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Per una Chiesa Viva P ERIODICO DELLA COMUNITÀ ECCLESIALE DI Anno IV - N. 8 - Settembre 2008 www.incontroravello.com www.chiesaravello.it

RAVELLO

Idee chiare per un cammino formativo Con l’inizio del mese di settembre le vacanze sono ufficialmente finite, le scuole si riaprono e si ritorna all’attività ordinaria dei singoli e delle comunità. Inizia anche per la comunità cristiana che vive a Ravello il tempo prezioso dell’anno pastorale durante il quale noi tutti insieme dovremo compiere responsabilmente un serio ed impegnativo cammino di formazione mirante al consolidamento della fede e alla crescita di una vita autenticamente cristiana. E’ tempo di ripresa,dunque,quello che ci attende; e alla luce di alcune esigenze fondamentali da molti avvertite e reclamate anche dalla nuova e situazione socio- religiosa -economica della nostra cittadina, siamo tutti provocati e sollecitati ad offrire la propria collaborazione,nella misura delle competenze e dei doni dello Spirito, per rendere la nostra comunità cristiana una “chiesa realmente viva e operosa”.Si comprende,perciò, quanto sia necessario intraprendere con coraggio e determinazione un nuovo cammino formativo incentrato sulla famiglia, sperimentando anche nuove formule o “strategie” per incontrare tutti, specie gli adulti, nell’ambito del tessuto parrocchiale e/o del territorio di competenza della parrocchia in cui si

trovano,ma in cui spesso non si sentono protagonisti. L’invito vale, infatti,per tutti gli adulti della nostra comunità,in particolare per gli aderenti all’Azione Cattolica, alla nuova Confraternita,ai membri dell’Ordine Secolare francescano,ai membri del

Consiglio Pastorale e di tutte le commissioni operative della Parrocchia,e a quanti promuovono e gestiscono le varie feste religiose che si celebrano nel corso dell’anno. Sono queste le persone adulte da interessare,coinvolgere,e responsabilizzare nel cammino di un doveroso approfondimento della fede da vivere personalmente con entusiasmo e gioia per poterla poi degnamente celebrare nei tradizionali giorni di festa. Purtroppo, non è raro trovare nel nostro popolo tante persone generose che dal punto di vista della fede restano immature e più o meno indifferenti.

Il percorso annuale di formazione da svolgere richiede di per sé e come norma principale che venga posta al centro della vita dei membri della comunità la Parola di Dio, in particolare la Parola che viene annunciata ogni domenica nella celebrazione eucaristica. Essa è infatti essenziale per capire realmente Gesù e la sua Pasqua, per condividere il suo desiderio di salvezza per il mondo, e il suo stile di vita vissuta nell’intimità con il Padre. La Parola proclamata, accolta, contemplata rappresenta il mezzo primario per maturare una conoscenza di Cristo più viva, per assimilarci a Lui e diventare autentici testimoni di Lui e della speranza che riponiamo in Lui. Il fervore della fede vissuta e celebrata nel culto e nella esperienza quotidiana di vita sarà il frutto spontaneo che nascerà dal profondo legame stabilito con Gesù Risorto che incontriamo nella celebrazione della Pasqua settimanale,la Nostra Messa Domenicale. La frequentazione assidua,consapevole e fruttuosa alla Divina Eucaristia ravviverà in noi anche la coscienza del grande mistero della presenza di Gesù tra noi, che nella Chiesa lungo la storia continua la sua opera per la salvezza del mondo.

Don Giuseppe Imperato


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San Paolo I: Ambiente religioso e culturale Cari fratelli e sorelle, vorrei oggi iniziare un nuovo ciclo di Catechesi, dedicato al grande apostolo san Paolo. A lui, come sapete, è consacrato questo anno che va dalla festa liturgica dei Santi Pietro e Paolo del 29 giugno 2008 fino alla stessa festa del 2009. L'apostolo Paolo, figura eccelsa e pressoché inimitabile, ma comunque stimolante, sta davanti a noi come esempio di totale dedizione al Signore e alla sua Chiesa, oltre che di grande apertura all'umanità e alle sue culture. È giusto dunque che gli riserviamo un posto particolare, non solo nella nostra venerazione, ma anche nello sforzo di comprendere ciò che egli ha da dire anche a noi, cristiani di oggi. In questo nostro primo incontro vogliamo soffermarci a considerare l'ambiente nel quale egli si trovò a vivere e a operare. Un tema del genere sembrerebbe portarci lontano dal nostro tempo, visto che dobbiamo inserirci nel mondo di duemila anni fa. E tuttavia ciò è vero solo apparentemente e comunque solo in parte, poiché potremo constatare che, sotto vari aspetti, il contesto socioculturale di oggi non differisce poi molto da quello di allora. Un fattore primario e fondamentale da tenere presente è costituito dal rapporto tra l’ambiente in cui Paolo nasce e si sviluppa e il contesto globale in cui successivamente si inserisce. Egli viene da una cultura ben precisa e circoscritta, certamente minoritaria, che è quella del popolo di Israele e della sua tradizione. Nel mondo antico e segnatamente all'interno dell'impero romano, come ci insegnano gli studiosi della materia, gli ebrei dovevano aggirarsi attorno al 10% della popolazione totale; qui a Roma, poi, il loro numero verso la metà del I° secolo era in un rapporto ancora minore, raggiungendo al massimo il 3% degli abitanti della città. Le loro credenze e il loro stile di vita, come succede ancora oggi, li distinguevano nettamente dall'ambiente circostante; e questo poteva avere due risultati: o la derisione, che poteva portare all'intolleranza, oppure l'ammirazione, che si esprimeva in forme varie di simpatia come nel caso dei “timorati di Dio” o dei “proseliti”, pagani che si associavano alla Sinagoga e condividevano la fede nel Dio di Israele. Come esempi concreti di questo doppio atteggiamento possiamo citare, da una parte, il giudizio tagliente di un oratore quale fu Cicerone, che disprezzava la loro religione e persino la città di Gerusalemme (cfr Pro Flacco, 66-69), e, dall’altra, l’atteggiamento della moglie di Nerone, Poppea, che viene ricordata da Flavio Giuseppe come “simpatizzante” dei Giudei (cfr Antichità giudaiche 20,195.252; Vita 16), per non dire che già Giulio Cesare aveva ufficialmente riconosciuto loro dei

diritti particolari che ci sono tramandati dal menzionato storico ebreo Flavio Giuseppe (cfr ibid. 14,200-216). Certo è che il numero degli ebrei, come del resto avviene ancora oggi, era molto maggiore fuori della terra d'Israele, cioè nella diaspora, che non nel territorio che gli altri chiamavano Palestina. Non meraviglia, quindi, che Paolo stesso sia stato oggetto della doppia, contrastante valutazione, di cui ho parlato. Una cosa è sicura: il particolarismo della cultura e della religione giudaica trovava tranquillamente posto all'interno di un’istituzione così onnipervadente quale era l'impero romano. Più difficile e sofferta sarà la posizione del gruppo di coloro, ebrei o gentili, che aderiranno con fede alla persona di Gesù di Nazaret, nella misura in cui essi si distingueranno sia dal giudaismo sia dal paganesimo imperante. In ogni caso, due fattori favorirono l'impegno di Paolo. Il primo fu la cultura greca o meglio ellenistica, che dopo Alessandro Magno era diventata patrimonio comune almeno del Mediterraneo orientale e del Medio Oriente, sia pure integrando in sé molti elementi delle culture di popoli tradizionalmente giudicati barbari. Uno scrittore del tempo afferma, al riguardo, che Alessandro “ordinò che tutti ritenessero come patria l'intera ecumene ... e che il Greco e il Barbaro non si distinguessero più” (Plutarco, De Alexandri Magni fortuna aut virtute, §§ 6.8). Il secondo fattore fu la struttura politicoamministrativa dell'impero romano, che garantiva pace e stabilità dalla Britannia fino all'Egitto meridionale, unificando un territorio dalle dimensioni mai viste prima. In questo spazio ci si poteva muovere con sufficiente libertà e sicurezza, usufruendo tra l'altro di un sistema stradale straordinario, e trovando in ogni punto di arrivo caratteristiche culturali di base che, senza andare a scapito dei valori locali, rappresentavano comunque un tessuto comune di unificazione super partes, tanto che il filosofo ebreo Filone Alessandrino, contemporaneo dello stesso Paolo, loda l’imperatore Augusto perché “ha composto in armonia tutti i popoli selvaggi ... facendosi guardiano della pace" (Legatio ad Caium, §§ 146-147). La visione universalistica tipica della personalità di san Paolo, almeno del Paolo cristiano successivo all'evento della strada di Damasco, deve certamente il suo impulso di base alla fede in Gesù Cristo, in quanto la figura del Risorto si pone ormai al di là di ogni ristrettezza particolaristica; infatti, per l'Apostolo “non c'è più Giudeo né Greco, non c'è più schiavo né libero, non c'è più maschio né femmina, ma tutti siete uno solo in Cristo Gesù” (Gal 3,28). Tuttavia, anche la situazione storicoculturale del suo tempo e del suo ambiente non può non aver


