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Sped.A.P. - Art. 2 - Comma 20/C - Legge 662/96 - Divisione corrispondenza - Direzione Comm.le Imprese Ancona - N.5 / 2010


SOMMARIO

DONARE PACE E BENE N.5/2010

EDITORIALE

3 Il pesce d’aprile dell’editoria CHIESA E SOCIETÀ

4 Una campagna di discredito 6 Qualche parola sulla pedofilia

SCUOLA E VITA

8 Per un’educazione complessa PELLEGRINI DELLA PAROLA Avviso ai lettori - Ai sensi dell’art. 11 del decreto legislativo 30/60/2003 n° 196 (Codice della Privacy) La informiamo che i suoi dati sono conservati presso l’archivio della ASSOCIAZIONE “DONARE PACE E BENE”, quale titolare del trattamento. L’elenco di tutti i Responsabili del Trattamento è, altresì, a completa disposizione presso la sede dell’Associazione. I suoi dati saranno trattati in modo lecito e secondo correttezza, raccolti e registrati per il solo scopo della presente pubblicazione, aggiornati, completi e non eccedenti rispetto alle presenti finalità, conservati per un periodo di tempo non superiore a quello di durata della presente pubblicazione. Premesso che il conferimento dei dati ha natura facoltativa, ai sensi dell’art. 13 del D.lgs. 196/2003 Lei ha diritto di conoscere, aggiornare, cancellare ad opporsi all’utilizzo dei suoi dati mediante comunicazione scritta a Associazione “Donare Pace e Bene”, Piazza Gallo, 10 - 60027 OSIMO AN. L’Associazione fin d’ora garantisce e si obbliga ad assicurare, nel rispetto dell’art. 31/196, quanto segue: “I dati personali oggetto di trattamento sono custoditi e controllati, anche in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico, alla natura dei dati e alle specifiche caratteristiche del trattamento, in modo da ridurre al minimo, mediante l’adozione di idonee e preventive misure di sicurezza, i rischi di distruzione o perdita, anche accidentale, dei dati stessi, di accesso non consentito o non conforme alle finalità della raccolta.” Accettando quanto sopra, ed in assenza di contraria comunicazione scritta, si autorizza l’Ente alla raccolta, comunicazione, trasferimento dei propri dati personali, ai soggetti, nei limiti e per le finalità indicate nella presente informativa.

«DONARE

pace e bene», Santuario s. Giuseppe da Copertino, 60027 Osimo (An). Casella Postale n. 78 - Tel. (071) 71.67.26 - 71.45.23; e-mail: redazione.dpb@email.it I Pubblicazione omaggio agli associati-devoti del santo, particolarmente invocato dagli studenti come loro protettore durante gli esami. I Periodico mensile a carattere religioso, assistenziale, culturale I Sped. in abb. post. art. 2 comma 20 c. - Legge 662/96 - Divisione corrispondenza - Direzione Comm.le Imprese, Ancona - n. 5 Maggio/Giugno 2010 - Dir. Resp. p. Fermino Giacometti - Redazione: p. Roberto Brunelli I Proprietà-Editrice: Associazione “Donare pace e bene” Sant. s. Giuseppe da Cop., piazza Gallo, 10, Osimo-An / Cod. F. 93029380420 I Stampa: Errebi Falconara (An) - Fotoservizio SIR/Siciliani - Approv. ecclesiastica - Autor. del Trib. di Ancona n. 17 del 20.06.92 I ccp. 6601 Associazione “Donare pace e bene”, Santuario s. Giuseppe da Copertino / Osimo (An) I Quota associativa 15 € (sostenitore 30 €) I

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10 Il grano e la zizzania SAN GIUSEPPE DA COPERTINO

12 Al servizio di Dio 14 Chi fa ben per negligenza / 2

AMICI DI DIO

16 La moretta di Serra de’ Conti

L’OASI DELLA PREGHIERA

18 Invocare il maestro interiore VITA DEL SANTUARIO

20 Pillole per lo spirito 22 Amici di san Giuseppe 23 Voci di preghiera 23 Operiamo il Bene insieme


EDITORIALE

DONARE PACE E BENE N. 5/2010

il pesce d’aprile dell’editoria

roberto brunelli

economiche del nostro esecutivo. Immagivevamo cercato come al solito di terniamo però cosa comporterà tutto questo minare il giornalino il prima possibile, per l’editoria: molte piccole riviste saranno perché potesse puntualmente arrivare nelcostrette a chiudere e ad operare tagli nel le case per Pasqua. Non è cosa facile riuscipersonale. Le stesse Poste Italiane e molte re nell’impresa. A volte tardano ad arrivare tipografie probabilmente subiranno un vigli articoli, a volte tarda la tipografia ingolfastoso calo di lavoro. Da parte nostra, se le ta di lavoro. Questa volta tutto era filato licose non cambieranno, saremo forse coscio ed eravamo quasi riusciti a stare nei stretti a inviare meno numeri all’anno. Protempi. Dopo aver diviso tutte le riviste nelveremo a continuare lo stesso, stringendo le diverse zone postali, Mario, il nostro colla cinghia. In questi giorni sto leggendo la laboratore, aveva caricato il pulmino e si vita di Pier Giorgio Frassati. Un era recato all’ufficio postale di episodio mi ha colpito. I giovani Ancona. Ma non passa mezz’oImpegnamoci cattolici avevano esposto nella ra che arriva una sua telefonaper l’editoria bacheca al Politecnico l’avviso ta, che con voce trafelata ancattolica, per una adorazione notturna nuncia: “Hanno alzato le tariffe che nella sua all’Eucarestia. L’avviso "sporgedi spedizione. Occorro altri piccolezza va " tra i mille avvisi multicolori 3500 euro per fare la spedizioche, nelle altre bacheche, parlane. Un rincaro improvviso del ci trasmette vano di danze, veglioni e diver500% non si era mai sentito le “parole di Vita” timenti, e così gli anticlericali nemmeno nella Repubblica deldi Cristo decisero “democraticamente” le Banane. Pensiamo ad uno e l’esempio di andare a strapparlo, e la voscherzo. E’ il 1° Aprile e la cosa dei santi. ce si sparse. Racconta un amico ci può stare. Ma Mario dice del Beato: «Ricordo Pier Giorche è tutto vero... In realtà lo gio, ritto davanti alla bacheca scherzo d’Aprile è stato tirato con un bastone in mano, e attorno una caproprio dal nostro Governo, che ritirando nea urlante di cento studenti. Insulti, minacgli aiuti all’editoria, ha di fatto messo nei ce, percosse non valsero a smuoverlo. Il nuguai centinaia di riviste locali, settimanali mero ebbe però il sopravvento. La bacheca diocesani, bollettini informativi di associaandò in pezzi e l’avviso fu bruciato. In un’alzioni no profit che promuovono la carità. Il tra occasione, per le feste pasquali, aveva tutto all’improvviso, senza alcun preavviso, fatto affiggere nel cortile dell’università un appena qualche giorno dopo le elezioni. A avviso sacro. Lo strapparono. Pier Giorgio volte, qualcuno dice, sono i giudici a manlo copiò a mano e lo rimise " con progresdare avvisi di garanzia prima del voto. Altre sione geometrica ", fino a raggiungere il nuvolte, verrebbe da pensare male, sono i pomero di 64 copie». Quale morale per noi? litici a dare i pacchi appena passata la torCredo questa: impegnamoci con vigore per nata elettorale. Immaginiamo che il goverl’editoria cattolica, che nella sua piccolezza no debba trovare fondi per risolvere la crici trasmette le “parole di Vita” di Cristo e si, per pagare la cassa integrazione a tanti l’esempio dei santi. Nutriamoci di essa, aiuoperai di fabbriche in difficoltà. Non abbiatiamola, diffondiamola.Teniamoci! mo le competenze per giudicare le scelte

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CHIESA E SOCIETÀ

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andrea riccardi

una campagna di discredito

ontinuano a moltiplicarsi da tutto il mondo le attestazioni di solidarietà al Papa, fatto oggetto in queste settimane di una e vera e propria campagna di diffamazione. Dalle polemiche innescate sullo scandalo degli abusi compiuti da alcuni sacerdoti e religiosi su minori, si è scatenata attraverso i media un’autentica offensiva. Abbiamo rivolto alcune domande ad Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio e docente di storia contemporanea presso l’Università di Roma Tre.

