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Per una Chiesa Viva Anno V- N. 4 – Maggio 2009 P ERIODICO DELLA www.incontroravello.blogspot.com

COMUNITÀ ECCLESIALE DI RAVELLO

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Il Mese di Maggio con Maria “Discepola” Nell’anno paolino e nel contesto del Sinodo della Parola di Dio recentemente celebrato dalla Chiesa, sembra utile, anzi doveroso,proporre di trascorrere il mese di maggio,tradizionalmente dedicato alla Madonna, alla scuola di Maria,Madre di Dio e Madre nostra,modello di Discepola del Signore. Nella storia della salvezza Maria di Nazaret,infatti, è presentata come la donna dell’ascolto e dell’obbedienza della fede,del sì totale e della trasparenza,dell’accoglienza e della fedeltà. Maria è stata discepola e madre del Verbo di Dio; “discepola”perché si è messa in ascolto della Parola e l’ha conservata per sempre nel suo cuore, e “madre” perché ha offerto il suo grembo alla Parola di Dio e l’ha custodita per nove mesi nello scrigno del suo corpo. Sant’Agostino osa dire che Maria fu più grande per aver accolto la Parola nel cuore che per averla accolta nel suo grembo. Maria testimonia che ogni persona è uditrice della Parola e può vivere solo “di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”. Quindi dalla Vergine s’impara a scegliere uno stile di vita veramente cristiano e autenticamente umano. Ciascun credente è chiamato a rispecchiarsi in Maria e a riprodurre i suoi sentimenti ed i suoi atteggiamenti di fronte alla Parola di Dio Il cristianesimo è la religione dell’ascolto. La vergine è la “creazione in ascolto”. La chiesa non può essere tale senza l’ascolto! Maria è una donna che ama l’ascoltare e che è attenta a cogliere i segni della volontà di Dio per rinnovare quotidianamente il “sì” gioioso della sua obbedienza. Del resto – volenti o nolen-

ti - tutti obbediamo a qualcosa o a qualcuno; c’è chi obbedisce al proprio egoismo, chi alla propria vanità; c’è chi obbedisce agli idoli costruiti dalle mode mutevoli… “ Maria obbedisce a Dio! Che salto di qualità! Maria ha veramente scelto la parte migliore!” (A.Comastri)

Maria, invitata dal Signore a cooperare al suo progetto di salvezza, saputo dal messaggero celeste come doveva comportarsi,emette subito il suo consenso:una risposta che fa vibrare i cieli:” Ecco la serva del Signore, si compia di me… “ Maria non è una regina, non è una donna presuntuosa e superba, ma è “semplicemente” serva. ” Vita che ritorna ad essere servizio divino. La norma della nuova civiltà. Veramente

serva dei poveri,degli umili. E però serva del Signore e di nessun altro. E si faccia di lei tutto secondo la parola del Signore. Non di altri. Questa è la vera obbedienza. Allora è come se la creazione ricominciasse da capo” ( D.M. Turoldo) “Maria madre diventava,in un certo senso,la prima “discepola” di suo Figlio,la prima alla quale Egli sembrava dire:” seguimi”, ancor prima di rivolgere questa chiamata agli apostoli o a chiunque altro”. (Giovanni Paolo II,Redemptoris mater,20) Quando Gesù afferma .” Chi fa la volontà di Dio,costui per me è fratello,sorella e madre”, Maria deve scegliere. Lei comprende che ormai l’intimità con Gesù non è più garantita dal fatto di esserne la “madre”ma dal diventarne la “discepola” (“Beati piuttosto quelli che ascoltano la parola di Dio e la osservano”). Maria inizia,quindi,quella trasformazione che da “madre” di Gesù la porterà ad esserne la “discepola”,seguendolo fino alla croce,dove l’evangelista non presenta una madre sofferente per il figlio crocefisso,ma la “discepola” che accetta di condividere la sorte del maestro:”Stava presso la croce di Gesù sua madre”. Maria obbedisce alla legge di Dio dentro le vie della storia umana. Lei non è stata dispensata dalla fatica;non ha avuto una riduzione di sacrificio, non ha avuto uno sconto di dolore. Essere Madre di Dio ha richiesto per la sua esistenza seguire la via di Dio! E la via di Dio va da Betlemme al Calvario.

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SEGUE DALLA PRIMA

LA GIOIA DEL DONO DI MARIA

Lungo questa via Maria non ha avuto un momento di esitazione: ha fatto tutto il pellegrinaggio della fede,santificando ogni giorno della sua vita. E la fede l’ha nutrita di gioia sempre! Da lei, Vergine in ascolto, obbediente, nostro modello, possiamo imparare come accogliere e lasciarci plasmare dalla Parola così che la nostra vita gusti la gioia vera, testimoni la fede e porti un fermento cristiano nella società. La Vergine è “madre” e “modello”. ” Non possiamo accogliere pienamente la vergine come madre senza essere docili alla sua parola che ci indica Gesù quale maestro della verità da ascoltare e da seguire:”Fate quello che vi dirà”. Lei,da parte sua, ci assicura la sua potente intercessione,la sua presenza in tutte le necessità,il conforto nelle difficoltà” (Giovanni Paolo II) Accogliendo l’invito del Servo di Dio Giovanni Paolo II vogliamo prendere Maria nella nostra casa,accoglierla tra i «nostri beni»,per imparare da lei la disposizione interiore all’ascolto e l’atteggiamento di umiltà e di generosità che la contraddistinsero come prima collaboratrice di Dio nell’opera della salvezza.

Testimonianza del “martire” Card. F.Van Thuan

Don Giuseppe Imperato “Maria è la Vergine in ascolto, che accoglie la parola di Dio con fede; e questa fu per lei premessa e via alla maternità divina, poiché, come intuì sant'Agostino, la beata Maria colui (Gesù) che partorì credendo, credendo concepì.45 Infatti, ricevuta dall'Angelo la risposta al suo dubbio (cfr Lc 1,34-37) essa, piena di fede e concependo il Cristo prima nella sua mente che nel suo grembo, Ecco – disse – la serva del Signore, sia fatto di me secondo la tua parola (Lc 1,38);46 fede, che fu per lei causa di beatitudine e certezza circa l'adempimento della promessa: E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore (Lc 1,45); fede con la quale ella, protagonista e testimone singolare della Incarnazione, ritornava sugli avvenimenti dell'infanzia di Cristo, raffrontandoli tra loro nell'intimo del suo cuore (cfr Lc 2,19. 51). Questo fa anche la Chiesa, la quale, soprattutto nella sacra Liturgia, con fede ascolta, accoglie, proclama, venera la parola di Dio, la dispensa ai fedeli come pane di vita47 e alla sua luce scruta i segni dei tempi, interpreta e vive gli eventi della storia.” Paolo VI - Marialis Cultus 17

