questi ultimi due, il primo di origine orientale e l’altro romano, è dedicato il convegno di studi: “Sulla scia di San Pantaleone da Nicomedia. I Santi Giorgio ed Eustachio, Milites Christi, in terra amalfitana”, che si terrà il 23 e 24 luglio 2010, presso la Pinacoteca del Duomo di Ravello. Un appuntamento culturale insistente ormai da sette anni nella frivola e mondana estate ravellese e che rinnova puntualmente il legame con le origini cristiane della nostra terra. Anche quest’anno – per chi ha consuetudine con il convegno ravellese – l’attenzione sarà rivolta a diversi ambiti disciplinari: agiografico, storico, storicoartistico, letterario e medico, permettendo così un’osservazione scientificamente pertinente di un fenomeno molto complesso e controverso come la santità. La tematica storico – cultuale legata a S. Giorgio sarà affrontata dal prof. Guglielmo de’ Giovanni Centelles, accademico pontificio, che si occuperà di “San Giorgio e il Mediterraneo”, dal dott. Salvato-

re Amato “Culto medievale di San Giorgio in Campania”, mentre quella relativa a Sant’Eustachio da Mons. Pietro Amenta “Eustachio dalla nobiltà del sangue alla nobiltà della fede”, dal prof. Armando Santarelli “Dalle armi alla Croce: profilo Agiografico di S. Eustachio Martire” e dalla dott. Teresa Colamarco “Pievi e parrocchie tra Medioevo ed Età Moderna: S. Eustachio di Montoro, Membro dell’AIPD (Associazione italiana dei Paleografi e Diplomatisti). Strettamente legato a quest’ambito è anche il contributo di Dom Luigi De Martino “Le figure di S. Giorgio e di S. Eustachio nella tradizione innografica liturgica”. Le connessioni del culto dei due santi militari con l’ambiente culturale, artistico, sociale e politico dell’area amalfitana sarà ben definito dagli interventi del prof. Giuseppe Gargano “S. Giorgio, S. Eustachio e la cavalleria amalfitana medievale”, della dott.ssa M. Carla Sorrentino “La chiesa di S. Eustachio a Pontone: architettura, programma decorativo e riuso”, del dott. Antonio Braca “La visione di S. Eustachio nella pittura fra Quattro e Cinquecento a Napoli e in Costa d’Amalfi” e dagli studiosi che si occuperanno di un capitolo fondamentale della storia del culto del militare romano: il patronato sulla famiglia locale dei D’Afflitto. Secondo una tradizione familiare, codificata alla fine del Cinquecento da Marino Frezza nel suo De subfeudis baronum et investituris feudorum, Eustachio sarebbe il capostipite della famiglia D’Afflitto, che lo onorò in patria e nelle città dove operava con chiese, manufatti artistici o solo portandone il nome. Della famiglia D’Afflitto e dei suoi patronati si occuperanno il prof. Maurizio Ulino "I D’Afflitto a Ravello e in Italia, titoli e imprese ”, l’archivista Crescenzo De Martino “I D’Afflitto, principi di Scanno”, il prof. Luigi Buonocore “L’hospitium domorum della famiglia D’Afflitto nel contesto urbanistico della Ravello episcopale” e il prof. Antonio Milone “Sulla scia di S. Eustachio: committenza dei D’Afflitto in Costa d’Amalfi in età medievale”. L’analisi storico - artistica sarà completa-

ta dagli interventi dedicati a S. Giorgio con i contributi del prof. Vincenzo Pacelli “Il cavaliere S. Giorgio tra mito e Cristianità, del prof. Claudio Caserta “Il monastero e la chiesa di S. Giorgio in Salerno”, della dott.ssa Vittoria Camelliti “S. Giorgio e la protezione dei santi cavalieri nei Comuni e nelle Signorie dell’Italia centrosettentrionale” e del prof. Valentino Pace “S. Giorgio e la protezione dei santi cavalieri in Italia meridionale” Dalla penisola italiana si passerà poi ad indagare il culto dei nostri santi nel mondo anglosassone con l’intervento del prof. Michele Ingenito “San Giorgio nella tradizione culturale inglese”, in area francese con la relazione del prof. Francois Widemann “Elementi per uno studio storico della devozione ai Santi militari Eustachio e Giorgio in Francia” e nel mondo russo di cui parleranno il dott. Michail Talalay “Evstafij, Astaf, Ostap: volti orientali di S. Eustachio” e la prof.ssa Maria Pia Pagani “Eroi russi in lotta contro il drago”. Non mancherà, infine, l’ambito medico con la puntuale riflessione del prof. Vincenzo Esposito “ E la gente credeva e moriva! … storie di draghi, droghe, miasmi e veleni”. Insomma, ancora una volta il campo d’indagine sarà davvero poliedrico e ciò perché, come giustamente è stato scritto, «ogni devozione, nuova o antica che sia, esprime infatti una molteplicità di significati, che dal piano religioso si elevano a rappresentare valori, vita sociale, orizzonti culturali ed ideali più generali, oltre che, più semplicemente, aspettative e bisogni di uomini e donne alle prese con una quotidianità difficile, in cerca di aiuto e conforto nelle incognite dell’esistenza». Salvatore Amato


I NCONTRO PER UNA CHIESA VIVA

P AGINA 4

IN VIAGGIO A piccole tappe continua il nostro viaggio verso Emmaus e, a poco a poco ci stiamo organizzando. Dopo oltre un anno di incontri, ci siamo identificati in tredici coppie e qualche singolo, discretamente assidui, anche se non sempre totalmente presenti, perché la vita di tutti i giorni, non sempre semplice, tuttavia, è anch’essa Comunità. Abbiamo designato una responsabile che ha stilato per tutti un elenco dei partecipanti con i relativi contatti: è così nata la “nostra rete”. In ordine di elenco, infatti, ci informiamo a vicenda degli incontri e delle iniziative nostre e del gruppo madre, come un filo di Arianna, ci teniamo in contatto senza perderci e/o rischiare di dimenticare qualcuno. C’è chi si occupa della preparazione dell’incontro, facendo trovare al nostro arrivo la Cappella feriale del Duomo (luogo ideale per raccogliersi in riflessione) già pronta per la catechesi, con i banchi disposti a cerchio (il Cenacolo), la luce (le candele accese), la Parola (il leggio con il Vangelo). Anche la Liturgia ha bisogno del Suo, non è che si può improvvisare, ed ecco chi si preoccupa di scegliere, nonché di fornire i testi di qualche canto, appropriato per tempo liturgico, e tema da approfondire. Un canto però è sempre fisso “Vieni Spirito Santo”, ormai anche i bambini, che eseguono i genitori, ne hanno imparato un po’ e ci aiutano ad invocare lo Spirito Santo. Poi, c’è chi racconta…nella speranza di essere utile alla causa della Santità, non annoiare i lettori, ma soprattutto ispirare, magari anche un po’ di sana curiosità, che possa far crescere la Comunità. In questo mese, due sono stati gli incontri di formazione per il gruppo per i quali sono stati scelti e commentati due brani del Vangelo, diversi, tuttavia molto vicini. Abbiamo cominciato con il Vangelo di Giovanni (la pesca miracolosa) l’episodio in cui Gesù si manifestò per la terza volta ai discepoli che, sulle Sue parole, pescarono abbondantemente laddove tutta la notte non avevano pescato nulla. Avevano creduto, ed erano riusciti, ma ancora una volta erano stati

