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N. 1 - GENNAIO 2017 - ANNO XXXV - MENSILE Autorizzazione Trib. Perugia n° 660 del 7/03/1983

IL SANTUARIO DELLA SPOGLIAZIONE


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Chiesa Insieme

gennaio 2017

Editoriale

SOMMARIO

LA PAROLA DEL VESCOVO

Editoriale del vescovo

Ecumenismo e Spogliazione - pag. 2

Focus

Il Santuario della Spogliazione - pag. 3

Primo piano

Bilancio del Natale Nuovo lettore in diocesi - pag. 4-5

Caritas

La casa della Misericordia pag.6

Lettera Pastorale Lettera Pastorale del vescovo - pag. 7

CMFV Anna e Marsilia raccontano - pag. 11

Parrocchie

San Rufino / S.Marco Evangelista pag.12

Iniziative La Dormitio Viriginis agli Uffizi - pag. 13

News

Pastorale giovanile diocesana Il libro di don Vittorio Peri - pag. 14 Il Sindaco di Betlemme in vescovado Pastorale familiare diocesana Nuove nomine nel CAED Convegno cultura m.c. di Savoia pag. 15

Appuntamenti dicembre 2016/gennaio 2017 - pag.16

Notiziario della diocesi di Assisi - Nocera U. - Gualdo T. Direttore responsabile: Vittorio Peri In redazione: Marco Fortebracci Redazione e amministrazione: P.zza Vescovado, 3 06081 Assisi (Pg) Tel. (075) 81.24.83fax: (075) 819.88.05 E-Mail : ufficiostampa@diocesiassisi.it Autorizzazione Tribunale di Perugia n° 660 del 7-03-1983 / sped. in abbonamento postale 50%

Abbonamento: Ordinario Euro 15,00 sostenitore Euro 20,00 - Servirsi preferibilmente del c.c.p. n°13999065 intestato a: Curia Diocesana Amministrazione Chiesa Insieme 06081 Assisi Stampa: Tipografia Metastasio

ECUMENISMO E “SPOGLIAZIONE” Il 12 aprile 2016 ebbi l’onore di ricevere,

nella Sala della Spogliazione del Vescovado, un gruppo di vescovi luterani svedesi, presieduti dall’arcivescovo donna Antje Jackelen. Il 31 ottobre papa Francesco avrebbe incontrato lo stesso episcopato nella sua visita a Lund, in occasione della commemorazione dei 500 anni della riforma di Lutero. «Cattolici e luterani – diceva il Papa – abbiamo cominciato a camminare insieme sulla via della riconciliazione. Ora, nel contesto della commemorazione comune della Riforma del 1517, abbiamo una nuova opportunità di accogliere un percorso comune, che ha preso forma negli ultimi cinquant’anni nel dialogo ecumenico tra la Federazione Luterana Mondiale e la Chiesa Cattolica. Non possiamo rassegnarci alla divisione e alla distanza che la separazione ha prodotto tra noi. Abbiamo la possibilità di riparare ad un momento cruciale della nostra storia, superando controversie e malintesi che spesso ci hanno impedito di comprenderci gli uni gli altri». Mentre ad Assisi nasce il Santuario della Spogliazione – che ho eretto a Natale scorso, per rendere più visibile e fruttuosa quella stupenda icona che è la “spogliazione” di Francesco – mi viene spontaneo pensare anche ai frutti ecumenici che da una tale “icona” si possono sperare. L’ecumenismo richiede, infatti, da parte di tutti, una bella dose di “spogliazione”. Secoli di dialogo a distanza, che è stato tante volte dialogo tra sordi o “non – dialogo” militante – hanno consolidato strutture mentali che non facilitano l’incontro. Ognuno di noi è “corazzato”. Ricordo un’esperienza della mia infanzia, quando, nel mio paese natio, dove c’era una chiesa protestante, ci veniva veicolato – in nome della custodia della fede – un disprezzo e un timore per quelli che oggi chiamiamo i “fratelli” protestanti. Forse essi ci ripagavano della stessa moneta. Il Concilio avrebbe aperto un altro orizzonte, di cui oggi vediamo i primi frutti, anche se il cammino della riconciliazione è ancora lungo e tortuoso. Siamo comunque entrati nel tempo del dialogo. Nulla, in questo, che implichi una rinuncia alla professione di fede. Le diffe-

renze restano. Ma c’è un modo nuovo di guardarsi, che parte da ciò che abbiamo in comune – ed è tanto! – e solo dopo affronta le differenze. Partire dal positivo non elimina gli ostacoli, ma li rende più superabili. Ognuno degli interlocutori è spinto a guardare l’altro con occhi accoglienti, spogliandosi un po’ della pretesa di avere tutta la verità dalla propria parte. La spiritualità della “spogliazione”, che abbiamo voluto rimettere in gioco col nostro Santuario, è vitale per progredire in questo atteggiamento. Esso richiama la scelta stessa di Dio che, incarnandosi, in qualche modo si è “spogliato”. In sintonia con il Dio “nudo”, il gesto e le parole di Francesco: «Non più padre Pietro di Bernardone, ma Padre nostro che sei nei cieli». L’icona di Francesco nudo, sotto gli occhi furiosi del padre e quelli amorevoli del vescovo Guido, è per noi un invito a spogliarci – come ci disse papa Francesco nella sua visita del 4 ottobre 2013 – dallo spirito del mondo, per rivestire lo spirito di Cristo. La bellezza dell’incontro con i vescovi svedesi nella Sala della Spogliazione mi sembrò un segno di quanto possiamo imparare, sulle orme del Poverello, ad ascoltarci, facendo cadere le mura di posizioni storiche consolidate per cercare insieme l’essenza del vangelo a cui piegare la nostra vita. Ad Assisi l’ecumenismo è di casa. Come lo è il dialogo interreligioso. Lo chiamiamo, sulla scorta di san Giovanni Paolo II, “spirito di Assisi”. Con la sua “spogliazione”, Francesco ci insegna che non c’è vera capacità di dialogo se non riponendo le spade nei foderi e accogliendo la logica della croce. Urge una conversione profonda. Ce la chiede Cristo come conversione all’unità: “Padre che siano uno” (Gv 17). Probabilmente, mentre queste mie riflessioni arrivano ai lettori, è già cominciata la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Se il ricordo dei 500 anni della riforma di Lutero ci aiuterà a fare un passo avanti nel dialogo, questo non dovrà attribuirsi solo a documenti dottrinali condivisi, pur necessari, ma soprattutto all’azione dello Spirito Santo al quale dobbiamo fare spazio nei nostri cuori. + Domenico, vescovo


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Focus

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La Chiesa di Santa Maria Maggiore luogo privilegiato per il discernimento vocazionale

Nasce il santuario della Spogliazione Antonella Porzi

ASSISI – Durante l’incontro “Vescovado a porte aperte” il vescovo diocesano, monsignor Domenico Sorrentino, dopo aver reso nota la decisione di assegnare alla chiesa di Santa Maria Maggiore il titolo di ‘santuario della spogliazione’, quale luogo privilegiato per il discernimento vocazionale, ha illustrato i punti salienti del libro del Sinodo. Il vescovo è partito dall’illustrazione del triangolo della crisi, ai cui angoli ha posto tre punti di crisi. Precisamente, quella valoriale, delle relazioni e della solidarietà. “Parto dal triangolo che è un’immagine fondamentale – ha affermato il vescovo –, per capire da dove siamo partiti e cosa vogliamo realizzare come progetto di Chiesa. Oggi – ha proseguito - siamo in una società in cui i rapporti diventano sempre più esili e fragili. Siamo in un mondo che ci frantuma sempre di più. In questa situazione diventiamo tutti più chiusi e ci viene a mancare quello che una volta ci veniva naturale fare. Infatti una volta si aprivano le case; comunque dobbiamo reagire a tutto questo e bisogna guardare al futuro tornando alle origini. La chiave dell’intero progetto sinodale – ha aggiunto –, dal modello clericale al modello familiare, è il metodo-famiglia. Gesù prima di fare catechesi si è messo intorno una famiglia spirituale, egli andava nella case e dal convito nasceva un rapporto e un messaggio che cominciavano a lievitare e sfrondare le notizie e le durezze. Gesù ha innescato un processo di una verità

