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N. 2 FEBBRAIO 2014 - ANNO XXXII - MENSILE Autorizzazione Trib. Perugia n° 660 del 7/03/1983

UNA CHIESA “IN USCITA”


LA PAROLA DEL VESCOVO UNA CHIESA “IN USCITA” Se Dio vuole, dal 10 al 28 febbraio, con un gruppo diocesano, sarò in Amazzonia per dare ulteriore forza al progetto Javarì, il programma caritativo-missionario che da alcuni anni, a fianco dei Cappuccini, abbiamo fatto nostro a favore di una popolazione indigena che, non aiutata, corre grandi rischi, e che invece merita ogni attenzione. La merita per la dignità insita in ogni essere umano e in ogni popolo. La merita per i valori che esprime e che vanno rimeditati anche dal nostro mondo tentato da un materialismo consumistico, che nemmeno la pesante crisi economica riesce a scalfire. Il piccolo segno di questo viaggio missionario si inscrive bene dentro il nostro cammino sinodale, nel quale abbiamo accolto l’invito di papa Francesco a guardare lontano, a diventare una Chiesa “in uscita”, desiderosa di andare fino alle più lontane periferie. L’Amazzonia, con la sua distanza e i suoi problemi, esprime anche iconicamente questa scelta ideale. Tutto, ha scritto papa Francesco nella Evangelii gaudium, si deve “convertire” alla missionarietà. La Chiesa porta questa spinta nel suo codice genetico: “Andate e annunziate …”. Le nostre riflessioni sull’instrumentum laboris pre-sinodale devono portarci a questa apertura di orizzonte. Guai se ci lasciassimo intrappolare dai nostri campanilismi. Guai se stessimo a ricantare i nostri lamenti con lo sguardo rivolto al passato, mentre il tempo corre veloce. Il tempo, ha scritto il papa, è superiore allo spazio. Questo ci chiude spesso entro confini. Il tempo ci obbliga ad andare avanti. Chi lo po’ fermare? Questo slancio in avanti era la spiritualità dei primi cristiani, quando pregavano: “Maran athà”. Una spiritualità della speranza e dell’impegno. Tutta da riscoprire. Anche attraverso un viaggio in Amazzonia, nel quale conto di essere accompagnato dalla vostra preghiera e da un nuovo slancio del nostro progetto di carità. + Domenico, vescovo

SOMMARIO Editoriale del vescovo Il cammino sinodale

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Incontro del Clero

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Centro missionario diocesano

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Museo diocesano Progetto Policoro

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Pellegrinaggio diocesano in Terra Santa

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Il ricordo di alcuni personaggi Pellegrinaggio del Papa

Famiglie del Vangelo Parrocchia di Sigillo

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Agenda di FEBBRAIO 2014

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IL CAMMINO SINODALE I primi passi - Parla il segretario

di: P. Francesco De Lazzari

È bello guardare i bambini quando fanno i primi passi. Passi incerti. Qualche caduta e ricaduta. Ma il bambino inizia, piano piano, a camminare. I genitori, pur un po’ ansiosi per le cadute e ricadute del figlio, guardano al suo futuro, all’autonomia che conquista nel suo muoversi, del suo camminare. E il bambino gode. Dopo i primi passi incerti arrivano quelli più sicuri, più veloci, accompagnati dai sorrisi del bambino e dalla soddisfazione dei genitori. In questa immagine, molto familiare, mi sembra di vedere i primi passi del nostro Sinodo, della nostra nuova esperienza di camminare insieme. Non è facile. Si tratta, infatti, di una novità. Camminare insieme in una società che spinge all’individualismo, non è scontato. Non può essere così per un cristiano e per una comunità cristiana, per chi ha coscienza di essere Chiesa. Ciò che non è facile non è impossibile, se ci lasciamo guidare dallo Spirito. Il Sinodo non è un fatto nostro, ma dono di Dio che suscita il volere e l’operare. A noi spetta metterci in ascolto di Lui. Da soli possiamo sentirci deboli e incapaci, condizionati anche dal nostro individualismo. Non così se ci lasciamo ammaestrare da Dio. Non partiamo da zero. E non ci mancano i mezzi e le forze. Forse ci manca un po’ di quell’entusiasmo che ci viene dallo Spirito, di sentirci Chiesa in cammino chiamata oggi a cambiare non la sua dottrina ma le sue strutture, il suo essere popolo di Dio in cammino nel mondo di oggi. Papa Francesco ce lo ricorda ripetutamente. Bisogna “abbandonare il comodo criterio pastorale del si è fatto sempre così ”(EG 33). Oggi è necessario cambiare: mentalità, modalità di annuncio, di stile, di relazione, di metodologia. È necessario interrogarci con serietà e sapienza. Con sincerità e amore. Davanti a Cristo e alle nostre comunità ecclesiali: quali sono oggi i frutti del “si è fatto sempre così”? Chi non avverte la crisi della trasmissione della fede, delle relazioni, dell’economia, dei valori, della complessità conflittuale del mondo di oggi, dal mondo di casa nostra a quello mondiale? Possiamo fermarci alle sterili lamentele? Saremmo dei bambini che non vogliono crescere.


