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Per una Chiesa Viva Anno VII - N. 13 – Gennaio 2012 P ERIODICO DELLA COMUNITÀ ECCLESIALE DI www.chiesaravello.it www.ravelloinfesta.it

RAVELLO

Quel mirabile scambio tra divino e umano Natale è "il punto in cui Cielo e terra si uniscono" dando vita a quello che sant'Atanasio di Alessandria descrive come "mirabile scambio" tra divinità e umanità. Lo ha ricordato il Papa durante la prima udienza generale del 2012, svoltasi nella mattina di mercoledì 4 gennaio, nell'Aula Paolo VI. Riproponendo alcuni dei temi legati al tempo natalizio, il Pontefice ha evidenziato in particolare la dimensione della gioia che nasce "dallo stupore del cuore nel vedere come Dio agisce nella storia". Egli - ha detto - "diventa così vicino da poterlo vedere e toccare". In quel Bambino bisognoso di tutto, infatti, "ciò che è Dio: eternità, forza, santità, vita, gioia, si unisce a ciò che siamo noi: debolezza, peccato, sofferenza, morte". La prima conseguenza di questo "meraviglioso scambio", grazie al quale "il lontano è diventato vicino", si opera nella stessa umanità di Cristo. "Il Verbo ha sottolineato Benedetto XVI ha assunto la nostra umanità e, in cambio, la natura umana è stata elevata alla dignità divina". Da ciò deriva la "nostra reale e intima partecipazione alla divina natura del Verbo". Il Natale, dunque, è "la festa in cui Dio si fa così vicino all'uomo da condividere il suo stesso atto di nascere, per rivelargli la sua dignità più profonda: quella di essere figlio di Dio". Una seconda dimensione evidenziata dal Papa è quella della luce. "La liturgia natalizia - ha notato il Pontefice - è pervasa di luce", perché la venuta di Cristo "dirada

le tenebre del mondo" e "diffonde sul volto degli uomini lo splendore di Dio Padre". Avvolti da questa luce, quindi, "siamo invitati con insistenza a farci illuminare la mente e il cuore dal Dio che ha mostrato i l f ul g or e de l s uo V o l to" . In questa prospettiva, la stessa celebrazione dell'Epifania si rivela "un invito rivolto alla Chiesa, ma anche a ciascuno di noi, a prendere ancora più viva coscienza della missione e della responsabilità verso il mondo nel testimoniare e portare la luce

nuova del Vangelo". La Chiesa - ha puntualizzato Benedetto XVI - "non è la luce, ma riceve la luce da Cristo, la accoglie per esserne illuminata e per diffonderla in tutto il suo splendore". Di seguito riteniamo utile riportare i tratti essenziali della catechesi del Papa, che richiama brevemente “qualche tema proprio della celebrazione del Natale del Signore affinché ciascuno di noi possa

abbeverarsi alla fonte inesauribile di questo Mistero e portare frutti di vita”.Anzitutto, ci domandiamo: qual è la prima reazione davanti a questa straordinaria azione di Dio che si fa bambino, si fa uomo? Penso che la prima reazione non può essere altro che gioia. "Rallegriamoci tutti nel Signore, perché è nato nel mondo il Salvatore": così inizia la Messa della notte di Natale, e abbiamo appena sentito le parole dell’Angelo ai pastori: "Ecco. Io vi annuncio una grande gioia" (Lc 2,10). E’ il tema che apre il Vangelo, ed è il tema che lo chiude perché Gesù Risorto rimprovererà agli Apostoli proprio di essere tristi (cfr Lc 24,17) – incompatibile con il fatto che Lui rimane Uomo in eterno. Ma facciamo un passo avanti: da dove nasce questa gioia? Direi che nasce dallo stupore del cuore nel vedere come Dio ci è vicino, come Dio pensa a noi, come Dio agisce nella storia; è una gioia, quindi, che nasce dal contemplare il volto di quell’umile bambino perché sappiamo che è il Volto di Dio presente per sempre nell’umanità, per noi e con noi. Il Natale è gioia perché vediamo e siamo finalmente sicuri che Dio è il bene, la vita, la verità dell’uomo e si abbassa fino all’uomo, per innalzarlo a Sé: Dio diventa così vicino da poterlo vedere e toccare. La Chiesa contempla questo ineffabile mistero e i testi della liturgia di questo tempo sono pervasi dallo stupore e dalla gioia; tutti i canti di Natale esprimono questa gioia. Continua a pagina 2


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SEGUE DALLA PRIMA Natale è il punto in cui Cielo e terra si uniscono, e varie espressioni che sentiamo in questi giorni sottolineano la grandezza di quanto è avvenuto: il lontano – Dio sembra lontanissimo – è diventato vicino; "l’inaccessibile volle essere raggiungibile, Lui che esiste prima del tempo cominciò ad essere nel tempo, il Signore dell’universo, velando la grandezza della sua maestà, prese la natura di servo" - esclama san Leone Magno (Sermone 2 sul Natale, 2.1). In quel Bambino, bisognoso di tutto come lo sono i bambini, ciò che Dio è: eternità, forza, santità, vita, gioia, si unisce a ciò che siamo noi: debolezza, peccato, sofferenza, morte. La teologia e la spiritualità del Natale usano un’espressione per descrivere questo fatto, parlano di admirabile commercium, cioè di un mirabile scambio tra la divinità e l’umanità. Sant’Atanasio di Alessandria afferma: "il Figlio di Dio si è fatto uomo per farci Dio" (De Incarnatione, 54, 3: PG 25, 192), ma è soprattutto con san Leone Magno e le sue celebri Omelie sul Natale che questa realtà diventa oggetto di profonda meditazione. Afferma, infatti, il santo Pontefice: "Se noi ci appelliamo alla inesprimibile condiscendenza della divina misericordia che ha indotto il Creatore degli uomini a farsi uomo, essa ci eleverà alla natura di Colui che noi adoriamo nella nostra" (Sermone 8 sul Natale: CCL 138,139). Il primo atto di questo meraviglioso scambio si opera nell’umanità stessa del Cristo. Il Verbo ha assunto la nostra umanità e, in cambio, la natura umana è stata elevata alla dignità divina. Il secondo atto dello scambio consiste nella nostra reale ed intima partecipazione alla divina natura del Verbo. Dice San Paolo: "Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli" (Gal 4,45). Il Natale è pertanto la festa in cui Dio si fa così vicino all’uomo da condividere il suo stesso atto di nascere, per rivelargli la sua dignità più profonda: quella di essere figlio di Dio. E così il sogno dell’umanità cominciando in Paradiso -

vorremmo essere come Dio - si realizza in modo inaspettato non per la grandezza dell’uomo che non può farsi Dio, ma per l’umiltà di Dio che scende e così entra in noi nella sua umiltà e ci eleva alla vera grandezza del suo essere. Il Concilio Vaticano II in proposito ha detto così: "In realtà, soltanto nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo" (Gaudium et spes, 22); altrimenti rimane un enigma: che cosa vuole dire questa creatura uomo? Solo vedendo che Dio è con noi possiamo vedere luce per il nostro essere, essere felici di essere uomini e vivere con fiducia e gioia. E dove si rende presente in modo reale questo meraviglioso scambio, perché operi nella nostra vita e la renda un’esistenza di veri figli di Dio? Diventa molto concreta nell’Eucaristia.

Quando partecipiamo alla Santa Messa noi presentiamo a Dio ciò che è nostro: il pane e il vino, frutto della terra, perché Egli li accetti e li trasformi donandoci Se stesso e facendosi nostro cibo, affinché ricevendo il suo Corpo e il suo Sangue partecipiamo alla sua vita divina. Vorrei soffermarmi, infine, su un altro aspetto del Natale. Quando l’Angelo del Signore si presenta ai pastori nella notte della Nascita di Gesù, l’Evangelista Luca annota che "la gloria del Signore li avvolse di luce" (2,9); e il Prologo del Vangelo di Giovanni parla del Verbo fatto carne come della luce vera che viene nel mondo, la luce capace di illuminare ogni uomo (cfr Gv 1,9). La liturgia natalizia è pervasa di luce. La venuta di Cristo dirada le tenebre del mondo, riempie la Notte santa di un fulgore celeste e diffonde sul volto degli uomini lo splendore di Dio Padre. Anche oggi. Avvolti dalla luce di Cristo, siamo invitati con insistenza dalla liturgia natalizia a farci illu-