collegata con l’amore che mette insieme le persone. La fraternità si costruisce nelle case e per le strade come ha fatto Gesù. Questa è un po’ una rivoluzione. Uscire dalle chiese e ritornare alle case. Dentro questo discorso anche le famiglie ritorneranno dentro una familiarità spirituale che sia anche condivisione. Rimettiamo in moto

la speranza attraverso una maniera di sentire la vita che diventa solidale. La spoliazione – ha concluso – è stata qui e deve ripartire da qui. Quello che è avvenuto quel giorno, la grandezza di quel gesto ha dentro un messaggio di grandissima attualità. Questa è la ‘sala parto’ della nuova Assisi. Ad Assisi ogni angolo, ogni strada racconta qualcosa di Francesco”. L’incontro allietato dalle esecuzioni musicali dei Cantori di Assisi e della Commedia Harmonica si è concluso con un rinfresco finale offerto dall’Opera Casa Papa Giovanni durante il quale i presenti si sono scambiati gli auguri per il santo Natale. E’ seguito poi un interessante itinerario all’interno del Vescovado durante il quale i partecipanti hanno potuto visitare i vari ambienti che vi si trovano, in particolare la parte sotterranea dove monsignor Placido Nicolini nascose gli ebrei nella seconda guerra mondiale. 3


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Primo piano

Natale, mistero di luce e speranza

Grande intensità e partecipazione durante le celebrazioni nelle cattedrali di Assisi e Nocera Umbra Suor Maria Rosaria Sorce

ASSISI - ‘Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo’. Sono le parole che stanno alla base dei nostri presepi. Quelle che incantavano san Francesco. Sono le parole della nostra fede”. Sono le parole che ha pronunziato il vescovo monsignor Domenico Sorrentino nell’omelia della notte di Natale nella cattedrale di San Rufino e poi riprese il 25 a Nocera Umbra quando ha annunciato anche la sua lettera pastorale sul santuario della Spogliazione nella chiesa di Santa Maria Maggiore. “Chi è infatti quel figlio primogenito? È il figlio di Dio e di Maria. Un mistero di incontro che si realizza nel grembo di una donna, mistero che ha i tratti della nostra umanità, ha persino gli odori di una greppia, ma ha insieme i colori del cielo. Ed è questo che fa la differenza. Un bimbo che nasce è sempre una cosa bella. Solo una cultura indurita dall’egoismo può non amare i bambini e non desiderare i bambini. Il cosiddetto “inverno demografico”, che vede anche la nostra Italia sempre meno aperta alla vita, se non viene corretto da una inversione di rotta, ci porterà alla tristezza e alla rovina. Il bambino è speranza, è futuro, è gioia. Se questo vale per ogni bambino, quanto più per il Bimbo divino di Betlemme. È proprio da lui che scaturisce ogni vita. Egli è la vita. Il Natale, prima di essere l’evento storico di Betlemme – ha detto monsignor Sorrentino - è un evento del cuore di Dio. Quel Bimbo che ora comincia a piangere, e presto dirà papà e mamma, è colui che da sempre, nella sua vita divina, ha chiamato Dio – Padre col nome dolce

di Abbà, cioè “papà”. Con il mistero di Betlemme la storia fa un salto di qualità. Fino alla nascita di Betlemme il mondo e la storia erano certo abitati da Dio, ma Dio non si vedeva. Ora egli mette la sua tenda in mezzo a noi. Si fa volto, cuore, carne. Un Dio che sorride e che piange, un Dio che ama con cuore umano. Non finiremo mai di contemplare questo mistero. Di tale mistero, in questa notte santa, vorrei mettere in evidenza un aspetto che, alla scuola di Francesco di Assisi, merita una particolare attenzione. A Natale Dio si ‘spoglia’. È un Dio che nasce nudo come ogni bambino del mondo. Nasconde la sua gloria. Contrae la sua immensità nella misura di una cellula, poi di un grumo di cellule di un corpicino nel grembo materno, infine nella misura di un bambino appena messo alla luce. Naturalmente la sua onnipotenza è tutta lì. In quel corpicino. E guai se non fosse così: sarebbe uno tra i tanti, e non potrebbe essere il nostro Salvatore. Ma egli preferisce mostrarsi nei tratti della semplicità, della sobrietà, quasi dell’impotenza. Il Bimbo divino sceglie di nascere in una mangiatoia. Quale spogliazione! San Paolo, nella lettera ai Filippesi, ne parla in termini di “svuotamento”. Dice che Dio, nel suo Figlio, si è “svuotato”, assumen-

do la condizione di servo, e divenendo simile a noi. E questo fino al culmine di una morte ignominiosa come quella della croce. Mistero grande, che ci dà un’idea nuova di Dio. Un mistero che rivoluziona i criteri del mondo: dopo Gesù, se si vuole contribuire ad una umanità ispirata alla pace e alla fraternità, non è possibile scegliere altra strada che quella dell’amore crocifisso. Questo mistero – ha continuato il presule - affascinò il nostro Francesco. Fu per questo che anch’egli volle spogliarsi di tutto. Aveva passato venticinque anni tra le ricchezze paterne a rincorrere sogni di gloria. Preferì cambiare rotta e sposare la povertà. Il giorno in cui, nel vescovado di Assisi, davanti al vescovo Guido, si spogliò di tutto fino a denudarsi, apparve chiara la sua conformazione a Cristo crocifisso. Il Natale è mistero di spogliazione. Francesco fece suo questo mistero. Papa Francesco, nella visita che ci fece tre anni fa, venne al vescovado proprio per spiegarci il senso di quel gesto. Lo fece con parole toccanti, direi shoccanti, mostrandoci come la “spogliazione” è una modalità di essere, che ogni cristiano deve far sua. Si tratta infatti di spogliarci del


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Primo piano

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Tempo ed eternità uniti nell’Incarnazione Il canto del Te deum a San Rufino Suor Maria Rosaria Sorce

nostro egoismo, di sottrarci a quella mondanità che produce il mondo ingiusto che sta sotto i nostri occhi, in cui pochi hanno tutto e di più, e tantissimi mancano del necessario. È ora di una maggiore fraternità. Pertanto, proprio in questo Natale, ho voluto dare alla nostra città, già ricca di centri spirituali – ha concluso il vescovo - un nuovo Santuario, incentrato nella Chiesa di Santa Maria Maggiore, l’antica cattedrale di Assisi, legata al vescovado. Essa sarà d’ora in poi il Santuario della Spogliazione. Un Santuario che ricordi quel gesto di Francesco, ma soprattutto che aiuti tutti, fedeli della diocesi e pellegrini, a fare i conti con il vangelo del Natale in modo serio, misurandosi con i criteri dell’amore di Dio e dell’amore dei fratelli. Se viviamo il Natale così, - ha concluso il vescovo - si realizzerà per noi anche quello che il vangelo appena proclamato racconta e promette: un’esplosione di gioia e di pace. Una risposta vera a questo mondo di violenza e di guerra.

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ASSISI - “Anno che si chiude, Anno che comincia sotto lo sguardo della Madre di Dio, Maria ci apre il cuore alla speranza, proclamarla Madre di Dio è mettere a fuoco nella sua radicalità il mistero dell’Incarnazione, Tempo e Eternità sono agganciate per sempre”. Queste parole sono state l’incipit alla riflessione del vescovo di Assisi mons. Sorrentino durante la solenne celebrazione dei Vespri, della santa Messa e del canto del Te Deum nella Cattedrale di san Rufino il 31 dicembre alle ore 17.00, concelebrata dal priore don Cesare Provenzi e magistralmente animata dal Coro della cappella musicale di san Rufino guidato dal maestro Lucio Sambuco. “Gesù è la grande benedizione di Dio per l’umanità di cui la Chiesa deve fare esperienza. Questo il senso degli auguri di inizio anno quando sbocciano sulle labbra e nel cuore di un cristiano – ha continuato il presule- un grazie che non può essere soffocato neanche dal dolore che ha permeato nelle varie forme di indigenza, precarietà e bisogno questo nuovo anno. Tuttavia il bene c’è e tra l’incenso e le armonie del Te Deum ciascuno ricordi i doni ricevuti durante quest’anno”. Il vescovo ha poi sottolineato in particolare i doni comuni ecclesiali ricevuti: l’Anno della Misericordia che per ben due volte ha visto la presenza di Papa Francesco in Assisi; la conclusione del Sinodo

e il Libro che ci ha offerto all’insegna della gioia in un nuovo cammino ecclesiale; infine, la gioia di questi giorni natalizi coronati dall’annuncio della nascita del Santuario della Spogliazione a Santa Maria Maggiore con una Lettera Pastorale e l’inaugurazione della Casa della Misericordia dove accogliamo le mamme dei nostri immigrati bisognose di portare avanti in serenità la gravidanza, per dare ad ogni vita tutto il rispetto, la dignità e il calore che essa merita. “Accogliamola così la Mezzanotte. Con la sensibilità e la profondità cristiana che non si lasciano distrarre dalla banalità, ma si fanno preghiera, implorazione e solidarietà. Lodiamo e ringraziamo, e sia l’Anno Nuovo per tutti un Anno di Benedizione”. Mons. Sorrentino si è poi recato, come di consueto ogni anno, presso la Caritas di Santa Maria per chiudere l’anno e salutare il 2017 cenando e pregando alla mensa dei poveri.

