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Per una Chiesa Viva Anno VII - N. 1 – Febbraio 2011 P ERIODICO DELLA COMUNITÀ ECCLESIALE DI www. chiesaravello. it www. ravelloinfesta. it

RAVELLO

Riscoprire la centralità della Parola di Dio nella nostra vita Nell’Esortazione apostolica postsinodale”Verbum Domini”, fondamentale documento del recente magistero della Chiesa, che raccoglie le riflessioni e le proposte emerse dall’ultimo Sinodo dei Vescovi tenutosi in Vaticano dal 5 al 26 ottobre 2008 sul tema “La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa”, Papa Benedetto XVI ci ha invitato a “riscoprire la centralità della Parola di Dio”nella vita personale e della Chiesa e al tempo stesso,”l’urgenza e la bellezza” di annunciarla. ”In un mondo che spesso sente Dio come superfluo o estraneo” il Papa afferma autorevolmente che “non esiste priorità più grande di questa: “aprire all’uomo di oggi l’accesso a Dio” che parla e interviene nella storia a favore dell’uomo”. Già san Paolo nella lettera agli Ebrei aveva affermato:” Molte volte e in diversi modi nei tempi antichi Dio ha parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente,in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo”(Ebr 1,1-2). Ora che Dio si è reso presente nella storia umana nella persona di Gesù di Nazareth, nei suoi gesti e nelle sue parole, e ha parlato attraverso il Figlio Gesù crocifisso e risorto; Gesù, il Signore Vivente, autentica Parola di Dio fatta carne, parla ancora oggi nella Chiesa e attraverso di Essa continua la sua opera di salvezza. Depositaria e custode della divina rivelazione e fedele alla missione affidatale dal suo Fondatore che ha detto: “Andate ,annunciate il Vangelo a tutte le

genti […]” la Chiesa, da venti secoli, annuncia la Parola di Dio, per aiutare l’uomo che si trova smarrito nella ricerca del genuino senso dell’esistenza e corre il rischio di inoltrarsi per sentieri pericolosi che immettono in una selva di proposte umane, effimere e devianti, che compromettono il conseguimento della sua autentica salvezza: la gioiosa contemplazione del vero volto di Dio nella co-

munione di vita piena ed eterna con il Padre. La Parola di Salvezza annunciata dalla Chiesa offre a tutti gli uomini che l’accolgono l’opportunità di conoscere e di incontrare Dio nella Persona di Gesù di Nazareth; Lui, che è” l’ irradiazione della gloria del Padre e impronta della

sua sostanza e tutto sostiene con la sua parola potente” ( Ebr 1,3). Gesù di Nazareth, Figlio di Dio,meglio detto, Dio Figlio fatto carne-uomo, Lui, il rivelatore del Padre e pienezza della rivelazione storica; Lui è La Parola di Dio umanizzata, è la Bella Notizia, il Vangelo del Regno che si offre come risposta adeguata agli interrogativi che inquietano il cuore dell’uomo di ogni tempo. Non si può restare sordi alla voce di Dio che ha parlato e continua a parlare anche nei nostri giorni attraverso la Chiesa che per divino mandato custodisce e, nella fedeltà creativa di duemila anni del suo magistero, trasmette agli uomini del nostro tempo gli insegnamenti di Dio contenuti nella Sacra Scrittura. Nell’attuale caotico difficile contesto, inoltre, non è possibile restare distratti ed insensibili al forte richiamo che emerge dalla dura cronaca di avvenimenti angosciosi e drammatici che turbano le coscienze, causano indicibili sofferenze e reclamano con urgenza la riscoperta degli autentici valori etici e spirituali, universali e condivisi: il bisogno dell’amore di Dio e del prossimo, Dio e l’uomo, supremi valori dell’esistenza umana. Dopo la lettura dell’Esortazione pontificia, come figli della Chiesa, condividendo pienamente la sollecitudine del Papa, avvertiamo con profonda consapevolezza l’urgente dovere di dedicare più tempo e spazio della nostra vita personale e comunitaria alla riscoperta della Parola di Dio.

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SEGUE DALLA PRIMA Il valore determinante per la liberazione e la salvezza dell’umanità legato all’evento più grande ed ineffabile della storia illustrato nella Sacra Scrittura del Primo e Secondo Testamento realizzatosi con la venuta e l’opera di Gesù Cristo, Figlio di Dio e Redentore degli uomini, non può essere sottovalutato e tenuto nascosto agli uomini del nostro tempo, variamente sballottati da teorie e ideologie deludenti ed incapaci di favorire la costruzione di un mondo giusto, fraterno e solidale nella universale auspicata pace. Nella nostra epoca, purtroppo, constata il Papa, si è diffusa, soprattutto in occidente, l’idea che Dio sia estraneo alla vita e ai problemi dell’uomo“. Tutt’altro; Dio e la fede teologale pensata e matura è assolutamente necessaria ed insostituibile per la salvezza dell’uomo e una vita buona ! Il Papa ci ricorda che è’ ampiamente dimostrabile, con prove inconfutabili, come “la Parola di Dio non si contrappone all’uomo, non mortifica i suoi desideri autentici, anzi li illumina, purificandoli e portandoli a compimento”. E’ sufficiente la testimonianza di Sant’Agostino che scriveva nella sua autobiografia :”Signore,tu ci hai fatto per te e il nostro cuore non ha pace finchè non riposa in te”.( Confessioni I,1) L’opera evangelizzatrice della Chiesa si pone oggi come vera provocazione a scoprire la preziosità della vita, a prenderla sul serio per orientarla verso un senso compiuto e definitivo che trova riscontro solo nella comunione di vita con Dio riconosciuto ed amato come Creatore e Padre e nella sequela di Gesù Cristo,Via Verità e Vita; Redentore del mondo e unico Mediatore tra Dio e gli uomini. E’ con la conoscenza approfondita della Parola di Dio da raggiungere attraverso lo studio, la meditazione e la preghiera, che si conosce e si fa vera ed profonda esperienza di Dio e di Gesù, crescendo in autentica umanità. Meditando e gustando nello Spirito la Parola di Dio e assimilando così il pensiero di Dio che diventa per noi norma di vita, scopriremo la verità su Dio, sul Cristo e su tutto ciò che dà senso autentico alla vita pienamente riusci-

ta,quella soffusa e colorata dalla pienezza di gioia e di felicità, promessa da Dio a quanti accolgono e vivono la sua Parola. San Gregorio Magno diceva che “La Parola di Dio è come la pietra focaia, fa le scintille solo se la batti forte”. Perchè il fuoco racchiuso dentro la Parola di Dio si sprigioni bisogna insistere nel meditarla ogni giorno, con costanza, con amore, anche se, a volte, costa fatica. Don Giuseppe Imperato

SINTESI DELLA

ESORTAZIONE APOSTOLICA “VERBUM DOMINI” 1 Dio comunica se stesso … Benedetto XVI sviluppa la sua riflessione a partire dal Prologo del Vangelo di Giovanni che ci pone di fronte “al mistero di Dio che comunica se stesso mediante il dono della sua Parola … il suo Verbo si fece carne (Gv 1,14). Questa è la buona notizia” (1). “In un mondo che spesso sente Dio come superfluo o estraneo,” afferma - “non esiste priorità più grande di questa: riaprire all’uomo di oggi l’accesso a Dio, al Dio che parla e ci comunica il suo amore perché abbiamo vita in abbondanza” (2). 2. Dio non è estraneo all’uomo. Il Papa sottolinea con forza che “Dio parla e interviene nella storia a favore dell’uomo”, il quale, solo aprendosi al dialogo col suo Creatore, può comprendere se stesso e soddisfare le sue più profonde aspirazioni. “La Parola di Dio, infatti – si legge nel documento - non si contrappone all’uomo, non mortifica i suoi desideri autentici, anzi li illumina, purificandoli e portandoli a compimento … Nella nostra epoca purtroppo – scrive Benedetto XVI – si è diffusa, soprattutto in Occidente, l’idea che Dio sia estraneo alla vita ed ai problemi dell’uomo e che, anzi, la sua presenza possa essere una minaccia alla sua autonomia”. In realtà, “solo Dio risponde alla sete che sta nel cuore di ogni uomo!”. Per il Papa “è decisivo, dal punto di vista pastorale, presentare la Parola di Dio nella sua capacità di dialogare con i problemi che l’uomo deve affrontare nella vita quotidiana … La pastorale della Chiesa deve illustrare bene come Dio ascolti il bisogno dell’uomo ed il suo grido” per offrirgli