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culturale del suo tempo e del suo ambiente non può non aver avuto un influsso sulle sue scelte e sul suo impegno. Qualcuno ha definito Paolo “uomo di tre culture”, tenendo conto della sua matrice giudaica, della sua lingua greca, e della sua prerogativa di “civis romanus”, come attesta anche il nome di origine latina. Va ricordata in specie la filosofia stoica, che era dominante al tempo di Paolo e che influì, se pur in misura marginale, anche sul cristianesimo. A questo proposito, non possiamo tacere alcuni nomi di filosofi stoici come gli iniziatori Zenone e Cleante, e poi quelli cronologicamente più vicini a Paolo come Seneca, Musonio ed Epitteto: in essi si trovano valori altissimi di umanità e di sapienza, che saranno naturalmente recepiti nel cristianesimo. Come scrive ottimamente uno studioso della materia, “la Stoa... annunciò un nuovo ideale, che imponeva sì all’uomo dei doveri verso i suoi simili, ma nello stesso tempo lo liberava da tutti i legami fisici e nazionali e ne faceva un essere puramente spirituale” (M. Pohlenz, La Stoa, I, Firenze 2 1978, pagg. 565s). Si pensi, per esempio, alla dottrina dell'universo inteso come un unico grande corpo armonioso, e conseguentemente alla dottrina dell'uguaglianza tra tutti gli uomini senza distinzioni sociali, all'equiparazione almeno di principio tra l'uomo e la donna, e poi all'ideale della frugalità, della giusta misura e del dominio di sé per evitare ogni eccesso. Quando Paolo scrive ai Filippesi: “Tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri” (Fil 4,8), non fa che riprendere una concezione prettamente umanistica propria di quella sapienza filosofica. Al tempo di san Paolo era in atto anche una crisi della religione tradizionale, almeno nei suoi aspetti mitologici e anche civici. Dopo che Lucrezio, già un secolo prima, aveva polemicamente sentenziato che “la religione ha condotto a tanti misfatti” (De rerum natura, 1,101), un filosofo come Seneca, andando bel al di là di ogni ritualismo esterioristico, insegnava che “Dio è vicino a te, è con te, è dentro di te” (Lettere a Lucilio, 41,1). Analogamente, quando Paolo si rivolge a un uditorio di filosofi epicurei e stoici nell'Areopago di Atene, dice testualmente che “Dio non dimora in templi costruiti da mani d'uomo ... ma in lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo” (At 17,24.28). Con ciò egli riecheggia certamente la fede giudaica in un Dio non rappresentabile in termini antropomorfici, ma si pone anche su di una lunghezza d'onda religiosa che i suoi uditori conoscevano bene. Dobbiamo inoltre tenere conto del fatto che molti culti pagani prescindevano dai templi ufficiali della città, e si svolgevano in luoghi privati che favorivano l'iniziazione degli adepti. Non costituiva perciò motivo di meraviglia che anche le riunioni cristiane (le ekklesíai), come ci attestano soprattutto le Lettere paoline, avvenissero in case private. Al momento, del resto, non esisteva ancora alcun edificio pubblico. Pertanto i raduni dei cristiani dovevano apparire ai contemporanei come una semplice variante di questa loro prassi religiosa più intima. Comunque, le differenze tra i culti pagani e il culto cristiano non sono di poco conto e riguardano tanto la coscienza identitaria dei partecipanti quanto la partecipazione in comune di uomini e donne, la celebrazione della “cena del Signore” e la lettura delle Scritture.

I NCONTRO PER UNA CHIESA VIVA In conclusione, da questa rapida carrellata sull’ambiente culturale del primo secolo dell’era cristiana appare chiaro che non è possibile comprendere adeguatamente san Paolo senza collocarlo sullo sfondo, tanto giudaico quanto pagano, del suo tempo. In questo modo la sua figura acquista in spessore storico e ideale, rivelando insieme condivisione e originalità nei confronti dell’ambiente. Ma ciò vale analogamente anche per il cristianesimo in generale, di cui appunto l’apostolo Paolo è un paradigma di prim’ordine, dal quale tutti noi abbiamo ancora sempre molto da imparare. E’ questo lo scopo dell’Anno Paolino: imparare da san Paolo, imparare la fede, imparare il Cristo, imparare infine la strada della retta vita. BENEDETTO XVI Catechesi all’Udienza del 2 luglio 2008

ALLENARSI AL SILENZIO Il silenzio è smettere un vizio: quello di ammazzare il tempo, di urlare sopra al vuoto che ci portiamo dentro, di giocare a nascondino con la noia. Sopraffatti da pubblicità, impegni, nuove tecnologie ed antiche ossessioni abbiamo completamente abdicato al valore del silenzio: pensiamo di avere – o meglio di possedere - molte occasioni, molti amici, molto denaro, molto successo, molto tempo. “Bello!” – dirà qualcuno – “l’uomo/demiurgo si è creato un mondo perfetto dove la morte, il dolore, la solitudine, non hanno più diritto di cittadinanza! E che bisogno c’è, in un mondo così, del silenzio?!” “Bello!” dirà qualcuno aggiungendo un nuovo mattone all’edificazione della moderna babele. Una babele in cui l’uomo può tutto e dove ogni male ha la sua medicina: tre gocce di indifferenza prima di coricarsi per alleviare quel fastidioso prurito viscerale che ci coglie guardando le iniquità del mondo, una pastiglia (o due a secondo della necessità) di cinismo per affrontare la giornata senza avvertire quel ronzio che ci disturba mentre sgomitiamo per farci una posizione (che vuoi farci è il prezzo del successo?!), qualche euro in più per fingere che la nostra libertà (in realtà, come ha detto qualcuno, solo libertà di consumare) sia inalienabile, sesso quanto basta e collirio per scordarci dell’amore e delle lacrime che fa piangere, eutanasia qualora tutto questo ancora non ci soddisfacesse. Bello fino a quando un alito di vento fa crollare la torre e rivela quanto questa cura del rumore sia più ammorbante del morbo: eventi come l’abbandono o la morte illuminano le nostre nudità risvegliandoci dal sogno lucido della realtà artificiale che ci siamo creati. “Errori del sistema” li chiamerà qualcuno, né calcolati né per il momento calcolabili, né previsti né per il momento prevedibili, fuori da qualsiasi logica, sacche di irrazionale ancora estranee alla nostra possibilità di dominio, contingenze che semplicemente ci sorprendono alle spalle, ci strizzano l’occhio soddisfatte di aver ridimensionato il demiurgo e passano oltre. Pensiamo di possedere molto ma in quelle occasioni scopriamo di avere molto poco o nulla ed allora ci troviamo soli. Continua a pagina 4


