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Nr.

55

Marzo 2021

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IL PIACERE DI VIAGGIARE

IN KAZAKISTAN CON LA MAZDA CX-30

DS 4 Renault Twingo Electric Suzuki Across Plug-in E TANTO ALTRO ANCORA!

King of the Hammers 2021


Nr.

55

Marzo 2021

SOMMARIO 06 #chefoto! 22 #cheroba! CI VEDIAMO AD ALMATY? 36 #cheroba! L’AUTO OLTRE L’AUTO 52 #cheroba! KING OF THE HAMMERS 64 #chemacchina! SUZUKI ACROSS 78 #chemacchina! RENAULT TWINGO ELECTRIC 90 #chebella! DS 4 100 #cheleggenda! MASERATI A6G 2000 106 #chestoria! DEFENDER WORKS V8 TROPHY 116 #checorse! ATS RR TURBO


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#chefoto


IL MARCHIO ASTON MARTIN STA PER RIENTRARE IN FORMULA 1 MA POCHI RICORDANO LE SUE PRIME ESPERIENZE TRA LE MONOPOSTO (NEL PERIODO IN QUESTIONE LE SUE MONOPOSTO VINCEVANO A LE MANS). TESTATA GIÀ NEL 1957, L’ASTON MARTIN DBR4 DEBUTTÒ NEL 1959 ALL’BRDC INTERNATIONAL TROPHY DI SILVERSTONE GUIDATA DA ROY SALVADORI (NELLA FOTOGRAFIA) E GIUNGENDO SECONDA DIETRO A JACK BRABHAM (COOPER-CLIMAX T51). PESAVA 575 KG. ED ERA SPINTA DA UN 6 CILINDRI DI 2.493 CC, CAPACE DI 256 CV. L’AUTO NON ERA COMPETITIVA CONTRO LE MONOPOSTO A MOTORE CENTRALE, COME PURE LA SUA EVOLUZIONE DBR5, COSÌ ALLA FINE DEL 1960 IL TEAM DECISE DI ABBANDONARE LA SFIDA


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#chefoto


L'INGEGNERE CAPO DELLA CYAN RACING MATTIAS EVENSSON E IL SUO TEAM HANNO RECENTEMENTE EFFETTUATO UNA SERIE DI TEST NEL NORD DELLA SVEZIA CON LA VOLVO P1800 CYAN, TRA I LAGHI GHIACCIATI E LE STRADE INNEVATE DI ÅRE: "LA VOLVO P1800 CYAN È IL NOSTRO MODO PER COMBINARE IL MEGLIO DEL PASSATO E DI OGGI. - HA AFFERMATO EVENSSON - L'AUTO È VERAMENTE FACILE DA GUIDARE E NON È NECESSARIO VIOLENTARLA PER PORTARLA DOVE VUOI" LA VOLVO P1800 PESA MENO DI 1000 KG, NON È DOTATA DI AUSILI PER IL GUIDATORE, HA UN CAMBIO MANUALE E UN MOTORE IN GRADO DI FORNIRE POTENZA CRESCENTE CON GRANDE FLUIDITÀ


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#chefoto


CUPRA HA DATO INIZIO ALLA PRODUZIONE DI CUPRA FORMENTOR E-HYBRID NELLE DUE VERSIONI IBRIDE PLUG-IN DA 204CV E 245CV DEL PRIMO MODELLO NATIVO CUPRA. PRODOTTA INIZIALMENTE IN100 UNITÀ AL GIORNO, CONTRIBUIRÀ ALLA RIDUZIONE DELLE EMISSIONI GLOBALI DI CO2 DELL’AZIENDA E AL RAGGIUNGIMENTO DEGLI OBIETTIVI EUROPEI. IL MODELLO INTEGRA UN SISTEMA CHE ABBINA UN MOTORE A BENZINA 1.4 TSI 150 CV (110 KW) A UN MOTORE ELETTRICO DA 115 CV E UNA BATTERIA AGLI IONI DI LITIO DALLA CAPACITÀ DI 12,8 KWH, OFFRENDO UNA POTENZA TOTALE (NELLA VERSIONE PIÙ POTENTE) DI 245 CV, UNA COPPIA MASSIMA DA 400 NM E UN’AUTONOMIA FINO A 55 KM IN MODALITÀ COMPLETAMENTE ELETTRICA. OLTRE A CIÒ, ENTRO LA FINE DI QUEST’ANNO, ARRIVERÀ ANCHE CUPRA EL-BORN, PRIMO MODELLO 100% ELETTRICO DEL MARCHIO.


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#chefoto


E RAID È UN EVENTO RISERVATO A VETTURE ELETTRICHE STRADALI, CHE SI SVOLGERÀ DAL 10 AL 14 GIUGNO. I PARTECIPANTI SCATTERANNO DAL CENTRO STORICO DI MILANO (DURANTE IL MILANOMONZA MOTOR SHOW) PER PORTARSI A MONZA OVE, IL GIORNO SEGUENTE, NON SI FARANNO MANCARE UN GIRO DELLA STORICA PISTA SOPRAELEVATA. DA LÌ E RAID ENTRERÀ NEL VIVO, DIRIGENDOSI VERSO VARANO DE MELEGARI. IL GIORNO SUCCESSIVO (DOPO LA VISITA ALLA DALLARA ACADEMY) LE VETTURE PERCORRERANNO GLI SPLENDIDI CRINALI DELL’APPENNINO TOSCOEMILIANO E SARÀ LA PIAZZA DEL DUOMO DI PISTOIA AD ACCOGLIERE LA CAROVANA. IL TERZO GIORNO LA CAROVANA ATTRAVERSERÀ IL MUGELLO E IL “CHIANTISHIRE”; SARANNO NUMEROSE LE SOSTE PRIMA DI RAGGIUNGERE L’INCANTO DELLA PIAZZA DEL CAMPO A SIENA. L’ULTIMA TAPPA PUNTERÀ VERSO LA VERSILIA, DOPO AVER TOCCATO IL CASTELLO DI MONTERIGGIONI, LA PIAZZA DEI MIRACOLI DI PISA E LA PREZIOSA CINTA MURARIA DI LUCCA. SUCCESSIVAMENTE SI SALIRÀ VERSO LE FAMOSE CAVE DI MARMO DI CARRARA PRIMA DELL’ARRIVO SUL MARE. PER PARTECIPARE E QUALSIASI INFORMAZIONE CONSULTARE IL SITO WWW.ERAID.EU


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#chefoto


E’ FINALMENTE ARRIVATA LA SUPERCAR IBRIDA MCLAREN ARTURA, IL PRIMO MODELLO AD ESSERE COSTRUITO SULLA NUOVISSIMA MCLAREN CARBON LIGHTWEIGHT ARCHITECTURE (MCLA). SI PRESENTE CON UN CORPO LEGGERO DI ALLUMINIO SUPERFORMATO E FIBRA DI CARBONIO DALLE PROPORZIONI PERFETTE E OFFRE UN RAPPORTO PESO/POTENZA AI VERTICI DELLA CATEGORIA CON 488 CV/ TONNELLATA (PESO A SECCO MINIMO DI 1.395 KG ). L’UNITÀ MOTRICE È COMPOSTA DA UN NUOVO MOTORE BENZINA V6 BITURBO, DA 3.0 LITRI, E DA UN MOTORE ELETTRICO E BATTERIA AD ALTA DENSITÀ ENERGETICA, PER OFFRIRE UNA POTENZA COMBINATA DI 680 CV E 720 NM. IL MOTORE ELETTRICO DA 95 CV EROGA UNA COPPIA ISTANTANEA FINO A 225 NM, GARANTENDO UN'ACCELERAZIONE FEROCE: 0-100 KMH IN 3,0 SECONDI; 0-200 KM H IN 8,3 SECONDI E 0-300 KMH IN 21,5 SECONDI, MENTRE LA BATTERIA DA 7,4 KWH SUPPORTA UN'AUTONOMIA DI 30 KM SOLO ELETTRICA. L’AUTO È IN VENDITA A PARTIRE DA 185.000 STERLINE IVA ESCLUSA


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#chefoto

LA NUOVA HYUNDAI IONIQ 5 È IL CROSSOVER 100% ELETTRICO DI MEDIE DIMENSIONI, CHE RAPPRESENTA IL PRIMO MODELLO DEL NUOVO BRAND IONIQ, DEDICATO AI VEICOLI ELETTRICI. IL DESIGN È CONTRADDISTINTO DA UN PROFILO ISPIRATO A HYUNDAI PONY , CHE 45 ANNI FA FU LA PRIMA VETTURA DI PRODUZIONE DELL’AZIENDA. IONIQ 5 È DISPONIBILE CON UNA GAMMA DI POWERTRAIN ELETTRICI SENZA COMPROMESSI IN TERMINI DI PERFORMANCE. DUE LE OPZIONI PER IL PACCO BATTERIA, DA 58 KWH O 72,6 KWH, E DUE I SISTEMI DI PROPULSIONE, CON IL SOLO MOTORE POSTERIORE O CON ENTRAMBI I MOTORI, ANTERIORE E POSTERIORE. IN ENTRAMBI I CASI UNA NOTEVOLE AUTONOMIA SI ABBINA AD UNA VELOCITÀ MASSIMA DI 185 KM/H. AL VERTICE DELLA GAMMA SI COLLOCA LA CONFIGURAZIONE CON TRAZIONE INTEGRALE ABBINATA ALLA BATTERIA DA 72,6 KWH, IN GRADO DI SPRIGIONARE UNA POTENZA COMBINATA DI 225 KW E UNA COPPIA MASSIMA DI 605 NM PER UN’ACCELERAZIONE DA 0 A 100 KM/H IN 5,2 SECONDI. SE EQUIPAGGIATA CON DUE RUOTE MOTRICI E LA BATTERIA DA 72,6 KWH, L'AUTONOMIA MASSIMA DI IONIQ 5 CON UNA SINGOLA CARICA SARÀ DI CIRCA 470 /480 KM, SECONDO LO STANDARD WLTP


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#chefoto

LOTUS HA SVELATO LA E-R9, UN NUOVO STRAORDINARIO STUDIO PER UN’AUTO DA COMPETIZIONE ELETTRICA CHE POTREBBE ESSERE SULLE GRIGLIE DI PARTENZA DEL 2030. RIFINITA IN NERO E ORO (CHIARO ACCENNO ALLE “ANTICHE”SPONSORIZZAZIONI JOHN PLAYER SPECIAL), LA MONOPOSTO È DOTATA DI TETTUCCIO IN STILE JET E PRESENTA INNOVAZIONI CHE INCLUDONO UN'AERODINAMICA ATTIVA AVANZATA, CON SUPERFICI DI CONTROLLO MONTATE VERTICALMENTE PER ASSISTERE NELLE CURVE AD ALTA VELOCITÀ. LA E-R9 È STATA SVILUPPATA DA LOTUS ENGINEERING COME VETRINA TECNOLOGICA DELLE PROPRIE CAPACITÀ NEI CAMPI DEI PROPULSORI ELETTRIFICATI AVANZATI E DELL'AERODINAMICA. E-R STA PER ENDURANCE RACER, MENTRE 9 È IL NUMERO DI GARA DELLA LOTUS MARK IX CHE FECE IL SUO DEBUTTO NEL 1955 ALLA 24 ORE DI LE MANS, CON IL FONDATORE DELL'AZIENDA COLIN CHAPMAN TRA I PILOTI IN GARA


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#chefoto

GRAZIE ALLA TRAZIONE MILD HYBRID CON TECNICA A 48 VOLT, ALL'ALTERNATORE-STARTER INTEGRATO E ALLA TECNOLOGIA IBRIDA PLUG-IN, LA NUOVA CLASSE C È LA PRIMA GAMMA DI MERCEDES-BENZ AD ESSERE COMPLETAMENTE ELETTRIFICATA. IL SISTEMA BATTERIE AD ALTA EFFICIENZA OFFRE ALL'AUTO IBRIDA PLUG-IN UN'AUTONOMIA ELETTRICA DI QUASI 100 CHILOMETRI (WLTP) FISSANDO PARAMETRI DI RIFERIMENTO IN TEMA DI SOSTENIBILITÀ. E DAL MOMENTO CHE CLASSE C È UNA DELLE SERIE DI MAGGIOR SUCCESSO DI MERCEDES-BENZ, QUESTA ELETTRIFICAZIONE SISTEMATICA AVRÀ EFFETTI NOTEVOLI SULL'IMPRONTA DI CO2. TRA GLI ELEMENTI TECNICI DI SPICCO FIGURANO ANCHE IL SISTEMA DIGITAL LIGHT E L'ASSE POSTERIORE STERZANTE. LE VERSIONI BERLINA E STATION WAGON DEBUTTANO INSIEME: POSSONO ESSERE ORDINATE DAL 30 MARZO E ARRIVERANNO NELLE CONCESSIONARIE LA PROSSIMA ESTATE. SEI LE VERSIONI DISPONIBILI PER IL MERCATO ITALIANO: BUSINESS, SPORT, PREMIUM, SPORT PLUS, PREMIUM PLUS E PREMIUM PRO

#ca!


