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ANNO I - NUMERO I

29 MAGGIO 2011

PERIODICO RELIGIOSO - CULTURALE DELLA PARROCCHIA MARIA SS. IMMACOLATA DI DAGALA DEL RE (S. VENERINA - CT) http://chiesa.dagala.it

EDITORIALE

Il parroco don Giuseppe D’Aquino ha chiesto che fossi io a scrivere le prime righe di questo nuovo periodico, dando per così dire l’incipit. Ciò mi carica di una certa responsabilità, visto che l’inizio è fondamentale per il proseguo del cammino. Mi sembra opportuno pertanto condividere alcune riflessioni su questo progetto che sta per prendere il largo partendo dal titolo “BeneDire”. Questa scelta dice chiaramente il desiderio della comunità di Dagala di poter dire bene. Ma di chi, o di che cosa? Anzitutto dire bene le cose che si raccontano: un periodico che vuole fare notizia sul territorio deve saper leggere le situazioni e tendere sempre alla verità dei fatti. Ma il “benedire” è anche il desiderio di poter dire bene dell’uomo, delle famiglie, dei giovani, delle istituzioni. È un augurio a mettere in evidenza iniziative e situazioni positive che sono presenti attorno a noi – spesso proprio accanto – e che rischiano di passare inosservate. Ed invece oggi più che mai c’è bisogno di raccontare il tanto bene, perché altrimenti si rischia di scivolare in un cupo disfattismo in cui – come affermava il filosofo inglese Thomas Hobbes, o ancor prima il commediografo latino Plauto – l’uomo è “homo homini lupus”. Ma una prospettiva cristiana dell’esistenza non può accettare che l’uomo sia un lupo per l’altro uomo; se così fosse dovremmo affermare che gesti come il sorriso, la carezza, o l’abbraccio non hanno diritto di cittadinanza. CONTINUA A PAGINA 5

chiesa@dagala.it

SOCIETA’ La vita del beato Giovanni Paolo II illuminata dalla profonda devozione a Maria pag. 2

IL PARROCO RISPONDE Sulle strade della fede: una rubrica per indicare le vie del Signore. Ma non solo… pag. 4

Dire il bene per fare il bene Lineamenta del giornalino parrocchiale La sensazione di essere maledetti spesso colpisce più facilmente che la sensazione di essere benedetti. Dobbiamo riscoprire il senso e la bellezza della benedizione. E quando le cose sono difficili e la vita è pesante ricordati chi sei: sei una persona speciale, sei profondamente amato da Dio e da tutte le persone che sono con te. Nella foto: Gesù esorta a predicare il vangelo ai suoi apostoli (affresco del XIII secolo)

«Nella comunità dell'Arca dove aveva deciso di vivere, dopo una vita passata nel mondo universitario, un giorno il celebre padre Henri Nouwen fu avvicinato da una handicappata della comunità che gli disse: "Henri, mi puoi benedire?". Padre Nouwen rispose alla richiesta in maniera automatica, tracciando con il pollice il segno della croce sulla fronte della ragazza. Invece di essere grata, lei protestò con veemenza: "No, questa non funziona. Voglio una vera benedizione!". Padre Nouwen si accorse di aver risposto in modo abitudinario e formalistico e disse: "Oh, scusami... ti darò una vera benedizione quando saremo tutti insieme per la funzione". Dopo la funzione, quando circa una trentina di persone erano sedute in cerchio sul pavimento, padre Nouwen disse: "Janet mi ha chiesto di darle una benedizione speciale. Lei sente di averne bisogno adesso". La ragazza si alzò e andò verso il sacerdote, che