ciechi, infatti, solo il discepolo che Gesù amava lo aveva riconosciuto. A volte è strano come situazioni e avvenimenti si pongano dinanzi ai nostri occhi, magari coinvolgendoci, senza che ne afferriamo il senso, vediamo senza guardare. Qui, non centra certo l'impegno, forse più la distrazione o ancora la leggerezza. Non è forse il Signore perennemente accanto a noi? Spesso aspettiamo un grande segno: una grazia, un miracolo…lì sicuramente c’è Nostro Signore, però è anche nel chiaro dei giorni, nella pioggia tanto “benedetta” in questa mancata estate, nel

sorriso di chi incontriamo, nell’insopportabile che abbiamo accanto, …Tante cose, siamo così abituati a darle per scontato, che spesso neanche ci rendiamo conto che è tutto opera di Dio, dalla natura alla giornata storta. Se osservare è già un po’ complicato, ascoltare è ben più faticoso. Ne sa qualcosa Marta (vangelo di Luca 10,38-42), che presa dal servizio dell’ospitalità, chiese a Gesù di potere essere aiutata da Maria, tranquillamente accucciata ai Suoi piedi per ascoltarlo. Marta prende un rimprovero a tal proposito:”Marta, Marta, tu ti affanni e ti preoccupi di troppe cose. Invece una sola è la cosa necessaria. Maria ha scelto la parte migliore, che nessuno le toglierà.” Carità e ascolto in contrapposizione? No, ascolto conseguenza della carità. Sono due cose complementari che dovrebbero imparare a coesistere. Questa catechesi è particolarmente adatta a noi donne, che divise tra casa e lavoro, tutti i giorni ci affaccendiamo per mai riuscire in tutto quello che vorremmo fare. “Ci vorrebbe una giornata di quarantotto ore”, siamo soliti dire e forse anche quella sarebbe troppo poco, allora “Marta” la impersoniamo di sicuro, e per “Maria”..., si fa quel che si può? Come

comunità cerchiamo di porre rimedio con due semplici presenze: il giovedì al Duomo per l’adorazione Eucaristica e qualche minuto in Chiesa, qualunque essa sia, durante il giorno per salutare il Signore. Poco impegno in fondo, poco tempo, per una migliore consapevolezza del nostro quotidiano offerto al Signore. D’altro canto in questo, per ben sedici anni, abbiamo avuto un maestro d’eccezione: Giovanni Paolo II. Don Silvio Longobardi, fondatore della Fraternità, attraverso i Suoi scritti “Sulla strada di Emmaus” e “L’uomo dinanzi al dolore”, ha percorso la catechesi e il dolore offerto per essa. Il primo testo, ripercorre passo dopo passo, particolare per particolare, l’incontro tra Gesù e i discepoli lungo sulla strada di Emmaus, offrendo spiegazioni molto semplici e facili da comprendere, spunti di preghiera a cui rifarsi, suggerimenti di facile applicazione e la storia di Luca tratta dal libro “Raccontami una storia che parla di Dio”. Il secondo testo invece ci parla di Lui, il “Santo subito”, il Papa della mia generazione, il nostro Nonno comune, che ha fatto della sua sofferenza il segno visibile del dolore offerto. Non si è mai nascosto, non si è mai sottratto al suo impegno istituzionale, e il suo carisma ci ha un po’ distratto da quella sofferenza così accettata, così umana. Certo, la gente comune non è il Papa, non ci è dato magari di avere la sua forza spirituale, tuttavia nessuno ci vieta di provarci. E’ stato Parola, con i suoi insegnamenti, è stato Carità, con la sua forza, è stato Fede con la sua sofferenza, è stato Speranza, con la sua presenza, è stato Esempio, perché non si è mai tirato indietro, ha difeso l’istituzione Chiesa anche con le scuse. Per la famiglia, un impegno costante, quasi un ossessione, ed è la sua eredità, che come cristiani, siamo chiamati a far crescere: come Comunità, come famiglia, come singoli, in ogni giorno, verso Dio, per Dio. Elisa Mansi


I NCONTRO PER UNA CHIESA VIVA

P AGINA 5

La festa di San Pantaleone

Alla riscoperta delle radici e dei motivi ispiratori di un culto millenario A conclusione del mese di Giugno si diffonde nel cuore dei ravellesi l’attesa della festa del Santo Patrono e si ravviva la vivace speranza di una rinnovata Pace, Gioia e Benedizione del Signore. E’ il clima della gioia e della festa che contagia gli animi e, come scrive Paolo agli Efesini, trova suo fondamento autentico nella fiducia verso la Bontà divina: “Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo. In lui ci ha scelti prima della Creazione del mondo, per essere santi ed immacolati nella carità, predestinandoci ad essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua Volontà”. San Pantaleone, scelto da Dio, ricolmato dei Doni dello Spirito Santo compì il suo cammino terreno e rimase fedele al Vangelo da lui professato, effondendo il suo sangue su q ue lla te rra c he quest’anno, ancora una volta, si è arrossata per la tragica uccisione di mons. Luigi Padovese. In questa prospettiva si intuisce che motivo del vero gaudio è la viva presenza spirituale del Patrono, confermata dal segno prodigioso del suo sangue che torna a sciogliersi. A ben riflettere il martirio è un evento doloroso, compimento tragico di una vita! E’ un momento nel quale la violenza degli uomini, accecati dall’idolatria, si scaglia contro un innocente per sopprimerne la vita. Chiediamoci: Perché anche noi, nel solco della fede millenaria della Chiesa, troviamo motivo di profonda gioia nel celebrare la festa del martirio di un nostro fratello morto a causa della fede? La festa del martirio non dovrebbe essere, più propriamente, giorno di riflessione sul compimento della vita cristiana, che ci richiama alle esigenze serie e a volte dolorose della nostra testimonianza credente nel mondo? Il clima di festa è un sentimento condivisibile ed appropriato? Il Catechismo della Chiesa Cattolica al n.

