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Ali di fantasia Leonardo Sinisgalli, i bambini, la pubblicità Carlo Piantoni

u Leonardo Sinisgalli (1908-1981) esiste una ricchissima bibliografia, documentata, severa, estrosa, rutilante. Di questo ingegnere, che riesce a conciliare la poesia con il furor matematicus, si sono occupati i nomi più insigni delle nostre cose letterarie, Ungaretti, Cecchi, Vigorelli, Bo, Assunto, Roberti, Falqui. Nessun poeta della sua generazione può vantare tanta qualificata raccolta critica. E in occasione del ventennale della morte, Montemurro, il suo paese nata-

le, ha affidato a Vittorio Sgarbi l’incarico di “commemorarlo” e ai bambini delle scuole il compito di scrivere un libro per non dimenticarlo. Ebbene da tante verità, da tante analisi condotte da angolazioni diverse, emerge un poeta che non dimentica mai l’abbrivo scientifico come accade in un suo estroso quaderno di geometria. Sappiamo, del resto, che Sinisgalli si era laureato in ingegneria a Roma, presso la leggendaria Scuola di via Panisperna dove insegnavano Levi-Civita, Severi e Fermi. “Potevo trovarmi – scrisse alcuni anni dopo – nel gruppo dei ragazzi che hanno appena aperto l’era atomica, preferii seguire i pittori e i poeti e rinunciare allo studio dei neutrini lenti, e della radioattività artificiale.” Quindi, negli anni che seguono – come osservava Giuseppe Pontiggia – “il sogno leonardesco di cogliere il raccordo arcano tra mondo spirituale e mondo materiale diventa in lui il miraggio di leggere l’algebra come metrica dell’invisibile e la poesia come fisica della parola”. Il poeta, fin da giovane, manifestò il suo interesse per il settore dell’industria, occupandosi della pubblicità della Olivetti, dell’Alfa Romeo, della Pirelli, del Gruppo ENI, dell’Alitalia, e in quest’ambito rivelò le sue doti di grande comunicatore, riuscendo a conci-

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liare l’arte e la tecnica, la razionalità e la fantasia. Fu sua, tanto per fare un esempio, l’idea di battezzare con il nome di “Giulietta” un nuovo modello di auto da affiancare al “Romeo”, un altro autoveicolo dell’Alfa. Nel 1953 fondò e diresse fino al 1958 la rivista della Finmeccanica “Civiltà delle macchine”, un periodico che si impose subito per la qualità e l’originalità dell’impostazione. Perché “Civiltà delle Macchine” era un grande evento culturale che offriva al poeta l’occasione di proporre accanto ai contributi degli scienziati, dei tecnici, degli architetti, quelli degli artisti, dei critici, degli scrittori. Non meraviglia quindi trovare, insieme ai nomi di Salvadori, Portoghesi, Giani, Ceccato, Papuli, quelli di Argan, Dorfles, Mumford, Gentilini, Guttuso, Sironi, Morandi, Vedova, Cantatore. UNA FELICE SORPRESA

Nel corso della sua esperienza editoriale Sinisgalli scopre il disegno infantile. Entra in contatto con un gruppo di maestri che chiamerà i magiciens e offre ai loro alunni la possibilità di visitare e disegnare stabilimenti e impianti industriali. Una proposta legata all’immagine e alla tecnologia, che risponde all’aspirazione di un poeta che alcuni anni dopo pubblicherà Ritratti di macchine.


Anche se su Sinisgalli sono tanti i discorsi fatti fino a oggi sulla sua poetica e sul suo linguaggio, autentico e preciso, nessuno si è mai soffermato sul ruolo che egli volle affidare ai bambini “pittori” nell’ambito delle sue molteplici attività. Per lui la rivista che dirige è, tra l’altro, un palcoscenico ideale in grado di dimostrare che bisogna accostarsi alle macchine con gli occhi innocenti dell’infanzia. E i disegni e i dipinti eseguiti dagli scolari delle elementari – come ebbe a scrivere – “furono le più felici sorprese del nostro lavoro”. La schiera dei magiciens si arricchisce di anno in anno. Fanno seguito a Moroni, maestro a Santarcangelo di Romagna, Bontadi (Amalfi), Navone (Nasino in Liguria), Faè (Badia di Calavena, Verona). Ebbene nel 1955 anche chi scrive venne chiamato a far parte di quella schiera. Chi aveva segnalato il mio nome a Sinisgalli era un ingegnere delle Acciaierie di Terni, Gino Papuli il quale conosceva i risultati che il maestro della pluriclasse di Grottamurella