“la pienezza della felicità eterna” (22-23). In questo senso è importante educare i fedeli a riconoscere “la radice del peccato nel non ascolto della Parola del Signore e ad accogliere in Gesù, Verbo di Dio, il perdono che ci apre alla salvezza” (26). 3. Il Cristianesimo, “religione della Parola di Dio”. Ricordando “il grande impulso” dato dal Concilio Vaticano II per la riscoperta della Parola di Dio nella vita della Chiesa (3), nel documento si ribadisce la grande venerazione per le sacre Scritture, “pur non essendo la fede cristiana una ‘religione del Libro’: il cristianesimo è la ‘religione della Parola di Dio’, non di ‘una parola scritta e muta, ma del Verbo incarnato e vivente’” (7) alla cui luce “si chiarisce definitivamente l’enigma della condizione umana” (6). Infatti, Gesù Cristo è la “Parola definitiva di Dio”: per questo “non è da aspettarsi alcun’altra rivelazione pubblica prima della manifestazione gloriosa del Signore”. In questo contesto occorre “aiutare i fedeli a distinguere bene la Parola di Dio dalle rivelazioni private”, il cui ruolo “non è quello... di ‘completare’ la Rivelazione definitiva di Cristo, ma di aiutare a viverla più pienamente in una determinata epoca storica”. La rivelazione privata è “un aiuto, che è offerto, ma del quale non è obbligatorio fare uso” (14). La Parola di Dio senza l’aiuto dello Spirito Santo ….

Riferendosi alla retta interpretazione della Parola, il Papa sottolinea che “non v’è alcuna comprensione autentica della Rivelazione cristiana al di fuori dell’azione del Paraclito” (15) come dice san Girolamo: “non possiamo arrivare a comprendere la Scrittura senza l’aiuto dello Spirito Santo che l’ha ispirata” (16): è una comprensione che cresce nel tempo, con l’assistenza dello Spirito Santo, grazie alla Tradizione viva della Chiesa e al Magistero, al quale spetta “d’interpretare autenticamente la Parola di Dio, scritta o trasmessa” (33). “Il luogo originario dell’interpretazione scritturistica è la vita della Chiesa”, in quanto “nessuna Scrittura profetica va soggetta a privata spiegazione” (29); del resto, sempre san Girolamo ricorda che “non possiamo mai da soli leggere la Scrittura. Troviamo troppe porte chiuse e scivoliamo facilmente nell’errore” (30).


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“Educare alla pienezza della vita” Messaggio del Consiglio Episcopale Permanente per la 33a Giornata Nazionale per la vita (6 febbraio 2011)

L’educazione è la sfida e il compito urgente a cui tutti siamo chiamati, ciascuno secondo il ruolo proprio e la specifica vocazione. Auspichiamo e vogliamo impegnarci per educare alla pienezza della vita, sostenendo e facendo crescere, a partire dalle nuove generazioni, una cultura della vita che la accolga e la custodisca dal concepimento al suo termine naturale e che la favorisca sempre, anche quando è debole e bisognosa di aiuto. Come osserva Papa Benedetto XVI, «alla radice della crisi dell’educazione c’è una crisi di fiducia nella vita» (Lettera alla Diocesi e alla città di Roma sul compito u r g e n t e dell’educazione, 21 gennai o 2008). Con preoccupante frequenza, la cronaca riferisce episodi di efferata violenza: creature a cui è impedito di nascere, esistenze brutalmente spezzate, anziani abbandonati, vittime di incidenti sulla strada e sul lavoro. Cogliamo in questo il segno di un’estenuazione della cultura della vita, l’unica capace di educare al rispetto e alla cura di essa in ogni stagione e particolarmente nelle sue espressioni più fragili. Il fattore più inquietante è l’assuefazione: tutto pare ormai normale e lascia intravedere un’umanità sorda al grido di chi non può difendersi. Smarrito il senso di Dio, l’uomo smarrisce se stesso: «l’oblio di Dio rende opaca la creatura stessa» (Gaudium et spes, n. 36. Occorre perciò una svolta culturale, propiziata dai numerosi e confortanti segnali di speranza, germi di un’autentica civiltà dell’amore, presenti nella Chiesa e nella società italiana. Tanti uomini e donne di buona volontà, giovani, laici, sacerdoti e persone consacrate, sono forte-

mente impegnati a difendere e promuovere la vita. Grazie a loro anche quest’anno molte donne, seppur in condizioni disagiate, saranno messe in condizione di accogliere la vita che nasce, sconfiggendo la tentazione dell’aborto. Vogliamo di cuore ringraziare le famiglie, le parrocchie, gli istituti religiosi, i consultori d’ispirazione cristiana e tutte le associazioni che giorno dopo giorno si adoperano per sostenere la vita nascente, tendendo la mano a chi è in difficoltà e da solo non riuscirebbe a fare fronte agli impegni che e s sa c omp orta . Quest’azione di sostegno verso la vita

che nasce, per essere davvero feconda, esige un contesto ecclesiale propizio, come pure interventi sociali e legislativi mirati. Occorre diffondere un nuovo umanesimo, educando ogni persona di buona volontà, e in particolare le giovani generazioni, a guardare alla vita come al dono più alto che Dio ha fatto all’umanità. «L’uomo – afferma Benedetto XVI – è veramente creato per ciò che è grande, per l’infinito. Il desiderio della vita più grande è un segno del fatto che ci ha creati Lui, che portiamo la sua “impronta”. Dio è vita, e per questo ogni creatura tende alla vita; in modo unico e speciale la persona umana, fatta ad immagine di Dio, aspira all’amore, alla gioia e alla pace» (Messaggio per la XXVI Giornata Mondiale della Gioventù 2011, 6 agosto 2010, n. 1).È proprio la

bellezza e la forza dell’amore a dare pienezza di senso alla vita e a tradursi in spirito di sacrificio, dedizione generosa e accompagnamento assiduo. Pensiamo con riconoscenza alle tante famiglie che accudiscono nelle loro case i familiari anziani e agli sposi che, talvolta anche in ristrettezze economiche, accolgono con slancio nuove creature. Guardiamo con affetto ai genitori che, con grande pazienza, accompagnano i figli adolescenti nella crescita umana e spirituale e li orientano con profonda tenerezza verso ciò che è giusto e buono. Ci piace sottolineare il contributo di quei nonni che, con abnegazione, si affiancano alle nuove generazioni educandole alla sapienza e aiutandole a discernere, alla luce della loro esperienza, ciò che conta davvero. Oltre le mura della propria casa, molti giovani incontrano autentici maestri di vita: sono i sacerdoti che si spendono per le comunità loro affidate, esprimendo la paternità di Dio verso i piccoli e i poveri; sono gli insegnanti che, con passione e competenza, introducono al mistero della vita, facendo della scuola un’esperienza generativa e un luogo di vera educazione. Anche a loro diciamo grazie. Ogni ambiente umano, animato da un’adeguata azione educativa, può divenire fecondo e far rifiorire la vita. È necessario, però, che l’anelito alla fraternità, posto nel profondo del cuore di ogni uomo, sia illuminato dalla consapevolezza della figliolanza e dalla gratitudine per un dono così grande, dando ali al desiderio di pienezza di senso dell’esistenza umana. Il nostro stile di vita, contraddistinto dall’impegno per il dono di sé, diventa così un inno di lode e ci rende seminatori di speranza in questi tempi difficili ed entusiasmanti.