minare la mente e il cuore dal Dio che ha mostrato il fulgore del suo Volto. Il primo Prefazio di Natale proclama: "Nel mistero del Verbo incarnato è apparsa agli occhi della nostra mente la luce nuova del tuo fulgore, perché conoscendo Dio visibilmente, per mezzo suo siamo rapiti all’amore delle realtà invisibili". Nel Mistero dell’Incarnazione Dio, dopo aver parlato ed essere intervenuto nella storia mediante messaggeri e con segni, "è apparso", è uscito dalla sua luce inaccessibile per illuminare il mondo. Nella Solennità dell’Epifania, 6 gennaio, che celebreremo tra pochi giorni, la Chiesa propone un brano molto significativo del profeta Isaia: "Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te. Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli; ma su di te splende il Signore, la sua gloria appare su di te. Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere" (60,1-3). E’ un invito rivolto alla Chiesa, la Comunità di Cristo, ma anche a ciascuno di noi, a prendere ancora più viva coscienza della missione e della responsabilità verso il mondo nel testimoniare e portare la luce nuova del Vangelo. All’inizio della Costituzione Lumen gentium del Concilio Vaticano II troviamo le seguenti parole: "Essendo Cristo la luce delle genti, questo santo Concilio, adunato nello Spirito Santo, ardentemente desidera con la luce di Lui, splendente sul volto della Chiesa, illuminare tutti gli uomini annunziando il Vangelo a ogni creatura" (n. 1). Il Vangelo è la luce da non nascondere, da mettere sulla lucerna. La Chiesa non è la luce, ma riceve la luce di Cristo, la accoglie per esserne illuminata e per diffonderla in tutto il suo splendore. E questo deve avvenire anche nella nostra vita personale. Ancora una volta cito San Leone Magno che ha detto nella Notte Santa: "Riconosci, cristiano, la tua dignità e, reso partecipe della natura divina, non voler ricadere alla condizione spregevole di un tempo con una condotta indegna. Ricordati chi è il tuo Capo e di quale Corpo sei membro. Ricordati che, strappato dal potere delle tenebre, sei stato trasferito nella luce e nel Regno di Dio". Dall’Osservatore Romano 5/1/2012


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“Educare i giovani alla giustizia e alla pace” Sintesi del messaggio di Benedetto XVI per la XLV Giornata Mondiale della Pace Primo gennaio 2012: si celebra la 45.ma Giornata Mondiale della Pace sul tema “Educare i giovani alla giustizia e alla pace”. Il Papa, in questa occasione e nella Solennità di Maria Santissima Madre di Dio, presiede la Santa Messa alle 9.30 nella Basilica Vaticana. In un mondo che conclude il 2011 con un “senso di frustrazione” per la crisi “che sta assillando la società il mondo del lavoro e l’economia” - scrive Benedetto XVI nel suo Messaggio per la Giornata - l’attenzione di tutti deve essere posta ai giovani, “nella convinzione che essi con il loro entusiasmo e la loro spinta ideale possono offrire una nuova speranza al mondo”. Queste parole sono le ultime in ordine di tempo di un itinerario di riflessioni spirituali e appelli concreti, costruito in questi anni da Benedetto XVI. Alessandro De Carolis lo ripercorre in questo servizio: Verità, persona, famiglia, creato, libertà. I pilastri solidi sui quali incardinare quel valore assoluto e precario che è la pace. La road map tracciata finora dal Papa non per salvaguardare la stabilità in una singola nazione, né per disinnescare un conflitto in un’area del mondo, ma per il bene di tutta l’umanità. Un percorso a tappe rintracciabile nelle parole dedicate da Benedetto XVI alla pace ad ogni primo gennaio, a partire dal 2006, dalla prima Messa presieduta nelle vesti di Pontefice. “Nella verità, la pace” è il titolo del Messaggio di quell’anno e il Papa pianta con esso la pietra miliare di quello che sarà il suo viaggio. “Per accogliere il dono della pace”, afferma, dobbiamo guardare a Cristo, “il quale ci ha insegnato il ‘contenuto’ e insieme il ‘metodo’ della pace, cioè l’amore”. Ma pace e amore hanno bisogno di braccia e gambe. Hanno bisogno della “persona umana” che – recita il titolo del Messaggio – è il “cuore della pace”: “Di fronte alle minacce alla

pace, purtroppo sempre presenti, dinanzi alle situazioni di ingiustizia e di violenza, che continuano a persistere in diverse regioni della terra, davanti al permanere di conflitti armati, spesso dimenticati dalla vasta opinione pubblica, e al pericolo del terrorismo che turba la serenità dei popoli, diventa più che mai necessario operare insieme per la pace. Questa, ho ricordato nel Messaggio, è ‘insieme un dono e un compito’ (n. 3): dono da invocare con la preghiera, compito da realizzare con coraggio senza mai stancarsi”. Dunque, la pace non può essere il nobile intento di qualche eroe solitario, ma un obiettivo da costruire insieme, come corpo, come famiglia. E “famiglia umana, comunità di pace” è il titolo del Messag-

gio 2008 e all’omelia del primo gennaio Benedetto XVI ribadisce: “Chi anche inconsapevolmente osteggia l’istituto familiare (…) rende fragile la pace nell’intera comunità, nazionale e internazionale, perché indebolisce quella che, di fatto, è la principale ‘agenzia’ di pace”. (Omelia primo gennaio 2008) Individuati i protagonisti, e l’ideale che li anima, bisogna rimboccarsi le maniche. “Combattere la povertà, costruire la pace”, intitola il Papa il Messaggio per il 2009. C’è – osserva – una povertà scelta da Dio, che per un misterioso disegno fa nascere suo Figlio in una stalla, è c’è “un’indigenza che Dio non vuole e che va

combattuta”. Quella delle mille miserie sparse sul pianeta, che aspetta l’avvento di una “umanità nuova, capace, sempre e solo con la grazia di Dio, di operare una ‘rivoluzione pacifica”:“Una rivoluzione non ideologica ma spirituale, non utopistica ma reale, e per questo bisognosa di infinita pazienza, di tempi talora lunghissimi, evitando qualunque scorciatoia e percorrendo la via più difficile: la via della maturazione della responsabilità nelle coscienze.” Ma voler estirpare la povertà dalla terra, senza preoccuparsi di proteggere la terra stessa è un controsenso. “Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato”, scrive Benedetto XVI nel 2010. E per rendere incisivo il suo discorso chiede a chi lo ascolta di guardare a chi la terra la gestirà dopo di noi, ricevendola in condizioni spesso drammatiche, i bambini:“Di fronte alla loro condizione inerme, crollano tutte le false giustificazioni della guerra e della violenza. Dobbiamo semplicemente convertirci a progetti di pace, deporre le armi di ogni tipo e impegnarci tutti insieme a costruire un mondo più degno dell’uomo”. E un mondo più degno dell’uomo lo è se a quell’uomo è permesso di esprimere senza costrizioni la propria fede. La “libertà religiosa” è “via per la pace”, ribadisce il Papa nel Messaggio di quest’anno. E all’omelia del primo gennaio spiega:“Là dove si riconosce effettivamente la libertà religiosa, la dignità della persona umana è rispettata nella sua radice e, attraverso una sincera ricerca del vero e del bene, si consolida la coscienza morale e si rafforzano le stesse istituzioni e la convivenza civile. Per questo la libertà religiosa è via privilegiata per costruire la pace”. Fonte: www.radiovaticana.org


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“Educare i giovani alla giustizia e alla pace” Il messaggio del Pontefice Benedetto XVI per la 45° Giornata mondiale della Pace “ Educare i giovani alla giustizia e alla Pace”, è ricco di spunti per una seria riflessione. Il Santo Padre fa riferimento al Salmo 130. L’uomo di fede attende il Signore con ferma speranza “più che le sentinelle l’aurora” (v 6), perché sa che il Signore e solo il Signore porterà luce, misericordia e salvezza . Benedetto XVI è consapevole del periodo buio che stiamo attraversando ed invita tutti noi a non cessare l’attesa dell’ “aurora” di cui parla il Salmista. Il Papa si rivolge soprattutto ai giovani; Egli sa che con il loro entusiasmo e la loro spinta ideale possono offrire una nuova speranza al mondo. Una prima riflessione da fare è che non si può parlare di Pace, senza partire dalla Parola di Dio che ci attesta che Gesù è la nostra Pace . Come dice San Paolo, Egli è venuto a riconciliare a sé tutte le cose quelle della Terra e quelle del Cielo , (Col 1,19-20) . Riferendoci sempre alle Sacre scritture , oltre alle Beatitudini descritte dal Vangelo di Matteo (5,1-12) un’esortazione alla Pace, viene dalla meditazione del Salmo 84 (85) . La Pace nel mondo si realizzerà solo se, come Gesù, gli uomini sapranno coniugare la misericordia ed il perdono alla verità , la giustizia,alla fratellanza. La fratellanza comporta la gratuità, il donarsi , lo spendersi per gli altri , così come ha fatto Gesù , se la giustizia che gli uomini promuovono non è improntata alla gratuità , alla solidarietà, alla carità, avremo un mondo che rimane sempre ingiusto , con i poveri sempre più poveri , le persone sole sempre più sole, i deboli sempre più deboli. I governanti dovrebbero sforzarsi a promuovere leggi giuste, secondo il pensiero di Dio, non seguendo i criteri dell’utilitarismo e della ricerca sfrenata del proprio tornaconto. Benedetto XVI è consapevole della necessità di rivolgersi