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UN NUOVO LETTORE IN DIOCESI GUALDO TADINO – “C’è un nuovo “lettore” nella nostra diocesi: è il seminarista Mattia Bremer. Il ministero gli è stato affidato dal vescovo monsignor Domenico Sorrentino nel corso della celebrazione eucaristica di capodanno nella basilica concattedrale di San Benedetto. Il presule, che nell’omelia ha commentato le letture liturgiche, ha sottolineato che Maria “custodiva” la “Parola” e la “meditava”; ed ha invitato i fedeli a conoscere la Sacra Scrittura, a meditarla, a fare famiglia attorno ad Essa. Come anche previsto nel progetto diocesano delle “Comunità Maria famiglie del Vangelo”. Ed ha invitato il nuovo “lettore”, candidato al sacerdozio, ad esserne anche testimone. Nel corso della concelebrazione di una diecina di sacerdoti e di due diaconi del vicariato foraneo gualdese, il parroco don Giambattista Brunetti ha dato lettura del decreto del Vescovo, che lo riconferma titolare-moderatore della parrocchia per altri 9 anni e che gli affianca, col titolo di “parroco in solido” don Michele Zullato, titolare della parrocchia di San Facondino; don Emanuel Komla Saga è il viceparroco. 3 Alberto Cecconi


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Caritas

Inaugurata la “Casa della Misericordia” Monsignor Sorrentino: “Assisi diventi la città della vita, dell’amore e della famiglia”

Antonella Porzi

ASSISI - - Una bella immagine di famiglia con tante neo-mamme e i loro piccoli bambini in braccio è stata quella che si è presentata all’interno della “Casa della Misericordia” inaugurata giovedì 29 dicembre ad Assisi. Raccolte insieme per condividere la stessa esperienza le giovani mamme, tutte nigeriane, dispongono all’interno della struttura di tutto il necessario per accudire i loro figli. Durante l’inaugurazione in un contesto di grande solidarietà si è respirata un’atmosfera fraterna e di apertura alla vita che hanno fatto da cornice all’incontro. L’ultimo bambino nato che verrà presto accolto nella casa si chiama Ricky. Mentre Giacomo è un bellissimo bambino che è stato un po’ la ‘mascotte’ della giornata. Con dei dolcissimi occhi neri il piccolino è stato coccolato con tanto affetto da alcuni presenti. Nella cappellina dove è stata celebrata la santa messa sono risuonate le parole del vescovo diocesano monsignor Domenico Sorrentino il quale ha sottolineato che “Chi dice di essere nella luce e odia suo fratello è ancora nelle tenebre. Siamo in una società che dice di stare nella luce – ha aggiunto il vescovo -. Questa società con tutti i suoi progressi sta ancora nelle tenebre finché non si apre all’amore di ogni fratello senza differenze perché siamo tutti figli di un unico Padre. Gesù è venuto a spiegarci questo. Gesù ci include ed

è venuto per includerci in sé. Lui è il Figlio venuto in mezzo a noi a dirci ‘siete tutti in me’. Ogni figlio che nasce deve essere accolto come Gesù – ha proseguito -. Ogni bimbo porta il segno e il valore di Cristo. E’ necessario che questa società riacquisti il calore della famiglia. La chiesa deve essere sempre più famiglia che si mette a fianco di ogni uomo e donna perché ogni vita possa essere accolta. Assisi deve diventare la città della vita, della famiglia, dell’amore. Dobbiamo spogliarci del nostro egoismo e dei beni superflui. Lui è venuto a spogliarsi addirittura della sua gloria. Questo Natale – ha continuato il presule - ha trovato due segni stupendi per farci capire cosa dobbiamo fare e dove dobbiamo andare. Due opere-segno sono nate in questi giorni, il Santuario della Spogliazione e la Casa della Misericordia. Esse mettono le ali al nostro progetto pastorale diocesano. La Casa della Misericordia è il segno di una chiesa di misericordia, di famiglie che diventano famiglie di misericordia. Assisi sia un faro per il mondo. Chi viene qui trovi accoglienza, allora sarà luce vera.” Al termine della celebrazione il direttore della Caritas suor Elisa Carta ha ringraziato le suore spagnole per il lascito della struttura dove Caritas e Diocesi hanno allestito questa “Casa della Misericordia” e quanti si adoperano per “aiutare chi è in difficoltà, soprattutto i bambini”.

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La nuova struttura ospita già cinque mamme e sette bambini

ASSISI – Nella città di San Francesco è nata una nuova Casa frutto dell’anno della Misericordia appena conclusosi. Si tratta della “Casa della Misericordia”, una bella “opera-segno” sorta grazie all’operato della Caritas diocesana unitamente a quello della diocesi di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino e della Fondazione “Assisi Caritas”. Situata nei luoghi dell’ex convento delle suore francescane figlie della misericordia (suore spagnole) la struttura è destinata ad accogliere giovani madri, sole e in precarie condizioni economiche. Già operativa la struttura ospita cinque giovani mamme nigeriane con i loro sette bambini che sono seguiti da Jean Carlos e Nayla, una coppia venezuela arrivata in Assisi qualche mese fa con tre figli che si adopera per aiutare le gestanti in tutto il necessario. 3


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IL SANTUARIO DELLA SPOGLIAZIONE Domenico Sorrentino Vescovo di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino

Lettera Pastorale Ai fedeli della diocesi e ai pellegrini 1. Il carisma di Francesco, unito a quello di Chiara, è privilegio della nostra Chiesa particolare e ne fa una comunità a cui si guarda dal mondo intero. I molteplici santuari danno ad Assisi una inconfondibile fisionomia. La “seraphica civitas” – qual è denominata persino sul gonfalone del Comune – è come un santuario a cielo aperto. Allo scopo di offrire un ulteriore contributo a questa singolare vocazione di Assisi, ho ritenuto opportuno dare più rilievo a un altro centro spirituale, che ha il suo punto di gravità nel vescovado e nella vicina chiesa, ad esso legata, di Santa Maria Maggiore, antica cattedrale di Assisi. È in quest’area – quale che sia il punto preciso in cui l’episodio avvenne – che otto secoli fa il giovane Francesco, nel giudizio che lo vedeva contrapposto al padre Pietro di Bernardone davanti al vescovo Guido, fece il gesto clamoroso di spogliarsi di tutto, per essere tutto di Dio e dei fratelli. Siamo soliti ricordare questo gesto come “spogliazione”. 2. A mettere a fuoco questa “icona” mi ha incoraggiato la visita che, il 4 ottobre 2013, papa Francesco fece ad Assisi sostando anche nella Sala della Spogliazione. Fu una data storica per la riscoperta di quell’evento singolare della vita del nostro Santo. La tradizionale visita ai luoghi francescani della nostra Città lo aveva lasciato piuttosto ai margini, nonostante che ad esso fosse dedicato uno stupendo affresco nel ciclo giottesco della Basilica Superiore, e ad onta delle sue numerose rievocazioni biografiche e cinematografiche. La stessa sala del vescovado in cui siamo soliti far rivivere l’evento, e che lo ricorda con un dipinto attribuito a Cesare Sermei, portava, fino a pochi anni fa, il nome inadeguato, anzi fuorviante, di Sala del Trono, in riferimento a un baldacchino che la decora. Negli ultimi anni c’è stato un costante cammino di riscoperta. Di qui anche la nuova denominazione. Tanti pellegrini ormai passano per la Sala della Spogliazione. Tanti sostano in Santa Maria Maggiore. Quest’antica chiesa – così essenziale da apparire anch’essa piuttosto “spoglia” – si offre come naturale luogo di preghiera, per passare dalla rievocazione di quanto accadde otto secoli fa alla meditazione di ciò che esso può dire oggi a chi voglia mettersi, come Francesco, sulle orme di Cristo. Ho voluto pertanto assegnare ad essa anche la specifica funzione di Santuario della Spogliazione. Affido alla sollecitudine della Provincia Serafica dei Frati Minori Cappuccini, già ivi impegnati nel servizio parrocchiale, la cura di questa ulteriore “perla” del paesaggio spirituale di Assisi.