Certamente non vogliamo camminare al buio, né a tentoni, né senza meta. Sapientemente vanno finalizzati gli obiettivi e, naturalmente, il come raggiungerli. Scrive il Papa: ”Invito tutti ad essere audaci e creativi in questo compito di ripensare gli obiettivi, le strutture, lo stile e i metodi evangelizzatori della propria comunità. Una individuazione dei fini senza una adeguata ricerca comunitaria dei mezzi per raggiungerli è condannata a tradursi in mera fantasia. Esorto tutti ad applicare con generosità e con coraggio gli orientamenti di questo documento senza divieti né paura. L’importante è non camminare da soli, contare sempre sui fratelli e specialmente sulla guida dei Vescovi, in un saggio e realistico discernimento pastorale” ( ivi ). Due cose preme ricordare: non partiamo da zero ma proseguiamo un cammino iniziato dall’anno della conversione di S. Francesco (2006). Per cui è importante prendere coscienza del cammino fatto. È tanto. Forse troppo intenso per avere il tempo di assimilarlo. Richiede di guardare bene dentro noi stessi, dentro le nostre famiglie e comunità cristiane. Era lo scopo della Visita pastorale. Da non intendersi come fatto compiuto ma come sguardo nostro e del Vescovo sulle nostre realtà umane, ecclesiali, civili, sociali. Cosa abbiamo visto, capito,sperimentato? Cosa ha visto, capito, sperimentato e proposto alla nostra riflessione il Vescovo? Oltre e in sintonia con la preghiera del Sinodo, sono i primi due passi comunitari compiuti nei mesi scorsi. Se ben compiuti, ci formano e ci preparano ai prossimi. Ci educano a parlare comunitariamente della nostra fede, del nostro voler essere Chiesa viva, parlante, missionaria. Passi che ci fanno scoprire e gustare sempre più il nostro essere famiglia. Non umana. Ma famiglia di Dio incarnata nella nostra umanità. Di che cosa temere? Perché non camminare sulla via di Dio? E le vie di Dio spesso non sono le nostre. Dio è dinamico, non è statico. Lo Spirito di Dio è sempre in movimento. Per cambiare, per riossigenare. Per fare sempre nuove tutte le cose. E, soprattutto, per fare nuovi noi. Lo Spirito Santo anima la Chiesa. Dona ad essa sempre nuova vita: il Concilio ecumenico Vaticano II, i Santi che in qualsiasi modo abbiamo conosciuto direttamente o indirettamente, i Papi così umilmente grandi che abbiamo conosciuto negli ultimi decenni... E poi, quasi all’improvviso, una nuova sorpresa dello Spirito, Papa Francesco. Ecco il secondo punto, Papa Francesco. Frasi incisive, gesti che parlano ancor più delle parole, scelte che stupiscono per la ricchezza di umanità e spiritualità, di coraggio rinnovatore, di stile che conquista. E, quasi nuova stella del mattino del suo pontificato, l’esortazione apostolica Evangelii gaudium. Già il titolo dice tutto, la gioia del Vangelo. In essa Papa Francesco scrive ciò che vive, testimonia la gioia del Vangelo. Come non leggere questa ricca esortazione apostolica dove spiritualità, pastorale, missionarietà si fondono in un solo obiettivo: la dolcezza e la tenerezza di contemplare il volto di Cristo perché si rifletta nel nostro e il nostro nei nostri fratelli? I primi deboli passi del Sinodo, dopo la lettura e una buona riflessione sulla Evangelii gaudium, dovrebbero essere più spediti, sicuri, entusiasti dell’entusiasmo evangelico che entra a far parte del nostro dna. Si, come i primi dei bambini, da incerti a sicuri. Stanno arrivando i primi verbali. Si spera che arrivino tutti. Per camminare tutti insieme. E questo è già Sinodo.

Febbraio 2014 Tema di approfondimento nei Consigli Pastorali Parrocchiali:

Crisi e ritessitura delle relazioni sul modello degli Atti degli Apostoli. Piccole comunità di base, comunità Maria Famiglie del Vangelo «La parrocchia non è una struttura caduca; proprio perché ha una grande plasticità, può assumere forme molto diverse che richiedono la docilità e la creatività missionaria del pastore e della comunità. Sebbene certamente non sia l’unica istituzione evangelizzatrice, se è capace di riformarsi e adattarsi costantemente, continuerà ad essere «la Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e delle sue figlie». Questo suppone che realmente stia in contatto con le famiglie e con la vita del popolo e non diventi una struttura prolissa separata dalla gente o un gruppo di eletti che guardano a se stessi. La parrocchia è presenza ecclesiale nel territorio, ambito dell’ascolto della Parola, della crescita della vita cristiana, del dialogo, dell’annuncio, della carità generosa, dell’adorazione e della celebrazione. Attraverso tutte le sue attività, la parrocchia incoraggia e forma i suoi membri perché siano agenti dell’evangelizzazione. È comunità di comunità, santuario dove gli assetati vanno a bere per continuare a camminare, e centro di costante invio missionario. Però dobbiamo riconoscere che l’appello alla revisione e al rinnovamento delle parrocchie non ha ancora dato sufficienti frutti perché siano ancora più vicine alla gente, e siano ambiti di comunione viva e di partecipazione, e si orientino completamente verso la missione» (Papa Francesco, Evangelii Gaudium 28).

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Nella linea iniziata con lo scorso numero di Chiesa Insieme, nel cammino verso la celebrazione del Sinodo, vogliamo continuare a fare memoria dei doni con i quali il Signore ha arricchito la nostra Chiesa. Don Orlando Gori ci presenta la bella figura di Don Elmo Antonini, sacerdote secondo il cuore di Dio. Soddisfacendo la sana curiosità di quanti leggeranno questo numero del nostro periodico, il giorno della morte di don Elmo, iniziava la sua vita sacerdotale don Franco Berrettini.

LO ZELO DELLA TUA CASA MI DIVORA Don Orlando ricorda don Elmo Antonini

Don Elmo Antonini è stato un sacerdote zelante, retto, umile, povero e completamente dedito all’apostolato. Non amava l’ostentazione ma la modestia. Originario di Bastia Umbra, nato nel 1913 da una madre sapiente e profondamente cristiana, ben presto entrò in Seminario superando brillantemente tutte le tappe che lo condussero al sacerdozio. Nominato parroco di Palazzo, si mosse con impegno in due direzioni: la vicinanza al popolo, specialmente ai poveri, ai malati e ai sofferenti; e l’evangelizzazione, sostando nelle case per leggere e spiegare la Bibbia che la gente gustava. La sua predicazione era semplice, addirittura popolare nell’esposizione, ma evangelica ed istruttiva nei contenuti. In quel periodo non fu compiacente col governo fascista. Era appassionato alla lettura e allo studio; spendeva molto per l’acquisto di volumi che formarono poi una grande biblioteca. Egli può essere definito uomo di cultura su molti versanti. Si rimproverava di avere come un’intemperanza del libro, al punto che poi fece un serio proposito, quasi un voto, di non acquistare più un libro senza essersi consigliato con chi lo frenava in tal senso. Ogni tanto si bloccava nella riflessione su qualche argomento teologico; specialmente il tema della predestinazione lo assillava e lo rendeva cupo per diversi giorni. Curò le associazioni presenti in parrocchia; nello stesso tempo, durante la ricostruzione alla fine della seconda guerra mondiale, viaggiò molto perché invitato a tenere corsi di aggiornamento e di esercizi spirituali in varie parti d’Italia, a gruppi soprattutto di ragazze e di donne di Azione Cattolica. Sempre in quel periodo, quando fu organizzata la Peregrinatio Mariae (“la Madonna Pellegrina”) nelle parrocchie della diocesi, egli ebbe un ruolo primario nella predicazione e nelle confessioni, affrontando grandi sacrifici e riducendo il sonno con grande dedizione. Nominato rettore del Seminario diocesano, faceva fatica a rimanere nel chiuso come un uccello in gabbia e, nei limiti del possibile, svolgeva attività collaterale nelle parrocchie. Chiese ed ottenne dal vescovo Nicolini di trasferirsi come parroco nelle due parrocchie di Collemancio e di Limigiano, alla periferia locale e forse anche spirituale della diocesi. Li visse piuttosto in solitudine e povertà, animato dallo stesso zelo, muovendosi sempre con il ciclomotore “il Galletto”, sostituito molto più tardi da una modesta automobile. In seguito l’Amministratore apostolico Silvestri mostrò il suo apprezzamento verso di lui nominandolo delegato “ad omnia” per la diocesi. Fu anche nominato parroco di S. Maria Maggiore in Assisi e più tardi parroco della cattedrale di S. Rufino. Mantenne il suo stile non tanto di organizzatore, per il quale non aveva grande talento, ma di pastore attento, che spende la vita per il gregge. Don Elmo era abitualmente mite, pur avendo un’ indole passionale ed irascibile; era schivo di onori e piuttosto riservato nel tratto. Custodì castità e pudore integri, senza complessi, in semplicità. Mai una parola scurrile o un gesto scorretto o un’allusione volgare. Per sé si accontentava