a tutti coloro che sono responsabili del cammino educativo e formativo dei giovani: genitori, famiglie ,scuola, i deputati all’educazione nei vari ambiti della vita religiosa. Il Pontefice si rivolge infine a coloro che attraverso l’attività sociale, politica, economica, culturale e della comunicazione ed influenzano le scelte delle future generazioni. Educare i giovani certo non è cosa semplice, occorre essere attenti ai loro segnali, bisogna saperli ascoltare , indirizzare i loro pensieri, suscitando in essi il desiderio del Bene, valorizzando le loro capacità ,comunicando l’apprezzamento per il

valore positivo della vita. “Per questo” dice Benedetto XVI , “sono più che mai necessari autentici testimoni , e non meri dispensatori di regole e di informazioni …..Il testimone è colui che vive per primo il cammino che propone.” Il luogo primario dove matura una vera educazione alla giustizia ed alla pace è la famiglia; i figli apprendono i valori umani e cristiani per una pacifica e costruttiva convivenza, in famiglia, i genitori quali educatori devono sentire la responsabilità di educare i figli “alla solidarietà tra le generazioni, al rispetto delle regole, al perdono e all’accoglienza dell’altro”. E’ a dir poco commovente la parte del messaggio, in cui il Pontefice, consapevole delle condizioni e dei ritmi di vita estenuanti, delle preoccupazioni, delle ansie che nei nostri giorni vivono i genitori, costrin-

gendo loro ad essere sempre più spesso assenti nella vita dei figli, li incoraggia “a non perdersi d’animo”. “Con l’esempio della loro vita”, dice il Papa, “ esortino i loro figli a porre la speranza in Dio, da cui solo sorgono giustizia e pace autentica”. Ogni ambiente educativo, deve inoltre sentire la responsabilità affinché i giovani si sentano valorizzati nelle proprie potenzialità e ricchezze interiori, rispettando la dignità della persona umana. Nel messaggio non manca un’esortazione ai responsabili politici, il Papa chiede un adeguato supporto per assicurare alle famiglie stabilità e serenità ed inoltre chiede che si offra ai giovani un’immagine della politica “ come servizio per il bene di tutti” , offrendo esempi di rettitudine , coerenza , preparazione e competenza. Il Papa ravvisa l’urgenza che i giovani siano educati alla verità e alla libertà. Inoltre fa riflettere il Pontefice è importante far capire ai giovani che l’uomo è un essere che vive in rapporto con gli altri, soprattutto con Dio. L’autentica libertà non può mai essere raggiunta allontanandosi da Lui, rifugiandosi nel “ relativismo”. Il messaggio si conclude con un invito ai giovani a non scoraggiarsi di fronte alle difficoltà, li invita a non avere paura dell’impegno di affrontare la fatica ed il sacrificio e li esorta a scegliere la via della fedeltà, della costanza ,dell’umiltà e della dedizione. Egli ancora si rivolge a tutti gli uomini e le donne che hanno a cuore la Pace, esortandoli a lavorare per dare “al mondo un volto più umano e fraterno, sentendosi responsabili verso le giovani generazioni presenti e future, e ad unire le forze spirituali, morali e materiali, per “educare i giovani alla giustizia ed alla pace”.

Giulia Schiavo


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Un vademecum per tutti Che il mondo dei media sia fazioso e deleterio è innegabile. Basta leggere i giornali o vedere le centinaia di televisioni ,per non parlare di internet,per comprendere come questi meravigliosi strumenti possono spesso non essere al servizio dell’uomo e della verità. Vi chiederete il perché di quest’accusa al mondo dei media. Essa nasce dal fastidio provato nel constatare che quando bisogna attaccare la Chiesa si sprecano fiumi di inchiostro, si impiegano ore in dibattiti spesso faziosi per colpire il Papa,i vescovi e i preti rei di efferati crimini che ostacolano il progresso,la libertà,la dignità dell’uomo o di interferire nella vita politica di uno Stato,e dell’Italia in particolare. Quando invece il Papa,a nome di tutta la Chiesa,scrive il messaggio per la 45° Giornata Mondiale della Pace e lo intitola significativamente “Educare i giovani alla giustizia e alla pace”,i giornali,ad esempio,preferiscono parlare di altro,magari delle presunte tasse che la Chiesa non paga.. Anche sui blog locali,spiace dirlo,il messaggio di Benedetto XVI per il 1 gennaio 2012 è passato sotto silenzio. Perché è,a mio avviso,una grave omissione?Perché il messaggio per la Giornata Mondiale della Pace di quest’anno è una miniera d’oro alla quale tutti,e sottolineo tutti,credenti e non ,dovremmo attingere. Il mio primo auspicio è che sia stato letto dal neo Ministro della Pubblica Istruzione e dagli ambienti di Viale Trastevere e che ben presto,magari attraverso una circolare,si invitino i Dirigenti Scolastici,i Docenti e gli studenti a riflettere su quanto papa Benedetto XVI dice a proposito dell’educazione “l’avventura più affascinante e difficile della vita”,e sui responsabili dell’educazione. Condizionata dalle tre I,di berlusconiana memoria,se non erro,ma già da tempo svilita in tanti suoi aspetti fondamentali,obbligata a sottostare alle ferree leggi dell’economia che rifiuta investimenti nella Cultura, la Scuola,in moltissimi casi,ha smesso di “educare”,ossia,come ricorda il Papa,”di condurre fuori da se stessi per introdurre alla realtà,verso una pienezza che fa crescere la persona”.”Tale processo”,continua Benedetto

XVI,”si nutre dell’incontro di due libertà,quella dell’adulto e quella del giovane. Esso richiede la responsabilità del discepolo,che deve essere aperto a lasciarsi guidare alla conoscenza della realtà,e quella dell’educatore,che deve essere disposto a donare se stesso. Per questo scopo sono più che mai necessari autentici testimoni,e non meri dispensatori di regole e di informazioni;testimoni che sappiano vedere più lontano degli altri,perché la loro vita abbraccia spazi più ampi. Il testimone è colui che vive per primo il cammino che propone”.Parole chiare che dovrebbero portare tutti i responsabili dell’educazione,genitori,insegnanti,politi ci,catechisti,preti etc.,a fare un vero e proprio esame di coscienza per riflettere sul proprio ruolo di educatori e comin-

ciare ad operare perché “ogni ambiente educativo possa essere luogo di apertura al trascendente e agli altri:luogo di dialogo,di coesione e di ascolto,in cui il giovane si senta valorizzato nelle proprie potenzialità e ricchezze interiori,e impari ad apprezzare i fratelli”.Un vademecum per tutti,dicevo nel titolo,perché nel Messaggio per la Giornata della Pace 2012 il Papa ha veramente suggerito a tutti gli aspetti fondamentali da tenere presente nel difficile compito dell’educazione,una educazione in primis alla verità e alla libertà,dalla quale scaturisce l’educazione alla giustizia e alla pace. Partendo da una domanda di sant’Agostino (quanti colleghi di filosofia nei licei italiani inseriscono nei loro piani di lavoro il grande Vescovo di Ippona?),Benedetto XVI ricorda l’amore che

l’uomo ha per la verità e che per educare alla verità occorre innanzitutto sapere chi è la persona umana,conoscerne la natura. E alla domanda :chi è l’uomo?,il Papa dà una risposta stupenda.”L’uomo è un essere che porta nel cuore una sete di infinito,una sete di verità non parziale,ma capace di spiegare il senso della vita,perché è stato creato a immagine e somiglianza di Dio”.Se i responsabili dell’educazione facessero propria questa definizione,aiuterebbero a capire che “non si può sacrificare la persona per raggiungere un bene particolare ,sia esso economico o sociale,individuale o collettivo”.Proseguendo nelle sue riflessioni,Benedetto XVI ribadisce che compito dell’educazione è anche quello di formare all’autentica libertà,che non è l’assenza di vincoli,il dominio del libero arbitrio,l’assolutismo dell’io e che per esercitare la sua libertà l’uomo deve superare l’orizzonte relativistico e conoscere la verità su se stesso e la verità circa il bene e il male. Come responsabili dell’educazione educhiamo i nostri giovani a comprendere il vero senso della libertà?Ma soprattutto questo senso vero della libertà indicatoci dal Papa lo abbiamo compreso e accettato noi per primi? Nemo dat quod non habet!Ma il filo rosso che caratterizza il messaggio pontificio per la Giornata della Pace 2012 è la grande fiducia nei giovani che il Papa più volte ribadisce nelle sue riflessioni. A loro la Chiesa “guarda con speranza,ha fiducia in loro e li incoraggia a ricercare la verità,a difendere il bene comune,ad avere prospettive aperte sul mondo e occhi capaci di vedere cose nuove” e a loro la Chiesa offre quanto ha di più prezioso:”la possibilità di alzare gli occhi a Dio,di incontrare Gesù Cristo,Colui che è la giustizia e la pace”.Una fiducia nei giovani che mi auguro la Scuola italiana e tutti gli altri responsabili dell’educazione possano fare propria,per valorizzare le nuove generazioni,ossia Persone dotate di una dignità profonda e di inviolabilità e non prodotti da immettere sul mercato come vittime sacrificali a mammona. Roberto Palumbo