823 insegna che “Noi crediamo che la Chiesa è indefettibilmente santa. Infatti Cristo, Figlio di Dio, il quale col Padre e lo Spirito Santo è proclamato il “solo Santo”, ha amato la Chiesa come sua sposa e ha dato se stesso per essa, al fine di santificarla e l’ha unita a sé come suo Corpo e l’ha riempita col dono dello Spirito Santo per la Gloria di Dio. La Chiesa è dunque il Popolo santo di Dio e i suoi membri sono chiamati santi”. Quindi il motivo della vera gioia è la notizia che la

santità, attributo unico e proprio di Dio e del suo Figlio Gesù Cristo, è donata ed offerta dal nostro Redentore alla sua Chiesa e a ciascuno dei suoi membri. Con la santità noi riceviamo la via per accedere all’eterna comunione con Dio e con i nostri fratelli che chiamiamo il Regno di Dio. Per questa ragione, sin dai primi secoli, il titolo di Santo era attribuito in modo speciale a quei cristiani, cioè ai martiri, che, ricevuto il Battesimo, avevano vissuto la loro appartenenza a Cristo con maggiore pienezza. La Chiesa, memore delle parole di Gesù: Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Qual vantaggio infatti avrà l'uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? O che cosa l'uomo potrà dare in cambio della propria anima? (Mt 16,26-ss), festeggia ogni anno il dies natalis dei martiri, anniversario della loro deposizione e della loro nascita al cielo, e si raccomanda alla loro intercessione presso il Signore. Motivo della

festa è quindi la venerazione che la comunità dei credenti vuole esprimere nel giorno in cui, con il martirio, si realizzò la pienezza di vita di un proprio fratello, il vero natale dell’ingresso nella Santa Gerusalemme. A Smirne, in occasione della memoria di San Policarpo, i cristiani si erano prefissi di commemorarlo ogni anno “nella gioia e nell’allegrezza” e l’eucarestia offerta in quel giorno era particolarmente solenne come testimoniano i più antichi formulari. Ci troviamo quindi innanzi al comportamento, del tutto nuovo, dei cristiani di fronte alla morte. Non siamo in presenza di un culto dei morti o al culto degli eroi, ma siamo dinanzi alla contemplazione della duplice conseguenza del Mistero della Redenzione nella storia. Infatti il cristiano che confessa la propria fede in Gesù, fino alla morte, testimonia la signoria di Cristo e, a sua volta, il Cristo testimonia in lui la potenza della propria Resurrezione. Così il martire si unisce al Crocifisso Risorto e rende a Dio la testimonianza di fedeltà. Per questi semplici motivi, la vera devozione popolare, nata sin dai primi secoli con il culto dei martiri, è un richiamo alla dimensione della vera Vita e si colloca in un desiderio profondo di gioia e di pienezza che non trova, piena corrispondenza, nelle possibilità offerte dalle circostanze, che come il martirio, contraddicono la vita. Esse sono tanto contraddittorie che uomini innocenti e di buona volontà, in odio alla loro fede, venivano martirizzati nei modi più barbari. La festa del martirio è allora una testimonianza di fede del credente che dichiara a tutti che non bastano i soli mezzi umani, nemmeno i più abbondanti, per poter raggiungere quella pienezza di vita che solo Dio può donarci.

Continua a pagina 6


P AGINA 6

I NCONTRO PER UNA CHIESA VIVA

SEGUE DA PAGINA 5 E’ bello richiamare un episodio del Vangelo meglio conosciuto come la pesca miracolosa. Gli stessi apostoli avevano lavorato per tutta la notte. Come tante altre volte, avevano calato le reti in quel lago di Tiberiade che conoscevano molto bene, in zone note per la loro pescosità, ma tutto era stato vano. Solo alle parole di Gesù, che li invitava a prendere il largo e a gettare ancora una volta le reti, Pietro, che era il capobarca, rispose con schiettezza: Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla. Ma subito aggiunse: sulla tua parola getterò le reti. Ed il risultato fu sbalorditivo perché presero una quantità enorme di pesci e le reti si rompevano (Lc 5, 5-6). Pietro conquistato da questa Parola di Gesù seguì il Maestro e, nonostante il momento di sbandamento avvenuto il Venerdì Santo, successivamente, a Pentecoste, fu corroborato dallo Spirito Santo e diede testimonianza della sua fede morendo martire. Nel giorno della festa di San Pantaleone, in cui la folla accorre più numerosa, i canti sono meglio preparati, per le vie si snoda la processione e dove spontaneamente la festa religiosa si prolunga anche nella festa profana con fuochi d’artificio, si crea un clima di gioia unanime cui non si sottraggono nemmeno i non praticanti e gli stessi non credenti. In tutti si avverte la speranza contagiosa che il clima della festa possa prolungarsi nella vita di ogni giorno. A tal fine bisogna ricordare, con l’aiuto di San Pantaleone, che fondamento della nostra beatitudine è l’Amore di Dio che ci ha preparato quel Regno irrimediabilmente perduto per il peccato originale. Il prolungamento della festa avverrà se sapremo alimentare la gioia con propositi santi di vita nuova cristiana, vivendo la fraternità, l’impegno per il prossimo, l’unione a Dio nella preghiera, e la comunione con Dio con la preparazione di una Santa Confessione nei giorni precedenti del Novenario. Solo così la gioia della festa si prolungherà in tutto il cammino dell’anno e porterà frutti abbondanti di Grazia trasformando in positivo la vita quotidiana alle prese con le inevitabili difficoltà e le contraddizioni di ogni giorno.

SOLI DEO GLORIA

Il nuovo organo del Duomo

“Nella chiesa latina si abbia in grande onore l’ organo a canne, come strumento musicale tradizionale, il cui suono è in grado di aggiungere mirabile splendore alle cerimonie della chiesa, e di elevare potentemente gli animi a Dio e alle realtà supreme”, così si esprimeva il Concilio Ecumenico Vaticano II nella Costituzione Liturgica “Sacrosanctum Concilium”. Un suggello alla centralità di questo strumento che, entrato nella cultura occidentale già rivestito di significati regali, legati al potere imperiale bizantino, ha assunto gradualmente valori simbolici sempre più importanti, finendo per essere considerato vero e proprio riflesso terreno dell’armonia celeste, rappresentazione della musica generata dalla macchina cosmica. Uno strumento “divinamente ispirato” ab origine, in quanto le dolci melodie sono affidate al “soffio del vento”, uno degli elementi con cui si manifesta la Terza Persona della Santissima Trinità, lo Spirito Santo, il giorno di Pentecoste. Ovviamente nel manufatto sono poi confluiti anche i contributi delle altre arti e delle migliori competenze umane, tutti nell’unica direzione, spesso definita in cima alla cassa lignea con la scritta “soli Deo gloria”. L’organo, costruito per il bene delle anime e la lode di Dio, benedetto con un’apposita preghiera, con l’aspersione dell’acqua santa e con l’incensazione, è diventato così lo strumento sacro per eccellenza, efficace per la salvezza, la conversione, la preghiera unanime del Popolo Santo di Dio. Dopo lunghi anni di attesa e di lungaggini Don Carlo Magna burocratiche finalmente anche il Duomo

