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71. Jahrgang|Anno 2020|Nr. 2

Leben woanders Vivere altrove

MITEINANDER

INSIEME


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Indice

Inhalt 3

PFARRERSWORT Wo sind eigentlich unsre Wohnungen?

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SALUTO DEL PASTORE Dove sono in realtà le nostre case?

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LEBEN WOANDERS Glaube und Resilienz Für Gott gibt es kein Woanders Lokale Sprachen und kirchliches Leben Palermo, Hauptstadt der Toleranz

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VIVERE ALTROVE Fede e resilienza Non c’è altrove per Dio Lingue locali e vita delle Chiese Palermo, capitale della tolleranza

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DER THEOLOGE ANTWORTET ...und was haben Ihre Kinder dazu gesagt?

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IL TEOLOGO RISPONDE … e cosa hanno detto i vostri figli?

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ZEUGNISSE „Die Leute sind hier komisch weiß…“ Respekt zwischen den Kulturen Zuhause woanders leben Zuhause bei Gott Die Wurzeln sind in uns Ein falsches Leben ist zu Ende

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TESTIMONIANZE „La gente qui è stranamente bianca…“ Il rispetto tra le culture Vivere a casa altrove A casa con Dio Le radici sono dentro di noi Una finta vita è finita

AUS DER ELKI 26 Mentoring in Bozen 27 8xMille im Golf von Neapel

DALLA CELI 26 Mentoring a Bolzano 27 8xmille nel golfo di Napoli

TERMINE | APPUNTAMENTI

APPUNTAMENTI

29 Jugendfreizeit 30 ELKI Tag in Rom 31 Ökumenischer Kirchentag 2021

Miteinander ist das Organ der «Evangelisch-Lutherischen Kirche in Italien»

29 Campo giovani 30 Giornata CELI a Roma 31 Kirchentag ecumenico 2021

Via Aurelia Antica, 391 - 00165 Roma Tel. 06 66 03 01 04 - Fax 06 66 01 79 93 E-Mail: decanato@chiesaluterana.it Herausgeber • Editore: Konsistorium/Concistoro (Cordelia Vitiello)

Insieme è l’organo della «Chiesa Evangelica Luterana in Italia»

Verantwortlicher Direktor • Direttore responsabile: Christiane Schröder-Werth

mit Geschäftssitz im Dekanat in Rom • con sede legale a Roma nel Decanato

Chefredakteurin • Capo redattrice: Christiane Groeben

Redaktion • Redazione: Pfarrer/Pastore Michael Jäger (Theologe/teologo), Caroline von der Tann, Nicole Dominique Steiner, Roberto Tresoldi, Margherita Groeben, Dekanat/decanato (Layout), Cecilia Bazzini (Graphik/grafica)

Auflage • Tiratura: 2.600 - n. 2/2020 Autor. Trib. Bolzano 26/11/1968, n° 39/49

Spenden für die Zeitschrift •Offerte per la rivista: «ELKI / CELI – Miteinander / Insieme» c/c bancario in Italia: Banca Prossima E-mail: miteinander@chiesaluterana.it / IBAN IT 96 A 03359 01600 100000061391 insieme@chiesaluterana.it BIC: BCITITMX Verwendungszweck/causale: Druck • Stampa: A. Weger, Bressanone – Brixen Miteinander/Insieme.

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Pfarrerswort | Saluto del Pastore 3

Wo sind eigentlich unsere Wohnungen?

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iebe Leserinnen und Leser, ein Umzug ins Ausland stellt Menschen vor Erfahrungen und Fragen, die man sonst nicht hätte. Viele von uns in der ELKI kennen das. „Welche Sprache spreche ich?“ „In welcher Kultur fühle ich mich zuhause?“ „Kombiniere ich die verschiedenen Kulturen meiner Lebensorte oder bewahre ich sie vor einer Vermischung?“ „Wo sind meine Wurzeln?“ „Wo verbringe ich mein Alter?“ Viele dieser Fragen stellen sich auch im Blick auf unser Gemeindeleben. Aber eigentlich ist es ja schon jeder kleine Wohnungswechsel, der uns zum Nachdenken bringt, Ausland hin oder her. Wenn man dabei Bücher einpackt, Möbel abbaut und Bilder abhängt, wird einem unweigerlich bewusst: „Diese Zeit ist vorbei. Alles, was du in dieser Umgebung erlebt hast, liegt nun hinter dir, unwiederholbar.“ Da entstehen auch wehmütige Gefühle. Denn bei allem Reiz des Neuen brauchen wir auch eine vertraute Umgebung. Wir brauchen eine Wohnung, in der wir Geborgenheit und Ruhe haben. Wer im Ausland lebt oder oft den Wohnort gewechselt hat, hat gelernt, damit umzugehen. Wer die christliche Lehre kennt, weiß, dass wir auf Erden „keine bleibende Stadt“ haben (Hebr 13,14). Sollen wir also jegliches Bedürfnis nach ortsgebundener Geborgenheit und Verankerung aufgeben? Ich verstehe Jesus nicht so, wenn er im Johannesevangelium (14,2) sagt: „In meines Vaters Haus sind viele Wohnungen. Und ich gehe hin, um sie für euch vorzubereiten.“ Da sind Wohnungen bei Gott vorbereitet, Orte der Geborgenheit und der Wärme. Diese Wohnungen sind Orte, wo wir Platz haben, wo wir als unverwechselbare Menschen mit einem Namen leben werden, selbst wenn uns auf der Erde einmal das Vergessen eingeholt hat. Und wir werden nicht allein sein: Die Wohnungen sind im Haus des Vaters. Gottes Nähe ist etwas anderes als eine Parzelle in einem anonymen Wohnblock. Wir werden nicht allein sein: Jesus ist uns dorthin vorausgegangen. Er garantiert den Weg dorthin und sagt von sich: „Ich bin der Weg und die Wahrheit und das Leben“ (Joh 14,6). Das ist Wegbeschreibung, Einladung und Eintrittskarte für unsere ewige Wohnung im Himmel zugleich. Zu schön, um wahr zu sein? Ich denke nicht. Wohnungen im Hause des Vaters: Das ist keine billige Vertröstung auf das Jenseits. Das ist Gottes Ja zu unserem tiefen Bedürfnis nach Geborgenheit. Das ist eine Zusage Jesu, die schon unsere Gegenwart prägen will. Wer sich von ihr leiten lässt, findet seinen Platz, egal an welchem Ort er sich gerade befindet. Dr. Michael Jonas, Pfarrer in Rom

Dove sono in realtà le nostre case?

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are lettrici e cari lettori, un trasloco all’estero fa sì che le persone vivano esperienze e si pongano domande che altrimenti non avrebbero avuto. Molti di noi della CELI lo hanno sperimentato. “Che lingua parlo?” “In quale cultura mi sento a casa?” “Combino le diverse culture dei luoghi della mia vita o evito di mischiarle?” “Dove sono le mie radici?”“Dove passerò la mia vecchiaia?” Molte di queste domande sono rivolte anche alla nostra vita comunitaria. Ma in realtà è già ogni piccolo cambiamento di casa che ci fa riflettere, che si vada all’estero o no. Quando si impacchettano libri, si smontano mobili o si attaccano quadri si è consapevoli: “Questo tempo è passato. Tutto ciò che hai vissuto in questo luogo è ormai dietro di te, irripetibile”. Ciò suscita anche sentimenti nostalgici. Perché per quanto fascino eserciti il nuovo abbiamo anche bisogno di un ambiente che ci sia familiare. Abbiamo bisogno di una casa, che ci dia un senso di protezione e di pace. Chi vive all’estero o ha cambiato spesso il proprio luogo di residenza ha imparato a gestire questa situazione. Chi conosce la dottrina cristiana sa che in terra non abbiamo “una città stabile” (Ebrei 13, 14). Dobbiamo allora rinunciare a qualsiasi bisogno di sentirci protetti in un luogo e di radicamento? Non interpreto Gesù in questo modo quando nel Vangelo di Giovanni (14, 2) dice: “Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore; io vado a prepararvi un posto”. Ci sono dimore preparate da Dio, luoghi in cui sentirsi protetti e pieni di calore. Le case sono luoghi dove abbiamo un posto in cui vivremo come persone inconfondibili con un nome, anche se in terra un giorno ci avranno dimenticato. E non saremo soli: le dimore si trovano nella casa del Padre. La vicinanza di Dio è qualcosa di diverso da un lotto in un caseggiato anonimo. Non saremo soli: Gesù ci ha preceduti. Ci garantisce la strada per arrivarci e dice di sé: “Io sono la via, la verità e la vita” (Giovanni 14, 6). È allo stesso tempo l’indicazione della strada, l‘invito e il biglietto d’ingresso per la nostra casa eterna in cielo. Troppo bello per essere vero? Non penso. Dimore nella casa del padre: non è una consolazione a poco prezzo per l’aldilà. È il sì di Dio al nostro profondo bisogno di protezione. È una promessa di Gesù, che vuole influenzare già il nostro presente. Chi si fa guidare da questa promessa trova il suo posto, indipendentemente dal luogo in cui si trovi. Dr. Michael Jonas, pastore a Roma Traduzione: MariaClara Palazzini Finetti


„Alles ist möglich, dem der glaubt“: Glaube und Resilienz “Tutto è possibile per chi crede”: fede e resilienza Wie verhält sich Glaube und seelische Widerstandskraft? Che rapporto c’è tra la fede e la resistenza mentale?

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azu kommt, dass ich viel Lebensmut habe, ich fühle mich stark und imstande, viel auszuhalten. Ich glaube nicht, dass ich mich schnell unter den Schlägen beuge, die ich aushalten muss.“ Das hat Anne Frank in ihr Tagebuch geschrieben. Das ist „Resilienz“, seelische Widerstandskraft in Krisenzeiten! Das lateinische Wort „resilire“ bedeutet „zurückspringen“. Es kommt aus der Biologie und bezeichnet die Spannkraft einer Pflanze, die sich biegt und dann wieder aufrichtet. Aus der Biologie wanderte das Wort in die Technik, Pädagogik und Psychologie. Resilienz ist „die Fähigkeit, Krisen im Lebenszyklus unter Rückgriff auf persönliche und sozial vermittelte Ressourcen zu meistern und als Anlass für Entwicklung zu nutzen.“ Man fand heraus: Resilienzfaktoren, also Fähigkeiten wie z.B. Akzeptanz, Zuversicht, Zielorientierung, das Übernehmen der Verantwortung für sein Leben, das Verlassen der Opferrolle, Problemlösungsstrategien, soziale Kompetenz und Einfühlungsvermögen, das alles stärkt und kann auch angeeignet und trainiert werden. Als Theologin frage ich nun also nach: Wie verhält sich Glaube und seelische Widerstandskraft? Sicherlich kennen Sie alle das bekannte Gedicht/Gebet: „Gott, gib mir die Gelassenheit, Dinge hinzunehmen, die ich nicht än-

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ciò si aggiunga che ho un coraggio e una vitalità fuor del comune, che mi sento sempre così forte e pronta a sopportare qualunque cosa, perché non credo che piegherò facilmente sotto i colpi a cui nessuno sfugge”. Questo ha scritto Anna Frank nel suo diario. Questa è la “resilienza”, la resistenza mentale in tempi di crisi! La parola latina “resilire” significa “saltare indietro”. Proviene dalla biologia e definisce l’elasticità di una pianta, che si piega e poi si rialza. Dalla biologia il termine è passato alla tecnologia, pedagogia e psicologia. La resilienza è “la capacità di risolvere le crisi nel ciclo della vita ricorrendo a risorse personali e sociali e usandole come occasione per il nostro sviluppo”. È stato scoperto che fattori di resilienza, quindi capacità come ad esempio l’accettanza, la fiducia, mirare a un obiettivo, l’assumersi la responsabilità per la propria vita, abbandonare il ruolo di vittima, le strategie per la risoluzione di problemi, la competenza sociale e l’empatia, tutto ciò ci rafforza e può essere anche acquisito e allenato. Come teologa mi chiedo quindi: che rapporto c’è tra la fede e la resistenza mentale? Certamente conoscete tutti la famosa poesia/preghiera: “Signore, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio


Leben woanders | Vivere altrove

dern kann, den Mut, Dinge zu ändern, die ich ändern kann, und die Weisheit, das eine vom anderen zu unterscheiden.“ Demnach ist erkennen und akzeptieren, was wir ändern können und was nicht, einer der wichtigsten Aspekte zum Verständnis von Resilienz. Es geht darum, das ganze Leben mit Gottvertrauen akzeptieren zu können, mit allem Möglichen, was geschehen kann. Das ganze Leben aus Schönheit und Tragik, Gewinn und Verlust, Ende und Neuanfang, und nicht nur die „schöne Hälfte“. Hiob akzeptiert das Gute und Schwere im Bezug auf Gott. „Alles (Mögliche) ist möglich, dem der glaubt“ signalisiert, dass ich im Glauben die Kraft finde, anzunehmen, was sich nicht ändern lässt und zu gestalten, was ich gestalten kann. In der Gewissheit, dass Gottes Hand schützend über seinem Leben und Sterben stand, gelang es Dietrich Bonhoeffer, sich ebenso kritisch wie ergeben auf eine aussichtslose Situation einzulassen und mit ihr förderlich umzugehen. So schreibt er an Eberhard Bethge: „… ein glaubensloses Hin- und Herschwanken, (…) ein Nichts-wagenwollen, das ist eine wirkliche Gefahr. Ich muss die Gewissheit haben können, in Gottes Hand und nicht in Menschenhänden zu sein. Dann wird alles leicht, auch die härteste Entbehrung.“ Das heißt: Der Glaube an Gottes Geleit ist für christliches Engagement der entscheidende Motor, um nicht aufzugeben. Er bietet die Motivation, verantwortlich Taten zu wagen, selbst, wenn man sich dabei schuldig machen und in unauflösliche Widersprüche geraten sollte. Alltagssprachlich kann Bonhoeffer diese Haltung des Glaubens als „Optimismus“ beschreiben: „Optimismus ist eine Lebenskraft …eine Kraft der Hoffnung, wo andere resignierten , eine Kraft den Kopf hoch zu halten, wenn alles fehlzuschlagen scheint, eine Kraft Rückschläge zu ertragen, eine Kraft, die die Zukunft niemals dem Gegner lässt, sondern sie für sich in Anspruch nimmt. Mag sein, dass der Jüngste Tag morgen anbricht, dann wollen wir gern die Arbeit für eine bessere Zukunft aus der Hand legen, vorher aber nicht.“ Martin Luther wird zugeschrieben, dass er diese Haltung aus Glauben gegen apokalyptische Ängste auf die Formel gebracht haben soll: „Wenn morgen die Welt unterginge, pflanzte ich heute noch ein Apfelbäumchen.“ Kirsten Thiele, Pfarrerin in Neapel

di cambiare quelle che posso, la saggezza di conoscerne la differenza”. Pertanto riconoscere e accettare ciò che possiamo e ciò che non possiamo cambiare, è uno degli aspetti più importanti per capire la resilienza. Si tratta di poter accettare l’intera vita avendo fiducia in Dio, con tutto il possibile che può accadere. L’intera vita è fatta di bellezza e tragicità, guadagno e perdita, fine e nuovo inizio e non solo della “parte migliore”. Giobbe accetta il buono e il difficile da Dio. “Tutto (il possibile) è possibile per chi crede” segnala che nella fede trovo la forza per accettare ciò che non si può cambiare e per gestire ciò che posso gestire. Nella certezza che la mano di Dio lo proteggeva nella sua vita e nella sua morte, Dietrich Bonhoeffer è riuscito in maniera sia critica che devota ad aderire a una situazione senza via di scampo e a gestirla in modo favorevole. Così scrive a Eberhard Bethge: “… un oscillare avanti e indietro senza fede, (…) un non volere osare, questo è il vero pericolo. Devo poter avere la certezza di essere nelle mani di Dio e non in quelle degli uomini. Allora tutto diventa semplice, anche la privazione più dura”. Ciò significa che la fede che Dio ci accompagna è il motore decisivo per l’impegno cristiano e per non rinunciare. Offre la motivazione per osare, intraprendere delle azioni in maniera responsabile, anche se in questo modo ci si rendesse colpevoli e si dovesse cadere in contraddizioni insanabili. Nella lingua di tutti i giorni Bonhoeffer può descrivere questo atteggiamento della fede come “ottimismo”: “L’ottimismo è una forza vitale… la forza della speranza, laddove altri si sono rassegnati, la forza di tenere alta la testa, quando tutto sembra fallire, la forza di sopportare contraccolpi, la forza di non lasciare mai il futuro in mano al nemico, ma di rivendicarlo per se stessi. Può essere che domani ci sia il Giorno del Giudizio, allora smetteremo volentieri il lavoro per un futuro migliore, ma non prima”. A Martin Lutero viene attribuito di aver ridotto questo atteggiamento dettato dalla fede contro le paure apocalittiche alla seguente formula:“Se anche avessi la certezza che il mondo finisse domani, pianterei ugualmente un alberello di mele”. Kirsten Thiele, pastora a Napoli Traduzione: MariaClara Palazzini Finetti

