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Per una Chiesa Viva P ERIODICO DELLA COMUNITÀ ECCLESIALE DI Anno IV - N. 6 - Luglio 2008 www.incontroravello.com www.chiesaravello.it

RAVELLO

Significato e attualità del martirio cristiano Il martirio cristiano, sempre presente nella storia del cristianesimo come potente manifestazione della Carità divina effusa nei cuori per mezzo dello Spirito donato nel giorno del Battesimo,in quanto atto d’amore a Dio e agli uomini,è attuale anche nel nostro tempo. Il martirio cristiano, che nel suo significato etimologico significa “testimonianza” di vita cristiana autentica è, difatti, la forma più alta dell’annuncio evangelico. Nella lettera apostolica per l’Inizio del nuovo Millennio, Giovanni Paolo II ha affermato che i martiri "sono coloro che hanno annunciato il Vangelo, dando la vita per amore...Il credente che abbia preso in seria considerazione la propria vocazione cristiana, per la quale il martirio è una possibilità già annunciata nella Rivelazione, non può escludere questa prospettiva dal proprio orizzonte di vita" (IM 13). Lo stesso Amore che spinse il Figlio di Dio a spogliare se stesso e a farsi obbediente fino alla morte di croce, ha spinto nei secoli passati e tuttora spinge i martiri a dare la vita per il Vangelo e per il Regno di Dio, cosicchè di fronte alla violenza brutale dei nemici e dei persecutori, il martire, in virtù della ’azione dello Spirito che abita in lui, è reso capace di offrire la forza disarmante della verità e dell’amore che gli proviene dalla sua unione con Dio e dal desiderio di conformarsi alla vita del Signore Gesù. Dalle notizie che periodicamente giungono da varie parti del mondo: di missionari, sacerdoti, vescovi, religiosi, religiose e fedeli laici perseguitati, imprigionati, torturati, privati della libertà o impediti nell’esercitarla perché discepoli di Cristo e apostoli del Vangelo, emerge chiara-

mente come il martirio che ha accompagnato sempre la professione della fede cristiana, rimane profondamente attuale anche nel nostro tempo. Non si può far finta di ignorare come tanti credenti, ai nostri giorni,a volte, soffrono e muoiono anche per vivere la comunione con la Chiesa universale e la fedeltà al Papa. E’ incredibilmente ampia la “mappa del martirio” in Paesi dell’America Latina, dell’Africa e dell’Asia, in particolare nei

Paesi islamici dove i cristiani sono perseguitati, imprigionati, torturati… e in Cina dove si muore anche per la comunione con la Chiesa universale e la fedeltà al Papa. Nel triste elenco di sofferenza della Chiesa si può aggiungere anche l’India dove i cristiani sono uccisi e le chiese bruciate.Nella sua ultima enciclica Spe salvi ( n. 37),il papa ha ricordato l’esperienza del martire vietnamita Paolo Le-

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Bao-Thin (morto nel 1857), in cui “la sofferenza è trasformata in gioia mediante la forza della speranza che proviene dalla fede”. “Il martire cristiano”, ha sottolineato Benedetto XVI, “come Cristo e mediante l’unione con Lui, accetta nel suo intimo la croce, la morte e la trasforma in un’azione d’amore. Quello che dall’esterno è violenza brutale, dall’interno diventa un atto d’amore che si dona totalmente”. La violenza così si trasforma in amore e quindi la morte in vita’ (Omelia a Marienfeld - Colonia, 20 agosto 2005). Ancora oggi,il martire cristiano attualizza la vittoria dell’amore sull’odio e sulla morte. Nei primi quattro secoli del cristianesimo , al tempo in cui visse il giovane martire Pantaleone di Nicomedia, Patrono principale della nostra comunità, tutti i santi venerati dalla Chiesa erano martiri. Si tratta di uno stuolo innumerevole, che la liturgia chiama ‘la candida schiera dei martiri’, “martyrum candidatus exercitus”.Allora la loro morte non incuteva paura e tristezza ma entusiasmo spirituale che suscitava sempre nuovi cristiani tanto che Tertulliano,scrittore del III secolo, ha potuto affermare che “ il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani” .Nella visione della fede cristiana, il giorno della morte, ed ancor più il giorno del martirio, non è la fine di tutto, bensì il ‘transito’ verso la vita immortale, è il giorno della nascita definitiva, in latino dies natalis; e ciò lascia comprendere la piena condivisione del cristiano alla vita e destino di Cristo e anche il legame che esiste tra il ‘dies natalis’ di Cristo e il dies natalis dei santi martiri. Continua a pagina 2


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Significato e attualità del martirio cristiano... Continua dalla prima Se Gesù non fosse nato sulla terra, gli uomini non sarebbero potuto nascere al Cielo. Proprio perché Cristo è nato, noi possiamo rinascere.. Se il martirio, testimonianza di vita cristiana, costituisce la più convincente forma d’evangelizzazione,ogni giorno, noi possiamo dare alla nostra vita la dimensione del martirio, quando sapendo morire a noi stessi - compiamo ogni gesto nella radicalità dell'amore a Dio e al prossimo. Con il nostro stile di vita evangelica testimoniamo che unico valore assoluto è Dio, Gesù, il Signore ; e che il valore più alto non è la vita terrena e ogni forma di benessere o di successo da ricercare o conservare ad ogni costo; mostrando, invece, in modo credibile, che il valore più alto è il nostro legame con Dio e con la sua volontà, e che per Lui sappiamo impegnare coraggiosamente ogni istante ed espressione della nostra esistenza.

Don Giuseppe Imperato

I MARTIRI DEL NOSTRO TEMPO

Nell’Anno 2007 sono elencate 123 VITTIME PAESI COINVOLTI: 26 Afghanistan, Brasile, Colombia, Corea del Nord, Egitto, Eritrea, Etiopia, Filippine, Gran Bretagna, Guatemala, India, Iraq, Kenya, Messico, Nigeria, Pakistan, Territori palestinesi, Repubblica democratica del Congo, Russia, Spagna, Sri Lanka, Sudafrica, Sudan, Trinidad Tobago, Turchia, Vietnam

1. Iraq: 47 2. India: 18 3. Nigeria, Sudan: 10 4. Colombia, Filippine: 5 5. Pakistan: 4 6. Messico, Russia, Sri Lanka, Turchia: 3 7. Afghanistan, Egitto, Etiopia, Spagna: 2 8. Brasile, Corea del Nord, Eritrea, Gran Bretagna, Guatemala, Kenya, Repubblica democratica del Congo, Sudafrica, Territori palestinesi, Trinidad Tobago, Vietnam: 1

FONTI: Aciprensa, AFP, Aina, AsiaNews, Assist News, Avvenire, BBC, BosNewsLife, Cafod, Caritas Internationalis, Catholic News Agency, Catholic News Service, Catholic World News, Compass Direct News, Christian Aid, Christian Post, Christianity Solidarity Worldwide, CNN, Eglises d’Asie, Ekklesia, ENI, Independent Catholic News, Interfax, International Christian Concern, Onu, Reuters, Sir, SVM News, Ucanews, Voice of Martyrs Canada.