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Segue da pagina 3 (…) Resta il silenzio che ti sfonda i timpani, che ti rimbalza nella mente, che copre l’urlo e lo fa tacere e che, infine, consola. Già perché, nonostante la nostra esperienza ci porti ad associare il silenzio ai momenti difficili della vita, là dove è il silenzio non c’è è la morte ma là dove il silenzio non c’è allora sì che c’è la morte. Non è né di destra né di sinistra il silenzio, né cattolico né ateo, né bello né brutto ma se non lo si sperimenta quotidianamente, nutrendosene, lascia per la sua assenza un buco nella coscienza, incolmabile. Niente gli somiglia né può sostituirlo ed è, per questa ragione, irrinunciabile. Oggi non abbiamo più bisogno – e forse nemmeno l’abbiamo mai avuto – di maestri ma di testimoni: alleniamoci dunque al silenzio, non pretendiamolo dagli altri ma, nell’ascolto, esigiamolo prima da noi stessi; spegniamo la televisione quando siamo in compagnia e a maggior ragione quando siamo soli; non addormentiamoci con la musica nelle orecchie; sperimentiamo la solitudine ma non l’isolamento. Ascoltiamo ed ascoltiamoci. Il silenzio, differentemente da quanto siamo portati a pensare, non è la fine del mondo ma da lì la si può vedere bene ed osservare la vita scorrere, andare e tornare, ridere e piangere e, spesso, tacere anch’essa. E là, nel silenzio, troveremo quello che stiamo cercando.

Nicola Tomasoni

1° Settembre: III giornata nazionale per la salvaguardia del Creato “Laudato si’, mi Signore, per sora nostra matre Terra” Anche quest’anno il 1° settembre ricorre la giornata per la salvaguardia del creato, voluta dai Vescovi su indicazione del Santo Padre Benedetto XVI che nel giorno della giornata mondiale della pace ha invitato per la terza volta a puntare l’attenzione sulla tutela della natura, sottolineando che “Dobbiamo avere cura dell’ambiente: esso è stato affidato all’uomo perché lo custodisca e lo coltivi con libertà responsabile, avendo come criterio orientatore il bene di tutti”. I vescovi hanno, quindi, scelto come tema di quest’anno la sobrietà; il titolo, infatti, è “ Una nuova sobrietà per abitare la terra”, considerata nella dignità di creazione di Dio. Il discorso sulla sobrietà prende le mosse anche dal problema che ha interessato la Campania riguardo lo smal-

timento dei rifiuti ed i Vescovi hanno condannato la nostra società intesa come “un sistema economico che, più che soddisfare i bisogni vitali, mira a suscitare e incentivare il desiderio di beni sempre diversi e nuovi”. Molte volte, infatti, ci dimentichiamo che la Terra è un momento dell’attività creatrice di Dio, che ha riservato la sua bontà paterna non solo verso l’uomo ma anche nel creare un ambiente idoneo ad accogliere la sua creatura migliore, e che quindi occorre riservare ad essa la stessa attenzione che sappiamo riservare ad altri aspetti della nostra esistenza. Questa attenzione è un impegno che ci viene richiesto anche dalla nostra parte spirituale, dal nostro essere cristiani, in quanto la tutela dell’ambiente deve tradursi in un’esigenza di giustizia verso i poveri, le future generazioni e verso il mondo intero. L’immagine che viene fuori dal messaggio dei Vescovi italiani, che hanno indicato nella sobrietà l’unico stile di vita capace di “conciliare una buona qualità di vita con la riduzione di consumo di ambiente, assicurando così un’esistenza dignitosa anche ai più poveri”, è quella di un atteggiamento responsabile verso le risorse che ci sono state affidate per condividere uno stile di vita dignitosa con gli altri. Lo sviluppo economico ed il progresso tecnologico devono avere la caratteristica di essere sostenibili soprattutto per quanto riguarda le ricadute sull’ambiente non dimenticando mai che le risorse devono essere a disposizione di tutti affinché tutti possano aspirare ad una condizione dignitosa. Sembrerà strano (per come purtroppo noi siamo abituati a percepire i doveri della Chiesa) ma la Chiesa ha sentito il bisogno di esprimere, attraverso le gerarchie ecclesiastiche, un invito a sensibilizzarsi verso una gestione responsabile dei rifiuti, che sono intesi come il risultato di un nostro modo di rapportarci con i beni di consumo, che sta assumendo sempre più un ritmo forsennato. I Vescovi hanno, infatti, sottolineato che “promuovere la sobrietà nel consumo significa anche imparare ad apprezzare i beni per la loro capacità di durare nel tempo, magari per usi diversi da quelli originari, piuttosto che per l’attrattiva della confezione” e che, quindi, occorre educare soprattutto le nuove generazioni, più disposte al cattivo concetto di “usa e getta”, ad acquisire un rapporto più maturo con ciò che si possiede. Accanto a questo dobbiamo tutti cominciare ad imparare a leggere l’ambiente come creazione di Dio, per poter costruire un atteggiamento responsabile che non rischi di distruggere ciò che abbiamo ricevuto dalle passate generazioni. Per noi che abitiamo una zona così bella come la Costiera Amalfitana, riconosciuta a livello mondiale come patrimonio dell’umanità, questo atteggiamento responsabile e attento è ancora più necessario perché su di noi pesa la responsabilità di conservare per le future generazioni le testimonianze inconfondibili della bontà e della vicinanza paterna di Dio. In conclusione non possiamo non unirci all’auspicio dei Vescovi che hanno concluso il loro messaggio con questo pensiero: “Che davvero il Signore della pace conceda un buon futuro alla nostra Terra, risvegliando i cuori al senso di responsabilità, perché essa possa restare per tutti casa abitabile, spazio di vita per le generazioni presenti e future”

Maria Carla Sorrentino


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Giornata Mondiale del Turismo 2008 “ Il Turismo affronta il cambiamento climatico” L’OMT = Organizzazione Mondiale per il Turismo, ha quest’anno i riflettori puntati sul “ cambiamento climatico “, tema scelto nell’ottica e negli obiettivi di sviluppo da raggiungere da parte delle Nazioni Unite. Uno dei punti prioritari del vasto programma dell’Onu è proprio quello di garantire la sostenibilità ambientale , perciò il 2008 è stato proclamato” Anno internazionale del pianeta terra “ .Si contribuirà inoltre a far conoscere la campagna mondiale per l’attuazione della “Dichiarazione di Davos “, 2007 : “ Cambiamenti climatici e Turismo : reagire alle sfide globali.” Esiste,infatti uno stretto legame tra il settore del turismo e del clima, nonché il valore sociale ed economico del turismo in tutto il mondo .ed il suo ruolo per lo sviluppo sostenibile . Diventa urgente l’adozione di scelte politiche volte a promuovere il”Turismo ecole”.,assumendo la responsabilità dei problemi ambientali-socioeconomici e climatici. “Un invito ad agire per cambiare le abitudini e per scegliere energie rinnovabili da portare alla ribalta internazionale” ,incoraggiando gli attori del turismo ad adattarsi alla situazione, per attenuare gli effetti dei cambiamenti climatici , ricorrendo alle nuove tecnologie , stanziando fondi affinchè anche i paesi più poveri siano in grado di affrontare questa sfida. Anche la Chiesa Cattolica, a partire dalla Città del Vaticano ha a cuore il futuro ecologico del nostro pianeta, impegnandosi a combattere il fenomeno della deforestazione e del riscaldamento terrestre. E’proprio il turismo uno dei vettori degli attuali cambiamenti climatici che contribuisce al riscaldamento della terra. Le persone che si recano in viaggio turistico all’estero sono oltre 900 milioni ( nel 2020 si prevede supereranno il miliardo e mezzo ), i loro spostamenti fanno si che ogni mezzo di trasporto utilizzato produca materiali inquinanti ; anche gli alberghi che li accolgono,attraverso i loro impianti di aria condizionata e di riscaldamento causano emissioni di gas nocivi. Inoltre altre attività producono inquinamento,riscaldamento globale e successivo impoverimento dell’atmosfera, con conseguenze negative su clima ed ambiente .Un invito allora viene rivolto dal Pontificio Consiglio dei Migranti ,attraverso il Messaggio per la Giornata del Turismo, affinchè si riscopra la bellezza del Creato e si conservi la sua Armonia. “ Se ascoltassimo la Parola di Dio nella sua verità , bellezza e poesia ( Gen 1,1-31), l’ Universo ci apparirebbe come