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Dietrich Bonhoeffer

Dass ich im Glauben die Kraft finde, anzunehmen, was sich nicht ändern lässt und zu gestalten, was ich gestalten kann Nella fede trovo la forza per accettare ciò che non si può cambiare e per gestire ciò che posso gestire


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Leben woanders | Vivere altrove

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is zur Anfrage von Miteinander war mir dieser Gedanke nie gekommen, aber die Bibel ist tatsächlich durchzogen von der Erfahrung des „Woanders“ und von vielen Arten, diese Erfahrung zu leben. Man zieht woanders hin, weil Gott einem den Weg zeigt. So ist es bei Abraham, der Heimat und Familie verlässt (Gen 12,1 ff.) – und nach jüdischer Tradition auch das götzendienerische Umfeld, zu dem seine Familie gehört –, um in das Land zu gehen, das Gott ihm zeigt und wo er als Einwanderer bleibt. Es bestärkt ihn Gottes Versprechen, Stammvater eines Volkes mit eigenem Land zu sein – eben das, in dem er als Einwanderer lebt. Wegen einer Hungersnot ziehen seine Nachkommen woanders hin. Dort rettet sie anfangs Joseph, der in diesem Woanders - in Ägypten - lebt, weil seine Brüder ihn verkauft haben. Das Woanders beschwört Drohungen und Versuchungen hervor, wie Abraham zugibt, als er nach Gerar zieht (Gen 20): „Zweifellos gibt es an diesem Ort keine Gottesfurcht“ (Vers 11). Es gibt also weder Moral noch Respekt. Deshalb bittet er seine Frau, sich als seine Schwester auszugeben. Offensichtlich aus Angst, dass sie ihn töten, um sich seine schöne Frau zu nehmen (vgl. Gen 12,12). Die Geschichte mit dem König von Gerar, Abimelech, zeigt jedoch, dass es auch „anderswo“ „Gottesfurcht“ geben kann. Die Geschichte von Joseph, der den Verlockungen der Frau Potifars widersteht („Schlafe bei mir!“, Gen 39,7), zeigt, dass man „woanders“ leben kann, ohne dass man deswegen seine tiefsten, verbindlichen Überzeugungen verlieren muss:„Wie sollte ich denn nun ein solch groß Übel tun und wider Gott sündigen?“ (Gen 39,9). „Woanders“ kann Joseph „Karriere machen“ und schließlich Vizekönig von Ägypten werden. Und es ist dieser Erfolg seines „Woanders“, der sich für seine große Familie als heilsam erweist (Gen 46). Joseph ist ein Vorläufer vieler unfreiwilliger Auswanderer, die auf diese Weise ihren Angehörigen eine Zukunft garantieren können. Es ist „Woanders“, und zwar in Ägypten, wo Jakobs große Familie (Ex 1,1 ff.) zu einem großen, aber versklavten Volk wird. Mose, der in Ägypten geboren wird und aufwächst, flieht in das Land Midian. Er begegnet Gott im Woanders eines Busches, der mitten in der Wüste brennt. Gott aber hört die Klagen der Sklaven und kommt aus seinem „Woanders“ - das ein dort oben ist - herab, um die Sklaven in das gelobte Land der Freiheit zu führen (Ex 3,7-10).

Für Gott gibt es kein Woanders Non c’è altrove per Dio Joseph ist ein Vorläufer vieler unfreiwilliger Auswanderer, die auf diese Weise ihren Angehörigen eine Zukunft garantieren können

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on ci avevo mai pensato, fino alla richiesta di Miteinander, ma la Bibbia è attraversata dall’esperienza dell’“altrove” e dai molti modi in cui è vissuto. Per brevità mi limito all’Antico Testamento. Si va a vivere altrove perché mossi da Dio. È il caso di Abramo che lascia terra d’origine e famiglia (Gen 12, 1ss.) – e secondo la tradizione ebraica anche l’ambiente idolatra di cui la sua famiglia era parte - per andare nella terra che Dio gli indica, dove starà come immigrato, sorretto dalla promessa di Dio di essere l’antenato di un popolo che avrà il suo luogo, lo stesso dove ora egli vivrà come immigrato. Andranno altrove i suoi discendenti, per via della carestia, in un primo tempo salvati da Giuseppe che in quell’altrove – l’Egitto – era finito perché i suoi fratelli lo avevano venduto. L’altrove evoca minacce e tentazioni, come ammette Abramo quando si reca nel paese di Gherar (Gen 20): “Certo in questo luogo non c’è timor di Dio” (v. 11), cioè non ci sono né morale né rispetto. Per questo chiede alla moglie di farsi passare per sua sorella, evidentemente per paura che lo uccidano per prendersi la bella moglie (cfr. Gen 12, 12). La storia con il re di Gherar, Abimelech, però, mostra che anche “altrove” ci può essere “timor di Dio”. La vicenda di Giuseppe, che resiste alle insidie della moglie di Po-


Leben woanders | Vivere altrove Josef wird von seinen Brüdern nach Ägypten verkauft. Miniatur, um 1180 | Giuseppe viene venduto dai suoi fratelli in Egitto. Miniatura, intorno al 1180. Aus | Da: Herrad von Landsberg, Hortus Deliciarum. Foto: Dnalor_01, Wikimedia Commons, Lizenz/licenza CCBY-SA 3.0.

Dort kommen sie nach vierzig Jahren Wanderung durch die Wüste an. Mose stirbt an der Grenze zum gelobten Land und mit seinem Tod endet das, was der Höhepunkt der hebräischen Bibel ist. Wir nehmen an, dass es ein Hexateuch-Projekt gab, sich jedoch das des Pentateuchs durchsetzte. Der erste Teil der hebräischen Bibel würde somit in Sichem (Jos 24) enden, an demselben Ort, an dem Gott Abraham zum ersten Mal das gelobte Land verheißt (Gen 12,7). Stattdessen gibt es den Pentateuch, die fünf Bücher „Mose“, die Tora. Damit wird das Fundament in Bezug auf das verheißene Land mit seinem Heiligtum an einem Vorher und einem Woanders (Berg Sinai) festgemacht. Und so ist die Tora zu einem „tragbaren Heiligtum“ geworden, das es Israel ermöglicht hat, sich am Fuße des Sinai zusammenzufinden: im Angesicht der Offenbarung Gottes und in jedem „Woanders“ seiner Diaspora von der Hoffnung getragen. Es ist kein Zufall, dass in der Geschichte von der Befreiung aus Ägypten, der im Mittelpunkt des Sederabends stehenden Haggada, zu lesen ist:„Dieses Jahr hier, kommendes Jahr im Lande Israel. Dieses Jahr Sklaven, kommendes Jahr als freie Menschen.“ Es gibt das Woanders der Menschheit, die den Garten in Eden verlassen muss, Gottes Fürsorge für sie aber deswegen nicht verliert. Es gibt das Woanders Kains, der für

Giuseppe è così antesignano dell’esperienza di molti emigrati a forza, che poi possono garantire un futuro ai loro famigliari

Der Schoß Abrahams. Miniatur, um 1180 Il grembo d’Abramo. Miniatura, intorno al 1180 Aus | Da: Herrad von Landsberg, Hortus Deliciarum. Foto: Dnalor_01, Wikimedia Commons, Lizenz/licenza CCBY-SA 3.0.

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tifar (“vieni a letto con me!”, Gen 39, 7), indica che si può vivere “altrove”, ma non per questo si deve venir meno alle proprie convinzioni più profonde e vincolanti: “Come potrei fare questo gran male e peccare contro Dio?” (Gen 39, 9). È “altrove” che Giuseppe può “fare carriera”, fino a diventare viceré d’Egitto. È proprio questa sua riuscita “altrove” che si dimostrerà salutare per la sua grande famiglia, che troverà rifugio in Egitto avendo dovuto lasciare la terra di Canaan per una carestia (Gen 46s.). Giuseppe è così antesignano dell’esperienza di molti emigrati a forza, che poi possono garantire un futuro ai loro famigliari. È “altrove”, cioè in Egitto, che la grande famiglia di Giacobbe (Es 1, 1ss.) diventa un grande popolo, che però viene ridotto in schiavitù. Mosè, nato e cresciuto in Egitto, fuggito altrove, nel paese di Midian, incontra Dio nell’altrove di un cespuglio che brucia in mezzo al deserto. Dio però ode il gemito degli schiavi e dal suo “altrove” – che è un lassù – scende per far salire gli schiavi alla terra della libertà, che è loro promessa (Es 3, 7-10). Vi arriveranno dopo quarant’anni di marcia nel deserto. Mosè muore alle soglie di questo ingresso e con la sua morte si chiude quello che è il vertice della Bibbia ebraica. Noi ipotizziamo che ci sia stato un progetto Esateuco, su cui prevalse quello del Pentateuco. La prima parte della Bibbia ebraica si sarebbe così conclusa a Sichem (Gios 24), nello stesso luogo in cui era risuonata per la prima volta la promessa della terra ad Abramo (Gen 12, 7), nel luogo promesso e raggiunto dopo l’altrove dell’Egitto. C’è invece il Pentateuco, i cinque libri “di Mosè”, la Torah. In questo modo, il fondamento è posto in un prima e in un altrove (il monte Sinai) rispetto al luogo – la terra promessa, con il suo santuario – a cui essa tende; in questo modo, la Torah è divenuta un “santuario portatile” che ha permesso a Israele di ritrovarsi ai piedi del Sinai, davanti alla rivelazione di Dio e sorretto dalla speranza, in ognuno degli “altrove” della sua diaspora. Non a caso nella haggadah, il racconto della liberazione dall’Egitto che è al centro del seder, la cena pasquale, si dice: “Quest’anno qui, a …, l’anno prossimo in terra d’Israele, liberi”. C’è l’altrove dell’umanità che deve lasciare il giardino in Eden, ma non perde per questo la cura che Dio ha di lei. C’è l’altrove di Caino, condannato ad essere ramingo, eppure messo da Dio al riparo della vendetta degli uomini (Gen 4, 12ss.). C’è l’altrove dell’esilio, letto come conseguenza


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Leben woanders | Vivere altrove

seine Tat von Gott verstoßen wird, und den Gott dennoch vor der Rache der Menschen schützt (Gen 4, 12 ff.). Es gibt das Woanders des Exils, das als Gottes Strafe gesehen wird. Aber auch in diesem Woanders gibt es die Nähe Gottes. Den aus Juda Verbannten lässt Gott durch den Propheten Hesekiel (11,16) sagen:„aber ich bin ihnen doch für eine kurze Zeit zum Heiligtum geworden…“. Selbst in dem Woanders, in dem Gottes Antlitz verborgen ist, lässt Gott sich finden. Angesichts der fast apokalyptischen Erwartungen der Deportierten des ersten babylonischen Feldzugs gegen Jerusalem spricht Gott durch den Propheten Jeremia und bedeutet ihnen, Wurzeln im Land des Exils zu schlagen: „Suchet der Stadt Bestes, dahin ich euch habe wegführen lassen, und betet für sie zum HERRN“ (Jer 29, 7). Ab dem Moment dauerte die jüdische Präsenz in Mesopotamien über Jahrhunderte an, auch nach der Rückkehr aus dem Exil, zur Zeit des Persischen Reiches. Und es ist kein Zufall, dass die wichtigere der zwei Versionen des Talmudes, der monumentalen Sammlung des jüdischen Gedankenguts, die „babylonische“ ist. Es gibt das Woanders der Fremden, die im Land Israel dem lebendigen und wahren Gott begegnen. So ist es bei Naaman (2. Könige 5), dem obersten Heerführer des Königs von Syrien, der zu Elisa reist, um von einer Hautkrankheit geheilt zu werden. Nachdem er erkannt hatte, dass „kein Gott ist in allen Landen außer in Israel“ (Vers 15), bittet er darum, etwas Erde von dort in seine Heimat mitnehmen zu dürfen, wo er den Göttern keine Opfer mehr bringen wird. Ein Mann aus Bethlehem zieht mit seiner Familie in das Land der Moabiter, um der Hungersnot zu entkommen. Dort sterben erst er und dann seine beiden Söhne. Seine Witwe Noomi beschließt, das Land der Moabiter zu verlassen und lässt ihre Schwiegertöchter frei. Aber eine von ihnen, Ruth, will ihr folgen: „Wo du hingehst, da will ich auch hingehen; wo du bleibst, da bleibe ich auch. Dein Volk ist mein Volk, und dein Gott ist mein Gott“ (Ruth 1,16). Was für Ruth woanders war, wird der Ort ihrer Nachkommenschaft, darunter auch David und Jesus. Das „Woanders leben“ hat in der Bibel viele Konturen: Strafe ... Chance ... akzeptabler Zustand ... vorübergehende Lösung. Keine davon verdeckt jedoch die Dimension Gottes, der sich finden lässt, sogar von denen, die ihn nicht mehr suchen (Jes. 65,1ff.). Für Gott gibt es kein Woanders. Übersetzung: Kerstin Gros

Dirk (Dieric) Bouts, Mose und der brennende Dornbusch (1450–1475) Dirk (Dieric) Bouts, Mosè e il cespuglio che brucia (1450–1475)

Selbst in dem Woanders, in dem Gottes Antlitz verborgen ist, lässt Gott sich finden Anche nell’altrove che è quello del nascondimento del volto di Dio, Dio si fa trovare

del giudizio di Dio, prima per il regno di Israele, poi per quello di Giuda. Anche in quell’altrove, però, non ci sono soltanto rimpianto e attesa, ma anche vicinanza di Dio. Agli esiliati di Giuda, Dio fa dire tramite il profeta Ezechiele (11, 18): “sarò per voi un santuario temporaneo/parziale” … Anche nell’altrove che è quello del nascondimento del volto di Dio, Dio si fa trovare. Alle attese quasi apocalittiche dei deportati della prima campagna babilonese contro Gerusalemme, Dio fa dire tramite il profeta Geremia di mettere radici in terra d’esilio, anzi di “cercare il bene della città in cui vi ho fatto deportare ed intercedere per essa.” (Ger 29, 7). Da allora, la presenza ebraica in Mesopotamia continuò per secoli, anche dopo il ritorno dall’esilio al tempo dell’impero persiano. E non è un caso che la più importante delle due versioni del Talmud, la monumentale raccolta del pensiero ebraico, sia quella “babilonese”. C’è l’altrove degli stranieri che incontrano in terra d’Israele il Dio vivente e vero. È il caso di Naaman (2 Re 5), capo dell’esercito del re di Siria che si reca da Eliso, per essere e guarito da una malattia della pelle. Dopo aver riconosciuto che “non c’è alcun Dio in tutta la terra, fuorché in Israele” (v. 15), chiede di portarsi della terra del luogo quando tornerà in patria, dove non offrirà più sacrifici agli dèi. Nel suo luogo, un po’ di terra sarà il segno del suo legame con l’altrove del suo incontro con Dio. Un uomo di Betlemme si trasferisce a Moab con la moglie e i due figli per sfuggire alla carestia, una delle principali cause del vivere altrove nella Bibbia. In Moab egli muore, e dopo di lui i suoi due figli. La vedova, Naomi, udito che era tornato il cibo nella sua patria “perché il Signore aveva visitato il suo popolo” (Rut 1, 6), decide di lasciare Moab e lascia libere le nuore, ma una di esse, Rut la vuole seguire: ”dove andrai, andrò anch’io; dove starai, starò anch’io; il tuo popolo sarà il mio popolo; il tuo Dio sarà il mio Dio.” (Rut 1, 16). Quello che per Rut era un altrove, diventerà il luogo della sua discendenza, di cui fanno parte Davide e Gesù. Il “vivere altrove” ha molti profili nella Bibbia: condanna … opportunità … condizione accettabile … soluzione provvisoria. Nessuno di questi volti, però, oscura la dimensione di Dio che si fa trovare, persino da quelli che non lo cercano più (Isaia 65, 1ss.). Non c’è altrove per Dio. Daniele Garrone


Leben woanders | Vivere altrove

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Lokale Sprachen und kirchliches Leben Lingue locali e vita delle Chiese Die Bedeutung von Minderheitensprachen für das Überleben der religiösen und kulturellen Traditionen der allophonen Gemeinschaften in Italien Importanza delle lingue minoritarie per la sopravvivenza delle tradizioni religiose e culturali delle comunità allofone in Italia

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ie Römer hatten gelernt, dass zwei Dinge für unterworfene Völker wichtig waren: die Anbetung ihrer Götter und die Nutzung ihrer Muttersprache. Die Götter waren überall die gleichen, der Unterschied bestand nur in ihren Namen und den Riten. Auch die Muttersprache der einzelnen Bevölkerungsgruppen war eng mit ihrer Religion verbunden (heilige Schriften, Gebete, Rituale, Lieder, religiöse Feiertage usw.). Die Sprache wird somit zu einem wichtigen Faktor bei der Bewahrung von religiösen Traditionen, der kulturellen Identität eines Volkes und der emotionalen Bindung, die eine Verbindung zu der jeweiligen spirituellen Welt darstellt. Gleichzeitig stellt sie die Grenze dar, über die hinaus unsere Welt nicht mehr in der anderer Völker wiedererkannt wird: Die Griechen nannten die, die kein Griechisch sprachen,„Barbaren“ (Stotterer) und oft endete das als das eigene anerkannte Gebiet dort, wo die eigene Sprache nicht mehr gesprochen wurde. Sprache als identitätsstiftender und -bewahrender, aber auch trennender Faktor. Italien ist ein Land, das infolge der im Laufe der Jahrhunderte stattgefundenen Einwanderungen und einer hohen Zahl von Dialekten innerhalb seiner Grenzen eine Vielfalt an lokalen Sprachen bewahrt hat. Die Dialekte stammen vom gesprochenen Latein ab, so wie auch andere romanische Sprachen, und sind zugleich Mittel, um die religiösen Traditionen der verschiedenen Teile Italiens zu bewahren. Vielleicht auf die authentischste und populärste Weise ist dies am Dialektgesang mit religiösen Inhalten zu erkennen. Anlässlich der Veröffentlichung der ins Mailändische übersetzten Evangelien schrieb Kardinal Martini in einem Brief an den Mailänder Dialektologen Claudio Beretta: „... ich möchte ledig-