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Nella storia il Papa e la Chiesa sono stati spesso oggetto di attacchi, c'é una "differenza" di cui prendere nota tra quello in corso e i precedenti? “Sì, la vicenda della critica dei media al papato è diversa da ieri. Ogni stagione è diversa. Dopo la stagione di popolarità di papa Giovanni, c’è stata quella, lunga e difficile, di contestazione a Paolo VI che è durata praticamente sino alla fine del suo pontificato. E’ stato un tempo molto delicato che bisogna ricordare anche per non pensare che l’oggi sia un’eccezione. Allora ci si chiedeva se la più antica istituzione dell’Occidente si sarebbe ripresa da questa crisi.Anche papa Wojtyla ha vissuto nei primi anni una forte critica (dimenticata poi e oscurata dall’idillio successivo). Si tratta di stagioni differenti, caratterizzate da critiche di carattere diverso, che non vanno confuse tra di loro. Indubbiamente c’è però un fondo comune: la Chiesa cattolica, con il suo messaggio, la sua tradizione, la sua pretesa di cambiare l’uomo, risulta ostica nei confronti della mentalità “liberale”, fosse quella rivoluzionaria e antistituzionale del 1968, fosse quella neoliberale o radicale di tempi più recenti”.

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Perché tanta veemenza contro questo Papa? “La veemenza contro Benedetto XVI viene da prima del pontificato. Il card. Ratzinger è stato considerato e ritratto dai media come un duro inquisitore, per tutta l’epoca in cui fu alla testa della congregazione della dottrina della fede e collaborò strettamente con Giovanni Paolo II. Tale immagine risulta veramente una caricatura per chi lo ha conosciuto personalmente ed è stata smentita proprio dai cinque anni del suo pontificato. Eppure tale immagine ha preparato il terreno ad un impatto difficile, ormai quasi sempre critico, nei confronti di questo Papa. Verso di lui si manifesta costantemente, da anni, un atteggiamento critico: che cosa Benedetto XVI non ha detto nel suo discorso? –è la domanda che viene posta quasi sempre, quando il Papa parla. Si può fare l’esempio del viaggio di Benedetto XVI in Terra Santa. A ogni intervento i media o altre istanze sottolineavano che il Papa non aveva toccato un tema o un altro.“Gli esami non finiscono mai…” – diceva Pirandello. In realtà il corpus dei discorsi ratzingeriani in Terra Santa nel 2009 è di alto livello e di grande completezza. D’altra parte, i media trovano poco di politico (che è quello che li interessa) nel suo messaggio religiosospirituale, quindi inclinano verso un atteggiamento negativo”. Quali attenzioni e comportamenti devono avere i cattolici perché venga messo in luce e fallisca il disegno di chi vorrebbe separarli dal Papa per isolarlo e colpirlo ancor più? “C’è una logica che si impone nel dare informazioni sul Papa, che è trasversale ri-


CHIESA E SOCIETÀ

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spetto ai diversi orientamenti. Si tratta di pendo con il discredito il Papa, si vuole un approccio “bloccato” verso il Papa: colpire e screditare un modo di essere, manca sempre qualcosa! Qui si mette in l’essere cristiani e Chiesa nel mondo congioco anche il confronto con temporaneo. Questo va inteGiovanni Paolo II, di cui si sotso chiaramente. La globalizzaColpendo tolinea la grandezza (il che non zione ha cambiato anche la con il discredito fu sempre rilevato durante la funzione dei media. La grande il Papa, sua vita). Ma anche papa Wojtystampa internazionale e le si vuole colpire la – lo ripeto - fu criticato da grandi agenzie hanno un ruolo e screditare chi esaltava Paolo VI. Lo si dicedecisivo. C’è una logica per va prigioniero di una mentalità cui, in un modo o nell’altro, un modo di essere, polacca. Ma Paolo VI non fu per nel modo di dare la notizia o l’essere cristiani nulla popolare durante il suo nell’impostazione generale, si e Chiesa pontificato, anzi venne asprafinisce per cantare nel coro. nel mondo mente criticato. Infatti Papa Non è facile inserirsi nel coro contemporaneo. Montini fu considerato inadeo cambiare il suo orientamenguato alla successione di Gioto, ma si deve provare con livanni XXIII e duramente contestato: era bertà e secondo le proprie convinzioni. Biassai impopolare in una stagione in cui c’esogna anche che nella Chiesa si eviti il para una certa autoregolamentazione dei nico, anche se si condivide il dolore per media. Il papa migliore non finisce per esquesto momento. E’ vero che certi attacsere sempre quello che non c’è più? I catchi formano l’opinione della gente. Dispiatolici hanno la responsabilità di non isolare ce molto. Ma non è solo così. C’è una peril Papa: in questo frangente e sempre! Il cezione della gente che non è dipendente popolo “cattolico” è una realtà grande, dai media. La gente sa cos’è la Chiesa, peruniversale, complessa. Certe immagini ché la conosce e l’ha vissuta. Bisogna quinsemplificano la Chiesa, non solo la distordi che i cristiani si facciano presenti, percono. E poi tutto quello che avviene di nesonalmente, nella società e nella vita, mogativo nella Chiesa, in un modo o nell’alstrando in modo diretto e attraente il lotro, viene ricondotto al Papa. Tuttavia, colro essere cristiani”.

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CHIESA E SOCIETÀ

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roberto tamanti

qualche parola sulla pedofilia

“ n questi ultimi mesi si è fatto sempre più

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intenso l'attacco dei media di tutto il mondo contro la Chiesa cattolica e anche contro la persona del Papa intorno al fenomeno dei preti pedofili. Si rimprovera alle autorità ecclesiastiche di aver coperto scandali e abusi sessuali commessi da sacerdoti verso bambini, si cerca di coinvolgere in queste accuse anche il Papa, relativamente ai tempi in cui era vescovo di Monaco di Baviera. Cerchiamo allora di dire qualche parola chiara e serena su questo tema così spinoso, senza lasciarci prendere dal fatto che la notizia è "calda", come si dice in gergo giornalistico, quindi finché riscuoterà attenzione i media continueranno a trattarne, senza preoccuparsi più di tanto della veridicità delle loro affermazioni. Anzitutto, cos'è la pedofilia? Essa è costituita da impulsi, fantasie, atti sessuali di un adulto verso un bambino di età

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inferiore a 13 anni. Inoltre occorre che tra il pedofilo e la vittima vi siano almeno 5 anni di differenza (quindi un ragazzo di 14 anni che fa qualche "gioco" sessuale con un amico di 11 anni non può essere ovviamente considerato pedofilo). Le statistiche generali dicono che la maggioranza dei pedofili non sono omosessuali. Questo dato, come sappiamo, ha portato ad aspre polemiche contro il cardinale Bertone che aveva dichiarato che esiste una correlazione tra pedofilia e omosessualità. Ora in generale occorre dire che tale legame pare che non esista, però egli si riferiva, come precisato poi, ai casi di preti pedofili riconosciuti colpevoli: tra di essi la percentuale di omosessuali era molto alta. Una seconda domanda che possiamo porci è la seguente: qual è la dimensione del fenomeno? Quanti preti pedofili sono stati riconosciuti colpe-