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di poco, era frugale nel cibo, parsimonioso nello stile di vita, generoso nel dare. A questo proposito, circuito da un truffatore abile e senza scrupoli, che si muoveva tra devozioni, ricatti e minacce, don Elmo si trovò a perdere ogni risparmio finanziario riducendosi in miseria. Fu un periodo difficile che io stesso aiutai a superare. Il vescovo Silvestri gli impose una regola di comportamento a cui egli fortunatamente si attenne. Negli ultimi anni della sua vita si ritirò in un appar-tamento della casa parrocchiale di S. Rufino, mentre io ero parroco di S. Rufino. Egli si dedicò allora alle confessioni in cattedrale e alla guida spirituale di molte persone che a lui si rivolgevano. Si occupò - come per una missione amataalla quotidiana catalogazione di tutto il materiale presente nell’archivio capitolare; un’attività preziosa in ordine alle consultazioni dell’archivio sempre più richieste. Quando l’ebbe completata, facemmo una bella festa. Egli partecipava volentieri alla mensa della comunità della casa parrocchiale costituita da me e da altre persone. Negli ultimi tempi della sua vita soffrì molto per una infermità ad una gamba, senza lamentarsi ed affrontando lunghe cure, anche recandosi periodicamente ad Ancona. Di notte mi chiamò, lo trovai in piedi, mi chiese i sacramenti, poi si distese sul letto e morì. Era il 27.10.1991. Quel giorno un sacerdote anziano morì e un altro fu ordinato sacerdote novello.


SONO TANTE E TANTO PREZIOSE LE COSE CHE CI UNISCONO! Un pellegrinaggio di preghiera a 50 anni dall’incontro di Atenagora e Paolo VI di: G. RAIA

«Nel clima di gioia, tipico di questo tempo natalizio, desidero annunciare che dal 24 al 26 maggio prossimo, a Dio piacendo, compirò un pellegrinaggio in Terra Santa. Scopo principale è commemorare lo storico incontro tra il Papa Paolo VI e il Patriarca Atenagora, che avvenne esattamente il 5 gennaio, come oggi, di 50 anni fa. Le tappe saranno tre: Amman, Betlemme e Gerusalemme. Tre giorni. Presso il Santo Sepolcro celebreremo un Incontro Ecumenico con tutti i rappresentanti delle Chiese cristiane di Gerusalemme, insieme al Patriarca Bartolomeo di Costantinopoli. Fin da ora vi domando di pregare per questo pellegrinaggio, che sarà un pellegrinaggio di preghiera». Questo l’annuncio di papa Francesco all’Angelus del 1° gennaio scorso che, nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium ha ricordato alla chiesa tutta l’importanza del dialogo ecumenico sia in termini di fedeltà al testamento di Gesù Cristo e, dunque, costitutivo dell’essere in Lui una sola cosa, sia nei termini di «via imprescindibile dell’evangelizzazione» (EG 246). Papa Francesco si muove sulla scia di Paolo VI che, il 4 dicembre 1963, chiudendo la seconda sessione del Vaticano II, aveva detto: «Siamo … convinti che per ottenere un buon esito del Concilio si devono elevare pie suppliche, moltiplicare le opere … È perciò nostro intendimento nel prossimo mese di gennaio andare, con l’aiuto di Dio, in Palestina, dove Cristo nacque, visse, morì e risorto da morte salì al cielo, con l’intenzione di rievocare di persona i principali misteri della nostra salvezza, cioè l’Incarnazione e la Redenzione … Noi umilissimamente e per brevissimo tempo vi ritorneremo in spirito di devota preghiera, di rinnovamento spirituale, per offrire a Cristo la sua Chiesa; per richiamare ad essa, una e santa, i Fratelli separati; per implorare la divina misericordia in favore della pace, che in questi giorni sembra ancora vacillante e trepidante; per supplicare Cristo Signore per la salvezza di tutta l’umanità …». E, rivolgendosi al Presidente della Repubblica Italiana, il 4 gennaio del 1964, prima di lasciare Roma, aveva definito il viaggio «una visita orante ai Luoghi santificati dalla Vita, Passione e Resurrezione di Nostro Signore», «un pellegrinaggio di preghiera e di penitenza» per partecipare ai misteri della Redenzione e gridare al mondo che solo il Cristo è il Salvatore. Lo stesso papa, il 14 dicembre del 1975, dinanzi al metropolita Melitone di Calcedonia, dopo la celebrazione per il decennale della cancellazione delle scomuniche, deposta la mitria, si inginocchiò a baciarne i piedi con un gesto che disse al mondo la grandezza di chi sa farsi ultimo e la passione cristiana per la riconciliazione e l’unità del gregge di Cristo. È interessante che, nella caratterizzazione orante, il pellegrinaggio vuole commemorare quanto accadde nel 1964 tra Paolo VI e Atenagora, nel luogo dove tutto ha avuto origine, dove tutti siamo nati (cf Sal 87). La nostra comunità assisana, nello spirito che la caratterizza, non può non gioire di questo annuncio; non può non impegnarsi perché cessi lo scandalo «della controtestimonianza della divisione tra cristiani» (EG ivi); non può non pregare perché si cammini verso la piena comunione, anche eucaristica, dei discepoli e delle discepole di Gesù Cristo. Con l’umile consapevolezza che «dobbiamo sempre ricordare che siamo pellegrini, e che peregriniamo insieme. A tale scopo bisogna affidare il cuore al compagno di strada senza sospetti, senza diffidenze, e guardare anzitutto a quello che cerchiamo: la pace nel volto dell’unico Dio» (EG 244). Come comunità diocesana, custode dello spirito di Assisi, siamo chiamati ad impegnarci e a pregare più intensamente per questo momento di grazia e di incontro fra i discepoli/e di Cristo, Soprattutto dobbiamo amare e pregare per la chiesa ortodossa russa che, con l’approvazione di un documento del 26 dicembre scorso contro la teologia del primato del papa, rischia di gettare un’ombra sulla “bellezza” del prossimo evento presso il santo sepolcro. Preghiamo, dunque, e offriamo ciò che manca dei patimenti di Cristo, nella nostra carne, «a favore del suo corpo che è la Chiesa» (Col 1, 24). Assisi – 14 Febbraio 2014 – ore 15.00/18.00 Domus Pacis Convegno Regionale CNEC Umbria – Aggiornamenti fiscali PROGRAMMA 15.00 Saluti e comunicazioni 15.30 Legge di stabilità 2014: le principali novità per gli Enti religiosi Scadenze di periodo: comunicazione IVA dichiarazione IVA 17.15 Esemplificazioni e casi pratici. Risposte a quesiti Relatore: Dott. Federico Rossi

Si suggerisce di far partecipare all’incontro anche i collaboratori amministrativi e i consulenti degli Istituti. Inviare la scheda di prenotazione al CNEC entro il giorno 7 Febbraio 2014 per fax 06.66.04.28.83, e-mail segreteria@cnec.it o tramite sito internet www.cnec.it alla pagina - iscrizioni Corsi e Convegni.