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Romani avevano imparato che due cose erano importanti per i popoli assoggettati: venerare i propri dei e utilizzare la propria lingua madre. Gli dei erano gli stessi ovunque e ciò che cambiava erano solo il loro nome e i riti. La lingua madre delle singole popolazioni era anche strettamente associata alla religione (libri sacri, preghiere, rituali, canti, feste religiose ecc). Già da queste prime osservazioni emerge un aspetto importante del rapporto tra lingua e religione: la lingua diventa un fattore importante di conservazione delle tradizioni religiose, dell’identità culturale di un popolo, del legame affettivo che lega al proprio mondo spirituale. Al tempo stesso essa costituisce il limite oltre il quale non si riconosce più il nostro mondo in quello di altri popoli: i Greci chiamavano coloro che non parlavano greco ‘barbari’, balbuzienti, e spesso il territorio riconosciuto come proprio cessava là dove la propria lingua non veniva più parlata. Lingua come fattore di identità e di conservazione, si è detto, ma anche di separazione. L’Italia è un Paese che ha mantenuto all’interno dei propri confini un notevole patrimonio di lingue locali, frutto di immigrazioni succedutesi nel corso dei secoli, e un numero elevatissimo di dialetti. Questi ultimi sono dialetti del latino parlato, alla stregua delle altre lingue straniere romanze, e sono anche mezzi di conservazione delle tradizioni religiose delle varie parti d’Italia, forse nel modo più genuino e popolare, come dimostrano i canti dialettali di tema religioso. Il cardinal Martini, in una lettera inviata allo studioso di dialetto milanese Claudio Beretta in occasione della pubblicazione dei Vangeli tradotti in milanese, scriveva: “...mi limito a sottolineare la pertinenza e l’importanza di una traduzione in lingua dialettale

Das Kloster San Giovanni Theristis in Bivongi bei Reggio Calabria, das von den Mönchen des Berg Athos (Griechenland) gegründet wurde Il Monastero di San Giovanni Theristis, fondato dai monaci del Monte Athos (Grecia), comune di Bivongi (Reggio Calabria)

Sprache als identitätsstiftender und -bewahrender, aber auch trennender Faktor Lingua come fattore di identità e di conservazione, si è detto, ma anche di separazione


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In den diversen Gemeinschaften sind dank der jeweils genutzten Minderheitensprache die religiösen Traditionen erhalten geblieben

Le tradizioni religiose si sono conservate nelle varie comunità proprio grazie alla lingue minoritarie da esse parlate

lich die Relevanz und Bedeutung einer Übersetzung der Evangelien in die Dialektsprache unterstreichen, da es sich hierbei um Texte handelt, die im populären Umfeld entstanden sind und in der gesprochenen Sprache geschrieben wurden“ (Folgendem Buch beigefügter Brief: I quatter vangeli de Mattee, March, Luca e Gioann. In dialett milanes, hg. vom Philologischen Verein Mailand. Ancora, Mailand 2002). Die lokale Sprache wird somit zu einem wichtigen Verbindungselement mit der religiösen Tradition sowie zu einem Ausdrucksmittel der Verbundenheit mit Sitten, Gebräuchen, Liedern und Riten. Es gibt zahlreiche italienische Sprachminderheiten, die sich etwa auf Französisch, Provenzalisch, Okzitanisch, Deutsch, Slowenisch, Ladinisch, Kroatisch, Albanisch, Griechisch und Sardisch ausdrücken. Einige dieser Sprachen sind von beachtlichem Gewicht: Man denke an Sardisch Die griechischsprachige (das in seinen verschiedenen VariZeitschrift I Spitta anten von etwa 2.000.000 Personen (der Funke), gesprochen wird), an Deutsch in die über einige Jahre im Griechenland Südtirol, an Französisch im Aostatal des Salento (Apulien) und an Albanisch (in Italien gibt es veröffentlicht wurde rund 100.000 Albaner). Andere loRivista in greco I Spitta kale Sprachen, wie das in Kalabrien (la Scintilla), pubblicata und in Apulien gesprochene Grieper alcuni anni chisch, sind leider fast ausgestorben. nella Grecìa Salentina (Puglia) In den diversen Gemeinschaften sind dank der jeweils genutzten Minderheitensprache die religiösen Traditionen erhalten geblieben. Bis Mitte des 15. Jahrhunderts feierten die griechisch-orthodoxen Gemeinden noch vor ihrem Übergang zur römisch-katholischen Kirche die Messe auf Griechisch; in mehreren Gebieten wurde dieser Brauch auch später beibehalten. Der in den Annalen der Juristischen Fakultät der Universität Taranto (Jg. I n. 2, Bari 2008, S. 241) veröffentlichte Artikel von Francesco Mastroberti befasst sich ausführlich mit den in Süditalien lebenden Albanern (Arbëreshe). Er bezieht sich dabei auf die Spuren der Völkerwanderungen in diesen Gebieten und schreibt: „Eine dieser [Spuren] bieten uns die italienisch-albanischen Gemeinschaften, die sich vor langer Zeit auf italienischem Gebiet niedergelassen haben. Heute sind die Arbëresher in sieben italienischen Regionen vertreten und in zehn Pro-

dei Vangeli, dal momento che si tratta appunto di testi nati in ambienti popolari e scritti in lingua corrente” (Lettera allegata al volume: I quatter vangeli de Mattee, March, Luca e Gioann. In dialett milanes, a cura del Circolo filologico milanese. Ancora, Milano 2002). La lingua locale diventa allora un importante elemento di collegamento con la propria tradizione religiosa e un modo per esprimere il proprio attaccamento a usi, costumi, canti, riti. Le minoranze linguistiche italiane sono molte e si esprimono, per esempio, in francese, franco-provenzale, occitano, tedesco, sloveno, ladino, croato, albanese, greco, sardo ecc. Alcune di queste lingue hanno un peso significativo: si pensi al sardo (nelle sue varianti, parlato da circa 2.000.000 di persone), al tedesco in Alto Adige – Sud Tirolo, al francese in Valle d’Aosta, all’albanese (gli albanesi in Italia sono circa 100.000). Altre, purtroppo, si stanno estinguendo, come il greco di Calabria e quello di Puglia. Le tradizioni religiose si sono conservate nelle varie comunità proprio grazie alla lingue minoritarie da esse parlate. Fino alla metà del XV secolo le comunità grecoortodosse celebravano ancora in greco prima del loro passaggio alla Chiesa cattolica romana e quest’uso è rimasto in alcune zone anche in seguito. L’articolo di Francesco Mastroberti, pubblicato negli Annali della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Taranto (Anno I n. 2, Bari 2008, p. 241) affronta in modo dettagliato la presenza degli albanesi (arbëreshë) nell’Italia meridionale. Riferendosi alle tracce del continuo movimento di popoli in queste terre egli scrive: “Una di queste [tracce] è offerta dalle comunità italo-albanesi insediate nel territorio italiano in tempi molto remoti. Attualmente gli arbëreshë sono presenti in sette regioni d’Italia e sono estesi in dieci province. Alcune comunità, come è noto, praticano ancora il rito greco-ortodosso. I paesi che hanno usi, lingua, costumi, tradizioni e storia arbëreshë sono 50, di cui 3 in Puglia e 33 in Calabria”. Per quanto riguarda l’importanza del legame tra lingue minoritarie e tradizioni religiose, riporto un passo tolto dal libro curato dal Comune di Piana degli Albanesi (Palermo), La Settimana Santa a Piana degli Albanesi, Piana degli Albanesi 1987, che raccoglie anche canti in albanese e in italiano: “Di notevole incidenza popolare è la processione del Venerdì Santo durante la quale vengono eseguiti canti di altissima poesia e di toccante commozio-


vinzen weit verbreitet. Einige Gemeinden praktizieren immer noch den griechisch-orthodoxen Ritus. Es gibt 50 Orte mit arbëreshischen Sitten und Bräuchen, Sprache, Traditionen und Geschichte, davon 3 in Apulien und 33 in Kalabrien.“ Was die Verknüpfung zwischen Minderheitensprachen und religiösen Traditionen betrifft, zitiere ich einen Absatz aus dem von der Gemeinde Piana degli Albanesi (Palermo) veröffentlichten Buch Die Karwoche in Piana degli Albanesi, Piana degli Albanesi 1987, das auch Lieder auf Albanisch und Italienisch enthält: „Von großer populärer Bedeutung ist die Karfreitagsprozession, bei der sehr poetische und bewegende Lieder gesungen werden. Der Vajtimet (Trauergesang) berührt auch deshalb, weil er den „privaten“ Charakter der Ehrung der Verstorbenen mit Klagegesängen unterstreicht (...), inspiriert von aufrichtigsten Gefühlen. Der Gesang des Cristòs anèsti [der Auferstehung Christi] wird in der Nacht des heiligen Samstags (Eshtunja und Madhe) nach der liturgischen Feier von spontanen Chören auf Griechisch und Albanisch auf den Straßen des Dorfes und in den Familien gesungen.“ Was uns mit der Tradition und den anderen Mitgliedern unserer Gemeinschaft verbindet, kann aber auch negative Auswirkungen haben: Die Tendenz, das „was wir sind und woran wir glauben“ von „was andere sind und woran sie glauben“ trennen zu wollen. Das Christentum, eine universelle Religion, beschränkt sich gewiss nicht auf alte Lieder, Rituale oder religiöse Traditionen: Die Botschaft des Evangeliums überwindet diese Barrieren, sie ist sprachübergreifend. Sie reicht über die Sprache hinaus, darf nicht zu einem spaltenden Element werden. Und so werden unsere Glaubensgenossen, die eine andere Sprache sprechen und eine andere Tradition haben, manchmal mit Argwohn betrachtet, als ob sie tatsächlich anders wären als wir. Davon ist der Protopresbyter Sergio vom Ökumenischen Patriarchat Konstantinopel überzeugt. Auf die Frage: „Protopresbyter Sergio, glauben Sie, dass die Verwendung der liturgischen Sprache der orthodoxen Gemeinden in der Diaspora zur Stärkung der Spiritualität der Gläubigen beitragen kann?“ lautete seine Antwort: „Nein. Im Gegenteil, die Spiritualität wird durch die Bindung an die Ethnizität, wozu auch die Sprache gehört, behindert“. Roberto Tresoldi Übersetzung: Kerstin Gros

ne: Vajtimet (canti funebri) coinvolgono anche perché sottolineano il carattere “privato” di onorare i defunti con nenie funebri (…) ispirate agli affetti più sinceri. Abbastanza partecipato è il canto del Cristòs anèsti [Cristo è risorto] eseguito in greco e in albanese da gruppi corali spontanei, dopo la celebrazione liturgica, la notte del Grande Sabato (Eshtunja e Madhe) per le vie del paese e presso le famiglie in veglia”. Fin qui abbiamo visto solo qualche esempio di come le lingue minoritarie abbiano contribuito in maniera significativa al mantenimento del forte legame tra minoranze etniche e tradizioni religiose, ritualità e feste collettive. Non dobbiamo però dimenticare che ciò che unisce alla tradizione e agli altri membri della propria comunità può avere un aspetto negativo: la tendenza a voler separare ciò che “noi siamo e ciò in cui crediamo” da “ciò che altri sono e ciò in cui credono”. Il cristianesimo, religione universale, non si limita certo ad antichi canti, ritualità o tradizioni religiose: il messaggio del Vangelo supera queste barriere, è trasversale, va oltre la lingua, che può anche diventare un elemento di divisione. Così nostri correligionari, ma di diversa lingua e tradizione, vengono guardati a volte con sospetto, quasi fossero, appunto, diversi da noi. Ne è convinto il Protopresbitero Sergio, del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli. Alla domanda:“Protopresbitero Sergio, secondo lei l’uso della lingua liturgica delle comunità ortodosse in diaspora può contribuire a rinsaldare e rafforzare la spiritualità dei fedeli?” ha risposto: “La risposta è no. La spiritualità anzi viene ostacolata dall’attaccamento all’ethnos, compresa la lingua”. Roberto Tresoldi

Volkstümliche Trachten der Arbëresh (Italo-Albaner in Süditalien und Sizilien) Costumi tradizionali della comunità arbëreshë (italo-albanesi dell’Italia meridionale e insulare)

Es gibt 50 Orte mit arbëreshischen Sitten und Bräuchen, Sprache, Traditionen und Geschichte I paesi che hanno usi, lingua, costumi, tradizioni e storia arbëreshë sono 50


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Palermo: Hauptstadt der Toleranz

Palermo: capitale della tolleranza Auf dem Ballarò in Palermo gibt es Alles von Überall Al mercato di Ballarò a Palermo c’è di tutto da tutto il mondo

Ballarò in Palermo, Jahrmarkt der Kulturen Ballarò a Palermo, fiera delle culture

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eiß-grüne Berge Blumenkohl türmen sich auf langen Markttischen, daneben glänzt eine mannshohe Pyramide leuchtend roter Tomaten, tiefe Wannen gefüllt mit gewürzten oder Mandel gespickten Oliven, duftende Wände von Pecorino Siciliano, Ragusano und Ricotta - gesalzen oder im Ofen gebacken. Alles ist im Überfluss. Die Menge, die Farben, die Gerüche, der Lärm, die Musik, das Geschrei. Ein nigerianischer Friseur stutzt seinem Kunden im offenen blaugetünchten Laden die Haare, aus dem Radio dudelt Afrobeat. Nebenan werden in einem alteingesessenen palermitanischem Geschäft Pansen und Schweineschnauzen mit Zitronensaft feilgeboten. Eine Sri-Lankerin in grünem Sari verkauft abgepackte Gewürzpäckchen sowie Knoblauch, Peperoncino und Curry. Auf dem Ballarò in Palermo gibt es Alles von Überall. Wie durch einen langen Tunnel von endlosem Gedärm schieben sich die Menschen von Marktstand zu Marktstand, bis sich die engen Sonnenschirm bedeckten Gassen, mit Seilen sicher festgezurrt, vereinzelt nach rechts und links öffnen und die Marktbesucher mit ihren großen prall gefüllten Plastiktüten ausspucken. Palermo, der Name kommt aus dem Griechischen Pan-

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ontagne bianco-verdi di cavolfiori accatastati su lunghi tavoli da mercato, vicino a una piramide ad altezza uomo di pomodori rosso vivo brillante, vasche colme di olive speziate o ripiene di mandorle, pareti odorose di pecorino siciliano, ragusano e ricotta, salata o cotta al forno. Tutto è in abbondanza. La quantità, i colori, gli odori, il rumore, la musica, le grida. Un parrucchiere nigeriano spunta i capelli al suo cliente in un negozio aperto tinteggiato di blu, la radio trasmette musica afro beat. Accanto, in un vecchio negozietto palermitano, vendono stomaci e musi di maiale conditi con il succo di limone. Una donna dello Sri Lanka con un sari verde vende pacchetti di spezie e aglio, peperoncino e curry. Al mercato di Ballarò a Palermo c’è di tutto da tutto il mondo. Come attraversando un lungo tunnel di intestino infinito le persone si spingono da bancarella a bancarella, fino a quando le viuzze ricoperte da tendoni legati con corde per ripararsi dal sole si aprono a destra e a sinistra e i visitatori del mercato con i loro enormi sacchetti di plastica strapieni vengono sputati fuori. Palermo, il nome proviene dal greco Panhormos e significa tutto porto. Da sempre Palermo è un luogo in cui si