PARROCCHIA La svelata dell’ Immacolata e la Prima Comunione: una domenica di grande festa pag. 5

indossava un lungo abito bianco con ampie maniche che coprivano sia le mani che le braccia. Spontaneamente Janet lo abbracciò e pose la testa contro il suo petto. Senza pensarci, padre Nouwen la avvolse con le sue maniche al punto di farla quasi sparire tra le pieghe del suo abito. Mentre si tenevano l'un l'altra padre Nouwen disse: "Janet, voglio che tu sappia che sei l'Amata Figlia di Dio. Sei preziosa agli occhi di Dio. Il tuo bel sorriso, la tua gentilezza verso gli altri della comunità e tutte le cose buone che fai, ci mostrano che bella creatura tu sei. So che in questi giorni ti senti un po' giù e che c'è della tristezza nel tuo cuore, ma voglio ricordarti chi sei: sei una persona speciale, sei profondamente amata da Dio e da tutte le persone che sono qui con te". Janet alzò la testa e lo guardò; il suo largo sorriso dimostrò che aveva veramente sentito e ricevuto la benedizione. Quando Janet tornò al suo posto, tutti gli altri handicappati vollero ricevere la benedizione. Anche uno degli assistenti, un giovane di ventiquattro anni, alzò la mano e disse: "E io?". "Certo", rispose padre Nouwen."Vieni". Lo abbracciò e disse: CONTINUA ALL’INTERNO


BeneDire > SOCIETA’

29 MAGGIO 2011

“Totus tuus” Giovanni Paolo II: alle origini della sua devozione mariana L’1 maggio 2011 sarà ricordato per un avvenimento che ha riempito la Chiesa di gioia e commozione: la solenne beatificazione di Giovanni Paolo II, “il Papa venuto da lontano”, ”il timoniere della barca di Pietro”, che ha scritto indelebilmente la storia della Chiesa e dell’Umanità. “Totus tuus ego sum, Maria!”, “Sono tutto Tuo, Maria!”. Questo il motto di tutto il suo Pontificato, questo il filo conduttore di tutta una vita vissuta nella piena ed autentica devozione mariana. Sarebbe riduttivo, però, definire quella di Giovanni Paolo II nei confronti della Vergine semplice devozione. Lui fu letteralmente “innamorato” di Nostra Signora e questo grande amore ha radici profonde nella sua infanzia. Cominciò ad amare la Madonna da bambino, guidato dalla propria madre, che sentiva in modo fortissimo questa devozione. A nove anni rimase orfano della mamma e fu cresciuto dal padre, che continuò a trasmettergli, soprattutto con l'esempio, i valori religiosi. Lo stesso Papa ha ricordato di aver visto più volte, svegliandosi nel cuore della notte, suo padre inginocchiato ai piedi del letto, assorto nella recita del Rosario, e di non aver mai dimenticato CONTINUA DALLA PRIMA PAGINA

"John, è così bello che tu sia qui. Tu sei l'Amato Figlio di Dio. La tua presenza è una gioia per tutti noi. Quando le cose sono difficili e la vita è pesante, ricordati sempre che tu sei Amato di un amore infinito". Il giovane lo guardò con le lacrime agli occhi e disse: "Grazie, grazie molte"». Questa piccola storia per l’anima, tratta da “Solo il vento lo sa” di Bruno Ferrero, ci fa comprendere che la benedizione non è un gesto formale e rituale ma esclusivo e straordinario; essa ci trasmette l’esercizio delle piccole cose che ci fanno essere grandi nel quotidiano. Viviamo oggi in una realtà in cui il linguaggio quotidiano si imbruttisce a causa dei mass media, dei talk show e di tutto quanto contribuisce a rendere il nostro linguaggio sempre più maledetto! Ne

quell'immagine di commovente devozione mariana. Ha imparato da lui a recitare il Santo Rosario ogni giorno e in uno dei suoi libri ha scritto: “II Rosario è la mia preghiera preferita. Preghiera meravigliosa! Meravigliosa nella sua semplicità e nella sua profondità”. Dopo la morte della madre, la devozione alla Madonna divenne nel suo cuore più intensa. Karol affidava gioie, tristezze e speranze alla Mamma Celeste, così come avrebbe fatto con sua madre e, forse, con ancora più fiducia. Negli anni della giovinezza, in un periodo storico segnato dalla guerra e dalla sofferenza, approfondì e maturò le proprie convinzioni religiose, soprattutto, la devozione alla Madonna. In questo fu aiutato non da un sacerdote santo, da uno speciale direttore spirituale, piuttosto da un povero laico, personaggio curioso che di professione faceva il sarto, ma che possedeva una straordinaria ricchezza spirituale, tanto da essere definito da Wojtyla “un vero santo”: Jan Tyranowski. Fu proprio lui a suggerire a Karol la lettura delle opere del grande mariologo francese San Luigi Maria Grignion de Monfort. Quelle letture aiutarono Wojtyla a