un’offerta da conservare, un dono , un Eden in cui tutto si congiunge nella gioia di vivere .” E’ necessario cominciare ad assumersi le proprie responsabilità a livello individuale e collettivo , per ricreare l’armonia possibile, lasciando che il pianeta segua il suo ciclo vitale . Bisogna evitare azioni umane incoscienti in grado di accelerare l’inquinamento ; è importante ascoltare la voce interiore dell’uomo che lo ammonisce a rendersi conto dei limiti e lo sprona a prendere decisioni in un orizzonte di fraternità e benevolenza misericordiosa verso le generazioni future ed il bene comune di tutti . Il turista,allora, può scegliere se essere contro la Terra o a suo favore, usando mezzi di trasporto meno inquinanti ,preferendo alberghi e luoghi di accoglienza più a contatto con la natura , portando meno bagagli, smaltendo i rifiuti in modo adeguato, consumando pasti ecologici ,ecc . Proposte ideali forse non condivise da tutti , atte però a portare meno danno alla natura … .“E’ importante che si ritorni al senso del limite contro il progresso folle e ad ogni costo , fuggendo l’ossessione del possedere e del consumare…” .Ogni essere umano deve rispondere del “pianeta sostenibile”, della qualità della nostra terra da lasciare alle generazioni future . Per noi cristiani specialmente, è doveroso incoraggiare una “ cultura dell’ambiente” rispettosa dei valori etici oltre che morali “ coltivando la carità anche verso la terra ,disarmando la logica della morte ed incoraggiando l’amore per questo caro spazio che appartiene a tutti noi, nella memoria del dono ,nella responsabilità di ogni istante ,nel servizio della fraternità , anche in vista di chi verrà dopo di noi.”

Giulia Schiavo “Nell’epoca attuale, davanti ai grandi pericoli per l’ambiente naturale, vogliamo esprimere la nostra preoccupazione per le conseguenze negative che possono derivare per l’umanità e per tutta la creazione da un progresso economico e tecnologico che non riconosce i propri limiti.” (Benedetto XVI e Bartolomeo I)


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Una valida e forte esperienza giovanile È da diversi anni che noi seminaristi insieme col nostro Arcivescovo trascorriamo nei mesi estivi una breve vacanza per approfondire la conoscenza reciproca e con il nostro pastore, e per programmare insieme le attività del nuovo anno pastorale. Quest’anno, per volontà di Mons. Arcivescovo, abbiamo compiuto tale tappa vivendo l’esperienza del pellegrinaggio diocesano a Lourdes. Infatti, dal 26 luglio al 1 agosto, noi seminaristi siamo partiti alla volta della città di Maria come volontari barellieri con il grande pellegrinaggio campano organizzato dall’U.N.I.T.A.L.S.I., Dopo un anno ricco d’impegno negli studi e di zelo nel lavoro svolto nelle parrocchie dove facciamo le prime esperienze pastorali ci siamo ritrovati a vivere a tu per tu con la sofferenza e il dolore, cose queste che tante volte apprendiamo solo dai libri e dalla televisione. Durante il lungo viaggio in treno le diverse istruzioni e i buoni consigli delle dame e dei barellieri ci hanno ci hanno arricchito spiritualmente e preparato al nostro futuro ministero che ci vorrà esperti nel donare il nostro tempo e le nostre attenzioni ai fratelli ammalati. Ognuno di noi, insieme ai tanti giovani volontari, aveva un compito speciale che doveva sostenere responsabilmente nei giorni del pellegrinaggio. Il nostro servizio era svolto da ognuno con attenzione perché era rivolto ai nostri amici sofferenti e soli che grazie al nostro aiuto erano potuti ritornare ai piedi della Vergine per trarre dal suo amore la forza per vivere serenamente il loro dolore. In quei giorni noi seminaristi e i tanti giovani volontari ci siamo sentiti come le braccia del Cristo crocifisso che grazie a noi e al nostro donarci erano tese, pronte ad occuparsi dell’uomo stanco e in ricerca del bene. Lourdes è la città dove si ferma il tempo, dove la giornata viene scandita esclusivamente dalle tante intense liturgie che vissute con Maria donano la presenza viva del suo Figlio Gesù. Nell’ aria, nei luoghi di preghiera e nei templi si può respirare la pace e la serenità che solo Maria può donare facendosi in quel posto così semplice e allo stesso tempo singolare “l’interceditrice” dell’umanità ferita e dispersa. A guidare il nostro “grande” pellegrinaggio che contava tra i pellegrini, gli ammalati e i volontari, circa 2000 persone, erano l’Arcivescovo Mons. Beniamino De Palma, il Vescovo Mons. Arturo Aiello e il nostro Arcivescovo Orazio Soricelli. La loro partecipazione e la loro guida è stata per tutti noi testimonianza di fede e di profonda devozione verso la Madre del Signore. Io ho vissuto quest’esperienza intensamente e con entusiasmo perché tangibilmente giorno dopo giorno diventava preparazione

al Ministero dell’Accolitato che ho ricevuto il 3 agosto nel nostro Duomo a Ravello. Tra i compiti dell’Accolito spicca in modo particolare l’attenzione verso l’ammalato e verso il bisognoso. Lourdes ha suscitato in me e nel ministero che mi è stato conferito una particolare sensibilità verso gli ultimi oggi rappresentati dagli ammalati e dai diversamente abili che vengono esclusi e resi ultimi nella società consumistica in cui viviamo. La nostra disponibilità e la nostra sensibilità può aiutare i nostri fratelli a vivere e a saper sperare ancora e allo stesso tempo essi possono essere per tutti noi ricchezza e forza per saper vivere il dolore. La gioia, il sorriso e i tanti ringraziamenti che venivano dai nostri fratelli rendevano tutti noi volontari gioiosi e forti per poter affrontare una nuova ed intensa giornata alla luce della carità. L’impegno che fa muovere la Chiesa a soccorrere i suoi figli bisognosi nasce dall’amore. L’amore che viene da Dio, perché Lui è il vero amore, va reso presente e manifestato agli uomini attraverso le opere che rendono vivo e fecondo quest’amore. A Lourdes abbiamo potuto vedere e saggiare quest’amore, abbiamo potuto constatare che la Chiesa è viva. Si è viva ed è resa vitale dall’impegno di tanti giovani che volontariamente sanno ancora donare il loro tempo per chi è nella necessità. Si, proprio loro, quei giovani che troppe volte sottovalutiamo e accusiamo di menefreghismo e di insensibilità verso chi soffre hanno insegnato anche a noi a regalare un sorriso ai sofferenti. Grazie ad essi, al loro entusiasmo, alla loro forza e ai loro sacrifici il pellegrinaggio ogni anno è reso fecondo e vivo. Penso che tanti giovani, anche delle nostre comunità parrocchiali, che sono in ricerca e che vogliono dare un senso alla loro giovane vita hanno bisogno di vivere una tale esperienza che può toccare il loro essere nelle profondità. Chi va a Lourdes incontra una giovane donna, Maria, che ha fatto della sua vita un continuo offrirsi agli altri. Lei, la madre del Signore e madre nostra, ci insegna a saper mettere in gioco noi stessi per darci in dono totalmente a chi ci è vicino e conta sul nostro sostegno. Ci insegna a farci compagno di strada del fratello che cammina con noi. Lei ci dona una grande felicità, la vera ed unica gioia: suo Figlio Gesù. Il quale grida a noi di non avere paura, di non fermarci e di non arrenderci innanzi alle sfide di questo mondo. Chi si ferma è perduto! Cari amici giovani, alziamoci e andiamo alla ricerca di questa immensa e sola verità che ci rende persone felici e in grado di saper donare la stessa gioia agli altri.