Perché Gesù ci domanda di amare la Madonna? Perché ci ha lasciato la Madonna? Perché Gesù ha seguito la volontà di suo Padre che, mandandolo nel mondo, ha voluto che ci fosse un grembo, un cuore che lo ricevesse; come in cielo era nell'amore e in sinu Patris, Dio ha voluto che in terra fosse nell'amore e in sinu Matris. Ricordo che una volta, facendo il catechismo ai bambini, chiesi loro se potevano darmi la loro mamma. Fu un coro di no perché la mamma è la cosa più preziosa. Ma Gesù ci ha dato sua madre, e il dono di Maria è un grande dono che Gesù ci fa, dopo il suo corpo e il suo sangue. Ognuno di noi ha certamente, nella sua vita spirituale, un santuario mariano preferito dove ha ricevuto molte grazie. Ognuno ha, nella propria vocazione, delle grazie ricevute da Maria e ognuno di noi ha una preghiera mariana preferita. Racconto la mia esperienza. Nel mio Paese, vi è il santuario nazionale di La Vang, dove è avvenuta, più di duecento anni fa, l'apparizione della Madonna, riconosciuta dalla Santa Sede. Nella mia vita di sacerdote sono legato a Nostra Signora di Lourdes. Da quando sono venuto in Europa per studiare, sono stato ogni anno a Lourdes per pregare, dal 1957. Ricordo che quando mi misi in ginocchio, alla grotta, mi parve di sentire la voce di Maria che diceva a Bernadette: "Non ti prometto gioie o consolazioni ma prove e tribolazioni". lo feci del mio meglio per rassicurarmi che quelle parole erano per Bernadette, non per me. L'anno successivo vi tornai e sentii ancora quelle parole. Ma la mia vita trascorreva bene, studiavo, ero diventato professore, rettore di seminario, vescovo, consultore del Pontificio Consiglio dei Laici. Ogni anno, quando tornavo a Lourdes, sentivo le stesse parole ma nella mia vita, nella mia diocesi, c'era la gioia, l'amore. Mi convinsi quindi che quelle parole non fossero per me. Arrivò l'anno 1975. I comunisti invasero il sud Vietnam, passarono dalla mia diocesi ma senza arrecare danno. Decisi di rimanere con il mio popolo, affidai tutto

alla Madonna e ancora una volta pensai che quelle parole sentite a Lourdes non fossero dirette a me, altrimenti i comunisti mi avrebbero ucciso. Poi, Paolo VI mi mandò nella diocesi di Saigon, quattrocento chilometri più a sud. Quando i comunisti giunsero a Saigon dissero che la nomina da parte della Santa Sede di un vescovo, senza accordo con il governo, significava un complotto del Vaticano e degli imperialisti americani che, dovendosene andare dal Paese, mettevano un giovane vescovo per continuare la lotta anticomunista. Il 15 agosto fui arrestato: mi invitarono nel palazzo della presidenza e lì mi arrestarono; non lo fecero all'esterno per evitare le reazioni del popolo. In quel momento compresi che la Madonna di Lourdes mi aveva detto la verità e che sarebbe cominciata la mia via della croce: ti riserbo prove e tribolazioni. E ho vissuto questo per tredici anni in carcere. E dopo, fui esiliato, espulso. Le parole della Madonna erano proprio indirizzate a me. Ogni cambiamento nella mia vita fu accompagnato da prove. Dopo pochi mesi che ero diventato sacerdote e svolgevo le funzioni di assistente parroco, fui colpito da una tubercolosi acuta che mise in pericolo la mia vita. Guarii l'8 dicembre del 1953 e potei cominciare l'Anno mariano. Quando divenni cardinale fui colpito dal tumore. Ma la Madonna mi aiuta e se mi chiedete quale sia la preghiera mariana che preferisco, rispondo: il "memorare" che la mia mamma mi insegnò da bambino e che mi ha seguito tutta la vita.


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Nonostante le difficoltà, Dio continua a suscitare nuove vocazioni “Dobbiamo pregare perché 1’intero popolo cristiano cresca nella fiducia in Dio”, che “non cessa di chiedere ad alcuni di impegnare liberamente la loro esistenza per collaborare con lui” nella vita sacerdotale e religiosa, afferma Benedetto XVI nel suo Messaggio in occasione della Giornata Mondiale delle Vocazioni, che si celebrerà il 3 maggio prossimo. Nel testo, diffuso dalla Santa Sede, il Papa invita i cristiani alla “fiducia” nell'azione divina che guida saldamente la Chiesa. Il Papa chiede fiducia anche se “in talune regioni della terra si registra una preoccupante carenza di presbiteri”, unita a

“difficoltà e ostacoli” che “accompagnano il cammino della Chiesa”. Nonostante questo, osserva, “ci sorregge l’incrollabile certezza che a guidarla saldamente nei sentieri del tempo verso il compimento definitivo del Regno è Lui, il Signore, che liberamente sceglie e invita alla sua sequela persone di ogni cultura e di ogni età, secondo gli imperscrutabili disegni del suo amore misericordioso”. “La vocazione al sacerdozio e alla vita consacrata costituisce uno speciale dono divino, che si inserisce nel vasto progetto d’amore e di salvezza che Iddio ha su ogni uomo e per 1’intera umanità”, aggiunge. Chiamata divina, libertà umana. Nel suo messaggio, il Papa insiste in varie occasioni sull'importanza della libertà umana nella risposta alla chiamata di Dio alla vita sacerdotale e religiosa.

“La libera iniziativa di Dio richiede la libera risposta dell’uomo. Una risposta positiva che presuppone sempre 1’accettazione e la condivisione del progetto che Dio ha su ciascuno; una risposta che accolga 1’iniziativa d’amore del Signore e diventi per chi è chiamato un’esigenza morale vincolante, un riconoscente omaggio a Dio e una totale cooperazione al piano che Egli persegue nella storia”, afferma. La risposta dell'uomo ha la sua fonte nell'Eucaristia, spiega: “La consapevolezza di essere salvati dall’amore di Cristo, che ogni Santa Messa alimenta nei credenti e specialmente nei sacerdoti, non può non suscitare in essi un fiducioso abbandono in Cristo che ha dato la vita per noi”. “Credere nel Signore ed accettare il suo dono, porta dunque ad affidarsi a Lui con animo grato aderendo al suo progetto salvifico. Se questo avviene, il 'chiamato' abbandona volentieri tutto”. “Chi può ritenersi degno di accedere al ministero sacerdotale? Chi può abbracciare la vita consacrata contando solo sulle sue umane risorse?”, chiede il Pontefice. In questo senso, constata la necessità di ricordare che la risposta umana alla chiamata divina deve essere data nella consapevolezza “che è Dio a prendere l’iniziativa ed è ancora lui a portare a termine il suo progetto salvifico”. Per questo, chiede a tutte le Chiese di “mantenere viva, con preghiera incessante, questa invocazione dell’iniziativa divina nelle famiglie e nelle parrocchie, nei movimenti e nelle associazioni impegnati nell’apostolato, nelle comunità religiose e in tutte le articolazioni della vita diocesana”. “Da parte di quanti sono chiamati si esige attento ascolto e prudente discernimento, generosa e pronta adesione al progetto divino, serio approfondimento di ciò che è proprio della vocazione sacerdotale e religiosa per corrispondervi in modo responsabile e convinto”, conclude il Messaggio papale.

Da © Zenit.org

«La fiducia nell’iniziativa di Dio e la risposta umana» : è questo il tema del Messaggio che il Santo Padre Benedetto XVI ha rivolto all’intero Popolo di Dio in occasione della prossima giornata mondiale di preghiera per le vocazioni al sacerdozio ed alla vita consacrata, che sarà celebrata il 3 maggio 2009, quarta Domenica di Pasqua. La giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni è stata istituita dal Santo Padre Paolo VI nel 1964. Da quell’anno i Pontefici che si sono succeduti sulla Cattedra di Pietro con un appropriato messaggio hanno inteso sensibilizzare i fedeli alla preghiera per le vocazioni. Quest’anno, il Santo Padre ha sottolineato come risonanza perenne nella Chiesa l’esortazione di Gesù ai suoi discepoli: “Pregate dunque il Signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!”.

Rinnova così l’invito alla preghiera e all’ascolto del pressante appello del Signore, sottolineando come la preghiera per le vocazioni debba essere ininterrotta e fiduciosa. Solamente se animata dalla preghiera, infatti, la comunità cristiana può effettivamente “avere maggiore fede e speranza nella iniziativa divina”. La nostra Diocesi in questi ultimi mesi sta sperimentando tale iniziativa divina; difatti, nelle ultime ordinazioni sacerdotali e diaconali, il nostro popolo ha potuto leggere i segni dell’amore che Dio ha riversato sulla nostra Chiesa.

