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“SE UN POTERE SI REGGE SU BASI EMOTIVE È MOLTO PERICOLOSO.” Umberto Galimberti

“Noi vogliamo che il Bene prevalga sul Male”, ha proclamato in diverse occasioni Silvio Berlusconi. Il Bene sarebbe la sua parte politica, il Male gli avversari. Una contrapposizione frontale: “I comunisti controllano tutto... sono da eliminare, se non fisicamente, politicamente”. Chi non è con lui è un “nemico”, “terrorista”, “coglione”, “miserabile”, “illiberale”, “mentecatto”... Seminando odio, il Partito dell’Amore ha screditato le istituzioni, la magistratura, qualsiasi forma di opposizione. Questo libro ricostruisce il clima che sta funestando il paese e ci sbatte in faccia la volgarità, il razzismo, la violenza verbale, il disprezzo che fa da sfondo alla politica del Pdl e della Lega, amplificata dagli organi d’informazione vicini al centrodestra: Libero, Il Giornale, La Padania, Tg4, Studio Aperto e Tg1. Ecco smascherato chi sta buttando via il patrimonio democratico e civile dell’Italia. Mario Portanova scrive per “il Fatto Quotidiano”, “L’espresso”, “Wired” e “Altreconomia”. Tra i suoi libri: INFERNO BOLZANETO (Melampo 2008), CHI HA PAURA DEI CINESI? (con Lidia Casti, Bur 2008), DICHIARAZIA (Bur 2009). Con Beppe Cremagnani e Enrico Deaglio ha realizzato il documentario GOVERNARE CON LA PAURA (Melampo 2009). www.chiarelettere.it I S B N 978-88-6190-111-7

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788861 901117

12,00 Progetto grafico: David Pearson www.davidpearsondesign.com

Mario Portanova IL PARTITO DELL’AMORE

“IO SONO DEL PARERE CHE SE TOCCANO UN MIO FAMILIARE APPLICO LA LEGGE DELLE SS, UNO A DIECI.” Giorgio Bettio, Lega Nord, Consiglio comunale di Treviso, a proposito degli immigrati, 2007

IL PARTITO DELL’AMORE Mario Portanova ALLE RADICI DELL’ODIO. COSÌ L’ESERCITO DI BERLUSCONI HA SPACCATO IL PAESE E SVUOTATO LA NOSTRA DEMOCRAZIA


Pamphlet, documenti, storie reverse


Autori e amici di

chiarelettere Michele Ainis, Avventura Urbana Torino, Andrea Bajani, Bandanas, Gianni Barbacetto, Stefano Bartezzaghi, Oliviero Beha, Marco Belpoliti, Daniele Biacchessi, David Bidussa, Paolo Biondani, Nicola Biondo, Tito Boeri, Caterina Bonvicini, Beatrice Borromeo, Alessandra Bortolami, Giovanna Boursier, Carla Buzza, Andrea Camilleri, Olindo Canali, Davide Carlucci, Luigi Carrozzo, Andrea Casalegno, Antonio Castaldo, Carla Castellacci, Massimo Cirri, Fernando Coratelli, Carlo Cornaglia, Roberto Corradi, Pino Corrias, Andrea Cortellessa, Riccardo Cremona, Gabriele D’Autilia, Vincenzo de Cecco, Andrea Di Caro, Franz Di Cioccio, Gianni Dragoni, Giovanni Fasanella, Davide Ferrario, Massimo Fini, Fondazione Fabrizio De André, Goffredo Fofi, Massimo Fubini, Milena Gabanelli, Vania Lucia Gaito, Pietro Garibaldi, Claudio Gatti, Mario Gerevini, Gianluigi Gherzi, Salvatore Giannella, Francesco Giavazzi, Stefano Giovanardi, Franco Giustolisi, Didi Gnocchi, Peter Gomez, Beppe Grillo, Dalbert Hallenstein, Ferdinando Imposimato, Karenfilm, Giorgio Lauro, Alessandro Leogrande, Marco Lillo, Felice Lima, Stefania Limiti, Giuseppe Lo Bianco, Saverio Lodato, Carmelo Lopapa, Vittorio Malagutti, Antonella Mascali, Giorgio Meletti, Luca Mercalli, Lucia Millazzotto, Alain Minc, Angelo Miotto, Letizia Moizzi, Giorgio Morbello, Loretta Napoleoni, Natangelo, Alberto Nerazzini, Gianluigi Nuzzi, Raffaele Oriani, Sandro Orlando, Antonio Padellaro, Pietro Palladino, Gianfranco Pannone, David Pearson (graphic design), Maria Perosino, Simone Perotti, Roberto Petrini, Renato Pezzini, Telmo Pievani, Paola Porciello (web editor), Mario Portanova, Marco Preve, Rosario Priore, Emanuela Provera, Sandro Provvisionato, Sigfrido Ranucci, Luca Rastello, Marco Revelli, Piero Ricca, Gianluigi Ricuperati, Sandra Rizza, Marco Rovelli, Claudio Sabelli Fioretti, Andrea Salerno, Laura Salvai, Ferruccio Sansa, Evelina Santangelo, Michele Santoro, Roberto Saviano, Matteo Scanni, Roberto Scarpinato, Filippo Solibello, Riccardo Staglianò, Luca Steffenoni, theHand, Bruno Tinti, Marco Travaglio, Elena Valdini, Vauro, Concetto Vecchio, Carlo Zanda, Carlotta Zavattiero.