di Ravello ha oggi la sua nuova voce liturgica. L'organo, con 49 registri e più di 3500 canne, è dotato di una consolle meccanica con registri a trasmissione elettrica in cantoria ma può essere suonato anche da una consolle a trasmissione elettrica. La consolle in cantoria, a trasmissione meccanica, consente all’ organista di comandare in maniera diretta, tramite leve e tiranti, le valvole, dette ventilabri, che permettono l’accesso dell’aria alle canne. Le tre tastiere sono affiancate dai pomelli dei registri, che danno la possibilità di scegliere e combinare le differenti “voci” dell’organo, completato da una pedaliera di 32 tasti (o pedali) anch’essa a trasmissione meccanica. Al di sopra di essa due staffe comandano l’inserimento graduale di tutti i registri dell’organo, dal pianissimo al fortissimo, (pedale del “Crescendo”) e l’apertura e la chiusura di alcune griglie mobili di una cassa, all’interno della quale vi sono tutte le canne della tastiera superiore, (pedale dell’”Espressione”). Questa tastiera viene chiamata manuale “RecitativoEspressivo” in quanto il movimento delle griglie permette di ottenere un effetto di incremento e decremento del volume del suono a piacimento dell’organista. La tastiera centrale, detta “Grand’Organo”, è la tastiera principale dello strumento in cui trovano posto tutti i registri più importanti mentre gli effetti di dettaglio e di colore sono assicurati dalla tastiera inferiore, denominata “Positivo”. La pedaliera, invece, ha registri gravi, con canne molto grandi, che fungono da sostegno armonico alle tastiere ed anche registri tali da permettere l’esecuzione di passaggi solistici di una certa importanza se non, addirittura, di una melodia vera e propria, mediante l’utilizzo dei registri più acuti, mentre le tastiere fungono da "accompagnamento". L’organo dispone anche di un sistema di memorie di 8 banchi con 32 livelli di profondità, selezionabili con un “sequencer”, che consente all’organista


I NCONTRO PER UNA CHIESA VIVA

P AGINA 7

di richiamare in ogni istante, a suo piacimento, in sequenza, una qualsiasi combinazione di registri preventivamente preparata e memorizzata con una semplice procedura. Le canne presenti nell’organo si differenziano non solo in base alle dimensioni e al materiale (si ritrovano canne in lega di stagno-piombo e canne in legno) ma anche in base al funzionamento: le “canne ad anima” producono il suono con un principio simile a quello del flauto mentre altre, dette “canne ad ancia”, tramite una linguetta di ottone che entra in vibrazione al passaggio dell’aria, producono il suono, amplificato dalla parte superiore denominata appunto “risuonatore” o “tuba”. Tutte le canne sono posizionate al di sopra di casse dette “somieri” (del tipo “a tiro” o “a stecche”) all’interno dei quali vi sono i sistemi meccanici ed elettrici necessari al funzionamento dell’organo. La pressione dell’aria viene fornita da diversi mantici disposti nel basamento dell’organo e sotto i somieri mentre il flusso di aria viene generato da un elettroventilatore installato in una cassa insonorizzatrice Un vero e proprio gioiello, quindi, in cui tradizione ed innovazione si fondono per creare uno strumento che consentirà all’organista liturgico di accompagnare l’assemblea nella lode a Dio durante il Culto Divino. “E’ indispensabile che gli organisti e gli altri musicisti, oltre che a possedere una adeguata perizia nell’usare il loro strumento, conoscano e penetrino intimamente lo spirito della liturgia in modo che, anche dovendo improvvisare, assicurino il decoro della sacra celebrazione, secondo la natura delle varie parti e favoriscano la partecipazione dei fedeli”, ricorda a tal proposito l’Istruzione Musicam Sacram del 1967 al n.67. Con la stessa chiarezza il M° Don Antonio Parisi, consulente nazionale per la musica sacra presso l’Ufficio Liturgico Nazionale della C.E.I. ha evidenziato come, all’interno del servizio prestato, non ci possa essere spazio per scelte personali, ispirate soltanto a gusti esteticoculturali, senza rischio di incrinare un dialogo ed un’armonia, indispensabili per un agire in comunione.

IL PENTAGRAMMA DELLA VITA

Il respiro prima della cavata, come per accompagnarne il gesto, per dargli intensità e prolungarlo. Come se la melodia non avesse un inizio preciso, ma fosse continuazione di qualcosa che è nato altrove e che procede in un flusso perenne, inarrestabile, di cui ci si è solo portatori. Come se intorno vi fosse un’armonia superiore e perenne. La sensazione è quella di poter avvertire tutte le gradazioni e le espressioni di una voce umana, di carpirne così gli stati d’animo istantanei, mutevoli: gioia, tristezza, rabbia, ironia. La commozione, o anche l’emozione, sono garantite da un vibrato leggero e perfetto: è il momento in cui le dita tremano e quasi oscillando, si cullano sulle corde, il polpastrello si inginocchia fino a strozzare la corda e a premerle contro con forza per un istante, poi si alleggerisce in una carezza e la induce a cantare. Poi c’è il desiderio di parlare: allora si succedono i grappoli incatenati di note veloci e la rabbia è garantita da una successione altrettanto repentina ma bizzosa ed affannata. Ma si può anche sorridere o scherzare: allora uno staccato divertito procede strappando piccoli bocconi di note, i morsi dell’arco sono precisi e puntuali, è un dispettoso solletico di crine contro la corda. E poi arriva la gioia: l’arco si muove e trattiene il suono senza spezzarlo, perché una voce deve essere sicura, per comunicare non deve avere incertezze, tremolii, ma appunto deve discorrere. Il ricordo che porto assiduamente con me, oltre a quello del sole e del profumo di mare che riempivano la stanza in cui facevo lezione è proprio quello di considerare lo strumento parte di se, prolungamento del proprio corpo, e mezzo necessario a veicolare il proprio sentire. Ed è così per qualsiasi altro strumento. La musica è linguaggio solenne, permeante e le note sono lettere di un testo perfetto. Un linguaggio che, inevitabilmente, avvicina a Dio. L’architettura, l’armonia delle note aggrappate al pentagramma, Luigi Buonocore l’intreccio mirabile delle tecniche e dei tempi, le chiavi che danno voce