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DESIDERARE LA PIENEZZA DELLA VITA

La Giornata per la Vita, ha lo scopo di unificare sotto lo sventolio di un’unica bandiera i cuori e le mani di chi ama e difende la vita. L’educazione alla vita è alla base di ogni azione educativa. È dallo scoprire il valore, in primis della propria vita, che si aprono le porte del cuore e della mente verso orizzonti nuovi. Educare alla vita vuol dire far rinascere nel cuore dell’uomo il desiderio di vita, farne gustare la sua bellezza, il suo infinito mistero, la sua insuperabile meraviglia. Educare alla vita vuol dire rendere l’altro protagonista della propria vita, saperla orientare, aver fiducia nelle proprie risorse e in quelle degli altri. Educare alla pienezza della vita vuol dire educare all’amore, al dono, al sacrificio, significa scoprirne quel valore che la pone sempre e comunque al di sopra di ogni altra espressione del nostro vivere. La vita è sempre un dono che riceviamo ma per viverne la sua pienezza bisogna educarci al coraggio di percorrere quei sentieri, a volte angusti, che ci permettono di gustarla fino in fondo. Una via per un’efficace educazione, oltre alla diretta trasmissione di valori, passa attraverso la testimonianza: il sorriso di chi vive inchiodato a letto da una malattia; la gioia di una mamma che prende tra le braccia il proprio figlio appena venuto alla luce; la pace di chi si avvicina alla soglia della vita vissuta nell’amore; la determinazione di chi consuma la propria vita per un ideale alto; Sono questi i primi educatori, coloro che attraverso generazioni trasmettono il senso vero della vita. Anna Pisacane

LA VITA: UNA PAGINA BIANCA DA RIEMPIRE OGNI GIORNO Non è un compito semplice riflettere sulla vita, riuscire ad esprimere con le parole qualcosa che va ben oltre, che valica i confini di ogni definizione e i muri dei costrutti più complicati. La vita è tutto, è molto di più. Darne una personale interpretazione non è impossibile ma può indurre facilmente in errore, portando a cadere nella banalità, nel girotondo sterile delle frasi fatte o nella guglia asfittica della retorica. Spero di essere tuttavia equidistante da questi rischi e di dare la mia visione, forse onirica, fin troppo metaforica, ma sincera. Ho davanti una pagina bianca, non resterà tale a lungo, già comincia a colorarsi poco alla volta di lettere, di pensieri a cui sto dando un corpo fatto di segni riconoscibili. Ecco: credo di aver trovato una via non dico agevole, perché mi sembra eccessivo, ma quantomeno vicina alla mia sensibilità. Allora penso nuovamente ad una pagina completamente bianca, immacolata e a tutto ciò che potrebbe d’improvviso riempirla, svuotarla, cambiarla. Vedo in una successione che ha i contorni di un’ illusione ottica, la processione nera ed armonica delle parole, gli abbracci di lettere, le righe consequenziali e distanziate da uno spazio preformato, prestabilito, gli abbellimenti di punti esclamativi, la parata ordinata di quelli interrogativi. E poi penso agli spazi bianchi che si compongono improvvisi fra un rigo e l’altro: sono quei punti in cui sembra quasi mancare il colore, momenti di vuoto che non si possono prevedere e per i quali si ha una strana, genetica accettazione e dai quali spesso il fluire delle parole si ricompone, magari tremolante ma con la stessa combattiva costanza. Penso alle lettere cancellate e magari non scritte più, a qualche errore che, inevitabilmen-

te, rompe l’armonia della pagina e al cambiamento veloce che ne dirotta l’ordine, all’ammutinamento che ne segue. E poi alle correzioni, una quiete dopo la tempesta che sembra agire come un demiurgo. Vedo le sgualciture che maltratteranno la pagina: alcune saranno remissive, di breve durata, pieghe che tracciano per un istante una direzione per poi annullarsi, altre invece resteranno intonse e segneranno la pagina per sempre, distinguendola inevitabilmente da tutte le altre, identificandola. Ecco, forse la vita è questo: una pagina che ci è stata consegnata bianca e che si riempirà dell’ansia buona con cui scopriamo, amiamo, detestiamo ed utilizziamo tutte le cose nuove, un diario costante di respiri, gioie, vittorie, sconfitte, angosce, sorprese. Una catena di eventi e nomi, di date e sogni che ci appartiene, che si snoda più o meno ordinatamente. Eppure c’è qualcosa al termine di ognuna di quelle pagine, qualcosa di così potente ed indispensabile da garantire il senso a tutta la composizione, dal primo all’ultimo rigo. Ed è la consapevolezza che non si è mai soli: che fra quelle righe, fra i contorni abbozzati o marcati delle lettere, perfino nella tana spinosa degli errori peggiori, quando le pieghe mortificheranno o strapperanno quella pagina, ci sarà sempre Dio a farci da guida. E a ricordarci che la fine non è lì, non certo in quell’angolo che strozza le lettere e che sembra stringere in un cappio la carrellata delle parole. Dopo quella pagina, ne segue un’altra. Diversa. Che inizia proprio dove tutto sembra essere finito per sempre. Ed è questa la bussola della mia pagina, ciò in cui credo. Emilia Filocamo


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A LEZIONE DI VITA In questo mondo caotico, onnivoro, disordinato e veloce, spesso non si riesce a percepire, nella pienezza e nella confusione delle cose, un’assenza. Profonda, generale, assoluta: l’assenza della vita. Quella vera, immensa, ricca d’amore e di umanità, di speranza ed energia, che spesso lascia spazio ad un’altra vita, vacua, abietta, trascinata avanti per pigrizia, che non si ha il coraggio di modificare, perché non si ha la forza o la volontà di muoversi contro il sistema, a sua volta già “morto”. E’ proprio questa mancanza che porta le persone ad agire e riempire la cronaca di atti efferati e sconsiderati e ci vede protagonisti di giornate buie e senza speranza, di quotidianità che – soprattutto tra i giovani- si rincorrono senza un perché o una meta, se non quello dello spegnimento finale per consunzione. Ecco perché diviene sempre più necessario raccogliere la sfida che la vita stessa ci pone. Diviene fondamentale cominciare a lavorare dalle ceneri della vita vera, e in comunione con la Chiesa, le istituzioni, le famiglie e gli uomini, ricostruire un’idea di vita piena e sana, ricca di affetti. Come? Partendo da una nuova forma di educazione, che faccia comprendere quando il dono della vita sia importante e quanto è doveroso per noi e per chi ci sta accanto accoglierlo con serenità e fiducia. Un’educazione che spieghi e insegni alle nuove giovani generazioni come guardare alla vita come al dono più alto che Dio ha fatto all’umanità. <<L’uomo – afferma Benedetto XVI – è veramente creato per ciò che è grande, per l’infinito. Il desiderio della vita più grande è un segno del fatto che ci ha creati Lui, che portiamo la sua “impronta”>>. Impronta divina che bisogna insegnare a riconoscere e rispettare, a leggere anche nei momenti più tristi, a decifrare come faro nella tempesta più aspra. Un’educazione che partendo dalle fondamenta spieghi innanzitutto l’importanza del rispetto della propria persona, intesa come essere voluto da Dio e in cui Dio si riconosce. Rispetto poi della persona come altro - sia esso bambino, adulto,

anziano- da riconoscere e sostenere lungo il cammino. Percorso di vita, che porta ad un’altra vita, quella che verrà, infinita, eterna e in comunione con il Padre. E’ questa la vera educazione che dobbiamo augurarci per questo nuovo anno, appena cominciato. Un anno, ci auguriamo e vi auguriamo, pieno di VITA! Iolanda Mansi

EDUCARE:

CAMMINO DI RELAZIONE E FIDUCIA

Prima di continuare le nostre riflessioni sui singoli capitoli degli Orientamenti pastorali dell’Episcopato Italiano per il decennio 2010-2020, vogliamo ricordare le idee principali dell’introduzione e dei primi due capitoli, in cui vengono analizzate “le profonde trasformazioni della società” che richiedono l’urgenza di sostituire “ il disorientamento, il ripiegarsi su sé stessi, il narcisismo” ,propri della cultura attuale , con “riferimenti affidabili”, capaci di educare “ al gusto dell’autentica bellezza della vita”, formando ad un tempo “ intelligenza,volontà capacità di amare:” Anche l’agire ecclesiale nei suoi vari ambiti, deve cercare le risposte a tutte le domande dell’uomo contemporaneo,perciò nel secondo capitolo gli Orientamenti ci indicano Gesù,come Maestro di verità e di vita, che attraverso “ la forza dello Spirito ,ci coinvolge nell’azione educatrice del Padre”. Attraverso alcuni tratti del Vangelo di Giovanni e di Marco , nel terzo capitolo degli Orientamenti ci vie-

ne spiegato che la capacità di stabilire relazioni vere con ogni persona è il punto di partenza di ogni azione educativa. I passi del Vangelo, ci indicano i tratti essenziali “ della relazione educativa” tra Gesù ed i suoi discepoli, fondata “sull’atteggiamento di amore di Gesù e sulla fedeltà di chi accetta di stare con lui e mettersi alla sua sequela. “Giovanni Battista pone lo sguardo su Gesù e lo indica ai suoi discepoli. Due di loro udita la testimonianza del Battista, si mettono alla sequela di Gesù. Egli, si volge indietro e prende l’iniziativa del dialogo attraverso una domanda “Che cosa cercate?” ( 1,38) .La domanda di Gesù è una prima chiamata che incoraggia ad interrogarsi sul significato autentico della propria ricerca , è una “pro-vocazione” a chiarire se stessi, su cosa si sta cercando realmente nella vita; Gesù rivolge la stessa domanda a chiunque desidera stabilire un rapporto con Lui . Dalla domanda traspare l’atteggiamento educativo di Gesù , che fa appello alla libertà e a ciò che di più autentico abita nel cuore , facendo emergere e riconoscere il desiderio inespresso. A loro volta i discepoli gli domandano “Maestro, dove dimori ?”. Mostrano di essere affascinati dalla persona di Gesù , interessati a lui e alla bellezza della sua proposta di vita. Da qui prende avvio una relazione profonda e stabile con Gesù . Dopo una successione di domande Gesù, ha il coraggio di una proposta: “Venite e vedrete” (1,39). Gesù rivolge un invito esplicito (“venite”) , a cui associa una promessa “vedrete” . Gesù ci dimostra che per stabilire una rapporto educativo occorre un incontro che susciti una relazione personale, è necessario offrire un’esperienza da condividere,non trasmettere nozioni! I discepoli accettano la sfida, decidono di investire tutto se stessi nella proposta di Gesù, e “rimasero con Lui” ( 1,39). Da questi esempi si apprende che ogni relazione educativa esige pazienza , gradualità, reciprocità da alimentare nel tempo. L’itinerario educativo dei discepoli di Gesù ci conduce a Cafarnao,( 6,1-71) dopo avere ascoltato le esigenti parole di Gesù, molti si erano scoraggiati e non erano stati più disposti a seguirlo . Continua a pagina 6


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SEGUE DA PAGINA 5 Il loro abbandono obbliga Gesù a chiedere ai Dodici : “Volete andarvene anche voi ?” ( 6,67) . I discepoli capiscono che in quel momento devono compiere una scelta , la relazione con Gesù non può continuare per inerzia , e Pietro a nome di tutti dichiara pubblicamente: “Signore da chi andremo?, Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio!” ( 6,6869) , dimostrando di voler essere perseveranti nella loro scelta . Nel Cenacolo,prima della festa di Pasqua,la relazione dei discepoli con Gesù, si intensifica ,quando Egli “apre il suo animo” e lava loro i piedi ,dimostrando la Vera Missione di tutta la sua vita: Amare “Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine.” ( 13,6) .A volte anche noi, come Pietro facciamo difficoltà a credere in un Dio che si propone non come padrone , ma come servitore della vita e che elargisce doni preziosi. Gesù prima di salire al Padre, consegna ai discepoli il suo testamento : “Come Io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri”. Il comandamento dell’Amore è il compimento di ogni azione educativa, ed il rapporto tra discepolo e maestro si esprime attraverso tre caratteristiche: l’estrema dedizione “ Nessuno ha un amore più grande , dare la vita per i propri amici”, la familiarità confidente “Tutto ciò che ho udito dal Padre, l’ho fatto conoscere a voi”, la scelta libera e gratuita “Non voi avete scelto me, ma Io ho scelto voi”. Educare dunque richiede un impegno nel tempo e non può ridursi ad interventi frammentari, esige un rapporto personale di fedeltà tra i soggetti dell’azione educativa. Esiste un nesso tra educare e generare. La relazione educativa s’innesta nell’atto educativo e nell’esperienza di essere figli . L’uomo non si da la vita ma la riceve. Così il bambino impara a vivere avendo come punto di riferimento i genitori e gli adulti. Il legame che si instaura all’interno della famiglia sin dalla nascita lascia un’ impronta indelebile , l’apporto

I NCONTRO PER UNA CHIESA VIVA dei genitori ( attenzione ! Di entrambi i genitori, padre e madre.) ha una valore decisivo nella vita dei figli , essi devono assicurare ai figli l’affetto, il senso della vita e l’orientamento nel mondo. Anche nell’ambito dell’educazione alla fede è fondamentale il ruolo dei genitori che devono sentirsi responsabili dei loro figli,accompagnandoli dal Battesimo alla maturità. Il processo educativo è un cammino da intraprendere insieme ( (educatore -educando) , e questo rapporto richiede pazienza ,coraggio della perseveranza ed è importante che in ogni itinerario sia sempre condivisa “la meta verso cui procedere”. La meta di ogni cammino consiste nella perfezione dell’amore. Gesù ci esorta: “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”. ( Mt.5,48). Ogni adulto è responsabile del futuro delle nuove generazioni deve sentire la responsabilità di essere testimone della verità della bellezza e del bene,cosciente però che la propria umanità è insieme “ ricchezza e limite”. Educa chi è capace di rendere ragione della speranza che lo anima , ed è sospinto dal desiderio di trasmetterla. La passione educativa è una vocazione che si manifesta come arte del sapere acquisita nel tempo, alla scuola di altri maestri. L’educatore inoltre svolge il suo mandato attraverso l’autorevolezza della sua persona, autorevolezza che è frutto di competenza, di esperienza ,di coinvolgimento personale e coerenza di vita. Il senso di responsabilità si esplica nella serietà a svolgere il proprio servizio,con regole di comportamento fatte valere giorno per giorno, anche nelle piccole cose per essere poi capaci di affrontare le prove della vita ed irrobustire il carattere. L’educatore si impegna a servire nella gratuità. “ Dio ama chi dona con gioia “( 2Cor 9,7). Ciò vale pure per i genitori, i quali non solo devono donare la vita ma anche aiutare i figli nella loro personale avventura!.

VICINI...VICINI

Eccoci qua, un nuovo anno ha spalancato le sue porte dinanzi ai nostri occhi e tra botti e bollicine ci siamo nuovamente messi in cammino. Anno nuovo, vita nuova? Dipende. Anno nuovo, cammino continuo, almeno per la nostra piccola fraternità, in viaggio per Emmaus. L’adorazione notturna, che ha chiuso il 2010, altro non è stato che l’inizio di una presa di coscienza: la responsabilità della fraternità. In questi due anni di cammino, siamo riusciti a far diventare gli incontri ogni quindici giorni, una costante nella quotidianità. Il supporto della nostra coppia guida è stato certamente il motore di questa nuova “utilitaria familiare”, poiché ha costituito il richiamo cui rispondere, e l’adorazione, il senso della nostra risposta. In Chiesa, dalle 18:00 in poi, non c’erano Laura e Giuseppe, c’era il parroco, la gente, Nostro Signore, e … la Fraternità, nelle persone delle coppie che una dopo l’altra, casualmente, si sono succedute. All’inizio avevamo pensato di organizzarci con dei turni per paura di giungere ad ore in cui il Sacramento non avrebbe più avuto compagnia, purtroppo la perfezione non è umana, e non riuscendo a decidere nulla di fattibile ci siamo affidati alla Provvidenza, con il solo impegno di esserci, e così è stato. Ciascuno ha onorato la propria responsabilità, e la Provvidenza ci ha dato il giusto ordine di arrivo. Nei giorni successivi, incontrandoci per strada, ci siamo fatti un po’ tutti la stessa domanda, “ma Tu c’eri?” e il sentire solo risposte affermative ha dato inizio ad una serie di sorrisi contagiosi. Non ci siamo fermati, e con qualche telefonata, ecco organizzata una serata per tutta la famiglia. Venerdì 07 gennaio, grazie alla disponibilità dei responsabili della sala parrocchiale di Sambuco, abbiamo potuto usufruire di questo grande spazio per un’intera serata, dalle 19:00 alle 22:00 circa. Certo, quanti pensieri: chiedere ed ottenere la sala, aprire prima dell’arrivo degli altri, dare una pulita, sistemare un po’ la sala con i tavoli e le sedie, tenere buoni i primi bimbi accorGiulia Schiavo si, … accorgersi che stavolta c’erano quasi tutti, dai bambini a molti mariti.