SAN PAOLO 'Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me' (Gal 2, 20). Convinto oppositore del cristianesimo, improvvisamente si converte e diventa uno dei più convinti e formidabili annunciatori del Vangelo. Uomo di intelligenza straordinaria, carattere deciso e cuore dolcissimo, ancora oggi Paolo rimane per i cristiani il discepolo che più di ogni altro ha capito il mistero di Cristo. La personalità Uomo dai grandi sentimenti e di forte passionalità, Paolo di Tarso era innanzitutto un uomo di relazione. La sua capacità di dialogare con culture e religioni diverse dall’ebraismo, richiedeva una brillante diplomazia ed una aperta disponibilità a vedere la realtà con l’occhio dello straniero. Per la nostra attuale società multietnica, multiculturale e multireligiosa, le due doti relazionali avrebbero fatto di lui un uomo da copertina del Time.Nel corso dei suoi tre viaggi missionari, Paolo diffuse il Vangelo con grande abilità pastorale e precisa metodologia di evangelizzazione. La sua predicazione partiva dalla sinagoga delle grandi città, per allargarsi poi all’annuncio nella grande piazza cittadina e raggiungere infine la periferia della città. In questo modo Paolo fondava la comunità dei credenti, metteva alla sua guida una persona fidata, per poi partire per la città successiva mantenendo con le precedenti intensi rapporti epistolari di orientamento e direzione spirituale.Per la sua instancabile attività, meritò il titolo di “Apostolo” per antonomasia, ma solo come riconoscimento postumo del suo zelo apostolico. Di contro, nella sua vita terrena conobbe l’incomprensione ed il bracconaggio.Paolo provò il rifiuto dei giudei, suoi connazionali, che lo consideravano un rinnegato, conobbe la diffidenza dei primi cristiani che continuavano a vedere in lui lo stesso persecutore che forse aveva affinato con l’inganno la sua opera inquisitoria. Fu incarcerato e condannato dai romani a causa della sua disobbedienza alla proibizione di predicare Gesù Crocifisso e Risorto. Tra i vertici della società in cui visse fu sostanzialmente una sgradita voce fuori dal coro ma con il suo avvento la Chiesa primitiva uscì dal suo integralismo e si aprì all’annuncio universale del vangelo di Cristo. Il pensiero Paolo sostenne il valore del sacramento della riconciliazione, contro il tentativo, in auge al suo tempo, di ridurre la vita cristiana al solo sacramento del Battesimo, per l’ottenimento della riconciliazione e della salvezza. Rivolgendosi ai cristiani di Corinto scrive “Vi supplichiamo nel nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio” (2Cor 5,20). La riconciliazione è espressa dall’Apostolo in due direzioni; in senso verticale come Dio che riconcilia l’uomo (Cfr. 2Cor 5,18.22) e in senso orizzontale come la vittoria di ogni ostilità, nel nome di Cristo (Cfr. Col 3,11). Il cuore del suo pensiero resta tuttavia la teoria della giustificazione. Nelle lettere ai Galati e ai Romani scrive: Noi che per nascita siamo Giudei e non pagani peccatori, sapendo tuttavia che l’uomo non è giustificato dalle opere della legge ma soltanto per mezzo della fede in Gesù Cristo, abbiamo creduto anche noi in Gesù Cristo per essere giustificati dalla fede in Cristo e non dalle opere della legge... Continua a pagina seguente

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poiché dalle opere della legge non verrà mai giustificato nessuno» (Gal 2,15-16; Rm 3,20). Giustificare significa riconoscere che una persona è nel “giusto”, nonostante la trasgressione di una norma. Mentre a livello umano questo avviene solo a fronte di motivazioni fondate, agli occhi di Dio questo vale in assoluto per l’uomo peccatore, reo di trasgressione totale. L’uomo si giustifica, nonostante il suo peccato, non a causa della sua conquista umana ma per mezzo della grazia di Dio, ottenibile dall’incontro con Cristo, la quale “giustifica” il comportamento errato del peccato, dovuto alla fragilità della natura umana. L’uomo si salva, ovvero trova il senso pieno della sua vita, non in seguito alle opere del suo ingegno ma grazie al dono d’amore di Dio che liberamente intende sollevarlo dal proprio peccato. All’uomo è tuttavia richiesta la risposta di fede al gratuito appello di Dio, il quale “manifesta la sua giustizia nel tempo presente, per essere giusto e giustificare chi ha fede in Gesù” (Rm 3,26). Solo chi ha fede, ovvero “chi viene dalla fede”, traducendo alla lettera dal greco originale, può essere giustificato da Dio in quanto riconosce il potere di Cristo di rimettere il suo peccato. Questo pensiero, oggi per noi scontato, ai tempi di Paolo fu una vera rivoluzione teologica. In quel tempo si riteneva infatti che la giustificazione avvenisse in seguito all’osservanza meticolosa della Torah, la legge ebraica, la quale contava seicentodiciassette precetti da osservare e rendeva l’uomo succube di un impianto giuridico, più che un libero adoratore di Dio. Paolo raccoglie questa sfida spostando la spiritualità cristiana dalla logica del risultato a quella del cammino. Il cristiano si salva non per i risultati che ottiene con le sue opere ma in seguito alla perseveranza di mantenersi sempre nel cammino di crescita, giorno per giorno. La teoria della giustificazione permise così il superamento delle barriere che impedivano ai pagani di diventare cristiani. Per questo Paolo afferma: “Eredi quindi si diventa per la fede, perché ciò sia per grazia e così la promessa sia sicura per tutta la discendenza, non soltanto per quella che deriva dalla legge, ma anche per quella che deriva dalla fede di Abramo, il quale è padre di tutti noi” (Rm 4,16). Noi siamo la Chiesa Con il termine edah l’Antico Testamento esprimeva la convocazione del popolo come unità politico-nazionale, ad indicare un insieme di persone unite dalla stessa lingua, moneta, religione. Mentre il termine qahal indicava la convocazione di carattere militare, di fatto una chiamata alle armi. Su questo secondo termine si appoggia il concettosi ‘ekklesia usato dal

Nuovo Testamento. Tradotto in italiano con “chiesa”, il termine deriva dal greco ek-kaleo, esattamente tradotto con “chiamare fuori” oppure “scegliere”. La Chiesa cristiana è quindi l’assemblea dei convocati da Dio per il combattimento della fede, nel nome di Gesù. La voce ‘ekklesia risuona 114 volte nel Nuovo Testamento, di cui 62 solo nelle lettere di Paolo, ad indicare quanto l’edificazione della Chiesa fu un tema particolarmente caro a Paolo. Con lui Essa divenne realtà, secondo le intenzioni di Gesù. Fabio Ferrario del Movimento Giovanile Salesiano

INAUGURATO L’ANNO PAOLINO Sabato 28 giugno durante la celebrazione dei vespri per la solennità dei SS. Apostoli Pietro e Paolo, nella Basilica Patriarcale di San Paolo Fuori le Mura in Roma, papa Benedetto XVI ha inaugurato l’anno Paolino pronunciando le seguenti parole: “ Siamo quindi riuniti non per riflettere su una storia passata, irrevocabilmente superata. Paolo vuole parlare con noi – oggi. Per questo ho voluto indire questo speciale "Anno Paolino": per ascoltarlo e per apprendere ora da lui, quale nostro maestro, «la fede e la verità», in cui sono radicate le ragioni dell’unità tra i discepoli di Cristo. In questa prospettiva ho voluto accendere, per questo bimillenario della nascita dell’Apostolo, una speciale "Fiamma Paolina", che resterà accesa durante tutto l’anno in uno speciale braciere posto nel quadriportico della Basilica. Per solennizzare questa ricorrenza ho anche inaugurato la cosiddetta "Porta Paolina", attraverso la quale sono entrato nella Basilica accompagnato dal Patriarca di Costantinopoli, dal Cardinale Arciprete e da altre Autorità religiose. È per me motivo di intima gioia che l’apertura dell’"Anno Paolino" assuma un particolare carattere ecumenico per la presenza di numerosi delegati e rappresentanti di altre Chiese e Comunità ecclesiali, che accolgo con cuore aperto. Saluto in primo luogo Sua Santità il Patriarca Bartolomeo I e i membri della Delegazione che lo accompagna, come pure il folto gruppo di laici che da varie parti del mondo sono venuti a Roma per vivere con Lui e con tutti noi questi momenti di preghiera e di riflessione. Saluto i Delegati Fraterni delle Chiese che hanno un vincolo particolare con l’apostolo Paolo - Gerusalemme, Antiochia, Cipro, Grecia - e che formano l’ambiente geografico della vita dell’Apostolo prima del suo arrivo a Roma. Saluto cordialmente i Fratelli delle diverse Chiese e Comunità ecclesiali di Oriente ed Occidente, insieme a tutti voi che avete voluto prendere parte a questo solenne inizio dell’"Anno" dedicato all’Apostolo delle Genti.”