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“Andiamo in ‘Pace’!” grandi gesti, di agire attraverso di essa; legandola alla giustizia, stringendola alla solidarietà. Pace che deve essere vissuta come una responsabilità sociale del cittadino nei confronti dei suoi vicini. Del giovane nel rispetto degli altri giovani. In questa epoca, dove si condivide il tutto attraverso la rete e la digitalizzazione delle proprie storie di vita e dove le regole si fanno sempre più liquide e inconsistenti, è la pace intesa come armonico “Peace and Love” era il motto dei giovani equilibrio la soluzione per garantirsi e negli anni ’60. regalarsi una società comprensiva ed acPace e amore dovrebbe essere il motto cogliente, di cui riconoscersi figli. anche delle nuove generazioni. Quelle Auguri! targate 2012. Iolanda Mansi Non semplice voglia di libertà e di rottura delle regole, come nei moti dell’anima Educare i giovani alla sessantottini, ma voglia di serenità, di comunione e condivisione con l’altro. A giustizia e alla pace volte sempre più lontano e più difficile “Essere attenti al mondo giovanile, saperlo da comprendere. E’ lo stesso Gesù Cristo resuscitato ad ascoltare e valorizzare, non è solamente augurare agli apostoli: "La pace sia con un’opportunità, ma un dovere primario di voi" (Giovanni 20,21), la sera del giorno tutta la società, per la costruzione di un futudi Pasqua. Una pace intesa come piena ro di giustizia e di pace”. Sua Santità Benecomunione con Dio. Come un dono che detto XVI ha voluto, quest’anno, centraintende essere foriero di un profondo re il messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, che viene celebrata tradiziorinnovamento del cuore dell'uomo. E’ così che ci piace immaginare la pace: nalmente il 1° gennaio, sul ruolo dei come una parola, dal profondo peso spe- giovani nel processo di costruzione di un cifico, in cui l’esser umano possa trovare futuro di pace per il mondo. Il Papa ha rifugio, ristoro e forza per pensare al richiamato l’attenzione sulla forza genefuturo. Soprattutto per e dei giovani, più rata dall’educazione delle giovani generaorientati al cambiamento e maggiormen- zioni per sperare che le cose possano te proiettati verso un futuro, che appare cambiare. Due sono, infatti, i punti di forza che i giovani possiedono; il primo è ricco di insidie. Nella vita di tutti i giorni occorre agire il saper guardare al futuro con la sperancon ‘pace’. Cercala in ogni azione, in za della propria giovinezza, il secondo è ogni istante. Una pace intesa come armo- la freschezza con cui i giovani sanno trania, forza ed equilibrio, nel rapporto con sformare anche i sogni più complicati in se stessi e con l’altro. Nella condivisione realtà concrete. L’indignazione dei giocristiana dei propri vissuti e delle diffi- vani, scrive il Papa, che in varie parti del mondo hanno sottolineato situazioni precoltà, insite nella quotidianità. E’ l’armonia dei rapporti e la fratellanza occupanti, è il segnale più concreto che tra gli uomini, la vera pace di Dio. Non essi percepiscono il valore positivo di una la fine delle guerre e delle ostilità. Si vita spesa al servizio del Bene ma colgotratta, in questo caso, di un valore più no anche aspetti più problematici quali la assoluto, più alto, di un principio eterno, difficoltà a trovare lavoro e a formarsi che ci è stato tramandato nelle Scritture una famiglia. Educare i giovani alla pace e alla giustizia significa far scoprire loro il e di cui Gesù si è fatto portavoce. Chiedo a tutti dunque, come buon pro- valore di Cristo, principe della Pace, posito per il nuovo anno, di trasformarsi nella propria vita. Il Papa, infatti, sottoliin “uomini di pace”. Sia nei piccoli sia nei nea che le giovani generazioni devono comprendere che in Cristo, nella sua

Croce, “Dio ha riconciliato a sé il mondo e ha distrutto le barriere che ci separavano gli uni dagli altri; in Lui c’è un’unica famiglia riconciliata nell’amore”. Questa riscoperta deve essere realizzata attraverso l’opera educatrice dei genitori, degli educatori e dei responsabili dei vari ambiti della vita sociale, ai quali viene chiesto di essere testimoni di stili di vita più che dispensatori di regole o precetti. Chi deve essere educato è importante che si ponga in un atteggiamento di accoglienza: dell’ esempio, delle parole e degli impegni. Solo così, sottolinea il Pontefice, si rispetterà la libertà dell’educatore e quella del “discepolo”. Non manca nel messaggio un passaggio sulla situazione attuale della famiglia, che da cellula base della società e piccola Chiesa domestica si sta trasformando in un luogo di transito: dei genitori, costretti entrambi a lavorare con conseguente lontananza da casa per lungo periodo, dei figli che vengono coinvolti in mille attività che lasciano loro poco spazio per la crescita interiore alla luce degli esempi presentati dalla vita dei genitori. I genitori devono permettere ai figli di scoprire la ricchezza interiore propria e quella degli altri perché in questo modo riescono a vivere in pieno la libertà che genera una società più umana e aperta al prossimo. I giovani per primi devono essere capaci di realizzare ciò che chiedono agli altri. Scrive Benedetto XVI che la vera libertà a cui sono chiamati i giovani è quella che ha in Dio alleato prezioso, che si realizza in Lui e si concretizza non nell’assenza di vincoli o nella supremazia del libero arbitrio, bensì nel rapporto con gli altri quando l’uomo avrà elaborato una grande scoperta: deve trovare in sé la legge che gli permette di distinguere il bene dal male. Di fronte a questo imperativo educativo come deve operare la parrocchia? Certamente si richiedono esempi educativi che devono essere presentati dalla famiglia e quindi occorre formare le famiglie a questo nuovo ordine di cose. Occorre sensibilizzare i genitori attraverso un percorso di riscoperta delle responsabilità genitoriali non solo nella crescita fisica e materiale dei figli ma anche e soprattutto in quella interiore, percorso che la parrocchia deve sostenere con tutti gli strumenti di cui


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dispone. Per realizzare quanto richiesto dal Santo Padre occorre educare prima i genitori alla scoperta del trascendente, del dialogo e dell’ascolto quali strumenti per la crescita interiore dei figli. Ma il rischio dello scoraggiamento è dietro l’angolo anche per le forze delle giovani generazioni e allora occorre non ricercare false soluzioni che si dimostreranno con il tempo peggiori del male stesso che si vuole sconfiggere ma saper affrontare anche i sacrifici e essere di stimolo per gli adulti. Il pensiero conclusivo del messaggio è una vera sfida per i cristiani impegnati nella costruzione della pace: “ La pace non è un bene già raggiunto, ma una meta a cui tutti e ciascuno dobbiamo aspirare. Guardiamo con maggiore speranza al futuro, incoraggiamoci a vicenda nel nostro cammino, lavoriamo per dare al nostro mondo un volto più umano e fraterno, e sentiamoci uniti nella responsabilità verso le giovani generazioni presenti e future, in particolare ad educarle ad essere pacifiche e artefici di pace.” M.C.Sorrentino MESE DELLA PACE

Gennaio 2012 Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano (Mt 5,44) Obiettivo In questo decennio dedicato al tema dell’educazione appare sempre più chiaro che l’educazione passa soprattutto attraverso la testimonianza (cfr Educare alla vita buona del vangelo n. 34). Siamo chiamati quindi non solo a essere cristiani credenti, ma anche a essere cristiani credibili, testimoni del vangelo in ogni ambito della nostra vita, dalla famiglia, al tempo libero, al lavoro. È proprio attraverso questa nostra testimonianza che vogliamo impegnarci ad educare alla giustizia e alla pace. È questo un impegno forte per gli adulti nei confronti delle nuove generazioni, ma anche per i giovani e per i ragazzi che sono testimoni nei loro ambienti di vita. Per approfondire Lettura del messaggio del papa Benedetto XVI per la 45ª Giornata Mondiale della Pace del prossimo 1° gennaio 2012: «Educare i giovani alla giustizia e alla pace». LA FAMIGLIA ANIMA LA SOCIETÀ - Catechesi n. 4 Siate figli del Padre vostro che è nei cieli.