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SEGUE DA PAGINA 3 Le nostre comunità parrocchiali che ci hanno visto crescere, insieme con noi hanno riconosciuto i segni della grazia di Dio che chiama ancora tanti giovani, e in questo evento hanno potuto sperimentare la fiducia che Dio ha per la suo popolo. Sostenuti poi dalla loro preghiera, con il nostro sì, hanno contemplato la risposta concreta a tale iniziativa dell’uomo, così come ci parla il Papa nel suo messaggio. La nostra vocazione al sacerdozio e le vocazioni alla vita consacrata costituiscono uno speciale dono divino. La chiamata di Dio si inserisce nel vasto progetto d’amore e di salvezza che ha su ogni uomo e per 1’intera umanità. Nel suo messaggio inoltre il Papa invita tutta la chiesa a non dimenticare mai questa speciale e importante preghiera per le Vocazioni e sollecita tutte le comunità ad elevare tale supplica a Dio con fervore ed entusiasmo. Ogni comunità parrocchiale deve avere nelle sue intercessioni questa speciale richiesta a Dio. Bisogna chiedere con fiducia, affinché il Signore tocchi con la sua mano tanti giovani della nostra comunità. Il Santo Padre insiste su questo argomento dicendo che il nostro primo dovere è di mantenere viva, con preghiera incessante, questa invocazione dell’iniziativa divina nelle famiglie e nelle parrocchie, nei movimenti e nelle associazioni impegnate nell’apostolato, nelle comunità religiose e in tutte le articolazioni della vita diocesana. In maniera speciale quest’anno il Papa, per attirare l’attenzione del Popolo di Dio sul dono della chiamata al sacerdozio, indice l’anno del Sacerdozio,che sarà un anno di grazia per tutti noi; soprattutto un anno intenso di preghiera per chiedere al Signore di chiamare ancora bravi giovani alla sua sequela. Apriamo il nostro cuore all’iniziativa divina e riponiamo la nostra fiducia in Dio solo,in Colui che può compiere in noi grandi cose.

Cresimarsi perché ?

La confermazione e la bellezza di Dio Vorrei provare a capire con te che cos’è la cresima, che significa riceverla, come prepararsi ad essa e come farne tesoro per tutta la vita: ho scelto di parlartene perché mi sembra che questo dono di amore sia spesso poco compreso, vissuto da molti più come un obbligo da assolvere che come un incontro decisivo, in cui - se lo vuoi - lo Spirito Santo può riempire il tuo cuore e imprimervi il sigillo dell’amore di Dio per renderti capace di credere, sperare ed amare oltre ogni misura di stanchezza e ogni prova e sfida della vita. Il ponte dell’asino: così un Vescovo aveva definito l’esperienza della cresima per molti dei nostri ragazzi. Stimavo quell’uomo e la sua curiosa definizione mi colpì al punto che la ricordo ancora dopo molti anni. Ora che sono vescovo anch’io e ho celebrato tante cresime, capisco forse di più che cosa quelle parole volessero dire. Nell’uso comune “ponte dell’asino” indica un passaggio particolarmente difficile. All’origine pare ci sia un’antica leggenda, che narra di un Santo, di un asino e del Diavolo. Il Santo doveva spesso attraversare un torrente impetuoso. Il Diavolo gli propose, allora, di costruirgli un ponte, a patto di potersi impadronire dell’anima del primo che lo avesse attraversato. Il Santo accettò e il Maligno sembrò assaporare il gusto di imdell’anima Don Giuseppe Milo padronirsi dell’uomo di Dio. Questi,

però, dimostrò di saperne una più del Diavolo, perché ad attraversare il ponte mandò per primo… l’asino, che - come il Santo aveva previsto - fu risparmiato, in quanto non gradito al grande Avversario! La storiella fa capire perché “ponte dell’asino” designi una prova, dove c’è il rischio di perdersi. Essa contiene, tuttavia, anche un altro messaggio: e cioè che ci sono momenti in cui - se ti fidi di Dio e usi intelligenza e buona volontà - puoi guadare anche il torrente più impervio e avanzare libero e sereno nel cammino della vita. Dire che la cresima è “il ponte dell’asino” significa allora riconoscere che per molti essa risulta una tappa difficile, alla quale ci si prepara spesso con un senso di costrizione, mescolando noia e curiosità, attesa e fretta di finire. Giunto al ponte dell’asino, il protagonista rischia di cascare nelle mani del Nemico, lieto di poterlo separare da Dio. Avviene così che messi da parte i buoni propositi - il ragazzo appena cresimato si allontani dalla pratica religiosa e cominci a navigare da solo nel turbinoso mare della vita. Il momento della confermazione diventa allora per molti l’ora del congedo! È possibile fare qualcosa perché non sia così? Si può vivere la cresima con la saggezza e la fede del Santo del racconto? Si può

estendere a tanti - a cominciare da te, che ti prepari alla cresima l’esperienza di gioia e di nuovo slancio, che alcuni riconoscono di aver vissuto grazie ad essa? Se sì, come? Prima di cercare una risposta, ti confido che anche per me non fu così semplice e immediato superare il “ponte dell’asino” della mia cresima. Posso però anche assicurarti che la gioia di averlo superato, cercando di camminare fedelmente con Dio, è stata ed è veramente grande. Mi sembra perciò un dovere d’amore cercare insieme a te una risposta a queste domande. Che cos’è la cresima? Secondo le parole della liturgia è il sacramento cioè il segno efficace dell’agire divino - in cui ci viene donato “il sigillo dello Spirito Santo”. Lo Spirito viene a prendere possesso del nostro cuore, realizzando in noi quello che dice l’apostolo Paolo nella Lettera ai Romani: “L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato” (5,5). “Lettera Pastorale di Mons. B. Forte” ( I parte)


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Nel segno dello Spirito Santo: la Chiesa testimone del Risorto «Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, (i discepoli) si trovavano tutti insieme nello stesso luogo» (At 2,1): sono le parole scelte da Luca per introdurre il lettore al racconto della nascita della Chiesa. Presso gli Ebrei la festività della Pentecoste era inizialmente denominata festa della mietitura e festa dei primi frutti; si celebrava il cinquantesimo giorno dopo la Pasqua ebraica e segnava l’inizio della mietitura del grano. Era anche denominata festa delle Settimane, per la sua ricorrenza di sette settimane dopo la Pasqua; in greco Pentecoste significa cinquantesima giornata. Lo scopo primitivo di questa festa, era il ringraziamento a Dio per i frutti della terra, cui si aggiunse più tardi, il ricordo del più grande dono fatto da Dio al popolo ebraico, cioè la promulgazione della Legge mosaica sul Monte Sinai. Secondo il rituale ebraico, la festa comportava il pellegrinaggio di tutti gli uomini a Gerusalemme, l’astensione totale da qualsiasi lavoro, un’adunanza sacra e particolari sacrifici; ed era una delle tre feste di pellegrinaggio (Pasqua, Capanne, Pentecoste), che ogni devoto ebreo era invitato a celebrare a Gerusalemme. Sullo sfondo della solennità pentecostale, si colloca il dono dello Spirito alla comunità dei discepoli riunita a Gerusalemme; il Risorto aveva loro promesso di donare lo Spirito Santo che li avrebbe costituiti come testimoni dell’Evangelo di salvezza «fino