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SANGUE BARBARO Esiste una relazione umana più profonda di quella che unisce genitori e figli? No, ed è per questo che i genitori riescono ad avere una certa influenza sulla personalità dei figli. Il resto è la frustrazione che padri e madri sperimentano ogni giorno nel rapporto coi figli, perché a dispetto dei reciproci sforzi le generazioni sono fatte per entrare in collisione tra di loro. Una legge ineluttabile? Chi scrive non ha avuto un cattivo rapporto con i propri genitori. Mio padre e mia madre hanno fatto un lavoro così profondo e insistente che il risultato, cioè io, è riuscito in buona sostanza come avrebbero voluto; ma proprio quella parte residua, “la non piena corrispondenza con le aspettative dei genitori” ha creato delle insoddisfazioni a loro e molte angosce a me, pagate con la classica depressione da “inadeguatezza e senso di colpa filiale”. Mi sono (inconsciamente) vendicato nell’unico modo possibile, deleterio più per me che per loro: la dannata decisione di non laurearmi. Il lieto fine è che non ho mai smesso di amare i miei genitori, né loro di stimarmi; e mi accorgo che più passa il tempo dal giorno della morte di mio padre più mi uniformo alle sue scelte semplici e sagge, ma soprattutto alla sua probità. L’unico rammarico è che entrambi abbiamo capito un po’ troppo tardi che vivere in modo onesto e dignitoso è più importante di qualsiasi titolo accademico, di qualsiasi successo. Ma perché genitori animati dalle migliori intenzioni devono vivere di ansie, rammarichi, sensi di colpa? Perché ogni figlio potrebbe sottoscrivere i rimorsi, le angosce (e le accuse) che Franz Kafka affidò alle celebri pagine di Lettera al padre? Nessuna confessione ha mai espresso in modo più chiaro e drammatico l’eterno conflitto tra generazioni: il padre, l’uomo dell’autorità, dell’azione pratica ed efficace cui tutto, anche la vita presente, va sacrificato; il figlio, che chiede comprensione per le attività “infantili” (la lettura, e più tardi la letteratura), che costituiscono l’essenza del suo essere, ma che il padre non accetta in nome del perseguimento del vero scopo della vita, la costruzione di un avvenire solido e sicuro. Franz Kafka voleva intitolare tutta la sua opera “Tentativi di evasione dalla sfera paterna”. Se i “tentativi” del grande scrittore praghese sono andati a buon fine è proprio grazie alla funzione catartica di quella disciplina, la letteratura, che suo padre tendeva ad ostacolare. Ma che riguardi uomini di genio come Kafka, o noi comuni mortali, l’evasione dalla sfera familiare è possibile solo al prezzo che tutti conosciamo: le ferite che, nostro malgrado, dobbiamo infliggere ai nostri genitori. Ma perché deve succedere questo? Perché ogni figlio uccide il

proprio padre? La risposta appare di una banalità sconcertante, ma è la risposta: perché i figli stanno coi genitori, ma non sono contemporanei dei genitori; essi vivono in un altro tempo, entro un’altra società, con un’altra storia: lo loro storia. I figli imparano più dai coetanei che dalle rispettive famiglie: è la tremenda verità che la psicologa infantile Judith Rich Harris enunciò qualche anno fa in un libro che fece epoca: Non è colpa dei genitori. Una rivelazione che colpì al cuore i papà e le mamme di tutto il mondo, svelando una realtà che decenni di teorie educative conservatrici avevano sottaciuto o relegato nel novero delle teorie bizzarre e antiscientifiche. Il patrimonio genetico, l’educazione familiare, l’ambiente: non c’è dubbio che siano questi i principali fattori che determinano la formazione della personalità di un individuo. Ma quanto conta ognuno di essi? Se stabilire delle percentuali è pressoché impossibile, una cosa è certa: l’educazione familiare incide molto meno di quanto si è sempre pensato. La socializzazione del bambino, tanto per cominciare, non avviene quasi per niente tramite la famiglia; quando il bambino cresce, il travaso di linguaggio, regole e comportamenti appresi dal gruppo si accentua; i rapporti fra gli esseri umani sono determinati anzitutto dall’età. Infatti, quanto impiegano i giovani figli degli immigrati a imparare la lingua, i costumi, i rituali, le mode dei Paesi d’adozione? Nel giro di qualche mese, i comportamenti derivanti dai contatti con i nuovi compagni riescono a soppiantare anni di imprinting familiare. Perché è dai coetanei che i bambini imparano il primo linguaggio “libero”, è con loro che fanno le prime esperienze su come creare e mantenere dei rapporti sociali; i bambini moderni imparano molte cose dai genitori, ma se la cultura della famiglia è in contrasto con quella dei compagni, è quasi sempre quest’ultima ad avere la meglio; i nostri figli vogliono essere come i loro amici, non come le figure ideali che mettiamo loro dinanzi. Bisogna anche sottolineare che buona parte degli atti che bambini e ragazzi vedono compiere dai genitori sono tabù, per loro; ma fuori casa, quando non si trovano più sotto gli occhi di mamma e papà, tutto diventa possibile. E’ una meravigliosa sensazione di libertà quella di poter correre sfrenatamente con la bicicletta, levarsi di dosso l’odioso maglione invernale, farsi una fumatina, parlare come parlano gli amici.

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Sangue barbaro…

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assurde pretese, la nostra noia. La sete che la vita ha di se stessa è il nostro sangue che crea altro sangue, un sangue barbaro, E non è tutto: non solo i nostri figli regolano la loro condotta a nuovo e vitale… seconda che agiscano nell’ambito familiare o si trovino per Armando Santarelli strada: essi imparano presto a comportarsi in modo diverso nei singoli contesti sociali in cui si muovono. PANTALEONE: SANTO DI FAMIGLIA Mio figlio a casa parla molto poco, e quando lo fa si limita a pensieri semplici e concisi. Sì, sarà forse colpa dei suoi genito- Non voglio parlare di coincidenze, mi ri, che lo invitano di continuo a esprimersi in modo più cor- sembra ridurre il significato di qualretto; resta il fatto che a scuola e con gli amici mio figlio è cosa di troppo importante, di leggerconsiderato un tipo aperto e loquace. Al campo di calcio poi, lo con la freddezza ed il cinismo a so che diventa ancor più intraprendente e dispettoso: pratica- cui, spesso, ci abituiamo per convemente, un’altra persona! nienza o per mancanza di tempo, di Naturalmente, mi sono un po’ sorpreso di questo, ma non voglia di capire, di credere, di affidarcerto scandalizzato: mio padre e mia madre non sapevano che si. Riflettendo su San Pantaleone, in il ragazzino che serviva la messa e che in loro presenza si com- una visione che possa essere quanto portava in modo esemplare era lo stesso che andava a rubare più intima, personale, che si colleghi nelle cantine e nei negozietti del paese. ai festeggiamenti prossimi e, al tempo Quanto alla vita casalinga dei miei figli, mi è invece ben nota: stesso, ne esuli rivelando un aspetto privato, devo tornare studio limitato all’indispensabile, e, al contrario, ore intere indietro, così indietro negli anni da arrivare ad un momento in passate dinanzi al computer e al televisore, parlando al cellula- cui non c’ero e i protagonisti del mio passato, intesi come re o giocando con la playstation; facendo pensare ai loro geni- famiglia, intrecciavano le loro vite in modo tale da far si che tori che non abbiano polso, che li trascurino, che stiano alle- potessi diventare un progetto. Nel mio racconto a ritroso mi vando dei nuovi barbari. fermo a mio padre.Posillipo, Napoli, via Ferdinando Russo, Purtroppo, viviamo nel tempo delle ansie e dei rimorsi, come altro mare, altre rocce, altri panorami mozzafiato: 1952 o ha sottolineato lo psicologo L. Dencik: “Il senso di colpa per poco più. Mio padre è un bambino con le gambe lunghissime e non aver dedicato sufficiente attenzione agli interessi dei bam- gli occhi intelligenti: e così lo riconosco nelle foto in bianco e bini, che oggigiorno ossessiona i genitori e gli addetti alla loro nero che sbucano dappertutto dalle vecchie scatole dei ricorcura, è in realtà un sentimento del tutto nuovo e particolare di.Sua zia, Ortenzia, un nome che sembrava già anticipare le della nostra epoca moderna”. Ma smorzare ansie e sensi di doti della persona a cui si riferiva, ospita spesso mio padre e colpa è proprio la cosa migliore che i genitori possano fare: è mia nonna nella sua villa, un’antica fortezza napoleonica che dimostrato che allevare i figli è più facile e proficuo quando spia il mare da vicino e respira la salsedine in ogni stagione. non si è troppo condizionati dalle preoccupazioni relative alla Ortenzia è una nobile, e non solo per casato ma anche per “costruzione” del loro futuro. Ciò che i bambini vogliono è animo, è particolare ed elegante, colta, misteriosa, e con mio diventare membri competenti della società che frequentano; e padre ha un rapporto particolare, una consonanza di spiriti tale società, cioè il loro gruppo, ha linguaggi, cultura e regole incredibile che, ancora oggi, a distanza di tantissimi anni, è proprie, che non coincidono quasi per niente con quelle in uso vibrante e presente, come un’aura positiva che si estende onel mondo degli adulti. vunque. Ortenzia è devota, la sua casa è spesso benedetta dalla Come sempre accade, l’intuizione poetica arriva prima delle presenza di prelati, ma lei è devota con la semplicità di tutte le scoperte della scienza. Kahlil Gibran ha anticipato la moderna persone umili. Eppure c’è “qualcuno” che lei nomina spesso, psicologia infantile negli stupendi versetti del Profeta che rac- un Santo misterioso a cui si affida senza riserve, un Santo di cui chiudono tutto il senso (e il dramma) del rapporto fra genitori parla con mio padre, di cui descrive forza e vita, opere e mare figli: tirio. Mio padre riesce con la memoria d’argento che hanno tutti i bambini ad imprimere nella sua mente quel nome per I vostri figli non sono figli vostri. molti anni: San Pantaleone. Zia Ortenzia gli ripete spesso una Sono figli e figlie della sete che la vita ha di se stessa. frase “ lui ti proteggerà sempre”.Ed è qui che la sterile coinciEssi vengono attraverso di voi, ma non da voi, denza è vinta dalla volontà di Dio: da Posillipo a Ravello il e benché vivano con voi non vi appartengono. passo non è così breve, nella vita sono mille le strade che si Potete donar loro l’amore, ma non i vostri pensieri: dipanano davanti ai nostri occhi, mille le possibilità, le scelte e essi hanno i loro pensieri. gli errori, tanti i destini. Noi siamo a Ravello: mio padre come Potete offrire rifugio ai loro corpi, ma non alle loro anime: pioniere fiducioso al suo arrivo in questa terra benedetta, noi essi abitano la casa del domani, che non vi sarà concesso visita- con lui. Felici. Accanto, anzi, vicinissimi a quel Santo che zia re neppure in sogno. Ortenzia pregava quotidianamente, addirittura al di sotto Potete tentare di essere simili a loro, ma non farli simili a voi: della Chiesa dove il Suo sangue continua a ravvivare la fede di la vita procede, e non s’attarda sul passato. tanti.Da Posillipo a Ravello il passo non è così breve: ma Dio I vostri figli non sono figli vostri… parole forti, dissacranti, può tutto.E noi lo sappiamo. E lo sapeva zia Ortenzia. ma vere: sono i figli a scuotere le nostre certezze, le nostre Emilia Filocamo