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#cheroba

CI VEDIAMO AD ALMATY? La Mazda CX-30 in estremo oriente


SU TUTTA LA GAMMA DEI SUV MAZDA CX-30 E CX-5 E DELLA MAZDA3 HATCHBACK, LA TRAZIONE INTEGRALE I-ACTIV OFFRE SICUREZZA E TRANQUILLITÀ INSIEME AD EFFICIENZA NEI CONSUMI E A UN MIGLIORE COINVOLGIMENTO NELLA GUIDA… E PER PROVARLA COSA C’È DI MEGLIO CHE UNA GITARELLA FUORIPORTA IN KAZAKISTAN?


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#cheroba

Ci vediamo ad Almaty?

indubbio che uno dei cambiamenti peggiori indotti alle nostre abitudini dalla pandemia sia la quasi impossibilità a viaggiare. L’impedimento a spostarsi pesa sempre di più. E se questa limitazione se viene mal sopportata quando si parla di muoversi per “lavoro”, diventa ancora più frustrante e stressante quando la rinuncia tocca viaggi di piacere e turismo. Spesso viene meno persino la semplice opportunità di “staccare” per qualche ora e rischiamo di dimenticare il piacere di vedere, scoprire e godere di un bel paesaggio. Per questo motivo ci è parso quanto mai “godurioso” andare a riscoprire un viaggio di inizio 2020, quando ancora il virus non aveva invaso la vita di tutti noi. Si tratta di un viaggio duro e non semplice, oggi del tutto impossibile… sperando fortemente che, tra qualche mese, si possa finalmente tornare a progettare avventure del genere. L’ultima impresa Mazda ha messo alla prova la Mazda CX-30 con un percorso di oltre 800 chilometri attraverso il Kazakistan orientale, fino al confine con la Cina, affrontando tratti della leggendaria Via della Seta per vivere l’arida bellezza della remota Asia centrale. La vocazione di Mazda nell’usare i viaggi come sfida per l’uomo e per la vettura è forte oggi come lo era nel 1936, quando un gruppo di pionieri decise di dimostrare la robustezza del primo veicolo Mazda: l’autocarro a tre ruote battezzato Mazda-Go.


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#cheroba

Ci vediamo ad Almaty?


Cinque esemplari di Mazda-Go partirono dalla punta più meridionale dell’isola principale del Giappone e dimostrarono le loro doti lungo 2.700 chilometri di sentieri polverosi, fangosi e impervi, arrivando a Tokyo 25 giorni dopo. La conseguente pubblicità incrementò significativamente le vendite e fece crescere l’immagine dell’Azienda, convincendo i vertici Mazda a ripetere spedizioni di quel tipo. Nel 1977 per promuovere la Mazda 323 di prima generazione, una coppia di 323 hatchback affrontò il viaggio di 15.000 miglia da Hiroshima a Francoforte, per arrivare al Salone dell’Auto tedesco dove il modello avrebbe debuttato. Incredibilmente, in piena Guerra Fredda, le due 323 attraversarono l’Unione Sovietica, affrontando strade dissestate e condizioni proibitive per evidenziare l’affidabilità della nuova berlina. La famosa spedizione del 1977 è stata ripetuta nel 1990, quando sei veicoli Mazda da Hiroshima giunsero sino alla sede di Leverkusen in Germania, questa volta attraverso una Unione Sovietica in dissolvimento. Nel 2013 è stata la volta di un manipolo di giornalisti che, alla guida di Mazda3 di terza generazione, hanno ripetuto il viaggio dal Giappone al Salone di Francoforte, attraversando Russia, Bielorussia e Polonia. Per arrivare infine al 2018, quando Mazda è diventata il primo Costruttore ad attraversare il Lago Baikal con auto di serie, creando con le CX-5 una nuova rotta attraverso la sua superficie ghiacciata

FONDATA NEL 1920, QUANDO JUJIRO MATSUDA TORNÒ NELLA NATIVA HIROSHIMA, LA TOYO CORK KOGYO FU RIBATTEZZATA TOYO KOGYO NEL 1927 QUANDO L’ATTIVITÀ SI DEDICÒ ALLA PRODUZIONE DI MACCHINARI. IL NOME MAZDA COMPARVE PER LA PRIMA VOLTA NEL 1934, QUANDO INIZIÒ LA PRODUZIONE DEI FURGONI A TRE RUOTE E L’AZIENDA AVEVA BISOGNO DI UN MARCHIO SPECIFICO. IL NOME MAZDA VENNE SCELTO PENSANDO A AHURA MAZDA, IL DIO DELL’ARMONIA, DELL’INTELLIGENZA E DELLA SAGGEZZA. INOLTRE, FU D’AIUTO IL FATTO CHE LA PRONUNCIA DI MATSUDA, IL NOME DELLA FAMIGLIA DEL FONDATORE, FOSSE MOLTO SIMILE A “MAZDA”. IL LOGO ERA UNA SEMPLICE VERSIONE STILIZZATA DEL NOME ED ERA PRESENTE SUI SERBATOI LATERALI DEL MAZDA-GO, OVE RIMASE FINO AL 1954.


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#cheroba

Ci vediamo ad Almaty?


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#cheroba

Ci vediamo ad Almaty?

ed evidenziando le doti del sistema di trazione integrale i-Activ Mazda. Ispirati da queste epiche spedizioni, gli eventi battezzati Mazda Epic Drive consentono di sperimentare strade impegnative, scenari incredibili e avventure uniche. Che si tratti di lambire l’Islanda su una MX-5, di assaporare con una Mazda2 l’asfalto tortuoso e la vulcanica bellezza delle isole Azzorre o di esplorare le meraviglie dell’ingegneria stradale estrema attraverso tunnel, ponti e passi di montagna in Norvegia, i moderni Mazda Epic Drive offrono incredibili esperienze. E anche il Mazda CX-30 Epic Drive del 2020 in Kazakistan ha permesso una dimostrazione perfetta del sistema di trazione integrale i-Activ. Partendo da Almaty, la città più grande del Kazakistan situata su un altopiano all’ombra della catena montuosa Trans lli Alatau (nel sud del Kazakistan vicino al confine con il Kirghizistan), le CX-30 hanno lasciato il moderno centro cittadino affrontando caotici ingorghi per uscire dalla tentacolare città e si sono avviati sulla moderna autostrada A3 in direzione del Parco Nazionale di Aityn Emel. Qui le CX-30 hanno lasciato le strade asfaltate per quelle sterrate in un viaggio polveroso e impegnativo verso la famosa Singing Dune… e qui va doverosamente detto che sebbene non sia un vero e proprio fuoristrada, il sistema AWD della CX-30 ha assicurato un’eccellente trazione sulle strade con poco grip del Parco Nazionale del Kazak.


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#cheroba

Ci vediamo ad Almaty?


Dai 150 metri della splendida Singing Dune (letteralmente la duna che canta, così chiamata per il modo in cui i venti e le sabbie mobili creano un suono inquietante, simile a un coro) la strada è poi uscita dalle pianure sub-desertiche dei cammelli vaganti, puntando verso la città di Zharkent, che si trova a tiro del confine cinese, all’estremità sud-orientale di questo vasto paese. Il secondo giorno il percorso del Kazakhstan Epic Drive ha portato le auto a sud verso il Charyn Canyon e, lungo strade sterrate decisamente più impegnative, attraverso una serie di incredibili canyon, stranamente parenti delle terre selvagge del Nevada. Lasciati i Canyon il percorso si è infine diretto a ovest verso Almaty costeggiando il vasto bacino idrico di Kapshagay. Realizzata sulla nuova generazione dell’architettura Skyactiv-Vehicle Mazda, l’evoluta trazione i-Activ AWD della CX-30 lavora in sintonia con il G-Vectoring Control per gestire la distribuzione della coppia tra le ruote anteriori e posteriori, così da offrire un’esperienza di guida sicura e coinvolgente. Grazie al sistema di controllo e alle tecnologie per ridurre gli attriti, il sistema i-Activ AWD di Mazda offre una marcia raffinata e stabile, ottenendo anche consumi di carburante nell’uso quotidiano quasi pari a quelli di una trazione anteriore. Ma non finisce qui. Infatti questo evoluto sistema di trazione integrale aggiunge il rilevamento del


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#cheroba

Ci vediamo ad Almaty?

“carico verticale sulle quattro ruote” e funziona in sintonia con il GVC (G-Vectoring Control) per controllare la distribuzione della coppia tra le ruote anteriori e posteriori, migliorando la trazione e l’aderenza su ogni superficie o pendenza. All’ingresso di una curva, il sistema AWD mantiene la distribuzione di coppia esistente fra anteriore e posteriore, per favorire una migliore risposta in curva attraverso il controllo della coppia motrice da parte dell’unità GVC. Dopo l’ingresso in curva, il sistema AWD aumenta gradualmente la coppia inviata alle ruote posteriori per realizzare una sterzata neutra e un movimento più stabile del veicolo. L’abbinamento con il GVC migliora di fatto anche la risposta della coppia posteriore e la linearità rispetto all’intervento sull’acceleratore del conducente. In accelerazione, viene distribuita maggiore coppia alle ruote posteriori, mentre in decelerazione viene aumentata verso le ruote anteriori, massimizzando le prestazioni di trazione di tutte e quattro le ruote. Questo migliora anche il controllo del conducente quando interviene sul volante. Il percorso di oltre 800 chilometri del Kazakhstan Epic Drive si è rivelato un mix ideale per mettere alla prova la CX-30 e il suo sistema AWD, progettato per offrire flessibilità nell’uso quotidiano: dalle vie cittadine alle moderne superstrade fino ai sentieri sterrati, questo tracciato proponeva davvero di tutto… compreso un pizzico di sano off road.


#ca!