ai confini della terra» (cf. At 1,8). A Babele (cf. Gen 11,1-9) era avvenuta la confusione delle lingue e il tentativo di collegare stabilmente terra e cielo con la costruzione di una torre che saliva al cielo; ma a Pentecoste avviene il miracolo delle lingue udite e comprese da tutti, ed è «lo Spirito che scende a mettere in comunicazione e comunione Dio e gli uomini». Nell’inno La Pentecoste (1822), A. Manzoni descrive con efficaci pennellate di intenso lirismo l’evento pentecostale: «Come la luce rapida / piove di cosa in cosa, / e i color vari suscita / dovunque si riposa; / tal risonò moltiplice / la voce dello Spiro: / l'Arabo, il Parto, il Siro / in suo sermon l'udì». L’effusione dello Spirito sottrae i discepoli del Signore dall’anonimato e al timore di essere perseguitati per la loro fede in Gesù di Nazaret. Essi formano la Chiesa, il popolo che Dio ha plasmato per mezzo dello Spirito; essa si lascia condurre sui sentieri della verità per rendere testimonianza a Cristo, Lumen gentium. È questo il titolo scelto dai padri del Concilio Vaticano II per sottolineare il profondo legame tra la Chiesa e il suo Signore, sigillato nel vincolo dello Spirito: «Lo Spirito dimora nella Chiesa e nei cuori dei fedeli come in un tempio (cf. 1 Cor 3,16; 6,19) e in essi prega e rende testimonianza della loro condizione di figli di Dio per adozione (cf. Gal 4,6; Rm 8,15-16. 26)». Don Antonio Landi

La Confermazione momento di maturazione “Il momento della confermazione diventa allora per molti l’ora del congedo!”. Con queste parole chiare e precise Mons. Bruno Forte, Arcivescovo della diocesi di Vasto-Chieti, constata quanto tutti coloro che operano nel campo della formazione cristiana nelle parrocchie temono ogni volta che un gruppo di ragazzi si avvicina al momento di celebrare il sacramento della Cresima. La lettera pastorale del presule abruzzese è un colloquio con chi ha chiesto di ricevere la cresima e illustra il “perché”, il “come” e soprattutto il “dopo”; si presenta, quindi, come uno strumento fondamentale per i ragazzi che anche nella nostra Parrocchia hanno scelto di celebrare quest’anno la Cresima. Come catechista che segue il loro cammino di formazione e di crescita, avverto tutto il timore che forse anche questo momento si stia trasformando in una formalità da assolvere per “congedarsi” dagli impegni, per lo più sentiti come obblighi, che il percorso di crescita cristiana richiede. All’inizio dell’anno catechistico, prima di presentare il corso per la Cresima, si è cercato proprio di evidenziare che la Confermazione non significa chiudere il “discorso” con la Chiesa, ma significa iniziare un percorso nuovo di vita responsabile all’interno della propria comunità parrocchiale. Monsignor Forte evidenzia in modo chiaro questo concetto, quando sottolinea la necessità che “il cammino di vita nuova che inizia con la cresima è una realizzazione progressiva della vita secondo lo Spirito, in base alla vocazione di ciascuno. Si tratta per ognuno di scoprire i doni che Dio ha messo nel suo cuore, di esprimerli nella propria esistenza, di diffonderli con la testimonianza della gioia che nasce dal riconoscere il dono ricevuto e dal viverlo in comunione con gli altri, al servizio di tutti.” I nostri incontri quindicinali hanno voluto far emergere nei ragazzi proprio questo cambiamento tra un “prima” e un “dopo”, caratterizzato, questo, da un cambiamento interiore…

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SEGUE DA PAGINA 5 ma anche nella vita di tutti i giorni: come chi scopre un tesoro utile a tutti non lo tiene per sé ma lo comunica agli altri, così chi scopre la bellezza di Dio che opera nel mondo con l’amore del Padre non può non comunicarlo agli altri, non può vivere come se nulla fosse accaduto. E questa scoperta si completa proprio con la Cresima, momento in cui avviene sì la Confermazione di una scelta di vita fatta nel Battesimo ma si realizza anche la Confermazione da parte di Dio che vuole “ renderci forti e saldi nella potenza del Suo Spirito.” Con le nostre sole forze non sarebbe possibile vivere una vita in pienezza, amare gli altri generosamente e quindi è qui che interviene lo Spirito con i suoi doni a sostenerci nelle nostre scelte. Monsignor Forte riconosce la difficoltà di vivere una vita vera nel mondo di oggi, riconosce le difficoltà che si incontrano ogni giorno sul nostro cammino e per questo “ci sono momenti in cui - se ti fidi di Dio e usi intelligenza e buona volontà - puoi guadare anche il torrente più impervio e avanzare libero e sereno nel cammino della vita.” Proprio questo si è cercato di mostrare ai ragazzi, presentando i frutti che lo Spirito Santo, attraverso i suoi sette doni, trasmette ai cresimati: l’amore che rende la vita un dono per gli altri, la gioia che nasce dalla presenza di Dio nel nostro cuore, la pace che deriva dal non desiderare nulla di più di ciò che si ha, la pazienza che è aiutare gli altri e se stessi a crescere nella consapevolezza dei limiti, la benevolenza che è la concretizzazione del bene voluto, la bontà che è l’incapacità di volere il male, e ancora la fedeltà, la mitezza e il dominio di sé. Se si comprendono veramente queste cose la Cresima non sarà un congedo ma un inizio per vivere pienamente i doni ricevuti. In tutto questo i ragazzi non devono essere lasciati soli ma devono essere accompagnati con responsabilità anche dopo. Da chi? In primo luogo dai genitori, ai quali “è chiesto di superare ogni atteggiamento di delega, per coinvolgersi tanto nella preparazione del cresimando, quanto nell’ora di gra-

I NCONTRO PER UNA CHIESA VIVA zia della celebrazione e nel successivo cammiRELIGIONE no di fedeltà al dono ricevuto”, poi dal padriE no e dalla madrina che devono “accompagnare il cresimato nella vita, sosteFILOSOFIA nendolo nell’impegno di fedeltà a Dio e alla Sappiamo tutti che cos’è la religione. E Chiesa con la preghiera, il consiglio e la testi- molti dei nostri lettori sapranno che monianza”, ed infine dalla Comunità Par- cos’è la filosofia, questa disciplina affascinante che ha il merito di indurci alla riflessione, al pensiero critico, a mettere in discussione le certezze nelle quali, spesso, ci adagiamo. Qualcuno, non a torto, sostiene che, in fondo, religione e filosofia rispondono allo stesso, ineliminabile anelito dell’animo umano: sono entrambe, cioè, una ricerca di salvezza. A me piace descrivere i rapporti tra queste due discipline con una metafora: religione e filosofia sono due atleti che appartengono alla medesima Società sportiva e si allenano nello stesso impianto. Di conseguenza, si conoscono, diventano amici, si scambiano consigli, si rubano segreti; insomma si migliorano a vicenda. Il problema è che praticano la stessa disciplina e che spesso sono destinati a scontrarsi. Gareggeranno da nemici, e come nemici particolari, perché ognuno conosce i punti di forza e quelli di debolezza dell’altro. E’ ciò che è avvenuto nel corrocchiale alla quale “si domanda un impe- so della storia: religione e filosofia si sogno corale nell’accompagnamento dei candi- no spesso trovate di fronte come nemidati alla cresima e dei cresimati”. che, e a prevalere è stata ora l’una, ora Questa sinergia è fondamentale perché la l’altra. Cresima sia veramente una tappa fonda- Un po’ ovunque, nel mondo, è la religiomentale del proprio cammino di crescita. ne delle divinità, il pensiero mitico, a La preparazione dei ragazzi non può esse- costituire il primo tentativo di una rapre demandata solo agli incontri di cate- presentazione della realtà, di una comchesi quindicinali ma deve essere soste- prensione del nostro destino. nuta dall’incoraggiamento in casa, dalla Ma nella Grecia delle poleis, con la crecelebrazione dell’Eucarestia festiva, dalla scita delle forme di cultura in cui si espripartecipazione alle occasioni di crescita me la vita cittadina, inizia il processo del spirituale che la parrocchia offre nei vari superamento delle mentalità mitica e il momenti dell’anno liturgico e soprattut- passaggio a una spiegazione più razionale to dalla testimonianza di vita. della realtà: il logos soppianta il mythos, In conclusione, riprendendo le parole di la filosofia travolge le antiche credenze. Monsignor Forte, si può vivere in pienez- Il Logos rappresenta una spiegazione za la Cresima solo se si diventa “umili e molto più razionale e convincente rispetpazienti”, così come il profeta Michea to al pensiero mitico: nel Logos, inteso suggerisce “Uomo, ti è stato insegnato ciò come armonioso ordine cosmico, la filoche è buono e ciò che richiede il Signore da te: sofia greca trova il proprio vertice; la vita praticare la giustizia, amare la pietà, cammi- è contemplazione dell’ordine del mondo, nare umilmente con il tuo Dio” (Michea 6, la morale consiste nell’uniformarsi 8)”. all’armonia che regola l’intero cosmos. Maria Carla Sorrentino La supremazia della filosofia dura