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Esperienza di adorazione eucaristica da imitare e attuare anche a ravello Ascolto della Parola, veglia comune, preghiera per l'adorazione eucaristica: una formula che attira sempre più cattolici, anche chi non frequenta assiduamente la parrocchia. A un anno dalla prima adunanza eucaristica al Circo Massimo nel 2007, l'appuntamento a Roma viene riproposto nello stesso contesto ambientale nell'ultimo fine settimana di giugno. Tra il 2007 e il 2008 altre adunanze si sono svolte in diverse diocesi d'Italia riscuotendo sempre numerose e ferventi adesioni. A Napoli, come momento di preghiera propedeutico alla visita apostolica di Benedetto XVI, a Livorno, a Grosseto, a Catanzaro. La veglia eucaristica notturna è stata di nuovo proposta a Roma lo scorso ottobre in sette chiese rimaste aperte durante la più recente edizione della "notte bianca. Quest'anno l'adunanza eucaristica al Circo Massimo inizierà sabato 28 giugno alle 20,30 per dar modo ai fedeli di partecipare nel pomeriggio alle cerimonie per la visita del Santo Padre Benedetto XVI alla basilica di san Paolo fuori le Mura per l'inaugurazione dell'anno Paolino. La messa al Circo Massimo è celebrata alle 22 da monsignor Ernesto Mandara, vescovo ausiliare di Roma per il settore centro. La celebrazione eucaristica viene preceduta dalla lettura delle lettere di san Paolo alle 20,30, con le voci degli attori Franco Giacobini e Angela Goodwin. Alcuni componimenti musicali vengono poi eseguiti dal gruppo "Le cinque pietre" alle 21,15. L'adorazione eucaristica ha inizio alle 23 animata, ora per ora, da gruppi e associazioni che aderiscono all'adunanza che avrà termine alle 6 del mattino di domenica 29 con la benedizione eucaristica. "La celebrazione eucaristica presieduta da monsignor Mandara è molto significativa" dichiara don Alberto Pacini, rettore della basilica di Santa Anastasia adiacente il Circo Massimo. "La sua presenza - aggiunge il rettore - testimonia la piena sintonia tra questa iniziativa di adorazione eucaristica e gli altri programmi della diocesi di Roma". Don Pacini è un propugnatore di questa pratica religiosa e il suo traguardo è quello di introdurre l'adorazione perpetua in un vasto numero di parrocchie in tutta Italia. Attualmente a Roma sono quattro le chiese dove l'adorazione perpetua è in vigore: San Gaspare del Bufalo, santuario del Divino Amore, Madre della provvidenza e Santa Anastasia. "Per quanto riguarda l'adorazione perpetua - afferma don Pacini - abbiamo finora coperto quattro dei cinque settori in cui è suddivisa la diocesi di Roma. Speriamo che nel corso di quest'anno si possa trovare anche nel settore nord una sede adatta all'adorazione perpetua". Don Pacini invita tutti i fedeli interessati alla pratica dell'adorazione perpetua a consultare il sito www.adorazioneperpetua.it per poter ricavare informazioni molto utili sui modi, i tempi e le diocesi dove svolgere l'adorazione in Italia.

I NCONTRO PER UNA CHIESA VIVA

CHIESA IN CAMMINO Venerdì 20 Giugno 2008 , alle ore 19,15, presso la Pinacoteca del Duomo è stato convocato il Consiglio Parrocchiale,per una verifica del Cammino Pastorale della Comunità. Da una prima analisi fatta dal nostro Parroco Mons Giuseppe Imperato,ci si è resi conto che, nonostante la buona volontà profusa , molte sono le luci, ma anche le ombre ed i limiti del cammino pastorale fino ad oggi percorso. Non bisogna scoraggiarsi, ma bisogna ripartire dalla strada fin qui compiuta, con fiducia , creatività , impegno,motivando sempre di più le scelte future .Un elemento importante, anzi due ci sono dati sia dal cammino della Chiesa italiana attraverso gli orientamenti pastorali suggeriti dal Documento “ Comunicare il Vangelo nel mondo che cambia “, le linee guide nate dal Convegno di Verona , nonché della nota pastorale “Rigenerati per una speranza viva “, sia dal Doocumento pastorale della nostra Diocesi “Camminare Insieme “.Dobbiamo impegnarci a testimoniare l’Amore salvifico di Dio agli altri , mostrando la coerenza e la responsabilità della nostra fede . In collaborazione con il pastore cui siamo stati affidati, bisogna pensare e realizzare tutto ciò che è necessario a rendere più missionaria la nostra parrocchia ed annunciare a tutti “la Buona Novella di Gesù”. E’ ormai giunto il tempo per noi laici di mostrarci cristiani maturi e partecipativi per “ rendere ragione della speranza in Cristo Risorto “. Non si può più rimandare un discernimento approfondito ed attento che possa rispondere alla domanda di senso , di cultura ,di pensiero , di valori per formare persone capaci di incarnare gli insegnamenti evangelici nella vita e quindi nella storia. Rileggendo il piano pastorale “ Camminiamo Insieme “ che stiamo portando avanti con le altre parrocchie della nostra diocesi , ci si accorge che ciò che abbiamo detto è veritiero , poiché lo stesso Piano Diocesano in più punti mette in risalto, per battezzati e laici impegnati , la necessità di assumersi le responsabilità delle scelte e dell’impegno; e invita non a camminare in modo individuale e separato ma piuttosto ad “ Unire le forze per dare più visibilità alla multiforme Grazia dello Spirito Santo “ . Di qui la necessità di una pastorale organica : “ le sue varie espressioni nascano dall’unità e la edifichino” e dinamica “perché a camminare non devono essere solo le singole anime impegnate individualmente a vivere nella Grazia di Dio, ma l’intera Comunità , come soggetto cosciente e responsabile della propria fede ,nella testimonianza di vita cristiana .” E’ il Signore Gesù che ci chiama a mostrare concretamente ciò che è possibile ,risuscitando nel nostro cuore il coraggio di credere nel Suo Amore , senza timore , con convinzione per infondere nelle nostre comunità il rinnovamento spirituale e pastorale ed accelerare il cammino della Chiesa verso un domani più sereno e carico di speranza nella Forza del Vangelo . Una condizione è però necessaria : essere in continua Comunione con Lui per crescere nella sua amicizia , attraverso la Sua Parola, l’Eucarestia, la preghiera , l’Adorazione Eucaristica , la sua Chiesa .