pretesto 1

f a pagina 17, 40, 21, 45, 19

“Veltroni è un coglione.” “Bossi è un dissociato mentale.” “Prodi? Un leader d’accatto.” “Ma vaffanculo!” (indirizzato a Oscar Luigi Scalfaro). “Lei ha una bella faccia da stronza!” Silvio Berlusconi


pretesto 2

f a pagina 217

“Ora i farabutti vanno in piazza.” Titolo di prima pagina de “Il Giornale” sulla manifestazione in difesa della libertà di stampa, 17 settembre 2009.


f a pagina 75

“Liberatevi da questo abbraccio mortale … Abbandonate al destino suo schifoso questa élite di merda e ritornate alla politica … E lo dico alla sinistra … per bene. A quella per male vadano pure a morire ammazzati.” Renato Brunetta, ministro della Funzione pubblica, intervento al convegno del Pdl “La persona prima di tutto”, Cortina d’Ampezzo, 19 settembre 2009.

f a pagina 200

“Che cosa facciamo degli immigrati che sono rimasti in strada dopo gli sgomberi? Purtroppo il forno crematorio di Santa Bona non è ancora pronto.” Piergiorgio Stiffoni, senatore della Lega Nord, a proposito di un gruppo di immigrati appena sgomberati da due insediamenti abusivi a Treviso, 21 novembre 2003.


pretesto 3

f a pagina 180

“Maestrino” “Professionista dell’antimafia” “Ma va a ciapà i ratt!” Roberto Castelli, ex ministro della Giustizia, su Roberto Saviano 10 dicembre 2009, “la Repubblica”.

f a pagina 197

“Quanto alla vittima, per fortuna è morto, è uno in meno dei loro in circolazione.” Fabio Rizzi, senatore della Lega Nord, dopo la morte di un nomade in fuga, ucciso da un vigile urbano fuori servizio, 26 novembre 2006.


f a pagina 221

“Debbo affermare che, qualora il procuratore Borrelli fosse condotto alla forca, io sarei in prima fila per assistere soddisfatto all’esecuzione.” Giampaolo Nuvoli, Forza Italia, 26 novembre 1994.

f a pagina 89

“Ma lei dove vive? Che cosa sa della vita lei? … Ma che cazzo sta dicendo? Ma se ne vada!” Marcello Dell’Utri, senatore del Pdl, alla giornalista che lo intervista sulle rivelazioni di Gaspare Spatuzza, 4 dicembre 2009.