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#cheroba

L’AUTO OLTRE L’AUTO Automobili e arte

QUANDO IL CONNUBIO TRA AUTO E ARTE NON SI FERMA ALLA VERNICIATURA. PORSCHE E BENTLEY DIVENTANO OGGETTO DELLE ATTENZIONI DI GIOVANI ARTISTI E DESIGNER CON DUE APPROCCI DIFFERENTI, MA ENTRAMBI MIRATI A CREARE UNA CONNESSIONE TRA LA VETTURA E L’OPERA

di Marco Cortesi


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#cheroba

L'auto oltre l'auto

punto di vista filosofico per alcuni l'arte e l'automobile sono simili. Entrambe permettono di essere trasportati in posti diversi da quelli in cui siamo, affacciandoci sul mondo tramite una "finestra" che trasforma il viaggio (immaginario o fisico) in una serie di emozioni. Ovviamente, le differenze sono enormi. Anzitutto con l'arte viviamo il viaggio di qualcun altro, in cui possiamo identificarci o meno. Ma soprattutto, all'arte manca la fisicità del viaggio, l'effetto sul corpo di curve, buche, accelerazioni e frenate. L'incontro tra i due mondi è avvenuto e avviene in modi diversi. Spesso, si tratta semplicemente di una "verniciatura". L'auto diventa la tela per l'artista: è il concetto di “Art Car” che negli anni ha coinvolto con particolare forza BMW, ma anche, ad esempio, la squadra Aston Martin alla 24 Ore di Le Mans. C'è però un secondo gradino, che si raggiunge quando arte e auto si incontrano a livello concettuale. E qui le strade sono solitamente due. La prima, volta a ricreare in qualche modo la fisicità e a ritrovare una presenza (in inglese si direbbe la "stance"), la seconda più legata all'aspetto di ispirazione, che riconcilia la visione dell'artista con quella di chi quella vettura l'ha progettata o semplicemente apprezzata. In entrambi i casi, si va oltre al semplice concetto di “Art Car", della livrea creata ad-hoc, e si entra nel concetto alla base della stessa creazione.


L'ARTISTA DANESE MIKAEL B SI È LASCIATO ISPIRARE DALLA BENTLEY BENTAYGA


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#cheroba

L'auto oltre l'auto


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#cheroba

L'auto oltre l'auto

CHRIS LABROY NEL CORSO DELLA SUA CARRIERA SI È DEDICATO A CLIENTI IMPORTANTI QUALI BRITISH AIRWAYS E APPLE MA LA SUA ARTE È TUTT'ALTRO CHE ESCLUSIVA: LE SUE STAMPE INFATTI SONO DISPONIBILI PER L'ACQUISTO (E PIUTTOSTO ACCESSIBILI) SULLO SHOP UFFICIALE ALL'INDIRIZZO CHRISLABROOY.COM. PER CANTO SUO, A DARE ANCOR PIÙ VALORE ALL'IDEA DI BENTLEY, IL FATTO CHE LE OPERE VERRANNO MESSE ALL'ASTA. I PROVENTI ANDRANNO A INNER-CITY ARTS, UN PROGRAMMA DI EDUCAZIONE ARTISTICA CHE HA SEDE A LOS ANGELES E CHE LAVORA PER INFLUENZARE POSITIVAMENTE LA VITA DEI BAMBINI DEI CENTRI URBANI

Di entrambe le forme d'arte ci sono tanti esempi. Come la splendida BMW M6 del Grand Prix di Macao 2017. Grazie all'opera della cinese Cao Fei, la vettura di Augusto Farfus, usando la realtà aumentata, veniva a trovarsi al centro di uno spettacolo di luci e colori sugli schermi di chi la inquadrava. Grazie al lavoro di Claudia De Sabe, che ha iniettato l'inchiostro sotto la pelle dell'auto, Lexus ha creato lo scorso anno la prima vettura tatuata al mondo. Ancora un altro approccio per Suzuki che, nel 2018, aveva proposto una Ignis sì dipinta, ma insieme alla modella che la accompagnava, dall'artista del body painting Leonardo Giacomo Borgese. Nella cultura della pop-art, l'auto però stata anche d'ispirazione per opere da essa indipendenti. Basti pensare alla presenza delle Mercedes-Benz nella produzione di Andy Warhol o della Renault con Antonio Schifano, senza nemmeno iniziare a nominare l'influenza, visibile o meno, del Maggiolino sulla cultura pop in quanto mezzo di trasporto di massa. Quelli di Porsche e Bentley, di cui parliamo ora, sono solo gli ultimi esempi di queste due correnti artistiche che vanno oltre alla semplice verniciatura dell'auto. Nel primo caso, si tratta di inserire un'auto in una collocazione spaziale, pur se surreale, nel secondo, di creare un'opera ispirata dalla vettura stessa.

CHRIS LABROOY, SCOZZESE CON UN'OSSESSIONE PER LA PORSCHE 911

La collocazione fisica della vettura in uno spazio, in questo caso squisitamente surreale, è stata la tematica dell'opera di Chris Labrooy. L’artista CGI scozzese utilizza la grafica 3D per "piegare" gli oggetti quotidiani piazzandoli in nuove forme e situazioni.


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#cheroba

L'auto oltre l'auto

Grande appassionato di auto, è possessore di una Cayman GTS, ma è affascinato anche e soprattutto dalla 911, per le forme arrotondate e morbide che si associano alle alte prestazioni e anche ai risultati sportivi. Labrooy si definisce un "Creatore di immagini digitali che vive all'incrocio tra arte e design" e le sue realizzazioni vedono le classiche 911 "piombare" in paesaggi e situazioni inusuali. Una 911 che si incrocia con un gigantesco fenicottero gonfiabile, un'altra appoggiata tra due muri come fosse caduta dall'alto, un'altra ancora che gocciola vernice multicolore sullo sfondo. Ma anche le dodici 911 azzurre "a mollo" in una piscina o una 993 comodamente seduta su un... divano non lasciano indifferenti. Dopo aver frequentato il Royal College of Art, con l'intento di studiare design automobilistico, Labrooy si è indirizzato verso la pittura e la scultura nel senso tradizionale del termine, prima di tornare al primo amore con la scoperta delle potenzialità date dalla computer grafica. Sul fronte Bentley le cose sono piuttosto diverse. La Casa britannica ha collaborato con l'agenzia creativa Secret Walls, che collega oltre 2000 membri in 50 paesi, e tre artisti hanno accettato la sfida di lasciarsi "ispirare" dal suv Bentayga. Ricardo Gonzales, nome d'arte It's A Living, ha puntato sulla luce. L'artista e designer di origine messicana ha sfruttato l'arte tipografica come sua abitudine (dalle grandi opere murali a quelle più commerciali) e ha così creato un'opera intitolata "Light the Way",


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#cheroba

L'auto oltre l'auto


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#cheroba

L'auto oltre l'auto

per rendere omaggio alla tecnologia dei fari a matrice LED della vettura, ispirati ai tagli di cristalleria. Il motivo a reticolo, quando è illuminato, offre una foggia unica simile a un gioiello, con una luce profonda e tridimensionale, che Gonzales ha cercato di catturare cercando di trasmettere un messaggio su un percorso luminoso che ci aspetta per il futuro.

UN'INTERPRETAZIONE DI UN CLASSICO GIARDINO DI MEDITAZIONE GIAPPONESE È IL VINCITORE DEL SECONDO CONCORSO UX ART CAR DESIGN. "ZEN GARDEN", DEL CLAP STUDIO DI VALENCIA, VEDE L'INTERA CARROZZERIA DI UNA LEXUS RICOPERTA DA UN MOTIVO DI MIGLIAIA DI PETALI DI CARTA. GLI ARTISTI JORDI IRANZO E ANGELA MONTAGUD)HANNO COMPLETATO IL LORO LAVORO IN UN MESE: "IL NOSTRO CONCETTO È UN GIARDINO ZEN CHE RAPPRESENTA UNO STATO D'ANIMO: CALMA, PURA COSCIENZA"

L'apprezzato artista danese Mikael B ha invece creato un’opera di un universo in cui tutto è possibile: accostando e sfidando riferimenti storici e artistici dal barocco al cubismo, espressi in modo contemporaneo. Il suo obiettivo per il pezzo intitolato “Afterglow" viene ispirato dai dettagli delle cuciture a diamante che si trovano in tutto il Bentayga. Anche in questo caso, si rappresenta la filosofia dell'artista, che mira a creare un linguaggio di design energico con opere concettuali che utilizzano vernici spray e acriliche. Bentley è solo l'ultimo marchio in ordine di tempo che si è accostato a Mikael B, dopo Linkedin, Google, Nike e perfino il gruppo rock Black Eyed Peas. Infine Laci Jordan, designer multidisciplinare e direttrice creativa statunitense, che ha proposto "Things I Imagined", combinando le linee del posteriore del SUV e l'ambiente circostante con l'alternanza di tagli netti e forme sinuose. Diventata artista dopo gli studi di giustizia penale all'Università dell'Alabama, la Jordan ha iniziato la sua carriera in Walt Disney. Ma non ha dimenticato il tema della giustizia, in particolare la giustizia sociale, nelle coloratissime creazioni pop ma anche nei lavori per clienti quali Nike, United Airlines e molti altri.


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L'auto oltre l'auto


#ca!


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NO LIMITS King of the Hammers

UNA SEI GIORNI PIENA DI AZIONE E ADRENALINA CHE NON HA EGUALI AL MONDO... E QUESTA EDIZIONE 2021 HA MANDATO SEGNALI MOLTO POSITIVI: C’È VITA OLTRE IL VIRUS! di Niccolò Gargiulo


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#cheroba

No Limits


complesso anche nel 2021 King of the Hammers si è rivelato un evento di grande successo e gli organizzatori hanno dichiarato parecchi milioni di spettatori per le dirette screaming, dirette che hanno coperto tutti le gare in modo pressoché integrale. Già, perché a causa della pandemia, questa edizione ha visto in pratica solo sei giorni eventi agonistici, mentre è totalmente mancata l’abituale ed enorme “temporary town”, costruita per l’occasione nel deserto, che prende il nome di Hammertown. King of the Hammers è tutto sommato una manifestazione piuttosto giovane, nata nel 2007, ma è stata in grado di passare da 12 team iscritti il primo anno (all’epoca si poteva partecipare solo su invito) ai più di 300 attuali. KOH (si sa, negli USA amano abbreviare tutto…) si tiene ogni anno a inizio febbraio nel deserto della Johnson Valley in California ed è inutile aggiungere che tutto è totalmente, visceralmente, eccessivamente sopra le righe… Gli amanti della guida in off-road estremo e della guida nel deserto qui trovano pane per i loro denti. Dalla popolarissima Desert Challenge alla durissima Every Man Challenge, passando per la UTV KOH sino alla King of the Hammers vera e propria (nota ormai come la gara off road di un solo giorno più difficile al mondo), si è tratta di un crescendo di emozioni forti e senza pausa. La Toyo Tires Desert Invitational ha come sempre dato il via alla settimana, con protagonisti i velocissimi pick up “illimitati” e un bel montepremi di 270.000 dollari. Bryce Menzies, tra i più famosi e vincenti specialisti americani, ha letteralmente dominato:


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#cheroba

No Limits


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#cheroba

No Limits

più veloce sia in qualifica che in gara, con il suo pick up numero 7 è riuscito a vincere la gara per il secondo anno consecutivo. Il giorno seguente è toccato ai motociclisti divertirsi un po’ nel deserto mentre il giovedì è arrivato il turno degli scatenati protagonisti della UTV King of the Hammers, che hanno affrontati i terreni più impegnativi che si possano immaginare per i loro veicoli. Erano ben 113 al via… ma solo in 46 hanno visto il traguardo entro il limite di dieci ore. Va detto che la preparazione dei veicoli, dei team e dei piloti hanno fatto davvero passi da gigante se si pensa che nel 2013 (anno di esordio della categoria) avevano finito solo in 3 su 35! La gara combinava un giro nel deserto piuttosto tortuoso (con fondi misti e parecchia velocità) per poi arrivare in un tratto di difficilissimi passaggi rocciosi, dove spesso i concorrenti hanno dovuto far ricorso al verricello.