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voli, e non semplicemente sospettati? A diffetto della Congregazione per la Dottrina ferenza di quello che cercano di farci crededella Fede, ha emanato delle norme molto re, o dell'impressione che può suscitare in severe, più severe di quelle civili, verso i sanoi il fatto che tutti i giorni si parli di questo cerdoti che si macchiano di gravi delitti, fatto in tv e sui giornali, in realtà le cifre vere compresa la pedofilia. Una di queste norme ci dicono che il fenomeno, per quanto certadice che un delitto grave, la cui remissione è mente grave nella sostanza (anche un solo riservata alla stessa Congregazione, è il delitcaso sarebbe già tanto), si può considerare to contro il sesto comandamento (quindi contenuto: i sacerdoti accusati di effettiva delitto sessuale) commesso da un chierico pedofilia negli Stati Uniti sono (= diacono o sacerdote o ve958 in cinquantadue anni, diciotscovo) con un minore al di sotQuanto più to all'anno; le condanne sono to dei 18 anni di età. Come si si è tolleranti state 54, poco più di una all'anvede qui non si tratta di pedoficon se stessi no. Molti altri casi riguardano lia, eppure la norma è molto sein materia accuse che poi si sono rivelate vera, più di quelle statali. Ci sasessuale, tanto più infondate (calunniose), altri casi rebbe da notare un'altra cosa: si rischia riguardano accuse mosse da mitutti coloro che mostrano di esdi perdere norenni, ma non bambini, verso sere scandalizzati per quanto sasempre più sacerdoti, accusati di molestie rebbe accaduto nella Chiesa, dila percezione (come detto sopra, se la vittima menticano forse quanto sia che quello che fosse un minore, per esempio di esteso il fenomeno della pedofisi sta facendo 16 anni, non sarebbe pedofilia; lia e degli abusi sessuali al di è male. un sacerdote che dovesse avere fuori della Chiesa stessa. La seuna relazione sessuale con una verità che si chiede alle autorità ragazza minorenne, ma non bambina, conecclesiastiche in realtà non la si esige da alsenziente, farebbe certamente peccato, ma tri. Basti questo dato: nello stesso periodo in non si macchierebbe del reato di pedofilia). cui un centinaio di sacerdoti americani era Ancora una domanda: cosa ha fatto la Chiecondannato per abusi sessuali su minori, il sa per contrastare il fenomeno e colpire i numero professori di ginnastica e allenatori colpevoli? Anzitutto occorre sempre ricordi squadre sportive giovanili - in grande dare che non si possono condannare persomaggioranza sposati - giudicato colpevole ne solo sulla base di sospetti o accuse, ci vodello stesso reato dai tribunali statunitensi gliono le prove, quindi se in presenza di sosfiorava i seimila (sì: 6000 !!!). Quest'ultimo spetti verso un sacerdote questo non fosse dato ci dice come il problema (e la soluziostato punito dall'autorità ecclesiastica, non si ne relativa) non è, come qualcuno pensa, la tratterebbe certo di una copertura. In disciplina del celibato dei sacerdoti: basterealtà, come tutti noi vorremmo che ci fosse rebbe togliere questa legge e il fenomeno giustizia nei vari ambiti della convivenza cividella pedofilia tra il clero scomparirebbe. In le e siamo turbati quando sentiamo che realtà tale fenomeno è diffuso molto tra qualche cittadino, dopo anni di accuse, alla fiadulti sposati, quindi la causa è evidentemenne è riconosciuto innocente, allo stesso mote di altra natura, che in breve possiamo indo la stessa serietà e rigore sono necessari dicare come psicologica/psichiatrica (patolonel valutare le accuse di pedofilia contro i gia), affettiva (solitudine), ma anche morale sacerdoti. Soprattutto negli Stati Uniti è di(quanto più si è tolleranti con se stessi in ventato relativamente facile ottenere risarcimateria sessuale, permettendosi ciò che è menti economici per presunte violenze subimale, dalla visione di immagini pornografite, quindi attenzione a non pensare che un che, alle amicizie ambigue, alla relazioni virsospetto significhi già colpevolezza, ci sono tuali via internet, fino ad arrivare all'incontro anche interessi economici dietro. Detto fisico, tanto più si rischia di perdere sempre questo, occorre anche ricordare come la più la percezione che quello che si sta facenChiesa, già ai tempi in cui Ratzinger era predo è male).

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SCUOLA E VITA

DONARE 2/2006 DONARE PACE PACE EE BENE BENE N. N.5/2010

giancarlo galeazzi

per un’educazione complessa la sfida educativa/5

potute prendere in considerazione anche ono molteplici le sfide che scaturiscole diversificate relazioni sociali e le varie no dalla odierna emergenza o urgenza forme di associazionismo. Un quadro che educativa: si tratta di problematiche, che permette di cogliere la complessità dell'ehanno al centro l'uomo, e riguardano la ducare, soprattutto dell'educare nella posua specificità sul piano dell'essere, del sastmodernità, come suona il titolo del volupere e dell'agire, per cui le sfide coinvolgome in cui Franco Monaco ha raccolto alno la questione della natura umana, degli cuni interventi del cardinale Carlo Maria approcci conoscitivi e del quadro valoriaMartini e che è stato pubblicato in questi le. Su tutti questi versanti, che in diverso giorni dall'editrice La Scuola di modo interrogano la cosiddetBrescia. Schematizzando direi ta "questione antropologica", I giovani che sei sono le caratteristiche siamo in presenza di una crisi devono essere che devono contrassegnare che mette in discussione l'iconsiderati l'educazione. Essa deve essere dentità dell'uomo (si pensi alla plenaria, in quanto formazione riflessione sull'intelligenza artinon come di tutta la persona in tutti i ficiale, sull'animalismo e sul poproblema, bensì suoi aspetti; permanente, in stumano), il ruolo delle scienze come risorsa, quanto è formazione lungo umane (si pensi allo sviluppo e non solo come tutte le stagioni dell'esistenza, delle scienze psicologiche, delrisorsa potenziale, per cui ogni età deve risponle scienze sociali e delle neucioè per il futuro, dere alle sue specifiche istanze roscienze), e i temi dell'etica ma anche come formative; planetaria, in quanto applicata (si pensi ai dibattiti è formazione cui hanno diritto sulla bioetica, la tecno etica e risorsa attuale. tutti gli uomini, senza alcuna la neuroetica). In questo clidistinzione; personalizzata, in ma, caratterizzato da un pluraquanto è formazione rispettosa della spelismo di concezioni, che spesso concludocificità individuale propria di ciascuno; pluno nel relativismo più o meno accentuato, ralista, in quanto è formazione rispettosa è da collocare oggi l'educazione nelle sue della specificità propria di ogni cultura o diverse espressioni e gestioni. Il che spiega tradizione; partecipata, in quanto è formail taglio dato al libro La sfida educativa, cuzione che richiede coinvolgimento in terrato dal Comitato per il Progetto culturamini di partecipazione popolare e non elile della Conferenza Episcopale Italiana, un taria. Ebbene, questa educazione delle 6 P taglio non tanto o non solo pedagogico, deve certamente misurarsi con la comquanto o soprattutto socio-antropologico plessità dei problemi e degli ambiti che ed etico-comunitario, per cui i vari capitoli coinvolge, ma soprattutto, è chiamata a ridel libro sono dedicati oltre che alla famiservare una cura privilegiata ai giovani, glia e alla scuola anche ad altri ambiti in avendo chiaro che: i giovani devono essere cui i processi formativi si svolgono: dalla considerati non come problema, bensì cocomunità ecclesiale al mondo del lavoro, me risorsa, e non solo come risorsa podell'impresa e del consumo, dal mondo dei tenziale, cioè per il futuro, ma anche come mass media a quello dello spettacolo, a risorsa attuale, cioè per il presente, e in quello dello sport, e forse si sarebbero