Š Chiarelettere editore srl Soci: Gruppo editoriale Mauri Spagnol S.p.A. Lorenzo Fazio (direttore editoriale) Sandro Parenzo Guido Roberto Vitale (con Paolonia Immobiliare S.p.A.) Sede: Via Guerrazzi, 9 - Milano isbn 978-88-6190-111-7 Prima edizione: marzo 2010 www.chiarelettere.it blog / interviste / libri in uscita


Mario Portanova

Il Partito dell’Amore

chiarelettere


Mario Portanova, giornalista, è nato a Milano nel 1967. Laureato in Economia politica, a partire dal 1990 ha mosso i primi passi nella redazione di «Società civile», il mensile fondato da Nando dalla Chiesa e Gianni Barbacetto che con le sue inchieste ha raccontato con largo anticipo la Milano di Tangentopoli e della mafia trapiantata al Nord. Ha collaborato con «Il Mondo», «Corriere lavoro» e altre testate economiche del gruppo Rcs, ha viaggiato in tutti i continenti (escluso l’Antartide, finora) per lavoro e per passione. Dal 2000 al 2007 è stato redattore del settimanale «Diario» diretto da Enrico Deaglio, per il quale ha realizzato numerose inchieste. Ha seguito tra l’altro il G8 di Genova e i suoi sviluppi giudiziari, il movimento no global da Porto Alegre a Mumbai, la guerra in Iraq con le sue tragedie, dalla battaglia di Falluja al sequestro e all’assassinio di Enzo Baldoni. Per «Diario» ha firmato inoltre numerose inchieste sull’attualità e la politica italiana. Collabora con «L’espresso», «Wired», «Il Fatto Quotidiano», «Altreconomia», «Narcomafie» ed è uno degli animatori del sito Omicronweb, un osservatorio sulla criminalità organizzata nel Nord Italia. In televisione lavora con Blunotte. Misteri italiani, la trasmissione di Carlo Lucarelli su Rai Tre, per la quale ha curato, tra le altre, le puntate sul G8 di Genova (2007), sulla mafia nel Nord Italia e sulla strage nascosta dell’amianto (2008). Ha collaborato con Falò, programma d’approfondimento della tv svizzera italiana, nel documentario Soldi sporchi realizzato da Marco Tagliabue sulla ’ndrangheta in Canton Ticino. Da una decina di anni presenta un paio di volte al mese la rassegna stampa di Radio Popolare Network. Dal 2007 insegna al Master di giornalismo investigativo diretto da Loretta Napoleoni. Ha pubblicato il primo libro nel 1996, Mafia a Milano. Quarant’anni di affari e delitti, con Franco Stefanoni e Giampiero Rossi (Editori Riuniti). Sono seguiti Altri mondi. Storie, personaggi, idee del movimento new global (Marco Tropea, 2003) e Inferno Bolzaneto (Melampo, 2008). Insieme a Enrico Deaglio e al rimpianto Beppe Cremagnani ha realizzato un libro e due documentari sul G8 di Genova e sulla gestione della «sicurezza» nell’Italia di Silvio Berlusconi, riuniti in Governare con la paura (Melampo, 2009). Con la sinologa Lidia Casti si è addentrato nei misteri delle «Chinatown» di casa nostra, svelati in Chi ha paura dei cinesi (Bur, 2008). Per la stessa casa editrice aveva contribuito l’anno prima al volume Sbirri. Nel 2009 ha cominciato a occuparsi del quotidiano diluvio di parole prodotto dalla classe politica italiana e del suo effetto fumogeno sulla realtà dei fatti: ne è venuto fuori, sempre per Bur, il libro Dichiarazia.


Sommario

il partito dell’amore Questo libro

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Il profeta dell’Amore. Silvio Berlusconi

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Le parole dell’odio: i comunisti prima di tutto 9 - Insulti e bugie 11 - Il pericolo rosso 13 - Veltroni un «coglione», D’Alema... 16 - «Lei ha una bella faccia da stronza!» 18 - Romano Prodi, «un utile idiota» 20 - L’euro «ci ha fregati tutti» 22 - Di Pietro, «un assoluto bugiardo» 24 - L’odio per la magistratura 27 - Falso garantismo 29 - Un solo obiettivo: Magistratura democratica 31 - Il regime secondo lui 33 - Sindacati terroristi 36 - Bossi, «dissociato mentale» 39 - «Voi ex democristiani mi avete rotto il cazzo!» 41 - Contro il presidente della Repubblica 43 - Il Parlamento è inutile 46 - Fanculo Montanelli (e gli altri giornalisti) 47 - Una televisione eversiva 49 - Spazziamo via i clandestini 52