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LA GIOIA DEL VANGELO HA COINVOLTO IL PRESBITERIO Incontro del Clero presso il convento della Porziuncola È stato mons. Sorrentino ha presentare, all’incontro mensile del clero, l’Esortazione di papa Francesco, Evangelii Gaudium. L’incontro, che si è tenuto presso il convento della Porziuncola, accolti dalla generosa fraternità della comunità francescana, il giorno 9 gennaio, è stato un prolungamento della gioia del Natale. Il vescovo ha presentato, in due momenti, l’esortazione pontificia. Ha preparato, per l’occasione, anche una doppia scheda: nella prima ha sintetizzato l’Esortazione in uno sguardo d’insieme; nella seconda ha trattato della dimensione soaciale dell’evangelizzazione. Il tutto alla luce di un triplice approccio trasversale: la spiritualità, la missione, la dimensione sociale. Spiritualità dell’evangelizzazione. Quella di un cristianesimo che ha la sua ragione d’essere nella resurrezione di Cristo, mentre «ci sono dei cristiani che sembrano avere uno stile di Quaresima senza Pasqua» (n. 6); si nutre della Parola, vive dello Spirito che arde nei cuori. Missione evangelizzatrice. Nasce della gioia dell’essere di e in Cristo e si esprime in una “chiesa in uscita”, con le “porte aperte”, dal “profumo del Vangelo”, al “rischio della strada”. Che si struttura come “comunità di comunità”, fra tutti e per tutti; dove ognuno trova il proprio posto, nella riscoperta dello stile delle comunità apostoliche. La dimensione sociale. Appartiene al kerigma e, nel nostro mondo contemporaneo, dice papa Francesco – il quale nell’Esortazione sceglie di soffermarsi su due priorità: l’inclusione sociale per i poveri e pace e dialogo sociale -, grida no a un’economia dell’esclusione; no alla nuova idolatria del denaro; no ell’inequità che genera violenza. Vario ed animato è stato il dibattito/dialogo che ha fatto seguito alla presentazione del documento papale da parte dei presenti. Ma è emersa anche la consapevolezza che l’Evangelii Gaudium ha bisogno di essere approfondita e resa operativa in quelle linee che, in tal senso, il papa indica. Accompagnati da Maria, Stellla della nuova evangelizzazione, alla quale chiediamo di aiutarci a«risplendere nella testimonianza della comunione, del servizio, della fede ardente e generosa,della giustizia e dell’amore verso i poveri,perché la gioia del Vangelo giunga sino ai confini della terra e nessuna periferia sia priva della sua luce»

L’OPERAIO HA DIRITTO ALLA SUA MERCEDE Pubblicato nuovo tassario per le Chiese Umbre.

Dopo l’approvazione da parte della Congregazione per il Clero, nella persona del Cardinale Prefetto, Mauro Piacenza, la Conferenza Episcopale Umbra, anche per evitare sperequazioni fra le varie diocesi, ha elaborato un nuovo tassario comune, specificando i contributi dovuti da parte dei fedeli e delle parrocchie per i servizi di curia. Anche questo è un modo per esprimere la condivisione ecclesiale – criterio della comunione della famiglia di Dio ove si condividono, oltre a diritti e doveri, anche i costi dei servizi prestati - e il senso di responsabilità sociale dei discepoli/e di Gesù Cristo. La gratuità dell’amore se ci ricorda che tutto è grazia, ci rammenta anche che non tutto è dovuto. E tutto va condiviso.

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IN AMAZZONIA A PREPARARE UN POSTO Frei Paolo è tornato in Amazzonia. Una delegazione diocesana lo raggiungerà in questo mese di: Centro Missionario Diocesano

Frei Paolo Maria Braghini, il 10 gennaio è ripartito per la sua missione in Amazzonia. Era arrivato in Umbria qualche mese fa per “riposarsi” dopo 7 anni di impegno in Brasile, dove, con i confratelli, ha fatto promozione umana ed evangelizzazione tra gli indios del Rio Javarì. Invitato nel nostro Centro missionario, perché la nostra Diocesi continua a sostenere il “progetto Javarì”, ha portato una sana ventata di entusiasmo; ed ha lanciato il progetto dei “giovani per il Javarì”: insieme ai Rami e al Cmd, è entrato in tante scuole della nostra Diocesi, ha dialogato con tante ragazze e ragazzi, ha mostrato immagini e fornito testimonianze dell’impegno dei frati cappuccini per la salute e la vita dei popoli indios. Ed ha trovato risposte estremamente positive tra le centinaia di studenti, docenti, capi di istituto e personale scolastico. Tantissimi ragazzi e ragazze, in qualche caso coinvolgendo direttamente anche le famiglie, hanno realizzato “prodotti”, li hanno esposti in mercatini, hanno consegnato o consegneranno il ricavato al nostro vescovo Domenico, che nella seconda decade di febbraio guiderà una delegazione in visita alla missione del Rio Javarì. I soldi serviranno per promuovere la salute e la vita. E, soprattutto, testimonieranno valori di solidarietà e fratellanza capaci di superare ogni barriera ed educativi nel vincere la “globalizzazione dell’indifferenza”, Insieme serviranno a rilanciare messaggi di senso e di speranza nella nostra Italia inaridita dal materialismo consumistico.

CANTA CHE … TI RESTA Concerto per l’Amazzonia nella parrocchia S. Giuseppe Artigiano di Gualdo di: M. MARINI

Domenica 29 dicembre 2013 alle ore 16.00, nella chiesa di San Giuseppe Artigiano il coro interparrocchiale, il “Sarabanda”, composto dai bambini provenienti dai diversi quartieri della città, insieme al coro CAI e con la partecipazione del frate cappuccino padre Maurizio Lenti si è svolto un magnifico concerto. Un pubblico numeroso e attento ha rivissuto la magia della festa e lo spirito del Natale che è vivo nella mente e nel cuore di ogni uomo di buona volontà. La voce fresca dei bambini, magistralmente diretti da Angelo e Raoul Provvedi, ha eseguito brani noti della liturgia e non. La spontaneità dell’infanzia e al desiderio di bene che si respira soprattutto in questo periodo dell’anno, ha trasmesso ai presenti quel calore che anima, consola e costruisce ponti tra uomini e popoli diversi per etnia, ma uguali nei sentimenti e nell’anima, fratelli dello stesso cielo, figli dello stesso Padre. L’armonia dei brani musicali del coro CAI ha rievocato gioia e tenerezza per nascita di Gesù, luce del mondo. I bambini e l’interparrocchiale hanno animato il concerto alternandosi nell’esecuzione di canti, con i temi sempre attuali dell’amicizia e della non violenza. Una voce piena di melodia ha raggiunto il cuore del pubblico e ha raccontato con le note il mistero di Maria, madre dell’Autore della vita e di ogni credente. Fra Maurizio ha scelto di cantare per il Bene più grande, e ha sottolineato che la natura e tutto il creato è suono, colore e armonia. Il ricavato del concerto è stato devoluto all’associazione RAMI, giovani missionari cappuccini dell’Amazzonia. Complimenti agli organizzatori della manifestazione i fratelli Provvedi, ai due spigliati presentatori Claudio Zeni ed Elisa Chiavini a don Franco per la sua attenzione ai problemi sociali, per l’accoglienza e la disponibilità.