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SCUOLA E VITA

questa ottica non basta che se ne parli, ma occorre farli parlare. Dunque, renderli protagonisti positivi della loro istruzione, formazione e educazione; diversamente è quasi inevitabile il loro protagonismo negativo nelle diverse forme che assume nel nostro tempo: dalla anoressia alla bulimia, dal bullismo al branco, dalle dipendenze alle devianze.. L'imperativo pertanto è quello di ripensare l'educazione e di tornare a educare, cioè gli adulti sono chiamati a riscoprire il loro compito educativo, e a rispondere all'odierna sfida educativa, che nella dimensione ad intra reclama "generatività culturale" e nella dimensione ad extra reclama "alleanza educativa". Queste due categorie costituiscono, per così dire, il fondamento e il coronamento dell'educazione, e su di esse bisogna insistere, se si vuole fuoriuscire dall'emergenza educativa. A proposito della generatività è da puntualizzare che la capacità di fare esperienza, "originaria nel soggetto umano, deve essere attivata", per cu l'uomo, "non potendo fare esperienza della vita da solo, deve essere in certo modo generato all'esperienza", cioè essere "accompagnato e attivato sia nella vita affettiva relazionale sia nella vita intellettuale".Ciò significa che, "per recuperare il senso dell'educare, bisogna tornare all'evidenza che l'essere umano non è dotato di tutto ciò di cui ha bi-

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sogno per diventare se stesso, che non gli basta una crescita biologica, un adattamento psicologico e una protezione sociale, ma ha bisogno di relazioni che lo risveglino alla coscienza di se stesso, che lo avviino alla vita culturale, morale e spirituale, cioè lo introducano nel mondo e lo abilitino a farne esperienza sensata". Risulta allora evidente come "l'educazione sia indispensabile alla maturazione dell'identità umana", e come "essa non possa consistere nel riferimento astratto a valori e nella trasmissione di comportamenti, ma (ecco il punto su cui non s'insisterà mai abbastanza) debba riguardare la capacità di fare esperienza sensata, in cui i valori trovano la loro traduzione concreta". Dunque, secondo Il Rapporto-proposta la chiave interpretativa della relazione educativa sta nella dimensione generativa umana, che è genesi e legame, relazione e riconoscimento, trasmissione e tradizione, responsabilità e fedeltà, interessamento e cura". Proprio la consapevolezza di tale complessità porta all'altra esigenza, quella di "una sorta di alleanza per l'educazione" da promuovere "coinvolgendo il maggior numero possibile di interlocutori nei diversi luoghi in cui sappiamo che l'istanza educativa è cruciale". in primis la famiglia e la scuola, ma non solo esse, perché molteplici sono i mondi vitali della formazione umana.

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le sorelle clarisse del monastero santa speranza

PELLEGRINI DELLA PAROLA

il grano e la zizzania

a dove vengono e perché non sono ze, dei nostri cuori. Certo, non fa lo sradicate le piante che non portastesso essere grano o zizzania. Se ci osno frutto? Perché non andare a raccoserviamo non ci può sfuggire che molti gliere la gramigna, la zizzania nata in pensieri che ci vengono e molti impulsi mezzo al grano? Sono queste le domannon hanno niente in comune con il node che i servi rivolgono al padrone del stro lavoro o con la nostra vocazione. campo invaso dalla zizzania nella paraAnzi, ci appesantiscono, non riusciamo a bola raccontata da Gesù e riportata da sfuggire loro e dobbiamo avere la paMatteo al capitolo 13 del suo zienza di sopportarli. Ma non vangelo. La zizzania è una possiamo accettarli come specie di gramigna, cresce alnostri e identificarci liberaBene e male ta quanto il grano stesso e si mente con loro. Dobbiamo sono mescolati riconosce solo quando gli almeno saperli distinguere insieme steli sono cresciuti e hanno dal grano, dal bene che vuole nella storia formato i semi. A primavera, crescere nel nostro cuore. presente, invece, questa pianticella si La proposta dell'uomo, invenella vita confonde con il grano ed è ce, la più istintiva, la più imdelle nostre perciò impossibile estirparla. mediata è di togliere di mezAl momento della mietitura zo il male, con radicalità, di comunità si potrà distinguere frumento renderlo "innocuo", di far sì e persino e zizzania, raccogliere l'uno e che nulla possa attaccare e all'interno bruciare l'altra, conservare i minacciare quel po' di bene di noi stessi, grani del primo e lasciar sciche, con fatica, cerchiamo di dei nostri cuori. volare via quelli della seconcoltivare. da, più piccoli. Di certo, Gesù "No!" è la risposta del Sinon vuol farci una lezione di gnore: i nostri limiti, i nostri botanica ma, attraverso piccole scene di mali non sono da eliminare ma da prenvita quotidiana presentateci in questa dere ed affrontare in modo diverso. Socome in ogni altra parabola, ci invita a lo alla fine il male sarà tolto, ma dal giuscoprire il messaggio nascosto sotto i dizio di Dio così diverso dal nostro! segni della natura: semplici immagini per E' il presente che viene lasciato a noi una profonda esperienza di vita che è per anticipare, nella nostra, la sua misecomune a tutti. ricordia. "Lasciate che l'una e l'altra crescano inIl male cresca col bene, ci dice Gesù; insieme fino alla mietitura…" risponde il vece di eliminarlo, usando violenza viopadrone del campo alle domande dei lando la libertà, se ne faccia il luogo del servi che gli propongono di sradicare la massimo bene, che è proprio la miserizizzania. Bene e male sono mescolati incordia. E' quel presente che è tempo sieme nella storia presente, nella vita della crescita e dell'attuazione della Padelle nostre comunità e persino all'inrola proclamata ed accolta, il tempo delterno di noi stessi, delle nostre coscienla missione, della paziente e perseveran-

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PELLEGRINI DELLA PAROLA te attesa. La vita terrena, d'altronde, non è il luogo della verità né della giustizia definitive. Occorre attendere il giudizio di Dio per avere la giusta dimensione degli accadimenti umani. Nessuno può infatti giudicare con esattezza impeccabile tutto ciò che avviene sotto il sole, nessuno può pretendere di dividere il mondo in buoni e cattivi, in credenti e non credenti, in devoti e in tiepidi. Chiunque volesse cercare una giustizia assoluta sulla terra, rischierebbe, come i servi della parabola, di danneggiare anche i giusti, nel tentativo di colpire i malvagi. Anche se la divisione ci fa soffrire, siamo chiamati a rispondere con pazienza. Dio non vuole estirpare la zizzania: le cose non sono ancora decise e potrebbe accadere che si estirpi anche del grano. Tutto è in cammino, ognuno di noi è in cammino: Dio aspetta e siamo chiamati ad aspettare anche noi. Egli non interviene frettolosamente ma attende con la pazienza sconfinata del Padre. Una pazienza, quella che Gesù insegna, che non è abdicazione, ma intensità di amore, è l'unico atteggiamento

DONARE PACE E BENE N. 5/2010

che permette di saldare insieme la verità e la carità. Quale grande amore il Signore nutre per ciascuno di noi, per ogni sua creatura, quale nostalgia ha di noi, quale grande desiderio che possiamo nascere, crescere e far risplendere la nostra vita come l'oro della spighe di grano illuminate dal sole! Risplendere e crescere rigogliosi anche tra avversità, germi di male, incomprensioni, paure, certi di sperimentare, giorno dopo giorno, la beatitudine umile e fiduciosa di chi, nella povertà e nella sofferenza, nella mitezza e nella sete di giustizia, nella custodia del cuore e nel costruire rapporti di pace, si sa sostenuto dall'amore del Signore che è venuto, viene e verrà nell'ultimo giorno. La forza del peccato e dell'ingiustizia è sempre all'opera e contrasta continuamente gli ideali di bene. Ma abbiamo la certezza che la forza dello Spirito non ci mancherà mai, che nessuno di coloro che invocherà con fede il nome del Signore, soccomberà alla tentazione, che la Chiesa rimarrà fino all'ultimo momento rifugio sicuro per quanti si affideranno ad essa.