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hormos und bedeutet Alles Hafen. Seit jeher war Palermo ein Ort, an dem sich die unterschiedlichsten Kulturen begegneten und vermischten. Anfang des 9. Jahrhunderts eroberten die Moslems Sizilien und regierten die Insel mit Palermo als Hauptstadt für fast 250 Jahre. Es war eine Zeit von Reichtum und Toleranz, Christen, Juden und Moslems lebten friedlich nebeneinander. Auch den Normannen, die ab Ende des 11. Jahrhunderts die Insel erobern, gelang es, das fruchtbare Nebeneinander der Kulturen zu erhalten. Der einzigartige arabisch-normannische Stil, der nordeuropäische Elemente mit arabischer Architektur und Handwerkskunst vereinte, machte Palermo weltberühmt. Bis heute ist Palermo eine Stadt der vielen Kulturen. Etwa 25.000 Ausländer aus 128 verschiedenen Ländern leben hier. Daraus hat der Bürgermeister Leoluca Orlando sein Markenzeichen gemacht. Seit 2013 haben alle in Palermo angemeldeten Ausländer das aktive und passive Wahlrecht für die Versammlung der Kulturen (consulta delle culture) mit 21 Mitgliedern. Diese wiederum wählt einen Präsidenten, der die Kulturen im Stadtrat repräsentiert. Ein in Italien einzigartiger Ansatz. Dank der Migration hat Palermo wieder zu einer neuen Lebendigkeit gefunden, sagt der Bürgermeister Leoluca Orlando. Sich von der Mafia zu befreien, bedeutet eine kulturelle Revolution und damit die Zerstörung der Mafia Kultur, der Kultur des Blutes. Es ist die Stadt in Italien mit der größten Veränderung in den letzten 40 Jahren. Von einer von der Mafia dominierten Stadt, mit der organisierten Kriminalität an der Führungsspitze im Rathaus, ist Palermo zu einer Kulturhauptstadt geworden. Ausdruck davon war auch die Kunstbiennale „Manifesta“, welche 2018 monatelang die ganze Stadt in eine lebendige Ausstellung über das Thema Migration verwandelte. Kaum ein Ort ist geeigneter, über das Mittelmeer als Ort des Austausches, der Verbindung und des Konfliktes nachzudenken als die Hauptstadt von Sizilien, Insel im Mittelmeer zwischen drei Kontinenten. Und Palermo hat diese Fragestellung mit Leichtigkeit bewältigt. Was bedeutet es heute in einer immer vernetzteren Welt mit sichtbaren und unsichtbaren Kommunikationsnetzen zu leben? Welche Antworten gibt es auf die Migrationsbewegungen und die Umweltherausforderungen? Die Antwort der „Manifesta“ war einfach und erstaun-

sono mischiate fra loro le culture più diverse. All’inizio del IX secolo i mussulmani conquistarono la Sicilia e regnarono sull’isola con Palermo come capitale per quasi 250 anni. Fu un’epoca di ricchezza e tolleranza, in cui cristiani, ebrei e mussulmani vivevano pacificamente l’uno accanto all’altro. Anche i normanni, che conquistarono l’isola a partire dalla fine dell’XI secolo riuscirono a mantenere la proficua coesistenza delle culture. Lo straordinario stile arabo-normanno, che coniuga elementi dell’Europa del nord con l’architettura e l’artigianato arabi, ha reso Palermo famosa in tutto il mondo. Ancora oggi Palermo è una città dalle molte culture. Qui vivono circa 25.000 stranieri da 128 Paesi diversi. Di questo il sindaco Leoluca Orlando ha fatto il suo marchio di fabbrica. Dal 2013 tutti gli stranieri registrati a Palermo hanno il diritto di voto attivo e passivo per la consulta delle culture con 21 membri che a sua volta elegge un presidente, che rappresenta le culture nella giunta comunale. Un approccio unico in Italia. Perché grazie alla migrazione Palermo ha ritrovato una nuova vivacità, dice il sindaco Leoluca Orlando. Liberarsi dalla mafia significa una rivoluzione culturale e quindi la distruzione della cultura mafiosa, la cultura del sangue. È la città italiana con i più grandi cambiamenti negli ultimi 40 anni. Da una città dominata dalla mafia, con la criminalità organizzata ai vertici del comune, Palermo è diventata una capitale della cultura. Espressione di tutto ciò è stata anche la biennale d’arte “Manifesta“ che nel 2018 per mesi ha trasformato l’intera città in un‘esposizione vivente sul tema della migrazione. Nessun luogo è più adatto per riflettere sul Mediterraneo come luogo di scambi, di collegamenti e di conflitti della capitale della Sicilia, l’isola del Mediterraneo che si trova fra tre continenti. E Palermo ha superato con facilità questa problematica. Cosa significa oggi vivere in un mondo sempre più connesso con reti di comunicazione visibili e invisibili? Che

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Etwa 25.000 Ausländer aus 128 verschiedenen Ländern leben hier Qui vivono circa 25.000 stranieri da 128 Paesi diversi

Versammlung der Kulturen, Palermo Consulta delle culture, Palermo


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Das multikulturelle Restaurant “Moltivolti” in Palermo Il ristorante multiculturale “Moltivolti” a Palermo

„In Palermo verteidigen wir die einzig existierende Rasse, die menschliche“ “A Palermo difendiamo l’unica razza esistente, quella umana”

lich. Die Erde ist ein großer Garten auf dem Weg in die Ära des Postantropozän, in dem sich alle Lebewesen, Pflanzen, Tiere und Menschen gleichermaßen ohne Einschränkungen fortbewegen und begegnen können. Die „Manifesta“ erinnerte daran, dass die Schöpfung dem Menschen anvertraut ist, aber nicht um sie auszubeuten, sondern um sich darum wie ein Gärtner zu kümmern. So ist es Palermo, die Hauptstadt einer kleinen Insel im Mittelmeer, welche der Migration ausgesetzt ist wie kein anderer Ort, gelungen, dem Rest von Europa zu zeigen, was Gastfreundschaft ist und wieviel Kraft in einer jahrtausendealten Kultur stecken kann, die immer im vollen Fluß der Migrationsströme gelebt hat und aus dem Amalgam der verschiedenen Kulturen seine besondere Kraft und Schönheit und Reichtum geschaffen hat. Irgendwann spuckt auch uns der Ballarò in eine kleine Nebengasse aus. Hier finden wir das Restaurant „Moltivolti“, mit 5 Köchen aus 5 verschiedenen Ländern. Auf der Speisekarte stehen das senegalesische Nationalgericht Mafè, tunesische Brik Teigtaschen, Fisch Couscous und allerlei Speisen aus der ganzen Welt. Junge Migranten aus allen Kontinenten arbeiten hier. „Moltivolti“ ist nicht nur Restaurant, sondern auch Co-Working Space für Künstler und Sozialarbeiter. Mittlerweile ist die Initiative sogar eine international anerkannte Plattform für Fragen rund um Migration, Integration und Menschenrechte geworden. So unterschiedliche Persönlickeiten wie Don Ciotti oder das niederländische Prinzenpaar sind zu Diskussionsveranstaltungen gekommen. „Moltivolti“ hat auch in die Seenotrettung investiert und sich an der Finanzierung des Schiffes „Mediterranea“ beteiligt. Im Sommer 2019 forderten Bischof Heinrich Bedford-Strohm, Ratsvorsitzender der EKD, und der Bürgermeister Palermos, Leoluca Orlando in der „Palermo Erklärung“ eine staatliche Seenotrettung, einen europäischen Verteilmechanismus der Flüchtlinge und ein Ende der Kriminalisierung der Seenotretter. „In Palermo verteidigen wir die einzig existierende Rasse, die menschliche“, erklärte der Bürgermeister Palermos Leoluca Orlando vor einem Jahr dem L‘Espresso. „Wer in Palermo lebt, ist Palermitaner. Und wer die Menschen nach Rassen einteilt, wird zu einem Wegbereiter von Dachau und Ausschwitz.“ Caroline von der Tann

risposte ci sono ai flussi migratori e alle sfide climatiche? La risposta di “Manifesta” è stata semplice e sorprendente. La terra è un grande giardino in cammino verso l’era del post-antropocene, in cui tutti gli esseri viventi, le piante, gli animali e gli uomini si possono muovere e incontrare senza limiti. “Manifesta” ci ricorda che il creato è stato affidato all’uomo, ma non per sfruttarlo, bensì per prendersene cura come un giardiniere. Così Palermo, capoluogo di quest’isola del Mediterraneo, esposta alla migrazione come nessun altro luogo, è riuscita a mostrare al resto d’Europa che cosa sia l’ospitalità e quanta forza possa risiedere in una cultura millenaria, che ha sempre vissuto in pieno i flussi migratori e che dall‘amalgama delle diverse culture ha creato la propria forza, bellezza e ricchezza speciali. A un certo punto anche noi veniamo sputati fuori dal Ballarò in una piccola stradina secondaria. Qui troviamo il ristorante “Moltivolti”, con 5 cuochi di 5 Paesi diversi. Nel menù ci sono il piatto nazionale senegalese mafè, i brik tunisini, il couscous di pesce e ogni genere di piatto del mondo intero. Qui lavorano giovani migranti provenienti da tutti i continenti. “Moltivolti” non è solo un ristorante, ma anche un Co-Working Space per artisti e assistenti sociali. Nel frattempo l’iniziativa è diventata persino una piattaforma riconosciuta a livello internazionale per questioni riguardanti la migrazione, l’integrazione e i diritti umani. Personalità così diverse come don Ciotti o la coppia dei principi olandesi hanno partecipato a convegni. “Moltivolti” ha investito anche nel salvataggio in mare e ha partecipato al finanziamento della nave “Mediterranea”. Nell’estate del 2019 il vescovo Heinrich Bedford-Strohm, presidente del consiglio della EKD (Chiesa Evangelica in Germania), e il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando nella “dichiarazione di Palermo“ hanno richiesto un intervento statale di salvataggio in mare, un meccanismo di distribuzione dei rifugiati nei Paesi europei e la fine della criminalizzazione di chi svolge operazioni di soccorso in mare. “A Palermo difendiamo l’unica razza esistente, quella umana”, ha spiegato il sindaco di Palermo Leoluca Orlando un anno fa a L‘Espresso. “Chi vive a Palermo è palermitano. E chi suddivide le persone in razze, spiana la strada a Dachau e Ausschwitz”. Caroline von der Tann Traduzione: MariaClara Palazzini Finetti


Der Theologe anwtortet | Il teologo risponde 15

…und was haben eigentlich ihre Kinder dazu gesagt? Michael Jäger

…e cosa hanno detto i vostri figli?

„O

.k., wann fahren wir?“ - mit allem hatten wir gerechnet, nur damit nicht. Die Bewerbung nach Bozen haben wir schön für uns behalten. Weder in die Familie, noch die Gemeinde sollte eine nutzlose Unruhe hinein getragen werden. Aber dann kam eines Tages die Zusage. Nebenan spielten gerade 12 Kinder ausgelassen im Garten, meine Tochter hatte Geburtstag. Als gegen Abend Ruhe eingekehrt und auch die Eltern wieder halbwegs stabil waren, versammelten wir unsere Kinder, um ihnen die Neuigkeit des bevorstehenden Umzugs mitzuteilen. Darauf eben die nüchterne Frage unseres Sohnes:„o.k., wann fahren wir?“ Leben woanders – und was sagen eigentlich die Kinder dazu? Sie werden ja oft gar nicht gefragt. Ich wurde nicht gefragt bei meinem ersten Umzug, und auch meine Kinder wurden nicht gefragt bei ihrem ersten Umzug, nur die Eltern wurden gefragt, und die sagten für alle „Ja!“. Immerhin haben wir einen fürsorglichen Arbeitgeber und der lud mitsamt den Pfarrern und Pfarrerinnen auch deren Familien nach Berlin ein, zu einem mehrtägigen Ausreise-Seminar. Dort gab es viele Informationen und vor allem einen Nachmittag, an dem uns erklärt wurde, dass unsere Kinder jetzt zu Third-Culture-Kids werden (könnten). Ein Phänomen, das die Soziologen Ruth Hill und John Useem erstmals erforscht haben und das meint, dass Kinder aus ihrer Herkunftskultur und der Kultur ihrer neuen Umgebung etwas Eigenes, Drittes formen. Die Zuschreibungen, die ihnen hierbei gemacht werden, können uns Eltern beglücken wie verunsichern: offen für andere Kulturen und Religionen, grundsätzlich Neuem gegenüber interessiert, aber zugleich wurzellos und rastlos. Ach, wollten wir das eigentlich? Und auch das künftige Beziehungsverhalten soll davon beeinflusst sein. Weil diese Kinder nun erfahren haben, dass von heute auf morgen Bindungen abgeschnitten oder durch Distanz langsam ausgetrocknet werden können, flachen sie neu entstehende Beziehungen vorsorglich schon einmal ab, aus Selbstschutz, um künftigen Trennungsschmerz zu mindern. Wir sind trotzdem gefahren - und allesamt gut angekommen. Ein Glück. Erst einmal. Es geht ja auch wieder weg, und das ist dann nicht zurück. Ich mache mir Mut. Aufmerksamkeit, Zeit und Geborgenheit in der Familie werden die Kinder sicher nicht vor allem bewahren, aber doch die Bedeutung der Anzahl der (zugemuteten) Kulturen relativieren können. „O.k., wann fahren wir … in die Berge, ans Meer, zur nächsten Eisdiele?“

“O

K, quando partiamo?”, ci aspettavamo di tutto, ma non questo. La candidatura per Bolzano l’abbiamo tenuta per noi. Non volevamo creare inutile agitazione né in famiglia né in comunità. Ma poi un giorno è arrivata la risposta positiva. Lì accanto c’erano 12 bambini che giocavano scatenati in giardino, dato che era il compleanno di mia figlia. Quando verso sera era ritornata la calma, abbiamo riunito i nostri figli per raccontare loro del trasloco imminente e qui si inserisce la domanda pragmatica di nostro figlio: “OK, quando partiamo”? Vivere altrove, e cosa ne pensano i bambini? Spesso non vengono interpellati. Io non sono stato interpellato quando ci siamo trasferiti la prima volta e anche i nostri bambini non sono stati interpellati al loro primo trasloco, è stato chiesto solo ai genitori che hanno risposto per tutti: “sì”! Ma abbiamo un datore di lavoro premuroso che ha invitato insieme ai pastori e alle pastore anche le loro famiglie a Berlino per partecipare a un seminario di più giornate sull’espatrio. In quell’occasione abbiamo imparato molto, ricevuto informazioni, soprattutto un pomeriggio in cui ci hanno spiegato che i nostri figli ora avrebbero potuto diventare third-culture-kids. Un fenomeno studiato dai sociologi Ruth Hill e John Useem che ritengono che i bambini dalla loro cultura di origine e la cultura del nuovo ambiente creano qualcosa di proprio, di terzo. Le attribuzioni che vengono loro fatte possono rendere felici e disorientare noi genitori: saranno aperti ad altre culture e religioni, principalmente interessati al nuovo, ma allo stesso tempo senza radici e irrequieti. Era questo che volevamo? Anche il loro comportamento futuro nei rapporti ne verrà influenzato. Dato che questi bambini hanno imparato che le relazioni possono essere interrotte dall’oggi al domani o possono prosciugarsi lentamente a causa della distanza, appiattiscono in via precauzionale le nuove relazioni che stanno nascendo, per proteggere se stessi, per alleviare il futuro dolore della separazione. Siamo partiti lo stesso e siamo arrivati bene tutti quanti. Per fortuna. Almeno per ora. Perché poi bisognerà anche ripartire e questa volta per non tornare. Mi faccio coraggio. L’attenzione, il tempo e il sentirsi protetti in famiglia sicuramente non tuteleranno i bambini da tutto, ma potranno relativizzare il significato del numero delle (presunte) culture. “OK, quando partiamo ...e andiamo in montagna, al mare, alla gelateria più vicina?”. Traduzione: MariaClara Palazzini Finetti


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Zeugnisse | Testimonianze

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Bea de Wit mit ihrer Familie Bea de Wit con la sua famiglia

ea de Wit nennt es Regenbogenland, ihre Heimat Südafrika. Viele Kulturen, elf Amtssprachen, viele Farben. Seit fünf Jahren lebt Bea de Wit mit ihrer Familie in Brixen. In Afrika, sagt sie, ist der Zusammenhalt anders. Es lebt nicht jeder für sich. In Afrika sprach und dachte sie in Afrikaans und Englisch, in Südtirol mussten sie und ihre Familie fast von null Deutsch und Italienisch lernen. Bea de Wit und ihr Mann Johann van der Sandt sind Musiker. Als Johann einen Ruf an die Universität Brixen erhielt, schien es den beiden die Gelegenheit, in die Zukunft ihrer damals sechs- und achtjährigen Söhne zu investieren. Sie zu Weltbürgern zu machen. Auf Italienisch gibt es den Ausdruck „Mal d’Africa“, Afrika-Krankheit. Wer einmal dort war, dort gelebt hat, sehnt sich immer danach. Haben Sie Sehnsucht? Bea de Wit: Mein Herz ist in Afrika. In Südafrika lebt man nicht individuell, sondern mit den anderen. Nichts ist selbstverständlich, nicht das Wasser, nicht der Strom, nicht das Wlan… man schätzt alles mehr, lebt intensiver, hat eine andere Einstellung zum Leben. Das Land ist so weit. Wir haben mit der Apartheid eine so schwere Zeit hinter uns, sehen jetzt Dinge hier in Europa, die bei uns überwunden sind. Sie meinen damit die Apartheid? Bea de Wit: Ja. Bei so viel Verschiedenheit braucht es die Fähigkeit und den Willen, sich aufeinander einzustellen und nicht stur auf Eigenem zu beharren. Wichtiger als Worte sind Arbeit oder Essen. Eine Rose ist immer eine Rose, egal wie ich sie nenne. Ein Mensch ist immer ein Mensch. Die Leute hier sind komisch weiß. In Südafrika sind die Leute farbig, bunt. Gelb-weiß, dunkel-weiß, hell-weiß, gelb-schwarz, hellbraun, rotbraun… schwarz oder weiß ist kein Thema. Die neuen Generationen in Südafrika sind gemischt. Wir alle haben irgendwo Sklavenblut in uns. Die Gesellschaft ist offener. Wir denken nicht, ich bin weiß, was ist der andere? Das ist nicht wichtig. Wichtig ist, bin ich arm oder reich, habe ich Zugang zu Bildung, habe ich einen Job. Das ist unsere He-