Un gesto ispirato

3. Per cogliere i molteplici significati della spogliazione di Francesco, partiamo da quanto, di quel momento suggestivo e drammatico, narra Tommaso da Celano: «Comparso davanti al vescovo, Francesco non esita né indugia per nessun motivo: senza dire o aspettar parole, si toglie tutte le vesti e le getta tra le braccia di suo padre, restando nudo di fronte a tutti. Il vescovo, colpito da tanto coraggio e ammirandone il fervore e la risolutezza d’animo, immediatamente si alza, lo abbraccia e lo copre col suo stesso manto. Comprese chiaramente di essere testimone di un atto ispirato da Dio al suo servo, carico di un significato misterioso. Perciò da quel momento egli si costituì suo aiuto, protettore e conforto, avvolgendolo con sentimento di grande amore»1. Lasciando agli storici di precisare, per quanto possibile, i dettagli logistici e cronologici, provo ad offrire alcuni spunti che siano di ispirazione per il nuovo santuario nel suo compito evangelizzatore.

Nudità originaria

4. Al tribunale del vescovo, Francesco giunse sospinto dell’ira paterna. Il suo cammino di fede si era già ampiamente delineato, sia nella preghiera contemplativa, in cui s’incastona il mandato ricevuto dal Crocifisso di San Damiano “Francesco, va’, ripara la mia casa, che, come vedi, è tutta in rovina”2, sia nella misericordia esercitata a favore dei lebbrosi: proprio all’incontro con questi egli farà riferimento nel suo Testamento, riconoscendolo come inizio della sua “penitenza”3. Nel nuovo stile di vita, che tagliava corto con decenni di vanagloria, si era impegnato a


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donare i suoi beni per la ricostruzione di chiese e per il servizio ai poveri. L’impulso interiore lo portava a farlo in maniera radicale. Dare tutto! Ma l’obiezione del genitore non era senza ragioni: i beni di cui disponeva erano, di fatto, i beni paterni. Quando il vescovo lo invita a restituire il denaro al padre, gli viene spontaneo andare oltre: restituisce non solo i soldi ma anche i vestiti, rimanendo nudo. Una nudità che volle replicare negli ultimi istanti della vita. Scendendo, infatti, alla Porziuncola, per incontrarvi “sorella morte”, dopo un tempo di malattia trascorso in vescovado, si ricorderà forse proprio del suo gesto di gioventù, chiedendo ai frati: «Quando mi vedrete ridotto all’estremo, deponetemi nudo sulla terra»4. La nudità di Francesco richiama l’Eden. Non è solo penitenza e rinuncia. È nostalgia della purezza originaria. Ha qualcosa della bellezza posta da Dio nel corpo dell’uomo e della donna prima che il peccato ne turbasse il candore. È nudità che si proietta verso lo splendore del corpo risorto, quando la forza di Cristo darà nuova vita anche ai nostri corpi mortali. È nudità che ritrova il sapore del vero e del bello, della semplicità e della sobrietà, della serena consapevolezza della propria creaturalità. Francesco incarna la saggezza di Giobbe: «Nudo uscii dal seno di mia madre, nudo vi ritornerò» (Gb 1,21).

Cristo nudo e il soffio dello Spirito

5. Ma c’è di più. La nudità a cui Francesco si offre ha un preciso modello: Gesù crocifisso. Le vicende che aveva vissuto prima del giudizio in vescovado erano state un’autentica passione. Braccato dal padre, si era nascosto per un mese in un rifugio sotterraneo a San Damiano, per poi decidere di venire allo scoperto, affrontando lo scherno della Città e il genitore impietoso, che non esitò a imprigionarlo in casa5. Spogliarsi davanti al vescovo fu il culmine di questo cammino di conformazione a Cristo. Gesto scandaloso per la saggezza umana, ma comprensibile nell’ottica della “sapientia crucis” (cf. 1Cor 2,1-2) rivelata sul Golgota, anzi già presente nella stessa incarnazione del Verbo di Dio. Dio stesso infatti si è “spogliato”, quando il Figlio eterno ha assunto la nostra carne mortale: «svuotò se stesso, assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini» (Fil 2,7). Commenta Bonaventura: «Così, dunque, il servitore del Re altissimo, fu lasciato nudo, perché seguisse il nudo Signore crocifisso, oggetto del suo amore»6. Incontro col Cristo nudo che non si concludeva nell’intimità, ma si espandeva nel servizio ai fratelli più emarginati, al suo tempo i malati di lebbra. Discorso che ci interpella: «Come la Chiesa è chiamata ad essere la “tunica di Cristo” per rivestire il suo Signore, così è impegnata a rendersi solidale con i nudi della terra perché riacquistino la dignità di cui sono stati spogliati. “Ero nudo e mi avete vestito” (Mt 25,36)»7. 6. Nell’episodio della spogliazione una parola è decisiva: «Finora ho chiamato te, mio padre, sulla terra: d’ora in poi posso dire con tutta sicurezza: Padre nostro che sei nei cieli»8. Pietro di Bernardone ha l’aria cupa di un padre sconfitto e arrabbiato. Il suo posto è preso dalla tenerezza del Padre celeste. Per Francesco la preghiera del Padre nostro finiva di essere una “formula”, diventava pietra angolare della sua esistenza. Lo stupendo affresco di Giotto fa librare le sue braccia verso il cielo, dove la mano del Padre lo attrae: appuntamento mistico nel cuore della Trinità. Francesco assume, in qualche modo, i lineamenti di Cristo. Sulle sue labbra fiorisce l’Abbà suggerito, nell’intimo del cuore, dallo Spirito Santo (cf. Gal 4,6; Rm 8,15). Sì, lo Spirito di Dio, come a Pentecoste, agisce nelle parole e nei gesti di Francesco. Ma lo si può intravedere anche nel discernimento di Guido: «Il vescovo, vedendo questo e ammirando l’uomo di Dio nel suo fervore senza limiti, subito si alzò, lo prese piangendo fra le sue braccia e pietoso e buono com’era, lo ricoprì con il suo stesso pallio»9. Sfondo trinitario perfetto. Rapporti ecclesiali esemplari. Raramente, nella storia della Chiesa, istituzione e carisma si sono incontrati con tale immediatezza. Francesco e Guido sono entrambi “complici dello Spirito”10.