consegue una continua alterazione dell’attenzione del “cristiano” dalle vere problematiche della vita. “Benedire”, dal latino benedicere, ha un significato inequivocabile: dire bene, alzando le mani e muovendole in segno di croce, aprendole in segno di accoglienza e quindi di benedizione. Semplici azioni con un’efficacia smisurata, cui ogni cristiano deve assolutamente obbedire per concorrere alla glorificazione del suo tempo e dei suoi fratelli e per contrastare con tenacia il maledire. Le fondamenta di questo giornalino si poggiano sugli orientamenti pastorali dell’episcopato italiano per il decennio 2010-2020 dal titolo “Educare alla vita buona del Vangelo”; su questi orientamenti vogliamo costruire una comunità educante, guidata dal Buon Pastore ed

passare da una devozione mariana istintiva a quella teologica, che lo accompagnerà per tutta la vita. Dagli scritti del Santo deriva l’affidamento alla Madre di Dio, la frase “Totus Tuus”, che Giovanni Paolo II scelse all’inizio del suo ministero episcopale prima e di quello petrino poi e che da quel momento fu il suo slogan, presente nei discorsi, nelle lettere, nelle esortazioni. Anche noi, allora, sull’esempio del Beato Giovanni Paolo II, affidiamoci totalmente a Maria SS. e diciamoLe: “Toti tui, Maria!”.

M.F. educata dal Maestro. Alla luce di ciò, ecco “BeneDire”, un periodico che vuole fornire a tutti i parrocchiani un semplice ma efficace mezzo per l’evangelizzazione e l’informazione. Gli ambiti trattati spaziano dalla società all’attualità, dalla parrocchia alla diocesi, dalla cultura alla scienza. Rubriche ad hoc saranno destinate alla parola del Vangelo e del Parroco. Ci sarà spazio pure per il territorio e le associazioni. BeneDire, che si avvale di un’equipe redazionale, uscirà l’ultima domenica del mese e il giornalino sarà distribuito esclusivamente in ambito parrocchiale. Giunga a voi la nostra solenne benedizione affinché al dire il bene segua anche fare il bene.

La redazione


BeneDire > LA RIFLESSIONE

29 MAGGIO 2011

L’attualità sotto i riflettori

Il Mediterraneo Un cimitero galleggiante Oggigiorno sempre più si tende a distrarre l’opinione pubblica, proponendo spot e notizie futili che, mirano a celare i reali problemi che intaccano il nostro paese. Si pensi che, nelle varie reti televisive gli argomenti che destano grande scalpore riguardano le promesse della costruzione di un campo da golf, di un casinò e addirittura di una villa acquistata a Lampedusa ma, proprio lì, il “mare nostrum” diventata un cimitero galleggiante, dove sono state distrutte famiglie e annullati i desideri di coloro che speravano di condurre una vita migliore. Il nostro mare diventa come un Leviatano, figura biblica citata da Giacobbe nell’Antico Testamento, di cui diceva che “Nessuno sulla terra è pari a lui, fatto per non aver paura. Lo teme ogni essere più altero; egli è il re su tutte le fiere più superbe”. Questo mostro marino è riuscito a distruggere, ad annientare la vita di molti uomini, donne e soprattutto bambini. La storia quindi si ripete e se, nei primi anni del novecento erano gli ebrei “il nemico” da sconfiggere, adesso il problema resta tale ma, cambiano solo questi cosiddetti “nemici” che oggi sono gli uomini provenienti dall’Africa. E’ possibile che ancora nel duemila si abbia paura dello straniero, solo perché professi una religione diversa dalla nostra? Ed è possibile discriminarli solo per il coloro della pelle? Queste sono solo delle nostre debolezze! Nonostante i pericoli a cui possono incorre-