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a sua patria, il Sudafrica, Bea de Wit lo chiama il paese dell’arcobaleno. Molte culture, undici lingue ufficiali, molti colori. Da cinque anni Bea de Wit vive a Bressanone con la sua famiglia. In Africa, dice, la coesione è diversa. Nessuno vive solo per se stesso. In Africa parlava e pensava in africaans e in inglese, in Alto Adige lei e la sua famiglia hanno dovuto imparare quasi da zero il tedesco e l’italiano. Bea de Wit e suo marito Johann van der Sandt sono musicisti. Quando a Johann è stata offerta una cattedra all’Università di Bressanone, è sembrata a entrambi una possibilità di investire nel futuro dei loro figli, allora di sei e otto anni. Farli diventare cittadini del mondo. In italiano c’è un’espressione, avere il “mal d’Africa”. Chi c’è stato una volta, chi ci ha vissuto ne ha sempre nostalgia. Lei prova nostalgia? Bea de Wit: Il mio cuore è in Africa. In Sudafrica non si vive in maniera individualista, ma con gli altri. Niente è scontato, né l’acqua, né l’elettricità, né il wi-fi… si apprezza tutto di più, si vive più intensamente, si ha un altro atteggiamento nei confronti della vita. Il paese è così grande. Dopo l’Apartheid ci siamo lasciati alle spalle un periodo difficile, vediamo cose qui in Europa, che da noi sono superate. Intende l’Apartheid? Bea de Wit: Sì. Quando c’è così tanta diversità, c’è bisogno della capacità e della volontà di adattarsi gli uni agli altri e non insistere in maniera ostinata sulle proprie opinioni. Più importanti delle parole sono il lavoro o il cibo. Una rosa è sempre una rosa, indipendentemente da come la chiamo. Una persona è sempre una persona. La gente qui è stranamente bianca. In Sudafrica la gente è colorata, multicolore. Giallo-bianco, bianco-scuro, biancochiaro, giallo-nero, marrone chiaro, marrone rossiccio… nero o bianco non è importante. Le nuove generazioni in

„Die Leute hier sind komisch weiß…“ Von Südafrika nach Brixen/ Südtirol


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Bea de Wit mit ihrer Familie Bea de Wit con la sua famiglia

rausforderung. Und als Künstlerin denke ich immer: You can´t have it all. Südtirol ist eine autonome, zweisprachige Provinz. Hatten Sie gehofft, hier im kulturellen Sinn etwas von ihrer Heimat zu finden? Bea de Wit: Das mag sein. Es war nicht leicht herzukommen. Von der unendlichen Weite in die Berge. Ich vermisse sehr die Gemeinschaft. Das Miteinanderleben. Auch in der Kirche. In Afrika waren die Entfernungen größer, aber die Menschen sich näher. In Brixen sind wir ein Satellit der Evangelisch-Lutherischen Gemeinde Bozen. Jeder kommt von irgendwoher. Mir fehlt unglaublich das regelmäßige Zusammensein, die Gemeinschaft von Liebe, Mitmachen und Zusammenleben. Sie und auch ihre Familie haben in kürzester Zeit eine neue Sprache lernen müssen. Auch mit Englisch kommt man hierzulande nicht sehr weit… Bea de Wit: Das war in der Tat eine große Herausforderung. Und auch wenn ich heute, glaube ich, doch ganz gut Deutsch spreche, ich habe immer das Gefühl, mich nicht ganz so ausdrücken zu können, wie ich möchte, das sagen zu können, was ich auf dem Herzen habe. (Süd)Afrika für Sie? Bea de Wit: Heimat. Wärme. Beziehungen. Leute, herzliches Entgegenkommen. Ein warmes Herz. Alles passiert in Afrika in der Hitze. Von hier mag Afrika dunkel aussehen. Aber dort ist Leben, ist Musik. Ist Licht. Das ganze Leben, die Öffentlichkeit ist geprägt von der Sonne. Alles ist größer. Die Tiere. Das Land. Und das kann auch unbequem sein. Alles ist weit entfernt. Man fährt dauernd irgendwohin. Aber es ist Heimat. Laut reden, laut lachen, weit sehen, nicht eingeengt sein und Farben. Nicole Dominique Steiner

Sudafrica sono miste. Tutti noi abbiamo sangue di schiavo nelle vene. La società è più aperta. Non pensiamo: sono bianco, com’è l’altro? Questo non è importante. È importante se sono ricco o povero, se ho accesso all’istruzione, se ho un lavoro. Questa è la nostra sfida. E come artista penso sempre: you can´t have it all. L’Alto Adige è una provincia autonoma bilingue. Ha sperato di trovare qualcosa della sua patria in senso culturale? Bea de Wit: Può essere. Non è stato facile arrivare qui. Dalle distanze infinite alle montagne. Mi manca molto la comunione. Il vivere insieme. Anche nella Chiesa. In Africa le distanze erano più grandi, ma le persone erano più vicine. A Bressanone siamo un satellite della comunità evangelica luterana di Bolzano. Tutti vengono da qualche parte. Mi manca enormemente lo stare insieme con regolarità, la comunione di amore, partecipazione e convivenza. Lei e la sua famiglia avete dovuto imparare una nuova lingua in brevissimo tempo. Anche con l’inglese qui da noi non si va molto lontano… Bea de Wit: In realtà è stata una grande sfida. E anche se oggi penso di parlare molto bene il tedesco ho sempre la sensazione di non riuscire ad esprimermi come vorrei, poter dire quello che mi sta a cuore. L’Africa (e il Sudafrica) per lei? Bea de Wit: Patria. Calore. Relazioni. Persone, una disponibilità calorosa. Un cuore caldo. In Africa tutto succede con il caldo. Da qui l’Africa può sembrare scura. Ma lì c’è vita, musica, c’è luce. L’intera vita, anche quella pubblica è influenzata dal sole. Tutto è più grande. Gli animali. Il Paese. E questo può essere anche scomodo. Tutto è molto distante. Ci si sposta continuamente da qualche parte. Ma è la nostra patria. Parlare ad alta voce, ridere forte, essere lungimiranti, non essere limitati, i colori. Nicole Dominique Steiner Traduzione: MariaClara Palazzini Finetti

“La gente qui è stranamente bianca …” Dal Sudafrica a Bressanone/Alto Adige

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Respekt zwischen den Kulturen

Il rispetto tra culture

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or dreißig Jahren kam ich aus Ghana nach Italien, um mit einem ono venuto in Italia dal Ghana trent’anni fa per studiare con una Stipendium an der Universität Bologna zu studieren und habe daborsa di studio all’Università di Bologna, lasciando il mio Paese, la für mein Land, meine Kultur, meine Familie und die methodistische Kirmia cultura, i miei cari e la Chiesa Metodista. Alla partenza dal Ghana sono stato accompagnato all’aeroporto da circa un’ottantina di persone che verlassen. Bei meiner Abreise wurde ich von etwa achtzig Personen tra amici e parenti e fedeli della Chiesa. Questo mi ha commosso e mi zum Flughafen begleitet, darunter Freunde, Verwandte und Gläubige ha alleggerito il cuore e la mente che erano carichi di pensieri per l’inder Kirche. Das hat sehr geholfen, mein Herz und meinen Kopf von Gedanken und Sorgen um die unbekannte Zukunft zu befreien. Ihr wichcognita che mi riservava il futuro. Il principale consiglio che ho avuto tigster Rat war, als erstes die methodistische Kirche ausfindig zu machen, da loro è stato quello di cercare, prima di tutto, la Chiesa Metodista per um meinen Glaubensweg fortzusetzen. Anfangs hatte ich Schwierigproseguire il mio percorso di Fede. Durante i primi tempi ho avuto difficoltà ad integrarmi: mi mancava keiten, mich zu integrieren: Mir fehlte die Liebe meiner Eltern, Geschwister l’affetto dei genitori, fratelli ed amici, di tutta la Comunità Metodista, und Freunde; mir fehlten meine Gemeinde und mein Leben in Ghana della vita che conducevo tra animali e vegetazione diversi. Anche l’inmit ganz anderen Tieren und Pflanzen. Auch die kulturelle Integration war schwierig: die Art und Weise zu essen (Besteck) und zu trinken (Wastegrazione culturale in Italia è risultata difficoltosa: il modo di mangiare serhahn). Auch das Leben in der Gemeinde war (posate), di bere (rubinetto). Anche la partecipaanders: in Italien geht man nur am Sonntag in die zione alla Chiesa Metodista si è rivelata differente in quanto qui in Italia la partecipazione è solo doKirche, in Ghana hingegen leben die Menschen menicale; nel Ghana, invece, si vive quotidianaim täglichen Kontakt mit der Kirche. Jahre später mente a contatto con la Chiesa. traf ich andere Ghanaer und bat sie, auch in die Dopo alcuni anni ho iniziato a incontrare altri Kirche zu kommen, um so die Sehnsucht nach ghanesi e li ho invitati a frequentare la Chiesa per Ghana zu lindern und uns mit Hilfe des Glaubens gemeinsam in diesem Land zu integrieren. Vor cercare di alleggerire la nostalgia per il nostro dreißig Jahren waren wir ein Dutzend, jetzt sind Paese e di integrarci insieme con l’aiuto della fede wir ungefähr fünfhundert. Wir treffen uns zum in questo Paese. Trent’anni fa eravamo una deBibelstudium und um Kirchenlieder zu singen. Seminar in Brescia zum Thema „Gemeinsam Kirche sein“ cina di persone; ora siamo, all’incirca, cinquecento; Seminario a Brescia di “Essere chiesa insieme” ci riuniamo in Comunità per studiare/leggere inDreimal im Jahr treffen wir uns in einer großen sieme la Bibbia, cantare inni. Tre volte all’anno ci incontriamo in “con„Versammlung“ mit Brüdern und Schwestern aus Italien und anderen vention” tra fratelli italiani ed altre nazionalità per fare conoscere il culLändern, damit sie erleben, wie Ghanaer ihren Glauben leben. Was ich an der Methodistischen Kirche in Italien schätze, ist, dass alle to ghanese e rendere noto come i ghanesi vivono la loro fede. akzeptiert werden, ohne Unterschied von Nationalität, Geschlecht Una delle cose che ho sempre gradito della Chiesa Metodista Italiana oder sozialer Herkunft. Auch der Respekt zwischen den verschiedenen è l’accoglienza perché tutti sono accettati senza distinzione di nazionalità, sesso o ceto sociale. Anche il rispetto tra culture differenti è molKulturen ist tief empfunden. Heute nehme ich an „Gemeinsam Kirche to sentito. Ora faccio parte di “Essere Chiesa Insieme”, cioè essere riusein“ teil, also, in unserer Verschiedenheit vereint zu sein. Wir möchten niti nella nostra diversità. Ci prefiggiamo di aiutare i nuovi venuti ad den Neuen unter uns helfen, sich in unserer Gemeinde zu integrieren. Derzeit haben wir einen multiethnischen Gottesdienst, weil jede Geintegrarsi nella nostra Comunità. Attualmente abbiamo un culto meinschaft (die der Ghanaer, der Italiener usw.) ihre eigene Art hat, den multietnico perché ogni comunità (la ghanese, l’italiana ecc. ecc.) ha Herrn zu preisen. So entsteht ein vielfältiges Ganzes von Gebeten. il suo modo di lodare il Signore creando così un insieme di preghiere. Il mio nucleo familiare durante i miei primi venti anni di vita in AfriIn Afrika bestand meine Familie aus mir und meinen Eltern und meica era composto da me e i miei genitori e la mia famiglia allargata erane Großfamilie waren meine Brüder und Schwestern aus dem Dorf. Hier in Italien besteht meine Familie aus mir, meiner Frau und meinen vier no i miei fratelli del villaggio. Ora, qui in Italia, Il nucleo familiare è comKindern, und meine Großfamilie ist die Methodistische Kirche. posto da me, mia moglie e i miei quattro figli, e la mia famiglia allarÜbersetzung: Kerstin Gros gata è la Chiesa Metodista. Richard Kofi Ampofo, Bologna


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Zuhause woanders leben Vivere a casa altrove

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ür einen Protestanten in meinem Alter kann das Bekenntnis zu einer Minderheitskirche nur bedeuten, woanders zu leben. Ich wurde stets als Fremder behandelt, weil ich mich von den Anderen unterscheide, die ein und derselben Konfession angehören. Diskussionen und Erklärungen für meine Entscheidung für eine andere Konfession, die in einem parteiischen, katholischen Italien, das die Exkommunikation weiter als Aufhebung des Rechts der Protestanten auf das Paradies betrachtete, waren tägliche Gesprächsthemen. Ich lebte woanders, in einer Gemeinschaft von Exkommunizierten, fast so als wäre ich kein Staatsbürger meines Landes. Darüber hinaus wurde in einem Land, in dem nicht einmal die - italienische - Waldenserkirche geduldet wurde, die Entscheidung für die lutherische Konfession aufgrund ihrer Zugehörigkeit zu einer ursprünglich deutschen Bewegung diskriminiert. Luther galt als der Ketzer schlechthin, der die Einheit der Kirche unter dem Papsttum zerstört hatte. Ich habe meine Verschiedenheit mit Begeisterung gelebt. Nach dem Zweiten Vatikanischen Konzil war ein Hauch von Annäherung zu verspüren, zumindest eine gewisse Gesprächsbereitschaft, die es ermöglichte, die italienische Staatsbürgerschaft zurückzugewinnen. Und der Zugang zu den 8xMille Geldern führte zu einer Beziehung wie zwischen „getrennten Geschwistern“. Eine wenn auch einseitige Anerkennung der Katholischen Kirche wurde zum Vorzimmer für einen theologischen Austausch, für den Beginn einer Ära der Erforschung der verschiedenen christlichen Konfessionen und der Annäherung durch die Einrichtung der ökumenischen Gebetswoche für die Einheit der Christen. Ich muss jedoch gestehen, dass ich mich nach dem Zustandekommen der Konvergenzerklärung zu theologischen Prinzipien in meiner Heimat heute wieder fremd fühle. Und dabei beziehe ich mich auf die Lutherische Kirche. Der Grund? Es ist der Gedanke, der Lutherischen Kir-

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er un protestante della mia età aver professato una chiesa minoritaria nel mio paese può aver significato vivere altrove. Sono stato sempre additato come straniero perché diverso dagli altri che avevano in comune la confessione religiosa. Tal cosa mi gratificava invece per essere proprio diverso. Discussioni, confronti, ragionamenti e ogni volta spiegazioni di una scelta diversa, forse inopportuna in un’Italia cattolica gretta e faziosa che considerava ancora la scomunica come la cancellazione del diritto al Paradiso dei protestanti, mi erano argomentazioni quotidiane. Vivevo altrove, in una comunità di scomunicati, quasi non avessi cittadinanza nel mio paese. Inoltre la scelta della confessione Luterana in un paese in cui non si tollerava nemmeno la chiesa dei Valdesi, sentiti come i protestanti italiani, era discriminata per l’origine e l’appartenenza ad un movimento di origine tedesca. Lutero era considerato l’eretico per eccellenza che aveva distrutto l’unità della chiesa sotto il papato. Ho vissuto con entusiasmo la mia diversità. Dopo il Concilio Vaticano II sembrava che una certa diffidenza calasse e ci fosse respiro di riavvicinamento, almeno all’apertura di dialogo che consentiva di recuperare la cittadinanza italiana e l’accesso all’8 per mille dava adito all’apertura di un rapporto di “fratelli separati”, un riconoscimento unilaterale della Chiesa Cattolica che però fu l’anticamera del raffronto teologico e l’apertura di un’era di ricerca delle diverse confessioni del cristianesimo di avvicinamento attraverso l’istituzione della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, tutt’ora in auge e rispettata dalle comunità di rito e confessione diversi. Devo confessare però che oggi, dopo la conquista del patto di convergenza su principi teologici una volta appannaggio delle chiese riformate, particolare da non sottovalutare, mi sento straniero ancora una volta in casa mia intendendo in tal caso la chiesa della quale sono par-

Bernardo Mercolino

Ich habe meine Verschiedenheit mit Begeisterung gelebt Ho vissuto con entusiasmo la mia diversità


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Zeugnisse | Testimonianze Unterwegs in Etrurien: die Wasserfälle des Monte Gelato (Viterbo) In viaggio in Etruria: alle cascate di Monte Gelato, provincia di Viterbo