all’intera composizione, costituiscono l’intelaiatura, lo scheletro, la ragnatela scura che sembra ripetere la struggente armonia dell’universo e propagarla con la forza di un diapason. Un alfabeto che Dio ha messo nelle nostre mani per tornare a Lui, inseguendo una trama di crescendo o diminuendo, di variazioni e virtuosismi. Mi piace paragonare uno spartito ad una pagina di diario ed una composizione musicale alla vita stessa. I movimenti sono le nostre stagioni: c’è un primo movimento, un esordio, una nascita. La melodia procede tracciando un destino già forse individuabile agli albori come gioioso o funesto. L’indizio è la tonalità, maggiore o minore, vivace e sontuosa, o flebile e malinconica. Ma non sempre la tonalità aiuta ad intuire quello che sarà il destino di una vita: una tonalità maggiore è allegra per antonomasia, eppure, e la vita ce lo insegna, spesso proprio dietro il sorriso più luminoso ed appariscente, si cela la tristezza più profonda. L’esordio, dunque, e poi la disposizione degli accadimenti che ci coinvolgeranno con un crescendo che ha i battiti del cuore, con abbellimenti e virtuosismi che imitano i giochi del destino. Infine l’ultimo movimento che suggella la conclusione. I suoni vanno scurendosi, un tenue diminuendo spegne la foga precedente, così come la luce va spegnendosi nel tramonto, ed una vita si chiude con un ultimo respiro. Ed è così, con il silenzio sul pentagramma, che restituiamo a Dio l’incredibile esecuzione della nostra esistenza. Emilia Filocamo


I NCONTRO PER UNA CHIESA VIVA

P AGINA 8

MESSA DI PRIMA COMUNIONE

Domenica,30 Maggio 2010, Solennità della S.S.Trinità, la nostra Comunità ha vissuto un momento di gioiosa festività. Uniti dall’amore di Cristo abbiamo celebrato la Messa di Prima Comunione di due nostri fanciulli: Di Palma Bryan e Zoungla Frederic. Erano visibilmente emozionati,Bryan e Frederic, quando sono arrivati alla Chiesa di S. Maria a Gradillo, così come lo erano i loro genitori. Dopo un breve momento di raccoglimento, alle 10,20 abbiamo proseguito in processione verso il Duomo , cantando la Litania dei Santi ed il canto “Oh che Giorno Beato”. Sul Sagrato del Duomo ci attendeva Mons. Giuseppe Imperato, per accogliere i due fanciulli , le loro famiglie e tutta la Comunità. I due ragazzi, quando sono stati chiamati per nome dalla catechista, alla presentazione alla Comunità Parrocchiale, entusiasti di ricevere per la prima volta Gesù nel loro cuore, hanno risposto “ Eccomi “, con una flebile voce perché la commozione era proprio tanta! Con voce più decisa viceversa hanno dichiarato di impegnarsi a partecipare con assiduità ai futuri incontri di catechesi e con fedeltà all’Eucaristia settimanale. I genitori e la catechista, hanno rassicurato Mons. Imperato, che Bryan e Frederic, hanno partecipato con impegno agli incontri di catechismo e sono maturati nella conoscenza e nell’amore di Gesù che si rende presente nell’Eucaristia. Dopo essere stati aspersi con l’Acqua Benedetta, simbolo del Battesimo, si è concluso il Rito dell’Accoglienza ed ha avuto inizio la Celebrazione Eucaristica,presieduta da Don Carlo Magna. Nell’Omelia, Don Carlo si è ispirato ai “ gigli bianchi e profumati ed alla candela”, consegnati ai fanciulli per la Celebrazione. “ I gigli, come ogni fiore ed ogni pianta, sono nati da un seme che è stato piantato e coltivato per nascere ad una vita nuova; cosi anche voi fanciulli ”, ha spiegato Don Carlo, “ avete

ricevuto la Vita Nuova , in Cristo Gesù, attraverso il Battesimo,, questo Dono Meraviglioso,” continua Don Carlo, “ lo avete ricevuto da piccoli, ancora inconsapevoli. Come la candela dona la sua luce se resta accesa, anche voi, attraverso l’insegnamento dei vostri genitori e della catechista, avete approfondito e capito quali sono gli effetti del Battesimo , avete sperimentato l’Amore di Dio, nostro Padre e Creatore, avete conosciuto Gesù,il Dono Prezioso della Sua Presenza tra noi in ogni Eucaristia, soprattutto nell’Eucaristia settimanale, quando ci ritroviamo insieme come fratelli per celebrare la Sua Resurrezione, Ora” continua Don Carlo, “per non appassire o inaridire come “la foglia che se non è unita all’albero muore”, così anche voi piccoli dovete essere consapevoli che per rimanere bravi bambini, sinceri, ubbidienti , studiosi, generosi e capaci sempre di perdonare , dovete essere sempre uniti a Gesù, nella preghiera , partecipando all’Eucaristia settimanale, ascoltando la Parola di Dio, ricevendo il Pane Eucaristico, vivendo fraternamente in famiglia e con gli amici. Così la fiamma della vostra candela che simboleggia la vostra fede, resterà sempre viva e luminosa. Questo è l’augurio che faccio a voi ed alle vostre famiglie,” ha concluso Don Carlo , “ che possiate rimanere sempre uniti a Gesù, come lo siete oggi, quando Lo riceverete per la prima volta nel vostro cuore, per poter essere profumati di bontà come i gigli che stamattina avete portato all’altare. “ Dopo il rinnovo delle Promesse Battesimali, la Celebrazione è continuata in un clima di raccoglimento fino al momento della Comunione; l’emozione è sempre tanta quando i ragazzi ricevono il Corpo ed il Sangue di Gesù, essi si raccolgono in preghiera, proprio in quel momento, si avverte l’Azione dello Spirito che opera nel cuore e nell’anima di ognuno. Un augurio anche io vorrei lasciare a questi ragazzi (ed ai loro genitori), la Prima Eucaristia che essi hanno ricevuto possa diventare una tappa ulteriore del loro cammino per diventare adulti nella fede e non sia, viceversa, un punto d’arrivo.