Giuseppe Milo


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Ave Regina Coelorum, Ave Domina Angelorum Nel numero precedente di Incontro abbiamo parlato dell’evento del 27 luglio, ossia la celebrazione della solennità di S.Pantaleone, patrono della città. Questo mese ci coglie l’obbligo di riferire in merito ad un altro importante appuntamento religioso per la comunità ecclesiale di Ravello: la solennità dell’Assunzione al cielo della B.V. Maria che, come sappiamo, si celebra il 15 agosto. Comunemente questa data è conosciuta come ferragosto, secondo una terminologia che pone l’attenzione sul clima vacanziero, rilassato che in genere caratterizza questo periodo. Ma per i cristiani cattolici e quelli ortodossi in questo giorno si celebra la più bella delle feste mariane che per la Chiesa cattolica è l’Assunzione, per la chiesa ortodossa la Dormizione della Vergine Maria. Non è questa la sede per spiegare i due termini che comunque confermano la verità di fede che possiamo sintetizzare con le parole del prefazio della solennità dell’Assunta in cui si legge: “O Dio, non hai voluto che conoscesse la corruzione del sepolcro Colei che ha generato il Cristo Signore”. Già! La morte che tanto spaventa l’uomo contemporaneo, la morte che è il nemico apparentemente invincibile e ricorda all’uomo la sua caducità, davanti a Maria Santissima come davanti a Cristo, ha dovuto dichiarare la sua sconfitta. È significativo che una festa così bella e profonda per i numerosi contenuti che ha cada il 15 agosto. In un momento in cui siamo attratti e distratti dai piaceri dell’estate, dall’ ozio ricreativo e dal legittimo riposo che ci prepara ad affrontare le fatiche quotidiane, in un giorno in cui le spiagge, le piazze e le discoteche sono affollate anche da tanti cristiani che cercano solo ed esclusivamente il divertimento, la solennità dell’Assunta ci invita ad alzare lo sguardo, a guardare il cielo che è sinonimo di eternità, di felicità vera che non conosce tramonto e che soltanto la fede in Dio e in Gesù Cristo può garantirci. Maria Assunta in anima e corpo in cielo è segno di speranza; il suo destino è il destino di tutti coloro che sono e saranno beati perché hanno creduto. È questo il senso della festa che con devozione abbiamo voluto celebrare il 15 agosto scorso. Una festa che sicuramente non ha le caratteristiche di quella patronale in quanto anche esteriormente mancano i segni tipici della festa: luminarie, banda, fuochi, bancarelle, ma che proprio per questa dimensione più contenuta, familiare direi, è al pari del 27 luglio un momento di forte arricchimento spirituale. Non a caso il novenario in preparazione alla solennità comincia il 6 agosto, festa della

Trasfigurazione del Signore. Dalla contemplazione del Signore Trasfigurato sul monte Tabor lo sguardo si eleva a contemplare la Vergine Assunta. Sono giorni in cui dovremmo stare con gli occhi in alto, non per guardare il pur fantastico spettacolo delle stelle cadenti ma per contemplare e riflettere su ciò che il Signore opera nelle sue creature. Bisogna dire che, per tante ragioni, la novena dell’Assunta non è molto sentita, ma questo non impedisce poi nei giorni 14 e 15 agosto di sperimentare il culto alla Vergine Assunta a cui il Duomo di Ravello, al pari di tante altre Chiese Cattedrali e non, è dedicato, sia ancora sentito. Ne abbiamo prova sia nella messa delle 10.30 sia e soprattutto in quella vespertina e nella processione. Alla celebrazione del mattino, partecipata particolarmente da turisti, abbiamo avuto l’impressione di trovarci di fronte un’assemblea silenziosa non per pigrizia o per noia, ma perché toccata e affascinata, come qualcuno ha detto, dalla bellezza del rito. Il profumo dell’incenso, i canti, la proclamazione della Parola dagli amboni, insomma la bellezza e la dignità della celebrazione non hanno lasciato indifferenti quanti purtroppo sono abituati nelle città a messe frettolose e che ignorano, non per colpa loro, la bellezza e la ricchezza della Liturgia. La sera, nonostante il caldo afoso spazzato via da un fresco vento, il duomo si è nuovamente riempito per la messa vespertina. La recita del Rosario e il canto delle Litanie hanno preparato quel clima di preghiera necessario per porsi all’ascolto della parola di Dio e a partecipare al banchetto eucaristico. Come al mattino anche nell’omelia vespertina il celebrante ha voluto sottolineare il significato profondo di questa festa che è “la Pasqua di Maria”. Le note dell’antifona Ave Regina Coelorum hanno dato avvio alla processione che è partita dal Duomo è ha percorso alcune vie del centro storico. La presenza dei confratelli della neo costituita Confraternita del SS. Nome di Gesù e della B.V. del Carmelo, l’insegna della Basilica, hanno sottolineato che si trattava di un momento liturgico importante . L’ordinato corteo processionale ha accompagnato la statua della Madonna che con il suo sguardo volto al cielo e le mani alzate ci invitava a guardare a Colui che “ha fatto in Lei grandi cose” e a cantare con Lei il nostro Magnificat .

Roberto Palumbo


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CAMPOSCUOLA 2008 A CAMPITELLO MATESE sempre incentrati sulla figura di San Paolo: in particolare la prima sera abbiamo festeggiato con un nutella party i 140 anni di Azione Cattolica, che già avevamo ricordato nell’incontro con Papa Benedetto XVI in Piazza San Pietro il 4 Maggio scorso. Al termine, prima di partire, le varie parrocchie hanno espresso le proprie considerazioni riguardo questa nuova esperienza vissuta e hanno concluso che il Campo Unitario di quest’anno è piaciuto, soprattutto perché ha favorito l’ incontro e il dialogo tra le varie fasce d’età. Presidente e Responsabile ACR

Le associazioni parrocchiali della Diocesi Amalfi-Cava sono state chiamate, quest’anno, a vivere, in maniera straordinaria, il cammino estivo dell’AC. Infatti, a differenza degli anni precedenti, il consiglio diocesano dell’AC ha sbalordito tutti, decidendo di realizzare per la prima volta un campo unitario che abbracciasse più fasce d’età: ACR, giovani e adulti. Da Ravello, sotto la guida del presidente Manuelita Perillo, del responsabile ACR Raffaele Amato e del seminarista Giuseppe Milo, sono partite per Campitello Matese 9 ragazze, di cui 4 alla prima esperienza di camposcuola. Il programma si è totalmente ispirato alla figura di San Paolo, prendendo spunto ogni giorno, con l’aiuto dei tre assistenti diocesani (Don Luigi, Don Mario e Don Nello), dagli eventi principali della vita del Santo. Siamo partiti dalla Tenda di Tarso, infatti è stata allestita una tenda dentro la quale i ragazzi hanno posto gli oggetti più cari, per dire che Cristo è l’unica vera gioia che non avrà mai fine e che tutto il resto passa. Abbiamo continuato il viaggio sulla “strada di Damasco”, dedicando l’intera giornata alla liturgia penitenziale con le confessioni individuali e approfondendo la conversione di San Paolo grazie anche alla realizzazione di un cortometraggio. Con il ricordo della Comunità di Corinto abbiamo vissuto il terzo giorno di campo, discutendo sul ruolo che ognuno di noi occupa all’interno della comunità cristiana. Poi con Paolo, Aquila e Priscilla abbiamo scoperto l’importanza della complementarietà tra Ordine Sacro e Matrimonio. Con l’aiuto delle testimonianze e le esperienze di laici che collaborano nella nostra Diocesi abbiamo compreso l’importanza del volontariato: sono intervenuti una coppia con un sacerdote (proprio per ricordare Paolo, Aquila e Priscilla), i giovani dell’Unitalsi, dei boy scout e dei clowns dottori che con simpatia e pazienza hanno riassunto il loro operato. Centro dell’ultimo giorno è stata l’Eucarestia; infatti è stato esposto Gesù Sacramentato e dopo la Santa Messa, celebrata dall’Arcivescovo, che ha condiviso con noi gli ultimi 3 giorni, abbiamo recitato assieme il mandato di fine campo nel quale ci siamo impegnati ad essere discepoli di Cristo e stare nella sua compagnia attraverso la preghiera, i sacramenti analizzati durante i cinque giorni, e la comunione con la chiesa. Ovviamente oltre a questi impegni di formazione abbiamo anche vissuto molti momenti di svago, con giochi, balli e canti