Dall’”Osservatore Romano”del 26 giugno

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Giulia Schiavo


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La Cresima : un tempo di grazia

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giovani a sviluppare autonomamente le loro idee relative a quello che vogliono fare nella vita e nel settore nel quale essi potrebbero impegnarsi in prima persona nel loro futuro. In poche parole i giovani dovrebbero scoprire qual è il loro cariFra i credenti, nessun sacramento suscita sma per cosi chiedersi che cosa possono dare alla comunità e oggi tanta insicurezza e disagio quanto alla gente. A voi cari amici che vi state preparando al sacraquello della Cresima. Molte parrocchie, mento della cresima, che sarà celebrata qui a Ravello il prosanche della nostra zona, stanno sperisimo 3 agosto, faccio l’augurio, in comunione d’intenti con mentando la difficoltà di motivare i gioil Parroco, di saper accogliere nella vostra vita tutti i doni vani a ricevere questo fondamentale che lo Spirito vi darà. Anche per voi possa rappresentare un sacramento. Ragazzi e giovani si chiedonuovo giorno, il giorno della rinascita che già è iniziato con il no che cosa possa arrecare loro la cresibattesimo ma che con la nuova forza dello Spirito possiate ma; infatti, i nostri amici giovani, anche viverlo e trarne molti frutti già qui in mezzo ai vostri amici e quelli che l’hanno già ricevuta, non sanconoscenti. La cresima possa essere per voi non una tappa no proprio cosa pensare sul suo signifiraggiunta ma il tempo di grazia che dà inizio ad un fecondo cato e sul suo agire. Quasi ogni cristiano impegno di cristiani autentici ed adulti che vivono la Verità adulto è stato cresimato, ma solo pochi riflettono sul senso di della vita nuova nell’amore di Dio e dei fratelli. questo fatto. Molti catechisti nel preparare i gruppi di giovani Giuseppe Milo alla confermazione incontrano notevoli difficoltà nello spiegare il vero senso di questo sacramento. Coloro che si preparano, oggi, FESTA AL MONASTERO a ricevere questo dono, hanno il bisogno di comprendere anziDI SANTA CHIARA tutto come si può vivere la cresima nella propria esistenza,e come realizzare la missione che essa comporta secondo l’inse- Quest’anno il mese di giugno è iniziato con un evento partignamento della Chiesa, in considerazione del ruolo importante colare per il Monastero di S. Chiara, infatti il 1 giugno sr. M. e personale all’interno di essa che con la Confermazione si assu- Giuseppina Palumbo ha celebrato insieme alla Comunità l’anme. La Cresima, oggi, deve diventare, nel tempo del cammino niversario della sua professione religiosa, emessa il 29 maggio dell’Iniziazione cristiana, il sacramento che conferma e comple- 1983. Una cerimonia ristretta e sobria, vissuta con un profonta in un certo senso la libera e convinta adesione alla fede do senso di fraternità essendo estesa soltanto alla comunità cristiana e parimenti costituisce anche l’occasione per intro- monastica e ai parenti della nostra consorella. La piccola Chiesa del Monastero era piena dei familiari, durre i giovani all’arte di vivere in modo responsabile la sequela del Terzo ordine e degli amici più cari di di Cristo e l’appartenenza alla comunità cristiana, in maniera sr. Giuseppina. La celebrazione che ha tale che i giovani non devono avere più il bisogno cercare “sballi” avuto inizio alle ore 16.00, presieduta sempre nuovi per vivere la propria giovinezza e sentirsi vivi. La dal P. Antonio M. Petrosino, è stata cresima, inoltre, deve essere intesa come sacramento dell’auseguita con commozione e compostezza tentica maturità cristiana, della trasformazione del giovane in Il Padre ha voluto sottolineare l’imporadulto nella fede. Senza più considerarsi un sognatore , rinatanza della vita consacrata e in modo scendo nello Spirito Santo, il giovane deve essere aiutato a trovaparticolare quella claustrale.Nell’omelia re la propria identità e cosi saper assumere le proprie responsaha messo in risalto il Sì che sr. M. Giubilità. Oggi, in un mondo dove tutto viene rimandato a un lonseppina ha pronunziato un quarto di setano domani, l’uomo ha il bisogno di saper fare responsabilmencolo fa. Invero ogni volta che un religioso o una religiosa rinte le proprie scelte per sè e per il bene degli altri. Nel nostro nova i suoi voti emessi al momento della consacrazione si fa tempo i nostri giovani, purtroppo, non sono più capaci di fare le memoria del suo “Fiat”, perché non è soltanto un semplice loro valutazioni senza essere condizionati dal messaggio comune ricordare quello che è avvenuto alcuni anni prima, ma è un e fallimentare che propone la cultura dominante della società rivivere con emozione ed entusiasmo la propria donazione al secolare. Non sono più capaci di mettersi in gioco e di saper Signore Artefice della chiamata divina. S.Chiara nel suo testaaccettare i piccoli fallimenti. Tutto questo è causato dal fatto che mento parla così alle sue figlie a proposito della vocazione: Tra nessuno è più in grado di assumersi le proprie responsabilità. Il cristiano che trae la forza dallo Spirito Santo deve essere colui gli altri benefici, che abbiamo ricevuto ed ogni giorno riceviamo dal che con coraggio innanzi al fallimento o alle debolezze sappia nostro Donatore, il Padre delle misericordie, per i quali siamo molto restare in gioco senza trovare giustificazioni. Dalla rinascita con tenute a rendere a Lui glorioso vive azioni di grazie, grande è quello lo Spirito Santo il cristiano riceve, ancora, la forza di saper svi- della nostra vocazione. E quanto più essa è grande e perfetta, tanto maggiormente siamo a lui obbligate.Auguriamo a sr. M. Giuseppiluppare nuove capacità morali e spirituali. Ricevendo la cresima na un buon proseguimento del cammino intrapreso sulle orme si riceve, dunque lo Spirito Santo per adempiere la propria queldi S. Chiara, ringraziandola per il bene seminato in questi suoi la missione nel mondo e nella Chiesa che ci è stata affidata nel primi venticinque anni di servizio alla Chiesa nel silenzio orangiorno del Santo Battesimo. Lo Spirito ci renderà capaci di acte della sua vita claustrle. quisire un nuovo atteggiamento e di approfondire le proprie qualità. Noi catechisti, infatti, abbiamo il dovere di spronare i Le Sorelle Clarisse

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Memoria liturgica di san luigi Il 21 giugno, ovunque si ricorda l’inizio dell’estate e nella piccola parrocchia del Lacco si dà inizio ai festeggiamenti in onore di San Luigi. Quest’anno poi, la data ha coinciso con la riapertura ai fedeli della Chiesa di Santa Maria Del Lacco, chiusa da quasi sei mesi per lavori di restauro. Nei giorni precedenti un grande impegno popolare ha portato alla ripulita della Chiesa, la sua rivestizione dell’arredo sacro e non, e all’allestimento dell’illuminazione da festa per le strade della Parrocchia. Giorno 21 alle otto di sera, ancora tutti in fermento, circa mezzora prima le campane avevano chiamato a raccolta i fedeli, e i piccoli chierichetti già scorazzavano per la piazzetta, in attesa del celebrante. Al suo arrivo, adunata generale, tutti in sacrestia, da qui è partita una breve processione con il simulacro sacro da esporre in Chiesa. Eccolo là, San Luigi, portato a spalla dai membri del comitato festa, fare il suo ingresso in Chiesa per essere poi esposto a sinistra dell’altare con ai piedi il Bambin Gesù e tanti fiori, oltre ai fedeli, ad attenderlo. La Messa, celebrata da Padre Antonio Petrosino, pur essendo sabato, non è stata quella domenicale, bensì quella del giorno,ma quella festiva del Santo e, tuttavia, non è mancata né la partecipazione popolare, aumentata nel corso della Celebrazione, né l’entusiasmo dell’uffizio. Il parroco durante l’Omelia, ha infatti, coinvolto grandi e piccini nella spiegazione del Vangelo, scendendo dall’altare tra il popolo. Ha chiesto ai bambini se tutti i ricchi fossero cattivi, e dopo un po’ di incertezze qualcuno timidamente ha risposto di sì, perché sono avari. Allora Padre Antonio ha corretto l’affermazione, denunciando appunto solo gli avari non tutti, e insegnandoci che della categoria avrebbe potuto far parte anche il nostro San Luigi, che nacque principe, ma scelse poi di dedicarsi alla vita ecclesiastica anche se solo fino ai 23 anni, quando l’amore per il prossimo lo portò a caricarsi in spalla un appestato per trovargli ricovero in ospedale (nonostante gli fosse stato fatto divieto di dedicarsi ai casi gravi per la sua cagionevole salute…) e dopo tre giorni spirò. A questo racconto in Chiesa si è avuto un attimo di silenzio, in pochi ricordavano la morte prematura del Santo, ed oggi che le condizioni di vita, pur tra tanti acciacchi, si sono notevolmente allungate, si resta male nell’apprendere di una morte in giovane età. Pensieri tristi a parte, sabato è stato giorno di festa e con il prosieguo della celebrazione il celebrante non ha mancato di ricordarcelo, invitandoci anche l’indomani a rendere onore al Santo, patrono dei giovani. Finalmente domenica, suono di campane a festa e tutti a Messa di mattina e di sera. In giornata qualche fuoco d’artificio e nel tardo pomeriggio anche l’ingresso festoso in piazzetta della banda musicale ha dato inizio all’ultima celebrazione per il nostro San Luig. Alle ore 19.00, messa solenne, chiesa gremita, e anche tanta voglia di riscatto per la comunità, che l’anno scorso non è riuscita ad organizzare “la festa” per il Santo. Durante l’Eucaristia, si aggiungevano sedie, si richiamava il silenzio, qualche bimbo si è avviato sull’altare felice di rivedere Padre Antonio, qualcuno un po’ incerto non ha saputo dove accomodarsi…ma per il gran caldo la porta era aperta, dunque anche i gradini