vati a Tokio e nel Nebraska, essi – osservava Papuli – “non erano mai stati neppure a Terni. Toglierli di colpo dalla vita tranquilla delle poche case di Grottamurella, dalla loro francescana campagna per portarli nel frastuono brumoso delle Acciaierie di Terni poteva sembrare un salto troppo forte. Invece questi ragazzi – che non conoscevano altre macchine che la mola delle olive e la trebbiatrice – non si sono turbati affatto: disposti separatamente nelle varie officine, hanno ascoltato senza far domande le spiegazioni che venivano date e hanno affrontato con la massima calma il loro lavoro. La complicazione dei meccanismi non ha invischiato il loro occhio ed essi sono riusciti a cogliere della macchina un’essenza se non cinematica, funzionale; e ne hanno afferrato non soltanto la forma ma l’idea. I particolari fissati sulla carta sono stati sempre selezionati con un criterio personale”. Questa capacità del bambino di rappresentare le macchine semplificandole al massimo, risponde secondo la psicologia della

(una sottofrazione del comune di Narni), era riuscito a ottenere nel campo della pittura. Per ragioni di sicurezza non potevano partecipare all’esperimento più di quattro alunni. Elvio, Marisa, Luciana e Gabriella, i bambini prescelti, giunti a Terni con l’auto della Società insieme al maestro, entravano per la prima volta in un grande stabilimento siderurgico. Anche se i loro disegni erano arri-

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a fronte: Leonardo Sinisgalli Elvio, Pressa da 12mila tonnellate delle Acciaierie di Terni, in “Civiltà delle Macchine”, marzo 1955

Paola, Margarina Flavina, prova grafica con testo manoscritto di Sinisgalli Marcello, L’aereo vola su Roma, copertina del depliant distribuito dall’Alitalia per presentare la campagna Bambini e jet Marcello, L’aereo vola su Roma, in “Panorama”, 1° ottobre 1962


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Bambino tedesco, L’aeroporto di Francoforte, in ”Il gatto selvatico”, 4 aprile 1962 Bambina statunitense, New York, Children meet jets, in “Newsweek”, 23 febbraio 1962 Bambino del Kenia, Nairobi, Children meet jets, in “Newsweek”, 26 marzo 1962

forma all’esigenza di mettere in evidenza le strutture significanti degli oggetti, vale a dire tutto quello che balza subito allo sguardo. Sinisgalli, vedendo i dipinti dei ragazzi di Grottamurrella intuisce che, approfittando di questa innata capacità infantile di costruire immagini sotto il segno della comunicazione visiva, si poteva proporre qualcosa di nuovo nel campo della pubblicità. Invita a Roma il maestro, che nel frattempo si è trasferito da Grottamurella a San Vito di Narni e discute con lui gli argomenti che vorrebbe sottoporre agli alunni coinvolgendoli nella preparazione di bozzetti e manifesti pubblicitari. Naturalmente la scelta cade sui prodotti del gruppo ENI che si avvale, in quel periodo, della consulenza dell’ingegnere. Gli scolari, approfittando dei pomeriggi liberi, si mettono subito al lavoro, rappresentando nella maniera più semplice il modo di utilizzare il Trim e la margarina Flavina. Dopo aver ricevuto i bozzetti, Sinisgalli non perde tempo, dal momento che nel giro

di un mese “Grazia” pubblica nella quarta pagina di copertina un dipinto di Gabriella con una gigantesca massaia che stende la biancheria accanto a una scatola di detersivo. Ma il poeta vuole anche stupire il maestro facendogli trovare sibito dopo, sui muri di Narni, un centinaio di manifesti, ricavati dal bozzetto di Alfio, dedicati alla margarina Flavina. L’apporto del linguaggio verbale è ridotto al minimo, perché il messaggio pubblicitario è affidato all’originalità di un’immagine che sembra giunta da un altro pianeta. In ogni caso quando c’è bisogno di

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un testo, è Sinisgalli che provvede direttamente aggiungendo frasi semplici e incisive. BAMBINI E JET