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SAN GIUSEPPE DA COPERTINO

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vincenzo giannelli

al servizio di Dio la vita di san Giuseppe da Copertino / 5

a reazione di mamma Franceschina fu dura, appena rientrò Giuseppe a casa le prese tutte con un bastone, la sua fortuna fu che il legno finì per romperglisi in testa, dopodiché fu cacciato di casa. Dopo aver girovagato per il paese riflettendo su quello che era accaduto e sulla gravità delle sue azioni, passò la notte sotto il portico della Chiesa, dove iniziò a maturare di dare una svolta forte alla sua vita. La mattina, la mamma, dietro insistenza di parenti e amiche, riaccolse il figlio "sciagurato", ma a tu per tu col colpevole, si sfogò "con mille minacce di fare e di dire, se un'altra volta gli fussero avvenute simili cose". Fu un gran colpo per il carattere di Giuseppe. Non osava ricomparire quasi più in pubblico e neppure permettersi un'ora di gioco con gli amici. Franceschina ne approfittò per stringere i freni e per imbrigliarlo definitivamente, con la pretesa di una obbedienza perfetta. Il giovane si sottomise e non si permise più nulla che urtasse la suscettibilità della madre. Ora Franceschina era soddisfatta e poteva sentire di aver raggiunto lo scopo. Andava dicendo che se suo figlio fosse entrato in convento, come asseriva, non occorreva che i Frati gli facessero fare il Noviziato, il Noviziato glielo aveva fatto fare lei. Giuseppe iniziò veramente a pensare di farsi religioso. Voleva vivere al convento della Grottella dove vi era una immagine della Madonna che rassomigliava a quella di Galàtone. Il ritrovamento dell'immagine della Madonna in una grotta a metà del 1500, aveva dato inizio ad fervore iniziale grazie anche a numerosi miracoli. Monsignor

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Cesare Bovio, Vescovo della diocesi, vi aveva fatto erigere una chiesa e successivamente una casa di campagna. Ma col passare degli anni, la fede popolare era andata scemando e la chiesa era stata abbandonata fra il verde degli ulivi. Agli inizi del 1600, fu affidata ai frati conventuali nella persona del padre Maestro Giandonato Caputo, zio di Giuseppe, il quale aveva visto il nascere di questo luogo santo e ne era legato spiritualmente. Durante il suo mandato di Ministro Provinciale di Puglia (1598-1602), aveva ottenuto dal vescovo la custodia del Santuario. Il padre Caputo era persona colta e stimata, da poco rientrato in Italia, dopo essere stato ministro provinciale di Polonia, e alla corte di Spagna. Il suo ritorno nel 1617 a Copertino, era dovuto ad un voto fatto alla Madonna della Grottella, in seguito a una malattia che lo aveva ridotto in fin di vita. Dopo la restituzione della Chiesa, aveva iniziato i lavori di costruzione del convento annesso, perché i frati vi potessero dimorare. Ma non era l'unico zio frate di Giuseppe. Tra gli altri vi era anche il fratello del papà, Franceschino Desa. Tutte menti illuminate e persone di cultura, che disprezzavano Giuseppe per la sua semplicità e ignoranza. Lui stesso, ebbe paura di chiedere di entrare al servizio del convento della Grottella. Quando finalmente prese coraggio, il rifiuto di Padre Franceschino fu netto: "non avendo lettere non poteva ascendere al sacerdozio". "Non fu ricevuto per la sua poca letteratura". Il nome della parentela non concedeva che si entrasse in convento senza poter ac-


SAN GIUSEPPE DA COPERTINO cedere al sacerdozio. Così Giuseppe indirizzò il suo desiderio di consacrazione verso i Frati Minori Riformati che avevano un Convento a Càsole, periferia di Copertino. I Frati Minori Riformati, che stavano rigogliosamente nascendo dal ramo francescano dei Minori Osservanti, avevano avuto nel Salento una viva accoglienza per il loro spirito di povertà e di umiltà, come dimostravano i 15 conventi che avevano saputo acquistare in neppure vent'anni. Ciò che lo attirava era la fama di un frate, fra Silvestro, suo concittadino e guardiano al Convento di s. Pietro in Lama. Il giovane aveva abbandonato tutto per seguire la povertà di San Francesco ed era vissuto a Francavilla, a Lecce ed altrove, sempre spargendo odore di santità. Si raccontavano molte cose di Fra Silvestro: la sua innocenza battesimale, le sue veglie notturne, il suo spirito profetico, il dono di scrutare i cuori e sanare gli infermi, come la storpia che aveva guarito ad Otranto, ed altri nu-

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merosi miracoli, che volavano di bocca in bocca. La difesa dei poveri lo aveva reso maggiormente popolare. Invitato a pranzo da un principe, uno dei don Rodrigo, uomo superbo, non dimentico della folla dei poveri che bussavano ogni giorno alla porta del suo convento, aveva preso il pane bianco fra le mani, spremendolo con fede, per un dubbio che egli non aveva mai avuto. Ne gocciolò del sangue. "Questo è il sangue dei poveri!" - ammonì, tagliente come la spada del giudizio. Giuseppe cominciò a frequentare il Convento di Càsole, i cui frati erano stimati dalle persone, esercitandosi a scoparne la chiesa, come aveva preso l'abitudine di fare altrove.Azzardò infine a presentare la propria domanda di ammissione, sempre convinto di dover seguire Dio sulla via di Francesco. Non fu respinto. Ma l'ammissione gli fu solo promessa. Soltanto il Provinciale poteva riceverlo all'Ordine, come diceva il capitolo secondo della Regola.

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giancarlo corsini

“chi fa ben per negligenza perde il frutto e la semenza”/ 2

a negligenza nell'operare e in tutti gli altri aspetti della vita è come una patina di polvere che si deposita sulla vita e sulle opere ma anche sul pensare e sugli stessi sentimenti e ti fa trascinare i giorni privati ormai del fremito della passione e dell'entusiasmo… Ripensavo in questi giorni, con in mente questa massima, ai giorni difficili di Pietrarubbia, di Fossombrone ed anche agli stessi anni osimani del nostro santo e una domanda mi occupava la mente: come ha fatto a S. Giuseppe a non cedere alla malinconia, alla tristezza e

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allo smarrimento? Chi ha reso possibile che nel suo animo ardesse il fuoco di una preghiera vivace ed un amore altrettanto forte? Pensando e ripensando non ho trovato altra risposta convincente se non questa: la relazione profonda vissuta con Gesù ha permesso alla sua anima di patire, di soffrire ma anche di non cedere allo scoramento o al ripiegamento su di sé, al contrario ha trasformato i giorni della solitudine della reclusione in un canto di vigile attesa. Rimane però uno scoglio da superare.