re, questi essere umani, uguali a noi, viaggiano in dei barconi per giorni con la speranza di riuscire a sfuggire allo stato di miseria e guerra in cui si trovano ma, giunti qui vengono “accolti” in delle tendopoli sparse in tutto il territorio nazionale. Ci stiamo chiedendo in che condizioni vivono gli immigrati? Migliaia e migliaia di loro vivono sorvegliati da poliziotti e carabinieri, come se fossero i peggiori criminali esistenti sul nostro pianeta. Alcune tendopoli sorgono in un luogo deserto, le reti di recinzione sono alte circa un metro e ottanta e durante la notte qualcuno tenta invano di fuggire da quel posto che, forse, sarebbe meglio definire lager. Nonostante siano passati più di 2000 anni dalla morte di Cristo, l’uomo non è ancora in grado di capire ciò che è riportato nel vangelo di Matteo “ero straniero e mi avete accolto” siamo pronti allora ad aprire le porte a Cristo? A.C.

Evangelizzazione e discernimento

Gesù e il Mondo Una presentazione della vita del Maestro Se leggiamo con attenzione i Vangeli, possiamo individuare i sentimenti di Gesù nei confronti del Mondo. Egli ne parla come un poeta quando dice: “Guardate gli uccelli del cielo! Guardate i gigli del campo! (Mt 6,25-34). D’altra parte come avrebbe potuto non ammirare ciò che Dio stesso aveva creato e di ciò si era compiaciuto? Ma Gesù ammirava e amava soprattutto le creature umane a cui Dio aveva affidato il suo giardino. Tutta la sua vita pubblica è stata un impegno continuo a recuperarne la bellezza deturpata dalle malattie e dal male sia fisico sia morale, dalla morte, dall’ingiustizia: “Anche quelli che erano tormentati da spiriti immondi, venivano guariti, perché da lui usciva una forza che sanava tutti” (Lc 6,17-19). Gesù amava i bambini: “Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite”. (Lc 18,13-16) Sempre buono, paziente e misericordioso, diventa durissimo con chi rovina la gioia e la felicità soprattutto dei più piccoli e dei più poveri: “Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, è meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare”. (Mc 9,42). Gesù ammirava anche le opere dell’uomo. Tanti suoi paragoni riferiti ai lavori dei campi e della pastorizia lo dimostrano. ma si intendeva anche di architettura; basti ricordare il paragone della casa costruita sulla roccia: “Venuta una inondazione, la fiumara

investì quella casa ma non la poté smuovere, perché era ben costruita”. (Lc 6,48) Gesù è venuto in questo mondo per insegnarci ad amare il mondo e per salvarlo ha dato la vita. Il suo vangelo ci guida tutti a vivere nella giustizia e nella pace amandoci scambievolmente come figli dello stesso Padre. “Voi siete il sale della terra…; voi siete la luce del mondo”. (Mt 5,13) Ecco, allora, il compito di chi crede in Gesù: essere lievito del vangelo fino ai confini della terra, come egli ci ha comandato prima di salire al Cielo, in attesa del suo ritorno, quando il mondo sarà trasformato in cieli e terra nuova. G. V.