Nelle piccole azioni della vita quotidiana il figlio impara a stabilire una buona relazione con gli altri e a vivere nella condivisione. Così la famiglia diventa il primo luogo dove si impara il senso più vero della giustizia, della solidarietà, della sobrietà, della semplicità, dell’onestà, della veracità e della rettitudine, insieme a una grande passione per la storia dell’uomo e della polis. Come la famiglia di Nazareth, così ogni famiglia consegna alla società, attraverso i propri figli, la ricchezza umana che ha vissuto, compresa la capacità di amare il nemico, di perdonare senza vendicarsi, di gioire dei successi altrui, di dare più di quanto richiesto… LA FAMIGLIA GENERA LA VITA Catechesi n. 2 È soprattutto attraverso l'educazione dei figli che la famiglia assolve la sua missione di annunciare il Vangelo della vita. Con la parola e con l'esempio, nella quotidianità dei rapporti e delle scelte e mediante gesti e segni concreti, i genitori iniziano i loro figli alla libertà autentica, che si realizza nel dono sincero di sé, e coltivano in loro il rispetto dell'altro, il senso della giustizia, l'accoglienza cordiale, il dialogo, il servizio generoso, la solidarietà e ogni altro valore che aiuti a vivere la vita come un dono. Da “Educare alla vita buona del Vangelo” n. 33 Nell’opera educativa della Chiesa emerge con evidenza il ruolo primario della testimonianza, perché l’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, e se ascolta i maestri lo fa perché sono anche testimoni credibili e coerenti della Parola che annunciano e vivono. […] Nell’opera dei grandi testimoni dell’educazione cristiana, secondo la genialità e la creatività di ciascuno, troviamo i tratti fondamentali dell’azione educativa:l’autorevolezza dell’educatore, la centralità della relazione personale, l’educazione come atto di amore, una visione di fede che dà fondamento e orizzonte di senso ai giovani, la formazione integrale della persona, la corresponsabilità per la costruzione del bene comune […]. Per la riflessione Quali testimoni abbiamo possono essere un riferimento educativo sui temi della giustizia e della pace? Quale testimonian-

za possiamo dare come famiglia in merito all’educazione alla giustizia e alla pace? Siamo capaci di vivere come una testimonianza anche il nostro essere lavoratori o studenti? Per la realizzazione Le attività proposte vogliono far approfondire il tema della giustizia e della pace attraverso alcune sottolineature del cammino associativo dei ragazzi, dei giovani e degli adulti, per poi con spirito missionario, condividere insieme alla comunità la Festa della Pace in modo unitario. Durante il mese della Pace i ragazzi, porteranno avanti una riflessione che partendo dei diritti fondamentali del bambino (v. versione UNICEF) si concentrerà sul “contesto naturale” in cui questi diritti posso essere rispettati a pieno. L’affetto della propria famiglia diventa la cornice in cui gli altri diritti si arricchiscono e prendono forma. Tutti i bambini hanno diritto a crescere con la loro famiglia, eppure vi sono situazioni in cui questo non è concesso: malattia di un genitore, malattia del bambino, distanza di un genitore, etc... Le attività proposte a misura di ragazzi saranno dettagliate sul dossier del mese della pace inviato a tutti i responsabili diocesani. Per i giovani si suggerisce di riprendere alcuni passaggi del messaggio di Benedetto XVI per la Giornata Mondiale della Gioventù, sottolineando come solo attraverso un solido radicamento in Cristo si possa essere testimoni di giustizia e pace. Inoltre, giovani e adulti insieme potranno approfondire alcuni temi legati al tema della giustizia nel mondo del lavoro. Si suggerisce laddove presente di coinvolgere MSAC e MLAC in queste attività. Attraverso il MSAC si può organizzare un incontro tra i ragazzi delle scuole superiori e gli adulti, sia per confrontarsi sulle aspettative dei giovani nei confronti del mondo del lavoro, sia per parlare delle loro prime esperienze lavorative, di come hanno vissuto eventuali ingiustizie, specie nei progetti di alternanza scuola/ lavoro o negli stage estivi. Con il MLAC si potrebbero analizzare i vari tipi di contratto lavorativo che si propongono ai giovani impegnandosi a promuovere (in prima persona sul proprio posto di lavoro, ma anche in sedi pubbliche) condizioni giuste per tutte le parti, datore e lavoratore.


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Nasce a Ravello l’ ”Associazione Sportiva Dilettantistica Costiera e Monti Lattari” Sabato 10 Dicembre 2011 presso la sala “Pinacoteca” del Duomo di Ravello si è costituita , con un’assemblea aperta a tutti, l’”Associazione Sportiva Dilettantistica Costiera e Monti Lattari” . La nuova associazione sportiva ha la sede sociale a Ravello in via Wagner 2, presso la casa parrocchiale. Obiettivo dell’associazione è la promozione della pratica delle discipline sportive per persone di tutte le età sia a livello amatoriale , sia a livello agonistico. Ginnastica posturale con il Pilates, la danza (classica, moderna, hip hop, latino americana), la ginnastica per adulti e bambini, il tennis, la pallavolo, le arti marziali e la pratica delle varie discipline sportive, comporta la necessità di chiedere agli enti locali la gestione di strutture sportive da gestire o da soli od anche in collaborazione con altre associazioni sportive del territorio. Avere istruttori qualificati è fondamentale così come è importante che possano svolgere il loro lavoro presso strutture dove si possa fare sport in sicurezza. Questo implica che l’associazione si faccia promotore della richiesta di contributi regionali e/o nazionali e/o comunitari per la ristrutturazione delle strutture sportive esistenti e di cercare di creare delle infrastrutture ex novo. Avere l’appoggio del nostro parroco Don Giuseppe Imperato, che ci ha dato la possibilità di allocare temporaneamente la sede sociale presso la casa parrocchiale del Duomo di Ravello, è un passo importante per lo sviluppo dell’associazione. Unire la promozione di iniziative nel sociale alla promozione sportiva è possibile perché sono attività che hanno la stessa finalità , ossia la formazione etica dell’individuo(adolescente o adulto che sia) e la socializzazione, attività che lo sport favorisce naturalmente. L’unione di intenti dei soci fondatori (Concetta Lambiase, Giancarlo Schiavo, Vincenzo Falcone, Marco Rossetto, Annamaria Vitale, Mirella Esposito, Bonaventura Mansi, Giò Caruso, Franca Capozzoli, Giuseppina Calce) spera possa portare degli stimoli nuovi alla comunità sia per lo promozione della pratica delle

varie discipline sportive, sia per la promozione di attività nel sociale. Un primo esempio di attività nel sociale sono gli spettacoli del 3 e del 7 Gennaio 2012 all’Auditorium Oscar Nyemeier nei quali, grazie alla collaborazione tra la A.S.D. Costiera e Monti Lattari, il circolo ANSPI “Gerardo Sasso” di Scala ed il comune di Ravello (che con il suo Patrocinio ha interamente sostenuto le spese dei due spettacoli) si esibiscono oltre 100 tra ragazzi e ragazze che frequentano scuole di musica e di danza nei comuni di Ravello, Amalfi, Minori e Salerno. Queste due serate di spettacolo sono una chiara dimostrazione di come la collaborazione tra varie associazioni sportive, compagnie di danza e scuole di musica, possa portare dei risultati eccellenti sia dal punto vista qualitativo (ad esempio la N.Y.S.O. Orchestra di Salerno che si esibisce il 3 Gennaio ha vinto nel 2010 un premio nazionale come miglior orchestra giovanile), sia dal punto di vista della socializzazione tra ragazzi dei diversi comuni. Gli sforzi dell’associazione dei prossimi giorni saranno indirizzati alla stesura del programma di attività per il 2012,cercando di fare il massimo per promuovere la pratica delle discipline sportive sia in Ravello che nei paesi confinanti.