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solo qualche secolo. La religione torna a imporsi con la rivoluzione morale operata dal Cristianesimo. La filosofia, con la sua ricerca di una salvezza senza Dio, aveva lasciato insolute questioni tremende: la finitezza della nostra esistenza, il problema della vita dopo la morte, con l’angoscia che ne deriva; inoltre, proprio in considerazione dell’evento della morte, l’eclissi dell’individualità, cioè la vera essenza di ogni essere umano. Sono gli anelli mancanti che saranno saldati dal Cristianesimo, con l’identificazione del Logos in una persona, Cristo, il Verbo incarnato. Il ritorno al cosmos promesso dalla filosofia diventa salvezza eterna, immortalità, grazie alla redenzione dal peccato operata dal Cristo, dal Figlio di Dio. La dottrina cristiana offre una dottrina della salvezza non più anonima, ma che si attua per mezzo di una persona, Cristo, nella quale il Logos, il divino, si è incarnato. Qualcosa di inaudito per il pensiero greco: infatti, la fede prende il posto della ragione: ciò che conta non è più l’intelletto, la razionalità, ma la fiducia, la fede nell’Uomo-Dio, Cristo. La filosofia diventa ancella della religione (come dirà Pier Damiani nell’XI secolo), diventa scolastica, cioè letteralmente una disciplina scolastica e non più una regola di vita, una dottrina della salvezza. Se il Logos è incarnato, la provvidenza cambia totalmente senso: da destino anonimo e impersonale diventa personale, diventa un’attenzione benevola simile a quella di un padre per i figli. Non più l’eternità cosmica, ma l’immortalità individuale per ogni persona, promessa dal cristianesimo a chi agisce secondo la verità espressa dal Verbo incarnato; la soteriologia cristiana permette di superare non solo la paura della morte, ma la morte stessa. E’ una delle straordinarie novità introdotte dal Cristianesimo, che vale da sola a spiegare il motivo per cui la religione cristiana riuscirà, per secoli, a soppiantare la filosofia, riducendola appunto a sua ancella. Ma le promesse del Cristianesimo vanno oltre: non c’è soltanto l’immortalità personale dell’anima, ma la resurrezione dei corpi, ciò che ci consentirà di rivedere i nostri cari, di contemplare Dio stando accanto ad essi. Tutto questo, grazie all’amore di Dio, alla grazia che scende su di noi dal mo-

mento in cui l’umanità è stata riscattata dal peccato per mezzo di Cristo, del Figlio di Dio. Ai nostri giorni, la filosofia sembra prendere di nuovo il sopravvento. Il progressivo indebolimento della religione origina dalla seconda metà del Cinquecento, in seguito alle scoperte scientifiche di Copernico, di Newton, di Cartesio, di Galileo ecc. La scienza non solo rimette in discussione i principi che la Chiesa aveva fatto propri in base alle Scritture (la Ter-

Questo, attraverso un umanesimo non metafisico, un ampliamento del pensiero che apra alla comprensione dell’altro, alla solidarietà, alla giustizia, alla saggezza dell’amore. Solidarietà, giustizia, amore: non sono forse i valori fondanti del cristianesimo? E allora perché espungere la religione cristiana, come vorrebbe un certo laicismo radicale, dalle moderne agorà dove si discute del “nuovo umanesimo”? E’ col Cristianesimo che l’idea di umanità acquista la dimensione – assolutamente rivoluzionaria per quei tempi dell’eguale dignità di tutti, del ricco e del povero, dell’ignorante e dell’intellettuale. Una connotazione etica di primo piano, che prima non si possedeva, e che fa del Cristianesimo la prima vera morale universalista: in una parola, l’idea moderna di umanità, l’origine di quella fondamentale conquista - che ci consente di vivere nella libertà e nell’uguaglianza - che chiamiamo democrazia.

Armando Santarelli “La fede e la ragione sono come le due ali

ra al centro dell’universo, l’età della Terra, la data di nascita dell’uomo e delle specie animali), ma spinge gli esseri umani ad adottare un atteggiamento razionale, di dubbio permanente, uno spirito critico che investe la stessa religione. Se il mondo non è più - come si pensava un tempo - una struttura dall’ordine armonioso, se la Terra e l’uomo non sono più al centro dell’universo, se il modello da imitare non è più dato, allora bisogna inventarlo. Per ridare un senso al mondo e alla vita è necessario che sia l’uomo stesso, con le sue sole forze, a mettere ordine in questo nuovo universo. Tutti i problemi filosofici sono da rivedere; l’uomo prende il posto del cosmos e della divinità, e sarà l’uomo a cercare di reintrodurre il senso e la coerenza del mondo. Sostanzialmente, la filosofia vuole ripensare il tema della salvezza nel senso stoico, con l’affermazione della bellezza e della nobiltà di una vita giusta e ben vissuta.

con le quali lo spirito umano s'innalza verso la contemplazione della verità. E’Dio ad aver posto nel cuore dell'uomo il desiderio di conoscere la verità e, in definitiva, di conoscere Lui perché, conoscendolo e amandolo, possa giungere anche alla piena verità su se stesso (cfr Es 33, 18; Sal 27 [26], 8-9; 63 [62], 2-3; Gv 14, 8; 1 Gv 3, 2).Molteplici sono le risorse che l'uomo possiede per promuovere il progresso nella conoscenza della verità, così da rendere la propria esistenza sempre più umana. Tra queste emerge la filosofia, che contribuisce direttamente a porre la domanda circa il senso della vita e ad abbozzarne la risposta: essa, pertanto, si configura come uno dei compiti più nobili dell'umanità. Il termine filosofia, secondo l'etimologia greca, significa « amore per la saggezza ». Di fatto, la filosofia è nata e si è sviluppata nel momento in cui l'uomo ha iniziato a interrogarsi sul perché delle cose e sul loro fine.” Dall’Enciclica: “Fides et ratio” di Giovanni Paolo II