Chiamati a testimoniare e a servire Cristo Nel giorno ottavo della festa patronale come da tradizione un nutrito gruppo di giovani ha ricevuto il Sacramento della Cresima. Quest’anno rendendo significativamente solenne la celebrazione. Mons. Arcivescovo ha voluto conferire il Ministero dell’Accolitato al nostro seminarista Giuseppe che da un anno, fa esperienza pastorale nella nostra comunità. A ricordo dell’evento segnaliamo l’elenco dei neo cresimati : Amatruda Eleonora, Amato Arianna, Amato Salvatore, Cappuccio Immacolata, Cioffi Chiara, Cioffi Rita,Cipolletta Luisa Maria, Di Palma Roberta, Emili Alessandro, Esposito Rita, Gennaro Viviana, Lucibello Camilla, Lucibello Marco, Manzi Eleonora, Palumbo Maria Beatrice, Palumbo Vanessa, Pisani Raffaella,Ruocco Sara, Vicinanza Gennaro .

La Redazione

Il compito dei cattolici nella società di oggi "La Chiesa - ha poi proseguito - nel corso dei suoi duemila anni è ancora oggi protagonista nella vita delle persone. Perché, a differenza di tante forze che sono presenti nel mondo la Chiesa vive di un incontro interpersonale con ciascuno. Se non fossimo credibili, allora il mondo non ci insulterebbe, perché penserebbe che siamo dei suoi. Proprio perché siamo credibili, proprio perché siamo capaci di dare dei martiri, proprio perché siamo capaci ancora oggi, ininterrottamente, di riportare quella Parola di vita, proprio per questo il mondo non ci vuole. Anzi, ci vuole come dei numeri. A tutto questo diciamo no, diciamo che siamo persone, e persona, per sua stessa identità semantica significa relazione. Questo termine è stato trasformato nel corso dei secoli cristiani alla luce del concetto di Dio che è Trinità; siccome i cristiani dovevano parlare di Dio come persona e come una persona che ama e che è in relazione ed è Padre e Figlio e Spirito, allora questa relazionalità viene data a ciascuno di Mons. Rino Fisichella noi".


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L’annuale appuntamento ravellese sulla storia dei Santi venuti dall’Oriente: Caterina d’Alessandria sulla scia di Pantaleone da Nicomedia Nello scorso mese di luglio nei giorni 24 e 25, nei locali della Pinacoteca annessa al Duomo di Ravello, si è svolto l’annuale appuntamento curato dall’Associazione Culturale Duomo di Ravello sulla storia dei culti legati al nostro territorio. Quest’anno i contributi scientifici hanno indagato la figura di una santa i cui tratti biografici sono poco conosciuti ma che nella nostra terra gode di grande devozione: Santa Caterina d’Alessandria. La poca certezza sui dati biografici è stata evidenziata dai molti relatori che hanno relazionato sugli aspetti iconografici e agiografici della santa vissuta in Egitto e divenuta protettrice di coloro che utilizzano la ruota come strumento di lavoro. I lavori, iniziati nella mattinata del 24, sono stati aperti dai saluti affidati al Sindaco Avv. Paolo Imperato e al nostro Arcivescovo Sua Eccellenza Mons. Orazio Soricelli; entrambi hanno sottolineato quanto il rapporto del territorio con i propri santi costituisca una ricchezza da non tenere solo per sé ma da far conoscere anche a coloro che non appartengono alla nostra Costa e come l’area della Costiera Amalfitana sia ricco di culti provenienti dall’Oriente in virtù di quel ruolo centrale che Amalfi ha rivestito nel Mediterraneo medievale. Gli interventi della prima parte della giornata, affidati ad esperti del settore agiografico, hanno indagato il culto della Santa sia da come ci viene presentato dalle fonti (Prof. Gennaro Luongo - Il dossier agiografico di S. Caterina d’Alessandria), sia nella tradizione della sfera ortodossa russa (Igumeno Filipp – Vasilzev - Devozione di Santa Caterina Protomartire nella tradizione russa, Padre Andrej Bojtsov - La venerazione di Santa Caterina megalomartire nella tradizione russa) ed anche nell’aspetto fondamentale per la liturgia ortodossa quale è il canto liturgico (Padre Gheorghi Blatinski - Un’eco della vita della Santa nei canti liturgici della Chiesa Ortodossa). La ripresa pomeridiana dei lavori ha aperto la sessione degli interventi che hanno indagato il lato culturale del culto di Santa Caterina d’Alessandria con particolare riferimento al ruolo che la figura di questa Santa filosofa. che era stata in grado di convertire i sapienti chiamati dall’imperatore romano a sostenere la veridicità del paganesimo, nella produzione filosofica e letteraria di tutti i tempi (prof. Don Pio Bozza - Santa Caterina d’Alessandria fede e ragione nella filosofia del suo tempo, Prof. Michele Ingenito - Santa Caterina d’Alessandria nella Letteratura anglosassone), con alcuni contributi che hanno presentato aspetti collaterali della cultura dell’epoca in cui è vissuta la Santa martire (Prof. Vincenzo Esposito - La cultura medica tra il terzo ed il quarto secolo d.C., Prof.sa Maria Pia Pagani – Il supplizio della ruota e la spettacolarità antico – russa) e l’intervento del Prof. Giuseppe Gargano che ha introdotto il tema della devozione a Santa Caterina nell’ambito della Costa d’Amalfi e dell’Italia Meridionale in epoca medievale attraverso l’esame dei luoghi di culto dedicati alla Santa. La seconda giornata di lavori è stata dedicata agli aspetti più propriamente artistici ed architettonici con concentrati in mattinata i contributi di studiosi che hanno presentato aspetti del culto locale sia attraverso la disamina delle fonti documentarie presenti negli archivi locali (Dott. Crescenzo De Martino – Devozione familiare e tradi-