La carità, un modo di vivere

“Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova. La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell`ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine”. San Paolo con queste parole nella prima lettera indirizzata agli abitanti di Corinto traccia un profilo della carità e, mai come in questo periodo di crisi economica ma anche morale, la carità si ripropone come regola di vita per ogni cristiano che non voglia solo testimoniare a parole gli insegnamenti di Cristo ma ne voglia fare regola di vita. La carità è stata oggetto di ben due encicliche di Papa Benedetto XVI, Deus Caritas est del 2005 e Caritas in Veritate del 2009, ma ancora si fa fatica a comprendere a pieno il significato profondo della carità. San Paolo nella lettera citata in apertura sottolinea che la carità deve essere parte fondamentale di ogni uomo, senza di essa non c’è intelligenza né fede, è essa l’elemento che trasforma la nostra intelligenza e la nostra fede in qualcosa di costruttivo per noi e per gli altri. Chiediamoci come molto di più oggi queste affermazioni sono significative per ogni cristiano. Se leggiamo i quotidiani ci accorgiamo che qualcosa di epocale sta accadendo attorno a noi; questo qualcosa è quello che gli economisti chiamano crisi economica ma che agli occhi di molti appare come una crisi anche morale e sociale. I poveri sono sempre esistiti e forse proprio per questo ci siamo quasi assuefatti Giulia Schiavo all’idea che ci sia qualcuno che ha troppo e qualcuno che non ha nemmeno


I NCONTRO PER UNA CHIESA VIVA

P AGINA 9

il necessario per vivere e nelle nostre lezioni di catechismo abbiamo sempre parlato ai bambini che ci sono dei posti lontani da noi dove i bambini come loro non hanno cosa da mangiare o vestiti con cui coprirsi. Questi discorsi prima che avere un’utilità per i ragazzi che educhiamo l’hanno sempre avuta per noi: a noi serviva relegare in un posto lontano, l’Africa, l’America Latina o l’Asia, l’idea che c’era chi moriva ogni giorno di fame. Poi abbiamo gettato un’ occhiata più vicino a noi, nelle nostre strade e attorno alle nostre case e ci siamo accorti che forse anche nelle vicinanze dei nostri paesi qualcuno non se la passava molto bene. Nelle parrocchie si sono attivati i gruppi della Caritas e si è cercato di far fronte alle esigenze di qualcuno che con pudore bussava alla porta del parroco e con un senso di vergogna chiedeva di essere aiutato. Poi è arrivata la crisi e la mancanza di cibo o di vestiario ci è apparsa non più come un’emergenza dei Paesi africani ma come un problema dei nostri paesi. Siamo fortunati noi che viviamo a Ravello, perché nonostante tutto vediamo ancora da lontano questi problemi e forse li sentiamo ancora come l’emergenza del Terzo Mondo a cui tanti spot pubblicitari ci hanno abituato e quindi assuefatto. A me per scoprirlo è bastato aprire un giornale una mattina; tra i tanti articoli c’era uno che mi ha colpito: a Salerno il responsabile della mensa dei poveri chiedeva aiuto a tutti perché non sapeva come mandare avanti questa struttura. La cosa che mi ha fatto riflettere non è stata che a Salerno ci fosse una mensa dei poveri, nelle città c’è sempre, questo lo sapevo, perché accoglie quanti senza casa e ai margini della società vivono nelle difficoltà quotidiane,

ma che a Salerno la mensa è frequentata da salernitani che non riescono ad arrivare a fine mese. Lo avevo letto in ogni articolo che gli italiani stentano ad arrivare a fine mese ma leggere che persone che vivono a 25 km da me devono recarsi a mangiare alla mensa dei poveri perché non hanno di che mangiare e che arrivano anche ad essere 250 persone ogni giorno allora ha concretizzato quel qualcosa che era stata avvertita sempre come una pura teoria. Quindi che cosa deve essere la carità oggi? Deve essere uno stile di vita prima che una serie di iniziative. La carità deve informare ogni aspetto della nostra vita, dalle azioni quotidiane ai grandi progetti. La carità deve aprirci agli altri con la fiducia che contraddistingue il cristiano, deve farci abbandonare il nostro carattere di isole e farci diventare arcipelaghi, dove il contatto non è occasionale ma continuo. La carità, come sottolinea San Paolo, non è il semplice fare l’elemosina o dare l’offerta quando ci viene richiesta ma è vivere rapporti sinceri con gli altri, anche con chi non è nel bisogno, diventare parte di un tutto che è la comunità, parrocchiale o civile non importa, ma essere seme di crescita spirituale e civile senza mai stancarsi perché la “carità non avrà mai fine”.

M. Carla Sorrentino

Quante lingue parla Ravello?

Quante lingue parla Ravello? Tante, anzi tantissime. Più o meno, quante ne parla la Cristianità, considerata luogo simbolo d’incontro tra culture e valori differenti, uniti da uno stesso vincolo di fede. Cristianità ancora intesa come realtà interculturale che abbraccia con il fare accogliente di una mamma premurosa i suoi figli sparsi, facendosi foriera di speranza e carità, meta di mutuo soccorso, baluardo di religiosità. Premesse queste, che ci permettono di

azzardare un paragone, magari eccessivo, ma non del tutto errato, con la nostra cittadina. Grazie al clima mite, la gente cordiale, il fare gentile, Ravello può, anzi, è simbolo di questo tratto distintivo dell’interreligiosità cattolica; perché crocevia di razze, religioni e sentimenti diversi che nel suo tessuto urbano si fondono e confondono, in un’atmosfera che ospita e unisce, ciò che il destino ha materialmente diviso. Del resto, come Ravello è in prima linea nel rendersi ospitale a chi, “diverso” per cultura e provenienza, la sceglie come luogo di ritiro e di riposo; la Chiesa Cattolica nel corso della sua storia, non si è mai sottratta alla sfida dell’“altro”, ricercando ovunque spunti e occasioni capaci di favorire il dialogo e la pacifica convivenza tra gli uomini, credenti o non credenti, cristiani e non cristiani. Basti pensare a quante persone, ad esempio, provenienti da altrettanti paesi, scelgono la ridente città della musica per promettersi amore eterno, tra le sue mura, nobili e antichissime. Come i Santi venuti dall’Oriente, spesso, questi pellegrini attraversano i confini per giungere da noi, portando in grembo, insieme alle proprie emozioni, le proprie credenze e i propri valori, che grazie al fare cristiano che ci contraddistingue, trovano qui momento di confronto pacifico e di crescita comune. Ravello come emblema d’interreligiosità e intercultura cristiana ancora, perché è tra le sue strade e piazze che oggi giorno il messaggio evangelico trova possibilità di azione e divulgazione, attraverso dei messaggi semplici ma forti, come possono essere quelli dell’accoglienza, del rispetto della dignità umana dello straniero, del dono che a lui si fa di un benvenuto, capace di raccogliere in un piccolo gesto, l’insieme degli insegnamenti divini. E allora… ci vediamo a Ravello. Per crescere insieme, per interrogarci e confrontarci sulla nostra realtà di essere viventi, per ricevere un sorriso, sentito e pieno di gioia, che risplende di tutta quella verve e bontà cristiana, che da sempre ci caratterizza. A presto.