Il presidente Marco Rossetto Eventi natalizi curati all’Associazione Il 3 Gennaio ed il 7 gennaio 2012, L’Associazione Sportiva Dilettantisca “Costiera e Monti Lattari” che ha sede in Ravello alla via Wagner 2 (presso la casa parrocchiale), ha organizzato due serata di spettacolo di musica e danza all’Auditorium Oscar Niemeyer, dove i protagonisti assoluti sono stati i ragazzi. Gli obiettivi principali dell’associazione sportiva che ha organizzato i due eventi sono principalmente due: 1)La promozione della pratica delle varie discipline artistiche e sportive per persone di tutte le età. 2)L’interazione con le altre associazioni

del territorio per organizzare eventi come questi che contribuiscono alla formazione culturale dei ragazzi e creano occasioni di incontro e di scambio per persone che hanno gli stessi interessi e che vivono in paesi e città diverse. Si sono esibiti nelle due serate del 3 e del 7 Gennaio, un totale di 211 ragazzi, di età dai 4 ai 20 anni, provenienti da Ravello, Scala, Minori, Amalfi, Praiano, Salerno, Villa Literno, Caserta, Nocera e Napoli, tutti studenti delle varie discipline artistiche di musica, di danza e di canto, assistiti dai loro docenti che hanno collaborato attivamente all’organizzazione degli eventi contribuendo così a fare delle due serate un’occasione di festa e di amicizia, visto che tutti gli artisti ed i maestri che

hanno partecipato all’evento lo hanno fatto a titolo gratuito. Valutando anche l’intenso lavoro delle altre associazioni sportive e culturali del territorio nel periodo natalizio, che hanno organizzato a Ravello eventi di vario genere, gare sportive, attività ludiche per i bambini, il presepe vivente e rappresentazioni teatrali, ognuno personalizzato in base alle proprie visoni dello sport , dell’arte e dell’intrattenimento, e grazie anche all’appoggio concreto, sia in termini economici che organizzativi ,dell’amministrazione comunale, possiamo essere orgogliosi di aver contribuito in queste festività natalizie con il nostro impegno ed il nostro lavoro a dimostrare la vitalità del nostro paese e lo spirito di apertura e di accoglienza che fa parte delle caratteristiche principali di Ravello e dei suoi abitanti. Il presidente dell’A.S.D. Costiera e Monti Lattari

Marco Rossetto


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Cronaca natalizia Con la Festa del Battesimo del Signore,celebrata quest’anno Domenica 8 gennaio,si è chiuso liturgicamente il Tempo di Natale che, pur nella sua brevità rispetto al Tempo Pasquale, è costellato di celebrazioni che invitano a “sprofondare”nel Mistero del Natale,ossia del Verbo che si è fatto carne,di Dio che si è fatto uomo per salvare l’uomo. Certo,la ricchezza e la profondità del Natale continuano purtroppo da anni ad essere svilite e il periodo natalizio si trasforma in una grandissima e perniciosissima festa della banalità e del consumismo,nella quale ,come ho ripetuto altre volte ,DIMENTICHIAMO IL FESTEGGIATO. A Ravello ,spiace dirlo,il rischio di fare del periodo natalizio solo un momento di svago e divertimento,che distrae tutti,in particolare bambini e adolescenti,è alto. Ne abbiamo avuto la prova in occasione dell’Epifania,allorquando tanti simpaticissimi bambini di Ravello,nonostante il freddo pungente,hanno allegramente partecipato alla” tombola della befana”,organizzata dall’Azione Cattolica con il contributo del Comune. Purtroppo la maggior parte di quei bimbi ignorava cosa veramente sia il 6 gennaio e di conseguenza ha preferito attendere in Piazza Duomo l’inizio del gioco e tralasciare di partecipare alle varie Messe che si sono celebrate nelle chiese di Ravello. Analogo discorso per gli adolescenti,attratti e distratti da altro! Ai bravissimi amici dell’Azione Cattolica e a tutti gli operatori pastorali rivolgo l’invito a vigilare,perché,al di là del lodevole impegno profuso,non possiamo permettere che bambini e adolescenti crescano con idee così confuse. Magari ricordiamo ai genitori di quei simpaticissimi bambini che il 6 gennaio non è la “befana”ma una festa importantissima,la festa della rivelazione di Cristo alle genti. La festa delle feste,senza la quale anche il Natale non avrebbe l’importanza che ha. Capiranno e,forse,il prossimo anno, prima della tombola, accompagneranno i loro figli a messa. E’ nostro dovere di credenti aiutare gli altri,piccoli o grandi,a scoprire Cristo e a chiarire con garbo e fermezza che cosa è essenziale e ciò che è secondario. Altrimenti facciamo teatro!

Mi permetto,inoltre,di suggerire di non avallare,in sede di programmazione, iniziative che,a mio avviso,aumentano il rischio di rendere ancora più pagano il Natale cristiano. Di fuoco augurale non abbiamo bisogno! Neppure se viene acceso dopo una celebrazione presieduta dal Vescovo!Pensiamo piuttosto a tentare di mantenere accesa la fiammella della fede che rischia di essere spenta dagli tsunami che da qualche tempo si abbattono sulle comunità ecclesiali e civili della Diocesi. Ottimo invece il discorso sulla solidarietà che deve essere coltivato sempre e non esaurirsi col finire delle feste natalizie. E veniamo alla cronaca. Mi limiterò a parlare delle celebrazioni e delle manifestazioni che si sono svolte nel Duomo,senza ovviamente nulla togliere alle celebrazioni e manifestazioni che si sono svolte nelle altre Parrocchie. L’auspicio è che un domani si possa fare una cronaca unica,nella quale raccontare come la Comunità Ecclesiale di Ravello,unita,sa celebrare le grandi solennità dell’anno liturgico. L’inclemenza del tempo ha in alcuni casi tentato di “guastare la festa”,ma non ha impedito che tutte le celebrazioni programmate si svolgessero nel migliore dei modi. Abbiamo come di consueto iniziato le celebrazioni con la solenne Messa della notte,preceduta dalla processione all’interno del Duomo accompagnata dal tradizionale e sempre suggestivo suono delle zampogne e per la prima volta dal canto della Calenda di Natale,un brano nel quale viene ripercorsa a grandi linee la storia della salvezza. Grazie all’aiuto, alla competenza e alla passione del Maestro Prof. Giancarlo Amorelli,la Corale “Pantaleonis cantores”accompagnata all’organo dal sempre disponibile M° Achille Camera,ha animato le principali celebrazioni del tempo natalizio,cominciando finalmente a riprendere l’esperienza del canto polifonico. Speriamo che ben presto tanti altri ravellesi riscoprano la bellezza del canto liturgico e con un pizzico di sano orgoglio diano la loro disponibilità per rendere ancora più solenni le liturgie”ad maiorem Dei gloriam”e anche per dimostrare che Ravello è veramente Città della Musica,nel senso

che i suoi abitanti amano e studiano questa bellissima arte e la mettono al servizio del Signore. Il maestro Mario Schiavo,padre Andrea Sorrentino e tanti altri nel passato lo hanno fatto. E forse per questo non hanno lapidi commemorative per le strade di Ravello!L’invito ad accogliere Cristo e a non banalizzare gli auguri ,ma a testimoniare con gioia nella vita di ogni giorno la fede in Colui che per salvarci ha scelto di essere come noi,eccetto nel peccato,è stato rivolto da Mons. Giuseppe Imperato,parroco del Duomo,nel corso della celebrazione della Messa del giorno,nella quale è stato proclamato il prologo del Vangelo di san Giovanni. Poiché anche a Ravello Natale rischia sempre più di trasformarsi nella festa della banalità e del divertimento,è stata proposta,nonostante i rigori invernali,l’Adorazione Eucaristica notturna. L’iniziativa si è svolta dal tardo pomeriggio di giovedì 29 dicembre al mattino di venerdì 30,festa della Santa Famiglia. Malgrado la scarsa partecipazione degli adolescenti,nel complesso l’Adorazione notturna si è confermata un’ottima esperienza che,seppur lentamente,grazie a Dio comincia ad essere sentita,come conferma il fatto che diverse persone,anche giovani, hanno sostato a lungo o per tutto il tempo davanti al Santissimo Sacramento,esposto nella Cappella delle Icone alla quale portava un sentiero luminoso di ceri posti nella navata destra della Cattedrale. A notte fonda si sono uniti a noi nella preghiera anche alcuni giovani di Scala. Con la celebrazione delle Lodi e la Benedizione Eucaristica si è conclusa l’esperienza che,come ha sottolineato Mons. Imperato nella riflessione fatta durante i Vespri,pur nella sua difficoltà è una grande occasione per comprendere che cosa è fondamentale nella vita di un cristiano:affidarsi totalmente a Colui che è veramente presente nell’Eucaristia e fare la sua volontà. Sabato 31 dicembre,nel corso della Messa Vespertina abbiamo ringraziato il Signore per i doni elargiti nel corso dell’anno ormai concluso.