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Arrivare, darsi gli auguri, perché non tutti c’eravamo incontrati reciprocamente durante le feste, depositare sul tavolo ciò che ogni coppia aveva preparato per l’occasione, accogliere la nostra coppia guida, Laura e Giuseppe, con i bambini e gli altri amici della Fraternità di Angri; entrare e uscire per riunire tutti i bambini, … Che freddo quella sera, fuori si congelava, però la sala era riscaldata del tepore della stufa e dalle nostre chiacchiere appollaiati sulle sedie o in piedi per dare un occhio ai più piccini. Un grido di raduno generale e Tombola per i più piccoli, Rosanna si è sgolata per far sentire i numeri, i torroncini in premio facevano gola a tutti, anche perché, ad una certa ora, la fame si è fatta sentire per grandi e piccini. L’esperienza di tutte le mamme è stata utilissima per organizzare la distribuzione delle derrate, eravamo più di quanti ci saremmo aspettati e Rosa e Rosalinda hanno risolto brillantemente anche questo problema logistico. Non è stato difficile sentirsi vicini neanche quando scope e sacco della spazzatura alla mano, abbiamo rassettato. Le cose belle finiscono presto e le sofferenze non mancano, così dopo qualche giorno ci siamo ritrovati ad essere partecipi del dolore di un membro della Fraternità per la dipartita di un familiare. Stavolta la temperatura meteorologica era fredda, ma quella dei nostri animi, gelida, solo la presenza fisica, ad un evento tanto comune quanto straordinariamente devastante, speriamo possa essere stato comunque di conforto. Martedì, nuovamente in Chiesa per l’incontro di catechesi, “le buone abitudini non vanno mai perse”, e poi c’era da svelare l’Angelo istituito prima del Natale. Dopo aver letto un brano del Vangelo di Marco (cap. 12), sul più grande comandamento, a turno abbiamo cominciato a svelare gli Angeli. Ciascuna coppia ha così scoperto il suo custode, descritto in che modo aveva

cercato di essergli vicino nel più anonimato possibile e consegnato un pensiero preparato per l’occasione. Qualche coppia aveva già capito chi fosse il proprio Angelo, ma non perché ci conosciamo tutti molto bene, anzi perché abbiamo notato tra di noi attenzioni che normalmente non avremmo avuto, o non avremmo avuto per quei terzi. Il gioco dell’Angelo ci ha così permesso di mostrarci gli uni agli altri per quel che siamo. Il racconto dell’operosità e delle astuzie intraprese per i custoditi, ha avuto una leggera deviazione, trasformandosi nel racconto di se stessi, della povertà dell’anima in confronto ai grandi problemi della vita da cui nessuno è esente. L’incontro è durato molto più degli altri, e il tempo non ci è stato d’ostacolo e anche, se qualche lacrima è scorsa, non sono mancate parole di coraggio ed esperienze di cui poter fare tesoro. Anche il silenzio assoluto in un dato momento, è stata una risposta, la risposta all’ascolto di croci che non si possono dividere o scaricare, ognuno porta dignitosamente la sua, anche chi l’ha tenuta per se. Certo non era previsto, tuttavia la spontaneità con la quale si è creata l’armonia dei racconti ci ha dato la responsabilità dell’altro, di tutti gli altri. Spesso facciamo finta di non sapere, per non interessarci ed evitare una qualunque richiesta che pensiamo di non poter supportare, però un “ciao, come va?” può fare tanto e ancor di più la preghiera, che ci ha saldato “vicini vicini” in questo cammino. Ci siamo lasciati quella sera, forse con il doppio dei pensieri di quando eravamo arrivati e con la proposta di un ritiro spirituale. Come al solito, incredibili difficoltà, a partire da dove farlo, quando serve, mai una disponibilità concreta, comunque il Parroco ci ha aiutato e stavolta ci siamo anche incontrati per tentare di dare almeno una forma mentale all’evento, da soli, senza la coppia guida e per fare meglio dell’incontro precedente. Ci siamo assunti la nostra responsabilità, ed è con l’orgoglio di chi cura una pianta e la vede cominciare a crescere, che sabato 29 ci siamo nuovamente radunati al Santuario di San Cosma per il ritiro spirituale pomeridiano, da buoni vicini, vicini a Dio.

Elisa Mansi

LANCIO DELLA STELLA A SAMBUCO

Gesù non è una tradizione annuale, non è un mito, non è una favola. Gesù è parte della nostra storia umana. Il senso teologico della venuta di Cristo non distrugge di per sé la cornice festosa e la poesia del Natale, ma la ridimensiona e la colloca nel giusto contesto; Gesù che nasce è la Parola di Dio che si fa come noi, esseri umani. Siamo portati forse a soffermarci di più sul bambino, tenero e fragile, che non sulla natura vera di Gesù, Verbo Incarnato. Con questa cornice semplice si è svolta domenica 16 Gennaio u.s. alle ore 18:00 la tradizionale ‟levata del bambino” nella contrada Sambuco di Ravello. La processione ha permesso a tutti di ammirare le splendide e caratteristiche “scene” degli antichi mestieri, oggi purtroppo scomparsi, essa è stata guidata dal parroco Don Carmine Satriano: vi figuravano Maria e Giuseppe con il bambino Gesù, i pastori, gli angioletti, accompagnati, sulle note forti e squillanti delle zampogne, dalla corale. Ad assistere al famoso e suggestivo lancio della stella ed ai fuochi pirotecnici sono accorsi numerosi fedeli da Ravello e dai paesi vicini. Si è svolta così una scenografia originale ma allo stesso tempo raccolta nella meditazione del mistero spirituale del Natale. Al termine del corteo processionale, con l’arrivo dei magi, è avvenuto il rientro in chiesa per la santa messa e il bacio del Bambino. Don Carmine nell’omelia ha lanciato un forte richiamo all’amore verso Dio che non deve essere superficiale ma ardente e veritiero. Alla fine della celebrazione, tutti i fedeli, nell’agape fraterna svoltasi sul piazzale San Pio da Pietrelcina hanno potuto gustare i dolci natalizi preparati da tutti gli abitanti della frazione.

Christian Ruocco


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Ravello e Francis Nevile Reid (1861 – 2011) Una storia lunga 160 anni Agli albori dell’Ottocento, Ravello, annoverata nei secoli addietro tra le prime città del Regno di Napoli, doveva apparire un misterioso e solitario paese montano, arretrato sotto il profilo sociale e culturale ma, pur tuttavia, ancora capace di evocare i suoi nobili natali e quelle suggestioni dell’oriente arabo e bizantino mai del tutto dimenticate. Vigne, oliveti e frutteti cingevano con una fitta vegetazione le balze scoscese, qua e là delineate da mura e torri moresche, sacri templi e case aristocratiche, unici testimoni dei fasti di una stirpe gentile che si erano dissolti nella generale decadenza delle periferie meridionali. Questo scenario fortemente suggestivo dovette aprirsi agli occhi di un venticinquenne Francis Nevile Reid (1826 – 1892), gentiluomo nato a Londra da genitori di origini scozzesi, cultore delle arti, di letteratura e di botanica, che a Napoli, presso Sir Thomas Gibson Carmichael, aveva trovato il clima ideale per curare un’ affezione alle vie respiratorie. Il suo viaggio a Ravello, però, non si tradusse nella solita visita fugace di uno straniero: il giovane dovette avvertire l’incantesimo di un mistero mai rilevato in nessun altro luogo e nel 1851 decise di acquistare l’antica dimora gentilizia dei Rufolo, in quegli anni di proprietà della famiglia D’Afflitto. Si trattava, in realtà, di un complesso monumentale fatiscente senza “né porte né finestre, la parte inferiore del cortile era ricoperta di macerie e una torre stava sepolta sotto il terreno”, come egli stesso lo descrisse. L’acquisizione di un cumulo di memorie romantiche, edificato in un luogo lontano e dimenticato, bisognoso di ingenti investimenti, poteva apparire una vera e propria “follia” in cui il lungimirante Francis intravide la possibilità di realizzare il suo sogno mediter-