ROSSO PORPORA – ROSSO SANGUE Mons. Bassetti cardinale di santa romana chiesa «Cari fratelli e sorelle, … come è stato già annunciato il prossimo 22 febbraio, festa della Cattedra di San Pietro, avrò la gioia di tenere un Concistoro, durante il quale nominerò 16 nuovi Cardinali, che - appartenenti a 12 nazioni di ogni parte del mondo - rappresentano il profondo rapporto ecclesiale fra la Chiesa di Roma e le altre Chiese sparse per il mondo …»: così papa Francesco alla fine dell’Angelus di domenica 12 gennaio, festa del Battesimo del Signore. Tra coloro che sono stati elevati alla porpora cardinalizia c’è anche mons. Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di PerugiaCittà della Pieve. A mons. Bassetti i vescovi umbri hanno espresso i loro rallegramenti e «nel contempo vivissime congratulazioni al novello Cardinale, del quale hanno potuto esperimentare la ricca umanità, la fraterna compagnia, la sapienza e la passione pastorale, la lunga e generosa dedizione al popolo di Dio». Al presule, attuale presidente della Conferenza Episcopale Umbra, al quale mons. Sorrentino ha espresso la gioia della nostra Chiesa, anche dalle pagine del nostro mensile, e come Chiesa di Cristo che è in Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino, esprimiamo tutta la nostra filiale simpatia e assicuriamo la nostra preghiera. Gli auguriamo un servizio sempre più qualificato alla Chiesa e di essere testimone di Cristo fino all’effusione del sangue, che la porpora, memoria del sangue che ci ha riscattati, costantemente richiama.

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PER NATALE, IL MUSEO DIOCESANO HA CANTATO Concerti nel Chiostro del Museo Diocesano di: F. CERRI

Nel mese di dicembre, il 22 ed il 26, ed il 4 di gennaio, il Museo Diocesano ha proposto una serie di sei concerti aventi per tema il Natale nella musica medievale europea, interpretata dall’ensemble Anonima Frottolisti, nata in Assisi nel 2008, dall’incontro di musicisti provenienti da esperienze musicali e di studio internazionali, collaboratori di alcuni tra i più noti ensemble di musica antica europei. L’idea, alla base del proprio progetto musicale è quella di affrontare il repertorio composto a cavallo tra Medioevo e Rinascimento, l’Umanesimo: l’epoca che seppe dar vita a quell’entusiasmante sviluppo artistico e culturale ancora oggi visibile e tangibile. Di questo straordinario periodo storico, il gruppo previlegia l’aspetto meno noto ma non meno significativo: strambotti, frottole, villotte, musica sacra … L’ensemble si è esibito in Italia ed all’estero in alcuni dei più importanti festival di musica antica. La suggestiva architettura romanica del chiostro, l’ottima acustica che ha consentito il librarsi pulito e cristallino delle note e l’altissimo livello qualitativo dell’interpretazione hanno coinvolto ed incantato il numeroso pubblico presente. Il programma proposto, con l’utilizzo di partiture originali nella consapevolezza del valore della scrittura e della teoria dell’epoca, spaziava nell’arco di quattro secoli, dalla monodia del Duecento con laude quali Stella nova tra la gente dal Laudario di Cortona, attraverso il XIV ed il XV secolo, dal mottetto “Salve Virgo Virginum” all’Ave Maris Stella, testimoniando così il progressivo affermarsi del culto mariano e la costante presenza di Maria nei brani di musica sacra. La parte conclusiva del concerto attestava la diffusione ed il sempre maggiore gradimento, in tutta Europa, del gusto fiammingo, con brani quali Noe Noe di Antoine Brumel del 1502 ed il villancico spagnolo Verbum caro factum est del 1556. Un concerto, pertanto, che, oltre al gradimento puramente estetico, ha fatto comprendere l’evoluzione della musica sacra nei secoli dell’Umanesimo. Sempre nel chiostro del Museo Diocesano ha avuto luogo, il 3 gennaio, parte della sacra rappresentazione Nativitas, realizzata dalla Scuola di musica antica Resonars, un percorso itinerante tra il chiostro, il presbiterio ed il sagrato della Cattedrale di San Rufino, che ha visto protagoniste più di cento persone, tra allievi e docenti della Scuola, ed ha ottenuto un notevole successo di pubblico.

RUBRICA PROGETTO POLICORO – Gennaio 2014 Il IV anno del Progetto Policoro inizia con un cambio di guardia di: A. PERTICONI

Giunto nella Diocesi di Assisi-Nocera UmbraGualdo Tadino nel 2011, il Progetto nasce a Policoro, città in provincia di Matera, nel dicembre del 1995. Ideatore del Progetto Policoro è Mons. Mario Operti, un sacerdote della Diocesi di Torino, direttore dell’Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro della CEI, deceduto nel giugno 2001. Il Progetto Policoro è promosso dalla Chiesa Italiana con lo scopo di accompagnare i giovani che vivono quotidianamente il grave problema della disoccupazione, nella ricerca attiva del lavoro e laddove è possibile alla creazione di impresa attraverso percorsi formativi in grado di orientarli rispetto alla loro vocazione umana e professionale potendo contare sulla fattiva collaborazione di aggregazioni laicali che si ispirano all’insegnamento sociale della Chiesa. L’evangelizzazione è il punto di partenza dell’impegno per una nuova cultura del lavoro. L’animatrice di Comunità Augusta Perticoni accoglierà chiunque desidera presentarsi presso il Centro di Ascolto Caritas in Via Protomartiri Francescani – Santa Maria degli Angeli. L’ufficio è attivo il Lunedì e il Venerdì dalle ore 9.30 alle ore 12.00. Per info 334-6950902 Un grazie all’animatrice Valentina Di Maggio, che ha terminato il suo mandato a dicembre 2013, per aver avviato il Progetto e per averlo portato avanti con serietà e determinazione.