La paternità del vescovo e la Chiesa - madre

7. Era la prima volta che i due si fronteggiavano? Ho motivo di ritenere che Francesco si fosse già incontrato con Guido. La Leggenda dei Tre Compagni annota che, nel periodo del suo travaglio interiore, «a nessuno confidava il suo segreto né si avvaleva dei consigli di alcuno, fuorché di Dio solo e talvolta del vescovo di Assisi»11. Stando poi allo stesso racconto, per spogliarsi, Francesco entra in una camera12. Come spiegare, senza una frequentazione precedente, una tale padronanza del vescovado? La stessa prontezza del vescovo nell’accoglierlo, nonostante il gesto imbarazzante del suo denudarsi, si spiega meglio se si pensa che Guido già lo conoscesse e ne avesse stima. D’altra parte, era stato Francesco, di fronte alla decisione paterna di esporlo al pubblico giudizio, a rifiutare il ricorso ai consoli della Città e a preferire, in forza della sua qualità di consacrato, il giudice ecclesiastico13. Non lo avrà preferito anche perché lo sentiva dalla sua parte? Se le cose stanno così – agli storici il compito di accertarlo –, mi sembra bello rilevare che a questo gesto clamoroso, che fu, in qualche modo, la dichiarazione ufficiale della sua nuova vita – quasi una professione religiosa sui generis – Francesco sia arrivato attraverso un processo interiore che ha visto il vescovo stesso nel ruolo di accompagnatore. Il nuovo santuario, in questa luce, si profila come un luogo privilegiato per invocare la grazia del discernimento. Un ambiente ideale per giovani alla ricerca di Dio. 8. La figura paterna, e si direbbe materna, del vescovo ci introduce in un’altra dimensione: la prospettiva ecclesiale. Francesco si distingue, nella storia dei movimenti evangelici del suo tempo, per non aver mai posto l’amore per Cristo in tensione con l’amore per la Chiesa. E ciò non perché gli sfuggissero i limiti che segnano la vita della Chiesa, anche nei suoi ministri. Ma nella Regola, come nel Testamento, è perentorio: ai ministri della Chiesa, anche ai meno esemplari, occorre assicurare


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il massimo rispetto. Mi viene da supporre che, in questa convinzione profonda, non dovette mancare l’influsso di quel rapporto speciale avuto con il vescovo Guido. Nell’affresco di Giotto è fissato il momento in cui il vescovo lo avvolge col suo mantello, mentre Francesco leva lo sguardo al cielo. C’è, in questo gesto, qualcosa di battesimale. Francesco è rigenerato, come nel giorno in cui era stato immerso nelle acque del battesimo. Anche nell’affresco che si può ammirare nella Sala della Spogliazione c’è un afflato materno: il vescovo tende le sue braccia al giovane che gli si abbandona come un figlio. Una bella espressione della Chiesamadre. L’icona della spogliazione evidenzia così due dimensioni indissociabili della spiritualità di Francesco: la radicalità evangelica e la passione ecclesiale. 9. Il padre si allontana da lui con un gramo bottino di beni che ormai per Francesco hanno perso ogni valore. Una famiglia a pezzi. È triste che, da un evento di grazia, la famiglia di Francesco esca così duramente provata. Sia chiaro: la famiglia è un valore di prima grandezza. Un preciso comandamento di Dio regola i rapporti tra genitori e figli: «Onora il e la madre». Ciò che Francesco rifiuta non è il rapporto di amore col padre, ma l’idolo che lo insidia, il dio-denaro, con le sue logiche di potere e di gloria, a cui Pietro pretendeva di piegarlo. Al tempo stesso, andando oltre gli affetti terreni, Francesco dimostra quanto il vangelo sappia generare un nuovo tipo di famiglia. «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? […] Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre» (Mc 3,33.35). Il figlio di Pietro di Bernardone è ormai diseredato e abbandonato dalla famiglia naturale. Ma non tarderà a fiorire intorno a lui una famiglia spirituale. Bernardo, Pietro, Silvestro, Egidio, – i primi compagni assisani – e poi tanti altri. Risposta di Dio – quasi regalo di nozze – alla sua spogliazione. Nasce la fraternitas francescana, il cui ideale sarà vivere «secondo la forma del santo Vangelo»14. È significativo che, nella Sala della Spogliazione, sul muro parallelo a quello dell’affresco della rinuncia, sia raffigurato il dono della Porziuncola, fatto dai benedettini a Francesco. Tra Santuario della Spogliazione e Porziuncola corre un filo ideale. Porziuncola: luogo di contemplazione e, insieme, laboratorio di fraternità. Non a caso il nostro progetto diocesano di rinnovamento delle parrocchie con le piccole fraternità – le Comunità Maria Famiglie del Vangelo – , radicato nell’esperienza di Gesù e della comunità cristiana delle origini, ha proprio nella Porziuncola il luogo ispirante.

Economia alternativa

10. Il gesto di Francesco si presta ad essere letto anche da un punto di vista piuttosto inusuale: quello dell’economia. A prima vista appare un gesto anti-economico: non è tale il buttar via i soldi? Se si guarda bene, esso è piuttosto profezia di una economia alternativa, il cui motore non è l’interesse egoistico, ma l’etica della gratuità, della fraternità, della solidarietà. Questa non esclude l’attenzione a se stessi, ma scongiura la chiusura in se stessi. Non toglie la gioia dell’iniziativa e dello stesso guadagno, ma li sublima nella capacità del dono. Più si è capaci di spogliarsi di sé, più si diventa capaci di investire non solo per sé, ma anche per gli altri. Il risultato è una maggiore gioia per tutti. Una prospettiva da riscoprire con urgenza, in un mondo governato da un’economia che “uccide”, a vantaggio di pochi e a danno di una massa enorme di esseri umani15. Su questo risvolto sociale della “spogliazione” ha insistito papa Francesco nella sua visita del 4 ottobre 2013. Davanti a lui, nella Sala della Spogliazione, c’erano poveri e disoccupati. «Questa è una buona occasione per fare un invito alla Chiesa a spogliarsi. […] “Ma di che cosa deve spogliarsi la Chiesa?”. Deve spogliarsi oggi di un pericolo gravissimo, che minaccia ogni persona nella Chiesa, tutti: il pericolo della mondanità”. […] Tanti di voi sono stati spogliati da questo mondo selvaggio, che non dà lavoro, che non aiuta; a cui non importa se ci sono bambini che muoiono di fame nel mondo; non importa se tante famiglie non hanno da mangiare, non hanno la dignità di portare pane a casa; non importa che tanta gente debba fuggire dalla schiavitù, dalla fame e fuggire cercando la libertà. Con quanto dolore, tante volte, vediamo che trovano la morte, come è successo ieri a Lampedusa. Oggi è un giorno di pianto! Queste cose le fa lo spirito del mondo. È proprio ridicolo che un cristiano – un cristiano vero – che un prete, che una suora, che un vescovo, che un cardinale, che un papa vogliano andare sulla strada di questa mondanità, che è un atteggiamento omicida. La mondanità spirituale uccide! Uccide l’anima! Uccide le persone! Uccide la Chiesa!»16.

Libertà per la missione

11. Dopo la spogliazione, Francesco lascia il vescovado dirigendosi verso Gubbio, dove «si reca tra i lebbrosi e vive con essi, per servirli in ogni necessità per amore di Dio»17. Un’opera dello scultore Fiorenzo Bacci lo ritrae con i poveri panni increspati dal vento sul suo corpo quasi nudo, mentre parte deciso additando una via e lasciando orme che siamo invitati a ricalcare. Non sarebbe ora di accogliere l’invito? La Chiesa è missionaria. Quanto però sono pesanti i passi della missione, se sulle spalle portiamo i fardelli del possesso e del potere! Occorre riscoprire – come lo fece Francesco – le indicazioni di Gesù: «Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone» (Mt 10, 9-10). Riusciremo, finalmente, a ritrovare lo slancio della prima evangelizzazione? La semplicità delle mani nude, dei cuori gioiosi, delle parole dette con la vita?

Preludio del Cantico

12. La spogliazione è la premessa – quasi un lontano preludio – del Cantico di Frate Sole. Cantico pasquale che sgorgò nella


Chiesa Insieme 10 gennaio 2017 natura splendida di San Damiano, propiziato dall’amore e dalla preghiera di Chiara: quasi un bilancio – tutto in attivo – di una vita di spogliazione. Rinunciando a tutto, Francesco riceve tutto. Diventano sua famiglia tutte le cose, da frate sole a sora luna, da frate focu a sora acqua. Un mondo in armonia, accolto tutto come un regalo di Dio. E lì dove l’armonia si inceppa, a causa di una libertà male usata, il Cantico pronuncia la parola della riconciliazione. «Laudato si’, mi Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore...». Francesco aggiunse queste parole al Cantico e le fece cantare nel chiostro del vescovado per riconciliare – e vi riuscì! – il vescovo e il podestà di Assisi. Il Santuario della Spogliazione si propone così anche come santuario di riconciliazione: luogo in cui abbandonare orgogli e puntigli che minano la pace, che mai si costruirà se ciascuno non impara a “spogliarsi” di sé.