raneo. Successivamente egli acquisì anche la proprietà dell’antica residenza vescovile con il “giardino di Monsignore”, messa in vendita con le leggi eversive del 1866-67, e quella della Villa Carusiello in località Marmorata. Il Reid provvide, pertanto, ai lavori di restauro di Palazzo Rufolo, eseguiti nel pieno rispetto delle preesistenze, sotto la direzione di Miche-

le Ruggero, architetto-archeologo che nel 1875 sarebbe diventato Soprintendente agli Scavi di Pompei. Gli interventi non si limitarono alle emergenze architettoniche, restaurate con gusto e sincerità, ma interessarono anche il giardino, arricchito alla maniera eclettica da essenze mediterranee ed esotiche come pini e cipressi, palme e cedri, felci e rose di vario genere. Curatore e capo giardiniere della proprietà era Luigi Cicalese, personaggio dalla barba fluente di singolari capacità, che riuscì a guadagnarsi la fiducia dell’ “Affmo padrone Francesco Nevile Reid”, testimoniata da una preziosa raccolta epistolare riferita agli anni 188591. Di fatto il Reid e la moglie Sophia

Caroline Gibson Carmichael erano soliti abitare l’antica dimora ravellese solo da maggio ad ottobre, preferendo, durante i mesi invernali, il clima più mite di Villa Gallotta a Posillipo. Così “il caro Luigi”, che dal gentiluomo aveva appreso anche la conoscenza della tecnica fotografica, divenne un vero e proprio factotum: curava i giardini, custodiva la villa e, in assenza del proprietario, accoglieva i visitatori, come si evince anche dal diario di Cosima Wagner (“Caffè dall’amministratore del Signor Reid”) durante il celebre soggiorno del Genio di Lipsia a Ravello. Nel corso di questi anni il signore scozzese salvò dall’incuria pregevoli reperti artistici, si occupò dello studio delle memorie patrie e del restauro dei monumenti con una competenza che indusse mons. Luigi Mansi, canonico della ex cattedrale, ad esprimere “la sincera gratitudine per il valido incoraggiamento datomi nelle storiche notizie di questa città. I modi troppo gentili[…] i lumi somministratimi precisamente in materia di archeologia sono per me una viva e cara rimembranza che avrò meco fino alla tomba”. Si prodigò, inoltre, in una serie di iniziative tese al progresso e al benessere della popolazione. La riparazione del vecchio acquedotto, la costruzione di un nuovo impianto capace di alimentare la fontana pubblica in Piazza Vescovado, gli interventi di ripristino delle vie comunali, il progetto per la costruzione della strada che collegava Ravello alla costiera sono solo alcuni esempi che si possono addurre al riguardo. Sotto il suo impulso dovette anche affermarsi l’esigenza di assicurare una decorosa ospitalità di stampo anglosassone a quei viaggiatori europei attratti dalle bellezze naturali ed artistiche della


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città, di certo alla base della prestigiosa tradizione alberghiera di Ravello. Così il fascino dell’antica residenza vescovile e la felice ubicazione, oltre all’assoluta carenza di qualsiasi struttura ricettiva, nel 1875 indussero Pasquale Palumbo, dipendente del Reid, e sua moglie, la bernese Elizabeth Von Wartburg, a trasformare l’antico Episcopio nella prima pensione di Ravello, la “Pensione Palumbo” mentre nel 1893 Pantaleone Caruso, dapprima apprendista giardiniere della Villa e poi stimato cuoco di casa, aprì nell’antico Palazzo D’Afflitto la piccola “Pensione Belvedere”. Notevole attenzione il Nostro mostrò anche all’educazione dei giovani, cui “insegnò a leggere e a scrivere”, sulla base dell’assunto educativo secondo il quale “l’uomo è frutto delle circostanze cioè degli stimoli che riceve dall’ambiente in cui vive”. “Nella sua ospitale dimora”, ricorda il prof. Lorenzo Imperato, “molti giovani furono avviati ai primi rudimenti di cultura e ai mestieri dei padri e della propria terra. Oltre a Luigi Cicalese piace segnalare i Palumbo, i Di Palma, gli Amato nonché Pantaleone Caruso. Lo stesso mio padre fu accolto all’età di 15 anni dalla signora Gibson come apprendista di cucina. Allorquando, rimasta vedova, si trasferì a Napoli lo richiamò e, tra Villa Gallotta e Villa Rosebery, dove si ritrovavano la nobiltà napoletana e quella inglese, perfezionò l’arte culinaria per diventare a sua volta maestro di una schiera di cuochi della Costiera”. In occasione dei 160 anni di Francis Nevile Reid a Ravello (1851 – 2011) queste brevi righe vogliono essere l’omaggio a uno spirito sensibile e raffinato, l’invito a riscoprire un illuminato filantropo, il piccolo tributo a un “concittadino” che nel 1892, anno della sua morte, il popolo dovette piangere con affetto filiale.

Concerto di Natale

Sublimi atmosfere e raffinate suggestioni natalizie, evocate da elaborate alchimie compositive e variegate sfumature melodiche, tutte magicamente ispirate al mistero dell’Incarnazione,risuonano, domenica 9 gennaio, nel prestigioso Duomo di Ravello. Le partiture espresse dall’estro musicale di autori barocchi, classici, operistici e contemporanei, prendono mirabilmente vita, al tocco sapiente del Maestro Mons.Vincenzo De Gregorio, valorizzate dalle preziose qualità timbricoespressive del nuovo organo a canne. Come d’incanto le nude pareti della Cattedrale si vestono di angelici soffi sonori, alternati a spumeggianti ed inebrianti evoluzioni di note. Apre il concerto l’Introduzione e Pastorale di Jean Du Mage, compositore francese del’ 600. La prima, solenne, ricca di suoni e registri acuti e maestosi, è seguita dall’andamento a ninna-nanna della Pastorale, che si conclude, riprendendo il carattere introduttivo, con un solenne accordo. Viene proposto, del più grande compositore per organo John Sebastian Bach, il Preludio in Re maggiore, con l’apertura ricca di note , scale, arpeggi ed accordi, l’elaborazione centrale in contrappunto ed il finale, caratterizzato dalle doppie note eseguite con la pedaliera. La fuga, dal tema semplice, composta da poche note in successione veloce, sembra nel suo sviluppo inseguire se stesso, fino a quietarsi sull’incipit e sulla tonica. Sopraggiunge e risuona, come una carezza tra i ricordi di Gesù Bambino, il Noel X, la più celebre composizione natalizia di Claude Daquine, interessante per l’utilizzo dei diversi registri dello strumento e per le ripetizione delle stesse frasi musicali sulle tre diverse tastiere dell’organo. Con lo stacco degli accordi e delle sequenze di note, la danza ternaria del Minuetto, tratto dalla Suite GothiLuigi Buonocore que di Leon Boellman, ci trasporta una inusuale atmosfera, avvolgente e coinvol-

gente della Francia di fine ottocento. A seguire, la Pastorale di Enzo Marchetti, elegante organista e raffinato compositore della Scuola Napoletana del’ novecento, ripropone il tema antico e amato del “ Tu scendi dalle stelle”, concludendone il raccordo con due secchi accordi. Delicate armonie tipicamente romantiche, affidate a suoni lunghi e tenui, nei registri più dolci e seducenti dell’organo, evocano il saluto dell’Angelo Gabriele e di Elisabetta nell’Ave Maria di Marco Enrico Bossi. Compositore ed organista che inaugurò l’organo voluto dal Beato Bartolo Longo nel Santuario di Pompei. La seconda parte: il Santa Maria, ci avvince nella struggente invocazione della Chiesa orante alla Madre di Dio. Infine, quasi preghiera Vespertina, viene eseguito il Gloria di V. Petrali, che scrive una lode ed un ringraziamento a Dio, nello stile del teatro musicale di Bellini, Donizetti e Verdi, con soluzioni armoniche e melodiche tipiche del gesto di fine ottocento. Il caloroso e scrosciante applauso del pubblico rappresenta l’apprezzamento del pubblico per l’evento musicale,meritoriamente patrocinato dal Comune e dalla Associazione Culturale del Duomo di Ravello, ed ancor più sottolineo l’annuncio dato dal concertista, di una serie di concerti di musica organistica, organizzato per la prossima estate, atti a valorizzare e far conoscere le peculiarità foniche e ricche di colore del nuovo organo a canne, grande strumento, degno del prestigio storico-artistico della Città della Musica.