Iolanda Mansi


I NCONTRO PER UNA CHIESA VIVA

P AGINA 10

CELEBRAZIONE DELLA SOLENNITA’ DEL CORPUS DOMINI AD AMALFI Giovedì 3 Giugno2010 , nella Cattedrale di Amalfi, alle ore 18,30 , Mons. Orazio Soricelli , ha presieduto la Celebrazione Eucaristica , in occasione della Solennità del Corpus Domini, alla presenza di molti cittadini amalfitani e di autorità civili. Erano presenti anche tutti i bambini di Amalfi che quest’anno hanno ricevuto la Prima Comunione ; come ha specificato l’Arcivescovo , per corrispondere all’Amore di Gesù, abbiamo bisogno dell’intercessione di Maria, che è stata vicino al Suo Figlio Unigenito dalla Grotta di Betlemme, ai piedi della Croce sul Calvario , per questo noi veneriamo la Santissima Vergine “ questo è anche il motivo della presenza di molte Confraternite, quasi tutte dedicate a Maria .” Cuore della Celebrazione è stata l’Omelia di Mons .Soricelli , che ha commentato le letture proclamate: il passo del Libro della Genesi (14,18-

20) , parte della Prima Lettera di San Paolo ai Corinzi (11,23-26) , ed il brano del Vangelo di Luca (9,11-17). Il re e sacerdote Melchisedek , offre a Dio , pane e vino e benedice Abramo , e da lui riceve una decima di tutto; ciò è l’annuncio e la prefigurazione del sacerdozio regale del Messia che una volta e per sempre offre il suo Sacrificio. Paolo, nella sua Lettera , ricorda ai Corinti e a

tutta la Comunità dei credenti che” l’Eucarestia è veramente Cibo e Bevanda , è veramente la Cena del Signore , celebrata alla luce della Resurrezione e nella prospettiva del ritorno di Gesù “ , infatti , scrive Paolo “ Ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finchè Egli venga” . Luca , racconta della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Analizzando i verbi che L’Evangelista ha usato riferendosi a Gesù : prese … alzò … recitò … spezzò … dava, fa presagire i gesti Eucaristici dell’Ultima Cena. Egli coinvolge i suoi discepoli , porgendo loro il pane che essi accolgono dalle Sue Stesse mani , per darlo agli altri . E’ proprio in questa richiesta di collaborazione ai discepoli che viene anticipato il “ministero del sacerdozio “ da vivere come servizio , “ date loro voi stessi da mangiare “ ,con responsabilità, “ fate questo in memoria di me “. I sacerdoti sono i protagonisti indispensabili , senza di loro non ci sarebbe “Pane Eucaristico” presenza vera e reale di Cristo ! Sono proprio i sacerdoti a rendere le Celebrazioni Eucaristiche “ il luogo dove gustare la presenza di Dio tra noi, dove ciascun battezzato impara a vivere la comunione con i fratelli, e attraverso uno stile di vita eucaristico, diventa capace di rendere Lode a Dio e di farsi dono per gli uomini, nella carità”. Pane Eucaristico , presenza reale di Cristo , nella Solennità del Corpus Domini , si porta, in processione, racchiusa nell’ostensorio, l’Ostia Consacrata, per essere esposta alla pubblica adorazione. Infatti, dopo la Celebrazione Eucaristica, dalla Cattedrale di Amalfi, è partita la Processione Eucaristica , per le vie del paese, sempre presieduta da Mons. Orazio Soricelli. Le Confraternite hanno aperto il Corteo Processionale, molto

suggestiva la loro presenza, molto belle le “ Vele” come distintivo di ciascuno di esse. Erano presenti: la Confraternita dell’Immacolata di Atrani, del Carmelo di Atrani, dell’Addolorata di Amalfi, del Carmelo di Agerola, la Confraternita Orazione e Morte di Maiori, della Madonna delle Grazie di Campora e, per la prima volta è stata presente con una nutrita partecipazione di confratelli e consorelle, la Confraternita del SS. Nome di Gesù e della Beata Vergine del Carmelo , di Ravello. La Processione è proseguita in un’atmosfera di raccoglimento e di preghiera lungo tutta la Via Pietro Capuano, è tornata lungo il Corso delle Repubbliche Marinare .Si è conclusa con la Benedizione Eucaristica in Piazza Municipio , dove era stato allestito un altare. Come da tradizione , per le strade, balconi e finestre erano adornate con coperte ,teli e merletti, molte persone dalle finestre hanno lanciato petali di fiori in segno di gioia e riconoscenza . Commovente è stato verificare che il 3 Giugno, essendo giorno feriale, molta gente lavorava, eppure al passaggio di Gesù Eucaristia, ha lasciato tutto per volgere lo sguardo verso L’Ostia Consacrata , ha pregato , si è genuflesso e qualcuno ha versato anche qualche lacrima! Gesù Eucaristia renda ciascuno di noi degno di sostenere il Suo Sguardo e di essere veri testimoni del Suo Amore.

Giulia Schiavo


I NCONTRO PER UNA CHIESA VIVA

P AGINA 11

L’AC DIOCESANA INCONTRA IL PRESIDENTE NAZIONALE Mercoledì 16 giugno alcuni rappresentanti delle parrocchie dell’Azione Cattolica diocesana hanno incontrato il presidente nazionale, Prof. Franco Miano, presso la Curia arcivescovile a Cava de’ Tirreni. Da Ravello sono partiti quattro giovani a testimoniare che nel nostro paese l’associazione è ancora viva e operosa. Noi partecipanti siamo stati stimolati alla riflessione attraverso confronti con esperienze di vocazione. In un momento di crisi economica, politica e sociale anche l’ACI sta cercando di tornare all’essenziale della propria esperienza. Ad introdurre il discorso è stato il nostro Arcivescovo mons. Orazio Soricelli con l’episodio della guarigione del cieco di Gerico, (Mc 10,47-52), che dopo l’incontro con Gesù ha riacquistato la vista e ha cambiato la sua vita. Quindi l’invito dell’Arcivescovo è stato quello di lasciarsi convertire da Gesù e procedere sulla via con Lui. Dopo quest’intervento introduttivo sono state proiettate le testimonianza di Alfonso e Lella Mostacciuolo di Amalfi, che fin da ragazzi hanno vissuto la loro adesione all’ ACI, lì si sono conosciuti, si sono innamorati e quindi si sono scelti per un progetto di famiglia e ancora oggi nel loro quotidiano con la preghiera sono vicini all’ACI. I due hanno sottolineato l’importanza della spiritualità, dell’amicizia e della formazione che sono la salda base del cammino di fede. La parola poi è passata a Maria e Giovanna, due giovanissime novizie dell’Ordine delle Redentoriste di Scala, che hanno raccontato la loro esperienza di AC che le ha formate, cominciando come acierrine fino a diventare educatrici e poi a scegliere di donare la vita a Cristo diventando suore. Queste sono state, a parere nostro, due testimonianze chiave che hanno dimostrato come tutto l’amore e la passione che ricevi poi nel tempo fruttificano e ritornano indietro. Giovanna raccontava di quando, durante una giornata mondiale dei giovani in Germania, un’ educatrice, vedendola esausta, le abbia tolto lo zaino dalle spalle e lo aveva portato lei, nonostante ne avesse degli altri. Ricordando questo piccolo gesto con commozione lo