zione di studio: culto a Santa Caterina d’Alessandria nelle fonti documentarie della Costa d’Amalfi) sia grazie alla ricerca topografica (Dott.sa Maria Carla Sorrentino – Indagine topografica degli insediamenti ravellesi dedicati a Santa Caterina d’Alessandria con particolare riferimento alla Cappella in località Lacco) e all’indagine della produzione artistica collegata ai luoghi di culto del territorio (Prof. Antonio Milone – Culto ed arte di Santa Caterina nel Medio Evo della Costa d’Amalfi). Presentati durante i lavori della prima parte della giornata anche l’esame architettonico di un importante luogo di culto dedicato a Santa Caterina, la Chiesa di Galatina, grazie all’attento studio del Prof. Alberto White, che ha posto l’attenzione sulla possibile pianta a croce greca dell’edificio di culto di derivazione orientale, il contributo della Prof.sa Lorenza Rocco Carbone, che ha presentato la figura della Santa nella letteratura, e un intervento del Prof. Don Michele Di Martino sul ruolo dell’arcivescovo salernitano Alfano nell’introduzione del culto di Santa Caterina nella Chiesa salernitana. L’ultima parte dei lavori, che si è svolta nel pomeriggio, ha raccolto altri importanti contributi che hanno indagato aspetti artistici legati alla Santa (Prof. Vincenzo Pacelli – Santa Caterina d’Alessandria nella pittura naturalistica da Caravaggio a Mattia Preti, Prof. Claudio Caserta – Caterina d’Alessandria: un ideale di santità nella pittura moderna, Dott. Antonio Braca, Santa Caterina d’Alessandria nel Medio Evo in area Campana). In conclusione dei lavori il Dott. Luigi Buonocore, dopo aver presentato il suo contributo sul culto di Santa Caterina a Ravello attraverso le notizie storiche e l’esame di alcune architetture, ha illustrato il suo libro recentemente pubblicato sulla tradizione devozionale al Santo Patrono di Ravello, San Pantaleone. I vari interventi hanno contribuito ad illustrare nella completezza degli aspetti del culto quanto la devozione a questa Santa appaia nella storia delle Chiese sorelle con la forza della testimonianza del martirio ed in particolare come l’arte di tutti i tempi abbia scelto questa Santa per rendere allo stesso tempo il tema della fede e quello della forza femminile di fronte alle difficoltà dei tempi. In particolare per il nostro territorio Santa Caterina d’Alessandria, arrivata sulla scia dei Santi d’Oriente, è il paradigma di un modo di vivere il quotidiano fatto di filiale affidamento ai Santi, potenti intercessori per Dio della protezione necessaria ad assolvere a lavori pericolosi; un rapporto, infatti, molto stretto tra Santa Caterina e coloro che lavoravano con la forza motrice delle acque ci racconta di un’epoca in cui sulla Costa d’Amalfi erano fiorenti le attività di trasformazione del grano e degli stracci in carta. In conclusione, le giornate di studio di Ravello hanno contribuito anche quest’anno a presentare uno spaccato di fede e di storia della nostra terra, riservando molta attenzione al ruolo che gli abitanti del ducato di Amalfi, precursori dell’ecumenismo, hanno svolto nell’introduzione nella Chiesa locale di questi culti che rappresentano ancora oggi occasione di dialogo.

Maria Carla Sorrentino


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LE EREDITA’ DI DON GIUSEPPE IMPERATO SENIOR Sono passati ormai cinque anni da quando Don Giuseppe Imperato senior, parroco del Duomo di Ravello dal 1968, ci ha lasciati. Era il 24 luglio 2003: dopo un giorno e mezzo di agonia, mentre Ravello si apprestava a celebrare la Festa di S. Pantaleone, Don Giuseppe Imperato senior chiudeva la sua esperienza terrena segnata da una proficua attività pastorale, iniziata nel 1938 a Scala dove l’allora vescovo Mons. Ercolano Marini lo aveva destinato, e da un brillante e altrettanto proficuo impegno nello studio della storia politica e religiosa del Ducato di Amalfi e soprattutto di Ravello. È opinione comune fra gli addetti ai lavori che la storiografia di Don Giuseppe Imperato senior ha favorito la ricerca su tanti aspetti della millenaria storia di Amalfi e di Ravello. Anche studi recenti non possono prescindere, in genere, dai risultati a cui era giumto Don Peppino attraverso la sua alacre e scrupolosa indagine. A cinque anni dalla sua scomparsa è lecito chiedersi che cosa sia rimasto dell’opera di Don Peppino senior. Apparentemente nulla, in quanto Ravello sembra aver dimenticato la figura di questo sacerdote che per oltre 30 anni ha guidato la comunità ecclesiale di S.Maria Assunta cercando di svolgere la sua missione sacerdotale in anni difficili sforzandosi di trovare un giusto equilibrio tra rispetto delle tradizioni e legittime esigenze di rinnovamento nel campo pastorale. Non una lapide, fra le tante anche inutili che si incontrano per le vie di Ravello, ricorda, almeno come storico, Don Giuseppe Imperato. Pazienza! Attendiamo con fiducia che ben presto una via, anche secondaria, un angolo di Ravello possa essere intitolato a Don Peppino, Sarebbe un piccolo riconoscimento per una persona di Ravello che come altri ravellesi, parimenti dimenticati, hanno operato per il bene del nostro Paese, senza clamori, con umiltà e dedizione il loro lavoro. Ma come ben sappiamo si dice: “Il ravellese è amante del forestiero!”. Perdonate il tono polemico, ma l’affetto e la stima che ho avuto per Mons. Imperato non mi permettono di tacere. Eppure, nonostante le quinquennali dimenticanze, la figura e l’opera di Don Giuseppe Imperato senior continua ad affascinare. Ne sono testimonianza l’impegno, lo studio, la passione e la competenza che alcuni giovani di Ravello, in particolare Maria Carla Sorrentino, Luigi Buonocore e Salvatore Amato, dimostrano nel trattare e approfondire tematiche di storia locale. Nel recente Convegno di Studi su Santa Caterina d’Alessandria, svoltosi nei giorni 24 e 25 luglio, in preparazione alla Festa di S. Pantaleone, Maria Carla Sorrentino e Luigi Buonocore, autore anche del recentissimo “Ravello celebra San Pantaleone, una secolare tradizione di fede”, hanno dato prova di aver compreso la lezione di Don Giuseppe Imperato e ci hanno fatto dono di due interessanti interventi che confermano non solo la loro bravura, ma anche e soprattutto il loro amore per Ravello. Anche Salvatore Amato, attraverso le pagine di “Incontro” conferma una vocazione all’indagine su alcuni aspetti della storia di Ravello e la gioia di comunicare i risultati della sua ricerca attraverso articoli dallo stile asciutto e godibile, che al pari dei lavori della Sorrentino e di Buonocore, ot-

tengono il plauso di quanti si mostrano assetati di conoscere la storia di Ravello. Vedere questi giovani lavorare nell’archivio del Duomo mi riporta alla mente l’immagine di Don Peppino che, specialmente nelle serate invernali, nel chiuso della sua stanzetta leggeva, traduceva e trascriveva alcuni documenti dell’archivio alla ricerca magari di una notizia apparentemente insignificante che avrebbe però completato un mosaico più ampio di informazioni che lui già possedeva e che aveva raccolto sui fogli di block notes che attendevano di essere scritte con la Olivetti 33 per poi diventare testi di fondamentale importanza per conoscere la storia della Diocesi di Ravello o del Ducato di Amalfi. Con umiltà, con tenacia e competenza questa nuova generazione di storici locali mantiene viva la fiamma accesa da Don Giuseppe Imperato senior e ne ricorda quotidianamente l’opera anche a quanti magari sono convinti che la storia di un Paese si faccia solo con i riflettori.

Ad Umberto Gallucci il premio fotografico "Un territorio da scoprire" Roberto Palumbo Successo inaspettato per Umberto ed Andrea Gallucci, i cyber gemelli di Ravello meglio conosciuti dal grande pubblico della rete con l'epiteto di Bit & Byte. Al concorso fotografico "Un territorio da scoprire" organizzato a Maiori dall’ Associazione Askole, i fratelli di Piazza Fontana Moresca anche per quast'anno hanno sbaragliato la concorrenza, conquistando il primo premio nella categoria "Adulti" del concorso costiero. Già nelle precedenti due edizioni a vincere, nella categoria "giovani", era stato Andrea, ma finalmente, quest’anno è toccato anche ad Umberto (secondo lo scorso anno), calcare il gradino più alto del podio. Con la meravigliosa foto dal titolo "Arancione, in curva procedere con cautela", che ritrae una curva della S.S. 163 Amalfitana al tramonto, Umberto Gallucci è riuscito a convincere all’unanimità i giurati, che hanno potuto ammirare l'ottima tecnica utilizzata per la"cattura" dell'immagine: messa a fuoco, soggetto e colori. Una vittoria questa, che si va ad aggiungere a quella conquistata lo scorso anno al concorso fotografico organizzato dalla Fondazione Ravello, proiettando, di diritto, i Gemelli di Ravello nel mondo della fotografia che conta.