L’esercito del bene. Il Popolo della libertà

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Alemanno Gianni 57 - Alfano Angelino 59 - Bertolini Isabella 62 Bocchino Italo 64 - Bonaiuti Paolo 67 - Bondi Sandro 70 - Brunetta Renato 73 - Caldoro Stefano 76 - Capezzone Daniele 77 - Ciarrapico Giuseppe 80 - Cicchitto Fabrizio 81 - Contestabile Domenico 85 - Craxi Stefania 85 - Dell’Utri Marcello 87 - Farina Renato 89 - Fini Gianfranco 91 - Formigoni Roberto 94 - Frattini Franco 97 - Gasparri Maurizio 99 - Ghedini Niccolò 101 - Giovanardi Carlo 103 - Gramazio Domenico 106 - Guzzanti Paolo 107 - Lainati Giorgio 109 - Landolfi Mario 111 - La Russa Ignazio 112 - Malan Lucio 115 - Mantovano Alfredo 117 - Nania Domenico 119 - Nuvoli Giampaolo 121 -


Pera Marcello 124 - Pionati Francesco 125 - Polverini Renata 126 Quagliariello Gaetano 129 - Romani Paolo 132 - Ronchi Andrea 135 - Sacconi Maurizio 137 - Santelli Jole 139 - Scajola Claudio 141 - Schifani Renato 144 - Stracquadanio Giorgio 146 - Tremaglia Mirko 148 - Tremonti Giulio 150 - Verdini Denis 152 - Vito Elio 155 - Amici «moderati» 158 - Amici camerati 160

Le radici dell’odio. La Lega Nord per l’indipendenza della Padania. 165 Umberto Bossi, l’alleato 165 - «Veloci di mano e di pallottole» 167 - Borghezio Mario 169 - Boso Erminio 171 - Bricolo Federico 174 - Calderoli Roberto 176 - Castelli Roberto 179 - Cota Roberto 182 - Gentilini Giancarlo 185 - Gibelli Andrea 187 - Grimoldi Paolo 189 Maroni Roberto 191 - Monti Cesarino 195 - Rizzi Fabio 197 - Salvini Matteo 198 - Stiffoni Piergiorgio 200 - Tosi Flavio 202 - Zaia Luca 204

Gli altoparlanti dell’Amore. La stampa alleata

207

«Libero» 207 - «Il Giornale» 211 - «La Padania» 218 - Radio Padania Libera e Telepadania 225 - Tg4 228 - Studio Aperto 231 - Tg1 235


il partito dell’amore


Grazie a Peter Gomez e a Marco Travaglio per il materiale che hanno condiviso con me, alla redazione di Chiarelettere e in particolare a Laura Salvai per il suo aiuto fondamentale nel lavoro di ricerca.


Questo libro

Dove si annida l’odio Il senatore padano pensa al forno crematorio per i clandestini. L’avvocato di Forza Italia vorrebbe la morte di un giudice. Il collega deputato godrebbe accompagnandone un altro alla forca. Il capogruppo ex missino dà dello sfigato al giornalista che riprende il comizio. Il ministro della Difesa addita come pedofilo un contestatore. Il ministro dell’Interno immagina medici e presidi delatori per individuare ed espellere gli stranieri senza documenti. Il segretario nazionale della Lega Nord è convinto che i banchieri ebrei complottino per fiaccare l’Europa, inondandola di venti milioni di immigrati. Per il giornale «Libero» quelli di sinistra sono bamba, mediocri, pagliacci, buffoni, papponi. A Radio Padania si dibatte la questione della razza e gli ascoltatori si sfogano contro i transessuali: cessi, aborti umani, immondi, bestie. Il presidente del Consiglio parla di elettori coglioni, giudici matti, cancri da estirpare, bambini bolliti. E di avversari che, se vincessero le elezioni, porterebbero solo miseria, terrore e morte. È il Partito dell’Amore. Il 13 dicembre 2009, dopo aver terminato un comizio, Silvio Berlusconi è in mezzo alla folla in piazza Duomo a