BeneDire > IL PARROCO RISPONDE

29 MAGGIO 2011

Sulle strade della fede

La risposta della fede Ecco come si presenta in alcune figure emblematiche Dio si rivela e si dona in una storia intessuta di parole e avvenimenti. L’uomo lo accoglie liberamente, impegnando tutto se stesso, intelligenza, volontà e cuore, affidando a lui il proprio futuro, assentendo alla verità da lui comunicata. Quest’ adesione così piena e coinvolgente trascende il comune senso religioso e si chiama fede. AFFIDAMENTO La fede è l’atteggiamento esistenziale: ci da la convinzione di essere amati , ci libera dalla solitudine e dall’angoscia del nulla, ci dispone ad accettare noi stessi e ad amare gli altri, ci da il coraggio di sfidare l’ignoto. Ecco come si presenta in alcune figure emblematiche. Abramo, il padre dei credenti, «ebbe fede sperando contro ogni speranza» (Rm 4,18); si fidò di Dio e delle sue promesse, lasciò la propria patria e la propria parentela; affrontò, lui vecchio e senza figli, un lungo viaggio «senza sapere dove andare»(Eb 11,8), per poter ricevere dal Signore una nuova terra e una numerosa discendenza. La sua figura esprime e sintetizza la fede del popolo di Dio. La Vergine Maria, colei che è beata perché ha creduto nel modo più puro e totale, all’annuncio dell’angelo uscì dal suo piccolo mondo di promessa sposa, aprendosi al progetto di Dio: «Eccomi, sono la serva del Signore»(Lc 1,38). Diventa madre del Messia, avanzò nell’oscurità della fede fino al dramma angoscioso del Calvario. I due discepoli di Giovanni Battista, che videro passare Gesù, gli andarono dietro, fecero amicizia con lui, corsero ad annunciare ad altri, iniziarono una nuova esistenza. Credere è aprirsi, uscire da se stessi, fidarsi, obbedire rischiare, mettersi in cammino verso le cose «che non si vedono»(Eb 11,1), andare dietro a Gesù «autore e perfezionatore della fede» (Eb 12,2). È assumere

un atteggiamento di accoglienza operosa, che consente a Dio di fare storia insieme a noi, al di là delle umane possibilità. È stato giustamente notato come il mondo che ha smarrito la fede non è che poi non creda più a niente: al contrario, è indotto a credere a tutto: credere agli oroscopi, che perciò non mancano mai nelle pagine dei giornali e delle riviste; crede ai gesti scaramantici, alla pubblicità; crede all’esistenza degli extraterrestri, alla reincarnazione, al mago x , al mago y, alle catechesi avvelenate che a volte propongono alcuni programmi televisivi. Perciò la destinazione più adeguata tra gli uomini del nostro tempo non è tanto tra credenti e non credenti, quanto piuttosto tra credenti e creduloni. Quel che è peggio è che questo modo di pensare non è più di alcuni soltanto ma anche di noi credenti e praticanti. La fede è la base della vita cristiana. E se la base non è solida, come faremo a costruirvi sopra un edificio, in questo caso la via? Giuseppe D’Aquino sac.

BeneDire > DIOCESI

Una fede che cambia la vita, che genera scelte XIV assemblea nazionale dell’ Azione Cattolica Italiana “Vivere la fede, amare la vita. L’impegno educativo dell’Ac”: questo il tema della XIV assemblea nazionale dell’Azione Cattolica Italiana tenutasi dal 6 all’ 8 maggio presso la Domus Pacis a Roma. L’Ac, da sempre sceglie di accompagnare la vita delle persone attraverso un concreto impegno educativo calibrato a misura di ogni età. Anche questa ultima assemblea è stata, dunque, l’occasione per riscoprire e riaffermare, in maniera ancor più decisa, il carisma formativo e di collaborazione con tutta la Chiesa al processo di annuncio e riscoperta della fede. Circa 900 delegati provenienti da tutte le diocesi d’Italia sono intervenuti per il rinnovamento del Consiglio nazionale dell’Associazione per il triennio 2011/2014. Nutrito anche il gruppo degli uditori (260) e quello degli ospiti, provenienti da diversi Paesi del mondo. Presenti all’assemblea, anche i delegati di ciascun settore della diocesi di Acireale, capitanati dal presidente Ninni Salerno, delegato regionale. Nell’assemblea nazionale, come in tutte le assemblee territoriali che l’hanno preceduta, si è sperimenta come sempre, l’indole democratica dell’Ac, in quanto tutti i responsabili a tutti i livelli, con background socio-culturali e associativi differenti, hanno avuto l’opportunità di confrontarsi