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LA CARITAS INTERPARROCCHIALE Martedì, 22 Aprile,2009, alle ore 19,00 si è tenuto presso la Pinacoteca del Duomo un incontro molto interessante dei membri della Commissione Interparrocchiale “Caritas”, animato dal direttore della Caritas Diocesana, prof. Rosario Pellegrino e da una sua esperta e giovane collaboratrice, Carla. Scopo

dell’incontro è stato riaffermare la funzione pedagogica della testimonianza della carità, nella Comunità, dove iniziative creative, in forme consone ai tempi ed ai bisogni, devono favorire “ lo sviluppo integrale dell’uomo, della giustizia sociale, della pace, con particolare attenzione agli ultimi.” Dopo aver recitato insieme l’Inno alla Carità di S.Paolo, gli animatori sono entrati subito nel vivo, chiarendo che cosa rappresenta la Caritas Parrocchiale e indicando il lavoro che il gruppo Caritas dovrebbe realizzare in una Comunità.La cosa essenziale, prima di iniziare qualsiasi attività è mettersi in Ascolto della Parola, leggere poi i bisogni e le povertà emerse, valorizzare le risorse presenti sul proprio territorio. Si deve poi discutere sulle ipotesi di risposta ai disagi ed alle povertà, elaborando proposte concrete e valide da presentare al Consiglio Pastorale Parrocchiale. E’ necessario mettersi al servizio, per suscitare collaborazione, promuovere il volontariato, coinvolgere altre persone ed altre realtà. La Caritas Parrocchiale deve essere in costante contatto con la Caritas Diocesana. Le attenzioni della Caritas Parrocchiale devono essere rivolte al territorio animando, coordinando e pro-

muovendo iniziative atte a sostenere coloro che vivono in situazioni di difficoltà, ma anche al Mondo, così come da iniziative Diocesane ( Sostegno a distanza ; microprogetti, raccolte cellulari, ecc ). Il prof. Pellegrino ,partendo da un brano di Don Primo Mazzolari : “ Nell'altro non si entra come in una fortezza, ma come si entra in un bosco in una bella giornata di sole. Bisogna che sia un'entrata affettuosa per chi entra come per chi lascia entrare, da pari a pari, rispettosamente, fraternamente. Si entra in una persona non per prenderne possesso ma come ospite, con riguardo, con venerazione: non per spossessarlo ma per tenergli compagnia, per aiutarlo a meglio conoscersi, per dargli consapevolezza di forze ancora inesplorate, per dargli una mano a essere se stesso”, ci ha spiegato quale è l’atteggiamento che deve tenere ogni animatore Caritas quando avvicina l’altro che si trova in difficoltà. Il primo gesto che bisogna saper compiere è “l’accoglienza”; è necessario farsi vicino all’altro, mettendo da parte i pregiudizi, ed “essere disposti all’ascolto” di chi cerca partecipazione e solidarietà; infine non si deve lasciare l’altro da solo, diventan-

do “ compagni di viaggio” . Don Silvio Longobardi, nel libro “ Sulla strada di Emmaus”, citando il grido di speranza di Giovanni Paolo II, nella Lettera Apostolica “Novo millennio ineunte”, in cui il Santo Padre , invitava a portare la Luce di Cristo nel nuovo millennio a chi è ancora nelle tenebre , invita ciascun battezzato ad essere un vero testimone del Risorto : “ non giudicando quelli che camminano stancamente verso Emmaus,

prendendo le distanze, imparando viceversa a camminare con loro, condividendo il pane delle lacrime, la fatica, gli sba-

gli e gli abbagli. Questi fratelli non hanno, bisogno di trovare sulla loro strada giudici inflessibili ma “ veri compagni di viaggio”, persone disposte a “stare accanto” per condividere la loro amarezza e accendere nuovamente la luce della speranza .” L’incontro ha avuto una seconda parte, in cui ci si è soffermati ad analizzare la realtà della nostra Comunità. Come ci ha fatto notare il prof. Pellegrino, bisogna fare ancora molta strada per riuscire a raggiungere dei risultati; qualche germoglio comincia comunque a crescere, al momento solo pochi membri della Commissione Caritas riescono a far visita agli ammalati e le persone anziane, ma quei pochi sono già un seme. Assumendo ciascuno la propria responsabilità, collaborando con altri gruppi ed associazioni, responsabilizzando le istituzioni, cambiando il modo di concepire la Caritas, con l’impegno costante, senz’altro le cose potranno migliorare per preparare un futuro di speranza a tutti. Da qui un invito alle persone di buona volontà, se riescono a sentirsi coinvolte a dare una mano per regalare un po’ di gioia e di serenità a chi ne ha bisogno. L’appuntamento per continuare il cammino di operatori Caritas, è fissato per Martedì, 5 Maggio, ad Amalfi, alle ore 18,30 presso la sala dell’A.C. Spero che vi siano molti a parteciparvi. Giulia Schiavo


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E VIA CRUCIS FU...

Terminate le rappresentazioni natalizie dello spettacolo teatrale, in molti si chiedevano: “ma la Via Crucis, quest’anno si farà?” La domanda è corsa un po’ di bocca in bocca per tutto il paese, dapprima senza risposta, poi una domenica, un giro di telefonate avverte, uomini e donne di buona volontà, di incontrarsi al Lacco nel pomeriggio del giorno seguente. Signori, si comincia! Tre settimane, saranno sufficienti? Pulire la Cappella di Sant’Agostino; scaricare dal deposito il materiale occorrente; allestire e smontare il sinedrio per le prove; ordinare, rammendare, lavare, confezionare e distribuire i costumi; preparare l’orto degli ulivi e lo spazio antistante la Chiesa di San Giovanni del Toro; preparare le fiaccole; distribuire i volantini…; e prima di ciò: richiedere i fondi necessari, riscrivere e registrare parte dei testi…e tanto altro ancora. Il gruppo “La Ribalta” non si è risparmiato e con esso, tutti quelli che hanno dedicato lunghe serate ad anche solo un’ora, gratuitamente, o un euro, all’allestimento dell’evento. Molto è stato affidato alla memoria di chi segue da sempre la Via Crucis, che ha saputo indirizzare anche i nuovi arrivati sul da farsi,; tuttavia non è stato solo lavoro. Personaggi da cambiare, altri da rimpiazzare, permessi da chiedere, burocrazia da riconoscere e rispettare, lamentele da considerare, probabilmente non è mancato proprio nulla quanto a problematiche da risolvere. Ci si è divertiti, innervositi, e perché no, qualche discussione costruttiva, scelte non sempre approvate da tutti, tuttavia rispettate nella consapevolezza che fossero necessarie per la buona riuscita dell’evento. Certo di pazienza ce n’è voluta tanta, e Alfonso, il nostro regista, ne ha da vendere! Domenica cinque aprile, giorno delle Palme, giorno della Via Crucis, manca niente? La metereologia…Questa scienza, ogni tanto si è

burlata della rappresentazione, costringendo a rimandarla oppure a terminarla tra lampi, tuoni, pioggia e grandine reali e non siamo passati indenni, neanche in questo 2009. Domenica pomeriggio, infatti, per circa quindici minuti, una sottile pioggia ha minato la fiducia degli organizzatori, smette? Peggiora? Siamo stati fortunati, un propizio venticello ha spazzato via tutto, regalandoci una meravigliosa serata e…, Via Crucis fu.In ritardo, anche se di poco, ma come d’obbligo, la folla di figuranti si è avviata da Piazza Andrea Mansi al Monumento dei Caduti, prima sosta: l’orto degli ulivi. L’arresto, il Sinedrio e già il corteo è sul Toro, da Ponzio Pilato. La flagellazione, nuovamente da Ponzio Pilato, le stazioni, e siamo in Piazza Duomo. La Veronica, il Cinereo..., personaggi, che si succedono uno dopo l’altro nella narrazione degli eventi; le luci spente, e gli spettatori al di là delle transenne che osservano, stranamente in silenzio, presi dal passaggio di questi uomini moderni, ma vestiti d’altri tempi. Qualcuno si commuove; qualche altro ride considerando l’opera messa in piedi una pagliacciata; gli stranieri sono un po’ confusi, tuttavia la traduzione anche in lingua delle stazioni li tiene attenti a quel che accade. Ecco, i protagonisti sono arrivati al Sacrato del Duomo, la Crocifissione ha inizio e il pianto di Maria rende vivo il senso del dolore. La poesia dei bambini, voci innocenti che reclamano l’attenzione di nostro Signore ai piccoli e grandi problemi del mondo; infine, le pie donne, si accostano alla croce e, recuperate le spoglie del Crocifisso, si dirigono in Santa Maria a Gradillo. In poche ore, si è ricordato il grande dramma di salvezza dell’umanità. Stanchi e soddisfatti, protagonisti e spettatori abbandonano le vie del paese, mentre i ragazzi già lavorano per riportare almeno l’arredo urbano cittadino alla normalità. La Via Crucis in costume è già un ricordo, però le fatiche non sono terminate e nelle due settimane successive si è continuato a lavorare per rimettere tutto in ordine, depositare materiali, costumi e ringraziare tutti. E l’anno prossimo? “Ai posteri l’ardua sentenza”. Elisa Mansi