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VENITE, SALIAMO A GERUSALEMME Pellegrinaggio diocesano 25 aprile – 2 maggio 2014 il sito archeologico di Qumran. Sosta al Mar Morto. Arrivo a Betlemme: sistema-zione, cena e pernottamento. 5° giorno, BETLEMME | AIN KAREM In mattinata visita di Betlemme, che ha il suo cuore nella Basilica della Natività, luogo dell’incarnazione del Figlio di Dio. Sosta al Campo dei Pastori. Prima di arrivare sosta ad Ain Karem per la visita alla chiesa di San Giovanni e alla Chiesa francescana della Visitazione. Rientro a Betlemme.

1° giorno, ROMA| TEL AVIV | NAZARETH Assisi – Roma (Bus). Partenza da Roma per Tel Aviv; arrivo nel primo pomeriggio, incontro con la guida e trasferimento in pullman riservato a Nazareth. Sistemazione, cena e pernottamento. 2° giorno, NAZARETH | TABOR Mattinata: visita di Nazareth (Basilica dell’ Annunciazione, Chiesa di S. Giuseppe, alla Fontana della Vergine, Chiesa di San Gabriele) Nel pomeriggio partenza per il Tabor. Al rientro sosta a Cana di Galilea per il rinnovo delle promesse matrimoniali. 3° giorno, IL LAGO DI TIBERIADE In mattinata: Lago di Tiberiade; Cafarnao, la città legata alla predicazione di Gesù e alla casa di Pietro; sosta a Ta-bga; Chiesa del Primato di Pietro che sorge proprio sulle rive del lago. Sosta per il pranzo presso la Chiesa del Monte delle Beatitudini. Nel pomeriggio breve navigazione sul Lago. Rientro a Nazareth. 4° giorno, QASR EL YAHUD | GERICO | QUMRAN| BETLEMME Partenza per la Giudea e sosta sulla sponda del fiume Giordano in località Qasr El Yahud il luogo che ricorda il battesimo di Gesù nel Giordano. Pranzo a Gerico e breve giro orientativo. Proseguimento per

6° giorno, GERUSALEMME: Monte degli Ulivi e Monte Sion In mattinata saliremo sul Monte degli Ulivi: sosta all’Edicola dell’Ascensione; Grotta detta del Pater Noster; Dominus Flevit. Raggiugeremo infine il Getsemani (Basilica delle Nazioni). Visita alla Grotta dell’arresto e alla chiesa ortodossa della Tomba di Maria. Nel pomeriggio ci tra-sferiremo sul Monte Sion cristiano: visita al Cenacolino francescano, alla Basilica della Dormizione e alla Chiesa del Gallicantu. Sistemazione, cena e pernottamento. 7° giorno, GERUSALEMME: Via Dolorosa “Via Dolorosa”. Nel percorso prevediamo solo alcune visi-te: alla Piscina probatica, alla Chiesa della Flagellazione; alla 9° stazione (dove si trova il patriarcato copto); al Mo-nastero russo dedicato a S. Alessandro Nevski, dove si trova una soglia che, a parere di alcuni archeologi, può essere messa in relazione con l’antica porta delle Mura di Gerusa-lemme che Gesù ha varcato per salire al Calvario; e infine alla Basilica della Resurrezione, con la visita approfondita al Calvario e al Santo Sepolcro. Tempo libero nel pomerig-gio. 8° giorno, EMMAUS | TEL AVIV | ROMA Proseguimento per Emmaus (Abu-Ghosh) in una delle probabili località dove è ambientato l’episodio dell’incontro del Risorto con i due discepoli. Rientro a Gerusalemme e tempo libero.

QUOTA DI PARTECIPAZIONE 1.320.00 (almeno 40 persone) La quota comprende: viaggio in pullman Assisi/Roma e r; Volo a/r in classe economica con franchigia bagaglio 23 kg; Tasse aeroportuali soggette a riconferma sino a 21 gg prima della partenza; Sistemazione in istituti religiosi o alberghi equivalenti a 3 o 4 stelle locali in camera doppia con servizi; Trattamento di pensione completa dalla cena del 1° giorno alla colazione dell’ultimo; Animatore spirituale/guida in loco durante tutto il pellegrinaggio; Auricolari per gruppi superiori a 20 partecipanti; Visite ed escursioni come da programma con ingressi inclusi; Materiale di cortesia (tracolla e guida pirituale “La porta del Cielo”); Assicurazione Allianz Global Assistance medico-bagaglio; La quota non comprende: Bevande ai pasti; Assicurazione contro le penalità di annullamento (facoltativa); Extra personali e tutto quanto non espressamente indicato alla voce “la quota comprende”;

«"Venite, saliamo sul monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe, perché ci insegni le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri". Poiché da Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la parola del Signore» (Is 2, 3).

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I CUORI FANNO LA FAMIGLIA, NON I MURI

Nella parrocchia di san Marco in Bastia vanno costituendosi le Famiglie del Vangelo di: Famiglie del Vangelo

Nella realtà parrocchiale di San Marco, a Bastia Umbra, appena conclusa la “Scuola della Parola”, su richiesta del parroco Don Franco Santini, abbiamo iniziato un percorso di evangelizzazione, per la costituzione di Comunità Maria – Famiglie del vangelo,”entrando” direttamente nelle case di alcuni parrocchiani, generosamente ospitati. Il parroco ha riunito un nutrito gruppo di futuri animatori composto da religiose e laici volenterosi, che hanno deciso di mettersi in gioco lasciandosi interpellare dalla Sua Parola. Con loro, insieme al Parroco stesso e al viceparroco, abbiamo iniziato la serie degli otto incontri che hanno carattere introduttivo, destinati ad aiutare chi comincia il cammino ad assimilarne il senso ed i contenuti fondamentali. Tema del primo incontro, che introduce tutto il percorso è stato “L’Annunciazione”. Maria diventa il modello da seguire e il suo “si” ,come risposta alla chiamata di Dio, deve esserci da esempio. Il piano di Dio ha previsto il ruolo speciale di Maria nella formazione della prima “Famiglia del Vangelo”, quella di Nazaret. Dalla croce Gesù affida a Maria tutti noi, nella figura del discepolo prediletto: «Ecco tua madre; ecco tuo figlio» (Gv. 19, 26-27). A Pentecoste, Maria è in mezzo agli apostoli, attira lo Spirito Santo, educa i discepoli all’amore di Gesù e li orienta nello slancio apostolico. Tema dei successivi sette incontri sarà l’approfondimento della” preghiera di consacrazione”, programma di vita alla quale è ispirato il cammino della Comunità Maria. Padre Luca Paraventi, responsabile Diocesano delle Comunità Maria - Famiglie del Vangelo, riunisce gli animatori nei locali parrocchiali una volta al mese affrontando il tema di due incontri, dopodiché gli animatori, supportati anche da un apposito sussidio, si recano con cadenza quindicinale nelle case a portare ciò che hanno udito. Di seguito le zone con i nomi dei religiosi e delle religiose punto di riferimento per la Comunità: zona di Santa Lucia (Suor Lissy); zona Villaggio XXV Aprile (Suor Dolly); Zona Bastiola (don Francesco Santini); zona Madonna di Campagna (don Romano Bugaj). È una bella esperienza di cammino parrocchiale dentro gruppi di fratelli e sorelle, con i quali condividere concretamente l’esperienza della fraternità cristiana attorno all’ascolto della Parola di Dio. Si vive così concretamente quel senso di famiglie spirituali che camminano attorno alla Parola in comunione con il proprio Parroco. In una comunità religiosa come San Marco, in cui ancora si vive la realtà parrocchiale in locali posti in un comune edificio non destinato propriamente a “Chiesa”, si sperimenta quale è la Famiglia di Gesù: non più la sua casa ma coloro che condividono con lui un progetto, un sogno, uno stile di vita, una passione. Ringraziamo Don Francesco Santini, Don Romano Bugaj, le suore Elisabettine Bigie e tutti i parrocchiani che ci hanno accolto e permesso di portare avanti questo progetto. Li ringraziamo anche per la loro testimonianza di fede autentica, viva e forte nel desiderio di comunicare il Signore. CI ARDEVA IL CUORE NEL PETTO, MENTRE CI SPIEGAVA LE SCRITTURE