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SEGUE DA PAGINA 9 Una bella celebrazione sotto lo sguardo materno di Santa Maria Vetrana conclusa con il canto del Te Deum alla quale hanno partecipato soprattutto i tanti turisti presenti a Ravello per il Capodanno. Con il primo giorno dell’anno civile,nel corso delle celebrazioni eucaristiche abbiamo riflettuto ancora sul Natale e poi sulla figura della Vergine Maria che la liturgia del 1 gennaio celebra con l’antichissimo titolo di “Madre di Dio”;una solennità che la riforma liturgica ha opportunamente trasferito al giorno in cui cade l’Ottava di Natale. Abbiamo ascoltato e meditato anche alcune parti del Messaggio di Papa Benedetto XVI per la 45° Giornata Mondiale della Pace. Nella Messa vespertina con il canto “Veni Creator Spiritus” abbiamo invocato lo Spirito Santo perché ci illumini e guidi nelle scelte che faremo nel corso del nuovo anno. Il tradizionale “bacio del Bambino”ha chiuso le celebrazioni del primo giorno dell’anno,proiettandoci verso la Solennità dell’Epifania,nella quale il caratteristico e semplice atto di devozione al Bambino viene ripetuto. Ma prima di parlare della Solennità del 6 gennaio,occorre ricordare che il 3 gennaio abbiamo celebrato la Memoria del Santissimo Nome di Gesù.Purtroppo questa celebrazione,di recente reinserita nel calendario liturgico,non riceve la dovuta attenzione neppure dalla Congrega che è intitolata oltre che alla Beata Vergine del Carmelo anche al Santissimo Nome di Gesù. Abbiamo un anno di tempo per ovviare. Mercoledì,4 gennaio,abbiamo vissuto un altro grande momento di fede,amicizia,cultura e solidarietà. Una ventina di sacerdoti provenienti da Salerno che hanno ormai stretto con Ravello un legame fortissimo grazie alla comune devozione a San Pantaleone hanno accompagnato un nutrito gruppo di fedeli che ha partecipato alla Concelebrazione delle ore 18.00 e poi ha assistito al Concerto Natalizio di solidarietà offerto dalla Corale Polifonica”Sacro Cuore di Gesù”diretta dal M°Giovanni Moscariello.Il ricavato della serata è stato devoluto alla Mensa dei fratelli indigenti “Caterina”.Una serata molto importante,nel corso della quale attraverso la musica e il bel canto abbiamo potuto speri-

mentare quanto realtà non molto distanti da Ravello sappiano concretamente incarnare il discorso della solidarietà e realizzare iniziative che, anche senza i roboanti clamori pubblicitari dei media o sponsor eccellenti, si rivelano belle e consone ad una comunità ecclesiale e civile. La coincidenza con altre manifestazioni ha nociuto e auspichiamo una migliore organizzazione per il futuro. Le iniziative ispirate alla solidarietà,al pari delle celebrazioni liturgiche dovrebbero avere sempre il primo posto. Non vuole essere integralismo ma coerenza,secondo l’adagio latino”PRIMA PRIMIS”. Altrimenti facciamo come i bambini con la tombola. Aggiungo un appunto. Da anni si sa che a Ravello del periodo natalizio i giorni più frequentati dai turisti sono quelli di Capodanno. Eppure,contrariamente agli anni precedenti,è stata soppressa la tombolata del 1 gennaio che da un lato attraeva molti turisti che ,unitamente ai Ravellesi, si divertivano a giocare in Piazza,dall’altro consentiva proprio per il suo”successo”di incrementare notevolmente i fondi destinati alla solidarietà. E’ vero che il ricavato del concerto del 31 mattina è stato destinato in beneficenza,ma,a mio avviso,la tombolata di Capodanno deve essere ripristinata,magari arricchendola con la simpatica e allegra partecipazione di qualche tradizionale “Banda di Capodanno”. Torno alla cronaca. Il 5 gennaio,la Comunità ecclesiale ha reso l’estremo saluto alla signora Italia Silverio,addormentatasi in Cristo il giorno precedente. Nel corso della liturgia funebre concelebrata dai tre parroci di Ravello (una tantum ci riusciamo),è stata sottolineata la bontà e la semplicità di questa donna,ravellese di adozione,che ha fatto della preghiera personale e nella Comunità una caratteristica della sua vita. Ci piace immaginare che la signora Italia,che tanto ha operato nella Comunità di Santa Maria Assunta,si sia presentata al cospetto del Signore portando in dono l’oro della sua umiltà,l’incenso della sua preghiera,la mirra della sua disponibilità. Venerdì,6 gennaio con la Solennità dell’Epifania si sono degnamente conclusi i riti natalizi. Nelle due principali celebrazioni,animate sempre dai “Pantaleonis cantores”diretti dal M° Prof. Amorelli e

accompagnati all’organo dal M° Camera,abbiamo ascoltato anche l’Annuncio della Pasqua che nella Messa vespertina è stato come il Vangelo proclamato dal Pulpito. Bellezza e saggezza della Liturgia che a Ravello abbiamo la fortuna di poter sperimentare sempre e meglio grazie alle bellezze artistiche e alla ricchezza dei segni che caratterizzano il Duomo. Nel giorno in cui la liturgia celebra la manifestazione di Cristo a tutti,non solo ai Magi,si proclama l’Annuncio della Pasqua. Il Vangelo dell’Epifania e l’Annuncio della Pasqua proclamati dal Pulpito acquistano una solennità e una dignità incomparabili e ci aiutano ancora meglio a comprendere che quella epifania,quella manifestazione di Cristo a tutti avrà il suo pieno compimento nella Pasqua. Lo stupendo “Exultet”nella solenne veglia pasquale sarà cantato proprio dal Pulpito che, come l’Ambone,(gioielli artistici e liturgici della Cattedrale di Ravello) è un grandioso monumento alla morte e alla resurrezione di Cristo. Ma perché tutto ciò che la Liturgia ci propone abbia un senso occorre la Chiesa,fatta dalle tante famiglie di battezzati che hanno con il Sacramento del Matrimonio scelto di voler essere testimoni dell’Amore. Alla Famiglia,prima Chiesa e cellula fondamentale della società,abbiamo voluto dedicare l’ultima celebrazione del periodo natalizio. In occasione della Festa del Battesimo del Signore,con il prezioso contributo della Comunità “Emmaus” abbiamo celebrato anche la Festa delle famiglie. Molte famiglie provenienti dall’intero territorio ravellese hanno accolto l’invito e hanno con l’intera Comunità ecclesiale ringraziato il Signore e rinnovato le promesse fatte nel giorno del matrimonio, con l’augurio di attingere sempre alle sorgenti della salvezza. Sia questa bella celebrazione l’inizio di un cammino unitario di fede e amicizia per realizzare quanto Sua Eccellenza Mons.Soricelli ha indicato nel Piano Pastorale Diocesano dedicato proprio alla Famiglia,in vista anche del grande Incontro mondiale delle Famiglie che si terrà a Milano nella prossima primavera alla presenza di papa Benedetto XVI.