antistanti l’ingresso erano occupati e tutti gli occhi che potevano, sono stati rivolti a Lui, San Luigi. Nell’Omelia si è trattato dell’umiltà, la vera umiltà cristiana che contraddistingueva questo Santo e insieme a Lui tanti altri, si è parlato dell’importanza di avere buone guide, per il nostro Santo, la madre di fervida fede cristiana, e Carlo Borromeo, soprattutto ci si è soffermati sull’importanza delle piccole cose e del coraggio nel testimoniare Cristo. Non si richiede certo obbligatoriamente il sacrificio della vita per ciò, ma l’impegno sì, ed è per questo che si è invocato San Luigi, perché soprattutto tra i giovani, quest’impegno non è sempre preso in considerazione.Dopo la celebrazione Eucaristica, la processione per le strade della Parrocchia ha portato San Luigi anche da chi, non potendosi recare in chiesa, lo ha salutato dal balcone della casa; con soste, alla Chiesa dei Santi Martino e Trifone, e a Piazza Fontana. La benedizione e un piccolo spettacolo pirotecnico, hanno concluso questo giorno di festa per la parrocchia tanto atteso. Ciao, San Luigi, anche se sei festeggiato solo una volta all’anno, possa il tuo senso di umiltà e grande carità, guidare questa giovane comunità che tanto Ti ama. Elisa Mansi

SANTA MARIA DEL LACCO DALLE ORIGINI AI RECENTI RESTAURI Nei lontano passato…… Si trova nominata una Chiesa di Santa Maria del Lacco già nel 1079, certamente non l’attuale, in un documento di vendita di un vigneto, “ad ipsum Lacquu”, che confina “causa Ecclesie S. Marie…”, anche se altre fonti narrano che al suo posto c’era la Chiesa di Sant’Antonio, distrutta, come riferisce la relazione del 1549 del Parroco, in tempo di guerra, “tempore belli”; l’immagine del santo fu collocata nella vicina cappella di S. Caterina, trasformata poi in abitazione, ove si vede tuttora il plastico in stucco della santa d’Alessandria. Sul posto della demolita Chiesa fu costruita, in quel secolo, un’altra, più piccola, l’attuale, che è ad una sola nave, con due altari laterali. Nel 1812 alla detta Chiesa fu annessa quella parrocchiale di S. Martino, mentre anticamente erano unite le Chiese di S. Vito e del SS. Salvatore di Sambuco, di S. Giorgio della Pendola, Di S. Agnello della Marina, S. Eustachio del Petrito, di S. Maria della Pumice (ricostruita ex novo negli anni ’70) e le cappelle di S. Giacomo a Traversa e di S. Maria della Rotonda, diruta nel 1607 e poi ricostruita molto più piccola nel ‘700.

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Nel passato più recente…… Veniamo ad un passato un po’ più recente. Sono in molti a ricordare la Chiesa prima del restauro di cui si ha memoria più recente, ossia quello del 1978. La struttura architettonica è sempre la stessa: una sola navata, gli altari laterali, il coro in alto sopra la porta, e l’altare pre-conciliare. Di celeste, erano dipinte le volte, con diversi fregi in muratura per quelle sovrastanti l’altare, qualche affresco sulle pareti e le finte colonne anch’esse decorate con motivi simili a quelli delle volte, il pavimento in mattonelle e la grande porta centrale in legno massiccio. Nonostante fosse molto scolorita, foto del 1977, mostrano una Chiesa dai colori vivaci, capaci ancora di trasmettere luce in un ambiente abbastanza buio e all’epoca davvero poco illuminato. Il restauro del 1978 porta alla copertura degli affreschi, scompaiono i fregi delle volte, il tutto si uniforma al colore delle decorazioni del marmo dell’altare (marroncino) e così vengono tinteggiate volte e finte colonne che riportano solo la parte iniziale dei fregi al loro inizio e fine. Si scompone l’altare pre-conciliare che ormai ha perso la sua funzione liturgica: la parte antistante, quella con la Vergine Assunta, viene spostata in avanti in modo da permettere al sacerdote di poter celebrare la Messa rivolto al popolo e il tabernacolo, ormai incastonato nel muro, per l’umidità che rende inutilizzabili le ostie, viene sostituito da quello mobile laterale. La croce, dal tabernacolo si sposta al lato sinistro dell’altare e anche la fonte battesimale retrocede alla destra del nuovo altare con una bella pianta al suo interno funge da portafiori, inoltre dalla Sacrestia viene venduto un antico mobile. Così si mostra la Chiesa a chi comincia a frequentarla dagli inizi degli anni ’80, in seguito in sostituzione del drappo di panno che copre la parte interna del portone, verrà collocata una vetrina in alluminio che consentirà di chiudere la Chiesa e di limitare le infiltrazioni di vento. Negli anni ’90, la Chiesa sarà poi ritinteggiata così come nel dopo ’78 dipingendo infelicemente dei pregi barocchi sull’oro zecchino. Al presente… Per i primi sei mesi circa dell’anno 2008 la Chiesa di Santa Maria del Lacco è stata chiusa per lavori di pavimentazione e la popolazione si sposta per tutte le celebrazioni nella vicina Chiesa ex Abbaziale dei Santi Martino e Trifone. Per molti è un ritorno al passato, quando effettivamente alcune celebrazioni erano tenute in detta Chiesa, per tanti altri è una novità un po’ scomoda, bisogna abituarsi…Nella penultima settimana di giugno, piccoli volantini colorano l’arredo urbano della Parrocchia e invitano tutti i fedeli di buona volontà ad una pulizia generale della Chiesa per mercoledì 18 giugno alle ore 15:00. E’ arrivata l’ora “X”, si aprono le porte della Chiesa: stupore, felicità, tristezza, contrarietà: la Chiesa è un po’ cam-

biata. L’operosità di pochi, piano piano, ha permesso di eliminare la coltre di polvere che copriva ogni cosa, ed eccola là, in primo piano la nuova pavimentazione in marmo bianco con decori che richiamano i motivi delle finte colonne. Un’opera davvero imponente e molto bella, però anche molto delicata (qualcuno commenta che durerà “da Natale a Santo Stefano”). Magia, l’altare non c’è più, dov’è finito? E’ semplicemente tornato al suo posto, è stato, infatti, ricomposto l’altare preconciliare, e in avanti una struttura in cristallo regge l’ultimo gradino del suddetto altare e funge da nuovo altare (a ciò si deve la forma dagli angoli smussati; era un gradino!). Anche qui non sono mancati i commenti, “in Chiesa c’è la televisione”, perché con il portone aperto, il cristallo dell’altare riflette tutto ciò che avviene nella piazzetta antistante la Chiesa… Il tabernacolo viene rimesso in avanti e può essere utilizzato; quella che avevamo sempre visto come una colonna con una pianta dentro alla destra dell’altare, ritorna all’ingresso della Chiesa, perché è una fonte battesimale e non una colonna. Scompaiano le opere in legno dove erano deposte le statue di San Luigi, Santa Lucia e Santa Maria del Lacco, al loro posto, due nicchie incastonate nel muro e chiuse da una vetrina per i primi due Santi e, sul lato sinistro della Chiesa, un nuovo abitacolo per Santa Maria del Lacco interamente in vetro posto su una pedana di marmo altrimenti definito, all’unanimità popolare, l’obbrobrio della Chiesa: “è piccolo e stretto per la nostra Santa patrona” e infatti sarà sostituito iappena possibile. Scompare la vetrinetta posta all’interno del portone centrale, si recupera spazio, ma si evidenzia anche una porta dove il tempo ha lasciato troppi segni e con essa l’Ecce Homo e tutte le immagini sacre che prima adornavano le pareti (il quadro di San Padre Pio da Pietralcina e quello della Madonna Del Rosario). In sacrestia, nell’antica cella campanaria, sorge un bagno, piccolo ma funzionale di cui tutti sono felici. La Chiesa era già dotata di un impianto sanitario posto però all’apice di una scala con gradoni alti e stretti non accessibile a tutti. Inoltre, un armadio dotato di adeguate porte, sempre in sacrestia, è pronto per accogliere i paramenti sacri della Chiesa, altrimenti custoditi un po’ sparsi per mancanza di un unico adeguato ambiente. In sintesi, un ritorno al passato che a molti non dispiace, per tanti è una novità, ma che tutto sommato, mette d’accordo i più. Una solo giornata comunque, non è bastata e si è lavorato anche tutto giovedì, venerdì e un po’ sabato per rimettere in ordine l’arredo e tutto il resto per la festa di San Luigi…di notevole interesse è stato l’impegno del Comitato festa che ha coordinato il tutto e soprattutto ha speso il proprio tempo per tutta la parrocchia. Continua a pagina 10