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#cheroba

No Limits


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#cheroba

No Limits

LA POPOLARITÀ DI KING OF THE HAMMERS (LETTERALMENTE RE DEI MARTELLI) CRESCE DI ANNO IN ANNO, TANT’È CHE ALCUNI COSTRUTTORI AMERICANI HANNO INIZIATO A MONITORARE L’EVENTO DA VICINO E GIÀ IN QUESTA EDIZIONE FORD HA SCHIERATO UNA SQUADRA UFFICIALE DI TRE PROTOTIPI BRONCO. EBBENE TUTTE E TRE LE FORD BRONCO HANNO VISTO LA BANDIERA A SCACCHI NELLA LORO GARA DI DEBUTTO: LA SUPERSTAR VAUGHN GITTIN JR. HA CONCLUSO AL QUINTO POSTO MENTRE I SUOI COMPAGNI DI SQUADRA, JASON SCHERER E LOREN HEALY, HANNO CONCLUSO RISPETTIVAMENTE 9 ° E 13 °


Per la cronaca ha vinto Kyle Chaney, seguito da Cody Miller e Phil Blurton, per un podio monopolizzato da Can Am. La competizione seguente, detta curiosamente Every Man Challenge, ha presentato il percorso più impegnativo nei nove anni di storia. Un percorso di 121 miglia, che molti hanno chiamato addirittura “punitivo”, era caratterizzato da velocissime strade sterrate nel primo giro e da alcuni dei canyon più impegnativi nel secondo giro. Soltanto 37 dei 115 veicoli al via hanno preso la bandiera d’arrivo entro il limite di undici ore. Con così tanti equipaggi alla partenza in alcuni passaggi si sono addirittura verificati veri e propri ingorghi dovuti al “traffico”, cosa che ha consentito ai piloti in testa di avvantaggiarsi ancora di più. E chi ha saputo guidare meglio e approfittare di tutte le situazioni favorevoli è stato il giovanissimo Chayse Caprara, capace di vincere al debutto. A terminare la settimana la King of the Hammers vera e propria. Una gara dura e pura… tanto dura che solo 37 degli 84 concorrenti hanno raggiunto il traguardo entro il limite di 14 ore, dopo 190 miglia (oltre 305 chilometri) di terreno spietato nella Johnson Valley, la più grande area degli USA dedicata ai veicoli fuoristrada. Randy Slawson e suo cugino Dustin Emick hanno trionfato per la terza volta, portando a casa un premio da 65.000 dollari e una Ford Bronco nuova di zecca. Per i due soddisfazione doppia, in quanto conquistata a bordo di un performante buggy costruito da loro stessi. E vale la pena di sottolineare che alle loro mani si deve anche il buggy con cui Chayse Caprara aveva vinto il Every Man Challenge il giorno prima.

#ca!


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#chemacchina

La Suzuki che mancava Suzuki Across Plug-in

UN SUV ROBUSTO E ACCATTIVANTE, DOTATO DI UN SOFISTICATO IBRIDO PLUG-IN E DI TRAZIONE INTEGRALE 4X4 E-FOUR, IN GRADO DI GARANTIRE PERFORMANCE ED EFFICIENZA CON LO STILE DI UNA VERA AMMIRAGLIA


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#chemacchina

La Suzuki che mancava

ebbe inizio nel 1909. Per migliorare le condizioni di lavoro di sua madre, che era tessitrice di magnifiche stoffe, Michio Suzuki progettò e realizzò un telaio innovativo, capace di lavorare i tessuti in modom davvero innovativo per l’epoca. Presto si trovò sommerso di ordini da tutti i villaggi della zona, e in breve il suo giro d’affari letteralmente esplose. L’azienda superò indenne il difficile periodo della 1a Guerra Mondiale e nel 1920 il ventunenne Michio Suzuki, con un capitale di 500.000 Yen (al cambio di oggi… poco più di 4.200 euro), costituì la Suzuki Loom Manufacturing Co. L’azienda fu protagonista di una crescita inarrestabile, che la portò alla leadership mondiale del settore per poi utilizzare le proprie competenze meccaniche (acquisite nello studio del moto alternato dei telai) per progettare nel 1952 un motore alternativo per la bicicletta a motore “Power Free”. Così Suzuki Loom si trasformò in Suzuki Motor Corporation Ltd. nel 1954. La crescita Suzuki continuò rapida e imponente e portò in breve (1955) al lancio della Suzulight, la prima auto spinta da un motore a due tempi di 360cc. Da quel momento Suzuki iniziò a giocare un ruolo sempre più importante sulla scena motoristica a due e quattro ruote… senza però dimenticare le proprie radici. Infatti, così come Michio Suzuki sviluppò il primo telaio come “atto d’amore verso la mamma”, Suzuki ha continuato a porre il cliente al centro di ogni suo progetto, restando fedele a valori ben radicati. I tre obiettivi fissanti nel 1962 per la propria “missione”, sono perseguiti tuttora con dedizione assoluta… e al primo posto c’è lo sviluppo di prodotti con un elevato valore aggiunto, sviluppo che non punta soltanto


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La Suzuki che mancava

ACROSS PLUG-IN YORU (QUESTA È LA DENOMINAZIONE DELL’UNICA VERSIONE DISPONIBILE) È DOTATA DI UN SISTEMA INFOTAINMENT CENTRATO ATTORNO AD UNO SCHERMO TOUCHSCREEN DA 9”. È DOTATO DI SERIE DI APPLE CARPLAY®, ANDROID AUTO® E MIRRORLINK®. DI SERIE NATURALMENTE ANCHE IL SISTEMA BLUETOOTH. L’ACCESSO E L’AVVIAMENTO AVVENGONO CON IL SISTEMA “CHIAVINTASCA” KEYLESS. IL SEDILE DEL GUIDATORE È REGOLABILE ELETTRICAMENTE MENTRE TUTTE LE SEDUTE, ANCHE QUELLE POSTERIORI, SONO RISCALDATE. L’AUTO È ANCHE DOTATA DI CLIMATIZZATORE AUTOMATICO BI-ZONA CON MODALITÀ. SONO PRESENTI I SENSORI DI PARCHEGGIO ANTERIORI E POSTERIORI, LA VIDEOCAMERA POSTERIORE, I SENSORI LUCE E PIOGGIA E IL DISPOSITIVO “PARTIFACILE” (HILL HOLD CONTROL). IL CRUISE CONTROL È ADATTATIVO FINO ALL’ARRESTO COMPLETO, IN CASO DI INCOLONNAMENTI, PER POI RIPRENDERE LA MARCIA QUANDO IL TRAFFICO RIPRENDE A SCORRERE

a raggiungere obiettivi commerciali ma è finalizzato al reale benessere del cliente. In tal senso può essere letto anche l’accordo raggiunto nel 2019 con Toyota, accordo che riguarda sia aspetti tecnologici che commerciali e che oggi pone sotto i nostri occhi un primo risultato concreto che si chiama Across, una vettura molto interessante che ha segnato l’esordio Suzuki nel comparto delle ibride ricaricabili. Across è un’auto intrigante, che strizza l’occhio al segmento”premium” e che, assieme a molti pregi, si porta appresso pochi difetti. Volendo analizzare un’ibrida, l’attenzione va in prima battuta alla power unit e su questo terreno la Suzuki Across Plug-in ha molto da dire. La tecnologia ruota attorno ad una power unit costituita da due motori elettrici (in realtà ce n’è un terzo) e da un motore endotermico, che in questo caso che passa dal ruolo principale a quello di complemento al sistema di trazione elettrica Va infatti ricordato che il funzionamento prioritario è in elettrico, con il passaggio alla modalità ibrida che si attiva automaticamente o su richiesta di chi guida. Il quattro cilindri di 2.487 cc (Euro6d a benzina da 185 CV /136 kW) e 227 Nm di coppia è alimentato a doppia iniezione e opera secondo il ciclo AtkinsonMiller, che massimizza il rendimento sfruttando una corsa di compressione effettiva più corta di quella di espansione. Questo motore termico è collegato al motore elettrico MG1 (54,4 CV / 40 kW e 121 Nm) che svolge funzioni di starter, di generatore per la ricarica della batteria e di regolatore del rapporto di trasmissione. Il motore elettrico principale MG2 (182 CV / 134 kW e 270 Nm di coppia) è collegato in parallelo al gruppo MG1/motore termico e agisce come unità principale


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La Suzuki che mancava

di trazione anteriore e generatore in fase di ricarica della batteria. Infine il motore elettrico di potenza secondario MGR (54 CV / 40 kW e 121 Nm) è inserito nell’unità di trazione posteriore, portando così in dote la trazione integrale. All’alimentazione dei motori elettrici provvede una batteria agli ioni di litio da 18,1 kWh, per una tensione complessiva di 355,2V. La tensione nominale necessaria ai motori principali è di 650V, ottenuti con un inverter DC/AC che insieme all’unità di controllo è inserito in un unico contenitore a temperatura controllata. Da notare che anche il pacco batterie è condizionato termicamente. Il sistema ibrido può essere gestito attraverso 4 modalità: EV è la modalità di default, che dà la precedenza al motore elettrico; Auto EV/HV consente alla vettura di ripartire automaticamente il funzionamento tra la modalità puramente elettrica e quella ibrida; HV è la modalità che consente di impostare la combinazione di motore termico e motore elettrico, per massimizzare le performance della vettura; infine la modalità CHG attiva il motore termico con lo scopo di ricaricare al massimo la batteria, nel caso in cui non si avesse a disposizione una presa di ricarica. La ricarica può avvenire in numerose modalità e il tempo di ricarica completa può andare da 7,5 ore (con corrente domestica di 10A) a circa 5 ore con colonnina o wallbox 230V-16A. La Across nasce sulla stessa piattaforma della Toyota Rav 4 e non lo nasconde. Esteticamente le due auto sono molto simili ma alcuni dettagli e alcune scelte (ad esempio i fari anteriori) rendono la Suzuki nel complesso più gradevole. L’auto, nella versione Yoru, è disponibile in sei diversi colori, tutti metallizzati con tetto e specchietti a contrasto. Le dimensioni sono importanti (lunghezza 4.635 mm, larghezza 1.855 mm, altezza 1.690 mm e interasse 2.690 mm) ed elevato è il peso di 2.015 kg.


