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L’arrivo di turisti in Umbria è calato drasticamente dopo il 30 ottobre 2016. A destra, la Basilica di San Francesco d’ Assisi quasi deserta. La foto è stata scattata durante il ponte festivo di inizio novembre, soliamente un periodo di grande afflusso turistico Foto di Chiara Sivori

UNA RISORSA, NONOSTANTE TUTTO Il terremoto ha dato un brutto colpo agli operatori turistici umbri, ma rimane la fiducia nella capacità attrattiva del territorio

Q di

GABRIELE GENAH

@GabGen

CHIARA SIVORI

@aravi25

uando si parla di terremoto, il pensiero non può che correre immediatamente alla distruzione, ai crolli, agli sfollati. Interi paesi ridotti a cumuli di macerie e centinaia di famiglie costrette a lasciare le proprie case in pezzi sono, però, solo le prime, immediate conseguenze del sisma. Ci sono altri effetti, anche di lunga durata, direttamente innescati dagli eventi di agosto e di fine ottobre che stanno pesando ulteriormente sulle già martoriate zone del centro Italia, Umbria in primis. Oltre alle industrie leQuattrocolonne

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gate alla terra, come l’agricoltura e l’allevamento, il settore più danneggiato è quello del turismo. A seguito delle scosse infatti, alberghi e ristoranti di tutta la regione sono stati inondati da una pioggia di cancellazioni. Per far fronte all’emergenza il Governo sta erogando dei fondi e ha istituito degli ammortizzatori sociali tramite il decreto 189/2016. Ma la ricostruzione deve avvenire anche lavorando sull’immagine che viene data delle aree terremotate. Basti pensare che effettivamente solo il 15% del territorio umbro è stato


colpito dal sisma, ma tutta la regione ne sta pagando il prezzo in termini di mancati introiti per il turismo. Per questo motivo anche la Regione si è attivata proprio sul tema di una corretta comunicazione, lanciando una campagna pubblicitaria su tv, radio e giornali. Dall’Ufficio Turismo fanno sapere che già dai mesi di novembre e dicembre del 2016 sono stati commissionati diversi interventi, sia a livello nazionale che locale, per rilanciare il turismo nella regione. Si punta soprattutto sulle emittenti che trasmettono nelle aree di maggior provenienza di turisti verso l’Umbria come il Lazio e la Lombardia. Simili interventi sono previsti anche per il 2017, grazie ai fondi messi a disposizione dal Ministero e che andranno concordati con le altre regioni colpite dal sisma e con l’ENIT (Ente Nazionale per il Turismo). E pensare che fino al 24 agosto la fotografia del turismo nella regione era assolutamente positiva. Rolando Fioriti, direttore di Federalberghi Umbria, sottolinea come «nonostante la prima scossa, i mesi di settembre e ottobre hanno risentito dei problemi di comunicazione, ma con un trend che era pur sempre incoraggiante. Tutto è precipitato a fine ottobre». Cosa si aspettano allora gli albergatori per questo 2017? «Se i segnali sono quelli dei primi giorni, siamo estremamente allarmati. Non stiamo riuscendo ad invertire il trend, bisogna assolutamente investire nella comunicazione. La scommessa è Pasqua, dobbiamo far tornare i turisti per allora». Per gli operatori turistici umbri, il 2016 doveva essere l’anno della grande svolta: dopo anni di difficoltà dovuti alla crisi, le presenze andavano finalmente a gonfie vele, con un forte incremento nel giro d’affari di hotel, ristoranti e negozi. Purtroppo l’anno d’oro del turismo umbro si è bruscamente interrotto dopo le scosse di terremoto di fine ottobre: da quel momento in poi il numero di visitatori è precipitato, e solo gli ottimi incassi dei mesi precedenti hanno permesso di concludere l’anno in positivo. Andrea Valigi, direttore dell’Hotel San Gallo di Perugia, sottolinea come la maggior parte delle disdette provenga dall’estero. «Il problema è che la città viene percepita come terremotata anche se