...damit ich endlich als italienischer Protestant lutherischer Konfession in meiner Heimat leben kann und nicht „woanders“ leben muss ...per rendermi finalmente libero di vivere da protestante italiano di confessione luterana in casa mia per non “vivere altrove”

che in Italien und nicht der Italienischen Lutherischen Kirche anzugehören. Dort, wo die Zweisprachigkeit einen Reichtum in den Gemeinden bieten könnte, stellen die in deutscher Sprache abgehaltenen Gottesdienste in vielen Gemeinden in Italien eine Barriere für das Verständnis dar. Viele Italiener und Italienerinnen, die sich auch nur aus purer Neugier der Lutherischen Kirche nähern und von denen viele ihren 8xMille Anteil unserer Kirche spenden, wenden sich wieder ab, weil sie die Predigten nicht verstehen. Dies wurde in unserer Kirche mehrfach diskutiert, und tatsächlich sind viele Pfarrer darauf eingegangen, indem sie die italienische Übersetzung der Predigt verteilen, womit das Problem allerdings noch nicht endgültig gelöst ist. Die Nabelschnur, die die Lutherische Kirche in Italien mit der EKD verbindet, ist schwer zu durchtrennen, obwohl die 8xMille Gelder des italienischen Staates, die die Bürger unserer Kirche freiwillig überlassen, uns eine weitgehende Selbstständigkeit ermöglichen. Die Angelegenheit wird komplizierter, wenn wir über die für die ELKI zur Verfügung stehenden Pfarrer und Pfarrerinnen sprechen. Es werden ständig deutsche Pfarrer bei der EKD angefragt und die Erschaffung einer italienischen Pfarrerschaft kommt nicht voran. Es könnten ja auch bloß Pfarrer deutscher oder europäischer Herkunft sein, die sich bereit erklären, für die Italienische Lutherische Kirche zu arbeiten. Seltsam aber erscheint mir, dass es in der Waldenserkirche mehrere deutsche, lutherische Pfarrer gibt. Es ist ein Knoten, den es zu lösen gilt, damit ich endlich als italienischer Protestant lutherischer Konfession in meiner Heimat leben kann und nicht „woanders“ leben muss. Bernardino Mercolino, Torre Annunziata Übersetzung: Kerstin Gros

te: la chiesa luterana. Il motivo? La considerazione di appartenere alla Chiesa Luterana in Italia e non Italiana. Laddove il bilinguismo potrebbe significare una ricchezza nella diversità di lingue usate nelle comunità, i culti in tedesco nelle diverse chiese sul nostro territorio diventano un ostacolo alla comprensione e molti italiani che provano ad avvicinarsi anche per mera curiosità per conoscere il rito della chiesa luterana, per la quale molti spendono il proprio 8 per mille, si allontanano perché non comprendono le prediche. Questo è stato più volte argomento di discussione all’interno della nostra chiesa, tant’è che molti pastori si sono adeguati distribuendo una traduzione della predica in italiano, ma non ancora risolto in via definitiva. Il cordone che lega la chiesa luterana in Italia alla chiesa tedesca è difficile da tagliare anche se molti hanno realizzato che l’8 per mille dello stato italiano che i cittadini liberamente scelgono di conferire alla nostra chiesa ci rende autonomi. La faccenda si complica quando parliamo di pastori disponibili per la nostra CELI. Si richiedono sempre pastori tedeschi provenienti dalla EKD e non si realizza la costituzione di un corpo pastorale italiano, fosse anche solo di pastori di origine tedesca o comunque europea che accettino di lavorare per la Chiesa Luterana Italiana. Quel che mi pare strano è la presenza nella chiesa Valdese di diversi pastori tedeschi di confessione luterana che prestano servizio presso quella chiesa. Un nodo tutto da sciogliere per rendermi finalmente libero di vivere da protestante italiano di confessione luterana in casa mia per non “vivere altrove”. Bernardino Mercolino, Torre Annunziata


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Zuhause bei Gott

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m Ende der Predigt, bei “a casa con Dio”, musste ich eine Pause machen, weil mich wieder das Heimweh überfiel. Oder konnte ich die Spannung nicht mehr halten aus Erschöpfung? Erschöpft von den vergeblichen Anstrengungen, mich in der fremden Sprachwelt zu beheimaten? Die Sprache ist mein Zuhause. Wie sehr, das weiß ich erst, seit ich zu Gast bin in einer anderen Sprache. Und ich hätte wahrlich nicht gedacht, dass ich in meinem Alter der Sprache wegen doch noch ein Gefühl kennenlernen würde, das ich bisher nur von anderen, eigentlich nur von Kindern kannte: Heimweh. „Woanders leben“ - das ist die Steigerung von „dem Anderen begegnen“. In der Begegnung bleibe ich im Eigenen, und dennoch ist es schon schwer genug, wenn es über die rein folkloristische Faszination des Fremden hinausgeht und sich der Bewertung des Anderen enthält. Wenn ich woanders lebe, begebe ich mich ganz und gar in eine andere Welt, bin angewiesen auf Hilfe, bin verunsichert, ja verletzlich. Ich bin zu Gast. Und ich bin ggf. den Nachwehen einer gemeinsamen Geschichte meines Herkunftslandes und meines Gastlandes ausgesetzt. Ich bin nicht nur ich selbst, sondern auch Projektionsfläche für Empfindungen meiner Gastgeber gegenüber meinem Land bzw. meinen Vorfahren und Landsleuten. Diese Erfahrung sensibilisiert immerhin für die Situation der Flüchtlinge… Wie man hört, hat es das alles auch schon zu biblischer Zeit gegeben, in den Metropolen und Hafenstädten des Römischen Reiches. Menschen, die in die Stadt zogen, um Arbeit zu finden, Freigelassene, Vertriebene, eine bunte und brisante Mischung, auch in den ersten Gemeinden. Und es ist ihnen nicht gleich im ersten Anlauf gelungen, das Ideal einer egalitären und universalen Kirche zu leben (siehe z.B. Apostelgeschichte 6,1). Dennoch gilt: „Hier ist nicht Jude noch Grieche…, denn ihr seid alle einer in Christus“ (Galater 3,28). Das verbindet uns über alle Grenzen hinweg – Grenzen der Länder und der Sprachen, der Mentalitäten und gegenseitigen Verletzungen. Eigentlich gibt es in der Kirche Jesu Christi kein „Woanders“. Und mein Zuhause ist bei Gott. Elisabeth Kruse, Pfarrerin der Gemeinden Genua und San Remo

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A casa da Dio

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lla fine della predica quando ho detto “a casa con Dio”, ho dovuto fare una pausa, perché mi è venuta di nuovo nostalgia di casa. Oppure non riuscivo più a trattenere la tensione per la stanchezza? Sfinito dagli sforzi inutili di acclimatarmi in un mondo linguistico straniero? La lingua è la mia casa. Quanto questo sia vero lo so solo da quando sono ospite in un’altra lingua. E non avrei mai pensato che alla mia età a causa della lingua avrei conosciuto un sentimento che finora avevo visto solo negli altri, soprattutto nei bambini: la nostalgia di casa. “Vivere altrove” è qualcosa di più che “incontrare l’altro”. Nell’incontro resto nel mio, e ciononostante è già abbastanza difficile andare al di là del puro fascino folcloristico di ciò che è straniero e astenersi dal giudicare gli altri. Quando vivo altrove, mi muovo totalmente in un altro mondo, dipendo dall’aiuto degli altri, sono disorientata e vulnerabile. Sono un’ospite. Sono esposta alle conseguenze spiacevoli della storia comune del mio Paese d’origine e del paese che mi ospita. Non sono solo io, ma anche una superficie di proiezione dei sentimenti di chi mi ospita nei confronti del mio paese, dei miei avi e dei miei connazionali. Quest’esperienza perlomeno ci sensibilizza nei confronti della situazione dei profughi… Come sappiamo tutto ciò è già successo anche ai tempi della Bibbia, nelle metropoli e nelle città portuali dell’Impero romano. Le persone che si trasferivano nelle città, per trovare lavoro, liberti, profughi, una variegata ed esplosiva mescolanza, anche nelle prime comunità. E non sono riusciti già al primo tentativo a vivere l’ideale di una Chiesa ugualitaria ed universale (vedi ad esempio Atti 6, 1). Ciononostante vale:“Non c’è né giudeo né greco…, perché tutti siete uno in Cristo Gesù” (Galati 3, 28). Questo ci unisce al di là di tutti i confini, i confini dei Paesi e delle lingue, delle mentalità e delle ferite reciproche. In realtà nella Chiesa di Gesù Cristo non esiste un “altrove”. E la mia casa è in Dio. Elisabeth Kruse, pastora della comunità di Genova e San Remo Traduzione: MariaClara Palazzini Finetti


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Die Wurzeln sind in uns Aleksander Erniša, ein Slowene, ist Pfarrer in Triest

Le radici sono dentro di noi Aleksander Erniša, uno sloveno come pastore a Trieste

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eit zwei Jahren ist Aleksander Erniša Pfarrer der Evangelisch-Lutherischen Gemeinde In Triest. Der Sohn eines Bischofs stammt aus Slowenien. Bevor er nach Triest gekommen ist, war er 13 Jahre lang Militärpfarrer. In Triest predigt er – mit zwei Ausnahmen im Jahr – immer in einer Fremdsprache, italienisch oder deutsch. Auch Ernišas Familie lebt in Triest. Seine beiden Kinder besuchen eine slowenische Grundschule, seine Frau arbeitet als Übersetzerin. Laut Vertrag bleibt die Familie sechs, maximal neun Jahre in Triest. In welcher Sprache denken Sie, wenn Sie predigen? Aleksander Erniša: Wenn ich meine Predigten schreibe, denke ich auf Slowenisch, wenn ich aber auf der Kanzel stehe und sie vortrage, dann denke ich in der Sprache, in der ich sie lese. Jetzt, nach zwei Jahren gelingt mir das. Für einen lutherischen Pfarrer ist die Sprache ein wichtiges Werkzeug… A. Erniša: Das stimmt und wenn ich ehrlich bin, war mir das mit den Sprachen am Anfang auch nicht so klar. Und das war auch gut so. Verstehen ist eines, sprechen und schreiben ein anderes. Deutsch hatte ich als Kind über das Fernsehen gelernt. Sie sind zweisprachig aufgewachsen. Ihre Mutter stammt aus der Slowakei. Hat das geholfen? A. Erniša: Ich denke ja. Man wird von Anfang an flexibel. In den ersten Lebensjahren war Slowakisch meine Sprache, auch die Sprache meiner Träume, erst später begann ich auch auf Slowenisch zu träumen. Und als was fühlen Sie sich? A. Erniša: Ich bin nicht stolz auf (m)eine Nationalität, aber ich liebe meine Sprache und die Menschen. Und ich bin glücklich über diese wunderbare Gelegenheit in einer

Aleksander Erniša mit seiner Familie Aleksander Erniša con la sua famiglia

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a due anni Aleksander Erniša è pastore della Comunità Evangelica-Luterana di Trieste. È figlio di un vescovo ed è originario della Slovenia. Prima di arrivare a Trieste è stato per 13 anni pastore militare. A Trieste predica, con due eccezioni all’anno, sempre in una lingua straniera, in italiano o in tedesco. Anche la famiglia di Erniša vive a Trieste. I suoi due figli frequentano la scuola elementare slovena e sua moglie lavora come traduttrice. Secondo il contratto la famiglia rimarrà sei, al massimo nove anni a Trieste. In che lingua pensa quando predica? Aleksander Erniša: Quando scrivo le mie prediche penso in sloveno, ma quando salgo sul pulpito e le tengo, allora penso nella lingua in cui le leggo. Ora dopo due anni ci riesco. Per un pastore luterano la lingua è uno strumento importante… A. Erniša: È vero e se devo essere sincero all’inizio non mi era del tutto chiara questa questione delle lingue. Ed era un bene anche così. Capire è una cosa, parlare e scrivere un’altra. Il tedesco l’ho imparato da bambino guardando la televisione. Lei è cresciuto bilingue. Sua madre è originaria della Slovacchia. Questo Le è servito?


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zweisprachigen Gemeinde zu arbeiten. Sechs Jahre, maximal neun Jahre in Triest: einerseits eine doch lange Zeit, andererseits absehbar. Schlägt man da Wurzeln? A. Erniša: Man muss unbedingt, sonst ist man nie ganz dabei. Aber natürlich, wir wissen schon jetzt, dass wir einmal hier wegmüssen, egal ob wir das gut finden oder nicht. Wir müssen Wurzeln schlagen, um authentisch hier zu leben, um uns zuhause zu fühlen. Aber wir dürfen diese Wurzeln nicht an Gebäuden, nicht an unserem Umfeld festmachen. Wir vier sind unser Zuhause. Als Pfarrer muss man sich integrieren, dabei sein. Und ich will das. Ich funktioniere so. Ich bin nicht gekommen, um sechs Jahre zu überleben und meine Arbeit zu erledigen, sondern um MIT zu leben. Aber die Zeit ist ein Faktor, der doch gegenwärtig ist? A. Erniša: Gewiss. Wenn ich z.B. morgen ein Kind taufe, dann tut es mir leid, dass ich diesen kleinen Menschen nicht werde konfirmieren dürfen. Wir haben hier eine vorprogrammierte Lebensbrücke von neun Jahren. In Slowenien kann ein Pfarrer auch zwanzig Jahre bleiben… Die Zeitfrage bringt immer eine gewisse Unsicherheit mit ins Spiel. Wie lange bleibe ich noch? Kann ich dieses Projekt noch angehen? Irgendwie wird dadurch alles kleiner. Wir müssen nicht nur unsere Kirche öffnen, sondern auch unseren Kopf und unser Herz. Durch Sie ist die Kirche in Triest dreisprachig. A. Erniša: Wir sind gemischt in Triest. Zunächst sind wir evangelisch-lutherisch, wir sind offen für alle Farben, für alle Menschen. Nur so haben wir als Kirche eine Zukunft. Farbe macht uns schöner, macht uns interessant. Aber wir brauchen eine Basis und das ist die italienische Sprache. Die ELKI wird dann wirklich Kirche in Italien sein, wenn überall die Gottesdienste – vor allem – auf Italienisch abgehalten werden. Das gibt Identität. Nicole Dominique Steiner

Aleksander Erniša (2. von rechts) anlässlich der Abschlussveranstaltung von „Culto Musica“, einem interreligösen Musikfestival der Kommune Triest. Teatro Verdi, Dezember 2018 Aleksander Erniša (secondo da destra) in occasione dello spettacolo finale di “Culto Musica”, un festival musicale interreligioso del Comune di Trieste. Teatro Verdi, dicembre 2018

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A. Erniša: Penso di sì. Si diventa flessibili fin dall’inizio. Nei miei primi anni di vita lo slovacco era la mia lingua madre, anche la lingua dei miei sogni, solo più tardi ho iniziato a sognare anche in sloveno. Lei chi si sente? A. Erniša: Non sono orgoglioso di avere una nazionalità o della mia nazionalità, ma amo la mia lingua e la mia gente. E sono felice di avere questa magnifica occasione di poter lavorare in una comunità bilingue. Sei anni, al massimo nove a Trieste: da una parte un lungo periodo, dall’altra un tempo prevedibile. Si mettono radici? A. Erniša: Bisogna assolutamente, altrimenti non ci sei mai del tutto. Naturalmente sappiamo già adesso che dovremo andarcene a un certo punto, indipendentemente dal fatto se lo troviamo positivo o no. Dobbiamo mettere radici per poter vivere in maniera più autentica, per sentirci a casa. Ma non dobbiamo legare queste radici agli edifici, al nostro ambiente. Noi quattro siamo la nostra casa. Come pastore bisogna integrarsi, esserci. E io lo voglio. Io funziono così. Non sono venuto per sopravvivere sei anni e svolgere il mio lavoro, ma per vivere CON gli altri. Ma il tempo per Lei è un fattore presente? A. Erniša: Certamente. Se ad esempio la mattina battezzo un bambino, allora mi dispiace che non potrò confermare questa piccola creatura. Qui abbiamo un periodo di vita programmato per nove anni. In Slovenia un pastore può rimanere anche vent’anni… La questione del tempo porta sempre con sé una certa insicurezza. Quanto a lungo rimango ancora? Posso ancora avviare questo progetto? In qualche modo tutto diventa più piccolo. Non dobbiamo aprire solo la nostra Chiesa ma anche la nostra testa e il nostro cuore. Grazie a Lei la Chiesa a Trieste è trilingue. A. Erniša: A Trieste siamo un gruppo misto. Prima di tutto siamo evangelico-luterani, siamo aperti a tutti i colori, a tutte le persone. Solo così abbiamo un futuro come Chiesa. Il colore ci rende più belli e interessanti. Tuttavia abbiamo bisogno di una base e questa è rappresentata dalla lingua italiana. La CELI sarà veramente Chiesa in Italia quando i culti verranno celebrati ovunque soprattutto in italiano. Questo crea l’identità. Nicole Dominique Steiner Traduzione: MariaClara Palazzini Finetti


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Raupendaseinauszug Am Montag des Lebens fraß sie sich durch die Krankenhausroutine durch testen bestimmen benamen

Ein anderes, ein falsches Leben ist zu Ende

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Am Dienstag schmeckte sie kurz die süße verlockende Frucht bevor ihr die genommen wurde !! Verbotene Frucht !! Am Mittwoch nahm sie das was andere für gut und richtig und passend und angemessen hielten voll falschen Geschmacks bitterhart seelenvergiftend Am Donnerstag weigerte sie sich von dem zu nehmen was man für ihre Art als richtig erachtete und lernte Einsamkeit Verlorensein Am Freitag probierte sie die verwandte Frucht hoffend dass die nun endlich satt mache und schmeckt und schmeckte bitter leer Am Samstag griff sie zu Neuem vom Anfang vertrauten verschlang schmeckte und fühlte die alte Sehnsucht und den vertrauten Schmerz und die Fülle des Lebens Da entschied die Raupe das Raupensdasein zu lassen sich nicht mehr falscher Gestalt anzupassen Form und Hülle abzulegen sich Raum im Seelenkokon zu geben und knüpfte ihn zu mit gekappten Leinen looking for sunday!