Il Partito dell’Amore

Milano. Un oggetto lo colpisce in faccia, le telecamere riprendono il suo volto insanguinato. Gli uomini della sicurezza lo caricano in macchina, ma lui scende subito e resta fuori qualche istante. Poi risale e lo portano via. L’oggetto che l’ha ferito è un duomo in miniatura, di quelli che si vendono in piazza come souvenir. I medici dell’ospedale San Raffaele diagnosticano al presidente del Consiglio una ferita lacero-contusa al volto e due denti lesionati. L’aggressore, fermato e arrestato sul posto, si chiama Massimo Tartaglia, ha quarantadue anni, vive nell’hinterland a Cesano Boscone. È in cura per problemi psichici e la Digos comunica, la sera stessa, di non avere traccia di lui nei suoi archivi. Non è mai stata segnalata la sua appartenenza a gruppi politici di qualsiasi natura, o la sua partecipazione a manifestazioni estremiste, e niente emergerà in seguito. Il quadro è chiaro: è stato il gesto isolato di una persona psicolabile. Invece no, il centrodestra compatto scatena la macchina delle dichiarazioni per dire che quanto avvenuto in piazza Duomo è frutto del «clima d’odio» creato intorno al premier dall’opposizione e da certi giornali. Pochi minuti dopo l’aggressione, il ministro della Cultura Sandro Bondi detta alle agenzie: «Quello che di aberrante e terribile è accaduto è il frutto di una lunga campagna di odio che è stata scatenata da precisi settori della politica e dell’informazione». La formula è fotocopiata con poche varianti da un fiume di esponenti del centrodestra. Il cerchio si stringe due giorni dopo, il 15 dicembre, quando la Camera dei deputati discute l’informativa del ministero dell’Interno sui fatti di piazza Duomo. Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Popolo della libertà, individua i «mandanti» con nomi e cognomi: «L’espresso», «la Repubblica», «Il Fatto Quotidiano», i giornalisti Michele Santoro e Marco Travaglio, il leader dell’Italia dei valori Antonio Di


Questo libro



Pietro, alcuni magistrati. La mano di chi ha aggredito Berlusconi, denuncia Cicchitto, «è stata armata da una spietata campagna di odio, il cui obiettivo è il rovesciamento di un legittimo risultato elettorale». La campagna – il riferimento è agli scandali sessuali che hanno coinvolto Berlusconi e a nuove accuse di rapporti con la mafia – è orchestrata da «un network composto dal gruppo editoriale RepubblicaEspresso, da quel mattinale delle procure che è “Il Fatto Quotidiano”, da una trasmissione televisiva condotta da Santoro e da un terrorista mediatico di nome Travaglio». Gli altri nodi della rete sono «alcuni pubblici ministeri» impegnati in processi su mafia e politica, che «vanno nei più vari talk show televisivi a demonizzare Berlusconi» e «l’Italia dei valori, il cui leader Di Pietro sta in questi giorni evocando la violenza». Ecco dove si annida l’Odio. Ma dove sta l’Amore? Lo rivela Berlusconi, ancora in ospedale, quello stesso giorno: «State tutti sereni e sicuri, perché l’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio». Il 26 dicembre tornerà sul punto: «Sempre una volta di più dico che l’amore vince su tutto, non solo sull’odio che rende violente contro l’avversario politico le menti più fragili. Al contrario di ciò che noi facciamo, perché noi rispettiamo l’avversario politico». Così prende forma la favola del Partito dell’Amore. Dell’esercito del Bene contrapposto all’esercito del Male. «Sono in politica perché il Bene prevalga sul Male» aveva già proclamato il Cavaliere anni prima, benché la circostanza non rendesse giustizia alla solennità dell’annuncio (Berlusconi era in collegamento telefonico con la manifestazione forzista «Neve Azzurra» di Roccaraso in provincia dell’Aquila, il 16 gennaio 2005). La favola è raccontata ogni sera in televisione, prima che il popolo vada a letto, ed è ampiamente creduta.