per tracciare le linee progettuali che orienteranno il cammino e esercitare il proprio diritto di voto per eleggere le cariche direttive per il prossimo triennio. Tutti consapevoli, che la loro scelta associativa e dovuta al vivere la fede. Una parte del documento approvato all’assemblea dice proprio questo: “Abbiamo scelto il tema “Vivere la fede, amare la vita. L’impegno educativo dell’Azione Cattolica” in primo luogo perché avvertiamo sempre la necessità di vivere fino in fondo la nostra fede, quella fede che è capace di cambiare la vita coinvolgendosi pienamente in essa. Perché o la fede cambierà la vita, o la fede genera nuova vita, o la fede ci spinge ad amare pienamente la vita, oppure è sterile. D’altra parte la fede cristiana è questione di vita, la nostra vita che si lascia permeare dalla vita di Gesù Cristo”. G.S.


BeneDire > PARROCCHIA GIUGNO

AGENDA PARROCCHIALE A cura di G.S. FORMAZIONE Dio si manifesta a noi con La Parola: il 15 giugno la I lectio divina Mercoledì 15 giugno 2011 alle ore 20,30, si terrà in chiesa il primo incontro di “lectio divina”. Nella sua natura, la lectio divina aiuta a comprendere la parola di Dio e indica un metodo valido affinché la fede riesca sempre di più ad impastarsi con la vita quotidiana. L’invito è rivolto a tutti coloro che volessero approfondire la parola di Dio, in particolare a tutti gli operatori della pastorale parrocchiale. CATECHESI Sacramento della Confermazione e chiusura dell’anno catechistico Domenica 5 giugno 2011 a margine della Santa Messa vespertina, sette ragazzi riceveranno il sacramento della confermazione. Tutta la comunità è invitata a vivere la celebrazione della Cresima. Sabato 11 giugno 2011 alle ore 15,00 si concluderanno gli incontri di catechesi dei ragazzi con un momento comunitario in chiesa. COMITATO DEI FESTEGGIAMENTI

Alla riscoperta del passato fra giochi e divertimento jochi di nà vota è una manifestazione ludica organizzata dal Comitato dei festeggiamenti anno 2011 per domenica 19 giugno 2011 in piazza Immacolata a Dagala del Re. Nella giornata, oltre alle varie gare dei giochi, verranno esposte auto e moto d'epoca. In serata, musica folk, balli e degustazione di cibi tipici locali. PASSEGGIATA IN BICI

Passeggiata in bicicletta e sagra dei cannoli: Dagala del Re insieme a Santa Venera. La passeggiata in bici avrà inizio domenica 5 giugno alle ore 10,30 circa, dalla piazza Immacolata e giungerà in piazza Roma. A seguire maccheronata (a cura del comitato di Dagala), e sagra dei cannoli (a cura del comitato S.Venera)

29 MAGGIO 2011

La conclusione del mese di Maggio La svelata dell’Immacolata e la Prima Comunione: una Domenica di grande gioia per tutta la comunità La conclusione del mese di Maggio per la comunità parrocchiale di Dagala del Re è un grande momento di gioia e di fede. Ciò si deve principalmente a due eventi concomitanti: la svelata del simulacro di Maria SS. Immacolata con le rituali funzioni liturgiche e la celebrazione della prima comunione per i ragazzi della quarta classe di catechismo. In particolar modo questa domenica, quest’anno, è vissuta in modo più intenso poiché la Santa Messa vespertina delle ore 18,30 sarà celebrata da Don Agostino Russo, già parroco di questa comunità (1992-2006), chiamato a vivere questo importante momento in occasione del suo venticinquesimo anniversario di sacerdozio. A differenza delle altre comunità parrocchiali, che svelano i simulacri della Madonna subito dopo la Pasqua (quest’ usanza risale all’età moderna), a Dagala del Re si attende la conclusione del mese di Maggio per rendere ancora più solenne questo momento. In un suo messaggio pronunciato a maggio dello scorso anno, Benedetto XVI spiega bene la devozione popolare a Maria nel mese di maggio: “Maggio è un mese amato e giunge gradito per diversi aspetti. Nel nostro emisfero la primavera avanza con tante e colorate fioriture; il clima è favorevole alle passeggiate e alle escursioni. Per la Liturgia, maggio appartiene sempre al Tempo di Pasqua, il tempo dell’"alleluia", dello svelarsi del mistero di Cristo nella luce della Risurrezione e della fede pasquale; ed è il tempo dell’attesa dello Spirito Santo, che scese con potenza sulla Chiesa nascente a Pentecoste. Ad entrambi questi contesti, quello "naturale" e quello liturgico, si intona bene la tradizione della Chiesa di dedicare il mese di maggio alla Vergine Maria. Ella, in effetti, è il fiore più bello sbocciato dalla creazione, la "rosa" apparsa nella pienezza del tempo, quando Dio, mandando il suo Figlio, ha donato al mondo una nuova primavera. Ed è al tempo stesso proCONTINUA DALLA PRIMA PAGINA