All’inizio del 1962, il poeta che dirige l’ufficio pubblicità dell’Alitalia, ricordando che i ragazzi di San Vito, nel corso di una gita scolastica avevano disegnato gli aerei di Fiumicino, propone al maestro di ripetere l’esperimento: “perché – egli diceva – non sfruttare le doti ‘pubblicitarie’ dei disegni infantili per propagandare presso il pubblico la praticità e la convenienza del viaggio aereo, invece di ricorrere alle solite foto, ai soliti soggetti a cui la gente si va ormai abituando?”. E così fu organizzata la Campagna Bambini e jet di cui riproduciamo molti esempi. Negli anni Sessanta, per molti ragazzi il desiderio di vedere un jet da vicino era destinato a restare una fantasia. Eppure il sogno si è realizzato per alcuni bambini distanti tra loro migliaia di chilometri, diversi per il colore della pelle, per la lingua, i costumi, ma tutti uniti dalla stessa passione per la macchina che vola. Alcuni gruppi vennero accompagnati negli aeroporti intercontinentali per trascorrervi una giornata a disegnare e dipingere i velo-


cissimi jet dell’Alitalia in arrivo e partenza per tutto il mondo. Chi scrive ha accompagnato personalmente sei alunni della sua scuola all’aeroporto Leonardo da Vinci di Fiumicino e, minuto per minuto, ha seguito il succedersi delle sensazioni che prendevano forma nelle loro trasposizioni visive. Jet–sigaro, jet-libellula, jet-farfalla, jet-pesce, jet dalle forme più strane che denotavano gli sforzi “sostenuti” dai bambini per inserire i giganteschi aerei accanto agli oggetti della propria esperienza; jet inverosimili, insomma, ma tutti ugualmente potenti nella loro semplificazione formale. Differenze sensibili si avvertono se si mettono a confronto i jet dei maschi con quelli delle bambine. Tanto il piccolo Luca, quanto Marcello, Alvaro,

risultano più espressivi, più vivaci, più interessanti. Grazie alla collaborazione del grafico Pino Tovaglia, quei disegni vengono riprodotti fotograficamente – anche a colori– e “montati” insieme a dei testi pubblicitari, in parte fissi e in parte mobili, a seconda delle esigenze propagandistiche nei vari Paesi interessati. Leggendo i testi s’avverte l’apporto di Sinisgalli, il quale informa che gli aerei dell’Alitalia, affidati a uomini di lunga e ammirata esperienza, sono i migliori del mondo. Coloro che li scelgono, viaggeranno da signori con una compagnia che propone le soluzioni più economiche. La Campagna, realizzata nelle principali lingue, è rivolta praticamente a tutto il mondo. Le più diffuse e più autorevoli testate presentano al pubblico di ogni livello questo insolito, fresco, aggressivo messaggio di vendita, che riesce ad attrarre l’attenzione del lettore come poche altre iniziative pubblicitarie avevano fatto. Un evento, insomma che si impone anche all’attenzione degli addetti ai lavori come lo dimostra il fatto che Graphis annual 1962-63 riproduca, tra gli annunci più significativi, due inserti e un manifesto commissionati ai bambini dall’art director Leonardo Sinisgalli.

Alfio rivelano, sia pure in misura diversa, un più spiccato senso delle strutture e degli organi funzionali: carrelli, ruote, volanti, leve, manometri e perfino pistole lanciarazzi, scoperte all’interno degli aerei. Andreina e Paola non hanno di queste preoccupazioni: per loro tutto viene subordinato a un preciso intento decorativo, talché dipingono gli oblò ornati di tendine a pois e motori abbelliti con strisce e stelle colorate. Le hostess, inoltre, sembrano uscite da un figurino di moda: tacchi a spillo, gonne strette, camicette a pieghe, borse dalle grandi fibbie, pettinature vaporose. Tutto è stato disegnato con cura e rivelando un gusto per la ricercatezza formale. I disegni eseguiti negli aeroporti confluiscono all’ufficio pubblicità dell’Alitalia, che sceglie quelli che

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Beatrice, Aereo Caravelle dell’Alitalia visto all’aeroporto di Zurigo, in “Il gatto selvatico”, 4 aprile 1962 Luca (5 anni) disegna gli aerei all’aeroporto di Fiumicino, campagna Bambini e jets


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