Sebastian Wolfrum

eit Kindertagen kenne ich das Gefühl, wo anders zu leben, als ich es eigentlich tue. Es hat nichts mit dem Ort oder dem Land zu tun. Ich lebte über 40 Jahre im anderen, genauer: im falschen Körper. Das Bewusstsein, ich bin falsch, ich passe nicht in die Schubladen, irgendwas ist mit mir anders, kenne ich seit der Grundschulzeit. Die Interessen und Themen der Mädels waren nicht meine. Zu formulieren, ich bin im falschen Körper, das kommt aber sehr viel später. Am Sonntag nach Pfingsten 2017 war es soweit. Ich war für einen kurzen Urlaub in Nürnberg, bin mehrere Tage durch die Stadt mäandert mit Fragen im Kopf: Wie will ich in Zukunft leben? Ich sitze Sonntagfrüh im Gottesdienst, die Pfarrerin steht vorn und sagt: „Wir sind zusammengekommen, um miteinander Gottesdienst zu feiern, als Junge und Alte, als Männer und Frauen“. Sie sagt diesen Satz und in dem Moment war es der Türöffner für ein Leben bei mir selbst. Plötzlich war es möglich, den Gedanken auszusprechen: Ich bin ein Mann. Wenn in dem Moment das Licht in die Kirche hinein geschienen hätte, wäre es wahrscheinlich auf meinen Platz gewesen. Seit dem habe ich viel über mich nachgedacht, mein Leben, meine Identität und Menschen viel erklären müssen und können. Kindern sage ich oft: Stell dir vor, du musst dein ganzes Leben im Faschingskostüm rumlaufen und darfst es nicht ausziehen. Du spürst, du bist eigentlich jemand anders, aber du musst in diesem Kostüm bleiben. Du spielst eine Rolle, die dir nicht entspricht. Du verhältst dich, wie du dich gemäß dieser Rolle verhalten sollst, aber das bist du nicht selbst. Genau das ist das Leben von Transgendern. Auf meinem Weg zu mir selbst habe ich immer wieder erfahren: „Ich bin von Gott getragen, so wie ich bin.“ Gott, der zu dem steht, wie ich lebe und sich nicht von der körperlichen Hülle beeindrucken lässt, die ja eh vergänglich ist. Ihm geht es um die Beziehung. Das trägt, hat mich immer getragen und wird mich auch weiter tragen. Sebastian Wolfrum


Zeugnisse | Testimonianze

Uscita dall’esistenza di bruco Il lunedì della sua vita penetrò nella routine dell’ospedale del testare determinare dare un nome Il martedì assaporò brevemente il dolce frutto invitante prima che le venisse tolto !! Frutto proibito !! Il mercoledì prese ciò che gli altri consideravano buono e giusto e adatto e adeguato colmo di sapore falso amaro come il fiele che avvelena l’anima Il giovedì si rifiutò di prendere ciò che si riteneva giusto per la sua specie e imparò la solitudine il sentirsi persi Il venerdì provò il frutto affine sperando che finalmente la saziasse e che fosse buono e assaporò l’amaro il vuoto Il sabato prese qualcosa di nuovo familiare fin dall’inizio ingurgitò assaporò e sentì la vecchia nostalgia e il dolore familiare e la pienezza della vita Allora il bruco decise di lasciare la sua esistenza di bruco non adattarsi più a una figura falsa di togliersi la forma e l’involucro darsi spazio nel bozzolo dell’anima e lo annodò con i fili tagliati looking for sunday!

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Un’altra, finta vita, è finita Sebastian Wolfrum ist Pfarrer im fränkischen Veitshöchheim. Über seinen Lebensweg und die Zeit nach dem Coming out hat er ein Buch im Claudius Verlag geschrieben: Endlich ich. Sebastian Wolfrum è pastore a Veitshöchheim, in Franconia. Ha descritto il suo percorso di vita e il periodo dopo il suo coming out nel libro pubblicato da Claudius Verlag: Finalmente io.

F

in da bambino ho avuto l’impressione di vivere da un’altra parte e non dov’ero in realtà. Non ha niente a che vedere con il luogo o il Paese. Ho vissuto per più di 40 anni in un altro corpo o più precisamente nel corpo sbagliato. La consapevolezza di essere sbagliato, di non riuscire a collocarmi in uno schema, che c’era qualcosa di diverso in me, ce l’ho dai tempi delle elementari. Gli interessi e le tematiche delle bambine non mi appartenevano. Tuttavia riuscire a formulare di trovarmi nel corpo sbagliato è qualcosa a cui sono arrivato molto più tardi. Accadde una domenica dopo Pentecoste nel 2017. Ero a Norimberga per una breve vacanza e passeggiavo da giorni attraversando la città con molte domande in testa: come voglio vivere in futuro? La domenica mattina mentre partecipavo al culto sento la pastora davanti a me dire: “Siamo qui riuniti per celebrare insieme il culto, come giovani e anziani, come uomini e donne”. Sentendo questa frase in quel momento mi si è aperta la porta della mia nuova vita con me stesso. Improvvisamente mi era possibile esprimere il pensiero: sono un uomo. Se in quel momento fosse entrata la luce nella chiesa avrebbe sicuramente illuminato il mio posto. Da allora ho molto riflettuto su me stesso, sulla mia vita, la mia identità e ho dovuto e potuto spiegare molte cose alle persone. Ai bambini dico spesso: immaginati di dover andare in giro per tutta la tua vita vestito in maschera e che non puoi togliertela. Senti che sei qualcun altro ma non puoi toglierti la maschera. Reciti un ruolo che non ti corrisponde. Ti comporti come dovresti comportarti secondo questo ruolo ma non sei te stesso. Proprio così è la vita di noi transgender. Nel cammino verso me stesso ho sempre sentito: “Vengo sostenuto da Dio, così come sono”. Dio mi appoggia per come vivo e non si fa influenzare dal corpo fisico che è comunque passeggero. A lui importa la relazione. Questo mi sostiene, mi ha sempre sostenuto e continuerà a sostenermi. Sebastian Wolfrum Traduzione: MariaClara Palazzini Finetti


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Aus der ELKI | Dalla CELI

Mentoring in der Evangelischlutherischen Gemeinde Bozen

Mentoring nella comunità evangelica luterana di Bolzano

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eit zwei Jahren arbeiten wir mit der ejst (Evangelische Jugend Salza due anni lavoriamo con la EJST (Gioventù Evangelica di Saliburg-Südtirol, Österreich) und dem CVJM Oberalster zu Hamburg sburgo/Tirolo, Austria) e la CVJM di Amburgo/Oberalster in un proin einem von Erasmus+ geförderten Drei-Länder-Projekt zur Mitargetto sostenuto da Erasmus+ che coinvolge tre Paesi nella formaziobeiterausbildung und zum Mentoring zusammen. Bei diesem Projekt ne dei collaboratori e nel mentoring. In questo progetto si tratta di vageht es darum, die Mitarbeiterausbildungskurse, die von ejst und CVJM lutare insieme e migliorare i corsi di formazione per i collaboratori, che vengono offerti da EJST e CVJM. Questi corsi sono molto importanti perangeboten werden, gemeinsam zu evaluieren und zu verbessern. Die Jugendlichen bekommen dort das nötige Rüstzeug, um danach den Pfarché ai giovani vengono dati gli strumenti necessari, per poter poi aiurer als Konfi-Teamer bzw. bei der Kinder- und Jugendarbeit zu untertare come teamer il pastore nel lavoro con i bambini e i giovani. stützen. Damit auch nach den Schulungen eine weiterführende BeAl fine di garantire anche dopo la formazione un’assistenza continuativa treuung der Jugendlichen in den Heimatgemeinden gewährleistet ist, ai giovani quando sono tornati nelle loro comunità di origine, abbiahaben wir die Idee des Mentorings für uns adaptiert. mo adattato per noi l’idea del mentoring. Nella formazione dei mentor che si è svolta all’inizio di febbraio a Bolzano e in cui i partecipanBei der Mentorenschulung, die Anfang Februar in Bozen stattfand und bei der die Teilnehmer über eine Videoschaltung mit ti erano collegati via video ai seminari che si svolden zeitgleich abgehaltenen Seminaren in Innsbruck, gevano parallelamente a Innsbruck, Salisburgo e Salzburg und Hamburg verbunden waren, haben wir Amburgo ci siamo soprattutto scambiati le espeuns vor allem darüber ausgetauscht, wie bereits gerienze su come funzionano le relazioni già stabiliknüpfte Mentor-Mentee-Beziehungen funktionieren te fra mentor e mentee e su come costruire o mibzw. wie sie aufgebaut oder verbessert werden köngliorare queste relazioni. Nel caso ideale fra un vonen. Im Idealfall entwickelt sich zwischen einem ehlontario che lavora con i giovani e un mentor si stabilisce una relazione costante in cui il mentor è semrenamtlichen Jugendmitarbeitenden und einem Mentor eine konstante Beziehung, in der der Menpre disponibile ad ascoltare problemi, domande e tor stets ein offenes Ohr für Nöte, Fragen und dubbi. In questo modo sostiene il mentee nel suo Auf den MAB-Kursen lernen die Zweifel hat. So unterstützt er den Mentee bei seinem cammino verso l’indipendenza, non solo rispetto a Jugendlichen alles, was sie als Konfi-Teamer Weg in die Selbstständigkeit – nicht nur in Bezug auf determinate attività, ma anche in questioni riin den Gemeinden brauchen bestimmte Tätigkeiten, sondern auch in Glauguardanti la fede. Finora nella nostra comunità due Ai corsi MAB i giovani imparano tutto ciò che serve loro come teamer nelle comunità bensfragen. Bislang haben sich in unserer Gemembri si sono dichiarati disposti a fungere da menmeinde zwei Gemeindeglieder bereiterklärt, als tor per i nostri teamer. Mantengono il contatto con i giovani, cosicché in caso di problemi si possono organizzare veloceMentoren für unsere Konfi-Teamer zu fungieren. Sie halten den Kontakt zu den Jugendlichen, sodass sich bei Problemen schnell verbindmente forme di supporto. La costruzione di una relazione basata sullichere Formen der Unterstützung organisieren lassen. Der Aufbau eila fiducia fra mentor e mentee ha bisogno di tempo e nel momento in ner vertrauensvollen Mentor-Mentee-Beziehung braucht Zeit und cui è stata realizzata può togliere molti ostacoli dal cammino dei giokann, wenn sie einmal hergestellt ist, viele Stolpersteine auf dem Weg vani collaboratori e delle giovani collaboratrici. Nella pagina web jugendlicher Mitarbeiter und Mitarbeiterinnen aus dem Weg räumen. https://www.mam4you.net le comunità interessate trovano informazioni e il link per il mentoring-reader creato per noi da Mirjam e nuAuf der Internetseite https://www.mam4you.net finden interessierte Gemeinden Informationen und den von Mirjam Link für uns erstellmerose unità tematiche per la formazione dei collaboratori (con preten Mentoring-Reader, zahlreiche thematische Einheiten zur Mitarcise indicazioni per la loro realizzazione) così come un’ampia banca dati beiterausbildung sowie eine umfangreiche Spieledatenbank. Die gedi giochi. La versione stampata del reader può essere ordinata con un druckte Fassung des Readers kann gegen einen kleinen Unkostenbeipiccolo contributo spese a Carla Thuile (carla.thuile@gmx.net) o altrag bei Carla Thuile (carla.thuile@gmx.net) oder im Pfarramt Bozen l’ufficio pastorale di Bolzano. Kathrin Kötz, Auer Traduzione: MariaClara Palazzini Finetti bestellt werden. Kathrin Kötz, Auer


Aus der ELKI | Dalla CELI

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8xMille im Golf von Neapel Erstes ökologisches Mittagessen im Kindergarten von Ercolano

8xmille nel golfo di Napoli Primo pasto ecologico nella scuola materna di Ercolano

Der Golf von Neapel | Il golfo di Napoli

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eit mehr als sechzig Jahren hat die Evangelisch-Lutherische Kirche in Italien einen beträchtlichen Anteil ihrer Mittel und seit zwanzig Jahren auch aus dem 8xMille Steuerfonds am Golf von Neapel in die Schule „Gesù di Nazareth“ investiert. Nach der Abgabe der Schule 2018, möchte sie weiterhin Hilfs-Projekte in dieser Region vorantreiben, die nicht nur wunderschön ist, sondern auch mit großen Schwierigkeiten wie Klein- und Großkriminalität, (Jugend)Arbeitslosigkeit und Armut zu kämpfen hat. Anstelle des Engagements in der Schule treten nun verschiedene Sozialprojekte für Kinder und Jugendliche, alte und hilfsbedürftige Menschen sowie im Bereich der Umwelt. Diese Projekte mit einer Laufzeit von jeweils zwölf Monaten kommen den Gemeinden Ercolano, Torre del Greco und Somma Vesuviana zu Gute. Die Vorarbeiten für die Realisierung der unterschiedlichen Vorhaben haben nahezu ein Jahr in Anspruch genommen, nun ist Im Januar In Ercolano, einer Gemeinde mit rund 50.000 Einwohnern, berühmt durch die Ausgrabungen von Herculaneum, das erste Projekt gestartet: Mit einer Summe von 28.800 Euro finanziert die ELKI ein ökologisches und gesundes Mittagessen für die Kinder des städtischen Kindergartens. “Eine gesunde Mahlzeit ist nicht nur eine konkrete Investition in die Gesundheit der kommenden Generationen”, so die Vizepräsidentin des

„Gesundes und ökologisches Essen kennen und schätzen lernen ist ebenso wichtig, wie die Vermittlung einer Esskultur“ “Imparare a conoscere e apprezzare il cibo sano ed ecologico è ugualmente importante come la trasmissione di una cultura a tavola”

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a più di sessanta anni la Chiesa Evangelica Luterana in Italia ha investito una parte considerevole dei suoi fondi e da vent’anni anche quelli dell’8xmille nel golfo di Napoli nella scuola “Gesù di Nazareth”. Venuto meno questo onere nel 2018, la CELI ha deciso di continuare l’impegno investendo in progetti in quest’area di straordinaria bellezza che presenta però anche tante criticità: disoccupazione, soprattutto giovanile, povertà e poi micro e macro criminalità. Al posto dell’impegno nella scuola subentrano ora diversi progetti sociali di cui beneficiano oggi giovani, anziani, i soggetti più deboli e l’ambiente. A usufruire di questi progetti, tutti con scadenza annuale, sono i comuni di Ercolano, Torre del Greco e Somma Vesuviana. I preparativi per la realizzazione dei diversi progetti sono durati quasi un anno, ora a gennaio a Ercolano, una comunità di circa 50.000 abitanti, famosa per gli scavi di Herculaneum, è stato avviato il primo progetto: con la somma di 28.800 euro la CELI finanzia un pasto ecologico e sano per i bambini della scuola materna della città. “Un pasto sano non è solo un investimento concreto per la salute delle prossime generazioni”, così la vicepresidente del Concistoro, Cordelia Vitiello e il sindaco della comunità, Ciro Bonajuto, che hanno partecipato insieme al primo pranzo ecologico nella scuola materna. In un ambiente in cui l’obesità infantile, il cibo spazzatura e la mancan-


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Zeugnisse | Testimonianze

Konsistoriums, Cordelia Vitiello und der Bürgermeister der Gemeinde, Ciro Bonaiuto, die beim ersten Mittagessen im Kindergarten mit am Tisch saßen. In einem Umfeld, in dem Übergewicht im Kindesalter, Junk-Food sowie mangelndes ökologisches Bewusstsein ein nicht zu unterschätzendes Problem darstellen, liegt der erzieherische Wert dieser Mensa auf der Hand. “Gesundes und ökologisches Essen kennen und schätzen lernen ist ebenso wichtig, wie die Vermittlung einer Esskultur.“ Die anderen Projekte stehen ebenfalls kurz vor der Verwirklichung. Ein weiteres in Ercolaneo betrifft die Einrichtung eines polyfunktionellen Sozialzentrums für Jugendliche zwischen 10 und 15 Jahren, viele davon mit einem schwierigen sozialen Hintergrund. Angeboten werden nicht nur Hausaufgaben- und Nachmittagsbetreuung, die Jugendlichen sollen auch mit der Kultur und den Schönheiten ihrer Heimat vertraut gemacht werden. Ein Projekt, das von den Schulen der Umgebung außerordentlich begrüßt wird. In Torre del Greco wird mithilfe der ELKI ein Umweltprojekt mit Schülern eines Gymnasiums und der Grundschule „Gesù di Nazareth“ umgesetzt, „Alle zusammen für eine saubere Stadt … Ein Kinderspiel“. Die Kinder werden an einem Vormittag gemeinsam die Straßen der Stadt säubern, in der Schule wird das Thema Umwelt im Unterricht aufgearbeitet, das Projekt sieht auch die Aufstellung von Mülleimern mit Containern für Hundesäckchen vor. In der Gemeinde Somma Vesuviana finanziert die ELKI mit 8xMille-Mitteln den Aufbau eines Funknotrufsystems für alleinstehende alte und behinderte Menschen. Cordelia Vitiello: “Die ELKI ist dank der Mittel aus dem 8xMille Steuerfonds in der Lage, solidarische Projekte durchzuführen, und wir können all den Menschen, die jedes Jahr mit ihrer Unterschrift ihr Vertrauen in unsere Kirche setzen, nur von Herzen danken.“ Nicole Dominique Steiner