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Domani… Scultura bronzea Molte sono ancora le cose da fare e da sistemare: il nuovo abiDi San Pantaleone tacolo per la statua della Madonna; la copertura della fonte battesimale; la seconda porta d’accesso alla Chiesa, così il porIl duomo di Ravello, per otto tone in legno potrà restare sempre aperto; l’arredo della Sasecoli (1087-1818) chiesa catcrestia; un tinteggio, reso necessario dalle polveri che durante tedrale della diocesi ravellese, i lavori si sono depositate sulle pareti della Chiesa e non voda Papa Benedetto XV, come è gliono venire via;… Molto si è fatto e tanto c’è ancora da fare, attestato dalla lastra marmorea la buona volontà non manca, i fedeli, pochi ma ci sono, e il posta nel presbiterio, il 9 luglio comitato festa non si risparmia al lavoro ed è soprattutto gra1918 fu insignito del titolo zie al tempo che ognuno dedica alla Parrocchia, se questa è onorifico di “Basilica Minore”. ancora efficiente, certo la piena partecipazione manca, ma le In quella storica occasione, il basi sono buone e si può sperare. canonico - tesoriere dell’ex Un particolare ringraziamento a tutte le Signore che hanno Cattedrale, l’arciprete Don partecipato alla pulizia della Chiesa,e a quanti, memoria storiAntonio Mansi fece dono alla ca di questa Chiesa, con i loro racconti hanno reso possibile chiesa “ad honorem Sancti stendere questo scritto. Pantaleon” del cosiddetto: Elisa Mansi “cappellone” ossia dell’insegna basilicale a forma di guglia a strisce alternate gialla e rossa, colori tipici del privilegio concesso alle basiliche minori. A tale proposito si ricorda che le LA GRATITUDINE DEL POPOLO AD UNA GENEROSA BENEFATTRICE basiliche maggiori sono quattro e si trovano solamente a Roma; esse sono: Santa Maria Maggiore, San Pietro in Vaticano, Riportiamo dal “Mattino”del25 giugno u.s.: “Con il suo gene- San Paolo fuori le mura e San Giovanni in Laterano, Cattedraroso gesto, Annunziata Mosca, novantanni già compiuti, ha le del Vescovo di Roma. Sul nostro gonfalone basilicale sono consentito la pavimentazione e il restauro dell'altare maggiore riportati stemmi ricamati in filo di seta e di oro raffiguranti della chiesetta del Lacco, riaperta sabato in occasione della rispettivamente: la Virgo Assunta, a cui è dedicato il duomo, festa di San Luigi Gonzaga. La donna, vedova da alcuni anni e lo stemma della città di Ravello, il privilegio di parrocchia senza figli, ha deciso di aiutare la parrocchia, chiedendo persi- arcipreturale, nonché il titolo di Basilica minore, scritto a cano che il suo gesto caritatevole non venga ricordato con lapidi ratteri cubitali in filo d’oro; sulla cima, la statua del santo o altro genere di iscrizioni all'interno della chiesetta accanto patrono, Pantaleone da Nicomedia che, secondo quanto riferito da Vincenzo Mansi, sacrista del duomo fino al 1997, era di alla quale vive bronzo scuro e raffigurava il martire legato al ramo d’ulivo, con i nipoti. come vedesi nel dipinto di Girolamo Imperiali collocato nella Come dire: cappella seicentesca dedicata a San Pantaleone. La statuina l’ho fatto col bronzea che sormontava la guglia,nel 1984,fu rubata assieme cuore e col ad altre numerose opere d’arte custodite nel duomo. cuore ricorCirca un anno fa, in seguito al ritrovamento di alcune antiche datevi di me. fotografie della festa patronale che si svolgeva negli anni ’50, Un vero e lo sguardo è caduto sull’insegna basilicale, il famoso proprio esem“ombrellone”, sormontato dalla deliziosa statuina. Da qui è pio, quello nato il desiderio di farla riprodurla.E’ stato contattato il maedella nonnina stro scultore bresciano Gianluigi Sandrini il quale, grazie alle ravellese, di antiche e preziose fotografie, nonché alle indicazioni fornite attaccamento da chi l’aveva vista per lungo tempo, si è riusciti a realizzarla. al paese natio, L’opera, in bronzo antico, è stata costruita dapprima in plastima anche di grande sensibilità per quei luoghi di culto che talvolta versano lina, poi, secondo quanto riferito dallo scultore , in creta rivein condizioni di degrado. Sabato e domenica scorsi la parroc- stita di cera, nonché di uno speciale materiale detto chia di Santa Maria del Lacco ha festeggiato il santo patrono “refrattario” che, nelle fonderie bresciane ad altissima tempedei giovani e della gioventù, San Luigi Gonzaga, e la riapertura ratura, ha preso consistenza. L’ opera bronzea è stata con il ai fedeli dopo i lavori di ristrutturazione dei pavimenti e dell’- cesello rifinita nei minimi particolari, infine patinata secondo altare. Un evento che è coinciso con la festa del santo il cui le indicazioni fornite in bronzo scuro.Dopo più di vent’anni, la simulacro è stato esposto accanto all’altare restaurato durante statuina raffigurante San Pantaleone, nostro celeste Patrono e la celebrazione eucaristica prima di essere portato in proces- Avvocato presso Dio, ritornerà a sormontare l’antica insegna sione per le vie dello storico rione del Lacco, il rione dove è basilicale. La gioia è grande! Si aspetta solo il 27 luglio, Festa del Martirio di San Pantaleone, per la solenne inaugurazione. rinato il mecenatismo.” Mario Amodio Antonio Sciorio