Testimonianza di alcuni animatori dei gruppi biblici Sigillo di: Don F. DELL’AQUILA

Un’animatrice dei gruppi biblici, Roberta racconta che: “nella parrocchia di Sigillo si è tenuto un incontro con gli animatori dei gruppi biblici per confrontare il percorso di evangelizzazione, che puntualmente ab-biamo sviluppato nelle diverse famiglie. Siamo persone che quotidianamente svolgono il proprio lavoro con l’incarico d’insegnanti, d’impiegati, operai e genitori. Ci occupiamo delle nostre famiglie, dove non mancano le preoccupazioni e un ritmo di vita alquanto sostenuta. Partecipiamo durante la settimana alla Lectio Divina, ascoltando e meditando la Parola di Dio, ancora prima di portarla nelle case. Comprendiamo ciò che lo Spirito ci suggerisce, approfondiamo i significati del brano evangelico, affinché diventino principi della nostra vita e possano diventare testimonianza per gli altri. Alcuni di noi frequentano la scuola della Parola e chi non può andare, riceve tramite posta elettronica il riassunto della lezione. Tuttavia l’annuncio del vangelo nelle famiglie ci fa riscoprire la pace, la serenità ma soprattutto

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la speranza che solo la Parola di Dio sa donarci. Ogni qualvolta portiamo la “bella notizia” dimentichiamo i nostri affanni e sentiamo interiormente una gioia che supera le frenesie del mondo, perché ci dà la speranza in Gesù Cristo Signore Salvatore dell’umanità. Un’altra animatrice Loredana dice come si svolgono gli incontri nelle famiglie: “iniziano con un’invocazione allo Spirito Santo e una preghiera di ringraziamento; dopo la lettura del Vangelo della domenica successiva, l’animatore del gruppo ne fa la presentazione. Si cerca di offrire una corretta comprensione del brano del Vangelo e di suscitare la meditazione, contestualizzando il brano, cogliendo le relazioni esistenti tra il brano in esame e ciò che lo precede e lo segue, sottolineando i collegamenti tra l’A.T. e il N.T., facendo emergere l’annuncio di salvezza in relazione alla vita del singolo e della comunità. L’attualizzazione è il momento più difficile e credo più importante dell’incontro, ma anche quello che presenta il pericolo di facili accomodamenti. C’è talvolta la tentazione di “aggiustarsi” addosso la Parola di


Dio. L’attualizzazione richiede impegno e volontà di crescita, affinché la Parola non rimanga al punto di vista personale, ma in essa si ricerchi con insistenza il punto di vista di Dio. Qui è indispensabile aprirsi all’azione dello Spirito che ci fa comprendere e vivere la Parola. Il cammino ci abitua, passo a passo, a mettere insieme la Parola e la vita, a percepire la propria storia personale illuminata dalla Parola di Dio, a prendere coscienza delle proprie incredulità per scoprire come, proprio attraverso queste, Dio continui a salvarci e a farci crescere spiritualmente e umanamente. E’ bello ed edificante ritrovarsi negli incontri dei gruppi biblici, consapevoli del cammino che stiamo facendo, cioè di crescere nei rapporti umani, nella fede, nella speranza e nell’amore, certi che Gesù, dove due o più sono riuniti nel suo nome, è in mezzo a loro. Velia racconta come per lei dopo le prime difficoltà si evoluto il percorso nei gruppi. Ricordo che all’inizio, quando è cominciata questa “avventura” ho provato timore, umiltà e gioia. Timore per non essere all’altezza di spiegare un messaggio tanto grande; umiltà perché non sono un esegeta, un teologo ma soltanto una persona spinta dal desiderio della testimonianza; gioia perché la Parola è gioia e amore “non ci ardeva forse il cuore nel petto, mentre ci spiegava le Scritture?” Condividere queste sensazioni con altre persone all’interno del gruppo è un’esperienza unica. Con il passare dei giorni, dei mesi, il cammino si è evoluto. Quando negli incontri affrontiamo un brano del Vangelo, sotto vari aspetti, ci accorgiamo che questi riflettono la nostra vita, la nostra quotidianità, la nostra esperienza. Confrontiamo i nostri pensieri, i nostri dubbi, le nostre incongruenze ma l’amore, la misericordia che Gesù trasmette dissipa qualsiasi nostra chiusura. Tutto prende un senso ed un significato. Tutto accade per un motivo ma se manca la luce, se manca “Qualcuno” che spieghi la nostra vita allora tutto è buio. Gesù solo può essere la nostra luce. E’ la nostra vita che deve cambiare poiché la Parola di Dio è Parola viva e sempre attuale capace di trasformare: “Un libro è sacro non perché ritenuto tale da una religione, ma quando ha un potere. Ha potere quando tu lo leggi e parla proprio a TE” (Igor Sibaldi). Ed io che mi ero avvicinata con tanto timore mi accorgo che ogni volta, terminato l’incontro, mi sento arricchita. Condividere questa esperienza rafforza anche i nostri rapporti umani, lo leggo negli occhi degli altri componenti del gruppo quando ci incontriamo in altre occasioni, c’è quel filo che ci lega, non siamo più conoscenti ma “amici di Gesù”, siamo una famiglia.