Matilde Nunziata


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Tesseramento e inaugurazione del nuovo anno associativo dell’Azione Cattolica parrocchiale Anche quest’anno nella nostra comunità parrocchiale ha preso avvio il cammino dell’Azione Cattolica. Nonostante le attività, soprattutto quelle rivolte alla formazione dei giovanissimi, siano iniziate già al ritorno delle vacanze estive, solo con la cerimonia del tesseramento ci si sente veramente calati nel percorso associativo annuale, forse perché con questo momento si fanno un po’ i conti con chi resta e si capisce chi, abbandonando, rinuncia a percorrere la strada del laicato impegnato nell’Azione Cattolica. È tradizione che il tesseramento avvenga in diocesi nel periodo della festa dell’Immacolata Concezione, quasi per affidare all’amore materno della Vergine il cammino di tanti bambini, giovani ed adulti che condividono il desiderio di fare grande la Chiesa. In parrocchia, invece, considerando le distrazioni del periodo natalizio, si è scelto di fissare la cerimonia solo dopo Natale e quindi, con l’Assistente spirituale, Don Giuseppe Imperato, si è pensato a creare una formula che riuscisse a dare non solo più solennità al rito ma anche che potesse responsabilizzare maggiormente coloro che chiedevano di aderire. Sabato 15 gennaio, infatti, ci si è ritrovati nel pomeriggio nel Duomo per un momento di riflessione e preghiera in preparazione al tesseramento vero e proprio. Il tema dell’incontro, che ha coinvolto tutti i settori dell’associazione, è stato quello dell’impegno sottolineato non solo nella preghiera ma anche nei testi scelti per la riflessione. Un passo del progetto formativo dell’Azione Cattolica “Perché Cristo sia formato in voi”, infatti, ha permesso di porre l’attenzione sulla dimensione associativa del percorso spirituale di AC; il crescere insieme è, d’altronde, prerogativa dell’AC e per questo la cura maggiore va messa nel

dialogo e nell’incontro affinché nessuno si senta escluso e tutti possano contribuire alla maturazione personale e comunitaria. La lettura, poi, di un passo del documento inviato all’AC diocesana dall’allora Arcivescovo Mons. Beniamino De Palma, che, nel 1998, volle mandare un segnale tangibile della vicinanza della gerarchia all’associazione, ha portato tutti a focalizzare l’attenzione del ruolo dell’AC nella comunità parrocchiale. Il tesseramento, quindi, svoltosi durante la celebrazione liturgica del 20 gennaio è stato, per la prima volta, strutturato con il rinnovo delle promesse di adesione. A

coloro che hanno scelto di aderire all’associazione è stato chiesto dall’assistente spirituale di promettere che l’attività svolta durante l’anno sia conforme al cammino associativo nazionale e per la crescita della parrocchia. L’assistente ha voluto fortemente questo momento perché si prendesse coscienza dell’importanza di far parte dell’AC, in modo da comprendere che l’associazione è una forza per la comunità parrocchiale che da essa deve prendere esempio e forza e non un’associazione a cui demandare tutte le incombenze più o meno piacevoli della vita comunitaria. A conclusione della liturgia si è vissuta l’adorazione, animata dal settore adulti, che ha riproposto il tema del giudizio vicendevole e dell’importanza dell’esame di coscienza prima di giudicare gli altri. Interessante il passaggio della riflessione

che ha coinvolto i presenti circa l’importanza di essere strumento di crescita per gli altri e non di divisione e di allontanamento. Dopo l’adorazione si è vissuto il momento del rinnovo delle cariche, durante il quale l’assemblea ha riconfermato Manuelita Perillo alla guida dell’associazione parrocchiale, soprattutto in considerazione dell’ottimo lavoro svolto nel triennio appena trascorso, Maria Rosaria Camera e Maria Carla Sorrentino al settore Adulti, Raffaele Amato all’ACR e Ilenia Perillo, new entry in fatto di responsabili, al settore Giovanissimi e Giovani, che nel passato triennio non aveva registrato molte adesioni ma che promette questa volta di essere protagonista attivo della vita associativa (di esso fanno parte Arianna, Rita, Viviana, Martina, Eleonora, Gemma, Andreina, Benedetta, Raffaella, Maddalena, Annalisa, Giulia e Velia che sono cresciute in AC e che cominciano anche a rivestire un ruolo importante nell’associazione a livello diocesano con la partecipazione non solo ai momenti formativi più importanti che vengono organizzati ma anche in quelli di rappresentanza a livello nazionale). Augurandoci che il cammino di quest’anno e del triennio che si apre sia per l’associazione un momento di crescita e di raccolta dei frutti che a livello parrocchiale si stanno seminando ormai da venti anni di AC (l’AC è presente nella nostra comunità dal settembre del 1990 dopo la lunga parentesi di assenza che durava dagli anni ’60 del 1900), l’AC anche questa volta, dopo aver fatto i conti con i problemi che si sono presentati ma anche con i successi che si sono ottenuti, ha spiegato le vele per percorrere il mare non sempre tranquillo della sfida educativa della nostra comunità parrocchiale.

Maria Carla Sorrentino


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BENEDETTO XVI: ANCHE FACEBOOK E' UNA GRANDE OPPORTUNITA' Il 24 gennaio Benedetto XVI ha reso pubblico il suo Messaggio per la XLV Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, tutto dedicato a Internet e in particolare al fenomeno dei social network, un mondo - quest'ultimo - dominato da Facebook con i suoi oltre cinquecento milioni di utenti. Il Papa s'ispira qui ai messaggi per le giornate delle comunicazioni sociali del suo predecessore, il venerabile Giovanni Paolo II (1929-2005), che già aveva lasciato un vero corpus di dottrina sociale della Chiesa su Internet, ma aggiunge un tocco personale dove si riconosce il suo costante Magistero sull'identità e sulla verità, insieme all'attenta lettura di quanto la sociologia contemporanea ha prodotto in tema di interazione virtuale. Proprio da questa letteratura il Papa mutua «la convinzione che, come la rivoluzione industriale produsse un profondo cambiamento nella società attraverso le novità introdotte nel ciclo produttivo e nella vita dei lavoratori, così oggi la profonda trasformazione in atto nel campo delle comunicazioni guida il flusso di grandi mutamenti culturali e sociali. Le nuove tecnologie non stanno cambiando solo il modo di comunicare, ma la comunicazione in se stessa, per cui si può affermare che si è di fronte ad una vasta trasformazione culturale. Con tale modo di diffondere informazioni e conoscenze, sta nascendo un nuovo modo di apprendere e di pensare, con inedite opportunità di stabilire relazioni e di costruire comunione». Di questa grande trasformazione la Chiesa non propone né un rifiuto né un giudizio aprioristicamente negativo. Senza mancare di mettere in luce difficoltà e rischi, il Pontefice chiede ai cristiani di partecipare alla grande avventura di Internet e in particolare dei social network: «Vorrei invitare, comunque, i cristiani ad unirsi con fiducia e con consapevole e responsabile creatività nella rete di rapporti che l'era digitale ha reso possibile. Non semplicemente per soddisfare il desiderio di essere presenti, ma perché questa rete è parte integrante della vita umana». Le nuove tecnologie «prospettano traguardi fino a qualche tempo fa impensabili» e, se «usate saggiamente, possono contribuire a soddisfare