Lo sguardo della Madre

13. La chiesa eretta in santuario conserverà l’originaria dedica alla Madre di Dio: Santa Maria Maggiore. La connotazione mariana, lungi dall’intralciare lo specifico messaggio santuariale, lo approfondisce. Prima che a Francesco, infatti, la spiritualità della spogliazione rinvia al mistero di Gesù, e Maria vi partecipa con tutta la forza del suo “fiat”: il “sì” dell’Annunciazione e del Calvario. Ella visse totalmente spoglia di sé, donna del silenzio e dell’ascolto, trasparenza di Cristo. A Francesco non sfuggì questo tratto mariano della spogliazione, se il suo biografo annota che egli «in tutti i poveri riconosceva il Figlio della Madonna povera e portava nudo nel cuore Colui che lei aveva portato nudo tra le braccia»18. Alla «Vergine fatta Chiesa»19, alla sua materna premura, affido questo nuovo santuario e invoco per tutti – specie per coloro che lo visiteranno e per quanti vi svolgeranno il loro ministero – le più larghe benedizioni. + Domenico, vescovo Assisi, 25 dicembre 2016, Natale del Signore

1 Vita prima, FF 344. 2 Tommaso da Celano, Vita seconda, FF 593. 3 FF 110. 4 Vita seconda, FF 810. 5 Cf. Vita prima, FF 336 – 343. 6 San Bonaventura, Leggenda maggiore, FF 1043. 7 Papa Francesco, Lettera Apostolica Misericordia et misera, 19. 8 Leggenda maggiore, FF 1043. 9 Ivi. 10 Cf. D. Sorrentino, Complici dello Spirito. La Sala della Spogliazione. Francesco e il vescovo Guido. 22013 (1 ed. 2009). 11 FF 1406. 12 FF 1419. 13 Leggenda dei tre compagni, FF 1419. 14 Testamento, FF 116. 15 Papa Francesco, Esortazione Apostolica Evangelii gaudium (2013) 52-60. 16 Cf. L’Osservatore Romano 5 ottobre 2013. 17 Ivi, FF 348. 18 Vita seconda, FF 670. 19 Saluto alla beata Vergine Maria, FF 259


Chiesa Insieme

Famiglie del Vangelo

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Anna e Marsilia raccontano la loro esperienza nelle CMFV; il 12 febbraio nuovo ritiro

La serenità e la forza di una vera comunità

ASSISI – Continua l’instancabile lavoro del Servizio diocesano per il rinnovamento delle parrocchie con le piccole comunità, non mancano le fatiche e l’impegno grandemente superate dalla gioia di veder crescere esperienze di fraternità attorno al Vangelo: un’opera che lo Spirito Santo guida servendosi degli strumenti che con umiltà si prestano a questo servizio. Allora quale migliore testimonianza se non la “voce” di coloro che vivono questa esperienza? “Quando sentii parlare del progetto pastorale delle CMFV - racconta Anna - pensai subito che fosse una moda passeggere, o meglio, una “fissa” del vescovo e mi rifiutai categoricamente di partecipare ad una esperienza di fede comunitaria a causa, soprattutto, delle delusioni avute in passato in altre esperienze risultate essere sempre astratte, teoriche ed individualiste dove il Vangelo rimaneva, in definitiva, solo

un bel discorso. Poiché questo invito alla CMFV - continua ancora Anna mi martellava nel cuore, ne parlai con una mia amica suora di clausura alla quale espressi tutti i miei dubbi non avendo voglia, tra l’altro, di rimettermi minimamente in gioco con una comunità di persone che ritenevo avessero fatto solo altre “chiacchiere”; la mia amica, mi disse che non era il vescovo che aveva ideato questa esperienza ma che, Gesù attraverso il vescovo, mi stava chiamando ed invitando a partecipare e che, quindi, avrei “dovuto” obbedire, o meglio, fidarmi. Pensai, allora, che se fosse stato veramente un progetto voluto dal Signore, Lui avrebbe “dovuto” darmi dei segni e farmi trovare delle persone per condividere questo cammino; in poco tempo il Signore mi fa fatto incontrare delle persone e mi ha riempito la casa...!! Questa esperienza, ad oggi - conclude - ha donato una pace ed una se-

renità profonda alla mia vita, armonia nel mio/nostro rapporto di coppia, una comunione semplice e soprattutto concreta con i fratelli che mi ha donato”. “Ho accettato di fare quest’ esperienza - racconta invece Marsilia - su invito della mia vicina di appartamento; mi sono sentita da subito a casa ed in famiglia anche con persone che non avevo mai visto. Da quando ho iniziato questa esperienza mi sento più serena e anche le relazioni con le altre persone, al di fuori della CMFV, sono migliorate”. Un invito di cuore a tutti per il prossimo ritiro diocesano delle Comunità Maria Famiglie del Vangelo, in programma per domenica 12 febbraio presso la Domus Laetitia in Assisi, sicuri che sarà una giornata di Grazia, Gioia vera e comunione. 3 Servizio per il rinnovamento delle parrocchie con le piccole comunità


Chiesa Insieme 12 gennaio 2017

san rufino

Parrocchie

Novena dell’Immacolata, viva devozione

Suor Maria Rosaria Sorce

ASSISI - Una devozione mai usurata dal tempo, dall’abitudine, dalla ripetitività della tradizione, ancora quest’anno, invece, irrorata dalla fede del cuore, dallo zelo della volontà, dalla passione filiale: la novena all’Immacolata che come ogni anno si è svolta nella cattedrale di San Rufino ogni mattina. Cospicua la partecipazione dei fedeli: parrocchiani, assisani e da oltre Assisi convenuti all’alba per recitare alle 5.30 il santo rosario animato, partecipare alla santa messa, presieduta da padre Marcello del Tor e concelebrata da don Cesare Provenzi, don Giovanni Raia e padre Giuseppe Egizio che si conclude con il rito dell’incenso alla statua della Immacolata allestita a festa tra composizioni di fiori e drappi e la celebrazione delle Lodi. Un omaggio davvero sentito ed imperituro alla Donna del Sì nel tempo dell’Avvento, dell’attesa di un sì che ancora una volta diventa un Dio fatto carne, che entra nella Storia per camminare con noi, non senza la tene-

rezza di una Madre per eccellenza la Vergine Immacolata. Il motivo? Ce lo ha rivelato la Parola di Dio che il vescovo di Assisi monsignor Sorrentino ha efficacemente illustrato nella sua omelia giovedì 8 dicembre a chiusura della Novena durante la santa messa da lui presieduta. “Il Signore, come afferma San Paolo, ci aveva sognati da sempre, il suo disegno: un mondo di pace, giustizia, armonia, infranto e frantumato a causa del primo No dell’uomo, del peccato per cui l’uomo non capisce più se stesso, è diviso, frantumato e ne facciamo ogni giorno esperienza nelle famiglie, nella guerra tra l’uomo e la donna, tra i popoli. Ma Dio è Padre e se il suo sogno s’infrange sulla nostra fedeltà, non si da’ pace e c’invia il Figlio suo attraverso la Madre Maria; con quel ‘Rallegrati Maria …’ dell’Angelo il cuore dell’uomo è in pace ed esplode la gioia.” Un Si rinnovato con la professione dei voti dalle Suore Francescane Immacolatine durante la celebrazione, ricordando che la Congregazione è nata come “omaggio novello” all’Immacola-

to concepimento di Maria, un carisma che vivono ogni giorno ad Assisi a servizio della diocesi in cattedrale, in particolare suor Annamaria, suor Nora e suor Lourdes con instancabile impegno negli addobbi floreali, liturgia, canti. Alla santa messa solenne delle 10 presieduta dal priore della cattedrale don Cesare Provenzi il pensiero è volato “a quel ‘Dove sei?’ rivolto ad Adamo dopo il peccato e oggi rivolto a me perché è il ‘Dove sei della misericordia di Dio’ che si esprime nell’Immacolata, la salvezza che viene a me dalla periferia, Nazareth, da una giovane donna, tutte cose di poco conto per il popolo d’Israele, eppure quel sì è la pienezza di luce, è lo stile della porta aperta senza paura per accogliere l’annuncio dell’Angelo. Sia questo il nostro stile sull’esempio di Maria, lasciando aperta la porta del cuore alla Parola fatta carne, fiduciosi in lei per vincere la paura”. Nella mattinata della solennità a conclusione della celebrazione come ogni anno la colazione e un mercatino natalizio per sostenere le Missioni. 3

san marco evangelista La comunità al lavoro su evangelizzazione e catechesi, incontro degli operatori pastorali