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO PER LA XXII GIORNATA MONDIALE DEL MALATO 2014 Fede e carità: «Anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli» (1 Gv 3,16) Cari fratelli e sorelle, 1. In occasione della XXII Giornata Mondiale del Malato, che quest’anno ha come tema Fede e carità: «Anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli» (1 Gv 3,16), mi rivolgo in modo particolare alle persone ammalate e a tutti coloro che prestano loro assistenza e cura. La Chiesa riconosce in voi, cari ammalati, una speciale presenza di Cristo sofferente. E’ così: accanto, anzi, dentro la nostra sofferenza c’è quella di Gesù, che ne porta insieme a noi il peso e ne rivela il senso. Quando il Figlio di Dio è salito sulla croce ha distrutto la solitudine della sofferenza e ne ha illuminato l’oscurità. Siamo posti in tal modo dinanzi al mistero dell’amore di Dio per noi, che ci infonde speranza e coraggio: speranza, perché nel disegno d’amore di Dio anche la notte del dolore si apre alla luce pasquale; e coraggio, per affrontare ogni avversità in sua compagnia, uniti a Lui. 2. Il Figlio di Dio fatto uomo non ha tolto dall’esperienza umana la malattia e la sofferenza, ma, assumendole in sé, le ha trasformate e ridimensionate. Ridimensionate, perché non hanno più l’ultima parola, che invece è la vita nuova in pienezza; trasformate, perché in unione a Cristo da negative possono diventare positive. Gesù è la via, e con il suo Spirito possiamo seguirlo. Come il Padre ha donato il Figlio per amore, e il Figlio ha donato se stesso per lo stesso amore, anche noi possiamo amare gli altri come Dio ha amato noi, dando la vita per i fratelli. La fede nel Dio buono diventa bontà, la fede nel Cristo Crocifisso diventa forza di amare fino alla fine e anche i nemici. La prova della fede autentica in Cristo è il dono di sé, il diffondersi dell’amore per il prossimo, specialmente per chi non lo merita, per chi soffre, per chi è emarginato. 3. In forza del Battesimo e della Confermazione siamo chiamati a conformarci a Cristo, Buon Samaritano di tutti i sofferenti. «In questo abbiamo conosciuto l’amore; nel fatto che egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli» (1 Gv 3,16). Quando ci accostiamo con tenerezza a coloro che sono bisognosi di cure, portiamo la speranza e il sorriso di Dio nelle contraddizioni del mondo. Quando la dedizione generosa verso gli altri diventa lo stile delle nostre azioni, facciamo spazio al Cuore di Cristo e ne siamo riscaldati, offrendo così il nostro contributo all’avvento del Regno di Dio. 4. Per crescere nella tenerezza, nella carità rispettosa e delicata, noi abbiamo un modello cristiano a cui dirigere con sicurezza lo sguardo. È la Madre di Gesù e Madre nostra, attenta alla voce di Dio e ai bisogni e difficoltà dei suoi figli. Maria, spinta dalla divina misericordia che in lei si fa carne, dimentica se stessa e si incammina in fretta dalla Galilea alla Giudea per incontrare e aiutare la cugina Elisabetta; intercede presso il suo Figlio alle nozze di Cana, quando vede che viene a mancare il vino della festa; porta nel suo cuore, lungo il pellegrinaggio della vita, le parole del vecchio Simeone che le preannunciano una spada che trafiggerà la sua anima, e con fortezza rimane ai piedi della Croce di Gesù. Lei sa come si fa questa strada e per questo è la Madre di tutti i malati e i sofferenti. Possiamo ricorrere fiduciosi a lei con filiale devozione, sicuri che ci assisterà, ci sosterrà e non ci abbandonerà. È la Madre del Crocifisso Risorto: rimane accanto alle nostre croci e ci accompagna nel cammino verso la risurrezione e la vita piena. 5. San Giovanni, il discepolo che stava con Maria ai piedi della Croce, ci fa risalire alle sorgenti della fede e della carità, al cuore di Dio che «è amore» (1 Gv 4,8.16), e ci ricorda che non possiamo amare Dio se non amiamo i fratelli. Chi sta sotto la Croce con Maria, impara ad amare come Gesù. La Croce «è la certezza dell’amore fedele di Dio per noi. Un amore così grande che entra nel nostro peccato e lo perdona, entra nella nostra sofferenza e ci dona la forza per portarla, entra anche nella morte per vincerla e salvarci…La Croce di Cristo invita anche a lasciarci contagiare da questo amore, ci insegna a guardare sempre l’altro con misericordia e amore, soprattutto chi soffre, chi ha bisogno di aiuto» (Via Crucis con i giovani, Rio de Janeiro, 26 luglio 2013). Affido questa XXII Giornata Mondiale del Malato all’intercessione di Maria, affinché aiuti le persone ammalate a vivere la propria sofferenza in comunione con Gesù Cristo, e sostenga coloro che se ne prendono cura. A tutti, malati, operatori sanitari e volontari, imparto di cuore la Benedizione Apostolica. Dal Vaticano, 6 dicembre 2013 FRANCESCO

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APPUNTAMENTI FEBBRAIO

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01 SA - S. Verdiana 02 DO – IV TO – PRESENTAZIONE DEL SIGNORE (f) 03 LU - S. Biagio, vescovo e martire (mf); Sant’oscar (mf)

18a Giornata della vita consacrata ore 17.00 in cattedrale celebrazione presieduta dal vescovo Foligno – SIFT 14

04 MA - S. Giuseppe da Leonessa, sac. 05 ME - s. Agata, v. e m. (m) 06 GI – Ss. Pietro Battista, Paolo Miki e compagni (m)

Incontro del clero – Spirituale - Ore 9.00 – Domus Laetitiae, Assisi

07 VE - S. Coletta 08 SA - S. Girolamo E. (mf); s. Giuseppina Bakhita (mf ) 36a Giornata per la vita

09 DO – V TO [S. Rinaldo, vescovo (f); S. Marone] 10 LU - [ S. Scolastica, vergine (m)]

Foligno – SIFT 15 22a Giornata del malato

11 MA - Beata Vergine di Lourdes (mf) 12 ME – VI TO [S. Eulalia] 13 GI - S. Maura; S. Benigno, m.; B. Cristina, vedova 14 VE - Ss. Cirillo, mon. e Metodio, v., Patroni d’Europa (f) 15 SA - San Valentino, v. e m. (m) 16 DO – VI TO [S. Agape, v. e m.; S. Giuliana] 17 LU - Ss. Sette fond. dei Servi di Maria

Foligno – SIFT 16

18 MA - Beato Giovanni ; B. Angelico 19 ME – S. Mansueto 20 GI – S. Leone, v. 21 VE - S. Pietro Damiani, v. e d. (mf); S. Margherita da Cortona 22 SA – Cattedra di S. Petro, apostolo (f)

Ore 10.00, Casacastalda (parrocchia), Incontro formativo diaconi permanenti

23 DO – VII TO [S. Policarpo (m)] 24 LU - S. Sergio di Cesarea

Foligno – SIFT 17

25 MA – S. Cesario 26 ME – S. Nestore 27 GI - S. Gabriele dell’Addolorata (m) 28 VE - S. Romano

Notiziario della diocesi di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino Direttore responsabile: Vittorio Peri In redazione: d. Giovanni Raia - Marco Fortebracci Redazione e amministrazione: P.zza Vescovado, 3 06081 Assisi (Pg) Telefono (075) 81.24.83fax: (075) 819.88.05 E-Mail : ucsd@assisi.chiesacattolica.it - Pagina web: www.diocesiassisi.it Autorizzazione Tribunale di Perugia n° 660 del 7-03-1983 / sped. in abbonamento postale 50%

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