il desiderio di senso, di verità e di unità che rimane l'aspirazione più profonda dell'essere umano». Benedetto XVI riprende, ancora, dalla sociologia la tesi che nel mondo digitale l'idea che l'informazione sia il frutto di una interazione e di una costruzione sociale acquista dimensioni fino a ieri impensabili: quello che con la stampa ma anche con la televisione era ancora possibile, «la chiara distinzione tra il produttore e il consumatore dell'informazione viene relativizzata e la comunicazione vorrebbe essere non solo uno scambio di dati, ma sempre più anche condivisione».Questa novità ha anche caratteristiche «positive», ma per altri versi «si scontra con alcuni limiti tipici della comunicazione digitale: la parzialità dell'interazione, la tendenza a comunicare solo alcune parti del proprio mondo interiore, il rischio di cadere in una sorta di costruzione dell'immagine di sé, che può indulgere all'autocompiacimento».I social network - dunque soprattutto Facebook - sono una parte importante del modo in cui i giovani, in particolare, organizzano il loro tempo e le loro giornate. «I giovani - spiega il Papa - stanno vivendo questo cambiamento della comunicazione, con tutte le ansie, le contraddizioni e la creatività proprie di coloro che si aprono con entusiasmo e curiosità alle nuove esperienze della vita. Il coinvolgimento sempre maggiore nella pubblica arena digitale, quella creata dai cosiddetti social network, conduce a stabilire nuove forme di relazione interpersonale, influisce sulla percezione di sé e pone quindi, inevitabilmente, la questione non solo della correttezza del proprio agire, ma anche dell'autenticità del proprio essere. La presenza in questi spazi virtuali può essere il segno di una ricerca autentica di incontro personale con l'altro se si fa attenzione ad evitarne i pericoli, quali il rifugiarsi in una sorta di

mondo parallelo, o l'eccessiva esposizione al mondo virtuale. Nella ricerca di condivisione, di "amicizie", ci si trova di fronte alla sfida dell'essere autentici, fedeli a se stessi, senza cedere all'illusione di costruire artificialmente il proprio "profilo" pubblico». Sempre con una singolare consonanza rispetto alla migliore sociologia di Internet e dei social network, Benedetto XVI mette in luce il rischio che a essere socialmente costruita non sia più solo l'informazione ma la stessa identità del soggetto. Come in

certi film alla moda, il giovane soprattutto rischia di essere catturato da un mondo virtuale da cui poi non riuscirà più a uscire, e di scambiare il proprio profilo su Facebook, dove sincerità e invenzione spesso si mescolano, con la realtà. L'uso dei social network, insiste il Papa, «è una grande opportunità, ma comporta anche una maggiore attenzione e una presa di coscienza rispetto ai possibili rischi. Chi è il mio "prossimo" in questo nuovo mondo? Esiste il pericolo di essere meno presenti verso chi incontriamo nella nostra vita quotidiana ordinaria? Esiste il rischio di essere più distratti, perché la nostra attenzione è frammentata e assorta in un mondo "differente" rispetto a quello in cui viviamo? Abbiamo tempo di riflettere criticamente sulle nostre scelte e di alimentare rapporti umani che siano veramente profondi e duraturi? E' importante ricordare sempre che il contatto virtuale non può e non deve sostituire il contatto umano diretto con le persone a tutti i livelli della nostra vita».

Continua a pagina 12


SEGUE DA PAGINA 11 Sono due rischi già notati dal venerabile Giovanni Paolo II: passare troppo tempo davanti a un computer, trascurando gli amici e i familiari della vita reale, e lasciare contatti anche interessanti con nuovi amici in un perenne stato virtuale, quasi si avesse paura d'incontrarli faccia a faccia.Passare dall'incontro virtuale all'incontro reale, usare Facebook come prima occasione di conoscenza che andrà poi dove possibile verificata di persona, è anche per così dire il segreto di un uso efficace del social network come strumento di apostolato cattolico. Ma, perché questo sia possibile, è necessario che pure su Facebook il cattolico, anche giovane, si faccia subito riconoscere per uno stile diverso rispetto a una certa volgarità e superficialità oggi alla moda. «Del resto - scrive il Papa - le dinamiche proprie dei social network mostrano che nel mondo digitale, trasmettere informazioni significa sempre più spesso immetterle in una rete sociale, dove la conoscenza viene condivisa [...]. Quando le persone si scambiano informazioni, stanno già condividendo se stesse, la loro visione del mondo, le loro speranze, i loro ideali. Ne consegue che esiste uno stile cristiano di presenza

anche nel mondo digitale: esso si concretizza in una forma di comunicazione onesta ed aperta, responsabile e rispettosa dell'altro. Comunicare il Vangelo attraverso i nuovi media significa non solo inserire contenuti dichiaratamente religiosi sulle piattaforme dei diversi mezzi, ma anche testimoniare con coerenza, nel proprio profilo digitale e nel modo di comunicare, scelte, preferenze, giudizi che siano profondamente coerenti con il Vangelo, anche quando di esso non si parla in forma esplicita. Del resto, anche nel mondo digitale non vi può essere annuncio di un messaggio senza una coerente testimonianza da parte di chi annuncia. Nei nuovi contesti e con le nuove forme di espressione, il cristiano è ancora una volta chiamato ad offrire una risposta a chiunque domandi ragione della speranza che è in lui (cfr 1Pt 3,15)». Si a Facebook, dunque, ma con buon senso quanto all'impiego del tempo e a viso aperto, da cattolici, a costo magari di «sfidare alcune delle logiche tipiche del web. Anzitutto dobbiamo essere consapevoli che la verità che cerchiamo di condividere non trae il suo valore dalla sua "popolarità" o dalla quantità di attenzione che riceve. Dobbiamo farla conoscere nella sua integrità, piuttosto che cercare di renderla accettabile, magari "annacquandola". Deve diventare alimento quotidiano e non

attrazione di un momento. La verità del Vangelo non è qualcosa che possa essere oggetto di consumo, o di fruizione superficiale, ma è un dono che chiede una libera risposta. Essa, pur proclamata nello spazio virtuale della rete, esige sempre di incarnarsi nel mondo reale e in rapporto ai volti concreti dei fratelli e delle sorelle con cui condividiamo la vita quotidiana. Per questo rimangono sempre fondamentali le relazioni umane dirette nella trasmissione della fede!».Alla fine, infatti, «la verità che è Cristo, in ultima analisi, è la risposta piena e autentica a quel desiderio umano di relazione, di comunione e di senso che emerge anche nella partecipazione massiccia ai vari social network». Mentre per certi poteri forti contemporanei Internet è un altro «strumento che riduce le persone a categorie, che cerca di manipolarle emotivamente o che permette a chi è potente di monopolizzare le opinioni altrui» i cattolici presenti sul Web «incoraggiano tutti a mantenere vive le eterne domande dell'uomo, che testimoniano il suo desiderio di trascendenza e la nostalgia per forme di vita autentica, degna di essere vissuta. È proprio questa tensione spirituale propriamente umana che sta dietro la nostra sete di verità e di comunione e che ci spinge a comunicare con integrità e onestà».

Massimo Introvigne

CELEBRAZIONI DEL MESE DI FEBBRAIO GIORNI FERIALI Ore 17.00: Santo Rosario Ore 17.30: Santa Messa GIORNI FESTIVI Ore 17.30: Santo Rosario Ore 18.00: Santa Messa

4 - 10 - 17- 24 FEBBRAIO: Ore 18.00 - Adorazione Eucaristica 9 -15 - 23 FEBBRAIO : Ore 18.00 - Catechesi degli Adulti 2 FEBBRAIO PRESENTAZIONE DEL SIGNORE - Chiesa di S. Maria delle Grazie Ore 17.30: Santo Rosario Ore 18.00: Santa Messa 6 FFEBBRAIO V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO Ore 8.00 - 10.30 - 18.00: Sante Messe 11 FEBBRAIO B.V. di Lourdes - GIORNATA DEL MALATO 13 FEBBRAIO VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO Ore 8.00 - 10.30 - 18.00: Sante Messe 20 FEBBRAIO VII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO Ore 8.00 - 10.30 - 18.00: Sante Messe 27 FEBBRAIO VIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO Ore 8.00 - 10.30 - 18.00: Sante Messe

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Incontro Febbraio 2011  

Incontro Febbraio 2011 Chiesa Ravello

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