in realtà, qui il terremoto non ha fatto danni. Tv e giornali però continuano a raffigurare l’intera regione Umbria come “a rischio” e questo ovviamente spinge molti turisti a rinunciare alle vacanze, alcuni anche perdendo la caparra sulla prenotazione». A rendere la situazione particolarmente grave per gli albergatori è che di questo trend non si vede la fine: per le vacanze di Natale, tradizionalmente periodo di alta stagione a Perugia, il calo dei turisti è proseguito incessantemente e ci vorrà del tempo perché la situazione torni alla normalità. Anche secondo Marco Giudizi, proprietario di un negozio di prodotti tipici e di un ristorante nel centro di Perugia, alla fuga dei turisti dall’Umbria ha contribuito molto il racconto del terremoto fatto dai media. «È giusto tenere alta l’attenzione sulle zone terremotate per aiutarle a riprendersi - dice Giudizi - ma secondo me i giornalisti hanno sbagliato nel descrivere la situazione: si è parlato genericamente del “sisma in Umbria”, ma in realtà i danni si sono avuti solo in alcune zone. Qui a Perugia non è successo nulla, ma ora molti hanno paura a venire: ormai la maggior parte delle persone che visitano la città non si ferma nemmeno una notte. Si è creato un allarme ingiustificato, un vero e proprio “terremoto mediatico”». Devis Romanelli, un produttore del consorzio del vino DOCG di Montefalco, punta il dito contro l’immagine che i media hanno dato dell’Umbria: «Se nei telegiornali italiani si è parlato (a sproposito) di “forti scosse in Umbria”, senza specificare che ci sono stati danni gravi solo in Valnerina, all’estero sono stati ancora più superficiali nel descrivere la situazione» protesta. «I tour operator stranieri stanno cancellando in massa le prenotazioni perché credono che l’intero centro Italia sia stato colpito dal terremoto. Il problema non sta solo nel calo dei clienti che vengono direttamente nella mia cantina per partecipare alle degustazioni e per comprare il vino, ma anche nel fatto che vendo meno ai ristoratori; gli anni scorsi durante le feste avevo numerosissime richieste di nuove forniture, mentre quest’anno nessuno mi ha ancora chiesto altre bottiglie. Significa che i ristoranti della zona non

«i giornalisti hanno sbagliato nel descrivere la situazione»

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stanno lavorando. Ormai andiamo avanti soltanto grazie alle esportazioni». Le impressioni di Romanelli sono confermate da Stefano Salvucci, un ristoratore di Spoleto: «Il 2016 è stato un anno davvero buono, almeno fino ad ottobre; dal 30 in poi, tutto è cambiato. In peggio. I visitatori sono praticamente scomparsi, e quei pochi che arrivano fanno parte della categoria “mordi e fuggi”. In città si respira un’aria davvero cupa, sembra quasi che gli stessi spoletini abbiano poca voglia di uscire e frequentare il centro storico». E il 2017 che anno sarà? Molti esercenti, in particolare gli albergatori, puntano sui numerosissimi ponti di quest’anno, nella speranza che invoglino i turisti a fermarsi qualche giorno in Umbria. C’è grande attesa anche per le feste di Pasqua, solitamente un periodo di grande affluenza. Un albergatore e ristoratore di Assisi non è molto fiducioso: «Come se non fosse bastato il terremo-

A partire dal terremoto di Amatrice del 24 agosto 2016, e ancor più dopo le scosse di ottobre, gli alberghi umbri sono stati bersagliati dalle cancellazioni. A destra, la Basilica di S. Francesco affollata di turisti, poco prima del terremoto del 30 ottobre. Ora l’obiettivo del settore turistico umbro è tornare a scenari come questo Foto di Marina de Ghantuz Cubbe

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to di ottobre 2016, dopo le scosse di gennaio molti clienti hanno disdetto le prenotazioni per Pasqua. Il 2017 si annuncia davvero difficile». La receptionist di un albergo del centro di Perugia ha invece una visione più rosea del futuro: le prenotazioni fanno ben sperare, e per Pasqua le stanze sono quasi tutte occupate. «L’inizio dell’anno non è stato entusiasmante, ma c’è da dire che l’inverno è sempre un periodo fiacco, con o senza l’allarme terremoto. Abbiamo avuto tante cancellazioni nei giorni immediatamente successivi alle scosse, ma poi ci siamo ripresi». Rimanendo a Perugia, anche Giudizi si dice ottimista: «L’Umbria ha un patrimonio culturale inestimabile; le istituzioni si devono impegnare di più nel far conoscere le unicità della regione. Deve esserci maggiore cura nella comunicazione». «Io spero – chiosa Devis Romanelli – che la gente abbia la memoria corta, e che per Pasqua si sia già dimenticata della psicosi terremoto». Q

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Una risorsa, nonostante tutto  

Il turismo umbro tenta di reagire ai terremoti del 2016

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