Ed invece ci sono, li sentiamo nostri, li difendiamo e li promuoviamo, insieme ai valori del rispetto, dell’accoglienza, della solidarietà, della giustizia e del perdono. Penso che il Papa Giovanni Paolo II intendesse proprio questo quando affermava che bisogna promuovere una nuova “civiltà dell’amore”. Ed allora i migliori auguri a questo progetto che oggi prende il varo, affinché nel mare della storia porti il suo carico di speranza, di fiducia, ed ovviamente di “benedizione”. Don Marco Catalano, responsabile comunicazioni sociali, diocesi di Acireale

tagonista, umile e discreta, dei primi passi della Comunità cristiana: Maria ne è il cuore spirituale, perché la sua stessa presenza in mezzo ai discepoli è memoria vivente del Signore Gesù e pegno del dono del suo Spirito”. Una devozione, quella del mese di maggio, che si protrae lungo tutto il mese con la celebrazione della Santa Messa vespertina della domenica presso gli altarini dislocati per le vie di Dagala del Re. La Santa Messa viene celebrata, di solito, presso l’altarino di Via Trieste di proprietà Raciti (ex Canonico Fiorini), in quello di Via Montegrappa e in quello sito in Via Federico II della Madonna del Carmelo, quest’ultimo di notevole pregio per via della sua storia e valenza artistica. Data l’importanza liturgica del mese di Maggio, in chiesa la Santa Messa è celebrata con regolarità durante la settimana e si recita il Santo Rosario. Tutta la comunità parrocchiale è in fermento per vivere con gioia e gratitudine il ritorno di Maria SS. Immacolata fra i suoi devoti. Se per il Comitato dei festeggiamenti dell’anno 2011 la conclusione del mese di maggio rappresenta un banco di prova, lo stesso può dirsi per le catechiste e i dodici ragazzi di prima comunione, chiamati a realizzare in questo giorno il compimento di un cammino di crescita e di amicizia con il Signore. La conclusione del mese di maggio, da sempre, rappresenta per ogni parrocchiano di Dagala del Re un momento squisitamente più intimo e di personale incontro con Maria, vissuto con sentimenti di lode e gratitudine. D.S.


BeneDire > CULTURA & SCIENZA

29 MAGGIO 2011

La devozione attraverso la pittura Ipotesi sulla commissione della tela dell’Immacolata di Dagala del Re La tela ad olio raffigurante l’Immacolata Concezione, attribuita dalla studiosa di storia locale Tropea al pittore acese Baldassare Grasso, rappres en ta pe r D agal a d el R e un’autentica testimonianza del culto alla Vergine Immacolata, ivi coltivato a partire dal 1632 grazie al giovane acese Francesco Mazzullo. Alcune ipotesi sulla commissione della tela e l’autenticità della mano del Grasso, sono possibili alla luce di avvenimenti storici ben precisi e contribuiscono ad arricchire il dibattito storico e artistico dell’opera. La lettura dell’immagine della tela ci conduce allo studio della simbologia. L’iconografia pittorica corrisponde al modello consolidato da Pacheco del Rio (1649). Tantissimi sono gli elementi che simboleggiano la purezza: la torre rappresenta, oltre al dato storico della Contea di Mascali, il concetto di Turris Eburnea, la torre d’avorio che esprime la purezza, elemento che trova origine dal Cantico dei Cantici e che appartiene alla Litania Lauretana. In posizione quasi centrale, sempre rimanendo nella parte inferiore della tela, troviamo la fonte che richiama la gioia, Causa nostrae laetitiae. Mentre a destra della fonte di trova il pozzo, il