Roberto Palumbo


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Ciao Italia Non voglio scrivere di pace come antitesi di guerra, quasi come fosse una sorta di Cenerentola a cui non basteranno mai gli incantesimi. Voglio scrivere di una pace che ho conosciuto, quella degli anziani. Fa quasi sempre rima con restare, è vestita da rassegnata, dignitosa consapevolezza. Penso a due gambe sempre piegate nella stessa posizione a non ricordare più per cosa sono state fatte, nascoste perennemente sotto lo spietato sipario di una coperta che non è mai abbastanza lunga, mai abbastanza calda, che va tirata su con l’aiuto di altre mani, perché quelle che dovrebbero bastare non bastano più, non arrivano, si tendono a fatica, e non erano così pigre, pur essendo sempre le stesse, perché di sicuro non si sono accorciate. Penso ad un soggiorno, ad un arco che dava sulla cucina, una specie di bocca della verità indiscreta sul menù del giorno, captato dalla minuziosa processione degli odori, tutti solennemente in anticipo rispetto alla logica comune:si pranza presto, con un divario minimo dalla colazione, si cena che ancora il pomeriggio farfuglia patatine e gelati sulla piazza. Ripenso a quelle dita che hanno sferruzzato, tagliato, rammendato, gesticolato, misurato, per poi abbandonarsi ai lati di una poltrona, come due armi deposte, per mancanza di munizioni, per incapacità di offendere. Penso a quella stanza, un palcoscenico destinato per anni alla stessa replica,a come incredibilmente luccicava e sapeva sempre di pulito, alla rampicante aggrappata alla parete come fosse il più pittoresco e panoramico dei balconi, pioniera di un giardino che aveva solo soffitto e mai cielo. Quella era pace umile, discreta, fatta di poche sillabe che sembravano soffiate in un cono di luce, fatta di ricordi che affollavano, sbancavano, assaltavano la memoria più del presente. Ed il presente era una scalinata ripida come un palo della cuccagna con la liber-

tà e la gioventù penzolanti dalla punta, era una scalinata che non si poteva affrontare senza affanno. E li andavano via tutte le settimane, delimitate da una porta quasi sempre chiusa fino a quando non c’era bisogno di un bottone da fermare meglio, di un orlo da sistemare, di una cerniera a cui affilare nuovamente i denti. Sono felice di aver conosciuto quella pace che non era fatta di grandi spazi, ma di pochi metri quadri, di due occhi, a volte di quattro, fortuitamente di sei, raramente di otto. Era una pace tonda, perfetta, un cerchio che si apriva con una parola e ne chiamava altre mille e quasi sempre chiamava la curiosità come banditore ed i sensi altrui per capire di quanto fosse cresciuta la piazza, quanti bambini fossero nati, se la campana si fosse portata via qualcuno come una mite falciatrice sorridente o se tutto fosse ancora identico, immutato, calibrato e ponderato dall’orizzonte del giardino ingrigito e contrapposto anche geograficamente alla vulcanica, esorbitante escoriazione delle stagioni che corrono velocemente fra le strade portando nomi nuovi e strane catene di corpi, quasi sempre stranieri. Era la pace che ha il tramonto, quella pausa rossa che addolcisce il trambusto del mattino, la battuta iniziale, che è chiassosa e sgargiante. Era la pace di una donna sola e viziata dal silenzio, così viziata da aver trovato il modo per farselo amico, alleato e da temere qualsiasi altra cosa si frapponesse al suo silenzio e stuzzicasse la voglia di una vita comune, rumorosa e faccendiera. Era bello entrare e trovarla lì, con le solite domande e la stessa coperta a piantonarle le gambe con la scaltrezza di un guardiano che non dorme mai, con quella voglia di fare grande quanto una pagnotta di pane in cui però ammuffiva una briciola malata di stanchezza.. Che bella la pace che stava fra il tavolo e le foto in cornice, e quella che ti veniva incontro quando aprivi la porta della stanza dove ci si cambiava, come fosse un camerino. Era una stanza dalla vedovanza rispettosa, una stanza di merletti, con le tapparelle serrate come labbra per una preghiera, una stanza pudica ed in penombra. Poi, una volta pronti, si spuntava nuovamente nel soggiorno, fra i calen-

dari ed una vecchia Singer e si aspettava il giudizio dello specchio con la nuova, imperfetta vanità dell’ultimo acquisto. Che bella la pace che sta sulle rughe degli anziani, come su un campo di battaglia dove non vince e non perde nessuno, dove passa il tempo e si avvicina la sera e la voglia di andare a letto prima, quando per gli altri è ancora troppo giorno . Ciao Italia.

Emilia Filocamo

FESTA DELLA FAMIGLIA Domenica 08 gennaio, il calendario liturgico ricorda il Battesimo di Nostro Signore al fiume Giordano e in Duomo è stata celebrata la festa della Famiglia, con l’entusiastica partecipazione delle coppie della Fraternità. La preparazione è cominciata un po’ prima, gli operatori pastorali si sono fatti carico di ricercare le coppie che nel 2011 hanno festeggiato il venticinquesimo e il cinquantesimo di matrimonio, invitandole alla celebrazione nella quale avrebbero rinnovato le promesse fatte nel giorno della celebrazione del sacramento del Matrimonio. In settimana, poi, è cominciato il nostro lavoro: riunione in Duomo sul da farsi, con ministri all’opera per il passaparola. Alla riunione, alla quale hanno partecipato in pochi, sì è proceduto alla lista dei compiti e degli incaricati. Il ministro della condivisione si è occupato del piccolo intrattenimento post festa per i convenuti; giro di telefonate: biscottini, dolci natalizi e non, bibite, le tovaglie, le buste per i rifiuti,…una è fatta. I ministri della Liturgia si sono fatti carico del cerimoniale, preparando varie dispense con i canti, i testi con le promesse di matrimonio da rinnovare, il significato dei doni offertoriali. Il ministro dell’unità ha “unito” il gruppo, chiamandoci alla raccolta instancabilmente, ha distribuito i compiti per la processione, e domenica lo abbiamo fatto impazzire con tutti i nostri dubbi circa quello che avevamo preparato (che pazienza ci vuole a starci dietro!). Gli operatori pastorali, infine, hanno preparato una pergamena e dei confetti per gli ospiti a ricordo dell’evento. Finalmente è arrivata domenica, ore 10:00 tutti in Duomo. Le vivande in pinacoteca; il gruppo del canto tra il coro; qualcuno ad accogliere i festeggiati indicandogli i primi banchi per prendere posto;


qualche altro fuori a radunare i più piccoli; due impegnati a sistemare i doni per l’offertorio; un po’ di confusione, ed è suonata la campanella. Silenzio, comincia la celebrazione, meno male perché l’agitazione cominciava a prendere il sopravvento; una celebrazione, che portava la nostra impronta, si vede che come comunità cominciamo proprio a funzionare benino. Dall’atto penitenziale al Vangelo, la liturgia ci ha ricordato il Battesimo nello

Spirito Santo come ingresso nella Chiesa e inizio della vita di figli di Dio; dall’omelia abbiamo potuto capire come la condizione di battezzati ci renda figli di Dio e che nella Chiesa siamo una grande famiglia. Che cosa bella la famiglia, sembra un sogno a parlarne, eppure non c’è puzzle più complicato. In essa si fondono il mistero della vita e del dono reciproco; la gioia e la difficoltà di essere genitori; l’agiatezza e la disperazione di essere figli; un tempo in due e più, da condividere; un amore da far crescere costantemente; parole spesso di troppo e silenzi al limite della logorazione. Non è semplice essere una famiglia, forse non lo è mai stato, ma sicuramente oggi, quando l’educazione è diventata emergenza, essere una famiglia significa rapportarsi con responsabilità enormi. A volte queste

schiacciano, molto più spesso rafforzano, ed è su questo tipo di forza che fanno presa le speranze del mondo, soprattutto quello cattolico, è così che poi si possono festeggiare le unioni nel tempo. Venticinque e cinquant’anni non sono mica pochi da passare insieme, e non è mancata la commozione, soprattutto dei figli, nell’udire prima i papà e poi le mamme rinnovare le promesse sponsali, e poi gli anelli, simbolo di unione senza fine proprio per la particolare forma tonda, la loro benedizione chissà a quanti ha ricordato il giorno del proprio matrimonio. Una celebrazione sostanzialmente semplice, tuttavia ricca di significati, e a completare il tutto, in chiusura, c’è stata anche una bella foto di gruppo. Si sarebbe potuto fare di più, o forse meglio, ma d’altronde la famiglia non è un crescere continuo, insieme? Beh, così siamo un po’ tutti, comunità compresa, una grande famiglia che sta crescendo ed ogni aiuto è prezioso.

Elisa Mansi

CELEBRAZIONI DEL MESE DI GENNAIO GIORNI FERIALI Ore 17.00: Santo Rosario Ore 17.30: Santa Messa GIORNI FESTIVI Ore 17.30: Santo Rosario Ore 18.00: Santa Messa GIOVEDI’ 12-19-26 GENNAIO Al termine della Santa Messa delle 17.30 Adorazione Eucaristica 11 GENNAIO: Lectio Divina al Convento S. Francesco (ore 18.00) 15 GENNAIO - II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO Ore 8.00-10.30- 18.00: Sante Messe 18 - 25 GENNAIO - OTTAVARIO PER L’UNITA’ DEI CRISTIANI 22 GENNAIO - III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO Ore 8.00-10.30- 18.00: Sante Messe 24 GENNAIO - MEMORIA DI S. FRANCESCO DI SALES Ore 17.30: Santa Messa Ore 18.00: Incontro – dibattito sui mezzi della comunicazione sociale 25 GENNAIO - Festa della Conversione di S. Paolo 29 GENNAIO - IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO Ore 8.00-10.30- 18.00: Sante Messe


incontro gennaio 2012