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La Suzuki che mancava

MOLTI I SISTEMI DI SICUREZZA PRESENTI: • “ATTENTOFRENA” – FRENATA AUTOMATICA D’EMERGENZA, RICONOSCE PEDONI CICLISTI; • “GUIDADRITTO” – MANTENIMENTO ATTIVO DELLA CORSIA CON LANE CENTERING; • “RESTASVEGLIO” – SISTEMA DI MONITORAGGIO DEI COLPI DI SONNO; • “OCCHIOALLIMITE” – RICONOSCIMENTO DEI SEGNALI STRADALI, ORA IN GRADO DI LAVORARE IN COMBINAZIONE CON IL CRUISE CONTROL E DI ADATTARE LA VELOCITÀ AI LIMITI • “GUARDASPALLE” – MONITORAGGIO DEGLI ANGOLI CIECHI • “VAIPURE” – MONITORAGGIO DEGLI ANGOLI CIECHI IN FASE DI RETROMARCIA; • “NONTIABBAGLIO” – COMMUTAZIONE AUTOMATICA ABBAGLIANTI-ANABBAGLIANTI • “FERMOLÌ” – SISTEMA AUTOMATICO ANTICOLLISIONE DURANTE LE MANOVRE DI PARCHEGGIO

Con queste generose dimensioni gli interni sono ovviamente ampi, accoglienti, ben curati e c’è tantissimo spazio anche per i bagagli (490 litri). Anche il design interno si fa apprezzare, ma le plastiche in taluni casi appaiono piuttosto misere e non in sintonia con il resto. La dotazione di sistemi è piuttosto completa… ma manca il navigatore e, in una vettura che ha “tutto di serie” (e che non costa poco), è un’assenza che fa rumore. In strada la Across è promossa. Per goderne appieno è però necessario convincersi ad un utilizzo in elettrico. In questo modo, sfruttando le batterie e grazie anche alle continue decelerazioni e frenate rigenerative (tipiche del ciclo urbano), si può arrivare a percorrenze interessanti in puro elettrico (anche superiori ai 70 chilometri), a cui aggiungere il chilometraggio raggiungibile dopo un periodo in modalità “charge”, quando il motore a benzina spinge l’auto e contemporaneamente ricarica le batterie. Combinando le varie modalità si può ottenere un’ottima efficienza media, ideale per chi deve percorrere ogni giorno percorsi non eccesivi e ha poi la possibilità di ricaricare a casa o in ufficio. Abbiamo provato ad inserire la modalità “charge” quando la strumentazione segnalava 5 chilometri di percorrenza residua in elettrico e, dopo circa 55 minuti di percorrenza “mista” su tipiche strade provinciali italiane, la modalità si è disattivata da sola, segnalando la massima carica. A quel punto la strumentazione garantiva 67 chilometri di possibile percorrenza in elettrico. Rammentiamo che, alle 4 modalità di gestione del sistema ibrido, si affiancano 3 driving mode, che intervengono sulla risposta all’acceleratore, lo sterzo e i punti di cambiata. La modalità Eco punta


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La Suzuki che mancava

SUZUKI ACROSS PLUG-IN TOP ENTRA A LISTINO INSIEME ALLA VERSIONE YORU, A PARTIRE DA 46.900EURO. DIVERSAMENTE DA ACROSS PLUG-IN YORU (PROTAGONISTA DI QUESTO SERVIZIO, IL CUI COSTO È SUPERIORE A 58.000 EURO), LA VERSIONE TOP DI ACROSS PLUG-IN SARÀ DISPONIBILE UNICAMENTE IN VERSIONE MONOCOLORE METALLIZZATA BIANCO, ROSSO O ARGENTO OPPURE, CON SOVRAPPREZZO DI 850 EURO IN NERO, GRIGIO O BLU, SEMPRE METALLIZZATI. AD ECCEZIONE DEL COLORE, LE DUE VERSIONI HANNO LO STESSO IDENTICO ALLESTIMENTO. NEL PREZZO È INCLUSO IL SERVIZIO 3PLUS SUZUKI, CHE PREVEDE 3 ANNI (O 100.000 KM) DI GARANZIA GENERALE, 3 ANNI DI ASSISTENZA STRADALE E 3 ANNI DI CONTROLLI GRATUITI. LA BATTERIA È GARANTITA 5 ANNI (O 160.000 KM)

a garantire la massima efficienza e il minimo delle emissioni; la Normal è in grado di bilanciare performance e consumi; infine la Sport asseconda chi desidera sfruttare a pieno tutta la potenza. Ci sarebbe poi una quarta modalità di esercizio, la Trial Mode, che assicura un buon grip su superfici scivolose. Il sistema funziona applicando forza frenante alle ruote che iniziano a perdere aderenza, ridistribuendo coppia alle ruote in presa. Considerando questa opzione e l’altezza da terra, la Across se la può cavare bene anche su sterrati o sulla neve. Una volta al volante la Across vi mette subito a proprio agio. E’ assai confortevole e permette una guida rilassata anche grazie all’intelligente disposizione dei comandi e ad un’eccellente insonorizzazione, che rende quasi impercettibile l’accensione del motore termico. Il comfort di viaggio beneficia anche di buone sospensioni, che dicono la loro per una sicura tenuta di strada, anche su curve lunghe e veloci. Dal canto suo la power unit è molto dolce nell’erogazione ed è abbinata ad un cambio piuttosto fluido. Attenzione però, quando si rinuncia all’ibrido e si viaggia con il solo motore termico, il cambio appare esitante, portando il motore verso regimi più alti e innescando una rumorosità a momenti fastidiosa, che fa passare in secondo piano la buona insonorizzazione di cui sopra. Abbiamo parlato di una potenza massima combinata di 306 CV (225 kW) ma la Across, seppur brillante, per dimensioni, peso e attitudine tutto è fuorché un’auto sportiva. Certo i cavalli ci sono e, ad esempio, permettono partenze brucianti ma tanta potenza è forse più da apprezzare sul fronte di una concreta trazione integrale, che si realizza grazie alla presenza di un motore elettrico su ciascuno dei due assi.


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La Suzuki che mancava

Principali Caratteristiche Tecniche SUZUKI ACROSS PLUG-IN


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BLEU NAPOLEON Renault Twingo Electric

QUESTA AUTO È UNA SOLUZIONE IDEALE PER LA CITTÀ (SENZA SACRIFICARE QUALCHE GITA FUORI PORTA) MA SOPRATTUTTO ALLA PORTATA DI TUTTI. IN ALTRE PAROLE, OFFRE UNA SOLUZIONE PER IL MONDO REALE di Marco Cortesi


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Bleu Napoleon

arafrasando Woody Allen, ogni volta che vedo questa tonalità di blu, mi viene voglia di farmi proclamare imperatore. Scherzi a parte, il colore prettamente napoleonico della Renault Twingo Electric oggetto di questo servizio ci ha spinto nei paesaggi tra Mantova e Verona, luoghi in cui nel 1859 l'Italia combatteva la Seconda Guerra d'Indipendenza con l'aiuto della Francia di Napoleone III. Quella guerra che avrebbe finalmente portato all'annessione della Lombardia e, in seguito, alla nascita del Regno d'Italia. Come sempre quando ci sono in ballo delle alleanze, la collaborazione con la Francia non fu delle più facili, sin dalla firma del trattato. L'accordo sardofrancese necessitava di un'aggressione dell'Austria ma i transalpini non erano così propensi ad una guerra, preferendo una via diplomatica… e per "stimolare" l'intervento di Napoleone, Camillo Benso di Cavour utilizzò ogni mezzo, dalle lusinghe della Contessa di Castiglione, fino alla minaccia della pubblicazione del trattato per metterlo in imbarazzo. Non fu facile metterli in moto, ma quando arrivò il momento decisivo, il contributo dei francesi si rivelò determinante. A Solferino, palcoscenico di queste fotografie, si combatté la battaglia decisiva, con l'ingresso della Divisione Bazaine in Piazza Castello alle 13.30 del 24 giugno. Si trattò quindi di un’alleanza di sicuro successo ma non priva di risvolti problematici: nelle guerre come nell'economia le alleanze, i numeri,


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Bleu Napoleon

le situazioni e le persone vanno e vengono. L'importante è il risultato finale.

IL PREZZO DELLA TWINGO ELECTRIC PARTE DA 22.950 EURO PER LA ZEN, CHE PERÒ SI RIDUCONO CONSIDEREVOLMENTE CON GLI INCENTIVI STATALI E LOCALI. SULLA INTENS, DA 24.150 EURO, CI SONO CERCHI DA 15”, LANE DEPARTURE WARNING E RETROCAMERA, OLTRE AL NAVIGATORE CON SISTEMA TOMTOM. LA VIBES, A 24.850 EURO AGGIUNGE SEDILI IN PELLE/TESSUTO CON CERCHI DA 16 POLLICI E PERSONALIZZAZIONI GRAFICHE

Nella sfida dell'elettrificazione, in particolare in Italia, Renault continua a dare un contributo importantissimo non solo dal punto di vista tecnico e tecnologico, ma anche culturale. Le Renault elettriche sono state tra le prime vetture a generare la consapevolezza che questo tipo di mobilità potesse avere senso nella quotidianità. Twizy e Zoe hanno mostrato per la prima volta l'elettrico come qualcosa di possibile, e oggi anche la piccola Twingo prosegue nello stesso solco. E' una vettura con doti perfettamente paragonabili alla corrispondente a benzina, quando non migliori, e dal prezzo alla portata di tutti. Forse non infrangerà record di prestazioni e percorrenze, ma è una soluzione perfettamente vivibile, utile e anche divertente. Dando una piacevole sensazione di quotidianità, di concretezza, di mondo reale, nel quale la tecnologia elettrica ha bisogno per affermarsi. Dal punto di vista delle forme, la Twingo Electric riprende il design della “sorella” endotermica. Una linea morbida che compensa bene la lunghezza ragguardevole (rispetto alla larghezza) di 361 centimetri. All’anteriore spiccano i grandi gruppi ottici contornati dai led diurni, mentre rimangono, nonostante l’elettrificazione, sia la calandra, sia la griglia inferiore che ingloba i fendinebbia. La parte centrale è caratterizzata dalla muscolosa linea di spigolo, accentuata da strisce colorate, che ha l’obiettivo di accompagnare l’occhio in altezza e dare un feeling “muscolare”.


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Bleu Napoleon

La portiera posteriore, con maniglia nascosta nel montante, ha cristalli apribili a compasso, mentre verso il posteriore compare ancora la presa d’aria sul lato sinistro. Il portellone è in un sol pezzo con il lunotto e comprende, oltre al tergicristallo, il branding della vettura ben in vista e un accentuato spoiler. Completano l’opera i cerchi da 16 pollici con effetto diamantato e gradevoli dettagli colorati come le modanature e gli specchietti. L’interno è generoso. Anche se realizzato quasi esclusivamente con plastiche dure, il cruscotto è ben rifinito e soprattutto molto robusto, con gli inserti colorati che vengono ripresi dai pannelli porta. Il piccolo dashboard digitale alle spalle del volante è completo e ricorda quello di una moto. Mostra contachilometri, rapporto, cruise control, temperature e dati di marcia in elettrico, mentre le spie sono a contorno del tachimetro, fatto salvo per alcune dedicate alla guida (come quelle del cruise control). Immancabile anche l’indicatore d’uso che mostra quanto stiamo consumando o ricaricando. Il display centrale del sistema EasyLink è di soli sette pollici, ma molto ben organizzato, e il sistema prevede anche la compatibilità con Apple CarPlay e Android Auto. Davvero impressionante l’impianto stereo, considerando la categoria della vettura e il numero degli altoparlanti. Di serie su tutte le versioni il climatizzatore automatico che, come per le fasi di ricarica, è gestibile anche via cellulare tramite app. Per quanto riguarda l’abitacolo, lo spazio non manca sia all’anteriore che al posteriore.