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LA CHIESA E IL CULTO DEI SANTI COSMA E DAMIANO A RAVELLO NEL SEICENTO Quest'articolo, comparso sul numero di "Voce del Santuario dei SS. Cosma e Damiano" del 2007, viene ora pubblicato su "Incontro per una Chiesa Viva" poiché credo sia utile ai tanti lettori del mensile conoscere, anche alla luce delle recenti iniziative culturali, lo stato delle ricerche e degli studi sul culto dei due santi medici anargiri che a Ravello godono di una particolare venerazione. Pertanto, basandomi sulla documentazione archivistica e su alcuni significativi apparati documentari, intendo indagare quelle che furono le vicende storiche, cultuali e il contesto socio-economico legato all’antico santuario nel corso del Seicento. Il nostro percorso partirà quindi dall’episcopato del bolognese Francesco Benni (1603-1617) e si concluderà con il vescovo napoletano, di origini amalfitane, Luigi Capuano (1694-1705). Mons. Benni visita la chiesa per la prima volta il 23 settembre 1604, a pochi giorni dalla memoria liturgica che fa la chiesa latina dei Santi Cosma e Damiano. All'interno dell'edificio trovava una tela rappresentante i Santi, l’ altare consacrato e i paramenti necessari per le celebrazioni liturgiche. Infine, notando che la fonte con l’acqua benedetta si trovava esternamente ne ordinava il trasporto nella chiesa. Due anni dopo, nel 1606, la chiesa non appare menzionata nel Liber Visitationis di Mons. Benni, il quale vi ritornerà il 26 marzo 1609 trovandovi come beneficiario Don Ferdinando Confalone, chierico napoletano di origine ravellese. Intanto la devozione verso i Santi Medici cresceva ulteriormente e per far fronte alle esigenze dei fedeli di ricevere la confessione e di comunicarsi per lucrare l’indulgenza concessa dallo stesso vescovo, viene ordinato nel 1610 di provvedere all’acquisto di un confessionale entro tre mesi sotto la pena di 15 libbre di cera bianca. Nel gennaio del 1613 poiché la chiesa di Santa Maria del Lago, i cui resti sono visibili al di sotto della attuale Casa d’Accoglienza necessitava di urgenti riparazioni soprattutto nella zona absidale e del campanile, Mons. Benni ordinava a Don Pietro Confalone, parroco di quella chiesa dal 1607, che le celebrazioni liturgiche si officiassero nella chiesa dei Santi Cosma e Damiano. Nel 1617 Paolo V affiderà la guida della Diocesi di RavelloScala a Michele Bonsi dell’Ordine dei Minori Osservanti. Egli inizierà la Santa Visita il primo giugno 1617 visitando nell’ordine la cattedrale, le chiese parrocchiali e i semplici benefici.Questi giungerà nella chiesa di San Cosma e Damiano il 14 luglio 1617. In quell’anno l’altare del presbiterio non era consacrato ma si celebrava cum altari portatili, un piccolo altare da viaggio che poteva assumere diverse forme, anche pieghevoli (dittico, trittico). In tale visita fu ordinato al beneficiario, Don Ferdinando Confalone, tramite i suoi procuratori, di presentare l’inventario dei beni e il libro degli introiti secondo la forma canonica. Di Mons. Panicola, dottore in utroque iure, eletto vescovo di Ravello e Scala il 15 dicembre 1642 abbiamo due visite pasto-

rali. La prima è del mese di luglio del 1643 e la seconda del 1665, fatta eseguire dal suo vicario Antonio de Panicolis. "Egli - come affermava Don Giuseppe Imperato Senior - continuò l’opera restauratrice con animo aperto ai diversi problemi che i tempi imponevano". Il nostro santuario viene visitato il 24 luglio 1643 e risulta come semplice beneficio amministrato dagli eredi di D. Ferdinando Confalone. Questi il 16 aprile 1621 era stato ordinato vescovo di Nicastro e aveva guidato la diocesi calabrese fino al 1624. A quei tempi l’altare maggiore della chiesa si trovava nella piccola tribuna vicino alla zona destinata alla lettura del Vangelo. Sull’altare vi era una tavola dipinta raffigurante la Beata Vergine Maria in medio e i Santi Cosma e Damiano. Proseguendo con la visita del 1643, il vescovo Panicola nota la presenza di una statua con all’interno una reliquia di San Cosma proveniente dal monastero della SS. Trinita. Tale statua necessitava di riparazioni. Intanto nell’aprile 1665 sappiamo che la chiesa dei Santi Cosma e Damiano era ancora semplice beneficio, unito alle chiese parrocchiali dei Santi Andrea e Matteo del Pendolo e della Beata Vergine Maria de Lago. Conservava al suo interno la statua dorata di S. Cosma, conservata forse per esigenze di sicurezza nel monastero della SS. Trinità e da tale luogo doveva essere portata a S. Cosma nel giorno della festa. Nonostante la chiesa fosse diventata un semplice beneficio, le sue rendite, assicurate per via di contratti stipulati anche nel corso del Cinquecento, erano di non trascurabile entità. La chiesa aveva un oliveto con carrubi sito alla Marina, confinante con i beni di Pietro Manso; due piazze lunghe con celsi bianchi situate sotto la chiesa. Percepiva 10 carlini da Geronimo Manso per una proprietà sita sopra lo monte, come risulta da un contratto stipulato dinanzi al notaio Valerio Mandina il 29 maggio 1572.Da Antonio Manduca, abitante in Napoli, aveva 10 carlini annui per il fondo situato sopra l’oliveto di Porta Donica come risulta dal contratto stipulato nel 1513. A Suttribolo aveva una vigna, oliveto, una casa a più piani, peschiera e cortile confinanti con la via pubblica come da contratto stipulato nel 1513. Nella città di Lettere, nel luogo detto San Paolo, sopra il podere di Francesco di Rocco, possedeva delle piante di vite Mangiaguerra, che influiva moltissimo ad avere un ottimo vino. La rendita del fondo era di 9 tari all’anno. La “Ecclesia S. Cosmae et Damiani” è citata, seppur in modo marginale, anche nella Visita Pastorale eseguita da Mons. Luigi Capuano (1694-1705) nel 1694 che tra le suppellettili nota anche un buon numero di voti d’argento. È questo un ulteriore sintomo di una forte ripresa del culto dei santi, che sarà efficacemente descritta dai vescovi ravellesi del Settecento anche e soprattutto in seguito al definitivo trasferimento nella chiesetta della statua dorata di San Cosma nel settembre del 1710.

Salvatore Amato


CELEBRAZIONI DEL MESE DI SETTEMBRE Sino alla terza Domenica di settembre la Messa Vespertina nei giorni festivi (sabato e domenica) sarà celebrata alle ore 19.30 e nei giorni feriali alle 19.00. 7 SETTEMBRE XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO In Duomo Sante Messe: ore 08.00-10.30-19.30 Chiesa di Santa Maria del Lacco festeggiamenti in onore della Natività di Maria SS. Sante Messe: ore 09.30-19.00 Processione 8 SETTEMBRE FESTA DELLA NATIVITA’ DELLA B.V. MARIA Chiesa di S. Maria del Lacco Santa Messa: ore 19.00 14 SETTEMBRE FESTA DELL’ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE In Duomo Santa Messe: ore 08.00-10.30-19.30 Dalle ore 6.00 inizia il pellegrinaggio della Confraternita del SS.Nome di Gesù e della B.V. del Monte Carmelo al Santuario del SS. Crocifisso nell’Ex-Cattedrale di Scala 15 SETTEMBRE MEMORIA DELLA B.V. MARIA ADDOLORATA 19 SETTEMBRE FESTA DI SAN GENNARO PATRONO DELLA REGIONE CAMPANIA 21 SETTEMBRE XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO In Duomo Santa Messe: ore 08.00-10.30-19.30 Nella chiesa di S. Michele Arcangelo in Torello festeggiamenti in onore della B.V. Addolorata 26 SETTEMBRE FESTA DEI SS. COSMA E DAMIANO Al santuario SS. Messe ore 07.00-8.00-9.00-10.00-11.30-17.00 19.00: Solenne celebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo

28 SETTEMBRE XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO In Duomo Sante Messe: ore 08.00-10.30-19.00 29 SETTEMBRE SS. MICHELE, GABRIELE E RAFFAELE


Incontro Settembre 2008