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Non aveva forse imparato questi meQualcuno potrebbe obiettare: ma lui todi severi e sbrigativi sulla sua pelle era arricchito di doni singolari dal Ciealla scuola rude ed essenziale di mamlo e noi invece siamo soli a portare ma Franceschina nei giorni della sua inavanti questa dura battaglia. Non è cofanzia ed adolescenza? Possiamo discusì! Presso Dio non ci sono figli e figliatere sulla opportunità di tali metodi stri. I doni di grazia che aveva S. Giuma certo non possiamo non ammirare seppe li abbiamo anche noi: la vita di la tenacia, la determinazione e la risoDio, ricevuta in dono dal Battesimo, lutezza con cui ha osteggiato la negliappartiene a tutti i cristiani. La Grazia genza e ogni forma di accidia e superfidi Cristo salvatore è per tutti, perché cialità. Era consapevole che l'amore Dio ama tutti e vuole che tutti gli uospirituale e il dominio di sé guariscono mini giungano alla salvezza. I doni di narispettivamente le passioni tura di S. Giuseppe non eradell'anima e del corpo. In no così eccellenti e può questo esercizio spirituale darsi che diversi di noi abAttraverso virtuoso la fede viene biano più talenti umani del la preghiera, rafforzata dal timore di Dio nostro amico santo: e allora la devozione e questo a sua volta dal doquali sono i rimedi che S. alla Madonna mino di sé. Pazienza e speGiuseppe ci consiglia? e ai santi, ranza danno a questo lavoro Il primo rimedio che S. Giunon ha perso quotidiano un orizzonte seppe ha avuto in dono è un di vista la meta pieno di consolazione e di profondo amore teologale o carità; l'amore che non solo spirituale. Ha fissato il suo verso la quale paga il lavoro fatto su se cuore in Dio, abitava in Lui, dirigeva stesso ma spinge ad operare dimorava nella parola del Sii sui passi ancora conser vando un gnore e attraverso la preprofilo alto della vita spirighiera, la devozione alla Matuale al riparo di ogni negligenza. donna e ai santi, non ha perso di vista Un bel pensiero, preso da un autore la meta verso la quale dirigeva i sui spirituale dei primi secoli cristiani, che passi. molto ha lavorato per aiutare i cercatoFissato in Dio e avendo consegnato il ri di Dio a tenersi liberi dallo spirito suo cuore al Signore ha sentito bussadell'accidia può aiutarci a concludere re alla porta della sua vita la malincoquesto cammino che abbiamo fatto in nia, la solitudine, l'accidia perniciosa ma compagnia di S. Giuseppe da Copertino questo ancoraggio forte gli ha permesriflettendo sulla negligenza e sull'accidia. so di passare indenne in mezzo a questo ginepraio di sentimenti conservandosi vigilante per debellare le tante mi“Guariscono l'accidia stificazioni con cui il male si presenta la costanza e il fare ogni cosa per ingannare gli amici di Dio. con grande cura, Un secondo rimedio che egli usava con timore di Dio e perseveranza. abbondanza, che poi è uno dei Frutti Fìssati una misura in ogni opera, dello Spirito Santo, era il dominio di sé, e non abbandonarla e per avere un buon dominio di sé non finché non l'hai portata a termine badava a spese; faceva ampio uso della E prega ininterrottamente penitenza interiore ma ricorreva anche e in modo conciso e lo spirito alla penitenza materiale: digiuni, mortificazioni, veglie, preghiere prolungate, dell'accidia freddo e flagello per ridurre in schiafuggirà via da te.” vitù il corpo e per debellare i vizi.

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AMICI DI DIO

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sorelle clarisse di serra de’ conti

la moretta di serra de’ conti un cammino di gioiosa libertà

dere la propria cultura e religione. La Moa nostra consorella Serva di Dio Sr. M. retta, che considerava il giorno più bello Giuseppina Benvenuti, detta la Moretta della sua vita quello del battesimo, avvenudi Serra de' Conti, è un modello di vita auto a 11 anni il 24 settembre 1856, in cui ha tenticamente evangelica non soltanto per ricevuto anche la cresima e la prima conoi, ma lo è per tanti che sono attratti da munione, parla a quelli che vivono con lei, e lo può diventare sempre di più. Sì, la stanchezza e abitudine il cristianesimo. Il Moretta può dire il vangelo con la sua vita suo è un invito a tornare alle origini della a tutti! nostra fede con gratitudine per l'immenso Giuseppina, che è nata in Sudan nel 1845dono della vita nuova in Cristo e per quel46, vuole parlare ai suoi e nostri fratelli lo della Chiesa, la Famiglia dei figli di Dio. È dell'Africa. Lei, che nel 1853, a 8 anni, viene un invito anche per coloro che si sentono rapita e fatta schiava, può indicare alla sua delusi dalla vita e fanno fatica a trovare un terra d'origine la vera via della pace, al di senso da dare alle varie esperienze di dolà delle lotte etniche: riconciliarsi da fratellore e di prova. Rileggere la li, riconoscendosi uniti nella propria esistenza alla luce del comune esperienza secolare vangelo di Cristo e del mistedella schiavitù, dello sfrutta“Gesù, voglio ro della sua croce e risurreziomento, dell'ingiustizia, per dimostrarmi ne, e allora tutto prende forma guardare al futuro da costruire cristiana; e significato autentico: è queinsieme con speranza. La Movoglio essere sto l'invito della Moretta ad retta, che nel 1854 viene comtua sposa; amare la vita e a guardarla con prata e riscattata in Egitto da voglia farmi fiducia. Ecco che la Moretta, P. Olivieri della Pia Opera del santa” giunta all'età delle scelte, può Riscatto, parla ai sacerdoti. Siafinalmente vestire il saio di S. no sempre attenti alle forme Chiara a 28 anni, nel 1874, e di povertà del nostro tempo, consacrarsi per sempre a Dio nel 1903, quelle che hanno voce e quelle più nascononostante le leggi anticlericali del Regno ste e dimenticate. È la Moretta che, con unito d'Italia. La Moretta ha molto da costima e gratitudine, chiede loro di essere municare ai giovani! Possa ognuno, come per tutti strumenti di Dio, portatori della lei, scoprire la propria vocazione nel dono vera libertà operata da Cristo. di sé. Non da solo, ma lasciandosi aiutare Giuseppina che, condotta in Italia viene afdalle tante mediazioni umane che il Signofidata nel 1856 alle clarisse di Belvedere re pone accanto a ciascuno, nessuno Ostrense (AN) per un'educazione umana escluso. Per la Moretta queste ultime sono e cristiana, parla a noi Italiani ed Europei, state le clarisse di Belvedere Ostrense che custodi di una civiltà costruita sui valori l'hanno accolta, e in particolare Sr. Angela, umani e cristiani. Possiamo essere sempre maestra delle probande, che con la vita e accoglienti verso chi, bambino o adulto, le parole le hanno testimoniato quanto è viene ad abitare tra le nostre case e scovero che l'amore di Cristo rende felici. Poi prire insieme, attraverso il linguaggio delP. Olivieri e, successivamente, dal 1864, l'amore, la ricchezza reciproca nel condivi-

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AMICI DI DIO Don Verri (continuatore della Pia Opera del Riscatto) come guida spirituale attraverso la corrispondenza epistolare. La Moretta ha sempre conservato con amore filiale le loro lettere, da cui poter trarre la via sicura per comprendere la volontà di Dio e compierla con generosità, "pronta a tutto", come le aveva suggerito Don Verri. Naturalmente la Moretta ha molto da condividere con noi clarisse e con quanti amano i nostri santi Francesco e Chiara. La sua vita nel monastero di Belvedere Ostrense e, dal 1894, in quello di Serra de' Conti in seguito alle soppressioni, è tutta squisitamente francescana, incentrata sul vangelo, la nostra unica forma di vita: l'amore appassionato per Cristo povero e crocifisso e l'affidamento a Maria Immacolata, la lode gioiosa, la disponibilità ad ogni servizio svolto con umiltà e semplicità di cuore, la gratitudine perché tutto è dono, l'unione fraterna condita di affabilità, dialogo confidente, comprensione e misericordia, preghiera vicendevole e desiderio del vero bene di ciascuna sorella. Guardando infine all'ultimo tratto di strada compiuto

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dalla Moretta, dal suo modo con cui ha affrontato l'anzianità, la malattia e la morte, giunge un grande messaggio evangelico per chi vive nella malattia ed è prossimo all'incontro con sorella morte. Era il 24 aprile 1926: all'udire le parole del sacerdote "Coraggio! C'è poco per vedere lo Sposo!", è bastato uno sguardo al Crocifisso per rivelare a tutti che l'incontro con Cristo aveva profondamente cambiato la sua vita. "Sono sicura di andare in paradiso, altrimenti il Signore non avrebbe fatto tanto per me. Mi ha mandato a prendere così lontano, mi ha collocato nella sua Chiesa, mi ha fatto sua sposa con la professione religiosa": ecco, davvero la Moretta è per tanti, anzi è per tutti! Chi desidera del materiale biografico, può rivolgersi a:

MONASTERO CLARISSE 60030 Serra de' Conti AN Tel. 0731/87.94.57

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suor annachiara

OASI DELLA PREGHIERA

invocare il maestro interiore

meglio, non risparmia i complimenti: "Se bbiamo iniziato il nostro percorso sulla voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare preghiera chiedendo come i discepoli: cose buone ai vostri figli, quanto più il Pa"Maestro insegnaci a pregare". Ora contidre vostro che è nei cieli…" (Mt 7,9-11) nuiamo a bussare insieme alla porta della Non dice "se anche qualcuno di voi fosse Parola del Vangelo, perché ci venga aperto e cattivo…": è ovvio, e dà per scontato che ci venga donato un altro insegnamento. Il noi lo siamo! Lungi dall'offenVangelo ci raccomanda di chiederci, la conoscenza della nodere, anche se contemporaneaDi chiedere stra natura malvagia e del nomente ci dice che, in realtà "il ne abbiamo stro limite non ci deprime, ma Padre vostro sa di quali cose bisogno noi: per contrasto, vuole solo metavete bisogno, ancor prima che tere in evidenza la grandezza gliele chiediate" (Mt 6,8). Se per conoscere della bontà di Dio. Se, nonodunque il Padre non ha bisogno noi stessi, stante questa natura malvagia, che gli chiediamo nulla perché discernere l'uomo è capace di compiere "in tutto ha potere di fare moli nostri veri buone azioni e se persino i to più di quanto possiamo dobisogni malvagi padri terreni esaudiscomandare o pensare" (Ef 3,20), e far diventare no i desideri necessari dei figli, né di conoscere il contenuto il bisogno quanto più lo farà Colui che è dettagliato delle nostre richiel'unico ad essere padre in senso ste perché ci scruta e ci conouna domanda. pieno, e il solo ad essere buono sce e nemmeno le tenebre per (cfr. Mt 19,17); nell'amore di lui sono tenebre, perché per lui ogni padre terreno per i figli vive qualcosa le tenebre sono come luce (cfr. Sal 138)… del Padre, dal quale prende nome ogni paforse allora di chiedere ne abbiamo bisogno ternità sulla terra. "Cose buone": nei simbonoi: per conoscere noi stessi, discernere i li del pane e del pesce viene indicato quannostri veri bisogni e far diventare il bisogno to serve alla vita, al nutrimento essenziale, e una domanda; per prendere consapevolezza il figlio che chiede questo esprime una dodella nostra povertà e insufficienza; per fare manda essenziale di vita. Il Padre non dà entrare un Altro nel nostro problema, supemai cose inutili (pietra) o nocive (serpe o rando ogni pretesa di autosufficienza, ma scorpione): quando il Signore sembra non collaborando con Dio perché quanto abbiaesaudirci e non darci quanto insistentemenmo chiesto possa avvenire. te gli abbiamo chiesto, domandiamoci se Dopo averci comandato di chiedere, per asnon fosse in realtà, agli occhi di Dio che vesicurarci dell'efficacia della nostra preghiera de molto più lontano di noi, qualcosa di e per farci conoscere qualcosa del cuore inutile o addirittura dannoso per noi o per del Padre, Gesù paragona il Padre celeste al gli altri. "A quelli che gliele chiedono". Così comune e normalmente prevedibile comviene definita l'identità dei figli: ciò che è loportamento umano fra padre e figlio, eviro proprio è il chiedere, come per Dio è il denziando, pur nella diversità, qualcosa di simile: "Chi di voi, al figlio che gli chiede un donare. Mentre Matteo parla di "cose buone", Luca sente il bisogno di specificare la pane, darà una pietra? E se gli chiede un pecosa buona per eccellenza: "…quanto più il sce, gli darà una serpe?" E per farci capire

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OASI DELLA PREGHIERA Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!" (Lc11,13) Come insegnano i maestri di preghiera, per cominciare la preghiera è necessario invocare lo Spirito Santo, il Maestro interiore della preghiera, perché l'uomo da solo può pronunciare solo parole ma non pregare: la preghiera è sempre dono di Dio stesso. Prendo a prestito le parole di una bellissima enciclica del Papa Giovanni Paolo II: "Lo Spirito Santo è il dono, che viene nel cuore dell'uomo insieme con la preghiera. In questa egli si manifesta prima di tutto e soprattutto come il dono, che "viene in aiuto alla nostra debolezza". È il magnifico pensiero sviluppato da san Paolo nella Lettera ai Romani quando scrive: "Noi nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili". Dunque, lo Spirito Santo non solo fa sì che preghiamo, ma ci guida "dall'interno" nella preghiera, supplendo alla nostra insufficienza, rimediando alla nostra incapacità di pregare: egli è presente nella nostra preghiera e le dà una dimensione divina. Così "colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio". La preghiera per opera dello Spirito Santo diventa l'espres-

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sione sempre più matura dell'uomo nuovo, che per mezzo di essa partecipa alla vita divina. La nostra difficile epoca ha uno speciale bisogno della preghiera". (Dominum et vivificantem) Chiediamo dunque prima di ogni altra cosa il dono dello Spirito, che "è Signore e dà la vita", che illumina, purifica e consola, per noi, per la Chiesa, per i nostri cari, per gli amici e per i nemici… per tutti: "Vieni, Santo Spirito, manda a noi dal cielo un raggio della tua luce. Vieni, padre dei poveri, vieni, datore dei doni, vieni, luce dei cuori. Consolatore perfetto; ospite dolce dell'anima, dolcissimo sollievo. Nella fatica, riposo, nella calura riparo, nel pianto conforto. O luce beatissima, invadi nell'intimo il cuore dei tuoi fedeli. Senza la tua forza nulla è nell'uomo, nulla senza colpa. Lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina. Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, drizza ciò che è sviato. Dona ai tuoi fedeli che solo in te confidano i tuoi santi doni. Dona virtù e premio, dona morte santa, dona gioia eterna."

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PILLOLE PER LO SPIRITO

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san giovanni maria vianney

pensieri sullo spirito santo dagli scritti del curato d’ars

o Spirito Santo è come un uomo che avesse una buona carrozza ed un cavallo, e che volesse condurci a Parigi. Non avremmo che da dire sì e salire... È cosa facile dire sì! Ebbene, lo Spirito Santo vuole condurci in Cielo; non dobbiamo che dire sì e lasciarci condurre da Lui.

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enza lo Spirito Santo siamo come una pietra sulla strada…Prendete in una mano una spugna imbevuta d'acqua e nell'altra un sasso, spremetele in modo uguale. Dal sasso non uscirà niente, dalla spugna farete uscire acqua in abbondanza. La spugna è l'anima colma dello Spirito Santo e il sasso è il cuore freddo e duro, dove non dimora lo Spirito Santo.

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ra necessario che la discesa dello Spirito Santo venisse a far fruttare quella messe di grazie. E' come un chicco di grano; lo gettate in terra: bene! Ma ci vogliono il sole e la pioggia per farlo diventare una spiga.

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'uomo per sé non è nulla, ma è molto per lo Spirito Santo. L'uomo è tutto terrestre e tutto animale; solo lo Spirito Santo può sollevarne l'anima e portarla in Cielo.

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o Spirito Santo è una forza… E' lui che sosteneva i martiri. Senza lo Spirito Santo i martiri sarebbero caduti come le foglie degli alberi.

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sacramenti istituiti da Nostro Signore non ci avrebbero salvati senza lo Spirito Santo. La morte stessa di Nostro Signore sarebbe stata inutile senza di Lui.

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lo Spirito Santo che dà fuoco, e le opere buone partono.

n cielo saremo nutriti del soffio di Dio.

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o Spirito Santo ci fa distinguere il vero dal falso e il bene dal male.

i tratta di sapere chi ci guida. Se non è lo Spirito Santo, possiamo fare di tutto: non c'è sostanza né sapore in ciò che facciamo. Se è lo Spirito Santo, c'è una morbida dolcezza… E' da morire di piacere!