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CONVEGNO DI STUDI (24-25 LUGLIO 2008) Caterina d'Alessandria: culto e tradizione orientale, testimonianze dagli insediamenti italici, ricognizione iconografica e iconologica La lunga estate ravellese, che negli ultimi anni è frequentemente presente nelle terze pagine di alcuni giornali nazionali e locali per la presenza di certi eventi d'indiscutibile qualità, ma sinceramente effimeri, è accompagnata da diverso tempo da alcune iniziative di alto spessore culturale che mirano, attraverso un'indagine multidisciplinare e "internazionale", a comprendere la dinamica evolutiva del culto dei santi venerati nel territorio cittadino. Questo "viaggio" nella santità, promosso dall'associazione culturale "Duomo di Ravello" iniziato nel 2004 con il convegno di studi "Pantaleone da Nicomedia, santo e taumaturgo tra Oriente e Occidente", e continuato negli anni successivi con le iniziative legate agli altri martiri fortemente venerati a Ravello come Barbara, Trifone, Cosma e Damiano, giunge quest'anno al quinto appuntamento, il quale pone la sua attenzione sul tema "Caterina d'Alessandria: culto e tradizione orientale, testimonianze dagli insediamenti italici, ricognizione iconografica e iconologica". La varietà dei contributi che i relatori svilupperanno il 24 e il 25 luglio prossimi è così già riassunta nel titolo del convegno, che quest'anno si terrà nella Pinacoteca del Duomo. Aprirà il convegno l'intervento del prof. Gennaro Luongo, ordinario di Agiografia presso l' Università "Federico II" di Napoli, sul "dossier" agiografico di Santa Caterina d'Alessandria. Lo studioso napoletano, come è sua consuetudine ai convegni "ravellesi", ricostruirà, attraverso l'utilizzo dei generi letterari della tradizione agiografica, la vicenda umana e cultuale della martire alessandrina. Successivamente ci saranno gli interventi aventi per oggetto il culto della Santa nella chiesa orientale con le relazioni dell' igumeno Filipp – Vasilzev sulla "Devozione di Santa Caterina Protomartire nella tradizione russa", di padre Andrej Bojtsov "sulla "venerazione di Santa Caterina megalomartire nella tradizione russa" e di padre Gheorghi Blatinski sull' "eco della vita della Santa nei canti liturgici della Chiesa Ortodossa". A questi interventi si unirà quello dell'orientalista Maria Pia Pagani, sul tema del martirio della Santa nel mondo russo. Del culto in Italia meridionale, e a Ravello in particolare, si occuperanno il dott. Crescenzo De Martino, che tra l'altro sta inventariando l'Archivio del Duomo di Ravello, il quale parlerà di "Devozione familiare e tradizione di studio: culto a Santa Caterina d’Alessandria nelle fonti documentarie della Costa d’Amalfi", il prof. Giuseppe Gargano, storico e massimo esperto di storia amalfitana medievale, si occuperà dei luoghi di culto dedicati a Santa Caterina d’Alessandria nel Medioevo amalfitano e meridionale". Per quanto riguarda, invece, la nostra cittadina si segnalano l'intervento del Dott. Luigi Buonocore, Storico dell’arte, sul "culto di Santa Caterina a Ravello: testimonianze storiche e artistiche" e della Dott.ssa Maria Carla Sorrentino, topografa antichista, che effettuerà un'indagine topografica degli insediamenti ravellesi dedicati a Santa Caterina d’Alessandria con particolare riferimento alla Cappella in località Lacco.Strettamente legata alla tematica storico-

cultuale, sono gli studi storico-artistici che interessano l'architettura dei luoghi di culto e le testimonianze figurative della Santa alessandrina.Così l'Arch. Alberto White, dell' Università di Roma "La Sapienza", riferirà sulla chiesa di Santa Caterina d’Alessandria in Galatina, fondata tra il 1383 e il 1391 da Raimondello Orsini del Balzo, principe di Taranto e il dott. Antonio Braca della Soprintendenza ai B.S.A.E. di Salerno e Avellino si occuperà del "Culto e arte di Santa Caterina nel Medio Evo in area campana" e il Prof.Antonio Milone di “Santa Caterina d’Alessandria nell’arte in Costiera Amalfitana”. L'evoluzione stilistica e iconografica del tema di Santa Caterina nella pittura dell'età moderna sarà affrontato dal prof. Claudio Caserta, Storico dell’arte, con la relazione "Caterina d’Alessandria: un ideale di santità nella pittura moderna" e dal prof. Vincenzo Pacelli, Ordinario Storia dell’arte moderna all' Univ. Federico II di Napoli, con il suo intervento su Santa Caterina d’Alessandria nella pittura naturalistica, partendo ovviamente dal contributo iconografico fornito dalla Santa Caterina d'Alessandria di Madrid realizzata dal Caravaggio nel 1597. Chiude l'analisi delle testimonianze cultuali e artistiche il contributo del dott. Aniello Tesauro sulla cappella di Santa Caterina nella Chiesa di San Giovanni di Vietri. Come è noto per chi ha consuetudine ai convegni ravellesi, anche quest'anno sarà toccata la componente medica, anche perché Santa Caterina d'Alessandria è stata la patrona della Scuola Medica Salernitana. Di questo tema e dell'ambiente culturale salernitano durante l'episcopato del monaco cassinese Alfano, si occuperà il prof. don Michele Di Martino, storico della Chiesa.Il prof. Vincenzo Esposito, invece, ricostruirà l'ambiente medico tra il terzo ed il quarto secolo d.C. tra il nascosto e l’impensato. Altre discipline che ruoteranno intorno alla figura della santa saranno la letteratura, la filosofia e gli studi biblici con gli interventi del Prof. Michele Ingenito, Università di Salerno con Santa Caterina nella Letteratura Anglosassone, della prof.ssa Lorenza Rocco Carbone della stessa Università, che affronterà il tema Santa Caterina e Letteratura",di Don Ernesto della Corte, biblista, con "Santa Caterina d’Alessandria del Sinai e le Scritture" e di Don Pio Bozza, Santa Caterina d’Alessandria: fede e ragione nella filosofia del suo tempo. Insomma anche quest'anno la tematica è davvero molto ampia e necessita perciò di quell'attenzione particolare che difficilmente viene data ad appuntamenti di questo genere. L'obiettivo è ancora una volta, attraverso il fenomeno complesso della santità, di riscoprire le origini cristiane di questa nostra terra, che grazie ai segni indelebili del passato ha educato uomini di ogni generazione al culto e alla devozione per i grandi atleti della fede. Sono questi i veri modelli di cui vantarsi, in un tempo in cui si tende a ricordare del proprio passato soltanto quello più recente, illuminato dalle abbacinanti luci di una ribalta internazionale e variegata, ma inevitabilmente mondana e frivola.

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Salvatore Amato


In un tempo segnato da grandi cambiamenti sociali e culturali con proposte di “valori” e “stili di vita” che contraddicono la dignità umana, a distanza di 17 secoli dal giorno della sua suprema testimonianza di vita, con le sofferenze del martirio subito per la fedeltà a Cristo, San Pantaleone, Celeste Patrono della nostra cittadina , nel prodigio del suo sangue che si ravviva e ribolle. ci narra la storia del suo totale e intrepido“Si”a Dio solo e ci conferma nella convinzione che, oggi come ieri, il cristiano è l’uomo coraggioso delle decisioni definitive, illuminate dalla speranza nella trascendente certezza della Beatitudine del Regno di Dio che rende eterna la vita spesa nel servizio della verità e dell’amore. Fu questo l’ideale che sostenne il giovane medico di Nicomedia nelle prove del martirio e che oggi ancora una volta Egli ci propone: “Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà” (Mc 8,35). Noi concittadini dei santi, chiamati a imitarne la fede, renderemo trasparente il nostro Credo nel Cristo Risorto in modo pratico ed essenziale se cresceremo nella certezza che donare la propria esistenza per la causa del Regno è l’unico segreto della vita e della santità. PROGRAMMA 17-25 Luglio - Novenario: ore 19.30 Santa Messa e omelia del canonico Don Antonio Porpora 24-25 Luglio: ore 09.30 – Pinacoteca del Duomo: Convegno di studi “In cammino con Pantaleone da Nicomedia – Caterina d’Alessandria: culto e tradizione orientale, testimonianze dagli insediamenti italici, ricognizione iconografica e iconologica”.

26 LUGLIO: VIGILIA FESTIVA

ore 08.30: Il Gran Concerto Bandistico “Città di Noci” (BA), diretto dal Maestro Giovanni Guerrieri, darà inizio ai festeggiamenti con marce sinfoniche in piazza Duomo. Seguirà il giro del paese. ore 12.00: Matinée nei giardini di Palazzo Rufolo. ore 19.00: Omaggio al Sacrario dei Caduti. ore 20.00: Liturgia della Luce, esposizione della statua del Santo Patrono e canto dei Vespri presieduti da S.E. Rev. ma Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i vescovi. ore 21.00: Programma di musica sinfonica ed operistica in piazza Duomo, artisticamente illuminata dalla ditta Mormile-Donnarumma.

27 LUGLIO: SOLENNITA’ LITURGICA ore 7.30 - 9.00 - 12.00: Santa Messa Comunitaria. ore 10.30: Solenne Celebrazione Eucaristica presieduta da S.E. Rev.ma Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i vescovi. ore 12.00: Matinée in piazza Duomo. ore 19.00: Messa Vespertina cui seguirà la processione per le vie del paese. Al termine della funzione religiosa, dopo la prima parte dello scelto programma musicale, grande spettacolo pirotecnico curato dalla rinomata ditta “Cav. Aniello Boccia”da Palma Campania (NA). Seguirà la seconda parte del programma lirico-sinfonico con cui si concluderanno i festeggiamenti. Il Consiglio Pastorale e la Commissione per le feste

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Incontro Luglio 2008  

Anno IV - N. 6 - Luglio 2008 PERIODICO DELLA COMUNITÀ ECCLESIALE DI RAVELLO PDF created with pdfFactory trial version www.pdffactory.com