Domenica diversa per la comunità di Bastia BASTIA UMBRA - La giovane comunità della Parrocchia di San Marco a Bastia Umbra, sta muovendo passi importanti per consolidarsi, organizzarsi e soprattutto crescere. Forte era l’esigenza, procrastinata per il problema del terremoto, di un incontro fra i nostri sacerdoti don Francesco e don Marco con gli operatori pastorali e finalmente domenica 4 dicembre alle 15,30 ci siamo incontrati a Santa Tecla, luogo a noi vicino e molto funzionale, per discutere, programmare e condividere amichevolmente un pomeriggio. Guida e fil rouge del nostro incontro è stato il libro del Sinodo: “Tu sei la nostra gioia” del nostro vescovo monsignor Domenico Sorrentino che ha sollecitato la nostra riflessione sui temi di evangelizzazione e catechesi, litur-

gia e carità dalla quale è scaturito un dialogo proficuo. Sono state prese decisioni importanti, di altre è stata data comunicazione e il tutto è avvenuto in un clima costruttivo e fraterno. E dopo il lavoro? Un momento piacevole e rilassante che ci ha fatto apprezzare le doti culinarie di molti di noi. A conclusione della serata la preghiera e la recita dei Vespri ci ha accumunato anche spiritualmente. Il ritorno a casa è stato accompagnato dalla convinzione di aver vissuto un’esperienza significativa che in tutti i suoi aspetti ci ha aiutato a sentirci comunità e dal desiderio di poter rivivere altri momenti come questo.

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Teresa Menghella Santi


Chiesa Insieme

Iniziative

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La tavola della Dormitio Virginis del museo diocesano in mostra a Firenze fino a febbraio

Da Assisi un’opera alle Gallerie degli Uffizi Federica Falcinelli

ASSISI – È partita alla volta delle Gallerie degli Uffizi di Firenze, la tavola del XIV raffigurante la Dormitio Virginis, opera attribuita a Jacopo Avanzi, attualmente conservata nel museo diocesano di Assisi. L’opera, infatti, richiesta dal direttore degli Uffizi Eike Schmidt, sarà esposta nello spazio espositivo Magliabechiana, in occasione della mostra dal titolo “la tutela del tricolore, i custodi dell’identità culturale” che è stata inaugurata il 19 dicembre prossimo e resterà aperta fino al 14 febbraio 2017. La mostra rientra nel programma che oramai da 10 anni

gli Uffizi presenta in occasione del Natale per portare l’attenzione su temi e opere non sempre visibili o note ai non addetti ai lavori. “Il periodo natalizio 2016 sarà propizio per una riflessione su tutte le azioni, in nostra difesa e in nome della Legge, che sono affidate alle nostre Forze armate e di polizia, con un riguardo speciale, a ciò che attiene alla tutela del patromonio culturale”, si legge nella richiesta pervenuta al Priore del Capitolo e Responsabile del Museo diocesano don Cesare Provenzi. Tra i protagonisti il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, reparto speciale sorto nel 1969 a difesa dei beni che l’Italia

custodisce per l’intera umanità. Nello specifico della tavola del museo diocesano, sappiamo che venne trafugata dai nazisti il 20 luglio 1944 dalla Villa del collezionista e critico d’arte Federick Mason Perkins a Lastra a Signa, vicino Firenze, arrivando in seguito in Canada e poi in Inghilterra, dove, messa all’asta da una casa d’aste londinese per conto di un noto collezionista, è stata intercettata dai Carabinieri del Comando Tpc di Monza, i quali ne hanno consentito il successivo ritorno in Italia e la restituzione, nel febbraio 2015, alla diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino. La Dormitio Virginis è andata così ad arricchire la collezione del critico d’arte americano già presente al museo, diventando ben presto una delle opere ammirate dai tanti turisti che ogni giorno visitano la struttura. Grande soddisfazione è stata espressa dal responsabile e dalle operatrici del museo diocesano, anche perché nell’arco di pochi mesi è la seconda richiesta di “eccellenza” per la tavola raffigurante la Dormitio Virginis, dal 14 luglio 2016 al 31 luglio 2016, infatti, la stessa è andata in prestito a Roma, presso la Galleria nazionale d’arte antica in palazzo Barberini. 3


Chiesa Insieme 14 gennaio 2017

News

La Pastorale giovanile diocesana in pellegrinaggio a La Verna

In alto i nostri cuori

Claudia Lucani

LA VERNA – Domenica 4 dicembre il cuore della nostra Pastorale giovanile è volato in alto verso il santuario della Verna! È stata una giornata di grazia in un luogo di grazia! Siamo partiti in 130, tra giovani e giovanissimi, provenienti da tutta la diocesi. La Verna da sempre è meta di molti pellegrinaggi; è un luogo dove la maestosità della natura selvaggia non può lasciarti indifferente. I giovanissimi, grazie al laboratorio preparato da Suor Denise Drago (della diocesi di Perugia – Città della Pieve), hanno sperimentato la bellezza della “preghiera”: una preghiera che molti non conoscono perché oggi la società non ci regala molti momenti di riflessione, ma ci bombarda con la sterilità di una

comunicazione sfrenata e materialistica che non lascia spazio all’introspezione. La preghiera serve proprio a questo: mettersi a confronto con se stessi relazionandoci con il Creatore, al quale non si può mentire, che tutto conosce e tutto comprende. Il senso di libertà, di poter essere se stessi

fino in fondo, il senso di chiedere liberamente, di arrabbiarsi, di non dover mentire, di non sentirsi mai soli! I più grandi, invece, grazie alla testimonianza di Fra Daniele Piras (ofm), sono stati invitati a riflettere sulla loro vita, sulle sofferenze che ogni giorno cercano di combattere. Fra Daniele ha parlato della sua storia, testimoniando che il Signore può parlarti in determinati modi che non ti aspetti, può risollevarti e farti ritrovare la gioia in delle situazioni stravolte dalla sofferenza. Alle 12, il nostro vescovo Domenico ha presieduto la celebrazione eucaristica all’interno del Santuario, ricordando a tutti i giovani la bellezza e la gioia che li deve contraddistinguere, in modo particolare, in questo tempo di Avvento, di attesa della venuta del Signore. Dopo il pranzo, i ragazzi hanno avuto l’opportunità di mettersi a confronto con gli altri: sono stati invitati a fare squadra in giochi animati dal gruppo scout di Bastia Umbra, svolti tra le maestose betulle secolari del Santuario, tra canti gare e indovinelli.

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Sport e fede un’alleanza “provvidenziale”

Pubblicato l’ultimo libro di monsignor Vittorio Peri che raccoglie testimonianze ed esperienze ASSISI - - Le 144 pagine di questa nuova pubblicazione di monsignor Vittorio Peri dal titolo: “Sport e fede un’alleanza (Editrice Velar – Gorle (BG) – novembre 2016) si leggono con crescente interesse e con la curiosità che scaturisce da tanti quesiti che l’autore propone come stimolo alla riflessione e guida puntuale alle risposte che offre, generosamente, con grande sensibilità pastorale. Al termine si avverte il desiderio di rileggere un contenuto che spazia in termini enciclopedici dalla teologia alla psicologia, dalla filosofia alla letteratura, dalla pedagogia alla cronaca e

alla testimonianza di esperienze vissute in mezzo ai giovani, principali ma non unici destinatari del testo. Questo, infatti, si configura come provvidenziale “vademecum” per tutte le età. Il calibrato dosaggio delle citazioni (13 Santi, molti filosofi del mondo antico e di quello moderno, famosi scrittori e poeti, minuziosamente elencati in appendice) non appesantisce mai il dialogo con il lettore e l’offerta di una preghiera al termine di ogni capitolo ne sublima il contatto elevando il pensiero ai veri valori che debbono ispirare la vita. L’Autore, anche in questo caso, conferma il suo ruolo esemplare di “edu-

catore” manifestato con successo nei diversi contesti della sua personale esperienza, tanto variegata in apparenza ma sempre riconducibile al patrimonio unificante di una cultura profonda quanto illuminata dalla fede. Toccante è il riferimento alla proclamazione di Francesco di Assisi “patrono dei cultori dell’ecologia” (29 novembre 1979) che costituisce un invito ad instaurare, anche attraverso lo sport, un rapporto di amicizia con tutti gli elementi costitutivi della natura e ad imparare quello stile di contemplazione che li rende “trasparenti”. 3