'uomo che si lascia guidare dallo Spirito Santo ha l'impressione che il mondo non ci sia; per il mondo, sembra che non ci sia affatto Dio…

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e si dicesse ai dannati: "Perché siete all'inferno?" Risponderebbero: "Per aver resistito allo Spirito Santo". E se si dicesse ai santi: "Perché siete in cielo?" Risponderebbero: "Per aver ascoltato lo Spirito Santo".

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uando lo Spirito Santo vuole una cosa, questa riesce sempre. uando ci vengono pensieri buoni, è lo Spirito Santo che ci visita.

enza lo Spirito Santo siamo come un uomo storpio privato dei movimenti delle sue membra. Con lo Spirito Santo abbiamo la forza e il movimento. Non c'è che lo Spirito Santo che possa elevare l'anima e portarla verso l'alto.

ome quelle lenti che ingrandiscono gli oggetti, lo Spirito Santo ci fa vedere il bene e il male ingrandendoli.Con lo Spirito Santo si vede tutto in grande: si vede la grandezza delle minime azioni fatte da Dio, e la grandezza delle minime colpe.

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PILLOLE PER LO SPIRITO

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o Spirito Santo cova i desideri buoni nelle anime pure, come la colomba cova i suoi piccoli.

uando sentiamo che stiamo perdendo il fervore, bisogna subito fare una novena allo Spirito Santo per chiedere l'amore.

desideri buoni sono il soffio dello Spirito Santo che è passato sulla nostra anima e ha rigenerato tutto, come quel vento caldo che fonde il ghiaccio e riporta la primavera.

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I

oloro che hanno lo Spirito Santo non possono sopportarsi, talmente conoscono la loro miseria. Gli orgogliosi sono coloro che non hanno lo Spirito Santo.

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i sono alcuni che trovano la religione noiosa: vuol dire che non hanno lo Spirito Santo.

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a gente di mondo non ha lo Spirito Santo o, se lo ha, lo ha di passaggio. Non si ferma da loro. Il rumore del mondo lo fa fuggir via.

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n cristiano che è guidato dallo Spirito Santo non ha nessuna difficoltà ad abbandonare i beni di questo mondo per correre dietro ai beni celesti. Egli conosce bene la differenza.

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uando si ha lo Spirito Santo il cuore si dilata, nuota nell'amore divino.

oloro che hanno lo Spirito Santo non possono sopportarsi, talmente conoscono la loro miseria. Gli orgogliosi sono coloro che non hanno lo Spirito Santo. erché i santi erano così distaccati dalla terra? Perché si lasciavano guidare dallo Spirito.

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oloro che sono guidati dallo Spirito Santo hanno delle idee giuste. Ecco perché ci sono tanti ignoranti che ne sanno di più degli scienziati.

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lo Spirito Santo che scaccia la nebbia che il demonio ci mette davanti per farci perdere il cammino verso il cielo.

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oloro che si lasciano guidare dallo Spirito Santo provano ogni sorta di felicità in loro stessi; mentre i cattivi cristiani si rigirano sulle spine e sulle pietre.

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ci di i m a i l G

e p p e s u i G n a s

Pellegrini giunti al Santuario: Palazzolo (BS), Lugano (Svizzera), Ravenna, Augsburg (Germania), Bologna, Macerata In fondo: Studenti offrono al Santo la loro tesi di laurea.

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VITA DEL SANTUARIO


VITA DEL SANTUARIO

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xxx Voci di preghiera xx

XXX XXX Riportiamo in questa rubrica alcune preghiere che i giovani, dopo la visita a san Giuseppe da Copertino, lasciano scritte xxxxxx presso la sua tomba.

I San Giuseppe aiutami a superare gli esami così da arrivare a settembre quasi verso il traguardo. Non mi abbandonare, non è stato un periodo facile per me... tante preoccupazioni... aiuta il mio fidanzato nel lavoro e sostieni la nostra coppia e il nostro amore. I Caro San Giuseppe, torno a pregarti con le lacrime agli occhi, stanca di concorsi ed esami che ormai da alcuni anni mi tengono impegnata senza i risultati sperati. Mi sento perduta e mi rendo conto di quanto in passato sia stata ingenua e superficiale. Aiutami a non commettere più sbagli e a vivere sempre più con fede. I Caro San Giuseppe, ti prego per mio figlio, non abbandonarlo mai, soprattutto in questo periodo fa in modo che si impegni molto di più, ormai sono le ultime interrogazioni e spero che riuscirà a superarle tutte. Grazie di cuore. I Ti prego San Giuseppe, aiuta Fabio che ogni anno in questo periodo non studia, si blocca quando invece dovrebbe impegnarsi maggiormente. Grazie...

Operiamo il Bene insieme I Per onorare la vitalità della testimonianza di voi associati nel nome del Santo, trascriviamo i nominativi di alcuni che si sono uniti alle “opere di bene” collegate alla nostra Associazione.

G Associati-devoti che inviano una loro libera offerta per essere iscritti alla S. MESSA QUOTIDIANA che noi religiosi celebriamo alle ore 7.00 sulla tomba del Santo. Con tale iscrizione partecipano al “bene spirituale” dell’Eucaristia a beneficio I di se stessi I di persone care I in suffragio delle anime dei loro defunti. G DIPLOMI d’iscrizione sono stati rilasciati a coloro che hanno inviato un’offerta non inferiore a € 20,00: Crippa Davide, Biblioteca Manzoni, Ber-

gonzani Pietro, Manzotti Cesarino, Caddeo De Giorgi Rosanna, Barocchi Fiorini Giuliana, Caltagirone Giubilaro...

G Per le MEDICINE NECESSARIE ALLA CURA DI UN LEBBROSO assistito nel lebbrosario di S. Francesco a Solwezi e per i MINIAPPARTAMENTI destinati ai lebbrosi guariti nel villaggio di Chibote (oasi di pace) in Zambia, hanno contribuito con € 11,00: Fonso Renato, Dall’Era Ilaria, Specchia Anna, Panico Fabrizio, Barenghi Natale, Alfonsi Antonio, Mariani Bianca, Morsiani Augusto, Codella Antonio, Mati Mauro, Daidone Concetta Maria...

G Per i BAMBINI handicappati, per i POVERI senzatetto e i denutriti, per i

Grazie per il vostro buon cuore! Il Signore vi benedica per la vostra generosità. Attraverso il bene che fate, molti fratelli sono sollevati dalle sofferenze e dall’abbandono sperimentando la solidarietà e l’amore di Dio. San Giuseppe vi ottenga le più grandi benedizioni.

MALATI abbandonati.... assistiti nelle nostre missioni hanno inviato il loro contributo assistenziale di € 11,00: Prosperi ùigino,Cucchi Giustina, Balliana Marilena, Baglioni Lucia, Panzera Maria, Carlone Arturo, Patri Enzo, Magnano San Lio Luigi, Gargani Paolo, Romeo Michele, Bulcetti Egidio, Pietrogrande PaoloCincini Serena ... I Illuminati dall’esempio del santo, gli STUDENTI, uniti con i loro parenti, pregano SAN GIUSEPPE da COPERTINO per la sua protezione negli studi e negli esami: Di Fazio Teresa, Gullace Pasqualina, Valotta Vito, Salomoni Bruna, De Benedictis Maria, De Luca Lucarini Lidia, Rizzi Veronica, Guarino Raffaela, Guida Sara, Rossi Maria Rita e Silvia, La Matina Massimo, Gazzoni Dimesso Elvira, Carta Gesuina Ved. Berni, Vespasiani Davide, Maddalena e Samuele, Pagliarella Vivoli Teresa, Bussu Salvatore, Panciera Pezzoni Maria Grazia, Ulisse Lara, Accurso Maria, Iozzo Marta, Longo Maria, Fiorino Elia e Giuseppe, Pellicano Francesco, Rega Anastasia, De Paolis Tamara.......

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donare pace e bene