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Bleu Napoleon

I sedili, con poggiatesta integrati, sono un mix di tessuto e pelle, anch’essi piacevolmente sbarazzini. Il baule ha un piano di carico piuttosto alto (sotto c’è il motore) ma ha l’invidiabile caratteristica che, ripiegando i sedili posteriori, si forma un piano di carico omogeneo e orizzontale.

IREN, UNA DELLE PIÙ IMPORTANTI MULTIUTILITY ITALIANE ATTIVA NEI SETTORI DELL’ENERGIA, DEI SERVIZI AMBIENTALI E TECNOLOGICI, HA SOTTOSCRITTO CON RENAULT UN CONTRATTO PER LA FORNITURA DI 320 VEICOLI ELETTRICI, DA CONSEGNARE IN PIÙ TRANCHE ENTRO L’INIZIO DEL 2023. QUESTI NUOVI VEICOLI SI AGGIUNGONO AI 220 GIÀ PRESENTI NELLA FLOTTA, RISULTATO DI FORNITURE GIÀ AVVIATE PRECEDENTEMENTE. NELL’ARCO DI 2 ANNI DIVENTERANNO QUINDI 540 I VEICOLI RENAULT A DISPOSIZIONE DI IREN. I 320 VEICOLI (200 ZOE E 120 KANGOO Z.E.) POTENZIERANNO LA FLOTTA ELETTRICA DI IREN, OPERATIVA NELLE DIVERSE REGIONI ITALIANE IN CUI È PRESENTE IL GRUPPO, CONTRIBUENDO AD UN ULTERIORE ABBATTIMENTO DELLE EMISSIONI INQUINANTI.

Nelle situazioni di guida in città, la Twingo Electric spicca per agilità. La spinta degli 82 cavalli sembra perfino più corposa di quanto i dati dichiarati non dicano, e lo sterzo leggero ma preciso la rende piacevole perfino nel traffico. Il diametro di sterzata è eccezionale: la Twingo quasi gira su se stessa! Ma si difende anche fuori dai centri urbani, merito dell’equilibrio generale dettato dalla soluzione tecnica del motore posteriore centrale con batteria sistemata sotto i sedili anteriori. Il bilanciamento si mantiene anche nelle curve più veloci, nelle quali la Twingo riesce a gestire velocità di percorrenza insospettabili. La tenuta laterale è aiutata dalla gommatura, con cerchi da 16 pollici e profili ribassati, e viene quasi voglia di cercare un pulsante “Sport” per indurire lo sterzo e iniziare a giocare… sul serio. Da sottolineare la scelta di dotare la vettura di tre modalità diverse di rigenerazione elettrica, selezionabili con la leva del cambio automatico. C’è un settaggio che ha più potere d’arresto in rilascio e una modalità che invece punta a “lasciare scorrere”, oltre ad una soluzione intermedia. Dal punto di vista degli ADAS, mentre sono di serie su tutte le versioni l’avviso di superamento corsia ed il cruise control, spicca l’assenza della frenata automatica d’emergenza, sistema non solo indiscutibilmente utile, ma di serie sulla “rivale” Smart e presto obbligatorio per legge.


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Bleu Napoleon

Nella batteria piccola c’è la… corrente buona! Le percorrenze della Twingo Electric sono, come per tutte le vetture elettriche, condizionate dalla tipologia di guida, dall’impiego e… dal meteo. Durante la nostra prova, abbiamo avuto la possibilità di testarla, per via delle “bizze climatiche” lombarde, sia con temperature estremamente rigide sia in piena primavera. Nel secondo caso, i 180 chilometri WLTP del ciclo medio sono tutt’altro che un miraggio, in particolare una volta conosciuta appieno la vettura. Come per tutte le elettriche, anche con questa Twingo per sfruttare al meglio la carica gioca un ruolo importantissimo lo stile di guida scelto dal guidatore. Tirando le somme, l’autonomia reale è però più che sufficiente per le necessità urbane, anche se, specie d’inverno, è necessario pensare alla propria mobilità in maniera più programmata. A rendere più facile tutto ciò è il fatto che la Twingo sia dotata (come tutte le Renault) del caricabatterie Chameleon, che accetta tutte le modalità di corrente alternata fino a 22 kW. Ne consegue che può ricaricarsi alla massima velocità nella quasi totalità delle colonnine italiane. Non c’è la modalità a corrente continua: con una batteria di queste dimensioni sarebbe stato troppo poco il vantaggio rispetto alla complicazione. Coi 22 kW invece si recuperano 80 chilometri in 30 minuti: considerando che ci si collega solitamente prima di arrivare “a secco”, il tempo di un panino permette di coprire buona parte delle necessità quotidiane. Per economizzare è però sempre meglio ricaricare a casa, dove la corrente costa fino alla metà. In questo caso si può caricare a 2,4, 3,7 kW. Presenti anche le modalità a 7,4 e 11 kW, da noi poco diffuse.


#ca!


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#chebella


L'ECCENTRICA FRANCESE! DS 4

LA NUOVA DS 4 PUNTA AL MERCATO “PREMIUM” E SI FA NOTARE PER UN DESIGN CARISMATICO, SOSTENUTO DA UNA MANIACALE CURA DEI DETTAGLI E DELLE FINITURE CHE FA DA INVOLUCRO AD UNA TECNOLOGIA AL PASSO CON I TEMPI di Alessandro Camorali (titolare di Camal Studio e docente IAAD)


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#chebella

L'eccentrica francese!

a casa DS non facessero oggetti semplici, o meglio banali, si era capito da tempo. In questa selva oscura di suv e crossower é sempre più difficile trovare un barlume di originalità; ormai negli esterni volumi e forme si accomunano, spostando il nuovo terreno di battaglia verso gli interni. Oggi pare sia questa caratteristica a far propendere il potenziale cliente verso un brand piuttosto che un altro: il cruscotto, i display, gli adas e il comfort in generale. Tutto ciò sta prevalendo sul motore e i cavalli (ricordate gli anni 80 e 90?), che nel nuovo scenario ibrido o elettrico assumono importanza solo se chiamati KW. Ma DS sembra aver capito quali armi affilare e con la nuova DS4 (nelle sue varie declinazioni) é riuscita a produrre un mix difficile quando intrigante. Gli esterni assumono la consueta tendenza al “monilite” dei suv moderni, muso verticale e coda leggermente coupé, vetrata ampia e volumi muscolosi, tratti distintivi del brand transalpino.


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#chebella

L'eccentrica francese!


Con una larghezza di 1,83 metri per una lunghezza di 4,40 metri e un'altezza di 1,47 metri, le dimensioni dell’auto sono generose e offrono un aspetto di grande impatto. Partendo dal fianco si può notare una proporzione visiva truccata da ruote grandi (sono previsti cerchi sino a 20 pollici) e un disegno del brancardo mirato a slanciare verso l'alto la vettura, diminuendo così la porzione tra terra e vetri di carrozzeria. Questo escamotage permette una lettura più da crossower nonostante le dimensioni da vero suv. Sezioni morbide e muscolari si intervallano a linee secche e spigolose, cambi di direzione improvvisi sui vetri e sui dettagli sparsi nella vettura creano quel nervosismo e quell'aspetto più barocco tipico di DS. Il frontale enfatizza lo sviluppo verticale, proiettori piccoli e orizzontali uniti ad un'ampia calandra, come sempre impreziosita da lavorazioni interne, lasciano la percentuale di carrozzeria ancora predominante, nonostante sia lavorata con trattamenti positivi e negativi per eluderne la "pesantezza" visiva.

GIÀ OFFERTA SU DS 3 CROSSBACK, DS 7 CROSSBACK E DS 9, LA GUIDA SEMI-AUTONOMA DI LIVELLO 2 (IL LIVELLO PIÙ ALTO CONSENTITO OGGI) RICEVE UN'IMPORTANTE EVOLUZIONE PER DS 4 CON DS DRIVE ASSIST 2.0. QUESTO SISTEMA RINNOVATO SI TRADUCE IN UN POSIZIONAMENTO ANCORA PIÙ PRECISO NELLA CORSIA SCELTA DAL GUIDATORE, ARRICCHITO DA NUOVE FUNZIONALITÀ COME IL SORPASSO SEMIAUTOMATICO, LA REGOLAZIONE DELLA VELOCITÀ IN CURVA E LA RACCOMANDAZIONE ANTICIPATA DELLA VELOCITÀ PRESENTE NEI SEGNALI STRADALI. DS DRIVE ASSIST 2.0 INCORPORA SENSORI CHE REGISTRANO TUTTO CIÒ CHE ACCADE DENTRO E INTORNO ALL'AUTO PER ASSISTERE IL GUIDATORE. NON MANCANO UN RADAR FRONTALE, RADAR AI QUATTRO ANGOLI DELL'AUTO E UNA TELECAMERA POSTA NELLA PARTE SUPERIORE DEL PARABREZZA


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#chebella

L'eccentrica francese!

L’EVOLUZIONE DELLA PIATTAFORMA EMP2 È STATA CREATA PER OSPITARE UN PROPULSORE IBRIDO PLUG-IN DI NUOVA GENERAZIONE, SENZA COMPROMETTERE L’ABITABILITÀ A BORDO. UN MOTORE A 4 CILINDRI SOVRALIMENTATO DA 180 CAVALLI È ACCOPPIATO A UN MOTORE ELETTRICO DA 110 CAVALLI E AL CAMBIO AUTOMATICO EAT8, SVILUPPANDO 225 CAVALLI DI POTENZA COMBINATA, IL TUTTO ALIMENTATO DA UNA BATTERIA PIÙ EFFICIENTE GRAZIE A CELLE NUOVE, PIÙ COMPATTE E DI MAGGIORE CAPACITÀ. IL PACCO BATTERIE È POSIZIONATO NELLA PARTE POSTERIORE DELLA TRAVERSA DEFORMABILE E CONSENTIRÀ UN'AUTONOMIA DI OLTRE 50 KM IN MODALITÀ ZERO EMISSIONI (CICLO COMBINATO WLTP), PRESERVANDO L'ABITABILITÀ E IL VOLUME DEL BAGAGLIAIO. SONO SUL MERCATO ANCHE LE VERSIONI BENZINA PURETECH DA 130, 180 E 225 CAVALLI E UNA VERSIONE BLUEHDI DIESEL DA 130 CAVALLI. TUTTE LE MOTORIZZAZIONI SARANNO ABBINATE ESCLUSIVAMENTE A CAMBI AUTOMATICI A 8 RAPPORTI

Due luci DRL percorrono dall'alto verso il basso la parte laterale del perimetro frontale, sproporzionati e forse troppo mutuati dalla cugina Peugeot. Il posteriore presenta anch'esso un fanale a sviluppo stretto e orizzontale che, a mio avviso, pare dare priorità al volume in modo persino troppo marcato. Nel brand francese poi ogni dettaglio é curato in modo maniacale, fatto sicuramente pregevole… ma per percepirlo è necessario osservare l’auto dal vivo, e da vicino, piuttosto che in fotografia. Gli interni, come dicevo all'inizio, sono diventati il vero fiore all'occhiello di DS, come peraltro di quasi tutti i brand. La qualità e i materiali che troviamo in questa vettura sono sicuramente da segmento premium, dove lo stile é assoluto protagonista. Infatti chi sceglie questo marchio sa bene che dovrà accettarne il compromesso estetico, quella eccentricità che ormai é divenuta il punto forte verso la propria clientela. Pannelli porta, sedili e plancia ti avvolgono come in un salotto di design, monitor pulsanti e luci


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#chebella

L'eccentrica francese!


creano un’atmosfera hi-tech mentre i virtuosismi estetici e le scelte di materiali (e colori) portano in dote quel tocco di glamour francese che trova i suoi natali nelle provocazioni dell'alta moda. Ho potuto assistere fin dall'inizio all’evoluzione e al nuovo corso del brand DS, dapprima con curiosità e diffidenza (lo ammetto). Ma con il passare del tempo e dei modelli posso ora affermare che DS è riuscita finalmente a crearsi una propria nicchia sia di stile che di mercato, un timbro forte e riconoscibile, che sta rispettando ed interpretando con rispetto e dedizione.