Pio De Giuli


Chiesa Insieme

News

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Il sindaco di Betlemme fa visita al vescovo

Incontro fraterno anche con gli ospiti di “Casa Papa Francesco”

ASSISI – Dopo la celebrazione a Santa Maria degli Angeli, la messa e l’accensione dell’albero a San Francesco il sindaco di Betlemme Vera Baboun ha fatto visita al vescovo di Assisi monsignor Domenico Sorrentino. Accompagnata dal primo cittadino della città serafica Stefania Proietti e dal consigliere comunale Paolo Sdringola il sindaco si è trattenuta per quasi un’ora in vescovado, visitando la sala

TANTE NOVITÀ SUL CONVEGNO DI CULTURA “MARIA CRISTINA DI SAVOIA” ASSISI – Nuovo assistente spirituale per il convegno di cultura “Maria Cristina di Savoia” di Assisi, presieduto da Edoarda Pronti che è anche consigliera nazionale e delegata regionale per l’Umbria F1. Dopo le dimissioni dal cancelliere vescovile don Salvatore Rugolo, per motivi di salute e personali il vescovo ha nominato come assistente spirituale padre Marcello Fadda del Tor “che ha benevolmente accettato l’incarico – scrive la presidente - . Intanto il convegno di Assisi ha iniziato il nuovo corso 2016-2017 partecipando alla santa messa nella cattedrale di San Rufino celebrata in memoria di fratel Charles di Gesù (Charles de Foucauld), apostolo della bontà e martire, il 27 novembre da don Cesare Provenzi. Il convegno di Assisi – spiega ancora la Pronti – fa parte dei quasi 90 anni convegni esistenti in Italia.

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della Spoliazione e parlando a lungo con monsignor Sorrentino anche della situazione in Terra Santa e dei rapporti tra israeliani e palestinesi. La signora Baboun ha poi invitato il vescovo a Betlemme; monsignor Sorrentino da parte sua ha donato al sindaco il suo libro in inglese “Complici dello Spirito”, il documentario sulla visita di Papa Francesco in Assisi il 4 ottobre del 2013 e un’icona della Madonna di Pompei. Nella festa dell’Immacolata il sindaco di Betlemme ha avuto anche l’occasione di conoscere gli ospiti di “Casa Papa Francesco” durante l’àgape fraterna organizzata dalla comunità dei frati della Porziuncola, alla presenza del custode padre Rosario Gugliotta, del provinciale padre Claudio Durighetto e di monsignor Paolo De Nicolò.3

NOMINATI DUE MEMBRI DEL CAED E UN REVISORE ASSISI – Tre nuovi decreti del vescovo monsignor Domenico Sorrentino che ha nominato due nuovi membri del Caed (Consiglio per gli Affari economici diocesano) e un revisore dei conti. Per i primi due incarichi sono stati individuati Angela Boccali che andrà a sostituire Ciuchetti, destinato al ruolo di revisore dei conti e Chiara Pettirossi che entra nel Caed al posto di Giuseppe Carpita, a motivo del nuovo incarico quale membro della sezione giuridica, per il discernimento della cause di nullità matrimoniale, costituito all’interno dell’Ufficio Famiglia.3

La pastorale della famiglia impegnata in un nuovo percorso

corsi prematrimoniali alla luce dell’Amoris Laetitiae e del Sinodo

ASSISI - Si è tenuta nei giorni scorsi la riunione dell’Ufficio Famiglia presso il centro pastorale di Santa Maria degli Angeli nel quale è stato iniziato un percorso, insieme a tutti gli operatori di pastorale familiare impegnati soprattutto nei corsi prematrimoniali. “Questo percorso – come spiega don Marco Armillei - è finalizzato alla revisione dei suddetti corsi alla luce di quanto emerso dai due sinodi della famiglia, dall’Amoris Laetitiae e natu-

ralmente dal libro del Sinodo. È stato un incontro proficuo in cui i diversi operatori hanno fatto emergere i loro pensieri e le loro aspettative e anche qualche difficoltà a riguardo. Questo è solo il primo di una seri di incontri che faremo con la finalità di produrre, speriamo per il prossimo anno, nuove linee generali per gli incontri che accompagneranno i fidanzato a celebrare il loro matrimonio nel Signore”.

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Chiesa Insieme 16 gennaio 2017

APPUNTAMENTI - GENNAIO / FEBBRAIO 2017 9 Lun - 1.a Tempo Ordinario 10 Mar - 1.a Tempo Ordinario 11 Mer - 1.a Tempo Ordinario 12 Gio - 1.a Tempo Ordinario 13 Ven - 1.a Tempo Ordinario 14 Sab - 1.a Tempo Ordinario

Primi vespri del Beato Angelo ore 18.00 concattedrale di san Benedetto

15 Dom - 2.a Domenica Tempo Ordinario

- Festa del beato Angelo - ore 11.15 Concelebrazione Eucaristica presso la concattedrale di san Benedetto. - 103a Giornata del migrante e del rifugiato (colletta obbligatoria)

16 Lun - 2.a Tempo Ordinario

Inizio degli esercizi spirituali del clero diocesano presso la Domus Laetitia (Cappuccini di Assisi)

17 Mar - 2.a Tempo Ordinario

28a Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei

18 Mer - 2.a Tempo Ordinario

dal 18 al 25 gennaio Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani Mercoledì 18 - Monastero di Bose ore 20.30

19 Gio - 2.a Tempo Ordinario

Sett. di preghiera per l’unità dei cristiani - Basilica S. Francesco ore 20.30

20 Ven - 2.a Tempo Ordinario

Fine degli esercizi spirituali del clero diocesano - Sett. di preghiera per l’unità dei cristiani - S. Maria Maggiore ore 20.30

21 Sab - 2.a Tempo Ordinario

Sett. di preghiera per l’unità dei cristiani - Porziuncola ore 21.15

22 Dom - 3.a Domenica Tempo Ordinario

Sett. di preghiera per l’unità dei cristiani - Basilica S. Chiara ore 17.30

23 Lun - 3.a Tempo Ordinario

Sett. di preghiera per l’unità dei cristiani - San Pietro ore 20.30

24 Mar - 3.a Tempo Ordinario

Sett. di preghiera per l’unità dei cristiani - Chiesa Minerva ore 20.30

25 Mer - 3.a Tempo Ordinario

Sett. di preghiera per l’unità dei cristiani - San Rufino ore 20.30

26 Gio - 3.a Tempo Ordinario 27 Ven - 3.a Tempo Ordinario

Giornata della Memoria: cerimonia al Museo della Memoria ore 11

28 Sab - 3.a Tempo Ordinario 29 Dom - 4.a Domenica Tempo Ordinario

64a Giornata dei malati di lebbra

30 Lun - 4.a Tempo Ordinario 31 Mar - 4.a Tempo Ordinario

FEBBRAIO 1 Mer - 4.a Tempo Ordinario 2 Gio - 4.a Tempo Ordinario

21a Giornata della Vita consacrata

3 Ven - 4.a Tempo Ordinario 4 Sab - 4.a Tempo Ordinario 5 Dom - 5.a Domenica Tempo Ordinario

39a Giornata per la vita

6 Lun - 5.a Tempo Ordinario 7 Mar - 5.a Tempo Ordinario 8 Mer - 5.a Tempo Ordinario 9 Gio - 5.a Tempo Ordinario

Nocera Umbra: celebrazioni in onore del patrono san Rinaldo

AVV I S O Chi ha rinnovato l’abbonamento all’assemblea diocesana o nei mesi di ottobre, novembre e dicembre NON deve effettuare ora il versamento per il 2017 IL TUO ABBONAMENTO AL MENSILE CHIESA INSIEME È SCADUTO? ECCO COME RINNOVARLO SUBITO!

c/c postale n. 13999065 intestato a : Curia Diocesana - Amministrazione Chiesa Insieme

€ 15.00 (quindici)

Chiesa Insieme Gennaio 2017  
Chiesa Insieme Gennaio 2017  
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