Un “dono di Dio” per la parrocchia del Lacco La fredda mattinata di Domenica 19 aprile è stata la cornice dell’arrivo del nuovo parroco, don Carmine Satriano, alla parrocchia del Lacco. Alle ore 9 e 30, come d’abitudine, è stata celebrata la Santa Messa domenicale. La presenza dell’Arcivescovo Orazio Soricelli ha contribuito a rendere il clima meritatamente solenne e al contempo festoso. Un breve ma accorato commiato da parte dell’ex parroco, don Pasquale, ha dato inizio alla celebrazione. La parrocchia ha accolto calorosamente il nuovo sacerdote, proprio come , per usare le parole del vescovo, “un dono di Dio”. Durante l’omelia, Monsignor Soricelli ha presentato alla comunità dei fedeli il nuovo parroco: ha evidenziato soprattutto la fruttuosa collaborazione che don Carmine ha avuto con le parrocchie maioresi nonché la sua indole laboriosa, affabile e servizievole verso i fratelli. Successivamente si è dedicato alla spiegazione del Vangelo. Ha sottolineato l’importanza della “fede”, partendo dal brano del Vangelo di Giovanni (20, 1931) che ha come oggetto lo scetticismo di Tommaso. Non dobbiamo imitare l’atteggiamento assunto da costui, il quale, diffidando delle parole degli altri apostoli, non ha creduto che Cristo risorto fosse apparso loro, pretendendo una prova concreta della veridicità dell’avvenimento, come il toccare con mano le ferite dei chiodi e quella nel costato del Signore. “Beati coloro che hanno creduto senza vedere”: questa affermazione contiene la chiave della fede, che di certo va al di là del concreto e di quanto risulti razionalmente spiegabile. L’uomo del nostro tempo, a maggior ragione, pensando con superbia di essere in grado di dominare e controllare ogni cosa grazie alle conoscenze e scoperte acquisite, è certamente predisposto alla diffidenza verso ciò che non può


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festeggiamenti, i quali sono stati prece- energie di santità e di partecipazione in duti dal triduo di preparazione e dai Ve- tanti fedeli laici. Ciò è testimoniato, tra constatare razionalmente e tangibilmen- spri in onore della Madonna. l'altro, dal nuovo stile di collaborazione te. Tuttavia, è proprio qui che deve entra sacerdoti, religiosi e fedeli laici; dalla trare in gioco la fede. partecipazione attiva nella liturgia, Il vescovo ha, poi, esortato i fedeli a ritanell'annuncio della Parola di Dio e nella gliarsi uno spazio per la riflessione e per catechesi; dai molteplici servizi e compiti la confessione durante questo tempo di affidati ai fedeli laici e da essi assunti; dal Pasqua, che dura fino a Pentecoste. rigoglioso fiorire di gruppi, associazioni e “Come reagireste, infatti, se dopo aver movimenti di spiritualità e di impegno preparato una bella festa con tanti dollaicali; dalla partecipazione più ampia e cetti per vostro figlio, nessuno vi prensignificativa delle donne nella vita della desse parte?” ha asserito bonariamente. Chiesa e nello sviluppo della società.” Così è la mensa eucaristica: un banchetto Questi aspetti, in particolare, ai quali va che Dio ha allestito per commemorare il La messa solenne della domenica è stata aggiunto l’impegno caritativo, sono stati “suo Figlio prediletto” e a cui vuole che anche l’occasione per la presentazione fin dal suo sorgere le attività sulle quali si noi non manchiamo. ufficiale del nuovo parroco della Parroc- è costruita l’esistenza stessa della nuova Spronando, poi, i partecipanti alla S. chia del Lacco e Sambuco. Qui è stato Messa ad avvicinarsi più spesso al sacra- Don Pasquale, il parroco “uscente” a mento della Confessione, ha adoperato presentare Don Carmine alla comunità, un’altra immagine: quella di una che lo ha accolto subito con grande gioia “doccia”. Come le gocce d’acqua e calore. nell’arsura estiva ci ristorano, così la La festa,allietata dal concerto bandistico Confessione ci rinfresca l’animo. Come, “Città di Minori” è stata allo stesso teminoltre, la doccia ci aiuta a togliere via po un po’ atipica. Infatti, su proposta del ogni traccia di sporcizia, così tale sacra- Comitato Festa,e con votazione unanime mento ci pulisce dalle macchie del pecca- dei capofamiglia, riunitisi presso la Piazto. zetta San Pio, antistante la chiesa,in occaA conclusione della celebrazione la paro- sione della Pasqua, è stato deciso di rila è stata data a don Carmine, il quale, nunciare ai tradizionali fuochi di artificio, confraternita di Ravello. mostrandosi entusiasta per il nuovo inca- e di devolvere il denaro per essi preven- Nel corso degli ultimi mesi – a partire da rico affidatogli, riprendendo le parole tivato alle vittime del terremoto in A- Ottobre – il terzo sabato è stato animato del vescovo, ha precisato che, più che bruzzo. Un gesto così solidale che ha dalla catechesi sull’apostolo Paolo, ansentirsi egli stesso un dono di Dio, è da contribuito ad attirare un folto numero nunciatore instancabile della Chiesa di considerarsi tale per lui l’intera parroc- di fedeli,sempre devoti alla Madonna Cristo, mentre confratelli e consorelle chia. Si è dichiarato, infine, desideroso e d e l l a P o m i c e . non hanno mai fatto mancare il loro apsicuro di una serena e proficua collaboraRoberta Ruocco porto nella cura delle celebrazioni liturgiche. zione con quest’ultima. APPROVATO LO STATUTO Una collaborazione che, ad onor del vero Stefania Gargano DELLA CONFRATERNITA e per buona ventura, si è sempre manifeIl 23 gennaio 2009 veniva approvato, con stata nella più che millenaria vita della La Madonna decreto arcivescovile, lo statuto della nostra terra, a causa della forte presenza della Pumice Confraternita del SS. Nome di Gesù e della Chiesa e delle sue strutture. Il 19 aprile scorso, giorno dell’ottava di della Beata Vergine del Monte Carmelo, Un fenomeno che ha rappresentato, nella Pasqua, si è celebrata,a Sambuco, la festa con sede presso la Parrocchia S. Maria commistione del divino con l’umano, “la di Maria SS. della Pomice. premessa e la ragione anche del modo di Assunta – Duomo di Ravello. La leggenda narra che a Sambuco, casale Il sodalizio, fondato nel giugno dello pensare e di operare nella vita terrena”. caratteristico di Ravello per la pomice scorso anno dopo diversi mesi di adempi(pietra magmatica,leggerissima per la sua Salvatore Amato menti burocratici, nasceva dall’esigenza eccessiva porosità), una giovane contadi- Segretario di un sempre più profondo coinvolgina che si trovava in prossimità della vecmento del laicato nella vita della comunichia chiesa, non ancora costruita, ebbe la Chiunque volesse far parte della Contà ecclesiale. visione della Madonna che le disse di Già da tempo, infatti, come scriveva fraternita può farne espressa richiecostruire una chiesa in suo onore. Giovanni Paolo II, “si è potuto costatare sta al Priore, Sig. Giovanni Apicella, Si tratta di una festa religiosa e pertanto come lo Spirito abbia continuato a rin- via Trinità n. 26, tel. 3337322820. le sante messe e la processione per le vie giovanire la Chiesa, suscitando nuove del paese, costituiscono il fulcro di tutti i