Il Partito dell’Amore

È davvero così? Chi sono, che cosa fanno, che cosa dicono i principali esponenti del Partito dell’Amore? Che cosa scrivono i loro giornali, che cosa dicono le loro televisioni e le loro radio? Potete farvene un’idea dalle pagine di questo libro. I campioni dell’Amore approvano leggi che sono definite «razziali», oppure ad personam. Portano in Parlamento chi ha acquisito meriti speciali, come un’inchiesta penale o la radiazione dall’albo professionale. Vietano la costruzione di luoghi di culto a centinaia di migliaia di musulmani regolarmente residenti in Italia, e protestano quando il loro affollamento in posti inadeguati crea disagi. Invocano vagoni piombati, linciaggi, castrazioni, rastrellamenti, schedature, espulsioni, «tutti fuori dalle balle». Se però a finire nei guai è uno del Partito dell’Amore, sono garantisti «fino al giudizio di Cassazione». Minacciano con leggerezza pallottole, rivolte del popolo in armi, secessioni, ma accusano di eversione chi applica la Costituzione. Credono di essere vittime di complotti interni o mondiali, dicono che ci vorrebbe una nuova battaglia di Lepanto. Se la prendono con «i culattoni», insomma «i finocchi». Berlusconi e i suoi avatar combattono una guerra mediatica quotidiana contro i bersagli del momento, e intanto si lagnano di essere «demonizzati», secondo la tipica tecnica dei «comunisti». Teorizzano un’inedita concezione di democrazia, secondo la quale chi ha la maggioranza dei voti può dire e fare tutto ciò che gli passa per la testa. L’odio paga Il «clima d’odio» in Italia c’è davvero. Anche contro Berlusconi, ma non solo contro Berlusconi. «Odio» magari è troppo, diciamo astio, risentimento diffuso. Di questo cli-


Questo libro



ma, però, il principale responsabile è proprio lui. Non favorisce la concordia definire coglioni gli elettori avversi, sottrarsi sistematicamente alle leggi, dominare sfacciatamente il sistema televisivo, imbarcare gli alleati più imbarazzanti, praticare una costante autoincensazione, circondarsi di un’adulazione grottesca e di collaboratori con curriculum penali sconcertanti. Non rasserena gli animi vedere la sistematica promozione ad alti incarichi governativi e istituzionali di personaggi noti soltanto per la loro piatta adesione a qualunque necessità del Capo (senza voler scendere in altre malignità vociferate ma non documentabili). Di Berlusconi non si contano le battutacce, le gaffe, gli insulti, spesso strategicamente piazzati nelle campagne elettorali difficili, per afferrare la pancia dell’elettorato più umorale e trascinarlo alle urne. I suoi lo seguono in blocco, senza se e senza ma. Si aggiungono le cosiddette «sparate» degli alleati leghisti, sempre difese e minimizzate. Sono cose che si dicono «nella foga dei comizi», sono tecniche per conquistare «spazio sui giornali», oppure «solo provocazioni»... Dicono che bisogna tirare cannonate ai barconi dei migranti, ma tanto poi mica lo fanno, dunque che problema c’è? Il problema è che dopo sedici anni di berlusconismo assistiamo in Italia a un continuo aumento di pestaggi razzisti, a roghi e rivolte contro «zingari» e «negri», ad avvisaglie di pogrom sempre giustificate, se non appoggiate o guidate, dagli esponenti dell’«esercito del Bene». Per scovare i «clandestini» casa per casa si organizzano operazioni di polizia locale denominate «White Christmas», come è accaduto nel 2009 a Coccaglio, in provincia di Brescia. Ai comizi di Berlusconi capita di incontrare signore impellicciate che non usano toni tanto diversi da quelli dei vituperati centri sociali, cambiano solo i bersagli: i «comunisti», i «giudici rossi», i sindacati «che hanno rovinato l’Italia», i giornali-