ha paragonato a nostro Signore che prende le nostre croci quotidiane e le porta per noi. Dopo queste ricche testimonianze ha preso finalmente la parola Franco Miano che ha invitato i presenti a riflettere sul nesso profondo tra l’educazione e un amore generoso, ricco di dedizione. Di qui la convinzione che ha voluto ribadire: che chi ama, e solo chi ama, educa veramente. L’educazione, infatti, per Miano, non può limitarsi alla trasmissione di “nozioni” attraverso tecniche che mettano in campo delle, sia pur necessarie, competenze psico-pedagogiche. L’educazione è, prima di tutto e fondamentalmente, una scelta di speranza che investe sulla libertà della persona, una scelta operata da testimoni e maestri capaci di scorgere in ogni essere umano la scintilla di Dio. Secondo il Presidente nazionale di Ac, l’educazione è una risposta del cuore animata da una profonda passione per l’uomo. Ed è un’impresa comunitaria che passa per uno scambio affettuoso tra generazioni. La responsabilità di noi laici è di mettere insieme fede e vita. Dopo un breve dibattito che si è sviluppato tra i presenti sulle testimonianze ascoltate,l’Arcivescovo ha concluso l’incontro con una particolare benedizione affermando che l’Azione Cattolica può essere vista come un trampolino di lancio per la fede cristiana.

Raffaele Amato

Da Miglianico a Ravello: per venerare S. Pantaleone Un pellegrinaggio di fede e di identità, quello che 180 miglianichesi hanno intrapreso sabato 19 giugno, guidati dalla Confraternita di San Pantaleone, che ha festeggiato il suo primo anno di vita: meta del viaggio è stata Ravello, una delle perle della costiera amalfitana, che

custodisce da secoli l'ampolla con il sangue del santo martire di Nicomedia, patrono di Miglianico. Il pellegrinaggio è iniziato poco prima dell'alba, salutata dalla preghiera guidata dal parroco, mons. Amerigo Carugno, ed è culminato con la santa messa celebrata nel duomo di Ravello, dove la devozione dei miglianichesi e i canti della tradizione liturgica abruzzese si è unita alla festa di due bimbi che ricevevano il battesimo, sotto il patrocinio di San Pantaleone. Grazie alle cure del parroco di Ravello, mons. Giuseppe Imperato, i pellegrini hanno potuto con devozione e raccoglimento sostare per alcuni secondi davanti all'ampolla che raccoglie il sangue del martire, che secondo la tradizione è frammisto a latte, per un miracolo concesso dopo la sua decapitazione, e che ogni anno, al 27 di luglio, dies natalis del santo in cielo, torna a liquefarsi, come il più noto sangue

di San Gennaro. Il gruppo miglianichese ha poi potuto ammirare le icone di San Pantaleone custodite nel museo parrocchiale e le altre reliquie presenti in chiesa. Sulle note e le parole dell'inno che i maestri di Miglianico, Tommaso Ciampella ed Ettore Paolini, scrissero per il potente patrono, la mattinata si è conclusa in rendimento di grazie al Signore per il dono di questo pellegrinaggio, il primo ufficiale che la comunità di San Michele Arcangelo compie in terra di Ravello. Nel pomeriggio, poi, spazio alla conoscenza del territorio e al riposo in uno dei tratti più incantevoli della costa tirrenica.

Antonello Antonelli


CELEBRAZIONI DEL MESE DI LUGLIO GIORNI FERIALI Ore 18.30: Santo Rosario e Coroncina di San Pantaleone Ore 19.00: Santa Messa con meditazione GIORNI FESTIVI Ore 19.00: Santo Rosario e Coroncina di San Pantaleone Ore 19.30: Santa Messa con meditazione 8 - 15-22-29 LUGLIO Al termine della Messa Adorazione Eucaristica 4 LUGLIO: XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO Ore 08.00-10.30-19.30: Santa Messe DOMENICA 11 LUGIO: XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO Ore 08.00-10.30-19.30: Santa Messe 13 - 14 - 15 LUGLIO: TRIDUO DÌ PREPARAZIONE ALLA FESTA DELLA B.V. DEL CARMELO Ore 18.30: Santo Rosario Ore 19.00: Santa Messa 16 LUGLIO: FESTA DELLA B.V. DEL CARMELO Ore 19.00: Santo Rosario Ore 19.30: Santa Messe e breve processione 17 - 25 LUGLIO: NOVENA IN ONORE DEL SANTO PATRONO Ore 19.00: Santo Rosario e Coroncina Ore 19.30: Santa Messa e omelia di Don Carlo Magna 18 LUGLIO: XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO Ore 08.00-10.30-19.30: Santa Messe 24 LUGLIO Ore 19.30: Santa Messa presieduta dal novello sacerdote Don Luigi De Martino DOMENICA 25 LUGLIO Ore 08.00-10.30-19.30: Sante Messe 26 LUGLIO: VIGILIA DELLA FESTA PATRONALE Ore 20.00: Liturgia della Luce, Esposizione della statua del Santo Patrono e canto dei Vespri 27 LUGLIO: SOLENNITA’ LITURGICA DEL MARTIRIO DÌ S. PANTALEONE Ore 7.30 - 9.00 - 12.00: Sante Messe Comunitarie ore 10.30: Solenne Celebrazione Eucaristica presieduta da S.Em.za Rev.ma Cardinale Sergio Sebastiani, Presidente Emerito della Prefettura per gli Affari Economici della Santa Sede ore 19.00: Messa Vespertina cui seguirà la processione per le vie del paese

APPUNTAMENTI

23 –24 LUGLIO: PINACOTECA DEL DUOMO

In cammino con Pantaleone da Nicomedia Settimo Convegno di Studi “ I Santi Giorgio ed Eustachio: Milites Christi in terra amalfitana” 24 LUGLIO: PINACOTECA DEL DUOMO Ore 21.00: Presentazione del libro “Venuta del sangue di San Pantaleone a Ravello”, saggio di Luigi Buonocore illustrato da Virginio Quarta, Bruno Mansi Edizioni. 25 LUGLIO: Ore 21.00: Benedizione del nuovo organo e concerto inaugurale del

M.° Mons. VINCENZO DE GREGORIO, Abate Prelato della Real Cappella del tesoro di S. Gennaro, Organista e Maestro di Cappella del Duomo di Napoli.


Incontro Luglio 2010