“Limpia”, dallo spagnolo “ pulita”, è il titolo con la quale si venerava l’Immacolata in Sicilia al tempo della monarchia spagnola.

cui significato ci rimanda sempre alla purezza dell’acqua. Sullo sfondo è rappresentato il sole, electa ut sol, adagiato sul letto del mare, che rappresenta la luce della vita, il calore e l’intelletto. Uno degli angioletti che circonda festosamente la Madonna tiene in mano un giglio, simbolo per eccellenza della purezza; un altro invece tiene uno specchio che simbo-

leggia la santità, speculum sine macula. In alto alla tela, in primo piano rispetto al cielo dorato, è rappresentata la colomba dello spirito santo. Da un articolo apparso sulla Voce dell’Jonio il 3 aprile del 2005, si evince l’attribuzione dell’opera al pittore acese Grasso, operata però senza una contestualizzazione storica. Eccola: in seguito al devastante terremoto del 1693 la chiesetta di Dagala del Re fu rasa al suolo. Fu tanto il fervore e la fede che accompagnò i fedeli dell’acese e della Contea di Mascali a rialzare il capo dopo il disastro. Forse fu proprio questo il motivo che spinse i fedeli di Dagala a ornare la loro costruenda chiesa con una tela che ne attestasse, come più volte ribadito, la devozione all’Immacolata. Se così fosse accaduto, fu soltanto nel 1715 che la chiesa di Dagala del Re fu ornata della tela del Grasso raffigurante la Limpia Maria poiché fu ricostruita con una navata più spaziosa. La tela, con o senza queste ipotesi, rimane una testimonianza storica del territorio e rappresenta, per i fedeli di Dagala del Re, un’immagine preziosa che riporta il fedele ai primi ardori del culto all’Immacolata. D. S.

BeneDire > TERRITORIO “I giovani preferiscono il Paradiso” Al santuario di Vena, un pellegrinaggio per aprirsi alla Missione In occasione dell’anno della Spiritualità, con il progetto diocesano di Pastorale Giovanile “Che tutti siano uno”, si vuole aiutare i giovani alla riscoperta del valore della vita spirituale. In questa prospettiva, si è svolto il pellegrinaggio diocesano dei giovani, tenutesi venerdì 27 maggio 2011. Il pellegrinaggio, a cui hanno preso parte catechisti, educatori, operatori pastorali e i gruppi giovanili della diocesi, ha mosso i primi passi

dalla piazza di Presa e si è concluso presso il santuario di Vena. L’evento ha registrato la presenza delle Suore Francescane Alcantarine di Assisi. G.S.

Un dolce momento a cura dell’Acr Domenica 19 giugno 2011 alle ore 20 circa, in piazza Roma a Santa Venerina, si rinnova l’appuntamento annuale della fiera del dolce, organizzata dall’Acr interparrocchiale. Un dolce momento da vivere all’insegna del divertimento e con lo spirito caritatevole: infatti gli incassi, come di consueto, andranno in beneficenza.

Benedire Tutti i diritti riservati © In attesa di registrazione - Vietata qualsiasi riproduzione mediante fotocopia o riproduzione. Uscita prevista ogni ultima domenica del mese esclusivamente presso i locali parrocchiali (durante l’anno sono previste uscite speciali).

BeneDire Maggio 2011  

PERIODICO RELIGIOSO - CULTURALE PARROCCHIA MARIA SS. IMMACOLATA DI DAGALA DEL RE (S. VENERINA - CT)

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