DS 4 PRESENTA IL 95% DI MATERIALI RIUTILIZZABILI E L'85% DI PARTI RICICLABILI. IL 30% DEI MATERIALI È COSTITUITO DA MATERIALI RINNOVABILI O RICICLATI, SUDDIVISI TRA METALLI E POLIMERI. IL CRUSCOTTO È REALIZZATO PER IL 20% DA CANAPA, NELLA PARTE NON VISIBILE. TRA I MATERIALI RICICLATI, POLIPROPILENE, FIBRE DI POLIESTERE ED ELASTOMERO SONO UTILIZZATI SOTTO IL TELAIO COME DEFLETTORI, ABBATTITORI DI RUMORE O SUPPORTI. SONO DISPONIBILI SETTE COLORI, DI CUI TRE NUOVI: ORO RAME, GRIGIO LACCATO, ROSSO VELLUTO E QUATTRO COLORI GIÀ UTILIZZATI DA DS AUTOMOBILES: GRIGIO CRISTALLO, NERO PERLA, GRIGIO PLATINO E BIANCO PERLA

Ora chi si avvicina a queste vetture sa già cosa aspettarsi, sa che non troverà la sportività e le finiture di una premium tedesca o la famosa sinuosità ed eleganza sensuale delle forme italiane... ma sicuramente troverà una giusto mix di eccentricità, provocazione ed eleganza. Il lancio commerciale di DS 4 avverrà nel quarto trimestre del 2021.

#ca!


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#cheleggenda

Nel 1951… Nel 1951… Maserati A6G

PARTENDO DALLE RADICI CI SI PROIETTA NEL FUTURO. MASERATI RICORDA I 70 ANNI DELLA A6G 2000



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#cheleggenda

Nel 1951...


sattamente 70 anni fa, nel mese di febbraio 1951, veniva consegnata la prima A6G 2000, una vettura della serie A6, che caratterizzò la produzione Maserati dal 1947 al 1956 nell’omaggio ad Alfieri Maserati (da cui la lettera A) e nella definizione dei cilindri (6 in linea). Il nuovo modello sostituiva la sportiva di serie A6 1500, caratterizzandosi per il materiale del basamento del propulsore in ghisa, da cui la lettera G del nome, e per la cilindrata 2000 del motore. Il mercato italiano di quell’epoca spingeva con insistenza verso un incremento della potenza dei propulsori, anche alla luce del miglioramento delle condizioni del Paese, e proprio per assecondare quella tendenza che richiedeva veicoli più performanti, Maserati decise di sviluppare il motore due litri A6GCS, sfruttando appieno la potenzialità dell’autotelaio della A6. L’incremento della cilindrata rispetto al modello precedente A6, fu reso possibile grazie ad un preciso lavoro sulla corsa e sull’alesaggio del motore a 6 cilindri in linea. Il motore, con una cilindrata di 1954,3 centimetri cubici, sprigionava una potenza tra i 90 e i 100 cavalli (secondo la messa a punto) permettendo di raggiungere una velocità di 180 km/h


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#chex

Nel 1951 ...


che imponeva al mondo lo spirito sportivo di qualità della produzione della Casa del Tridente. Fu il Salone di Torino del 1950 ad accogliere il debutto in grande stile della A6G 2000, che Maserati presentò in due versioni: la prima era una berlina a 4 posti e due portiere firmata da Pininfarina e mentre la versione aperta era disegnata da Pietro Frua. Sedici i modelli assemblati tra il 1950 e il 1951: nove esemplari vennero carrozzati da Pininfarina, cinque cabriolet e una coupé furono opera di Pietro Frua. Ad Alfredo Vignale si deve l’elaborazione, invece, di un unico modello, una coupé A6G 2000 bicolore, dai suoi tipici stilemi sportivi. La trazione posteriore, il cambio a quattro rapporti oltre la retromarcia, la frizione monodisco a secco finalizzavano le caratteristiche della nuova A6G 2000, oltre alle sospensioni anteriori a ruote indipendenti e quelle posteriori formate da un ponte rigido con balestre. Freni a tamburo sulle quattro ruote con comando idraulico e ruote in lamiera (o a raggi) ne completavano il sapiente dosaggio di artigianalità ed innovazione tecnologica, che ha saputo imporre la vettura costruita per pochi, come un’icona nel panorama automobilistico dell’epoca.

ALFIERI MASERATI, INSIEME AI FRATELLI ETTORE ED ERNESTO, FONDÒ LE “OFFICINE ALFIERI MASERATI” A BOLOGNA, IL 1° DICEMBRE DEL 1914, CON SEDE NELLA CENTRALISSIMA VIA DE’ PEPOLI. NEL 1926 SI TRASFORMÒ DA OFFICINA (CHE MODIFICAVA VETTURE DI ALTRE CASE) IN UN’AZIENDA IN GRADO DI PROGETTARE E COSTRUIRE AUTO PROPRIE. IL PRIMO MODELLO DEL TRIDENTE FU ASSEMBLATO NEL 1926. SI TRATTAVA DELLA TIPO 26, UN’AUTO DA CORSA CHE DEBUTTÒ ALLA TARGA FLORIO AGGIUDICANDOSI IL 1°POSTO NELLA CLASSE FINO A 1.5 , CON LO STESSO ALFIERI MASERATI ALLA GUIDA. FU QUELLO IL PRIMO DI UNA LUNGA SERIE DI SUCCESSI TRA CUI DUE EDIZIONI CONSECUTIVE DELLA 500 MIGLIA DI INDIANAPOLIS (1939 E 1940), QUATTRO VITTORIE CONSECUTIVE ALLA TARGA FLORIO (1937, 1938, 1939 E 1940 - NELLA FOTO IL 6 CILINDRI DELLA SPORT 300S), NOVE VITTORIE IN G.P. DI F.1 E IL CAMPIONATO DEL MONDO DI F.1 NEL 1957, CON JUAN MANUEL FANGIO AL VOLANTE DELLA MITICA F250. ALLA FINE DEGLI ANNI TRENTA, IN SEGUITO ALL’ACQUISIZIONE DELL’AZIENDA DA PARTE DELL’IMPRENDITORE MODENESE ADOLFO ORSI, MASERATI SI TRASFERÌ A MODENA, PRESSO L’ATTUALE STABILIMENTO DI VIALE CIRO MENOTTI 322

#ca!


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#chestoria


Eccola di Nuovo! Land Rover Defender Works V8 Trophy NEL CORSO DEL 2021 GLI SPECIALISTI DI LAND ROVER CLASSIC COSTRUIRANNO 25 ESEMPLARI DELLA DEFENDER WORKS V8 TROPHY COMPLETAMENTE EQUIPAGGIATE PER L'AVVENTURA, UN VERO TRIBUTO ALLA LUNGA TRADIZIONE DI SPEDIZIONI DELL'ICONICA 4X4


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#chestoria

Eccola di Nuovo!


coloro che due anni fa, in occasione della presentazione della nuova Defender, avevano storto il naso ora sono serviti. E con loro tutti i nostalgici del Camel Trophy e di tutti i figli e figliocci che quelle storiche spedizioni hanno poi distribuito nei cinque continenti. E forse proprio tutti i torti non avevano, se è vero che Land Rover Classic, pescando a piene mani nella formidabile tradizione d'avventura della Defender, sforna ora un'edizione limitata della Defender Works V8 Trophy, completamente equipaggiata per affrontare le più difficili sfide di resistenza. Una sola controindicazione: ne verranno prodotte solo 25 e aggiudicarsene una pare sarà più complicato che affrontare un vero Camel Trophy. Riprogettata partendo dalle specifiche della Defender Works V8 del 2012-2016, l'edizione speciale di Land Rover Classic monta un 5 litri V8 benzina da 405 CV e 515 Nm, trasmissione ZF automatica ad 8 rapporti, freni sospensioni e sterzo migliorati ed una vasta gamma di accessori per l'off-road… può bastare?

I venticinque esemplari della Defender Works V8 Trophy in versione 90 e 110 sfoggeranno una livrea esclusiva Eastnor Yellow (che riporta indiscutibilmente al trofeo per fumatori a cui si accennava) e cerchi in acciaio da 16" in tinta, mentre gli archi passaruota, il cofano e il portellone sono in tinta a contrasto Narvik Black. I veicoli sono equipaggiati con fari LED, griglia Heritage, distintivi Land Rover Trophy e grafica personalizzata per ciascun cliente. L'equipaggiamento all-terrain comprende un verricello anteriore, roll-cage multi-point, portapacchi da tetto, protezione sottoscocca, bullbar ad A, snorkel, fari ausiliari LED e pneumatici mud-terrain. Internamente l'inconfondibile vettura britannica presenta rivestimenti in pelle nera Windsor, con cuciture gialle a contrasto sui sedili sportivi Recaro. L'infotainment a bordo è il Classic Infotainment System, sviluppato da Land Rover Classic, che integra connettività e navigatore. Durante il corrente anno i clienti della Defender Works V8 Trophy saranno invitati a cimentarsi in una competizione, un'avventura esclusiva di tre


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Eccola di Nuovo!