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FESTA DELLA TRASLAZIONE RELIQUIA DEL SANGUE DEL SANTO PATRONO Il 17 maggio p.v. la nostra comunità ecclesiale celebrerà la Traslazione della reliquia del sangue di San Pantaleone, trasferita nel corso del XVII secolo dall’antico altare alla cappella “nuova”, costruita là dove erano l’altare del SS. Crocifisso e quello del Presepe. “Il sangue del glorioso martire San Pantaleone si conserva in una grande ampolla in vetro fermata da una custodia di argento antico. Il quale sangue miracolosamente si scioglie dai primi vespri della festa e rimane così per tutta l’ottava sino al tramonto di alcuni giorni dopo”, si legge nella visita pastorale di mons. Paolo Fusco, iniziata il 16 settembre 1577. La reliquia era custodita a sinistra dell’altare maggiore, in un posto chiamato “finestra”, scomodo, pericoloso e non certo dignitoso, munito di un cancello in ferro con quattro chiavi, sotto il quale era un piccolo altare dedicato al martire.

Vi si accedeva mediante una scala “portatile non senza grande ed evidente pericolo sia nell’ascendere che nel discendere, massimamente per il sangue di S.Pantaleone Mart. che, conservandosi in un vaso di vetro, facilmente può rompersi e riversarsi” come riferisce mons. Francesco Bennio il 10 giugno 1604. Il prelato invitò, pertanto, a realizzare una scala “in fabbrica” o, in alternativa, a deporre l’ampolla in un luogo più sicuro ed ordinò che ogni cinque anni la reliquia fosse portata in processione. Nel 1617 mons. Michele Bonsio ordinò che il sangue fosse custodito in un luogo più sicuro e meno alto, quindi, nel 1632, fu stipulato il contratto con i maestri marmorari che avrebbero ultimato i lavori nel giugno dell’anno seguente. In occasione del sinodo diocesano del 1695 mons. Luigi Capuano, patrizio napoletano di origini amalfitane, stabilì che fosse celebrata nella terza domenica di maggio la festa della traslazione delle reliquie con rito doppio. Il sangue e le altre sacre reliquie, esposti alla pubblica venerazione, furono

portati in processione per la città “continuo campanarum sonitu”, col suono continuo delle campane, per poi essere deposti nella cappella arricchita da nuovi ornati marmorei. In quegli anni dovette essere apposta all’ingresso della cappella la grande cancellata in ferro battuto recante lo stemma del prelato. Per volere di

origini di questa festa siano state ben presto travisate dai fedeli. Non a caso il canonico don Luigi Mansi, autore della “Ravello Sacra- Monumentale”, apparsa nel 1887, oltre a ricordare l’istituzione della festa del patrocinio (Lunedì in albis), avvenuta nel 1883, sentì il dovere di precisare le origini autentiche della celebrazione di maggio, riferite “malamente” alla traslazione dell’ampolla dal Convento di San Trifone. Recuperare il messaggio storico e religioso nella sua autenticità costituisce il primo passo per celebrare in modo adeguato questa ricorrenza, in comunione con quella “Civitas Ravelli”, oggi così lontana, che quattro secoli fa affidava al “suono continuo delle campane” un messaggio di gioia, di onore, di lode alla Trinità e al suo santo patrono. Luigi Buonocore

Santa Caterina Volpicelli mons. Giuseppe Maria Perrimezzi, durante l’esposizione e la processione, l’ampolla doveva trovarsi tra due “luminari di cera” portati da due chierici mentre un sacerdote,o, “raramente”, un magnate, aveva il compito di far vedere il sangue per mezzo di una candela posta in cima ad un’asta. Va notato, inoltre, come il miracolo sia avvenuto eccezionalmente anche in occasione della festa della traslazione: nelle ore pomeridiane del 21 maggio 1922, infatti, si verificò la liquefazione “a metà” del prezioso sangue, perdurata fino al giorno dell’ottava, con “grande movimento nel Capitolo e nel popolo”, che colse in quel segno straordinario una visibile approvazione data dal patrono alla luce elettrica “inaugurata in questa basilica il giorno 21”. Sorprende, purtroppo, come le

Domenica 26 aprile 2009 Benedetto XVI ha proclamato santa la beata Caterina Volpicelli, fondatrice delle Ancelle del Sacro Cuore, figura di grande fascino mi-stico e di originalità carismatica tra i tan-ti apostoli dei poveri e degli emarginati nella Napoli d e l l ’ 8 0 0 . Nata il 21 gennaio 1839 in una famiglia dell’alta borghesia napoletana, Caterina Volpicelli ebbe una solida formazione umana e religiosa, cosa al tempo poco frequente per una donna. Mondana e spensierata, l’incontro, appena quindicenne, con padre Ludovico da Casoria, poi beato, fu – come affermò in seguito la stessa Caterina – «un tratto singolare di grazia preveniente, di carità e di predilezione del Sacro Cuore innamorato delle miserie della sua serva».


CELEBRAZIONI DEL MESE MARIANO GIORNI FERIALI E FESTIVI Ore 18.30: Santo Rosario- Ore 19.00: Santa Messa e meditazione mariana 7-14-21-28 MAGGIO Ore 20.00: Adorazione Eucaristica VENERDI’1 MAGGIO: S. Giuseppe lavoratore Ore 18.30: Santo Rosario, Santa Messa e meditazione mariana SABATO 2 MAGGIO Ore 19.00: Santa Messa Prefestiva 3 MAGGIO - IV DOMENICA DI PASQUA Giornata Mondiale di preghiera per le Vocazioni Ore 08.00-10.30-19.00:Messe Comunitarie VENERDI’ 8 MAGGIO Ore 10.30: Rosario Ore 11.30: S.Messa e Supplica alla B.V. di Pompei SABATO 9 MAGGIO Ore 19.00: Santa Messa Prefestiva 10 MAGGIO-V DOMENICA DÌ PASQUA Ore 08.00-10.30-19.00: Sante Messe SABATO 16 MAGGIO Ore 19.00: Santa Messa Prefestiva 17 MAGGIO-VI DOMENICA di PASQUA FESTA DELLA TRASLAZIONE DELLA RELIQUIA DI S.PANTALEONE (SAN PANTALEONE DIMAGGIO) Ore 8.00 - 10.30: Santa Messa Ore 19.00: Processione e al ritorno Santa Messa 24 MAGGIO - ASCENSIONE DEL SIGNORE Ore 08.00-10.30-19.00:Messe Comunitarie 30 MAGGIO Ore 19.00: Santa Messa Prefestiva

ORE 21 VEGLIA DI PENTECOSTE 31 MAGGIO - SOLENNITA’ DI PENTECOSTE Ore 08.00-10.30-19.00: Sante Messe; Ore 19.30 Processione con la statua della Vergine del Rosario di Pompei


incontro Maggio 2009  

www.incontroravello.blogspot.com www.chiesaravello.it Continua a pagina 2 Anno V- N. 4 – Maggio 2009 PERIODICO DELLA COMUNITÀ ECCLESIALE DI...

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