Der Bürgermeister von Ercolano Ciro Bonaiuto und Cordelia Vitiello, Vizepräsidentin des Konsistoriums der ELKI, geben mit den Kindern des städtischen Kindergartens von Herculaneum ihr ok zum ökologischen Mittagessen

za di una coscienza ecologica rappresentano problemi che non vanno sottovalutati, risulta evidente il valore educativo di questa mensa. “Imparare a conoscere e apprezzare il cibo sano ed ecologico è ugualmente importante come la trasmissione di una cultura a tavola”. Gli altri progetti stanno anch’essi per essere realizzati. Un progetto ulteriore a Ercolano prevede la creazione di un Il sindaco di Ercolano Ciro centro sociale polifunzionale per ragazzi fra i 10 e i 15 anni, Bonaiuto e Cordelia Vitiello, molti di loro con un difficile background sociale. Sarà più vicepresidente del concistoro della di un semplice doposcuola dove fare i compiti o parCELI danno insieme ai bambini dell’asilo comunale di Ercolano il cheggiare i ragazzi, avrà l’obiettivo di far conoscere ai raloro ok al pranzo ecologico gazzi la cultura e le bellezze del loro paese. Un progetto accolto con estremo favore dalle scuole della zona. A Torre del Greco con l’aiuto della CELI è stato realizzato un progetto ambientale con gli alunni di un liceo e della scuola elementare “Gesù di Nazareth”, “Tutti insieme per una città pulita… un gioco da ragazzi”. I ragazzi e i bambini durante una mattinata puliranno insieme le strade della città, a scuola verrà affrontato a lezione il tema dell’ambiente, il progetto prevede anche il posizionamento di bidoni con distributori di sacchetti per le deiezioni canine. Nella comunità di Somma Vesuviana la CELI con i fondi 8xmille finanzia anche la creazione di un servizio di telesoccorso per le persone anziane e disabili che abitano da sole. Cordelia Vitiello: “La CELI investe in progetti di solidarietà quanto riceve grazie alle firme dell’8xMille e non può che ringraziare a sua volta tutti coloro che, pur non essendo nostri membri credono nelle cose che facciamo come Chiesa e ci regalano la loro fiducia”. Nicole Dominique Steiner Traduzione: MariaClara Palazzini Finetti


comunità o in tende nel giardino della chiesa.

✔ Die diesjährige Jugendfreizeit

QUANDO: domenica, 28 giugno 2020,

bietet wieder ein abwechslungsreiches Programm - von Spannung und Action auf dem Berg bis hin zum gemeinsamen Chillen am See. Am Gipfel-Tag durchschreiten wir den atemberaubenden LatemarGebirgsstock. Bleibende Erinnerungen verspricht eine spritzige Rafting-Tour auf der Passer. Das Gesamte Programm findet in und um Bozen statt, Unterkunft bietet die evangelische Kirche dort im Gemeindehaus bzw in Zelten im Kirchgarten. WANN: Sonntag, 28. Juni 2020, 17:00

Uhr - Freitag, 3. Juli 2020, gegen 10:00 Uhr WO: ev.-luth. Gemeinde Bozen KOSTEN: Nur 50 Euro. Die ELKI übernimmt dankenswerterweise alle weiteren Kosten (für Übernachtungen, Essen, Transporte, Reisekosten, Eintritte, …) INFORMATION UND ANMELDUNG: – TEILNEHMER: 13 bis 18-jährige aus den

Gemeinden der ELKI – ANMELDUNG: möglichst schnell, da begrenzte Teilnehmendenzahl. Anmeldeunterlagen sind in allen Gemeinden erhältlich. Pfarrer Michael Jäger, Bozen jaeger@chiesaluterana.it / Tel. 327.9434426 Pfarrer Johannes de Fallois, Mailand defallois@chiesaluterana.it / Tel. 339.3475232 www.chiesaluterana.it

ore 17:00 - venerdì, 3 luglio 2020, verso le ore 10:00 DOVE: comunità evangelica-luterana di Bolzano COSTI: solo 50 euro. La CELI si fa carico meritevolmente di tutti gli altri costi (alloggio, vitto, trasporti, spese di viaggio, entrate…)

28 GIUGNO - 03 LUGLIO 2020 CAMPO GIOVANILE DELLA CELI A BOLZANO

INFORMAZIONI E ISCRIZIONE:

✔ Il campo giovanile di quest’anno

– ISCRIZIONE: il prima possibile, perché i

offre nuovamente un programma molto vario, dal movimento e l’azione in montagna fino al relax insieme al lago. Nella giornata della vetta attraverseremo il magnifico massiccio del Latemar. L’eccitante rafting tour nel torrente Passirio lascerà sicuramente ricordi indelebili. L’intero programma si svolge a Bolzano, l’alloggio è offerto dalla Chiesa evangelica nella casa della

– PARTECIPANTI: 13-18enni delle comunità

della CELI posti sono limitati. I moduli per l’iscrizione si trovano in tutte le comunità. Pastore Michael Jäger, Bolzano jaeger@chiesaluterana.it / Tel. 327.9434426 Pastore Johannes de Fallois, Milano defallois@chiesaluterana.it / Tel. 339.3475232 www.chiesaluterana.it Traduzione: MariaClara Palazzini Finetti

✔ ✔ ✔ ✔

APPUNTAMENTII

28. JUNI-03. JULI 2020 JUGENDFREIZEIT DER ELKI IN BOZEN

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TERMINE

Termine | Appuntamenti


Termine | Appuntamenti

TERMINE

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APPUNTAMENTII

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09.-11. OKTOBER 2020 KIRCHENTAG DER ELKI IN ROM THEMA: „GLAUBE UND HUMORWAS GIBT ES DA ZU LACHEN?“ Wenn du Gott zum Lachen bringen willst, dann erzähle ihm von deinen Plänen! (Moldawisches Sprichwort)

via Aurelia Antica 397 INFORMATION UND ANMELDUNG:

Unterbringung in eigener Verantwortung. Anmeldung im Dekanat bis zum 01. September decanato@chiesaluterana.it VERANTWORTLICH: Pfr. Martin Krautwurst krautwurst@chiesaluterana.it www.chiesaluterana.it

09-11 OTTOBRE 2020 GIORNATA DELLA CELI A ROMA TEMA: “FEDE E UMORISMO – COSA C’È DA RIDERE?”

✔ Kirche und christliche Religion scheinen auf den ersten Blick eine sehr ernste Angelegenheit zu sein, doch wenn man einmal hinter die Fassade schaut, kann man ganz viel schmunzeln und lachen. Zum einen liegt der Humor in den Wurzeln unseres Glaubens, denn keine Religion kennt mehr Humor als das Judentum. Über sich selber lachen können ist eine große Tugend, die uns hilft, Probleme und Sorgen, Leid und Enttäuschungen zu meistern und auch zum Guten zu wenden. Der ELKI-Tag in Rom soll uns Gelegenheit geben, auch mal wieder richtig zu lachen, das Herz fröhlich werden zu lassen und in Gemeinschaft etwas für unsere Gesundheit zu tun, denn Lachen heilt, das ist wissenschaftlich bewiesen. WANN: Freitag, 09. Oktober 17 Uhr –

Sonntag, 11. Oktober 12 Uhr WO: Christuskirche Rom, via Toscana

7/via Sicilia 70; Deutsche Schule Rom,

Se vuoi far ridere Dio, raccontagli i tuoi piani! (Detto moldavo)

cuore, di mettervi in allegria e di fare qualcosa per la propria salute in comunione con altri, perché ridere fa bene, e questo è fondato scientificamente. QUANDO: Venerdì 09 ottobre, ore 17 –

domenica 11 ottobre ore 12 DOVE: Christuskirche Roma, via Toscana

7/via Sicilia 70; Scuola Germanica Roma, via Aurelia Antica 397 INFORMAZIONI E ISCRIZIONE:

✔Chiesa e religione sembrano essere delle faccende molto serie a prima vista, ma se si dà uno sguardo dietro la facciata, si trovano non pochi spunti che fanno venire la voglia di sorridere. Da una parte l’umore sta nella radice della nostra fede, perché non c’è una religione che conosca più umorismo dell’ebraismo. Saper ridere di se stessi è una grande virtù, che ci aiuta a superare problemi e sofferenze, delusioni e dolori e a poterli far diventare cose positive. Nella Giornata CELI a Roma vogliamo darvi l’occasione di poter ridere di

Alloggio sotto la propria responsabilità. Iscrizione: decanato entro il 1 settembre decanato@chiesaluterana.it RESPONSABILE: Past. Martin Krautwurst krautwurst@chiesaluterana.it www.chiesaluterana.it

... SCHAUT HIN: DIE ELKI/CELI FÄHRT NACH FRANKFURT AM MAIN

✔Der 3. Ökumenische Kirchentag (ÖKT) findet vom 12. - 16. Mai 2021 in Frankfurt am Main statt. Er steht unter dem Leitwort „Schaut hin“ (Mk 6,38): zusammen genauer hinzuschauen und handeln, damit die Welt sich zum Guten verändern kann.  


Termine | Appuntamenti

„Schon lange warten die Christinnen und Christen in Deutschland auf einen 3. Ökumenischen Kirchentag“, sagen der Kirchenpräsident der Evangelischen Kirche in Hessen und Nassau, Dr. Volker Jung und der Bischof der Diözese Limburg, Dr. Georg Bätzing. Wer in Dortmund 2019 dabei war oder vorher schon, der oder die weiß: in das Kerzenmeer des Eröffnungsabends eintauchen, selbständig unterwegs sein und mit tausend anderen eine Popmesse feiern, eine Podiumsdiskussion von bekannten Größen aus Politik, Theologie und Wissenschaft besuchen oder sich von der Flut von tollen Erlebnissen überwältigen lassen ... all das bietet der Deutsche Kirchentag mit internationalen Gästen und einer MegaStadt.  Nach Berlin und München hat die Stadt Frankfurt am Main beste Voraussetzungen für einen 3. Ökumenischen Kirchentag. Frankfurt liegt in der Mitte Deutschlands und ist von jeher eine weltoffene Stadt. “Kinder, Jugendliche, Erwachsene“ – für alle bietet der Kirchentag Platz. Alle sind eingeladen, mitzureden, mitzubeten, mitzufeiern. Ein internationaler Event, auf dem Deutsch und viele andere Sprachen gesprochen werden. Wie schon in Dortmund wird Mailand wieder mit einer Gruppe von circa 25 Personen unterwegs sein. Welche Gemeinden starten ebenfalls eine Tour? Ob es Bus oder Bahn sein wird, ob es ein Quartier in einer Schule oder bei privaten Gastgebern oder im Hotel sein wird, alles ist möglich. 2019 kostete die Eintrittskarte für 5 Tage 98 € (ermäßigt für Schüler*innen, Rentner*innen 54 €), inklusive Fahrausweise.  Die ELKI wird auf dem „Messe-Markt der Möglichkeiten“ wieder einen eigenen Stand haben und freut sich über personelle und finanzielle Unterstützung. Dr. Anne Stempel-de Fallois, Mailand

Ansprechpartner*innen für die ELKI/CELI: Pfarrersehepaar Stempel-de Fallois aus Mailand (ccpim@libero.it), Pfarrerin Sabine Kluger aus Tremestieri Etneo (CT) (kluger@chiesaluterana.it) und das Pfarrersehepaar Tiebel-Gerdes aus Ispra-Varese Informationen ab sofort erhältlich auf der Homepage des ÖKT: https://www.oekt.de/ und am Telefon: 0049/ 6924 7424 188

... ANDATE A VEDERE: LA CELI VA A FRANCOFORTE SUL MENO

✔ Il III Kirchentag ecumenico (ÖKT) si svolgerà dal 12 al 16 maggio 2021 a Francoforte sul Meno. Il suo motto sarà “Andate a vedere” (Marco 6,38): per guardare con maggiore attenzione e agire insieme affinché il mondo possa cambiare in meglio. “Le cristiane e i cristiani in Germania aspettano già da molto tempo un terzo Kirchentag ecumenico”, dicono il presidente della Chiesa Evangelica in Assia-Nassau, il dr. Volker Jung e il vescovo della diocesi di Limburg, il dr. Georg Bätzing. Chi era presente a Dortmund nel 2019 o anche prima sa di cosa si tratta: tuffarsi nel mare di candele della serata d’apertura, essere in giro

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da soli e celebrare con migliaia di altre persone una messa pop, assistere a una tavola rotonda con esponenti del mondo della politica, della teologia e della scienza oppure farsi trascinare dalla marea di fantastiche esperienze... Tutto questo offre il Kirchentag tedesco con ospiti internazionali e una mega-città. Dopo Berlino e Monaco la città di Francoforte sul Meno offre i migliori presupposti per un Kirchentag ecumenico. Francoforte si trova al centro della Germania, ed è da sempre una città cosmopolita. “Bambini, giovani, adulti”, c’è posto per tutti al Kirchentag. Tutti sono invitati a parlare, pregare e festeggiare insieme. È un evento internazionale, in cui si parlerà in tedesco e in molte altre lingue. Come è già accaduto per Dortmund, Milano sarà presente con un gruppo di circa 25 persone. Quali altre comunità si aggregano? Si può arrivare in bus o in treno, si può alloggiare in una sistemazione all’interno di una scuola o da ospiti privati o in un hotel, tutto è possibile. Nel 2019 il biglietto d’ingresso per 5 giorni costava 98 € (scontato a 54 € per studenti/studentesse, pensionati/e), inclusi i trasporti. La CELI avrà di nuovo un proprio stand alla “fiera del mercato delle possibilità” e si rallegra di un sostegno personale e finanziario. dr. Anne Stempel-de Fallois, Milano Persone di riferimento per la CELI: la coppia di pastori Stempel-de Fallois da Milano (ccpim@libero.it), pastora Sabine Kluger da Tremestieri Etneo (CT) (kluger@chiesaluterana.it) e la coppia di pastori Tiebel-Gerdes da Ispra-Varese Le informazioni sono reperibili da subito nella homepage dell‘ÖKT: https://www.oekt.de/ e telefonicamente allo 0049/ 6924 7424 188

Traduzione: MariaClara Palazzini Finetti


Christus spricht: Ich war tot, und siehe, ich bin lebendig von Ewigkeit zu Ewigkeit und habe die Schlüssel des Todes und der Hölle. (Off. 1,18) Cristo dice: Ero morto, ma ecco sono vivo per i secoli dei secoli, e tengo le chiavi della morte e dell’Ades. (Apocalisse 1,18)

CELI|ELKI Chiesa Evangelica Luterana in Italia | Evangelisch-Lutherische Kirche in Italien www.chiesaluterana.it decanato@chiesaluterana.it Facebook: www.facebook.com/ChiesaEvangelicaLuteranaInItalia Instagram: www.instagram.com/chiesaevangelicaluterana Pressereferentin | Referente di stampa Nicole Dominique Steiner press@chiesaluterana.it Radio Culto evangelico | Evangelische Andacht (in italiano | in Italienisch) RAI RaiUno, la domenica mattina alle 6.35 | Sonntag Morgen um 6.35 Per riascoltare le trasmissioni | Zum Wiederabhören: www.fedevangelica.it/servizi/ssrtvo31.asp TV | Fernsehen Protestantesimo (in italiano | in Italienisch) RAI TV RaiDue, in onda quindicinalmente, la domenica mattina attorno alle 8.00. Prima replica, nella notte tra il martedì e il mercoledì dopo l’1; seconda replica, la domenica successiva, dopo “la domenica sportiva” attorno all’1.30. | Alle zwei Wochen, Sonntagmorgen ungefähr um 8 Uhr. Erste Wiederholung in der Nacht von Dienstag auf Mittwoch nach 1 Uhr; zweite Wiederholung am darauffolgenden Sonntag nach der Sendung “La domenica sportiva” ungefähr um 1.30 Uhr. www.protestantesimo.rai.it

TERMINE | APPUNTAMENTI 30.04-03.05.2020 Castellammare di Stabia Sinodo della CELI | Synode der ELKI 28.06.-03.07.2020 Bolzano | Bozen Campo giovanile | Jugendfreizeit www.chiesaluterana.it 01.-08.07.2020 Austria | Österreich Viaggio CELI | ELKI Reise Iscrizioni entro il 14 maggio | Anmeldefrist: 14. Mai www.chiesaluterana.it

Dieric (Dirk) Bouts, Auferstehung, um 1455. | Risurrezione, intorno al 1455. Norton Simon Museum, Pasadena (CA).

09.-11.10.2020 Roma | Rom Giornata CELI „Fede e umorismo“ | ELKI-Tag “Glaube und Humor” Iscrizioni entro l’1 settembre | Anmeldefrist 1. September www.chiesaluterana.it

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