DUE DEFENDER 110 SONO STATE, A MODO LORO, PROTAGONISTE DELLA RECENTE DAKAR 2021. UNO DEGLI EVENTI SPORTIVI PIÙ DURI DEL MONDO HA VISTO INFATTI L'AMBIZIOSO TEAM BAHREIN RAID XTREME (BRX), SUPPORTATO DALLA PRODRIVE, SCEGLIERE LE FUORISTRADA INGLESI QUALI VEICOLI DI SUPPORTO PER TUTTI I 7.646 CHILOMETRI DI GARA. HANNO FORNITO SUPPORTO LOGISTICO AL TEAM, STAFF MEDICO E AI DUE PILOTI, IL FRANCESE SÉBASTIEN LOEB, NOVE VOLTE CAMPIONE DEL MONDO RALLY, E LO SPAGNOLO NANI ROMA CHE HA VINTO PER DUE VOLTE LA DAKAR. VALE LA PENA RICORDARE CHE LA CASA VANTA UN’IMPORTANTE TRADIZIONE NELL’EVENTO, CHE HA VISTO UNA RANGE ROVER TRIONFARE NELLA PRIMA EDIZIONE DEL 1979 E NUOVAMENTE NEL 1981


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Eccola di Nuovo!

giorni presso il Castello di Eastnor nell'Herefordshire, casa dei test e dello sviluppo delle Land Rover. Non sarà proprio come il Camel Trophy di un tempo… ma insomma, di questi tempi bisogna accontentarsi. "La Land Rover Defender è sempre stata più di un veicolo, - racconta Dan Pink, Direttore di Land Rover Classic - le sue capacità innate per le spedizioni più impegnative le hanno conquistato una fama che la distingue da tutte le altre auto. E questa nuova Land Rover Trophy rinnova la leggenda per una nuova generazione di amanti dell'avventura. Del resto gli eventi Land Rover Experience fanno parte del DNA Land Rover Classic, e questo concetto deriva direttamente dai feedback dei nostri clienti, che desiderano vivere le proprie avventure magari chiudendo la serata attorno ad un falò con altri appassionati. Ci attende un evento emozionante e memorabile… e la vista del profilo di questi veicoli sulle colline di Eastnor costituirà un’immagine indimenticabile." Al primo incontro con la Defender Works V8 Trophy

clienti ed i loro copiloti la potranno personalizzare la loro auto con i propri nomi e la bandiera del Paese di provenienza. In seguito affronteranno una serie di sfide ispirate alle avventure ed alle competizioni internazionali che si sono svolte negli oltre 70 anni di vita della produzione Land Rover. Da segnalare infine che durante l'evento sarà a disposizione di ogni cliente un esperto istruttore, che offrirà l'opportunità di apprendere le tecniche di guida estrema. Nel video di lancio della Defender Works V8 Trophy compaiono volti familiari della tradizione di avventure Land Rover: piloti professionisti, stunt driver e l'ambasciatrice Land Rover Jessica Hawkins a fianco di partecipanti al Camel Trophy 1989, come il vincitore Bob Ives. Entrambe le Defender Works V8 Trophy 90 e 110 sono disponibili per gli ordini, direttamente da Land Rover Classic, in Gran Bretagna, Europa, MENA, Africa e Oceania sulla base di singola importazione, soggetta alle norme sull'importazione di veicoli.


• I MOTORI V8 SULLA DEFENDER E PRECEDENTI MODELLI FURONO MONTATI PER LA PRIMA VOLTA SULLA SERIES III STAGE 1 V8 DEL 1979. IL 3.5 LITRI ROVER V8 A CARBURATORI EROGAVA CIRCA 91 CV • LA LAND ROVER 110 DEL 1983, E LA 90 DEL 1984, MONTAVANO LO STESSO 3.5-LITRI ROVER V8 DELLA SERIES III STAGE 1 V8, MA DA 114 CV, PORTATO POI A 137 CV NEL 1987 • PER IL SOLO NORD AMERICA NEL 1992 SULLA 90 E 110 FU MONTATA UNA VERSIONE DEL ROVER 3.9 LITRI V8 DA 184 CV A INIEZIONE, CON TRASMISSIONE AUTOMATICA A QUATTRO RAPPORTI • NEL 1998, IL 4.0-LITRI V8 INIEZIONE DA 192 CV DELLA SECONDA GENERAZIONE RANGE ROVER FU MONTATO SULLA SERIE LIMITATA DEL 50° ANNIVERSARIO DELLA DEFENDER 90 • LA DEFENDER WORKS V8 CON IL 5.0-LITRI ASPIRATO DEL 2018 DIVENNE LA PRIMA DEFENDER V8 UFFICIALE DAL GIORNO DEL LANCIO NEL 1998


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Eccola di Nuovo!

Principali Caratteristiche Tecniche Cilindrata cc Cilindri Potenza (CV) Coppia (Nm) Trasmissione Sospensioni Freni ant. Ruote Pneumatici Sterzo

4.999 V8, benzina aspirato EU5 405 @ 6,000rpm 515 @ 5,000rpm Automatica, 8 rapporti, pomello a pistola, Trazione integrale, scatola di riduzione a due velocità, differenziali ant/post heavy duty, differenziale centrale autobloccante Ant: ponte rigido, molle elicoidali, ammortizzatori telescopici barra Panhard e puntoni. barra antirollio Post: assale rigido, molle elicoidali, ammortizzatori telescopici struttura ad A, bracci longitudinali barra antirollio. Ant: Servoassistiti, dischi da 335 mm, pinze a quattro pistoncini Post: Servoassistiti, dischi da 300 mm, pinze a quattro pistoncini Cerchi in acciaio heavy duty da 16", 235/85 R16 mud-terrain Servoassistito a ricircolo di sfere


#ca!


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#checorse

Va forte e non ATS RR TURBO

ATS CORSA HA CREATO UN PROGETTO UNICO NEL SUO GENERE, CON LO SCOPO DI OFFRIRE UNA NUOVA OPPORTUNITÀ AI PILOTI DI TUTTO IL MONDO: LA RR TURBO RAPPRESENTA IL PUNTO DI INCONTRO FRA BASSI COSTI ED ELEVATE PRESTAZIONI. CON UN PESO DI SOLO 825 CHILI E OLTRE 600 CAVALLI DI POTENZA LA RR TURBO CONSENTIRÀ A MOLTI PILOTI DI ESSERE COMPETITIVI IN SVARIATE CATEGORIE


vi svena…


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#checorse

Va forte e non vi svena...

un auto di alte prestazioni e di bassi costi di manutenzione? Ecco la risposta ed è una risposta tutta italiana: ATS RR Turbo. Adatta a tutti i piloti, professionisti o amatoriali, che sono alla ricerca di un'auto da corsa versatile ed efficace, la ATS RR Turbo sarà eleggibile per correre a livello internazionale (omologazione FIA Appendice J Gruppo E2SH) in un'ampia varietà di discipline che vanno dalla 24h Series, VLN, International Endurance Series, E2Sh, Clubsport, Cronoscalate e Time Attack. La RR Turbo è stata sviluppata per dare l’opportunità anche ai team, agli organizzatori di campionati ed agli investitori privati di collaborare per la creazione di campionati monomarca ATS, che potranno essere inclusi in una categoria GT o nel gruppo GT4. Sul fronte costi c’è poi da registrare che, con un costo chilometrico di circa 2.30€, la RR Turbo è assai competitiva… a tutte le latitudini. Nei mesi scorsi, il reparto Corse di ATS ha eseguito severi test di affidabilità e performance che hanno sensibilmente migliorato le qualità in pista della RR Turbo, ormai pronta al debutto agonistico. Lo sviluppo si è focalizzato anche sulla ricerca e affinamento dei migliori materiali e oggi si può affermare che la RR Turbo è una vetrina di materiali selezionati e componenti di alto contenuto tecnologico. Qualità "made in Italy" combinata a soluzioni che normalmente si trovano solo su auto da competizione ben più costose.


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#checorse

Va forte e non vi svena...

LA “NUOVA” ATS È NATA QUALCHE ANNO FA IN PIEMONTE, PER VOLONTÀ DI DANIELE MARITAN E EMANUELE BOMBOI. LA LORO SPLENDIDA ATS GT FU PRESENTATA NEL 2018 ALL’EVENTO “SALON PRIVÉ” DI BLENHEIM PALACE (LONDRA). IN QUELL’OCCASIONE LA QUALITÀ DELL’AUTO LA QUALIFICÒ IMMEDIATAMENTE QUALE LEGITTIMA EREDE DI QUELLA ATS GT CHE, PROGETTATA NEL 1963 DAGLI INGEGNERI CHITI E BIZZARRINI, FU CONSIDERATA LA MASSIMA ESPRESSIONE TECNICA E STILISTICA DELL’EPOCA PER UNA GRAN TURISMO. BELLISSIMA FUORI E DENTRO, LA NUOVA ATS GT È STATA PRODOTTA IN POCHISSIMI ESEMPLARI, FINITI NELLE MANI DI AVVEDUTI COLLEZIONISTI

Tra le varie componenti speciali e optional disponibili, spicca la carrozzeria completa in carbonio, l’impianto frenante carbo-ceramico (con pinze superleggere fresate dal pieno progettate internamente), i cerchi forgiati creati ad HOC, le sospensioni elettroniche a tre vie, l'ala biplano posteriore in carbonio ad elevato carico di pressione e il sistema Airjack per il sollevamento rapido da terra. I clienti potranno inoltre beneficiare di un largo uso di interessantissime tecnologie, a partire dal Winner Techno Package (cambio elettronico al volante, sistema di controllo della trazione, cambiata assistita) per proseguire con le sospensioni pushrod e pullrod con ammortizzatori elettronici Tractive, sino alla carrozzeria in materiale composito trattato in autoclave, disponibile sia in vetroresina (45kg.) che fibra di carbonio (25kg.). Infine da sottolineare come la costruzione del telaio accoppiato al roll-cage, uniti da processi di saldatura di ultimissima generazione, assicura livelli di leggerezza e rigidità di altissima rilevanza. ATS per ora ha pianificato la costruzione di 30 vetture all’anno e i prezzi, sono davvero competitivi rispetto alla concorrenza: 132.000 Euro per la versione Clubsport e 164.900 Euro per la versione alleggerita Serie Carbonio, che rappresenta il top di gamma. Le prime RR Turbo saranno offerte in due varianti, Clubsport e Serie Carbonio, entrambe volte ad offrire due differenti livelli di performance per i rispettivi costi. La Clubsport permetterà ai clienti di ordinare la loro auto disponendo di un'ampia scelta di optional volti a personalizzare la vetture per le diverse categorie.


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Va forte e non vi svena...

LE VETTURE DI ATS AUTOMOBILI INCARNANO IL CONCETTO DI ALTA MANIFATTURA ITALIANA E, IN OCCASIONE DELLA MILANO FASHION WEEK DELLO SCORSO ANNO, LA RR TURBO HA “DEBUTTATO IN PASSERELLA” DURANTE IL FANTASTICO FASHION SHOW ED AFTER PARTY DEL FAMOSO STILISTA TEDESCO PHILIPP PLEIN CHE, PER LA PRESENTAZIONE DELLA SUA COLLEZIONE 2020 HA TOTALMENTE TRASFORMATO L’AUTO DA GARA ATTRAVERSO UNA INEDITA VESTE ORO CROMATO E NERO

D'altro canto i clienti della Serie Carbonio potranno beneficiare di un'auto “pronta gara” con un pacchetto di optional volto ad ottenere le massime prestazioni. Entrambe le versioni sono dotate di un'applicazione specifica con interfaccia smartphone, che consente di accedere e monitorare i dati del motore facilmente e velocemente La natura adattabile della RR Turbo la renderà il partner perfetto per tutti quei piloti che ambiscono a correre in molteplici discipline sia in Europa che negli Stati Uniti. La sua omologazione FIA E2 SH consentirà di correre in maniera competitiva in molti eventi, dall'Endurance alle Cronoscalate fino al Time Attack. E, stando a fonti sicure, pare che alle viste ci sia già una serie monomarca inserita nel Campionato BelCar che si corre in centro Europa. Per finire uno sguardo su budget e le strategie di spesa, spesso elementi fondamentali nelle competizioni automobilistiche. Le prestazioni di un'auto da corsa non si vedono soltanto in pista ma anche nei box, il luogo dove si prendono le decisioni chiave. Ecco perché gli ingegneri di ATS Corsa hanno lavorato su un'auto volta a ridurre al minimo gli sforzi di gestione, offrendo al contempo costi di manutenzione competitivi uniti al pieno supporto di ATS in ogni momento della vita della vettura. La RR Turbo è una vettura capace di offrire prestazioni paragonabili ad una Sport Prototipo ma con budget decisamente contenuti. Con un costo kilometrico medio di 2,30€ la RR Turbo gioca bene le sue carte anche sul fronte… del conto corrente.


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#cheauto! - Marzo 2021