Il Partito dell’Amore

sti «faziosi», gli «extracomunitari che rubano e stuprano»... Sottobraccio hanno «Libero», magari con un titolo di prima pagina tipo «Prodi giustiziato. Il sogno s’è avverato». Dove stanno nell’Italia del 2010 i cattivi maestri, i «Toni Negri bis», come disse di Bossi nel 1996 l’allora dirigente di Alleanza nazionale Gianni Alemanno? Giorno dopo giorno, la goccia degli slogan ha scavato la pietra dell’opinione pubblica. Mentre si continuano a evocare i fantasmi di un comunismo sepolto dalla storia, il fascismo è stato sdoganato da tempo, per il nazismo si stanno sbrigando le ultime formalità. «Io sono del parere che se toccano un mio familiare applico la legge delle SS, uno a dieci» ha detto al Consiglio comunale di Treviso il leghista Giorgio Bettio il 4 dicembre 2007, perché sua madre aveva avuto un diverbio condominiale con un vicino di casa straniero. Ed è solo un esempio. Su internet intanto spuntano siti sulla supremazia bianca in versione italiana. Le «menti fragili» esistono, da una parte e dall’altra. L’odio paga. Il Cavaliere, più volte dato per finito, è sempre risorto grazie a campagne elettorali urlate e all’incapacità del centrosinistra di presentare una visione alternativa convincente. «Libero» è un quotidiano di successo, lo stile del direttore Vittorio Feltri sfonda in edicola. I leghisti famosi per le loro sparate non sono affatto personaggi folcloristici. Calderoli è ministro ed è stato vicepresidente del Senato, oltre a essere un uomo chiave del partito. Borghezio, Boso, Gentilini, Salvini ottengono migliaia di preferenze personali e alle feste di partito raccolgono ovazioni da star. Umberto Bossi è segretario della Lega da più di venticinque anni ed è il perno della maggioranza che governa questo paese. Così il racconto del Partito dell’Amore si trasforma in un viaggio alla scoperta delle radici dell’odio.


“SE UN POTERE SI REGGE SU BASI EMOTIVE È MOLTO PERICOLOSO.” Umberto Galimberti

“Noi vogliamo che il Bene prevalga sul Male”, ha proclamato in diverse occasioni Silvio Berlusconi. Il Bene sarebbe la sua parte politica, il Male gli avversari. Una contrapposizione frontale: “I comunisti controllano tutto... sono da eliminare, se non fisicamente, politicamente”. Chi non è con lui è un “nemico”, “terrorista”, “coglione”, “miserabile”, “illiberale”, “mentecatto”... Seminando odio, il Partito dell’Amore ha screditato le istituzioni, la magistratura, qualsiasi forma di opposizione. Questo libro ricostruisce il clima che sta funestando il paese e ci sbatte in faccia la volgarità, il razzismo, la violenza verbale, il disprezzo che fa da sfondo alla politica del Pdl e della Lega, amplificata dagli organi d’informazione vicini al centrodestra: Libero, Il Giornale, La Padania, Tg4, Studio Aperto e Tg1. Ecco smascherato chi sta buttando via il patrimonio democratico e civile dell’Italia. Mario Portanova scrive per “il Fatto Quotidiano”, “L’espresso”, “Wired” e “Altreconomia”. Tra i suoi libri: INFERNO BOLZANETO (Melampo 2008), CHI HA PAURA DEI CINESI? (con Lidia Casti, Bur 2008), DICHIARAZIA (Bur 2009). Con Beppe Cremagnani e Enrico Deaglio ha realizzato il documentario GOVERNARE CON LA PAURA (Melampo 2009). www.chiarelettere.it I S B N 978-88-6190-111-7

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12,00 Progetto grafico: David Pearson www.davidpearsondesign.com

Mario Portanova IL PARTITO DELL’AMORE

“IO SONO DEL PARERE CHE SE TOCCANO UN MIO FAMILIARE APPLICO LA LEGGE DELLE SS, UNO A DIECI.” Giorgio Bettio, Lega Nord, Consiglio comunale di Treviso, a proposito degli immigrati, 2007

IL PARTITO DELL’AMORE Mario Portanova ALLE RADICI DELL’ODIO. COSÌ L’ESERCITO DI BERLUSCONI HA SPACCATO IL PAESE E SVUOTATO LA NOSTRA DEMOCRAZIA


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